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	<title>Bimbi &#8211; Dress Ecode</title>
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	<description>Come vestire sostenibile/ How to dress happily green and fair</description>
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		<title>Dai retroscena del lavoro nel fast fashion al desiderio di una moda più lenta ed etica: Manuela racconta The Casual Twinkle</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Oct 2023 08:21:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Dalle aziende di moda tradizionale e di fast fashion alla propria piattaforma che propone capi più sostenibili, incontriamo Manuela Valta che ci racconta dei retroscena delle aziende di moda veloce, di come scegliere meglio i capi per i nostri bambini e bambine e ci parla della natura, di montagna, di viaggi lontani e dalla sua esperienza di mamma single. Entriamo nel mondo di The Casual Twinkle. Ascolta qui la puntata live del podcast su Speaker , Apple Podcasts o su Spotify: Ciao Manuela, sono anni che ci rincorriamo! &#8220;Non so da quant&#8217;è che lo diciamo, sì, è un piacere collaborare insieme. Ci siamo davvero tanto cercate, ma soprattutto ci piace parlare di moda e di sostenibilità&#8221;. Partiamo da una chiacchierata nel podcast! Mi incuriosisce come da ricercatrice di marketing tu sia poi arrivata a lanciare una piattaforma digitale per promuovere uno stile di vita sostenibile e dove si possono trovare capi, calzature, accessori che sono in linea con questo stile. Che cosa ti ha fatto avvicinare a una moda più responsabile venendo appunto dalla ricerca nel marketing? &#8220;Veramente il percorso è durato molto negli anni, mi sono avvicinata alla moda sostenibile. Sia in quanto ricercatrice quindi con grande esperienza di entrare nel merito, ho fatto un dottorato (sai bene cos&#8217;è entrare nel merito e nella profondità del perché e del come, porsi determinate domande su produzione, materiali, design). Sia in quanto consumatore, perché alla fine tutti noi siamo consumatori. Nello specifico dal 2008 faccio ricerche di marketing e mi concentro sulla valorizzazione dei brand e sulla catena di valore, quindi tutto il tragitto di un prodotto, dalla creazione al suo smaltimento e al suo consumo nell&#8217;industria della moda. Nello stesso tempo mi sono specializzata nella percezione che abbiamo noi consumatori sui brand, più di tutto nell&#8217;ambito del lusso, ma anche nel fashion, anzi, la mia prima esperienza è stata nel fast fashion. Guardo molto la componente emotiva, ciò che porta alle persone&#8221;. Fast Fashion&#8230; raccontaci qualcosa di più, Manuela. &#8220;All&#8217;inizio i modelli vincenti erano quelli che portavano al gruppo Inditex, quindi a Zara. Il gruppo Inditex è nato proprio per la velocità con cui proponevano collezione dopo collezione. Avevano e hanno un&#8217;ottima logistica integrata, quindi vuol dire nel momento in cui le cose vengono realizzate, prodotte e spedite al cliente è un processo veramente rapido.  Tendenzialmente avviene tutto nella loro sede alla Coruña, in Spagna, però la produzione avviene in tanti posti, in Cina, in India e in Marocco e poi portano tutte le cose nella loro sede. Cosa succede? Quando per la mia tesi di specialistica, quindi tantissimi anni fa, 2008-2009, ho studiato queste cose, sono andata proprio nella loro sede della Coruña a intervistare una manager. Lei stessa mi ha raccontato come questi capi, provenienti da paesi diversi, erano anche di qualità e di lavorazioni diverse. I migliori di tutti sono in Spagna, Portogallo e Marocco, perché la chiave di tutto era che in questi paesi la produzione era molto più controllata e sono molto più vicine a loro, sono paesi europei. La qualità dei tessuti era molto più alta. Da una parte ho detto &#8216;Wow, che bello, una super logistica, un ottimo sistema?, dall&#8217;altra mi lasciava qualche perplessità. Ho iniziato a pensare: &#8216;Ma scusami, quindi loro stessi dicono che ci sono dei prodotti A e dei prodotti B, una produzione A una produzione B. Quindi, qualità, provenienza, affidabilità della produzione dove sono se produciamo in Cina, in Turchia, in India?&#8217; Tanto meno in quegli anni si parlava di ambiente, di persone, di etica. Era proprio tutto concentrato sulla produzione, produrre il più possibile. Questa è stata la mia origine, più andavo a indagare e più mi facevo ulteriori domande. Questo ha toccato la mia mente di consumatrice. Ogni volta che facevo un acquisto ho iniziato a vedere l&#8217;etichetta, se andavo da Zara perché comunque visitavo molto spesso i loro negozi in tutto il mondo e in quel periodo in Spagna, giravo, controllavo provenienza, composizione. Tante volte non mi guardavano bene, come non mi guardano tutt&#8217;ora!&#8221; Ne so qualcosa di questa stranezza, guarda! Diventa poi un gesto automatico, ma necessario. Come quando si leggono gli ingredienti nei prodotti alimentari. Ma cosa è cambiato allora, Manuela nel tuo modo di acquistare abbigliamento una volta che sei venuta a conoscenza di tutte queste cose che ci stai raccontando? E chissà quante altre ne hai viste e sei venuto a sapere. &#8220;Sicuramente se acquisto dalle grandi catene del fashion, cerco di escludere il Made in China e in India, proprio perché non non ho quella sensazione di conoscenza che magari puoi avere su altri tipi di produzioni che sono più simili alla nostra. In Italia sai magari in certi posti dove viene prodotto meglio, c&#8217;è più comunicazione, più integrata. Prediligo sempre più spesso la qualità. Quando vedo prezzi troppo bassi, scarto perché purtroppo so cosa c&#8217;è dietro. Nello stesso tempo, preferisco tessuti morbidi, naturali. Ho eliminato poliesteri, sia per me sia per la produzione per The Casual Twinkle.  Cerco di acquistare il Made in Italy anche online. Ci sono siti online dove ti spiegano che è Made in Italy, cerco di prendere quello. Ovvio che poi sappiamo che Made in Italy è l&#8217;ultima fase del processo o il processo intero. Quindi cerco di seguire i brand attendibili, che dialogano con noi consumatori in merito alla qualità, alla produzione a 360°&#8221;. L&#8217;attenzione alla qualità, i tessuti, la provenienza: Manuela, e lo stile? &#8220;Si intreccia sempre con l&#8217;attenzione che pongo al vestire col mio stile, che è molto semplice ed elegante, molto curato. Non mi piace avere dei tagli che non danno nessun perché al corpo, come non mi piace mettere un tessuto rigido. Adoro sentirmi bene con me stessa, in armonia con il mio corpo, ma allo stesso tempo penso che il corpo di una donna meriti anche sensualità, morbidezza. Ognuno di noi ha un corpo diverso che va esaltato. Purtroppo tante volte capi a costo basso o tessuti duri non sono fatti per risaltare le forme del corpo. Secondo me la moda responsabile è anche una moda che ricerca dei capi che non coinvolgano solo per la bellezza estetica, ma anche per un certo tipo di stile e di taglio. Un&#8217;altra cosa, diciamo che ci sono delle dinamiche che mi rendono sempre più sensibile all&#8217;utilizzo di pratiche ambientali, sociali ed etiche positive. Una volta non veniva considerato. Adesso mi rendo conto che sto meglio se indosso qualcosa che sinceramente è fatto bene, non solo bene per me, ma è fatto bene anche per chi lavora. Non mi sento bene se so che un capo è stato fatto facendo del male a un lavoratore, come purtroppo sappiamo bene noi esperti di moda e anche un po&#8217; tutti ormai&#8221;. Hai raccontato di diversi aspetti che ti hanno fatto pensare, riflettere. Manuela, nella tua esperienza nella moda tradizionale, qual è l&#8217;aspetto che più ti ha colpito e che ti ha fatto poi dire basta con questo tipo di moda? &#8220;Guarda, allora Arianna, sicuramente da quando ho iniziato a vestire mia figlia è stata un po&#8217; una chiave che mi ha sollevato, perché sai fino a che pensi a te stessa, hai meccanismi che ormai hai messo in atto, quando devi vestire qualcun altro, come una mamma i propri figli&#8230; Ho iniziato a cercare di utilizzare la stessa concezione che uso per me ma, ahimè, quello che ho trovato sono stati capi di bassissima qualità, pratiche dietro che tu puoi sapere perché realmente il costo è proprio basso. Sai, mentre per noi abbiamo tutti gli armadi pieni, quindi possiamo creare, comporre, fare, per i bambini necessariamente ho dovuto comprare nuovo. Devo dire che affacciandomi al mondo dei bambini, sinceramente ho visto che loro sono un po&#8217; il primo frutto di una moda poco consapevole, nel senso che a parte il prezzo c&#8217;è proprio un concetto culturale: i bambini crescono, quindi non bisogna vestirli con capi che costano. No! Dico sicuramente no, perché non è che perché crescono, si meritano di essere vestiti che non hanno dei tagli, con dei poliesteri&#8230;Tante volte magari ti capita di ricevere un vestitino che è apparentemente bellissimo, ma poi lo metti e dici &#8216;Ma no, ma mia figlia non può stare con questo&#8217;. Recentemente ho visto un vestitino in un mercatino in poliestere con dei limoni, ha caldo no? C&#8217;è tutta una cultura dietro a cui sicuramente tengo tantissimo. C&#8217;è il concetto &#8216;non spendo per mio figlio e poi compro tantissime cose, 3X2 oppure i saldi&#8217;. Queste cose che già costano 5 €, le prendo a 3 €. Alla fine è una spesa notevole perché ci si riempie l&#8217;armadio di cose a basso costo e senza grande perché. Perché a mia figlia? Quando uno deve gestire i figli, cerca di fare il meglio. Se per te cerchi di fare bene, per i figli che sono il il tuo prolungamento cerchi di fare ancora meglio. Non mi andava assolutamente di vestirli con una moda tradizionale che faccia male sia loro sia anche a chi produce, all&#8217;ambiente, perché questi vestiti per bambini distruggono l&#8217;ecosistema&#8221;. Quindi è per questo che hai deciso di creare The Casual Twinkle? E cosa hai scelto di proporre sulla piattaforma? &#8220;Sì, sì, assolutamente. Tengo tantissimo, come dicevo poco fa, all&#8217;educazione dei miei figli, nel senso proprio di una cultura rispettosa e positiva verso ciò che fa parte di loro, quindi di ciò che come noi mamme, noi donne mettiamo sulla nostra pelle, così anche su di loro, anche di quello che è intorno a loro. Purtroppo e per fortuna i vestiti sono la prima essenza, non è solo apparenza. Noi italiani viviamo in un paese stupendo, fatto sia di meraviglie naturali sia di una cultura della moda incredibile. È in qualche modo un peccato vestirli di grandi marchi che non ci appartengono, poco attenti all&#8217;ambiente e privi di stile. Sicuramente la mia più grande volontà che ha fatto scattare questo è proprio che i bambini, i miei figli ma anche le future generazioni, possano crescere con dei valori, che siano sensibili al mondo e alle persone. I capi di abbigliamento, sembra banale o magari uno non ci pensa, però fanno anche questo. Lo vedo a distanza di anni, già da mia figlia più grande, è comunque abituata a questa cultura, inizia a capire, io le spiego. Soprattutto vestendo cose belle, mi chiede di indossarle di nuovo. Fino a 4 o 5 anni magari non capiscono, poi a 6-7 anni, iniziano a farsi anche loro una cultura, un&#8217;abitudine di come li abbiamo cresciuti. Quindi, nella mia boutique online ho scelto di dare proprio spazio principale alla moda bambino, di creare dei Total look composti non solo da capi ma anche da calzature e accessori che sono casual ed eleganti. Perché casual eleganti? A parte che è un po&#8217; il mio stile, però poi ho cercato di pensare ai bambini, comunque devono essere vestiti comodi, devono potersi muovere, perché sono continuamente in movimento. Lo stile per me è qualcosa che fa parte di un&#8217;essenza del vestire. Ecco, ho desiderato tantissimo che ci fosse un&#8217;armonia con la natura. L&#8217;armonia di The Casual Twinkle abbraccia solidi principi che sono a livello ambientale, sociale ed etico. Proprio da esperta di marketing, volevo che l&#8217;intero processo, dal design all&#8217;utilizzo del capo, fosse tracciabile e controllato. Cosa vuol dire? Che la catena di produzione, questa che ho raccontato prima di Zara, che andava in India, poi tornava alla Coruña in Spagna, poi veniva da noi in Italia o ritornava in India o in Turchia, ho desiderato che questo che fosse il più breve possibile. Ci sono io che offro i prodotti, c&#8217;è il consumatore che li utilizza e dietro di me c&#8217;è soltanto il brand che pone il marchio e che li produce. C&#8217;è un unico caso, quello di un brand danese che produce in Bolivia, ma una delle due fondatrici è boliviana, è come il prolungamento di questo brand. Inoltre è fondamentale per me che ci sia una ricerca dietro a ogni cosa: dietro a ogni brand che propongo c&#8217;è una grandissima selezione di...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dalle aziende di moda tradizionale e di fast fashion alla propria piattaforma che propone capi più sostenibili, incontriamo Manuela Valta che ci racconta dei retroscena delle aziende di moda veloce, di come scegliere meglio i capi per i nostri bambini e bambine e ci parla della natura, di montagna, di viaggi lontani e dalla sua esperienza di mamma single. Entriamo nel mondo di The Casual Twinkle.</p>
