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Brands and critical fashion companies united on Sfashion-net: a platform, a network, a community

Italiano/English below pictures

unknown.tiff Puoi ascoltare qui l’articolo: Sfashion-net

Quando siamo stati contattati da Marina e Guya per collaborare al progetto Sfashion-net con l’intento di costruire una rete a sostegno delle micro realtà del settore, abbiamo accettato immediatamente. L’unione delle singole forze è uno strumento efficace per affrontare le sfide, anche nel campo della moda sostenibile, soprattutto (ma non solo) per i marchi più piccoli. Incontriamo Guya e Marina, per parlare di questa nuova iniziativa che ci consentirà di trovare brand e imprese della moda critica su una sola piattaforma.

Guya si occupa da quasi 15 anni di ideare e gestire progetti, prevalentemente nell’ambito della moda e dell’organizzazione di eventi, prediligendo lavorare con i piccoli brand. “Credo da sempre che siano la reale e concreta alternativa a un modello di consumo che ci obbliga, nel vestire come nella vita, a perdere di vista la qualità, il benessere e il valore delle relazioni” (www.guyamanzoni.com).

Marina lavora nella moda da oltre 18 anni, insegna al Polimoda di Firenze, scrive libri, ha esperienza come designer, visual merchandiser e consulente, fondatrice di progetti nel settore. “Ho iniziato la mia esperienza lavorativa in multinazionali della moda muovendomi tra Parigi, Istanbul e Firenze; lì avevo già capito che il mondo della moda non era esattamente come me lo ero immaginato. Per questo, a soli 24 anni, decisi di avviare il mio primo progetto imprenditoriale per raccontare la Moda a modo mio” (www.morgatta.com).

Ci raccontate cos’è Sfashion-net?

“Sfashion-net è il primo passo concreto che abbiamo voluto compiere per dare vita a un progetto sul quale lavoriamo da diverso tempo.
E’ un portale che raccoglie ad oggi – ma siamo in costante crescita! – una cinquantina di brand, progetti e micro imprese della moda critica, con lo scopo di dare loro visibilità e di diffondere in maniera concreta quello che secondo noi è il vero punto focale della rivoluzione nel campo della moda: un’alternativa reale al consumo del fast fashion fatto di creatività, sostenibilità e consapevolezza”.

Cosa prevede il progetto?

“Lo scopo primario in questa prima fase è duplice. Da un lato, proporsi come un luogo virtuale, un contenitore dedicato al pubblico dove conoscere e entrare in contatto con i brand: sono moltissimi, ma ci siamo rese conto che mancava una piattaforma che li riunisse tutti e che valorizzasse le loro peculiarità.
In secondo luogo, ed è l’aspetto per noi più importante, l’obiettivo è quello di creare una rete, una community coesa e attiva di realtà che, pur restando indipendenti fra loro, possano conoscersi, entrare in contatto, sviluppare strategie e progetti condivisi, fruire di servizi dedicati alla loro tipologia di impresa”.

Qual è l’obiettivo di Sfashion-net?

“Direi che l’obiettivo principale è dare supporto alle micro imprese. Siamo partite dalla nostra esperienza, lavoriamo entrambe in questo settore da diverso tempo e siamo da sempre in contatto con questo tipo di realtà; ci siamo rese conto che condividono valori, modalità produttive, esigenze, bisogni, ma che ciascuna di esse viaggia da sola, affrontando in solitaria problemi e difficoltà che però sono comuni a tutte.
Il concetto di rete da questo punto di vista è fondamentale: essere un gruppo, nella nostra visione, permette a ciascuno di valorizzare le proprie caratteristiche peculiari ma allo stesso di tempo di avvantaggiarsi della forza comunicativa e rappresentativa della comunità”.

Com’è nata l’idea? Perché avete sentito il bisogno di creare Sfashion-net?

Guya: “Ci siamo incontrate per la prima volta un anno fa, io organizzavo un evento dedicato proprio alla moda critica durante la Design Week dell’anno scorso, Marina era a Milano, ne è rimasta incuriosita ed è passata a trovarci.
Non ci eravamo mai viste prima di allora, ma abbiamo parlato molto, condividendo pensieri, esperienze, racconti. Ci siamo subito accorte che avevamo una visione comune riguardo a cosa era per noi la sostenibilità nella moda, quali erano le problematiche e i limiti, cosa secondo noi andava valorizzato”.

In cosa si differenzia da altre piattaforme?

