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Sviluppo e innovazione sostenibile nel settore tessile e della moda all’ultima edizione di Neonyt On Air

Puoi ascoltare qui l’articolo: Neonyt On Air

Dal 18 al 22 Gennaio 2021, esperti di moda e di digitalizzazione si sono confrontati sui recenti sviluppi e sulle innovazioni nel campo della sostenibilità tessile e nell’industria della moda in occasione della conferenza di Neonyt, quest’anno in edizione on line. Il percorso di un indumento e il contesto ambientale, economico e sociale in cui viene prodotto sono state il focus della conferenza. Noi di Dress Ecode desideriamo condividere alcuni dei principali temi affrontati, perché la rilevanza e la varietà degli argomenti discussi e gli esperti intervistati possano illuminare e rinforzare alcuni dei pilastri su cui costruire un futuro sostenibile nel settore.

Il futuro della trasparenza nella catena di produzione – panel presentato da Oeko-Tex

Con Annika Sauerhoefer, Made in Green by Oeko-Tex, Product Manager; Mirjam Smend, Greenstyle Munich, founder; Andreas Bothe, Bay City & Chiemsee, Head of CSR & Sustainability

I consumatori stanno diventando sempre più consapevoli della natura insostenibile delle attuali prassi nella moda: “Vediamo che le persone pensano molto al loro comportamento come consumatori, specialmente dall’inizio del movimento Fridays for Future, che è stato accelerato anche dalla crisi dovuta alla pandemia”, ha detto Annika Sauerhoefer.

Tuttavia, per comprare sostenibile incontrano alcune difficoltà. Come sapere quale prodotto comprare? Possiamo fidarci di quanto scritto nell’etichetta dei prodotti?

Le aziende dovrebbero responsabilizzarsi di per sé per le persone e per il pianeta, senza il bisogno di regolamentazioni governative. Dovrebbe essere normale che i diritti dei lavoratori siano rispettati, ma come possiamo vedere questo non accade”, ha continuato Annika.

Secondo i partecipanti al panel, i brand dovrebbero mostrare di non avere nulla da nascondere e cercare di mantenere il controllo sulla filiera produttiva.

Al momento non è facile avere una visione completa della catena di produzione perché l’industria della moda è un’industria globale, frammentata e molti fattori possono minare l’autenticità di un marchio. Per esempio, molte strutture di approvvigionamento non sono di proprietà del brand. Quindi, il primo passo verso la sostenibilità è la trasparenza. Perché solo così i problemi sociali e ambientali lungo la catena possono essere affrontati. Collaborazione stretta e comunicazione tra ogni attore sono stati i principali aspetti sottolineati nella discussione.

Inoltre, è stato anche comunemente concordato tra i partecipanti che, dato che l’idea di volontarietà alla sostenibilità non ha funzionato e non funzionerà in futuro, le aziende devono essere ritenute responsabili lungo tutta la catena di produzione da leggi a supporto della loro responsabilizzazione e atte a fare pressione per garantire trasparenza.

 

Il lungo filo finanziario della sostenibilità

Panel con Dr Sabine Schlorke, IFC World Bank, Global Head Manufacturing; Christian Heller, Value Balancing Alliance e.V. CEO;  Hans-Jürgen Walter, Deloitte, Global Leader of Sustainable Finance;  Darius Nader Maleki, Maleki Corporate Group, Project Manager

L’argomento di questa discussione è stato il ruolo di banche e investitori nella creazione di un futuro sostenibile, con investimenti strategici bilanciati. Trasparenza e circolarità, non solo nei prodotti e nei materiali ma anche riguardo agli aspetti finanziari, é quanto principalmente emerso.

Christian Heller ha voluto focalizzare l’attenzione sulla necessità di promuovere la creazione di una piattaforma finanziaria dedicata alla sostenibilità, perché il settore finance ha un grande impatto nel guidare l’economia reale. Una piattaforma di finanza sostenibile permetterebbe ai principali attori dei mercati finanziari di chiedere ad aziende dell’economia reale come stanno investendo e se stiano contribuendo a un futuro sostenibile. Sarebbe una forte spinta concreta al cambiamento del sistema economico verso un’economia più “pulita”.

Hans Jurgen Walter ha evidenziato che “l’Europa ha bisogno di 250 miliardi di euro in più all’anno nei prossimi decenni per raggiungere il target accordato a Parigi, ma i soldi pubblici non sono abbastanza. È per questo che l’Unione Europea ha proposto una legge forte per incentivare il flusso di capitale privato per la creazione di progetti. Una finanza sostenibile è necessaria per implementare strategie volte al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile, inglobandoli nei processi decisionali finanziari”.

Ha aggiunto che nel settore finanziario “gli investitori stanno realizzando sempre più che il rischio climatico rappresenta un rischio finanziario e gli investitori si stanno chiedendo come modificare i loro portfolio. Stanno cercando di capire il rischio fisico associato al cambiamento climatico e come le leggi sul clima impatteranno sui prezzi e sulla domanda nell’intera economia […] Inoltre, gli attori nei mercati finanziari dovranno divulgare ai propri clienti l’impatto sulla sostenibilità sul ritorno finanziario e l’impatto delle decisioni d’investimento sulla sostenibilità”.