<p>Ascolta qui la puntata live del <a href="https://www.spreaker.com/episode/57454351">podcast su Speaker</a> , <a href="https://podcasts.apple.com/it/podcast/pop-up-green/id1492683642">Apple Podcasts</a> o su Spotify:</p>
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<h5><span style="color: #e7b928;">Ciao Manuela, sono anni che ci rincorriamo!</span></h5>
<p>&#8220;Non so da quant&#8217;è che lo diciamo, sì, è un piacere collaborare insieme. Ci siamo davvero tanto cercate, ma soprattutto ci piace parlare di moda e di sostenibilità&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #e7b928;">Partiamo da una chiacchierata nel podcast! Mi incuriosisce come da ricercatrice di marketing tu sia poi arrivata a lanciare una piattaforma digitale per promuovere uno stile di vita sostenibile e dove si possono trovare capi, calzature, accessori che sono in linea con questo stile. Che cosa ti ha fatto avvicinare a una moda più responsabile venendo appunto dalla ricerca nel marketing?</span></h5>
<p>&#8220;Veramente il percorso è durato molto negli anni, mi sono avvicinata alla moda sostenibile. Sia in quanto ricercatrice quindi con grande esperienza di entrare nel merito, ho fatto un dottorato (sai bene cos&#8217;è entrare nel merito e nella profondità del perché e del come, porsi determinate domande su produzione, materiali, design). Sia in quanto consumatore, perché alla fine tutti noi siamo consumatori. Nello specifico dal 2008 faccio ricerche di marketing e mi concentro sulla valorizzazione dei brand e sulla catena di valore, quindi tutto il tragitto di un prodotto, dalla creazione al suo smaltimento e al suo consumo nell&#8217;industria della moda. Nello stesso tempo mi sono specializzata nella percezione che abbiamo noi consumatori sui brand, più di tutto nell&#8217;ambito del lusso, ma anche nel fashion, anzi, la mia prima esperienza è stata nel fast fashion. Guardo molto la componente emotiva, ciò che porta alle persone&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #e7b928;">Fast Fashion&#8230; raccontaci qualcosa di più, Manuela.</span></h5>
<p>&#8220;<strong>All&#8217;inizio i modelli vincenti erano quelli che portavano al gruppo Inditex, quindi a Zara</strong>. Il gruppo Inditex è nato proprio per la velocità con cui proponevano collezione dopo collezione. Avevano e hanno un&#8217;ottima logistica integrata, quindi vuol dire nel momento in cui le cose vengono realizzate, prodotte e spedite al cliente è un processo veramente rapido.  Tendenzialmente avviene tutto nella loro sede alla Coruña, in Spagna, però la produzione avviene in tanti posti, in Cina, in India e in Marocco e poi portano tutte le cose nella loro sede. Cosa succede? Quando per la mia tesi di specialistica, quindi tantissimi anni fa, 2008-2009, ho studiato queste cose, sono andata proprio nella loro sede della Coruña a intervistare una manager. Lei stessa mi ha raccontato come questi capi, provenienti da paesi diversi, erano anche di qualità e di lavorazioni diverse. I migliori di tutti sono in Spagna, Portogallo e Marocco, perché la chiave di tutto era che in questi paesi la produzione era molto più controllata e sono molto più vicine a loro, sono paesi europei. La qualità dei tessuti era molto più alta. Da una parte ho detto &#8216;Wow, che bello, una super logistica, un ottimo sistema?, dall&#8217;altra mi lasciava qualche perplessità. Ho iniziato a pensare:</p>
<blockquote><p><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-17219 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-01.jpg" alt="" width="318" height="477" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-01.jpg 683w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-01-200x300.jpg 200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-01-600x900.jpg 600w" sizes="(max-width: 318px) 100vw, 318px" />&#8216;Ma scusami, quindi loro stessi dicono che ci sono dei prodotti A e dei prodotti B, una produzione A una produzione B. Quindi, qualità, provenienza, affidabilità della produzione dove sono se produciamo in Cina, in Turchia, in India?&#8217;</p></blockquote>
<p>Tanto meno in quegli anni si parlava di ambiente, di persone, di etica. <strong>Era proprio tutto concentrato sulla produzione, produrre il più possibile.</strong></p>
<p>Questa è stata la mia origine, più andavo a indagare e più mi facevo ulteriori domande. Questo ha toccato la mia mente di consumatrice. Ogni volta che facevo un acquisto ho iniziato a vedere l&#8217;etichetta, se andavo da Zara perché comunque visitavo molto spesso i loro negozi in tutto il mondo e in quel periodo in Spagna, giravo, controllavo provenienza, composizione. Tante volte non mi guardavano bene, come non mi guardano tutt&#8217;ora!&#8221;</p>
<h5><span style="color: #e7b928;">Ne so qualcosa di questa stranezza, guarda! Diventa poi un gesto automatico, ma necessario. Come quando si leggono gli ingredienti nei prodotti alimentari. Ma cosa è cambiato allora, Manuela nel tuo modo di acquistare abbigliamento una volta che sei venuta a conoscenza di tutte queste cose che ci stai raccontando? E chissà quante altre ne hai viste e sei venuto a sapere.</span></h5>
<p>&#8220;Sicuramente se acquisto dalle grandi catene del fashion, <strong>cerco di escludere il Made in China e in India,</strong> proprio perché non non ho quella sensazione di conoscenza che magari puoi avere su altri tipi di produzioni che sono più simili alla nostra. In Italia sai magari in certi posti dove viene prodotto meglio, c&#8217;è più comunicazione, più integrata. Prediligo sempre più spesso la qualità. <strong>Quando vedo prezzi troppo bassi, scarto perché purtroppo so cosa c&#8217;è dietro.</strong> Nello stesso tempo, preferisco tessuti morbidi, naturali. Ho eliminato poliesteri, sia per me sia per la produzione per The Casual Twinkle.  Cerco di acquistare il Made in Italy anche online. Ci sono siti online dove ti spiegano che è Made in Italy, cerco di prendere quello. Ovvio che poi sappiamo che Made in Italy è l&#8217;ultima fase del processo o il processo intero. Quindi cerco di seguire i brand attendibili, che dialogano con noi consumatori in merito alla qualità, alla produzione a 360°&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #e7b928;">L&#8217;attenzione alla qualità, i tessuti, la provenienza: Manuela, e lo stile?</span></h5>
<p>&#8220;Si intreccia sempre con l&#8217;attenzione che pongo al vestire col mio stile, che è molto semplice ed elegante, molto curato. Non mi piace avere dei tagli che non danno nessun perché al corpo, come non mi piace mettere un tessuto rigido. Adoro sentirmi bene con me stessa, in armonia con il mio corpo, ma allo stesso tempo penso che il corpo di una donna meriti anche sensualità, morbidezza. Ognuno di noi ha un corpo diverso che va esaltato. Purtroppo tante volte capi a costo basso o tessuti duri non sono fatti per risaltare le forme del corpo. <strong>Secondo me la moda responsabile è anche una moda che ricerca dei capi che non coinvolgano solo per la bellezza estetica, ma anche per un certo tipo di stile e di taglio.</strong> Un&#8217;altra cosa, diciamo che ci sono delle dinamiche che mi rendono sempre più sensibile all&#8217;utilizzo di pratiche ambientali, sociali ed etiche positive. Una volta non veniva considerato. Adesso mi rendo conto che sto meglio se indosso qualcosa che sinceramente è fatto bene, non solo bene per me, ma è fatto bene anche per chi lavora. Non mi sento bene se so che un capo è stato fatto facendo del male a un lavoratore, come purtroppo sappiamo bene noi esperti di moda e anche un po&#8217; tutti ormai&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #e7b928;">Hai raccontato di diversi aspetti che ti hanno fatto pensare, riflettere. Manuela, nella tua esperienza nella moda tradizionale, qual è l&#8217;aspetto che più ti ha colpito e che ti ha fatto poi dire basta con questo tipo di moda?</span></h5>
<p>&#8220;Guarda, allora Arianna, sicuramente da quando ho iniziato a vestire mia figlia è stata un po&#8217; una chiave che mi ha sollevato, perché sai fino a che pensi a te stessa, hai meccanismi che ormai hai messo in atto, quando devi vestire qualcun altro, come una mamma i propri figli&#8230; Ho iniziato a cercare di utilizzare la stessa concezione che uso per me ma, ahimè, quello che ho trovato sono stati capi di bassissima qualità, pratiche dietro che tu puoi sapere perché realmente il costo è proprio basso. Sai, mentre per noi abbiamo tutti gli armadi pieni, quindi possiamo creare, comporre, fare, per i bambini necessariamente ho dovuto comprare nuovo. <strong>Devo dire che affacciandomi al mondo dei bambini, sinceramente ho visto che loro sono un po&#8217; il primo frutto di una moda poco consapevole</strong>, nel senso che a parte il prezzo c&#8217;è proprio un concetto culturale: <strong>i bambini crescono, quindi non bisogna vestirli con capi che costano</strong>.<img decoding="async" class=" wp-image-17235 alignright" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-07-scaled.jpg" alt="" width="318" height="475" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-07-scaled.jpg 1709w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-07-200x300.jpg 200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-07-1367x2048.jpg 1367w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-07-1160x1738.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-07-600x899.jpg 600w" sizes="(max-width: 318px) 100vw, 318px" /></p>
