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	<title>Travel/Viaggi &#8211; Dress Ecode</title>
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		<title>Dai retroscena del lavoro nel fast fashion al desiderio di una moda più lenta ed etica: Manuela racconta The Casual Twinkle</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Oct 2023 08:21:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dalle aziende di moda tradizionale e di fast fashion alla propria piattaforma che propone capi più sostenibili, incontriamo Manuela Valta che ci racconta dei retroscena delle aziende di moda veloce, di come scegliere meglio i capi per i nostri bambini e bambine e ci parla della natura, di montagna, di viaggi lontani e dalla sua esperienza di mamma single. Entriamo nel mondo di The Casual Twinkle. Ascolta qui la puntata live del podcast su Speaker , Apple Podcasts o su Spotify: Ciao Manuela, sono anni che ci rincorriamo! &#8220;Non so da quant&#8217;è che lo diciamo, sì, è un piacere collaborare insieme. Ci siamo davvero tanto cercate, ma soprattutto ci piace parlare di moda e di sostenibilità&#8221;. Partiamo da una chiacchierata nel podcast! Mi incuriosisce come da ricercatrice di marketing tu sia poi arrivata a lanciare una piattaforma digitale per promuovere uno stile di vita sostenibile e dove si possono trovare capi, calzature, accessori che sono in linea con questo stile. Che cosa ti ha fatto avvicinare a una moda più responsabile venendo appunto dalla ricerca nel marketing? &#8220;Veramente il percorso è durato molto negli anni, mi sono avvicinata alla moda sostenibile. Sia in quanto ricercatrice quindi con grande esperienza di entrare nel merito, ho fatto un dottorato (sai bene cos&#8217;è entrare nel merito e nella profondità del perché e del come, porsi determinate domande su produzione, materiali, design). Sia in quanto consumatore, perché alla fine tutti noi siamo consumatori. Nello specifico dal 2008 faccio ricerche di marketing e mi concentro sulla valorizzazione dei brand e sulla catena di valore, quindi tutto il tragitto di un prodotto, dalla creazione al suo smaltimento e al suo consumo nell&#8217;industria della moda. Nello stesso tempo mi sono specializzata nella percezione che abbiamo noi consumatori sui brand, più di tutto nell&#8217;ambito del lusso, ma anche nel fashion, anzi, la mia prima esperienza è stata nel fast fashion. Guardo molto la componente emotiva, ciò che porta alle persone&#8221;. Fast Fashion&#8230; raccontaci qualcosa di più, Manuela. &#8220;All&#8217;inizio i modelli vincenti erano quelli che portavano al gruppo Inditex, quindi a Zara. Il gruppo Inditex è nato proprio per la velocità con cui proponevano collezione dopo collezione. Avevano e hanno un&#8217;ottima logistica integrata, quindi vuol dire nel momento in cui le cose vengono realizzate, prodotte e spedite al cliente è un processo veramente rapido.  Tendenzialmente avviene tutto nella loro sede alla Coruña, in Spagna, però la produzione avviene in tanti posti, in Cina, in India e in Marocco e poi portano tutte le cose nella loro sede. Cosa succede? Quando per la mia tesi di specialistica, quindi tantissimi anni fa, 2008-2009, ho studiato queste cose, sono andata proprio nella loro sede della Coruña a intervistare una manager. Lei stessa mi ha raccontato come questi capi, provenienti da paesi diversi, erano anche di qualità e di lavorazioni diverse. I migliori di tutti sono in Spagna, Portogallo e Marocco, perché la chiave di tutto era che in questi paesi la produzione era molto più controllata e sono molto più vicine a loro, sono paesi europei. La qualità dei tessuti era molto più alta. Da una parte ho detto &#8216;Wow, che bello, una super logistica, un ottimo sistema?, dall&#8217;altra mi lasciava qualche perplessità. Ho iniziato a pensare: &#8216;Ma scusami, quindi loro stessi dicono che ci sono dei prodotti A e dei prodotti B, una produzione A una produzione B. Quindi, qualità, provenienza, affidabilità della produzione dove sono se produciamo in Cina, in Turchia, in India?&#8217; Tanto meno in quegli anni si parlava di ambiente, di persone, di etica. Era proprio tutto concentrato sulla produzione, produrre il più possibile. Questa è stata la mia origine, più andavo a indagare e più mi facevo ulteriori domande. Questo ha toccato la mia mente di consumatrice. Ogni volta che facevo un acquisto ho iniziato a vedere l&#8217;etichetta, se andavo da Zara perché comunque visitavo molto spesso i loro negozi in tutto il mondo e in quel periodo in Spagna, giravo, controllavo provenienza, composizione. Tante volte non mi guardavano bene, come non mi guardano tutt&#8217;ora!&#8221; Ne so qualcosa di questa stranezza, guarda! Diventa poi un gesto automatico, ma necessario. Come quando si leggono gli ingredienti nei prodotti alimentari. Ma cosa è cambiato allora, Manuela nel tuo modo di acquistare abbigliamento una volta che sei venuta a conoscenza di tutte queste cose che ci stai raccontando? E chissà quante altre ne hai viste e sei venuto a sapere. &#8220;Sicuramente se acquisto dalle grandi catene del fashion, cerco di escludere il Made in China e in India, proprio perché non non ho quella sensazione di conoscenza che magari puoi avere su altri tipi di produzioni che sono più simili alla nostra. In Italia sai magari in certi posti dove viene prodotto meglio, c&#8217;è più comunicazione, più integrata. Prediligo sempre più spesso la qualità. Quando vedo prezzi troppo bassi, scarto perché purtroppo so cosa c&#8217;è dietro. Nello stesso tempo, preferisco tessuti morbidi, naturali. Ho eliminato poliesteri, sia per me sia per la produzione per The Casual Twinkle.  Cerco di acquistare il Made in Italy anche online. Ci sono siti online dove ti spiegano che è Made in Italy, cerco di prendere quello. Ovvio che poi sappiamo che Made in Italy è l&#8217;ultima fase del processo o il processo intero. Quindi cerco di seguire i brand attendibili, che dialogano con noi consumatori in merito alla qualità, alla produzione a 360°&#8221;. L&#8217;attenzione alla qualità, i tessuti, la provenienza: Manuela, e lo stile? &#8220;Si intreccia sempre con l&#8217;attenzione che pongo al vestire col mio stile, che è molto semplice ed elegante, molto curato. Non mi piace avere dei tagli che non danno nessun perché al corpo, come non mi piace mettere un tessuto rigido. Adoro sentirmi bene con me stessa, in armonia con il mio corpo, ma allo stesso tempo penso che il corpo di una donna meriti anche sensualità, morbidezza. Ognuno di noi ha un corpo diverso che va esaltato. Purtroppo tante volte capi a costo basso o tessuti duri non sono fatti per risaltare le forme del corpo. Secondo me la moda responsabile è anche una moda che ricerca dei capi che non coinvolgano solo per la bellezza estetica, ma anche per un certo tipo di stile e di taglio. Un&#8217;altra cosa, diciamo che ci sono delle dinamiche che mi rendono sempre più sensibile all&#8217;utilizzo di pratiche ambientali, sociali ed etiche positive. Una volta non veniva considerato. Adesso mi rendo conto che sto meglio se indosso qualcosa che sinceramente è fatto bene, non solo bene per me, ma è fatto bene anche per chi lavora. Non mi sento bene se so che un capo è stato fatto facendo del male a un lavoratore, come purtroppo sappiamo bene noi esperti di moda e anche un po&#8217; tutti ormai&#8221;. Hai raccontato di diversi aspetti che ti hanno fatto pensare, riflettere. Manuela, nella tua esperienza nella moda tradizionale, qual è l&#8217;aspetto che più ti ha colpito e che ti ha fatto poi dire basta con questo tipo di moda? &#8220;Guarda, allora Arianna, sicuramente da quando ho iniziato a vestire mia figlia è stata un po&#8217; una chiave che mi ha sollevato, perché sai fino a che pensi a te stessa, hai meccanismi che ormai hai messo in atto, quando devi vestire qualcun altro, come una mamma i propri figli&#8230; Ho iniziato a cercare di utilizzare la stessa concezione che uso per me ma, ahimè, quello che ho trovato sono stati capi di bassissima qualità, pratiche dietro che tu puoi sapere perché realmente il costo è proprio basso. Sai, mentre per noi abbiamo tutti gli armadi pieni, quindi possiamo creare, comporre, fare, per i bambini necessariamente ho dovuto comprare nuovo. Devo dire che affacciandomi al mondo dei bambini, sinceramente ho visto che loro sono un po&#8217; il primo frutto di una moda poco consapevole, nel senso che a parte il prezzo c&#8217;è proprio un concetto culturale: i bambini crescono, quindi non bisogna vestirli con capi che costano. No! Dico sicuramente no, perché non è che perché crescono, si meritano di essere vestiti che non hanno dei tagli, con dei poliesteri&#8230;Tante volte magari ti capita di ricevere un vestitino che è apparentemente bellissimo, ma poi lo metti e dici &#8216;Ma no, ma mia figlia non può stare con questo&#8217;. Recentemente ho visto un vestitino in un mercatino in poliestere con dei limoni, ha caldo no? C&#8217;è tutta una cultura dietro a cui sicuramente tengo tantissimo. C&#8217;è il concetto &#8216;non spendo per mio figlio e poi compro tantissime cose, 3X2 oppure i saldi&#8217;. Queste cose che già costano 5 €, le prendo a 3 €. Alla fine è una spesa notevole perché ci si riempie l&#8217;armadio di cose a basso costo e senza grande perché. Perché a mia figlia? Quando uno deve gestire i figli, cerca di fare il meglio. Se per te cerchi di fare bene, per i figli che sono il il tuo prolungamento cerchi di fare ancora meglio. Non mi andava assolutamente di vestirli con una moda tradizionale che faccia male sia loro sia anche a chi produce, all&#8217;ambiente, perché questi vestiti per bambini distruggono l&#8217;ecosistema&#8221;. Quindi è per questo che hai deciso di creare The Casual Twinkle? E cosa hai scelto di proporre sulla piattaforma? &#8220;Sì, sì, assolutamente. Tengo tantissimo, come dicevo poco fa, all&#8217;educazione dei miei figli, nel senso proprio di una cultura rispettosa e positiva verso ciò che fa parte di loro, quindi di ciò che come noi mamme, noi donne mettiamo sulla nostra pelle, così anche su di loro, anche di quello che è intorno a loro. Purtroppo e per fortuna i vestiti sono la prima essenza, non è solo apparenza. Noi italiani viviamo in un paese stupendo, fatto sia di meraviglie naturali sia di una cultura della moda incredibile. È in qualche modo un peccato vestirli di grandi marchi che non ci appartengono, poco attenti all&#8217;ambiente e privi di stile. Sicuramente la mia più grande volontà che ha fatto scattare questo è proprio che i bambini, i miei figli ma anche le future generazioni, possano crescere con dei valori, che siano sensibili al mondo e alle persone. I capi di abbigliamento, sembra banale o magari uno non ci pensa, però fanno anche questo. Lo vedo a distanza di anni, già da mia figlia più grande, è comunque abituata a questa cultura, inizia a capire, io le spiego. Soprattutto vestendo cose belle, mi chiede di indossarle di nuovo. Fino a 4 o 5 anni magari non capiscono, poi a 6-7 anni, iniziano a farsi anche loro una cultura, un&#8217;abitudine di come li abbiamo cresciuti. Quindi, nella mia boutique online ho scelto di dare proprio spazio principale alla moda bambino, di creare dei Total look composti non solo da capi ma anche da calzature e accessori che sono casual ed eleganti. Perché casual eleganti? A parte che è un po&#8217; il mio stile, però poi ho cercato di pensare ai bambini, comunque devono essere vestiti comodi, devono potersi muovere, perché sono continuamente in movimento. Lo stile per me è qualcosa che fa parte di un&#8217;essenza del vestire. Ecco, ho desiderato tantissimo che ci fosse un&#8217;armonia con la natura. L&#8217;armonia di The Casual Twinkle abbraccia solidi principi che sono a livello ambientale, sociale ed etico. Proprio da esperta di marketing, volevo che l&#8217;intero processo, dal design all&#8217;utilizzo del capo, fosse tracciabile e controllato. Cosa vuol dire? Che la catena di produzione, questa che ho raccontato prima di Zara, che andava in India, poi tornava alla Coruña in Spagna, poi veniva da noi in Italia o ritornava in India o in Turchia, ho desiderato che questo che fosse il più breve possibile. Ci sono io che offro i prodotti, c&#8217;è il consumatore che li utilizza e dietro di me c&#8217;è soltanto il brand che pone il marchio e che li produce. C&#8217;è un unico caso, quello di un brand danese che produce in Bolivia, ma una delle due fondatrici è boliviana, è come il prolungamento di questo brand. Inoltre è fondamentale per me che ci sia una ricerca dietro a ogni cosa: dietro a ogni brand che propongo c&#8217;è una grandissima selezione di...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dalle aziende di moda tradizionale e di fast fashion alla propria piattaforma che propone capi più sostenibili, incontriamo Manuela Valta che ci racconta dei retroscena delle aziende di moda veloce, di come scegliere meglio i capi per i nostri bambini e bambine e ci parla della natura, di montagna, di viaggi lontani e dalla sua esperienza di mamma single. Entriamo nel mondo di The Casual Twinkle.</p>
<p>Ascolta qui la puntata live del <a href="https://www.spreaker.com/episode/57454351">podcast su Speaker</a> , <a href="https://podcasts.apple.com/it/podcast/pop-up-green/id1492683642">Apple Podcasts</a> o su Spotify:</p>
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<h5><span style="color: #e7b928;">Ciao Manuela, sono anni che ci rincorriamo!</span></h5>
<p>&#8220;Non so da quant&#8217;è che lo diciamo, sì, è un piacere collaborare insieme. Ci siamo davvero tanto cercate, ma soprattutto ci piace parlare di moda e di sostenibilità&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #e7b928;">Partiamo da una chiacchierata nel podcast! Mi incuriosisce come da ricercatrice di marketing tu sia poi arrivata a lanciare una piattaforma digitale per promuovere uno stile di vita sostenibile e dove si possono trovare capi, calzature, accessori che sono in linea con questo stile. Che cosa ti ha fatto avvicinare a una moda più responsabile venendo appunto dalla ricerca nel marketing?</span></h5>
<p>&#8220;Veramente il percorso è durato molto negli anni, mi sono avvicinata alla moda sostenibile. Sia in quanto ricercatrice quindi con grande esperienza di entrare nel merito, ho fatto un dottorato (sai bene cos&#8217;è entrare nel merito e nella profondità del perché e del come, porsi determinate domande su produzione, materiali, design). Sia in quanto consumatore, perché alla fine tutti noi siamo consumatori. Nello specifico dal 2008 faccio ricerche di marketing e mi concentro sulla valorizzazione dei brand e sulla catena di valore, quindi tutto il tragitto di un prodotto, dalla creazione al suo smaltimento e al suo consumo nell&#8217;industria della moda. Nello stesso tempo mi sono specializzata nella percezione che abbiamo noi consumatori sui brand, più di tutto nell&#8217;ambito del lusso, ma anche nel fashion, anzi, la mia prima esperienza è stata nel fast fashion. Guardo molto la componente emotiva, ciò che porta alle persone&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #e7b928;">Fast Fashion&#8230; raccontaci qualcosa di più, Manuela.</span></h5>
<p>&#8220;<strong>All&#8217;inizio i modelli vincenti erano quelli che portavano al gruppo Inditex, quindi a Zara</strong>. Il gruppo Inditex è nato proprio per la velocità con cui proponevano collezione dopo collezione. Avevano e hanno un&#8217;ottima logistica integrata, quindi vuol dire nel momento in cui le cose vengono realizzate, prodotte e spedite al cliente è un processo veramente rapido.  Tendenzialmente avviene tutto nella loro sede alla Coruña, in Spagna, però la produzione avviene in tanti posti, in Cina, in India e in Marocco e poi portano tutte le cose nella loro sede. Cosa succede? Quando per la mia tesi di specialistica, quindi tantissimi anni fa, 2008-2009, ho studiato queste cose, sono andata proprio nella loro sede della Coruña a intervistare una manager. Lei stessa mi ha raccontato come questi capi, provenienti da paesi diversi, erano anche di qualità e di lavorazioni diverse. I migliori di tutti sono in Spagna, Portogallo e Marocco, perché la chiave di tutto era che in questi paesi la produzione era molto più controllata e sono molto più vicine a loro, sono paesi europei. La qualità dei tessuti era molto più alta. Da una parte ho detto &#8216;Wow, che bello, una super logistica, un ottimo sistema?, dall&#8217;altra mi lasciava qualche perplessità. Ho iniziato a pensare:</p>
<blockquote><p><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-17219 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-01.jpg" alt="" width="318" height="477" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-01.jpg 683w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-01-200x300.jpg 200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-01-600x900.jpg 600w" sizes="(max-width: 318px) 100vw, 318px" />&#8216;Ma scusami, quindi loro stessi dicono che ci sono dei prodotti A e dei prodotti B, una produzione A una produzione B. Quindi, qualità, provenienza, affidabilità della produzione dove sono se produciamo in Cina, in Turchia, in India?&#8217;</p></blockquote>
<p>Tanto meno in quegli anni si parlava di ambiente, di persone, di etica. <strong>Era proprio tutto concentrato sulla produzione, produrre il più possibile.</strong></p>
<p>Questa è stata la mia origine, più andavo a indagare e più mi facevo ulteriori domande. Questo ha toccato la mia mente di consumatrice. Ogni volta che facevo un acquisto ho iniziato a vedere l&#8217;etichetta, se andavo da Zara perché comunque visitavo molto spesso i loro negozi in tutto il mondo e in quel periodo in Spagna, giravo, controllavo provenienza, composizione. Tante volte non mi guardavano bene, come non mi guardano tutt&#8217;ora!&#8221;</p>
<h5><span style="color: #e7b928;">Ne so qualcosa di questa stranezza, guarda! Diventa poi un gesto automatico, ma necessario. Come quando si leggono gli ingredienti nei prodotti alimentari. Ma cosa è cambiato allora, Manuela nel tuo modo di acquistare abbigliamento una volta che sei venuta a conoscenza di tutte queste cose che ci stai raccontando? E chissà quante altre ne hai viste e sei venuto a sapere.</span></h5>