“Il fare rete. Non vogliamo essere una fredda vetrina ma un punto di contatto: tra i brand ed i clienti finali (li mettiamo in contatto direttamente, non facciamo vendita noi), tra i vari marchi, tra loro e professionisti del settore e anche connettersi con altre realtà che si occupano di sostenibilità. Insomma, la base è creare relazioni e connessioni, parlarsi e agevolare lo scambio. E poi sicuramente lo spirito. Uno spirito di rottura costruttiva di chi ama questo mestiere in maniera sana, libera, leggera e anche con un pizzico di ironia”.

Come si può partecipare?

“Abbiamo dei principi guida (elencati nel nostro manifesto) che sono quelli in base ai quali selezioniamo e valutiamo i marchi. Primo fra tutti è essere a tutti gli effetti un’impresa, quindi con una prospettiva progettuale e lavorativa in divenire. A chi si propone sottoponiamo un questionario che analizza vari aspetti dell’impresa e indaga su quali sono difficoltà e richieste per migliorarsi. In seguito alle risposte valutiamo il materiale e procediamo all’eventuale inserimento a titolo gratuito, con una pagina appositamente dedicata“.

Quali difficoltà secondo voi affrontano i brand di moda sostenibile?

“Direi che la sostenibilità economica è in generale l’aspetto più difficoltoso da affrontare, che comprende però tante e diverse sfaccettature, conseguenze.
Aprire un’impresa, fosse anche solo una ditta individuale, è costoso e impegnativo; è un investimento che molti – tutti, direi – fanno col cuore, spinti dalla passione per questo mestiere: molti si definiscono artigiani ‘resistenti’, ed è vero.
Essere sostenibili a livello economico, fare i conti con i budget della propria attività, impone a queste micro imprese di dover scegliere dove e quanto investire: si spende molto ricercando la qualità dei materiali, ad esempio, a discapito dell’immagine e della comunicazione. A livelli diversi, ciascuno a suo modo, una delle difficoltà principali è l’approccio a servizi esterni, l’impossibilità di potersi avvalere di collaborazioni, così spesso ci si ritrova da soli a far tutto: la produzione, la vendita, le fiere, il sito internet, la contabilità… Così le energie vengono frazionate, e da un lato non si riesce ad essere efficaci ed efficienti su tutti i fronti; dall’altro spesso capita di dover sacrificare gli aspetti creativi di questo lavoro dedicandosi ad aspetti collaterali, e questo genera frustrazione.
Si rimane quindi un po’ e costantemente relegati al limbo dell’essere un prodotto di nicchia: come spesso diciamo, lo scopo non è quello di diventare delle multinazionali, ma di poter essere più sereni, di potersi sentire più solidi nello svolgere il proprio mestiere.
In questo la rete può aiutare: da un lato a sentirsi meno soli, dall’altro a creare collaborazioni virtuose per lo sviluppo delle proprie attività”.

Cosa non vi piace della moda tradizionale?

Marina: “Io non amo l’autoreferenzialità, l’essere elitaria, snob e fondamentalmente un circolo chiuso. Non mi piacciono i must have, il gioco subdolo del farti sentire incomodo se non sei al passo con le tendenze e nemmeno i ritmi velocissimi di produzione e creazione, fondamentalmente dettati dal marketing e dai numeri. Insomma, diciamo che il sistema in sé non mi fa impazzire 😉 “.
Guya: “La velocità a discapito della qualità, l’imposizione, il modo in cui inibisce la nostra capacità di scegliere, di valutare, di apprezzare ciò che è ben fatto vs. ‘tanto costa solo 5 euro!’. E poi i saldi, lo svendersi, quella corsa a riempire gli armadi che non è solo un’occasione, ma uno stato mentale, un ‘volere di più’ non necessariamente collegato a un bisogno… Per parafrasare uno dei miei film preferiti: ‘Tu non sei la quantità di vestiti che hai nell’armadio!’. Infine, la competitività e l’attitudine arrivista che il più delle volte devi avere per lavorarci dentro”.

Quale aspetto della moda sostenibile vi piace di più?

“Le nostre 5 S, innanzitutto! Slow, Sustainable, Sartorial, Soul, Sociable. Le descriviamo bene nel nostro manifesto.
La sua potenzialità di essere davvero rivoluzionaria, non solo nei modi, ma anche nello stimolare nel pubblico una riflessione profonda sui nostri reali bisogni, sull’essenzialità, sulle nostre modalità di consumo. Ma anche sul nostro impatto sul Pianeta: ne parliamo tanto, c’è tanta informazione a riguardo, ma troppo spesso non colleghiamo il pensiero ad un’azione concreta…”.

Ci sono aspetti che secondo voi possono essere migliorati nel settore della moda sostenibile?

