Dress ECOde’s lifestyle,  Environment/Ambiente,  Responsible life / Stile di vita resp.,  Vita da Dress ECOde

How the walk has changed – Dress ECOde’s lifestyle

Italiano/English below

Personalmente trovo che camminare aiuti a ristabilire un contatto con l’ambiente circostante, a rallentare, a guardarsi intorno. Non potrei farne a meno. Soprattutto al mare, anche d’inverno in splendide giornate di sole che nel sud più sud dell’Italia non mancano. Spazi immensi dove l’occhio si distende alla vista di dune luccicanti, acque brillanti e azzurro intenso ovunque, senza confini tra cielo e mare. Passeggiando il più delle volte a piedi nudi, senti di stare bene rimirando quel sole e quell’azzurro e giocando a trovare ciò che il mare regala sulla battigia. Conchiglie, alghe, strani insetti, sassolini, meduse, tane a spirale di animali, legnetti, paguri, rami, pietre pomice e altre sorprese naturali. Un gioco che da sempre mi affascina.

Qualcosa però è cambiato. Dall’inizio di questo percorso di maggiore responsabilità verso l’ambiente, tra i regali del mare l’attenzione ha cominciato a spostarsi anche su altri oggetti che regali non sono: tappi, bicchieri, bottiglie, involucri, reti da pesca, pezzi di ciabatte, mozziconi di sigaretta, frammenti di carta e di plastica, fili di ferro, tubi e tante altre cose che regaliamo noi alla natura…

Anche questa volta, appena arrivati, desideriamo rimettere piede su questa bellissima spiaggia per l’usuale passeggiata di saluto al mare. Esco con la curiosità di vedere come è mutato il paesaggio in questa stagione. Il vento, le correnti e le maree modellano dune, battigia e distesa d’acqua. È così tanta la smania che mi ricordo solo una volta giunta in spiaggia delle buste e dei guanti per raccogliere i rifiuti… Inizio a camminare, con il gioco della ricerca dei tesori, ma non c’è niente da fare: non si riesce a lasciar lì quegli intrusi inquinanti! Per fortuna d’inverno le tasche non mancano, così si possono riporre eccezionalmente piccoli tesori (come sassi, rametti e conchiglie vuote, spesso deponendole di nuovo in spiaggia) e tenere le mani libere per raccogliere i rifiuti peggiori. Cammini, guardi il blu, il sole, i tesori e nello stesso tempo ripulisci quell’angolo meraviglioso per ringraziarlo dello spettacolo che ti offre. Sì, vorrei a volte solo mettere un piede dietro l’altro e basta, a volte ad andatura veloce come sport quotidiano. Vorrei guardare solo i tesori. Andare avanti leggera, a mani vuote. Qualcosa dentro però ti fa chinare, raccogliere e pulire, sotto gli occhi di quelle poche persone che incroci nel periodi invernale: ti vedono camminare con le mani piene di bottiglie, bicchieri di plastica e taniche. O, come dal giorno dopo finalmente attrezzati, con buste piene domandandosi chissà che cosa tu stia tirando su con tanto trasporto.

Non riesco a lasciare lì le tracce umane inquinanti. Non riesco. Immagino un pesce, una medusa, un uccellino che inghiottono un rifiuto. Come se sul pavimento di casa, mia o di chi mi ospita, accettassi immondizia disseminata qua e là.

Non riesco. E mi piace pensare che sia così per tante altre persone, che sia normale e banale da scrivere. Talmente banale che chi ora sta leggendo pensa: “Che cosa scontata da scrivere, anche io raccolgo sempre, che novità”. Vero che è così?

PS In copertina una delle bellissime dune. Più sotto, alcune foto degli ultimi “bottini” (@allrightsreserved).

 

ENGLISH: How the walk has changed – Dress ECOde’s lifestyle

Personally I find that walking helps to restore contact with the surrounding environment, to slow down, to look around. I could stay well without it. Especially at sea, even in winter on beautiful sunny days that in the south more south of Italy are not lacking. Immense spaces where the eye relaxes at the sight of shimmering dunes, bright waters and deep blue everywhere, without boundaries between sky and sea. Strolling barefoot most of the time, feel good about looking at that sun and that blue and playing to find what the sea offers on the water’s edge. Shells, algae, strange insects, pebbles, jellyfish, spiraling animal dens, small sticks, hermit crabs, branches, pumice stones and other natural surprises. A game that has always fascinated me.

But something has changed. Since the beginning of this path of greater responsibility towards the environment, among the gifts of the sea the attention has begun to move also on other objects that are not gifts: caps, glasses, bottles, wrappers, fishing nets, pieces of slippers , cigarette butts, fragments of paper and plastic, iron wires, pipes and many other things that we give to nature…

Also this time, as soon as we arrive, we want to set foot on this beautiful beach for the usual walk to the sea. I go out with the curiosity to see how the landscape has changed this season. The wind, the currents and the tides shape dunes, shoreline and expanse of water. It’s so much the craving that I remember of the bags and gloves to collect the waste only once on the beach… I start walking, with the game of the search for treasures, but there is nothing to do: you can not leave those polluting intruders there! Fortunately, there is no shortage of pockets in winter, so you can store exceptionally small treasures (such as stones, twigs and empty shells, often putting them back at the beach) and keep your hands free to collect the worst waste. I walk, I look at the blue, the sun, the treasures and at the same time clean up that wonderful corner to thank it for the show he offers. Yes, I would like sometimes to just put one foot after the other and that is enough, sometimes at a fast pace as a daily sport session. I would like to look only at the treasures. Going forward lightly, with empty hands. Something inside, however, makes you stoop, gather and clean, under the eyes of those few people who cross in winter: they see you walking with your hands full of bottles, plastic cups and cans. Or, as from the day after finally equipped, they see you with full bags wondering who knows what you’re pulling up with so much zeal.

I can not leave the polluting human traces there. I can not. I imagine a fish, a jellyfish, a little bird that engulfs a waste. As if on the floor of the house, mine or of those who host me, I accepted rubbish strewn here and there.

I can not. And I like to think that it is so for many other people, that it is normal and trivial to write. So banal that those who are now reading think: “What a foregone thing to write, I always collect, what a newness”. Isn’t it?

PS On the cover one of the beautiful dunes. Below, some photos of the last “booty” (@allrightsreserved).

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