Raggiungere l’adozione diffusa e standardizzata di una finanza trasparente e con dati misurabili sarà la più grande sfida, oltre a individuare un modo per incentivare le aziende a trovare soluzioni riguardo a obiettivi sostenibili di base. Procedere lungo l’intera catena del valore con un sistema globale di generazione dati potrebbe essere un buon punto di partenza per trovare queste soluzioni.

Sabine Schlorke si è focalizzata invece sul bisogno di trovare “un modello business che funzioni. Qualcosa che possiamo replicare e con cui poi lavorare. Ogni volta che operiamo nella manifattura su bassa scala i prezzi saranno alti; la replicabilità nella produzione è molto difficile, ma solo così i prezzi possono essere ridotti”.

Trasparenza, un sistema globale per disporre di dati misurabili e responsabilità sono stati punti di discussione centrali ed elementi che, in accordo con tutti gli ospiti, saranno cruciali nello spingere le istituzioni finanziare a sostenere, promuovere e abbracciare progetti ecologici e sostenibili che minimizzeranno l’impatto sul cambiamento climatico.

 

Il prodotto è il fattore chiave – La visione 2030 di Timberland per una net positivity

Con Elisabetta Baronio, Sustainability & Responsibility Manager di Timberland, e Max Gilgenmann, Content Director of Neonyt

“Un impatto netto positivo” entro il 2030: questo è l’obiettivo di Timberland. Per raggiungerlo, il brand americano ha stabilito il target del 100% della progettazione dei propri prodotti in ottica di economia circolare e dell’impiego esclusivo di materiali sostenibili provenienti dall’agricoltura rigenerativa.

Sembra un po’ complicato? Ecco come Elisabetta Baronio lo ha spiegato in sintesi: “La nostra visione per il 2030 è quella di creare prodotti che abbiano un impatto netto positivo sul pianeta. Stiamo cercando di realizzare prodotti, come i nostri stivali per esempio, che siano capaci di trattenere più anidride carbonica dall’entrare nell’atmosfera rispetto alla quantità che viene emessa durante il processo produttivo”.

Alla domanda su come abbiano iniziato a pensare a questa visione Elisabetta ha risposto: “Abbiamo molte informazioni riguardo alle emissioni di anidride carbonica, ma questa nostra visione sta andando anche verso altre direzioni: biodiversità, ritenzione idrica e speriamo un giorno di riuscire anche a quantificare l’impatto sociale, calcolando l’impatto netto sociale, che abbiamo con i nostri prodotti […] Abbiamo intenzione di concentrarci sulla circolarità e sull’agricoltura rigenerativa per assicurare che raggiungeremo questa visione di net positivy, attraverso l’emulazione del vero corso della natura di rigenerazione e zero spreco”.

Sembra incredibile vero? Secondo Timberland però tutto ciò è possibile. Probabilmente il vantaggio di essere un brand globale è anche quello di sperimentare e spingere i confini di ciò che è possibile. L’impegno di Dress Ecode è sempre quello di promuovere soprattutto realtà sostenibili piccole e indipendenti. Tuttavia, pensiamo sia anche importante osservare cosa stiano facendo marchi come Timberland nel settore, per capire quali risultati sia possibile raggiungere nella ricerca di una moda più sostenibile ed etica.

 

Certificazioni – Trasparenza, credibilità e fiducia

Panel con: Franziska Dormann, a representative from the Global Organic Textile Standard; Rapha Breyer, spokesperson for textile policy and partnerships at Fairtrade; Ingo Strube, spokesperson for sustainable consumption at Germany’s Federal Ministry of the Environment

Garantire processi e catene di fornitura trasparenti, preservare la credibilità del marchio e rafforzare la fiducia dei consumatori sono gli aspetti più importanti e anche difficili per i certificatori e le etichette ambientali. E, in questi tempi di pandemia in particolare, si sta rivelando una vera sfida mantenere alta la qualità delle certificazioni e garantire risultati buoni e trasparenti.

Anche se le certificazioni stanno diventando sempre più accurate, ricercate dai clienti e più diffuse in generale, tutti i relatori hanno concordato sulla necessità di 4 punti principali:

• Un buon insieme di regole per lo sviluppo di standard per le certificazioni e il coinvolgimento continuo di esperti e altri stakeholder;
• Focus sulla costruzione della fiducia all’interno del settore per diventare più equo dimostrando che non è solo un bene per il business ma anche per la longevità dei risultati;
• La creazione di regolamentazioni governative per impedire alle imprese di sfruttare i paesi in via di sviluppo, ad esempio creando una “base” minima di pagamenti come ha detto Beyr, sotto cui le aziende non possono scendere
• Ultimo ma non meno importante, essere pazienti in questo percorso verso la trasparenza, la credibilità e la fiducia: richiederà tempo fino a quando non saranno ampiamente istituzionalizzate.

