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	<title>Microplastica &#8211; Dress Ecode</title>
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	<title>Microplastica &#8211; Dress Ecode</title>
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		<title>Il poliestere riciclato rilascia più microplastiche</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Dec 2025 15:58:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quando la soluzione sostenibile forse peggiora il problema. Negli ultimi anni, il poliestere riciclato è diventato il simbolo della moda “ecologica”: promosso come alternativa virtuosa al poliestere vergine, è stato adottato da decine di marchi globali come una strategia per ridurre l’impatto ambientale del settore. Tuttavia, una recente indagine scientifica solleva seri dubbi sulla reale sostenibilità di questa fibra e mette in discussione una narrativa finora diffusa e poco scrutinata. I risultati della ricerca “Spinning Greenwash” La Changing Markets Foundation, organizzazione no-profit attiva sui temi della sostenibilità ambientale, ha commissionato una ricerca al Microplastic Research Group dell’Università di Çukurova (Turchia) per confrontare il rilascio di microplastiche tra tessuti in poliestere riciclato e poliestere vergine. I risultati rivelano una situazione sorprendente e preoccupante: I capi in poliestere riciclato testati rilasciano in media circa il 55% in più di microfibre rispetto a quelli in poliestere vergine durante i cicli di lavaggio. In termini di quantità media, lo studio ha registrato circa 12.430 microfibre per grammo nei tessuti riciclati, rispetto a 8.028 microfibre per grammo nel poliestere vergine. Le microfibre rilasciate dai tessuti riciclati risultano più piccole — con una lunghezza media di circa 0,42 mm contro 0,52 mm — rendendole più facilmente disperdibili e potenzialmente più dannose per gli ecosistemi e la salute. I 51 capi analizzati provengono  da cinque grandi marchi della moda — Adidas, H&#38;M, Nike, Shein e Zara — e includevano articoli come t-shirt, top, abiti e pantaloncini. Cosa significa per l’ambiente? Le microplastiche rappresentano un problema ambientale riconosciuto a livello globale: si trovano nei suoli, nei corsi d’acqua, negli oceani, ma anche in organismi viventi, compresi tessuti umani, e sono associate a effetti potenzialmente avversi sul sistema biologico. Un singolo ciclo di lavaggio può rilasciare centinaia di migliaia di microfibre nell’acqua di scarico, che i sistemi di trattamento faticano a filtrare completamente, lasciando che queste particelle entrino nella catena ambientale e alimentare. Dove vanno a finire tutte quelle minuscole microfibre? La risposta è ovunque. Non solo nei mari e nei fiumi, ma anche nell’aria che respiriamo, nel suolo dei nostri campi, nei sedimenti più remoti, persino nei tessuti organici degli esseri viventi. Secondo un rapporto italiano sulle micro e nanoplastiche nel corpo umano (Vera Studio 2024), i materiali tessili sintetici sono tra le fonti più importanti di microplastiche legate ai processi di lavaggio domestico, e certe fasi tecniche come il pre-lavaggio possono rilasciare quantità di microfibre molto superiori rispetto al semplice lavaggio e risciacquo. Questa è la realtà: ciò che indossiamo, laviamo e usiamo quotidianamente entra in contatto con ambienti che non possiamo più separare dalla nostra vita quotidiana. Eppure, in mezzo a questa realtà scientifica, alcune narrative del marketing restano molto rassicuranti. La Changing Markets Foundation usa un’immagine simbolica molto forte per descrivere la comunicazione di molte aziende: la definisce una “sustainability fig leaf”, una foglia di fico che copre una dipendenza profonda dai materiali sintetici senza affrontare correttamente il problema delle microplastiche (The Ecologist). E il messaggio arriva da una voce autorevole: Urska Trunk, senior Campaign Manager di Changing Markets, ha detto a The Ecologist con parole molto chiare che “la moda ha venduto il poliestere riciclato come soluzione verde, eppure i nostri risultati mostrano che aggrava il problema dell’inquinamento da microplastiche.” Perché questa frase è così importante? Perché sfida direttamente il cuore della narrazione verde dell’industria tessile globale. Non si tratta di demonizzare il riciclo — ma di portare alla luce il fatto che la sostenibilità non può essere una promessa superficiale, basata su claim accattivanti, se poi i prodotti continuano a rilasciare microplastiche in misura significativa. E questa consapevolezza non riguarda solo gli scienziati o gli ambientalisti. Riguarda noi, i nostri consumi, le nostre abitudini di lavaggio e, in ultima analisi, il futuro delle nostre comunità e del pianeta che abitiamo. Perché il riciclato rilascia più microplastiche? Secondo gli autori dello studio di Changing Markets, la differenza può essere ricondotta alle caratteristiche strutturali delle fibre riciclate. Durante i processi di riciclaggio — sia meccanico sia chimico — le catene polimeriche del poliestere si accorciano e si indeboliscono, rendendo le fibre più fragili e inclini a rompersi. Questo porta a un maggior rilascio di microfibre durante l’uso e il lavaggio dei capi. Etichettatura e trasparenza: un’altra criticità Lo studio di Changing Markets rileva anche discrepanze nei claim dei brand: alcuni capi pubblicizzati come in poliestere riciclato hanno mostrato un comportamento di rilascio simile a quello dei tessuti vergini. In alcuni casi, etichette e descrizioni online non corrispondevano alle informazioni sulla fibra riportate fisicamente sui capi, sollevando dubbi su pratiche di marketing potenzialmente fuorvianti. Cosa dicono altre ricerche Accanto allo studio della Changing Markets Foundation, anche altre ricerche scientifiche stanno contribuendo a chiarire il quadro, mostrando come il poliestere riciclato non rappresenti automaticamente una soluzione migliore in termini di rilascio di microfibre. Uno