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Nel favoloso mondo delle creature luminose di Art Cocò: quando la fantasia salva l’ambiente!

Italiano/English

Camminando al mercato Monti (di Roma) ci fermiamo all’improvviso perché sembra di entrare dentro una fiaba: lampade uscite dalla mente fantasiosa di qualcuno che con occhi di bambino le ha create e che se hai occhi di bambino puoi apprezzare. Per un attimo mi è parso di ritrovarmi a parlare con una di queste ironiche creature luminose, ricordando le conversazioni notturne di Amélie (Il favoloso mondo di Amelie) con la sua abat-jour! Queste lampade, ne avrebbero di storie da raccontare…

Vi narrerebbero di come sono nate da Art Cocò unendo dadi, rondelle, vecchi ottoni, barre filettate, portalampade, pulsantini, porcellana, ceramica, legno e scatole di latta spesso dimenticate in polverose soffitte.

Vi mostrerebbero uno a uno i loro pezzi raccontandovene l’origine, orgogliose della loro nascita ecologica e della loro storia che a sua volta racchiude tanti racconti quanti i loro componenti: tutti oggetti destinati all’immondizia, puliti, rivisti e trasformati invece in sbalorditive creazioni dalle idee e dalle mani abili di Grazia Cecconi e Angela Iacobellis.

“Sulla barra costruiamo una storia”. Mi fermerei lì ad ascoltarle raccontare.

“Il braccio di un vecchio lampadario può diventare lo stelo di una lampada da tavolo, sfere di vetro sopravvissute al declino di lampadari di murano nidi per uccelli, e vecchie scatole di latta, la base di appoggio per cani e gatti in porcellana o facce anni ’40 di ragazzini impertinenti”. “Intanto piume, passamanerie e vecchie stoffe in seta liberano dall’anonimato ventole e paralumi troppo spesso noiosamente beige”.

Ogni componente è riciclato, nulla è nuovo. “A parte le nostre idee, un trapano a colonna, un piccolo frullino con dischi a ceramica ferro e plastica, tantissime frese, pinzette, tenaglie cacciaviti, e tutta la fantasia. Singoli elementi nelle nostre mani diventano progetto”.

Ecco come la fantasia può salvare l’ambiente.

Com’è nato il progetto Art Cocò? E come nascono queste lampade?

“Siamo 2 designer, abituate ad impaginare segni e immagini nello spazio. Abituate anche al montaggio video, un’alternanza ritmica, che non deve mai annoiare. Aggiungi che la pubblicità e il design ti abituano a veder realizzati in breve tempo i progetti creativi. Ti insegnano ad amare video e immagini vintage (pensa alla fotografia americana dagli anni ’30 ai ‘50) ed a mischiare queste vecchie immagini a segni moderni per ‘definire’ messaggi nuovi ed inattesi. Da qui, il passo è breve. Basta aggiungere la manualità alla progettazione e nascono oggetti, lampade nel nostro caso, che rispettano tutto l’iter creativo del messaggio pubblicitario. Per questo le lampade Art Cocò hanno un nome. Perché ognuna di esse è una storia nell’ambito della quale è possibile riconoscersi.

Una storia che fa leva sulle emozioni, sui ricordi, con l’obiettivo a volte di strappare un sorriso. Una storia che spesso  guida la ricerca di oggetti, un grande lavoro fatto di mercatini, robivecchi, cantine, e vecchie zie.

Ma vale anche tutto il contrario. A volte vedi un oggetto, un vecchio lampadario, una testa di porcellana e immagini quale lampada potrebbe diventare e quale nome potrebbe avere.

Poi c’è la bellezza di riciclare tutto, fino all’ultimo dado, di non produrre niente e usare solo materiali già esistenti spesso rotti o dimenticati. Un vero restyling di forme e materie”.

Da Art Cocò niente è fatto in serie e non esiste lampada uguale all’altra perché la progettazione inizia dallo smontaggio di vecchi lampadari o dal ritrovamento di una magnifica scatola in latta con tanto di decorazione, forma e colore.

Vi presentiamo alcune di queste magiche creature. Ascoltiamo cosa ci raccontano.

Il Principe ranocchio
“I miei pezzi? Un posacenere verde a forma di ranocchio. Una lingua protesa a sorreggere un cappellino verde decorato con ortensie. E tutta la magia delle fiabe…”.
Sweet Pig
“Ero una vecchia salsiera. Forse una volta dispensavo dolci salse di mele o prugne da accompagnare a carni suine. Da qui mio nome. Il fiore in ferro battuto che ho in bocca sostituisce la consueta mela”.

Circus
“Sono fatta con un vecchio elefantino cloisonné, una scatola di caramelle anni ‘60, un cappello a righe con tanto di frangia: tutto l’immaginario del circo”.
Giò Pomodoro
“Il mio nome? Una citazione irriverente del famoso artista. Il pomodoro è il mio cuore: una volta era usato come dispensatore di sale, in coppia con un peperone dispensatore di pepe. Gli ottoni dello stelo provengono da vecchi lampadari”.
Hussein
“Sono un dignitosissimo cane con tanto di fez. Mi hanno guardato le mie creatrici e hanno detto ‘Può solo chiamarsi Hussein”.
Spring
“Un coniglietto in porcellana, un braccio in ottone di un lampadario anni’50, una base in ottone di abat-jour, un fiore in ceramica anni ‘60: ecco di cosa sono fatta!”.