<p>&#8220;Sicuramente se acquisto dalle grandi catene del fashion, <strong>cerco di escludere il Made in China e in India,</strong> proprio perché non non ho quella sensazione di conoscenza che magari puoi avere su altri tipi di produzioni che sono più simili alla nostra. In Italia sai magari in certi posti dove viene prodotto meglio, c&#8217;è più comunicazione, più integrata. Prediligo sempre più spesso la qualità. <strong>Quando vedo prezzi troppo bassi, scarto perché purtroppo so cosa c&#8217;è dietro.</strong> Nello stesso tempo, preferisco tessuti morbidi, naturali. Ho eliminato poliesteri, sia per me sia per la produzione per The Casual Twinkle.  Cerco di acquistare il Made in Italy anche online. Ci sono siti online dove ti spiegano che è Made in Italy, cerco di prendere quello. Ovvio che poi sappiamo che Made in Italy è l&#8217;ultima fase del processo o il processo intero. Quindi cerco di seguire i brand attendibili, che dialogano con noi consumatori in merito alla qualità, alla produzione a 360°&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #e7b928;">L&#8217;attenzione alla qualità, i tessuti, la provenienza: Manuela, e lo stile?</span></h5>
<p>&#8220;Si intreccia sempre con l&#8217;attenzione che pongo al vestire col mio stile, che è molto semplice ed elegante, molto curato. Non mi piace avere dei tagli che non danno nessun perché al corpo, come non mi piace mettere un tessuto rigido. Adoro sentirmi bene con me stessa, in armonia con il mio corpo, ma allo stesso tempo penso che il corpo di una donna meriti anche sensualità, morbidezza. Ognuno di noi ha un corpo diverso che va esaltato. Purtroppo tante volte capi a costo basso o tessuti duri non sono fatti per risaltare le forme del corpo. <strong>Secondo me la moda responsabile è anche una moda che ricerca dei capi che non coinvolgano solo per la bellezza estetica, ma anche per un certo tipo di stile e di taglio.</strong> Un&#8217;altra cosa, diciamo che ci sono delle dinamiche che mi rendono sempre più sensibile all&#8217;utilizzo di pratiche ambientali, sociali ed etiche positive. Una volta non veniva considerato. Adesso mi rendo conto che sto meglio se indosso qualcosa che sinceramente è fatto bene, non solo bene per me, ma è fatto bene anche per chi lavora. Non mi sento bene se so che un capo è stato fatto facendo del male a un lavoratore, come purtroppo sappiamo bene noi esperti di moda e anche un po&#8217; tutti ormai&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #e7b928;">Hai raccontato di diversi aspetti che ti hanno fatto pensare, riflettere. Manuela, nella tua esperienza nella moda tradizionale, qual è l&#8217;aspetto che più ti ha colpito e che ti ha fatto poi dire basta con questo tipo di moda?</span></h5>
<p>&#8220;Guarda, allora Arianna, sicuramente da quando ho iniziato a vestire mia figlia è stata un po&#8217; una chiave che mi ha sollevato, perché sai fino a che pensi a te stessa, hai meccanismi che ormai hai messo in atto, quando devi vestire qualcun altro, come una mamma i propri figli&#8230; Ho iniziato a cercare di utilizzare la stessa concezione che uso per me ma, ahimè, quello che ho trovato sono stati capi di bassissima qualità, pratiche dietro che tu puoi sapere perché realmente il costo è proprio basso. Sai, mentre per noi abbiamo tutti gli armadi pieni, quindi possiamo creare, comporre, fare, per i bambini necessariamente ho dovuto comprare nuovo. <strong>Devo dire che affacciandomi al mondo dei bambini, sinceramente ho visto che loro sono un po&#8217; il primo frutto di una moda poco consapevole</strong>, nel senso che a parte il prezzo c&#8217;è proprio un concetto culturale: <strong>i bambini crescono, quindi non bisogna vestirli con capi che costano</strong>.<img decoding="async" class=" wp-image-17235 alignright" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-07-scaled.jpg" alt="" width="318" height="475" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-07-scaled.jpg 1709w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-07-200x300.jpg 200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-07-1367x2048.jpg 1367w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-07-1160x1738.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-07-600x899.jpg 600w" sizes="(max-width: 318px) 100vw, 318px" /></p>
<p>No! Dico sicuramente no, perché non è che perché crescono, si meritano di essere vestiti che non hanno dei tagli, con dei poliesteri&#8230;Tante volte magari ti capita di ricevere un vestitino che è apparentemente bellissimo, ma poi lo metti e dici &#8216;Ma no, ma mia figlia non può stare con questo&#8217;. Recentemente ho visto un vestitino in un mercatino in poliestere con dei limoni, ha caldo no? C&#8217;è tutta una cultura dietro a cui sicuramente tengo tantissimo. C&#8217;è il concetto &#8216;non spendo per mio figlio e poi compro tantissime cose, 3X2 oppure i saldi&#8217;. Queste cose che già costano 5 €, le prendo a 3 €. <strong>Alla fine è una spesa notevole perché ci si riempie l&#8217;armadio di cose a basso costo e senza grande perché.</strong> Perché a mia figlia? Quando uno deve gestire i figli, cerca di fare il meglio. Se per te cerchi di fare bene, per i figli che sono il il tuo prolungamento cerchi di fare ancora meglio. Non mi andava assolutamente di vestirli con una moda tradizionale che faccia male sia loro sia anche a chi produce, all&#8217;ambiente, perché questi vestiti per bambini distruggono l&#8217;ecosistema&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #b2a4d4;"><img decoding="async" class="wp-image-17221 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-12.jpg" alt="" width="360" height="360" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-12.jpg 1400w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-12-300x300.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-12-1024x1024.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-12-150x150.jpg 150w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-12-768x768.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-12-1160x1160.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-12-75x75.jpg 75w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-12-1320x1320.jpg 1320w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-12-600x600.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-12-100x100.jpg 100w" sizes="(max-width: 360px) 100vw, 360px" /><span style="color: #e7b928;">Quindi è per questo che hai deciso di creare The Casual Twinkle? E cosa hai scelto di proporre sulla piattaforma?</span></span></h5>
<p>&#8220;Sì, sì, assolutamente. Tengo tantissimo, come dicevo poco fa, all&#8217;educazione dei miei figli, nel senso proprio di una cultura rispettosa e positiva verso ciò che fa parte di loro, quindi di ciò che come noi mamme, noi donne mettiamo sulla nostra pelle, così anche su di loro, anche di quello che è intorno a loro. Purtroppo e per fortuna i vestiti sono la prima essenza, non è solo apparenza. Noi italiani viviamo in un paese stupendo, fatto sia di meraviglie naturali sia di una cultura della moda incredibile. <strong>È in qualche modo un peccato vestirli di grandi marchi che non ci appartengono, poco attenti all&#8217;ambiente e privi di stile.</strong></p>
<p>Sicuramente la mia più grande volontà che ha fatto scattare questo è proprio che i bambini, i miei figli ma anche le future generazioni, possano crescere con dei valori, che siano sensibili al mondo e alle persone. I capi di abbigliamento, sembra banale o magari uno non ci pensa, però fanno anche questo. Lo vedo a distanza di anni, già da <strong>mia figlia più grande, è comunque abituata a questa cultura, inizia a capire, io le spiego</strong>. Soprattutto vestendo cose belle, mi chiede di indossarle di nuovo. Fino a 4 o 5 anni magari non capiscono, poi a 6-7 anni, iniziano a farsi anche loro una cultura, un&#8217;abitudine di come li abbiamo cresciuti. Quindi, nella mia boutique online ho scelto di dare proprio spazio principale alla moda bambino, di creare dei Total look composti non solo da capi ma anche da calzature e accessori che sono casual ed eleganti.</p>
<p>Perché casual eleganti? A parte che è un po&#8217; il mio stile, però poi ho cercato di pensare ai bambini, comunque devono essere vestiti comodi, devono potersi muovere, perché sono continuamente in movimento. Lo stile per me è qualcosa che fa parte di un&#8217;essenza del vestire. Ecco, ho desiderato tantissimo che ci fosse un&#8217;armonia con la natura. L&#8217;armonia di The Casual Twinkle abbraccia solidi principi che sono a livello ambientale, sociale ed etico. <strong>Proprio da esperta di marketing, volevo che l&#8217;intero processo, dal design all&#8217;utilizzo del capo, fosse tracciabile e controllato.</strong></p>
<p>Cosa vuol dire? Che la catena di produzione, questa che ho raccontato prima di Zara, che andava in India, poi tornava alla Coruña in Spagna, poi veniva da noi in Italia o ritornava in India o in Turchia, ho desiderato che questo che fosse il più breve possibile. Ci sono io che offro i prodotti, c&#8217;è il consumatore che li utilizza e dietro di me c&#8217;è soltanto il brand che pone il marchio e che li produce. C&#8217;è un unico caso, quello di un brand danese che produce in Bolivia, ma una delle due fondatrici è boliviana, è come il prolungamento di questo brand. Inoltre è fondamentale per me che ci sia una ricerca dietro a ogni cosa: dietro a ogni brand che propongo c&#8217;è una grandissima selezione di capi esclusivi unici, realizzati con prodotti naturali e per esempio per donna sono tutti realizzati in Italia e in upcycling, quindi evitando ulteriori sprechi. Questo è il filone che viene sempre ritrovato in The Casual Twinkle: utilizzo di materiali naturali, sostegno alle persone, sostegno all&#8217;ambiente, non sprechi, proprio partendo dal design&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #b2a4d4;"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-17223 aligncenter" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-02.jpg" alt="" width="662" height="442" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-02.jpg 1300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-02-300x200.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-02-1024x684.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-02-768x513.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-02-1160x775.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-02-600x401.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 662px) 100vw, 662px" /></span></h5>
<h5><span style="color: #e7b928;">Per i bambini cosa troviamo sulla piattaforma?</span></h5>
<p>&#8220;Per i bambini, abbiamo delle polo, camicie, felpe che sono ricamate a mano a Treviso, quindi qui vicino. Ho visto come fanno questi ricami a mano e ti innamori subito perché ci mettono una passione, una cura, una precisione e non hanno nessun tipo di strumento se non la mano che ricama ed è un qualcosa di incredibile. Poi ci sono anche gli abiti, i pantaloni, i pagliaccetti. Tutti questi hanno cashmere, lino o cotone e tutto di altissima qualità, rientriamo in schemi di tutela dei prodotti, sono tutti certificati. Non ho le certificazioni ma i miei fornitori le hanno proprio per dare una continuità e tutelare sia il consumatore sia chi lavora, che sta facendo realmente un lavoro utile anche l&#8217;ambiente&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #e7b928;">E per i più piccoli?</span></h5>
<p>&#8220;Ci sono dei body, delle salopette, dei pagliaccetti, ricamati a mano in velluto, sono veramente stupendi. A completare il look ci sono le scarpe: stivaletti, sneakers, sandali, tutto quello che ti viene in mente di scarpe per bambino. Questi sono prodotti artigianalmente in Portogallo da un brand danese che è pioniere della sostenibilità. Dal 2005 pensa che cercano le migliori soluzioni per i piedi bambini, perché uno pensa che il piede del bambino, anzi magari uno non ci pensa, è veramente tanto delicato e ha bisogno del giusto supporto in ogni fase di crescita. Queste scarpe sono realizzate tutte in pelle. Qualcuno ha anche conciata al vegetale, senza agenti chimici e tutte con sostanze e componenti chimiche non tossiche. Poi per la stagione invernale abbiamo questa collezione di cui parlavo prima di provenienza dalla Bolivia, che sono delle maglie dei capi in alpaca. La particolarità è che sono innanzitutto realizzati a mano in Bolivia, ma soprattutto sono 100% in alpaca. Infatti non so se qualcuno guarda mai, io, tu sì perché me l&#8217;hai detto, le etichette: raramente troviamo 100% lana, figurarsi alpaca. Perché l&#8217;alpaca? È estremamente morbida e ha delle proprietà che sono termoregolanti ed è una specie di fibra. Questi piccoli peletti di alpaca vengono tutti composti insieme e creano veramente una qualità, una morbidezza che è simile al cashmere. Questo brand, per esempio supporta lo sviluppo sostenibile degli allevatori e delle loro famiglie, anche l&#8217;istruzione dei loro figli&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #e7b928;">Oltre all&#8217;abbigliamento per bambini, dicevi che ci sono anche capi da donna, anche per le mamme.</span></h5>
<p>&#8220;Lingerie, active wear, costumi da bagno, tshirt. Hai presente quella t-shirt che tutti noi, o almeno io, ho sempre voluto morbida, che caschi bene, che risalti le forme del corpo, che non caschi tipo lunga come una t-shirt, nel senso la usiamo con la gonna, la usiamo sotto la giacca, la possiamo usare coi jeans, con gli stivali e risalta il corpo. Tutti gli altri pezzi risaltano la sensualità, le forme del corpo. The Casual Twinkle propone artigianalità, stile, dettagli, comodità. Proprio per il mio desiderio di avere delle collezioni che siano versatili, si possono utilizzare in più occasioni, componendo anche con pochi pezzi che durano nel tempo, per esempio le maglie di alpaca sono indistruttibili, sono incredibili, ma così come sono le polo, puoi fare quanti lavarci vuoi che il cotone rimane integro. Facciamo del bene ai nostri bambini e a noi e a chi li produce&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #b2a4d4;"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-17238 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-03-e1698676556304.jpg" alt="" width="599" height="398" /><span style="color: #e7b928;">Perché questo nome? Manuela, toglimi la curiosità.</span></span></h5>
<p>&#8220;È un nome pieno di metafore ed è un&#8217;essenza molto dolce. Casual è lo stile di vita, casual ma elegante. È anche un modo di porsi alla vita: quando capitano avvenimenti casuali un po&#8217; nella nostra vita, dove magari siamo felici, magari siamo appesantiti, però in questo modo casual troviamo una specie di spensieratezza, una gioia di vivere. Twinkle invece vuol dire sberluccichio ed è la scintilla di questi momenti, è un bagliore che ci illumina, lo sberluccichio delle Stelle e il luccichio dei raggi del sole. Avete presente quando il sole riflette i raggi, oppure quando la luna riflette il suo essere sul mare? Sono di Trieste, quindi sberluccichio sul mare dei raggi del Sole e della luna. Mi ha appassionato. Inoltre Twinkle ricorda anche la ninna nanna per bambini <em>Twinkle, twinkle little star</em>,  che ogni mamma conosce, è una dolcezza per i bambini. È uno stile sensibile alla nostra vita, dove siamo noi a dare senso alle nostre scelte con la nostra volontà, siamo noi a cogliere quella scintilla che è dentro di noi e questo proprio nel mondo della moda è importantissimo. <strong>Come la moda in qualche modo è caduta, ci ha spinto a comprare e comprare sempre di più, noi possiamo dire basta in un modo di vestirsi casual elegante, decidiamo di brillare e di riemergere anche nel mondo della moda.</strong> Vuole essere un richiamo alla natura pieno di fascino, ma anche un&#8217;eleganza e comodità, appunto uno stile raffinato, curato. Non è solo un brand, è anche qualcosa di più, è un avvicinarsi a una cultura umana. Lo sai, ho anche un blog dove racconto di esperienze di vita vissuta da mamma, dei pensieri, dei viaggi, in un&#8217;ottica consapevole. Propongo sia le mie collezioni, sia altri brand che conosciuto. È proprio un essere casuale e felici&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #e7b928;">Quali aspetti della sostenibilità caratterizzano i capi che proponi, Manuela?</span></h5>
<p>&#8220;In merito ai capi e alle calzature, come ti raccontavo prima, sono tutti sostenibili, è un po&#8217; la grande particolarità della piattaforma, a livello sociale, ambientale, etico. I<strong>n un unico posto ci sono pochi, selezionatissimi brand. Per donna è tutto in upcycling, tessuti rigenerati di altissima qualità.</strong> I prodotti sono a chilometro zero, non vengono impiegate nuove risorse per produrre i tessuti, perché ci si avvale di quello che esiste già, proprio seguendo il concetto di upcycling e riduciamo gli scarti dell&#8217;industria della moda. La nostra boutique abbraccia il design circolare, cioè sia nella fase creativa sia nella progettazione, vengono tenuti in considerazione le risorse e tutti i materiali utilizzati e chi realizza questi prodotti. In un&#8217;ottica in armonia con la natura. Per esempio nella produzione dei capi in alpaca, vengono utilizzate le coccinelle come pesticida naturale, mi sono innamorata di questo concetto. Diamo ampissimo spazio a tecniche artigianali come il ricamo, oppure tutti i brand realizzano i propri prodotti a mano. Questo per me è sorprendente, anche perché il design è innovativo, mentre le tecniche vengono da varie tradizioni tessili a poco a poco migliorate negli anni&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #e7b928;">C&#8217;è un articolo per bambini che consigli di più? E se sì, perché?</span></h5>
