• Companies / Aziende,  Fashion/Moda,  Modern slavery / Schiavitù moderna

    Shein: le false dichiarazioni sulle fabbriche del marchio ultra-fast-fashion

    Puoi ascoltare qui l’articolo: Shein   Shein (Zoetop Business Co Ltd) è un rivenditore online molto in voga, soprattutto tra i giovani, perché offre capi di moda a prezzi contenuti. Possiamo acquistare un outfit completo con meno di 30 dollari. Chi paga però al nostro posto? Uno dei problemi del fast fashion, di cui abbiamo scritto molte volte, è che nella maggior parte dei casi il prezzo così basso è frutto di mancato riconoscimento di un salario equo e di condizioni di lavoro appropriate ai lavoratori coinvolti nella produzione dei capi. Per questo motivo i consumatori chiedono sempre di più trasparenza sulla filiera produttiva. Shein propone decine di migliaia di stili,…

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    L’impatto della pelle e delle concerie: quello che non sappiamo e chi è dentro ha paura a dirci

    Puoi ascoltare qui l’articolo: L’impatto della pelle e delle concerie Quando ho visto il documentario di DW sul lato oscuro della moda-lusso sono stata male per diversi giorni. È un pugno allo stomaco. Volevo scriverne in un articolo, ma per farlo al meglio ho desiderato coinvolgere Francesco Gesualdi che in quel documentario racconta di un report realizzato sulla pelle e le concerie, ostacolato in più modi. Con l’obiettivo di diffondere quanto emerso anche a chi non ha la pazienza di leggere il report fino in fondo, ho chiesto il suo aiuto per ripercorrere i punti più rilevanti, ciò che non possiamo ignorare: è troppo importante per far finta di nulla…

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    Cambia MODA: una campagna e una comunità per un’industria della moda più etica e sostenibile

    Italiano/English below Puoi ascoltare qui l’articolo: Cambia MODA! #CambiaMODA! è una campagna di sensibilizzazione e una comunità di attivisti promosse da Mani Tese in collaborazione con Istituto Oikos e Fair, per promuovere un cambiamento nell’industria della moda mobilitando i cittadini e facendo pressione su aziende e decisori politici. L’iniziativa si inserisce nell’ambito del progetto Cambia MODA!, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo.Mani Tese è un’organizzazione non governativa che da oltre cinquant’anni si batte per la giustizia sociale, economica e ambientale nel mondo.Incontriamo Riccardo Rossella, Project Manager di Cambia MODA! per Mani Tese, e gli chiediamo di parlarci dell’iniziativa, confrontandoci su alcuni temi che la campagna tocca.“L’impegno di Mani Tese rispetto agli impatti dell’industria dell’abbigliamento ha radici profonde”, ci racconta Riccardo. “In uno dei paesi…

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    Fast fashion e sostenibilità sociale durante il COVID-19: quali brand non stanno pagando i lavoratori?

    Italiano/English below Puoi ascoltare qui l’articolo: Fast fashion, sostenibilità sociale, COVID Seguiamo con attenzione la situazione nelle fabbriche di abbigliamento, perché la sostenibilità sociale è uno degli aspetti che più ci coinvolge. E ci fa arrabbiare. Quando arrivano racconti di misere retribuzioni, di condizioni di lavoro senza garanzia di sicurezza, di mancato rispetto dei diritti dei lavoratori, di sfruttamento e schiavitù moderna. Racconti che coinvolgono fornitori di marchi fast fashion che, mentre leggiamo dei loro mancati pagamenti, propongono saldi, sconti e promozioni. Con la diffusione del COVID-19, seguiamo ancora più assiduamente la situazione lavorativa di chi prepara per noi, a km di distanza, ciò che arriva nel nostro armadio. In…

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    Magliette da uomo più sostenibili: 8 indirizzi dove trovarle e perché sceglierle al posto di quelle in cotone tradizionale

    Italiano/English below Puoi ascoltare qui l’articolo: Magliette uomo Le giornate estive si avvicinano, tempo di maniche corte e di cotone. Si stimano però 2.500–2.700 litri di acqua necessari per produrre una maglietta, principalmente perché la coltivazione del cotone è ad alta intensità idrica, nella metà dei casi in aree in cui le precipitazioni piovane non sono sufficienti per la sua crescita. Oltre a sottrarre una preziosa risorsa agli essere umani, l’utilizzo intensivo di acqua sconvolge gli ecosistemi locali, con conseguenze sulle caratteristiche del suolo e sul mantenimento della biodiversità mettendo a rischio specie animali. Inoltre, la coltivazione di cotone è responsabile del consumo di fertilizzanti, pesticidi e insetticidi tossici, che…

