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Fino a dove una grande azienda può arrivare per proteggere il pianeta? Una bellissima intervista a Yvon Chouinard, fondatore di Patagonia

Italiano/English below

Patagonia è un marchio veramente impegnato nel cambiare le regole, sfuggite di mano, dell’industria dell’abbigliamento verso obiettivi di sostenibilità ambientale. In più occasioni hanno mostrato di non perseguire una mera finalità di green washing, ma di credere seriamente nella possibilità di cambiare (in meglio) le cose.

Jeff Beer di Fast Company intervista il fondatore Yvon Chouinard (link), che a 81 anni si impegna più che mai nel mostrare, con l’esempio di Patagonia, fino a dove un’azienda può arrivare per proteggere il pianeta. Circa 8 mesi fa ha stabilito una nuova missione per l’azienda: “Patagonia è al lavoro per salvare il nostro pianeta natale”.

Chouinard e la sua Patagonia da decenni lottano per cause ambientali in tutto il mondo investendo in pratiche aziendali più sostenibili. Inoltre, il brand ha abbracciato e promosso il movimento B Corporation, mentre Chouinard ha guidato iniziative come l’1% per il Pianeta, un collettivo di società che si è impegnato a donare l’1% delle vendite a gruppi ambientalisti. Negli ultimi 46 anni, Patagonia è diventata un marchio globale da un miliardo di dollari, rendendola la migliore azienda “do-good-and-do-well” (“fai-del-bene-e-fallo-bene”).

Altri aspetti del loro impegno?

  • Stanno lavorando per eliminare l’uso di combustibili fossili entro il 2025.
  • Investono  in aziende che si occupano di coltivazione di fibre sintetiche, prodotte dalle piante anziché dal petrolio.
  • “Non stiamo solo ripulendo le nostre azioni all’interno dei nostri edifici e delle nostre cose; stiamo andando in giro dai nostri fornitori e li convinciamo a utilizzare energia più pulita”.
  • Continuano a lavorare per salvare vaste aree del pianeta che catturano molto carbonio. “Sto lavorando personalmente a un nuovo parco statale sulla punta del Sud America, circa 800.000 acri di torbiere e paludi e 200.000 acri di mare, che catturano più carbonio di altri posti nel mondo”.
  • “Stiamo lavorando a una nuova certificazione che va oltre il biologico. Usiamo il cotone da agricoltura biologica da anni, ma tutto ciò che fa è causare un po’ meno danni. Quindi abbiamo deciso di iniziare a coltivarlo in modo rigenerativo e biologicamente. Abbiamo iniziato con 150 agricoltori in India, piccoli agricoltori. Queste persone stanno eliminando gli insetti nocivi alla coltivazione usando metodi naturali. Fanno ricorso a colture di copertura: ceci e curcuma, per le quali esiste una grande richiesta. E usano il compost. Stiamo pagando loro un ulteriore 10%, quindi [tra questo e le entrate della coltivazione-copertura] hanno quasi raddoppiato il loro reddito. L’anno prossimo avremo 580 piccoli agricoltori che coltiveranno il cotone in questo modo”.
  • Hanno lanciato un film, Artifishal, contro allevamenti e vivai ittici offshore (in mare aperto). Ha avuto un effetto enorme, in particolare in Europa. “A causa di quel film, molti scolari in Svezia non vengono più nutriti con il salmone d’allevamento. Ho appena saputo ieri che la Danimarca smetterà di autorizzare ulteriori allevamenti ittici offshore. Francis Mallmann, lo chef, il re del barbecue in Argentina, ha tolto il salmone da 19 dei suoi ristoranti in tutto il mondo”.
  • “Stiamo zitti nelle elezioni primarie, ma per le elezioni presidenziali nazionali saremo molto, molto attivi. Spenderemo molti soldi e fondamentalmente  elimineremo con il voto i negazionisti del clima. Chiunque sia un negazionista del clima o un suo oppositore, li faremo fuori con il voto perché sono malvagi. Sono intenzionati a distruggere il nostro pianeta e non lo sopporteremo. Siamo stati coinvolti nelle ultime elezioni e abbiamo contribuito a eleggere un paio di senatori nel Montana e nel Nevada. Non avevo idea di quanto potere abbiamo davvero”.

Nell’intervista, alla domanda “Se stiamo cercando di creare una versione migliore del capitalismo, cosa pensi che dovrebbe essere fatto con le società quotate in borsa?”, così risponde:

“Devi reinventare del tutto il capitalismo. Porta a un sacco di persone povere e a poche persone estremamente ricche. Alla fine, il capitalismo perderà i suoi clienti. Non ci sarà nessuno a comprare il prodotto perché tutti saranno così poveri. Il tutto andrà a schiantarsi prima delle prossime elezioni, probabilmente. Avremo un’altra grande recessione e tutti perderanno le loro azioni. Eccoci di nuovo. È un sistema che deve cambiare. L’intera questione delle azioni dipende dalla crescita. Guarda Amazon. Amazon non realizza profitti. Non pagano alcuna tassa. Niente. Ma stanno diventando pazzi. È tutta crescita, crescita, crescita e questo è ciò che sta distruggendo il pianeta. Faccio i conti io stesso con tutto ciò. Siamo una società da un miliardo di dollari, oltre un miliardo e non voglio una società da un miliardo di dollari. Il giorno in cui me lo hanno annunciato, ho chinato la testa e ho detto: ‘Oh Dio, sapevo che sarebbe arrivato a questo’. Sto cercando di capire come far tornare Patagonia una piccola azienda”.

