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La solitudine dei numeri piccoli: il prezzo dell’etica ai tempi del Social Dilemma

Italiano/English below

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Puoi ascoltare qui l’articolo: La solitudine dei numeri piccoli

Da quando è nato il progetto Dress Ecode, la presenza sui canali social è oggetto di lunga riflessione. È il sito il cuore dell’iniziativa, perché ci consente di scambiare informazioni sul tema della sostenibilità, con un focus sull’abbigliamento, in modo attivo. È infatti spontaneamente che apri la nostra pagina o quella di un articolo, scegliendo di cliccare sul nostro link. Selezioni cosa preferisci approfondire, le categorie che ti interessano o le letture che ti incuriosiscono. Non sei sollecitato da pubblicità o da altri account di cui nel frattempo ti compaiono informazioni. Per questo preferiamo comunicare attraverso il sito e l’email.

Ogni attività però al giorno d’oggi ‘deve’ essere presente su Facebook, Instagram, YouTube, Twitter, Tik Tok, LinkedIn ecc. Deve. Per farsi conoscere. Per avere numeri. Tutto ruota intorno ai numeri. Sei scelto per collaborazioni, per essere invitato a eventi, per ricevere offerte di sponsorizzazioni, per partecipare a dirette o per condividere i tuoi articoli solo se hai una rilevante quantità di follower (persone che indicano ‘mi piace’ sulla tua pagina). Non scegliamo più in base a qualità, serietà o professionalità ma in base ai numeri.

Non importa come questi numeri siano stati creati o che tipo di persone esistano dietro quelle cifre. Se qualcosa importa di loro è il profilo di consumo: la propensione all’acquisto, le caratteristiche demografiche, i gusti, gli interessi personali e, spaventosamente, le loro debolezze. Queste informazioni servono a costruire modelli predittivi, per orientare al meglio le pubblicità con cui i social generano profitto. Questo è il fine delle aziende di motori di ricerca e social media.

“Tenere le persone incollate allo schermo è lo scopo di queste aziende. La nostra attenzione è il prodotto che viene venduto”.

Attraverso la voce di chi ha lavorato nel settore, il documentario The Social Dilemma svela gli obiettivi di Google, Facebook, Instagram, Twitter ecc. e i meccanismi per raggiungerli, non senza conseguenze su di noi. La sensazione di essere pedine, individui in cui la personalità è plasmata fino quasi ad appiattirsi, è inevitabile. La percezione di essere meno liberi nelle scelte e nei comportamenti cresce man mano che si ascoltano le interviste. Il timore di scivolare in abitudini insane e di perdere equilibrio e buon umore, fino ad abbracciare la depressione, fa capolino se ancora non se ne era avuto il sentore.

“È un commercio di futures sull’essere umano, come sul petrolio. Triliardi di dollari. Le società di internet sono le più ricche della storia”.

Senza che ci sia chiaro di trovarci all’interno di sistemi creati per generare profitto attraverso la pubblicità, ci preoccupiamo di aumentare i numeri dei nostri account privati o delle pagine delle nostre attività. Per vanità, desiderio di conferme, di successo o perché, come dicevamo prima, senza è difficile muoversi. Ci dimentichiamo quindi dell’impatto etico della scelta di alimentare i meccanismi di social media e motori di ricerca, contribuendo al raggiungimento dei loro obiettivi di manipolazione e monitoraggio.

Chi come noi parla e scrive di sostenibilità ed etica come può non porsi il problema?

Ai tempi del Social Dilemma, nascono le community. Ti è capitato di trovare nelle richieste di adesione a gruppi o di iscrizioni a newsletter lo slogan “Entra nella community!”, “Siamo la più grande community” di questo o di quello? Perché in questi tempi la comunità è virtuale. On line entra sotto la lente dei meccanismi commerciali, può essere tracciata, profilata, analizzata.

“Sanno quando le persone sono sole, depresse, quando cercano foto dell’ex fidanzato, conoscono la tua personalità”.

