{"id":12112,"date":"2020-10-06T10:31:40","date_gmt":"2020-10-06T09:31:40","guid":{"rendered":"https:\/\/dress-ecode.com\/2020\/10\/06\/il-fenomeno-dei-vestiti-buttati-e-bruciati-nellindustria-della-moda\/"},"modified":"2020-10-28T09:46:32","modified_gmt":"2020-10-28T08:46:32","slug":"il-fenomeno-dei-vestiti-buttati-e-bruciati-nellindustria-della-moda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/dress-ecode.com\/en\/il-fenomeno-dei-vestiti-buttati-e-bruciati-nellindustria-della-moda\/","title":{"rendered":"The practice of stock burning and waste of clothes in the Fashion Industry"},"content":{"rendered":"<p>Italiano\/English below<\/p>\r\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignleft\" src=\"data:image\/tiff;base64,TU0AKgAABEgAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAFgAAACwAAAAgAAAABQAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAZAAAAiwAAAOAAAAD\/AAAA\/wAAAP8AAADzAAAArAAAADYAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAWwAAAPIAAAD\/AAAAzAAAAIUAAABrAAAAdgAAAKcAAADxAAAA\/gAAAIcAAAABAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAGIAAAD\/AAAA6AAAAEgAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA4AAACHAAAA\/AAAAIcAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAjAAAA9wAAAPIAAAAqAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAABXAAAA\/AAAADMAAAAAAAAAAAAAAJUAAAD\/AAAAfQAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAACYAAAAoAAAAAAAAAAAAAAA3gAAAP8AAAAlAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAC4AAADiAAAAAAAAAAAAAAD6AAAA\/wAAAAQAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAABQAAAPsAAAAAAAAAAAAAAP8AAAD\/AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA\/wAAAAAAAAAAAAAA\/wAAAP8AAAACAAAA\/wAAAP8AAAD1AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAP8AAAD\/AAAA9gAAAAAAAAD\/AAAAAAAAAAAAAAD\/AAAA\/wAAAAAAAAD\/AAAA\/wAAAP8AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA\/wAAAP8AAAD\/AAAAAAAAAP8AAAAAAAAAAAAAAP8AAAD\/AAAAAAAAAP8AAAD\/AAAA\/wAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAD\/AAAA\/wAAAP8AAAAAAAAA\/wAAAAAAAAAAAAAA+wAAAPoAAAAAAAAA\/wAAAP8AAAD\/AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAP8AAAD\/AAAA\/wAAAAAAAAD7AAAAAAAAAAAAAABFAAAAPgAAAAAAAAD\/AAAA\/wAAAP8AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA\/wAAAP8AAAD\/AAAAAAAAAFAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAP8AAAD\/AAAA\/gAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAD\/AAAA\/wAAAP8AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAABAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAQAAAAAAAAAAAAAAAAAQAQAAAwAAAAEAEQAAAQEAAwAAAAEAEAAAAQIAAwAAAAQAAAUOAQMAAwAAAAEAAQAAAQYAAwAAAAEAAgAAAQoAAwAAAAEAAQAAAREABAAAAAEAAAAIARIAAwAAAAEAAQAAARUAAwAAAAEABAAAARYAAwAAAAEAEAAAARcABAAAAAEAAARAARwAAwAAAAEAAQAAASgAAwAAAAEAAgAAAVIAAwAAAAEAAgAAAVMAAwAAAAQAAAUWh3MABwAAAiQAAAUeAAAAAAAIAAgACAAIAAEAAQABAAEAAAIkYXBwbAQAAABtbnRyUkdCIFhZWiAH4QAHAAcADQAWACBhY3NwQVBQTAAAAABBUFBMAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA9tYAAQAAAADTLWFwcGzKGpWCJX8QTTiZE9XR6hWCAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAApkZXNjAAAA\/AAAAGVjcHJ0AAABZAAAACN3dHB0AAABiAAAABRyWFlaAAABnAAAABRnWFlaAAABsAAAABRiWFlaAAABxAAAABRyVFJDAAAB2AAAACBjaGFkAAAB+AAAACxiVFJDAAAB2AAAACBnVFJDAAAB2AAAACBkZXNjAAAAAAAAAAtEaXNwbGF5IFAzAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHRleHQAAAAAQ29weXJpZ2h0IEFwcGxlIEluYy4sIDIwMTcAAFhZWiAAAAAAAADzUQABAAAAARbMWFlaIAAAAAAAAIPfAAA9v\/\/\/\/7tYWVogAAAAAAAASr8AALE3AAAKuVhZWiAAAAAAAAAoOAAAEQsAAMi5cGFyYQAAAAAAAwAAAAJmZgAA8qcAAA1ZAAAT0AAACltzZjMyAAAAAAABDEIAAAXe\/\/\/zJgAAB5MAAP2Q\/\/\/7ov\/\/\/aMAAAPcAADAbg==\" alt=\"unknown.tiff\" \/><\/p>\r\n<p>Puoi ascoltare qui l&#8217;articolo: <a href=\"https:\/\/www.spreaker.com\/episode\/41322002\">Vestiti buttati e bruciati<\/a><\/p>\r\n<p>Hai mai pensato, per esempio durante le classiche pulizie di primavera, di sbarazzarti di qualche abito vecchio che oramai resta inutilizzato nel guardaroba? Magari sono capi ancora perfettamente integri, li hai indossati pochissimo e non sai cosa farci, cos\u00ec continuano ad ammassarsi fino a che non hai pi\u00f9 spazio. Forse non ti stupir\u00e0 ma le aziende di moda hanno lo stesso problema, soprattutto con i capi d\u2019abbigliamento appena prodotti. Invece per\u00f2 di donarli ad amici o in beneficenza, come potremmo fare noi, li bruciano e, peggio ancora, fanno di tutto per evitare che tu lo sappia.<br \/><strong>Le aziende inceneriscono segretamente tonnellate e tonnellate di vestiti non venduti direttamente nelle loro fabbriche o negli stessi paesi in via di sviluppo dove hanno sfruttato la manodopera<\/strong>. Questa pratica \u00e8 incredibilmente dannosa e pericolosa per l\u2019ambiente, perch\u00e9 l\u2019incenerimento dei vestiti rilascia sostanze chimiche tossiche nell\u2019aria e aumenta gravemente l\u2019inquinamento atmosferico.<\/p>\r\n<p>L\u2019industria della moda \u00e8 una delle maggiori industrie pi\u00f9 criticate per il suo impatto ecologico e per lo sfruttamento di manodopera a basso costo e di risorse naturali. <strong>L\u2019incenerimento di vestiti in eccesso non ha solo un grande impatto in termini di emissioni di CO2 e di inquinamento, ma anche in termini etici perch\u00e9 comporta l\u2019eliminazione di prodotti che potrebbero essere facilmente riutilizzati o riciclati con tante diverse modalit\u00e0 positive.<\/strong><\/p>\r\n<h6><span style=\"color: #b85a4e;\">Il contesto sociale del fast fashion<\/span><\/h6>\r\n<p>Una ricerca della <em>Fondazione Hubbub<\/em> (UK) mostra che il 17% dei giovani sotto ai 22 anni, intervistati riguardo al rapporto tra moda e social media, non indosserebbe lo stesso vestito se fosse gi\u00e0 stato utilizzato sulla loro pagina Instagram (<em>London Waste and Recycling Board cited in Environmental Audit Committee<\/em>, 2019). Il ruolo degli influencer sui social media \u00e8 mai come oggi sempre pi\u00f9 interconnesso con i marchi d\u2019abbigliamento, che utilizzano l\u2019attenzione mediatica degli influencer per pubblicizzare i loro indumenti e raggiungere cos\u00ec direttamente i potenziali clienti.