studio pubblicato su Environmental Pollution nel 2024 ha rilevato che, durante il lavaggio domestico, capi in poliestere riciclato possono rilasciare un numero maggiore di microfibre rispetto a quelli in poliestere vergine, probabilmente a causa della minore resistenza meccanica delle fibre sottoposte a processi di riciclo e trattamenti termici. Analisi condotte da The Microfibre Consortium confermano questa tendenza in diversi casi, indicando, in alcuni campioni, un rilascio fino a più del doppio di microfibre, spesso di dimensioni più fini e quindi potenzialmente più impattanti per ecosistemi e catena alimentare. Tuttavia, i dati mostrano anche una forte variabilità: struttura del tessuto, tipo di filato, processi produttivi e condizioni di lavaggio influenzano significativamente il risultato, con alcuni test che evidenziano differenze meno marcate tra materiali vergini e riciclati. Nel complesso, la letteratura scientifica converge su un punto chiave: il riciclo del poliestere riduce i rifiuti plastici a monte, ma non risolve – e talvolta può aggravare – il problema della dispersione di microplastiche, confermando la necessità di un approccio più ampio che includa innovazione sui materiali, design responsabile del tessile e strategie di riduzione complessiva delle fibre sintetiche in circolazione. Microfibre e ciclo di vita del tessuto: non solo lavaggio domestico Quando si parla di microplastiche e microfibre, il dibattito comune si concentra spesso sul rilascio durante i lavaggi domestici. Tuttavia, ricerche recenti mettono in evidenza che anche diverse fasi della produzione tessile stessa sono fonti significative di emissione di microfibre. Uno studio pubblicato su Scientific Reports ha monitorato le emissioni di microfibre in un grande impianto di produzione tessile e ha scoperto che i processi di trattamento a umido — come tintura e finissaggio — possono rilasciare fino a 25 volte più microfibre rispetto ai cicli di lavaggio domestico, con la tintura che rappresenta oltre il 95% delle emissioni in alcune condizioni. Questi risultati suggeriscono che l’impatto ambientale dei tessuti non si riduce semplicemente cambiando il tipo di fibra (virgine o riciclata), ma richiede ottimizzazione e mitigazione sin dalle prime fasi di produzione, ad esempio attraverso temperature di tintura più basse, tempi di processo più brevi e l’uso di filati e strutture tessili che minimizzino lo sfibramento. Come la cura e la progettazione dei capi influenzano il rilascio di microfibre La quantità di microfibre rilasciata da un capo non dipende soltanto dal materiale, ma anche dalle tecniche di lavorazione e dalle condizioni di cura. Differenti metodi di taglio e cucitura, così come le condizioni di lavaggio, possono influenzare significativamente la liberazione di microplastiche nell’ambiente. Una ricerca pubblicata su Science of The Total Environment  (2023, R Rathinamoorthy, S Raja Balasaraswathi) ha dimostrato che l’uso di tecniche di taglio più avanzate come laser o taglio ultrasonico può ridurre il rilascio di microfibre fino a 15–20 volte rispetto al tradizionale taglio con forbici, mentre la scelta di specifici tipi di cucitura e densità di punti può diminuire ulteriormente lo sfibramento. L&#8217;uso di più aghi aumenta l&#8217;emissione di microfibre tra diverse varianti dello stesso tipo di punto. Ad esempio, è stato segnalato un aumento del 45,27% nell&#8217;emissione di microfibre con il punto overlock a 4 fili (2 aghi) rispetto al punto a 3 fili (1 ago). Inoltre, studi condotti su carichi reali di bucato (Science of The Total Environment, 2023, R Rathinamoorthy, S Raja Balasaraswathi) indicano che parametri come la temperatura e la durata del ciclo di lavaggio influenzano la quantità di microfibre rilasciate, con cicli più brevi e freddi, carichi completi e lavatrici ad alta efficienza che riducono il rilascio. Questi risultati evidenziano come modifiche nella progettazione dei capi e nelle pratiche di manutenzione domestica possano contribuire a ridurre la dispersione di microplastiche, integrando gli sforzi per materiali più sostenibili. Una soluzione illusoria o un passo intermedio? I risultati dello studio di Changing Markets non implicano che tutti i materiali riciclati siano inutili o che il riciclo non abbia alcun valore. Piuttosto, evidenziano un punto critico: la riduzione dell’impatto ambientale non può essere affidata esclusivamente alla transizione verso materiali “riciclati” se questi continuano a rilasciare microplastiche in misura significativa. In altre parole, se l’obiettivo è un sistema tessile davvero sostenibile, è necessario considerare: strategie di design che minimizzino il rilascio di microfibre (ad esempio filati a basso rilascio, strutture tessili più compatte e finiture meno degradanti); tecnologie di cattura delle microfibre nei processi di lavaggio domestico e industriale; una riduzione complessiva della dipendenza da fibre sintetiche — riciclate o meno — a favore di materiali alternativi con minore impatto microplastico. Cosa possiamo fare, concretamente Per i brand • progettare capi con filati a basso rilascio e strutture più compatte; • migliorare processi industriali, soprattutto tintura e finissaggio; • adottare tecniche di taglio e cucitura meno sfibranti; • comunicare in modo chiaro e verificabile; • investire in tecnologie di cattura microfibre in laverie industriali e supply chain. Per chi compra e usa moda • lavare a basse temperature e cicli più brevi; • preferire carichi pieni; • usare lavatrici più efficienti quando possibile; • valutare l’uso di filtri o dispositivi cattura-microfibre certificati; • soprattutto: ridurre la dipendenza dal fast fashion e dai sintetici, anche riciclati. Non è “non comprare più niente”. È comprare meglio, meno, più consapevolmente. Verso una visione più ampia della sostenibilità Questa ricerca si inserisce in un dibattito più ampio sulle strategie di sostenibilità nel settore moda, che richiedono approcci integrati e trasparenti. Non si tratta solo di sostituire materia prima A con B, ma di ripensare modelli di produzione, consumo e fine vita dei capi in un’ottica veramente circolare. Per i consumatori e gli operatori del settore, lo studio costituisce un invito a guardare oltre le etichette “riciclato” e a valutare dati concreti e indipendenti per orientarsi verso scelte che facciano davvero la differenza. &#160;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.spreaker.com/episode/poliestere-riciclato-quello-che-la-moda-sostenibile-non-dice--69230415"><img decoding="async" class=" wp-image-15706 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg" alt="" width="208" height="81" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg 1080w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-600x234.