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	<title>fair &#8211; Dress Ecode</title>
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		<title>Seta: le proposte più sostenibili</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Sep 2018 06:44:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Se avete letto il nostro articolo sulla provenienza e la produzione dei nostri indumenti di seta  e vi è venuto il desiderio di acquistarne,  vi suggeriamo qualche idea! Ahimsa/Peace Silk Vi raccontavamo delle caratteristiche di questo tessuto, più rispettoso degli animali. Su Etsy si trovano articoli in questo materiale: https://www.etsy.com/market/peace_silk https://www.etsy.com/it/market/ahimsa La Cles: è un marchio italiano che propone una collezione in seta Ahimsa – http://www.lacles.it/category/linea-ahimsa/ GIULIA RIEN A METTRE: è un brand italiano che utilizza anche seta peace e fibra di latte (un tessuto con morbidezza simile alla seta) – https://www.notjustalabel.com/designer/giulia-rien-mettre Terra Madre &#38; Co: propone stole in seta Ahimsa – https://www.terra-madre.eu Seconda mano e vintage Trovare un capo 100% di seta second-hand è un tesoro prezioso! Non è difficile incontrarne uno in negozi o mercatini di usato e vintage, dove è possibile acquistare in modo più responsabile e portare a casa un indumento con una bella storia alle spalle! Spider silk Stella McCartney; la stilista è conosciuta per l’impegno ambientale, l’attenzione ai materiali sostenibili, il supporto alla ricerca di materie prime green. Il marchio racconta di aver sempre utilizzato un misto di seta tradizionale e di seta Peace. Attraverso la collaborazione con Bolt Threads, un’azienda californiana di biotecnologie, il brand propone ora un biomateriale: la seta di ragno (senza il coinvolgimento di questi insetti ma creando una fibra sintetica con la stessa forza ed elasticità delle tele). “Quando ho iniziato a occuparmi di design nella moda, non pensavo ci sarebbe mai stato un giorno come questo, in cui saremmo arrivati a una così importante innovazione che fonde moda, sostenibilità e tecnologia. Come vegetariana da una vita, ho sempre sofferto per l’utilizzo della seta e trovare Bolt è stato un momento di cambiamento di vita e professionale per me” – Stella McCartney. https://www.stellamccartney.com/experience/it/sustainability/materials-and-innovation/silk/ Tencel È un tessuto al tatto e alla vista simile alla seta, ricavato dalle fibre a base di legno proveniente da foreste sostenibili, 100% biodegradabile, ottenuto attraverso un processo produttivo ecologico. Altramoda bio: https://www.altramoda.net/it/material/tencel Algonatural: http://negozio.algonatural.it/shop/search/tencel Un’altra fibra di legno è utilizzata da Emilio Ricci: http://www.emilioriccigroup.com/it/fibra-di-legno/# “È anallergico e antibatterico. Non contiene alcun tipo di materiale chimico. È naturale e biodegradabile al 100%. È igroscopico e traspirante. È un termoregolatore naturale.È la soluzione ideale per realizzare materiali medical”. Cupro È una fibra di cellulosa che deriva da un processo chimico di trasformazione del cotone o del legno. È importante verifiche che la fibra sia ricavata da legno da foreste sostenibili o da colture di cotone biologico (meglio se con certificazione). Altramoda bio: https://vestirebio.it/blog-articoli-biologici-prodotti-naturali/blog-reader/items/caratteristiche_fibra_di_cellulosa.html]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se avete letto il nostro <strong><a href="https://dress-ecode.com/2018/09/21/con-il-tempo-e-la-pazienza-la-foglia-di-gelso-diventa-un-abito-di-seta-antico-proverbio-cinese/">articolo</a></strong> sulla provenienza e la produzione dei nostri indumenti di seta  e vi è venuto il desiderio di acquistarne,  vi suggeriamo qualche idea!</p>
<p><span id="more-339"></span></p>
<h6><span style="color: #f08a78;"><strong>Ahimsa/Peace Silk</strong></span></h6>
<p>Vi raccontavamo delle caratteristiche di questo tessuto, più rispettoso degli animali.<br />
Su Etsy si trovano articoli in questo materiale: <a href="https://www.etsy.com/market/peace_silk">https://www.etsy.com/market/peace_silk</a><br />
<a href="https://www.etsy.com/it/market/ahimsa">https://www.etsy.com/it/market/ahimsa</a><br />
La Cles: è un marchio italiano che propone una collezione in seta Ahimsa – <a href="http://www.lacles.it/category/linea-ahimsa/">http://www.lacles.it/category/linea-ahimsa/</a><br />
GIULIA RIEN A METTRE: è un brand italiano che utilizza anche seta peace e fibra di latte (un tessuto con morbidezza simile alla seta) – <a href="https://www.notjustalabel.com/designer/giulia-rien-mettre">https://www.notjustalabel.com/designer/giulia-rien-mettre</a><br />
Terra Madre &amp; Co: propone stole in seta Ahimsa – <a href="https://www.terra-madre.eu/">https://www.terra-madre.eu</a></p>
<h6><span style="color: #f08a78;"><strong>Seconda mano e vintage</strong></span></h6>
<p>Trovare un capo 100% di seta second-hand è un tesoro prezioso! Non è difficile incontrarne uno in negozi o mercatini di usato e vintage, dove è possibile acquistare in modo più responsabile e portare a casa un indumento con una bella storia alle spalle!</p>
<h6><span style="color: #f08a78;"><strong>Spider silk</strong></span></h6>
<p>Stella McCartney; la stilista è conosciuta per l’impegno ambientale, l’attenzione ai materiali sostenibili, il supporto alla ricerca di materie prime green. Il marchio racconta di aver sempre utilizzato un misto di seta tradizionale e di seta Peace. Attraverso la collaborazione con Bolt Threads, un’azienda californiana di biotecnologie, il brand propone ora un biomateriale: la seta di ragno (senza il coinvolgimento di questi insetti ma creando una fibra sintetica con la stessa forza ed elasticità delle tele).<br />
“Quando ho iniziato a occuparmi di design nella moda, non pensavo ci sarebbe mai stato un giorno come questo, in cui saremmo arrivati a una così importante innovazione che fonde moda, sostenibilità e tecnologia. Come vegetariana da una vita, ho sempre sofferto per l’utilizzo della seta e trovare Bolt è stato un momento di cambiamento di vita e professionale per me” – Stella McCartney.<br />
<a href="https://www.stellamccartney.com/experience/it/sustainability/materials-and-innovation/silk/">https://www.stellamccartney.com/experience/it/sustainability/materials-and-innovation/silk/</a></p>
<h6><span style="color: #f08a78;"><strong>Tencel</strong></span></h6>
<p>È un tessuto al tatto e alla vista simile alla seta, ricavato dalle fibre a base di legno proveniente da foreste sostenibili, 100% biodegradabile, ottenuto attraverso un processo produttivo ecologico.<br />
Altramoda bio: <a href="https://www.altramoda.net/it/material/tencel">https://www.altramoda.net/it/material/tencel</a><br />
Algonatural: <a href="http://negozio.algonatural.it/shop/search/tencel">http://negozio.algonatural.it/shop/search/tencel</a></p>
<p><strong>Un’altra <span style="color: #f08a78;">fibra di legno</span></strong> è utilizzata da Emilio Ricci: <a href="http://www.emilioriccigroup.com/it/fibra-di-legno/">http://www.emilioriccigroup.com/it/fibra-di-legno/#</a><br />
“È anallergico e antibatterico. Non contiene alcun tipo di materiale chimico. È naturale e biodegradabile al 100%. È igroscopico e traspirante. È un termoregolatore naturale.È la soluzione ideale per realizzare materiali medical”.</p>
<h6><span style="color: #f08a78;"><strong>Cupro</strong></span></h6>
<p>È una fibra di cellulosa che deriva da un processo chimico di trasformazione del cotone o del legno. È importante verifiche che la fibra sia ricavata da legno da foreste sostenibili o da colture di cotone biologico (meglio se con certificazione).<br />
Altramoda bio: <a href="https://vestirebio.it/blog-articoli-biologici-prodotti-naturali/blog-reader/items/caratteristiche_fibra_di_cellulosa.html">https://vestirebio.it/blog-articoli-biologici-prodotti-naturali/blog-reader/items/caratteristiche_fibra_di_cellulosa.html</a></p>
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		<title>A 19 anni realizza il sogno di creare un brand sostenibile! Marco Belluzzo ci racconta di Kibou, il suo marchio di abbigliamento ecologico</title>
		<link>https://dress-ecode.com/en/a-19-anni-realizza-il-sogno-di-creare-un-brand-sostenibile-marco-belluzzo-ci-racconta-di-kibou-il-suo-marchio-di-abbigliamento-ecologico/</link>
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		<pubDate>Fri, 24 Aug 2018 10:30:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[(Italiano/English below) “L’industria tessile deve agire in modo responsabile rispettando l’ambiente e il benessere della persona”. Kibou produce magliette a tinta unita e non solo, polo, camicie e vestiti estivi per ragazze. Complimenti a Marco per l’idea e il coraggio di iniziare così giovane quest’impresa! Com’è nata l’idea? “Il mio progetto è maturato dallo studio di alcune materie che ho affrontato all’Istituto tecnico di chimica, materiali, biotecnologie e ambiente “Grazia Deledda” di Trieste. Dall’età di 17 anni le mie ricerche mi hanno portato a presentare la mia start up come tesina per l’esame di maturità. Ho impiegato due anni per concretizzare Kibou e a 19 anni ho deciso di mettermi in gioco: ho iniziato utilizzando il cotone biologico trattato senza pesticidi, i colori all’acqua per le stampe e trovando i fornitori giusti per la mia idea. La mia azienda rispetta l’ambiente in tutta la filiera, imballaggi, marketing e vestiario. Il brand è lo strumento che utilizzo per comunicare “Kibou”, tradotto dal giapponese, significa “speranza”, in tutta la molteplicità di significati che questo termine può comprendere: esso infatti delinea la speranza come un’ideale di libertà, lungimiranza, dignità e audacia. La scelta del nome è stata molto difficile perché la mia intenzione era di trovare un nome significativo in cui qualunque persona interessata potesse rintracciare il messaggio aziendale. Infine per il logo che identifica il brand abbiamo deciso di utilizzare un’aquila che simboleggia la perseveranza e le aspirazioni elevate”. Quali materiali sono utilizzati? “Per adesso vendo esclusivamente cotone biologico, trattato senza pesticidi, ma un domani mi piacerebbe riuscire portare il lino e la canapa”. Dove sono prodotti i capi? “I miei capi sono prodotti in Bangladesh ma i miei fornitori fanno parte della FAIR WEAR Foundation che effettua monitoraggi a livello di sfruttamento del personale e impatto ambientale sulle fabbriche in India, Bangladesh e Cina. Secondo me conta molto COME viene fatto, no DOVE viene fatto”. Oltre alle materie prime e alla produzione, in quali altri aspetti poni attenzione all’ambiente? “Oltre al fatto di avere l’abbigliamento ecologico, io punto che tutta la filiera sia responsabile verso l’ambiente dal marketing, all’imballaggio, alle spedizioni. Per esempio per il marketing ci affidiamo esclusivamente on line quindi NO carta e volantini, gli adesivi che utilizziamo come merchandising provengono da un’azienda che ricicla l’80% della plastica. Invece l’imballaggio cerchiamo di ridurlo all’essenziale e i cartoni che utilizziamo per le spedizioni sono riciclati”. Ci sono punti nel processo di creazione del tuo abbigliamento che desideri migliorare? “Le spedizioni: vengono effettuate tramite corriere quindi camion e aerei, ma è un progetto molto ambizioso che non è ancora alla mia portata”. Dove possiamo acquistare i tuoi capi? “In questo momento i miei prodotti possono essere comprati esclusivamente on line. Ma stiamo iniziando ad approcciarci con qualche negozio fisico a Trieste”. https://www.kibouclothing.com Cosa possiamo dire ai tuoi coetanei per orientarli verso scelte più consapevoli (come quella che proponi) invece di ricercare capi a pochi euro nelle catene fast fashion?&#160; “Ai miei coetanei posso dire che chi sceglie di gettarsi in questo mondo lo deve fare per inseguire un sogno, un progetto e un messaggio ponderato. Tutto nasce da un pensiero che l&#8217;industria tessile deve agire in modo responsabile rispettando l’ambiente e il benessere della persona. Il cambiamento inizia con la consapevolezza che ogni scelta d&#8217;acquisto può fare la differenza”. Grazie Marco, ci dai speranza di un’evoluzione di un’industria più responsabile e rispettosa dell’ambiente e delle persone. Sosteniamo il tuo progetto! ENGLISH: “The textile industry should act responsibly in respect of the environment and people wellness&#8221;. Kibou produces t-shirst (plain colours but not only), polo shirts, shirts and summer dresses for girls. Congratulations, Marco, for the idea and the courage of beginning this business so young! How do you&#160;conceive the idea? “My project was grown from studying some subjects at the &#8220;Grazia Deledda&#8221; Technical Institute of chemistry, materials, biotechnology and environment in Trieste. Since I was 17 years old, my researches have brought me to present my start up as the essay for the high school diploma. I took 2 years to realise Kibou and at 19 years old I decided to take a challenge: I started using organic cotton treated without pesticides, water colours for printing and finding the right providers for my idea. My company respects the environment along the chain: packaging, marketing and clothes. The brand is the tool I use to communicate &#8220;Kibou”,&#160;translated from Japanese means “hope”, in all the range of meanings that this word can include: it outlines hope as an ideal of freedom, foresight, dignity and courage. The name choice was very difficult because my intention was to find a meaning name in which any person interested in could find the company message. Moreover, for the logo that identifies the brand we have decided to use an eagle symbolising persistence and high aspiration. Which materials are used ? “For now I sell only organic cotton, treated without pesticides, but tomorrow I would like to bring linen and hemp&#8221;. Where are the garments produced? “My garments are produced in Bangladesh but my providers have joined the FAIR WEAR Foundation that monitors people slavery and the environmental impact of factories in&#160;India, Bangladesh and China. In my opinion it means a lot HOW it is produced, not WHERE&#8221;. In&#160;addiction to the raw materials and the production, in which aspects do you pay attention to the environment? “Besides the ecological clothes, I count on the fact that all the chain is responsible towards the environment, from marketing to packaging to deliveries. For example, we entrust the marketing only to the web, so NO paper neither fliers, the stickers we use as merchandising come from a company who recycle the 80% from plastic. While we try to reduce the packaging to the essential and the cardboard for the deliveries is recycled&#8220;. Is there any step of the creation process of your clothing that you wish to improve? “The deliveries: they are realised through courier, so trucks and planes, but it is a very ambitious project that it is not still at my reach&#8221;. Where can we purchase your clothes? “My products can be currently purchased only on line. But we are starting to approach some real shops in Trieste. https://www.kibouclothing.com What can we say to your same age peers to guide them in the direction of more&#160;conscious choices (as the one you propose), instead of looking for items of few euros in the fast fashion chains?&#160; “To my same age peers I can say that who decides to plunge into this world should do it to follow a dream, a project and a mindful message. Everything starts from a thought that the textile industry should act responsibly with respect of the environment and people wellness. The change begins with the awareness that each purchasing choice can make the difference&#8220;. Thank you Marco, you give us hope of an evolution of a more responsible industry more respectful of the environment and people. We support your project!]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>(Italiano/English below)<br />
“L’industria tessile deve agire in modo responsabile rispettando l’ambiente e il benessere della persona”.<br />
Kibou produce <b>magliette a tinta unita e non solo, polo, camicie e vestiti estivi</b> per ragazze.</p>
<p>Complimenti a Marco per l’idea e il coraggio di iniziare così giovane quest’impresa!</p>
<p><span id="more-301"></span><img fetchpriority="high" decoding="async" class="  wp-image-304 alignright" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2018/08/39883581_425133181344873_8060477025481129984_n.jpg" alt="39883581_425133181344873_8060477025481129984_n" width="373" height="496" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2018/08/39883581_425133181344873_8060477025481129984_n.jpg 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2018/08/39883581_425133181344873_8060477025481129984_n-600x800.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2018/08/39883581_425133181344873_8060477025481129984_n-225x300.jpg 225w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2018/08/39883581_425133181344873_8060477025481129984_n-768x1024.jpg 768w" sizes="(max-width: 373px) 100vw, 373px" /><b></b><b>Com’è nata l’idea?</b><br />
“Il mio progetto è maturato dallo studio di alcune materie che ho affrontato all’Istituto tecnico di chimica, materiali, biotecnologie e ambiente “Grazia Deledda” di Trieste. Dall’età di 17 anni le mie ricerche mi hanno portato a presentare la mia start up come tesina per l’esame di maturità.<br />