<p>&#8220;Questa è una bella domanda! Come si sarà capito, adoro i capi in alpaca. Le maglie sono calde, sono termoregolanti, sono morbide. Con una maglia di alpaca ti fai tranquillamente la stagione intera, ma non solo invernale, anche i primi tempi freddi d&#8217;autunno o primavera, la primavera matta di quest&#8217;anno. Anche per i bambini piccoli. Non pensavo, ma ho i tester che sono i miei figli, l&#8217;ho provata anche sul piccolo e usata tantissimo, stringono e i bambini hanno bisogno di sentirsi coccolati. Hanno bisogno di colore, di essere avvolti. Consiglio anche le polo, gli abiti ricamati, i pagliaccetti. Scusami, è difficile veramente come domanda! Tengo tantissimo al Made in Italy, perché sono artigianali, perché ho visto questa azienda, vado spesso a trovarli. Sono veramente incredibili, hanno una cura, una passione nello scegliere i tessuti. Insieme, creiamo delle collezioni veramente stupende. E poi le scarpe: stivaletti per bambino/bambina hanno pelle morbida, sono termoregolanti, veramente tutti fatti per sostenere il piede&#8221;.</p>

<a href='https://dress-ecode.com/dai-retroscena-del-lavoro-nel-fast-fashion-al-desiderio-di-una-moda-piu-lenta-ed-etica-manuela-racconta-the-casual-twinkle/salopette-blu-body-bambino-dettaglio-grande/'><img loading="lazy" decoding="async" width="550" height="825" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-04.jpg" class="attachment-full size-full" alt="" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-04.jpg 550w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-04-200x300.jpg 200w" sizes="auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px" /></a>
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<h5></h5>
<h5><span style="color: #e7b928;">Hai menzionato prima il tuo blog, che seguo da un po&#8217; di tempo con delle belle immagini che parlano di luoghi, di esperienze nella natura. Pensi che anche questo legame con il mondo naturale abbia influito sulla tua scelta di uscire dalla moda tradizionale, e di preferire di creare qualcosa che avesse a che fare con brand più legati alla sostenibilità?</span></h5>
<p>&#8220;Con questa domanda fai bingo! Sono nata a Trieste, una città affacciata sul mare, che è però un altipiano verdeggiante, cioè c&#8217;è una collina immensa composta da verde, boschi. Quindi da una parte ho sempre visto il tramonto sul mare, dall&#8217;altra invece in 5 minuti sono in mezzo a boschi profumati. Sono molto sportiva, da sempre pratico attività all&#8217;aperto, in riva al mare, nuoto, oppure tra i boschi a correre, porto il cane, i bambini. I miei genitori hanno educato me e mio fratello alla montagna, nel senso siamo andati tantissimo in tutte le stagioni in montagna. Pensa che varie volte ho vissuto in città anche molto carine a Long Beach, in California, vicino a Los Angeles, a Madrid, a Vienna, Oxford, tra studio e lavoro, ho girato un po&#8217;. Ogni volta il richiamo del mio mondo naturale mi ha sempre riportata a casa. Questo per me è stato determinante nel creare il mio cammino, ed è una sensibilità che ho maturato e continuo a maturare, a vivere. C&#8217;è stato un po&#8217; la scintilla, a proposito di Twinkle, che ha fatto costruire i pezzi di The Casual Twinkle&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #e7b928;">Ci racconti di qualche posto speciale che hai visto che ti ha fatto riflettere o ispirato sull&#8217;impatto che abbiamo sulla natura?</span></h5>
<p>&#8220;Sì certo, Arianna. <strong>Trieste è sicuramente una fonte di ispirazione costante, il cielo assume dei colori incredibili. Penso proprio per l&#8217;aria leggera, in qualche modo che c&#8217;è appunto tra il mare, i monti, i boschi.</strong> Sicuramente la montagna, un luogo che mi dona pace, serenità, sulle Dolomiti, di solito  vado lì. Mi sembra che ogni cosa sia in armonia con se stessa e con le cose intorno. Proprio l&#8217;altro weekend eravamo in montagna, ho visto un tramonto sui monti dal balconcino di questo appartamento dove stavamo, pieno di gerani e di fiori. E aveva da poco piovuto, stava spuntando l&#8217;ultimo sole che colorava di verde acceso i prati di fronte. C&#8217;era anche un ruscello vicino, si sente il rumore dell&#8217;acqua che scorre. Scenari come questi che ti prendono al 100% mente corpo e mi fanno pensare che ci sia un senso di completezza, molto spesso che si può raggiungere anche con poche cose, quasi come se non si necessitasse nient&#8217;altro. Soprattutto d&#8217;estate, c&#8217;è quando cammino in vetta una maestosità della natura che mi affascina e che mi sembra un regalo che la natura fa a noi. Al tempo stesso, però, sappiamo che la natura è molto fragile. Basta vedere come stanno cambiando il meteo, la morfologia del territorio. Ero in montagna, eravamo vicino alla Marmolada, a occhio nudo vedi, io mi ricordo com&#8217;era una volta. Vedi i progressi all&#8217;indietro che sta facendo, quanto si sta sciogliendo, è anche crollato quel pezzo. Ho provato un po&#8217; anche a spiegare a mia figlia, a ricordare questa cosa. <strong>Penso che la natura sia una grande ispirazione, ma anche mi fa riflettere sul fatto che dobbiamo sicuramente proteggerla</strong>&#8220;.</p>
<h5><span style="color: #b2a4d4;"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-17225 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-20.jpg" alt="" width="385" height="576" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-20.jpg 683w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-20-200x300.jpg 200w" sizes="auto, (max-width: 385px) 100vw, 385px" /><span style="color: #e7b928;">Da mamma single con spirito di avventura, come hai vissuto queste esperienze con tua figlia? Dove siete andate? Difficoltà e bellezza del viaggiare con lei?</span></span></h5>
<p>&#8220;Sì, Arianna, sai una volta una mia amica mi ha chiesto qual è la cosa più difficile nell&#8217;essere una mamma single e quasi senza pensarci le ho detto &#8216;condividere le esperienze che ho vissuto insieme a mia figlia con qualcun altro&#8217;, ma in questo caso, ovviamente, col papà. Ecco, per me questa è stata sempre una difficoltà, perché sono comunque molto espansiva in certe cose, nelle avventure, negli avvenimenti belli. Mi piace raccontare, confrontarmi. Siamo stati in montagna e ho camminato tra le vette con tutti i meteo, sempre facendo attenzione alle condizioni. Sono diventata bravissima e conosco tutte le condizioni meteo sempre. <strong>Conosco quanto tempo ci sto, calcolo i tempi, i ritmi, l&#8217;abbigliamento sempre in più per cambiare nel caso ci si bagni</strong>. Sono le piccole avventure di quando sei da solo, perché devi essere preparato ad ogni evenienza. Poi anche con lei in spalla nello zaino, quando ha iniziato a camminare. Non mi sono mai arresa. Anche ciò che piaceva a me, magari un po&#8217; insegnavo a lei, un po&#8217; comunque effettivamente facevo contenta anche me stessa&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #e7b928;">Dove siete andate?</span></h5>
<p>&#8220;Siamo andate nei Paesi Baschi, sono andate a trovare un&#8217;amica, poi siamo state qualche giorno da sole. <strong>L&#8217;ho portata in Lapponia, nell&#8217;Artico. Ecco è stato il viaggio forse che mi ha fatto capire quanto alla fine posso contare anche su me stessa, sulle mie forze. Sono viaggi magari impegnativi dove dormi poco, devi organizzare. Però tutto questo mi ha aperto un cuore, la mente.</strong> Viaggi con una piccola creatura che devi crescere e difendere, proteggere, insegnare. Sei solo con un bambino, non ti stai confrontando con un adulto, devi trovare anche il modo per te che sia uno svago, che non sia una fatica. Devo dirti la verità, alla fine tutti questi sforzi, soprattutto lo sforzo fisico in certi momenti, è sempre stato ripagato da complicità, estrema serenità. Ci siamo raccontate tutti i tipi di storie possibili immaginabili. Abbiamo riso come matte, certi momenti arrabbiate non ci parlavamo più. Adesso c&#8217;è anche il fratellino di 2 anni, siamo una specie di armonia totale e senza confini, è molto piacevole. Da mamma, speri sempre di crescere dei bambini sereni, sensibili, nel mio caso anche con una cultura positiva perché mi rendo conto che un po&#8217; uno switch mentale. Ce l&#8217;ho e mi piacerebbe insegnarlo. Spero che con queste avventure, un po&#8217; matte, mi rendo conto, un po&#8217; fuori dagli schemi, i figli possano sia avere un modo rispettoso verso se stessi, nel raggiungere i propri obiettivi, le proprie mete, sia vivere in armonia anche con il mondo che li circonda&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #e7b928;">Che belli questi viaggi, Manuela, soprattutto quello in Lapponia. Avevo visto le foto chissà come deve essere stato emozionante anche con la tua bimba fare questo viaggio! C&#8217;è qualcosa che vuoi dire, qualche consiglio che vuoi dare alle mamme per scegliere i capi dei loro bimbi e delle loro bimbe?</span></h5>
<p>&#8220;Sì, ti ringrazio per questa domanda. <strong>Consiglio di prendere pochi capi, magari leggermente in crescita e che siano versatili. Questo cosa vuol dire? Di pensare alla stagione, non all&#8217;evento, di pensare alla maglia per l&#8217;inverno, alla scarpa calda o quella per la pioggia. Di non pensare a quella festa, quel matrimonio, perché quelli sono dei casi unici.</strong> Dobbiamo comunque prendere dei capi per bambini che siano duraturi. Quindi, spendere secondo me un pochino di più per le cose che abbiano bei tagli, un bello stile, che non solo sembrano belli ma che lo siano realmente. Se c&#8217;è in mezzo il discorso sostenibile, non possono costare poco, perché purtroppo se costano poco in automatico vuol dire che non sono sostenibili. Spendete di più per un capo singolo piuttosto che comprare tanti capi che sembrano belli ma cascano senza forma e valgono poco. Magari di diffidare un po&#8217; dalle grandi catene, nel senso che tante città sono bombardate dalle grandi catene. Di cercare il brand particolare e purtroppo questi si trovano online, non perché io sono online, ma c&#8221;è molta più scelta molto spesso. E di fidarsi del brand, nel senso di vedere la pagina prodotto, cosa racconta. Perché molto spesso tanti si dicono sostenibili, ma non lo sono&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #e7b928;">Secondo te cosa bisogna guardare nella pagina per capire se sono più sostenibili?</span></h5>
<p>&#8220;Guardi un po&#8217; la descrizione del brand e un po&#8217; anche la storia, se c&#8217;è la pagina sostenibilità, che non siano cose dette per dire, ma che siano veramente sentite, che ci siano foto di produzione. Oppure anche che <strong>nella pagina prodotto sia ben descritta, una bella guida taglie, una bella presentazione del prodotto, ma proprio bella, che ti narri la storia di quel prodotto.</strong> Molto spesso c&#8217;è scritto fatto &#8216;in EU&#8217;, Unione Europea. Dove? Come? Un po&#8217; noi consumatore dobbiamo sempre porci delle domande, anche se non siamo tecnici, ma una storia ogni capo c&#8217;è l&#8217;ha, ogni brand ce l&#8217;ha. Inoltre, penso che <strong>vestire i bambini con qualche taglia in più non fa male.</strong> Effettivamente loro crescono e i prodotti costano soprattutto se come dicevamo sono fatti bene. Senza problemi, a un bambino, una bambina che veste 116 si può prendere 128. Diciamo che dall&#8217;anno mezzo in su comunque i bambini hanno una crescita costante. Qualche centimetro in più, a meno che non deve essere una maglia stretta sul collo, un girocollo se lo prendi un po&#8217; più largo non è che ti è largo, se i capi sono fatti bene. Non pensate che prendendo capi che costano di più alla fine andate a spendere veramente di più, perché avete delle cose essenziali. Non riempirsi gli armadi: come non dobbiamo riempirci i nostri, così non dobbiamo riempire gli armadi nei nostri bambini. E fare molta attenzione alle scarpe. Sono fondamentali. Misurate sempre il piedino e calcolate 1 cm in più. Soprattutto, una volta mi ricordo una fisiatra mi ha detto &#8216;Sai, i primi anni i bambini hanno un piede veramente delicato e hanno bisogno di un supporto&#8217;. Qua è stata appunto una di quelle &#8216;casual twinkle&#8217;, come li chiamo io. Effettivamente mi hanno fatto comporre il pezzo, sono veramente dei consigli che do sulle scarpe. Sono essenziali per i bambini.</p>
<p><strong>Fate gli acquisti con amore. Non solo verso se stessi, che il bambino sia bello, ma anche per i capi che si comprano, che facciano del bene perché il pianeta è così bello, ma è anche così fragile</strong>&#8220;.</p>
<h5><span style="color: #e7b928;">Grazie Manuela per aver raccontato dei capi, soprattutto per bambini, per aver dato i consigli e anche per averci fatto immaginare le tue avventure con la tua bimba e adesso anche con il tuo bimbo! La prossima volta speriamo di incontrarci in mezzo alla natura per un altro episodio. Chissà, magari qualcos&#8217;altro insieme. Grazie per averci raccontato della tua esperienza e del tuo progetto.</span></h5>
<p>&#8220;Grazie Arianna, grazie a te è stato un piacere fare questa chiacchierata, è sicuramente un&#8217;ottima idea di creare un episodio in mezzo alla natura. E speriamo di incontrarci presto perché ci parliamo tanto in vari modi, ma non siamo mai riuscite a vederci di persona. Complimenti ancora per l&#8217;ottimo lavoro che svolgi e la passione che ci metti. A presto!&#8221;</p>
<p>The Casual Twinkle &gt; <a href="https://www.thecasualtwinkle.com/">Sito web</a>; <a href="https://www.instagram.com/thecasualtwinkle">Instagram</a>; <a href="https://www.facebook.com/thecasualtwinkle">Facebook</a>.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-16731" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/06/Aiutaci-a-diffondere-una-moda-piu-sostenibile-condividi-i-nostri-articoli-3.gif" alt="" width="700" height="100" /></p>
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		<title>Gli alpaca, la loro lana e i prodotti naturali: intervista alle allevatrici Ladina e Simona</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Sep 2019 06:29:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Italiano/English below pictures Puoi ascoltare qui l&#8217;articolo: Audio-à-porter &#8211; Alpaca, Ladina e Simona 1 Circondata dalle montagne della Valmalenco con le punte innevate, accerchiata dalla natura e dai fiori della padrona di casa, siedo al sole nel giardino di Ladina, allevatrice di alpaca, davanti alla veranda del suo laboratorio. Sono di nuovo in questo posto speciale, dopo aver frequentato qualche anno fa un corso di filatura e tintura naturale della lana, per scrivere di Ladina, sua figlia Simona e dei loro &#8220;ragazzi&#8221;. Così sono affettuosamente nominati infatti i veri padroni di casa di Alpacas la Foppa, quando non vengono chiamati uno a uno per nome: di fianco all&#8217;abitazione e al negozio, in una stalla e due ampi recinti, vivono 12 alpaca, accanto a capre e pecore. Qui regna un amore smisurato per queste simpatiche creature. Tutto ruota intorno al loro benessere. Al punto che se chiamate e insistete per vederli in orari o giornate o periodi non previsti, Ladina vi dirà fermamente che non è possibile se comporta un disagio, uno sforzo o un affaticamento per i suoi &#8220;ragazzi&#8221;. &#8220;Prima il benessere degli animali, poi i capricci&#8221;, mi spiega con una risolutezza che nasconde amorevole tenerezza per gli alpaca. Nella prima puntata su questo posto incantevole, vi raccontiamo dei protagonisti, gli alpaca. Non perdete la seconda puntata, in cui parleremo della lana che proviene da questi animali, affrontando lo spinoso tema &#8220;è una tortura o non è una tortura per l&#8217;animale?&#8221;. Vi racconteremo anche dei gomitoli e delle creazioni che si possono acquistare da Ladina e Simona, le ascolteremo parlarne in un video! Partiamo da dove la lana ha origine: gli animali. Come avete iniziato ad allevare alpaca?  Abbiamo visto un servizio di Melaverde su questi animali, ci siamo incuriositi e abbiamo iniziato a cercare informazioni su internet riguardo gli allevamenti. Siamo andate a visitarne, per saperne di più. Quando li abbiamo visti da subito ce ne siamo innamorati! Abbiamo cominciato nel 2010 con tre alpaca: Kelita, Rodrigo e Fernando.  Vi eravate documentate su questi splendidi animali? Sì, ho letto un libro, ho cercato su internet, mi sono abbonata alla rivista Lamas. Fonti per lo più straniere (tedesche o americane) perché in Italia si trova poco. Mi ha aiutato molto un libro di un&#8217;autrice americana che ha sviluppato un metodo di approccio agli alpaca molto valido, che rispetta tanto il loro mondo, il loro modo di pensare, la comprensione dei loro movimenti. Sono aspetti importanti da capire prima di agire e avere a che fare con loro. Capire gli alpaca è cruciale, perché non parliamo di semplici animali domestici, hanno caratteri ben particolari! Sì, esatto. Sono tanto curiosi e allo stesso tempo riservati. È proprio questa riservatezza che va compresa! Bisogna capire che non amano il contatto fisico. Quindi non possiamo venire qui e fiondarci ad accarezzarli rincorrendoli, giusto? Proprio no&#8230; Hanno questa esigenza di non voler sempre essere toccati, accarezzati, portati in giro. Sono animali molto, molto intelligenti. Hanno il loro modo di esprimersi e capiscono ciò che vuoi da loro. Se entro nel recinto a mani vuote, mi guardano, mi studiano: &#8220;Viene solo a vedere, viene a trovarci&#8221;. Se entro con la cavezza (un accessorio che con la longhina serve per condurre gli animali), capiscono che è ora di fare un giro e si comportano in modo molto diverso.  Si fanno capire anche con i versi, a proposito come si chiama il verso dell&#8217;alpaca? Humming!  È la loro modalità di comunicare tra di loro e pure con noi. Anche con il movimento delle orecchie &#8220;parlano&#8221; o con il modo di inclinare la testa. È diverso dal linguaggio per esempio di un cane o di un gatto. Bisogna comprendere una cosa: l&#8217;alpaca nella natura è una preda. Per cui quando entriamo nel recinto ci vedono come predatori. Se entra un estraneo si chiedono: &#8220;Viene in pace o è un potenziale aggressore?&#8221;. Lì entra in gioco il loro linguaggio corporeo.  