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-300x117.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-1024x399.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-768x299.jpg 768w" sizes="(max-width: 208px) 100vw, 208px" /></a>Quando la soluzione sostenibile forse peggiora il problema.<br />
<strong>Negli ultimi anni, il poliestere riciclato è diventato il simbolo della moda “ecologica”:</strong> promosso come alternativa virtuosa al poliestere vergine, è stato adottato da decine di marchi globali come una strategia per ridurre l’impatto ambientale del settore. Tuttavia, una recente indagine scientifica solleva seri dubbi sulla reale sostenibilità di questa fibra e mette in discussione una narrativa finora diffusa e poco scrutinata.</p>
<h5>I risultati della ricerca “Spinning Greenwash”</h5>
<p>La Changing Markets Foundation, organizzazione no-profit attiva sui temi della sostenibilità ambientale, ha commissionato una ricerca al Microplastic Research Group dell’Università di Çukurova (Turchia) per confrontare il rilascio di microplastiche tra tessuti in poliestere riciclato e poliestere vergine. I risultati rivelano una situazione sorprendente e preoccupante:<br />
<strong>I capi in poliestere riciclato testati rilasciano in media circa il 55% in più di microfibre</strong> rispetto a quelli in poliestere vergine durante i cicli di lavaggio.</p>
<p>In termini di quantità media, lo studio ha registrato circa 12.430 microfibre per grammo nei tessuti riciclati, rispetto a 8.028 microfibre per grammo nel poliestere vergine.</p>
<p><strong>Le microfibre rilasciate dai tessuti riciclati risultano più piccole</strong> — con una lunghezza media di circa 0,42 mm contro 0,52 mm — rendendole più facilmente disperdibili e potenzialmente più dannose per gli ecosistemi e la salute.</p>
<p>I 51 capi analizzati provengono  da <strong>cinque grandi marchi della moda</strong> — Adidas, H&amp;M, Nike, Shein e Zara — e includevano articoli come t-shirt, top, abiti e pantaloncini.</p>
<h5>Cosa significa per l’ambiente?</h5>
<p>Le microplastiche rappresentano un problema ambientale riconosciuto a livello globale: si trovano nei suoli, nei corsi d’acqua, negli oceani, ma anche in organismi viventi, compresi tessuti umani, e sono associate a effetti potenzialmente avversi sul sistema biologico.</p>
<p>Un singolo ciclo di lavaggio può rilasciare centinaia di migliaia di microfibre nell’acqua di scarico, che i sistemi di trattamento faticano a filtrare completamente, lasciando che queste particelle entrino nella catena ambientale e alimentare.</p>
<h5><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-19567 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/12/fashion-oil-plastic.jpg" alt="" width="396" height="332" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/12/fashion-oil-plastic.jpg 940w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/12/fashion-oil-plastic-300x251.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/12/fashion-oil-plastic-768x644.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/12/fashion-oil-plastic-600x503.jpg 600w" sizes="(max-width: 396px) 100vw, 396px" />Dove vanno a finire tutte quelle minuscole microfibre?</h5>
<p>La risposta è <strong data-start="2099" data-end="2110">ovunque</strong>. Non solo nei mari e nei fiumi, ma anche nell’aria che respiriamo, nel suolo dei nostri campi, nei sedimenti più remoti, persino nei tessuti organici degli esseri viventi. Secondo un rapporto italiano sulle micro e nanoplastiche nel corpo umano (Vera Studio 2024), i materiali tessili sintetici sono tra le <strong data-start="2399" data-end="2441">fonti più importanti di microplastiche</strong> legate ai processi di lavaggio domestico, e certe fasi tecniche come il pre-lavaggio possono rilasciare quantità di microfibre <em data-start="2569" data-end="2586">molto superiori</em> rispetto al semplice lavaggio e risciacquo.</p>
<p>Questa è la realtà: ciò che indossiamo, laviamo e usiamo quotidianamente entra in contatto con ambienti che non possiamo più separare dalla nostra vita quotidiana. Eppure, in mezzo a questa realtà scientifica, alcune narrative del marketing restano <em data-start="2919" data-end="2939">molto rassicuranti</em>. La <em data-start="2944" data-end="2973">Changing Markets Foundation</em> usa un’immagine simbolica molto forte per descrivere la comunicazione di molte aziende: la definisce una <strong data-start="3079" data-end="3108">“sustainability fig leaf”</strong>, una foglia di fico che copre una dipendenza profonda dai materiali sintetici senza affrontare correttamente il problema delle microplastiche (The Ecologist). E il messaggio arriva da una voce autorevole: <strong data-start="3337" data-end="3352">Urska Trunk</strong>, senior Campaign Manager di Changing Markets, ha detto a The Ecologist con parole molto chiare che <em data-start="3429" data-end="3593">“la moda ha venduto il poliestere riciclato come soluzione verde, eppure i nostri risultati mostrano che aggrava il problema dell’inquinamento da microplastiche.”</em></p>
