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	<title>spreco alimentare &#8211; Dress Ecode</title>
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	<title>spreco alimentare &#8211; Dress Ecode</title>
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		<title>15 miliardi di euro di cibo sprecato in Italia, 12 nelle nostre case: i dati Waste Watcher nella 6a Giornata Nazionale di prevenzione dello spreco alimentare</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Feb 2019 08:52:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Circular economy]]></category>
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					<description><![CDATA[Ieri alla FAO gli ultimi dati del rapporto sullo spreco alimentare in Italia sono stati presentati dal progetto 60 Sei ZERO dell’Università di Bologna – Dipartimento Scienze e Tecnologie Agroalimentari con il Ministero dell’Ambiente e la campagna Spreco Zero dello spin off Last Minute Market. I saluti della FAO sono stati portati dal Vice Direttore Generale Daniel Gustafson, che ha evidenziato la centralità della questione spreco in rapporto alla sostenibilità agroalimentare e ambientale. Andrea Segrè, fondatore della campagna Spreco Zero e presidente di Last Minute Market,  e Luca Falasconi, Coordinatore della Giornata Nazionale dello spreco alimentare, hanno commentato i dati presentati da Maurizio Pessato, presidente Swg. Massimo Cirri, di Radio2 Rai Caterpillar, ci ha guidati nelle storie di buone pratiche (qui il link dove leggerle Storie di buone pratiche). La percezione dello spreco di cibo è in testa, superando da 5 anni quella di altri sprechi. Il settore alimentare è quello in cui sembra di buttare di più per il 74% degli italiani. Mentre lo spreco idrico segue per il 48%, quindi gli sprechi legati a mobilità (25%) ed energie elettrica (22%). Meno evidenti gli sprechi di denaro (18%) e tempo (13%). 4/5 dello spreco (12 miliardi di euro) viene dalla nostre case ma non ne abbiamo percezione: dallo studio emerge che secondo gli italiani sono il commercio (negozi e grande distribuzione) e il settore pubblico la principale fonte di spreco. Quasi la metà (48%) dichiara di buttare raramente il cibo, il 16% una volta al mese. Il dato è in miglioramento rispetto al passato, ma resta per più di un terzo (36%) un’abitudine frequente. Secondo la nostra percezione, gettiamo 600 grammi di cibo ogni settimana, pari a un valore di 28 euro al mese. In cima alla lista dei rimedi antispreco più utilizzati, la verifica in dispensa di ciò che serve davvero (65%), congelare i cibi che non possiamo mangiare a breve (61%), attenzione alle quantità quando si cucina (54%), controllo dell’edibilità degli alimenti scaduti prima di buttarli (52%), riutilizzo degli avanzi per nuove ricette (48%). Un terzo porta a casa già che resta dai pasti al ristorante.  Cosa si dovrebbe fare secondo gli italiani? La maggior parte (72%) chiede di puntare sull’educazione alimentare. Falasconi spiega che non solo si tratta di formare e sensibilizzare nelle scuole, ma anche all’interno delle famiglie. Secondo Segrè stiamo perdendo l’abitudine di ricorrere alla preparazione di una lista della spesa ragionata prima di fare acquisti, importante e semplice strumento per evitare lo spreco. “La strada per raggiungere lo spreco zero è lunga ma l’importante è iniziare a camminare”. Il testimonial della campagna 2018, Giobbe Covatta, ricorda come fu colpito in gioventù dalle ruspe che distruggono l’eccedenza di arance. “Vengo da una generazione dove quando cascava il pane per terra, mamma lo raccoglieva, ci soffiava sopra e lo rimetteva nel cestino del pane”. Con la sua comicità racconta delle ricette di riciclo proposte dai super chef con gli avanzi 🙂 Neri Marcorè, presentandosi come nuovo testimonial della compagna per il 2019, ha chiuso la giornata.