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Moda second-hand: è boom nel mondo e il trend è in aumento. Giorni contati per il fast fashion?

 Puoi ascoltare qui l’articolo: Moda second-hand

L’anno appena concluso ha evidenziato un incredibile fervore per l’abbigliamento di seconda mano, alimentato da una serie di fattori di cui ti raccontiamo in questo articolo:

  • Covid-19
  • Digitalizzazione dell’offerta
  • Incertezza economica
  • Interesse per la sostenibilità
  • Influenza dei social media
  • Ricerca del pezzo unico

30-40 miliardi di dollari il valore del mercato second-hand

Un report di Boston Consulting Group realizzato per conto di Vestiaire Collective, piattaforma francese di vendita on line di vestiti di seconda mano di lusso, valuta tra i 30 e i 40 miliardi di dollari il valore attuale del mercato mondiale del second-hand, pari al 2% dell’intero mercato moda e lusso.  La previsione di crescita è tra il 10% e il 15% annui entro il 2024.

La generazione più giovane sta dimostrando di voler contribuire a risolvere lo spreco di moda nel lungo periodo

Secondo un altro studio, entro 10 anni il second-hand fashion supererà il fast fashion, raggiungendo un valore di mercato pari a 80 miliardi di dollari: dai 10 miliardi del 2009 la crescita prevista è notevole. Un fenomeno che va al di là quindi di una temporanea tendenza di moda. Circa il 40% degli intervistati della Generazione Z ha previsto di acquistare usato, il 30% dei Millennial e il 20% della Generazione X. Un dato che infonde ottimismo: la generazione più giovane sta dimostrando di voler contribuire a risolvere lo spreco di moda nel lungo periodo (1).

Il trend degli acquisti di usato arriva dagli Stati Uniti, dove già negli anni hippie (’70) si sviluppò il mercato del second-hand, dando la possibilità a tutti di vendere e di comprare abbigliamento non più utilizzato, facendo spazio nell’armadio da una parte e arricchendolo a un prezzo accessibile dall’altra.

E in Europa? Noi di Dress Ecode ci siamo interrogati riguardo a questo trend in 3 paesi (Regno Unito, Francia e Italia) per capire quanto stia pervadendo culturalmente le abitudini di consumo. È uno dei cambiamenti dei paradigmi consumeristici nell’era post-Covid?

 

Regno Unito

I second-hand, pre-owned o pre-loved shop sono parte del mercato dell’abbigliamento con un numero di negozi stabile negli ultimi 10 anni (circa 4.000 tra il 2008 e il 2018) (2).

Le vendite di usato su eBay hanno consentito di evitare all’equivalente di 900 bus a due piani di vestiti di essere dispersi, buttati o inceneriti.

 Uno studio di eBay rivela:

  • Il periodo di lockdown ha spinto 12 milioni di inglesi a comprare vestiti usati nel 2020
  • 66 milioni di pezzi di seconda mano hanno trovato una nuova casa
  • Un ritmo di vendita di 2 articoli di moda di seconda mano ogni 3 secondi, tra gennaio e luglio 2020
  • Una crescita delle vendite del 30% tra marzo e giugno 2020 e del 1.211% rispetto allo stesso periodo del 2018
  • Le vendite hanno consentito di evitare all’equivalente di 900 bus a due piani di vestiti di essere dispersi, buttati o inceneriti.

Le vendite britanniche di moda di seconda mano hanno addirittura superato quelle statunitensi su eBay. Emma Grant, responsabile del reparto moda di seconda mano del noto sito di vendite on line, ha dichiarato che nel Regno Unito la quarantena ha accelerato la transizione verso una società più consapevole e sostenibile (3).

 

 

Francia

Il fenomeno del second-hand (d’occasion) nasce con i mercatini dell’antiquariato, chiamati marchés aux puces. Qui dagli anni 2000 in poi si trovano sempre più articoli di moda vintage. Come nei negozi friperies (da fripe, vecchio straccio).
Se nel 2009 il 25% dei francesi comprava di seconda mano, nel 2018 il 48% ha acquistato usato (4). Nel 2019 il 39% ha comprato almeno un vestito o accessorio usato su applicazioni mobili.

I colossi della distribuzione che si accingono a creare reparti second-hand

Hélène Janicaud, responsabile del settore moda presso la società di analisi Kantar, afferma che durante il confinamento il 40% dei francesi ha alleggerito il proprio armadio. Nel secondo trimestre 2020, il numero di articoli pubblicati sull’applicazione Vinted è cresciuto del 17% (Le Monde).

Un mercato, quello della moda di seconda mano, stimato a 1 miliardo di euro, in crescita del 10% annuo secondo l’Institut français de la mode.

Una cifra allettante anche per i colossi della distribuzione che si accingono a sviluppare progetti di collaborazione con i marchi di abbigliamento, per creare reparti second-hand. È il caso di Auchan per esempio, che ha già aperto reparti di usato in 5 dei suoi supermercati, o di Zalando che estenderà la presenza del reparto second-hand anche alla Francia, dopo Germania e Spagna.

Il successo della piattaforma Vinted in Francia porta il mercato francese al primo posto europeo delle vendite di abbigliamento usato:

  • 21 milioni di utenti della piattaforma nel mondo
  • 8 milioni gli utenti francesi, con una frequenza media di consultazione quotidiana di 1,5 milioni di visitatori, piazzando così l’app lituana nella top 10 dell’e-commerce, appena dietro eBay (5).