<p data-start="3633" data-end="4017">Perché questa frase è così importante? Perché sfida direttamente il <em data-start="3701" data-end="3731">cuore della narrazione verde</em> dell’industria tessile globale. Non si tratta di demonizzare il riciclo — ma di portare alla luce il fatto che <strong data-start="3843" data-end="3904">la sostenibilità non può essere una promessa superficiale</strong>, basata su claim accattivanti, se poi i prodotti continuano a rilasciare microplastiche in misura significativa.</p>
<p data-start="4019" data-end="4246">E questa consapevolezza non riguarda solo gli scienziati o gli ambientalisti. Riguarda <strong data-start="4106" data-end="4245">noi, i nostri consumi, le nostre abitudini di lavaggio e, in ultima analisi, il futuro delle nostre comunità e del pianeta che abitiamo</strong>.</p>
<h5>Perché il riciclato rilascia più microplastiche?</h5>
<p>Secondo gli autori dello studio di Changing Markets, la differenza può essere ricondotta alle caratteristiche strutturali delle fibre riciclate. Durante i processi di riciclaggio — sia meccanico sia chimico — le catene polimeriche del poliestere si accorciano e si indeboliscono, rendendo le fibre più fragili e inclini a rompersi. Questo porta a un maggior rilascio di microfibre durante l’uso e il lavaggio dei capi.</p>
<h5>Etichettatura e trasparenza: un’altra criticità</h5>
<p>Lo studio di Changing Markets rileva anche discrepanze nei claim dei brand: alcuni capi pubblicizzati come in poliestere riciclato hanno mostrato un comportamento di rilascio simile a quello dei tessuti vergini. <strong>In alcuni casi, etichette e descrizioni online non corrispondevano alle informazioni sulla fibra riportate fisicamente sui capi, sollevando dubbi su pratiche di marketing potenzialmente fuorvianti.</strong></p>
<p><iframe title="Spotify Embed: Poliestere riciclato: quello che la moda sostenibile non dice" style="border-radius: 12px" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/episode/5doVg4ZRGTPE1g4bbOoSLP?si=45b9e7165b444daf&amp;utm_source=oembed"></iframe></p>
<h5>Cosa dicono altre ricerche</h5>
<p>Accanto allo studio della Changing Markets Foundation, anche altre ricerche scientifiche stanno contribuendo a chiarire il quadro, mostrando come il poliestere riciclato non rappresenti automaticamente una soluzione migliore in termini di rilascio di microfibre. Uno studio pubblicato su <em data-start="288" data-end="313">Environmental Pollution</em> nel 2024 ha rilevato che, durante il lavaggio domestico, capi in poliestere riciclato possono rilasciare un numero maggiore di microfibre rispetto a quelli in poliestere vergine, probabilmente a causa della minore resistenza meccanica delle fibre sottoposte a processi di riciclo e trattamenti termici. Analisi condotte da The Microfibre Consortium confermano questa tendenza in diversi casi, indicando, in alcuni campioni, un rilascio fino a più del doppio di microfibre, spesso di dimensioni più fini e quindi potenzialmente più impattanti per ecosistemi e catena alimentare. Tuttavia, <strong>i dati mostrano anche una forte variabilità: struttura del tessuto, tipo di filato, processi produttivi e condizioni di lavaggio influenzano significativamente il risultato, con alcuni test che evidenziano differenze meno marcate tra materiali vergini e riciclati. </strong></p>
<p><strong><img decoding="async" class=" wp-image-19569 alignright" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/12/microfibre-microplastiche-moda-sostenibile.jpg" alt="" width="315" height="541" />Nel complesso, la letteratura scientifica converge su un punto chiave: il riciclo del poliestere riduce i rifiuti plastici a monte, ma non risolve – e talvolta può aggravare – il problema della dispersione di microplastiche, confermando la necessità di un approccio più ampio che includa innovazione sui materiali, design responsabile del tessile e strategie di riduzione complessiva delle fibre sintetiche in circolazione.</strong></p>
<h5>Microfibre e ciclo di vita del tessuto: non solo lavaggio domestico</h5>
<p>Quando si parla di microplastiche e microfibre, il dibattito comune si concentra spesso sul rilascio durante i lavaggi domestici. Tuttavia, ricerche recenti mettono in evidenza che anche diverse fasi della produzione tessile stessa sono fonti significative di emissione di microfibre. Uno studio pubblicato su Scientific Reports ha monitorato le emissioni di microfibre in un grande impianto di produzione tessile e ha scoperto che i processi di trattamento a umido — come tintura e finissaggio — possono rilasciare fino a 25 volte più microfibre rispetto ai cicli di lavaggio domestico, con la tintura che rappresenta oltre il 95% delle emissioni in alcune condizioni. Questi risultati suggeriscono che <strong>l’impatto ambientale dei tessuti non si riduce semplicemente cambiando il tipo di fibra (virgine o riciclata), ma richiede ottimizzazione e mitigazione sin dalle prime fasi di produzione</strong>, ad esempio attraverso temperature di tintura più basse, tempi di processo più brevi e l’uso di filati e strutture tessili che minimizzino lo sfibramento.</p>
<p><strong>Come la cura e la progettazione dei capi influenzano il rilascio di microfibre</strong></p>
<p>La quantità di microfibre rilasciata da un capo non dipende soltanto dal materiale, ma anche dalle tecniche di lavorazione e dalle condizioni di cura. Differenti metodi di taglio e cucitura, così come le condizioni di lavaggio, possono influenzare significativamente la liberazione di microplastiche nell’ambiente. Una ricerca pubblicata su <em>Science of The Total Environment</em>  (2023, R Rathinamoorthy, S Raja Balasaraswathi) ha dimostrato che<strong> l’uso di tecniche di taglio più avanzate come laser o taglio ultrasonico può ridurre il rilascio di microfibre fino a 15–20 volte rispetto al tradizionale taglio con forbici, mentre la scelta di specifici tipi di cucitura e densità di punti può diminuire ulteriormente lo sfibramento.</strong> L&#8217;uso di più aghi aumenta l&#8217;emissione di microfibre tra diverse varianti dello stesso tipo di punto. Ad esempio, è stato segnalato un aumento del 45,27% nell&#8217;emissione di microfibre con il punto overlock a 4 fili (2 aghi) rispetto al punto a 3 fili (1 ago).</p>