Marina: “Ecco, anche per quanto riguarda l’ambiente della sostenibilità, ho osservato una certa tendenza alla chiusura, al creare circoli e nominare guru. Insomma, l’atteggiamento degli ‘addetti ai lavori’ è lo stesso… mentre penso che per parlare di sostenibilità ci sia bisogno prima di tutto di un’apertura mentale a 360°. E ripensare davvero la moda in un’ottica differente“.

Quali sono i vostri prossimi passi?

“Continuare con lo sviluppo del nostro progetto, che oltre alla visibilità vuole offrire un supporto attivo alle realtà del nostro network. Questa è la nostra “fase due”! Stiamo già lavorando all’ampliamento del portale, sviluppando strategie coi nostri partner. L’intento è quello di poter offrire dei servizi specifici dedicati alle micro imprese, che vanno dalla produzione, alle forniture, alla comunicazione, alla vendita, e perché no, anche alla ideazione di eventi, che possano agevolare dal punto di vista pratico e concreto le micro imprese della moda e rafforzare la nostra rete”.Grazie Marina e Guya per aver avviato questo progetto! Abbiamo deciso di farne parte perché si impegnano nello sviluppo di una moda che segue logiche nuove, più critica, responsabile e sostenibile, basandosi sui valori della collaborazione e del supporto reciproco.

Puoi ascoltare l’articolo anche su Spotify: sotto le foto troverai il podcast, buon ascolto!
Puoi scoprire qui i brand della piattaforma:

Sito: Sfashion-net

IG: https://www.instagram.com/sfashion_net/

FB: https://www.facebook.com/sfashionnet.it/

https://open.spotify.com/episode/1dc6TddBVWHlehGVvGCo6c?si=d_dNdK-eTMyMLo23anxT1g

English – Brands and critical fashion companies united on Sfashion-net: a platform, a network, a community

When we were contacted by Marina and Guya to collaborate on the Sfashion-net project, with the intention of building a network in support of the micro realities of the sector, we immediately accepted. The union of individual forces is an effective tool to face challenges, including the ones in the field of sustainable fashion, especially (but not only) for smaller brands. We meet Guya and Marina, to talk about this new initiative that will allow us to find critical fashion brands and companies on a single platform.

Guya has been dealing with the design and management of projects for almost 15 years, mainly in the field of fashion and the organization of events, preferring to work with small brands. “I have always believed that they are the real and concrete alternative to a consumption model that forces us, in dressing as in life, to lose sight of the quality, well-being and value of relationships” (www.guyamanzoni.com).

Marina has been working in fashion for over 18 years, teaches at the Polimoda in Florence, writes books, has experience as a designer, visual merchandiser, consultant and founder of projects in the sector. “I started my work experience in fashion multinationals moving between Paris, Istanbul and Florence; there, I had already understood that the world of fashion was not exactly as I had imagined it. For this reason, at the age of 24, I decided to start my first entrepreneurial project to tell fashion in my own way “(www.morgatta.com).

Can you tell us what Sfashion-net is?

“Sfashion-net is the first concrete step we wanted to take to create a project we have been working on for some time. It is a portal that collects today – but we are constantly growing! – about fifty brands, projects and micro enterprises of critical fashion, with the aim of giving them visibility and of spreading in a concrete way what we believe is the real focal point of the revolution in the field of fashion: a real alternative to the consumption of fast fashion made of creativity, sustainability and awareness”.

What does the project consist of?

“The primary purpose in this first phase is twofold. On the one hand, offering itself as a virtual place, a container dedicated to the public where you can get to know and get in touch with the brands: they are many, but we realized that a platform was missing that bring everyone together and enhance their peculiarities.
Secondly, and it is the most important aspect for us, the goal is to create a network, a cohesive and active community of realities that, while remaining independent of each other, can get to know each other, get in touch, develop strategies and projects shared, use services dedicated to their type of business”.

What is the goal of Sfashion-net?

“I would say that the main objective is to support micro enterprises. We started from our experience, we have both worked in this sector for a long time and we have always been in contact with this type of realities; we realized that they share values, production methods, needs, needs, but that each of them travels alone, facing problems and difficulties that are common to all.
From this point of view, the concept of networking is fundamental: being a group, in our vision, allows everyone to enhance their own peculiar characteristics but at the same time to take advantage of the communicative and representative power of the community”.

How was the idea born? Why did you feel the need to create Sfashion-net?

Guya: “We met for the first time a year ago, I was organizing an event dedicated to critical fashion during last year’s Design Week, Marina was in Milan, she was intrigued by it and came to visit us.
We had never seen each other before, but we talked a lot, sharing thoughts, experiences, stories. We immediately realized that we had a common vision regarding what sustainability in fashion was for us, what the problems and limitations were, what we believe should be valued”.