Ho impiegato due anni per concretizzare Kibou e a 19 anni ho deciso di mettermi in gioco: ho iniziato utilizzando <b>il cotone biologico trattato senza pesticidi</b>, <b>i</b> <b>colori all’acqua per le stampe </b>e trovando i fornitori giusti per la mia idea. La mia azienda <b>rispetta l’ambiente in tutta la filiera, imballaggi, marketing e vestiario</b>. Il brand è lo strumento che utilizzo per comunicare <b>“Kibou”, tradotto dal giapponese, significa “speranza”</b>, in tutta la molteplicità di significati che questo termine può comprendere: esso infatti delinea la speranza come un’ideale di libertà, lungimiranza, dignità e audacia. La scelta del nome è stata molto difficile perché la mia intenzione era di trovare un nome significativo in cui qualunque persona interessata potesse rintracciare il messaggio aziendale. Infine per il logo che identifica il brand abbiamo deciso di utilizzare <b>un’aquila che simboleggia la perseveranza e le aspirazioni elevate</b>”.</p>
<p><b>Quali materiali sono utilizzati?</b><br />
“Per adesso vendo esclusivamente cotone biologico, trattato senza pesticidi, ma un domani mi piacerebbe riuscire portare il lino e la canapa”.</p>
<p><b>Dove sono prodotti i capi?</b><br />
“I miei capi sono prodotti in Bangladesh ma i<b> miei fornitori fanno parte della FAIR WEAR Foundation</b> che effettua monitoraggi a livello di sfruttamento del personale e impatto ambientale sulle fabbriche in India, Bangladesh e Cina. Secondo me conta molto COME viene fatto, no DOVE viene fatto”.</p>
<p><b>Oltre alle materie prime e alla produzione, in quali altri aspetti poni attenzione all’ambiente?</b><br />
“Oltre al fatto di avere l’abbigliamento ecologico, io punto che tutta la filiera sia responsabile verso l’ambiente dal marketing, all’imballaggio, alle spedizioni. Per esempio per il marketing ci affidiamo esclusivamente on line quindi <b>NO carta e volantini, gli adesivi che utilizziamo come merchandising provengono da un’azienda che ricicla l’80% della plastica</b>. Invece l’imballaggio cerchiamo di ridurlo all’essenziale e <b>i cartoni che utilizziamo per le spedizioni sono riciclati</b>”.</p>
<p><b>Ci sono punti nel processo di creazione del tuo abbigliamento che desideri migliorare?</b><br />
“Le spedizioni: vengono effettuate tramite corriere quindi camion e aerei, ma è un progetto molto ambizioso che non è ancora alla mia portata”.</p>
<p><b>Dove possiamo acquistare i tuoi capi?</b><br />
“In questo momento i miei prodotti possono essere comprati esclusivamente on line. Ma stiamo iniziando ad approcciarci con qualche negozio fisico a Trieste”.<br />
<a href="https://www.kibouclothing.com/">https://www.kibouclothing.com</a></p>
<p><b>Cosa possiamo dire ai tuoi coetanei per orientarli verso scelte più consapevoli (come quella che proponi) invece di ricercare capi a pochi euro nelle catene fast fashion?&nbsp;</b><br />
“Ai miei coetanei posso dire che chi sceglie di gettarsi in questo mondo lo deve fare per inseguire un sogno, un progetto e un messaggio ponderato. Tutto nasce da un pensiero che l&#8217;industria tessile deve agire in modo responsabile rispettando l’ambiente e il benessere della persona. <b>Il cambiamento inizia con la consapevolezza che ogni scelta d&#8217;acquisto può fare la differenza</b>”.</p>
<p>Grazie Marco, ci dai speranza di un’evoluzione di un’industria più responsabile e rispettosa dell’ambiente e delle persone. Sosteniamo il tuo progetto!</p>
<p><strong>ENGLISH:</strong><br />
“The textile industry should act responsibly in respect of the environment and people wellness&#8221;.<br />
Kibou produces <strong>t-shirst (plain colours but not only), polo shirts, shirts and summer dresses</strong> for girls.<br />
Congratulations, Marco, for the idea and the courage of beginning this business so young!</p>
<p><b>How do you&nbsp;conceive the idea?</b><br />
“My project was grown from studying some subjects at the &#8220;Grazia Deledda&#8221; Technical Institute of chemistry, materials, biotechnology and environment in Trieste.<br />
Since I was 17 years old, my researches have brought me to present my start up as the essay for the high school diploma.<br />
I took 2 years to realise Kibou and at 19 years old I decided to take a challenge: I started using <strong>organic cotton treated without pesticides, water colours for printing</strong> and finding the right providers for my idea. <strong>My company respects the environment along the chain: packaging, marketing and clothes. </strong>The brand is the tool I use to communicate &#8220;<b>Kibou”,&nbsp;translated from Japanese means “hope”</b>, in all the range of meanings that this word can include: it outlines hope as an ideal of freedom, foresight, dignity and courage. The name choice was very difficult because my intention was to find a meaning name in which any person interested in could find the company message. Moreover, for the logo that identifies the brand we have decided to use a<strong>n eagle symbolising persistence and high aspiration</strong>.</p>
<p><b>Which materials are used ?</b><br />
“For now I sell only organic cotton, treated without pesticides, but tomorrow I would like to bring linen and hemp&#8221;.</p>
<p><b>Where are the garments produced?</b><br />
“My garments are produced in Bangladesh but my providers have joined the FAIR WEAR Foundation that monitors people slavery and the environmental impact of factories in&nbsp;India, Bangladesh and China. In my opinion it means a lot HOW it is produced, not WHERE&#8221;.</p>
<p><b>In&nbsp;addiction to the raw materials and the production, in which aspects do you pay attention to the environment?</b><br />
“Besides the ecological clothes, I count on the fact that all the chain is responsible towards the environment, from marketing to packaging to deliveries. For example, we entrust the marketing only to the web, so <strong>NO paper neither fliers, the stickers we use as merchandising come from a company who recycle the 80% from plastic</strong>. While we try to reduce the packaging to the essential and the <strong>cardboard for the deliveries is recycled</strong>&#8220;.</p>
<p><b>Is there any step of the creation process of your clothing that you wish to improve?</b><br />
“The deliveries: they are realised through courier, so trucks and planes, but it is a very ambitious project that it is not still at my reach&#8221;.</p>
<p><b>Where can we purchase your clothes?</b><br />
“My products can be currently purchased only on line. But we are starting to approach some real shops in Trieste.<br />
<a href="https://www.kibouclothing.com/">https://www.kibouclothing.com</a></p>
<p><b>What can we say to your same age peers to guide them in the direction of more&nbsp;conscious choices (as the one you propose), instead of looking for items of few euros in the fast fashion chains?&nbsp;</b><br />
“To my same age peers I can say that who decides to plunge into this world should do it to follow a dream, a project and a mindful message. Everything starts from a thought that the textile industry should act responsibly with respect of the environment and people wellness. <strong>The change begins with the awareness that each purchasing choice can make the difference</strong>&#8220;.</p>
<p>Thank you Marco, you give us hope of an evolution of a more responsible industry more respectful of the environment and people. We support your project!</p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-303" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2018/08/39887067_290772034841060_8797617117122789376_n.jpg" alt="39887067_290772034841060_8797617117122789376_n" width="2048" height="1365" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2018/08/39887067_290772034841060_8797617117122789376_n.jpg 2048w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2018/08/39887067_290772034841060_8797617117122789376_n-600x400.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2018/08/39887067_290772034841060_8797617117122789376_n-300x200.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2018/08/39887067_290772034841060_8797617117122789376_n-768x512.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2018/08/39887067_290772034841060_8797617117122789376_n-1024x683.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2018/08/39887067_290772034841060_8797617117122789376_n-1568x1045.jpg 1568w" sizes="(max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
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		<title>La T-shirt ricordo delle vacanze? Quest’anno si cambia! 8 dritte per viaggiatori responsabili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[dressecode]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Aug 2018 10:30:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dove acquistare]]></category>
		<category><![CDATA[Dress ECOde’s lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Responsible life / Stile di vita resp.]]></category>
		<category><![CDATA[Travel/Viaggi]]></category>
		<category><![CDATA[Vita da Dress ECOde]]></category>
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		<category><![CDATA[environment]]></category>
		<category><![CDATA[ethictourism]]></category>
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		<category><![CDATA[souvenirsostenibili]]></category>
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					<description><![CDATA[Italiano/English below Finalmente il viaggio che stavamo aspettando! Siamo in vacanza in una bella località, magari tanto sognata, e un po’ per ricordarci dell’esperienza, un po’ per dire ai nostri cari e amici che ci siamo ricordati di loro anche in ferie non riusciamo a resistere ai souvenir.Pensandoci bene, abbiamo proprio necessità di portare a casa l’ennesima maglietta con la scritta del posto che abbiamo visitato? O il miliardesimo ninnolo attira polvere che forse guarderemo una volta all’anno? Siamo certi che faremo davvero felici i nostri cari o i nostri amici presentandoci con oggetti destinati magari a stare in un cassetto o a un’altra fine diversa dall’utilizzo? Con la mia famiglia da sempre porto avanti la tradizione dell’invio di una bella cartolina per far sapere loro che anche in vacanza non ci scordiamo di pensarli! Certo, la tentazione di comprare ricordini è irresistibile… Ma ci rende davvero felici portare a casa un prodotto non etico, realizzato in massa (e quindi nelle case di chissà quanti altri turisti), con un impatto sull’ambiente?Perché non provare allora la piccola sfida di una caccia al souvenir responsabile? Quest’anno in Norvegia ho provato ad andare in giro alla ricerca di piccoli regali che fossero senza plastica, locali, naturali e utili. Il tempo era pochissimo, ma… nella foto il risultato! Mi è piaciuto molto perché mi ha fatto riflettere su come sia difficile acquistare qualcosa senza plastica, con in più le caratteristiche desiderate. Inoltre mi ha portato a pensare di più prima di comprare qualcosa, a ponderare l’acquisto. Oltre a portarmi dentro negozi poco turistici, amalgamandomi ai locali nelle loro abitudini. Volete provare anche voi? Ecco alcuni suggerimenti per perfetti turisti responsabili! Se provate, raccontateci l’esperienza e mandateci le foto delle vostre idee, saranno utili ad altri viaggiatori. Cosa possiamo fare? 1) Possiamo sostenere l’economia locale. Verifichiamo dove è stato prodotto l’oggetto che ha attirato la nostra attenzione. Siamo alle Canarie e si tratta di una maglietta prodotta in India? Ci troviamo in Grecia e il vestitino viene dalla Repubblica Ceca? Per ringraziare un paese di averci accolti sarebbe una buona idea sostenerne l’economia, soprattutto favorire la conservazione della vera eredità culturale e dare la possibilità agli artigiani locali di mantenere il proprio lavoro. Inoltre, i prodotti importati hanno un’impronta inquinante maggiore. Ha poi senso portare una borsa con le palme dalla Florida made in China?L’anno scorso attraversando le saline di una piccola isola francese ho acquistato direttamente dai produttori il sale marino integrale, un regalino utile e apprezzato dai destinatari. In Brasile ho comprato da una sarta del posto camicie da notte realizzate artigianalmente e rifinite con il tradizionale ricamo locale. Una colorata amaca magistralmente intessuta in Venezuela mi riporta ai colori del suo bellissimo mare.Supportiamo in generale le attività che impiegano dipendenti locali, utilizzando materie prime locali; vale per i souvenir ma anche per il cibo, l’alloggio, le escursioni e le visite guidate. 2) Possiamo visitare i mercati locali e i negozi second-hand. Sono una fiera di odori, colori, rumori. Richiedono pazienza quando sono molto affollati, ma non tutti lo sono in tutti gli orari. Andiamo alla scoperta di un paese anche attraverso il suo mercato, impariamo cosa è prodotto localmente, cosa cresce in quella terra, quali saperi sono stati coltivati. Potremo fare acquisti non tanto costosi e dare una mano direttamente ai lavoratori locali. In Turchia al mercato ho trovato un efficace sapone biologico di olio di oliva e daphne utilizzato nella tradizione locale con un&#8217;antica ricetta. Dai mercati siciliani mi piace regalare mandorle, origano, miele, pistacchi, semi di sesamo, farine di grani antichi locali. 3) Possiamo comprare dagli artigiani del posto o da associazioni che aiutano gli artigiani locali. Ogni paese ha le proprie tradizioni, meglio ancora: ogni area di un paese. Scopriamo nei libri, nelle guide o su internet quali sono quelle del luogo dove villeggiamo. La ricerca renderà la nostra vacanza un vero viaggio alla scoperta di un’altra cultura. E potremo stupire i nostri amici con qualcosa di diverso dal solito souvenir, magari con una sua speciale storia! Dalla Malesia, una statuina snodabile di legno utilizzata per le rappresentazioni del teatrino tradizionale, il cinema di una volta, mi ricorda il racconto di questi spettacoli attraverso gli occhi del suo costruttore. 4) Possiamo cercare realtà locali che supportano cause sociali o ambientali oppure associazioni di beneficenza. Accertiamoci inoltre che siano rispettate le condizioni lavorative di chi ha realizzato ciò che abbiamo individuato come souvenir della vacanza.Viene dalle Canarie la mia maglietta preferita in bambù realizzata in modo ecosostenibile per finanziare il progetto locale Clean Ocean Project. In Norvegia ho trovato regalini in un negozio second-hand i cui proventi andavano in beneficenza. 5) Rispettiamo il lavoro locale pagando un prezzo giusto. Prodotti con un prezzo troppo basso possono insospettire. Insistere sullo sconto in alcuni contesti e in alcune situazioni può creare difficoltà a chi cerca di mantenersi e di mantenere la propria famiglia con il proprio lavoro. 6) Possiamo verificare i materiali dei souvenir che ci piacciono. Sono biologici? Sono a basso impatto ambientale? Il cotone è biologico? Il pareo è in tessuto sintetico? Nei nostri articoli potete trovare linee guida per scegliere materiali più sostenibili. 7) Possiamo evitare prodotti di origine animale. Non acquistiamo ovviamente derivati da fauna e flora locali proibiti dalle normative nazionali e internazionali, a rischio di estinzione. Controlliamo bene che il souvenir non ne contenga in nessuna parte. 8) Possiamo evitare oggetti di plastica usa-e-getta o comunque con un’alta probabilità di finire a breve nei rifiuti. Preferiamo materiali ecologici oppure riciclati. In alcuni paesi si trovano per esempio piccoli giocattoli (come aeroplanini, macchinine, biciclette) creati dalle lattine. In Brasile ho conosciuto un ragazzo che vendeva creazioni dagli scarti del cocco, trovando un delizioso set di tazzine da caffè dal lui costruito. In più&#8230;possiamo chiacchierare con le persone del posto! Chi mi conosce sorriderà leggendo quest’ultimo punto, per me importante! Quando entro in qualche negozio o quando mi avvicino a qualche banchetto al mercato, parto con le domandine per sapere qualcosa di più su chi ha fatto ciò che vorrei acquistare. Lo ha disegnato lei? Lo ha cucito lei? Dove compra i tessuti? Dove ha imparato a….(cucire/modellare/intagliare ecc.)? Ovviamente senza importunare! Di solito mi permette di acquistare qualcosa sapendone la storia e mi sembra di portare a casa il frutto dell’impegno di qualcuno e un pezzettino della sua storia. Se vi interessa approfondire il comportamento del turista responsabile, l’UNWTO ha redatto il Codice Mondiale dell’Etica per il Turismo.     English &#8211; The souvenir T-shirt? This year we change! 8 tips for responsible travellers Finally the journey we were waiting for! We are on vacation in a wonderful site, maybe we have dreamt about it for long. And both in order to remind about the experience and to say our loved ones and friends that we remember about them also on vacation, we can  not resist to the temptation of souvenirs.If we think about it, do we really need to bring home the umpteenth t-shirt with the name of the site we have visited? Or the billionth dust-attracting trinket at which we will have a look once in a year? Are we sure we will make our loved ones or friend with objects designated to stay in a drawer or to have another end other then being used?In my family we have a tradition of sending a nice postcard to make them know that even on vacation we think about them! For sure, the temptation of purchasing keepsakes is irresistible&#8230; But does it really make us happy to bring home an unethic, mass-produced (so being in who knows how many houses of other tourists), environment-damaging souvenir?Then, why don&#8217;t try the small challenge of the responsabile-souvenir-hunting?This year in Norway I tried to look for small presents without plastic and if possibile being local, natural and useful. Time for shopping was very limited, but&#8230;in the picture you can see the results! I loved it a lot because it made me think about how it is difficult to buy avoiding plastic and with the mentioned desired features. Moreover, it brought me to think more before buying, reflecting on the purchase, in addiction to forcing me to discover less touristic shops, while gelling with locals in their habits.Would you also like to try? Here there are few suggestions for perfect responsible travellers! If you try, tell us about your experience and send us pictures of your ideas, they will be useful for other travellers. What can we do? 1) We can support local economy. We can verify where the object attracting our attention was produced. Are we in the Canaries and it is a t-shirt made in India? Are we in Greece and the dress comes from the Czech Republic? To thank a country that welcomed us, it could be a good idea to support its economy, especially to encourage the preservation of the real cultural heritage and to give local artisans the opportunity to keep their jobs. Moreover, imported products have a greater carbon footprint. And does make any sense to bring a bag with palms from Florida made in China?Last year, cycling among the salt pans in a small French island, I have purchased the whole sea salt directly from the producers, an useful little present appreciated by the receivers. In Brazil, I have purchased nightdresses traditionally embroidered and hand-made by a local tailor. A colourful hammock masterfully knitted in Venezuela reminds me the marvellous colours of its sea.Let&#8217;s support local activities in general, the ones employing local people, using local raw materials; considering souvenirs but also food, accommodation, tours and guided visits. 