<p>Inoltre, studi condotti su carichi reali di bucato (<em>Science of The Total Environment</em>, 2023, R Rathinamoorthy, S Raja Balasaraswathi) indicano che parametri come <strong>la temperatura e la durata del ciclo di lavaggio influenzano la quantità di microfibre rilasciate, con cicli più brevi e freddi, carichi completi e lavatrici ad alta efficienza che riducono il rilascio. </strong>Questi risultati evidenziano come modifiche nella progettazione dei capi e nelle pratiche di manutenzione domestica possano contribuire a ridurre la dispersione di microplastiche, integrando gli sforzi per materiali più sostenibili.</p>
<h5>Una soluzione illusoria o un passo intermedio?</h5>
<p><strong>I risultati dello studio di Changing Markets non implicano che tutti i materiali riciclati siano inutili o che il riciclo non abbia alcun valore.</strong> Piuttosto, evidenziano un punto critico: <strong>la riduzione dell’impatto ambientale non può essere affidata esclusivamente alla transizione verso materiali “riciclati”</strong> se questi continuano a rilasciare microplastiche in misura significativa.</p>
<p>In altre parole, se l’obiettivo è un sistema tessile davvero sostenibile, è necessario considerare:</p>
<ul>
<li><strong>strategie di design</strong> che minimizzino il rilascio di microfibre (ad esempio filati a basso rilascio, strutture tessili più compatte e finiture meno degradanti);</li>
<li><strong>tecnologie</strong> di cattura delle microfibre nei processi di lavaggio domestico e industriale;</li>
<li>una <strong>riduzione complessiva della dipendenza da fibre sintetiche</strong> — riciclate o meno — a favore di materiali alternativi con minore impatto microplastico.</li>
</ul>
<h5><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-19571 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/12/recycled-polyester.jpg" alt="" width="396" height="332" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/12/recycled-polyester.jpg 940w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/12/recycled-polyester-300x251.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/12/recycled-polyester-768x644.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/12/recycled-polyester-600x503.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 396px) 100vw, 396px" />Cosa possiamo fare, concretamente</h5>
<p>Per i brand<br />
• progettare capi con filati a basso rilascio e strutture più compatte;<br />
• migliorare processi industriali, soprattutto tintura e finissaggio;<br />
• adottare tecniche di taglio e cucitura meno sfibranti;<br />
• comunicare in modo chiaro e verificabile;<br />
• investire in tecnologie di cattura microfibre in laverie industriali e supply chain.</p>
<p>Per chi compra e usa moda<br />
• lavare a basse temperature e cicli più brevi;<br />
• preferire carichi pieni;<br />
• usare lavatrici più efficienti quando possibile;<br />
• valutare l’uso di filtri o dispositivi cattura-microfibre certificati;<br />
• soprattutto: ridurre la dipendenza dal fast fashion e dai sintetici, anche riciclati.<br />
Non è “non comprare più niente”.<br />
È comprare meglio, meno, più consapevolmente.</p>
<h5>Verso una visione più ampia della sostenibilità</h5>
<p>Questa ricerca si inserisce in un dibattito più ampio sulle strategie di sostenibilità nel settore moda, che richiedono approcci integrati e trasparenti. <strong>Non si tratta solo di sostituire materia prima A con B, ma di ripensare modelli di produzione, consumo e fine vita dei capi in un’ottica veramente circolare.</strong><br />
Per i consumatori e gli operatori del settore, lo studio costituisce un invito a guardare oltre le etichette “riciclato” e a valutare dati concreti e indipendenti per orientarsi verso scelte che facciano davvero la differenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Microfibre e microplastiche da materiali tessili: cosa sono e come ridurle?</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2023 17:36:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie a due studi interessanti*, che fanno il punto delle ricerche condotte su microfibre e microplastiche, cerchiamo di fare chiarezza su un tema sempre più sentito. L’aumento della produzione di fibre tessili negli ultimi 20 anni, in particolare di quelle sintetiche, e le scoperte sugli effetti che hanno sull’uomo e sull’ambiente pongono sempre più l&#8217;attenzione sull&#8217;argomento. I frammenti di fibre rilasciati da indumenti e tessuti per la casa durante il lavaggio, l&#8217;asciugatura e l&#8217;uso sono considerati una nuova fonte di inquinamento ambientale e una minaccia per la salute. Se preferisci guardare il video che abbiamo realizzato, clicca qui. Cosa sono le microfibre? Che dimensioni hanno? “Microfibre” è un termine consolidato nell&#8217;industria tessile per indicare le fibre tra i 10 e i 30 μm. Il termine microfibre è usato anche per indicare il materiale fibroso rilasciato durante il lavaggio. È stato proposto di differenziare il termine chiamando “frammenti di fibre” questi materiali, ossia i frammenti di fibre tra 1 μm (micrometro) e 5 mm rilasciati da indumenti e tessuti per la casa durante il lavaggio, l&#8217;asciugatura e l&#8217;uso. Quindi, &#8220;microfibre&#8221; in realtà indica nell’industria tessile fibre tra i 10 e i 30 micrometri, mentre quanto rilasciato da indumenti e tessuti per la casa è più correttamente definito frammento di fibre e ha dimensioni tra 1 micrometro e 5 millimetri. Cosa sono le microplastiche? Le microplastiche sono frammenti di fibre sintetiche. La microplastica primaria è rilasciata direttamente nell&#8217;ambiente sotto forma di piccole particelle di plastica (con dimensioni inferiori a 5 mm) che includono i frammenti di fibre rilasciati durante il