How does it differ from other platforms?

“Networking. We don’t want to be a cold showcase but a point of contact: between brands and end customers (we put them in contact directly, we don’t sell them), between the various brands, between them and professionals in the sector and also to connect with other realities that are concerned with sustainability. In short, the basis is to create relationships and connections, talk to each other and facilitate exchange. And then surely the spirit. A spirit of constructive rupture for those who love this profession in a healthy, free, light way and also with a hint of irony”.

How is it possible to take part?

“We have guiding principles (listed in our manifesto) which are those on the basis of which we select and evaluate brands. First of all it is to be in all respects a company, therefore with a future planning and working perspective. To those who apply, we submit a questionnaire that analyzes various aspects of the business and investigates what are the difficulties and requests for improvement. Following the responses, we evaluate the material and proceed with any insertion free of charge, with a specifically dedicated page“.

What difficulties do you think sustainable fashion brands face?

“I would say that economic sustainability is in general the most difficult aspect to deal with, which however includes many different facets and consequences.
Opening a business, even if only a sole proprietorship, is expensive and demanding; it is an investment that many – all, I would say – make with the heart, driven by the passion for this profession: many define themselves as ‘resistant’ craftsmen, and it is true.
Being economically sustainable, dealing with the budgets of your business, requires these micro enterprises to choose where and how much to invest: you spend a lot of money looking for the quality of materials, for example, to the detriment of image and communication. At different levels, each in its own way, one of the main difficulties is the approach to external services, the impossibility of being able to make use of collaborations, so often we find ourselves alone to do everything: production, sale, fairs, the website, the accounting… Thus the energies are split, and on the one hand it is not possible to be effective and efficient on all fronts; on the other, it often happens that you have to sacrifice the creative aspects of this work by dedicating yourself to collateral aspects, and this generates frustration.
We therefore remain a bit and constantly relegated to the limbo of being a niche product: as we often say, the aim is not to become multinationals, but to be more serene, to be able to feel more solid in carrying out your job.
In this the network can help: on the one hand to feel less alone, on the other to create virtuous collaborations for the development of its activities”.

What don’t you like about traditional fashion?

Marina: “I don’t like self-referentiality, being elitist, snobbish and basically a closed circle. I don’t like must-haves, the sneaky game of making you feel uncomfortable if you are not up to date with trends and not even the very fast production and creation rhythms, basically dictated by marketing and numbers. In short, let’s say that the system itself does not drive me crazy 😉“.
Guya: “Speed ​​at the expense of quality, imposition, the way it inhibits our ability to choose, evaluate, appreciate what is well done vs. ‘It costs only 5 euros!’. And then the sales, the underselling, that rush to fill the wardrobes that is not only an occasion, but a mental state, a ‘wanting more’ not necessarily connected to a need… To paraphrase one of my favorite films: ‘You you are not the quantity of clothes you have in the closet!’. Finally, the competitiveness and careerist attitude that most of the time you have to have to work in it”.

Which aspect of sustainable fashion do you like best?

“Our 5 S, first of all! Slow, Sustainable, Sartorial, Soul, Sociable. We describe them well in our manifesto.
Its potential to be truly revolutionary, not only in ways, but also in stimulating in the public a profound reflection on our real needs, on essentiality, on our ways of consumption. But also on our impact on the Planet: we talk a lot about it, there is a lot of information about it, but too often we do not connect thought to concrete action…”.

Are there any aspects that you think can be improved in the sustainable fashion sector?

Marina: “Here, also as regards the environment of sustainability, I have observed a certain tendency towards closure, to create circles and to appoint gurus. In short, the attitude of the ‘insiders’ is the same… while I think that to talk about sustainability, first of all we need a 360° open mind. And to really rethink fashion from a different perspective“.

What are your next steps?

“We will continue with the development of our project, which in addition to visibility wants to offer active support to the realities of our network. This is our ‘phase two’! We are already working on expanding the portal, developing strategies with our partners. The intent is to be able to offer specific services dedicated to micro enterprises, ranging from production, supplies, communication, sales, and why not, even to the creation of events, which can facilitate the micro from the practical and concrete point of view fashion companies and strengthen our network”.

Thanks Marina and Guya for starting this project! We have decided to be part of it because they are committed to developing a fashion that follows new, more critical, responsible and sustainable logics, based on the values of collaboration and mutual support.

You can discover the platform brands here:

Sito: Sfashion-net

IG: https://www.instagram.com/sfashion_net/

FB: https://www.facebook.com/sfashionnet.it/

 

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