“Abbiamo creato un mondo dove le connessioni sono on line. E queste connessioni sono gestite da una terza persona. La manipolazione è al centro”.

Ci siamo posti tante volte il dilemma della ricerca di un Community Manager, ossia di una persona dedicata a creare coinvolgimento nelle pagine dei social su cui si è presenti, ad aumentare le interazioni e ad aggregare sull’account il maggior numero di persone. Abbiamo deciso di cercare una figura professionale di tipo diverso.

“È una tecnologia persuasiva per modificare il comportamento di qualcuno, si chiama ‘rinforzo positivo’ ed è quello utilizzato anche nelle slot machine. La programmazione avviene a livello profondo senza che te ne accorgi, entrando abusivamente (‘hackerando’) la psicologia delle persone per ottenere, per esempio, che coinvolgano altre persone”.

Il problema non sono i numeri di per sé, né la loro analisi. Ci piacciono i numeri e l’utilità che hanno dal punto di vista scientifico. È quando i contorni della persona sfumano per lasciare posto alla cifra solo per vendere, potenzialmente compromettendone il benessere, l’equilibrio psicologico, l’autostima e la qualità delle relazioni nel mondo reale, che ci poniamo la questione etica.

“L’interesse delle persone è più importante dei profitti di qualcuno che è già miliardario”.

Le difficoltà di chi non punta ai grandi numeri non sono poche.  L’etica ha un prezzo. La solitudine a volte si affaccia. Quando per esempio, cascando nel meccanismo di ricerca di approvazione istantanea attraverso i like, hai la sensazione che nessuno ti legga o che apprezzi le ore trascorse a testa china per cercare di offrire il meglio che puoi. Non compaiono ‘mi piace’, non ci sono condivisioni, non ci sono interazioni e ti senti solo a parlare al vento (ma stanno così le cose realmente?).
Oppure quando vedi che per articoli, interventi, interviste su un argomento (per esempio sulla moda sostenibile) sono coinvolte persone che non hanno conoscenze approfondite, non hanno studiato il tema, ma qualche nozione di base, spesso pure non corretta, e tanti numeri sui social (che poi sarebbero persone, non dimentichiamolo).
Preferiamo ascoltare esperti e fonti attendibili e conoscere la verità o preferiamo seguire chi è seguito da tanti? Quanto ci importa la serietà di chi ci informa?

“Abbiamo creato un sistema che orienta le persone verso informazioni false, perché fanno guadagnare alle aziende molto più denaro rispetto alla verità”.

Su Facebook, Instagram e YouTube non abbiamo tanti numeri. Con l’obiettivo di diffondere i messaggi della nostra missione, al momento siamo sui social e occasionalmente proviamo a promuovere qualche contenuto. Pubblichiamo post e storie con una frequenza inferiore rispetto a molti profili. Non compariamo facilmente nella tua bacheca, dove sono preferite fonti più popolari o più sponsorizzate. Meno siamo presenti, più a poco a poco scompariremo dalla tua bacheca, se non lo siamo già… Ma non desideriamo entrare in un algoritmo che ti porta a noi in modo passivo. Le persone vengono prima dei numeri.

Non ci sentiamo di contribuire all’isolamento sociale che purtroppo deriva dai social, impropriamente utilizzati in modo passivo.
Riconoscendone il lato utile, sono per noi uno strumento per creare un contatto con te e per condividere ogni tanto informazioni in modo più diretto rispetto al sito. Desideriamo che arrivi a noi spontaneamente perché hai voglia di leggerci per la qualità di ciò che scriviamo, perché te lo ha consigliato qualcuno che conosci nella vita reale o perché ci hai incontrato di persona e ti siamo piaciuti.
Preferiamo raggiungerti via mail, puoi così leggerci quando più ti piace e non perché appariamo sulla tua bacheca.