2) We can visit local markets and second-hand shops. They are an exhibition of odours, colours, sounds. They require patience when very crowded, but not all are always full of people at all times. We discover a country also through its market, we learn what is locally produced, what grows on that land, which knowledge has been raised. We can make not so expensive purchases and directly help local workers. In a market in Turkey I have found an efficient organic soap with olive oil and daphne, used in the local tradition according to an ancient receipt. From the markets in Sicily I like to bring as presents almonds, oregano, honey, pistachios, sesame seeds, flours of ancient local wheat. 3) We can buy from local artisans or from associations helping local artisans. Each country has its own tradition, to better saying: each area of a country. We discover in books, guides or on internet which are the ones of the site where we are on vacation. The research will make our journey a real travel discovering another culture. And we can amaze our friends with something different from the usual souvenir, eventually with a special story! From Malaysia, a jointed wood statuette used for the traditional theatre (the old cinema) reminds me the story of those shows through the eyes of this maker. 4) We can look for local entities supporting social or environmental causes or for charity associations. We have to be sure also that labour conditions of who made our vacation souvenirs have been respected.My favourite bamboo t-shirt comes from Canaries, made in a eco-sustainable way to support the local Clean Ocean Project. In Norway I have found keepsakes in a second-hand shop with charity purpose. 5) We respect the local labour paying a fair price. Products with a price that is too low could make us suspicious. Insisting on a discount in certain contexts and in certain situations can create difficulties to whom is trying to maintain himself/herself and his/her family with his/her job. 6) We can verify the materials of the souvenirs we like. Are they organic? Have they a low impact on the environment? Is cotton organic? Is the sarong made of a synthetic textile? In our articles you can find guide lines to choose more sustainable materials. 7) We can avoid animal products. Of course do not buy derived products from the local endangered fauna and flora forbidden from national and international laws....]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Italiano/English below</p>
<p>Finalmente il viaggio che stavamo aspettando! Siamo in vacanza in una bella località, magari tanto sognata, e un po’ per ricordarci dell’esperienza, un po’ per dire ai nostri cari e amici che ci siamo ricordati di loro anche in ferie non riusciamo a resistere ai souvenir.<br />Pensandoci bene, abbiamo proprio necessità di portare a casa l’ennesima maglietta con la scritta del posto che abbiamo visitato? O il miliardesimo ninnolo attira polvere che forse guarderemo una volta all’anno? Siamo certi che faremo davvero felici i nostri cari o i nostri amici presentandoci con oggetti destinati magari a stare in un cassetto o a un’altra fine diversa dall’utilizzo?<span id="more-251"></span></p>
<p>Con la mia famiglia da sempre porto avanti la tradizione dell’invio di una bella cartolina per far sapere loro che anche in vacanza non ci scordiamo di pensarli! Certo, la tentazione di comprare ricordini è irresistibile… Ma ci rende davvero felici portare a casa un prodotto non etico, realizzato in massa (e quindi nelle case di chissà quanti altri turisti), con un impatto sull’ambiente?<br /><strong>Perché non provare allora la piccola sfida di una caccia al souvenir responsabile?</strong> Quest’anno in Norvegia ho provato ad andare in giro alla ricerca di piccoli regali che fossero senza plastica, locali, naturali e utili. Il tempo era pochissimo, ma… nella foto il risultato! Mi è piaciuto molto perché mi ha fatto riflettere su come sia difficile acquistare qualcosa senza plastica, con in più le caratteristiche desiderate. Inoltre mi ha portato a pensare di più prima di comprare qualcosa, a ponderare l’acquisto. Oltre a portarmi dentro negozi poco turistici, amalgamandomi ai locali nelle loro abitudini.</p>
<p>Volete provare anche voi? <strong>Ecco alcuni suggerimenti per perfetti turisti responsabili!</strong> Se provate, raccontateci l’esperienza e mandateci le foto delle vostre idee, saranno utili ad altri viaggiatori.</p>
<p>Cosa possiamo fare?</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;"><strong>1) Possiamo sostenere l’economia locale.</strong></span></h6>
<p>Verifichiamo dove è stato prodotto l’oggetto che ha attirato la nostra attenzione. Siamo alle Canarie e si tratta di una maglietta prodotta in India? Ci troviamo in Grecia e il vestitino viene dalla Repubblica Ceca? Per ringraziare un paese di averci accolti sarebbe una buona idea sostenerne l’economia, soprattutto favorire la conservazione della vera eredità culturale e dare la possibilità agli artigiani locali di mantenere il proprio lavoro. Inoltre, i prodotti importati hanno un’impronta inquinante maggiore. Ha poi senso portare una borsa con le palme dalla Florida made in China?<br />L’anno scorso attraversando le saline di una piccola isola francese ho acquistato direttamente dai produttori il sale marino integrale, un regalino utile e apprezzato dai destinatari. In Brasile ho comprato da una sarta del posto camicie da notte realizzate artigianalmente e rifinite con il tradizionale ricamo locale. Una colorata amaca magistralmente intessuta in Venezuela mi riporta ai colori del suo bellissimo mare.<br />Supportiamo in generale le attività che impiegano dipendenti locali, utilizzando materie prime locali; vale per i souvenir ma anche per il cibo, l’alloggio, le escursioni e le visite guidate.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;"><strong>2) Possiamo visitare i mercati locali e i negozi second-hand</strong><strong>.</strong></span></h6>
<p>Sono una fiera di odori, colori, rumori. Richiedono pazienza quando sono molto affollati, ma non tutti lo sono in tutti gli orari. Andiamo alla scoperta di un paese anche attraverso il suo mercato, impariamo cosa è prodotto localmente, cosa cresce in quella terra, quali saperi sono stati coltivati. Potremo fare acquisti non tanto costosi e dare una mano direttamente ai lavoratori locali. In Turchia al mercato ho trovato un efficace sapone biologico di olio di oliva e daphne utilizzato nella tradizione locale con un&#8217;antica ricetta. Dai mercati siciliani mi piace regalare mandorle, origano, miele, pistacchi, semi di sesamo, farine di grani antichi locali.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;"><strong>3) Possiamo comprare dagli artigiani del posto o da associazioni che aiutano gli artigiani locali.</strong></span></h6>
<p>Ogni paese ha le proprie tradizioni, meglio ancora: ogni area di un paese. Scopriamo nei libri, nelle guide o su internet quali sono quelle del luogo dove villeggiamo. La ricerca renderà la nostra vacanza un vero viaggio alla scoperta di un’altra cultura. E potremo stupire i nostri amici con qualcosa di diverso dal solito souvenir, magari con una sua speciale storia! Dalla Malesia, una statuina snodabile di legno utilizzata per le rappresentazioni del teatrino tradizionale, il cinema di una volta, mi ricorda il racconto di questi spettacoli attraverso gli occhi del suo costruttore.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;"><strong>4) Possiamo cercare realtà locali che supportano cause sociali o ambientali oppure associazioni di beneficenza.</strong></span></h6>
<p>Accertiamoci inoltre che siano rispettate le condizioni lavorative di chi ha realizzato ciò che abbiamo individuato come souvenir della vacanza.<br />Viene dalle Canarie la mia maglietta preferita in bambù realizzata in modo ecosostenibile per finanziare il progetto locale Clean Ocean Project. In Norvegia ho trovato regalini in un negozio second-hand i cui proventi andavano in beneficenza.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;"><strong>5) Rispettiamo il lavoro locale pagando un prezzo giusto.</strong></span></h6>
<p>Prodotti con un prezzo troppo basso possono insospettire. Insistere sullo sconto in alcuni contesti e in alcune situazioni può creare difficoltà a chi cerca di mantenersi e di mantenere la propria famiglia con il proprio lavoro.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;"><strong>6) Possiamo verificare i materiali</strong> dei souvenir che ci piacciono. </span></h6>
<p>Sono biologici? Sono a basso impatto ambientale? Il cotone è biologico? Il pareo è in tessuto sintetico? Nei nostri articoli potete trovare linee guida per scegliere materiali più sostenibili.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;"><strong>7) Possiamo evitare prodotti di origine animale.</strong></span></h6>
<p>Non acquistiamo ovviamente derivati da fauna e flora locali proibiti dalle normative nazionali e internazionali, a rischio di estinzione. Controlliamo bene che il souvenir non ne contenga in nessuna parte.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;"><strong>8) Possiamo evitare oggetti di plastica usa-e-getta</strong> <strong>o comunque con un’alta probabilità di finire a breve nei rifiuti</strong>.</span></h6>
<p>Preferiamo materiali ecologici oppure riciclati. In alcuni paesi si trovano per esempio piccoli giocattoli (come aeroplanini, macchinine, biciclette) creati dalle lattine. In Brasile ho conosciuto un ragazzo che vendeva creazioni dagli scarti del cocco, trovando un delizioso set di tazzine da caffè dal lui costruito.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;"><strong>In più&#8230;possiamo chiacchierare con le persone del posto!</strong></span></h6>
<p>Chi mi conosce sorriderà leggendo quest’ultimo punto, per me importante! Quando entro in qualche negozio o quando mi avvicino a qualche banchetto al mercato, parto con le domandine per sapere qualcosa di più su chi ha fatto ciò che vorrei acquistare. Lo ha disegnato lei? Lo ha cucito lei? Dove compra i tessuti? Dove ha imparato a….(cucire/modellare/intagliare ecc.)? Ovviamente senza importunare! Di solito mi permette di acquistare qualcosa sapendone la storia e mi sembra di portare a casa il frutto dell’impegno di qualcuno e un pezzettino della sua storia.</p>
<p>Se vi interessa approfondire il comportamento del turista responsabile, l’UNWTO ha redatto il Codice Mondiale dell’Etica per il Turismo.</p>
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<figure class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img decoding="async" width="718" height="714" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/08/Viaggare-responsabile-1.png" alt="" data-id="9917" data-link="https://dress-ecode.com/2018/08/05/la-t-shirt-ricordo-delle-vacanze-questanno-si-cambia-8-dritte-per-viaggiatori-responsabili/viaggare-responsabile-1/" class="wp-image-9917" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/08/Viaggare-responsabile-1.png 718w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/08/Viaggare-responsabile-1-100x100.png 100w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/08/Viaggare-responsabile-1-600x597.png 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/08/Viaggare-responsabile-1-300x298.png 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/08/Viaggare-responsabile-1-150x150.png 150w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/08/Viaggare-responsabile-1-75x75.png 75w" sizes="(max-width: 718px) 100vw, 718px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="719" height="720" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/08/Viaggiatori-responsabili-3.png" alt="" data-id="9918" data-full-url="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/08/Viaggiatori-responsabili-3.png" data-link="https://dress-ecode.com/2018/08/05/la-t-shirt-ricordo-delle-vacanze-questanno-si-cambia-8-dritte-per-viaggiatori-responsabili/viaggiatori-responsabili-3/" class="wp-image-9918" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/08/Viaggiatori-responsabili-3.png 719w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/08/Viaggiatori-responsabili-3-300x300.png 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/08/Viaggiatori-responsabili-3-100x100.png 100w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/08/Viaggiatori-responsabili-3-600x601.png 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/08/Viaggiatori-responsabili-3-150x150.png 150w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/08/Viaggiatori-responsabili-3-75x75.png 75w" sizes="auto, (max-width: 719px) 100vw, 719px" /></figure></li></ul></figure>


<p style="text-align: left;"> </p>
<hr />
<h5><span style="color: #acc0a5;"><strong><em>English</em> &#8211; The souvenir T-shirt? This year we change! 8 tips for responsible travellers</strong></span></h5>
<p>Finally the journey we were waiting for! We are on vacation in a wonderful site, maybe we have dreamt about it for long. And both in order to remind about the experience and to say our loved ones and friends that we remember about them also on vacation, we can  not resist to the temptation of souvenirs.<br />If we think about it, do we really need to bring home the umpteenth t-shirt with the name of the site we have visited? Or the billionth dust-attracting trinket at which we will have a look once in a year? Are we sure we will make our loved ones or friend with objects designated to stay in a drawer or to have another end other then being used?<br />In my family we have a tradition of sending a nice postcard to make them know that even on vacation we think about them! For sure, the temptation of purchasing keepsakes is irresistible&#8230; But does it really make us happy to bring home an unethic, mass-produced (so being in who knows how many houses of other tourists), environment-damaging souvenir?<br />Then, <strong>why don&#8217;t try the small challenge of the responsabile-souvenir-hunting</strong>?<br />This year in Norway I tried to look for small presents without plastic and if possibile being local, natural and useful. Time for shopping was very limited, but&#8230;in the picture you can see the results! I loved it a lot because it made me think about how it is difficult to buy avoiding plastic and with the mentioned desired features. Moreover, it brought me to think more before buying, reflecting on the purchase, in addiction to forcing me to discover less touristic shops, while gelling with locals in their habits.<br />Would you also like to try? <strong>Here there are few suggestions for perfect responsible travellers!</strong> If you try, tell us about your experience and send us pictures of your ideas, they will be useful for other travellers.</p>
<p>What can we do?</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;"><strong>1) We can support local economy.</strong></span></h6>
<p>We can verify where the object attracting our attention was produced. Are we in the Canaries and it is a t-shirt made in India? Are we in Greece and the dress comes from the Czech Republic? To thank a country that welcomed us, it could be a good idea to support its economy, especially to encourage the preservation of the real cultural heritage and to give local artisans the opportunity to keep their jobs. Moreover, imported products have a greater carbon footprint. And does make any sense to bring a bag with palms from Florida made in China?<br />Last year, cycling among the salt pans in a small French island, I have purchased the whole sea salt directly from the producers, an useful little present appreciated by the receivers. In Brazil, I have purchased nightdresses traditionally embroidered and hand-made by a local tailor. A colourful hammock masterfully knitted in Venezuela reminds me the marvellous colours of its sea.<br />Let&#8217;s support local activities in general, the ones employing local people, using local raw materials; considering souvenirs but also food, accommodation, tours and guided visits.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;"><strong>2) We can visit local markets and second-hand shops.</strong></span></h6>
<p>They are an exhibition of odours, colours, sounds. They require patience when very crowded, but not all are always full of people at all times. We discover a country also through its market, we learn what is locally produced, what grows on that land, which knowledge has been raised. We can make not so expensive purchases and directly help local workers. In a market in Turkey I have found an efficient organic soap with olive oil and daphne, used in the local tradition according to an ancient receipt. From the markets in Sicily I like to bring as presents almonds, oregano, honey, pistachios, sesame seeds, flours of ancient local wheat.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;"><b>3) We can buy from local artisans or from associations helping local artisans.</b></span></h6>
