Events,  Fashion/Moda,  Upcycling/Riuso

10 anni di Sfilata Frasso: la moda sostenibile all’insegna dell’upcycling

Sfilata Frasso, l’evento di moda che sensibilizza sul recupero di materiali lasciando a bocca aperta per la creatività dei suoi partecipanti, festeggia dieci anni.

Anche quest’anno eravamo presenti alla sfilata organizzata nella suggestiva Frasso Sabino, per l’occasione allestita con materiali di recupero dalla Pro Loco Frasso con la collaborazione della comunità, di amici, volontari e abitanti dei comuni limitrofi. A presentare la serata Viviana Rapisarda di Radio Company, con la partecipazione della danzatrice Simona Borghese.

Undici abiti in gara quest’anno, esempi di come creare moda grazie all’upcycling, alla manualità e alla fantasia. Non è stato facile stare in giuria e scegliere gli abiti vincitori, perché l’impegno da parte degli artisti diventa ogni anno più intenso. Con me in giuria c’erano Leonardo Tosti, vicepresidente Federmoda, Ilaria Tabarani e Monica Facchin di Legambiente Bassa Sabina, e Tiziana Di Giacomo, direttrice Accademia di Moda Sabina.

Quest’anno per festeggiare i dieci anni dell’evento una novità. Quattro salotti tematici dedicati ad aspetti della sostenibilità, a cui hanno partecipato esperti e professionisti dell’argomento: il salotto giallo sull’energia, il salotto verde sull’economia circolare, quello blu sul turismo e il salotto rosso, a cui ho preso parte, sulla moda sostenibile.

Grazie a Simona Maresca e Serena Benedetti per l’invito e il lavoro che svolgono ogni anno per rendere l’evento sempre più interessante e coinvolgente.

 

Ecco gli abiti in gara nell’edizione 2023:

1 Ajutami di Alessandra De Angelis e Simonetta Ruggieri

Sacchi di juta dismessi, scarti di cartone e pirottini di paste consumate durante la realizzazione del vestito, fiori freschi creati  con cartoni di uova passati da generazione in generazione.

2 Vestito di carta – Rinascita del riciclo di Nina Syc

Vecchi giornali, volantini promozionali, carta crespa, pizzo di carta bianca, fogli piegati, tubi dei giornali arrotolati, giornali, la carta e pezzi di stoffa ‘second hand’, scatola del tè.

 

3 Vestito Filosofico di Valeria Zingaretti

L’idea nasce dalla volontà di riciclare il “Calendario Filosofico”, un abito di aforismi e pensieri filosofici creato dalle centinaia (circa 800) di pagine dei calendari degli anni passati, incollate insieme, tramite acqua e colla vinilica, e poste sopra un supporto di TNT bianco.

 

4 Note di gioventù di Nadia Assogna

Nastro magnetico contenuto nelle audiocassette di vari color, nastro magnetico contenuto nelle videocassette piccole, bobine di varie misure e colore, contenitori per diapositive, un paio di coppette recuperate da un vecchio reggiseno, anellini di metallo-elastico-bioadesivo-colla, cappello, carta di un uovo di pasqua, nastro.

Non tutti sono inclini a dedicare il proprio tempo alla creazione di abiti con materiali riciclati, ma ci sono sistemi per rendere gli oggetti ancora utilizzabili. Il consumismo ci ha privato della capacità di riflettere, optando spesso per il riacquisto invece della riparazione, ritenendola poco conveniente o troppo costosa. Tuttavia, è attraverso piccoli gesti quotidiani che possiamo fare la differenza.

 

5 Restitutio correntis di Elena Grippo e Nikola Koruga

Zanzariera in poliestere, cavi elettrici, filo per cucire in cotone.

L’abito denuncia la crescente produzione di rifiuti elettronici e la dipendenza dell’uomo da tecnologia ed elettricità. Solo una limitata percentuale di rifiuti elettronici occidentali viene riciclato correttamente, mentre il resto finisce illegalmente nei paesi in via di sviluppo, causando sfruttamento dei lavoratori e smaltimento tossico. Il vestito utilizza cavi elettrici per rappresentare l’estesa infrastruttura elettrica e simboleggia la frammentazione degli habitat causata dall’inquinamento. L’obiettivo è di promuovere la consapevolezza ambientale e sociale e incoraggiare il rispetto e la coesistenza.

 

6 Buona la prima di Vive e cattive show

Pellicola nera litografica: matrice per la realizzazione di stampati editoriali; Polietilene espanso: film spugnoso trasparente residuato dalla separazione e protezione delle lastre per la stampa; Poliestere satinato opaco: film di protezione delle lastre per la stampa, che aderisce alle stesse per ulteriore protezione, prima dell’impressione chimica; Pvc adesivo di scarto stampato con inchiostri ecologici a base acqua.

L’abito è realizzato principalmente con scarti di PVC adesivo stampato, riutilizzando quanto generato da un guasto nella produzione. I fiori sono ottenuti piegando e incollando i quadrati di adesivo, mentre le foglie sono intagliate e lavorate in diverse pellicole per creare contrasti. Il messaggio dell’abito, chiamato “Buona la prima”, è quello di sensibilizzare sull’importanza di progettare macchinari che evitino scarti e rifiuti, e racconta l’ironico percorso seguito per giungere alla creazione dell’abito definitivo.

