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	<title>climate change &#8211; Dress Ecode</title>
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	<title>climate change &#8211; Dress Ecode</title>
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		<title>Che eco-ansia! 10 rimedi per alleggerirla</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Sep 2021 10:21:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Climate change]]></category>
		<category><![CDATA[Environment/Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[Puoi ascoltare qui l&#8217;articolo: Eco-ansia &#160; Tra diluvi, incendi, siccità, uragani, inquinamento, scioglimento dei ghiacciai, innalzamento del livello dei mari… C&#8217;è qualcuno, sensibile all&#8217;argomento sostenibilità, che non senta un po’ di eco-ansia? Soprattutto in seguito alla pubblicazione dell&#8217;ultimo rapporto IPCC durante quest&#8217;estate, i post, i commenti e le richieste di consigli sempre più frequentemente hanno riguardato la preoccupazione per lo scenario futuro che si prospetta in termini di sopravvivenza del genere umano. L&#8217;IPCC Costituito nel 1988, è l&#8217;organismo internazionale delle Nazioni Unite per la valutazione dei cambiamenti climatici. Nell&#8217;ultimo rapporto pubblicato, 234 scienziati hanno sintetizzato 14,000 documenti di ricerca. Non ci sono più dubbi sulla crisi climatica. È inequivocabile che l’influenza umana abbia riscaldato l’atmosfera, l’oceano e le terre emerse. Le evidenze lo confermano (fonte: IPCC 2021): L’influenza umana è la causa principale del ritiro dei ghiacciai a livello globale dagli anni ’90 e ha contribuito allo scioglimento superficiale osservato della calotta glaciale della Groenlandia negli ultimi due decenni. L’influenza umana ha riscaldato il clima a un ritmo (velocità) senza precedenti negli ultimi 2000 anni. Gli estremi di caldo (incluse le ondate di calore) sono diventati più frequenti e più intensi nella maggior parte delle terre emerse a partire dagli anni ’50 del XX secolo. La temperatura superficiale globale è aumentata più velocemente a partire dal 1970 che in qualsiasi altro periodo di 50 anni degli ultimi 2000 anni. Il livello medio globale del mare continuerà ad aumentare nel corso del XXI secolo (le ipotesi sono tra +0,28 e +1,01 metri). L’oceano si è riscaldato più velocemente nell’ultimo secolo che dalla fine dell’ultima deglaciazione (circa 11.000 anni fa). Nel 2019, le concentrazioni atmosferiche di CO2 erano le più alte degli ultimi 2 milioni di anni. Il riscaldamento globale di 1,5°C e 2°C sarà superato durante il corso del XXI secolo a meno che non si verifichino nei prossimi decenni profonde riduzioni delle emissioni di CO2 e di altri gas serra. Sono solo alcuni dei punti emersi dal rapporto: ti è salita l&#8217;eco-ansia? Cos&#8217;è? Si tratta di un impatto psicologico indiretto del cambiamento climatico. È &#8220;una reazione su larga scala allo stato degli ecosistemi planetari&#8221; (Pihkala, 2020). Secondo l’American Pshychological Association (2017) è &#8220;una paura cronica dei disastri ambientali. Una fonte di stress causato dal guardare il lento e apparentemente irrevocabile impatto del cambiamento climatico, e preoccuparsi del futuro di se stessi, dei bambini e delle ultime generazioni” (Clayton et. al., 2017). Come si manifesta? I sintomi riferiti sono paura esistenziale, senso di colpa o vergogna per la propria impronta ambientale, depressione, ansia, panico, nervosismo, sensazione di essere senza speranza, irritabilità, debolezza, sbalzi d&#8217;umore, esaurimento, insonnia, pensieri ossessivi. Chi riguarda? Riguarda tutti, anche giovani e bambini. L&#8217;American Psychological Association (2020) ha rilevato che per il 47% degli americani di età compresa tra 18 e 34 anni lo stress del cambiamento climatico ha avuto un impatto sulla vita quotidiana. I giovani sperimentano attraverso la tecnologia moderna una maggiore esposizione a realtà climatiche inquietanti e ansiogene (Li, 2015). L&#8217;associazione di beneficenza Place2Be afferma che sia più accentuata tra i giovani: da uno studio emerge che 4 bambini su 5 tra i 10 e i 12 anni hanno espresso sentimenti di paura, tristezza, rabbia per i problemi ambientali. Come reagiamo all&#8217;ansia climatica? Le risposte psicologiche possono essere (Coppola, 2021): disadattive. Per molte persone, il costo mentale di pensare e sperimentare la realtà di un clima che cambia è quasi troppo da sopportare. Di conseguenza, una risposta comune è rifiutare questa realtà. Una risposta disadattiva è caratterizzata dallo spegnimento attraverso la negazione, la scissione e il disconoscimento (Doherty, 2011; Lewis, 2019). adattive. Altre persone coltivano vari effetti di auto-conservazione come resilienza, speranza costruttiva, sintonizzazione, risonanza cognitiva e autoefficacia. Pihkala (2019) afferma che bisogna essere in grado di adattarsi di fronte all&#8217;ansia piuttosto che essere schiacciati. Come possiamo rispondere in modo adattivo? Abbiamo raccolto alcuni suggerimenti per reagire all&#8217;eco-ansia in modo più costruttivo e resiliente. In casi di livelli elevati o situazioni patologiche ovviamente è necessario il supporto di uno specialista, negli altri casi possiamo adottare alcuni accorgimenti. &#160; &#160; &#160; &#160; 10 rimedi Migliorare lo stato d&#8217;animo Connettiti con la natura. Coltiva piante e alberi in terrazzo, balcone, giardino. Medita. Disconnettiti da internet. Prendersi cura di sé attraverso abitudini sane è uno dei rimedi consigliati dall&#8217;American Psychological Association. Informarsi meglio Scegli accuratamente le fonti d&#8217;informazione. Evita chi espone con toni disastrosi, senza proporre azioni che possono essere messe in pratica. Verifica sempre ciò che leggi! Spesso i media rincorrono titoli sensazionalistici. Riduci il tempo in mezzo a notizie negative. È importante essere aggiornati, ma non esagerare. Zero Waste Goods dà un consiglio secondo noi molto valido: se leggi una storia negativa, scrivi un messaggio da “portare a casa” e un cambiamento che vuoi mettere in atto come risposta a quanto letto. Cerca storie positive per far entrare nella tua prospettiva il fatto che nel mondo accadono anche tante cose positive. L&#8217;azione come antidoto (Coppola 2021) Valuta il tuo impatto ambientale e osserva come puoi miglioralo cambiando alcune abitudini (diminuire plastica, ridurre rifiuti, acquistare localmente, adottare un&#8217;alimentazione a base vegetale, ecc.). Puoi seguire i consigli del nostro sito, per esempio, per limitare il tuo impatto attraverso la scelta dei vestiti. Oppure utilizzare un&#8217;app come AWorld. Trova il tuo ruolo, pensa qual è il modo migliore con cui puoi mettere a frutto le tue capacità per contribuire positivamente. Non possiamo fare TUTTO, ma possiamo fare qualcosa. Anche attraverso le nostre scelte politiche e di acquisto. La forza del gruppo Unisciti ad altri gruppi, per esempio di volontariato. Spesso l’eco-ansia è vissuta in solitudine. Una tesi di ricerca condotta presso l&#8217;Università del Vermont (Coppola, 2021) ha rivelato come l&#8217;azione attraverso il coinvolgimento in organizzazioni ambientali serva da antidoto per l&#8217;eco-ansia tra i membri della &#8220;Climate Generation&#8221; (sono stati intervistati giovani dai 18 ai 21 anni, reclutati da sei organizzazioni ambientaliste dell&#8217;UVM). Scegli una realtà che opera vicino a te per contribuire in modo positivo alla comunità locale. Condividi la tua esperienza con altri e costruisci forti reti sociali (American Psychological Association). Su Clubhouse ci troviamo settimanalmente per fare rete, confrontarci e sostenerci tra persone che hanno a cuore la sostenibilità (Club Sostenibilità). Cerca di essere un esempio per gli altri (ricordando che non è necessario essere perfetti!). Foto: Omid Armin (cover); Fransiskus Filibert; Dress ECOde. &#160;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignleft wp-image-11602" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie.png" alt="" width="30" height="28" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie.png 3840w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-600x551.png 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-300x276.png 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1024x941.png 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-768x706.png 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1536x1412.png 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-2048x1882.png 2048w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1160x1066.png 1160w" sizes="(max-width: 30px) 100vw, 30px" />Puoi ascoltare qui l&#8217;articolo: <a href="https://www.spreaker.com/episode/46665097">Eco-ansia</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tra diluvi, incendi, siccità, uragani, inquinamento, scioglimento dei ghiacciai, innalzamento del livello dei mari… C&#8217;è qualcuno, sensibile all&#8217;argomento sostenibilità, che non senta un po’ di eco-ansia?</p>
<p>Soprattutto in seguito alla pubblicazione dell&#8217;ultimo rapporto IPCC durante quest&#8217;estate, i post, i commenti e le richieste di consigli sempre più frequentemente hanno riguardato la preoccupazione per lo scenario futuro che si prospetta in termini di sopravvivenza del genere umano.</p>
<h5><span style="color: #b2a4d4;">L&#8217;IPCC</span></h5>
<p>Costituito nel 1988, è l&#8217;organismo internazionale delle Nazioni Unite per la valutazione dei cambiamenti climatici. Nell&#8217;ultimo rapporto pubblicato, 234 scienziati hanno sintetizzato 14,000 documenti di ricerca. Non ci sono più dubbi sulla crisi climatica. È inequivocabile che l’influenza umana abbia riscaldato l’atmosfera, l’oceano e le terre emerse. Le evidenze lo confermano (fonte: IPCC 2021):</p>
<ul>
<li>L’influenza umana è la causa principale del ritiro dei ghiacciai a livello globale dagli anni ’90 e ha contribuito allo scioglimento superficiale osservato della calotta glaciale della Groenlandia negli ultimi due decenni.</li>
<li>L’influenza umana ha riscaldato il clima a un ritmo (velocità) senza precedenti negli ultimi 2000 anni.</li>
<li>Gli estremi di caldo (incluse le ondate di calore) sono diventati più frequenti e più intensi nella maggior parte delle terre emerse a partire dagli anni ’50 del XX secolo.</li>
<li>La temperatura superficiale globale è aumentata più velocemente a partire dal 1970 che in qualsiasi altro periodo di 50 anni degli ultimi 2000 anni.</li>
<li>Il livello medio globale del mare continuerà ad aumentare nel corso del XXI secolo (le ipotesi sono tra +0,28 e +1,01 metri).</li>
<li>L’oceano si è riscaldato più velocemente nell’ultimo secolo che dalla fine dell’ultima deglaciazione (circa 11.000 anni fa).</li>
<li>Nel 2019, le concentrazioni atmosferiche di CO<sub>2</sub> erano le più alte degli ultimi 2 milioni di anni.</li>
<li>Il riscaldamento globale di 1,5°C e 2°C sarà superato durante il corso del XXI secolo a meno che non si verifichino nei prossimi decenni profonde riduzioni delle emissioni di CO2 e di altri gas serra.</li>
</ul>
<p>Sono solo alcuni dei punti emersi dal rapporto: ti è salita l&#8217;eco-ansia?</p>
<h5><span style="color: #b2a4d4;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-15265 alignright" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/09/fransiskus-filbert-mangundap-f_0nTK31xjs-unsplash-scaled.jpg" alt="" width="429" height="570" />Cos&#8217;è?</span></h5>
<p>Si tratta di un impatto psicologico indiretto del cambiamento climatico. È &#8220;una reazione su larga scala allo stato degli ecosistemi planetari&#8221; (Pihkala, 2020). Secondo l’American Pshychological Association (2017) è &#8220;una paura cronica dei disastri ambientali. Una fonte di stress causato dal guardare il lento e apparentemente irrevocabile impatto del cambiamento climatico, e preoccuparsi del futuro di se stessi, dei bambini e delle ultime generazioni” (Clayton et. al., 2017).</p>
<h5><span style="color: #b2a4d4;">Come si manifesta?</span></h5>
<p>I sintomi riferiti sono paura esistenziale, senso di colpa o vergogna per la propria impronta ambientale, depressione, ansia, panico, nervosismo, sensazione di essere senza speranza, irritabilità, debolezza, sbalzi d&#8217;umore, esaurimento, insonnia, pensieri ossessivi.</p>
<h5><span style="color: #b2a4d4;">Chi riguarda?</span></h5>
<p>Riguarda tutti, anche giovani e bambini. L&#8217;American Psychological Association (2020) ha rilevato che per il 47% degli americani di età compresa tra 18 e 34 anni lo stress del cambiamento climatico ha avuto un impatto sulla vita quotidiana. I giovani sperimentano attraverso la tecnologia moderna una maggiore esposizione a realtà climatiche inquietanti e ansiogene (Li, 2015).</p>
<p>L&#8217;associazione di beneficenza Place2Be afferma che sia più accentuata tra i giovani: da uno studio emerge che 4 bambini su 5 tra i 10 e i 12 anni hanno espresso sentimenti di paura, tristezza, rabbia per i problemi ambientali.</p>
<h5><span style="color: #b2a4d4;">Come reagiamo all&#8217;ansia climatica?</span></h5>
<p>Le risposte psicologiche possono essere (Coppola, 2021):</p>
<ul>
<li><strong>disadattive</strong>. Per molte persone, il costo mentale di pensare e sperimentare la realtà di un clima che cambia è quasi troppo da sopportare. Di conseguenza, una risposta comune è rifiutare questa realtà. Una risposta disadattiva è caratterizzata dallo spegnimento attraverso la negazione, la scissione e il disconoscimento (Doherty, 2011; Lewis, 2019).</li>
<li><strong>adattive.</strong> Altre persone coltivano vari effetti di auto-conservazione come resilienza, speranza costruttiva, sintonizzazione, risonanza cognitiva e autoefficacia. Pihkala (2019) afferma che bisogna essere in grado di adattarsi di fronte all&#8217;ansia piuttosto che essere schiacciati.</li>
</ul>
<h5><span style="color: #b2a4d4;">Come possiamo rispondere in modo adattivo?</span></h5>
<p><a href="https://dressecode.thinkific.com/"><img decoding="async" class="alignleft wp-image-14632" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/05/cover.jpg" alt="Corso moda sostenibile" width="406" height="305" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/05/cover.jpg 943w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/05/cover-600x449.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/05/cover-300x225.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/05/cover-768x575.jpg 768w" sizes="(max-width: 406px) 100vw, 406px" /></a>Abbiamo raccolto alcuni suggerimenti per reagire all&#8217;eco-ansia in modo più costruttivo e resiliente. In casi di livelli elevati o situazioni patologiche ovviamente è necessario il supporto di uno specialista, negli altri casi possiamo adottare alcuni accorgimenti.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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<h5><span style="color: #b2a4d4;">10 rimedi</span></h5>
<ul>
<li><strong>Migliorare lo stato d&#8217;animo</strong></li>
</ul>
<ol>
<li>Connettiti con la natura. Coltiva piante e alberi in terrazzo, balcone, giardino.</li>
<li>Medita.</li>
<li>Disconnettiti da internet.</li>
</ol>
<p>Prendersi cura di sé attraverso abitudini sane è uno dei rimedi consigliati dall&#8217;American Psychological Association.</p>
<ul>
<li><strong>Informarsi meglio</strong></li>
</ul>
<ol>
<li>Scegli accuratamente le fonti d&#8217;informazione. Evita chi espone con toni disastrosi, senza proporre azioni che possono essere messe in pratica. Verifica sempre ciò che leggi! Spesso i media rincorrono titoli sensazionalistici.</li>
<li>Riduci il tempo in mezzo a notizie negative. È importante essere aggiornati, ma non esagerare. Zero Waste Goods dà un consiglio secondo noi molto valido: se leggi una storia negativa, scrivi un messaggio da “portare a casa” e un cambiamento che vuoi mettere in atto come risposta a quanto letto. Cerca storie positive per far entrare nella tua prospettiva il fatto che nel mondo accadono anche tante cose positive.</li>
</ol>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-15280 aligncenter" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/09/IMG_4112.jpg" alt="" width="770" height="553" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/09/IMG_4112.jpg 1600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/09/IMG_4112-600x431.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/09/IMG_4112-300x215.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/09/IMG_4112-1024x735.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/09/IMG_4112-768x552.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/09/IMG_4112-1536x1103.jpg 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/09/IMG_4112-1160x833.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 770px) 100vw, 770px" /></p>
<ul>
<li><strong>L&#8217;azione come antidoto </strong>(Coppola 2021)</li>
</ul>
<ol>
<li>Valuta il tuo impatto ambientale e osserva come puoi miglioralo cambiando alcune abitudini (diminuire plastica, ridurre rifiuti, acquistare localmente, adottare un&#8217;alimentazione a base vegetale, ecc.). Puoi seguire i consigli del nostro sito, per esempio, per limitare il tuo impatto attraverso la <a href="https://mailchi.mp/13e230d112c6/inizia-da-qui">scelta dei vestiti.</a> Oppure utilizzare un&#8217;app come <a href="https://aworld.org">AWorld</a>.</li>
<li>Trova il tuo ruolo, pensa qual è il modo migliore con cui puoi mettere a frutto le tue capacità per contribuire positivamente. Non possiamo fare TUTTO, ma possiamo fare qualcosa. Anche attraverso le nostre scelte politiche e di acquisto.</li>
</ol>
<ul>
<li><strong>La forza del gruppo</strong></li>
</ul>
<ol>
<li>Unisciti ad altri gruppi, per esempio di volontariato. Spesso l’eco-ansia è vissuta in solitudine. Una tesi di ricerca condotta presso l&#8217;Università del Vermont (Coppola, 2021) ha rivelato come l&#8217;azione attraverso il coinvolgimento in organizzazioni ambientali serva da antidoto per l&#8217;eco-ansia tra i membri della &#8220;Climate Generation&#8221; (sono stati intervistati giovani dai 18 ai 21 anni, reclutati da sei organizzazioni ambientaliste dell&#8217;UVM).<br />
Scegli una realtà che opera vicino a te per contribuire in modo positivo alla comunità locale.</li>
<li>Condividi la tua esperienza con altri e costruisci forti reti sociali (American Psychological Association). Su Clubhouse ci troviamo settimanalmente per fare rete, confrontarci e sostenerci tra persone che hanno a cuore la sostenibilità (Club Sostenibilità).</li>
<li>Cerca di essere un esempio per gli altri (ricordando che non è necessario essere perfetti!).</li>
</ol>
<p>Foto: Omid Armin (cover); Fransiskus Filibert; Dress ECOde.</p>
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<p><iframe loading="lazy" title="Spotify Embed: Che eco-ansia! 10 rimedi per alleggerirla" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" src="https://open.spotify.com/embed/episode/4OR8AHEvkIwVq3wKJqiltg?si=GP_6cYPTRrKezmWiuanjpA&#038;dl_branch=1"></iframe></p>
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		<title>Fake news del clima &#8211; Tra raggiri e cherry picking alla ricerca della verità con Serena Giacomin</title>
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		<dc:creator><![CDATA[dressecode]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Apr 2021 10:08:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Climate change]]></category>
		<category><![CDATA[Nature]]></category>
		<category><![CDATA[climate change]]></category>
		<category><![CDATA[Fake news]]></category>
		<category><![CDATA[Meteorologia]]></category>
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					<description><![CDATA[Puoi ascoltare qui l&#8217;intervista Live: Fake news del clima &#160; All’interno del club Sostenibilità in Clubhouse, abbiamo intervistato Serena Giacomin, meteorologa, climatologa e Presidente di Italian Climate Network. Grazie a Carlotta Redaelli, abbiamo posto a Serena alcune domande sull’informazione disponibile riguardo a meteo e cambiamenti climatici, per capire quali siano le bufale che circolano sull’argomento. Come la fake news in cui è cascato anche il premio Nobel Rubbia! La conversazione ci ha portato a toccare anche altri temi come la differenza tra meteorologia e climatologia, il negazionismo, le modalità migliori per parlare di cambiamenti climatici, oltre al libro “Pinguini all’equatore” scritto da Serena con Luca Perri e ai progetti realizzati nelle scuole. Ringraziamo Serena per la disponibilità e l’interessante chiacchierata. Quello dei cambiamenti climatici è un tema difficile da capire, senza un&#8217;adeguata preparazione scientifica. È percepito male, avvertito come lontano nel tempo e nello spazio, collegato al concetto di rinuncia, portando alcuni alla negazione. Serena ci guida invece a osservarlo  in un’altra prospettiva, piacevole, ironica, più leggera, chiara e in termini di vantaggio, comfort e miglioramento della nostra vita. Buon ascolto! Traccia: &#8211; Presentazione di Serena &#8211; 3:13 Differenza tra meteorologia e climatologia &#8211; 6:32 La qualità delle informazioni su meteo e clima nei media &#8211; 12:31 Fake news più diffuse &#8211; 18:00 Bufale e comunicazione dei cambiamenti climatici &#8211; 24:20 Negazionisti e cherry picking &#8211; 25:45 Situazione reale con riferimento a cambiamenti climatici e concause &#8211; 30:35 Cambiare narrazione del cambiamento climatico &#8211; 37:50 Le priorità su cui intervenire: azioni di mitigazione e adattamento &#8211; 41:10 Cosa può fare ognuno di noi &#8211; 45:00 La responsabilità antropica nel cambiamento climatico e il “bigino del negazionista” &#8211; 52:43 Come bloccare i negazionisti? &#8211; 55:30 La fiducia nella scienza &#8211; 58:15 La relazione tra emergenza sanitaria ed emergenza climatica &#8211; 1:01:00 Domande dal pubblico Foto: dal profilo di Serena Giacomin &#160;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-11602" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie.png" alt="" width="30" height="28" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie.png 3840w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-600x551.png 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-300x276.png 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1024x941.png 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-768x706.png 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1536x1412.png 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-2048x1882.png 2048w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1160x1066.png 1160w" sizes="auto, (max-width: 30px) 100vw, 30px" />Puoi ascoltare qui l&#8217;intervista Live: <a href="https://www.spreaker.com/episode/44506851">Fake news del clima</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>All’interno del club Sostenibilità in Clubhouse, abbiamo intervistato Serena Giacomin, meteorologa, climatologa e Presidente di <a href="https://www.italiaclima.org">Italian Climate Network</a>.<br />
Grazie a Carlotta Redaelli, abbiamo posto a Serena alcune domande sull’informazione disponibile riguardo a meteo e cambiamenti climatici, per capire quali siano le bufale che circolano sull’argomento. Come la fake news in cui è cascato anche il premio Nobel Rubbia!</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-14568 alignright" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/04/IMG_5442.jpg" alt="" width="460" height="281" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/04/IMG_5442.jpg 460w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/04/IMG_5442-300x183.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 460px) 100vw, 460px" />La conversazione ci ha portato a toccare anche altri temi come la differenza tra meteorologia e climatologia, il negazionismo, le modalità migliori per parlare di cambiamenti climatici, oltre al libro “Pinguini all’equatore” scritto da Serena con Luca Perri e ai progetti realizzati nelle scuole.</p>
<p>Ringraziamo Serena per la disponibilità e l’interessante chiacchierata. Quello dei cambiamenti climatici è un tema difficile da capire, senza un&#8217;adeguata preparazione scientifica. È percepito male, avvertito come lontano nel tempo e nello spazio, collegato al concetto di rinuncia, portando alcuni alla negazione. Serena ci guida invece a osservarlo  in un’altra prospettiva, piacevole, ironica, più leggera, chiara e in termini di vantaggio, comfort e miglioramento della nostra vita.</p>
<p>Buon ascolto!</p>
<p>Traccia:<br />
&#8211; Presentazione di Serena<br />
&#8211; 3:13 Differenza tra meteorologia e climatologia<br />
&#8211; 6:32 La qualità delle informazioni su meteo e clima nei media<br />
&#8211; 12:31 Fake news più diffuse<br />
&#8211; 18:00 Bufale e comunicazione dei cambiamenti climatici<br />
&#8211; 24:20 Negazionisti e cherry picking<br />
&#8211; 25:45 Situazione reale con riferimento a cambiamenti climatici e concause<br />
&#8211; 30:35 Cambiare narrazione del cambiamento climatico<br />
&#8211; 37:50 Le priorità su cui intervenire: azioni di mitigazione e adattamento<br />
&#8211; 41:10 Cosa può fare ognuno di noi<br />
&#8211; 45:00 La responsabilità antropica nel cambiamento climatico e il “bigino del negazionista”<br />
&#8211; 52:43 Come bloccare i negazionisti?<br />
&#8211; 55:30 La fiducia nella scienza<br />
&#8211; 58:15 La relazione tra emergenza sanitaria ed emergenza climatica<br />
&#8211; 1:01:00 Domande dal pubblico</p>
<p><em>Foto: dal profilo di <a href="https://www.instagram.com/serenagiacomin/?hl=it">Serena Giacomin</a></em></p>
