Diversity&inclusion,  Fashion/Moda

Finte modelle plus-size: inclusivity washing

Le finte modelle plus-size, ingaggiate dai brand per comunicare quanto gli abiti siano accessibili a chi ha forme più abbondanti, sono un esempio di inclusivity washing. È mostrare iniziative di inclusività senza una reale strategia che coinvolga seriamente le minoranze, che annulli nei fatti ogni differenziazione davanti alle diversità e che si rivolga al pubblico evitando qualsiasi discriminazione.

La modella norvegese Karoline Bjørnelykke ha portato alla luce il caso delle finte modelle plus-size nelle campagne di moda, raccontando in un video su Tik Tok:

Sono una modella plus-size. Il che significa che a volte lavoro per marchi di taglie forti. Questi brand in genere propongono le taglie XL-5XL. Se hai gli occhi, puoi vedere che non porto quella taglia. Quindi come si sistema? Beh, devo indossare al lavoro qualcosa chiamata ‘imbottitura’, che fondamentalmente sono tute di grasso. A pezzi. Riempi il tutto e… fatto, in questo modo, ti fa sembrare molto più grossa. E se ciò non bastasse, si ferma il tutto (il capo) nella parte posteriore. Quindi, se la chiusura (del capo) sembra davvero buona vista dalla parte anteriore, probabilmente sembra **** dalla parte posteriore. Perché? È perché vogliono che il collo e il viso appaiano davvero magri e affilati, il che non crea solo standard irrealistici, ma impossibili. Sai, il mio suggerimento è di usare donne veramente taglie forti, perché ci sono così tante donne meravigliose là fuori. E ho un altro desiderio: può un brand plus-size per una volta per favore non fare qualcosa di così orribile?

Un paio di glutei, petto e cosce color carne, insieme a una cintura in spandex: è il kit di imbottiture di grasso per le modelle di taglie intermedie. In uno shooting in cui è richiesto di indossare dozzine di abiti, è il modo più semplice per far aderire bene i vestiti, proprio come le mollette nascoste alla vista e utilizzate per migliorare la vestibilità dei capi negli editoriali di alta moda.

Sono tante le storie di donne che lavorano come modelle plus-size utilizzando le imbottiture. Questi scatti di Refinery29 mostrano la differenza tra “con” e “senza”:

(Foto: Refinery29)

Il trend nel settore

Il concetto dei modelli plus-size è quello di rappresentare le donne in modo inclusivo, ed essere vicini a persone vere, allontanandosi dai classici diktat dei fisici perfetti nella moda, poco rappresentativi della realtà. Negli ultimi anni osserviamo un enorme aumento di visibilità per le modelle con taglie forti in passerella, nelle pubblicità, nei servizi di moda. Molti brandi, tra cui anche H&M e Abercrombie, hanno aggiunto linee di taglie comode alle loro collezioni, aumentando i volumi di vendita. Sulla scia del trend “diversità e inclusività”, come del green, i grandi marchi hanno integrato l’offerta e inserito questi temi nelle campagne di marketing.

Quanto ci prendono in giro i brand?

Altra storia: altro inganno?

Arrivata terza al concorso America’s Next Top Model, la modella plus size Khrystyana Kazakova era felice di lavorare con un’agenzia di alto livello. L’entusiasmo è presto svanito quando si è sentita dire che la sua taglia 8 US (44 IT) non era abbastanza per gli incarichi più allettanti. “Mi è stato detto che se avessi preso più peso, avrei guadagnato più soldi”, racconta Khrystyana. Così ha cambiato dieta e routine di esercizi e messo su peso, ma non come l’agenzia si aspettava. “Voglio che tu abbia una forma a clessidra”, spiega. “Prima di licenziarmi, hanno insinuato che sembrassi gonfia” (Fonte New York Post, luglio 2019). Corso moda sostenibile

Alla ricerca di un nuovo canone di bellezza irrealistico

Agenti e clienti cercano una specifica forma del corpo: la figura a clessidra cesellata, incarnata da Kim Kardashian e Jennifer Lopez. Il problema riguarda soprattutto le modelle “intermedie”, tra le taglie 10 e 12 US (New York Post, 2019). Secondo Chelsea Bonner, ex modella e fondatrice di Bella management:

Abbiamo creato un avatar di ciò che consentiamo sia plus-size. Puoi essere formosa, purché tu abbia una vita davvero minuscola e sia senza cellulite

Paradossalmente, le vere modelle plus-size faticano a lavorare. Siamo arrivati a delineare un altro canone di bellezza ideale difficile da trovare o raggiungere, perché diverso da una reale figura femminile plus-size: corpo, seni e sedere abbondanti ma vita, viso e polsi sottili.

Chiediamo standard rigorosi anche alle taglie forti: non c’è pace per le donne vere! Che siano filiformi o plus-size, si trovano a fare i conti con diete, palestra e cambiamenti del corpo per ingrassare o dimagrire. Ci allontaniamo dalla mentalità della magrezza a tutti i costi per inseguire un altro ideale quasi impossibile da incarnare.