<br \/><a href=\"https:\/\/dress-ecode.com\/2020\/09\/29\/la-solitudine-dei-numeri-piccoli-il-prezzo-delletica-ai-tempi-del-social-dilemma\/\">Grazie agli algoritmi creati per il pubblico<\/a>, le aziende di moda possono rivolgersi direttamente ai clienti target con pubblicit\u00e0 personalizzate sui canali online. Gli utenti, specialmente quelli che utilizzano social media come Facebook ed Instagram, possono semplicemente cliccare sulle foto che appaiono nello schermo per conoscere il prezzo degli indumenti ed essere velocemente reindirizzati al sito dell\u2019azienda. L\u2019agenzia di consulenza per marchi sostenibili <em>Eco Age<\/em> ha suggerito di implementare regolamentazioni pi\u00f9 severe nell\u2019online marketing, facendo notare che, in relazione all\u2019eccessivo consumo di indumenti, per gli utenti ci sono conseguenze psicologiche negative e altri effetti ambientali e sociali dovuti alla sovraesposizione eccessiva alla pubblicit\u00e0 (<em>ECO AGE LTD cited in Environmental Audit Committee, 2019)<\/em>.<\/p>\r\n<h6><span style=\"color: #b85a4e;\">L\u2019incenerimento delle giacenze di magazzino<\/span><\/h6>\r\n<p>Il problema centrale su cui desideriamo portare l\u2019attenzione riguarda la pratica segreta dell\u2019incenerimento di vestiti, attuata da marchi di abbigliamento per sbarazzarsi degli eccessi di produzione (dead-stock), che inevitabilmente rimangono invenduti a causa dell\u2019approvvigionamento eccessivo di capi, la cui produzione \u00e8 spinta dal fenomeno del fast fashion. Quella dell\u2019incenerimento \u00e8 una pratica molto diffusa.<\/p>\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright  wp-image-11495\" src=\"https:\/\/dress-ecode.com\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/adan-javed-s47vPpFFGBY-unsplash-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"391\" height=\"294\" \/>Tra i casi pi\u00f9 famigerati c\u2019\u00e8 quello del marchio <a href=\"https:\/\/dress-ecode.com\/2018\/07\/28\/uk-burberry-ha-distrutto-prodotti-per-268-milioni-di-sterline\/\"><strong>Burberry, che nel 2018 ha subito grandi critiche sui media<\/strong><\/a> per avere messo nel report annuale quanto segue:<\/p>\r\n<p>\u201cIl costo dei prodotti finiti distrutti nel 2018 ammonta a oltre \u00a328,6 mil, inclusi i \u00a310,4 milioni distrutti delle giacenze di magazzino dei cosmetici&#8221;(<em>Environmental Audit Committee<\/em>, 2019).<\/p>\r\n<p>Secondo quanto riportato dalla BBC, questa rivelazione conferma che l\u2019ammontare di capitale bruciato tra il 2013 e il 2018 \u00e8 pari a oltre 90 milioni di sterline.<\/p>\r\n<p>Burberry non \u00e8 stata la sola azienda a finire sui giornali. Si \u00e8 scoperto che <strong>anche H&amp;M, simbolo del modello internazionale di successo del fast fashion, ha incenerito oltre 60 tonnellate di vestiti non venduti tra il 2013 e il 2017 <\/strong>(<em>Brooke<\/em>, 2017). Ci\u00f2 si aggiunge alle accuse gi\u00e0 fatte contro l\u2019azienda svedese che nel 2010 fu trovata danneggiare vestiti completamente utilizzabili e in perfette condizioni e a scaricarli dietro il negozio di propriet\u00e0 sulla 35ma strada a New York (<em>Hendriksz<\/em>, 2017).<\/p>\r\n<p>Orsola de Castro, co-fondatrice e direttore creativo del gruppo di attivisti <em>Fashion Revolution<\/em>, descrive l\u2019incenerimento dei rifiuti come <strong>il \u201cpi\u00f9 sporco segreto aperto\u201d <\/strong>(<em>Cooper<\/em>, 2018).<\/p>\r\n<p>Sporco, a causa dell\u2019ovvia mancanza di etica e dell&#8217;effetto negativo sull\u2019ambiente. Segreto aperto, perch\u00e9 all\u2019interno dell\u2019industria della moda l\u2019incenerimento \u00e8 una pratica molto comune tenuta nascosta per tanti anni. I marchi come H&amp;M e Burberry non solo dimostrano una grande mancanza di rispetto per i loro prodotti, ma anche per tutti i lavoratori e per le risorse necessarie alla loro creazione. Secondo Lu Yen Roloff di <em>Greenpeace<\/em>: \u201cBurberry \u00e8 solo la punta dell\u2019iceberg\u201d (BBC, 2018).<\/p>\r\n<h6><span style=\"color: #b85a4e;\">Perch\u00e9 i prodotti invenduti sono bruciati?<\/span><\/h6>\r\n<p>Le ragioni per cui le aziende della moda decidono di bruciare l\u2019eccesso di indumenti non venduti sono molteplici:<\/p>\r\n<p>\u2022 Stando a <em>Dazed Magazine<\/em>, \u201cse il mercato diventa saturo con troppi prodotti a prezzo ridotto, potrebbe avere un <strong>impatto negativo sul prestigio del marchio<\/strong>, specialmente se di lusso, avendo bisogno di <strong>giustificare i prezzi e il concetto di esclusivit\u00e0<\/strong> <strong>gioca un ruolo chiave<\/strong>\u201d (<em>Allwood<\/em>, 2018).<\/p>\r\n<p>\u2022 Un\u2019altra ragione riguarda la preoccupazione dei marchi nel <strong>vedere i prodotti venduti a prezzi ridotti, in negozi al dettaglio di fascia pi\u00f9 bassa <\/strong>che offuscherebbero l\u2019immagine e la forza del brand. Le aziende di lusso fanno affidamento all\u2019esclusivit\u00e0 e rarit\u00e0 dei loro prodotti per giustificare i loro prezzi, mentre i marchi economici fanno affidamento sulla grande quantit\u00e0 di prodotti sul mercato.<\/p>\r\n<p>\u2022 Inoltre, le aziende cercano di <strong>proteggere i prodotti da falsificazioni e contraffazioni<\/strong> e di tutelare la propriet\u00e0 intellettuale del marchio.<\/p>\r\n<p>\u2022 Infine, bruciano vestiti non venduti anche <strong>per evitare di pagare i costi necessari per lo smaltimento<\/strong>\u00a0<strong>o per evitare di investire<\/strong> soldi in tecnologie e innovazioni per riciclare gli eccessi.