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Fast fashion and social sustainability during COVID-19: which brands are not paying workers?

Italiano/English below

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Puoi ascoltare qui l’articolo: Fast fashion, sostenibilità sociale, COVID

Seguiamo con attenzione la situazione nelle fabbriche di abbigliamento, perché la sostenibilità sociale è uno degli aspetti che più ci coinvolge. E ci fa arrabbiare. Quando arrivano racconti di misere retribuzioni, di condizioni di lavoro senza garanzia di sicurezza, di mancato rispetto dei diritti dei lavoratori, di sfruttamento e schiavitù moderna. Racconti che coinvolgono fornitori di marchi fast fashion che, mentre leggiamo dei loro mancati pagamenti, propongono saldi, sconti e promozioni.

Con la diffusione del COVID-19, seguiamo ancora più assiduamente la situazione lavorativa di chi prepara per noi, a km di distanza, ciò che arriva nel nostro armadio. In questi mesi sono talmente tante le storie che abbiamo letto e che vorremmo raccontarvi da farci fermare e riflettere per capire da dove iniziare. Cominciamo da qui, da una lista di brand, perché magari anche tu avvicinandoti alla moda sostenibile ti sarai chiesto: “Quali sono i marchi  sostenibili?”. Così da orientare le tue scelte di acquisto (o non acquisto) con consapevolezza verso azioni responsabili.

Secondo Remake, il COVID-19 ha colpito le fabbriche di abbigliamento in tutto il mondo e la maggior parte dei marchi di moda, che si approvvigionano da questi produttori, ha annullato gli ordini dopo una contrazione delle vendite al dettaglio durante i mesi di marzo e aprile. Ciò ha portato a milioni di produttori di abbigliamento non pagati per il lavoro che avevano già completato. Senza accesso a risparmi, assistenza sanitaria o indennità, affrontano l’incertezza di soddisfare  esigenze alimentari e abitative. Come affermato da un fornitore, “Se il coronavirus non uccide i miei lavoratori, lo farà la fame”.

Dal 30 marzo 2020 Remake ha lanciato la campagna #PayUp collegata alla petizione che ha rivolto a circa 50 marchi, chiedendo di promettere di pagare i fornitori per tutti gli ordini che sono stati annullati o messi in pausa a causa del COVID-19. Inoltre, i marchi devono accettare di pagare per questi ordini per intero (senza chiedere sconti ai fornitori) e in modo tempestivo (senza estendere i termini di pagamento a meno che non possano essere fornite opzioni di finanziamento). Perché è proprio ciò che alcune aziende stanno facendo.

La campagna #PayUp ha visto molte vittorie, tra cui la promessa di 18 marchi di pagare gli ordini annullati e fermati a causa dell’epidemia. Finora, la campagna #PayUp ha sbloccato circa 1 miliardo di dollari in Bangladesh e circa 15 miliardi di dollari in tutto il mondo, rappresentando circa un terzo dei salari del valore di 40 miliardi di dollari dovuti ai lavoratori dell’abbigliamento all’inizio del COVID-19. 

Marchi come Gap, Primark, Arcadia e Urban Outfitters si stanno ancora rifiutando di pagare. “Con alcuni marchi, abbiamo visto che gli azionisti continuano a ricevere pagamenti, mentre i lavoratori non sono retribuiti e sappiamo anche che alcuni marchi stanno eliminando i commenti #PayUp sui loro account di social media come un modo per provare a chiudere la conversazione”.

Puoi firmare qui la petizione

In quale altro modo puoi aiutare i produttori di abbigliamento? 

a) Lasciando commenti con il tag #PayUp sulle pagine dei social media dei marchi da sollecitare.

b) Donando direttamente ai lavoratori, effettuando una donazione a uno o più fondi per fornire un aiuto diretto ai produttori di indumenti (https://remake.world/stories/news/direct-ways-to-help-garment-makers-during-covid-19/)

Anche Clean Clothes Campaign sta sostenendo #PayUp e sull’onda della petizione di Remake chiede ai marchi di rispettare i pagamenti, attraverso messaggi d’effetto. Li raccogliamo in un album che puoi vedere più sotto.