<p>Each country has its own tradition, to better saying: each area of a country. We discover in books, guides or on internet which are the ones of the site where we are on vacation. The research will make our journey a real travel discovering another culture. And we can amaze our friends with something different from the usual souvenir, eventually with a special story! From Malaysia, a jointed wood statuette used for the traditional theatre (the old cinema) reminds me the story of those shows through the eyes of this maker.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;"><strong>4) We can look for local entities supporting social or environmental causes or for charity associations.</strong></span></h6>
<p>We have to be sure also that labour conditions of who made our vacation souvenirs have been respected.<br />My favourite bamboo t-shirt comes from Canaries, made in a eco-sustainable way to support the local Clean Ocean Project. In Norway I have found keepsakes in a second-hand shop with charity purpose.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;"><strong>5) We respect the local labour paying a fair price</strong>.</span></h6>
<p>Products with a price that is too low could make us suspicious. Insisting on a discount in certain contexts and in certain situations can create difficulties to whom is trying to maintain himself/herself and his/her family with his/her job.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;"><strong>6) We can verify the materials of the souvenirs we like.</strong></span></h6>
<p>Are they organic? Have they a low impact on the environment? Is cotton organic? Is the sarong made of a synthetic textile? In our articles you can find guide lines to choose more sustainable materials.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;"><strong>7) We can avoid animal products.</strong></span></h6>
<p>Of course do not buy derived products from the local endangered fauna and flora forbidden from national and international laws. Check well that the souvenir does not contain them in any part.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;"><b>8) We can avoid single-use plastic objects or any objects with high potential to end shortly into waste.</b></span></h6>
<p>Prefer ecological or recycled materials. In some countries we can find for example small toys (like planes, cars, bicycles) made by cans. In Brasil I have met a guy selling creations from coconut waste, finding a cute coffee set made by him.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;"><strong>Moreover&#8230; we can chat with local people!</strong></span></h6>
<p>Who knows me will smile reading this last point, crucial for me! When I enter any shop or approaching any market stand, I start with little questions to know more about who made what I would like to buy. Have you designed it? Have you sewn it? Where do you buy textiles? Where have you learned to&#8230; (sew/shape/carve etc.)? Of course without bothering! It usually allows me to buy something knowing the story about it and it seems to me to bring home the effort of someone else and a piece of his story.</p>
<p>If you would like to deepen the behaviour of the responsible tourist, UNWTO has composed the Global Code for Ethic in Tourism.</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>6 materiali insoliti per i nostri vestiti dagli scarti di altre produzioni: viva i designer coraggiosi e creativi e i consumatori responsabili!</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Aug 2018 14:04:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Da quando ho iniziato il cammino verso una maggiore attenzione all’impatto del mio stile di vita su persone e ambiente, ho scoperto un mondo di materie prime alternative utilizzabili per i nostri vestiti. Cotone, lana e materiali sintetici fino ad allora mi erano sempre sembrate, in modo scontato, gli unici materiali, non ponendomi in realtà molte domande su come gli indumenti fossero fabbricati e fermandomi superficialmente all’estetica. Se da una parte mi accorgo della responsabilità come consumatore quando acquisto, dall’altra ho realizzato quanto anche i designer in questo momento storico siano determinanti nel trasformare la moda in un settore più responsabile e sostenibile. Sembra che circa l’80% dell’impatto ambientale sia infatti definito al momento della creazione di un prodotto! La responsabilità dei designer non è da poco, il loro coraggio e la loro creatività sono fondamentali per cambiare le cose. Volentieri quindi vi racconto di questi designer creativi e coraggiosi, di quelli che non prendono un tessuto per buono perdendo il contatto con la natura da cui deriva e con il produttore ma cercano, indagano, studiano, creano relazioni con chi produce la loro materia prima. Le possibilità sono ampie e in via di sviluppo, grazie a tanti centri di ricerca e a molti innovatori che si stanno dedicando all’utilizzo di materie prime alternative, studiando le soluzioni a minor impatto ambientale. In fondo la varietà potrebbe essere la soluzione più sostenibile: un armadio in cui riusciamo a bilanciare i nostri capi in base alla loro composizione può contribuire a evitare un eccessivo ricorso a uno solo dei materiali disponibili. A Biella abbiamo la Cittadellarte, il polo artistico di Michelangelo Pistoletto che include un laboratorio in cui nell’area moda ci si prefigge di “produrre un cambiamento etico e sostenibile, agendo sia su scala globale che locale”. “Cittadellarte è un grande laboratorio, un generatore di energia creativa, che sviluppa processi di trasformazione responsabile nei diversi settori del tessuto sociale: cultura, produzione, economia e politica”. È affascinante come gli scarti di qualcuno possano diventare una risorsa per qualcun altro. Cotone, lana e materiali sintetici: esiste altro? Sì! Oltre a quelle che abbiamo visto negli appuntamenti del giovedì con la rubrica di moda sostenibile (bambù, lino, alcuni materiali riciclati, cotone biologico) ecco alcune alternative curiose e interessanti: A) Dal legno. È di pochi giorni fa la notizia del nuovo video dell’attrice Michelle Yeoh, ambasciatrice delle Nazioni Unite, su come la scelta di vestire sostenibile non comporti rinunce. “Made in Forests” racconta del suo abito realizzato dal designer Tiziano Guardini, che nella Cittadellarte lo ha creato con un tessuto dalle fibre a base di legno proveniente da foreste sostenibili, il Tencel. Tiziano utilizza tessuti naturali e materiali ecosostenibili per creare abiti di lusso (seta cruelty free, ricami creati da radici di liquirizia o con vecchi cd lacerati, plastica e reti da pesca recuperate, corteccia di pino, rami di ulivo, spighe di grano, ecc.). “ECOuture. Rispetto e Sperimentazione. Questa è in sintesi la filosofia di Tiziano Guardini, brand attento da sempre alla Ricerca in tutte le sue forme. Ricerca di materiali, di lavorazioni, di forma e contenuti, ricerca etica ed estetica”. https://www.tizianoguardini.com In Francia, Do you green produce intimo biologico&#160; dalla fibra di pino, derivata da foreste sostenibili francesi. Nessun prodotto chimico tossico è impiegato, neppure nel processo di trasformazione. I prodotti sono incartati nei fogli utilizzati per disegnare gli schizzi delle nuove collezioni e spediti in altri paesi via nave. Adoro questo marchio! Per uomo e donna. https://www.doyougreen.com/en/behind-doyougreen/ B) Dall’arancia. Orange Fiber produce in Italia per il settore moda lusso tessuti sostenibili dai sottoprodotti agrumicoli , che altrimenti andrebbero smaltiti, con costi per l’industria del succo di agrumi e per l’ambiente. “Dall’aspetto serico, del tutto simile alla seta, può essere stampato e colorato come i tessuti tradizionali, opaco o lucido, usato insieme ad altri filati – come il cotone o la seta – o in purezza”. http://orangefiber.it C) Dagli scarti del latte, Antonella Bellino e il suo team creano un tessuto morbido, resistente e idratante (sembra che si prenda cura della pelle idratandola) attraverso un processo di riciclo ecologico che trasforma la caseina in fibra. Due di latte è un brand italiano che vi stupirà con le sue collezioni in tessuti dai nomi&#160;“latte intero“, “latte parzialmente scremato“, “crema di latte” e “latte di riso“. Che ne dite di una t-shirt a manica corta fatta di latte parzialmente scremato? Per donna e bambino. http://www.duedilatte.it D) Dagli scarti della soia, cinque giovani indonesiane (Soya Couture) hanno trovato il modo di realizzare un tessuto simile alla pelle, evitando quindi lo smaltimento di quanto inutilizzato da uno degli alimenti più consumati nel paese sudest asiatico. Un processo molto semplice e a basso impatto ambientale che consente di creare un materiale adatto per l’abbigliamento e per le calzature. Ecco qui il loro video: https://www.youtube.com/watch?v=ZOhNM2Y2Auc E) Dall’uva. Wineleather, ancora un’idea Italiana, è il primo tessuto creato al 100% dal vino. Prodotto da Vegea a Rovereto dagli scarti della produzione del vino, è simile alla pelle e trova impiego nell’abbigliamento e nell’industria automobilistica. Nel processo produttivo non sono utilizzate sostante tossiche né inquinanti, né è consumata acqua. https://www.vegeacompany.com/en/ F) Dai funghi, Muskin è una pelle vegetale ricavata dagli estratti della parte superiore. Il processo di trasformazione è del tutto naturale, non impiega quindi sostanze chimiche tossiche. È un materiale igienico, morbido, assorbente, adatto per creare abiti e scarpe. Un’altra dimostrazione della creatività italiana (Muskin è un’invenzione di Grado Zero Espace, di Montelupo Fiorentino). http://www.gradozero.eu/gzenew/index.php?pg=consultants&#38;lang=it Non vi sembrano idee geniali? Sono solo alcuni degli esempi di materiali sostenibili e vi racconteremo di altre scoperte. Cosa possiamo fare nel nostro “piccolo”? Invitare designer a usare materiali sostenibili o se siamo designer sentire la responsabilità del nostro bellissimo lavoro. E nel nostro armadio bilanciare il ricorso alle diverse fibre! Articolo pubblicato anche su ecoscienti.org &#160;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Da quando ho iniziato il cammino verso una maggiore attenzione all’impatto del mio stile di vita su persone e ambiente, ho scoperto un mondo di materie prime alternative utilizzabili per i nostri vestiti. Cotone, lana e materiali sintetici fino ad allora mi erano sempre sembrate, in modo scontato, gli unici materiali, non ponendomi in realtà molte domande su come gli indumenti fossero fabbricati e fermandomi superficialmente all’estetica.<br />
Se da una parte mi accorgo della responsabilità come consumatore quando acquisto, dall’altra ho realizzato quanto anche i designer in questo momento storico siano determinanti nel trasformare la moda in un settore più responsabile e sostenibile. <strong>Sembra che circa l’80% dell’impatto ambientale sia infatti definito al momento della creazione di un prodotto!</strong> <strong>La responsabilità dei designer non è da poco, il loro coraggio e la loro creatività sono fondamentali per cambiare le cose.</strong> Volentieri quindi vi racconto di questi designer creativi e coraggiosi, di quelli che non prendono un tessuto per buono perdendo il contatto con la natura da cui deriva e con il produttore ma cercano, indagano, studiano, creano relazioni con chi produce la loro materia prima.<br />
Le possibilità sono ampie e in via di sviluppo, grazie a tanti centri di ricerca e a molti innovatori che si stanno dedicando all’utilizzo di materie prime alternative, studiando le soluzioni a minor impatto ambientale. In fondo <strong>la varietà potrebbe essere la soluzione più sostenibile:</strong> un armadio in cui riusciamo a bilanciare i nostri capi in base alla loro composizione può contribuire a evitare un eccessivo ricorso a uno solo dei materiali disponibili.<br />
A Biella abbiamo la Cittadellarte, il polo artistico di Michelangelo Pistoletto che include un laboratorio in cui nell’area moda ci si prefigge di “produrre un cambiamento etico e sostenibile, agendo sia su scala globale che locale”. “Cittadellarte è un grande laboratorio, un generatore di energia creativa, che sviluppa processi di trasformazione responsabile nei diversi settori del tessuto sociale: cultura, produzione, economia e politica”.<br />
<strong>È affascinante come gli scarti di qualcuno possano diventare una risorsa per qualcun altro.</strong><br />
Cotone, lana e materiali sintetici: esiste altro? Sì! Oltre a quelle che abbiamo visto negli appuntamenti del giovedì con la rubrica di moda sostenibile (bambù, lino, alcuni materiali riciclati, cotone biologico) <strong>ecco alcune alternative curiose e interessanti</strong>:</p>
<p>A) <strong>Dal legno.</strong><br />
È di pochi giorni fa la notizia del nuovo video dell’attrice Michelle Yeoh, ambasciatrice delle Nazioni Unite, su come la scelta di vestire sostenibile non comporti rinunce. “<strong>Made in Forests</strong>” racconta del suo abito realizzato dal designer Tiziano Guardini, che nella Cittadellarte lo ha creato con un tessuto dalle fibre a base di legno proveniente da foreste sostenibili, il Tencel. Tiziano utilizza tessuti naturali e materiali ecosostenibili per creare abiti di lusso (seta cruelty free, ricami creati da radici di liquirizia o con vecchi cd lacerati, plastica e reti da pesca recuperate, corteccia di pino, rami di ulivo, spighe di grano, ecc.). “ECOuture. Rispetto e Sperimentazione. Questa è in sintesi la filosofia di Tiziano Guardini, brand attento da sempre alla Ricerca in tutte le sue forme. Ricerca di materiali, di lavorazioni, di forma e contenuti, ricerca etica ed estetica”.<br />
<a href="https://www.tizianoguardini.com">https://www.tizianoguardini.com</a></p>
<p>In Francia, <strong>Do you green</strong> produce intimo biologico&nbsp; dalla fibra di pino, derivata da foreste sostenibili francesi.<br />
Nessun prodotto chimico tossico è impiegato, neppure nel processo di trasformazione.<br />
I prodotti sono incartati nei fogli utilizzati per disegnare gli schizzi delle nuove collezioni e spediti in altri paesi via nave.<br />
Adoro questo marchio!<br />
Per uomo e donna.<br />
<a href="https://www.doyougreen.com/en/behind-doyougreen/">https://www.doyougreen.com/en/behind-doyougreen/</a></p>
<p>B) <strong>Dall’arancia.</strong><br />
<strong>Orange Fiber</strong> produce in Italia per il settore moda lusso tessuti sostenibili dai sottoprodotti agrumicoli , che altrimenti andrebbero smaltiti, con costi per l’industria del succo di agrumi e per l’ambiente. “Dall’aspetto serico, del tutto simile alla seta, può essere stampato e colorato come i tessuti tradizionali, opaco o lucido, usato insieme ad altri filati – come il cotone o la seta – o in purezza”.<br />
<a href="http://orangefiber.it">http://orangefiber.it</a></p>
<p>C) <strong>Dagli scarti del latte</strong>, Antonella Bellino e il suo team creano un tessuto morbido, resistente e idratante (sembra che si prenda cura della pelle idratandola) attraverso un processo di riciclo ecologico che trasforma la caseina in fibra. Due di latte è un brand italiano che vi stupirà con le sue collezioni in tessuti dai nomi&nbsp;<strong>“latte intero“, “latte parzialmente scremato“, “crema di latte” e “latte di riso“.</strong><br />
Che ne dite di una t-shirt a manica corta fatta di latte parzialmente scremato?<br />
Per donna e bambino.<br />
<a href="http://www.duedilatte.it">http://www.duedilatte.it</a></p>
<p>D) <strong>Dagli scarti della soia</strong>, cinque giovani indonesiane (<strong>Soya Couture</strong>) hanno trovato il modo di realizzare un tessuto simile alla pelle, evitando quindi lo smaltimento di quanto inutilizzato da uno degli alimenti più consumati nel paese sudest asiatico. Un processo molto semplice e a basso impatto ambientale che consente di creare un materiale adatto per l’abbigliamento e per le calzature.<br />
Ecco qui il loro video:<br />
<a href="https://www.youtube.com/watch?v=ZOhNM2Y2Auc">https://www.youtube.com/watch?v=ZOhNM2Y2Auc</a></p>
<p>E)<strong> Dall’uva.</strong><br />
<strong>Wineleather</strong>, ancora un’idea Italiana, è il primo tessuto creato al 100% dal vino. Prodotto da Vegea a Rovereto dagli scarti della produzione del vino, è simile alla pelle e trova impiego nell’abbigliamento e nell’industria automobilistica. Nel processo produttivo non sono utilizzate sostante tossiche né inquinanti, né è consumata acqua.<br />
<a href="https://www.vegeacompany.com/en/">https://www.vegeacompany.com/en/</a></p>
<p>F) <strong>Dai funghi,</strong> <strong>Muskin</strong> è una pelle vegetale ricavata dagli estratti della parte superiore. Il processo di trasformazione è del tutto naturale, non impiega quindi sostanze chimiche tossiche. È un materiale igienico, morbido, assorbente, adatto per creare abiti e scarpe. Un’altra dimostrazione della creatività italiana (Muskin è un’invenzione di Grado Zero Espace, di Montelupo Fiorentino).<br />
<a href="http://www.gradozero.eu/gzenew/index.php?pg=consultants&amp;lang=it">http://www.gradozero.eu/gzenew/index.php?pg=consultants&amp;lang=it</a></p>
<p>Non vi sembrano idee geniali? Sono solo alcuni degli esempi di materiali sostenibili e vi racconteremo di altre scoperte.<br />
Cosa possiamo fare nel nostro “piccolo”? <strong>Invitare designer a usare materiali sostenibili o se siamo designer sentire la responsabilità del nostro bellissimo lavoro</strong>. E nel nostro armadio bilanciare il ricorso alle diverse fibre!</p>