Quando allora ci accompagnano nelle passeggiate per loro è una sofferenza? No, se vedessi una sofferenza per loro non li farei uscire. Lasciamo che siano loro ad avvicinarsi per la passeggiata. È capitato di lasciarne a casa uno. Quando arrivo con le cavezzine e vedono schierate alcune persone, capiscono subito che è ora di uscire. Se non volessero passeggiare, non si lascerebbero prendere e per prima non li forzerei. Stabiliamo orari e giornate proprio per rispettare il loro benessere. In luglio e agosto, definiamo un calendario di visite prestabilite (3 giorni alla settimana, di cui 2 qui al laboratorio con attività di fattoria didattica per i bambini e 1 di gita sui sentieri verso gli alpeggi). Negli altri mesi solo nei week-end o su richiesta. Da novembre poi prevediamo un periodo di riposo, per lasciare che gli alpaca vivano in tranquillità la loro vita naturale, che pascolino, mangino e dormano serenamente. Quando mi trovo davanti a chi insiste molto per farli uscire dal recinto in momenti inopportuni per gli animali, senza comprendere le motivazioni, penso: &#8220;Non è un circo&#8230; né uno zoo&#8230;&#8221;. Purtroppo ultimamente è diventata un po&#8217; una moda, quella dell&#8217;alpaca. Mi hanno telefonato per chiedermi di comprarne uno da tenere in casa&#8230; Non è un peluche, non è un animale da compagnia. Sono stata contattata anche per averne uno per fare una pubblicità, ma abbiamo detto no perché voleva dire un grande disagio per l&#8217;animale, sia nel trasporto sia nel luogo chiuso in cui volevano girare&#8221;. Gli alpaca, Ladina, mi sembra che ci aiutino a capire una grande lezione sulla natura: dobbiamo avvicinarci con rispetto, non volendo dominarla, come spesso facciamo. Questi animali, con il loro peculiare carattere, ci invitano a comprendere le esigenze naturali. Se li amiamo, li rispettiamo. Giusto? Sì, per esempio ci insegnano osservando la loro scarsa propensione a farsi accarezzare. Nelle passeggiate, avvisiamo di non toccarli senza avere accortezza: poche volte e solo sul collo. Quando camminano non desiderano essere toccati, meglio nelle soste. Non gradiscono il contatto fisico, neppure tra di loro, tranne tra mamma e cuccioli. La mamma alpaca è molto protettiva, il piccolo diventa la sua ombra fino a 8-10 mesi. Altrimenti, tra adulti, non si sdraiano neppure uno accanto all&#8217;altro e, se durante il trekking si sfiorano per caso camminando, si sputano! (Lo sputo è segno di disappunto o di difesa). Sorrido, perché li capisco e penso che un po&#8217; mi sento un alpaca (non per lo sputo), quando mi trovo nelle ore di punta in metropolitana o sul bus! Un&#8217;altra curiosità che possiamo raccontare è la dinamica tra i maschi del gruppo.  Sì, Sancho è al momento il capo branco, un alpaca nel pieno della gioventù, sopra i tre anni, con un carattere forte. Fernando, che ha 15 anni, non vorrebbe mai essere capo branco perché ama stare per i fatti suoi. Yavari e Misky invece cercano di prendere il posto di Sancho, scontrandosi per avere la leadership. Un momento di tenerezza tra loro da raccontarci? Tra le femmine, Kelita ha alcuni problemi alla cute per cui ha bisogno di creme e gocce. Quando le metto le gocce, Lonquimai viene a controllare, mette il naso nel vasetto per verificare cos&#8217;è, segue tutto! Ecco chi sono i 12 alpaca! I miei preferiti sono la coppia di fidanzati Yuma &#8211; Lonquimai. -fine prima puntata- English &#8211; The alpacas, their wool and the natural products: interview to the breeders Ladina and Simona Surrounded by the mountains of the Valmalenco with snow-capped peaks, in the middle of nature and the flowers of the lady of the house, I sit in the sun in the garden of Ladina, an alpaca breeder, in front of the veranda of her laboratory. I am again in this special place, having attended a course in spinning and natural wool dyeing a few years ago, to write about Ladina, her daughter Simona and their &#8220;kids&#8221;. In this way indeed the real hosts of Alpacas la Foppa are affectionately named, when they are not called one by one by first name: next to the house and the shop, in a stable and two large enclosures, 12 alpacas live, next to goats and sheep. Here a boundless love for these funny creatures reigns. Everything revolves around their well-being. To the point that if you call and insist on seeing them at unexpected times or days or periods, Ladina will firmly tell you that it is not possible if it involves an inconvenience, an effort or a fatigue for her &#8220;kids&#8221;. &#8220;First the welfare of the animals, then the whims&#8221;, she explains to me with a resoluteness that hides loving tenderness for the alpacas. In the first episode on this enchanting place, we tell you about the protagonists, the alpacas. Do not miss the second episode, in which we will talk about the wool that comes from the alpacas, facing the thorny theme &#8220;is it torture or is it not torture for the animal?&#8221;. We will also tell you about the balls of wool and the creations that you can buy from Ladina and Simona, we will listen to them talking about it in a video! Let&#8217;s begin from where the wool originates: the animals. How did you start raising alpacas? We saw a report of Melaverde on these animals, we were curious and we started looking for information on the internet about the farms. We went to visit them, to learn more. When we saw those animals, we fell immediately in love with them! We started in 2010 with three alpacas: Kelita, Rodrigo and Fernando. Did you read up on these beautiful animals? Yes, I read a book, I searched the internet, I subscribed to Lamas magazine. Mostly from foreign sources (German or American) because there is little in Italy. A book by an American author who developed a very valid method of approach to alpacas, which respects both their world, their way of thinking, understanding of their movements helped me a lot. These are important aspects to comprehend before acting and dealing with these animals. Understanding alpacas is crucial, because we are not talking about simple pets, they have very special characters! Yes exactly. They are so curious and at the same time reserved. It is precisely this confidentiality that must be understood! We must understand that they do not like physical contact. So we can&#8217;t come here and rush to stroke them, running after them, right? Not really&#8230; They have this need to not always want to be touched, caressed, carried around. They are very, very intelligent animals. They have their own way of expressing themselves and they understand what you want from them. If I enter the enclosure with empty hands, they look at me, they study me: &#8220;She comes alone to see, she comes to visit us&#8221;. If I enter with the cavezza (an accessory that, with the lead, serves to lead the animals), they understand that it is time to walk around and behave very differently. They make themselves understood even with verses. By the way, what does an alpaca&#8217;s call sound like? Humming! It is their way of communicating with each other and also with us. Even with the movement of the ears &#8220;they talk&#8221; or with the way they recline the head. It is different from the language of a dog or cat, for example. We must understand one thing: the alpaca in nature is a prey. So when we enter the fence they see us as predators. If a stranger enters, they ask themselves, &#8220;Is he/she at peace or is he/she a potential aggressor?&#8221;. Their body language comes into play there. When they accompany us on walks, is it then a pain for them? No, if I saw a suffering for them I would not let them out. We let them get closer to us for the walk. It happened to me to leave one at home. When I arrive with the little &#8220;cavezza&#8221; and they see some people lined up, they immediately understand that it&#8217;s time to go out. If they didn&#8217;t want to walk, they wouldn&#8217;t let themselves be caught and...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Italiano/English below pictures</p>
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<p>Circondata dalle montagne della Valmalenco con le punte innevate, accerchiata dalla natura e dai fiori della padrona di casa, siedo al sole nel giardino di Ladina, allevatrice di alpaca, davanti alla veranda del suo laboratorio. Sono di nuovo in questo posto speciale, dopo aver frequentato qualche anno fa un corso di filatura e tintura naturale della lana, per scrivere di Ladina, sua figlia Simona e dei loro &#8220;ragazzi&#8221;. Così sono affettuosamente nominati infatti i veri padroni di casa di <a href="http://www.alpacaslafoppa.com">Alpacas la Foppa</a>, quando non vengono chiamati uno a uno per nome: di fianco all&#8217;abitazione e al negozio, in una stalla e due ampi recinti, vivono 12 alpaca, accanto a capre e pecore. <strong>Qui regna un amore smisurato per queste simpatiche creature. Tutto ruota intorno al loro benessere.</strong> Al punto che se chiamate e insistete per vederli in orari o giornate o periodi non previsti, Ladina vi dirà fermamente che non è possibile se comporta un disagio, uno sforzo o un affaticamento per i suoi &#8220;ragazzi&#8221;. &#8220;Prima il benessere degli animali, poi i capricci&#8221;, mi spiega con una risolutezza che nasconde amorevole tenerezza per gli alpaca.</p>
<p>Nella prima puntata su questo posto incantevole, vi raccontiamo dei protagonisti, gli alpaca. <strong>Non perdete la seconda puntata</strong>, in cui parleremo della lana che proviene da questi animali, affrontando lo spinoso tema &#8220;è una tortura o non è una tortura per l&#8217;animale?&#8221;. Vi racconteremo anche dei gomitoli e delle creazioni che si possono acquistare da Ladina e Simona, le ascolteremo parlarne in un video!</p>
<p>Partiamo da dove la lana ha origine: gli animali.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Come avete iniziato ad allevare alpaca? </strong></span></p>
<p>Abbiamo visto un servizio di <em>Melaverde</em> su questi animali, ci siamo incuriositi e abbiamo iniziato a cercare informazioni su internet riguardo gli allevamenti. Siamo andate a visitarne, per saperne di più. Quando li abbiamo visti da subito ce ne siamo innamorati! Abbiamo cominciato nel 2010 con tre alpaca: Kelita, Rodrigo e Fernando. </p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Vi eravate documentate su questi splendidi animali?</strong></span></p>
<p>Sì, ho letto un libro, ho cercato su internet, mi sono abbonata alla rivista Lamas. Fonti per lo più straniere (tedesche o americane) perché in Italia si trova poco. Mi ha aiutato molto un libro di un&#8217;autrice americana che ha sviluppato un metodo di approccio agli alpaca molto valido, che rispetta tanto il loro mondo, il loro modo di pensare, la comprensione dei loro movimenti. Sono aspetti importanti da capire prima di agire e avere a che fare con loro.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Capire gli alpaca è cruciale, perché non parliamo di semplici animali domestici, hanno caratteri ben particolari!</strong></span></p>
<p>Sì, esatto. Sono tanto curiosi e allo stesso tempo riservati. È proprio questa riservatezza che va compresa! Bisogna capire che non amano il contatto fisico.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Quindi non possiamo venire qui e fiondarci ad accarezzarli rincorrendoli, giusto?</strong></span></p>
<p>Proprio no&#8230; Hanno questa esigenza di non voler sempre essere toccati, accarezzati, portati in giro. Sono animali molto, molto intelligenti. Hanno il loro modo di esprimersi e capiscono ciò che vuoi da loro. Se entro nel recinto a mani vuote, mi guardano, mi studiano: &#8220;Viene solo a vedere, viene a trovarci&#8221;. Se entro con la <em>cavezza</em> (un accessorio che con la longhina serve per condurre gli animali), capiscono che è ora di fare un giro e si comportano in modo molto diverso. </p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Si fanno capire anche con i versi, a proposito come si chiama il verso dell&#8217;alpaca?</strong></span></p>
<p><em>Humming!</em>  È la loro modalità di comunicare tra di loro e pure con noi. Anche con il movimento delle orecchie &#8220;parlano&#8221; o con il modo di inclinare la testa. È diverso dal linguaggio per esempio di un cane o di un gatto. Bisogna comprendere una cosa: l&#8217;alpaca nella natura è una preda. Per cui quando entriamo nel recinto ci vedono come predatori. Se entra un estraneo si chiedono: &#8220;Viene in pace o è un potenziale aggressore?&#8221;. Lì entra in gioco il loro linguaggio corporeo. </p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Quando allora ci accompagnano nelle passeggiate per loro è una sofferenza?</strong></span></p>
<p>No, se vedessi una sofferenza per loro non li farei uscire. Lasciamo che siano loro ad avvicinarsi per la passeggiata. È capitato di lasciarne a casa uno. Quando arrivo con le cavezzine e vedono schierate alcune persone, capiscono subito che è ora di uscire. Se non volessero passeggiare, non si lascerebbero prendere e per prima non li forzerei. Stabiliamo orari e giornate proprio per rispettare il loro benessere. In luglio e agosto, definiamo un calendario di visite prestabilite (3 giorni alla settimana, di cui 2 qui al laboratorio con attività di fattoria didattica per i bambini e 1 di gita sui sentieri verso gli alpeggi). Negli altri mesi solo nei week-end o su richiesta. <strong>Da novembre poi prevediamo un periodo di riposo, per lasciare che gli alpaca vivano in tranquillità la loro vita naturale, che pascolino, mangino e dormano serenamente.</strong> Quando mi trovo davanti a chi insiste molto per farli uscire dal recinto in momenti inopportuni per gli animali, senza comprendere le motivazioni, penso: &#8220;Non è un circo&#8230; né uno zoo&#8230;&#8221;. <strong>Purtroppo ultimamente è diventata un po&#8217; una moda, quella dell&#8217;alpaca.</strong> Mi hanno telefonato per chiedermi di comprarne uno da tenere in casa&#8230; <strong>Non è un peluche, non è un animale da compagnia</strong>. Sono stata contattata anche per averne uno per fare una pubblicità, ma abbiamo detto no perché voleva dire un grande disagio per l&#8217;animale, sia nel trasporto sia nel luogo chiuso in cui volevano girare&#8221;.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Gli alpaca, Ladina, mi sembra che ci aiutino a capire una grande lezione sulla natura: dobbiamo avvicinarci con rispetto, non volendo dominarla, come spesso facciamo. Questi animali, con il loro peculiare carattere, ci invitano a comprendere le esigenze naturali. Se li amiamo, li rispettiamo. Giusto?</strong></span></p>
<p>Sì, per esempio ci insegnano osservando la loro scarsa propensione a farsi accarezzare. Nelle passeggiate, avvisiamo di non toccarli senza avere accortezza: poche volte e solo sul collo. Quando camminano non desiderano essere toccati, meglio nelle soste. Non gradiscono il contatto fisico, neppure tra di loro, tranne tra mamma e cuccioli. La mamma alpaca è molto protettiva, il piccolo diventa la sua ombra fino a 8-10 mesi. Altrimenti, tra adulti, non si sdraiano neppure uno accanto all&#8217;altro e, se durante il trekking si sfiorano per caso camminando, si sputano! (Lo sputo è segno di disappunto o di difesa).</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Sorrido, perché li capisco e penso che un po&#8217; mi sento un alpaca (non per lo sputo), quando mi trovo nelle ore di punta in metropolitana o sul bus! Un&#8217;altra curiosità che possiamo raccontare è la dinamica tra i maschi del gruppo. </strong></span></p>
<p>Sì, Sancho è al momento il capo branco, un alpaca nel pieno della gioventù, sopra i tre anni, con un carattere forte. Fernando, che ha 15 anni, non vorrebbe mai essere capo branco perché ama stare per i fatti suoi. Yavari e Misky invece cercano di prendere il posto di Sancho, scontrandosi per avere la leadership.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Un momento di tenerezza tra loro da raccontarci?</strong></span></p>
<p>Tra le femmine, Kelita ha alcuni problemi alla cute per cui ha bisogno di creme e gocce. Quando le metto le gocce, Lonquimai viene a controllare, mette il naso nel vasetto per verificare cos&#8217;è, segue tutto!</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Ecco chi sono i 12 alpaca! I miei preferiti sono la coppia di fidanzati Yuma &#8211; Lonquimai.</strong></span></p>
<p style="text-align: center;"><em>-fine prima puntata-</em></p>


<figure class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="720" height="540" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/Alpacas-la-Foppa.jpg" alt="" data-id="5454" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=5454" class="wp-image-5454" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/Alpacas-la-Foppa.jpg 720w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/Alpacas-la-Foppa-600x450.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/Alpacas-la-Foppa-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure></li></ul></figure>



<figure class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="911" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_7576-1024x911.jpg" alt="" data-id="5459" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=5459" class="wp-image-5459" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_7576-1024x911.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_7576-600x534.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_7576-300x267.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_7576-768x683.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_7576-1160x1032.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li></ul></figure>