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<p><iframe loading="lazy" title="Spotify Embed: Fake news del clima – Tra raggiri e cherry picking alla ricerca della verità con Serena Giacomin" width="100%" height="232" allowtransparency="true" frameborder="0" allow="encrypted-media" src="https://open.spotify.com/embed-podcast/episode/35KyCRlKuJXaHOajI8yW4o?si=qDNqHzC3S6GahSQzLeggrA"></iframe></p>
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		<title>Il fenomeno dei vestiti buttati e bruciati nell’industria della moda</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2020 09:31:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Companies / Aziende]]></category>
		<category><![CDATA[Fashion/Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Burberry]]></category>
		<category><![CDATA[Burning clothes]]></category>
		<category><![CDATA[climate change]]></category>
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					<description><![CDATA[Italiano/English below Puoi ascoltare qui l&#8217;articolo: Vestiti buttati e bruciati Hai mai pensato, per esempio durante le classiche pulizie di primavera, di sbarazzarti di qualche abito vecchio che oramai resta inutilizzato nel guardaroba? Magari sono capi ancora perfettamente integri, li hai indossati pochissimo e non sai cosa farci, così continuano ad ammassarsi fino a che non hai più spazio. Forse non ti stupirà ma le aziende di moda hanno lo stesso problema, soprattutto con i capi d’abbigliamento appena prodotti. Invece però di donarli ad amici o in beneficenza, come potremmo fare noi, li bruciano e, peggio ancora, fanno di tutto per evitare che tu lo sappia.Le aziende inceneriscono segretamente tonnellate e tonnellate di vestiti non venduti direttamente nelle loro fabbriche o negli stessi paesi in via di sviluppo dove hanno sfruttato la manodopera. Questa pratica è incredibilmente dannosa e pericolosa per l’ambiente, perché l’incenerimento dei vestiti rilascia sostanze chimiche tossiche nell’aria e aumenta gravemente l’inquinamento atmosferico. L’industria della moda è una delle maggiori industrie più criticate per il suo impatto ecologico e per lo sfruttamento di manodopera a basso costo e di risorse naturali. L’incenerimento di vestiti in eccesso non ha solo un grande impatto in termini di emissioni di CO2 e di inquinamento, ma anche in termini etici perché comporta l’eliminazione di prodotti che potrebbero essere facilmente riutilizzati o riciclati con tante diverse modalità positive. Il contesto sociale del fast fashion Una ricerca della Fondazione Hubbub (UK) mostra che il 17% dei giovani sotto ai 22 anni, intervistati riguardo al rapporto tra moda e social media, non indosserebbe lo stesso vestito se fosse già stato utilizzato sulla loro pagina Instagram (London Waste and Recycling Board cited in Environmental Audit Committee, 2019). Il ruolo degli influencer sui social media è mai come oggi sempre più interconnesso con i marchi d’abbigliamento, che utilizzano l’attenzione mediatica degli influencer per pubblicizzare i loro indumenti e raggiungere così direttamente i potenziali clienti.Grazie agli algoritmi creati per il pubblico, le aziende di moda possono rivolgersi direttamente ai clienti target con pubblicità personalizzate sui canali online. Gli utenti, specialmente quelli che utilizzano social media come Facebook ed Instagram, possono semplicemente cliccare sulle foto che appaiono nello schermo per conoscere il prezzo degli indumenti ed essere velocemente reindirizzati al sito dell’azienda. L’agenzia di consulenza per marchi sostenibili Eco Age ha suggerito di implementare regolamentazioni più severe nell’online marketing, facendo notare che, in relazione all’eccessivo consumo di indumenti, per gli utenti ci sono conseguenze psicologiche negative e altri effetti ambientali e sociali dovuti alla sovraesposizione eccessiva alla pubblicità (ECO AGE LTD cited in Environmental Audit Committee, 2019). L’incenerimento delle giacenze di magazzino Il problema centrale su cui desideriamo portare l’attenzione riguarda la pratica segreta dell’incenerimento di vestiti, attuata da marchi di abbigliamento per sbarazzarsi degli eccessi di produzione (dead-stock), che inevitabilmente rimangono invenduti a causa dell’approvvigionamento eccessivo di capi, la cui produzione è spinta dal fenomeno del fast fashion. Quella dell’incenerimento è una pratica molto diffusa. Tra i casi più famigerati c’è quello del marchio Burberry, che nel 2018 ha subito grandi critiche sui media per avere messo nel report annuale quanto segue: “Il costo dei prodotti finiti distrutti nel 2018 ammonta a oltre £28,6 mil, inclusi i £10,4 milioni distrutti delle giacenze di magazzino dei cosmetici&#8221;(Environmental Audit Committee, 2019). Secondo quanto riportato dalla BBC, questa rivelazione conferma che l’ammontare di capitale bruciato tra il 2013 e il 2018 è pari a oltre 90 milioni di sterline. Burberry non è stata la sola azienda a finire sui giornali. Si è scoperto che anche H&#38;M, simbolo del modello internazionale di successo del fast fashion, ha incenerito oltre 60 tonnellate di vestiti non venduti tra il 2013 e il 2017 (Brooke, 2017). Ciò si aggiunge alle accuse già fatte contro l’azienda svedese che nel 2010 fu trovata danneggiare vestiti completamente utilizzabili e in perfette condizioni e a scaricarli dietro il negozio di proprietà sulla 35ma strada a New York (Hendriksz, 2017). Orsola de Castro, co-fondatrice e direttore creativo del gruppo di attivisti Fashion Revolution, descrive l’incenerimento dei rifiuti come il “più sporco segreto aperto” (Cooper, 2018). Sporco, a causa dell’ovvia mancanza di etica e dell&#8217;effetto negativo sull’ambiente. Segreto aperto, perché all’interno dell’industria della moda l’incenerimento è una pratica molto comune tenuta nascosta per tanti anni. I marchi come H&#38;M e Burberry non solo dimostrano una grande mancanza di rispetto per i loro prodotti, ma anche per tutti i lavoratori e per le risorse necessarie alla loro creazione. Secondo Lu Yen Roloff di Greenpeace: “Burberry è solo la punta dell’iceberg” (BBC, 2018). Perché i prodotti invenduti sono bruciati? Le ragioni per cui le aziende della moda decidono di bruciare l’eccesso di indumenti non venduti sono molteplici: • Stando a Dazed Magazine, “se il mercato diventa saturo con troppi prodotti a prezzo ridotto, potrebbe avere un impatto negativo sul prestigio del marchio, specialmente se di lusso, avendo bisogno di giustificare i prezzi e il concetto di esclusività gioca un ruolo chiave” (Allwood, 2018). • Un’altra ragione riguarda la preoccupazione dei marchi nel vedere i prodotti venduti a prezzi ridotti, in negozi al dettaglio di fascia più bassa che offuscherebbero l’immagine e la forza del brand. Le aziende di lusso fanno affidamento all’esclusività e rarità dei loro prodotti per giustificare i loro prezzi, mentre i marchi economici fanno affidamento sulla grande quantità di prodotti sul mercato. • Inoltre, le aziende cercano di proteggere i prodotti da falsificazioni e contraffazioni e di tutelare la proprietà intellettuale del marchio. • Infine, bruciano vestiti non venduti anche per evitare di pagare i costi necessari per lo smaltimento o per evitare di investire soldi in tecnologie e innovazioni per riciclare gli eccessi. Alcuni marchi, soprattutto H&#38;M, hanno cercato di giustificarsi sostenendo che l’incenerimento dei vestiti in eccesso è attuato in modo da generare energia rinnovabile, però come spiega Orsola de Castro “non esiste nessun tipo di incenerimento ecologico dei vestiti”. Il problema principale sta nel fatto che: “Molti di questi abiti hanno componenti come zip, tessuti sintetici e bottoni di plastica. Puoi bruciare plastica ma non diventa cenere. Produrre energia non è una buona scusa perché per creare i vestiti c’è bisogno di moltissima energia. Non ha alcun senso” (Allwood, 2018). Inoltre, la giornalista e autrice Lucy Siegle ha scritto, subito dopo la diffusione della storia di incenerimento di H&#38;M, che nel settore della moda in generale: “Servono oltre 101 processi per creare un indumento, dalla raccolta delle piante per le fibre grezze, alla lavorazione e alla finitura dei tessuti che comportano l’utilizzo di migliaia di litri d’acqua. Ci sono anche centinaia di ore di lavoro umano. Impiegare tutte queste risorse per poi sprecarle attraverso l’incenerimento (recuperando solo una piccolissima parte di energia) è pura follia, specialmente in questo clima di emergenza climatica che stiamo combattendo” (Environmental Audit Committee). Questi lunghi e laboriosi processi per la creazione di indumenti sono il risultato di piani aziendali inefficienti che stanno cercando disperatamente di stare al passo del sempre più alto consumismo di moda. Molto spesso è più facile per queste aziende bruciare capi di abbigliamento perfettamente utilizzabili e nuovi invece di cercare di riciclarli, riutilizzarli in qualche altro modo o venderli a prezzi più bassi. COVID-19 Il problema dei rifiuti di abbigliamento e il loro incenerimento va affrontato anche alla luce dei recenti sviluppi del settore nel mondo collegati alla pandemia del virus Covid-19. La maggior parte dei negozi di abbigliamento in Europa, America Latina, Stati Uniti e Medio Oriente sono chiusi o hanno subito riduzioni di clientela e personale mai visti prima. Molte aziende hanno già inviato a negozi di proprietà e rivenditori i prodotti e le collezioni estate e inverno prima che il virus prendesse il sopravvento. Per di più, secondo Leila Abboud e Jonathan Eley del Financial Times (2020), il problema principale sta nel fatto che la produzione e spedizione dei prodotti invernali è stata bloccata a causa dei ritardi dovuti al rientro al lavoro posticipato in Cina e, ad esempio, per questo il Regno Unito rischia di perdere oltre 20 milioni di sterline di giacenze di magazzino solamente nel mercato cinese. Considerando il già eccessivo piano aziendale di produzione di molte aziende, la pandemia sta creando inevitabilmente un surplus di vestiti non venduti senza precedenti. Questi capi dovranno poi essere smaltiti in qualche modo. Molti marchi avranno a che fare con intere collezioni non vendute e dovranno trovare un modo per smaltirle. Nel grafico sottostante è chiaro che si prevede che i marchi di fast fashion a basso prezzo saranno i più colpiti, a causa della loro dipendenza dalla quantità rispetto alla qualità e dal mercato e dalla produzione nelle fabbriche cinesi. Tra i marchi indicati nel grafico, H&#38;M è sicuramente il più colpito dalla pandemia. Avrà a che fare con una quantità enorme di indumenti in eccesso e rischia di posticipare la produzione di molti mesi. Dopo aver dichiarato di aver incenerito tonnellate e tonnellate di vestiti per far fronte agli eccessi non venduti in un mercato non afflitto da una pandemia, sarà molto probabile che l’azienda svedese ricorrerà a questo tipo di smaltimento di vestiti non venduti. Anche le altre aziende avranno simili difficoltà, più o meno gravi a seconda della loro dipendenza dalla produzione cinese, dalle vendite online e dalla immagine e dalla forza complessive del brand. Tuttavia, una cosa è certa: seguendo il modello di consumo responsabile di Dress Ecode, scrivendo alle aziende e partecipando a campagne di sensibilizzazione, è possibile far pressione per fermare questa pratica di incenerimento. Infine, ora più che mai, c’è bisogno di regolamentazioni e controlli, governativi e non, per prevenire che le aziende brucino gli indumenti in eccesso in quantità molto superiori rispetto ai decenni passati, rilasciando nell’ambiente fumi tossici e inquinanti che danneggiano il pianeta e tutti noi. Riccardo Zazzini Foto: The Blowup; Adan Javed; Markus Spiske. English &#8211; The practice of stock burning and waste of clothes in the Fashion Industry Have you ever thought that sometimes, maybe during big house cleaning you want to get rid of some old clothing you have been having sitting in your wardrobe? Maybe they are perfectly fine, or you have rarely used them, and you don’t know what to do? They keep piling up and you don’t have any more space in your wardrobe. Well… fashion companies have the same problem, especially with new clothing they have just produced but instead of giving it to a friend, or to charity like we might do, they burn it, and worst of it all, they don’t want you to know it either. Therefore, fashion companies secretly incinerate tons and tons of unsold clothing items in their factories or in the same developing countries they exploit labour from. Such practice is incredibly dangerous and hazardous for the environment as this burning releasing toxic chemicals into the air. And it ultimately increases pollution. The fashion industry is one of the main industries heavily criticised for its ecological impact, and exploitation of cheap labour and natural resources. Stock burning practices not only have a strong impact on carbon emissions and pollution at large, but also on the extended unethical burning of perfectly usable clothing that could be easily upcycled or recycled in a variety of different positive ways. Social implications of fast fashion Research by the Hubbub Foundation has shown that 17% of young people under 22, interviewed on the relationship between fashion and social media, said “they wouldn’t wear an outfit again if it had been on Instagram” (London Waste and Recycling Board cited in Environmental Audit Committee, 2019). The role of social media influencers is now interlinked with fashion brands to publicly display the fashion items on their own social media pages and directly reaching their followers. Thanks for audience algorithms, companies can also individually target their potential customers with personalized adverts on their online browsing. Online users are now able to merely tap on a photo to be able to know the price of fashion items and be directed thanks to hyperlinks onto the companies’ websites. (Where Does it Come From, cited in Environmental Audit Committee, 2019). The sustainability brand consultancy...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Italiano/English below</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-11602" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-150x150.png" alt="" width="30" height="28" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-600x551.png 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-300x276.png 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1024x941.png 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-768x706.png 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1536x1412.png 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-2048x1882.png 2048w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1160x1066.png 1160w" sizes="auto, (max-width: 30px) 100vw, 30px" />Puoi ascoltare qui l&#8217;articolo: <a href="https://www.spreaker.com/episode/41322002">Vestiti buttati e bruciati</a></p>
<p>Hai mai pensato, per esempio durante le classiche pulizie di primavera, di sbarazzarti di qualche abito vecchio che oramai resta inutilizzato nel guardaroba? Magari sono capi ancora perfettamente integri, li hai indossati pochissimo e non sai cosa farci, così continuano ad ammassarsi fino a che non hai più spazio. Forse non ti stupirà ma le aziende di moda hanno lo stesso problema, soprattutto con i capi d’abbigliamento appena prodotti. Invece però di donarli ad amici o in beneficenza, come potremmo fare noi, li bruciano e, peggio ancora, fanno di tutto per evitare che tu lo sappia.<br /><strong>Le aziende inceneriscono segretamente tonnellate e tonnellate di vestiti non venduti direttamente nelle loro fabbriche o negli stessi paesi in via di sviluppo dove hanno sfruttato la manodopera</strong>. Questa pratica è incredibilmente dannosa e pericolosa per l’ambiente, perché l’incenerimento dei vestiti rilascia sostanze chimiche tossiche nell’aria e aumenta gravemente l’inquinamento atmosferico.</p>
<p>L’industria della moda è una delle maggiori industrie più criticate per il suo impatto ecologico e per lo sfruttamento di manodopera a basso costo e di risorse naturali. <strong>L’incenerimento di vestiti in eccesso non ha solo un grande impatto in termini di emissioni di CO2 e di inquinamento, ma anche in termini etici perché comporta l’eliminazione di prodotti che potrebbero essere facilmente riutilizzati o riciclati con tante diverse modalità positive.</strong></p>
<h6><span style="color: #b85a4e;">Il contesto sociale del fast fashion</span></h6>
<p>Una ricerca della <em>Fondazione Hubbub</em> (UK) mostra che il 17% dei giovani sotto ai 22 anni, intervistati riguardo al rapporto tra moda e social media, non indosserebbe lo stesso vestito se fosse già stato utilizzato sulla loro pagina Instagram (<em>London Waste and Recycling Board cited in Environmental Audit Committee</em>, 2019). Il ruolo degli influencer sui social media è mai come oggi sempre più interconnesso con i marchi d’abbigliamento, che utilizzano l’attenzione mediatica degli influencer per pubblicizzare i loro indumenti e raggiungere così direttamente i potenziali clienti.<br /><a href="https://dress-ecode.com/2020/09/29/la-solitudine-dei-numeri-piccoli-il-prezzo-delletica-ai-tempi-del-social-dilemma/">Grazie agli algoritmi creati per il pubblico</a>, le aziende di moda possono rivolgersi direttamente ai clienti target con pubblicità personalizzate sui canali online. Gli utenti, specialmente quelli che utilizzano social media come Facebook ed Instagram, possono semplicemente cliccare sulle foto che appaiono nello schermo per conoscere il prezzo degli indumenti ed essere velocemente reindirizzati al sito dell’azienda. L’agenzia di consulenza per marchi sostenibili <em>Eco Age</em> ha suggerito di implementare regolamentazioni più severe nell’online marketing, facendo notare che, in relazione all’eccessivo consumo di indumenti, per gli utenti ci sono conseguenze psicologiche negative e altri effetti ambientali e sociali dovuti alla sovraesposizione eccessiva alla pubblicità (<em>ECO AGE LTD cited in Environmental Audit Committee, 2019)</em>.</p>
<h6><span style="color: #b85a4e;">L’incenerimento delle giacenze di magazzino</span></h6>
<p>Il problema centrale su cui desideriamo portare l’attenzione riguarda la pratica segreta dell’incenerimento di vestiti, attuata da marchi di abbigliamento per sbarazzarsi degli eccessi di produzione (dead-stock), che inevitabilmente rimangono invenduti a causa dell’approvvigionamento eccessivo di capi, la cui produzione è spinta dal fenomeno del fast fashion. Quella dell’incenerimento è una pratica molto diffusa.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright  wp-image-11495" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/adan-javed-s47vPpFFGBY-unsplash-300x225.jpg" alt="" width="391" height="294" />Tra i casi più famigerati c’è quello del marchio <a href="https://dress-ecode.com/2018/07/28/uk-burberry-ha-distrutto-prodotti-per-268-milioni-di-sterline/"><strong>Burberry, che nel 2018 ha subito grandi critiche sui media</strong></a> per avere messo nel report annuale quanto segue:</p>
<p>“Il costo dei prodotti finiti distrutti nel 2018 ammonta a oltre £28,6 mil, inclusi i £10,4 milioni distrutti delle giacenze di magazzino dei cosmetici&#8221;(<em>Environmental Audit Committee</em>, 2019).</p>
<p>Secondo quanto riportato dalla BBC, questa rivelazione conferma che l’ammontare di capitale bruciato tra il 2013 e il 2018 è pari a oltre 90 milioni di sterline.</p>
<p>Burberry non è stata la sola azienda a finire sui giornali. Si è scoperto che <strong>anche H&amp;M, simbolo del modello internazionale di successo del fast fashion, ha incenerito oltre 60 tonnellate di vestiti non venduti tra il 2013 e il 2017 </strong>(<em>Brooke</em>, 2017). Ciò si aggiunge alle accuse già fatte contro l’azienda svedese che nel 2010 fu trovata danneggiare vestiti completamente utilizzabili e in perfette condizioni e a scaricarli dietro il negozio di proprietà sulla 35ma strada a New York (<em>Hendriksz</em>, 2017).</p>
<p>Orsola de Castro, co-fondatrice e direttore creativo del gruppo di attivisti <em>Fashion Revolution</em>, descrive l’incenerimento dei rifiuti come <strong>il “più sporco segreto aperto” </strong>(<em>Cooper</em>, 2018).</p>
<p>Sporco, a causa dell’ovvia mancanza di etica e dell&#8217;effetto negativo sull’ambiente. Segreto aperto, perché all’interno dell’industria della moda l’incenerimento è una pratica molto comune tenuta nascosta per tanti anni. I marchi come H&amp;M e Burberry non solo dimostrano una grande mancanza di rispetto per i loro prodotti, ma anche per tutti i lavoratori e per le risorse necessarie alla loro creazione. Secondo Lu Yen Roloff di <em>Greenpeace</em>: “Burberry è solo la punta dell’iceberg” (BBC, 2018).</p>
<h6><span style="color: #b85a4e;">Perché i prodotti invenduti sono bruciati?</span></h6>
<p>Le ragioni per cui le aziende della moda decidono di bruciare l’eccesso di indumenti non venduti sono molteplici:</p>
<p>• Stando a <em>Dazed Magazine</em>, “se il mercato diventa saturo con troppi prodotti a prezzo ridotto, potrebbe avere un <strong>impatto negativo sul prestigio del marchio</strong>, specialmente se di lusso, avendo bisogno di <strong>giustificare i prezzi e il concetto di esclusività</strong> <strong>gioca un ruolo chiave</strong>” (<em>Allwood</em>, 2018).</p>
<p>• Un’altra ragione riguarda la preoccupazione dei marchi nel <strong>vedere i prodotti venduti a prezzi ridotti, in negozi al dettaglio di fascia più bassa </strong>che offuscherebbero l’immagine e la forza del brand. Le aziende di lusso fanno affidamento all’esclusività e rarità dei loro prodotti per giustificare i loro prezzi, mentre i marchi economici fanno affidamento sulla grande quantità di prodotti sul mercato.</p>
<p>• Inoltre, le aziende cercano di <strong>proteggere i prodotti da falsificazioni e contraffazioni</strong> e di tutelare la proprietà intellettuale del marchio.</p>
<p>• Infine, bruciano vestiti non venduti anche <strong>per evitare di pagare i costi necessari per lo smaltimento</strong> <strong>o per evitare di investire</strong> soldi in tecnologie e innovazioni per riciclare gli eccessi.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-11497 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/markus-spiske-mz5I5In8zxE-unsplash-scaled-e1601975269419-216x300.jpg" alt="" width="287" height="399" /></p>
<p>Alcuni marchi, soprattutto H&amp;M, hanno cercato di giustificarsi sostenendo che l’incenerimento dei vestiti in eccesso è attuato in modo da generare energia rinnovabile, però come spiega Orsola de Castro “non esiste nessun tipo di incenerimento ecologico dei vestiti”. Il problema principale sta nel fatto che: “Molti di questi abiti hanno componenti come zip, tessuti sintetici e bottoni di plastica. Puoi bruciare plastica ma non diventa cenere. <strong>Produrre energia non è una buona scusa perché per creare i vestiti c’è bisogno di moltissima energia</strong>. Non ha alcun senso” (<em>Allwood</em>, 2018).</p>
<p>Inoltre, la giornalista e autrice Lucy Siegle ha scritto, subito dopo la diffusione della storia di incenerimento di H&amp;M, che nel settore della moda in generale:</p>
<p>“<strong>Servono oltre 101 processi per creare un indumento</strong>, dalla raccolta delle piante per le fibre grezze, alla lavorazione e alla finitura dei tessuti che comportano l’utilizzo di migliaia di litri d’acqua. Ci sono anche <strong>centinaia di ore di lavoro umano</strong>. <strong>Impiegare tutte queste risorse per poi sprecarle attraverso l’incenerimento (recuperando solo una piccolissima parte di energia) è pura follia</strong>, specialmente in questo clima di emergenza climatica che stiamo combattendo” (<em>Environmental Audit Committee</em>).</p>
<p>Questi lunghi e laboriosi processi per la creazione di indumenti sono il risultato di <strong>piani aziendali inefficienti che stanno cercando disperatamente di stare al passo del sempre più alto consumismo di moda</strong>. Molto spesso è più facile per queste aziende bruciare capi di abbigliamento perfettamente utilizzabili e nuovi invece di cercare di riciclarli, riutilizzarli in qualche altro modo o venderli a prezzi più bassi.</p>
<h6><span style="color: #b85a4e;">COVID-19</span></h6>
<p>Il problema dei rifiuti di abbigliamento e il loro incenerimento va affrontato anche alla luce dei recenti sviluppi del settore nel mondo collegati alla pandemia del virus Covid-19. La maggior parte dei negozi di abbigliamento in Europa, America Latina, Stati Uniti e Medio Oriente sono chiusi o hanno subito riduzioni di clientela e personale mai visti prima.</p>
<p>Molte aziende hanno già inviato a negozi di proprietà e rivenditori i prodotti e le collezioni estate e inverno prima che il virus prendesse il sopravvento. Per di più, secondo Leila Abboud e Jonathan Eley del <em>Financial Times</em> (2020), il problema principale sta nel fatto che la produzione e spedizione dei prodotti invernali è stata bloccata a causa dei ritardi dovuti al rientro al lavoro posticipato in Cina e, ad esempio, per questo il Regno Unito rischia di perdere oltre 20 milioni di sterline di giacenze di magazzino solamente nel mercato cinese.</p>
<p>Considerando il già eccessivo piano aziendale di produzione di molte aziende, <strong>la pandemia sta creando inevitabilmente un surplus di vestiti non venduti senza precedenti</strong>. <strong>Questi capi dovranno poi essere smaltiti in qualche modo. Molti marchi avranno a che fare con intere collezioni non vendute e dovranno trovare un modo per smaltirle</strong>.</p>
<p>Nel grafico sottostante è chiaro che si prevede che i marchi di fast fashion a basso prezzo saranno i più colpiti, a causa della loro dipendenza dalla quantità rispetto alla qualità e dal mercato e dalla produzione nelle fabbriche cinesi.</p>

