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Fortunale, la maglieria tinta naturalmente e l’impegno nel recupero delle lane autoctone

Italiano/English below

Puoi ascoltare qui l’articolo: Audio-à-porter – Fortunale

Ci ha incuriosito il progetto di maglieria Fortunale che propone capi di lana biologica prevalentemente locale, impegnandosi nel rilancio della lana pugliese, e tinti solo in modo naturale. Il nome deriva da una perturbazione atmosferica di eccezionale intensità, caratterizzata da venti fortissimi, e con la stessa intensità questo brand desidera cambiare il sistema della moda proponendo un prodotto tutto naturale. Nessuna sostanza chimica, per poter essere un giorno eventualmente riutilizzato, così come la sua etichetta, mentre il packaging e il cartellino senza plastica si trasformano per non essere gettati. Chiediamo quindi a Francesca Gresia, che cura la comunicazione del progetto, di saperne di più, ponendo alcune domande al fondatore di Fortunale, Ivan Aloisio.

Partiamo da una curiosità sulla materia prima. Sottolineate l’utilizzo di lana biologica, vi va di spiegare ai lettori cosa si intende per lana bio?

“La lana biologica deriva da allevamenti cruelty free, dove non vengono praticate torture nei confronti degli animali e si rispettano le loro naturali condizioni di vita. Questo ambiente favorevole fa sì che l’ovino sia più sano e le sue lane di ottima qualità, resistenti e morbide. Inoltre i pascoli si effettuano in zone montane dove non sono stati usati pesticidi e diserbanti”.

Dove si trovano gli allevamenti da cui acquistate la lana?

“Preferiamo la lana da allevamenti italiani, ma le quantità di lana prodotte nella nostra nazione sono davvero esigue. Abbiamo iniziato, al tal proposito, un percorso di collaborazione con l’Università di Bari per il recupero delle lane autoctone e la creazione di una filiera corta (progetto Plauto). Siamo all’inizio e c’è molta strada da fare”. 

Bellissimo l’impegno nell’evitare tintura chimica ricorrendo solo all’alternativa naturale! Questo comporta scelte particolari di colori da utilizzare? 

“Sì, con la tintura naturale ci sono scelte sui colori dettate da quello che la natura ci offre, ma d’altra parte si ottengono nuances uniche e particolari. Ci affidiamo alle antiche ricette di tintura naturali, basate sulle piante tintorie esistenti in natura e molto più diffuse di quel che pensiamo: indaco, robbia, gaude, legno d’inda, henne, catecù. Il tutto certificato da Woolmark”.

Chi c’è dietro Fortunale?

“La nostra azienda è nata nel 1972. Da allora i miei genitori hanno fatto molta strada e mi hanno trasferito molto del loro sapere. Su questa esperienza di base è nato il progetto Fortunale. Al momento siamo in 4, ma collaboriamo con una stilista con grande esperienza su Carpi e un’azienda di produzione con oltre 100 dipendenti che conoscono bene l’arte della maglieria”. 

Su Kickstarter avete condotto una campagna di lancio. Avete già iniziato a produrre i capi sostenibili? La produzione è tutta collocata in Italia, dall’inizio alla fine?

“Sì, tutto esclusivamente made in Italy. Abbiamo già prodotto e consegnato oltre 250 capi, con buoni risultati in termini di soddisfazione dei clienti e qualità del prodotto. Oltre l’80 % ha dichiarato di volere acquistare un altro capo oppure consiglia Fortunale”.

Quando si è conclusa la campagna?

“Il 24 Novembre. C’è anche un pacchetto composto da sciarpe e cappello in consegna garantita per Natale”. (Nda: è ancora possibile acquistare su Kickstarter).

‘Piantiamo un albero per te’: in cosa consiste questa iniziativa? Come e dove piantate gli alberi, attraverso quale associazione?

Si tratta di fare qualcosa di concreto per la natura, non un ennesimo spot. Comprare un capo Fortunale significa sposare la nostra filosofia. Per ogni maglione venduto, l’azienda pianta un albero che viene numerato e il cui numero viene ricamato sul maglione, perché chi ci indossa diviene nostro portavoce. Noi ci crediamo molto. Collaboriamo con Legambiente e altre associazioni del territorio (Retake) con cui selezioniamo aree dismesse e cerchiamo di farle rinascere. Il 21 novembre, in occasione della festa dell’albero, abbiamo piantumato le prime piantine con una scuola di Bari”.

Avete attenzione anche per aspetti quali le etichette, il packaging, la fine del ciclo di vita del prodotto. Ci raccontate cosa fate?

“Certo. Tutto è sostenibile e deve avere una seconda vita. Il maglione stesso può essere reso all’azienda che ne rigenera le fibre fino all’80% in cambio di uno sconto del 30% su un nuovo acquisto. Il packaging plastic free, vede la scatola trasformarsi in un comodo contenitore e il cartellino in un porta auricolare”. 

Com’è nato questo progetto? Qual è la molla che ha trasformato l’idea di fermare l’inquinamento nella moda in qualcosa di concreto?