 

Fiducia tessile – migliorare la trasparenza utilizzando la tecnologia blockchain 

Panel con: Christian Schultze-Wolters, Blockchain Solutions – IBM, Director; Dr Stefan Rennicke, Kaya&Kato, founder and CEO; Michael Krake, Federal Ministry of Economic Cooperation and Development, Deputy Director General

Il percorso che un indumento fa prima di essere appeso nel guardaroba e le condizioni in cui viene prodotto dovrebbero diventare più trasparenti e rintracciabili grazie alla tecnologia blockchain. Tutto è iniziato dall’industria alimentare in cui è stata sperimentata e ora si sta muovendo verso l’industria della moda per promuovere sostenibilità e trasparenza. Dopo aver menzionato il Green Deal della commissione europea, tutti i presenti alla discussione hanno concordato che i governi dovrebbero assumersi i rischi e regolamentare in merito alla blockchain. Soprattutto perché consentirebbe di progredire più velocemente con un impatto relativamente basso in termini economici rispetto a quanto lo sarebbe per le industrie private.

In generale, la tecnologia blockchain dovrebbe essere implementata perché:

  • Consente un’interazione più forte tra i partner nella catena di fornitura;
  • Permette che le informazioni possano essere immagazzinate intatte promuovendo  quindi trasparenza e responsabilizzazione;
  • Accelera lo scambio di queste informazioni, creando un mercato aperto per poter espandere la tecnologia e valutare il coinvolgimento di altri partner.

 

 

10 volte più positivo dall’inizio – SOMWR

Thimo Schwenzfeier, Show Director of Neonyt, incontra Svein Rasmussen, world-class windsurfer, future fighter e CEO di SOMWR & Starboard

Un consumo che contribuisce a proteggere il pianeta, a ridurre la quantità di plastica negli oceani e ad assicurare che gli alberi di mangrovie vengano piantati: un’utopia o già una realtà?

Questo è ciò che Svein Rasmussen ha esposto in merito alla sua idea di impatto positivo sull’ambiente attraverso la moda: “Vogliamo iniziare il processo ‘Dieci volte pianeta positivo’, che significa che assorbiamo 10 chili di CO2 in più di quelle che emettiamo durante la produzione dei nostri prodotti o altri servizi, come guidare la macchina per servizi fotografici, per esempio, e in generale di ogni fase produttiva. Stiamo cercando di assorbire dieci volte quello che produciamo. Così abbiamo iniziato a piantare 5-6 anni fa 650.000 alberi di mangrovia, ciò significa che 650.000 tonnellate di CO2 verranno assorbite nei prossimi 20 anni. […] Inoltre, quando creiamo un vestito raccogliamo la stessa quantità di plastica del peso del vestito. Se il vestito è di poliestere riciclato o cotone organico, raccogliamo la plastica in spiaggia (in Tailandia) e allo stesso tempo ogni indumento è anche ‘Dieci volte pianeta positivo’. Facciamo queste cose anche per imprimere un segno nella mente della gente mostrando che ci sono anche soluzioni semplici”.

Rasmussen ha inoltre spiegato la strategia di questo progetto per il futuro: “Il nostro piano è quello di piantare forse un milione di alberi e raccogliere un milione di chili di plastica entro il 2025. E siccome anche i nostri clienti e tutti i nostri stakeholder hanno intrapreso questo viaggio verso un impatto positivo, attraverso pannelli solari etc., stanno diventando parte del nostro progetto. Quello che non vedo l’ora avvenga è dimostrare e fare vedere che si può fare tutto ciò con i propri clienti e con la comunità intera”.

 

Molti temi sono stati discussi durante la conferenza. Alcuni di questi fanno parte delle sempre presenti difficoltà nel migliorare l’industria della moda, altri invece sono alcune delle prassi, idee e progetti che le aziende stanno cercando di implementare, non solo per ridurre il loro impatto ecologico ma per renderlo addirittura positivo.

Trasparenza su tutta la catena di produzione, comunicazione più veloce, maggiori regolamentazioni governative, investimenti finanziari più consapevoli, implementazione di tecnologie blockchain ed esempi di brand di successo come quello di Timberland e SOMWR & Starboard sono state le soluzioni più suggerite e su cui concentrarsi. Ci vorrà sicuramente un impegno collettivo da parte di istituzioni, aziende e consumatori finali per vedere un miglioramento reale.

Noi di Dress Ecode siamo convinti che questi sforzi alla fine pagheranno e non vediamo l’ora di vedere come tutti i temi discussi alla Neonyt On Air Conference progrediranno nel breve e lungo termine.

Riccardo Zazzini

Foto: in copertina, dal sito Neonyt; Vishal Banik, Waldemar Brandt, Vitalijs Barilo, Fran Hogan.

 

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