<p>No! Dico sicuramente no, perché non è che perché crescono, si meritano di essere vestiti che non hanno dei tagli, con dei poliesteri&#8230;Tante volte magari ti capita di ricevere un vestitino che è apparentemente bellissimo, ma poi lo metti e dici &#8216;Ma no, ma mia figlia non può stare con questo&#8217;. Recentemente ho visto un vestitino in un mercatino in poliestere con dei limoni, ha caldo no? C&#8217;è tutta una cultura dietro a cui sicuramente tengo tantissimo. C&#8217;è il concetto &#8216;non spendo per mio figlio e poi compro tantissime cose, 3X2 oppure i saldi&#8217;. Queste cose che già costano 5 €, le prendo a 3 €. <strong>Alla fine è una spesa notevole perché ci si riempie l&#8217;armadio di cose a basso costo e senza grande perché.</strong> Perché a mia figlia? Quando uno deve gestire i figli, cerca di fare il meglio. Se per te cerchi di fare bene, per i figli che sono il il tuo prolungamento cerchi di fare ancora meglio. Non mi andava assolutamente di vestirli con una moda tradizionale che faccia male sia loro sia anche a chi produce, all&#8217;ambiente, perché questi vestiti per bambini distruggono l&#8217;ecosistema&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #b2a4d4;"><img decoding="async" class="wp-image-17221 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-12.jpg" alt="" width="360" height="360" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-12.jpg 1400w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-12-300x300.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-12-1024x1024.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-12-150x150.jpg 150w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-12-768x768.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-12-1160x1160.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-12-75x75.jpg 75w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-12-1320x1320.jpg 1320w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-12-600x600.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-12-100x100.jpg 100w" sizes="(max-width: 360px) 100vw, 360px" /><span style="color: #e7b928;">Quindi è per questo che hai deciso di creare The Casual Twinkle? E cosa hai scelto di proporre sulla piattaforma?</span></span></h5>
<p>&#8220;Sì, sì, assolutamente. Tengo tantissimo, come dicevo poco fa, all&#8217;educazione dei miei figli, nel senso proprio di una cultura rispettosa e positiva verso ciò che fa parte di loro, quindi di ciò che come noi mamme, noi donne mettiamo sulla nostra pelle, così anche su di loro, anche di quello che è intorno a loro. Purtroppo e per fortuna i vestiti sono la prima essenza, non è solo apparenza. Noi italiani viviamo in un paese stupendo, fatto sia di meraviglie naturali sia di una cultura della moda incredibile. <strong>È in qualche modo un peccato vestirli di grandi marchi che non ci appartengono, poco attenti all&#8217;ambiente e privi di stile.</strong></p>
<p>Sicuramente la mia più grande volontà che ha fatto scattare questo è proprio che i bambini, i miei figli ma anche le future generazioni, possano crescere con dei valori, che siano sensibili al mondo e alle persone. I capi di abbigliamento, sembra banale o magari uno non ci pensa, però fanno anche questo. Lo vedo a distanza di anni, già da <strong>mia figlia più grande, è comunque abituata a questa cultura, inizia a capire, io le spiego</strong>. Soprattutto vestendo cose belle, mi chiede di indossarle di nuovo. Fino a 4 o 5 anni magari non capiscono, poi a 6-7 anni, iniziano a farsi anche loro una cultura, un&#8217;abitudine di come li abbiamo cresciuti. Quindi, nella mia boutique online ho scelto di dare proprio spazio principale alla moda bambino, di creare dei Total look composti non solo da capi ma anche da calzature e accessori che sono casual ed eleganti.</p>
<p>Perché casual eleganti? A parte che è un po&#8217; il mio stile, però poi ho cercato di pensare ai bambini, comunque devono essere vestiti comodi, devono potersi muovere, perché sono continuamente in movimento. Lo stile per me è qualcosa che fa parte di un&#8217;essenza del vestire. Ecco, ho desiderato tantissimo che ci fosse un&#8217;armonia con la natura. L&#8217;armonia di The Casual Twinkle abbraccia solidi principi che sono a livello ambientale, sociale ed etico. <strong>Proprio da esperta di marketing, volevo che l&#8217;intero processo, dal design all&#8217;utilizzo del capo, fosse tracciabile e controllato.</strong></p>
<p>Cosa vuol dire? Che la catena di produzione, questa che ho raccontato prima di Zara, che andava in India, poi tornava alla Coruña in Spagna, poi veniva da noi in Italia o ritornava in India o in Turchia, ho desiderato che questo che fosse il più breve possibile. Ci sono io che offro i prodotti, c&#8217;è il consumatore che li utilizza e dietro di me c&#8217;è soltanto il brand che pone il marchio e che li produce. C&#8217;è un unico caso, quello di un brand danese che produce in Bolivia, ma una delle due fondatrici è boliviana, è come il prolungamento di questo brand. Inoltre è fondamentale per me che ci sia una ricerca dietro a ogni cosa: dietro a ogni brand che propongo c&#8217;è una grandissima selezione di capi esclusivi unici, realizzati con prodotti naturali e per esempio per donna sono tutti realizzati in Italia e in upcycling, quindi evitando ulteriori sprechi. Questo è il filone che viene sempre ritrovato in The Casual Twinkle: utilizzo di materiali naturali, sostegno alle persone, sostegno all&#8217;ambiente, non sprechi, proprio partendo dal design&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #b2a4d4;"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-17223 aligncenter" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-02.jpg" alt="" width="662" height="442" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-02.jpg 1300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-02-300x200.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-02-1024x684.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-02-768x513.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-02-1160x775.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-02-600x401.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 662px) 100vw, 662px" /></span></h5>
<h5><span style="color: #e7b928;">Per i bambini cosa troviamo sulla piattaforma?</span></h5>
<p>&#8220;Per i bambini, abbiamo delle polo, camicie, felpe che sono ricamate a mano a Treviso, quindi qui vicino. Ho visto come fanno questi ricami a mano e ti innamori subito perché ci mettono una passione, una cura, una precisione e non hanno nessun tipo di strumento se non la mano che ricama ed è un qualcosa di incredibile. Poi ci sono anche gli abiti, i pantaloni, i pagliaccetti. Tutti questi hanno cashmere, lino o cotone e tutto di altissima qualità, rientriamo in schemi di tutela dei prodotti, sono tutti certificati. Non ho le certificazioni ma i miei fornitori le hanno proprio per dare una continuità e tutelare sia il consumatore sia chi lavora, che sta facendo realmente un lavoro utile anche l&#8217;ambiente&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #e7b928;">E per i più piccoli?</span></h5>
<p>&#8220;Ci sono dei body, delle salopette, dei pagliaccetti, ricamati a mano in velluto, sono veramente stupendi. A completare il look ci sono le scarpe: stivaletti, sneakers, sandali, tutto quello che ti viene in mente di scarpe per bambino. Questi sono prodotti artigianalmente in Portogallo da un brand danese che è pioniere della sostenibilità. Dal 2005 pensa che cercano le migliori soluzioni per i piedi bambini, perché uno pensa che il piede del bambino, anzi magari uno non ci pensa, è veramente tanto delicato e ha bisogno del giusto supporto in ogni fase di crescita. Queste scarpe sono realizzate tutte in pelle. Qualcuno ha anche conciata al vegetale, senza agenti chimici e tutte con sostanze e componenti chimiche non tossiche. Poi per la stagione invernale abbiamo questa collezione di cui parlavo prima di provenienza dalla Bolivia, che sono delle maglie dei capi in alpaca. La particolarità è che sono innanzitutto realizzati a mano in Bolivia, ma soprattutto sono 100% in alpaca. Infatti non so se qualcuno guarda mai, io, tu sì perché me l&#8217;hai detto, le etichette: raramente troviamo 100% lana, figurarsi alpaca. Perché l&#8217;alpaca? È estremamente morbida e ha delle proprietà che sono termoregolanti ed è una specie di fibra. Questi piccoli peletti di alpaca vengono tutti composti insieme e creano veramente una qualità, una morbidezza che è simile al cashmere. Questo brand, per esempio supporta lo sviluppo sostenibile degli allevatori e delle loro famiglie, anche l&#8217;istruzione dei loro figli&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #e7b928;">Oltre all&#8217;abbigliamento per bambini, dicevi che ci sono anche capi da donna, anche per le mamme.</span></h5>
<p>&#8220;Lingerie, active wear, costumi da bagno, tshirt. Hai presente quella t-shirt che tutti noi, o almeno io, ho sempre voluto morbida, che caschi bene, che risalti le forme del corpo, che non caschi tipo lunga come una t-shirt, nel senso la usiamo con la gonna, la usiamo sotto la giacca, la possiamo usare coi jeans, con gli stivali e risalta il corpo. Tutti gli altri pezzi risaltano la sensualità, le forme del corpo. The Casual Twinkle propone artigianalità, stile, dettagli, comodità. Proprio per il mio desiderio di avere delle collezioni che siano versatili, si possono utilizzare in più occasioni, componendo anche con pochi pezzi che durano nel tempo, per esempio le maglie di alpaca sono indistruttibili, sono incredibili, ma così come sono le polo, puoi fare quanti lavarci vuoi che il cotone rimane integro. Facciamo del bene ai nostri bambini e a noi e a chi li produce&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #b2a4d4;"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-17238 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-03-e1698676556304.jpg" alt="" width="599" height="398" /><span style="color: #e7b928;">Perché questo nome? Manuela, toglimi la curiosità.</span></span></h5>
<p>&#8220;È un nome pieno di metafore ed è un&#8217;essenza molto dolce. Casual è lo stile di vita, casual ma elegante. È anche un modo di porsi alla vita: quando capitano avvenimenti casuali un po&#8217; nella nostra vita, dove magari siamo felici, magari siamo appesantiti, però in questo modo casual troviamo una specie di spensieratezza, una gioia di vivere. Twinkle invece vuol dire sberluccichio ed è la scintilla di questi momenti, è un bagliore che ci illumina, lo sberluccichio delle Stelle e il luccichio dei raggi del sole. Avete presente quando il sole riflette i raggi, oppure quando la luna riflette il suo essere sul mare? Sono di Trieste, quindi sberluccichio sul mare dei raggi del Sole e della luna. Mi ha appassionato. Inoltre Twinkle ricorda anche la ninna nanna per bambini <em>Twinkle, twinkle little star</em>,  che ogni mamma conosce, è una dolcezza per i bambini. È uno stile sensibile alla nostra vita, dove siamo noi a dare senso alle nostre scelte con la nostra volontà, siamo noi a cogliere quella scintilla che è dentro di noi e questo proprio nel mondo della moda è importantissimo. <strong>Come la moda in qualche modo è caduta, ci ha spinto a comprare e comprare sempre di più, noi possiamo dire basta in un modo di vestirsi casual elegante, decidiamo di brillare e di riemergere anche nel mondo della moda.</strong> Vuole essere un richiamo alla natura pieno di fascino, ma anche un&#8217;eleganza e comodità, appunto uno stile raffinato, curato. Non è solo un brand, è anche qualcosa di più, è un avvicinarsi a una cultura umana. Lo sai, ho anche un blog dove racconto di esperienze di vita vissuta da mamma, dei pensieri, dei viaggi, in un&#8217;ottica consapevole. Propongo sia le mie collezioni, sia altri brand che conosciuto. È proprio un essere casuale e felici&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #e7b928;">Quali aspetti della sostenibilità caratterizzano i capi che proponi, Manuela?</span></h5>