Bobby Solo, Prospettiva Nessi, Sale e pepe e tante altre. Se siete curiosi di conoscere le loro storie e magari volete adottare una di queste uniche creature portandola a casa, potete trovare Art Cocò sulla pagina Facebook (facebook.com/artcocodesign) e in alcuni negozi a Roma: Refuse di Fendi, Nam Ecodesign, Estremi a via del Boschetto e Ferrini a largo Arenula.

Domenica 31 marzo 2019 Grazia e Angela saranno a Bambusa Garden a Roma, andiamo a trovarle!

(Più sotto le foto scattate al mercato Monti)


English – In the fabulous world of Art Cocò’s bright creatures: when imagination saves the environment!

Walking at the Monti market (in Rome), we suddenly stop because it seems to enter into a fairy tale: lamps come out of the imaginative mind of someone who created them with childlike eyes and that can be appreciated if you have child eyes. For a moment it seemed to me to find myself talking to one of these ironic luminous creatures, remembering the nocturnal conversations of Amélie (Le Fabuleux Destin d’Amélie Poulain English) with her abat-jour! These lamps, they would have stories to tell for sure…

They would tell you how they were born from Art Cocò by combining nuts, washers, old brass, threaded rods, lamp holders, small buttons, porcelain, ceramic, wood and tin boxes often forgotten in dusty attics. They would show their pieces one by one telling you their origin, proud of their ecological birth and their history, which in turn contains as many stories as their components: all objects destined for garbage, cleaned, revised and transformed into stunning creations by the ideas and skillful hands of Grazia Cecconi and Angela Iacobelli. “On each rod we build a story”. I would stop there and listen to them telling.

“The arm of an old chandelier can become the stem of a table lamp, glass spheres that have survived the decline of Murano chandeliers, bird boxes, and old tin boxes, the base for porcelain dogs and cat faces or 1940s impertinent kid faces”. “Meanwhile, feathers, passementerie and old silk fabrics free fans and lampshades from the anonymity too often boringly beige”.

Every component is recycled, nothing is new. “Apart from our ideas, a column drill, a small grinder with iron and plastic ceramic discs, lots of cutters, tweezers, screwdriver tongs, and all the imagination. Individual elements in our hands become projects”.

Here’s how imagination can save the environment.

How was the Art Cocò project born? And how are these lamps born?

“We are two designers, used to create layout of signs and images in space. Also used to video editing, a rhythmic alternation, which should never be boring. Add that advertising and design will get you used to seeing creative projects realized in a short time. They teach you to love vintage videos and images (think of American photography from the 1930s to the 1950s) and mix these old images with modern signs to ‘define’ new and unexpected messages. From here, the step is short. Just add the manual skills to the design and the objects are born, lamps in our case, which respect the whole creative process of the advertising message. This is why the Art Cocò lamps have a name. Because each of them is a story in which it is possible to recognize oneself.

A story that relies on emotions, on memories, with the aim sometimes to obtain a smile. A story that often guides the search for objects, a great job made up of flea markets, junk shops, basements, and old aunts.

But the opposite is also true. Sometimes you see an object, an old chandelier, a porcelain head and imagine which lamp could become and what name it might have.

Then there is the beauty of recycling everything, up to the last nut, of producing nothing and of using only existing materials that are often broken or forgotten. A true restyling of forms and materials“.

At Art Cocò nothing is done in series and there is no lamp like the other because the design starts with the dismantling of old chandeliers or the discovery of a magnificent tin box with decoration, shape and color.

We present you some of these magical creatures. Let’s listen to what they tell us.

The Frog Prince
“My pieces? A green ashtray in the shape of a frog. A tongue stretched to hold up a green hat decorated with hydrangeas. And all the magic of fairy tales … “.
Sweet Pig
“I was an old gravy boat. Maybe once I dispensed sweet apple or plum sauces to go with pork. Hence my name. The wrought iron flower in my mouth replaces the usual apple”.

Circus
“I’m made with an old cloisonné elephant, a box of 60s candies, a striped hat with a lot of fringe: all the circus imagery”.
Giò Pomodoro
“My name? An irreverent quote from the famous artist. Tomato is my heart: once it was used as a salt dispenser, paired with a pepper dispensing pepper. The brass of the stem comes from old chandeliers ”.
Hussein
“I am a very dignified dog with fez. My creators looked at me and said “It can only be called Hussein”.
Spring
“A porcelain bunny, a brass arm of a 50s chandelier, a brass bedside lamp, a 60s ceramic flower: that’s what I’m made of!”.

Bobby Solo, Perspective Nessi, Salt and pepper and many others. If you are curious about their stories and maybe want to adopt one of these unique creatures bringing it home, you can find Art Cocò on the Facebook page (facebook.com/artcocodesign) and in some shops in Rome: Refuse by Fendi, Nam Ecodesign, Estremi at via del Boschetto and Ferrini at largo Arenula.

Sunday March 31st 2019 Grazia and Angela will be at Bambusa Garden in Rome, let’s go and find them!

(Below the photos taken at the Monti market)

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