<figure class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-3 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="749" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_7509-1024x749.jpg" alt="" data-id="5362" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=5362" class="wp-image-5362" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_7509-1024x749.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_7509-600x439.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_7509-300x219.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_7509-768x562.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_7509-1160x849.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="974" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_7496-1024x974.jpg" alt="" data-id="5363" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=5363" class="wp-image-5363" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_7496-1024x974.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_7496-600x571.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_7496-300x285.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_7496-768x731.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_7496-1160x1104.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_7496.jpg 1750w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="982" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_7488-1024x982.jpg" alt="" data-id="5364" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=5364" class="wp-image-5364" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_7488-1024x982.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_7488-600x575.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_7488-300x288.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_7488-768x736.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_7488-1160x1112.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="905" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_1269-1024x905.jpg" alt="" data-id="5365" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=5365" class="wp-image-5365" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_1269-1024x905.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_1269-600x530.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_1269-300x265.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_1269-768x679.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_1269-1160x1025.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="853" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_1311-1024x853.jpg" alt="" data-id="5456" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=5456" class="wp-image-5456" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_1311-1024x853.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_1311-600x500.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_1311-300x250.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_1311-768x640.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_1311-1160x967.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="853" height="893" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_1306-1.jpg" alt="" data-id="5457" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=5457" class="wp-image-5457" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_1306-1.jpg 853w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_1306-1-600x628.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_1306-1-287x300.jpg 287w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/09/IMG_1306-1-768x804.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 853px) 100vw, 853px" /></figure></li></ul></figure>


<hr>
<h5><span style="color: #acc0a5;">English &#8211; The alpacas, their wool and the natural products: interview to the breeders Ladina and Simona</span></h5>
<p>Surrounded by the mountains of the Valmalenco with snow-capped peaks, in the middle of nature and the flowers of the lady of the house, I sit in the sun in the garden of Ladina, an alpaca breeder, in front of the veranda of her laboratory. I am again in this special place, having attended a course in spinning and natural wool dyeing a few years ago, to write about Ladina, her daughter Simona and their &#8220;kids&#8221;. In this way indeed the real hosts of <a href="http://www.alpacaslafoppa.com">Alpacas la Foppa</a> are affectionately named, when they are not called one by one by first name: next to the house and the shop, in a stable and two large enclosures, 12 alpacas live, next to goats and sheep. <strong>Here a boundless love for these funny creatures reigns. Everything revolves around their well-being.</strong> To the point that if you call and insist on seeing them at unexpected times or days or periods, Ladina will firmly tell you that it is not possible if it involves an inconvenience, an effort or a fatigue for her &#8220;kids&#8221;. &#8220;First the welfare of the animals, then the whims&#8221;, she explains to me with a resoluteness that hides loving tenderness for the alpacas.</p>
<p>In the first episode on this enchanting place, we tell you about the protagonists, the alpacas. <strong>Do not miss the second episode</strong>, in which we will talk about the wool that comes from the alpacas, facing the thorny theme &#8220;is it torture or is it not torture for the animal?&#8221;. We will also tell you about the balls of wool and the creations that you can buy from Ladina and Simona, we will listen to them talking about it in a video!</p>
<p>Let&#8217;s begin from where the wool originates: the animals.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>How did you start raising alpacas?</strong></span></p>
<p>We saw a report of <em>Melaverde</em> on these animals, we were curious and we started looking for information on the internet about the farms. We went to visit them, to learn more. When we saw those animals, we fell immediately in love with them! We started in 2010 with three alpacas: Kelita, Rodrigo and Fernando.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Did you read up on these beautiful animals?</strong></span></p>
<p>Yes, I read a book, I searched the internet, I subscribed to Lamas magazine. Mostly from foreign sources (German or American) because there is little in Italy. A book by an American author who developed a very valid method of approach to alpacas, which respects both their world, their way of thinking, understanding of their movements helped me a lot. These are important aspects to comprehend before acting and dealing with these animals.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Understanding alpacas is crucial, because we are not talking about simple pets, they have very special characters!</strong></span></p>
<p>Yes exactly. They are so curious and at the same time reserved. It is precisely this confidentiality that must be understood! We must understand that they do not like physical contact.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>So we can&#8217;t come here and rush to stroke them, running after them, right?</strong></span></p>
<p>Not really&#8230; They have this need to not always want to be touched, caressed, carried around. They are very, very intelligent animals. They have their own way of expressing themselves and they understand what you want from them. If I enter the enclosure with empty hands, they look at me, they study me: &#8220;She comes alone to see, she comes to visit us&#8221;. If I enter with the <em>cavezza</em> (an accessory that, with the lead, serves to lead the animals), they understand that it is time to walk around and behave very differently.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>They make themselves understood even with verses. By the way, what does an alpaca&#8217;s call sound like?</strong></span></p>
<p><em>Humming</em>! It is their way of communicating with each other and also with us. Even with the movement of the ears &#8220;they talk&#8221; or with the way they recline the head. It is different from the language of a dog or cat, for example. We must understand one thing: the alpaca in nature is a prey. So when we enter the fence they see us as predators. If a stranger enters, they ask themselves, &#8220;Is he/she at peace or is he/she a potential aggressor?&#8221;. Their body language comes into play there.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>When they accompany us on walks, is it then a pain for them?</strong></span></p>
<p>No, if I saw a suffering for them I would not let them out. We let them get closer to us for the walk. It happened to me to leave one at home. When I arrive with the little <em>&#8220;cavezza&#8221;</em> and they see some people lined up, they immediately understand that it&#8217;s time to go out. If they didn&#8217;t want to walk, they wouldn&#8217;t let themselves be caught and I wouldn&#8217;t force them first. We set schedules and days just to respect their well-being. In July and August, we define a schedule of pre-arranged visits (3 days a week, of which 2 here at the laboratory with educational farm activities for children and 1 excursion on the paths to the mountain pastures). In the other months only on weekends or on request. <strong>From November onwards we expect a period of rest, to let the alpacas live their natural life in peace, graze, eat and sleep peacefully.</strong> When I&#8217;m in front of those who insist a lot to get them out of the fence at inappropriate times for animals, without understanding the reasons, I think: &#8220;It&#8217;s not a circus&#8230; nor a zoo&#8230;&#8221;. <strong>Unfortunately, alpaca has become a fashion trend lately.</strong> They phoned me to ask to buy one of them to keep it at home&#8230; <strong>It&#8217;s not a stuffed animal, it&#8217;s not a pet</strong>. I was also contacted to borrow one for an advertisement, but we said no because it meant a great inconvenience to the animal, both in transport and in the enclosed place where they wanted to shoot&#8221;.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>The alpacas, Ladina, seem to me to help us understand a great lesson on nature: we must approach it with respect, not wanting to dominate it, as we often do. These animals, with their peculiar character, invite us to understand natural needs. If we love them, we respect them. Right?</strong></span></p>
<p>Yes, for example, they teach us by observing their low propensity to be caressed. In walks, we advise not to touch them without being careful: a few times and only on the neck. When they walk they do not want to be touched, better at the stops. They don&#8217;t like physical contact, even between them, except between mum and puppies. The alpaca mother is very protective, the baby becomes her shadow up to 8-10 months. Otherwise, between adults, they don&#8217;t even lie down next to each other, and if during the trek they touch by chance walking they spit! (Spit is a sign of disappointment or defense).</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>I smile, because I understand them and I think a little I feel like an alpaca (not for spitting), when I am in the rush hours on the subway or on the bus! Another curiosity that we can tell is the dynamics between the males of the group.</strong></span></p>
<p>Yes, Sancho is currently the leader of the herd, an alpaca in the midst of youth, over three years old, with a strong character. Fernando, who is 15 years old, would never want to be a leader because he loves being on his own. Yavari and Misky instead try to take Sancho&#8217;s place, clashing for leadership.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>A moment of tenderness between them to tell us?</strong></span></p>
<p>Among females, Kelita has some skin problems so she needs creams and drops. When I put the drops in, Lonquimai comes to check, puts her nose in the jar to see what it is, she controls everything!</p>
<p><strong><span style="color: #acc0a5;">Here it is who the 12 alpacas are! My favorites are the engaged couple Yuma &#8211; Lonquimai.</span></strong></p>
<p style="text-align: center;"><em>-end of the first episode-</em></p>]]></content:encoded>
					
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		<title>San Pedro La Laguna, una città senza plastica: le misure efficaci di un sindaco dal cuore verde</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jan 2019 08:00:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Companies / Aziende]]></category>
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					<description><![CDATA[Italiano/English Il fragile ecosistema del lago Atitlán era a rischio per colpa della plastica inquinante. E quando l’impianto di trattamento di rifiuti solidi per la gestione di un decennio di immondizia si riempì a metà dopo solo sei mesi, soprattutto con plastica monouso, fu chiara l’emergenza di un cambiamento totale.  Al posto di costruire un impianto più grande, il sindaco Mauricio Méndez ha deciso di applicare alcune efficaci misure per incoraggiare un cambiamento duraturo e sostenibile. L’incubo di enormi costi per rimpiazzare l’impianto e la paura che i detriti finissero per inquinare il lago, considerato uno dei più belli, ha spinto i leader della comunità a trovare altre soluzioni. Tolleranza zero &#8211; Divieto di prodotti usa-e-getta di plastica e polistirolo, tra cui borse, cannucce e contenitori. Per vincere le resistenze degli abitanti i leader della città sono andati casa per casa per parlare di gestione dei rifiuti  con tutti gli abitanti (circa 13.000). In questo modo hanno anche potuto comprendere la ragione della resistenza: per lo più le persone non potevano permettersi di comprare alternative biodegradabili. Sulla base di quanto emerso, raccolta di tutti i prodotti in plastica e polistirolo, dando in cambio alternative riutilizzabili o biodegradabili, completamente gratuiti. Il governo ha deciso di alleviare l’onere finanziario dei membri della comunità. Per far fronte al problema maggiore, l’uso dei sacchetti di plastica, il comune ha distribuito alle famiglie 2.000 cestini di gomma fatti a mano dagli artigiani di Totonicapán. (Costo totale delle misure 3 e 4: 90.000 GTQ, pari a circa 10.000 Euro). “Tu basura es mi fortuna&#8221;, la tua spazzatura è la mia fortuna, così dice il sindaco &#8211; Introduzione di sanzioni economiche per chi utilizza materiali vietati, sia cittadini (300 GTQ, ossia 33 euro, una cifra non da poco considerato il reddito medio locale) sia aziende (15.000 GTQ, pari a 1.670 euro). Una serie di telecamere aiuta a controllare la spazzatura e ha contribuito a ridurre i problemi criminali. Quando i cassonetti clandestini compaiono, indagano su chi è responsabile di buttare via la spazzatura, alla ricerca di qualche indizio che porti all&#8217;autore del reato.  Miglioramento del sistema di gestione dei rifiuti &#8211; Lancio di progetti mirati al recupero, alla riduzione e al riciclo degli scarti e soprattutto alla diffusione di una mentalità basata su queste azioni. La spazzatura della città è trasformata in carburante o altri derivati. I pescatori locali hanno creato una propria iniziativa per pulire il Lago Atitlán dai rifiuti. Il risultato? Secondo il direttore della pianificazione municipale, Gonzáles, la città è &#8220;ritornata a utilizzare ciò che era usato ancestralmente&#8220;: hoja del maxán (foglie grandi) per impacchettare la carne dal macellaio, un cesto per trasportare le tortillas, tovaglioli di stoffa per comprare il pane, carta per avvolgere gli oggetti, come se la plastica non avesse mai tormentato la città. Quando i sacchetti di gomma riutilizzabili sono riempiti fino all&#8217;orlo, le donne mettono da parte i prodotti asciutti nei loro grembiuli. Inoltre, l’afflusso di turisti nella città è aumentato del 40% nel 2018, grazie al ripristino e alla conservazione della bellezza naturale del lago. Il sindaco afferma di aver ricevuto innumerevoli critiche da diversi settori della società, nonché una richiesta di incostituzionalità da parte della Camera dell&#8217;Industria del Guatemala. Ma il comune ecologico continua a sviluppare progetti di conservazione ambientale: impianti di trattamento delle acque reflue residue, passaggio a luci a LED, divieto di estrazione della sabbia dal lago e utilizzo di rifiuti come materiali per costruire tavoli e sedie per le scuole locali. Gonzáles ritiene che questi sforzi &#8220;avranno un impatto positivo non solo sull&#8217;ambiente, ma anche sull&#8217;economia delle popolazioni locali&#8221;. “Penso che il cambiamento strutturale debba avvenire attraverso il contagio, la metamorfosi, senza dipendere da nessuno che non sia noi. Il Guatemala si è impoverito ma è un milionario nella ricchezza naturale. Ci manca la volontà di attivare questa ricchezza. Siamo un diamante grezzo&#8221; &#8211; Mauricio Méndez. ENGLISH: San Pedro La Laguna, a city without plastic: the effective measures of a mayor with a green heart The fragile ecosystem of Lake Atitlán was at risk due to the polluting plastic. And when the solid waste processing facility for managing a decade of garbage was half full after only six months, mostly with disposable plastic, the emergence of a total change was clear. Instead of building a larger facility, Mayor Mauricio Méndez decided to apply some effective measures to encourage sustainable and lasting change. The nightmare of huge costs to replace the plant and the fear that debris would end up polluting the lake, considered one of the most beautiful, has pushed community leaders to find other solutions. Zero Tolerance &#8211; Prohibition of disposable plastic and polystyrene products, including bags, straws and containers. To overcome the resistance of the inhabitants, the community leaders visit each house to talk about waste management to all citizens (around 13,000). In this way they were also able to understand the reason for the resistance: mostly people could not afford to buy biodegradable alternatives. Based on what emerged, collection of all plastic and polystyrene products, giving in return reusable or biodegradable alternatives, completely free. The government has decided to alleviate the financial burden of community members. To cope with the major problem (the use of plastic bags), the municipality has distributed to families 2,000 handmade rubber baskets by the artisans of Totonicapán. (Total cost of measures in point 3 and 4: 90,000 GTQ, equal to about 10,000 euros). “Tu basura es mi fortuna”, your trash is my fortune, says the mayor &#8211; Introduction of economic sanctions for those who use banned materials, both citizens (300 GTQ, or 33 euros, a figure not just considered the average income local) and companies (15,000 GTQ, equal to 1,670 euros). A series of cameras help controlling the garbage and has facilitated the decrease of criminal problems. When the clandestine bins appear, they investigate who is responsible for throwing away the garbage, looking for some clue that leads to the perpetrator. Improvement of the waste management system &#8211; Launch of projects aimed at the recovery, reduction and recycling of waste and above all the diffusion of a mentality based on these actions. The city&#8217;s trash is turned into fuel or other derivatives. Local fishermen have created their own initiative to clean Lake Atitlán from waste. The outcome? According to the director of municipal planning, Gonzáles, the city has &#8220;returned to use what was used ancestrally&#8220;: hoja del maxán (large leaves) to pack meat from the butcher, a basket to carry the tortillas, cloth napkins to buy the bread, paper to wrap objects, as if plastic had never tormented the city. When the reusable rubber bags are filled to the brim, the women put the dry products aside in their aprons. Furthermore, the tourist visits to the city have increased by 40% in 2018, thanks to the restoration and conservation of the natural beauty of the lake. The mayor claims to have received countless criticisms from various sectors of society, as well as a request for unconstitutionality from the Chamber of Industry of Guatemala. But the ecological municipality continues to develop environmental conservation projects: waste water treatment plants, LED lights, a ban on the extraction of sand from the lake and the use of waste as materials for building tables and chairs for local schools. Gonzáles believes that these efforts &#8220;will have a positive impact not only on the environment, but also on the economy of local populations&#8221;. &#8220;I think that structural change must take place through contagion, metamorphosis, without depending on anyone other than us. Guatemala has become impoverished but it is a millionaire in natural wealth. We lack the will to activate this wealth. We are a rough diamond&#8220;- Mauricio Méndez. Cover photo: Tourism Media.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Italiano/English</p>
