• Diversity&inclusion,  Fashion/Moda

    Storie di collaborazioni attive nella moda che (forse) non conosci

    La Fashion Revolution Week 2026 ha scelto come tema l’Active Collaboration. Noi abbiamo scelto di raccontarla attraverso episodi nella storia della moda che mostrassero la forza dell’unione. C’è un’immagine che resiste nell’immaginario collettivo della moda. Il designer che crea da solo, firma da solo, accoglie gli applausi da solo. Un’immagine potente, costruita nei decenni da biografie e documentari. In realtà, ci sono momenti in cui la moda ha davvero lasciato un segno nel mondo. I cambiamenti reali — quelli che hanno spostato i canoni di bellezza, aperto le passerelle a chi ne era escluso, costruito movimenti globali — sono nati ogni volta che qualcuno ha scelto di non agire da solo.…

  • Artigianato,  Companies / Aziende,  Dove acquistare,  Fashion/Moda,  Handicraft,  Upcycling/Riuso

    Vulnerabilità e scelte: cosa significa davvero costruire un brand più responsabile – Eyelet Milano

     C’è una parola che spesso, nella moda, resta fuori dallo storytelling: vulnerabilità. Eppure è proprio da lì che passano le scelte più rilevanti. Per i brand, ma anche per le persone. Essere vulnerabili non significa essere fragili. Significa esporsi con lucidità, riconoscere ciò che non funziona, accettare che non tutto può essere  fatto come si vorrebbe. È una forma di onestà. È una zona meno visibile, ma profondamente umana. Quella in cui si sta quando non si cerca più la perfezione e si inizia, invece, a guardare le cose per come sono. Nel sistema moda, questo è ancora più difficile.Perché la narrazione dominante chiede coerenza assoluta, identità forti, posizionamenti chiari.Chiede…

  • Companies / Aziende,  Fashion/Moda,  Non categorizzato

    L’uomo che vestiva Dior adesso veste Zara. Dovremmo essere felici?

    John Galliano torna in atelier. Ma la collaborazione con il colosso spagnolo di Inditex pone domande a cui  il comunicato stampa non ha ancora risposto Nel gennaio 2026, a Parigi, un abito da donna disegnato da John Galliano per Dior viene battuto all’asta per 637.500 euro. Poche settimane dopo, lo stesso designer annuncia che lavorerà per Zara. Non per una capsule di sei pezzi da fotografare su Instagram — per due anni, con collezioni stagionali, partendo dall’archivio del brand spagnolo. Se ti è venuta una sensazione strana leggendo queste due frasi una dopo l’altra, è comprensibile. Non significa necessariamente che sia una cosa sbagliata. Significa che è una cosa complicata.…

  • Fashion/Moda,  Responsible life / Stile di vita resp.

    Cos’è l’enclothed cognition e perché cambia la sostenibilità

    Come i vestiti che indossiamo modellano i nostri pensieri — e perché questo ha molto da dire alla moda sostenibile L’enclothed cognition (cognizione “vestita”) si riferisce al modo in cui l’abbigliamento influenza processi psicologici come pensieri, sentimenti e comportamenti, sia attraverso la sensazione fisica sia per il significato simbolico. La ricerca dimostra che questo effetto dipende sia dalle associazioni che facciamo quando indossiamo gli abiti sia dall’esperienza fisica. Negli ultimo anni questo fenomeno ha aperto una finestra affascinante sul rapporto tra ciò che indossiamo e ciò che pensiamo, proviamo e facciamo. Il camice che acuiva la mente Tutto parte da uno studio ormai classico, pubblicato nel 2012 da Hajo Adam…

  • Companies / Aziende,  Fashion/Moda

    Paradosso Shein in Francia: shop online sospeso

    Shein ha aperto il suo primo negozio permanente in Francia, all’interno del BHV Marais, un’istituzione del centro di Parigi, il 5 novembre 2025.Proprio lo stesso giorno, il governo francese ha annunciato l’avvio di una procedura per sospendere l’accesso al sito online di Shein, finché non dimostri piena conformità alle leggi nazionali. La decisione è emersa dopo che la watchdog francese dei consumatori (DGCCRF) ha rilevato sul marketplace di Shein la presenza di annunci inquietanti: sex-doll con caratteristiche definibili “child-like” e anche armi proibite, come machete e coltelli grossi.In risposta, Shein ha comunicato un divieto globale di vendita di sex-doll sulla piattaforma, ha sospeso temporaneamente la categoria “prodotti per adulti” in…

  • Companies / Aziende,  Fashion/Moda

    Gucci, Chloé e Loewe sanzionate dalla Commissione Europea: cosa significa per la moda sostenibile ed etica