<\/p>\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-11497 alignleft\" src=\"https:\/\/dress-ecode.com\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/markus-spiske-mz5I5In8zxE-unsplash-scaled-e1601975269419-216x300.jpg\" alt=\"\" width=\"287\" height=\"399\" \/><\/p>\r\n<p>Alcuni marchi, soprattutto H&amp;M, hanno cercato di giustificarsi sostenendo che l\u2019incenerimento dei vestiti in eccesso \u00e8 attuato in modo da generare energia rinnovabile, per\u00f2 come spiega Orsola de Castro \u201cnon esiste nessun tipo di incenerimento ecologico dei vestiti\u201d. Il problema principale sta nel fatto che: \u201cMolti di questi abiti hanno componenti come zip, tessuti sintetici e bottoni di plastica. Puoi bruciare plastica ma non diventa cenere. <strong>Produrre energia non \u00e8 una buona scusa perch\u00e9 per creare i vestiti c\u2019\u00e8 bisogno di moltissima energia<\/strong>. Non ha alcun senso\u201d (<em>Allwood<\/em>, 2018).<\/p>\r\n<p>Inoltre, la giornalista e autrice Lucy Siegle ha scritto, subito dopo la diffusione della storia di incenerimento di H&amp;M, che nel settore della moda in generale:<\/p>\r\n<p>\u201c<strong>Servono oltre 101 processi per creare un indumento<\/strong>, dalla raccolta delle piante per le fibre grezze, alla lavorazione e alla finitura dei tessuti che comportano l\u2019utilizzo di migliaia di litri d\u2019acqua. Ci sono anche <strong>centinaia di ore di lavoro umano<\/strong>. <strong>Impiegare tutte queste risorse per poi sprecarle attraverso l\u2019incenerimento (recuperando solo una piccolissima parte di energia) \u00e8 pura follia<\/strong>, specialmente in questo clima di emergenza climatica che stiamo combattendo\u201d (<em>Environmental Audit Committee<\/em>).<\/p>\r\n<p>Questi lunghi e laboriosi processi per la creazione di indumenti sono il risultato di <strong>piani aziendali inefficienti che stanno cercando disperatamente di stare al passo del sempre pi\u00f9 alto consumismo di moda<\/strong>. Molto spesso \u00e8 pi\u00f9 facile per queste aziende bruciare capi di abbigliamento perfettamente utilizzabili e nuovi invece di cercare di riciclarli, riutilizzarli in qualche altro modo o venderli a prezzi pi\u00f9 bassi.<\/p>\r\n<h6><span style=\"color: #b85a4e;\">COVID-19<\/span><\/h6>\r\n<p>Il problema dei rifiuti di abbigliamento e il loro incenerimento va affrontato anche alla luce dei recenti sviluppi del settore nel mondo collegati alla pandemia del virus Covid-19. La maggior parte dei negozi di abbigliamento in Europa, America Latina, Stati Uniti e Medio Oriente sono chiusi o hanno subito riduzioni di clientela e personale mai visti prima.<\/p>\r\n<p>Molte aziende hanno gi\u00e0 inviato a negozi di propriet\u00e0 e rivenditori i prodotti e le collezioni estate e inverno prima che il virus prendesse il sopravvento. Per di pi\u00f9, secondo Leila Abboud e Jonathan Eley del\u00a0<em>Financial Times<\/em> (2020), il problema principale sta nel fatto che la produzione e spedizione dei prodotti invernali \u00e8 stata bloccata a causa dei ritardi dovuti al rientro al lavoro posticipato in Cina e, ad esempio, per questo il Regno Unito rischia di perdere oltre 20 milioni di sterline di giacenze di magazzino solamente nel mercato cinese.<\/p>\r\n<p>Considerando il gi\u00e0 eccessivo piano aziendale di produzione di molte aziende, <strong>la pandemia sta creando inevitabilmente un surplus di vestiti non venduti senza precedenti<\/strong>. <strong>Questi capi dovranno poi essere smaltiti in qualche modo. Molti marchi avranno a che fare con intere collezioni non vendute e dovranno trovare un modo per smaltirle<\/strong>.<\/p>\r\n<p>Nel grafico sottostante \u00e8 chiaro che si prevede che i marchi di fast fashion a basso prezzo saranno i pi\u00f9 colpiti, a causa della loro dipendenza dalla quantit\u00e0 rispetto alla qualit\u00e0 e dal mercato e dalla produzione nelle fabbriche cinesi.<\/p>\r\n\r\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-11431\" src=\"https:\/\/dress-ecode.com\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/http-com.ft_.imagepublish.upp-prod-us.s3.amazonaws.com-719d003c-5410-11ea-8841-482eed0038b1.png\" alt=\"\" \/><\/figure>\r\n\r\n<p>Tra i marchi indicati nel grafico, H&amp;M \u00e8 sicuramente il pi\u00f9 colpito dalla pandemia. Avr\u00e0 a che fare con una quantit\u00e0 enorme di indumenti in eccesso e rischia di posticipare la produzione di molti mesi. Dopo aver dichiarato di aver incenerito tonnellate e tonnellate di vestiti per far fronte agli eccessi non venduti in un mercato non afflitto da una pandemia, sar\u00e0 molto probabile che l\u2019azienda svedese ricorrer\u00e0 a questo tipo di smaltimento di vestiti non venduti. Anche le altre aziende avranno simili difficolt\u00e0, pi\u00f9 o meno gravi a seconda della loro dipendenza dalla produzione cinese, dalle vendite online e dalla immagine e dalla forza complessive del brand.<\/p>\r\n<p>Tuttavia, una cosa \u00e8 certa: seguendo il <a href=\"https:\/\/dress-ecode.com\/perche-why-ethos\/\">modello di consumo responsabile di Dress <span style=\"color: #68a69b;\"><em>Eco<\/em><\/span>de<\/a>, scrivendo alle aziende e partecipando a campagne di sensibilizzazione, \u00e8 possibile far pressione per fermare questa pratica di incenerimento. Infine, ora pi\u00f9 che mai, c\u2019\u00e8 bisogno di regolamentazioni e controlli, governativi e non, per prevenire che le aziende brucino gli indumenti in eccesso in quantit\u00e0 molto superiori rispetto ai decenni passati, rilasciando nell\u2019ambiente fumi tossici e inquinanti che danneggiano il pianeta e tutti noi.<\/p>\r\n<p><strong>Riccardo Zazzini<\/strong><\/p>\r\n<p><em>Foto: The Blowup; Adan Javed; Markus Spiske.