<p>Il fragile ecosistema del lago Atitlán era a rischio per colpa della plastica inquinante. E quando l’<strong>impianto di trattamento di rifiuti solidi per la gestione di un decennio di immondizia si riempì a metà dopo solo sei mesi</strong>, soprattutto con plastica monouso, fu chiara l’emergenza di un cambiamento totale.<span class="Apple-converted-space">  </span>Al posto di costruire un impianto più grande, il sindaco Mauricio Méndez ha deciso di applicare alcune efficaci <strong>misure per incoraggiare un cambiamento duraturo e sostenibile</strong>. L’incubo di enormi costi per rimpiazzare l’impianto e la paura che i detriti finissero per inquinare il lago, considerato uno dei più belli, ha spinto i leader della comunità a trovare altre soluzioni.</p>
<p><span id="more-988"></span></p>
<ol>
<li>Tolleranza zero &#8211; Divieto di prodotti usa-e-getta di plastica e polistirolo, tra cui borse, cannucce e contenitori.</li>
<li>Per vincere le resistenze degli abitanti i leader della città sono andati casa per casa per parlare di gestione dei rifiuti  con tutti gli abitanti (circa 13.000). In questo modo hanno anche potuto comprendere la ragione della resistenza: per lo più le persone non potevano permettersi di comprare alternative biodegradabili.</li>
<li>Sulla base di quanto emerso, raccolta di tutti i prodotti in plastica e polistirolo, dando in cambio alternative riutilizzabili o biodegradabili, completamente gratuiti. Il governo ha deciso di alleviare l’onere finanziario dei membri della comunità.</li>
<li>Per far fronte al problema maggiore, l’uso dei sacchetti di plastica, il comune ha distribuito alle famiglie 2.000 cestini di gomma fatti a mano dagli artigiani di Totonicapán. (Costo totale delle misure 3 e 4: 90.000 GTQ, pari a circa 10.000 Euro).</li>
<li>“Tu basura es mi fortuna&#8221;, la tua spazzatura è la mia fortuna, così dice il sindaco &#8211; Introduzione di sanzioni economiche per chi utilizza materiali vietati, sia cittadini (300 GTQ, ossia 33 euro, una cifra non da poco considerato il reddito medio locale) sia aziende (15.000 GTQ, pari a 1.670 euro).</li>
<li>Una serie di telecamere aiuta a controllare la spazzatura e ha contribuito a ridurre i problemi criminali. Quando i cassonetti clandestini compaiono, indagano su chi è responsabile di buttare via la spazzatura, alla ricerca di qualche indizio che porti all&#8217;autore del reato.<span class="Apple-converted-space"> </span></li>
<li>Miglioramento del sistema di gestione dei rifiuti &#8211; Lancio di progetti mirati al recupero, alla riduzione e al riciclo degli scarti e soprattutto alla diffusione di una mentalità basata su queste azioni. La spazzatura della città è trasformata in carburante o altri derivati. I pescatori locali hanno creato una propria iniziativa per pulire il Lago Atitlán dai rifiuti.</li>
</ol>
<p><strong>Il risultato?</strong></p>
<p>Secondo il direttore della pianificazione municipale, Gonzáles, la città è &#8220;<strong>ritornata a utilizzare ciò che era usato ancestralmente</strong>&#8220;: hoja del maxán (foglie grandi) per impacchettare la carne dal macellaio, un cesto per trasportare le tortillas, tovaglioli di stoffa per comprare il pane, carta per avvolgere gli oggetti, come se la plastica non avesse mai tormentato la città. Quando i sacchetti di gomma riutilizzabili sono riempiti fino all&#8217;orlo, le donne mettono da parte i prodotti asciutti nei loro grembiuli.</p>
<p>Inoltre, <strong>l’afflusso di turisti nella città è aumentato del 40%</strong> nel 2018, grazie al ripristino e alla conservazione della bellezza naturale del lago.</p>
<p>Il sindaco afferma di aver ricevuto innumerevoli critiche da diversi settori della società, nonché una richiesta di incostituzionalità da parte della Camera dell&#8217;Industria del Guatemala.</p>
<p>Ma <strong>il comune ecologico continua a sviluppare progetti di conservazione ambientale</strong>: impianti di trattamento delle acque reflue residue, passaggio a luci a LED, divieto di estrazione della sabbia dal lago e utilizzo di rifiuti come materiali per costruire tavoli e sedie per le scuole locali. Gonzáles ritiene che questi sforzi &#8220;avranno un impatto positivo non solo sull&#8217;ambiente, ma anche sull&#8217;economia delle popolazioni locali&#8221;.</p>
<blockquote>
<p><strong>“Penso che il cambiamento strutturale debba avvenire attraverso il contagio, la metamorfosi, senza dipendere da nessuno che non sia noi. Il Guatemala si è impoverito ma è un milionario nella ricchezza naturale. Ci manca la volontà di attivare questa ricchezza. Siamo un diamante grezzo&#8221;</strong> &#8211; Mauricio Méndez.</p>
</blockquote>
<hr />
<p><strong>ENGLISH: San Pedro La Laguna, a city without plastic: the effective measures of a mayor with a green heart</strong></p>
<p>The fragile ecosystem of Lake Atitlán was at risk due to the polluting plastic. And when <strong>the solid waste processing facility for managing a decade of garbage was half full after only six months</strong>, mostly with disposable plastic, the emergence of a total change was clear. Instead of building a larger facility, Mayor Mauricio Méndez decided to apply some <strong>effective measures to encourage sustainable and lasting change</strong>. The nightmare of huge costs to replace the plant and the fear that debris would end up polluting the lake, considered one of the most beautiful, has pushed community leaders to find other solutions.</p>
<ol>
<li>Zero Tolerance &#8211; Prohibition of disposable plastic and polystyrene products, including bags, straws and containers.</li>
<li>To overcome the resistance of the inhabitants, the community leaders visit each house to talk about waste management to all citizens (around 13,000). In this way they were also able to understand the reason for the resistance: mostly people could not afford to buy biodegradable alternatives.</li>
<li>Based on what emerged, collection of all plastic and polystyrene products, giving in return reusable or biodegradable alternatives, completely free. The government has decided to alleviate the financial burden of community members.</li>
<li>To cope with the major problem (the use of plastic bags), the municipality has distributed to families 2,000 handmade rubber baskets by the artisans of Totonicapán. (Total cost of measures in point 3 and 4: 90,000 GTQ, equal to about 10,000 euros).</li>
<li>“Tu basura es mi fortuna”, your trash is my fortune, says the mayor &#8211; Introduction of economic sanctions for those who use banned materials, both citizens (300 GTQ, or 33 euros, a figure not just considered the average income local) and companies (15,000 GTQ, equal to 1,670 euros).</li>
<li>A series of cameras help controlling the garbage and has facilitated the decrease of criminal problems. When the clandestine bins appear, they investigate who is responsible for throwing away the garbage, looking for some clue that leads to the perpetrator.</li>
<li>Improvement of the waste management system &#8211; Launch of projects aimed at the recovery, reduction and recycling of waste and above all the diffusion of a mentality based on these actions. The city&#8217;s trash is turned into fuel or other derivatives. Local fishermen have created their own initiative to clean Lake Atitlán from waste.</li>
</ol>
<p><strong>The outcome?</strong></p>
<p>According to the director of municipal planning, Gonzáles, the city has &#8220;<strong>returned to use what was used ancestrally</strong>&#8220;: hoja del maxán (large leaves) to pack meat from the butcher, a basket to carry the tortillas, cloth napkins to buy the bread, paper to wrap objects, as if plastic had never tormented the city. When the reusable rubber bags are filled to the brim, the women put the dry products aside in their aprons.</p>
<p>Furthermore, the <strong>tourist visits to the city have increased by 40%</strong> in 2018, thanks to the restoration and conservation of the natural beauty of the lake.</p>
<p>The mayor claims to have received countless criticisms from various sectors of society, as well as a request for unconstitutionality from the Chamber of Industry of Guatemala.</p>
<p>But <strong>the ecological municipality continues to develop environmental conservation projects</strong>: waste water treatment plants, LED lights, a ban on the extraction of sand from the lake and the use of waste as materials for building tables and chairs for local schools. Gonzáles believes that these efforts &#8220;will have a positive impact not only on the environment, but also on the economy of local populations&#8221;.</p>
<blockquote>
<p>&#8220;<strong>I think that structural change must take place through contagion, metamorphosis, without depending on anyone other than us. Guatemala has become impoverished but it is a millionaire in natural wealth. We lack the will to activate this wealth. We are a rough diamond</strong>&#8220;- Mauricio Méndez.</p>
</blockquote>


<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="533" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/01/image.jpg" alt="" class="wp-image-992" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/01/image.jpg 800w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/01/image-600x400.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/01/image-300x200.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/01/image-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption>Photo: LOLA MÉNDEZ.</figcaption></figure>



<p>Cover photo: Tourism Media.</p>
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		<title>Dal VII secolo A.C. tessuti sostenibili e artigianali</title>
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		<pubDate>Mon, 17 Dec 2018 09:45:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrics/Tessuti]]></category>
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					<description><![CDATA[Italiano/English VII secolo A.C. &#8211; ricostruzione telaio a tavolette, Spoleto Nel museo archeologico di Spoleto in Umbria è esposta la ricostruzione di un telaio usato per bordature raffinate, costituito con una serie di tavolette quadrate. Nella tomba sono stati ritrovati 21 rocchetti, che tenevano i fili tirati.&#160; Le donne umbre di alto rango nella necropoli sono riconoscibili dagli oggetti utilizzati nelle varie fasi di lavorazione della lana (filatura, tessitura e cucito), fusaiole, rocchetti in ceramica, aghi e coltellini in ferro.&#160; Questi e altri oggetti interessanti ritrovati nell’area sono esposti al museo di Spoleto. Non è affascinante come un’arte sia coltivata da secoli con sapienza (e come questi oggetti siano giunti fino a noi)? English: From VII B.C., sustainable and handcrafted fabrics&#160; Reconstruction of a loom with tablets, Spoleto In the archaeological museum of Spoleto in Umbria, the reconstruction of a frame used for refined borders is exhibited, constituted with a series of square tablets. In the tomb were found 21 spools, which held the threads pulled. The high social class Umbrian women were recognizable in the necropolis by the objects used in the various stages of wool processing (spinning, weaving and sewing), fusarols, ceramic spools, needles and iron knives. These and other interesting objects were found in the area are exhibited at the Spoleto museum. Isn’t it fascinating how an art has been cultivated for centuries with wisdom (and how these objects have come to us)? &#160;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Italiano/English<br />
VII secolo A.C. &#8211; ricostruzione telaio a tavolette, Spoleto</p>
<p>Nel museo archeologico di Spoleto in Umbria è esposta la ricostruzione di un telaio usato per bordature raffinate, costituito con una serie di tavolette quadrate. Nella tomba sono stati ritrovati 21 rocchetti, che tenevano i fili tirati.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<p><span id="more-609"></span></p>
<p>Le donne umbre di alto rango nella necropoli sono riconoscibili dagli oggetti utilizzati nelle varie fasi di lavorazione della lana (filatura, tessitura e cucito), fusaiole, rocchetti in ceramica, aghi e coltellini in ferro.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<p>Questi e altri oggetti interessanti ritrovati nell’area sono esposti al museo di Spoleto.</p>
<p>Non è affascinante come un’arte sia coltivata da secoli con sapienza (e come questi oggetti siano giunti fino a noi)?</p>
<p>English:</p>
<p>From VII B.C., sustainable and handcrafted fabrics<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<p>Reconstruction of a loom with tablets, Spoleto</p>
<p>In the archaeological museum of Spoleto in Umbria, the reconstruction of a frame used for refined borders is exhibited, constituted with a series of square tablets. In the tomb were found 21 spools, which held the threads pulled.</p>
<p>The high social class Umbrian women were recognizable in the necropolis by the objects used in the various stages of wool processing (spinning, weaving and sewing), fusarols, ceramic spools, needles and iron knives.</p>
<p>These and other interesting objects were found in the area are exhibited at the Spoleto museum.</p>
<p>Isn’t it fascinating how an art has been cultivated for centuries with wisdom (and how these objects have come to us)?</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-611" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2018/12/B4FF885D-1072-483A-98D3-E6D97BB53983.jpeg" alt="B4FF885D-1072-483A-98D3-E6D97BB53983.jpeg" width="3390" height="2074"></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Un albero di Natale fatto a mano!</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Dec 2018 15:48:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[(Italiano/English) Un gruppo di donne ha realizzato all’uncinetto un albero di Natale alto sei metri e di tre metri e mezzo di diametro. L’albero, che si trova fino al 6 gennaio nella piazza principale di Trivento (Campobasso), è composto da 1.300 mattonelle di lana lavorata all’uncinetto. Lucia Santorelli, che ha guidato il gruppo, aveva realizzato in agosto un altro progetto all’uncinetto: un tappeto di 640 metri steso nelle vie del centro e venduto per beneficenza. L’albero fatto a mano sta riscuotendo molto successo in rete! &#160; English: A hand-made Christmas tree! A group of women have crocheted a Christmas tree six meters high and three and a half meters in diameter. The tree, which is located until the 6th of January in the main square of Trivento (Campobasso; Italy) is made up of 1,300 crochet wool granny squares. Lucia Santorelli, who led the group, had made another crochet project in August: a 640-meter carpet spread in the streets of the center and sold for charity. The handmade tree is having a great success on the web! &#160;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:left;">(Italiano/English)</p>
<p>Un gruppo di donne ha realizzato all’uncinetto un albero di Natale alto sei metri e di tre metri e mezzo di diametro.<br />
L’albero, che si trova fino al 6 gennaio nella piazza principale di Trivento (Campobasso), è composto da 1.300 mattonelle di lana lavorata all’uncinetto.</p>
<p><span id="more-591"></span></p>
<p>Lucia Santorelli, che ha guidato il gruppo, aveva realizzato in agosto un altro progetto all’uncinetto: un tappeto di 640 metri steso nelle vie del centro e venduto per beneficenza.</p>
<p>L’albero fatto a mano sta riscuotendo molto successo in rete!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>English: A hand-made Christmas tree!</p>
<p>A group of women have crocheted a Christmas tree six meters high and three and a half meters in diameter.<br />
The tree, which is located until the 6th of January in the main square of Trivento (Campobasso; Italy) is made up of 1,300 crochet wool granny squares.</p>
<p>Lucia Santorelli, who led the group, had made another crochet project in August: a 640-meter carpet spread in the streets of the center and sold for charity.</p>
<p>The handmade tree is having a great success on the web!</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" size-medium wp-image-594 alignnone" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2018/12/7C2AA898-035D-4A70-99EC-1E0008C677B5.jpeg?w=450" alt="7C2AA898-035D-4A70-99EC-1E0008C677B5" width="225" height="300" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2018/12/7C2AA898-035D-4A70-99EC-1E0008C677B5.jpeg 288w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2018/12/7C2AA898-035D-4A70-99EC-1E0008C677B5-225x300.jpeg 225w" sizes="auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px" /></p>