“La nascita del mio primo figlio: piccolo, delicato, biondo e con gli occhi chiari. Per la prima volta, dopo 20 anni di attività tessile, mi sono chiesto davvero: ‘Come lo vesto? Cosa gli faccio indossare? Ci sono pericoli per la sua salute?’. Da li è stato spontaneo, duro e faticoso, ma spontaneo”. 

C’è un messaggio che volete dare ai consumatori, soprattutto ai più giovani, in merito alla necessità di scegliere indumenti più sostenibili?

“Ogni anno vengono prodotti 85 miliardi di indumenti che verranno usati mediamente 27 ore e inquinano il doppio dell’industria alimentare. E uno dei tanti paradossi del nostro tempo. E’ ora di ripensare il concetto di moda: non più dei capi di pessima qualità da cambiare ogni giorno, ma dei capi di qualità da reinventare ogni giorno”.

Link: https://fortunale.eu/index.php/en/project/


English – Fortunale, the knitwear naturally dyed and the engagement in the recovery of local wools

We were intrigued by the Fortunale knitwear project which proposes items in organic wool, mainly from local breeders, engaging in the revival of Apulian wool, and dyed only in a natural way. The name comes from an atmospheric disturbance of exceptional intensity, characterised by very strong winds, and with the same intensity this brand wishes to change the fashion system by proposing a completely natural product. No chemical substances, in order to be possibly reused one day, as well as its label, while the plastic free packaging and the tag can be transformed so as not to be thrown away. We therefore contacted Francesca Gresia, who takes care of the project communication, to learn more, asking some questions to the founder of Fortunale, Ivan Aloisio.

Let’s start with a curiosity about the raw material. You emphasise the use of organic wool, would you like to explain to the readers what is meant by ‘organic’ wool?

“Organic wool comes from cruelty free farms, where torture is not practiced against animals and their natural conditions of life are respected. This favorable environment makes the ovine healthier and its wool of excellent quality, resistant and soft. In addition, pastures are carried out in mountain areas where pesticides and herbicides have not been used”.

Where are the farms from which you buy wool?

“We prefer wool from Italian farms, but the quantities of wool produced in our nation are very small. We have begun, in this regard, a collaboration with the University of Bari for the recovery of native wools and the creation of a short chain (Plauto project). We are at the beginning and there is a long way to go”.

What a beautiful commitment to avoid chemical dyeing using only the natural alternative! Does this involve particular choices of colors to use?

“Yes, with natural dyeing there are choices about colors dictated by what nature offers us, but on the other hand we obtain unique and particular nuances. We rely on ancient natural dyeing recipes, based on dyeing plants existing in nature and much more widespread than we think: indigo, madder, gaude, wood of hay, henne, catechu. All certified by Woolmark”.

Who is behind Fortunale?

“Our company was born in 1972. Since then, my parents have come a long way and have transferred much of their knowledge to me. The Fortunale project was born on this basic experience. At the moment we are 4, but we collaborate with a designer with a great experience in Carpi and a production company with over 100 employees who know the art of knitwear well”.

On Kickstarter you ran a launch campaign. Have you already begun producing sustainable garments? Is the production all located in Italy, from the beginning to the end?

“Yes, all exclusively made in Italy. We have already produced and delivered over 250 garments, with good results in terms of customer satisfaction and product quality. Over 80% said they want to buy another item or recommend Fortunale”.

When did the campaign end?

“November 24th. There is also a package consisting of scarves and a hat guaranteed for Christmas delivery”. (Note: It is still possible to purchase on Kickstarter).

‘Let’s plant a tree for you’: what is this initiative? How and where do you plant trees, through which association?

It’s about doing something concrete for nature, not just another spot. Buying a Fortunale garment means marrying our philosophy. For each sweater sold, the company plants a tree that is numbered and whose number is embroidered on the sweater, because the wearer becomes our spokesperson. We believe in it a lot. We work with Legambiente and other local associations (Retake) with which we select abandoned areas and try to revive them. On November 21st, on the occasion of the tree festival, we planted the first seedlings with a school in Bari”.

You also pay attention to aspects such as labels, packaging and the end of the product life cycle. Could you tell us what you do?

“Sure. Everything is sustainable and must have a second life. The sweater itself can be made to the company that regenerates the fibers up to 80% in exchange for a 30% discount on a new purchase. The plastic free packaging sees the box transform into a convenient container and the tag in an earphone holder”.

How did this project come about? What is the spring that transformed the idea of ​​stopping fashion pollution into something concrete?

“The birth of my first child: small, delicate, blond and with light eyes. For the first time, after 20 years of textile activity, I really asked myself: ‘How do I dress him? What will I make him wear? Are there any dangers to his health?’. From there it was spontaneous, hard and laborious but spontaneous”.

Is there a message you want to give consumers, especially the younger ones, about the need to choose more sustainable clothing?

“Every year 85 billion garments are produced that will be used on average 27 hours and pollute twice the food industry. And one of the many paradoxes of our time. It’s time to rethink the concept of fashion: no more bad quality garments to change every day, but quality garments to be reinvented every day”.

Link: https://fortunale.eu/index.php/en/project/

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