processo di lavaggio domestico. Altre fonti per le microplastiche primarie comprendono la segnaletica delle strade, l&#8217;usura degli pneumatici, i rivestimenti protettivi delle imbarcazioni e i cosmetici. Le microplastiche secondarie sono i sottoprodotti della naturale erosione di oggetti di plastica più grandi rilasciati nell&#8217;ambiente. Molteplici passaggi negli impianti di trattamento delle acque reflue possono filtrare fino al 95% dei frammenti di fibre. Tuttavia, il restante 5%  può arrivare nei fiumi e oceani ed entrare nella catena alimentare attraverso: sale da tavola; acqua contaminata; ingestione di creature marine causando effetti avversi sulla salute. Non sono solo un rischio per la nostra salute, ma anche per quella delle creature marine, minacciandone il funzionamento delle attività metaboliche. Inoltre, i frammenti di fibre possono avere impatto sulla salute anche attraverso inalazioni (in ambienti esterni e interni) e contatto diretto con la pelle attraverso prodotti per la cura della persona, tessuti o polvere negli ambienti interni. Da dove arrivano principalmente i frammenti di fibre? Dal lavaggio domestico degli indumenti Dai rifiuti generati durante la produzione tessile Dagli scarti tessili Dalle discariche in prossimità dei fiumi e Dallo scarico delle acque domestico (drenaggio) Prendiamo il lavaggio domestico. Quante microfibre sono rilasciate durante il lavaggio? Il rilascio di frammenti di fibre durante il lavaggio varia da 100 a 300 mg per kg di tessuto lavato. Quindi per un carico della lavatrice da 7 kg, varierà tra i 700 e i 2100 mg in totale. Facendo alcune stime su uno schema di lavaggio tipico (tempi, frequenza, quantità) nei paesi sviluppati, assumendo che sia adottato in questi paesi da 1 miliardo di persone per lavare i propri indumenti, ogni anno sono rilasciati nell&#8217;ambiente 14,400,000 kg di frammenti di fibre. Qualsiasi processo che riduca la resistenza delle fibre, tra cui levigatura, spazzolatura, candeggio, può potenzialmente aumentare il rilascio di frammenti di fibre in processi a umido consecutivi. Vari parametri importanti agiscono sul rilascio di frammenti di fibre tessili tra cui il tipo di tessuto, la struttura di tessitura/maglia, il tipo e la concentrazione del detersivo, la temperatura, il pH, la velocità di centrifuga, la durata del lavaggio e processi di asciugatura. Consideriamo per esempio il tipo di fibra. I frammenti di fibre nell&#8217;ambiente marino sono classificati come naturali,  cellulosiche artificiali e sintetiche. La concentrazione di frammenti di fibre naturali e cellulosiche nell&#8217;oceano è molto più alta dei frammenti di fibre sintetiche. I tessuti in cotone e altri materiali cellulosici rilasciano più frammenti di fibre durante il processo di lavaggio rispetto ai tessuti in poliestere. Tuttavia, cotone, lana, seta e fibre cellulosiche artificiali come bambù, modal, tencel/lyocell sono biodegradabili rispetto alle fibre termoplastiche nell&#8217;ambiente marino. Le fibre di poliestere sono considerate una minaccia maggiore per l&#8217;ambiente rispetto al cotone perché hanno un tasso di biodegradazione estremamente basso. In generale, le fibre cellulosiche naturali e artificiali si degradano facilmente, tuttavia, la presenza di coloranti e prodotti chimici per la finitura dei tessuti può ridurre il loro tasso di biodegradazione. La maggior parte dei prodotti tessili sono tinti con vari coloranti sintetici. La presenza di queste sostanze chimiche può complicare la biodegradazione anche di fibre naturali come il cotone. In generale, alle fibre di origine cellulosica sono stati applicati diversi additivi funzionali come il repellente allo sporco o all’acqua, il ritardante di fiamma, l&#8217;antimicrobico e gli ammorbidenti. Quando i frammenti di fibra vengono rilasciati nell&#8217;ambiente marino, questi prodotti chimici e coloranti si integrano con il frammento di fibra per creare ulteriore pericolo per la salute degli animali acquatici. Consideriamo un’altra variabile, il detersivo. Come influiscono i detersivi sul rilascio di microfibre? Ci sono studi discordanti. Alcuni mostrano che l&#8217;uso del detergente favorisce l&#8217;emissione di frammenti di fibre rispetto al lavaggio con solo acqua. Altri che l’uso del detergente non ha alcun impatto significativo sul rilascio di microfibra. L&#8217;apparente contraddizione dei risultati è probabilmente guidata dalle differenze nella metodologia dei test (alcuni studi utilizzano carichi di lavaggio di indumenti puliti, spesso capi nuovi o invecchiati artificialmente, e omogenei comprendenti uno o pochi tipi di indumento; altri misurano il rilascio dai tipici carichi di lavaggio di capi sporchi). In polvere o liquido? Il detersivo in polvere genera una maggiore emissione rispetto al detersivo liquido. I detersivi in polvere contengono un componente inorganico chiamato zeolite, che è insolubile in acqua e causa maggiore attrito tra gli indumenti e la lavatrice con maggiori possibilità di produzione di frammenti di fibre. Tuttavia, la formulazione chimica nel detersivo è importante, che sia liquido o in polvere. Generalmente, il detergente contenente tensioattivo non ionico è facilmente solubile in acqua e funziona molto bene in acque dure, è però più costoso rispetto al tensioattivo anionico. L&#8217;industria dei detersivi utilizza diversi enzimi per accelerare il processo di lavaggio. Questi prodotti sono più costosi, buoni per il lavaggio e la rimozione delle macchie; secondo alcuni studi attenuano maggiormente i frammenti di fibre durante il lavaggio, secondo altri aumentano il rilascio. Inoltre, i risultati delle ricerche mostrano una significativa riduzione del rilascio di microfibra dopo i primi cicli. Se quanto emerge dai diversi studi sull’impatto del detersivo non sembra dare certezze, è invece evidente quanto incidono la temperatura e la quantità dell’acqua. Come incide la temperatura dell’acqua nel rilascio di microfibre? Il