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri alla FAO gli ultimi dati del rapporto sullo spreco alimentare in Italia sono stati presentati dal progetto 60 Sei ZERO dell’Università di Bologna – Dipartimento Scienze e Tecnologie Agroalimentari con il Ministero dell’Ambiente e la campagna Spreco Zero dello spin off Last Minute Market. I saluti della FAO sono stati portati dal Vice Direttore Generale Daniel Gustafson, che ha evidenziato la centralità della questione spreco in rapporto alla sostenibilità agroalimentare e ambientale. Andrea Segrè, fondatore della campagna Spreco Zero e presidente di Last Minute Market,<span class="Apple-converted-space"> </span> e Luca Falasconi, Coordinatore della Giornata Nazionale dello spreco alimentare, hanno commentato i dati presentati da Maurizio Pessato, presidente Swg.<span id="more-13397"></span></p>
<p>Massimo Cirri, di Radio2 Rai Caterpillar, ci ha guidati nelle storie di buone pratiche (qui il link dove leggerle <a href="https://dress-ecode.com/2019/02/04/alla-fao-si-apre-la-6a-giornata-nazionale-di-prevenzione-dello-spreco-alimentare-tante-storie-di-zero-waste-economia-circolare-e-sostenibilita-che-rincuorano/?fbclid=IwAR3FVLZfDzvNCBdM7sDylaDo801UoGzQTc6eqZ1oQeBWCTBuwDvpsvvgvXU">Storie di buone pratiche</a>).</p>
<p><b>La percezione dello spreco di cibo è in testa</b>, superando da 5 anni quella di altri sprechi. Il settore alimentare è quello in cui sembra di buttare di più per il 74% degli italiani. Mentre lo spreco idrico segue per il 48%, quindi gli sprechi legati a mobilità (25%) ed energie elettrica (22%). Meno evidenti gli sprechi di denaro (18%) e tempo (13%).</p>
<p><strong>4/5 dello spreco (12 miliardi di euro) viene dalla nostre case ma non ne abbiamo percezione</strong>: dallo studio emerge che secondo gli italiani sono il commercio (negozi e grande distribuzione) e il settore pubblico la principale fonte di spreco.</p>
<p>Quasi la metà (48%) dichiara di buttare raramente il cibo, il 16% una volta al mese. Il dato è in miglioramento rispetto al passato, ma resta per più di un terzo (36%) un’abitudine frequente.</p>
<p>Secondo la nostra percezione, gettiamo 600 grammi di cibo ogni settimana, pari a un valore di 28 euro al mese.</p>
<p>In cima alla <strong>lista dei rimedi antispreco</strong> più utilizzati, la verifica in dispensa di ciò che serve davvero (65%), congelare i cibi che non possiamo mangiare a breve (61%), attenzione alle quantità quando si cucina (54%), controllo dell’edibilità degli alimenti scaduti prima di buttarli (52%), riutilizzo degli avanzi per nuove ricette (48%). Un terzo porta a casa già che resta dai pasti al ristorante.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Cosa si dovrebbe fare secondo gli italiani? La maggior parte (72%) chiede di puntare sull’educazione alimentare. Falasconi spiega che non solo si tratta di formare e sensibilizzare nelle scuole, ma anche all’interno delle famiglie. Secondo Segrè stiamo perdendo l’abitudine di ricorrere alla preparazione di una lista della spesa ragionata prima di fare acquisti, importante e semplice strumento per evitare lo spreco. “La strada per raggiungere lo spreco zero è lunga ma l’importante è iniziare a camminare”.</p>
<p>Il testimonial della campagna 2018, <strong>Giobbe Covatta</strong>, ricorda come fu colpito in gioventù dalle ruspe che distruggono l’eccedenza di arance. “Vengo da una generazione dove quando cascava il pane per terra, mamma lo raccoglieva, ci soffiava sopra e lo rimetteva nel cestino del pane”. Con la sua comicità racconta delle ricette di riciclo proposte dai super chef con gli avanzi <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/15.0.3/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p><strong>Neri Marcorè</strong>, presentandosi come nuovo testimonial della compagna per il 2019, ha chiuso la giornata.</p>

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		<title>Alla FAO si apre la 6a giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare: tante storie di zero waste, economia circolare e sostenibilità che rincuorano</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Feb 2019 22:32:51 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Companies / Aziende]]></category>