<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" class="wp-image-11431" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/http-com.ft_.imagepublish.upp-prod-us.s3.amazonaws.com-719d003c-5410-11ea-8841-482eed0038b1.png" alt="" /></figure>

<p>Tra i marchi indicati nel grafico, H&amp;M è sicuramente il più colpito dalla pandemia. Avrà a che fare con una quantità enorme di indumenti in eccesso e rischia di posticipare la produzione di molti mesi. Dopo aver dichiarato di aver incenerito tonnellate e tonnellate di vestiti per far fronte agli eccessi non venduti in un mercato non afflitto da una pandemia, sarà molto probabile che l’azienda svedese ricorrerà a questo tipo di smaltimento di vestiti non venduti. Anche le altre aziende avranno simili difficoltà, più o meno gravi a seconda della loro dipendenza dalla produzione cinese, dalle vendite online e dalla immagine e dalla forza complessive del brand.</p>
<p>Tuttavia, una cosa è certa: seguendo il <a href="https://dress-ecode.com/perche-why-ethos/">modello di consumo responsabile di Dress <span style="color: #68a69b;"><em>Eco</em></span>de</a>, scrivendo alle aziende e partecipando a campagne di sensibilizzazione, è possibile far pressione per fermare questa pratica di incenerimento. Infine, ora più che mai, c’è bisogno di regolamentazioni e controlli, governativi e non, per prevenire che le aziende brucino gli indumenti in eccesso in quantità molto superiori rispetto ai decenni passati, rilasciando nell’ambiente fumi tossici e inquinanti che danneggiano il pianeta e tutti noi.</p>
<p><strong>Riccardo Zazzini</strong></p>
<p><em>Foto: The Blowup; Adan Javed; Markus Spiske.</em></p>