<p>Articolo pubblicato anche su ecoscienti.org</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Cotone: la nostra scelta fa la differenza!</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Aug 2018 09:00:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Perché parliamo di&#160;cotone? Perché è uno dei tessuti più utilizzati per il nostro abbigliamento (e non solo) ed&#160;è anche tra quelli con maggior impatto ambientale. Considerando le magliette, ogni anno nel mondo ne acquistiamo&#160;2 miliardi! E’ fresco, morbido, piacevole da sentire sulla pelle, pratico, d’estate quasi un must, ma ne acquistiamo così tanto che non mancano le conseguenze sull’ambiente e&#160;sulle persone…. Ne parliamo per capire perché prima di comprare capi in cotone tradizionale sia importante&#160;chiederci se davvero ne abbiamo bisogno o almeno valutare l’opzione del&#160;cotone biologico o altre&#160;fibre&#160;naturali. Perché l’impatto del cotone&#160;sulla natura e sulle persone non è trascurabile?&#160;Il&#160;video The life cycle of a t-shirt (di&#160;Angel Chang) ci spiega passo passo la vita di questo tessuto. Si parte dalla coltivazione, che avviene in più di 80 paesi (India, Cina e Stati Uniti soprattutto) e che richiede un ammontare significativo sia di acqua sia di pesticidi. Sono necessari 2.700 litri di acqua per produrre una t-shirt standard, spesso impiegando questo prezioso bene proprio in paesi dove scarseggia, visto che il cotone predilige climi asciutti. Inoltre, è una delle piantagioni in cui si utilizzano più pesticidi al mondo: 1/3 dei pesticidi chimici e dei fertilizzanti sintetici globalmente utilizzati. La coltivazione riguarda anche l’aspetto sociale:&#160;il salario dei lavoratori, il&#160;coinvolgimento di minori nella raccolta, le condizioni di lavoro (tra cui l’inalazione di sostanze tossiche). Successivamente il cotone&#160;è spedito (con relativo impatto quindi in termini di emissioni) in fabbriche per essere mischiato, cardato, pettinato, tirato,&#160;allungato e infine intrecciato in nastri componendo matasse. Queste&#160;passano alla fase successiva: la tessitura. Sono aggiunti prodotti chimici per renderlo morbido e bianco. Le&#160;matasse sono sbiancate e poi tinte,&#160;purtroppo nella maggior parte dei casi con sostanze tossiche (dannose per la pelle, per i lavoratori che ne vengono a contatto e per l’ambiente arrivando dagli scarichi industriali nell’oceano). A questo punto il tessuto viaggia di nuovo nel mondo, per essere trasformato in magliette. Il Bangladesh è il maggior esportatore di magliette di cotone, 5 milioni di persone&#160;lavorano nella produzione di&#160;magliette – tipicamente vivono in condizioni di povertà e ricevono un salario esiguo, non sufficiente per vivere dignitosamente. Il documentario “UDITA”&#160;(https://www.youtube.com/watch?v=g_tuvBHr6WU)&#160;racconta di 5 anni accanto alle donne coinvolte nella produzione di abbigliamento in Bangladesh. Questa finestra sulla loro vita&#160;mi ha colpito profondamente, da quando l’ho visto non riesco più a non chiedermi da dove venga ciò che vorrei comprare, chi lo ha fatto, se con il mio acquisto sto spendendo troppo&#160;poco&#160;a discapito di un livello di vita dignitoso di qualcun altro…&#160;Il video è stato una delle ragioni dell’adozione della filosofia&#160;“pochi capi ma di qualità e sostenibili” (http://ecoscienti.org/2018/04/13/vita-da-ecoscienti-abbigliamento-sostenibile/&#160;). Una volta prodotte, le magliette viaggiano nuovamente&#160;sul pianeta&#160;per essere vendute. Si calcola un’enorme impronta di CO2, producendo&#160;globalmente il 10% delle emissioni di carbonio (1.000 miliardi di kilowatt orari) ogni anno. Se proprio desideriamo&#160;indossare capi in cotone, consideriamo quello organico, che rappresenta&#160;l’1% della produzione globale (22 milioni e 700 mila tonnellate) oppure l’acquisto di indumenti di seconda mano. Il cotone organico è coltivato senza pesticidi e fertilizzanti sintetici e non proviene da semi geneticamente modificati. Ma soprattutto implica un sistema agricolo sostenibile, perché i piccoli coltivatori di cotone di solito piantano più colture, sia per la vendita sia per il consumo familiare (soia, girasoli, legumi, ecc.), non affidandosi solo ad una tipologia di coltivazione. Contribuiscono così alla biodiversità del terreno.&#160;Anche il consumo di acqua è significativamente&#160;ridotto, perché principalmente deriva dalla pioggia: si stima un consumo di acqua pari al 10%- 20% della quantità richiesta dalla coltura tradizionale. Ecco una tabella riassuntiva del confronto tra cotone normale e biologico: (fonte Textile Exchange) La certificazione e la&#160;tracciabilità ci aiutano a scegliere prodotti con impatto più contenuto.&#160;Il certificato&#160;GOTS (Global Organic Textile Standard)&#160;ci dà maggiori garanzie e riguarda&#160;la trasformazione, la produzione, l’imballaggio, l’etichettatura, il commercio e la distribuzione dei tessuti realizzati con almeno il 70% di fibre naturali biologiche. Il certificato Fair Trade invece riguarda gli aspetti sociali/lavorativi della produzione del tessuto, garantendo il rispetto delle persone coinvolte. Curiosa alternativa&#160;la maglietta con durata garantita per&#160;30 anni: prodotta in&#160;cotone italiano per durare a lungo, in caso accada qualcosa al vostro indumento&#160;per tre decadi dall’acquisto sarà riparata o sostituita gratuitamente. La collezione artigianale “30 anni”&#160;di Tom Cridland&#160;include anche camice,&#160;pantaloni, felpe e giacche in cotone, lana e&#160;cachemire. L’antitesi (e l’antidoto) della fast fashion. Ho chiesto informazioni all’azienda&#160;su un’eventuale certificazione&#160;dei tessuti ma non ho avuto al momento risposta. Per uomo e per donna. https://www.tomcridland.com/collections/the-30-year-t-shirt Per prodotti in cotone organico e/o altre fibre naturali: Lizè Natural Clothing Negozio italiano on line di capi in tessuti naturali che “possono essere sani, belli e accessibili a tutti”. Oltre al canale on line, ha&#160;un punto vendita in Valbrenta. Per uomo, donna e bambino. http://www.lize-shop.it Dedicated Brand svedese&#160;sostenibile di streetwear in cotone biologico, nel rispetto dei lavoratori. Ha diversi punti vendita in Italia. Per uomo, donna e bambino. https://www.dedicatedbrand.com/en/ Altra Moda Vestire Bio Negozio italiano on line con abbigliamento biologico e articoli naturali per tutta la famiglia. Per uomo, donna e bambino. https://www.altramoda.net/it Per un tessuto naturale al momento&#160;più sostenibile potete leggere qui: http://ecoscienti.org/2018/06/07/un-tessuto-ecologico-e-fresco-per-le-calde-giornate-il-lino/ Per un’altra scelta responsabile: http://ecoscienti.org/2018/05/17/infiniti-abiti-zero-ingombro-un-sogno/ (Foto: Dedicated – da Textile Exchange) Articolo pubblicato anche su ecoscienti.org &#160;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Perché parliamo di&nbsp;cotone? Perché è uno dei tessuti più utilizzati per il nostro abbigliamento (e non solo) ed&nbsp;è anche tra quelli con maggior impatto ambientale. Considerando le magliette, ogni anno nel mondo ne acquistiamo&nbsp;2 miliardi!</p>
<p>E’ fresco, morbido, piacevole da sentire sulla pelle, pratico, d’estate quasi un must, ma ne acquistiamo così tanto che non mancano le conseguenze sull’ambiente e&nbsp;sulle persone….</p>
<p>Ne parliamo per capire perché prima di comprare capi in cotone tradizionale sia importante&nbsp;chiederci se davvero ne abbiamo bisogno o almeno valutare l’opzione del&nbsp;cotone biologico o altre&nbsp;fibre&nbsp;naturali.</p>
<p><span id="more-230"></span></p>
<p>Perché l’impatto del cotone&nbsp;sulla natura e sulle persone non è trascurabile?&nbsp;Il&nbsp;video <em>The life cycle of a t-shirt</em> (di&nbsp;Angel Chang) ci spiega passo passo la vita di questo tessuto.</p>
<p>Si parte dalla coltivazione, che avviene in più di 80 paesi (India, Cina e Stati Uniti soprattutto) e che richiede un ammontare significativo sia di acqua sia di pesticidi. Sono necessari 2.700 litri di acqua per produrre una t-shirt standard, spesso impiegando questo prezioso bene proprio in paesi dove scarseggia, visto che il cotone predilige climi asciutti. Inoltre, è una delle piantagioni in cui si utilizzano più pesticidi al mondo: 1/3 dei pesticidi chimici e dei fertilizzanti sintetici globalmente utilizzati. La coltivazione riguarda anche l’aspetto sociale:&nbsp;il salario dei lavoratori, il&nbsp;coinvolgimento di minori nella raccolta, le condizioni di lavoro (tra cui l’inalazione di sostanze tossiche).</p>
<p>Successivamente il cotone&nbsp;è spedito (con relativo impatto quindi in termini di emissioni) in fabbriche per essere mischiato, cardato, pettinato, tirato,&nbsp;allungato e infine intrecciato in nastri componendo matasse. Queste&nbsp;passano alla fase successiva: la tessitura. Sono aggiunti prodotti chimici per renderlo morbido e bianco. Le&nbsp;matasse sono sbiancate e poi tinte,&nbsp;purtroppo nella maggior parte dei casi con sostanze tossiche (dannose per la pelle, per i lavoratori che ne vengono a contatto e per l’ambiente arrivando dagli scarichi industriali nell’oceano).</p>
<p>A questo punto il tessuto viaggia di nuovo nel mondo, per essere trasformato in magliette. Il Bangladesh è il maggior esportatore di magliette di cotone, 5 milioni di persone&nbsp;lavorano nella produzione di&nbsp;magliette – tipicamente vivono in condizioni di povertà e ricevono un salario esiguo, non sufficiente per vivere dignitosamente. Il documentario “UDITA”&nbsp;(<a id="LPlnk174913" class="OWAAutoLink" href="https://www.youtube.com/watch?v=g_tuvBHr6WU">https://www.youtube.com/watch?v=g_tuvBHr6WU</a>)&nbsp;racconta di 5 anni accanto alle donne coinvolte nella produzione di abbigliamento in Bangladesh. Questa finestra sulla loro vita&nbsp;mi ha colpito profondamente, da quando l’ho visto non riesco più a non chiedermi da dove venga ciò che vorrei comprare, chi lo ha fatto, se con il mio acquisto sto spendendo troppo&nbsp;poco&nbsp;a discapito di un livello di vita dignitoso di qualcun altro…&nbsp;Il video è stato una delle ragioni dell’adozione della filosofia&nbsp;“pochi capi ma di qualità e sostenibili” (<a id="LPlnk174210" class="OWAAutoLink" href="http://ecoscienti.org/2018/04/13/vita-da-ecoscienti-abbigliamento-sostenibile/">http://ecoscienti.org/2018/04/13/vita-da-ecoscienti-abbigliamento-sostenibile/</a>&nbsp;).</p>
<p>Una volta prodotte, le magliette viaggiano nuovamente&nbsp;sul pianeta&nbsp;per essere vendute. Si calcola un’enorme impronta di CO2, producendo&nbsp;globalmente il 10% delle emissioni di carbonio (1.000 miliardi di kilowatt orari) ogni anno.</p>
<p>Se proprio desideriamo&nbsp;indossare capi in cotone, consideriamo quello organico, che rappresenta&nbsp;l’1% della produzione globale (22 milioni e 700 mila tonnellate) oppure l’acquisto di indumenti di seconda mano.</p>
<p>Il cotone organico è coltivato senza pesticidi e fertilizzanti sintetici e non proviene da semi geneticamente modificati. Ma soprattutto implica un sistema agricolo sostenibile, perché i piccoli coltivatori di cotone di solito piantano più colture, sia per la vendita sia per il consumo familiare (soia, girasoli, legumi, ecc.), non affidandosi solo ad una tipologia di coltivazione. Contribuiscono così alla biodiversità del terreno.&nbsp;Anche il consumo di acqua è significativamente&nbsp;ridotto, perché principalmente deriva dalla pioggia: si stima un consumo di acqua pari al 10%- 20% della quantità richiesta dalla coltura tradizionale.</p>
<p>Ecco una tabella riassuntiva del confronto tra cotone normale e biologico:</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-472 alignnone" src="http://ecoscienti.org/wp-content/uploads/2018/06/Screen-Shot-2018-06-21-at-18.51.06-300x164.png" alt="" width="570" height="313"></p>
<p><em>(fonte Textile Exchange)</em></p>
<p>La certificazione e la&nbsp;tracciabilità ci aiutano a scegliere prodotti con impatto più contenuto.&nbsp;Il certificato&nbsp;<strong>GOTS (Global Organic Textile Standard)&nbsp;</strong>ci dà maggiori garanzie e riguarda&nbsp;la trasformazione, la produzione, l’imballaggio, l’etichettatura, il commercio e la distribuzione dei tessuti realizzati con almeno il 70% di fibre naturali biologiche.</p>
<p>Il certificato <strong>Fair Trade</strong> invece riguarda gli aspetti sociali/lavorativi della produzione del tessuto, garantendo il rispetto delle persone coinvolte.</p>
<p>Curiosa alternativa&nbsp;la maglietta con durata garantita per&nbsp;30 anni: prodotta in&nbsp;cotone italiano per durare a lungo, in caso accada qualcosa al vostro indumento&nbsp;per tre decadi dall’acquisto sarà riparata o sostituita gratuitamente.<br />
La collezione artigianale <b>“30 anni”</b>&nbsp;di Tom Cridland&nbsp;include anche camice,&nbsp;pantaloni, felpe e giacche in cotone, lana e&nbsp;cachemire. L’antitesi (e l’antidoto) della fast fashion.<br />
Ho chiesto informazioni all’azienda&nbsp;su un’eventuale certificazione&nbsp;dei tessuti ma non ho avuto al momento risposta.<br />
Per uomo e per donna.<br />
<a id="LPlnk799468" class="OWAAutoLink" href="https://www.tomcridland.com/collections/the-30-year-t-shirt">https://www.tomcridland.com/collections/the-30-year-t-shirt</a></p>
<p><strong>Per prodotti in cotone organico e/o altre fibre naturali:</strong></p>
<p><b>Lizè Natural Clothing</b><br />
Negozio italiano on line di capi in tessuti naturali che “possono essere sani, belli e accessibili a tutti”.<br />
Oltre al canale on line, ha&nbsp;un punto vendita in Valbrenta.<br />
Per uomo, donna e bambino.<br />
<a id="LPlnk177574" class="OWAAutoLink" href="http://www.lize-shop.it/">http://www.lize-shop.it</a></p>
<p><b>Dedicated</b><br />
Brand svedese&nbsp;sostenibile di streetwear in cotone biologico, nel rispetto dei lavoratori. Ha diversi punti vendita in Italia.<br />
Per uomo, donna e bambino.<br />
<a id="LPlnk520458" class="OWAAutoLink" href="https://www.dedicatedbrand.com/en/">https://www.dedicatedbrand.com/en/</a></p>
<p><b>Altra Moda Vestire Bio</b><br />
Negozio italiano on line con abbigliamento biologico e articoli naturali per tutta la famiglia.<br />
Per uomo, donna e bambino.<br />
<a id="LPlnk124423" class="OWAAutoLink" href="https://www.altramoda.net/it">https://www.altramoda.net/it</a></p>
<div>Per un <b>tessuto naturale </b>al momento&nbsp;<b>più sostenibile</b> potete leggere qui:<br />
<a id="LPlnk814541" class="OWAAutoLink" href="http://ecoscienti.org/2018/06/07/un-tessuto-ecologico-e-fresco-per-le-calde-giornate-il-lino/">http://ecoscienti.org/2018/06/07/un-tessuto-ecologico-e-fresco-per-le-calde-giornate-il-lino/</a></div>
<p>Per <b>un’altra scelta</b> responsabile:<br />
<a id="LPlnk650242" class="OWAAutoLink" href="http://ecoscienti.org/2018/05/17/infiniti-abiti-zero-ingombro-un-sogno/">http://ecoscienti.org/2018/05/17/infiniti-abiti-zero-ingombro-un-sogno/</a></p>
<p><em>(Foto: Dedicated – da Textile Exchange)</em></p>
<p>Articolo pubblicato anche su ecoscienti.org</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Lavoro minorile e schiavitù: i prodotti coinvolti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[dressecode]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Jul 2018 12:14:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fabrics/Tessuti]]></category>
		<category><![CDATA[Modern slavery / Schiavitù moderna]]></category>
		<category><![CDATA[Responsible life / Stile di vita resp.]]></category>
		<category><![CDATA[childlabour]]></category>
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		<category><![CDATA[sustainable fashion]]></category>
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					<description><![CDATA[(Italiano/English) L’ILAB (Bureau of International Labor Affairs negli USA) mostra sul suo sito i prodotti collegati ai fenomeni di lavoro minorile e di schiavitù lavorativa*&#160;nei diversi paesi. Nell’elenco compaiono: &#8211; Tessuti decorati, in India e Nepal &#8211; Cotone, in Uzbekistan, Egitto, Zambia, India, Kazakhstan, Kyrgyz Republic, Mali, Argentina, Pakistan, Azerbaijan, Paraguay, Benin, Tajikistan, Brasile, Turchia, Burkina Faso &#8211; Tessuti in Bangladesh, Cambogia, Cina, Corea del Nord, Vietnam, Etiopia &#8211; Accessori di moda, nelle Filippine &#8211; Scarpe, in Bangladesh, Brasile, Cina, India, Vietnam, Indonesia &#8211; Abiti, in Cina, India, Thailandia, Malesia, Vietnam, Argentina &#8211; Seta, in India &#8211; Pelle, in Bangladesh, Pakistan Vietnam, India &#8211; Tappeti, in Guatemala, Afghanistan, India, Iran, Nepal e Pakistan Carbone, cacao, caffè, tabacco, mais, allevamento bestiame, diamanti, fuochi d’artificio, prodotti ittici, oro, riso, gomma, mattoni, sale, giochi, canna da zucchero, palloni da calcio, tè e tanti altri. Sappiamo che anche in Italia non mancano situazioni lavorative di schiavitù in alcuni distretti. Leggiamo bene le etichette, informiamoci. Quando scegliamo cosa acquistare abbiamo impatto, sull’ambiente e sulla vita di qualcun altro. Conoscere da dove arriva ciò compriamo, chi lo ha fatto è importante. Aiutaci a condividere la lista per far conoscere questa realtà. La nostra scelta conta! *In violazione degli standard internazionali (Trafficking Victims Protection Reauthorization Act (TVPRA) Do you know the list of goods (not only linked to fashion) produced by child labor or forced labor*? ILAB (Bureau of International Labor Affairs in the US) shows goods linked to those two problems in different countries. In the list: &#8211; Embedded textiles, in India and Nepal &#8211; Cotton, in Uzbekistan, Egypt, Zambia, India, Kazakhstan, Kyrgyz Republic, Mali, Argentina, Pakistan, Azerbaijan, Paraguay, Benin, Tajikistan, Brazil, Turckey, Burkina Faso &#8211; Textiles in Bangladesh, Cambodia, China, Korea (North), Vietnam, Ethiopia &#8211; Fashion accessories, in Philippines &#8211; Footwear, in Bangladesh, Brazil, China, India, Vietnam, Indonesia &#8211; Garnment, in China, India, Thailandia, Malesia, Vietnam, Argentina &#8211; Silk, in India &#8211; Leather, in Bangladesh, Pakistan Vietnam, India &#8211; Carpets, in Guatemala, Afghanistan, India, Iran, Nepal e Pakistan Coal, cocoa, coffee, tobacco, corn, livestock breeding, diamonds, fireworks, fish products, gold, rice, rubber, bricks, salt, games, sugar cane, soccer balls, tea and many others. We know that in Italy there are situations &#160;of slavery in some districts. We should read the labels well, let&#8217;s get informed. When we choose what to buy we impact, on the environment and on someone else&#8217;s life. Knowing where it comes from what we buy and who made it is important. Help us to share the list to make this reality known. Our choice counts! *In violation of the international standards ((Trafficking Victims Protection Reauthorization Act (TVPRA). https://www.dol.gov/…/ilab/reports/child-labor/list-of-goods (Foto: ILAB report)]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>(Italiano/English)</p>