Nasce tutto dal design?

La forma ideale ricercata nelle modelle per le campagne nasce da come sono progettati i vestiti? Se i brand producono abiti per una perfetta figura a clessidra che la maggior parte delle donne normali o formose non ha naturalmente, cercano per le campagne modelle che li valorizzino. Disegnati per una forma perfetta, staranno al meglio su corpi perfetti, non importa se fasulli.

Un altro trucco

Le misure dei modelli plus-size variano in base al marchio e all’agenzia. Come regola generale, i modelli taglie forti sono definiti dall’industria della moda quelli da una misura 6-8 US in su (indicativamente 42-44 IT). La taglia media delle donne negli Stati Uniti è la 14 US (50 IT), quindi le misure 6-8 non possono essere considerate “forti”. Nel nostro Paese la taglia femminile più rappresentativa è la 44, che diventa 48 tra i 50 e i 64 anni. Gli addetti ai lavori definiscono quindi plus-size le taglie normali. Al giorno d’oggi, tuttavia, si sta facendo pressione, portando il settore a considerare come taglie forti quelle un po’ più in linea con il pubblico, almeno dalla 16 US (52 IT) in poi.

Il modello “one token curvy”

È quello che adottano i brand quando pubblicizzano una sola modella plus-size per rappresentare la totalità delle donne reali, mentre le altre modelle invece seguono i classici standard di magrezza. Ci lanciano il messaggio di essere inclusivi, ma sembra di fatto un contentino con l’aria di una spolverata di inclusività.

Per non parlare di Photoshop

Quanta differenza può fare il ritocco delle foto e quanto possono essere fuorvianti i social media! Photoshop è uno strumento, ma l’uso eccessivo sui social media, cancellando ogni imperfezione, può portare a insicurezze. Applicato a donne di taglie superiori, assunte apparentemente per rappresentare la donna media, contribuisce a creare un ideale troppo distante dalla realtà.

La responsabilità delle modelle

Cosa dovrebbero fare le modelle? Rifiutare di essere complici dell’inganno? O si tratta di lavori artistici? È comprensibile che accettino di indossare le imbottiture per lavorare? Scrivici nei commenti oppure via mail cosa ne pensi (dress_ecode@icloud.com).

In un articolo di Refinery29, ecco cosa dicono alcune di loro:

“Sfortunatamente, a volte le ragazze meno piene non lavorano tanto. Spero che questo cambi. Questa è la fascia media che manca alle persone” – Michelle Olson, JAG Models.

“C’è sempre una qualche forma di imbottitura usata: è come se stessi scolpendo il tuo corpo. È realistico? Dipende. Se lo consideri artistico, allora posso rispettarlo. Ma come ideale per le donne? Non è salutare, perché non molte donne sembreranno così” – Brittnee Blaire, JAG Models.

“L’intera faccenda dell’imbottitura è iniziata sui manichini, perché i manichini hanno tutti la stessa forma. Ma non mi ha mai infastidito. Puoi mettermi in qualsiasi cosa, e finché mi paghi mi sta bene. L’imbottitura mi riempie nelle aree che vorrei avere. Come quella dei glutei. Lo fanno tutti, chirurgicamente o meno. E il collagene nelle guance o nelle labbra, che molte persone stanno facendo nel settore? È un’imbottitura permanente. Ma tutto riguarda il sentirsi meglio con te stessa”- Kristina Wilson, JAG Models.

“Sono stata colpita sui social media per aver detto che sono una modella plus size. Se affermo che sono una modella, loro dicono: ‘Sì, ok’. Ma se dico che sono una modella plus size replicano: ‘Assolutamente no, sei troppo magra!’ Sono un po’ più di una taglia 12 US e la plus-size è da una 14 o una 16. Non volevo ingrassare di più. Volevo rimanere davvero in salute e penso che questa sia una buona taglia per me. È stato strano entrare in un’agenzia e sentire dire: ‘Devi ingrassare un po’ di più’. Ho imparato a mettere su chili che non sono necessariamente grasso. Lo trovo davvero potenziante ora. È quasi come se potessi costruire le mie curve. Mi piacerebbe fare una campagna per ragazze della mia taglia: sono davvero orgogliosa della mia misura e delle curve che ho” – Iskra Lawrence, JAG Models. (Fonte Refinery29).

La giusta direzione

Una via di trucchi e inganni è la giusta direzione per la moda? È una strada che porta alla mancanza di fiducia su tutti i fronti: nell’impegno verso i temi ecologici, il rispetto dei lavoratori, l’inclusione, la diversità, e immancabilmente anche nel prodotto. La speranza è nei brand che con onestà prendono a cuore questi temi. Marchi con una visione più veritiera e inclusiva della bellezza femminile, diversificando le forme del corpo in passerella e sui media. Brand che contribuiscono ad abbandonare l’ideale della perfezione e a farci abbracciare i difetti. Perché ci sono brand che lo fanno. A quelli possiamo rivolgere la nostra attenzione e il nostro portafogli.

 

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Foto:  in copertina Jennifer Burk; Billie

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