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<div class="wp-block-embed__wrapper">
<p><iframe loading="lazy" title="Spotify Embed: Il fenomeno dei vestiti buttati e bruciati nell’industria della moda" width="100%" height="232" allowtransparency="true" frameborder="0" allow="encrypted-media" src="https://open.spotify.com/embed-podcast/episode/7xHsFYLpXuEnTg115DyFF2?si=-M3we5N0Q3ugi5UZaHbyVQ"></iframe></p>
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</figure>



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<ul class="blocks-gallery-grid">
<li class="blocks-gallery-item">
<figure><img decoding="async" class="wp-image-11523" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/the-blowup-TDOQPhq631s-unsplash-1-1024x768.jpg" alt="" data-id="11523" data-full-url="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/the-blowup-TDOQPhq631s-unsplash-1-scaled.jpg" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=11523" /></figure>
</li>
</ul>
</figure>
<hr />
<h5><span style="color: #acc0a5;"><em>English</em> &#8211; The practice of stock burning and waste of clothes in the Fashion Industry</span></h5>
<p>Have you ever thought that sometimes, maybe during big house cleaning you want to get rid of some old clothing you have been having sitting in your wardrobe? Maybe they are perfectly fine, or you have rarely used them, and you don’t know what to do? They keep piling up and you don’t have any more space in your wardrobe. Well… fashion companies have the same problem, especially with new clothing they have just produced but instead of giving it to a friend, or to charity like we might do, they burn it, and worst of it all, they don’t want you to know it either. Therefore, <strong>fashion companies secretly incinerate tons and tons of unsold clothing items in their factories or in the same developing countries they exploit labour from</strong>. Such practice is incredibly dangerous and hazardous for the environment as this burning releasing toxic chemicals into the air. And it ultimately increases pollution.</p>
<p>The fashion industry is one of the main industries heavily criticised for its ecological impact, and exploitation of cheap labour and natural resources. <strong>Stock burning practices not only have a strong impact on carbon emissions and pollution at large, but also on the extended unethical burning of perfectly usable clothing that could be easily upcycled or recycled in a variety of different positive ways</strong>.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;">Social implications of fast fashion</span></h6>
<p>Research by the <em>Hubbub Foundation</em> has shown that 17% of young people under 22, interviewed on the relationship between fashion and social media, said “they wouldn’t wear an outfit again if it had been on Instagram” (<em>London Waste and Recycling Board cited in Environmental Audit Committee</em>, 2019). The role of social media influencers is now interlinked with fashion brands to publicly display the fashion items on their own social media pages and directly reaching their followers. <a href="https://dress-ecode.com/2020/09/29/la-solitudine-dei-numeri-piccoli-il-prezzo-delletica-ai-tempi-del-social-dilemma/">Thanks for audience algorithms</a>, companies can also individually target their potential customers with personalized adverts on their online browsing. Online users are now able to merely tap on a photo to be able to know the price of fashion items and be directed thanks to hyperlinks onto the companies’ websites. (Where Does it Come From, cited in Environmental Audit Committee, 2019). The sustainability brand consultancy <em>Eco Age</em> suggested to implement stricter regulation for online marketing and stated that in connection to excessive consumption there are often psychological issues to be considered in relation to it and other environmental and social effects to overconsumption (<em>ECO AGE LTD cited in Environmental Audit Committee</em>, 2019).</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;">Stock burning</span></h6>
<p>The central problem on which we would like to focus the attention regards the secretive practice of stock burning that fashion companies do to get rid of excess production, or “dead-stock&#8221;, that is inevitably left unsold, due to the oversupply of items being pushed to be produce by the fast fashion phenomenon. It is a practice highly common in which fashion items are burnt for a variety of different reasons.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright  wp-image-11495" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/adan-javed-s47vPpFFGBY-unsplash-300x225.jpg" alt="" width="375" height="282" />The most notorious case happened in 2018 <a href="https://dress-ecode.com/2018/07/28/uk-burberry-ha-distrutto-prodotti-per-268-milioni-di-sterline/">when the fashion brand Burberry has dealt with strong criticism in the media</a> and industries at large; when in their Annual Report they admitted that:</p>
<p>&#8220;The cost of finished goods physically destroyed in the year was £28.6 m, including £10.4 m of destruction for Beauty inventory&#8221; (<em>Environmental Audit Committee</em>, 2019).</p>
<p>This revelation shows also that the total amount of goods it has destroyed over the previous 5 years amounted to £90 (BBC, 2018).</p>
<p>Burberry was not the only one to make headlines. Also, <strong>the fashion company H&amp;M, who exemplifies of a globally successful business model of fast fashion, was found to have incinerated over 60 tons of unsold items from 2013 to 2017 </strong>(<em>Brooke</em>, 2017).</p>
<p>These claims have added up to previous accusations made toward the Swedish brand as in 2010 it was found out that the brand was purposely damaging perfectly wearable clothing items and dumping them at their store on 35th Street in New York (<em>Hendriksz</em>, 2017).</p>
<p>Orsola de Castro is the co-founder and creative director of activist group <em>Fashion Revolution</em>, who lobby brands on production transparency describes landfilling and burning as fashion&#8217;s <strong>&#8220;dirtiest open secret&#8221;</strong>(<em>Cooper</em>, 2018).</p>
<p>Dirtiest, because of the obvious unethical and damaging effect on the environment. Open secret, because within the fashion industry is a very common practice that has been kept hidden for many years. Not only these brands are displaying a lack of respect for the products they produce and own, but also on all the other workers and resources needed to make them in the first place. According to Lu Yen Roloff of Greenpeace: “Burberry is just the tip of the iceberg” (BBC, 2018).</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;">Why burning stock?</span></h6>
<p>The reasons as to why these brands burn their unsold stock is multiple.</p>
<p>• According to <em>Dazed Magazine</em>, “If the market becomes oversaturated with cut-price products, it can <strong>negatively impact a label’s prestige</strong> – brands need <strong>their high prices to seem justifiable, and exclusivity</strong> is a key part of that” (<em>Allwood</em>, 2018).</p>
<p>• Another reason is that companies worry that unsold clothing items will have to be <strong>sold at a discounted rate, in lower classed retail shops</strong>, thus hurting the brand image and power. On one hand, luxury brands rely on the factor of exclusivity and rarity in order to justify its prices, while other cheaper brands rely on the quantity of output released.</p>
<p>• To <strong>protect from counterfeiting</strong> and protect the intellectual property of the brand.</p>
<p>• <strong>Avoid paying the prices for a different disposal</strong> of their stock <strong>or invest</strong> in technologies and innovations to recycle their stock.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-11497 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/markus-spiske-mz5I5In8zxE-unsplash-scaled-e1601975269419-216x300.jpg" alt="" width="307" height="427" />Some brands, especially H&amp;M, have been trying to justify themselves claiming that the burning of such stock was done in a way that would create renewable energy from it, however, as claimed by Orsola de Castro “there is no such thing as an environmentally friendly way of burning clothes”. The main issue is that: “Many of these (pieces of) clothing contain components such as synthetic linings or zips and buttons that are plastic. You can burn plastic, but it doesn&#8217;t become ash. <strong>Harnessing energy is not a really good excuse, because (producing) them in the first place is very energy consuming</strong>. It just doesn&#8217;t make any sense” (<em>Allwood</em>, 2018).</p>
<p>Moreover, the journalist and author Lucy Siegle wrote at the time H&amp;M&#8217;s story broke:</p>
<p>&#8220;<strong>There are 101 processes that go into making a garment</strong>, from harvesting plants for raw fibre, to the processing and finishing of textile yarns involving thousands of litres of water. There are <strong>hundreds of hours of human labour</strong> too. <strong>To input all of these resources and then to squander them by burning (recovering only a tiny proportion of that energy) is pure madness</strong> given the backdrop of ecological emergency that we face&#8221; (<em>Environmental Audit Committee</em>).</p>
<p>Such staggering numbers are a result of i<strong>nefficient business plans there are desperately trying to keep up with an ever-increasing consumerism of fashion items</strong>, and most often, it is easier for brands to dispose of perfectly usable clothing rather than finding ways to recycle them, or up-cycle them in any other way that would not imply the use of discounts.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;">COVID-19</span></h6>
<p>It is also important to address the issue of waste, and particularly the incineration of excess stock in light of the recent developments that are happening around the world with the outbreak of the Covid-19 virus. Most of the department stores and clothing shops in Europe and US, Latin America and Middle East are now indefinitely closed or have their personnel and clientele decreased as never seen before.</p>
<p>As most brands have already shipped their products for the summer and winter collections to their respective shops and other stores before the virus started spreading, most stock will not be sold, and it is being returned to the companies’ storage facilities. Moreover, according to Leila Abboud and Jonathan Eley from <em>Financial Times</em> (2020) the main problems will be “whether manufacturing and dispatch of autumn-winter stock will be disrupted by a delayed return to work in China” and, because of this, the United Kingdom is at risk of losing over £20 m of inventory in China alone.</p>
<p>Considering the already excessive production many brands have already in their business plan, t<strong>his pandemic will inevitably create an unprecedented amount of unsold stock that will have to be dealt with, in one way or another. Many brands will confront entire collections and shipments becoming dead-stock and will have to find ways to dispose of it</strong>.</p>
<p>In the graph below it is clear that predictions are claiming that low priced fast fashion brands will be worst hit due to their reliance on quantity over quality and on the Chinese market and production.</p>

<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" class="wp-image-11431" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/http-com.ft_.imagepublish.upp-prod-us.s3.amazonaws.com-719d003c-5410-11ea-8841-482eed0038b1.png" alt="" /></figure>

<p>H&amp;M is clearly going to be the worst brand hit by this pandemic. They will likely have to deal with an extraordinary amount of excess stock that will not be sold into the market and they will also be likely to risk having their production delayed by many months. After having shown what they have been capable to do in recent years in terms of incinerating tons and tons of stock, it is going to be very likely that they will do so again. Also the other brands will have similar issues as well, some more than others depending on how dependant they are to the Chinese production industries and on their online sales and overall brand image and strength.</p>
<p>However, one thing is certain, by following the <a href="https://dress-ecode.com/perche-why-ethos/">responsible mode of consumption suggested by Dress <strong><em><span style="color: #68a69b;">Eco</span></em></strong>de</a>, and by writing directly to these companies and participating to awareness campaigns, it is possible to put pressure on them to stop this practice. Lastly, now more than ever, regulations and controls (governmental and not) will have to be put in place to prevent brands to burn their stock and damage the environment and labourers in ways that will be far greater than ever before, releasing toxic and polluting fumes into the environment that damage the planet and all of us.</p>
<p><strong>Riccardo Zazzini</strong></p>
<p><em>Photos: The Blowup; Adan Javed; Markus Spiske.</em></p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Temperature blanket: fili colorati per interpretare il concetto astratto di cambiamenti climatici</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Mar 2020 18:14:25 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Climate change]]></category>
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					<description><![CDATA[Italiano/English below pictures Puoi ascoltare qui l&#8217;articolo: Temperature blanket Un nuovo modo di diffondere il concetto di cambiamenti climatici si sta diffondendo: il progetto non convenzionale di maglieria e uncinetto Temperature blanket (coperta termica) lo traduce nella materia fatta di fili colorati.&#160; Josie George ha trovato un modo per visualizzare un concetto astratto come quello del cambiamento climatico. Mettendo a frutto la sua abilità a maglia, ha iniziato creando una sciarpa in cui ogni riga rappresenta la temperatura e il clima nella sua città. Un&#160;filo colorato indica la temperatura, una seconda riga mostra se un giorno particolare è stato nuvoloso, soleggiato, piovoso o nevoso.&#160; &#8220;Ho deciso che quest&#8217;anno, ogni giorno, avrei lavorato a maglia una riga su una sciarpa per segnare la corrispondente temperatura/clima giornaliero della mia città. Mi è sembrato un buon modo per affrontare il cambiamento climatico e l&#8217;anno che cambia. Un modo per prestare attenzione e non distogliere lo sguardo&#8221;. Il suo progetto pubblicato su Twitter ha ispirato tante altre persone e ognuna interpreta in modo personale il concetto del clima che si modifica nel tempo. Più spesso sono utilizzati i colori dell&#8217;arcobaleno, alcuni scelgono solo colori pastello o una tavolozza più limitata. Punti, segni, oggetti creati cambiano da persona a persona dando vita a un&#8217;individuale trasposizione della propria visione dei cambiamenti climatici nella materia. Desideri provare anche tu? Qui trovi un grafico stampabile gratuito&#160;che ti darà un&#8217;idea delle temperature e delle combinazioni di colori corrispondenti. Scrivici e seguiremo il tuo progetto! English &#8211; Temperature blanket: colored threads to interpret the abstract concept of climate change A new way of spreading the concept of climate change is becoming popular: the unconventional knitting and crochet project Temperature blanket translates it into the material made of colored threads. Josie George has found a way to visualize an abstract concept such as that of climate change. By putting her knitting skills to good use, she started by creating a scarf in which each row represents the temperature and the climate in her city. A coloured thread indicates the temperature, a second line shows if a particular day has been cloudy, sunny, rainy or snowy. &#8220;I decided that this year, every day, I would knit a row on a scarf to mark the corresponding daily temperature/weather of my town. It felt like a good way to engage with the changing climate and with the changing year. A way to notice and not look away&#8221;. Her project published on Twitter has inspired many other people and each one interprets in a personal way the concept of the climate that changes over time. Rainbow colours are most often used, some choose only pastel colours or a more limited palette. Stitches, signs, created objects change from person to person, giving life to an individual transposition of one&#8217;s vision of climate change in the matter. Do you want to try it too? Here you will find a free printable chart &#160;that will give you an idea of the temperatures and the corresponding color combinations. Write to us and we will follow your project!]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Italiano/English below pictures</p>
<p><a href="https://www.spreaker.com/episode/23398197"><img decoding="async" class="alignleft" src="data:image/tiff;base64,TU0AKgAABEgAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAFgAAACwAAAAgAAAABQAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAZAAAAiwAAAOAAAAD/AAAA/wAAAP8AAADzAAAArAAAADYAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAWwAAAPIAAAD/AAAAzAAAAIUAAABrAAAAdgAAAKcAAADxAAAA/gAAAIcAAAABAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAGIAAAD/AAAA6AAAAEgAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA4AAACHAAAA/AAAAIcAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAjAAAA9wAAAPIAAAAqAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAABXAAAA/AAAADMAAAAAAAAAAAAAAJUAAAD/AAAAfQAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAACYAAAAoAAAAAAAAAAAAAAA3gAAAP8AAAAlAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAC4AAADiAAAAAAAAAAAAAAD6AAAA/wAAAAQAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAABQAAAPsAAAAAAAAAAAAAAP8AAAD/AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA/wAAAAAAAAAAAAAA/wAAAP8AAAACAAAA/wAAAP8AAAD1AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAP8AAAD/AAAA9gAAAAAAAAD/AAAAAAAAAAAAAAD/AAAA/wAAAAAAAAD/AAAA/wAAAP8AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA/wAAAP8AAAD/AAAAAAAAAP8AAAAAAAAAAAAAAP8AAAD/AAAAAAAAAP8AAAD/AAAA/wAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAD/AAAA/wAAAP8AAAAAAAAA/wAAAAAAAAAAAAAA+wAAAPoAAAAAAAAA/wAAAP8AAAD/AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAP8AAAD/AAAA/wAAAAAAAAD7AAAAAAAAAAAAAABFAAAAPgAAAAAAAAD/AAAA/wAAAP8AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA/wAAAP8AAAD/AAAAAAAAAFAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAP8AAAD/AAAA/gAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAD/AAAA/wAAAP8AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAABAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAQAAAAAAAAAAAAAAAAAQAQAAAwAAAAEAEQAAAQEAAwAAAAEAEAAAAQIAAwAAAAQAAAUOAQMAAwAAAAEAAQAAAQYAAwAAAAEAAgAAAQoAAwAAAAEAAQAAAREABAAAAAEAAAAIARIAAwAAAAEAAQAAARUAAwAAAAEABAAAARYAAwAAAAEAEAAAARcABAAAAAEAAARAARwAAwAAAAEAAQAAASgAAwAAAAEAAgAAAVIAAwAAAAEAAgAAAVMAAwAAAAQAAAUWh3MABwAAAiQAAAUeAAAAAAAIAAgACAAIAAEAAQABAAEAAAIkYXBwbAQAAABtbnRyUkdCIFhZWiAH4QAHAAcADQAWACBhY3NwQVBQTAAAAABBUFBMAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA9tYAAQAAAADTLWFwcGzKGpWCJX8QTTiZE9XR6hWCAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAApkZXNjAAAA/AAAAGVjcHJ0AAABZAAAACN3dHB0AAABiAAAABRyWFlaAAABnAAAABRnWFlaAAABsAAAABRiWFlaAAABxAAAABRyVFJDAAAB2AAAACBjaGFkAAAB+AAAACxiVFJDAAAB2AAAACBnVFJDAAAB2AAAACBkZXNjAAAAAAAAAAtEaXNwbGF5IFAzAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHRleHQAAAAAQ29weXJpZ2h0IEFwcGxlIEluYy4sIDIwMTcAAFhZWiAAAAAAAADzUQABAAAAARbMWFlaIAAAAAAAAIPfAAA9v////7tYWVogAAAAAAAASr8AALE3AAAKuVhZWiAAAAAAAAAoOAAAEQsAAMi5cGFyYQAAAAAAAwAAAAJmZgAA8qcAAA1ZAAAT0AAACltzZjMyAAAAAAABDEIAAAXe///zJgAAB5MAAP2Q///7ov///aMAAAPcAADAbg==" alt="unknown.tiff"></a></p>
<p>Puoi ascoltare qui l&#8217;articolo: <a href="https://www.spreaker.com/episode/23398197">Temperature blanket</a></p>
<p>Un nuovo modo di diffondere il concetto di cambiamenti climatici si sta diffondendo: il progetto non convenzionale di maglieria e uncinetto <em>Temperature blanket</em> (coperta termica) lo traduce nella materia fatta di fili colorati.&nbsp;</p>
<p>Josie George ha trovato un modo per visualizzare un concetto astratto come quello del cambiamento climatico. Mettendo a frutto la sua abilità a maglia, ha iniziato creando una sciarpa in cui ogni riga rappresenta la temperatura e il clima nella sua città. Un&nbsp;filo colorato indica la temperatura, una seconda riga mostra se un giorno particolare è stato nuvoloso, soleggiato, piovoso o nevoso.&nbsp;</p>