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    Succede ancora: un’altra azienda che produce per marchi internazionali va a fuoco causando vittime

    Italiano/English below Puoi ascoltare qui l’articolo: Succede ancora È successo di nuovo. Un’altra fabbrica che produce per aziende multinazionali, dopo quella crollata in Bangladesh circa 7 anni fa, è andata a fuoco. La mancanza di sicurezza antincendio nell’edificio è in gran parte responsabile dell’incidente che è avvenuto sabato 8 febbraio 2020 nella fabbrica di Nandan Denim ad Ahmedabad, gestita dal Gruppo Chiripal* che conta tra i suo clienti molti marchi internazionali. Le vittime sono 7 dipendenti, con un’età compresa tra 22 e 47 anni. Sebbene la causa dell’incendio non sia stata ancora comunicata, The Indian Express ha affermato che è iniziato nel reparto camiceria dove erano presenti più di 60 lavoratori, senza…

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    I marchi di abbigliamento complici della più grande repressione dei lavoratori nel settore in Bangladesh

    Italiano/English below Puoi ascoltare qui l’articolo: Audio-à-porter – I marchi Il tuo marchio di abbigliamento preferito è complice della repressione? In Bangladesh il nuovo salario minimo entrato in vigore lo scorso dicembre, è di 8.000 Taka (meno di 85 euro) al mese per i lavoratori dell’abbigliamento. Sebbene il salario minimo sia stato effettivamente raddoppiato, è ancora solo la metà di quanto chiesto dai sindacati – e tutt’altro che uno stipendio per vivere. Uno studio condotto da CPD (Center for Policy Dialogue) ha rilevato che il costo della vita complessivo per i lavoratori dell’abbigliamento è aumentato dell’86% tra il 2013 e il 2018. I costi alimentari sono in aumento del 57% e ogni volta…

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    1 bikini al prezzo di un caffè – La “rapid” fashion

    Italiano/English Missguided, il brand di Manchester, ha lanciato nella scorsa settimana una campagna promozionale per festeggiare 10 anni di empowerment delle donne, proponendo un bikini a 1 sterlina (= 1,1 euro). Le reazioni, come si può immaginare, da parte di ambientalisti, attivisti impegnati a fermare il fenomeno fast fashion e di persone sensibili alle tematiche green e sociali sono molteplici e forti. Il costume consiste in un sopra a triangolo e un sotto con laccetti ed è all’85% in poliestere (un tessuto derivato del petrolio, accusato di rilasciare microfibre nel lavaggio in lavatrice) e al 5% in elastan (fibra sintetica di poliuretano, usata per dare elasticità ai tessuti). Come può…

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    Fino al 30 giugno, The Fashion Experience: la verità su quello che indossi

    Italiano/English below Fino al 30 giugno in Piazza XXIV Maggio a Milano potete scoprire di più sull’impatto ambientale e sociale dei nostri vestiti. Nella piazza, Mani Tese in partnership con il comune di Milano ha realizzato un’installazione multimediale a ingresso libero: 3 padiglioni mobili in cui si snoda un percorso che racconta le conseguenze della filiera dell’abbigliamento. Quanti litri di acqua servono per produrre i nostri jeans? Quanta CO2 è emessa? Chi cuce i nostri vestiti? Come possono essere prodotte le nostre sneakers in modo più sostenibile? I volontari vi guideranno nel percorso per scoprire questo e altro.  Perfetto per portare con voi chi ancora non ha consapevolezza di come…

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    Cosa rispondono le aziende a uno studio di settore in cui emerge che non forniscono prove di pagare salari dignitosi a chi lavora per loro

    Italiano/English L’edizione 2019 della studio internazionale Tailored Wages, realizzato da Clean Clothes Campaign, analizza 20 aziende nell’industria dell’abbigliamento. L’85% dei marchi risulta dichiarare di essersi impegnato in qualche modo a garantire che i salari fossero sufficienti a sostenere le necessità di base dei lavoratori, ma nessun marchio lo ha messo in pratica per nessun dipendente nei paesi in cui viene prodotta la maggior parte dell’abbigliamento. Nessuna azienda è stata in grado di fornire prove per mostrare che i loro fornitori attualmente stanno pagando salari dignitosi. Lo studio riguarda Adidas, Amazon, C & A, Decathlon, Fast Retailing, Fruit of the Loom, GAP, G-Star RAW, Gucci, H&M, Hugo Boss, Inditex, Levi Strauss & Co., Nike, Primark,…