Non parliamo di community come è di moda. La comunità è un valore diverso, fuori dai canali social e dentro la vita reale. Desideriamo un dialogo con voi, dare consigli, sapere come aiutarti, fornirti le informazioni che cerchi.
Il nostro impegno si basa sulle relazioni nel mondo fisico. Il prezzo da pagare per questa scelta non è basso, ma confidiamo nel supporto di chi la approva e ci sostiene.

Possiamo utilizzare gli strumenti tecnologici con moderazione e con consapevolezza, proteggendoci secondo le indicazioni che The Social Dilemma presenta nel finale.

Se condividi l’obiettivo di costruire una comunità reale, consigliaci agli amici, invitaci a parlare, chiamaci, scrivici, racconta di ciò che facciamo, suggerisci di acquistare i nostri servizi, incontraci dal vivo. Ci piace conoscere chi ci legge, scambiare consigli, unire le competenze e attivare iniziative utili. È così che potremo realizzare veramente una comunità, raccogliendo i frutti di un impegno più etico.

Nota: tutte le citazioni riportate nel testo tra virgolette sono tratte dal documentario The Social Dilemma disponibile su Netflix.

Foto: da Netflix (in copertina); Neon Brand; Glen Carriera; Marvin Meyer; Pete Pedroza; Jan Antonin Kolar; Matteo Cappello (MC Photos).


English – The loneliness of small numbers: the price of ethics at the time of the Social Dilemma

Since the Dress Ecode project was born, the presence on social channels is the subject of long reflection. The site is the heart of the initiative, because it allows us to actively exchange information on the topic of sustainability, with a focus on clothing. It is in fact spontaneously that you open our page or that of an article, choosing to click on our link. You select what you prefer to explore, the categories that interest you or the readings that intrigue you. You are not solicited by advertisements or other accounts whose information appears in the meantime. This is why we prefer to communicate through the website and email.

However, every activity nowadays ‘must’ be present on Facebook, Instagram, YouTube, Twitter, Tik Tok, LinkedIn etc. Needs to. To make yourself known. To have numbers. Everything orbits around numbers. You are chosen to collaborate, to be invited to events, to receive sponsorship offers, to participate in live shows or to share your articles only if you have a significant amount of followers (people who ‘like’ your page). We no longer choose based on quality, reliability or professionalism but based on numbers.

It doesn’t matter how these numbers were created or what kind of people exist behind those figures. If anything matters about them it is the consumption profile: the propensity to buy, the demographic characteristics, tastes, personal interests and, frighteningly, their weaknesses. This information is used to build predictive models, to better target the advertisements with which social networks generate profit. This is the purpose of search engine and social media companies.

“Keeping people glued to their screens is the purpose of these companies. Our attention is the product that is sold”.

Through the voice of those who worked in the sector, the documentary The Social Dilemma reveals the goals of Google, Facebook, Instagram, Twitter etc. and the mechanisms to achieve them, not without consequences for us. The feeling of being pawns, individuals in which the personality is shaped almost to flatten, is inevitable. The perception of being less free in choices and behaviors grows as the interviews are listened to. The fear of slipping into unhealthy habits and of losing balance and good humor, to the point of embracing depression, appears if you had not yet had the feeling.

“It is a trading of futures on human beings, as on oil. Trillions of dollars. Internet companies are the richest in history”.

Senza che ci sia chiaro di trovarci all’interno di sistemi creati per generare profitto attraverso la pubblicità, ci preoccupiamo di aumentare i numeri dei nostri account privati o delle pagine delle nostre attività. Per vanità, desiderio di conferme, di successo o perché, come dicevamo prima, senza è difficile muoversi. Ci dimentichiamo quindi dell’impatto etico della scelta di alimentare i meccanismi di social media e motori di ricerca, contribuendo al raggiungimento dei loro obiettivi di manipolazione e monitoraggio.

Chi come noi parla e scrive di sostenibilità ed etica come può non porsi il problema?