I competitor del gigante lituano in Francia sono molti. Due secondo noi i principali:

  • Once Again, che si propone di interfacciarsi tra venditori e acquirenti, con una garanzia di qualità e la possibilità di acquistare vestiti in bandle a prescindere dal venditore;
  • Vestiaire Collective, la piattaforma francese creata nel 2009, che si definisce come il primo market place mondiale di vendita di articoli di moda di lusso e che ha beneficiato di un investimento di 40 milioni di euro nel giugno 2019 da Condé Nast da dedicare al suo sviluppo internazionale.

 

Italia

Dati precisi sul consumo di moda second-hand in Italia non sono disponibili, abbiamo però il quadro degli acquisti di usato in generale effettuati nel nostro Paese. Negli ultimi 5 anni il settore dell’usato è cresciuto del 33%, raggiungendo 24 miliardi di euro nel 2019, pari all’1,3% del Pil italiano. Il settore “prodotti per la casa e per la persona”, in cui rientra l’abbigliamento, vale nel complesso 2,8 miliardi di euro. Il trend, già in atto prima della pandemia, è stato trainato soprattutto dall’on line (nel 2018 ha generato valore per 10,5 miliardi di euro) (6).

Tra marzo e giugno 2020 l’Italia ha registrato il 128% in più degli ordini di vestiti di seconda mano (su Vestiaire Collective)

La moda di seconda mano è letteralmente esplosa durante il 2020, grazie principalmente a 3 leve:

  • Economica: oltre a limitare l’accesso ai negozi fisici, la crisi economica che accompagna la crisi sanitaria in atto ha favorito il ricorso agli acquisti di seconda mano con articoli il cui prezzo è più accessibile, in coerenza con la diminuzione del potere di acquisto durante il periodo di lockdown.
  • Ambientale: la vendita e l’acquisto di seconda mano sono al 4° posto tra i comportamenti sostenibili più diffusi tra gli italiani (49%), subito dopo la raccolta differenziata (95%), l’acquisto di lampadine a LED (77%) e di prodotti a km zero (56%) (6).
  • Sociale: il fenomeno crescente dei fashion blogger, che propongono outfit di ultimo grido, incrementa il desiderio degli utenti/follower di rinnovare frequentemente il proprio guardaroba. Aumenta la preferenza per il second-hand. Una tendenza incoraggiata dagli stessi fashion blogger che, secondo Nss G-Club, dopo aver mostrato nuovi capi li rivendono sul mercato dell’usato.

Con il 41% della produzione europea di moda, l’Italia è il primo paese in Europa per la produzione del tessile, abbigliamento e accessori (7). È anche per questo che fino a qualche anno fa il second-hand fashion non era un’abitudine di consumo così diffusa?

Da un’elaborazione dati di Vestiaire Collective per il Sole 24 Ore, tra marzo e giugno 2020 l’Italia ha registrato un aumento dei depositi di vestiti di seconda mano del 137% e del 128% degli ordini, con un boom particolare in 3 categorie: menswear (+190%), ready to wear donna (+149%) e accessori donna (+108%).

Nello studio i dati indicano che:

  • Chi acquista ha in media tra i 30 e i 50 anni
  • Chi vende ha tra i 35 e i 45 anni
  • I maggiori acquirenti di moda second-hand sono le donne tra i 25 e 34 anni (75%)

Il consolidamento di questo trend come reale nuova abitudine di consumo è confermato dallo sviluppo delle proposte di vendita on line, ma non solo. Oltre agli ormai noti Depop, Armadio Verde e il nuovo arrivato in Italia Vinted, l’Italia conta molti punti vendita fisici di vestiti e accessori di seconda mano (puoi trovarli nella nostra mappa di negozi di abbigliamento sostenibile).

A discapito delle percezioni che si riscontravano ancora pochi anni fa, anche l’Italia quindi sta seguendo il trend globale della preferenza per gli articoli di moda di seconda mano.
Se ancora il principale motivo di questo fervore rimane quello economico, le nuove generazioni, prevalentemente la Gen. Z, fanno da motore per questo cambiamento culturale esibendo con orgoglio i propri acquisti second-hand in nome della sostenibilità.

La moda veloce sta vivendo i suoi ultimi anni in cima alla classifica delle vendite del settore

Un dato importante a nostro avviso è quello della previsione dell’andamento da qui al 2028 del valore del mercato del second-hand che supererà il fast fashion. Leggendo diversi report (BCG, thredUP e alcuni osservatori nazionali), la moda veloce sta vivendo i suoi ultimi anni in cima alla classifica delle vendite del settore.

Un bellissimo spiraglio per un futuro diverso del mondo della moda, che ci auguriamo possa giovare in primis ai lavoratori dei paesi sfruttati dai grandi buyer della moda nelle fasi produttive, ma anche alla protezione dell’ambiente: la sfida mondiale più grande nei prossimi 30 anni.

Anne-Laure Petton

Foto: Dress Ecode; Priscilla du Preez; Onur Bahçıvancılar; Thomas Vogel; Jaclyn Moy; Dress Ecode.

(1) Report thredUP 2020

(2) Statista.com

(3) Fashionunited.uk

(4) Report 2019 di Centre de recherche pour l’étude et l’observation des conditions de vie

(5) Studio di Médiamétrie

(6) 6° edizione dell’Osservatorio Second Hand Economy condotto da BVA Doxa.

(7) Carlo Capasa, presidente della Camera della moda italiana in una lettera aperta al governo e pubblicata su Repubblica l’11 aprile 2020.

 

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