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Canapa: è davvero una fibra sostenibile da introdurre nel nostro armadio più responsabile?

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Ci chiediamo se davvero questa fibra sia sostenibile e da inserire nel nostro guardaroba più responsabile.

La canapa è un tipo di “fibra di rafia” che significa che è una delle numerose fibre naturali derivate dal fusto della pianta, come il lino, la iuta e l’ortica. La sua fibra è simile alla tela di lino.

La canapa è coltivata da migliaia di anni in quasi tutti i continenti. Si pensa sia la più antica pianta coltivata al mondo. Sono stati trovati tessuti di canapa datati circa 8.000 a.C., rappresentando così uno degli esempi più antichi di industria. Fino agli anni ’20, l’80% dell’abbigliamento era realizzato con la canapa. Anche i jeans Levi Strauss erano inizialmente realizzati con una tela di canapa leggera.

Attualmente, più di 30 paesi coltivano questa pianta. La maggior parte dei produttori sono in Cina, Canada, Cile, Corea ed Europa (soprattutto nei paesi dell’Europa orientale come Romania, Ungheria e Russia, oltre che in Francia e Italia).

Nel 1940 l’Italia dedicava alla coltura della canapa 90.000 ettari del proprio territorio, poi la coltivazione è stata abbandonata. Dal 1940 al 1970, le superfici sono scese a circa 900 ettari.  Dal 2016, anno in cui la coltivazione è diventata legale, la quantità di terreno dedicata a questa pianta è cresciuta fino ai 4.000 ettari di oggi.

Il principale produttore mondiale è la Cina, da cui proviene oltre la metà della produzione. Qui si utilizzano metodi chimici, mentre in Europa sono state introdotte tecnologie più pulite di tipo biologico. Non si ottiene morbidezza e il colore totalmente bianco del cotone con nessuno dei due metodi, ecco perché spesso la canapa è mischiata al cotone, un tessuto non molto sostenibile. Meglio perciò verificare l’etichetta quanto acquistate un capo di abbigliamento in questo materiale.

La canapa ha davvero tanti aspetti positivi:

  • È biodegradabile, diversamente dalle fibre sintetiche, per cui non inquina una volta terminato il suo ciclo di vita come succede con i tessuti derivati dal petrolio.
  • La sua coltivazione non richiede pesticidi, fertilizzanti sintetici, semi OGM né prodotti chimici. È densamente coltivata, soffoca le piante in competizione bloccando la luce del sole con le sue ampie foglie, per cui non sono necessari forti erbicidi chimici. Inoltre, riduce naturalmente i parassiti, rendendo superflui i pesticidi. Attualmente una grande quantità di canapa è coltivata biologicamente, senza bisogno di alcun additivo agricolo sintetico.
  • Ha bisogno di pochissima acqua e cresce rapidamente utilizzando il 50% in meno di acqua rispetto al cotone.
  • Richiede una quantità relativamente limitata di terra da coltivare. Ha una resa in fibra che arriva fino al doppio rispetto al cotone: un ettaro di canapa produce la stessa fibra ricavabile da quattro ettari di alberi o due ettari di cotone.
  • Può essere coltivata in ogni stagione e ad ogni ciclo di crescita si rinnova restituendo il 60-70% dei nutrienti necessari che prende dal terreno: pian piano matura e il fogliame che cade si decompone nutrendo il suolo. Le sue lunghe radici aerano il terreno a beneficio delle colture future, eliminano le tossine e prevenendo anche l’erosione del suolo. Si utilizza al meglio in un raccolto a rotazione, con soia, sorgo, ecc. L’apparato radicale e il fogliame restituiscono l’azoto tanto importante per i terreni sempre più sfruttati.
  • Le piante di canapa assorbono più anidride carbonica degli alberi e possono rimuovere le tossine dal suolo attraverso le radici. La canapa fornisce un habitat eccellente per la fauna selvatica e i fiori sono una buona fonte di polline per le api.
  • Nulla della canapa viene sprecato nel processo produttivo: i semi sono utilizzati in prodotti alimentari o integratori, i fiori e le foglie nella cosmesi, i gambi nella produzione di fibra naturale.
  • Tiene chi lo indossa caldo d’inverno e fresco d’estate. Le fibre di canapa hanno il miglior rapporto di capacità termica rispetto a tutte le altre fibre, creando un sistema di aria condizionata personale.
  • È antimicrobica, antibatterica, antiodore, ipoallergenica, assorbe l’umidità del corpo e non irrita la pelle.
  • Protegge dai raggi UV.
  • È resiliente, duratura, flessibile, non perde forma anche dopo più lavaggi. La canapa è anche naturalmente resistente alla muffa, all’usura, allo sporco, al restringimento e ai danni del sole. Le fibre di canapa sono più resistenti del cotone, poiché percorrono la lunghezza del gambo che può arrivare fino a circa mezzo metro mentre quelle del cotone tendono ad essere lunghe solo pochi centimetri. Per questo i sacchi di canapa durano di più e la tela era utilizzata in marina e dai pescatori per le prime vele, per corde e reti. Queste sono qualità importanti quando si sceglie un involucro per trasportare gli oggetti a cui più teniamo, come borse porta computer o i nostri effetti personali in viaggio.