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					<description><![CDATA[Oggi abbiamo seguito l’apertura degli eventi per la Giornata Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare prevista domani, 5 febbraio. Sono stati presentati i dati Waste Watcher relativi all’ultimo anno, in continuità con gli studi effettuati dal 2013 sugli sprechi alimentari nel nostro paese, ma anche le storie di buone pratiche italiane. Racconteremo a breve dei dati in un altro articolo, perché desideriamo soffermarci sulla positività delle storie ascoltate oggi. Storie che fanno bene quando capita di pensare che non si possa fare nulla per cambiare le cose o che nessuno se ne occupi. Storie dove lo scarto viene evitato il più possibile con impegno, creatività e iniziativa, e se alla fine è prodotto diventa un tesoro, una materia prima di valore o il propulsore di una rete di collaborazione e condivisione. Abbiamo bisogno di storie di chi coltiva buone pratiche. Il comune che innesca azioni virtuose L’Assessore all’Ambiente Mariaelena Mililli, raccontandoci una parte delle iniziative del Comune di Maranello, ci descrive alcune cose che si possono fare per innescare azioni virtuose: Nella scuola primaria si usa l’acqua dell’acquedotto pubblico e ogni bambino riceve una family bag personalizzabile, con cui portare a casa frutta e pane che avanza. Sembra un piccolo gesto, ma moltiplicato ogni giorno per 600 bambini l’impatto non è trascurabile. Nella scuola di infanzia è invece lo zainetto spreco zero che permette di portare a casa la merenda avanzata. La ditta che si occupa del servizio mensa spiega agli studenti la tipologia e la filosofia del cibo servito (a km 0, equo solidale o da terreni confiscati). Le eccedenze alimentari della mensa sono donate al banco alimentare. Tra un mese sarà inaugurato il Centro del Riuso, che coinvolgerà 8 comuni. Il progetto Farmacoamico, per la raccolta di medicinali non scaduti a favore di enti non profit. Il trasporto scolastico verde e per il servizio mensa veicoli elettrici. L’adesione a M’illumino di Meno per sensibilizzare i cittadini. Il campo fotovoltaico che produce energia per gli uffici pubblici. I bambini possono monitorare il consumo di energia grazie a dispositivi che indicano quando stiamo utilizzando energia pulita e quando passiamo il limite. Della maglietta, creata dall&#8217;artista Ennio Sitta, indossata dall&#8217;Assessore vorremmo raccontarvi in un articolo (più sotto la foto). I mangimi dagli ex prodotti alimentari Valentina Massa ci fa toccare con mano i mangimi che dal 1981 la sua azienda di famiglia, Dalma Mangimi, produce inserendosi da decenni in un’economia circolare prima ancora della diffusione di questo concetto. Da ex prodotti dell&#8217;industria alimentare a cibo per animali da allevamento. 120.000 tonnellate di ex prodotti trasformati ogni anno vuol dire più di 136.000 tonnellate di mais, meno pesticidi, meno acqua utilizzata  e una riduzione di CO2 di circa l’80% rispetto alla produzione di mangimi tradizionali. La frutta brutta ma buona riprende vita Natura Nuova estrae a freddo la polpa di frutta “con limiti estetici”, come spiega il presidente Gabriele Longanesi, rendendola comoda da consumare in contenitori riciclabili. “Poiché non esiste un impianto di verniciatura della frutta brutta, ciò che non è bello ai nostri occhi è destinato erroneamente a essere scartato come cibo”. Grazie a Natura Nuova diventa invece un prodotto di valore. Gli strumenti che salvano frutta e verdura senza bellezza Paolo Pasini, direttore Relazioni Istituzionali di Unitec, ci racconta di macchine selezionatrici e calibratrici di frutta e verdura, che consentono di valutare per ogni frutto il grado di maturazione, il livello zuccherino, la consistenza, ecc. per capire rigorosamente se al di là dell’aspetto estetico sia commestibile. In questo modo è possibile individuare di tutto ciò che può diventare materia prima di qualità, altrimenti destinata a essere scartata in base a un approccio basato su standardizzazione ed estetica.  