<p>&#8220;In merito ai capi e alle calzature, come ti raccontavo prima, sono tutti sostenibili, è un po&#8217; la grande particolarità della piattaforma, a livello sociale, ambientale, etico. I<strong>n un unico posto ci sono pochi, selezionatissimi brand. Per donna è tutto in upcycling, tessuti rigenerati di altissima qualità.</strong> I prodotti sono a chilometro zero, non vengono impiegate nuove risorse per produrre i tessuti, perché ci si avvale di quello che esiste già, proprio seguendo il concetto di upcycling e riduciamo gli scarti dell&#8217;industria della moda. La nostra boutique abbraccia il design circolare, cioè sia nella fase creativa sia nella progettazione, vengono tenuti in considerazione le risorse e tutti i materiali utilizzati e chi realizza questi prodotti. In un&#8217;ottica in armonia con la natura. Per esempio nella produzione dei capi in alpaca, vengono utilizzate le coccinelle come pesticida naturale, mi sono innamorata di questo concetto. Diamo ampissimo spazio a tecniche artigianali come il ricamo, oppure tutti i brand realizzano i propri prodotti a mano. Questo per me è sorprendente, anche perché il design è innovativo, mentre le tecniche vengono da varie tradizioni tessili a poco a poco migliorate negli anni&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #e7b928;">C&#8217;è un articolo per bambini che consigli di più? E se sì, perché?</span></h5>
<p>&#8220;Questa è una bella domanda! Come si sarà capito, adoro i capi in alpaca. Le maglie sono calde, sono termoregolanti, sono morbide. Con una maglia di alpaca ti fai tranquillamente la stagione intera, ma non solo invernale, anche i primi tempi freddi d&#8217;autunno o primavera, la primavera matta di quest&#8217;anno. Anche per i bambini piccoli. Non pensavo, ma ho i tester che sono i miei figli, l&#8217;ho provata anche sul piccolo e usata tantissimo, stringono e i bambini hanno bisogno di sentirsi coccolati. Hanno bisogno di colore, di essere avvolti. Consiglio anche le polo, gli abiti ricamati, i pagliaccetti. Scusami, è difficile veramente come domanda! Tengo tantissimo al Made in Italy, perché sono artigianali, perché ho visto questa azienda, vado spesso a trovarli. Sono veramente incredibili, hanno una cura, una passione nello scegliere i tessuti. Insieme, creiamo delle collezioni veramente stupende. E poi le scarpe: stivaletti per bambino/bambina hanno pelle morbida, sono termoregolanti, veramente tutti fatti per sostenere il piede&#8221;.</p>

<a href='https://dress-ecode.com/dai-retroscena-del-lavoro-nel-fast-fashion-al-desiderio-di-una-moda-piu-lenta-ed-etica-manuela-racconta-the-casual-twinkle/salopette-blu-body-bambino-dettaglio-grande/'><img loading="lazy" decoding="async" width="550" height="825" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-04.jpg" class="attachment-full size-full" alt="" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-04.jpg 550w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-04-200x300.jpg 200w" sizes="auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px" /></a>
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<h5></h5>
<h5><span style="color: #e7b928;">Hai menzionato prima il tuo blog, che seguo da un po&#8217; di tempo con delle belle immagini che parlano di luoghi, di esperienze nella natura. Pensi che anche questo legame con il mondo naturale abbia influito sulla tua scelta di uscire dalla moda tradizionale, e di preferire di creare qualcosa che avesse a che fare con brand più legati alla sostenibilità?</span></h5>
<p>&#8220;Con questa domanda fai bingo! Sono nata a Trieste, una città affacciata sul mare, che è però un altipiano verdeggiante, cioè c&#8217;è una collina immensa composta da verde, boschi. Quindi da una parte ho sempre visto il tramonto sul mare, dall&#8217;altra invece in 5 minuti sono in mezzo a boschi profumati. Sono molto sportiva, da sempre pratico attività all&#8217;aperto, in riva al mare, nuoto, oppure tra i boschi a correre, porto il cane, i bambini. I miei genitori hanno educato me e mio fratello alla montagna, nel senso siamo andati tantissimo in tutte le stagioni in montagna. Pensa che varie volte ho vissuto in città anche molto carine a Long Beach, in California, vicino a Los Angeles, a Madrid, a Vienna, Oxford, tra studio e lavoro, ho girato un po&#8217;. Ogni volta il richiamo del mio mondo naturale mi ha sempre riportata a casa. Questo per me è stato determinante nel creare il mio cammino, ed è una sensibilità che ho maturato e continuo a maturare, a vivere. C&#8217;è stato un po&#8217; la scintilla, a proposito di Twinkle, che ha fatto costruire i pezzi di The Casual Twinkle&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #e7b928;">Ci racconti di qualche posto speciale che hai visto che ti ha fatto riflettere o ispirato sull&#8217;impatto che abbiamo sulla natura?</span></h5>
<p>&#8220;Sì certo, Arianna. <strong>Trieste è sicuramente una fonte di ispirazione costante, il cielo assume dei colori incredibili. Penso proprio per l&#8217;aria leggera, in qualche modo che c&#8217;è appunto tra il mare, i monti, i boschi.</strong> Sicuramente la montagna, un luogo che mi dona pace, serenità, sulle Dolomiti, di solito  vado lì. Mi sembra che ogni cosa sia in armonia con se stessa e con le cose intorno. Proprio l&#8217;altro weekend eravamo in montagna, ho visto un tramonto sui monti dal balconcino di questo appartamento dove stavamo, pieno di gerani e di fiori. E aveva da poco piovuto, stava spuntando l&#8217;ultimo sole che colorava di verde acceso i prati di fronte. C&#8217;era anche un ruscello vicino, si sente il rumore dell&#8217;acqua che scorre. Scenari come questi che ti prendono al 100% mente corpo e mi fanno pensare che ci sia un senso di completezza, molto spesso che si può raggiungere anche con poche cose, quasi come se non si necessitasse nient&#8217;altro. Soprattutto d&#8217;estate, c&#8217;è quando cammino in vetta una maestosità della natura che mi affascina e che mi sembra un regalo che la natura fa a noi. Al tempo stesso, però, sappiamo che la natura è molto fragile. Basta vedere come stanno cambiando il meteo, la morfologia del territorio. Ero in montagna, eravamo vicino alla Marmolada, a occhio nudo vedi, io mi ricordo com&#8217;era una volta. Vedi i progressi all&#8217;indietro che sta facendo, quanto si sta sciogliendo, è anche crollato quel pezzo. Ho provato un po&#8217; anche a spiegare a mia figlia, a ricordare questa cosa. <strong>Penso che la natura sia una grande ispirazione, ma anche mi fa riflettere sul fatto che dobbiamo sicuramente proteggerla</strong>&#8220;.</p>
<h5><span style="color: #b2a4d4;"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-17225 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-20.jpg" alt="" width="385" height="576" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-20.jpg 683w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/10/tct-20-200x300.jpg 200w" sizes="auto, (max-width: 385px) 100vw, 385px" /><span style="color: #e7b928;">Da mamma single con spirito di avventura, come hai vissuto queste esperienze con tua figlia? Dove siete andate? Difficoltà e bellezza del viaggiare con lei?</span></span></h5>
<p>&#8220;Sì, Arianna, sai una volta una mia amica mi ha chiesto qual è la cosa più difficile nell&#8217;essere una mamma single e quasi senza pensarci le ho detto &#8216;condividere le esperienze che ho vissuto insieme a mia figlia con qualcun altro&#8217;, ma in questo caso, ovviamente, col papà. Ecco, per me questa è stata sempre una difficoltà, perché sono comunque molto espansiva in certe cose, nelle avventure, negli avvenimenti belli. Mi piace raccontare, confrontarmi. Siamo stati in montagna e ho camminato tra le vette con tutti i meteo, sempre facendo attenzione alle condizioni. Sono diventata bravissima e conosco tutte le condizioni meteo sempre. <strong>Conosco quanto tempo ci sto, calcolo i tempi, i ritmi, l&#8217;abbigliamento sempre in più per cambiare nel caso ci si bagni</strong>. Sono le piccole avventure di quando sei da solo, perché devi essere preparato ad ogni evenienza. Poi anche con lei in spalla nello zaino, quando ha iniziato a camminare. Non mi sono mai arresa. Anche ciò che piaceva a me, magari un po&#8217; insegnavo a lei, un po&#8217; comunque effettivamente facevo contenta anche me stessa&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #e7b928;">Dove siete andate?</span></h5>
<p>&#8220;Siamo andate nei Paesi Baschi, sono andate a trovare un&#8217;amica, poi siamo state qualche giorno da sole. <strong>L&#8217;ho portata in Lapponia, nell&#8217;Artico. Ecco è stato il viaggio forse che mi ha fatto capire quanto alla fine posso contare anche su me stessa, sulle mie forze. Sono viaggi magari impegnativi dove dormi poco, devi organizzare. Però tutto questo mi ha aperto un cuore, la mente.</strong> Viaggi con una piccola creatura che devi crescere e difendere, proteggere, insegnare. Sei solo con un bambino, non ti stai confrontando con un adulto, devi trovare anche il modo per te che sia uno svago, che non sia una fatica. Devo dirti la verità, alla fine tutti questi sforzi, soprattutto lo sforzo fisico in certi momenti, è sempre stato ripagato da complicità, estrema serenità. Ci siamo raccontate tutti i tipi di storie possibili immaginabili. Abbiamo riso come matte, certi momenti arrabbiate non ci parlavamo più. Adesso c&#8217;è anche il fratellino di 2 anni, siamo una specie di armonia totale e senza confini, è molto piacevole. Da mamma, speri sempre di crescere dei bambini sereni, sensibili, nel mio caso anche con una cultura positiva perché mi rendo conto che un po&#8217; uno switch mentale. Ce l&#8217;ho e mi piacerebbe insegnarlo. Spero che con queste avventure, un po&#8217; matte, mi rendo conto, un po&#8217; fuori dagli schemi, i figli possano sia avere un modo rispettoso verso se stessi, nel raggiungere i propri obiettivi, le proprie mete, sia vivere in armonia anche con il mondo che li circonda&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #e7b928;">Che belli questi viaggi, Manuela, soprattutto quello in Lapponia. Avevo visto le foto chissà come deve essere stato emozionante anche con la tua bimba fare questo viaggio! C&#8217;è qualcosa che vuoi dire, qualche consiglio che vuoi dare alle mamme per scegliere i capi dei loro bimbi e delle loro bimbe?</span></h5>
<p>&#8220;Sì, ti ringrazio per questa domanda. <strong>Consiglio di prendere pochi capi, magari leggermente in crescita e che siano versatili. Questo cosa vuol dire? Di pensare alla stagione, non all&#8217;evento, di pensare alla maglia per l&#8217;inverno, alla scarpa calda o quella per la pioggia. Di non pensare a quella festa, quel matrimonio, perché quelli sono dei casi unici.</strong> Dobbiamo comunque prendere dei capi per bambini che siano duraturi. Quindi, spendere secondo me un pochino di più per le cose che abbiano bei tagli, un bello stile, che non solo sembrano belli ma che lo siano realmente. Se c&#8217;è in mezzo il discorso sostenibile, non possono costare poco, perché purtroppo se costano poco in automatico vuol dire che non sono sostenibili. Spendete di più per un capo singolo piuttosto che comprare tanti capi che sembrano belli ma cascano senza forma e valgono poco. Magari di diffidare un po&#8217; dalle grandi catene, nel senso che tante città sono bombardate dalle grandi catene. Di cercare il brand particolare e purtroppo questi si trovano online, non perché io sono online, ma c&#8221;è molta più scelta molto spesso. E di fidarsi del brand, nel senso di vedere la pagina prodotto, cosa racconta. Perché molto spesso tanti si dicono sostenibili, ma non lo sono&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #e7b928;">Secondo te cosa bisogna guardare nella pagina per capire se sono più sostenibili?</span></h5>