<p>L’ILAB (Bureau of International Labor Affairs negli USA) mostra sul suo sito i prodotti collegati ai fenomeni di lavoro minorile e di schiavitù lavorativa*&nbsp;nei diversi paesi.<br />
Nell’elenco compaiono:<br />
&#8211; Tessuti decorati, in India e Nepal<br />
&#8211; Cotone, in Uzbekistan, Egitto, Zambia, India, Kazakhstan, Kyrgyz Republic, Mali, Argentina, Pakistan, Azerbaijan, Paraguay, Benin, Tajikistan, Brasile, Turchia, Burkina Faso<br />
&#8211; Tessuti in Bangladesh, Cambogia, Cina, Corea del Nord, Vietnam, Etiopia<br />
&#8211; Accessori di moda, nelle Filippine<br />
&#8211; Scarpe, in Bangladesh, Brasile, Cina, India, Vietnam, Indonesia<br />
&#8211; Abiti, in Cina, India, Thailandia, Malesia, Vietnam, Argentina<br />
&#8211; Seta, in India<br />
&#8211; Pelle, in Bangladesh, Pakistan Vietnam, India<br />
&#8211; Tappeti, in Guatemala, Afghanistan, India, Iran, Nepal e Pakistan</p>
<p><span id="more-190"></span>Carbone, cacao, caffè, tabacco, mais, allevamento bestiame, diamanti, fuochi d’artificio, prodotti ittici, oro, riso, gomma, mattoni, sale, giochi, canna da zucchero, palloni da calcio, tè e tanti altri.<br />
Sappiamo che anche in Italia non mancano situazioni lavorative di schiavitù in alcuni distretti.</p>
<p>Leggiamo bene le etichette, informiamoci.<br />
Quando scegliamo cosa acquistare abbiamo impatto, sull’ambiente e sulla vita di qualcun altro.<br />
Conoscere da dove arriva ciò compriamo, chi lo ha fatto è importante. Aiutaci a condividere la lista per far conoscere questa realtà.<br />
La nostra scelta conta!</p>
<p><em>*In violazione degli standard internazionali (Trafficking Victims Protection Reauthorization Act (TVPRA)</em></p>
<p>Do you know the list of goods (not only linked to fashion) produced by child labor or forced labor*?<br />
ILAB (Bureau of International Labor Affairs in the US) shows goods linked to those two problems in different countries.<br />
In the list:<br />
&#8211; Embedded textiles, in India and Nepal<br />
&#8211; Cotton, in Uzbekistan, Egypt, Zambia, India, Kazakhstan, Kyrgyz Republic, Mali, Argentina, Pakistan, Azerbaijan, Paraguay, Benin, Tajikistan, Brazil, Turckey, Burkina Faso<br />
&#8211; Textiles in Bangladesh, Cambodia, China, Korea (North), Vietnam, Ethiopia<br />
&#8211; Fashion accessories, in Philippines<br />
&#8211; Footwear, in Bangladesh, Brazil, China, India, Vietnam, Indonesia<br />
&#8211; Garnment, in China, India, Thailandia, Malesia, Vietnam, Argentina<br />
&#8211; Silk, in India<br />
&#8211; Leather, in Bangladesh, Pakistan Vietnam, India<br />
&#8211; Carpets, in Guatemala, Afghanistan, India, Iran, Nepal e Pakistan</p>
<p>Coal, cocoa, coffee, tobacco, corn, livestock breeding, diamonds, fireworks, fish products, gold, rice, rubber, bricks, salt, games, sugar cane, soccer balls, tea and many others.<br />
We know that in Italy there are situations &nbsp;of slavery in some districts.<br />
We should read the labels well, let&#8217;s get informed.<br />
When we choose what to buy we impact, on the environment and on someone else&#8217;s life.<br />
Knowing where it comes from what we buy and who made it is important. Help us to share the list to make this reality known.<br />
Our choice counts!</p>
<p>*In violation of the international standards ((Trafficking Victims Protection Reauthorization Act (TVPRA).</p>
<p>https://www.dol.gov/…/ilab/reports/child-labor/list-of-goods</p>
<p>(Foto: ILAB report)</p>
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		<title>Alla scoperta del bambù! Pregi e difetti di un materiale morbidissimo e lucente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[dressecode]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Jul 2018 16:45:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dove acquistare]]></category>
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					<description><![CDATA[Ho scoperto il bambù come risorsa tessile qualche anno fa, acquistando una soffice maglietta nel negozio del progetto Clean Ocean Project (Canarie). E’ subito diventata una delle mie preferite! Tra i filati sostenibili sempre più spesso si nomina il bambù, una fibra di pura cellulosa. Lucente come la seta, morbido, antibatterico, resistente, traspirante, assorbente (più del cotone), protettivo dai raggi UV, al 100% biodegradabile senza rilasciare sostanze tossiche. Antibatterico perché contiene un agente chiamato Bambù Kun che assolve una naturale funzione deodorante bloccando la proliferazione dei batteri origine di cattivi odori. I vestiti in bambù sono più igienici e rimangano più freschi e profumati (uno studio pubblicato su AATTCC Review realizzato dall’Università della Georgia mette però in dubbio questa proprietà, mentre altri test mostrano un tasso di mortalità dei batteri all’interno delle fibre di bambù di oltre il 70%.). La pianta di bambù è una risorsa rinnovabile, cresce rapidamente, arrivando a maturazione in 3-4 anni. Non necessita di pesticidi o fertilizzanti, rigenera il terreno. Per la crescita si accontenta di acqua piovana. Assorbe elevate quantità di biossido di carbonio, trasformandolo in ossigeno. Preferito da tanti eco-designer, sembra il tessuto sostenibile perfetto. Alcuni però sollevano dubbi al riguardo, considerando l’impatto sull’ambiente e sulla salute umana. La pianta non richiede pesticidi ma potrebbero essere comunque utilizzati. Inoltre potrebbe essere coltivata in zone appositamente deforestate. Infine le critiche riguardano il processo di trasformazione. Come per il rayon, le fibre di bambù sono trattate chimicamente per produrre “bambù rayon” o “viscosa di bambù”, a meno che non si ricorra invece al processo meccanico (e non chimico) di trasformazione. Il procedimento meccanico consiste nella frantumazione delle parti legnose della pianta, rese poltiglia da enzimi naturali (in un processo simile a quello della canapa), ottenendo in questo caso un “lino di bambù”. Il processo chimico è più economico e sembra quindi più frequentemente utilizzato, ma anche non sostenibile per via dell’impiego di sostante chimiche tossiche (forti solventi). Come acquistarlo allora? Verificando la presenza di certificazioni internazionali come Skal, Soil Association, Demetra, KRAV, GOTS, Organic Content Standard o OEKO-TEX. Quest’ultima è al momento la più completa garanzia di tutela per i consumatori, insieme alla GOTS ci assicura non ci siano sostanze dannose. E’ inoltre in fase di sviluppo una nuova tecnologia (Greenyarn™) che consente la realizzazione di tessuto da nanoparticelle di carbone di bambù, senza utilizzo di sostanze chimiche – ne seguiremo i progressi. &#160;Volendo essere acquirenti ancora più responsabili, potremmo indagare sulla provenienza del bambù chiedendo informazioni sulla zona di coltivazione. La Cina è attualmente il maggior produttore, ma anche in Italia abbiamo coltivazioni. Investigare e chiedere ai produttori sono sempre azioni da veri eco-fashion shopper! (fonte principale: http://organicclothing.blogs.com/my_weblog/2007/09/bamboo-facts-be.html) Dove acquistarlo? Teniamo presente che produrre tessuto dal bambù in modo sostenibile è più oneroso, ecco perché gli indumenti in questo materiale naturale saranno meno economici rispetto ad altre scelte, ma vi stupiranno per la morbidezza e la comodità, perfetti per un armadio dalla filosofia “poche cose ma che amiamo e di qualità”! PS Seguite le istruzioni indicate dal produttore per mantenere al meglio i vostri capi. Vesti la natura Negozio italiano on line di abbigliamento sostenibile (vestiti, scarpe, borse, intimo). “Le nostre idee di moda? Socialmente equa, a basso impatto ambientale, rendere competitiva la manifattura sartoriale italiana, utilizzo di materiali alternativi a quelli di origine animale”. Riguardo al bambù, propone due brand italiani: Re-Bello, che produce (in Italia, Grecia e Turchia) capi 70% in bambù e 30% in cotone organico, certificati GOTS, OEKO Tex Standard e Fair Wear Foundation. Troverete molti modelli di T-shirt, anche in fibra di eucalipto), con varie stampe e grafiche. Le t-shirt in bambù sono attualmente in sconto, circa il 50% in meno, che consente così di acquistare a prezzi più abbordabili, tra i 25-35 euro (non è solitamente molto economico). Malia Lab, che produce artigianalmente in Italia abbigliamento ecologico con certificazioni GOTS, Organic Content Standard e OEKO TEX. T-shirt, pantaloncini, pantaloni in bambù e altre fibre naturali. Shop on line. Per donna. https://www.vestilanatura.it Bamboom Marchio italiano (di fascia alta) di abbigliamento e accessori per la prima infanzia. Disegnati in Olanda, prodotti al 100% in Italia (tessuti italiani), certificati Oeko-Tex, GOTS e EcoCert. Sul loro sito navigherete tra abitini e accessori con linee pulite ed eleganti e colori tenui. Molto belli gli animaletti in morbido bambù: Dragon, Doggie ed Elephant sono tenerissimi. Corner in molti punti in Italia, presente anche in Olanda, Belgio, Spagna, Svizzera e Polonia. Per bimbi. https://www.bamboom.it/it/about-us Rétro eco à porter Marchio italiano di abbigliamento, intimo e accessori in tessuti biologici ecologici, scelti da fornitori italiani. “Sial le fibre biologiche, sia le tinture dei nostri tessuti sono prove di sostanze dannose per l’ambiente e la salute della tua pelle. In piccoli laboratori a gestione familiare, abili sarte creano i capi nel pieno rispetto dei lavoratori e del made in Italy”. Troverete canotte e maglie in bambù e ricino, realizzate artigianalmente con macchina da maglieria. La scheda trasparente sul prodotto riporta nella composizione “viscosa di bambù” e non ho trovato indicazioni sulla certificazione con riferimento ai campi in bambù, ma genericamente nella sezione “Chi siamo” (GOTS e ICEA – Institute Ethical and Environmental Certification). Ha anche un’ampia scelta di indumenti in altre fibre naturali. Nel 2014 ha ricevuto il Premio per lo Sviluppo Sostenibile. Per donna. Negozio on line e rivenditori a Torino, Rovigo e Roma. http://www.retroecoaporter.com/en/ Green Shirts Brand tedesco di abbigliamento sostenibile. La loro missione: “fondare l’etichetta di abbigliamento più verde del mondo: condizioni di lavoro eque, prodotti organici, supporto alla produzione locale, energia rinnovabile nella produzione, banca eco e equa, metodi di spedizione con impatto neutrale sull’ambiente e materiale pubblicitario e imballaggio con prodotti riciclati. Troverete magliette 70% in bambù, 30% in cotone organico, classiche e con stampe. Certificazioni Fair Wear Foundation, Eko, Organic Standard Soil Association, Working with the carbon trust, Salvage, International Labour Organization, Oeko Text Standard 100, Environmental Justice Foundation. Shop on line. Per uomo e donna. https://www.green-shirts.com/en/search?sSearch=bamb CORA Happywear Brand italiano di abbigliamento in bambù e altre fibre naturali. Sul loro sito potrete leggere in modo trasparente delle lacune nella sostenibilità del bambù a proposito del processo produttivo collocato in Turchia: “tale processo non è certamente ancora ottimale per l’ambiente, a causa dell’elevato consumo di acqua e di prodotti chimici. Vi è quindi ancora molto spazio d’azione per miglioramenti relativi a questa fase del processo (n.d.r.: trasformazione della pianta in viscosa). In CORA Happywear, al fine di attenuare gli impatti ambientali negativi del processo di estrazione della fibra mescoliamo il bambù con il 30% di cotone organico nella fase di filatura”. Certificazioni Fair Wear Foundation, Organic Standard Soil Association, Confidence in Textiles e GOTS. Troverete simpatiche e colorate t-shirt! Ora in saldo! Negozio on line. Per donna e bambino. https://www.corahappywear.com/it/ (Foto: Green Shirts) (Articolo pubblicato anche su ecoscienti.org) &#160;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ho scoperto il bambù come risorsa tessile qualche anno fa, acquistando una soffice maglietta nel negozio del progetto Clean Ocean Project (Canarie). E’ subito diventata una delle mie preferite!<br />
Tra i filati sostenibili sempre più spesso si nomina il bambù, una fibra di pura cellulosa.<br />
<strong>Lucente come la seta, morbido, antibatterico, resistente, traspirante, assorbente (più del cotone), protettivo dai raggi UV, al 100% biodegradabile senza rilasciare sostanze tossiche.</strong><br />
Antibatterico perché contiene un agente chiamato Bambù Kun che assolve una naturale funzione deodorante bloccando la proliferazione dei batteri origine di cattivi odori. I vestiti in bambù sono più igienici e rimangano più freschi e profumati (uno studio pubblicato su AATTCC Review realizzato dall’Università della Georgia mette però in dubbio questa proprietà, mentre altri test mostrano un tasso di mortalità dei batteri all’interno delle fibre di bambù di oltre il 70%.).<br />
La pianta di bambù è una risorsa rinnovabile, cresce rapidamente, arrivando a maturazione in 3-4 anni. Non necessita di pesticidi o fertilizzanti, rigenera il terreno. Per la crescita si accontenta di acqua piovana. Assorbe elevate quantità di biossido di carbonio, trasformandolo in ossigeno.</p>
<p><span id="more-180"></span><br />
<strong>Preferito da tanti eco-designer, sembra il tessuto sostenibile perfetto. Alcuni però sollevano dubbi al riguardo, considerando l’impatto sull’ambiente e sulla salute umana.</strong> La pianta non richiede pesticidi ma potrebbero essere comunque utilizzati. Inoltre potrebbe essere coltivata in zone appositamente deforestate. Infine le critiche riguardano il processo di trasformazione. Come per il rayon, le fibre di bambù sono trattate chimicamente per produrre “bambù rayon” o “viscosa di bambù”, a meno che non si ricorra invece al processo meccanico (e non chimico) di trasformazione. Il procedimento meccanico consiste nella frantumazione delle parti legnose della pianta, rese poltiglia da enzimi naturali (in un processo simile a quello della canapa), ottenendo in questo caso un “lino di bambù”. Il processo chimico è più economico e sembra quindi più frequentemente utilizzato, ma anche non sostenibile per via dell’impiego di sostante chimiche tossiche (forti solventi).</p>
<p><strong>Come acquistarlo allora?</strong><br />
Verificando la presenza di certificazioni internazionali come Skal, Soil Association, Demetra, KRAV, GOTS, Organic Content Standard o OEKO-TEX. Quest’ultima è al momento la più completa garanzia di tutela per i consumatori, insieme alla GOTS ci assicura non ci siano sostanze dannose. E’ inoltre in fase di sviluppo una nuova tecnologia (Greenyarn<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/15.0.3/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />) che consente la realizzazione di tessuto da nanoparticelle di carbone di bambù, senza utilizzo di sostanze chimiche – ne seguiremo i progressi. &nbsp;Volendo essere acquirenti ancora più responsabili, potremmo indagare sulla provenienza del bambù chiedendo informazioni sulla zona di coltivazione. La Cina è attualmente il maggior produttore, ma anche in Italia abbiamo coltivazioni. Investigare e chiedere ai produttori sono sempre azioni da veri eco-fashion shopper!</p>
<p>(fonte principale: <a href="http://organicclothing.blogs.com/my_weblog/2007/09/bamboo-facts-be.html">http://organicclothing.blogs.com/my_weblog/2007/09/bamboo-facts-be.html</a>)</p>
<p><strong>Dove acquistarlo?</strong><br />
Teniamo presente che produrre tessuto dal bambù in modo sostenibile è più oneroso, ecco perché gli indumenti in questo materiale naturale saranno meno economici rispetto ad altre scelte, ma vi stupiranno per la morbidezza e la comodità, perfetti per un armadio dalla filosofia “poche cose ma che amiamo e di qualità”!</p>
<p>PS Seguite le istruzioni indicate dal produttore per mantenere al meglio i vostri capi.</p>
<p><strong>Vesti la natura</strong><br />
Negozio italiano on line di abbigliamento sostenibile (vestiti, scarpe, borse, intimo). “Le nostre idee di moda? Socialmente equa, a basso impatto ambientale, rendere competitiva la manifattura sartoriale italiana, utilizzo di materiali alternativi a quelli di origine animale”.<br />
Riguardo al bambù, propone due brand italiani:</p>
<ul>
<li>Re-Bello, che produce (in Italia, Grecia e Turchia) capi 70% in bambù e 30% in cotone organico, certificati GOTS, OEKO Tex Standard e Fair Wear Foundation. Troverete molti modelli di T-shirt, anche in fibra di eucalipto), con varie stampe e grafiche. Le t-shirt in bambù sono attualmente in sconto, circa il 50% in meno, che consente così di acquistare a prezzi più abbordabili, tra i 25-35 euro (non è solitamente molto economico).</li>
<li>Malia Lab, che produce artigianalmente in Italia abbigliamento ecologico con certificazioni GOTS, Organic Content Standard e OEKO TEX. T-shirt, pantaloncini, pantaloni in bambù e altre fibre naturali.</li>
</ul>
<p>Shop on line.<br />
Per donna.<br />
<a href="https://www.vestilanatura.it/">https://www.vestilanatura.it</a></p>
<p><strong>Bamboom</strong><br />