<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>&#8220;Ho deciso che quest&#8217;anno, ogni giorno, avrei lavorato a maglia una riga su una sciarpa per segnare la corrispondente temperatura/clima giornaliero della mia città. Mi è sembrato un buon modo per affrontare il cambiamento climatico e l&#8217;anno che cambia. Un modo per prestare attenzione e non distogliere lo sguardo&#8221;.</p></blockquote>


<p>Il suo progetto pubblicato su Twitter ha ispirato tante altre persone e ognuna interpreta in modo personale il concetto del clima che si modifica nel tempo. Più spesso sono utilizzati i colori dell&#8217;arcobaleno, alcuni scelgono solo colori pastello o una tavolozza più limitata. Punti, segni, oggetti creati cambiano da persona a persona dando vita a un&#8217;individuale trasposizione della propria visione dei cambiamenti climatici nella materia.</p>
<p>Desideri provare anche tu? Qui trovi un <a href="https://craftwarehouse.com/knit-or-crochet-a-temperature-blanket-free-printable-chart/">grafico stampabile gratuito</a>&nbsp;che ti darà un&#8217;idea delle temperature e delle combinazioni di colori corrispondenti. Scrivici e seguiremo il tuo progetto!</p>


<figure class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="978" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/Screen-Shot-2020-03-01-at-10.13.04-e1583054082680-1024x978.png" alt="" data-id="6886" data-full-url="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/Screen-Shot-2020-03-01-at-10.13.04-e1583054116866.png" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=6886" class="wp-image-6886"/></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="661" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/Screen-Shot-2020-03-01-at-09.57.53-e1583054217986-1024x661.png" alt="" data-id="6888" data-full-url="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/Screen-Shot-2020-03-01-at-09.57.53-e1583054236848.png" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=6888" class="wp-image-6888"/></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img decoding="async" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/Screen-Shot-2020-03-01-at-09.58.12-e1583054361606-1024x663.png" alt="" data-id="6890" data-full-url="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/Screen-Shot-2020-03-01-at-09.58.12-e1583054372380.png" data-link="https://dress-ecode.com/screen-shot-2020-03-01-at-09-58-12/" class="wp-image-6890"/></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img decoding="async" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/Screen-Shot-2020-03-01-at-09.58.25-e1583054462508-1024x654.png" alt="" data-id="6891" data-full-url="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/Screen-Shot-2020-03-01-at-09.58.25-e1583054476921.png" data-link="https://dress-ecode.com/screen-shot-2020-03-01-at-09-58-25/" class="wp-image-6891"/></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img decoding="async" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/Screen-Shot-2020-03-01-at-09.59.26-e1583054593697-1024x496.png" alt="" data-id="6893" data-full-url="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/Screen-Shot-2020-03-01-at-09.59.26-e1583054603490.png" data-link="https://dress-ecode.com/screen-shot-2020-03-01-at-09-59-26/" class="wp-image-6893"/></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img decoding="async" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/Screen-Shot-2020-03-01-at-10.59.54-e1583056842104-1024x646.png" alt="" data-id="6916" data-full-url="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/Screen-Shot-2020-03-01-at-10.59.54-e1583056842104.png" data-link="https://dress-ecode.com/screen-shot-2020-03-01-at-10-59-54/" class="wp-image-6916"/></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img decoding="async" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/Screen-Shot-2020-03-01-at-10.48.41-e1583056192444-1024x659.png" alt="" data-id="6908" data-full-url="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/Screen-Shot-2020-03-01-at-10.48.41-e1583056192444.png" data-link="https://dress-ecode.com/screen-shot-2020-03-01-at-10-48-41/" class="wp-image-6908"/></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img decoding="async" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/Screen-Shot-2020-03-01-at-10.52.01-e1583056378898-1024x657.png" alt="" data-id="6910" data-full-url="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/Screen-Shot-2020-03-01-at-10.52.01-e1583056378898.png" data-link="https://dress-ecode.com/screen-shot-2020-03-01-at-10-52-01/" class="wp-image-6910"/></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img decoding="async" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/Screen-Shot-2020-03-02-at-16.23.35-e1583162712760-1024x587.png" alt="" data-id="6936" data-full-url="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/Screen-Shot-2020-03-02-at-16.23.35-e1583162712760.png" data-link="https://dress-ecode.com/screen-shot-2020-03-02-at-16-23-35/" class="wp-image-6936"/><figcaption class="blocks-gallery-item__caption">&#8220;This <a href="https://twitter.com/hashtag/temperatureblanket?src=hashtag_click">#temperatureblanket</a> is gigantic&#8221; &#8211; <a href="https://twitter.com/plagytd">Bob Jillan</a></figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img decoding="async" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/Screen-Shot-2020-03-01-at-11.01.51-e1583057012125-1024x651.png" alt="" data-id="6918" data-full-url="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/Screen-Shot-2020-03-01-at-11.01.51-e1583057012125.png" data-link="https://dress-ecode.com/screen-shot-2020-03-01-at-11-01-51/" class="wp-image-6918"/></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img decoding="async" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/EOcfcsBXsAMN7lH-768x1024.jpg" alt="" data-id="6895" data-full-url="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/EOcfcsBXsAMN7lH.jpg" data-link="https://dress-ecode.com/eocfcsbxsamn7lh/" class="wp-image-6895"/><figcaption class="blocks-gallery-item__caption">&#8220;Ahhh I thought about putting the precip type in as the center of my granny squares for 2019, but decided that would get too challenging.  My blanket turned out a bit different than many of the knitters!&#8221; &#8211; <a href="https://twitter.com/erinleeryan">Dr Erin Ryan</a></figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/EPy2R4RX4AENB11-1-1024x768.jpg" alt="" data-id="6899" data-full-url="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/EPy2R4RX4AENB11-1.jpg" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=6899" class="wp-image-6899" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/EPy2R4RX4AENB11-1-1024x768.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/EPy2R4RX4AENB11-1-600x450.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/EPy2R4RX4AENB11-1-300x225.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/EPy2R4RX4AENB11-1-768x576.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/EPy2R4RX4AENB11-1-1536x1152.jpg 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/EPy2R4RX4AENB11-1-1160x870.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/EPy2R4RX4AENB11-1.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="blocks-gallery-item__caption">&#8220;Each month correspond to a row and every house to a day. The lowest temperature of the day is stitched on the door/windows and the highest on the walls. We can already see some pretty hot weather for this time of the year in France!&#8221; &#8211; <a href="https://twitter.com/EmmaBidule">Emma Bidule</a></figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img decoding="async" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/EP1YKsAW4AAwjde-889x1024.jpg" alt="" data-id="6901" data-full-url="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/EP1YKsAW4AAwjde-e1583055222737.jpg" data-link="https://dress-ecode.com/ep1yksaw4aawjde/" class="wp-image-6901"/><figcaption class="blocks-gallery-item__caption">&#8220;This was mine for 2018! The center circle was the high temp &amp; the outer square corresponded to the weather. I changed color in increments of 10 degrees except for when it reached 100 degrees&#8230;then I changed it every 5. Love being able to look at a whole year in one blanket!&#8221; &#8211; <a href="https://twitter.com/SJMonsteR">Sarah Roach</a></figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img decoding="async" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/Screen-Shot-2020-03-01-at-10.55.19-e1583056572958-1024x756.png" alt="" data-id="6912" data-full-url="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/Screen-Shot-2020-03-01-at-10.55.19-e1583056572958.png" data-link="https://dress-ecode.com/screen-shot-2020-03-01-at-10-55-19/" class="wp-image-6912"/></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/EP0V7zwUwAADKeV-1.jpg" alt="" data-id="6904" data-full-url="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/EP0V7zwUwAADKeV-1.jpg" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=6904" class="wp-image-6904" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/EP0V7zwUwAADKeV-1.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/EP0V7zwUwAADKeV-1-600x450.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/EP0V7zwUwAADKeV-1-300x225.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/EP0V7zwUwAADKeV-1-768x576.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="blocks-gallery-item__caption">&#8220;Seeing this inspired me to do it with my bullet journal! Maybe one day I’ll end up knitting a scarf as well&#8221; &#8211; <a href="https://twitter.com/SaraLillian98">Sara Linton</a></figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img decoding="async" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/Screen-Shot-2020-03-01-at-10.58.12-e1583056737824-1024x645.png" alt="" data-id="6914" data-full-url="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/Screen-Shot-2020-03-01-at-10.58.12-e1583056737824.png" data-link="https://dress-ecode.com/screen-shot-2020-03-01-at-10-58-12/" class="wp-image-6914"/></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img decoding="async" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/Screen-Shot-2020-03-01-at-11.02.52-e1583057055955-1024x639.png" alt="" data-id="6919" data-full-url="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/03/Screen-Shot-2020-03-01-at-11.02.52-e1583057055955.png" data-link="https://dress-ecode.com/screen-shot-2020-03-01-at-11-02-52/" class="wp-image-6919"/></figure></li></ul></figure>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><a href="https://mailchi.mp/3a40f815404c/1xwfzz0rr5"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/06/7ad04e5f-5533-4703-aa65-8d9b37c21de8-709x1024.jpg" alt="" class="wp-image-8782" width="302" height="436" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/06/7ad04e5f-5533-4703-aa65-8d9b37c21de8-709x1024.jpg 709w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/06/7ad04e5f-5533-4703-aa65-8d9b37c21de8-600x867.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/06/7ad04e5f-5533-4703-aa65-8d9b37c21de8-208x300.jpg 208w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/06/7ad04e5f-5533-4703-aa65-8d9b37c21de8.jpg 720w" sizes="auto, (max-width: 302px) 100vw, 302px" /></a></figure></div>


<hr>
<h5><em><strong>English</strong></em><span style="color: #acc0a5;"><strong> &#8211; Temperature blanket: colored threads to interpret the abstract concept of climate change</strong></span></h5>
<p>A new way of spreading the concept of climate change is becoming popular: the unconventional knitting and crochet project <em>Temperature blanket</em> translates it into the material made of colored threads.</p>
<p>Josie George has found a way to visualize an abstract concept such as that of climate change. By putting her knitting skills to good use, she started by creating a scarf in which each row represents the temperature and the climate in her city. A coloured thread indicates the temperature, a second line shows if a particular day has been cloudy, sunny, rainy or snowy.</p>


<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>&#8220;I decided that this year, every day, I would knit a row on a scarf to mark the corresponding daily temperature/weather of my town. It felt like a good way to engage with the changing climate and with the changing year. A way to notice and not look away&#8221;.</p></blockquote>