<\/em><\/p>\r\n\r\n<figure class=\"wp-block-embed-spotify wp-block-embed is-type-rich is-provider-spotify wp-embed-aspect-21-9 wp-has-aspect-ratio\">\r\n<div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\r\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Spotify Embed: Il fenomeno dei vestiti buttati e bruciati nell\u2019industria della moda\" width=\"100%\" height=\"232\" allowtransparency=\"true\" frameborder=\"0\" allow=\"encrypted-media\" src=\"https:\/\/open.spotify.com\/embed-podcast\/episode\/7xHsFYLpXuEnTg115DyFF2?si=-M3we5N0Q3ugi5UZaHbyVQ\"><\/iframe><\/p>\r\n<\/div>\r\n<\/figure>\r\n\r\n\r\n\r\n<figure class=\"wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex\">\r\n<ul class=\"blocks-gallery-grid\">\r\n<li class=\"blocks-gallery-item\">\r\n<figure><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-11523\" src=\"https:\/\/dress-ecode.com\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/the-blowup-TDOQPhq631s-unsplash-1-1024x768.jpg\" alt=\"\" data-id=\"11523\" data-full-url=\"https:\/\/dress-ecode.com\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/the-blowup-TDOQPhq631s-unsplash-1-scaled.jpg\" data-link=\"https:\/\/dress-ecode.com\/?attachment_id=11523\" \/><\/figure>\r\n<\/li>\r\n<\/ul>\r\n<\/figure>\r\n<hr \/>\r\n<h5><span style=\"color: #acc0a5;\"><em>English<\/em> &#8211; The practice of stock burning and waste of clothes in the Fashion Industry<\/span><\/h5>\r\n<p>Have you ever thought that sometimes, maybe during big house cleaning you want to get rid of some old clothing you have been having sitting in your wardrobe? Maybe they are perfectly fine, or you have rarely used them, and you don\u2019t know what to do? They keep piling up and you don\u2019t have any more space in your wardrobe. Well\u2026 fashion companies have the same problem, especially with new clothing they have just produced but instead of giving it to a friend, or to charity like we might do, they burn it, and worst of it all, they don\u2019t want you to know it either. Therefore, <strong>fashion companies secretly incinerate tons and tons of unsold clothing items in their factories or in the same developing countries they exploit labour from<\/strong>. Such practice is incredibly dangerous and hazardous for the environment as this burning releasing toxic chemicals into the air. And it ultimately increases pollution.<\/p>\r\n<p>The fashion industry is one of the main industries heavily criticised for its ecological impact, and exploitation of cheap labour and natural resources. <strong>Stock burning practices not only have a strong impact on carbon emissions and pollution at large, but also on the extended unethical burning of perfectly usable clothing that could be easily upcycled or recycled in a variety of different positive ways<\/strong>.<\/p>\r\n<h6><span style=\"color: #acc0a5;\">Social implications of fast fashion<\/span><\/h6>\r\n<p>Research by the <em>Hubbub Foundation<\/em> has shown that 17% of young people under 22, interviewed on the relationship between fashion and social media, said \u201cthey wouldn\u2019t wear an outfit again if it had been on Instagram\u201d (<em>London Waste and Recycling Board cited in Environmental Audit Committee<\/em>, 2019). The role of social media influencers is now interlinked with fashion brands to publicly display the fashion items on their own social media pages and directly reaching their followers. <a href=\"https:\/\/dress-ecode.com\/2020\/09\/29\/la-solitudine-dei-numeri-piccoli-il-prezzo-delletica-ai-tempi-del-social-dilemma\/\">Thanks for audience algorithms<\/a>, companies can also individually target their potential customers with personalized adverts on their online browsing. Online users are now able to merely tap on a photo to be able to know the price of fashion items and be directed thanks to hyperlinks onto the companies\u2019 websites. (Where Does it Come From, cited in Environmental Audit Committee, 2019). The sustainability brand consultancy <em>Eco Age<\/em> suggested to implement stricter regulation for online marketing and stated that in connection to excessive consumption there are often psychological issues to be considered in relation to it and other environmental and social effects to overconsumption (<em>ECO AGE LTD cited in Environmental Audit Committee<\/em>, 2019).<\/p>\r\n<h6><span style=\"color: #acc0a5;\">Stock burning<\/span><\/h6>\r\n<p>The central problem on which we would like to focus the attention regards the secretive practice of stock burning that fashion companies do to get rid of excess production, or \u201cdead-stock&#8221;, that is inevitably left unsold, due to the oversupply of items being pushed to be produce by the fast fashion phenomenon. It is a practice highly common in which fashion items are burnt for a variety of different reasons.<\/p>\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignright  wp-image-11495\" src=\"https:\/\/dress-ecode.com\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/adan-javed-s47vPpFFGBY-unsplash-300x225.jpg\" alt=\"\" width=\"375\" height=\"282\" \/>The most notorious case happened in 2018 <a href=\"https:\/\/dress-ecode.com\/2018\/07\/28\/uk-burberry-ha-distrutto-prodotti-per-268-milioni-di-sterline\/\">when the fashion brand Burberry has dealt with strong criticism in the media<\/a> and industries at large; when in their Annual Report they admitted that:<\/p>\r\n<p>&#8220;The cost of finished goods physically destroyed in the year was \u00a328.6 m, including \u00a310.4 m of destruction for Beauty inventory&#8221; (<em>Environmental Audit Committee<\/em>, 2019).<\/p>\r\n<p>This revelation shows also that the total amount of goods it has destroyed over the previous 5 years amounted to \u00a390 (BBC, 2018).<\/p>\r\n<p>Burberry was not the only one to make headlines. Also, <strong>the fashion company H&amp;M, who exemplifies of a globally successful business model of fast fashion, was found to have incinerated over 60 tons of unsold items from 2013 to 2017\u00a0<\/strong>(<em>Brooke<\/em>, 2017).