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Sashiko, an ancient practice rediscovered by modern sustainable fashion, to repair and embellish garments with harmonious geometries

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unknown.tiffPuoi ascoltare qui l’articolo: Sashiko

Le armoniose geometrie che deliziano gli occhi e la mente e la filosofia sottostante collocano il sashiko sul podio delle ottime pratiche della moda sostenibile. Questa antica tecnica giapponese si fa amare per tanti concetti a cui rimanda: il valore dei tessuti come risorsa preziosa, la cura per la manutenzione dei nostri abiti, l’estetica e l’etica del rammendo, l’opposizione allo spreco e alla fast fashion, il lato bello del riuso.

Sashiko è una tecnica di cucitura tradizionale a mano, che utilizza un semplice punto eseguito in motivi ripetuti o intrecciati, di solito unendo diversi strati di tessuto. Si è sviluppato nel nord rurale del Giappone probabilmente durante il periodo Edo (1615-1868). All’epoca Meiji (1868–1912), il sashiko era una tecnica giapponese consolidata e combinava la finalità decorativa al rammendo e alla trapuntatura. Il suo nome significa “piccole pugnalate”, un riferimento al semplice punto che compone gli schemi geometrici.

I motivi sono molto piacevoli, con i loro punti regolari e l’uso preciso dello spazio, ma l’estetica è solo uno dei suoi aspetti.

Negli inverni rigidi del nord del Giappone, era un’attività svolta dalle donne nelle famiglie di agricoltori o pescatori per prolungare la vita dei tessuti consumati, per rammendare gli abiti e abbellire gli oggetti di uso quotidiano. Contrariamente agli splendidi tessuti di seta dei kimoni indossati dalla nobiltà e dalle classi superiori giapponesi, il sashiko era collegato a tessuti popolari prodotti e utilizzati dalle classi contadine. Fino alla comparsa delle prime industrie tessili (intorno al 1870), cotone, lino e canapa venivano filati, tessuti e tinti a mano.

La stoffa era una risorsa preziosa che richiedeva enormi quantità di lavoro e anche gli scarti avevano valore.

Il cotone era particolarmente scarso nel nord del Giappone, dove faceva troppo freddo per crescere, e proibitivamente costoso per l’abbigliamento quotidiano. Le famiglie più povere facevano affidamento sulla produzione dei propri vestiti dalla canapa e il rammendo era una necessità assoluta per sopravvivere.

Sashiko era una parte cruciale di una tecnica di riparazione chiamata boro.

Boro significa ‘stracci sbrandellati’ in giapponese e indica biancheria da letto e indumenti di cotone amorevolmente rattoppati e riparati, usati molto più a lungo del normale ciclo di vita poiché cuciti ordinatamente insieme a punti sashiko che coprono i buchi e rinforzano le aree consumate.

Unendo due o più strati di stoffa si creavano piccole sacche d’aria negli abiti, che intrappolavano il calore e offrivano una protezione molto migliore, una maggiore durata (fino a tre generazioni) grazie alle fitte cuciture che preservavano il tessuto, e un personale tocco creativo.  Il classico aspetto “crema su blu”, che associamo oggi al sashiko, è dato dal filo non colorato con cui sono creati i motivi geometrici. Un effetto molto bello, che era anche molto pratico, perché le donne spesso ricamavano il sashiko nelle serate buie e il contrasto consentiva loro di vedere bene la cucitura. Le figlie degli agricoltori aiutavano le madri nei ricami dall’età di cinque anni, così il sashiko è andato avanti nel tempo, di generazione in generazione. Con l’arrivo però degli abiti occidentali, nel XX secolo, il sashiko cadde in disgrazia perché ricordava la povertà delle famiglie. Negli ultimi anni si è di nuovo diffuso in Giappone come hobby artigianale. In Occidente, lo stiamo riscoprendo nell’ambito della moda sostenibile.

Il rammendo e la riparazione degli abiti sono una delle forme con cui si stanno manifestando la rottura con la moda tradizionale e un allontanamento dal canone classico di bellezza dei vestiti.

Abbiamo maggior cura di ciò che già possediamo, stiamo riscoprendo il gusto di riparare invece di buttare e i nostri occhi si stanno allenando a trovare bellezza nelle ricuciture e nelle suture. L’interesse dei consumatori più attenti alla sostenibilità verso il sashiko sta aumentando.  Alcuni brand e designer iniziano a considerare le tecniche di rammendo per estendere il ciclo di vita degli indumenti, cominciando a vedere i consumatori non come clienti alla ricerca di continui acquisti. Patagonia diffonde l’impegno a riparare, riutilizzare o riciclare i capi alla fine della loro vita. Con il programma Renew (Rinnovo), Eileen Fisher riacquista gli indumenti utilizzati dai clienti per ripararli, restituirli e rivenderli. Altri brand e designer propongono prodotti o abiti con punti di rammendo. Come lo zaino di EastPak in tessuto Boro Sashiko. 

Far scorrere i punti del sashiko su un tessuto strappato è un processo di trasformazione non solo del capo ma anche personale. Ci connette armoniosamente con ciò che già possediamo. È un sollievo per l’anima che lentamente trova conferma che tutto può essere trasformato: ciò che è rovinato, lacerato o distrutto ci offre un’opportunità di creare qualcosa di nuovo e più bello.