<p>&#8220;Guardi un po&#8217; la descrizione del brand e un po&#8217; anche la storia, se c&#8217;è la pagina sostenibilità, che non siano cose dette per dire, ma che siano veramente sentite, che ci siano foto di produzione. Oppure anche che <strong>nella pagina prodotto sia ben descritta, una bella guida taglie, una bella presentazione del prodotto, ma proprio bella, che ti narri la storia di quel prodotto.</strong> Molto spesso c&#8217;è scritto fatto &#8216;in EU&#8217;, Unione Europea. Dove? Come? Un po&#8217; noi consumatore dobbiamo sempre porci delle domande, anche se non siamo tecnici, ma una storia ogni capo c&#8217;è l&#8217;ha, ogni brand ce l&#8217;ha. Inoltre, penso che <strong>vestire i bambini con qualche taglia in più non fa male.</strong> Effettivamente loro crescono e i prodotti costano soprattutto se come dicevamo sono fatti bene. Senza problemi, a un bambino, una bambina che veste 116 si può prendere 128. Diciamo che dall&#8217;anno mezzo in su comunque i bambini hanno una crescita costante. Qualche centimetro in più, a meno che non deve essere una maglia stretta sul collo, un girocollo se lo prendi un po&#8217; più largo non è che ti è largo, se i capi sono fatti bene. Non pensate che prendendo capi che costano di più alla fine andate a spendere veramente di più, perché avete delle cose essenziali. Non riempirsi gli armadi: come non dobbiamo riempirci i nostri, così non dobbiamo riempire gli armadi nei nostri bambini. E fare molta attenzione alle scarpe. Sono fondamentali. Misurate sempre il piedino e calcolate 1 cm in più. Soprattutto, una volta mi ricordo una fisiatra mi ha detto &#8216;Sai, i primi anni i bambini hanno un piede veramente delicato e hanno bisogno di un supporto&#8217;. Qua è stata appunto una di quelle &#8216;casual twinkle&#8217;, come li chiamo io. Effettivamente mi hanno fatto comporre il pezzo, sono veramente dei consigli che do sulle scarpe. Sono essenziali per i bambini.</p>
<p><strong>Fate gli acquisti con amore. Non solo verso se stessi, che il bambino sia bello, ma anche per i capi che si comprano, che facciano del bene perché il pianeta è così bello, ma è anche così fragile</strong>&#8220;.</p>
<h5><span style="color: #e7b928;">Grazie Manuela per aver raccontato dei capi, soprattutto per bambini, per aver dato i consigli e anche per averci fatto immaginare le tue avventure con la tua bimba e adesso anche con il tuo bimbo! La prossima volta speriamo di incontrarci in mezzo alla natura per un altro episodio. Chissà, magari qualcos&#8217;altro insieme. Grazie per averci raccontato della tua esperienza e del tuo progetto.</span></h5>
<p>&#8220;Grazie Arianna, grazie a te è stato un piacere fare questa chiacchierata, è sicuramente un&#8217;ottima idea di creare un episodio in mezzo alla natura. E speriamo di incontrarci presto perché ci parliamo tanto in vari modi, ma non siamo mai riuscite a vederci di persona. Complimenti ancora per l&#8217;ottimo lavoro che svolgi e la passione che ci metti. A presto!&#8221;</p>
<p>The Casual Twinkle &gt; <a href="https://www.thecasualtwinkle.com/">Sito web</a>; <a href="https://www.instagram.com/thecasualtwinkle">Instagram</a>; <a href="https://www.facebook.com/thecasualtwinkle">Facebook</a>.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-16731" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/06/Aiutaci-a-diffondere-una-moda-piu-sostenibile-condividi-i-nostri-articoli-3.gif" alt="" width="700" height="100" /></p>
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		<title>Alice, Francois e Nina: il racconto (e due video) dell&#8217;esperienza con i pannolini lavabili!</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Jun 2019 06:24:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dress ECOde's lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Environment/Ambiente]]></category>
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		<category><![CDATA[Responsible life / Stile di vita resp.]]></category>
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		<category><![CDATA[Pannolini lavabili]]></category>
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					<description><![CDATA[Italiano/English below pictures Vi raccontiamo l&#8217;esperienza di Alice (e Nina, due mesi) con i pannolini lavabili: come si trova(no), le ragioni della scelta, i dubbi, i materiali, come si utilizzano, come si lavano&#8230; E anche due video per vedere passo, passo prima Alice mentre cambia a Nina il pannolino e poi il papà Francois 🙂 Perché parliamo di pannolini? Per l&#8217;impatto che hanno sull&#8217;ambiente. &#8220;L&#8217;ultimo rapporto dell&#8217;Ispra sui rifiuti urbani 2017 (pagina 78) ha stimato la composizione merceologica media dei rifiuti nel periodo 2008-2016, evidenziando come il 3,7 per cento sia costituito da pannolini e altri materiali assorbenti. Considerando la produzione annua di rifiuti urbani in circa 30 milioni di tonnellate, si può quantificare in oltre 1 milione e 100.000 tonnellate l&#8217;ammontare della categoria di rifiuti predetta. I pannolini usa e getta per neonati e infanti assommano a circa 6.000 in numero e al peso di 1 tonnellata in 2,5-3 anni di vita. Si possono ipotizzare in Italia 2,2 miliardi di pannolini all&#8217;anno oltre 150 mila tonnellate di rifiuti prodotti ogni anno dai soli pannolini usa e getta&#8221; (da Atto Camera C.4/18396 4-18396 ). &#8220;Contengono plastica, cloro (per sbiancare la cellulosa) e gel ultra assorbenti, che oltre a irritare e  surriscaldare la pelle del bimbo, sono molto inquinanti al momento dello smaltimento. Se inceneriti producono sostanze nocive (tra cui diossina), nanoparticelle, ceneri da smaltire e contribuiscono al riscaldamento globale&#8221; (fonte: Il Fatto Quotidiano, 25 aprile 2016). Nina è una bimba &#8220;Dress Ecode&#8221;! La sua mamma Alice (e il suo papà Francois) è molto attenta alle tematiche ambientali e sociali e fin da quando la piccola era nella pancia ha condiviso con noi idee su come affrontare alcuni aspetti ecologici. Nel nostro scambio di foto e notizie, vivono lontano, in Australia, il tema è &#8220;Piccoli Dress Ecode crescono!&#8221;, anche con la nonna Antonella 🙂  Ciao Alice, abbiamo alcune domande per te sui pannolini lavabili. &#8220;Una premessa: la nascita di un figlio è già di per sé un totale sconvolgimento. Ci sono tantissime cose da imparare, tante sfide, tante pressioni e soprattutto tanta stanchezza! Nonostante io sia una convinta ecologista, in gravidanza mi ero ripromessa che tutte le cose che avrei voluto fare (parto naturale, allattamento al seno, pannolini lavabili, parlare a Nina in italiano, ecc.) le avrei fatte soltanto se ce ne fossero state le condizioni e non mi avessero creato particolare stress. Non avevo alcuna intenzione di spingermi oltre i miei limiti e di crearmi frustrazioni in un momento alquanto delicato e difficile.Per i pannolini lavabili è stato così. Ho iniziato con gli usa e getta e dopo qualche settimana, quando mi ero ripresa dal parto e avevo ben avviato l&#8217;allattamento al seno, ho provato con i lavabili. Mi è risultato piuttosto facile e dunque ho deciso di continuare&#8221;. Perché li utilizzi? &#8220;Li uso perché sono sempre stata un&#8217;amante della natura e negli ultimi anni mi sono resa sempre più conto del drastico impatto che le nostre scelte di vita quotidiane, in particolare nel nostro modo di acquistare e &#8216;consumare&#8217;, hanno sull&#8217;ambiente. Lo scorso anno ho partecipato a un corso sulla gestione dei rifiuti e di sensibilizzazione al riciclaggio, organizzato dal comune in cui abito. Durante il corso è emerso che, in Australia (paese in cui vivo), ogni giorno ben 3,75 milioni di pannolini usa e getta finiscono in discarica. Considerando che un pannolino impiega tra i 200 ed i 500 anni a decomporsi, mi sembra evidente che il ricorso agli usa e getta non contribuisca di certo a creare quel mondo migliore, più sano e pulito, in cui vorrei vivesse mia figlia&#8220;. In che materiale sono prodotti? &#8220;Ci sono tantissimi tipi di pannolini lavabili sul mercato, fatti di tanti materiali diversi.Per aiutarti a capire (perché all&#8217;inizio è davvero complicato orientarsi), puoi dare un&#8217;occhiata allo schema di questa pagina Tipologie pannolini lavabili). Il mio &#8216;parco pannolini&#8217; è composto da:&#8211; 4 cover  in TPU (poliuretano termoplastico)&#8211; 12 inserti prefold in cotone grezzo in misura small e 6 medium &#8211; 10 pannolini pocket di cui la parte esterna è in PUL (poliuretano laminato) e la parte interna in pile di carbone di bambù bianco con 7 inserti in microfibra e bambù e 4 inserti 55% canapa 45% cotone biologico.Li ho presi tutti second-hand per avere un minore impatto sull&#8217;ambiente e sul portafogli&#8220;. Come si usano? &#8220;I prefold sono rettangoli formati da diversi strati di cotone sovrapposto con una stratificazione più spessa nella parte centrale. Si usano piegandoli in tre, adattandoli intorno al corpo del bambino, allargando gli angoli della parte posteriore per unirli a quelli della parte anteriore e fermandoli con un gancino, detto snappy. Una volta fermati, vanno racchiusi nella cover esterna impermeabile in TPU. Questi sono quelli un po&#8217; più complicati perché bisogna imparare a fare la piegatura, ma con qualche tutorial su youtube ed un po&#8217; di pratica diventa ben presto automatico.I pocket sembrano proprio dei pannolini usa e getta, ma hanno delle clip per adattarsi alla crescita del bambino e si usano inserendo nella tasca gli inserti, che sono strisce assorbenti. Personalmente però, per una questione di praticità nel lavaggio, preferisco lasciare l&#8217;inserto all&#8217;esterno della tasca. Talvolta, avendo pochi pannolini al momento, uso i prefold piccoli come inserti per i pannolini pocket. Durante la notte, utilizzo due inserti invece che uno&#8221;. Come li lavi? &#8220;Inizialmente ho provato a seguire una pagina facebook in inglese, ma era davvero complicata e mi stavo scoraggiando, così ho deciso di provare a lavarli con i prodotti che uso di solito, ovvero col percarbonato, l&#8217;acido citrico e l&#8217;olio essenziale di eucalipto.Quando sono sporchi li metto in un cestino aperto in lavanderia. Metto gli inserti a parte e le cover con il resto dei panni della bimba.Se i pannolini sono sporchi di popò li sciacquo con del sapone di Marsiglia, li strizzo bene e poi li metto nella cesta. Mia figlia ha due mesi e la sua popò è molto liquida, dunque riesco a sciacquare direttamente nel lavandino della lavanderia con il doccino, quando più avanti sarà più solida, ho letto che bisognerà prima scrollarla nel water.In genere lavo gli inserti con un lavaggio più lungo (la mia lavatrice ha un programma a 60 gradi di 2 ore) e le cover, che di solito si sporcano meno, insieme agli altri vestiti di mia figlia con un programma corto a 30 gradi per preservarne il più a lungo possibile gli elastici e i colori delle fantasie. Poi stendo tutto all&#8217;aperto al sole, finché il tempo me lo permette. Credo che con l&#8217;avvento dell&#8217;inverno (essendo agli antipodi le stagioni sono al contrario) i tempi di asciugatura degli inserti saranno più lunghi quindi sto pensando di procurarmene degli altri.Al momento, con la quantità di pannolini che ho, faccio una lavatrice ogni due giorni. Con un maggior numero di pannolini probabilmente diminuirebbe la frequenza dei lavaggi.Fino ad ora mi ritengo soddisfatta del risultato, ma non sono sicura che questa sia la prassi migliore&#8221;. La fase del lavaggio è importante anche per rendere effettivamente ecologica la scelta rispetto all&#8217;usa e getta. Sicuramente infatti portano ad una netta riduzione dei rifiuti (da quasi una tonnellata a pochi chilogrammi), ma è necessario prestare attenzione al consumo di acqua ed energia per il lavaggio e l’asciugatura dei pannolini. Qui qualche consiglio: Altroconsumo &#8211; Pannolini lavabili Quanti ne usi più o meno al giorno? &#8220;Direi circa 7 al giorno, ma spesso si sporca solo l&#8217;inserto per cui si può conservare la cover per più di un cambio pannolino e mettere a lavare solo l&#8217;inserto&#8221;. Ti trovi bene? È complicato utilizzarli? &#8220;Mi trovo molto bene! La pelle di mia figlia è rimasta bella rosea, senza alcuna irritazione, i pannolini sono bellissimi e alla fine del giorno, quando vedo che il bidone per i rifiuti vicino al fasciatoio è vuoto, provo un&#8217;enorme soddisfazione!