I contenitori che allungano la vita di frutta e verdura Una rete di aziende di imballaggi di cartone ondulato, racconta Claudio Dall’Agata, direttore Generale Consorzio Bestack, produce una scatola che con olii essenziali naturali allunga la vita a frutta e verdura, sia nei negozi sia nelle nostre case. Vita più lunga, meno possibilità di diventare scarto. L’utilizzo dell’imballaggio attivo in cartone consente 750-800.000 tonnellate di frutta e verdura in meno nella spazzatura, riducendo del 30% quanto in totale viene buttato! L’app che combatte lo spreco alimentare con l’economica domestica di una volta Il progetto “Una buona occasione”, presentato da Barbara Minati (Regione Piemonte), prevede sia un sito web e la presenza sui social per sensibilizzare i consumatori, sia una app che sta riscuotendo successo anche all’estero (10.000 installazioni in Cina, Giappone, Canada e Francia). UBO APP ci insegna, come lo faceva una volta l’economia domestica a scuola, a conservare correttamente  il cibo, ci aiuta a fare la lista della spesa, ci ricorda i prodotti che scadono, ci mostra l’impatto ambientale degli alimenti e ci fa conoscere come cucinare gli scarti grazie alle ricette di Slow Food.  I passi sostenibili di un&#8217;azienda “Abbiamo eliminato la plastica monouso nelle fabbriche e negli uffici italiani, pratica seguita successivamente anche da altri paesi”, riporta Alessandro Magnoni, Senior Director Comunicazione e Relazioni Istituzionali  EMEA di Whirlpool. “Abbiamo introdotto l’educazione alimentare in mensa, per esempio distribuendo sulle tovagliette della mensa ricette con il cibo riciclato”. Oltre ai frigoriferi che con le app ci avvisano della scadenza dei cibi e di cosa non abbiamo bisogno di comprare (per evitare sprechi), l’azienda produce Zera, un riciclatore casalingo di alimenti che consente di produrre fertilizzante organico in 24 ore.  Una mensa più responsabile CAMST consegna 130 milioni di pasti ogni anno a 250.000 bambini e si prefigge di ridurre lo spreco di cibo e di acqua, “perché lo spreco è la generazione di un costo”, racconta il Presidente Francesco Malaguti. 13.000 bambini hanno ricevuto un astuccio per portare a casa la frutta o il panino avanzati. Nelle 42 cucine si è introdotto una sistema per pulirle in modo più efficace con la microfibra, riducendo notevolmente la quantità di acqua richiesta (pari altrimenti una piscina olimpionica per ogni cucina). Inoltre si misura l’impatto di un pasto scolastico. Infine hanno lanciato una piattaforma on line per favorire la collaborazione con altre aziende, “perché insieme si può fare qualcosa di magico”. La scuola che trasforma i rifiuti in tesori L’Istituto Pacinotti-Fermi di Taranto non solo sensibilizza ed educa gli studenti alla riduzione degli sprechi alimentari, ma crea sul territorio una rete sostenibile e impegnata nel raggiungimento di obiettivi comuni coinvolgendo supermercati della città, onlus locali, la chiesa e il comune. Con i mezzi della polizia municipale trasportano il cibo in scadenza per distribuirlo alle famiglie tramite onlus. Con il presidente e con la professoressa Mariateresa Mascellaro, c’è Giuseppe, un alunno della scuola:  “Ci ha fatto maturare molto passare dai banchi di scuola ai banchi alimentari. Abbiamo anche creato tre volantini. Uno per i consigli per le famiglie a casa, uno per le buone abitudini al supermercato e un altro per quelle nei punti di ristoro”.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi abbiamo seguito l’apertura degli eventi per la <strong>Giornata</strong> <b>Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare</b> prevista domani, 5 febbraio. Sono stati presentati i dati Waste Watcher relativi all’ultimo anno, in continuità con gli studi effettuati dal 2013 sugli sprechi alimentari nel nostro paese, ma anche le storie di buone pratiche italiane. Racconteremo a breve dei dati in un altro articolo, perché desideriamo soffermarci sulla positività delle storie ascoltate oggi. Storie che fanno bene quando capita di pensare che non si possa fare nulla per cambiare le cose o che nessuno se ne occupi. Storie dove lo scarto viene evitato il più possibile con impegno, creatività e iniziativa, e se alla fine è prodotto diventa un tesoro, una materia prima di valore o il propulsore di una rete di collaborazione e condivisione.<span class="Apple-converted-space"> Abbiamo bisogno di storie di chi coltiva buone pratiche.</span></p>