Marchio italiano (di fascia alta) di abbigliamento e accessori per la prima infanzia. Disegnati in Olanda, prodotti al 100% in Italia (tessuti italiani), certificati Oeko-Tex, GOTS e EcoCert. Sul loro sito navigherete tra abitini e accessori con linee pulite ed eleganti e colori tenui. Molto belli gli animaletti in morbido bambù: Dragon, Doggie ed Elephant sono tenerissimi.<br />
Corner in molti punti in Italia, presente anche in Olanda, Belgio, Spagna, Svizzera e Polonia.<br />
Per bimbi.<br />
<a href="https://www.bamboom.it/it/about-us">https://www.bamboom.it/it/about-us</a></p>
<p><strong>Rétro eco à porter</strong><br />
Marchio italiano di abbigliamento, intimo e accessori in tessuti biologici ecologici, scelti da fornitori italiani. “Sial le fibre biologiche, sia le tinture dei nostri tessuti sono prove di sostanze dannose per l’ambiente e la salute della tua pelle. In piccoli laboratori a gestione familiare, abili sarte creano i capi nel pieno rispetto dei lavoratori e del made in Italy”. Troverete canotte e maglie in bambù e ricino, realizzate artigianalmente con macchina da maglieria. La scheda trasparente sul prodotto riporta nella composizione “viscosa di bambù” e non ho trovato indicazioni sulla certificazione con riferimento ai campi in bambù, ma genericamente nella sezione “Chi siamo” (GOTS e ICEA – Institute Ethical and Environmental Certification). Ha anche un’ampia scelta di indumenti in altre fibre naturali.<br />
Nel 2014 ha ricevuto il Premio per lo Sviluppo Sostenibile.<br />
Per donna.<br />
Negozio on line e rivenditori a Torino, Rovigo e Roma.<br />
<a href="http://www.retroecoaporter.com/en/">http://www.retroecoaporter.com/en/</a></p>
<p><strong>Green Shirts</strong><br />
Brand tedesco di abbigliamento sostenibile. La loro missione: “fondare l’etichetta di abbigliamento più verde del mondo: condizioni di lavoro eque, prodotti organici, supporto alla produzione locale, energia rinnovabile nella produzione, banca eco e equa, metodi di spedizione con impatto neutrale sull’ambiente e materiale pubblicitario e imballaggio con prodotti riciclati.<br />
Troverete magliette 70% in bambù, 30% in cotone organico, classiche e con stampe.<br />
Certificazioni Fair Wear Foundation, Eko, Organic Standard Soil Association, Working with the carbon trust, Salvage, International Labour Organization, Oeko Text Standard 100, Environmental Justice Foundation.<br />
Shop on line.<br />
Per uomo e donna.<br />
<a href="https://www.green-shirts.com/en/search?sSearch=bamb">https://www.green-shirts.com/en/search?sSearch=bamb</a></p>
<p><strong>CORA Happywear</strong><br />
Brand italiano di abbigliamento in bambù e altre fibre naturali. Sul loro sito potrete leggere in modo trasparente delle lacune nella sostenibilità del bambù a proposito del processo produttivo collocato in Turchia: “tale processo non è certamente ancora ottimale per l’ambiente, a causa dell’elevato consumo di acqua e di prodotti chimici. Vi è quindi ancora molto spazio d’azione per miglioramenti relativi a questa fase del processo (n.d.r.: trasformazione della pianta in viscosa). In CORA Happywear, al fine di attenuare gli impatti ambientali negativi del processo di estrazione della fibra mescoliamo il bambù con il 30% di cotone organico nella fase di filatura”. Certificazioni Fair Wear Foundation, Organic Standard Soil Association, Confidence in Textiles e GOTS.<br />
Troverete simpatiche e colorate t-shirt! Ora in saldo!<br />
Negozio on line.<br />
Per donna e bambino.<br />
<a href="https://www.corahappywear.com/it/">https://www.corahappywear.com/it/</a></p>
<p>(Foto: Green Shirts)</p>
<p>(Articolo pubblicato anche su ecoscienti.org)</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Un tessuto ecologico e fresco per le calde giornate? Il lino!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[dressecode]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Jul 2018 16:37:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Companies / Aziende]]></category>
		<category><![CDATA[Dove acquistare]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrics/Tessuti]]></category>
		<category><![CDATA[Fashion/Moda]]></category>
		<category><![CDATA[fair]]></category>
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		<category><![CDATA[linen]]></category>
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		<category><![CDATA[moda sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[sustainable fashion]]></category>
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					<description><![CDATA[L’80% di questa fibra tessile è prodotto in Europa (quindi raramente proverrà da paesi molto lontani influendo sull’impatto ambientale). Se cercherete abbigliamento e biancheria per la casa in lino su Etsy, troverete un’ampia offerta di negozi on line dalla Lituania, paese in cui la produzione e la tradizione del lino è diffusa. La scelta di negozi che propongono abiti di lino è vasta per donna, uomo e bambini, più ristretta se cerchiamo lino biologico, ma già di per sè il lino è appunto una soluzione più responsabile rispetto ad altri materiali. Diecimila aziende europee sono coinvolte nella produzione e nella stigliatura del lino creando un prodotto d’eccellenza: traspirante in estate, isolante in inverno, resistente, assorbente, anallergico e adatto a pelli sensibili. Il lino lavato inoltre non necessita di stiratura! La sua coltivazione ha un impatto ambientale molto ridotto rispetto per esempio al cotone: assorbe CO2 nell’atmosfera (un ettaro di lino= 3,7 t/ha di CO2 trattenuti), non richiede irrigazione (è sufficiente la pioggia), ha effetti positivi sulla diversità dell’ecosistema, richiede un uso limitato di fertilizzanti (se poi è biologico ancora meglio!), non produce scarti perché tutta la pianta viene utilizzata. (Fonte dati: Advisory Commission Report to the European Parlament, Brussels). Mentre leggete già desiderate indossare un capo in lino biologico che sa d’estate? Ecco dove trovarne già pronti o dove acquistare il tessuto per crearne da sè! Atelier sul Brenta Abiti sartoriali italiani, cuciti su misura. La loro filosofia è: “la concezione di un capo d’abbigliamento che sia bello, comodo, che possa vestire bene tutte le taglie, nel rispetto dell’ambiente e del lavoratore. Ogni capo è accuratamente disegnato, tagliato e confezionato nell’atelier con tessuti di altissima qualità, quasi sempre naturali ed etici, fabbricati in Europa o comunque certificati”. Troverete poetici e comodi capi in lino che vi daranno la sensazione di indossare la natura! Per donna. https://ateliersulbrenta.bigcartel.com Alloa casale Negozio italiano on line su Etsy, propone vestiti di lino lavato di buona qualità. Capi in lino anche biologico semplici, eleganti e comodi. Per donna. https://www.etsy.com/it/shop/ALLOACASALE Easyatelier Negozio italiano on line, realizza a mano abbigliamento in tessuti naturali. Troverete maglie e pantaloni in lino. Per donna https://www.etsy.com/it/shop/Easyatelier?ref=l2-shopheader-name OffOn Marchio lituano, che si impegna a produrre in modo sostenibile abiti hand made (e “hearth made”, specificano sul loro sito). Si impegnano a non produrre alcuno scarto e a creare a mano solo abiti in base alle esigenze individuali (non collezioni stagionali).  La produzione è collocata in Lituania coinvogendo i sarti locali di cui rispettano le condizioni lavorative. Vasto assortimento per donna e bambino. https://www.etsy.com/it/shop/OffOn?ref=s2-header-shopname Ecovisioni Negozio on line italiano che promuove produttori e designer che perseguono creatività, qualità e sostenibilità. “Sono prodotti realizzati con materiali naturali senza presenza di sostanze chimiche e in molti casi con materiali di recupero e riciclati. Prodotti ideali per chi vuole distinguersi, adottando stili di vita ecosostenibili o per persone che soffrono di intolleranze e allergie”. Per uomo e donna. https://www.ecovisioni.com/catalogsearch/result/?q Riccamar Negozio on line di abiti fatti a mano per bambini. https://www.etsy.com/it/shop/Riccamar?ref=l2-shopheader-name Omalinen Azienda estone che produce a mano biancheria di lino europeo biologico certificato OEKO TEX. Oltre alla biancheria per la casa troverete graziosa biancheria da notte (vi innamorerete degli short!). Per donna. https://www.etsy.com/it/shop/OMALINEN?ref=s2-header-shopname Filotimo Marchio italiano di moda etica e sostenibile, crea abiti artigianalmente in Italia. “Selezioniamo, tra quelli naturali, i materiali con il minor impatto ambientale, valutandone l’intero ciclo di vita”. Inoltre gli scarti dei tessuti sono trasformati in carta riciclata. Ha una selezione di capi in lino. Per uomo e per donna. https://filotimo.it Bengidesign Azienda lituana che produce a mano abbigliamento di lino anche biologico: non i soliti capi! Troverete originali creazioni. Per donna. Qualche capo per bambino. Anche tessuti. https://www.etsy.com/it/shop/Bengidesign/ Stitch And Saga Brand lituano che utilizza tessuti sostenibili, vegani e prodotti localmente. “Non abbiamo abbandonato la tradizione ma reinventata. Continuiamo a utilizzare lino e altri materiali naturali locali. Il nostro motto è: creare tessuti che hanno cura delle persone. Questo significa che scegliamo solo tessuti naturali”. Per donna e biancheria per la casa. https://www.etsy.com/it/shop/StitchAndSaga/items?ref=pagination&#38;page=2 LinenBuy Negozio lituano on line, vende una vasta gamma di tessuti e capi di lino anche biologico. Il loro credo è: “Ogni articolo deve essere naturale, bio ed ecologico. Tutte le fibre tessili da cui sono prodotti i tessuti o altri articoli devono proteggere la salute delle persone e preservare l’ambiente!”. Per donna e bambino. Anche tessuti. https://www.etsy.com/it/shop/LinenBuy/ Marini industrie Azienda italiana che produce tessuti di pregio. In particolare, creano un tessuto (Organic Stretch Linen) caratterizzato da un’alta sostenibilità ambientale, grazie al certificato GOTS (Global Organic Textile Standard ) sul lino biologico.. Tessuti. https://www.marini-industrie.it/organic-stretch/ (foto: campo di lino – autore vvvita) (Articolo pubblicato anche su coscienti.org)]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’80% di questa fibra tessile è prodotto in Europa (quindi raramente proverrà da paesi molto lontani influendo sull’impatto ambientale).</p>
<p>Se cercherete abbigliamento e biancheria per la casa in lino su Etsy, troverete un’ampia offerta di negozi on line dalla Lituania, paese in cui la produzione e la tradizione del lino è diffusa.<br />
La scelta di negozi che propongono abiti di lino è vasta per donna, uomo e bambini, più ristretta se cerchiamo lino biologico, ma già di per sè il lino è appunto una soluzione più responsabile rispetto ad altri materiali.<br />
Diecimila aziende europee sono coinvolte nella produzione e nella stigliatura del lino creando un prodotto d’eccellenza: traspirante in estate, isolante in inverno, resistente, assorbente, anallergico e adatto a pelli sensibili. Il lino lavato inoltre non necessita di stiratura!<br />
La sua coltivazione ha un impatto ambientale molto ridotto rispetto per esempio al cotone: assorbe CO2 nell’atmosfera (un ettaro di lino= 3,7 t/ha di CO2 trattenuti), non richiede irrigazione (è sufficiente la pioggia), ha effetti positivi sulla diversità dell’ecosistema, richiede un uso limitato di fertilizzanti (se poi è biologico ancora meglio!), non produce scarti perché tutta la pianta viene utilizzata. (Fonte dati: Advisory Commission Report to the European Parlament, Brussels).<br />
Mentre leggete già desiderate indossare un capo in lino biologico che sa d’estate?<br />
Ecco dove trovarne già pronti o dove acquistare il tessuto per crearne da sè!</p>
<p><span id="more-171"></span></p>
<p>Atelier sul Brenta<br />
Abiti sartoriali italiani, cuciti su misura. La loro filosofia è: “la concezione di un capo d’abbigliamento che sia bello, comodo, che possa vestire bene tutte le taglie, nel rispetto dell’ambiente e del lavoratore. Ogni capo è accuratamente disegnato, tagliato e confezionato nell’atelier con tessuti di altissima qualità, quasi sempre naturali ed etici, fabbricati in Europa o comunque certificati”.<br />
Troverete poetici e comodi capi in lino che vi daranno la sensazione di indossare la natura!<br />
Per donna.<br />
<a href="https://ateliersulbrenta.bigcartel.com">https://ateliersulbrenta.bigcartel.com</a></p>
<p>Alloa casale<br />
Negozio italiano on line su Etsy, propone vestiti di lino lavato di buona qualità. Capi in lino anche biologico semplici, eleganti e comodi.<br />
Per donna.<br />
<a href="https://www.etsy.com/it/shop/ALLOACASALE">https://www.etsy.com/it/shop/ALLOACASALE</a></p>
<p>Easyatelier<br />
Negozio italiano on line, realizza a mano abbigliamento in tessuti naturali. Troverete maglie e pantaloni in lino.<br />
Per donna<br />
<a href="https://www.etsy.com/it/shop/Easyatelier?ref=l2-shopheader-name">https://www.etsy.com/it/shop/Easyatelier?ref=l2-shopheader-name</a></p>
<p>OffOn<br />
Marchio lituano, che si impegna a produrre in modo sostenibile abiti hand made (e “hearth made”, specificano sul loro sito).<br />
Si impegnano a non produrre alcuno scarto e a creare a mano solo abiti in base alle esigenze individuali (non collezioni stagionali).  La produzione è collocata in Lituania coinvogendo i sarti locali di cui rispettano le condizioni lavorative.<br />
Vasto assortimento per donna e bambino.<br />
<a href="https://www.etsy.com/it/shop/OffOn?ref=s2-header-shopname">https://www.etsy.com/it/shop/OffOn?ref=s2-header-shopname</a></p>
<p>Ecovisioni<br />
Negozio on line italiano che promuove produttori e designer che perseguono creatività, qualità e sostenibilità. “Sono prodotti realizzati con materiali naturali senza presenza di sostanze chimiche e in molti casi con materiali di recupero e riciclati. Prodotti ideali per chi vuole distinguersi, adottando stili di vita ecosostenibili o per persone che soffrono di intolleranze e allergie”.<br />
Per uomo e donna.<br />
<a href="https://www.ecovisioni.com/catalogsearch/result/?q=lino">https://www.ecovisioni.com/catalogsearch/result/?q</a></p>
<p>Riccamar<br />
Negozio on line di abiti fatti a mano per bambini.<br />
<a href="https://www.etsy.com/it/shop/Riccamar?ref=l2-shopheader-name">https://www.etsy.com/it/shop/Riccamar?ref=l2-shopheader-name</a></p>
<p>Omalinen<br />
Azienda estone che produce a mano biancheria di lino europeo biologico certificato OEKO TEX.<br />
Oltre alla biancheria per la casa troverete graziosa biancheria da notte (vi innamorerete degli short!).<br />
Per donna.<br />
<a href="https://www.etsy.com/it/shop/OMALINEN?ref=s2-header-shopname">https://www.etsy.com/it/shop/OMALINEN?ref=s2-header-shopname</a></p>
<p>Filotimo<br />
Marchio italiano di moda etica e sostenibile, crea abiti artigianalmente in Italia. “Selezioniamo, tra quelli naturali, i materiali con il minor impatto ambientale, valutandone l’intero ciclo di vita”. Inoltre gli scarti dei tessuti sono trasformati in carta riciclata.<br />
Ha una selezione di capi in lino.<br />
Per uomo e per donna.<br />
<a href="https://filotimo.it/">https://filotimo.it</a></p>
<p>Bengidesign<br />
Azienda lituana che produce a mano abbigliamento di lino anche biologico: non i soliti capi! Troverete originali creazioni.<br />
Per donna. Qualche capo per bambino. Anche tessuti.<br />
<a href="https://www.etsy.com/it/shop/Bengidesign/">https://www.etsy.com/it/shop/Bengidesign/</a></p>
<p>Stitch And Saga<br />
Brand lituano che utilizza tessuti sostenibili, vegani e prodotti localmente. “Non abbiamo abbandonato la tradizione ma reinventata. Continuiamo a utilizzare lino e altri materiali naturali locali. Il nostro motto è: creare tessuti che hanno cura delle persone. Questo significa che scegliamo solo tessuti naturali”.<br />
Per donna e biancheria per la casa.<br />
<a href="https://www.etsy.com/it/shop/StitchAndSaga/items?ref=pagination&amp;page=2">https://www.etsy.com/it/shop/StitchAndSaga/items?ref=pagination&amp;page=2</a></p>
<p>LinenBuy<br />
Negozio lituano on line, vende una vasta gamma di tessuti e capi di lino anche biologico. Il loro credo è: “Ogni articolo deve essere naturale, bio ed ecologico. Tutte le fibre tessili da cui sono prodotti i tessuti o altri articoli devono proteggere la salute delle persone e preservare l’ambiente!”.<br />
Per donna e bambino. Anche tessuti.<br />
<a href="https://www.etsy.com/it/shop/LinenBuy/">https://www.etsy.com/it/shop/LinenBuy/</a></p>
<p>Marini industrie<br />
Azienda italiana che produce tessuti di pregio. In particolare, creano un tessuto (Organic Stretch Linen) caratterizzato da un’alta sostenibilità ambientale, grazie al certificato GOTS (Global Organic Textile Standard ) sul lino biologico..<br />
Tessuti.<br />
<a href="https://www.marini-industrie.it/organic-stretch/">https://www.marini-industrie.it/organic-stretch/</a></p>
<p>(foto: campo di lino – autore vvvita)</p>
<p>(Articolo pubblicato anche su coscienti.org)</p>
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		<title>Voglia di leggerezza? Semplici gonne fai da te!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[dressecode]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jul 2018 10:02:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DYT/Fai da te]]></category>
		<category><![CDATA[Fashion/Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Responsible life / Stile di vita resp.]]></category>
		<category><![CDATA[DIY]]></category>
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		<category><![CDATA[green]]></category>
		<category><![CDATA[moda responsabile]]></category>
		<category><![CDATA[moda sostenibile]]></category>
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		<category><![CDATA[tutorial]]></category>
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					<description><![CDATA[Ho scoperto il bambù come risorsa tessile qualche anno fa, acquistando una morbidissima maglietta nel negozio del progetto Clean Ocean Project (Canarie). E’ subito diventata una delle mie preferite.