È stato molto più complicato scegliere quali acquistare che utilizzarli. Ho trovato molto difficile orientarmi nella scelta dei pannolini. Bisogna districarsi tra tante tipologie e tanti materiali diversi e le pagine facebook che ho consultato utilizzano un lessico specifico che risulta totalmente incomprensibile per un neofita.Come dicevo prima, i prefold possono risultare un po&#8217; più complicati perché è necessario imparare a piegarli, ma una volta appresa la tecnica diventa tutto molto automatico e veloce&#8221;. Ti porta via molto tempo? &#8220;Non direi che mi porti via molto tempo. Forse la differenza maggiore rispetto agli usa e getta è il risciacquo a mano dei pannolini sporchi di popo&#8217;. Fortunatamente capita di doverlo fare una o al massimo due volte in un giorno&#8221;. Un pregio e un difetto? Solo un pregio? Ce ne sono tantissimi! Sono belli, delicati sulla pelle, economici nel lungo periodo ed ecologici.Difetto: richiedono un po&#8217; di studio iniziale (per capire quali tipi acquistare) e di organizzazione degli spazi per lo stoccaggio dei pannolini sporchi. Li consiglieresti ad altre mamme? &#8220;Sicuramente sì, li consiglierei a mamme, papà, nonni, asili&#8230;! Tuttavia ritengo che per incentivare l&#8217;uso dei pannolini lavabili sarebbe utile avere delle agevolazioni economiche per l&#8217;acquisto (mi sembra che alcuni Comuni li offrano già, ma dovrebbe essere una cosa più generalizzata e non a discrezione del singolo Comune) e dei &#8216;corsi&#8217; sull&#8217;utilizzo dei lavabili con presentazione delle tipologie e istruzioni sull&#8217;uso, sullo stoccaggio e sul lavaggio, magari organizzati dagli ospedali e inseriti come opzione tra gli incontri dei corsi pre-parto. Infatti credo che vi siano molti preconcetti sui lavabili: che siano complicati, che diano fastidio al bambino, che siano troppo cari&#8230; Tutte idee che possono essere sfatate grazie a una maggiore sensibilizzazione sull&#8217;argomento. Ma non ci si può attendere che questo parta dalle singole persone, non tutti sono sensibili a queste tematiche, dovrebbe essere qualcosa organizzato a livello istituzionale. Tutti dovrebbero avere l&#8217;opportunità di provare e in seguito scegliere se utilizzare gli usa e getta o i lavabili&#8221;. E in famiglia come va con questa scelta? &#8220;Oltre a me, anche il mio compagno e mia mamma cambiano i pannolini di Nina ed entrambi erano inizialmente scettici se non addirittura contrari all&#8217;uso dei pannolini lavabili.Essendo io cocciuta e avendo visto con i miei occhi che esistevano mamme che utilizzavano i lavabili senza problemi e anzi con gran soddisfazione, ho iniziato ad usarli, senza però imporre loro la mia scelta e lasciandoli liberi di utilizzare gli usa e getta.All&#8217;inizio mi osservavano con un misto di scetticismo e curiosità, ma dopo i primi cambi è scattato lo spirito di competizione. Sia il mio compagno sia mia mamma hanno iniziato a sperimentare coi lavabili facendo a gara a chi faceva la piega migliore e segretamente compiacendosi se la piega non perfettamente fatta da qualcun altro provocava una perdita di pipì. Di recente ho addirittura beccato mia mamma a scegliere i vestiti da mettere a Nina in base al colore e alla fantasia del pannolino lavabile che ha indosso in quel momento&#8221; 🙂 Nella scelta dei materiali, suggeriamo di preferire tessuti biologici (anche il cotone biologico va bene), non sbiancati, meglio se con certificazioni GOTS e OEKO-TEX, e prodotto localmente, in modo da limitare l&#8217;inquinamento da pesticidi, sostanze chimiche e da trasporto. La scelta second-hand di Alice è ancora meglio. Grazie Alice, Francois e Nina per questa attenzione all&#8217;ambiente e per aver raccontato un&#8217;utile esperienza! English &#8211; Alice, Francois and Nina: the story (and two videos) of the experience with washable diapers! We tell you about the experience of Alice (and Nina, two-month-old) with washable diapers: how she (they) like(s) them, the reasons for the choice, the doubts, the materials, how to use them, how to wash them&#8230; And also two videos to see step by step first Alice while she changes Nina&#8217;s diaper, and then her father Francois&#160; Why are we talking about diapers? Because of the impact they have on the environment. &#8220;ISPRA&#8217;s latest report (in Italy) on urban waste 2017 (page 78) estimated the average composition of waste in the 2008-2016 period, highlighting how 3.7 percent is made up of diapers and other absorbent materials. Considering the annual production of urban waste in about 30 million tons, the amount of the aforementioned waste category can be quantified in over 1 million and 100,000 tons. Disposable diapers for newborns and infants amount to around 6,000 in number, and &#160;1 ton in weight, during the...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Italiano/English below pictures</p>
<p>Vi raccontiamo l&#8217;esperienza di Alice (e Nina, due mesi) con i pannolini lavabili: come si trova(no), le ragioni della scelta, i dubbi, i materiali, come si utilizzano, come si lavano&#8230; E anche<strong> due video per vedere passo, passo</strong> prima Alice mentre cambia a Nina il pannolino e poi il papà Francois <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/15.0.3/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p>Perché parliamo di pannolini? Per l&#8217;impatto che hanno sull&#8217;ambiente. &#8220;L&#8217;ultimo rapporto dell&#8217;Ispra sui rifiuti urbani 2017 (pagina 78) ha stimato la composizione merceologica media dei rifiuti nel periodo 2008-2016, evidenziando come il 3,7 per cento sia costituito da pannolini e altri materiali assorbenti. Considerando la produzione annua di rifiuti urbani in circa 30 milioni di tonnellate, si può quantificare in oltre 1 milione e 100.000 tonnellate l&#8217;ammontare della categoria di rifiuti predetta. I pannolini usa e getta per neonati e infanti assommano a <strong>circa 6.000 in numero e al peso di 1 tonnellata in 2,5-3 anni di vita</strong>. Si possono ipotizzare in Italia 2,2 miliardi di pannolini all&#8217;anno oltre 150 mila tonnellate di rifiuti prodotti ogni anno dai soli pannolini usa e getta&#8221; (da <a href="https://parlamento17.openpolis.it/atto/documento/id/491794">Atto Camera C.4/18396 4-18396</a> ).</p>
<p>&#8220;Contengono plastica, cloro (per sbiancare la cellulosa) e gel ultra assorbenti,<span lang="zxx"> che oltre a irritare e  surriscaldare la pelle del bimbo, sono </span>molto inquinanti al momento dello smaltimento. Se inceneriti producono sostanze nocive (tra cui <span lang="zxx">diossina), </span><span lang="zxx">nanoparticelle, ceneri da smaltire e contribuiscono al </span><span lang="zxx">riscaldamento globale&#8221; (fonte: Il Fatto Quotidiano, 25 aprile 2016).</span></p>
<p>Nina è una bimba &#8220;Dress <strong><span style="color: #acc0a5;"><em>Eco</em></span></strong>de&#8221;! La sua mamma Alice (e il suo papà Francois) è molto attenta alle tematiche ambientali e sociali e fin da quando la piccola era nella pancia ha condiviso con noi idee su come affrontare alcuni aspetti ecologici. Nel nostro scambio di foto e notizie, vivono lontano, in Australia, il tema è &#8220;Piccoli Dress <strong><span style="color: #acc0a5;"><em>Eco</em></span></strong>de crescono!&#8221;, anche con la nonna Antonella <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/15.0.3/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> </p>
<p><strong><span style="color: #acc0a5;">Ciao Alice, abbiamo alcune domande per te sui pannolini lavabili.</span></strong></p>
<p>&#8220;Una premessa: la nascita di un figlio è già di per sé un totale sconvolgimento. Ci sono tantissime cose da imparare, tante sfide, tante pressioni e soprattutto tanta stanchezza! <strong>Nonostante io sia una convinta ecologista, in gravidanza mi ero ripromessa che tutte le cose che avrei voluto fare (parto naturale, allattamento al seno, pannolini lavabili, parlare a Nina in italiano, ecc.) le avrei fatte soltanto se ce ne fossero state le condizioni e non mi avessero creato particolare stress. Non avevo alcuna intenzione di spingermi oltre i miei limiti e di crearmi frustrazioni in un momento alquanto delicato e difficile.</strong><br />Per i pannolini lavabili è stato così. Ho iniziato con gli usa e getta e dopo qualche settimana, quando mi ero ripresa dal parto e avevo ben avviato l&#8217;allattamento al seno, ho provato con i lavabili. Mi è risultato piuttosto facile e dunque ho deciso di continuare&#8221;.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Perché li utilizzi?</strong></span></p>
<p>&#8220;Li uso perché sono sempre stata un&#8217;amante della natura e negli ultimi anni mi sono resa sempre più conto del drastico impatto che le nostre scelte di vita quotidiane, in particolare nel nostro modo di acquistare e &#8216;consumare&#8217;, hanno sull&#8217;ambiente. Lo scorso anno ho partecipato a un corso sulla gestione dei rifiuti e di sensibilizzazione al riciclaggio, organizzato dal comune in cui abito. Durante il corso è emerso che, in Australia (paese in cui vivo), ogni giorno ben 3,75 milioni di pannolini usa e getta finiscono in discarica. <strong>Considerando che un pannolino impiega tra i 200 ed i 500 anni a decomporsi, mi sembra evidente che il ricorso agli usa e getta non contribuisca di certo a creare quel mondo migliore, più sano e pulito, in cui vorrei vivesse mia figlia</strong>&#8220;.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>In che materiale sono prodotti?</strong></span></p>
<p>&#8220;Ci sono tantissimi tipi di pannolini lavabili sul mercato, fatti di tanti materiali diversi.<br />Per aiutarti a capire (perché all&#8217;inizio è davvero complicato orientarsi), puoi dare un&#8217;occhiata allo schema di questa pagina <a href="http://pannoliniconsapevoli.it/tipologie-di-pannolini-lavabili/">Tipologie pannolini lavabili</a>).</p>
<p>Il mio &#8216;parco pannolini&#8217; è composto da:<br />&#8211; 4 cover  in TPU (poliuretano termoplastico)<br />&#8211; 12 inserti prefold in cotone grezzo in misura small e 6 medium <br />&#8211; 10 pannolini pocket di cui la parte esterna è in PUL (poliuretano laminato) e la parte interna in pile di carbone di bambù bianco con 7 inserti in microfibra e bambù e 4 inserti 55% canapa 45% cotone biologico.<br /><strong>Li ho presi tutti second-hand per avere un minore impatto sull&#8217;ambiente e sul portafogli</strong>&#8220;.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Co</strong><strong>me si usano?</strong></span></p>
<p>&#8220;I prefold sono rettangoli formati da diversi strati di cotone sovrapposto con una stratificazione più spessa nella parte centrale. Si usano piegandoli in tre, adattandoli intorno al corpo del bambino, allargando gli angoli della parte posteriore per unirli a quelli della parte anteriore e fermandoli con un gancino, detto snappy. Una volta fermati, vanno racchiusi nella cover esterna impermeabile in TPU. Questi sono quelli un po&#8217; più complicati perché bisogna imparare a fare la piegatura, ma con qualche tutorial su youtube ed un po&#8217; di pratica diventa ben presto automatico.<br />I pocket sembrano proprio dei pannolini usa e getta, ma hanno delle clip per adattarsi alla crescita del bambino e si usano inserendo nella tasca gli inserti, che sono strisce assorbenti. Personalmente però, per una questione di praticità nel lavaggio, preferisco lasciare l&#8217;inserto all&#8217;esterno della tasca. Talvolta, avendo pochi pannolini al momento, uso i prefold piccoli come inserti per i pannolini pocket. Durante la notte, utilizzo due inserti invece che uno&#8221;.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Come li lavi?</strong></span></p>