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		<title>In visita al &#8220;Package free shop&#8221;!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[dressecode]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 Nov 2018 12:45:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Italiano/English Un ricordo: un anno fa a New York. Tenevo molto a vedere questo negozio plastic-free, di una ragazza newyorkese che seguo da anni, ed eccoci qui! Un negozio in cui è possibile trovare tante alternative interessanti per vivere senza plastica e in generale per ridurre la produzione di rifiuti. Resterete stupiti scoprendo quanti oggetti di uso comune contengono plastica o creano rifiuti inquinanti. Un esempio? I tradizionali cerotti! Possiamo sostituirli con un analogo prodotto composto al 100% da fibra di bambù biologico. La custodia per il cellulare, il fermaporta, gli accessori per i nostri amici a quattro zampe, il pelapatate e tante altre idee ecologiche. Qui si portano le buste da casa. Qui non si stampano scontrini (arrivano via mail). Qui si possono seguire tanti work-shop interessanti. Qui si riflette sull&#8217;impatto dei propri acquisti. Qui si realizza quali oggetti di plastica si possono evitare! &#8220;Credi di salvare il pianeta?, ogni tanto qualcuno ci chiede. &#8220;Sì, certo!&#8221;, rispondiamo 😉 Link al negozio:https://packagefreeshop.com ENGLISH: Visiting the Package Free Shop! Sharing a memory: last year in New York. I was keen to visit this plastic-free shop, managed by a NY girl I&#8217;m following since a long time and&#8230; here we are! A shop where you can find interesting alternatives to live without plastics and to reduce waste production. You&#8217;ll be surprised discovering how many daily-use objects contain plastics or create polluting waste. An example? Traditional band-aids! We can replace them with a similar product made by 100% organic bamboo fibre. The cellular case, the doorstop, the accessories for our pet friends, the vegetable peeler and other many ecological ideas. Here we bring our shopping bag from home. Here tickets are not printed (you receive them by e-mail). Here it is possible to participate to interesting workshops. Here we reflect on the impact of our purchases. Here we realise which plastic objects we can avoid! &#8220;Do you think you save the planet?&#8221;, sometimes somebody asks us. &#8220;Yes, sure!&#8221;, we reply 😉 Link to shop: https://packagefreeshop.com From their site: &#8220;HOW DO WE MEASURE OUR SUCCESS? WE LIKE TO LOOK AT THE OVERALL IMPACT OF THE PRODUCTS WE ARE SELLING. SINCE OPENING WE’VE KEPT AN ESTIMATED 4,025,600 PLASTIC STRAWS, 3,061,240 PLASTIC BAGS AND 1,419,260 NON-RECYCLABLE BOTTLES AND CUPS OUT OF LANDFILL, TO NAME A FEW&#8221;. &#160;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Italiano/English</p>
<p>Un ricordo: un anno fa a New York. Tenevo molto a vedere questo negozio plastic-free, di una ragazza newyorkese che seguo da anni, ed eccoci qui!</p>
<p>Un negozio in cui è possibile trovare tante alternative interessanti per vivere senza plastica e in generale per ridurre la produzione di rifiuti. Resterete stupiti scoprendo quanti oggetti di uso comune contengono plastica o creano rifiuti inquinanti. Un esempio? I tradizionali cerotti! Possiamo sostituirli con un analogo prodotto composto al 100% da fibra di bambù biologico. La custodia per il cellulare, il fermaporta, gli accessori per i nostri amici a quattro zampe, il pelapatate e tante altre idee ecologiche.</p>
<p><span id="more-454"></span></p>
<p>Qui si portano le buste da casa. Qui non si stampano scontrini (arrivano via mail). Qui si possono seguire tanti work-shop interessanti. Qui si riflette sull&#8217;impatto dei propri acquisti. Qui si realizza quali oggetti di plastica si possono evitare!</p>
<p>&#8220;Credi di salvare il pianeta?, ogni tanto qualcuno ci chiede.<br />
&#8220;Sì, certo!&#8221;, rispondiamo <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/15.0.3/72x72/1f609.png" alt="😉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p>Link al negozio:https://packagefreeshop.com</p>
<p>ENGLISH: Visiting the Package Free Shop!</p>
<p>Sharing a memory: last year in New York. I was keen to visit this plastic-free shop, managed by a NY girl I&#8217;m following since a long time and&#8230; here we are!</p>
<p>A shop where you can find interesting alternatives to live without plastics and to reduce waste production. You&#8217;ll be surprised discovering how many daily-use objects contain plastics or create polluting waste. An example? Traditional band-aids! We can replace them with a similar product made by 100% organic bamboo fibre. The cellular case, the doorstop, the accessories for our pet friends, the vegetable peeler and other many ecological ideas.</p>
<p>Here we bring our shopping bag from home. Here tickets are not printed (you receive them by e-mail). Here it is possible to participate to interesting workshops. Here we reflect on the impact of our purchases. Here we realise which plastic objects we can avoid!</p>
<p>&#8220;Do you think you save the planet?&#8221;, sometimes somebody asks us.<br />
&#8220;Yes, sure!&#8221;, we reply <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/15.0.3/72x72/1f609.png" alt="😉" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p>Link to shop: <a href="https://packagefreeshop.com">https://packagefreeshop.com</a></p>
<p>From their site: &#8220;HOW DO WE MEASURE OUR SUCCESS? WE LIKE TO LOOK AT THE OVERALL IMPACT OF THE PRODUCTS WE ARE SELLING. <em><strong>SINCE OPENING WE’VE KEPT AN ESTIMATED 4,025,600 PLASTIC STRAWS, 3,061,240 PLASTIC BAGS AND 1,419,260 NON-RECYCLABLE BOTTLES AND CUPS OUT OF LANDFILL</strong></em>, TO NAME A FEW&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La T-shirt ricordo delle vacanze? Quest’anno si cambia! 8 dritte per viaggiatori responsabili</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Aug 2018 10:30:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Italiano/English below Finalmente il viaggio che stavamo aspettando! Siamo in vacanza in una bella località, magari tanto sognata, e un po’ per ricordarci dell’esperienza, un po’ per dire ai nostri cari e amici che ci siamo ricordati di loro anche in ferie non riusciamo a resistere ai souvenir.Pensandoci bene, abbiamo proprio necessità di portare a casa l’ennesima maglietta con la scritta del posto che abbiamo visitato? O il miliardesimo ninnolo attira polvere che forse guarderemo una volta all’anno? Siamo certi che faremo davvero felici i nostri cari o i nostri amici presentandoci con oggetti destinati magari a stare in un cassetto o a un’altra fine diversa dall’utilizzo? Con la mia famiglia da sempre porto avanti la tradizione dell’invio di una bella cartolina per far sapere loro che anche in vacanza non ci scordiamo di pensarli! Certo, la tentazione di comprare ricordini è irresistibile… Ma ci rende davvero felici portare a casa un prodotto non etico, realizzato in massa (e quindi nelle case di chissà quanti altri turisti), con un impatto sull’ambiente?Perché non provare allora la piccola sfida di una caccia al souvenir responsabile? Quest’anno in Norvegia ho provato ad andare in giro alla ricerca di piccoli regali che fossero senza plastica, locali, naturali e utili. Il tempo era pochissimo, ma… nella foto il risultato! Mi è piaciuto molto perché mi ha fatto riflettere su come sia difficile acquistare qualcosa senza plastica, con in più le caratteristiche desiderate. Inoltre mi ha portato a pensare di più prima di comprare qualcosa, a ponderare l’acquisto. Oltre a portarmi dentro negozi poco turistici, amalgamandomi ai locali nelle loro abitudini. Volete provare anche voi? Ecco alcuni suggerimenti per perfetti turisti responsabili! Se provate, raccontateci l’esperienza e mandateci le foto delle vostre idee, saranno utili ad altri viaggiatori. Cosa possiamo fare? 1) Possiamo sostenere l’economia locale. Verifichiamo dove è stato prodotto l’oggetto che ha attirato la nostra attenzione. Siamo alle Canarie e si tratta di una maglietta prodotta in India? Ci troviamo in Grecia e il vestitino viene dalla Repubblica Ceca? Per ringraziare un paese di averci accolti sarebbe una buona idea sostenerne l’economia, soprattutto favorire la conservazione della vera eredità culturale e dare la possibilità agli artigiani locali di mantenere il proprio lavoro. Inoltre, i prodotti importati hanno un’impronta inquinante maggiore. Ha poi senso portare una borsa con le palme dalla Florida made in China?L’anno scorso attraversando le saline di una piccola isola francese ho acquistato direttamente dai produttori il sale marino integrale, un regalino utile e apprezzato dai destinatari. In Brasile ho comprato da una sarta del posto camicie da notte realizzate artigianalmente e rifinite con il tradizionale ricamo locale. Una colorata amaca magistralmente intessuta in Venezuela mi riporta ai colori del suo bellissimo mare.Supportiamo in generale le attività che impiegano dipendenti locali, utilizzando materie prime locali; vale per i souvenir ma anche per il cibo, l’alloggio, le escursioni e le visite guidate. 2) Possiamo visitare i mercati locali e i negozi second-hand. Sono una fiera di odori, colori, rumori. Richiedono pazienza quando sono molto affollati, ma non tutti lo sono in tutti gli orari. Andiamo alla scoperta di un paese anche attraverso il suo mercato, impariamo cosa è prodotto localmente, cosa cresce in quella terra, quali saperi sono stati coltivati. Potremo fare acquisti non tanto costosi e dare una mano direttamente ai lavoratori locali. In Turchia al mercato ho trovato un efficace sapone biologico di olio di oliva e daphne utilizzato nella tradizione locale con un&#8217;antica ricetta. Dai mercati siciliani mi piace regalare mandorle, origano, miele, pistacchi, semi di sesamo, farine di grani antichi locali. 3) Possiamo comprare dagli artigiani del posto o da associazioni che aiutano gli artigiani locali. Ogni paese ha le proprie tradizioni, meglio ancora: ogni area di un paese. Scopriamo nei libri, nelle guide o su internet quali sono quelle del luogo dove villeggiamo. La ricerca renderà la nostra vacanza un vero viaggio alla scoperta di un’altra cultura. E potremo stupire i nostri amici con qualcosa di diverso dal solito souvenir, magari con una sua speciale storia! Dalla Malesia, una statuina snodabile di legno utilizzata per le rappresentazioni del teatrino tradizionale, il cinema di una volta, mi ricorda il racconto di questi spettacoli attraverso gli occhi del suo costruttore. 4) Possiamo cercare realtà locali che supportano cause sociali o ambientali oppure associazioni di beneficenza. Accertiamoci inoltre che siano rispettate le condizioni lavorative di chi ha realizzato ciò che abbiamo individuato come souvenir della vacanza.Viene dalle Canarie la mia maglietta preferita in bambù realizzata in modo ecosostenibile per finanziare il progetto locale Clean Ocean Project. In Norvegia ho trovato regalini in un negozio second-hand i cui proventi andavano in beneficenza. 5) Rispettiamo il lavoro locale pagando un prezzo giusto. Prodotti con un prezzo troppo basso possono insospettire. Insistere sullo sconto in alcuni contesti e in alcune situazioni può creare difficoltà a chi cerca di mantenersi e di mantenere la propria famiglia con il proprio lavoro. 6) Possiamo verificare i materiali dei souvenir che ci piacciono. Sono biologici? Sono a basso impatto ambientale? Il cotone è biologico? Il pareo è in tessuto sintetico? Nei nostri articoli potete trovare linee guida per scegliere materiali più sostenibili. 7) Possiamo evitare prodotti di origine animale. Non acquistiamo ovviamente derivati da fauna e flora locali proibiti dalle normative nazionali e internazionali, a rischio di estinzione. Controlliamo bene che il souvenir non ne contenga in nessuna parte. 8) Possiamo evitare oggetti di plastica usa-e-getta o comunque con un’alta probabilità di finire a breve nei rifiuti. Preferiamo materiali ecologici oppure riciclati. In alcuni paesi si trovano per esempio piccoli giocattoli (come aeroplanini, macchinine, biciclette) creati dalle lattine. In Brasile ho conosciuto un ragazzo che vendeva creazioni dagli scarti del cocco, trovando un delizioso set di tazzine da caffè dal lui costruito. In più&#8230;possiamo chiacchierare con le persone del posto! Chi mi conosce sorriderà leggendo quest’ultimo punto, per me importante! Quando entro in qualche negozio o quando mi avvicino a qualche banchetto al mercato, parto con le domandine per sapere qualcosa di più su chi ha fatto ciò che vorrei acquistare. Lo ha disegnato lei? Lo ha cucito lei? Dove compra i tessuti? Dove ha imparato a….(cucire/modellare/intagliare ecc.)? Ovviamente senza importunare! Di solito mi permette di acquistare qualcosa sapendone la storia e mi sembra di portare a casa il frutto dell’impegno di qualcuno e un pezzettino della sua storia. Se vi interessa approfondire il comportamento del turista responsabile, l’UNWTO ha redatto il Codice Mondiale dell’Etica per il Turismo.     English &#8211; The souvenir T-shirt? This year we change! 8 tips for responsible travellers Finally the journey we were waiting for! We are on vacation in a wonderful site, maybe we have dreamt about it for long. And both in order to remind about the experience and to say our loved ones and friends that we remember about them also on vacation, we can  not resist to the temptation of souvenirs.If we think about it, do we really need to bring home the umpteenth t-shirt with the name of the site we have visited? Or the billionth dust-attracting trinket at which we will have a look once in a year? Are we sure we will make our loved ones or friend with objects designated to stay in a drawer or to have another end other then being used?In my family we have a tradition of sending a nice postcard to make them know that even on vacation we think about them! For sure, the temptation of purchasing keepsakes is irresistible&#8230; But does it really make us happy to bring home an unethic, mass-produced (so being in who knows how many houses of other tourists), environment-damaging souvenir?Then, why don&#8217;t try the small challenge of the responsabile-souvenir-hunting?This year in Norway I tried to look for small presents without plastic and if possibile being local, natural and useful. Time for shopping was very limited, but&#8230;in the picture you can see the results! I loved it a lot because it made me think about how it is difficult to buy avoiding plastic and with the mentioned desired features. Moreover, it brought me to think more before buying, reflecting on the purchase, in addiction to forcing me to discover less touristic shops, while gelling with locals in their habits.Would you also like to try? Here there are few suggestions for perfect responsible travellers! If you try, tell us about your experience and send us pictures of your ideas, they will be useful for other travellers. What can we do? 1) We can support local economy. We can verify where the object attracting our attention was produced. Are we in the Canaries and it is a t-shirt made in India? Are we in Greece and the dress comes from the Czech Republic? To thank a country that welcomed us, it could be a good idea to support its economy, especially to encourage the preservation of the real cultural heritage and to give local artisans the opportunity to keep their jobs. Moreover, imported products have a greater carbon footprint. And does make any sense to bring a bag with palms from Florida made in China?Last year, cycling among the salt pans in a small French island, I have purchased the whole sea salt directly from the producers, an useful little present appreciated by the receivers. In Brazil, I have purchased nightdresses traditionally embroidered and hand-made by a local tailor. A colourful hammock masterfully knitted in Venezuela reminds me the marvellous colours of its sea.Let&#8217;s support local activities in general, the ones employing local people, using local raw materials; considering souvenirs but also food, accommodation, tours and guided visits. 2) We can visit local markets and second-hand shops. They are an exhibition of odours, colours, sounds. They require patience when very crowded, but not all are always full of people at all times. We discover a country also through its market, we learn what is locally produced, what grows on that land, which knowledge has been raised. We can make not so expensive purchases and directly help local workers. In a market in Turkey I have found an efficient organic soap with olive oil and daphne, used in the local tradition according to an ancient receipt. From the markets in Sicily I like to bring as presents almonds, oregano, honey, pistachios, sesame seeds, flours of ancient local wheat. 3) We can buy from local artisans or from associations helping local artisans. Each country has its own tradition, to better saying: each area of a country. We discover in books, guides or on internet which are the ones of the site where we are on vacation. The research will make our journey a real travel discovering another culture. And we can amaze our friends with something different from the usual souvenir, eventually with a special story! From Malaysia, a jointed wood statuette used for the traditional theatre (the old cinema) reminds me the story of those shows through the eyes of this maker. 4) We can look for local entities supporting social or environmental causes or for charity associations. We have to be sure also that labour conditions of who made our vacation souvenirs have been respected.My favourite bamboo t-shirt comes from Canaries, made in a eco-sustainable way to support the local Clean Ocean Project. In Norway I have found keepsakes in a second-hand shop with charity purpose. 5) We respect the local labour paying a fair price. Products with a price that is too low could make us suspicious. Insisting on a discount in certain contexts and in certain situations can create difficulties to whom is trying to maintain himself/herself and his/her family with his/her job. 6) We can verify the materials of the souvenirs we like. Are they organic? Have they a low impact on the environment? Is cotton organic? Is the sarong made of a synthetic textile? In our articles you can find guide lines to choose more sustainable materials. 7) We can avoid animal products. Of course do not buy derived products from the local endangered fauna and flora forbidden from national and international laws....]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Italiano/English below</p>