rilascio di frammenti di fibre aumenta con l&#8217;aumentare della temperatura di lavaggio. In alcuni casi, durante il processo di lavaggio a temperature più elevate viene rilasciato un livello più elevato di frammenti di fibre anche senza l&#8217;aggiunta di detersivo o ammorbidente. Per ridurre il rilascio di frammenti di fibre durante il lavaggio, si può mantenere la temperatura di lavaggio più bassa possibile (30 °C). Prodotti n polvere/liquidi a base di detersivi non ionici sembrano preferibili per il lavaggio degli indumenti a temperature più basse con due vantaggi: (i) minor consumo di energia durante il processo di lavaggio e (ii) minor rilascio di frammenti di fibre. Qual è l’impatto del carico della lavatrice e della quantità di acqua nel rilascio di microfibre? Nella lavatrice, il rapporto indumento-liquido di lavaggio gioca un ruolo critico nell&#8217;emissione di frammenti di fibre. Da uno studio risulta il rilascio di 65 mg di frammenti di fibre per kg di indumento e aumenta a 125 mg di frammenti di fibre quando l&#8217;acqua di lavaggio viene raddoppiata. Il maggiore volume d&#8217;acqua aumenta lo stress meccanico dei capi durante il processo di lavaggio. Dovremmo cercare di lavare con carichi completi ma utilizzare una quantità adeguata di detergente e di evitare di riempire eccessivamente la lavatrice, perché potrebbe avere un impatto negativo sulle prestazioni di pulizia e portare a guasti meccanici dell&#8217;apparecchio. Il tipo di lavatrice ha impatto sulle microfibre? Uno studio sulle lavatrici a carica dall&#8217;alto che funzionano con il principio dell’“agitator” (un perno centrale che con il movimento attorcigliandosi avanti e indietro gira i capi e li sfrega contro di sé) rilasciano circa 9 volte più frammenti di fibra rispetto alle lavatrici a carica frontale. Le lavatrici ad alta efficienza (a carica dall&#8217;alto) generano un rilascio di microfibre significativamente inferiore rispetto alle lavatrici (a carica dall&#8217;alto) tradizionali, probabilmente a causa dei volumi di riempimento dell&#8217;acqua inferiori e quindi del rapporto acqua/tessuto inferiore. E l’asciugatura produce il distacco delle microfibre? I frammenti di fibra rilasciati durante il processo di lavaggio finiscono nelle acque reflue, mentre i frammenti di fibra rilasciati durante l’utilizzo dell’asciugatrice a tamburo vengono raccolti sui filtri dell&#8217;aria e finiscono nei rifiuti solidi. Alcune delle fibre spezzate durante l&#8217;asciugatura sono attaccate in modo lasco alla superficie del tessuto e vengono rilasciate nell&#8217;aria quando sono indossate o rilasciate nell&#8217;acqua nel successivo processo di lavaggio. Al contrario, l’asciugatura all&#8217;aria non influenza significativamente il rilascio di frammenti di fibre. Normalmente, la temperatura di asciugatura, la velocità di agitazione, il tempo di asciugatura sono i criteri principali che influenzano fortemente il rilascio di frammenti di fibre in un&#8217;asciugatrice. Anche le caratteristiche del tessuto hanno impatto. La generazione e il rilascio di frammenti di fibre sono influenzati da molti aspetti come il tipo di tessuto, l’intreccio, il tipo di filato, tutta la storia della lavorazione (filatura, lavorazione a maglia o processi di tessitura, purga, candeggio, tintura, finissaggio e asciugatura) e le proprietà fisico-chimiche delle fibre. Qualsiasi fattore che migliora le interazioni fisiche tra le fibre nella struttura del tessuto riduce il rilascio di frammenti di fibre durante ripetuti processi di lavaggio e asciugatura. Per esempio, il tessuto in poliestere intrecciato emette frammenti di fibre più elevati rispetto al tessuto in poliestere a maglia. La struttura meccanica delle fibre si deteriora nel tempo a causa di vari parametri tra cui l&#8217;esposizione ai raggi solari, l&#8217;usura e i lavaggi. L&#8217;esposizione dei tessuti alla luce solare può aumentare il calore e accelerare l&#8217;ossidazione delle fibre e il loro graduale degrado. Oltre a ciò, le fibre si deteriorano a causa di sollecitazioni meccaniche, cicli di lavaggio ripetuti, abrasione e sfregamento durante l&#8217;usura, sudorazione. Come possiamo limitare il rilascio di microfibre? L&#8217;installazione di filtri per lavatrice per mitigare il problema è una possibile soluzione ma non si ha certezza che la filtrazione sia efficiente al 100%. Così il sacchetto che trattiene le microfibre (Guppy Friend). Si sta considerando la rimozione delle microfibre negli impianti di trattamento delle acque reflue, anche se è impegnativo. I prodotti tessili dovrebbero essere utilizzati il più a lungo possibile prima che finiscano nelle discariche. La minimizzazione dei rifiuti tessili riduce anche il rilascio di frammenti di fibre dalle discariche. Dovremmo riciclare i tessuti il più possibile e creare dagli scarti tessili nuove fibre con tecniche adeguate. Relativamente al rilascio di microfibre, i tessuti bio-based (ossia interamente o parzialmente derivati da biomassa) provenienti da risorse rinnovabili dovrebbero essere preferiti a quelli sintetici a base di petrolio. Il nostro comportamento di acquisto influenza fortemente la mitigazione dei frammenti di fibra. Gli attuali modelli di consumo portano a danni ambientali ed è necessaria maggiore consapevolezza della possibilità di ridurre dei frammenti di fibra dovuti ai processi di lavaggio domestici. I tessuti devono essere lavati in condizioni più miti con meno agitazione meccanica. Il rilascio di microfibra può essere notevolmente ridotto utilizzando cicli di lavaggio più freddi e più brevi, lavando carichi completi ma non eccessivamente colmi e preferendo lavatrici ad alta efficienza. Tali interventi hanno vantaggi anche sulla cura degli indumenti aumentandone la vita utile con benefici di impatto ambientale più ampi. Contemporaneamente i brand dovrebbero avere più consapevolezza della mitigazione dei frammenti di fibre rispetto ai tipi di tessuto, fornendo i messaggi di avviso su ogni capo realizzato, scegliendo più consapevolmente i materiali e preferendo metodi di finissaggio e tintura più rispettosi dell’ambiente. &#160; *Fonti: Aravin Prince Periyasamy, Ali Tehrani-Bagha, A review on microplastic emission from textile...