Ci piace Patagonia per il percorso che da tempo ha intrapreso verso la sostenibilità, perché come dice il suo fondatore puoi provare a creare una situazione in cui causare il minor danno possibile, è come se ti stessi arrampicando continuamente, non arriverai alla cima, alla completa sostenibilità ma è un viaggio.

(Foto dal sito di Patagonia, video)


English – How far can a large company go to protect the planet? A beautiful interview with Yvon Chouinard, founder of Patagonia

Patagonia is a brand really committed to changing the rules, got out of hand, of the clothing industry towards environmental sustainability goals. On several occasions they have shown that they do not pursue a mere purpose of green washing, but that they seriously believe in the possibility of changing (for the better) things.

Jeff Beer of Fast Company interviews the founder Yvon Chouinard (link), who at 81 years is committed more than ever to show, with the example of Patagonia, how far a company can go to protect the planet. About 8 months ago he established a new mission for the company: “Patagonia is in business to save our home planet”.
Chouinard and its Patagonia have for decades struggled for environmental causes all over the world by investing in more sustainable business practices. In addition, the brand has embraced and promoted the B Corporation movement, while Chouinard has led initiatives such as 1% for the Planet, a collective of companies that has pledged to donate 1% of sales to environmental groups. For the past 46 years, Patagonia has become a global billion-dollar brand, making it the ultimate do-good-and-do-well company.

Other aspects of their commitment?

  • They are working to eliminate the use of fossil fuels by 2025.
  • They invest in companies that deal with the cultivation of synthetic fibres produced by plants rather than oil. “We’re not just cleaning up our act in our own buildings and stuff; we’re going around to our suppliers and convincing them to use cleaner energy”.
    They continue to work to save vast areas of the planet that capture a lot of carbon. “I’m personally working on a new state park down at the tip of South America, about 800,000 acres of peat bogs and swamps and 200,000 acres of sea, that sequesters more carbon than almost anywhere in the world”.
  • “We’re working on a new certification that goes beyond organic. We’ve been using organically grown cotton for years, but all it does is cause a little bit less harm. So we decided to start growing it regeneratively and organically. We started with 150 farmers in India, small-scale farmers. We talked them into growing cotton with a minimum amount of tilling. Even with cotton now, we’re sequestering carbon. This is a big deal. Regenerative agriculture can’t be done on a large scale. It just can’t. These people are getting rid of their bugs by squashing them with their fingers. They’re stringing up lights to attract the insects at night and using natural methods. Then they’re using cover crops—chickpeas and turmeric, for which there is a big demand. And they’re using compost. We’re paying them an extra 10%, so [between that and the cover-crop revenue] they’ve almost doubled their income. Next year, we’ve got 580 small farmers who will grow cotton this way”.
  • They launched a film, Artifishal, against offshore, penned fish farms and hatcheries. It has had an enormous effect, particularly in Europe. “Because of that film, a lot of the schoolchildren in Sweden are no longer fed farmed salmon. I just heard yesterday that Denmark is going to stop licensing any more offshore fish farms. Francis Mallmann, the chef, the barbecue king in Argentina, has taken salmon out of 19 of his restaurants worldwide”.
  • “We’re keeping quiet in the primary election, but for the national presidential election, we’re going to be very, very active. We’re going to spend a lot of money and basically say, vote the climate deniers out. Anyone who is a climate denier or even on the fence, vote them out because they are evil. They are out to destroy our planet, and we’re not going to stand for it. We got involved in the last election and we helped elect a couple of senators in Montana and Nevada. I had no idea how much power we really have”.

In the interview, to the question “If we are trying to create a better version of capitalism, what do you think should be done with listed companies?”, he replied in this way:

“You’ve got to reinvent capitalism altogether. It leads to a whole bunch of poor people and a few extremely rich people. Ultimately, capitalism is going to lose its customers. There won’t be anybody to buy the product because everybody is going to be so poor. The whole thing is going to crash before the next election, probably. We’re going to get another huge recession, and everybody’s going to lose out on their stocks. There we go again. It’s a system that’s got to change. The whole stock thing is dependent on growth. Look at Amazon. Amazon doesn’t make a profit. They don’t pay any taxes. Nothing. But they’re growing like crazy. It’s all growth, growth, growth—and that’s what’s destroying the planet. I’m dealing with that myself. We’re a billion-dollar company, over a billion, and I don’t want a billion-dollar company. The day they announced it to me, I hung my head and said, ‘Oh God, I knew it would come to this’. I’m trying to figure out how to make Patagonia act like a small company again”.

We like Patagonia for the path it has taken towards sustainability for a long time, because as its founder says you can try to create a situation in which to cause the least possible damage, it is as if you were constantly climbing, you will not reach the summit, the complete sustainability, but it is a journey.

(Photo from Patagonia website, video)

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