<p>Finalmente il viaggio che stavamo aspettando! Siamo in vacanza in una bella località, magari tanto sognata, e un po’ per ricordarci dell’esperienza, un po’ per dire ai nostri cari e amici che ci siamo ricordati di loro anche in ferie non riusciamo a resistere ai souvenir.<br />Pensandoci bene, abbiamo proprio necessità di portare a casa l’ennesima maglietta con la scritta del posto che abbiamo visitato? O il miliardesimo ninnolo attira polvere che forse guarderemo una volta all’anno? Siamo certi che faremo davvero felici i nostri cari o i nostri amici presentandoci con oggetti destinati magari a stare in un cassetto o a un’altra fine diversa dall’utilizzo?<span id="more-251"></span></p>
<p>Con la mia famiglia da sempre porto avanti la tradizione dell’invio di una bella cartolina per far sapere loro che anche in vacanza non ci scordiamo di pensarli! Certo, la tentazione di comprare ricordini è irresistibile… Ma ci rende davvero felici portare a casa un prodotto non etico, realizzato in massa (e quindi nelle case di chissà quanti altri turisti), con un impatto sull’ambiente?<br /><strong>Perché non provare allora la piccola sfida di una caccia al souvenir responsabile?</strong> Quest’anno in Norvegia ho provato ad andare in giro alla ricerca di piccoli regali che fossero senza plastica, locali, naturali e utili. Il tempo era pochissimo, ma… nella foto il risultato! Mi è piaciuto molto perché mi ha fatto riflettere su come sia difficile acquistare qualcosa senza plastica, con in più le caratteristiche desiderate. Inoltre mi ha portato a pensare di più prima di comprare qualcosa, a ponderare l’acquisto. Oltre a portarmi dentro negozi poco turistici, amalgamandomi ai locali nelle loro abitudini.</p>
<p>Volete provare anche voi? <strong>Ecco alcuni suggerimenti per perfetti turisti responsabili!</strong> Se provate, raccontateci l’esperienza e mandateci le foto delle vostre idee, saranno utili ad altri viaggiatori.</p>
<p>Cosa possiamo fare?</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;"><strong>1) Possiamo sostenere l’economia locale.</strong></span></h6>
<p>Verifichiamo dove è stato prodotto l’oggetto che ha attirato la nostra attenzione. Siamo alle Canarie e si tratta di una maglietta prodotta in India? Ci troviamo in Grecia e il vestitino viene dalla Repubblica Ceca? Per ringraziare un paese di averci accolti sarebbe una buona idea sostenerne l’economia, soprattutto favorire la conservazione della vera eredità culturale e dare la possibilità agli artigiani locali di mantenere il proprio lavoro. Inoltre, i prodotti importati hanno un’impronta inquinante maggiore. Ha poi senso portare una borsa con le palme dalla Florida made in China?<br />L’anno scorso attraversando le saline di una piccola isola francese ho acquistato direttamente dai produttori il sale marino integrale, un regalino utile e apprezzato dai destinatari. In Brasile ho comprato da una sarta del posto camicie da notte realizzate artigianalmente e rifinite con il tradizionale ricamo locale. Una colorata amaca magistralmente intessuta in Venezuela mi riporta ai colori del suo bellissimo mare.<br />Supportiamo in generale le attività che impiegano dipendenti locali, utilizzando materie prime locali; vale per i souvenir ma anche per il cibo, l’alloggio, le escursioni e le visite guidate.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;"><strong>2) Possiamo visitare i mercati locali e i negozi second-hand</strong><strong>.</strong></span></h6>
<p>Sono una fiera di odori, colori, rumori. Richiedono pazienza quando sono molto affollati, ma non tutti lo sono in tutti gli orari. Andiamo alla scoperta di un paese anche attraverso il suo mercato, impariamo cosa è prodotto localmente, cosa cresce in quella terra, quali saperi sono stati coltivati. Potremo fare acquisti non tanto costosi e dare una mano direttamente ai lavoratori locali. In Turchia al mercato ho trovato un efficace sapone biologico di olio di oliva e daphne utilizzato nella tradizione locale con un&#8217;antica ricetta. Dai mercati siciliani mi piace regalare mandorle, origano, miele, pistacchi, semi di sesamo, farine di grani antichi locali.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;"><strong>3) Possiamo comprare dagli artigiani del posto o da associazioni che aiutano gli artigiani locali.</strong></span></h6>
<p>Ogni paese ha le proprie tradizioni, meglio ancora: ogni area di un paese. Scopriamo nei libri, nelle guide o su internet quali sono quelle del luogo dove villeggiamo. La ricerca renderà la nostra vacanza un vero viaggio alla scoperta di un’altra cultura. E potremo stupire i nostri amici con qualcosa di diverso dal solito souvenir, magari con una sua speciale storia! Dalla Malesia, una statuina snodabile di legno utilizzata per le rappresentazioni del teatrino tradizionale, il cinema di una volta, mi ricorda il racconto di questi spettacoli attraverso gli occhi del suo costruttore.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;"><strong>4) Possiamo cercare realtà locali che supportano cause sociali o ambientali oppure associazioni di beneficenza.</strong></span></h6>
<p>Accertiamoci inoltre che siano rispettate le condizioni lavorative di chi ha realizzato ciò che abbiamo individuato come souvenir della vacanza.<br />Viene dalle Canarie la mia maglietta preferita in bambù realizzata in modo ecosostenibile per finanziare il progetto locale Clean Ocean Project. In Norvegia ho trovato regalini in un negozio second-hand i cui proventi andavano in beneficenza.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;"><strong>5) Rispettiamo il lavoro locale pagando un prezzo giusto.</strong></span></h6>
<p>Prodotti con un prezzo troppo basso possono insospettire. Insistere sullo sconto in alcuni contesti e in alcune situazioni può creare difficoltà a chi cerca di mantenersi e di mantenere la propria famiglia con il proprio lavoro.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;"><strong>6) Possiamo verificare i materiali</strong> dei souvenir che ci piacciono. </span></h6>
<p>Sono biologici? Sono a basso impatto ambientale? Il cotone è biologico? Il pareo è in tessuto sintetico? Nei nostri articoli potete trovare linee guida per scegliere materiali più sostenibili.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;"><strong>7) Possiamo evitare prodotti di origine animale.</strong></span></h6>
<p>Non acquistiamo ovviamente derivati da fauna e flora locali proibiti dalle normative nazionali e internazionali, a rischio di estinzione. Controlliamo bene che il souvenir non ne contenga in nessuna parte.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;"><strong>8) Possiamo evitare oggetti di plastica usa-e-getta</strong> <strong>o comunque con un’alta probabilità di finire a breve nei rifiuti</strong>.</span></h6>
<p>Preferiamo materiali ecologici oppure riciclati. In alcuni paesi si trovano per esempio piccoli giocattoli (come aeroplanini, macchinine, biciclette) creati dalle lattine. In Brasile ho conosciuto un ragazzo che vendeva creazioni dagli scarti del cocco, trovando un delizioso set di tazzine da caffè dal lui costruito.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;"><strong>In più&#8230;possiamo chiacchierare con le persone del posto!</strong></span></h6>
<p>Chi mi conosce sorriderà leggendo quest’ultimo punto, per me importante! Quando entro in qualche negozio o quando mi avvicino a qualche banchetto al mercato, parto con le domandine per sapere qualcosa di più su chi ha fatto ciò che vorrei acquistare. Lo ha disegnato lei? Lo ha cucito lei? Dove compra i tessuti? Dove ha imparato a….(cucire/modellare/intagliare ecc.)? Ovviamente senza importunare! Di solito mi permette di acquistare qualcosa sapendone la storia e mi sembra di portare a casa il frutto dell’impegno di qualcuno e un pezzettino della sua storia.</p>
<p>Se vi interessa approfondire il comportamento del turista responsabile, l’UNWTO ha redatto il Codice Mondiale dell’Etica per il Turismo.</p>
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<figure class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-4 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="718" height="714" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/08/Viaggare-responsabile-1.png" alt="" data-id="9917" data-link="https://dress-ecode.com/2018/08/05/la-t-shirt-ricordo-delle-vacanze-questanno-si-cambia-8-dritte-per-viaggiatori-responsabili/viaggare-responsabile-1/" class="wp-image-9917" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/08/Viaggare-responsabile-1.png 718w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/08/Viaggare-responsabile-1-100x100.png 100w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/08/Viaggare-responsabile-1-600x597.png 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/08/Viaggare-responsabile-1-300x298.png 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/08/Viaggare-responsabile-1-150x150.png 150w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/08/Viaggare-responsabile-1-75x75.png 75w" sizes="auto, (max-width: 718px) 100vw, 718px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="719" height="720" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/08/Viaggiatori-responsabili-3.png" alt="" data-id="9918" data-full-url="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/08/Viaggiatori-responsabili-3.png" data-link="https://dress-ecode.com/2018/08/05/la-t-shirt-ricordo-delle-vacanze-questanno-si-cambia-8-dritte-per-viaggiatori-responsabili/viaggiatori-responsabili-3/" class="wp-image-9918" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/08/Viaggiatori-responsabili-3.png 719w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/08/Viaggiatori-responsabili-3-300x300.png 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/08/Viaggiatori-responsabili-3-100x100.png 100w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/08/Viaggiatori-responsabili-3-600x601.png 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/08/Viaggiatori-responsabili-3-150x150.png 150w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/08/Viaggiatori-responsabili-3-75x75.png 75w" sizes="auto, (max-width: 719px) 100vw, 719px" /></figure></li></ul></figure>


<p style="text-align: left;"> </p>
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<h5><span style="color: #acc0a5;"><strong><em>English</em> &#8211; The souvenir T-shirt? This year we change! 8 tips for responsible travellers</strong></span></h5>
<p>Finally the journey we were waiting for! We are on vacation in a wonderful site, maybe we have dreamt about it for long. And both in order to remind about the experience and to say our loved ones and friends that we remember about them also on vacation, we can  not resist to the temptation of souvenirs.<br />If we think about it, do we really need to bring home the umpteenth t-shirt with the name of the site we have visited? Or the billionth dust-attracting trinket at which we will have a look once in a year? Are we sure we will make our loved ones or friend with objects designated to stay in a drawer or to have another end other then being used?<br />In my family we have a tradition of sending a nice postcard to make them know that even on vacation we think about them! For sure, the temptation of purchasing keepsakes is irresistible&#8230; But does it really make us happy to bring home an unethic, mass-produced (so being in who knows how many houses of other tourists), environment-damaging souvenir?<br />Then, <strong>why don&#8217;t try the small challenge of the responsabile-souvenir-hunting</strong>?<br />This year in Norway I tried to look for small presents without plastic and if possibile being local, natural and useful. Time for shopping was very limited, but&#8230;in the picture you can see the results! I loved it a lot because it made me think about how it is difficult to buy avoiding plastic and with the mentioned desired features. Moreover, it brought me to think more before buying, reflecting on the purchase, in addiction to forcing me to discover less touristic shops, while gelling with locals in their habits.<br />Would you also like to try? <strong>Here there are few suggestions for perfect responsible travellers!</strong> If you try, tell us about your experience and send us pictures of your ideas, they will be useful for other travellers.</p>
<p>What can we do?</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;"><strong>1) We can support local economy.</strong></span></h6>
<p>We can verify where the object attracting our attention was produced. Are we in the Canaries and it is a t-shirt made in India? Are we in Greece and the dress comes from the Czech Republic? To thank a country that welcomed us, it could be a good idea to support its economy, especially to encourage the preservation of the real cultural heritage and to give local artisans the opportunity to keep their jobs. Moreover, imported products have a greater carbon footprint. And does make any sense to bring a bag with palms from Florida made in China?<br />Last year, cycling among the salt pans in a small French island, I have purchased the whole sea salt directly from the producers, an useful little present appreciated by the receivers. In Brazil, I have purchased nightdresses traditionally embroidered and hand-made by a local tailor. A colourful hammock masterfully knitted in Venezuela reminds me the marvellous colours of its sea.<br />Let&#8217;s support local activities in general, the ones employing local people, using local raw materials; considering souvenirs but also food, accommodation, tours and guided visits.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;"><strong>2) We can visit local markets and second-hand shops.</strong></span></h6>
<p>They are an exhibition of odours, colours, sounds. They require patience when very crowded, but not all are always full of people at all times. We discover a country also through its market, we learn what is locally produced, what grows on that land, which knowledge has been raised. We can make not so expensive purchases and directly help local workers. In a market in Turkey I have found an efficient organic soap with olive oil and daphne, used in the local tradition according to an ancient receipt. From the markets in Sicily I like to bring as presents almonds, oregano, honey, pistachios, sesame seeds, flours of ancient local wheat.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;"><b>3) We can buy from local artisans or from associations helping local artisans.</b></span></h6>
<p>Each country has its own tradition, to better saying: each area of a country. We discover in books, guides or on internet which are the ones of the site where we are on vacation. The research will make our journey a real travel discovering another culture. And we can amaze our friends with something different from the usual souvenir, eventually with a special story! From Malaysia, a jointed wood statuette used for the traditional theatre (the old cinema) reminds me the story of those shows through the eyes of this maker.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;"><strong>4) We can look for local entities supporting social or environmental causes or for charity associations.</strong></span></h6>
<p>We have to be sure also that labour conditions of who made our vacation souvenirs have been respected.<br />My favourite bamboo t-shirt comes from Canaries, made in a eco-sustainable way to support the local Clean Ocean Project. In Norway I have found keepsakes in a second-hand shop with charity purpose.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;"><strong>5) We respect the local labour paying a fair price</strong>.</span></h6>
<p>Products with a price that is too low could make us suspicious. Insisting on a discount in certain contexts and in certain situations can create difficulties to whom is trying to maintain himself/herself and his/her family with his/her job.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;"><strong>6) We can verify the materials of the souvenirs we like.</strong></span></h6>
<p>Are they organic? Have they a low impact on the environment? Is cotton organic? Is the sarong made of a synthetic textile? In our articles you can find guide lines to choose more sustainable materials.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;"><strong>7) We can avoid animal products.</strong></span></h6>
<p>Of course do not buy derived products from the local endangered fauna and flora forbidden from national and international laws. Check well that the souvenir does not contain them in any part.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;"><b>8) We can avoid single-use plastic objects or any objects with high potential to end shortly into waste.</b></span></h6>
<p>Prefer ecological or recycled materials. In some countries we can find for example small toys (like planes, cars, bicycles) made by cans. In Brasil I have met a guy selling creations from coconut waste, finding a cute coffee set made by him.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;"><strong>Moreover&#8230; we can chat with local people!</strong></span></h6>
<p>Who knows me will smile reading this last point, crucial for me! When I enter any shop or approaching any market stand, I start with little questions to know more about who made what I would like to buy. Have you designed it? Have you sewn it? Where do you buy textiles? Where have you learned to&#8230; (sew/shape/carve etc.)? Of course without bothering! It usually allows me to buy something knowing the story about it and it seems to me to bring home the effort of someone else and a piece of his story.</p>
<p>If you would like to deepen the behaviour of the responsible tourist, UNWTO has composed the Global Code for Ethic in Tourism.</p>]]></content:encoded>
					
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