<p>Her project published on Twitter has inspired many other people and each one interprets in a personal way the concept of the climate that changes over time. Rainbow colours are most often used, some choose only pastel colours or a more limited palette. Stitches, signs, created objects change from person to person, giving life to an individual transposition of one&#8217;s vision of climate change in the matter.</p>
<p>Do you want to try it too? Here you will find a <a href="https://craftwarehouse.com/knit-or-crochet-a-temperature-blanket-free-printable-chart/">free printable chart </a>&nbsp;that will give you an idea of the temperatures and the corresponding color combinations. Write to us and we will follow your project!</p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Quando l&#8217;arte parla di ambiente: un progetto matematico all&#8217;uncinetto ci ricorda della fragilità delle barriere coralline, minacciate dall&#8217;inquinamento</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Sep 2019 19:56:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[Climate change]]></category>
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					<description><![CDATA[Italiano/English below Una delle meraviglie del mondo naturale, la Grande Barriera Corallina si estende lungo la costa del Queensland, in Australia, in una profusione tumultuosa di colori e forme impareggiabili sul nostro pianeta. Ma il riscaldamento globale e le sostanze inquinanti minacciano questa fragile meraviglia: gli scienziati ora pensano che questa barriera corallina sarà devastata nei prossimi anni. In tutto il mondo le barriere coralline si stanno estinguendo. La Grande Barriera Corallina, il più grande organismo vivente del mondo, ha già subito la morte del corallo in quasi un terzo delle sue 133.000 miglia quadrate. Molti coralli sono così strettamente collegati alle condizioni locali che non possono sopravvivere se la temperatura media del mare aumenta di più di un grado, una cifra a cui ci stiamo avvicinando in alcune parti del mondo. I politici potrebbero essere in grado di negare il riscaldamento globale, i coralli, purtroppo, non hanno questa opzione. In omaggio a questa meraviglia naturale, Margaret e Christine Wertheim dell&#8217;Istituto For Figuring hanno intrapreso un progetto per creare una barriera corallina di lana all&#8217;uncinetto. Dal 2015 nel loro soggiorno a Los Angeles, per i primi quattro anni della sua vita, Crochet Coral Reef ha iniziato a espandersi gradualmente nella loro casa. Allo stesso tempo, il progetto ha iniziato a diffondersi in altre città e paesi fino a quando non è diventato un movimento mondiale. The Crochet Coral Reef è una fusione unica di arte, scienza, matematica, artigianato e pratica comunitaria che potrebbe essere il più grande progetto di arte comunitaria nel mondo. Le forme della barriera corallina sono create con la tecnica del &#8220;crochet iperbolico&#8221; scoperta nel 1997 dal matematico della Cornell University Dr. Daina Taimina. Il processo di base è un semplice schema o algoritmo, che da solo produce una forma matematicamente pura, ma variando o mutando questo algoritmo, possono essere prodotte infinite variazioni e permutazioni di forma e forma. Ogni modello di lavoro a uncinetto risulta dall&#8217;applicazione di una ricetta iterativa. Come i frattali, come il Mandelbrot Set, queste forme nascono attraverso la ripetizione di una serie di passi più e più volte. Informazioni su queste tecniche e istruzioni per la creazione di forme specifiche sono disponibili in un manuale pubblicato dall&#8217;Istituto intitolato A Field Guide to Hyperbolic Space. L&#8217;intuizione di base è capire che queste forme derivano dal semplice processo di aumentare il numero di punti in ogni riga. Quanto più spesso aumenti i punti tanto più velocemente il modello crescerà e tanto più la forma finita diventerà merlata. I modelli possono iniziare con una linea semplice, risultante in un piano iperbolico, o da un singolo punto con l&#8217;uncinetto che si muove a spirale verso l&#8217;esterno per espandersi gradualmente come un cono, dando origine a quella che è nota come pseudosfera. Puoi anche iniziare da un cerchio, che produrrà configurazioni tubolari o a campana. ll progetto porta l&#8217;attenzione sulla fragilità della Grande Barriera Corallina e sulle minacce non solo dal riscaldamento dell&#8217;oceano, ma anche da altri pericoli. Di tutto il biossido di carbonio emesso nell&#8217;atmosfera, circa il 30% verrà assorbito dagli oceani. Questo eccesso di CO2 aumenta l&#8217;acidità degli oceani, con conseguenze terribili per i coralli. &#8220;Acque più acide rendono difficile per i coralli e altri organismi calcificanti, come gli animali con conchiglie, formare i loro scheletri, che sono in definitiva responsabili della costruzione della struttura fisica della barriera corallina&#8221;, spiega la dottoressa Janice Lough, ricercatrice AIMS. Esiste ora un consenso scientifico generale sul fatto che l&#8217;acidità degli oceani del mondo sia in aumento, rappresentando una minaccia per molti ecosistemi marini e potenzialmente portando all&#8217;indebolimento delle strutture della barriera corallina. Come parte del progetto Crochet Coral Reef, l&#8217;IFF ha costruito Bleached Reef (una Barriera Corallina Sbiancata), un&#8217;invocazione artigianale di ciò che accade alle barriere coralline sotto stress ambientale. La maggior parte delle forme in questa barriera corallina sono lavorate all&#8217;uncinetto con varie sfumature di bianco e crema, mimando l&#8217;effetto del reale sbiancamento dei coralli. L&#8217;installazione include anche una serie di centrini di pizzo vintage incredibilmente delicati acquisiti in occasione di incontri di scambio, realizzati da artigiani sconosciuti. Il progetto è creato e curato da Christine Wertheim e Margaret Wertheim dell’Institute For Figuring. Fonte: https://crochetcoralreef.org Foto: Institute For Figuring www.theiff.org English &#8211; When art speaks of the environment: a crochet mathematical project reminds us of the fragility of coral reefs, threaten by pollution One of the wonders of the natural world, the Great Barrier Reef extends along the coast of Queensland, Australia, in a tumultuous profusion of colors and shapes unparalleled on our planet. But global warming and pollutants threaten this fragile wonder: scientists now think that this coral reef will be devastated in the coming years. All over the world coral reefs are dying out. The Great Barrier Reef, the largest living organism in the world, has already suffered the death of coral in almost a third of its 133,000 square miles. Many corals are so closely related to local conditions that they cannot survive if the average sea temperature rises by more than one degree, a figure that we are approaching in some parts of the world. Politicians may be able to deny global warming, corals unfortunately do not have this option. As a homage to this natural wonder, Margaret and Christine Wertheim of the Institute For Figuring have embarked on a project to create a crochet wool coral reef. From 2015 in their living room in Los Angeles, for the first four years of its life Crochet Coral Reef began to gradually expand into their home. At the same time, the project began to spread to other cities and countries until it became a global movement. The Crochet Coral Reef is a unique fusion of art, science, mathematics, craftsmanship and community practice that could be the largest community art project in the world. The coral reef shapes are created with the &#8220;hyperbolic crochet&#8221; technique discovered in 1997 by the Cornell University mathematician Dr. Daina Taimina. The basic process is a simple pattern or algorithm, which alone produces a mathematically pure form, but by varying or changing this algorithm, infinite variations and permutations of form and shape can be produced. Each model of crochet work results from the application of an iterative recipe. Like fractals, like the Mandelbrot Set, these shapes are born through the process by repeating a series of steps again and again. Information on these techniques and instructions for creating specific forms is available in a manual published by the Institute entitled A Field Guide to Hyperbolic Space. The basic insight is to understand that these forms result from the simple process of increasing the number of stitches in every row. The more often you increase stitches the faster the model will grow and the more crenellated the finished form will become. Models can begin with a simple line, resulting in a hyperbolic plane; or from a single point with the crochet spiraling around to gradually fan out like a cone, resulting in what is known as a pseudosphere. You may also begin from a circle, which will produce tubular or bell shaped configurations. The project draws attention to the fragility of the Great Barrier Reef and to the threats not only from the warming of the ocean, but also from other dangers. Of all the carbon dioxide emitted into the atmosphere, about 30% will be absorbed by the oceans. This excess of CO2 increases the acidity of the oceans, with terrible consequences for corals. “More acidic waters make it difficult for corals and other calcifying organisms, such as animals with shells, to form their skeletons, which are ultimately responsible for building the physical structure of the reef,” says AIMS research scientist, Dr Janice Lough. There is now general scientific consensus that the acidity of the world’s oceans is increasing, posing a threat to many marine ecosystems and potentially leading to weakening of coral reef structures. As part of the Crochet Coral Reef project, the IFF has built a Bleached Reef, a handicrafted invocation of what happens to coral reefs under environmental stress. Most of the forms in this reef are crocheted from varying shades of white and cream, mimicking the effect of actual coral bleaching. The installation also includes a series of incredibly delicate vintage lace doilies acquired during swap meetings, made by unknown craftsmen. The project is created and curated by Christine Wertheim and Margaret Wertheim of the Institute For Figuring. Source: https://crochetcoralreef.org Photos: Institute For Figuring www.theiff.org]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Italiano/English below</p>
<p>Una delle meraviglie del mondo naturale, la <strong>Grande Barriera Corallina</strong> si estende lungo la costa del Queensland, in Australia, in <strong>una profusione tumultuosa di colori e forme impareggiabili sul nostro pianeta. Ma il riscaldamento globale e le sostanze inquinanti minacciano questa fragile meraviglia</strong>: gli scienziati ora pensano che questa barriera corallina sarà devastata nei prossimi anni. In tutto il mondo le barriere coralline si stanno estinguendo. La Grande Barriera Corallina, il più grande organismo vivente del mondo, ha già subito la morte del corallo in quasi un terzo delle sue 133.000 miglia quadrate. <strong>Molti coralli sono così strettamente collegati alle condizioni locali che non possono sopravvivere se la temperatura media del mare aumenta di più di un grado</strong>, una cifra a cui ci stiamo avvicinando in alcune parti del mondo. I politici potrebbero essere in grado di negare il riscaldamento globale, i coralli, purtroppo, non hanno questa opzione.</p>
<p>In omaggio a questa meraviglia naturale, Margaret e Christine Wertheim dell&#8217;Istituto For Figuring hanno intrapreso un progetto per creare una barriera corallina di lana all&#8217;uncinetto. Dal 2015 nel loro soggiorno a Los Angeles, per i primi quattro anni della sua vita, Crochet Coral Reef ha iniziato a espandersi gradualmente nella loro casa. Allo stesso tempo, il progetto ha iniziato a diffondersi in altre città e paesi fino a quando non è diventato un movimento mondiale. <strong>The Crochet Coral Reef è una fusione unica di arte, scienza, matematica, artigianato e pratica comunitaria che potrebbe essere il più grande progetto di arte comunitaria nel mondo</strong>.</p>
<p>Le forme della barriera corallina sono create con la<strong> tecnica del &#8220;crochet iperbolico&#8221;</strong> scoperta nel 1997 dal matematico della Cornell University Dr. Daina Taimina. Il processo di base è un semplice schema o algoritmo, che da solo produce una forma matematicamente pura, ma variando o mutando questo algoritmo, possono essere prodotte infinite variazioni e permutazioni di forma e forma. Ogni modello di lavoro a uncinetto risulta dall&#8217;applicazione di una ricetta iterativa. Come i frattali, come il Mandelbrot Set, queste forme nascono attraverso la ripetizione di una serie di passi più e più volte. Informazioni su queste tecniche e istruzioni per la creazione di forme specifiche sono disponibili in un manuale pubblicato dall&#8217;Istituto intitolato <em>A Field Guide to Hyperbolic Space</em>.</p>
<p>L&#8217;intuizione di base è capire che queste forme derivano dal semplice processo di aumentare il numero di punti in ogni riga. Quanto più spesso aumenti i punti tanto più velocemente il modello crescerà e tanto più la forma finita diventerà merlata. I modelli possono iniziare con una linea semplice, risultante in un piano iperbolico, o da un singolo punto con l&#8217;uncinetto che si muove a spirale verso l&#8217;esterno per espandersi gradualmente come un cono, dando origine a quella che è nota come pseudosfera. Puoi anche iniziare da un cerchio, che produrrà configurazioni tubolari o a campana.</p>
<p><strong>ll progetto porta l&#8217;attenzione sulla fragilità della Grande Barriera Corallina e sulle minacce non solo dal riscaldamento dell&#8217;oceano, ma anche da altri pericoli.</strong> Di tutto il biossido di carbonio emesso nell&#8217;atmosfera, circa il 30% verrà assorbito dagli oceani. Questo eccesso di CO2 aumenta l&#8217;acidità degli oceani, con conseguenze terribili per i coralli. &#8220;Acque più acide rendono difficile per i coralli e altri organismi calcificanti, come gli animali con conchiglie, formare i loro scheletri, che sono in definitiva responsabili della costruzione della struttura fisica della barriera corallina&#8221;, spiega la dottoressa Janice Lough, ricercatrice AIMS. <strong>Esiste ora un consenso scientifico generale sul fatto che l&#8217;acidità degli oceani del mondo sia in aumento, rappresentando una minaccia per molti ecosistemi marini</strong> e potenzialmente portando all&#8217;indebolimento delle strutture della barriera corallina.</p>
<p>Come parte del progetto Crochet Coral Reef, l&#8217;IFF ha costruito <strong>Bleached Reef</strong> (una Barriera Corallina Sbiancata), un&#8217;invocazione artigianale di ciò che accade alle barriere coralline sotto stress ambientale. <strong>La maggior parte delle forme in questa barriera corallina sono lavorate all&#8217;uncinetto con varie sfumature di bianco e crema, mimando l&#8217;effetto del reale sbiancamento dei coralli.</strong> L&#8217;installazione include anche una serie di centrini di pizzo vintage incredibilmente delicati acquisiti in occasione di incontri di scambio, realizzati da artigiani sconosciuti.</p>
<p>Il progetto è creato e curato da <strong>Christine Wertheim</strong> e <strong>Margaret Wertheim</strong> dell’Institute For Figuring.</p>
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<h5><span style="color: #acc0a5;">English &#8211; When art speaks of the environment: a crochet mathematical project reminds us of the fragility of coral reefs, threaten by pollution</span></h5>
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<p><span style="font-size: inherit;">One of the wonders of the natural world, the <strong>Great Barrier Reef</strong> extends along the coast of Queensland, Australia, <strong>in a tumultuous profusion of colors and shapes unparalleled on our planet. But global warming and pollutants threaten this fragile wonder</strong>: scientists now think that this coral reef will be devastated in the coming years. All over the world coral reefs are dying out. The Great Barrier Reef, the largest living organism in the world, has already suffered the death of coral in almost a third of its 133,000 square miles. <strong>Many corals are so closely related to local conditions that they cannot survive if the average sea temperature rises by more than one degree</strong>, a figure that we are approaching in some parts of the world. Politicians may be able to deny global warming, corals unfortunately do not have this option.</span></p>
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<p>As a homage to this natural wonder, Margaret and Christine Wertheim of the <span style="font-size: inherit;">Institute For Figuring </span>have embarked on a project to create a crochet wool coral reef. From 2015 in their living room in Los Angeles, for the first four years of its life Crochet Coral Reef began to gradually expand into their home. At the same time, the project began to spread to other cities and countries until it became a global movement. <strong>The Crochet Coral Reef is a unique fusion of art, science, mathematics, craftsmanship and community practice that could be the largest community art project in the world</strong>.</p>
<p>The coral reef shapes are created with the <strong>&#8220;hyperbolic crochet&#8221; technique</strong> discovered in 1997 by the Cornell University mathematician Dr. Daina Taimina. The basic process is a simple pattern or algorithm, which alone produces a mathematically pure form, but by varying or changing this algorithm, infinite variations and permutations of form and shape can be produced. Each model of crochet work results from the application of an iterative recipe. Like fractals, like the Mandelbrot Set, these shapes are born through the process by repeating a series of steps again and again. Information on these techniques and instructions for creating specific forms is available in a manual published by the Institute entitled <em>A Field Guide to Hyperbolic Space</em>.</p>
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<p>The basic insight is to understand that these forms result from the simple process of increasing the number of stitches in every row. The more often you increase stitches the faster the model will grow and the more crenellated the finished form will become. Models can begin with a simple line, resulting in a <em>hyperbolic</em> <em>plane</em>; or from a single point with the crochet spiraling around to gradually fan out like a cone, resulting in what is known as a <em>pseudosphere</em>. You may also begin from a circle, which will produce tubular or bell shaped configurations.</p>
<p><strong>The project draws attention to the fragility of the Great Barrier Reef and to the threats not only from the warming of the ocean, but also from other dangers</strong>. Of all the carbon dioxide emitted into the atmosphere, about 30% will be absorbed by the oceans. This excess of CO2 increases the acidity of the oceans, with terrible consequences for corals. <span style="font-size: inherit;">“More acidic waters make it difficult for corals and other calcifying organisms, such as animals with shells, to form their skeletons, which are ultimately responsible for building the physical structure of the reef,” says AIMS research scientist, Dr Janice Lough. <strong>There is now general scientific consensus that the acidity of the world’s oceans is increasing, posing a threat to many marine ecosystems </strong>and potentially leading to weakening of coral reef structures.</span></p>
<p>As part of the Crochet Coral Reef project, the IFF has built a <strong>Bleached Reef</strong>, a <span style="font-size: inherit;">handicrafted invocation of what happens to coral reefs under environmental stress. <strong>Most of the forms in this reef are crocheted from varying shades of white and cream, mimicking the effect of actual coral bleaching</strong>. The installation also includes a series of incredibly delicate vintage lace doilies acquired during swap meetings, made by unknown craftsmen.</span></p>
<p>The project is created and curated by <strong>Christine Wertheim</strong> and <strong>Margaret Wertheim</strong> of the Institute For Figuring.</p>
<p>Source:<b> <a href="https://apc01.safelinks.protection.outlook.com/?url=https%3A%2F%2Fcrochetcoralreef.org&amp;data=02%7C01%7C%7Ccc368309a9254cea375508d702a7cd17%7C84df9e7fe9f640afb435aaaaaaaaaaaa%7C1%7C0%7C636980792031388486&amp;sdata=jnUMyWnHfVCfT%2FELZ6WAb2aFWzpkmhVu8LKOgmgkxjg%3D&amp;reserved=0">https://crochetcoralreef.org</a></b></p>
<p>Photos: Institute For Figuring <a style="font-size: inherit;" href="http://www.theiff.org/">www.theiff.org</a></p>
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		<title>Moda: non diciamo che è la seconda industria più inquinante nel mondo!</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2019 09:53:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Italiano/English (see below) Non si può affermare che l&#8217;industria della moda sia la seconda più inquinante del mondo.Si può però dire che, osservando alcuni dati che la caratterizzano, sia una delle più inquinanti.Abbiamo preparato una sintesi di alcuni degli impatti di questo settore. Vuoi contribuire concretamente con una piccola azione a diminuire l&#8217;impatto ambientale? Scopri qui cosa possiamo fare insieme https://dress-ecode.com/…/insieme-possiamo-risparmiare-360…/ English &#8211; Fashion: don&#8217;t say it is the second most polluting industry! It cannot be said that the fashion industry is the second most polluting in the world. However, it can be said that, observing some of the data that characterize it, it is one of the most polluting. We have prepared a summary of some of the impacts of this sector. Want to contribute concretely with a small action to decrease the environmental impact? Find out here what we can do together: https://dress-ecode.com/…/insieme-possiamo-risparmiare-360…/   #SFSambassador]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Italiano/English (see below)</p>
<p>Non si può affermare che l&#8217;industria della moda sia la seconda più inquinante del mondo.<br />Si può però dire che, osservando alcuni dati che la caratterizzano, sia una delle più inquinanti.<br />Abbiamo preparato una sintesi di alcuni degli impatti di questo settore.</p>
<p>Vuoi contribuire concretamente con una piccola azione a diminuire l&#8217;impatto ambientale? Scopri qui cosa possiamo fare insieme <span class="text_exposed_show"><br /><a href="https://dress-ecode.com/2019/05/12/insieme-possiamo-risparmiare-360-milioni-di-litri-dacqua-e-14-milioni-di-chili-di-emissioni-di-co2-scopri-come/?fbclid=IwAR1CiPAXxt8_LzDwv9WozAJaJBwFawVehrdkCe0GC4z6obzlNDTpxBkI0Bc" target="_blank" rel="noopener nofollow noreferrer" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;-U&quot;}" data-lynx-mode="origin" data-lynx-uri="https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fdress-ecode.com%2F2019%2F05%2F12%2Finsieme-possiamo-risparmiare-360-milioni-di-litri-dacqua-e-14-milioni-di-chili-di-emissioni-di-co2-scopri-come%2F%3Ffbclid%3DIwAR1CiPAXxt8_LzDwv9WozAJaJBwFawVehrdkCe0GC4z6obzlNDTpxBkI0Bc&amp;h=AT0pvA-3jD1MtWV3ftT0_Dc39JvNMG_uJGflJUEEhsMxKsMfhNrmnMmK-DlXR8bLYHpUL3D9XwV8wGukA99LD3bUyFiMLAm8BYhJvWo2AaDadZWJj66hkILSg0cUlEIscIPGMHEbsjV73PPkDrk1JWqu5AVzrHUXdF0yYr05RjxvNaMz7nX4HGef5MZPYpQxykVnbxEaGHOUgnfDaPfYfOSTdpvNEaEnmeTPNakxzD1i5iHtX523KH72Yidki7AKj--XGTs-azHFS5EcYB2DJYf9UbVghY2H3xdmxpE8JctOpKdN7x6jCCtW_ff4j5A4YhNQiwo46WEkUefpX0_fI1Purm2EgCP1zpI1CQVeA4E59CBLM5UBlIjFtLiBcBQ8Ir1U48FE09fDxohbCUSyHR8UsaYMcyVMMJm88H-TkAdKEdHZq2rD3Zlv80uWRBlE1FylZWlpx4XWWSf5RnETDMvhpHRDo6Tdz_yMOvwI7mHFfCKeL2nGLAPLv3jCq3Brgjkvyo6LzJ2y8yqfn01dAp1L83pVPrzjgnYpJMMBhYnW7UsfwwoCSX24XXGm3Msnyr3ZLAUzgVmArv8-nk0ucIqwjgWjXydrUkV2GSCxl3NRGp483TV2sNgX0b4XEf2XpEc">https://dress-ecode.com/…/insieme-possiamo-risparmiare-360…/</a></span></p>

