Companies / Aziende,  Fashion/Moda,  Modern slavery / Schiavitù moderna

I marchi di abbigliamento complici della più grande repressione dei lavoratori nel settore in Bangladesh

Italiano/English below

Il tuo marchio di abbigliamento preferito è complice della repressione?

In Bangladesh il nuovo salario minimo entrato in vigore lo scorso dicembre, è di 8.000 Taka (meno di 85 euro) al mese per i lavoratori dell’abbigliamento.

Sebbene il salario minimo sia stato effettivamente raddoppiato, è ancora solo la metà di quanto chiesto dai sindacati – e tutt’altro che uno stipendio per vivere. Uno studio condotto da CPD (Center for Policy Dialogue) ha rilevato che il costo della vita complessivo per i lavoratori dell’abbigliamento è aumentato dell’86% tra il 2013 e il 2018. I costi alimentari sono in aumento del 57% e ogni volta che sale il salario minimo cresce il costo delle abitazioni, non migliorando le condizioni di vita dei lavoratori. Contro questo salario di “sotto-povertà”  i dipendenti di decine di fabbriche sono scesi in strada per scioperare pacificamente.

Le forze di sicurezza del governo del Bangladesh hanno risposto violentemente. Hanno sparato a un lavoratore, morto sulla strada mentre tornava a casa durante la pausa pranzo. Molti altri hanno riportato ferite per mano della polizia.

65 lavoratori sono stati arrestati con centinaia di altre accuse infondate per volere dei proprietari delle fabbriche, nei due mesi successivi.

Fino a 11.600 lavoratori sono stati licenziati senza giustificazione legale, molti dei quali non sono stati in grado di trovare altri lavori a causa di una sistematica lista nera in cui entrano a far parte.

Questa è la più grande repressione dei diritti dei lavoratori negli ultimi due decenni di produzione di indumenti in Bangladesh.

La tabella più sotto, aggiornata il 25 ottobre 2019, mostra i principali marchi di abbigliamento collegati a fabbriche che hanno presentato casi non comprovati contro i lavoratori che hanno protestato per un aumento dei salari:

  • le fabbriche che hanno denunciato accuse penali contro i lavoratori
  • le fabbriche che hanno presentato una petizione per ritirare le loro accuse
  • le fabbriche le cui accuse sono state respinte in tribunale

A seguito degli sforzi della campagna, le accuse presentate da Hameem Group e Shin Shin Apparels sono state ora ritirate e diverse altre fabbriche hanno presentato una petizione per ritirare le loro accuse, il che potrebbe comportare l’archiviazione di più casi entro la fine del 2019. Almeno altri 25 casi sono ancora in corso, tuttavia non vi è ancora alcun segno che gli acquirenti prendano provvedimenti sufficienti per chiedere il ritiro delle accuse.

Fonte: International Labor Rights Forum. Clicca qui per aprire la tabella e agire come consumatore: https://laborrights.org/2019-crackdown-your-favorite-brand-complicit      

English – The garment brands involved in the greatest repression of workers in the sector in Bangladesh

Is your favorite clothing brand complicit in the crackdown?

In Bangladesh the new minimum wage that came into force last December is equal to 8,000 Taka (less than 85 euros) a month for clothing workers.

Although the minimum wage has actually been doubled, it is still only half of what the unions have requested – and far from being a living salary. A study conducted by CPD found that the overall cost of living for clothing workers increased by 86% between 2013 and 2018. Food costs up 57% and every time there is an increase of the minimum wages the housing cost raises, not improving the life qualify of the workers. Against this wage of “under-poverty” the employees of dozens of factories took to the streets to strike peacefully.

The security forces of the government of Bangladesh responded violently. They shot a worker who died on the way home on his lunch break. Many others were injured at the hands of the police.

65 workers were arrested with hundreds of other unfounded accusations at the behest of the factory owners in the next two months.

Up to 11,600 workers were fired without legal justification, many of whom were unable to find other jobs due to a systematic blacklist they join.

This is the biggest repression of workers’ rights in the last two decades of garment production in Bangladesh.

The table below, updated October 25, 2019, shows the major clothing brands connected to factories that have presented unsubstantiated cases against workers who protested for an increase in wages:

  • factories that have reported criminal charges against workers
  • factories that have submitted a petition to withdraw their charges
  • factories whose charges were rejected in court

Following the campaign’s efforts, the charges presented by Hameem Group and Shin Shin Apparels have now been withdrawn and several other factories have filed a petition to withdraw their charges, which could result in more cases being archived by the end of 2019 At least 25 other cases are still in progress, however there is still no sign that the buyers are taking sufficient measures to request the withdrawal of the charges.

Source: International Labor Rights Forum. Click here to open the table and take action as a consumer: https://laborrights.org/2019-crackdown-your-favorite-brand-complicit  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *