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Dress code per un’occasione speciale: e ora? Soluzioni più sostenibili

Una cena di Natale, annunciata come un’occasione da festeggiare con un dress code da lì a poco comunicato. Tutto nasce da qui. Ti chiederai “cosa c’è di speciale? Perché ne parliamo qui?”. Di speciale c’è che, invece di correre ad acquistare qualcosa di nuovo appena ricevuti i dettagli dell’abbigliamento richiesto per la serata, si è trasformata in una sfida ad arrivare vestite a tema e soddisfatte scegliendo l’ottica di una maggiore sostenibilità e consapevolezza.

Sì, va bene, ma dove trovo ora un abito rosso elegante (sostenibile)?

Nell’armadio ne ho due o tre, non da sera. Nel gruppo di amiche alcune sono già alla ricerca nelle vetrine della città, altre si sono riversate su Amazon… Decido di procedere ovviamente in modo diverso. Non solo. Mi dico: “E se provassi ad arrivare con un abito dall’effetto ‘Wow’ raccontando che ho scelto la strada della moda sostenibile? Potrebbe invogliare altre persone mostrando quanto non sia poi così difficile vestire green ed etico (che è lo slogan di Dress ECOde)”.

Sfruttando la passione per le ricerche in rete, mi metto in azione passando in rassegna i negozi second-hand.

Se un giorno mi stanco o mi accorgo di lasciarlo parcheggiato nell’armadio, posso sempre vendere il vestito rimettendolo in circolo. Vinted mi sembra offrire ampia scelta per un budget limitato. Dopo aver scandagliato decine e decine di annunci, mi accorgo di avere una lista di una quindicina di opzioni tra i 7 e i 40 euro. Alla fine scelgo un abito con un’etichetta di marchio italiano, Elisa Landri. Guardo e riguardo la foto: mi sembra possa cadere bene per più forme del corpo, in modo da andare più o meno a colpo sicuro. La transazione è veloce, la venditrice precisa e l’abito arriva così com’è in foto, praticamente nuovo.

Una pochette vintage di Furla, eredità della nonna. Un paio di scarpe che conservo con cura da una decina di anni. Un coprispalle second-hand. Ci siamo! Ti mostro nelle foto il risultato.

La sera della cena ho ripetuto a ogni “Che bel vestito!” la scelta del second-hand (“È usato, lo diresti mai?”) e del vintage. Già nella chat del gruppo di amiche avevo raccontato di questa strada per risolvere l’esigenza del dress code. E proprio nella chat la mia decisione si intreccia con quella di Antonella. Una strada diversa, sempre in ottica di sostenibilità, che ci racconta qui:

(Puoi ascoltare l’intervista ad Antonella anche su Spreaker)

Ciao Antonella, grazie perché hai accettato di raccontare anche la tua esperienza in merito a questa occasione a cui abbiamo partecipato insieme. La prima domanda che voglio farti è: che cosa hai pensato quando hai letto del dress code?

“Quando ho ricevuto la mail con le indicazioni per la serata e ho scoperto che il dress code prevedeva il red, nello specifico il rosso natalizio, sono andata un attimo in ansia in quanto sapevo per certo che nel mio armadio non ci fossero vestiti totalmente rossi”.

Quindi non avevi un abito rosso già pronto nell’armadio? Perché non ne hai mai avuti oppure ne avevi e ti sei stancata? È un colore che non indossi?
Tutto è partito da un messaggio nella chat di gruppo

“In realtà in passato avevo fatto l’errore di acquistare un vestito totalmente rosso di cui mi ero innamorata vedendolo in vetrina. Mi valorizzava anche come modello di vestito. L’ho provato, mi sono innamorata, l’ho acquistato (tra l’altro è costato anche tanti soldi). L’ho indossato per quella serata, era un Capodanno, e dopo di allora non l’avevo più indossato. Per lungo tempo mi chiedevo come mai non lo indossassi, essendo un modello che mi valorizzava nelle forme. Non capivo però perché alla fine la scelta ricadeva sempre su altro. L’avevo pagato tanto e quindi non riuscivo a buttarlo o comunque a toglierlo dal mio armadio. Quando poi ho scoperto l’armocromia, ho realizzato che nella mia palette di colori, quelli che risaltano i miei colori dell’incarnato, il sottotono degli occhi e dei capelli, non c’era il rosso, nello specifico rosso natalizio. In quel momento quindi ho preso coscienza di questa cosa. Sapevo che non l’avrei mai più indossato o comunque salvo modificandolo, portandolo da una sarta, cercando di creare delle applicazioni o altro. Però questo mi avrebbe comportato un dispiego di energie, tempo, acquisto di altre stoffe, applicazioni, eccetera. Allora scelsi di donarlo, eliminandolo dal mio armadio”.

Antonella, è accaduto solo col vestito rosso oppure stai rivedendo il tuo modo di gestire il tuo guardaroba e i vestiti che sono all’interno, quindi stai proprio cambiando anche un approccio all’abbigliamento?

“Diciamo che sto mantenendo questa condotta, chiamiamola così, nell’ultimo anno, nell’ultimo paio d’anni. Perché ho capito quanto il marketing, la pubblicità punti sul nostro fattore emozionale e ci induca ad acquistare cose che ci sembrano fondamentali, essenziali. Sembra che non possiamo farne a meno, ma poi una volta inserite nelle nostre case diventano dei pesi. Quindi ho iniziato a fare proprio un decluttering, molto ponderato e approfondito, cercando di capire che cosa nello specifico nell’armadio, in realtà in tutta la casa, rimanesse bloccato lì. Solo perché c’era un gancio emotivo e non perché fosse funzionale al farmi stare bene, farmi sentire a mio agio. Quindi è un po’ di tempo che sto già operando scelte di decluttering, di donazione di questi abiti a persone che so che possono dare nuova vita, perché le valorizza di più, oppure proprio alla Caritas, a persone che ne hanno bisogno. Essendo poi molto sensibile alle tematiche eco-friendly, alla natura, agli animali sto proprio riflettendo molto su ogni acquisto, cioè nel momento in cui lo faccio sul se realmente io ne abbia bisogno”.

Quando hai letto del dress code che cosa hai deciso di fare? Perché abbiamo visto io ho deciso di andare per una strada, invece tu che cosa hai pensato? E alla fine qual è stata la tua scelta?

“Ho scelto di non acquistare un abito nuovo perché sapevo che avrebbe fatto la fine di quell’abito rosso meraviglioso di Capodanno, che sarebbe rimasto lì appeso nell’armadio. Quindi dovevo trovare una soluzione utilizzando quello che c’era. Ho aperto il mio armadio e cercando tra i vestiti delle feste, diciamo un po’ più lunghi, un po’ più da cerimonia, ho trovato incellophanato ben nascosto questo abito. Nel top, nel corpetto è nero a giromanica, sopra nero di velo trasparente. Nella parte del top, dal seno alla vita è lucido con delle paillettes. Nella parte di sotto, invece, ha una gonna lunga, molto ampia di tulle, un po’ trasparente, con delle applicazioni di fiori rossi molto grandi e con in vita una cintura rossa e nera. Quindi questa poteva essere la soluzione, anche se guardandolo avevo la sensazione che ci fosse poco rosso, visto che non era stato specificato che la serata dovesse essere total red, ma comunque l’impatto visivo sarebbe stato sul nero del corpetto e poi dopo sulla parte rossa. Ho pensato di trovare una soluzione, di aumentare il rosso del mio abito. A quel punto ho scritto un messaggio sul gruppo Whatsapp di un corso di crescita personale che sto facendo per cercare un brainstorming chiedendo aiuto alle mie amiche. Arianna é prontamente intervenuta dandomi dei consigli su come valorizzare e come aumentare il rosso nella parte alta del vestito. Lei mi ha gentilmente prestato la sua borsa rossa tipo pochette”.

Sì, Antonella, è una borsa vintage rossa, tra l’altro con l’iniziale A, che sta sia per Arianna sia per Antonella.

“Stava in mano, e quindi comunque aumentava il rosso sul corpo, sulla parte alta. Mi aveva proposto anche un coprispalle, non essendo sicure del punto di rosso l’ho provato ma in realtà non stava molto bene. Così pensando, guardando, cercando immagini su internet mi è venuta l’idea dei guanti. Tra l’altro io avevo un paio di guanti rossi perché li avevo utilizzati in una serata da ballo mi pare. Erano guanti però solo sulla mano, quindi diciamo che comunque erano un po’ più di rosso, ma non abbastanza, essendo che poi il braccio rimaneva comunque totalmente scoperto. Quindi l’idea è caduta sui guanti lunghi rossi. Purtroppo ci siamo ridotti all’ultimo, quindi è stata veramente quasi una magia. Quella sera Arianna è arrivata con i guanti lunghi di raso rossi!”

Sì, Anto, qui ha funzionato proprio la chat dove tra noi ci siamo aiutate, nel senso che abbiamo portato magari degli accessori in più, qualcosa in più di rosso e io ho visto sbucare questi guanti rossi da Eleonora. Subito ho pensato: “Questi sono perfetti per l’abito di Antonella!”

“Che ho indossato, aumentando totalmente il rosso nella parte alta. Ho alzato i capelli, così da non far prevalere lo scuro dei capelli insieme al corpetto che rimaneva nero. Nel complesso il vestito ha aumentato il rosso rispetto al nero. Hanno inoltre sortito un effetto davvero bellissimo, oltre ad aver dato anche una nota di eleganza in più al vestito che, pur essendo lungo, avevo cercato di rendere un pochino più sportivo mettendo un anfibio sotto”.

Come ti sembra sia andata questa esperienza, Antonella? Qual è stato il risultato alla fine?

“Il risultato è stato assolutamente fantastico”.

Lo rifaresti? Lo consiglieresti quindi invece di comprare un abito nuovo per un’occasione speciale, come in questo caso?

“Proprio perché mi sono resa conto che da un’idea lanciata in un gruppo alla fine è venuto fuori questo risultato così bello, dopo qualche giorno ho replicato. Quando una mia amica mi ha chiamato nel panico perché avevano dato un’indicazione per un matrimonio in cui è stata invitata. Le donne avrebbero dovuto mantenersi su tinte che oscillavano tra il glicine e il rosa. Non avendo nulla e mettendosi all’ultimo a cercare il vestito, tra l’altro invernale, per questo matrimonio e non avendo trovato nulla, le ho consigliato di mandare messaggi nei suoi gruppi Whatsapp più disparati. Amiche, colleghe, compagne delle medie, insomma tutti quei gruppi che pullulano nei nostri cellulari, chiedendo consiglio e supporto per questa situazione che si era creata”.

Com’è andata?

“È riuscita a trovare un paio di guanti anche lei, una pochette, un’acconciatura per capelli, un foularino leggerissimo di velo e un coprispalle. Tutto questo che appunto andava sulle tonalità che lei aveva richiesto, aggiunti all’abito leggerissimo color cipria che era quello a cui lei aveva pensato, alla fine il risultato è stato fantastico. È stata felicissima. Anche io altrettanto felice di aver potuto replicare un’esperienza fantastica che a me aveva portato un risultato bellissimo, e che anche a lei aveva dato questo risultato altrettanto bello”.

Che bello, Antonella mi fa davvero tanto piacere! Perché quindi ci sono delle possibilità oltre a quella di prendere e andare ad acquistare un vestito, un accessorio, qualcosa di nuovo solo per una determinata occasione! Quindi, tirando le somme, cosa ti senti di dire di questa esperienza?

“Sono felice di aver potuto trovare questa soluzione nella mia situazione di difficoltà, chiamiamola così. Di aver compreso che ci sono tante possibilità oltre a quella più semplice del momento dell’acquistare, andare a cercare, andare nel nuovo. Sono felice di averlo già replicato. Perché proprio perché ha dato un’esperienza, un’emozione positiva sarà a sua volta replicato anche dalla mia amica”.

 

Grazie Antonella per aver colto l’occasione di provare un modo diverso di vestirsi anche quando si presentano queste richieste, queste esigenze. Grazie per aver replicato l’esempio anche con le amiche. È molto bello immaginare una catena positiva di questo tipo, e chissà che magari qualcuno ascoltando questo podcast non abbia la stessa idea e non continui questa catena positiva, in modo da fermare degli acquisti a volte compulsivi, a volte anche un pochino inutili. E poi, diciamolo, è stato anche molto divertente scambiarci gli accessori e scambiare i consigli! Grazie ancora Antonella per la tua esperienza.

Antonella Minardi, che ho incontrato in un percorso di crescita personale, è amante della natura, adora i gatti, vive e lavora nel Cilento a Salerno.

 

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