<\/p>\r\n<p>These claims have added up to previous accusations made toward the Swedish brand as in 2010 it was found out that the brand was purposely damaging perfectly wearable clothing items and dumping them at their store on 35th Street in New York (<em>Hendriksz<\/em>, 2017).<\/p>\r\n<p>Orsola de Castro is the co-founder and creative director of activist group <em>Fashion Revolution<\/em>, who lobby brands on production transparency describes landfilling and burning as fashion&#8217;s <strong>&#8220;dirtiest open secret&#8221;<\/strong>(<em>Cooper<\/em>, 2018).<\/p>\r\n<p>Dirtiest, because of the obvious unethical and damaging effect on the environment. Open secret, because within the fashion industry is a very common practice that has been kept hidden for many years. Not only these brands are displaying a lack of respect for the products they produce and own, but also on all the other workers and resources needed to make them in the first place. According to Lu Yen Roloff of Greenpeace: \u201cBurberry is just the tip of the iceberg\u201d (BBC, 2018).<\/p>\r\n<h6><span style=\"color: #acc0a5;\">Why burning stock?<\/span><\/h6>\r\n<p>The reasons as to why these brands burn their unsold stock is multiple.<\/p>\r\n<p>\u2022 According to <em>Dazed Magazine<\/em>, \u201cIf the market becomes oversaturated with cut-price products, it can <strong>negatively impact a label\u2019s prestige<\/strong> \u2013 brands need <strong>their high prices to seem justifiable, and exclusivity<\/strong> is a key part of that\u201d (<em>Allwood<\/em>, 2018).<\/p>\r\n<p>\u2022 Another reason is that companies worry that unsold clothing items will have to be <strong>sold at a discounted rate, in lower classed retail shops<\/strong>, thus hurting the brand image and power. On one hand, luxury brands rely on the factor of exclusivity and rarity in order to justify its prices, while other cheaper brands rely on the quantity of output released.<\/p>\r\n<p>\u2022 To <strong>protect from counterfeiting<\/strong> and protect the intellectual property of the brand.<\/p>\r\n<p>\u2022 <strong>Avoid paying the prices for a different disposal<\/strong> of their stock <strong>or invest<\/strong> in technologies and innovations to recycle their stock.<\/p>\r\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\" wp-image-11497 alignleft\" src=\"https:\/\/dress-ecode.com\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/markus-spiske-mz5I5In8zxE-unsplash-scaled-e1601975269419-216x300.jpg\" alt=\"\" width=\"307\" height=\"427\" \/>Some brands, especially H&amp;M, have been trying to justify themselves claiming that the burning of such stock was done in a way that would create renewable energy from it, however, as claimed by Orsola de Castro \u201cthere is no such thing as an environmentally friendly way of burning clothes\u201d. The main issue is that: \u201cMany of these (pieces of) clothing contain components such as synthetic linings or zips and buttons that are plastic. You can burn plastic, but it doesn&#8217;t become ash. <strong>Harnessing energy is not a really good excuse, because (producing) them in the first place is very energy consuming<\/strong>. It just doesn&#8217;t make any sense\u201d (<em>Allwood<\/em>, 2018).<\/p>\r\n<p>Moreover, the journalist and author Lucy Siegle wrote at the time H&amp;M&#8217;s story broke:<\/p>\r\n<p>&#8220;<strong>There are 101 processes that go into making a garment<\/strong>, from harvesting plants for raw fibre, to the processing and finishing of textile yarns involving thousands of litres of water. There are <strong>hundreds of hours of human labour<\/strong> too. <strong>To input all of these resources and then to squander them by burning (recovering only a tiny proportion of that energy) is pure madness<\/strong> given the backdrop of ecological emergency that we face&#8221; (<em>Environmental Audit Committee<\/em>).<\/p>\r\n<p>Such staggering numbers are a result of i<strong>nefficient business plans there are desperately trying to keep up with an ever-increasing consumerism of fashion items<\/strong>, and most often, it is easier for brands to dispose of perfectly usable clothing rather than finding ways to recycle them, or up-cycle them in any other way that would not imply the use of discounts.<\/p>\r\n<h6><span style=\"color: #acc0a5;\">COVID-19<\/span><\/h6>\r\n<p>It is also important to address the issue of waste, and particularly the incineration of excess stock in light of the recent developments that are happening around the world with the outbreak of the Covid-19 virus. Most of the department stores and clothing shops in Europe and US, Latin America and Middle East are now indefinitely closed or have their personnel and clientele decreased as never seen before.<\/p>\r\n<p>As most brands have already shipped their products for the summer and winter collections to their respective shops and other stores before the virus started spreading, most stock will not be sold, and it is being returned to the companies\u2019 storage facilities. Moreover, according to Leila Abboud and Jonathan Eley from <em>Financial Times<\/em> (2020) the main problems will be \u201cwhether manufacturing and dispatch of autumn-winter stock will be disrupted by a delayed return to work in China\u201d and, because of this, the United Kingdom is at risk of losing over \u00a320 m of inventory in China alone.<\/p>\r\n<p>Considering the already excessive production many brands have already in their business plan, t<strong>his pandemic will inevitably create an unprecedented amount of unsold stock that will have to be dealt with, in one way or another. Many brands will confront entire collections and shipments becoming dead-stock and will have to find ways to dispose of it<\/strong>.