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Seguendo l’itinerario dei nostri vestiti

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Leggendo del sistema di trasparenza e tracciabilità del marchio Rapanui, mi informo sul loro impegno ambientale. Non solo propongono indumenti (felpe, maglioni, cardigan, magliette, calze, camice di flanella) in materiali naturali biologici (con certificazione GOTS) e la possibilità di personalizzarli, ma si impegnano nel mostrare la catena di fornitura dei loro prodotti: approvvigionamento di tessuti, produzione, consumo di energie, trasporto e alcuni aspetti del post vendita.

“Per noi la tracciabilità consiste nell’aiutare i nostri clienti a fare scelte migliori attraverso il miglioramento delle informazioni disponibili al momento di decidere cosa acquistare. Crediamo che le persone siano davvero attente e stiamo lavorando sui modi per utilizzare l’enorme potere di cambiamento che i consumatori hanno e indirizzarlo verso risultati più positivi”.

Sul loro sito, attraverso una mappa interattiva possiamo esplorare il viaggio dei vestiti, vedere i mezzi scelti per il trasporto, sapere chi coltiva il cotone e così via. Nella pagina di ogni prodotto, cliccando sulla sezione “Storia” è possibile vedere il viaggio che ha compiuto.

È impegnativo per un’azienda condividere queste informazioni? “Non è stato particolarmente difficile per noi mappare e presentare tutti questi dati. Quando acquisti prodotti biologici certificati da fornitori eticamente accreditati, c’è sempre una documentazione cartacea che puoi seguire. Quindi abbiamo  iniziato a organizzare riunioni o telefonate per saperne di più. In questi giorni ci sono molte più persone che lavorano su questo tema, quindi i fornitori sono meglio preparati. Questo percorso è incoraggiante. Più di recente abbiamo iniziato a visitare le fabbriche e a muoverci nella catena di approvvigionamento, mentre otteniamo una migliore percezione del quadro complessivo. Gli audit contano e rispettiamo l’esperienza, ma abbiamo imparato che il modo migliore per conoscere il quadro completo è l’occhio tradizionale: visitiamo personalmente le fabbriche dei nostri fornitori”. 

Sul sito raccontano della difficoltà che vivono le aziende perché il costo di prodotti più sostenibili o del miglioramento delle condizioni dei lavoratori si contrappone direttamente all’aspettativa di prezzi costantemente inferiore. “Non è grandioso ma è comprensibile. Cerchiamo e vediamo un’opportunità in quello che sembra un problema. Se si tratta di un modello non funzionante, si cambia modello, i nostri sistemi automatizzati e senza scorte nei nostri stabilimenti nel Regno Unito rimuovono i compromessi tra valori e rischio. La tecnologia ci ha permesso di stabilizzare i prezzi e investire di più nella sostenibilità. Più recentemente, abbiamo sviluppato la nostra tecnologia di produzione nel Regno Unito, che ha creato ore stabili per la nostra forza lavoro, nonostante i picchi e le depressioni nella produzione”.

Non solo hanno applicato un nuovo modello, ma mettono a disposizione di altre aziende la loro tecnologia. “Sembrava un po’ sciocco fare tutto questo lavoro e poi limitarlo solo alle persone a cui piace Rapanui. Quindi abbiamo reso l’accesso a questa tecnologia aperto, consentendo a chiunque di costruire un’azienda utilizzando la nostra catena di approvvigionamento. L’abbiamo confezionata ed è disponibile gratuitamente. Ciò che a noi ha richiesto 10 anni, ora richiede 10 minuti di avvio su Teemill.com”.

Per i marchi slow fashion, che puntano sul produrre capi classici di qualità invece di rispondere alle tendenze del momento, è più semplice riuscire a tracciare ogni singolo indumento prodotto e introdurre questa prassi nel loro business plan. Un aspetto in più da considerare quando scegliamo da chi acquistare il nostro abbigliamento.

Link: https://rapanuiclothing.com/

https://rapanuiclothing.com/the-journey/


English – Following the journey of our clothes

Reading about the system of transparency and traceability of the Rapanui brand, I gather information on their environmental commitment. Not only do they offer garments (sweatshirts, sweaters, cardigans, t-shirts, socks, flannel shirts) in natural biological materials (with GOTS certification) and the possibility to customize them, but they are committed to showing the supply chain of their products: fabric supply, production, consumption of energy, transport and some aspects of the after-sales service.

“For us traceability is about helping our customers make better choices through improving the information when deciding what to buy. We believe that people really do care, and we’re working on ways to take the massive power of change that consumers have and direct it towards more positive outcomes”.

On their website, through an interactive map we can explore the journey of clothes, see the means chosen for transportation, know who cultivates cotton and so on. On the page of each product, by clicking on the “Story” section you can see the journey that it has made.

Is it challenging for a company to share this information? “It’s not been particularly difficult for us to map and present all of this data. When you buy certified organic products from ethically accredited suppliers, there’s always a papertrail that you can follow. So we just started arranging meetings or calls to find out more. These days there are far more people working on this issue, and so suppliers are better prepared. That trajectory is encouraging. More recently we’re into visiting factories and walking through the supply chains ourselves as we get a better feel for the whole picture. Audits matter and we respect the expertise, yet we’ve learned that the best way to get a full picture is old-skool eye-ball: we visit our suppliers factories personally”.

On the website they tell of the difficulty that companies live because the cost of more sustainable products or the improvement of working conditions is directly opposed to the constantly lower price expectations. “It’s not great but it’s understandable. We look for and see an opportunity in what seems like a problem. If it’s a non-functioning model, we change our model, our automated, stock-free systems in our UK plants remove the trade-offs between values and risk. Technology has allowed us to stabilize prices and invest more in sustainability. More recently, we have developed our production technology in the UK, which has created stable hours for our workforce, despite the peaks and depressions in production”.

Not only did they apply a new model, but they put their technology at the disposal of other companies. “It seemed kind of silly to do all this work and then restrict it to only people who like Rapanui. So we made this technology open access, letting anyone build a business using our supply chain. We packaged it up and it’s available free. What took us 10 years now takes a startup 10 minutes at Teemill.com ”.

For slow fashion brands, which focus on producing quality classic garments instead of responding to current trends, it is easier to track each individual garment produced and introduce this practice into their business plan. An extra aspect to consider when choosing from whom to buy our clothing.

Link: https://rapanuiclothing.com/

https://rapanuiclothing.com/the-journey/

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