<p>&#8220;Inizialmente ho provato a seguire una pagina facebook in inglese, ma era davvero complicata e mi stavo scoraggiando, così ho deciso di provare a lavarli con i prodotti che uso di solito, ovvero col percarbonato, l&#8217;acido citrico e l&#8217;olio essenziale di eucalipto.<br />Quando sono sporchi li metto in un cestino aperto in lavanderia. Metto gli inserti a parte e le cover con il resto dei panni della bimba.<br />Se i pannolini sono sporchi di popò li sciacquo con del sapone di Marsiglia, li strizzo bene e poi li metto nella cesta. Mia figlia ha due mesi e la sua popò è molto liquida, dunque riesco a sciacquare direttamente nel lavandino della lavanderia con il doccino, quando più avanti sarà più solida, ho letto che bisognerà prima scrollarla nel water.<br />In genere lavo gli inserti con un lavaggio più lungo (la mia lavatrice ha un programma a 60 gradi di 2 ore) e le cover, che di solito si sporcano meno, insieme agli altri vestiti di mia figlia con un programma corto a 30 gradi per preservarne il più a lungo possibile gli elastici e i colori delle fantasie. Poi stendo tutto all&#8217;aperto al sole, finché il tempo me lo permette. Credo che con l&#8217;avvento dell&#8217;inverno (essendo agli antipodi le stagioni sono al contrario) i tempi di asciugatura degli inserti saranno più lunghi quindi sto pensando di procurarmene degli altri.<br />Al momento, con la quantità di pannolini che ho, faccio una lavatrice ogni due giorni. Con un maggior numero di pannolini probabilmente diminuirebbe la frequenza dei lavaggi.<br />Fino ad ora mi ritengo soddisfatta del risultato, ma non sono sicura che questa sia la prassi migliore&#8221;.</p>
<p><strong><span style="color: #acc0a5;">La fase del lavaggio è importante anche per rendere effettivamente ecologica la scelta rispetto all&#8217;usa e getta. Sicuramente infatti portano ad una netta riduzione dei rifiuti (da quasi una tonnellata a pochi chilogrammi), ma è necessario prestare attenzione al consumo di acqua ed energia per il lavaggio e l’asciugatura dei pannolini. Qui qualche consiglio: <a style="color: #acc0a5;" href="https://www.altroconsumo.it/casa-energia/pulizie/consigli/pannolini-lavabili-come-usarli-perche-inquinino-meno">Altroconsumo &#8211; Pannolini lavabili</a></span></strong></p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Quanti ne usi più o meno al giorno?</strong></span></p>
<p>&#8220;Direi circa 7 al giorno, ma spesso si sporca solo l&#8217;inserto per cui si può conservare la cover per più di un cambio pannolino e mettere a lavare solo l&#8217;inserto&#8221;.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Ti trovi bene? È complicato utilizzarli?</strong></span></p>
<p>&#8220;<strong>Mi trovo molto bene! La pelle di mia figlia è rimasta bella rosea, senza alcuna irritazione, i pannolini sono bellissimi e alla fine del giorno, quando vedo che il bidone per i rifiuti vicino al fasciatoio è vuoto, provo un&#8217;enorme soddisfazione!</strong><br />È stato <strong>molto</strong> <strong>più complicato scegliere quali acquistare che utilizzarli</strong>. Ho trovato molto difficile orientarmi nella scelta dei pannolini. Bisogna districarsi tra tante tipologie e tanti materiali diversi e le pagine facebook che ho consultato utilizzano un lessico specifico che risulta totalmente incomprensibile per un neofita.<br />Come dicevo prima, i prefold possono risultare un po&#8217; più complicati perché è necessario imparare a piegarli, ma una volta appresa la tecnica diventa tutto molto automatico e veloce&#8221;.</p>
<p><strong><span style="color: #acc0a5;">Ti porta via molto tempo?</span></strong></p>
<p>&#8220;Non direi che mi porti via molto tempo. Forse la differenza maggiore rispetto agli usa e getta è il risciacquo a mano dei pannolini sporchi di popo&#8217;. Fortunatamente capita di doverlo fare una o al massimo due volte in un giorno&#8221;.</p>
<p><strong><span style="color: #acc0a5;">Un pregio e un difetto?</span></strong></p>
<p><strong>Solo un pregio? Ce ne sono tantissimi! Sono belli, delicati sulla pelle, economici nel lungo periodo ed ecologici.</strong><br />Difetto: richiedono un po&#8217; di studio iniziale (per capire quali tipi acquistare) e di organizzazione degli spazi per lo stoccaggio dei pannolini sporchi.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Li consiglieresti ad altre mamme?</strong></span></p>
<p>&#8220;Sicuramente sì, <strong>li consiglierei a mamme, papà, nonni, asili&#8230;</strong>! Tuttavia ritengo che per incentivare l&#8217;uso dei pannolini lavabili sarebbe utile avere delle agevolazioni economiche per l&#8217;acquisto (mi sembra che alcuni Comuni li offrano già, ma dovrebbe essere una cosa più generalizzata e non a discrezione del singolo Comune) e dei &#8216;corsi&#8217; sull&#8217;utilizzo dei lavabili con presentazione delle tipologie e istruzioni sull&#8217;uso, sullo stoccaggio e sul lavaggio, magari organizzati dagli ospedali e inseriti come opzione tra gli incontri dei corsi pre-parto. Infatti credo che vi siano molti preconcetti sui lavabili: che siano complicati, che diano fastidio al bambino, che siano troppo cari&#8230; Tutte idee che possono essere sfatate grazie a una maggiore sensibilizzazione sull&#8217;argomento. Ma non ci si può attendere che questo parta dalle singole persone, non tutti sono sensibili a queste tematiche, dovrebbe essere qualcosa organizzato a livello istituzionale. Tutti dovrebbero avere l&#8217;opportunità di provare e in seguito scegliere se utilizzare gli usa e getta o i lavabili&#8221;.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>E in famiglia come va con questa scelta?</strong></span></p>
<p>&#8220;Oltre a me, anche il mio compagno e mia mamma cambiano i pannolini di Nina ed entrambi erano inizialmente scettici se non addirittura contrari all&#8217;uso dei pannolini lavabili.<br /><strong>Essendo io cocciuta e avendo visto con i miei occhi che esistevano mamme che utilizzavano i lavabili senza problemi e anzi con gran soddisfazione, ho iniziato ad usarli, senza però imporre loro la mia scelta e lasciandoli liberi di utilizzare gli usa e getta.</strong><br />All&#8217;inizio mi osservavano con un misto di scetticismo e curiosità, ma dopo i primi cambi è scattato lo spirito di competizione. Sia il mio compagno sia mia mamma hanno iniziato a sperimentare coi lavabili facendo a gara a chi faceva la piega migliore e segretamente compiacendosi se la piega non perfettamente fatta da qualcun altro provocava una perdita di pipì. Di recente ho addirittura beccato mia mamma a scegliere i vestiti da mettere a Nina in base al colore e alla fantasia del pannolino lavabile che ha indosso in quel momento&#8221; <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/15.0.3/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p>Nella scelta dei materiali, suggeriamo di preferire tessuti biologici (anche il cotone biologico va bene), non sbiancati, meglio se con certificazioni GOTS e OEKO-TEX, e prodotto localmente, in modo da limitare l&#8217;inquinamento da pesticidi, sostanze chimiche e da trasporto. La scelta second-hand di Alice è ancora meglio.</p>
<p>Grazie Alice, Francois e Nina per questa attenzione all&#8217;ambiente e per aver raccontato un&#8217;utile esperienza!</p>


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<ul class="wp-block-gallery aligncenter columns-0 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="813" height="1024" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/Nina-e1559465510200-813x1024.jpg" alt="" data-id="4064" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=4064" class="wp-image-4064" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/Nina-e1559465510200-813x1024.jpg 813w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/Nina-e1559465510200-600x756.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/Nina-e1559465510200-238x300.jpg 238w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/Nina-e1559465510200-768x967.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/Nina-e1559465510200.jpg 1129w" sizes="auto, (max-width: 813px) 100vw, 813px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="933" height="1024" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/db53ef50-b5b5-455c-bee8-59e6cf19853f-copy-933x1024.jpg" alt="" data-id="4072" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=4072" class="wp-image-4072" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/db53ef50-b5b5-455c-bee8-59e6cf19853f-copy-933x1024.jpg 933w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/db53ef50-b5b5-455c-bee8-59e6cf19853f-copy-600x658.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/db53ef50-b5b5-455c-bee8-59e6cf19853f-copy-273x300.jpg 273w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/db53ef50-b5b5-455c-bee8-59e6cf19853f-copy-768x842.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/db53ef50-b5b5-455c-bee8-59e6cf19853f-copy.jpg 1155w" sizes="auto, (max-width: 933px) 100vw, 933px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/29e74bd0-c942-45c5-b59c-1027ffce5f1a-1024x768.jpg" alt="" data-id="4066" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=4066" class="wp-image-4066" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/29e74bd0-c942-45c5-b59c-1027ffce5f1a-1024x768.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/29e74bd0-c942-45c5-b59c-1027ffce5f1a-600x450.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/29e74bd0-c942-45c5-b59c-1027ffce5f1a-300x225.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/29e74bd0-c942-45c5-b59c-1027ffce5f1a-768x576.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/29e74bd0-c942-45c5-b59c-1027ffce5f1a-1160x870.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/29e74bd0-c942-45c5-b59c-1027ffce5f1a.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li></ul>


<hr>
<h5><span style="color: #acc0a5;">English &#8211; Alice, Francois and Nina: the story (and two videos) of the experience with washable diapers!</span></h5>
<p>We tell you about the experience of Alice (and Nina, two-month-old) with washable diapers: how she (they) like(s) them, the reasons for the choice, the doubts, the materials, how to use them, how to wash them&#8230; And also <strong>two videos to see step by step</strong> first Alice while she changes Nina&#8217;s diaper, and then her father Francois&nbsp;<img decoding="async" class="emoji" draggable="false" src="https://s.w.org/images/core/emoji/12.0.0-1/svg/1f642.svg" alt="&#x1f642;"></p>
<p>Why are we talking about diapers? Because of the impact they have on the environment. &#8220;ISPRA&#8217;s latest report (in Italy) on urban waste 2017 (page 78) estimated the average composition of waste in the 2008-2016 period, highlighting how 3.7 percent is made up of diapers and other absorbent materials. Considering the annual production of urban waste in about 30 million tons, the amount of the aforementioned waste category can be quantified in over 1 million and 100,000 tons. Disposable diapers for newborns and infants amount to <strong>around 6,000 in number, and &nbsp;1 ton in weight, during the first 2.5-3 years of life</strong>. One can hypothesize in Italy 2.2 billion diapers per year, over 150 thousand tons of waste produced each year by disposable diapers only&#8221; (from <a href="https://parlamento17.openpolis.it/atto/documento/id/491794">Atto Camera&nbsp;C.4/18396 4-18396</a>).</p>
<p>&#8220;They contain plastic, chlorine (to whiten cellulose) and ultra absorbent gels, which in addition to irritate and overheat the baby&#8217;s skin are very polluting at the time of disposal. If incinerated, they produce harmful substances (including dioxin), nanoparticles, ashes to be disposed of and contribute to global warming&#8221; (source: Il Fatto Quotidiano, 25 April 2016).</p>