<p><strong>Il comune che innesca azioni virtuose</strong></p>
<p>L’Assessore all’Ambiente Mariaelena Mililli, raccontandoci una parte delle iniziative del Comune di Maranello, ci descrive alcune cose che si possono fare per innescare azioni virtuose:</p>
<ul>
<li>Nella scuola primaria si usa l’acqua dell’acquedotto pubblico e ogni bambino riceve una <em>family bag</em> personalizzabile, con cui portare a casa frutta e pane che avanza. Sembra un piccolo gesto, ma moltiplicato ogni giorno per 600 bambini l’impatto non è trascurabile. Nella scuola di infanzia è invece lo zainetto spreco zero che permette di portare a casa la merenda avanzata.</li>
<li>La ditta che si occupa del servizio mensa spiega agli studenti la tipologia e la filosofia del cibo servito (a km 0, equo solidale o da terreni confiscati).</li>
<li>Le eccedenze alimentari della mensa sono donate al banco alimentare.</li>
<li>Tra un mese sarà inaugurato il Centro del Riuso, che coinvolgerà 8 comuni.</li>
<li>Il progetto Farmacoamico, per la raccolta di medicinali non scaduti a favore di enti non profit.</li>
<li>Il trasporto scolastico verde e per il servizio mensa veicoli elettrici.</li>
<li>L’adesione a M’illumino di Meno per sensibilizzare i cittadini.</li>
<li>Il campo fotovoltaico che produce energia per gli uffici pubblici. I bambini possono monitorare il consumo di energia grazie a dispositivi che indicano quando stiamo utilizzando energia pulita e quando passiamo il limite.</li>
</ul>
<p>Della maglietta, creata dall&#8217;artista Ennio Sitta, indossata dall&#8217;Assessore vorremmo raccontarvi in un articolo (più sotto la foto).</p>
<p><strong>I mangimi dagli ex prodotti alimentari</strong></p>
<p>Valentina Massa ci fa toccare con mano i mangimi che dal 1981 la sua azienda di famiglia, Dalma Mangimi, produce inserendosi da decenni in un’economia circolare prima ancora della diffusione di questo concetto. Da ex prodotti dell&#8217;industria alimentare a cibo per animali da allevamento. 120.000 tonnellate di ex prodotti trasformati ogni anno vuol dire più di 136.000 tonnellate di mais, meno pesticidi, meno acqua utilizzata  e una riduzione d<span class="Apple-converted-space">i CO<sub>2</sub> di circa l’80% rispetto alla produzione di mangimi tradizionali.</span></p>
<p><strong>La frutta brutta ma buona riprende vita</strong></p>
<p>Natura Nuova estrae a freddo la polpa di frutta “con limiti estetici”, come spiega il presidente Gabriele Longanesi, rendendola comoda da consumare in contenitori riciclabili. “Poiché non esiste un impianto di verniciatura della frutta brutta, ciò che non è bello ai nostri occhi è destinato erroneamente a essere scartato come cibo”. Grazie a Natura Nuova diventa invece un prodotto di valore.</p>
<p><strong>Gli strumenti che salvano frutta e verdura senza bellezza</strong></p>
<p>Paolo Pasini, direttore Relazioni Istituzionali di Unitec, ci racconta di macchine selezionatrici e calibratrici di frutta e verdura, che consentono di valutare per ogni frutto il grado di maturazione, il livello zuccherino, la consistenza, ecc. per capire rigorosamente se al di là dell’aspetto estetico sia commestibile. In questo modo è possibile individuare di tutto ciò che può diventare materia prima di qualità, altrimenti destinata a essere scartata in base a un approccio basato su standardizzazione ed estetica. </p>
<p><strong>I contenitori che allungano la vita di frutta e verdura</strong></p>
<p>Una rete di aziende di imballaggi di cartone ondulato, racconta Claudio Dall’Agata, direttore Generale Consorzio Bestack, produce una scatola che con olii essenziali naturali allunga la vita a frutta e verdura, sia nei negozi sia nelle nostre case. Vita più lunga, meno possibilità di diventare scarto. L’utilizzo dell’imballaggio attivo in cartone consente 750-800.000 tonnellate di frutta e verdura in meno nella spazzatura, riducendo del 30% quanto in totale viene buttato!</p>