La canapa è quindi un tessuto che possiamo considerare sostenibile. Vogliamo trovarne difetti? Come il lino, la canapa si stropiccia facilmente, può essere un po’ ruvida, assorbe poco colore. Per questi motivi la canapa é a volte mescolata con altri tessuti, per cui come dicevamo all’inizio meglio verificare in etichetta prima di acquistare!


English – Hemp: is it really a sustainable fibre to be included in our more responsible wardrobe?

We wonder if this fibre is really sustainable and if should be included in our more responsible wardrobe.

Hemp is a type of “raffia fibre” which means that it is one of several natural fibres derived from the stem of the plant, such as flax, jute and nettle. Its fiber is similar to linen.

Hemp has been cultivated for thousands of years on almost every continent. It is thought to be the oldest cultivated plant in the world. Hemp fabrics dating from around 8,000 BC have been found, representing one of the oldest examples of industry. Until the 1920s, 80% of clothing was made with hemp. Even the Levi Strauss jeans were initially made with a light canvas.

Currently, more than 30 countries grow this plant. Most producers are in China, Canada, Chile, Korea and Europe (especially in Eastern European countries such as Romania, Hungary and Russia, as well as in France and Italy).

In 1940 Italy dedicated 90,000 hectares of its territory to the cultivation of hemp, then the cultivation was abandoned. From 1940 to 1970, the surfaces fell to around 900 hectares. Since 2016, the year in which cultivation became legal, the amount of land dedicated to this plant has grown to 4,000 hectares today.

The main world producer is China, from which more than half of the production comes. Here chemical methods are used, while in Europe cleaner biological technologies have been introduced. You don’t get softness and the totally white color of cotton with neither of the two methods, that’s why hemp is often mixed with cotton, a not very sustainable fabric. It is therefore better to check the label when buying a piece of clothing in this material.

Hemp has really many positive aspects:

  • It is biodegradable, unlike synthetic fibers, so it does not pollute once its life cycle is over, as happens with petroleum-derived fabrics.
  • Its cultivation does not require pesticides, synthetic fertilizers, GMO seeds or chemicals. It is densely cultivated, suffocating competing plants by blocking sunlight with its broad leaves, so no strong chemical herbicides are needed. In addition, it naturally reduces pests, making pesticides superfluous. Currently a large quantity of hemp is cultivated organically, without the need for any synthetic agricultural additives.
  • It needs very little water and grows rapidly using 50% less water than cotton.
  • It requires a relatively limited amount of land to cultivate. It has a fiber yield that reaches up to twice as much as cotton: one hectare of hemp produces the same fiber that can be obtained from four hectares of trees or two hectares of cotton.
  • It can be grown in every season and at each growth cycle it is renewed by returning 60-70% of the necessary nutrients that it takes from the soil: it gradually matures and the falling foliage decomposes nourishing the soil. Its long roots aerate the soil for the benefit of future crops, eliminate toxins and also prevent soil erosion. It is best used in a crop in rotation, with soy, sorghum, etc. The root system and the foliage return the nitrogen that is so important for increasingly exploited land.
  • Hemp plants absorb more carbon dioxide than trees and can remove toxins from the soil through the roots. Hemp provides an excellent habitat for wildlife and flowers are a good source of pollen for bees.
  • Nothing about hemp is wasted in the production process: the seeds are used in food or supplements, flowers and leaves in cosmetics, stems in the production of natural fibre.
  • It keeps the wearer warm in winter and cool in summer. Hemp fibres have the best heat capacity ratio compared to all other fibres, creating a personal air conditioning system.
  • It is antimicrobial, antibacterial, anti-odor, hypoallergenic, absorbs body moisture and does not irritate the skin.
  • Protects against UV rays.
  • It is resilient, durable, flexible, it does not lose shape even after multiple washes. Hemp is also naturally resistant to mold, wear, dirt, shrinkage and sun damage. Hemp fibres are more resistant than cotton, as they travel the length of the stem which can reach up to about half a meter while those of cotton tend to be only a few centimetres long. This is why hemp sacks last longer and the canvas was used in the navy and by fishermen for the first sails, ropes and nets. These are important qualities when choosing a wrapper to carry the items we hold most, such as computer bags or our personal belongings when traveling.

Hemp is therefore a fabric that we can consider sustainable. Do we want to find flaws? Like flax, hemp is easily rubbed, it can be a bit rough, it absorbs little color. For these reasons hemp is sometimes mixed with other fabrics, so as we said at the beginning it is better to check on the label before buying!

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