At the time of the Social Dilemma, communities were born. Did you happen to find the slogan “Join our community!”, “We are the largest community” of this or that in the requests for joining groups or for newsletter subscriptions? Because in these times the community is virtual. On line it enters under the lens of commercial mechanisms, it can be traced, profiled, analyzed.

“They know when people are lonely, depressed, when they look for photos of their ex-boyfriend, they know your personality”.

“We have created a world where connections are on line. And these connections are handled by a third person. Manipulation is at the center”.

We have often faced the dilemma of finding a Community Manager, that is, a person dedicated to creating involvement in the social media pages on which one is present, to increase interactions and to aggregate the greatest number of people on the account. We decided to look for a different type of professional figure.

“It’s a persuasive technology to change someone’s behavior, it’s called ‘positive reinforcement’ and it’s also used in slot machines. Programming takes place at a deep level without you noticing it, illegally entering (‘hacking’) people’s psychology to get, for example, that they involve other people”.

The problem is not the numbers themselves, nor their analysis. We like the numbers and the usefulness they have from a scientific point of view. It is when the contours of the persons fade to give way to the amount just to sell, potentially compromising their well-being, psychological balance, self-esteem and the quality of relationships in the real world, that we ask ourselves the ethical question.

“The interest of the people is more important than the profits of someone who is already a billionaire”.

The difficulties of those who do not aim for large numbers are not few. Ethics has a price. Loneliness sometimes appears. When, for example, falling into the instant approval search mechanism through likes, you have the feeling that no one reads you or that you appreciate the hours spent with your head down trying to offer the best you can. There are no ‘likes’, there are no shares, there are no interactions and you feel lonely talking to the wind (but is this really the case?). Or when you see that for articles, interventions, interviews on a topic (for example on sustainable fashion) people are involved who do not have in-depth knowledge, have not studied the topic, but some basic notion, often incorrect, and many numbers on social media (which would then be people, let’s not forget that). Do we prefer to listen to trusted experts and sources and know the truth or do we prefer to follow those who are followed by many? How much do we care about the seriousness of those who inform us?

“We have created a system that orients people to false information, because they make companies much more money than truth”.

On Facebook, Instagram and YouTube we don’t have many numbers. With the aim of spreading the messages of our mission, we are currently on social media and occasionally try to promote some content. We publish posts and stories less frequently than many profiles. We don’t easily compare on your wall, where popular or sponsored sources are preferred. The less we are present, the more we will gradually disappear from your bulletin board, if we are not already… But we do not want to enter an algorithm that leads you to us in a passive way. People come before numbers.

We do not feel like contributing to the social isolation that unfortunately derives from social networks, improperly used in a passive way.
Recognizing the useful side, they are a tool for us to create contact with you and to share information from time to time more directly than on the site. We want it to come to us spontaneously because you want to read us because of the quality of what we write, because someone you know in real life recommended it to you, or because you met us in person and liked us.
We prefer to reach you by email, so you can read us when you like best and not because we appear on your wall.
We don’t talk about community as it is fashionable. The community is a different value, outside the social channels and inside real life. We want a dialogue with you, give advice, know how to help you, provide you with the information you are looking for.
Our commitment is based on relationships in the physical world. The price to pay for this choice is not low, but we trust in the support of those who approve and support us.

We can use technological tools with moderation and awareness, protecting ourselves according to the indications that The Social Dilemma presents in the end.

If you share the goal of building a real community, recommend us to friends, invite us to talk, call us, write us, tell us about what we do, suggest purchasing our services, meet us live. We like to get to know those who read us, exchange advice, combine skills and activate useful initiatives. This is how we can truly create a community, collecting the fruits of a more ethical commitment.

Note: All sentences in the text in quotation marks are taken from The Social Dilemma documentary available on Netflix.

Photos: from Netflix (cover picture); Neon Brand; Glen Carriera; Marvin Meyer; Pete Pedroza; Jan Antonin Kolar; Matteo Cappello (MC Photos).

 

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