 

Aggiornamento al 7 luglio 2020
Fonte: Remake.world
17 marchi da sollecitare #PAYUP
  • Arcadia (Burton Menswear London, Topshop, ecc.)
  • Bestseller
  • C&A
  • Edinburgh Woollen Mill (Bonmarché, Peacocks)
  • Fashion Nova
  • Forever 21
  • Gap (Old Navy, Athleta, Banana Republic)
  • JCPenney
  • Kohl
  • Li & Fung/Global Brands Group
  • Mothercare
  • Primark
  • Negozi Ross
  • Sears
  • The Children’s Place
  • URBN (Urban Outfitters, Free People, Anthropologie)
  • Walmart/Asda/George
18 marchi che hanno promesso #PAYUP
  • Adidas
  • ASOS
  • H&M
  • Inditex (Zara)
  • Kiabi
  • Levi Strauss & Co.
  • LPP (Reserved, Cropp, House, ecc.)
  • Lululemon
  • Marks & Spencer
  • Next
  • Nike
  • PVH (Tommy Hilfiger, Calvin Klein, ecc.)
  • Ralph Lauren
  • Target (USA)
  • Tesco
  • Under Armour
  • UNIQLO
  • VF Corporation (Timberland, The North Face, Vans, Dickies, ecc.)
https://open.spotify.com/episode/63d5EIq2Jfe0OgllNvgGiy?si=1NknAMqkRtGM9XJ2Ssdl2A

English – Fast fashion and social sustainability during COVID-19: which brands are not paying workers?

We carefully follow the situation in the garment factories, because social sustainability is one of the aspects that most involves us. And it makes us angry. When stories of miserable wages arrive, of working conditions without guarantee of safety, of failure to respect workers’ rights, of exploitation and modern slavery. Stories involving suppliers of fast fashion brands that, while we read about their missed payments, offer sales, discounts and sales campaigns.

With the spread of COVID-19, we follow even more assiduously the working situation of those who, far away many kilometres from us, prepare for us what arrives in our closet. In recent months, there are so many stories that we have read and that we would like to tell you that we needed to pause and reflect, in order to understand where to start. Let’s start from here, from a list of brands, because maybe you too, approaching sustainable fashion, have asked yourself: “What are the sustainable brands?”. So as to guide your purchase (or non-purchase) choices with awareness towards responsible actions.

According to Remake, COVID-19 has hit apparel factories around the world and most of the fashion brands, which are sourced from these manufacturers, have canceled orders after a contraction in retail sales during the months of March and April. This led to millions of unpaid clothing manufacturers for the work they had already completed. Without access to savings, healthcare or allowances, they face the uncertainty of meeting food and housing needs. As stated by a supplier, “If the coronavirus doesn’t kill my workers, then starvation will”.

On March 30, 2020, Remake launched the #PayUp campaign linked to the petition addressed to 50 brands, asking to promise to pay suppliers for all orders that have been canceled or paused due to COVID-19. In addition, brands must agree to pay for these orders in full (without asking suppliers for discounts) and in a timely manner (without extending the payment terms unless financing options can be provided). Because that’s exactly what some companies are doing.

The #PayUp campaign has seen many victories, including the promise of 18 brands to pay for orders canceled and stopped due to the epidemic. To date, the #PayUp campaign has unlocked approximately $1 billion in Bangladesh and approximately $15 billion worldwide, accounting for about a third of the $40 billion worth of wages owed to clothing workers at the start of COVID-19.

Brands like Gap, Primark, Arcadia and Urban Outfitters are still refusing to pay. “With some brands, we’ve seen shareholder payouts occur while workers go unpaid, and we also know that certain brands are deleting #PayUp comments on their social media accounts as a way to try and shut down the conversation”.

You can sign the petition here 

What else you can do to help clothing manufacturers?

a) Leaving comments with the #PayUp tag on the social media pages of the brands to be solicited.

b) Donating directly to workers, by making a donation to one or more funds to provide direct help to garment manufacturers (https://remake.world/stories/news/direct-ways-to-help-garment-makers-during -COVID-19/)

Clean Clothes Campaign is also supporting #PayUp and, following the Remake petition, is asking brands to respect payments, through effective messages. We collect them in an album that you can see below.

July 7, 2020 update:
17 brands to solicit #PAYUP
  • Arcadia (Burton Menswear London, Topshop, ecc.)
  • Bestseller
  • C&A
  • Edinburgh Woollen Mill (Bonmarché, Peacocks)
  • Fashion Nova
  • Forever 21
  • Gap (Old Navy, Athleta, Banana Republic)
  • JCPenney
  • Kohl
  • Li & Fung/Global Brands Group
  • Mothercare
  • Primark
  • Negozi Ross
  • Sears
  • The Children’s Place
  • URBN (Urban Outfitters, Free People, Anthropologie)
  • Walmart/Asda/George
18 brands that promised #PAYUP
  • Adidas
  • ASOS
  • H&M
  • Inditex (Zara)
  • Kiabi
  • Levi Strauss & Co.
  • LPP (Reserved, Cropp, House, ecc.)
  • Lululemon
  • Marks & Spencer
  • Next
  • Nike
  • PVH (Tommy Hilfiger, Calvin Klein, ecc.)
  • Ralph Lauren
  • Target (USA)
  • Tesco
  • Under Armour
  • UNIQLO
  • VF Corporation (Timberland, The North Face, Vans, Dickies, ecc.)

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