 

7 Stella maris di Sara Russo

Rete da pesca, sacchi industriali in polipropilene intrecciato, rami naturali, retina da fioraio, forme in cartone per scarpe, alluminio da cucina, cialde da caffè espresso in alluminio, polistirolo, retina per patate, collana vintage, carta di giornale, vaschette in alluminio dorato, lacci per scarpe, spille, filo da cucito, cerchietto, elastico, spago, carta velina, colla, zip, filo metallico

Il vestito si focalizza sul problema dell’inquinamento da plastica e delle reti fantasma che danneggiano l’ambiente marino. Il nome, “Stella Maris”, è scelto per il suo significato simbolico legato alla protezione, rappresentando sia una guida spirituale sia una pratica di navigazione. La rete da pesca utilizzata nell’abito simboleggia l’attenzione necessaria per affrontare questa problematica e il bisogno di rivisitare il consumismo dannoso. L’obiettivo del progetto è sensibilizzare sul valore delle ricchezze naturali e sull’importanza di combattere l’egoismo che le distrugge.


8 Tienimi per mano di Compagnia bella 

Compagnia bella sono 12 donne, stiliste, modelliste e sarte che lavorano o studiano nella sartoria sociale Kore provenienti da Iran, Italia, Kenia, Nigeria, Pakistan, Russia, Ucraina)

PVC, vetro acrilico o plexiglass, buste di plastica, fascette in plastica, cordini in plastica.

L’abito simboleggia la diversità e la lotta di donne provenienti da diverse nazioni, ora unite nella sartoria che rappresenta il loro sogno di autonomia e sostentamento per sé e i loro figli. Le mani rappresentano la libertà di viaggiare e i diritti umani, mentre l’acqua di plexiglass simboleggia il viaggio per mare, con le sue difficoltà e rischi. L’obiettivo è sensibilizzare verso una moda sostenibile, che rispetti le persone e diffonda messaggi universali.

 

9 WABI SABI di Silena D’Angeli (Centro Antiviolenza Angelita)

Carta da imballaggio pacchi, plastica, giornali, nastro usato, ventagli di carta piegata attaccati a reggiseno, tappetino antiscivolo in plastica, tenda da doccia come vestito a coda, un nastro preso da un pacco regalo., rivetti, rose realizzate con carta di libro attaccate con colla a caldo, zanzariera, spugna da bagno in plastica.

L’upcycling è la sfida di creare nuovi oggetti con materiali di scarto, conferendo loro un valore superiore. Questa pratica crea sostenibilità ambientale, riduce l’inquinamento e trova applicazione nella moda, design, edilizia e giocattoli. In particolare, il vestito realizzato dal Centro Antiviolenza Angelita vuole lanciare un messaggio di rinascita e trasformazione per le donne vittime di violenza, incoraggiando il riutilizzo creativo e la ricerca di una seconda possibilità. L’appello è per tutti di aiutare il pianeta e se stessi attraverso l’upcycling.

 

10 Spicchi di LUNA di Eugenia Benedetti e Graziella Cestari

Teli per imballaggio in materiale plastico, residuo della lavorazione dell’alluminio, gomma da addobbi natalizi, perle di collana rotta, gonnellino in tessuto riciclato, paglietta in alluminio

 

11 Tempo di Claps Donata e Vita Masi

Mantelline per parrucchieri in plastica bio (direttamente recuperate nel centro Coiffeur), sacchi di plastica per l’immondizia, buste della spesa, perline, spago, centrini, rete per decorazioni fiori, TNT, un telone da bar smontato dalla struttura dopo esser stato rovinato con un’improvvisa bomba d’acqua.

L’abito rappresenta la “Bellezza senza Tempo” della natura e l’importanza di proteggerla. È realizzato con plastica riciclata, simboleggiando il legame fragile tra l’uomo e la natura. Le mantelline da parrucchiere e il telone da bar rotto da una bomba d’acqua sono utilizzati per evidenziare l’impatto dell’uomo sull’ambiente e la necessità di prendere coscienza del nostro ruolo nella protezione della natura.

Gli abiti premiati dalla giuria
Tempo di Donata Claps (Foto Utopia Aps)

 

Buona la prima di Vive e cattive show (Foto Utopia App)
Spicchi di luna di Eugenia Benedetti e Graziella Cestari (Foto Utopia Aps)

 

Le idee e la creatività di tutti gli artisti hanno colpito, i messaggi trasmessi attraverso gli abiti sono più che mai attuali e sentiti, e speriamo continuino a diffonderli avvicinando sempre più persone grazie alla bellezza e alla leggerezza dei vestiti. Ben fatto! L’appuntamento con designer e creativi è per l’anno prossimo.

Puoi guardare il video della sfilata qui:

Foto: in copertina, Utopia Aps; dove non indicato, le foto sono state scattate da Dress ECOde©

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

15 + diciannove =