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Dalla buccia di melanzane una nuova pelle sostenibile: le mascherine dello chef Omar Sartawi

Italiano/English below

 Puoi ascoltare qui l’articolo: Dalla buccia di melanzane

Con l’inizio della pandemia causata dal virus Covid-19, un nuovo prodotto è sotto i riflettori per via dell’impatto ambientale e la creazione di rifiuti: la mascherina per il viso.

Per combattere l’utilizzo monouso delle mascherine chirurgiche, difficili da riciclare e inquinanti per l’ambiente, e il conseguente aumento di rifiuti, sono spuntate nuove e diverse idee per creare mascherine riutilizzabili e più ecosostenibili. Mentre cotone biologico e canapa sono le alternative più utilizzate, non avremmo mai pensato che una soluzione potesse arrivare dagli avanzi delle nostre cucine!

Infatti lo chef giordano Omar Sartawi ha aggiunto un nuovo materiale nel mix dei prodotti sostenibili, trasformando la buccia di melanzana in un’alternativa pratica e sostenibile alla pelle. Da molti anni ormai fashion designer di tutto il mondo stanno evitando di inserire la pelle nelle loro collezioni per evitare l’uso eccessivo di questo materiale e per avvicinarsi ad alternative meno dannose per l’ambiente e gli animali.

Sartawi, che è anche un artista del cibo, ha rivelato la sua ultima creazione durante un’intervista per N Lifestyle spiegando come la buccia di melanzana sia flessibile e resistente quanto la pelle di origine animale. “Il materiale è fantastico”, racconta Sartawi. “Sembra esattamente pelle. Può essere tagliato, allungato e lavorato a piacere. Mantiene sempre la sua consistenza e l’aspetto originale”.

Grazie a questa scoperta, Sartawi sta utilizzando il nuovo materiale per cercare di limitare la diffusione del virus in Giordania e nel resto del mondo, trasformando la buccia delle melanzane in mascherine per il viso.

Per realizzare il progetto, ha deciso di collaborare con le designer giordane Salam Dajani e Princess Nejla Asem. “Ho iniziato a fare degli schizzi, guardando il materiale dalla mia scrivania e poi ho iniziato a cucirla” racconta Dajani, fondatrice del brand Wenin. “Ho cucito diversi punti e ho visto che i ricami ne rispecchiavano il carattere”. Asem, designer di gioielli, ha aggiunto anelli in rame e ha sperimentato argento e corda come tocco finale. “Ovviamente questo è un progetto collettivo che noi tutti abbiamo concordato di realizzare”.

Il trio ha creato una serie di mascherine in edizione limitata per una collaborazione con la campagna #BornAgain per la Jordan Fashion Week.

Ora forse ti starai chiedendo come sia possibile creare la pelle dalla buccia di melanzane.

 

foto Reuters

Lo chef giordano applica un’antica tecnica Inca pelando la buccia di questo ortaggio, utilizzando molto sale per essiccarla e quindi disidratando il materiale. Può richiedere fino a due settimane la lavorazione di una singola buccia. La pelle è successivamente cucita con filo di cotone e diventa resistente ma traspirante. Se utilizzata correttamente, può durare anche due o tre anni.

Durante lo sviluppo del prodotto, Sartawi non aveva in mente solo la sostenibilità nella moda e le mascherine per il viso. Un altro aspetto dell’invenzione è la lotta allo spreco di cibo: immaginava infatti la possibilità di recuperare gli scarti da hotel e ristoranti per creare pelle su più ampia scala.

“Possiamo fare così tanto con cose a cui le persone non pensano nemmeno”, spiega Sartawi.

“Se iniziassimo a raccogliere tutto questo spreco di cibo e a tramutarlo in vestiti per i meno fortunati potremmo veramente vedere un cambiamento”.

Anche se questo è un prodotto di lusso, tuttavia è un buon modo per sviluppare alcuni degli aspetti della sostenibilità che noi di Dress Ecode cerchiamo sempre di sottolineare: l’ingegnosità e la capacità di guardare a prodotti di uso quotidiano con un occhio diverso, in modo da impiegarli in progetti sostenibili, riciclandoli o riutilizzandoli, dando una nuova vita a oggetti e materiali come in questo caso agli scarti alimentari.

La prossima volta che vai al supermercato a comprare le melanzane per fare una parmigiana o un baba ganoush, forse dovresti pensare di non buttare la buccia!

Riccardo Zazzini

Foto: Reuters

https://open.spotify.com/episode/2ISx9sGtCSml3PFT51bBRE?si=A-g2PfyWQVKzdwODlCKxdQ
English – A new sustainable leather from eggplant peel: chef Omar Sartawi’s face masks

With the advent of the Covid-19 pandemic a new product has been at the forefront of discussions regarding its environmental impact and the increase in waste, the face mask.

To challenge the single use of surgical face masks, which is hard to recycle and pollutes the environment with the relevant increase of waste, many brands and individuals at large have been coming up with new and diverse ideas to create them in a re-usable and sustainable way. While biological cotton and hemp have been the most commonly used, we would have never thought that another solution could come from the leftover food of our kitchens!

In fact, Jordanian chef Omar Sartawi has added a new material to the mix, as he’s found a way to turn aubergine skins into a feasible and sustainable alternative to leather product. For many years now fashion designers across the world have been eschewing leather in their collections as a way to stop the excessive use of this material and make a step closer to sustainability.

Sartawi, who’s also a food artist, revealed his latest creation in an interview for N Lifestyle saying it is as flexible and resistant as animal leather. “The material is amazing, it feels exactly like leather”, he says. “It can be torn, stretched, manipulated in every way. It always regains its original texture and look”.

Thanks to this discovery he is now using it to help stem the spread of Covid-19 in Jordan and across the world by using the aubergine skins as face masks.

For this project, he teamed up with Jordanian designers Princess Nejla Asem and Salam Dajani. “I started sketching, looking at it from behind my desk, and then I started stitching”, says Dajani, founder of the brand Wenin. “I have sewn different kinds of stitches on it, and I felt that embroidery reflects a character”. Asem, a jewellery designer, added brass rings, and experimented with silver and ropes as finishing touches. “Of course, this is a collective work which we have all agreed to do”, she says.
The trio have created a series of limited-edition masks collaborating for the #BornAgain campaign for the Jordan Fashion Week. 

Now, however, you may ask yourself, how is it possible to create aubergine’s leather?

Moda sostenibile
picture Reuters

The Jordanian chef uses an old Inca technique by peeling the skin off of the aubergine, uses large amounts of salt to dry it out and then dehydrates his material. It can take up to two weeks to finalize one peel, and the skin are then sewn together using cotton threads. The skin becomes tough, but breathable. When worked on properly, the material can last for two to three years.

While developing the product, it wasn’t only sustainable fashion and face masks Sartawi had in mind. Another aspect to his invention was that it would also tackle food waste, as he envisioned recuperating leftovers from hotels and restaurants to create leather on a larger scale.
“There is so much we can do with things that people do not even think about”, he says.

“If we could start collecting all of this wasted food and turn it into clothes for the less fortunate, so much could change”.

Even though this product falls under the category of luxury it is nonetheless a good way keep developing one of the most important characteristics of sustainability we at Dress Ecode always highlight, that of resourcefulness and to look at things and materials of our daily lives in a new way so that they can become products used in sustainability projects, recycled or up-cycled and ultimately give objects, materials, and in this case foodwaste, a new life.

Next time you buy aubergines at the supermarket, or make a parmigiana or baba ganoush, maybe you should think of keeping the skin!

Riccardo Zazzini

Pictures: Reuters

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