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<p>English &#8211; Fashion: don&#8217;t say it is the second most polluting industry!</p>
<p>It cannot be said that the fashion industry is the second most polluting in the world. However, it can be said that, observing some of the data that characterize it, it is one of the most polluting. We have prepared a summary of some of the impacts of this sector.</p>
<p>Want to contribute concretely with a small action to decrease the environmental impact? Find out here what we can do together:</p>
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<p>#SFSambassador</p>


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		<title>Un serio sciopero per l&#8217;ambiente: i messaggi degli alunni della scuola G. Galilei (Modena) per risvegliare gli adulti!</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Apr 2019 07:28:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Italiano/English Le classi della scuola elementare Galileo Galilei di Modena hanno preso molto seriamente l’invito allo sciopero studentesco di Greta Thunberg. Durante la mattinata di scuola, hanno ascoltato presentazioni sul tema ambientale e preparato cartelloni per manifestare con convinzione nella giornata mondiale di sciopero scolastico per il clima. Non pochi i bambini che sentendo degli effetti del nostro inquinamento, soprattutto sugli animali, si sono commossi con grande sensibilità, chiedendosi il perché della nostra mano umana distruttrice.  Oltre 130 erano gli alunni che hanno fermato la loro consueta attività scolastica per chiedere a noi adulti di non inquinare e di salvare la nostra terra. Nel cortile della scuola, con il supporto degli insegnanti e con il nostro intervento in veste di Climate Leader dell&#8217;organizzazione di Al Gore (The Climate Reality Project), hanno esibito manifesti con messaggi e disegni raccontando cosa desiderano: salvare il nostro pianeta perché è casa nostra, una vita più ecologica che vuol dire anche più economica, eliminare l’inquinamento, “no CO2”, adulti che si occupino del loro futuro.  Una manifestazione svolta in modo esemplare, con serenità, divertimento e sorrisi e allo stesso tempo facendo richieste in modo forte e chiaro. A gran voce domandano meno inquinamento. Hanno voluto così dare supporto a Greta, uniti a lei nella battaglia per fermare i cambiamenti climatici.  Non solo: dopo pranzo, armati di pettorine e guanti, hanno pulito dai rifiuti il parco adiacente alla scuola. Oltre le parole, hanno voluto mostrare con i fatti la loro sensibilità ai temi ambientali. Pronti con i loro cartelloni a partecipare nel pomeriggio alla marcia della loro città, che ha visto aderire in modo coinvolgente più di 3.000 studenti. Complimenti anche agli insegnanti per il supporto e il coinvolgimento in questa attività! Più sotto le foto dello sciopero nel cortile della scuola. English: A serious strike for the environment: the messages of the students of the G. Galilei school (Modena) to awaken the adults! The classes of the Galileo Galilei elementary school in Modena took very seriously the invitation from Greta Thunberg to strike from school. During the morning hours of lessons, they listened to presentations on the environmental theme and prepared posters to demonstrate with conviction on the world day of the school strike for the climate. Many children who felt the effects of our pollution, especially on animals, were moved with great sensitivity, wondering about the reason of our destructive human hand. Over 130 were the students who stopped their usual school activities to ask us (adults) not to pollute and to save instead our land. In the schoolyard, with the support of teachers and with our participation as Climate Leader of the Al Gore&#8217;s organisation (The Climate Reality Project), they exhibited posters with messages and drawings telling what they want: to save our planet because it is our home&#8221;, a life more ecological that also means cheaper, to eliminate pollution, &#8220;no CO2&#8221;, adults who take care of their future. An event held in an exemplary way, with serenity, fun and smiles and at the same time making requests in a strong and clear way. So they wanted to support Greta, joining her in the battle to stop climate change. Not only that: after lunch, armed with bibs and gloves, they cleaned the park adjacent to the school from waste. Beyond the words, they wanted to show their sensitivity to environmental issues with facts. Ready with their posters to participate in the march of their city in the afternoon, which saw more than 3,000 students enthusiastically engaged. Congratulations also to the teachers for their support and involvement in this activity!]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Italiano/English</p>
<p>Le classi della scuola elementare Galileo Galilei di Modena hanno preso molto seriamente l’invito allo sciopero studentesco di Greta Thunberg. Durante la mattinata di scuola, hanno ascoltato presentazioni sul tema ambientale e preparato cartelloni per manifestare con convinzione nella giornata mondiale di sciopero scolastico per il clima. Non pochi i bambini che sentendo degli effetti del nostro inquinamento, soprattutto sugli animali, si sono commossi con grande sensibilità, chiedendosi il perché della nostra mano umana distruttrice. </p>
<p>Oltre 130 erano gli alunni che hanno fermato la loro consueta attività scolastica per chiedere a noi adulti di non inquinare e di salvare la nostra terra.</p>
<p>Nel cortile della scuola, con il supporto degli insegnanti e con il nostro intervento in veste di Climate Leader dell&#8217;organizzazione di Al Gore (The Climate Reality Project), hanno esibito manifesti con messaggi e disegni raccontando cosa desiderano: salvare il nostro pianeta perché è casa nostra, una vita più ecologica che vuol dire anche più economica, eliminare l’inquinamento, “no CO2”, adulti che si occupino del loro futuro. </p>
<p>Una manifestazione svolta in modo esemplare, con serenità, divertimento e sorrisi e allo stesso tempo facendo richieste in modo forte e chiaro. A gran voce domandano meno inquinamento. Hanno voluto così dare supporto a Greta, uniti a lei nella battaglia per fermare i cambiamenti climatici. </p>
<p>Non solo: dopo pranzo, armati di pettorine e guanti, hanno pulito dai rifiuti il parco adiacente alla scuola. Oltre le parole, hanno voluto mostrare con i fatti la loro sensibilità ai temi ambientali.</p>
<p>Pronti con i loro cartelloni a partecipare nel pomeriggio alla marcia della loro città, che ha visto aderire in modo coinvolgente più di 3.000 studenti.</p>
<p>Complimenti anche agli insegnanti per il supporto e il coinvolgimento in questa attività!</p>
<p>Più sotto le foto dello sciopero nel cortile della scuola.</p>
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<p><strong>English: A serious strike for the environment: the messages of the students of the G. Galilei school (Modena) to awaken the adults!</strong></p>
<p>The classes of the Galileo Galilei elementary school in Modena took very seriously the invitation from Greta Thunberg to strike from school. During the morning hours of lessons, they listened to presentations on the environmental theme and prepared posters to demonstrate with conviction on the world day of the school strike for the climate. Many children who felt the effects of our pollution, especially on animals, were moved with great sensitivity, wondering about the reason of our destructive human hand. Over 130 were the students who stopped their usual school activities to ask us (adults) not to pollute and to save instead our land.</p>
<p>In the schoolyard, with the support of teachers and with our participation as Climate Leader of the Al Gore&#8217;s organisation (The Climate Reality Project), they exhibited posters with messages and drawings telling what they want: to save our planet because it is our home&#8221;, a life more ecological that also means cheaper, to eliminate pollution, &#8220;no CO2&#8221;, adults who take care of their future. An event held in an exemplary way, with serenity, fun and smiles and at the same time making requests in a strong and clear way. So they wanted to support Greta, joining her in the battle to stop climate change. Not only that: after lunch, armed with bibs and gloves, they cleaned the park adjacent to the school from waste. Beyond the words, they wanted to show their sensitivity to environmental issues with facts. Ready with their posters to participate in the march of their city in the afternoon, which saw more than 3,000 students enthusiastically engaged.</p>
<p>Congratulations also to the teachers for their support and involvement in this activity!</p>


<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="510" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/image1.jpeg" alt="" class="wp-image-2145" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/image1.jpeg 640w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/image1-600x478.jpeg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/image1-300x239.jpeg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure></div>