<\/p>\r\n<p>In the graph below it is clear that predictions are claiming that low priced fast fashion brands will be worst hit due to their reliance on quantity over quality and on the Chinese market and production.<\/p>\r\n\r\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img decoding=\"async\" class=\"wp-image-11431\" src=\"https:\/\/dress-ecode.com\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/http-com.ft_.imagepublish.upp-prod-us.s3.amazonaws.com-719d003c-5410-11ea-8841-482eed0038b1.png\" alt=\"\" \/><\/figure>\r\n\r\n<p>H&amp;M is clearly going to be the worst brand hit by this pandemic. They will likely have to deal with an extraordinary amount of excess stock that will not be sold into the market and they will also be likely to risk having their production delayed by many months. After having shown what they have been capable to do in recent years in terms of incinerating tons and tons of stock, it is going to be very likely that they will do so again. Also the other brands will have similar issues as well, some more than others depending on how dependant they are to the Chinese production industries and on their online sales and overall brand image and strength.<\/p>\r\n<p>However, one thing is certain, by following the <a href=\"https:\/\/dress-ecode.com\/perche-why-ethos\/\">responsible mode of consumption suggested by Dress <strong><em><span style=\"color: #68a69b;\">Eco<\/span><\/em><\/strong>de<\/a>, and by writing directly to these companies and participating to awareness campaigns, it is possible to put pressure on them to stop this practice. Lastly, now more than ever, regulations and controls (governmental and not) will have to be put in place to prevent brands to burn their stock and damage the environment and labourers in ways that will be far greater than ever before, releasing toxic and polluting fumes into the environment that damage the planet and all of us.<\/p>\r\n<p><strong>Riccardo Zazzini<\/strong><\/p>\r\n<p><em>Photos:\u00a0The Blowup; Adan Javed; Markus Spiske.<\/em><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Italiano\/English below Puoi ascoltare qui l&#8217;articolo: Vestiti buttati e bruciati Hai mai pensato, per esempio durante le classiche pulizie di primavera, di sbarazzarti di qualche abito vecchio che oramai resta inutilizzato nel guardaroba? Magari sono capi ancora perfettamente integri, li hai indossati pochissimo e non sai cosa farci, cos\u00ec continuano ad ammassarsi fino a che non hai pi\u00f9 spazio. Forse non ti stupir\u00e0 ma le aziende di moda hanno lo stesso problema, soprattutto con i capi d\u2019abbigliamento appena prodotti. Invece per\u00f2 di donarli ad amici o in beneficenza, come potremmo fare noi, li bruciano e, peggio ancora, fanno di tutto per evitare che tu lo sappia.Le aziende inceneriscono segretamente tonnellate e tonnellate di vestiti non venduti direttamente nelle loro fabbriche o negli stessi paesi in via di sviluppo dove hanno sfruttato la manodopera. Questa pratica \u00e8 incredibilmente dannosa e pericolosa per l\u2019ambiente, perch\u00e9 l\u2019incenerimento dei vestiti rilascia sostanze chimiche tossiche nell\u2019aria e aumenta gravemente l\u2019inquinamento atmosferico. L\u2019industria della moda \u00e8 una delle maggiori industrie pi\u00f9 criticate per il suo impatto ecologico e per lo sfruttamento di manodopera a basso costo e di risorse naturali. L\u2019incenerimento di vestiti in eccesso non ha solo un grande impatto in termini di emissioni di CO2 e di inquinamento, ma anche in termini etici perch\u00e9 comporta l\u2019eliminazione di prodotti che potrebbero essere facilmente riutilizzati o riciclati con tante diverse modalit\u00e0 positive. Il contesto sociale del fast fashion Una ricerca della Fondazione Hubbub (UK) mostra che il 17% dei giovani sotto ai 22 anni, intervistati riguardo al rapporto tra moda e social media, non indosserebbe lo stesso vestito se fosse gi\u00e0 stato utilizzato sulla loro pagina Instagram (London Waste and Recycling Board cited in Environmental Audit Committee, 2019). Il ruolo degli influencer sui social media \u00e8 mai come oggi sempre pi\u00f9 interconnesso con i marchi d\u2019abbigliamento, che utilizzano l\u2019attenzione mediatica degli influencer per pubblicizzare i loro indumenti e raggiungere cos\u00ec direttamente i potenziali clienti.Grazie agli algoritmi creati per il pubblico, le aziende di moda possono rivolgersi direttamente ai clienti target con pubblicit\u00e0 personalizzate sui canali online. Gli utenti, specialmente quelli che utilizzano social media come Facebook ed Instagram, possono semplicemente cliccare sulle foto che appaiono nello schermo per conoscere il prezzo degli indumenti ed essere velocemente reindirizzati al sito dell\u2019azienda. L\u2019agenzia di consulenza per marchi sostenibili Eco Age ha suggerito di implementare regolamentazioni pi\u00f9 severe nell\u2019online marketing, facendo notare che, in relazione all\u2019eccessivo consumo di indumenti, per gli utenti ci sono conseguenze psicologiche negative e altri effetti ambientali e sociali dovuti alla sovraesposizione eccessiva alla pubblicit\u00e0 (ECO AGE LTD cited in Environmental Audit Committee, 2019). L\u2019incenerimento delle giacenze di magazzino Il problema centrale su cui desideriamo portare l\u2019attenzione riguarda la pratica segreta dell\u2019incenerimento di vestiti, attuata da marchi di abbigliamento per sbarazzarsi degli eccessi di produzione (dead-stock), che inevitabilmente rimangono invenduti a causa dell\u2019approvvigionamento eccessivo di capi, la cui produzione \u00e8 spinta dal fenomeno del fast fashion. Quella dell\u2019incenerimento \u00e8 una pratica molto diffusa. Tra i casi pi\u00f9 famigerati c\u2019\u00e8 quello del marchio Burberry, che nel 2018 ha subito grandi critiche sui media per avere