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Un’amara storia per Audio-à-porter

Non è stato semplice fare questa comunicazione.
Non ci fermiamo, ma quanta amarezza. Un senso di impotenza davanti alla prepotenza dei più grandi.
È giusto appropriarsi di termini di uso comune? Perché accanirsi con tanti brand piccoli, quando non c’è lontanamente rischio di una minaccia reale? Appropriarsi di parole comuni mi spaventa.
Vorremmo far conoscere questa storia. Grazie per l’aiuto.

Guarda qui il video

Ho aspettato tanto tempo a fare questo messaggio. Perché non è semplice raccontare quello che è accaduto e anche perché, dato che si tratta di qualcosa che ha a che fare con gli avvocati, ho dovuto aspettare prima di parlarne.

Qualche anno fa è nato Audio-à-Porter, il podcast collegato a Dress ECOde, dove si possono ascoltare appunto gli audioarticoli, ma anche delle live. È un’avventura iniziata ormai tre anni fa, che però, come magari hai potuto vedere anche tu, non abbiamo mai spinto o promosso più di tanto. Ne abbiamo accennato, anche quando raccontiamo che si possono ascoltare gli audio articoli, ma siamo stati sempre molto cauti perché fin dal momento della registrazione del marchio abbiamo avuto non poche difficoltà. E questo riguardo soprattutto il nome.
Vi voglio raccontare questa storia. Non perché vogliamo sentirci vittima di qualcosa, ma perché per ragionare e mi interessa sapere anche cosa ne pensi tu, se ti è capitato qualcosa del genere. Ed e anche, se volete, un pochino uno sfogo per qualcosa che mi fa star male da ormai tre anni.
La storia è questa. Abbiamo scelto questo nome, Audio-à-Porter, perché dà la possibilità di ascoltare degli audioarticoli dovunque si sia, e poi per il richiamo a Pret-à-Porter, che è un termine utilizzato nella moda. Questo per rimandare al fatto che appunto noi abbiamo a che fare soprattutto con la moda di tipo sostenibile. Questo nome però non piace a un grande colosso proprio della moda e del lusso, che vede l’utilizzo della parte “à-Porter” nel nome Audio-à-Porter, come qualcosa che crea confusione rispetto al loro marchio. Il brand è Yoox Net-a-Porter.
Fin da subito ha aperto una procedura da legale per cui ho dovuto richiedere anche il supporto di avvocati. E questo, come sapete, comporta delle risorse, anche di tipo economico. Yoox Net-a-Porter in questi anni sta cercando di far valere le proprie ragioni per il fatto che sia molto più conosciuto rispetto a noi. E anche a tanti altri brand che hanno provato a utilizzare nel loro nome la parte “à-Porter”. Yoox sostiene che creiamo confusione. Si possono confondere Net-a-Porter e Audio-à-Porter o altri brand di moda che hanno utilizzato questa parte nel nome. Sostiene inoltre che, cavalcando l’onda del loro successo, possa portare a noi del vantaggio e arrecare invece danno alla loro immagine.
Resto molto basita. Fin dall’inizio. Quando abbiamo ho dato per scontato, probabilmente in maniera erronea che si potesse utilizzare “à-porter”, ma non so, vorrei sapere anche cosa ne pensi tu. È un’espressione di utilizzo comune, quindi rimango veramente stupita del fatto che non sia invece possibile utilizzarlo. Ho visto un elenco di brand che sono stati fermati e quindi anche danneggiati dall’utilizzo di questa parte nel loro nome.
Sto vivendo e ho vissuto questa storia come una forma veramente di prepotenza, ho cercato di difendermi in una battaglia legale in questi anni che, purtroppo, in questo agosto mi sono trovata fermare. Perché economicamente non è sostenibile. Mi devo fermare, arrendere e rinunciare al nome Audio-à-Porter. Perché non abbiamo a disposizione i mezzi per portare avanti una battaglia legale tanto quanto invece una realtà come Yoox Net-a-Porter può. Non potremo più chiamare Audio-à-Porter il nostro podcast. Lo comunicheremo in tutti i modi, ma mi resta qui il fatto di aver dovuto rinunciare a questa battaglia. È un po sempre questa cosa, questo aspetto dei piccoli che si trovano a dover a soccombere davanti ai grandi, davanti alla prepotenza dei grandi. E rimango molto stupita perché finora anche i giudici hanno avvalorato la tesi di Yoox Net-a-Porter. Anche quando un brand è riuscito, tra l’altro occupandosi di tutt’altro, in diversa categoria merceologica, a vincere la causa per l’utilizzo di “à-porter” nel proprio nome. Yoox ha fatto ricorso vincendo. Alla fine il giudice in realtà dà ragione a Yoox perché vince la notorietà e quindi vincono i numeri, il maggior numero di utenti del sito, il maggior numero di persone che conoscono il brand. Alla fine quello che vince è la notorietà. Oltre alla possibilità appunto di portare avanti una battaglia economica.
In questo mi sento molto affranta perché avrei voluto invece fare una comunicazione di tipo diverso. Avrei voluto raccontare anche che anche se si è piccoli si può riuscire a difendersi da grandi colossi. Tra l’altro proprio un colosso che riguarda la moda, nel nostro settore.
Dispiace moltissimo. Siamo quindi alle prese con la ricerca di un’altro nome. Non so se sarà facile la transizione, perché ormai Audio-à-Porter è conosciuto in questo modo. Non sarà semplice neanche dal punto di vista tecnico trasportare quanto fatto da un nome all’altro. Intanto però volevo questa condividere questa cosa anche con te, perché veramente sono anni che che mi fa star male e anche il fatto di non poter parlare, pubblicizzare e raccontare di Audio-à-Porter in maniera libera non mi ha fatto stare bene in tutti questi anni.
Fammi sapere che cosa ne pensi, se è capitato anche a te e soprattutto se si può fare qualcosa. Perché oggi è Audio-à-Porter, domani può essere un’altra parte, un altro suffisso, magari molto utilizzato nella nostra lingua o in altre lingue.
Grazie se sei arrivato fino a qua per avere ascoltato. Ti ringrazio molto, farò sapere se ci sono eventuali sviluppi. A questo punto però, tirandoci indietro, non credo. Vedremo quale nuovo nome potremmo utilizzare per il podcast.

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