<p><strong>L’app che combatte lo spreco alimentare con l’economica domestica di una volta</strong></p>
<p>Il progetto “Una buona occasione”, presentato da Barbara Minati (Regione Piemonte), prevede sia un sito web e la presenza sui social per sensibilizzare i consumatori, sia una app che sta riscuotendo successo anche all’estero (10.000 installazioni in Cina, Giappone, Canada e Francia). UBO APP ci insegna, come lo faceva una volta l’economia domestica a scuola, a conservare correttamente<span class="Apple-converted-space">  </span>il cibo, ci aiuta a fare la lista della spesa, ci ricorda i prodotti che scadono, ci mostra l’impatto ambientale degli alimenti e ci fa conoscere come cucinare gli scarti grazie alle ricette di Slow Food.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><strong>I passi sostenibili di un&#8217;azienda</strong></p>
<p>“Abbiamo eliminato la plastica monouso nelle fabbriche e negli uffici italiani, pratica seguita successivamente anche da altri paesi”, riporta Alessandro Magnoni, Senior Director Comunicazione e Relazioni Istituzionali<span class="Apple-converted-space">  </span>EMEA di Whirlpool. “Abbiamo introdotto l’educazione alimentare in mensa, per esempio distribuendo sulle tovagliette della mensa ricette con il cibo riciclato”. Oltre ai frigoriferi che con le app ci avvisano della scadenza dei cibi e di cosa non abbiamo bisogno di comprare (per evitare sprechi), l’azienda produce Zera, un riciclatore casalingo di alimenti che consente di produrre fertilizzante organico in 24 ore.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><strong>Una mensa più responsabile</strong></p>
<p>CAMST consegna 130 milioni di pasti ogni anno a 250.000 bambini e si prefigge di ridurre lo spreco di cibo e di acqua, “perché lo spreco è la generazione di un costo”, racconta il Presidente Francesco Malaguti. 13.000 bambini hanno ricevuto un astuccio per portare a casa la frutta o il panino avanzati. Nelle 42 cucine si è introdotto una sistema per pulirle in modo più efficace con la microfibra, riducendo notevolmente la quantità di acqua richiesta (pari altrimenti una piscina olimpionica per ogni cucina). Inoltre si misura l’impatto di un pasto scolastico. Infine hanno lanciato una piattaforma on line per favorire la collaborazione con altre aziende, “perché insieme si può fare qualcosa di magico”.</p>
<p><strong>La scuola che trasforma i rifiuti in tesori</strong></p>
<p>L’Istituto Pacinotti-Fermi di Taranto non solo sensibilizza ed educa gli studenti alla riduzione degli sprechi alimentari, ma crea sul territorio una rete sostenibile e impegnata nel raggiungimento di obiettivi comuni coinvolgendo supermercati della città, onlus locali, la chiesa e il comune. Con i mezzi della polizia municipale trasportano il cibo in scadenza per distribuirlo alle famiglie tramite onlus. Con il presidente e con la professoressa Mariateresa Mascellaro, c’è Giuseppe, un alunno della scuola:<span class="Apple-converted-space">  </span>“Ci ha fatto maturare molto passare dai banchi di scuola ai banchi alimentari. Abbiamo anche creato tre volantini. Uno per i consigli per le famiglie a casa, uno per le buone abitudini al supermercato e un altro per quelle nei punti di ristoro”.</p>


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<figure class="wp-block-image is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/02/thumbnail_image2-1.jpg" alt="" class="wp-image-1144" width="573" height="683" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/02/thumbnail_image2-1.jpg 537w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/02/thumbnail_image2-1-252x300.jpg 252w" sizes="auto, (max-width: 573px) 100vw, 573px" /><figcaption>Mariaelena Mililli, Assessore all&#8217;Ambiente del Comune di Maranello (MO)     </figcaption></figure>
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