Puoi ascoltare l’articolo anche su Spotify: sotto le foto troverai il podcast, buon ascolto!
Link per approfondire:  

https://www.thesprucecrafts.com/sashiko-embroidery-patterns-1177479
http://www.pointdemarque.it
https://www.thesprucecrafts.com/free-sashiko-embroidery-patterns-1177478
https://upcyclestitches.com/sashiko-instagram/
https://www.sashiko.it/
https://japanese-embroidery-books.com/
https://www.triestericama.it/corsi/

Materiale per iniziare:

Sashiko-starter-set-japanese-hand-sewing
Sashiko-starter-set-mini
sashiko-mini-starter-set-japanese-hand
Pattern-marking-tool

Libri:

The Ultimate Sashiko Sourcebook, Susan Briscoe; Sashiko: Traditional Japanese Quilt Design, Nihon Vogue; Sashiko Style: Traditional Japanese Patterns for Contemporary Design [With Patterns], Yoko Koike; Sashiko, Satomi Sakuma; Point par point, le sashiko se met à table, Kumiko Yoshida; Modern Sashiko, Silke Bosbach.

https://open.spotify.com/episode/4kD12ePO8eee5fV2MPXQjQ?si=bonzRKKWSNyXPvmWCN-QHw

EnglishSashiko, an ancient practice rediscovered by modern sustainable fashion, to repair and embellish garments with harmonious geometries

The harmonious geometries that delight the eyes and the mind and the underlying philosophy place the sashiko on the podium of the excellent practices of sustainable fashion. This ancient Japanese technique makes itself loved for many concepts to which it refers: the value of fabrics as a precious resource, the care for the maintenance of our clothes, the aesthetics and ethics of mending, the opposition to waste and fast fashion, the beautiful side of reuse.

Sashiko is a traditional hand sewing technique, which uses a simple stitch made in repeated or interwoven motifs, usually by merging several layers of fabric. It developed in the rural north of Japan probably during the Edo period (1615-1868). At the Meiji era (1868–1912), sashiko was a well-established Japanese technique and combined the decorative purpose with mending and quilting. Its name means “small stabs”, a reference to the simple point that creates the geometric patterns.

The motifs are very pleasant, with their regular stitches and the precise use of space, but aesthetics is only one of its aspects.

In the harsh winters of northern Japan, it was an activity carried out by women in the families of farmers or fishermen to extend the life of worn fabrics, to mend clothes and embellish everyday objects. Contrary to the splendid silk fabrics of the kimonos worn by the Japanese nobility and upper classes, sashiko was linked to popular fabrics produced and used by the peasant classes. Until the appearance of the first textile industries (around 1870), cotton, linen and hemp were spun, woven and dyed by hand.

Fabrics were a precious resource that required enormous quantities of labor and scraps also had value.

Cotton was particularly scarce in northern Japan, where it was too cold to grow it, and prohibitively expensive for everyday clothing. The poorest families relied on the production of their clothes from hemp and mending was an absolute necessity to survive.

Sashiko was a crucial part of a repair technique called boro.

Boro means ‘tattered rags’ in Japanese and indicates lovingly patched and repaired bed linen and cotton clothing, used much longer than the normal life cycle since it is neatly sewn together with sashiko stitches that cover the holes and reinforce the worn areas.

By combining two or more layers of fabric, small air pockets were created in the clothes, which trapped the heat and offered much better protection, greater durability (up to three generations) thanks to the thick seams that preserved the fabric, and a personal creative touch. The classic “cream on blue” aspect, which we associate today with sashiko, is given by the non-colored thread with which the geometric patterns are created. A very nice effect, which was also very practical, because women often embroidered sashiko on dark evenings and the contrast allowed them to see the stitching well. The farmers’ daughters had been helping mothers in embroidery since the age of five, so sashiko has gone on from generation to generation. With the arrival of Western clothes, however, in the twentieth century, sashiko fell out of favor because it reminded of the poverty of families. In recent years it has once again spread to Japan as a craft hobby. In the West, we are rediscovering it in the context of sustainable fashion.

The mending and repairing of clothes are one of the ways in which the disrupt with traditional fashion and a departure from the classic canon of beauty of clothes are manifesting.

We take greater care of what we already own, we are rediscovering the taste of repairing instead of throwing and our eyes are training to find beauty in the stitches and sutures. The interest of consumers who are more attentive to sustainability towards sashiko is increasing. Some brands and designers begin to consider mending techniques to extend the life cycle of garments, starting to see consumers not as customers looking for continuous purchases. Patagonia spreads its commitment to repair, reuse or recycle garments at the end of their life. With the Renew program, Eileen Fisher buys back the clothing used by customers to repair, return and resell it. Other brands and designers offer products or clothes with darning stitches. Like the EastPak backpack in Boro Sashiko fabric.

Sliding the stitches of the sashiko on a ripped fabric is a process of transformation not only of the garment but also personal. It connects us harmoniously with what we already have. It is a relief for the soul that slowly finds confirmation that everything can be transformed: what is ruined, torn or destroyed offers us an opportunity to create something new and more beautiful.

Link to learn more:  

https://www.thesprucecrafts.com/sashiko-embroidery-patterns-1177479
http://www.pointdemarque.it
https://www.thesprucecrafts.com/free-sashiko-embroidery-patterns-1177478
https://upcyclestitches.com/sashiko-instagram/
https://www.sashiko.it/
https://japanese-embroidery-books.com/
https://www.triestericama.it/corsi/

To begin:

Sashiko-starter-set-japanese-hand-sewing
Sashiko-starter-set-mini
sashiko-mini-starter-set-japanese-hand
Pattern-marking-tool

Books:

The Ultimate Sashiko Sourcebook, Susan Briscoe; Sashiko: Traditional Japanese Quilt Design, Nihon Vogue; Sashiko Style: Traditional Japanese Patterns for Contemporary Design [With Patterns], Yoko Koike; Sashiko, Satomi Sakuma; Point par point, le sashiko se met à table, Kumiko Yoshida; Modern Sashiko, Silke Bosbach.

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