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6 materiali insoliti per i nostri vestiti dagli scarti di altre produzioni: viva i designer coraggiosi e creativi e i consumatori responsabili!

Da quando ho iniziato il cammino verso una maggiore attenzione all’impatto del mio stile di vita su persone e ambiente, ho scoperto un mondo di materie prime alternative utilizzabili per i nostri vestiti. Cotone, lana e materiali sintetici fino ad allora mi erano sempre sembrate, in modo scontato, gli unici materiali, non ponendomi in realtà molte domande su come gli indumenti fossero fabbricati e fermandomi superficialmente all’estetica.
Se da una parte mi accorgo della responsabilità come consumatore quando acquisto, dall’altra ho realizzato quanto anche i designer in questo momento storico siano determinanti nel trasformare la moda in un settore più responsabile e sostenibile. Sembra che circa l’80% dell’impatto ambientale sia infatti definito al momento della creazione di un prodotto! La responsabilità dei designer non è da poco, il loro coraggio e la loro creatività sono fondamentali per cambiare le cose. Volentieri quindi vi racconto di questi designer creativi e coraggiosi, di quelli che non prendono un tessuto per buono perdendo il contatto con la natura da cui deriva e con il produttore ma cercano, indagano, studiano, creano relazioni con chi produce la loro materia prima.
Le possibilità sono ampie e in via di sviluppo, grazie a tanti centri di ricerca e a molti innovatori che si stanno dedicando all’utilizzo di materie prime alternative, studiando le soluzioni a minor impatto ambientale. In fondo la varietà potrebbe essere la soluzione più sostenibile: un armadio in cui riusciamo a bilanciare i nostri capi in base alla loro composizione può contribuire a evitare un eccessivo ricorso a uno solo dei materiali disponibili.
A Biella abbiamo la Cittadellarte, il polo artistico di Michelangelo Pistoletto che include un laboratorio in cui nell’area moda ci si prefigge di “produrre un cambiamento etico e sostenibile, agendo sia su scala globale che locale”. “Cittadellarte è un grande laboratorio, un generatore di energia creativa, che sviluppa processi di trasformazione responsabile nei diversi settori del tessuto sociale: cultura, produzione, economia e politica”.
È affascinante come gli scarti di qualcuno possano diventare una risorsa per qualcun altro.
Cotone, lana e materiali sintetici: esiste altro? Sì! Oltre a quelle che abbiamo visto negli appuntamenti del giovedì con la rubrica di moda sostenibile (bambù, lino, alcuni materiali riciclati, cotone biologico) ecco alcune alternative curiose e interessanti:

A) Dal legno.
È di pochi giorni fa la notizia del nuovo video dell’attrice Michelle Yeoh, ambasciatrice delle Nazioni Unite, su come la scelta di vestire sostenibile non comporti rinunce. “Made in Forests” racconta del suo abito realizzato dal designer Tiziano Guardini, che nella Cittadellarte lo ha creato con un tessuto dalle fibre a base di legno proveniente da foreste sostenibili, il Tencel. Tiziano utilizza tessuti naturali e materiali ecosostenibili per creare abiti di lusso (seta cruelty free, ricami creati da radici di liquirizia o con vecchi cd lacerati, plastica e reti da pesca recuperate, corteccia di pino, rami di ulivo, spighe di grano, ecc.). “ECOuture. Rispetto e Sperimentazione. Questa è in sintesi la filosofia di Tiziano Guardini, brand attento da sempre alla Ricerca in tutte le sue forme. Ricerca di materiali, di lavorazioni, di forma e contenuti, ricerca etica ed estetica”.
https://www.tizianoguardini.com

In Francia, Do you green produce intimo biologico  dalla fibra di pino, derivata da foreste sostenibili francesi.
Nessun prodotto chimico tossico è impiegato, neppure nel processo di trasformazione.
I prodotti sono incartati nei fogli utilizzati per disegnare gli schizzi delle nuove collezioni e spediti in altri paesi via nave.
Adoro questo marchio!
Per uomo e donna.
https://www.doyougreen.com/en/behind-doyougreen/

B) Dall’arancia.
Orange Fiber produce in Italia per il settore moda lusso tessuti sostenibili dai sottoprodotti agrumicoli , che altrimenti andrebbero smaltiti, con costi per l’industria del succo di agrumi e per l’ambiente. “Dall’aspetto serico, del tutto simile alla seta, può essere stampato e colorato come i tessuti tradizionali, opaco o lucido, usato insieme ad altri filati – come il cotone o la seta – o in purezza”.
http://orangefiber.it

C) Dagli scarti del latte, Antonella Bellino e il suo team creano un tessuto morbido, resistente e idratante (sembra che si prenda cura della pelle idratandola) attraverso un processo di riciclo ecologico che trasforma la caseina in fibra. Due di latte è un brand italiano che vi stupirà con le sue collezioni in tessuti dai nomi “latte intero“, “latte parzialmente scremato“, “crema di latte” e “latte di riso“.
Che ne dite di una t-shirt a manica corta fatta di latte parzialmente scremato?
Per donna e bambino.
http://www.duedilatte.it

D) Dagli scarti della soia, cinque giovani indonesiane (Soya Couture) hanno trovato il modo di realizzare un tessuto simile alla pelle, evitando quindi lo smaltimento di quanto inutilizzato da uno degli alimenti più consumati nel paese sudest asiatico. Un processo molto semplice e a basso impatto ambientale che consente di creare un materiale adatto per l’abbigliamento e per le calzature.
Ecco qui il loro video:
https://www.youtube.com/watch?v=ZOhNM2Y2Auc

E) Dall’uva.
Wineleather, ancora un’idea Italiana, è il primo tessuto creato al 100% dal vino. Prodotto da Vegea a Rovereto dagli scarti della produzione del vino, è simile alla pelle e trova impiego nell’abbigliamento e nell’industria automobilistica. Nel processo produttivo non sono utilizzate sostante tossiche né inquinanti, né è consumata acqua.
https://www.vegeacompany.com/en/

F) Dai funghi, Muskin è una pelle vegetale ricavata dagli estratti della parte superiore. Il processo di trasformazione è del tutto naturale, non impiega quindi sostanze chimiche tossiche. È un materiale igienico, morbido, assorbente, adatto per creare abiti e scarpe. Un’altra dimostrazione della creatività italiana (Muskin è un’invenzione di Grado Zero Espace, di Montelupo Fiorentino).
http://www.gradozero.eu/gzenew/index.php?pg=consultants&lang=it

Non vi sembrano idee geniali? Sono solo alcuni degli esempi di materiali sostenibili e vi racconteremo di altre scoperte.
Cosa possiamo fare nel nostro “piccolo”? Invitare designer a usare materiali sostenibili o se siamo designer sentire la responsabilità del nostro bellissimo lavoro. E nel nostro armadio bilanciare il ricorso alle diverse fibre!

Articolo pubblicato anche su ecoscienti.org

 

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