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		<title>Cotone: la nostra scelta fa la differenza!</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Aug 2018 09:00:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Perché parliamo di&#160;cotone? Perché è uno dei tessuti più utilizzati per il nostro abbigliamento (e non solo) ed&#160;è anche tra quelli con maggior impatto ambientale. Considerando le magliette, ogni anno nel mondo ne acquistiamo&#160;2 miliardi! E’ fresco, morbido, piacevole da sentire sulla pelle, pratico, d’estate quasi un must, ma ne acquistiamo così tanto che non mancano le conseguenze sull’ambiente e&#160;sulle persone…. Ne parliamo per capire perché prima di comprare capi in cotone tradizionale sia importante&#160;chiederci se davvero ne abbiamo bisogno o almeno valutare l’opzione del&#160;cotone biologico o altre&#160;fibre&#160;naturali. Perché l’impatto del cotone&#160;sulla natura e sulle persone non è trascurabile?&#160;Il&#160;video The life cycle of a t-shirt (di&#160;Angel Chang) ci spiega passo passo la vita di questo tessuto. Si parte dalla coltivazione, che avviene in più di 80 paesi (India, Cina e Stati Uniti soprattutto) e che richiede un ammontare significativo sia di acqua sia di pesticidi. Sono necessari 2.700 litri di acqua per produrre una t-shirt standard, spesso impiegando questo prezioso bene proprio in paesi dove scarseggia, visto che il cotone predilige climi asciutti. Inoltre, è una delle piantagioni in cui si utilizzano più pesticidi al mondo: 1/3 dei pesticidi chimici e dei fertilizzanti sintetici globalmente utilizzati. La coltivazione riguarda anche l’aspetto sociale:&#160;il salario dei lavoratori, il&#160;coinvolgimento di minori nella raccolta, le condizioni di lavoro (tra cui l’inalazione di sostanze tossiche). Successivamente il cotone&#160;è spedito (con relativo impatto quindi in termini di emissioni) in fabbriche per essere mischiato, cardato, pettinato, tirato,&#160;allungato e infine intrecciato in nastri componendo matasse. Queste&#160;passano alla fase successiva: la tessitura. Sono aggiunti prodotti chimici per renderlo morbido e bianco. Le&#160;matasse sono sbiancate e poi tinte,&#160;purtroppo nella maggior parte dei casi con sostanze tossiche (dannose per la pelle, per i lavoratori che ne vengono a contatto e per l’ambiente arrivando dagli scarichi industriali nell’oceano). A questo punto il tessuto viaggia di nuovo nel mondo, per essere trasformato in magliette. Il Bangladesh è il maggior esportatore di magliette di cotone, 5 milioni di persone&#160;lavorano nella produzione di&#160;magliette – tipicamente vivono in condizioni di povertà e ricevono un salario esiguo, non sufficiente per vivere dignitosamente. Il documentario “UDITA”&#160;(https://www.youtube.com/watch?v=g_tuvBHr6WU)&#160;racconta di 5 anni accanto alle donne coinvolte nella produzione di abbigliamento in Bangladesh. Questa finestra sulla loro vita&#160;mi ha colpito profondamente, da quando l’ho visto non riesco più a non chiedermi da dove venga ciò che vorrei comprare, chi lo ha fatto, se con il mio acquisto sto spendendo troppo&#160;poco&#160;a discapito di un livello di vita dignitoso di qualcun altro…&#160;Il video è stato una delle ragioni dell’adozione della filosofia&#160;“pochi capi ma di qualità e sostenibili” (http://ecoscienti.org/2018/04/13/vita-da-ecoscienti-abbigliamento-sostenibile/&#160;). Una volta prodotte, le magliette viaggiano nuovamente&#160;sul pianeta&#160;per essere vendute. Si calcola un’enorme impronta di CO2, producendo&#160;globalmente il 10% delle emissioni di carbonio (1.000 miliardi di kilowatt orari) ogni anno. Se proprio desideriamo&#160;indossare capi in cotone, consideriamo quello organico, che rappresenta&#160;l’1% della produzione globale (22 milioni e 700 mila tonnellate) oppure l’acquisto di indumenti di seconda mano. Il cotone organico è coltivato senza pesticidi e fertilizzanti sintetici e non proviene da semi geneticamente modificati. Ma soprattutto implica un sistema agricolo sostenibile, perché i piccoli coltivatori di cotone di solito piantano più colture, sia per la vendita sia per il consumo familiare (soia, girasoli, legumi, ecc.), non affidandosi solo ad una tipologia di coltivazione. Contribuiscono così alla biodiversità del terreno.&#160;Anche il consumo di acqua è significativamente&#160;ridotto, perché principalmente deriva dalla pioggia: si stima un consumo di acqua pari al 10%- 20% della quantità richiesta dalla coltura tradizionale. Ecco una tabella riassuntiva del confronto tra cotone normale e biologico: (fonte Textile Exchange) La certificazione e la&#160;tracciabilità ci aiutano a scegliere prodotti con impatto più contenuto.&#160;Il certificato&#160;GOTS (Global Organic Textile Standard)&#160;ci dà maggiori garanzie e riguarda&#160;la trasformazione, la produzione, l’imballaggio, l’etichettatura, il commercio e la distribuzione dei tessuti realizzati con almeno il 70% di fibre naturali biologiche. Il certificato Fair Trade invece riguarda gli aspetti sociali/lavorativi della produzione del tessuto, garantendo il rispetto delle persone coinvolte. Curiosa alternativa&#160;la maglietta con durata garantita per&#160;30 anni: prodotta in&#160;cotone italiano per durare a lungo, in caso accada qualcosa al vostro indumento&#160;per tre decadi dall’acquisto sarà riparata o sostituita gratuitamente. La collezione artigianale “30 anni”&#160;di Tom Cridland&#160;include anche camice,&#160;pantaloni, felpe e giacche in cotone, lana e&#160;cachemire. L’antitesi (e l’antidoto) della fast fashion. Ho chiesto informazioni all’azienda&#160;su un’eventuale certificazione&#160;dei tessuti ma non ho avuto al momento risposta. Per uomo e per donna. https://www.tomcridland.com/collections/the-30-year-t-shirt Per prodotti in cotone organico e/o altre fibre naturali: Lizè Natural Clothing Negozio italiano on line di capi in tessuti naturali che “possono essere sani, belli e accessibili a tutti”. Oltre al canale on line, ha&#160;un punto vendita in Valbrenta. Per uomo, donna e bambino. http://www.lize-shop.it Dedicated Brand svedese&#160;sostenibile di streetwear in cotone biologico, nel rispetto dei lavoratori. Ha diversi punti vendita in Italia. Per uomo, donna e bambino. https://www.dedicatedbrand.com/en/ Altra Moda Vestire Bio Negozio italiano on line con abbigliamento biologico e articoli naturali per tutta la famiglia. Per uomo, donna e bambino. https://www.altramoda.net/it Per un tessuto naturale al momento&#160;più sostenibile potete leggere qui: http://ecoscienti.org/2018/06/07/un-tessuto-ecologico-e-fresco-per-le-calde-giornate-il-lino/ Per un’altra scelta responsabile: http://ecoscienti.org/2018/05/17/infiniti-abiti-zero-ingombro-un-sogno/ (Foto: Dedicated – da Textile Exchange) Articolo pubblicato anche su ecoscienti.org &#160;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Perché parliamo di&nbsp;cotone? Perché è uno dei tessuti più utilizzati per il nostro abbigliamento (e non solo) ed&nbsp;è anche tra quelli con maggior impatto ambientale. Considerando le magliette, ogni anno nel mondo ne acquistiamo&nbsp;2 miliardi!</p>
<p>E’ fresco, morbido, piacevole da sentire sulla pelle, pratico, d’estate quasi un must, ma ne acquistiamo così tanto che non mancano le conseguenze sull’ambiente e&nbsp;sulle persone….</p>
<p>Ne parliamo per capire perché prima di comprare capi in cotone tradizionale sia importante&nbsp;chiederci se davvero ne abbiamo bisogno o almeno valutare l’opzione del&nbsp;cotone biologico o altre&nbsp;fibre&nbsp;naturali.</p>
<p><span id="more-230"></span></p>
<p>Perché l’impatto del cotone&nbsp;sulla natura e sulle persone non è trascurabile?&nbsp;Il&nbsp;video <em>The life cycle of a t-shirt</em> (di&nbsp;Angel Chang) ci spiega passo passo la vita di questo tessuto.</p>
<p>Si parte dalla coltivazione, che avviene in più di 80 paesi (India, Cina e Stati Uniti soprattutto) e che richiede un ammontare significativo sia di acqua sia di pesticidi. Sono necessari 2.700 litri di acqua per produrre una t-shirt standard, spesso impiegando questo prezioso bene proprio in paesi dove scarseggia, visto che il cotone predilige climi asciutti. Inoltre, è una delle piantagioni in cui si utilizzano più pesticidi al mondo: 1/3 dei pesticidi chimici e dei fertilizzanti sintetici globalmente utilizzati. La coltivazione riguarda anche l’aspetto sociale:&nbsp;il salario dei lavoratori, il&nbsp;coinvolgimento di minori nella raccolta, le condizioni di lavoro (tra cui l’inalazione di sostanze tossiche).</p>
<p>Successivamente il cotone&nbsp;è spedito (con relativo impatto quindi in termini di emissioni) in fabbriche per essere mischiato, cardato, pettinato, tirato,&nbsp;allungato e infine intrecciato in nastri componendo matasse. Queste&nbsp;passano alla fase successiva: la tessitura. Sono aggiunti prodotti chimici per renderlo morbido e bianco. Le&nbsp;matasse sono sbiancate e poi tinte,&nbsp;purtroppo nella maggior parte dei casi con sostanze tossiche (dannose per la pelle, per i lavoratori che ne vengono a contatto e per l’ambiente arrivando dagli scarichi industriali nell’oceano).</p>
<p>A questo punto il tessuto viaggia di nuovo nel mondo, per essere trasformato in magliette. Il Bangladesh è il maggior esportatore di magliette di cotone, 5 milioni di persone&nbsp;lavorano nella produzione di&nbsp;magliette – tipicamente vivono in condizioni di povertà e ricevono un salario esiguo, non sufficiente per vivere dignitosamente. Il documentario “UDITA”&nbsp;(<a id="LPlnk174913" class="OWAAutoLink" href="https://www.youtube.com/watch?v=g_tuvBHr6WU">https://www.youtube.com/watch?v=g_tuvBHr6WU</a>)&nbsp;racconta di 5 anni accanto alle donne coinvolte nella produzione di abbigliamento in Bangladesh. Questa finestra sulla loro vita&nbsp;mi ha colpito profondamente, da quando l’ho visto non riesco più a non chiedermi da dove venga ciò che vorrei comprare, chi lo ha fatto, se con il mio acquisto sto spendendo troppo&nbsp;poco&nbsp;a discapito di un livello di vita dignitoso di qualcun altro…&nbsp;Il video è stato una delle ragioni dell’adozione della filosofia&nbsp;“pochi capi ma di qualità e sostenibili” (<a id="LPlnk174210" class="OWAAutoLink" href="http://ecoscienti.org/2018/04/13/vita-da-ecoscienti-abbigliamento-sostenibile/">http://ecoscienti.org/2018/04/13/vita-da-ecoscienti-abbigliamento-sostenibile/</a>&nbsp;).</p>
<p>Una volta prodotte, le magliette viaggiano nuovamente&nbsp;sul pianeta&nbsp;per essere vendute. Si calcola un’enorme impronta di CO2, producendo&nbsp;globalmente il 10% delle emissioni di carbonio (1.000 miliardi di kilowatt orari) ogni anno.</p>
<p>Se proprio desideriamo&nbsp;indossare capi in cotone, consideriamo quello organico, che rappresenta&nbsp;l’1% della produzione globale (22 milioni e 700 mila tonnellate) oppure l’acquisto di indumenti di seconda mano.</p>
<p>Il cotone organico è coltivato senza pesticidi e fertilizzanti sintetici e non proviene da semi geneticamente modificati. Ma soprattutto implica un sistema agricolo sostenibile, perché i piccoli coltivatori di cotone di solito piantano più colture, sia per la vendita sia per il consumo familiare (soia, girasoli, legumi, ecc.), non affidandosi solo ad una tipologia di coltivazione. Contribuiscono così alla biodiversità del terreno.&nbsp;Anche il consumo di acqua è significativamente&nbsp;ridotto, perché principalmente deriva dalla pioggia: si stima un consumo di acqua pari al 10%- 20% della quantità richiesta dalla coltura tradizionale.</p>
<p>Ecco una tabella riassuntiva del confronto tra cotone normale e biologico:</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-472 alignnone" src="http://ecoscienti.org/wp-content/uploads/2018/06/Screen-Shot-2018-06-21-at-18.51.06-300x164.png" alt="" width="570" height="313"></p>
<p><em>(fonte Textile Exchange)</em></p>
<p>La certificazione e la&nbsp;tracciabilità ci aiutano a scegliere prodotti con impatto più contenuto.&nbsp;Il certificato&nbsp;<strong>GOTS (Global Organic Textile Standard)&nbsp;</strong>ci dà maggiori garanzie e riguarda&nbsp;la trasformazione, la produzione, l’imballaggio, l’etichettatura, il commercio e la distribuzione dei tessuti realizzati con almeno il 70% di fibre naturali biologiche.</p>
<p>Il certificato <strong>Fair Trade</strong> invece riguarda gli aspetti sociali/lavorativi della produzione del tessuto, garantendo il rispetto delle persone coinvolte.</p>
<p>Curiosa alternativa&nbsp;la maglietta con durata garantita per&nbsp;30 anni: prodotta in&nbsp;cotone italiano per durare a lungo, in caso accada qualcosa al vostro indumento&nbsp;per tre decadi dall’acquisto sarà riparata o sostituita gratuitamente.<br />
La collezione artigianale <b>“30 anni”</b>&nbsp;di Tom Cridland&nbsp;include anche camice,&nbsp;pantaloni, felpe e giacche in cotone, lana e&nbsp;cachemire. L’antitesi (e l’antidoto) della fast fashion.<br />
Ho chiesto informazioni all’azienda&nbsp;su un’eventuale certificazione&nbsp;dei tessuti ma non ho avuto al momento risposta.<br />
Per uomo e per donna.<br />
<a id="LPlnk799468" class="OWAAutoLink" href="https://www.tomcridland.com/collections/the-30-year-t-shirt">https://www.tomcridland.com/collections/the-30-year-t-shirt</a></p>
<p><strong>Per prodotti in cotone organico e/o altre fibre naturali:</strong></p>
<p><b>Lizè Natural Clothing</b><br />
Negozio italiano on line di capi in tessuti naturali che “possono essere sani, belli e accessibili a tutti”.<br />
Oltre al canale on line, ha&nbsp;un punto vendita in Valbrenta.<br />
Per uomo, donna e bambino.<br />
<a id="LPlnk177574" class="OWAAutoLink" href="http://www.lize-shop.it/">http://www.lize-shop.it</a></p>
<p><b>Dedicated</b><br />
Brand svedese&nbsp;sostenibile di streetwear in cotone biologico, nel rispetto dei lavoratori. Ha diversi punti vendita in Italia.<br />
Per uomo, donna e bambino.<br />
<a id="LPlnk520458" class="OWAAutoLink" href="https://www.dedicatedbrand.com/en/">https://www.dedicatedbrand.com/en/</a></p>
<p><b>Altra Moda Vestire Bio</b><br />
Negozio italiano on line con abbigliamento biologico e articoli naturali per tutta la famiglia.<br />
Per uomo, donna e bambino.<br />
<a id="LPlnk124423" class="OWAAutoLink" href="https://www.altramoda.net/it">https://www.altramoda.net/it</a></p>
<div>Per un <b>tessuto naturale </b>al momento&nbsp;<b>più sostenibile</b> potete leggere qui:<br />
<a id="LPlnk814541" class="OWAAutoLink" href="http://ecoscienti.org/2018/06/07/un-tessuto-ecologico-e-fresco-per-le-calde-giornate-il-lino/">http://ecoscienti.org/2018/06/07/un-tessuto-ecologico-e-fresco-per-le-calde-giornate-il-lino/</a></div>
<p>Per <b>un’altra scelta</b> responsabile:<br />
<a id="LPlnk650242" class="OWAAutoLink" href="http://ecoscienti.org/2018/05/17/infiniti-abiti-zero-ingombro-un-sogno/">http://ecoscienti.org/2018/05/17/infiniti-abiti-zero-ingombro-un-sogno/</a></p>
<p><em>(Foto: Dedicated – da Textile Exchange)</em></p>
<p>Articolo pubblicato anche su ecoscienti.org</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Una prova del sacchetto che trattiene le microfibre in lavatrice</title>
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		<dc:creator><![CDATA[dressecode]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 29 Jul 2018 11:30:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Environment/Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrics/Tessuti]]></category>
		<category><![CDATA[Fashion/Moda]]></category>
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		<category><![CDATA[moda sostenibile]]></category>
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					<description><![CDATA[(Italiano/English) Marianna D&#8217;Amico Jauregui ha provato il sacchetto che trattiene le microfibre (GuppyFriend) &#160;in lavatrice ed ecco la foto di quanto rilasciato durante il lavaggio. Dai tessuti sintetici si staccano a ogni ciclo circa 700.000 fibre microplastiche. Utilizzando il sacchetto riusciamo a catturarle (vanno in seguito smaltite nell&#8217;indifferenziata, non pulendo il sacchetto nel lavandino). Grazie Marianna per la foto! Qui un interessante articolo di Terranuova: https://www.terranuova.it/…/Lavi-in-lavatrice-Scarichi-mili… &#8220;Tra tutte le microplastiche primarie (quelle che non si formano dalla decomposizione dei rifiuti) che finiscono in mare, il 35% è rappresentato dalle microfibre dei tessuti sintetici. Tra i tessuti sotto accusa ci sono l’acrilico (PC) e il poliestere (PL). GLI ABITI SCARICANO OGNI ANNO MEZZO MILIONE DI TONNELLATE di microfibre negli oceani. Una quantità pari a oltre 50 MILIARDI DI BOTTIGLIE di plastica&#8221;. (&#160;Qui&#160;il nostro post sul sacchetto che trattiene le microfibre). English: Marianna D&#8217;Amico Jauregui has tried the bag retaining microfibres (GuppyFriend) &#160;in the washing machine and here it is the picture of what has been released during the washing cycle. &#160;From synthetic fabrics about 700,000 micro plastic fibres come off during a washing cycle. Using the bag we can catch them (they have to be disposed in mixed waste, not cleaning the bag in the sink). Thank Marianna for the picture! Here it is &#160;an interesting article of Terranuova: https://www.terranuova.it/…/Lavi-in-lavatrice-Scarichi-mili… &#8220;Of all the primary micro plastics (the ones not coming from the waste decomposition) ending into the sea, 35% are microfibres of synthetic fabrics. Of all fabrics on trial there are acrylic (PC) and polyester (PL). CLOTHES RELEASE HALF MILLION TONS of microfibres into the ocean every year. An amount equal to 50 BILLIONS OF PLASTIC BOTTLES. (&#160;Here&#160;you can find our post on the washing bag retaining microfibres).]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>(Italiano/English)</p>
<p><a class="profileLink" href="https://www.facebook.com/marianna.damicojauregui?fref=mentions">Marianna D&#8217;Amico Jauregui</a> ha provato il sacchetto che trattiene le microfibre (GuppyFriend) &nbsp;in lavatrice ed ecco la foto di quanto rilasciato durante il lavaggio. Dai tessuti sintetici si staccano a ogni ciclo circa 700.000 fibre microplastiche. Utilizzando il sacchetto riusciamo a catturarle (vanno in seguito smaltite nell&#8217;indifferenziata, non pulendo il sacchetto nel lavandino).<br />
Grazie Marianna per la foto!</p>
<p><span id="more-214"></span></p>
<p>Qui un interessante articolo di Terranuova:<br />
<a href="https://www.terranuova.it/News/Ambiente/Lavi-in-lavatrice-Scarichi-milioni-di-microfibre-di-plastica-nell-ambiente" target="_blank" rel="noopener nofollow noreferrer">https://www.terranuova.it/…/Lavi-in-<span class="text_exposed_show">lavatrice-Scarichi-mili…</span></a><br />
&#8220;Tra tutte le microplastiche primarie (quelle che non si formano dalla decomposizione dei rifiuti) che finiscono in mare, il 35% è rappresentato dalle microfibre dei tessuti sintetici. Tra i tessuti sotto accusa ci sono l’acrilico (PC) e il poliestere (PL).<br />
GLI ABITI SCARICANO OGNI ANNO MEZZO MILIONE DI TONNELLATE di microfibre negli oceani. Una quantità pari a oltre 50 MILIARDI DI BOTTIGLIE di plastica&#8221;.</p>
<p>(&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/DressEcode1/photos/a.196844697688910/196851771021536/?type=3&amp;theater">Qui&nbsp;</a>il nostro post sul sacchetto che trattiene le microfibre).</p>
<hr>
<p>English:</p>
<p><a class="profileLink" href="https://www.facebook.com/marianna.damicojauregui?fref=mentions">Marianna D&#8217;Amico Jauregui</a> has tried the bag retaining microfibres (GuppyFriend) &nbsp;in the washing machine and here it is the picture of what has been released during the washing cycle. &nbsp;From synthetic fabrics about 700,000 micro plastic fibres come off during a washing cycle. Using the bag we can catch them (they have to be disposed in mixed waste, not cleaning the bag in the sink).<br />
Thank Marianna for the picture!</p>
<p>Here it is &nbsp;an interesting article of Terranuova: <a href="https://www.terranuova.it/News/Ambiente/Lavi-in-lavatrice-Scarichi-milioni-di-microfibre-di-plastica-nell-ambiente" target="_blank" rel="noopener nofollow noreferrer">https://www.terranuova.it/…/Lavi-in-<span class="text_exposed_show">lavatrice-Scarichi-mili…</span></a><br />
&#8220;Of all the primary micro plastics (the ones not coming from the waste decomposition) ending into the sea, 35% are microfibres of synthetic fabrics. Of all fabrics on trial there are acrylic (PC) and polyester (PL).<br />
CLOTHES RELEASE HALF MILLION TONS of microfibres into the ocean every year. An amount equal to 50 BILLIONS OF PLASTIC BOTTLES.</p>
<p>(&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/DressEcode1/photos/a.196844697688910/196851771021536/?type=3&amp;theater">Here&nbsp;</a>you can find our post on the washing bag retaining microfibres).</p>
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		<title>UK &#8211; Burberry ha distrutto prodotti per 26,8 milioni di sterline</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jul 2018 12:46:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Companies / Aziende]]></category>
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		<category><![CDATA[Fashion/Moda]]></category>
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					<description><![CDATA[(Italiano/English) UK &#8211; Burberry ha distrutto prodotti (cosmetici e abbigliamento) per 26,8 milioni di sterline nell’ultimo anno fiscale. Nel 2017 distrusse prodotti per 26,9 milioni, nel 2016 18,8. Un trend in crescita. Nonostante donino scarti e rimanenze di pelle al brand Elvis &#38; Kresse, l’azienda non prende provvedimenti. Per evitare che quanto invenduto sia smerciato in altro modo o contraffatto, le aziende del lusso applicano questa procedura, non curanti dell’impatto ambientale e dello spreco di risorse. La notizia é stata pubblicata da Bloomberg e riportata da Sky in UK. Dress Ecode partecipa all&#8217;iniziativa &#8220;An open letter to Burberry&#8221;. UK &#8211; Burberry destroyed finished products (cosmetics and clothes) worth 28.6 million pounds in the last fiscal year. In 2017 they have destroyed products worth 26.9 million, in 2016 18.8. An increase trend. Even if Burberry donate leftover leather to Elivis &#38; Kresse brand, the company does not solve this issue. In order to avoid that the unsold products would be sold in other ways or counterfeit, luxury companies apply this procedure, not caring of the environmental impact and of the resources waste. News have been published by Bloomberg and reported by Sky in UK. Dress Ecode joins the initiative &#8220;An open letter to Burberry&#8221;, to ask Burberry for alternative solutions to the destruction of more than €30 millions of products.  An open letter from us to Burberry. Are you with us? Tag Burberry below and share this post.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>(Italiano/English)</p>
<p>UK &#8211; Burberry ha distrutto prodotti (cosmetici e abbigliamento) per 26,8 milioni di sterline nell’ultimo anno fiscale.<br />
Nel 2017 distrusse prodotti per 26,9 milioni, nel 2016 18,8. Un trend in crescita. Nonostante donino scarti e rimanenze di pelle al brand Elvis &amp; Kresse, l’azienda non prende provvedimenti.<br />
Per evitare che quanto invenduto sia smerciato in al<span class="text_exposed_show">tro modo o contraffatto, le aziende del lusso applicano questa procedura, non curanti dell’impatto ambientale e dello spreco di risorse.<br />
La notizia é stata pubblicata da Bloomberg e riportata da Sky in UK.</span></p>
<p>Dress <em>Eco</em>de partecipa all&#8217;iniziativa &#8220;An open letter to Burberry&#8221;.</p>
<p><span id="more-203"></span></p>
<p>UK &#8211; Burberry destroyed finished products (cosmetics and clothes) worth 28.6 million pounds in the last fiscal year.<br />
In 2017 they have destroyed products worth 26.9 million, in 2016 18.8. An increase trend. Even if Burberry donate leftover leather to Elivis &amp; Kresse brand, the company does not solve this issue.<br />
In order to avoid that the unsold products would be sold in other ways or counterfeit, luxury companies apply this procedure, not caring of the environmental impact and of the resources waste.<br />
News have been published by Bloomberg and reported by Sky in UK.</p>
<p>Dress<em> Eco</em>de joins the initiative &#8220;An open letter to Burberry&#8221;, to ask Burberry for alternative solutions to the destruction of more than €30 millions of products.  An open letter from us to Burberry. Are you with us? Tag Burberry below and share this post.</p>
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