     Lo scorso 14 ottobre 2025 la Commissione ha multato tre importanti marchi del lusso — Gucci, Chloé e Loewe — per un totale di 157 milioni di euro (circa 182 milioni di US$) per pratiche restrittive in materia di rivalutazione dei prezzi al dettaglio. Secondo la Commissione, i tre brand hanno imposto ai propri rivenditori indipendenti condizioni che limitavano la loro autonomia nei prezzi di vendita (sia online sia in negozio), definendo sconti massimi, periodi di vendita predeterminati o addirittura vietando certi sconti. Gucci ha ricevuto la sanzione più alta (circa €119,7 milioni), Chloé circa €19,7 milioni e Loewe €18 milioni. Le sanzioni sono state ridotte grazie alla cooperazione dei…

  • Circular economy,  Environment/Ambiente,  Fabrics/Tessuti,  Fashion/Moda

    Informazioni errate sui capi: il 41% delle etichette non dice la verità

    Nel panorama in continua evoluzione della moda sostenibile, la trasparenza è un pilastro fondamentale sia per i marchi sia per i consumatori. Le etichette tessili dovrebbero essere un faro di verità, eppure alcune ricerche smascherano una realtà ben diversa: un’ampia quota di capi in commercio presenta indicazioni fuorvianti o errate sulla composizione dei materiali. L’etichettatura scorretta dei capi mina così  l’integrità dell’industria della moda. Lo studio olandese: 41% di etichette sbagliate Uno studio condotto nei Paesi Bassi* su più di 10.000 capi ha rivelato statistiche allarmanti: le etichette non sono accurate nel 41% dei casi. La maggior parte del campione dello studio è costituita da indumenti post-consumo non riutilizzabili, scartati…

  • Fabrics/Tessuti,  Fashion/Moda

    Cuoio di T‑rex: realtà o fantascienza?

    Un progetto lanciato nel 2025 ha dato vita a Elemental X™, un materiale definito “cuoio di T‑rex” perché ispirato al DNA ricostruito di un Tyrannosaurus rex. Il singolare materiale, che mira essere un’alternativa più sostenibile alla pelle animale,  è stato ideato da Lab‑Grown Leather Ltd, in collaborazione con l’agenzia creativa VML e The Organoid Company. Cos’è e come nasce Alla base di questo materiale c’è il collagene fossile, una proteina che, in tracce, è sopravvissuta per milioni di anni nelle ossa di dinosauro. Gli scienziati non hanno quindi un DNA completo, ma utilizzano questi frammenti come modello di riferimento, una sorta di blueprint, per ricostruire e progettare sequenze proteiche che…

  • Artigianato,  Companies / Aziende,  Fashion/Moda,  Modern slavery / Schiavitù moderna

    Luxurywashing: lusso fa rima con etica?

    Se chiedessimo a chi acquista capi firmati da migliaia di euro se ritiene quei prodotti più sostenibili, molti risponderebbero di sì. Il prezzo elevato viene spesso interpretato come garanzia di qualità, tracciabilità, attenzione al lavoro umano. Eppure, lo scandalo che ha travolto recentemente Loro Piana, lo storico marchio del cashmere italiano coinvolto in un’indagine per caporalato, incrina questa convinzione. Non è un caso isolato. Max Mara, Dior, Armani, Valentino sono altri brand recentemente coinvolti in casi di condizioni di lavoro inadeguate. È un sintomo di un problema più profondo. In questo articolo-podcast ci addentriamo nel fenomeno del luxurywashing, ovvero la costruzione di un’immagine “green e etica” che nasconde pratiche non…

  • Companies / Aziende,  Fashion/Moda,  Modern slavery / Schiavitù moderna

    “Siete obese”: La fiaba cupa delle lavoratrici dietro ai lustrini della moda

    Quando la moda dimentica chi la cuce Tra gli anni Sessanta e Settanta, le operaie tessili di Reggio Emilia scesero in sciopero nelle principali fabbriche come Confit, Bloch, Maska, Max Mara, non solo per il salario. Chiedevano diritti sul corpo, sulla salute, sul tempo. Lavoravano in ambienti saturi di fibre, in piedi per ore, con turni notturni che non lasciavano spazio alla maternità, alla vita, alla dignità. Quelle donne, spesso invisibili nelle narrazioni sindacali dell’epoca, portarono nel cuore delle fabbriche un’urgenza nuova: la lotta non era solo economica. Era esistenziale. In casi come Max Mara, le lavoratrici chiedevano il riconoscimento delle organizzazioni sindacali e dei contratti nazionali di lavoro del…