<p>Nina is a little &#8220;Dress <span style="color: #acc0a5;"><strong><em>Eco</em></strong></span>de&#8221; girl! Her mother Alice (and her father Francois) is very caring about environmental and social issues and since the baby was in the belly she has shared with us ideas on how to deal with some ecological aspects. In our exchange of photos and news, they live far away, in Australia, the theme is &#8220;Little Dress <span style="color: #acc0a5;"><strong><em>Eco</em></strong></span>des grow!&#8221;, also with the grandmother Antonella <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/15.0.3/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Hi Alice, we have some questions for you about washable diapers.</strong></span></p>
<p>&#8220;A premise: the birth of a child is in itself a total turmoil. There are so many things to learn, so many challenges, so much pressure and above all so much tiredness! <span style="color: #000000;"><strong>Although I am a convinced ecologist, during pregnancy I had promised myself that all the things I wanted to do (natural childbirth, breastfeeding, washable diapers, talking to Nina in Italian, etc.) I would have made only if there had been conditions and no particular stress had been created for me. I had no intention of pushing myself beyond my limits and creating frustrations in a very delicate and difficult moment.</strong></span><br>This was the case for washable diapers. I started with disposables and after a few weeks, when I had recovered from the birth and had started breastfeeding, I tried with washable. It turned out to be pretty easy, so I decided to continue&#8221;.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Why do you use them?</strong></span></p>
<p>&#8220;I use them because I have always been a lover of nature and in the last few years I have become increasingly aware of the drastic impact that our daily life choices, particularly our way of buying and &#8216;consuming&#8217;, have on the environment. Last year I attended a course on waste management and recycling awareness, organized by the municipality where I live. During the course it emerged that in Australia (the country where I live) as many as 3.75 million disposable diapers end up in landfills every day. <strong>Considering that a diaper takes between 200 and 500 years to decompose, it seems clear to me that the use of disposables certainly does not contribute to creating that better, healthier and cleaner world in which I would like my daughter to live</strong>&#8220;.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>What material are they produced from?</strong></span></p>
<p>&#8220;There are so many types of washable diapers on the market, made from many different materials.<br>To help you understand (because at the beginning it is really complicated to orient yourself), you can take a look at the diagram on this page <a href="http://pannoliniconsapevoli.it/tipologie-di-pannolini-lavabili/">Tipologie pannolini lavabili</a>.</p>
<p>My &#8216;diaper fleet&#8217; is composed of:<br>&#8211; 4 TPU covers (thermoplastic polyurethane)<br>&#8211; 12 prefold inserts in raw cotton in small size and 6 in medium<br>&#8211; 10 pocket diapers whose outer part is in PUL (laminated polyurethane) and the inner part in white bamboo charcoal fleece with 7 microfibre and bamboo inserts and 4 inserts made of 55% hemp 45% organic cotton.<br><strong>I took them all second-hand to have less impact on the environment and on my wallet</strong>&#8220;.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>How do you use them?</strong></span></p>
<p>“The prefolds are rectangles formed by several layers of cotton overlaid with a thicker stratification in the central part. They are used by folding them in three, adapting them around the body of the child, widening the corners of the back part to join them to those of the front part and securing them with a little hook, called snappy. Once secured, they must be contained in the waterproof TPU outer cover. These are the ones a bit more complicated because you have to learn how to fold, but with a few tutorials on youtube and a little practice it soon becomes automatic.<br>The pocket diapers look like the disposable ones, but they have clips to adapt to the growth of the child and are used by positioning the inserts into the pocket, which are absorbent strips. Personally, however, as a matter of practicality in washing I prefer to leave the insert outside the pocket. Sometimes, having few diapers at the moment, I use small prefolds as inserts for pocket diapers. During the night, I use two inserts instead of one&#8221;.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>How do you wash them?</strong></span></p>
<p>“Initially I tried to follow a facebook page in English, but it was really complicated and I was getting discouraged, so I decided to try washing them with the products I usually use, that is with percarbonate, citric acid and the essential oil of eucalyptus.<br>When they are dirty, I put them in an open laundry basket. I put the inserts apart and the covers with the rest of the baby&#8217;s clothes.<br>If the diapers are dirty with poop I rinse them with Marseille soap, squeeze them well and then put them in the basket. My daughter has two months and her poop is very liquid, so I can rinse directly in the sink of the laundry with the hand shower, when later it will be more solid I read that we must first shake it in the toilet.<br>I usually wash the inserts with a longer wash (my washing machine has a 60-degree 2-hour program) and the covers, which usually get less dirty, along with my daughter&#8217;s other clothes with a short 30-degree program for to preserve the elastic and the colors of the patterns for as long as possible. Then I lay everything out in the sun, as long as weather permits. I believe that with the advent of winter (being antipodean, the seasons are opposite) the drying time of the inserts will be longer, so I&#8217;m thinking of getting some more.<br>At the moment, with the amount of diapers I have, I make a washing machine every two days. With a greater number of diapers it would probably decrease the frequency of washing.<br>So far I am satisfied with the result, but I&#8217;m not sure this is the best practice&#8221;.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>The washing phase is also important to make the choice really ecological compared to the disposable one. Indeed, washable diapers lead to a net reduction in waste (from almost a ton to a few kilograms), but attention must be paid to the consumption of water and energy for washing and drying diapers. Here are some tips: <a style="color: #acc0a5;" href="https://www.altroconsumo.it/casa-energia/pulizie/consigli/pannolini-lavabili-come-usarli-perche-inquinino-meno">Altroconsumo – Washable diapers</a></strong></span></p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>How many do you use more or less a day?</strong></span></p>
<p>&#8220;I would say about 7 a day, but often only the insert gets dirty, so you can keep the cover for more than one diaper change and only wash the insert&#8221;.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>How do you like them? Is it complicated to use them?</strong></span></p>
<p>&#8220;<strong>I am very happy with them! My daughter&#8217;s skin remains pretty rosy, without any irritation, the diapers are beautiful and at the end of the day, when I see that the waste bin near the changing table is empty, I feel a huge satisfaction!</strong><br>It was <strong>much more complicated to choose</strong> <strong>which ones to buy than to use them</strong>. I found it very difficult to orient myself in choosing diapers. You have to deal with many types and many different materials, and the facebook pages I consulted use a specific lexicon that is totally incomprehensible for a beginner.<br>As I said before, prefolds can be a bit more complicated because you need to learn how to fold them, but once you&#8217;ve learned the technique it becomes very automatic and fast&#8221;.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Does it take you a long time?</strong></span></p>
<p>&#8220;I wouldn&#8217;t say it takes me a long time. Perhaps the biggest difference compared to disposables is the rinsing of dirty poop nappies by hand. Fortunately it happens to have to do it once or at the most twice in one day&#8221;.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><b>A&nbsp;</b><span style="font-weight: 600;">strength</span><b>&nbsp;and a weakness?</b></span></p>
<p><strong>Just one advantage? There are so many! They are beautiful, delicate on the skin, economical in the long run and ecological.</strong><br>Disadvantage: they require a little initial study (to understand which types to buy) and to organize spaces for the storage of dirty diapers.</p>
<p><strong>Would you recommend them to other mothers?</strong></p>
<p>&#8220;Surely yes, <strong>I would recommend them to mothers, dads, grandparents, kindergartens&#8230;!</strong> However, I believe that to encourage the use of washable diapers it would be useful to have some financial advantages for the purchase (it seems to me that some Municipalities already offer them, but it should be something more generalised and not at the discretion of the single Municipality) and of the &#8216;courses&#8217; on the use of washable materials with presentation of the types and instructions on use, storage and washing, perhaps organised by the hospitals and included as an option between pre-birth training courses. In fact, I believe that there are many preconceptions about washable materials: that they are complicated, that they bother the child, that they are too expensive&#8230; All ideas that can be debunked thanks to greater awareness on the subject. But we cannot expect this to start from individuals, not everyone is sensitive to these issues, it should be something organized at an institutional level. Everyone should have the opportunity to try and then choose whether to use disposable or washable options&#8221;.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>And how is it going in your family with this choice?</strong></span></p>
<p>&#8220;In addition to me, my partner and my mother also change Nina&#8217;s diapers and both were initially skeptical or even opposed to the use of washable diapers.<br><strong>Since I am stubborn and having seen with my own eyes that there were mothers who used washable products without problems and indeed with great satisfaction, I started using them, without however imposing my choice on them and leaving them free to use disposables.</strong><br>At first they watched me with a mixture of skepticism and curiosity, but after the first changes the spirit of competition started. Both my partner and my mother started experimenting with washable by competing with those who made the best turn, and secretly rejoicing if the not perfectly formed fold by someone else caused a loss of pee. Recently I even caught my mom choosing clothes to put on Nina based on the color and pattern of the washable diaper she was wearing at the time&#8221;. <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/15.0.3/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p>In the choice of materials, we suggest to prefer organic fabrics (even organic cotton is fine), not bleached, preferably with GOTS and OEKO-TEX certifications, and locally produced, so as to limit pollution by pesticides, chemicals and transport. Alice&#8217;s second-hand choice is even better.</p>
<p>Thanks Alice, Francois and Nina for this attention to the environment and for telling an useful experience!</p>]]></content:encoded>
					
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