messo nel report annuale quanto segue: \u201cIl costo dei prodotti finiti distrutti nel 2018 ammonta a oltre \u00a328,6 mil, inclusi i \u00a310,4 milioni distrutti delle giacenze di magazzino dei cosmetici&#8221;(Environmental Audit Committee, 2019). Secondo quanto riportato dalla BBC, questa rivelazione conferma che l\u2019ammontare di capitale bruciato tra il 2013 e il 2018 \u00e8 pari a oltre 90 milioni di sterline. Burberry non \u00e8 stata la sola azienda a finire sui giornali. Si \u00e8 scoperto che anche H&amp;M, simbolo del modello internazionale di successo del fast fashion, ha incenerito oltre 60 tonnellate di vestiti non venduti tra il 2013 e il 2017 (Brooke, 2017). Ci\u00f2 si aggiunge alle accuse gi\u00e0 fatte contro l\u2019azienda svedese che nel 2010 fu trovata danneggiare vestiti completamente utilizzabili e in perfette condizioni e a scaricarli dietro il negozio di propriet\u00e0 sulla 35ma strada a New York (Hendriksz, 2017). Orsola de Castro, co-fondatrice e direttore creativo del gruppo di attivisti Fashion Revolution, descrive l\u2019incenerimento dei rifiuti come il \u201cpi\u00f9 sporco segreto aperto\u201d (Cooper, 2018). Sporco, a causa dell\u2019ovvia mancanza di etica e dell&#8217;effetto negativo sull\u2019ambiente. Segreto aperto, perch\u00e9 all\u2019interno dell\u2019industria della moda l\u2019incenerimento \u00e8 una pratica molto comune tenuta nascosta per tanti anni. I marchi come H&amp;M e Burberry non solo dimostrano una grande mancanza di rispetto per i loro prodotti, ma anche per tutti i lavoratori e per le risorse necessarie alla loro creazione. Secondo Lu Yen Roloff di Greenpeace: \u201cBurberry \u00e8 solo la punta dell\u2019iceberg\u201d (BBC, 2018). Perch\u00e9 i prodotti invenduti sono bruciati? Le ragioni per cui le aziende della moda decidono di bruciare l\u2019eccesso di indumenti non venduti sono molteplici: \u2022 Stando a Dazed Magazine, \u201cse il mercato diventa saturo con troppi prodotti a prezzo ridotto, potrebbe avere un impatto negativo sul prestigio del marchio, specialmente se di lusso, avendo bisogno di giustificare i prezzi e il concetto di esclusivit\u00e0 gioca un ruolo chiave\u201d (Allwood, 2018). \u2022 Un\u2019altra ragione riguarda la preoccupazione dei marchi nel vedere i prodotti venduti a prezzi ridotti, in negozi al dettaglio di fascia pi\u00f9 bassa che offuscherebbero l\u2019immagine e la forza del brand. Le aziende di lusso fanno affidamento all\u2019esclusivit\u00e0 e rarit\u00e0 dei loro prodotti per giustificare i loro prezzi, mentre i marchi economici fanno affidamento sulla grande quantit\u00e0 di prodotti sul mercato. \u2022 Inoltre, le aziende cercano di proteggere i prodotti da falsificazioni e contraffazioni e di tutelare la propriet\u00e0 intellettuale del marchio. \u2022 Infine, bruciano vestiti non venduti anche per evitare di pagare i costi necessari per lo smaltimento\u00a0o per evitare di investire soldi in tecnologie e innovazioni per riciclare gli eccessi. Alcuni marchi, soprattutto H&amp;M, hanno cercato di giustificarsi sostenendo che l\u2019incenerimento dei vestiti in eccesso \u00e8 attuato in modo da generare energia rinnovabile, per\u00f2 come spiega Orsola de Castro \u201cnon esiste nessun tipo di incenerimento ecologico dei vestiti\u201d. Il problema principale sta nel fatto che: \u201cMolti di questi abiti hanno componenti come zip, tessuti sintetici e bottoni di plastica. Puoi bruciare plastica ma non diventa cenere. Produrre energia non \u00e8 una buona scusa perch\u00e9 per creare i vestiti c\u2019\u00e8 bisogno di moltissima energia. Non ha alcun senso\u201d (Allwood, 2018). Inoltre, la giornalista e autrice Lucy Siegle ha scritto, subito dopo la diffusione della storia di incenerimento di H&amp;M, che nel settore della moda in generale: \u201cServono oltre 101 processi per creare un indumento, dalla raccolta delle piante per le fibre grezze, alla lavorazione e alla finitura dei tessuti che comportano l\u2019utilizzo di migliaia di litri d\u2019acqua. Ci sono anche centinaia di ore di lavoro umano. Impiegare tutte queste risorse per poi sprecarle attraverso l\u2019incenerimento (recuperando solo una piccolissima parte di energia) \u00e8 pura follia, specialmente in questo clima di emergenza climatica che stiamo combattendo\u201d (Environmental Audit Committee). Questi lunghi e laboriosi processi per la creazione di indumenti sono il risultato di piani aziendali inefficienti che stanno cercando disperatamente di stare al passo del sempre pi\u00f9 alto consumismo di moda. Molto spesso \u00e8 pi\u00f9 facile per queste aziende bruciare capi di abbigliamento perfettamente utilizzabili e nuovi invece di cercare di riciclarli, riutilizzarli in qualche altro modo o venderli a prezzi pi\u00f9 bassi. COVID-19 Il problema dei rifiuti di abbigliamento e il loro incenerimento va affrontato anche alla luce dei recenti sviluppi del settore nel mondo collegati alla pandemia del virus Covid-19. La maggior parte dei negozi di abbigliamento in Europa, America Latina, Stati Uniti e Medio Oriente sono chiusi o hanno subito riduzioni di clientela e personale mai visti prima. Molte aziende hanno gi\u00e0 inviato a negozi di propriet\u00e0 e rivenditori i prodotti e le collezioni estate e inverno prima che il virus prendesse il sopravvento. Per di pi\u00f9, secondo Leila Abboud e Jonathan Eley del\u00a0Financial Times (2020), il problema principale sta nel fatto che la produzione e spedizione dei prodotti invernali \u00e8 stata bloccata a causa dei ritardi dovuti al rientro al lavoro posticipato in Cina e, ad esempio, per questo il Regno Unito rischia di perdere oltre 20 milioni di sterline di giacenze di magazzino solamente nel mercato cinese. Considerando il gi\u00e0 eccessivo piano aziendale di produzione di molte aziende, la pandemia sta creando