Tra i filati sostenibili sempre più spesso si nomina il bambù, una fibra di pura cellulosa.

Lucente come la seta, morbido, antibatterico, resistente, traspirante, assorbente (più del cotone), protettivo dai raggi UV, al 100% biodegradabile senza rilasciare sostanze tossiche.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È il momento di sfoggiare gonne leggere, colorate, fresche, tinta unita, a fiori (in voga in questa stagione): che ne dite di provare a <strong>realizzarne una con le vostre mani?</strong> Per chi non è pratico, non si spaventi: in pochi semplici passi potrete creare con rapidità una gonna a pieghe o a ruota! Tra le opzioni per creare il vostro armadio sostenibile, <strong>la scelta del fai da te dà molte soddisfazioni</strong> ed è divertente. La gonna è il capo più facile da fare!&nbsp;Anche se non abbiamo conoscenze di cucito possiamo realizzarla&nbsp;da un tessuto che abbiamo in casa,&nbsp;recuperato da un altro capo oppure acquistando un <strong>materiale sostenibile</strong> (lino o cotone organico, bambù, canapa, ecc.), meglio ancora se uno scampolo o una rimanenza.</p>
<p>In rete è possibile trovare tutorial per cucire qualsiasi cosa. Per voi ecco&nbsp;una <strong>raccolta di alcuni link</strong>(includono anche quelli da me provati)&nbsp;che vi mostrano passo passo come cucire una semplice gonna, addirittura da un&nbsp;rettangolo di tessuto senza tagliare&nbsp;o senza carta modello o ancora&nbsp;da una camicia! E, se non abbiamo una macchina da cucire, perché non&nbsp;cercare tra parenti,&nbsp;vicini e conoscenti chi può mettervi a disposizione la propria macchina? O meglio ancora organizzare un pomeriggio di chiacchiere e cucito con un’amica che ne è provvista?</p>
<p><span id="more-100"></span></p>
<p><strong>Se utilizzate questi link fateci sapere com’è andata!</strong></p>
<p><a id="m_-4145893682784822350LPlnk816054" class="m_-4145893682784822350OWAAutoLink" href="https://www.youtube.com/watch?v=ES3ilWqSIxk" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://www.youtube.com/watch?v=ES3ilWqSIxk</a></p>
<p><a id="m_-4145893682784822350LPlnk699618" class="m_-4145893682784822350OWAAutoLink" href="https://www.youtube.com/watch?v=IZrys4QWuks" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://www.youtube.com/watch?v=IZrys4QWuks</a></p>
<p><a id="m_-4145893682784822350LPlnk190937" class="m_-4145893682784822350OWAAutoLink" href="https://www.youtube.com/watch?v=XSwrJs8793M" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://www.youtube.com/watch?v=XSwrJs8793M</a></p>
<p><a id="m_-4145893682784822350LPlnk67573" class="m_-4145893682784822350OWAAutoLink" href="https://www.youtube.com/watch?v=XSwrJs8793M" target="_blank" rel="noopener noreferrer"></a><a id="m_-4145893682784822350LPlnk118611" class="m_-4145893682784822350OWAAutoLink" href="https://www.youtube.com/watch?v=PABxH11KRZY" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://www.youtube.com/watch?v=PABxH11KRZY</a></p>
<p><a id="m_-4145893682784822350LPlnk312203" class="m_-4145893682784822350OWAAutoLink" href="https://www.youtube.com/watch?v=kY3CgfbtDC0" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://www.youtube.com/watch?v=kY3CgfbtDC0</a></p>
<p><a id="m_-4145893682784822350LPlnk469289" class="m_-4145893682784822350OWAAutoLink" href="https://www.youtube.com/watch?v=fMJfSK1ktUA" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://www.youtube.com/watch?v=fMJfSK1ktUA</a></p>
<p>da un rettangolo di tessuto</p>
<p><a id="m_-4145893682784822350LPlnk188092" class="m_-4145893682784822350OWAAutoLink" href="https://www.youtube.com/watch?v=Ez_mty-_L7o" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://www.youtube.com/watch?v=Ez_mty-_L7o</a></p>
<p><a id="m_-4145893682784822350LPlnk123755" class="m_-4145893682784822350OWAAutoLink" href="https://www.youtube.com/watch?v=zNLiu3xRjz0" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://www.youtube.com/watch?v=zNLiu3xRjz0</a></p>
<p>da una camicia</p>
<p><a id="m_-4145893682784822350LPlnk363734" class="m_-4145893682784822350OWAAutoLink" href="https://www.youtube.com/watch?v=6bb3ocS0zok" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://www.youtube.com/watch?v=6bb3ocS0zok</a></p>
<p>in inglese</p>
<p><a id="m_-4145893682784822350LPlnk612449" class="m_-4145893682784822350OWAAutoLink" href="https://www.youtube.com/watch?v=Lryr5r5ispI" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://www.youtube.com/watch?v=Lryr5r5ispI</a></p>
<p>in inglese</p>
<p><a id="m_-4145893682784822350LPlnk236538" class="m_-4145893682784822350OWAAutoLink" href="https://www.youtube.com/watch?v=OVXd951Q8ss" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://www.youtube.com/watch?v=OVXd951Q8ss</a></p>
<p>in inglese</p>
<p><a id="m_-4145893682784822350LPlnk852883" class="m_-4145893682784822350OWAAutoLink" href="https://www.youtube.com/watch?v=55UwWDujFUQ" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://www.youtube.com/watch?v=55UwWDujFUQ</a></p>
<p>in inglese</p>
<p>(Articolo pubblicato anche su ecoscienti.org)</p>
<p>[getty src=&#8221;117969702&#8243; width=&#8221;590&#8243; height=&#8221;594&#8243; tld=&#8221;co.uk&#8221;]</p>
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		<title>Infiniti abiti, zero ingombro: un sogno?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[dressecode]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jul 2018 10:00:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Per un’occasione speciale desiderate concedervi un abito da favola ma volete evitare di ritrovarlo parcheggiato nell’armadio per anni inutilmente, chiedendovi “ma quando lo rimetto?”. Siete grandi sostenitori dei guardaroba minimal, non acquistate quasi più nulla per mantenere il numero dei vostri capi molto contenuto, ma avete voglia di concedervi uno sfizio e indossare qualcosa di particolare e diverso dal tono del vostro capsule wardrobe?&#160;Non riuscite a resistere alla tentazione di sfoggiare un capo molto di moda ma che sapete&#160;non sarà un evergreen e presto sarà difficile rimetterlo senza rischiare di essere guardati come marziani? Per un week-end speciale al mare o in montagna avete&#160;bisogno di un outfit adatto ma sarebbe insensato comprare articoli che non utilizzerete successivamente in altre occasioni? La soluzione è prendere in prestito! Il modo più sostenibile è curiosare, con la loro approvazione &#160;, negli armadi di mamme, papà, sorelle, fratelli, nonni, cugini, amiche e amici! Assicurando di trattare con cura e riportare il capo pulito e come nuovo, possiamo concordare un noleggio “in famiglia”! (Chi non lo ha mai sperimentato soprattutto durante l’adolescenza?&#160; ). Se non è possibile questa opzione o&#160;se desideriamo concederci un piccolo lusso, non ci resta che rivolgerci a uno dei tanti servizi di noleggio! All’estero stanno prendendo piede&#160;realtà come Rent the Runway, Girl Meets Dress&#160;e Vigga. Rent the Runway negli Stati&#160;Uniti&#160;mette a disposizione un’ampia scelta di vestiti e accessori&#160;attraverso il noleggio una tantum o in abbonamento. Girl Meets Dress è un’attività on line inglese&#160;che permette di noleggiare vestiti e accessori a un costo&#160;molto contenuto rispetto al prezzo di vendita.&#160;Vigga,&#160;presente in Danimarca,&#160;consente di noleggiare vestiti per bambini con&#160;una quota mensile che varia in base al numero di articoli.&#160;Nel caso dell’abbigliamento dei&#160;bambini è una buona&#160;soluzione, considerando il numero ridotto di volte in cui i capi acquistati sono indossati dai bimbi in rapida crescita: un’idea da realizzare in Italia! Nel nostro paese sembrano diffondersi&#160;più lentamente&#160;servizi analoghi, ma possiamo trovare: Drexcode Gonne, pantaloni, cappotti, camicie, abiti da sera, cerimonia, da sposa, per la maternità, accessori firmati. Alberta Ferretti, Antonio Marras, Blumarine, Moschino, Nina Ricci, Vivienne Westwood, le bellissime borse di Benedetta Bruzziches e tanti altri marchi. Scegli l’abito che preferisci tra i modelli di grandi firme, scegli la taglia e la data di consegna dell’abito. Al termine del noleggio contatti il corriere per il ritiro. È anche possibile abbonarsi, utilizzando così per 4 o 8 giorni al mese un abito. Inoltre, Drexcode propone una sezione a 50 euro a noleggio. https://drexcode.com/ Front Row Tribe Olimpia Pitacco e Gabriela Pacini hanno creato questa piattaforma in cui propongono&#160;&#160;“un guardaroba infinito ed accessibile. Potete&#160;ora noleggiare i vostri look preferiti per ogni occasione – da una serata tra amiche ad un evento elegante”. Si sceglie il vestito, seguendo anche le indicazioni del tool&#160;Trova Look, si indica la data di consegna, si potrà utilizzare il vestito per 4 giorni e si prenota la riconsegna via corriere. La lavanderia e una piccola assicurazione per danni minori sono incluse nel prezzo.&#160;Potete trovare capi di Kenzo. Sono previsti anche abbonamenti illimitati (mensili, semestrali e annuali). https://frontrowtribe.com/it/ Sarebbe interessante valutare l’impatto di questi servizi in termini di consumo di acqua per l’attività di lavanderia collegata al noleggio,&#160;rispetto all’impatto di produzione e acquisto di nuovi articoli. Avviando un servizio di questo tipo l’idea in più potrebbe essere la lavanderia ecologica collegata al noleggio. Conoscete realtà di noleggio abiti nella vostra città? Se sì, segnalatecelo! Raccoglieremo i vostri commenti che includono indicazioni di negozi nella vostra area&#160;in modo da incentivare le economie locali! (Foto: Rent the Runway) (Articolo pubblicato anche su ecoscienti.org) &#160;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per un’occasione speciale desiderate concedervi un abito da favola ma volete <b>evitare di ritrovarlo parcheggiato</b> nell’armadio per anni inutilmente, chiedendovi “ma quando lo rimetto?”.</p>
<p>Siete grandi sostenitori dei guardaroba minimal, non acquistate quasi più nulla per mantenere il numero dei vostri capi molto contenuto, ma avete voglia di concedervi uno sfizio e indossare qualcosa di particolare e diverso dal tono del vostro capsule wardrobe?&nbsp;Non riuscite a resistere alla tentazione di sfoggiare un capo molto di moda ma che sapete&nbsp;non sarà un evergreen e presto sarà difficile rimetterlo senza rischiare di essere guardati come marziani? Per un week-end speciale al mare o in montagna avete&nbsp;bisogno di un outfit adatto ma sarebbe insensato comprare articoli che non utilizzerete successivamente in altre occasioni?</p>
<p><span id="more-97"></span></p>
<p><b>La soluzione è prendere in prestito!</b></p>
<p>Il modo più sostenibile è curiosare, con la loro approvazione &nbsp;, negli armadi di mamme, papà, sorelle, fratelli, nonni, cugini, amiche e amici! Assicurando di trattare con cura e riportare il capo pulito e come nuovo, possiamo concordare un noleggio “in famiglia”! (Chi non lo ha mai sperimentato soprattutto durante l’adolescenza?&nbsp; ).</p>
<p>Se non è possibile questa opzione o&nbsp;se desideriamo concederci un piccolo lusso, non ci resta che rivolgerci a uno dei tanti servizi di <b>noleggio!</b> All’estero stanno prendendo piede&nbsp;realtà come Rent the Runway, Girl Meets Dress&nbsp;e Vigga. Rent the Runway negli Stati&nbsp;Uniti&nbsp;mette a disposizione un’ampia scelta di vestiti e accessori&nbsp;attraverso il noleggio una tantum o in abbonamento. Girl Meets Dress è un’attività on line inglese&nbsp;che permette di noleggiare vestiti e accessori a un costo&nbsp;molto contenuto rispetto al prezzo di vendita.&nbsp;Vigga,&nbsp;presente in Danimarca,&nbsp;consente di noleggiare vestiti per bambini con&nbsp;una quota mensile che varia in base al numero di articoli.&nbsp;Nel caso dell’abbigliamento dei&nbsp;bambini è una buona&nbsp;soluzione, considerando il numero ridotto di volte in cui i capi acquistati sono indossati dai bimbi in rapida crescita: un’idea da realizzare in Italia!</p>
<p>Nel nostro paese sembrano diffondersi&nbsp;più lentamente&nbsp;servizi analoghi, ma <b>possiamo trovare:</b></p>
<p><b>Drexcode</b></p>
<p>Gonne, pantaloni, cappotti, camicie, abiti da sera, cerimonia, da sposa, per la maternità, accessori firmati. Alberta Ferretti, Antonio Marras, Blumarine, Moschino, Nina Ricci, Vivienne Westwood, le bellissime borse di Benedetta Bruzziches e tanti altri marchi.</p>
<p>Scegli l’abito che preferisci tra i modelli di grandi firme, scegli la taglia e la data di consegna dell’abito. Al termine del noleggio contatti il corriere per il ritiro. È anche possibile abbonarsi, utilizzando così per 4 o 8 giorni al mese un abito. Inoltre, Drexcode propone una sezione a 50 euro a noleggio.</p>
<p><a href="https://drexcode.com/">https://drexcode.com/</a></p>
<p><b>Front Row Tribe</b></p>
<p>Olimpia Pitacco e Gabriela Pacini hanno creato questa piattaforma in cui propongono&nbsp;&nbsp;“un guardaroba infinito ed accessibile. Potete&nbsp;ora noleggiare i vostri look preferiti per ogni occasione – da una serata tra amiche ad un evento elegante”.</p>
<p>Si sceglie il vestito, seguendo anche le indicazioni del tool&nbsp;Trova Look, si indica la data di consegna, si potrà utilizzare il vestito per 4 giorni e si prenota la riconsegna via corriere. La lavanderia e una piccola assicurazione per danni minori sono incluse nel prezzo.&nbsp;Potete trovare capi di Kenzo.</p>
<p>Sono previsti anche abbonamenti illimitati (mensili, semestrali e annuali).</p>
<p><a href="https://frontrowtribe.com/it/">https://frontrowtribe.com/it/</a></p>
<p>Sarebbe interessante valutare l’impatto di questi servizi in termini di consumo di acqua per l’attività di lavanderia collegata al noleggio,&nbsp;rispetto all’impatto di produzione e acquisto di nuovi articoli. Avviando un servizio di questo tipo l’idea in più potrebbe essere la lavanderia ecologica collegata al noleggio.</p>
<p><b>Conoscete realtà di noleggio abiti nella vostra città?</b> Se sì, segnalatecelo! Raccoglieremo i vostri commenti che includono indicazioni di negozi nella vostra area&nbsp;in modo da incentivare le economie locali!</p>
<p>(Foto: Rent the Runway)</p>
<p>(Articolo pubblicato anche su ecoscienti.org)</p>
<p>&nbsp;</p>
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