inevitabilmente un surplus di vestiti non venduti senza precedenti. Questi capi dovranno poi essere smaltiti in qualche modo. Molti marchi avranno a che fare con intere collezioni non vendute e dovranno trovare un modo per smaltirle. Nel grafico sottostante \u00e8 chiaro che si prevede che i marchi di fast fashion a basso prezzo saranno i pi\u00f9 colpiti, a causa della loro dipendenza dalla quantit\u00e0 rispetto alla qualit\u00e0 e dal mercato e dalla produzione nelle fabbriche cinesi. Tra i marchi indicati nel grafico, H&amp;M \u00e8 sicuramente il pi\u00f9 colpito dalla pandemia. Avr\u00e0 a che fare con una quantit\u00e0 enorme di indumenti in eccesso e rischia di posticipare la produzione di molti mesi. Dopo aver dichiarato di aver incenerito tonnellate e tonnellate di vestiti per far fronte agli eccessi non venduti in un mercato non afflitto da una pandemia, sar\u00e0 molto probabile che l\u2019azienda svedese ricorrer\u00e0 a questo tipo di smaltimento di vestiti non venduti. Anche le altre aziende avranno simili difficolt\u00e0, pi\u00f9 o meno gravi a seconda della loro dipendenza dalla produzione cinese, dalle vendite online e dalla immagine e dalla forza complessive del brand. Tuttavia, una cosa \u00e8 certa: seguendo il modello di consumo responsabile di Dress Ecode, scrivendo alle aziende e partecipando a campagne di sensibilizzazione, \u00e8 possibile far pressione per fermare questa pratica di incenerimento. Infine, ora pi\u00f9 che mai, c\u2019\u00e8 bisogno di regolamentazioni e controlli, governativi e non, per prevenire che le aziende brucino gli indumenti in eccesso in quantit\u00e0 molto superiori rispetto ai decenni passati, rilasciando nell\u2019ambiente fumi tossici e inquinanti che danneggiano il pianeta e tutti noi. Riccardo Zazzini Foto: The Blowup; Adan Javed; Markus Spiske. English &#8211; The practice of stock burning and waste of clothes in the Fashion Industry Have you ever thought that sometimes, maybe during big house cleaning you want to get rid of some old clothing you have been having sitting in your wardrobe? Maybe they are perfectly fine, or you have rarely used them, and you don\u2019t know what to do? They keep piling up and you don\u2019t have any more space in your wardrobe. Well\u2026 fashion companies have the same problem, especially with new clothing they have just produced but instead of giving it to a friend, or to charity like we might do, they burn it, and worst of it all, they don\u2019t want you to know it either. Therefore, fashion companies secretly incinerate tons and tons of unsold clothing items in their factories or in the same developing countries they exploit labour from. Such practice is incredibly dangerous and hazardous for the environment as this burning releasing toxic chemicals into the air. And it ultimately increases pollution. The fashion industry is one of the main industries heavily criticised for its ecological impact, and exploitation of cheap labour and natural resources. Stock burning practices not only have a strong impact on carbon emissions and pollution at large, but also on the extended unethical burning of perfectly usable clothing that could be easily upcycled or recycled in a variety of different positive ways. Social implications of fast fashion Research by the Hubbub Foundation has shown that 17% of young people under 22, interviewed on the relationship between fashion and social media, said \u201cthey wouldn\u2019t wear an outfit again if it had been on Instagram\u201d (London Waste and Recycling Board cited in Environmental Audit Committee, 2019). The role of social media influencers is now interlinked with fashion brands to publicly display the fashion items on their own social media pages and directly reaching their followers. Thanks for audience algorithms, companies can also individually target their potential customers with personalized adverts on their online browsing. Online users are now able to merely tap on a photo to be able to know the price of fashion items and be directed thanks to hyperlinks onto the companies\u2019 websites. (Where Does it Come From, cited in Environmental Audit Committee, 2019). The sustainability brand consultancy&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":11424,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[912,914],"tags":[956,964],"class_list":["post-12112","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-companies-aziende-en","category-fashion-moda-en","tag-burberry-en","tag-vestiti-buttati-en"],"jetpack_sharing_enabled":true,"jetpack_featured_media_url":"https:\/\/dress-ecode.com\/wp-content\/uploads\/2020\/10\/the-blowup-TDOQPhq631s-unsplash-1-768x576-1.jpg","acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/dress-ecode.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12112","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/dress-ecode.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/dress-ecode.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/dress-ecode.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/dress-ecode.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=12112"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/dress-ecode.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/12112\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/dress-ecode.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/11424"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/dress-ecode.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=12112"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/dress-ecode.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=12112"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/dress-ecode.com\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=12112"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}