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.spreaker.com/episode/52617792"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-15706 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg" alt="" width="190" height="74" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg 1080w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-600x234.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-300x117.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-1024x399.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-768x299.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 190px) 100vw, 190px" /></a>Grazie a due studi interessanti*, che fanno il punto delle ricerche condotte su microfibre e microplastiche, cerchiamo di fare chiarezza su un tema sempre più sentito. L’aumento della produzione di fibre tessili negli ultimi 20 anni, in particolare di quelle sintetiche, e le scoperte sugli effetti che hanno sull’uomo e sull’ambiente pongono sempre più l&#8217;attenzione sull&#8217;argomento. I frammenti di fibre rilasciati da indumenti e tessuti per la casa durante il lavaggio, l&#8217;asciugatura e l&#8217;uso sono considerati una nuova fonte di inquinamento ambientale e una minaccia per la salute.</p>
<p>Se preferisci guardare il video che abbiamo realizzato, <a href="https://www.youtube.com/watch?v=z-XQXjXzURQ">clicca qui</a>.</p>
<p><iframe title="Spotify Embed: Microfibre e microplastiche da materiali tessili: cosa sono e come ridurle?" style="border-radius: 12px" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/episode/2coHDkrqFa5kfKxM8y4WTP?si=6a3989d3e1f143d8&#038;utm_source=oembed"></iframe></p>
<h6><span style="color: #ac5e6e;">Cosa sono le microfibre? Che dimensioni hanno?</span></h6>
<p>“Microfibre” è un termine consolidato nell&#8217;industria tessile per indicare le fibre tra i 10 e i 30 μm. Il termine microfibre è usato anche per indicare il materiale fibroso rilasciato durante il lavaggio. È stato proposto di differenziare il termine chiamando “frammenti di fibre” questi materiali, ossia i frammenti di fibre tra 1 μm (micrometro) e 5 mm rilasciati da indumenti e tessuti per la casa durante il lavaggio, l&#8217;asciugatura e l&#8217;uso.</p>
<p>Quindi, &#8220;microfibre&#8221; in realtà indica nell’industria tessile fibre tra i 10 e i 30 micrometri, mentre quanto rilasciato da indumenti e tessuti per la casa è più correttamente definito frammento di fibre e ha dimensioni tra 1 micrometro e 5 millimetri.</p>
<h6><span style="color: #ac5e6e;"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-16509 alignright" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/fibre.jpg" alt="" width="506" height="380" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/fibre.jpg 1200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/fibre-600x450.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/fibre-300x225.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/fibre-1024x768.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/fibre-768x576.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/fibre-1160x870.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 506px) 100vw, 506px" />Cosa sono le microplastiche?</span></h6>
<p>Le microplastiche sono frammenti di fibre sintetiche. La microplastica primaria è rilasciata direttamente nell&#8217;ambiente sotto forma di piccole particelle di plastica (con dimensioni inferiori a 5 mm) che includono i frammenti di fibre rilasciati durante il processo di lavaggio domestico. Altre fonti per le microplastiche primarie comprendono la segnaletica delle strade, l&#8217;usura degli pneumatici, i rivestimenti protettivi delle imbarcazioni e i cosmetici. Le microplastiche secondarie sono i sottoprodotti della naturale erosione di oggetti di plastica più grandi rilasciati nell&#8217;ambiente.</p>
<p>Molteplici passaggi negli impianti di trattamento delle acque reflue possono filtrare fino al 95% dei frammenti di fibre. Tuttavia, il restante 5%  può arrivare nei fiumi e oceani ed entrare <strong>nella catena alimentare</strong> attraverso:</p>
<ul>
<li>sale da tavola;</li>
<li>acqua contaminata;</li>
<li>ingestione di creature marine</li>
</ul>
<p>causando effetti avversi sulla salute.</p>
<p>Non sono solo un rischio per la nostra salute, ma anche per quella delle creature marine, minacciandone il funzionamento delle attività metaboliche.</p>
<p>Inoltre, i frammenti di fibre possono avere impatto sulla salute anche attraverso <strong>inalazioni (in ambienti esterni e interni) e contatto diretto con la pelle</strong> attraverso prodotti per la cura della persona, tessuti o polvere negli ambienti interni.</p>
<h6><span style="color: #ac5e6e;"><strong>Da dove arrivano</strong> principalmente i frammenti di fibre?</span></h6>
<ul>
<li>Dal lavaggio domestico degli indumenti</li>
<li>Dai rifiuti generati durante la produzione tessile</li>
<li>Dagli scarti tessili</li>
<li>Dalle discariche in prossimità dei fiumi e</li>
<li>Dallo scarico delle acque domestico (drenaggio)</li>
</ul>
<h6><span style="color: #ac5e6e;">Prendiamo il <strong>lavaggio domestico</strong>. Quante microfibre sono rilasciate durante il lavaggio?</span></h6>
<p>Il rilascio di frammenti di fibre durante il lavaggio varia da 100 a 300 mg per kg di tessuto lavato. Quindi per un carico della lavatrice da 7 kg, varierà tra i 700 e i 2100 mg in totale. Facendo alcune stime su uno schema di lavaggio tipico (tempi, frequenza, quantità) nei paesi sviluppati, assumendo che sia adottato in questi paesi da 1 miliardo di persone per lavare i propri indumenti, ogni anno sono rilasciati nell&#8217;ambiente 14,400,000 kg di frammenti di fibre. Qualsiasi processo che riduca la resistenza delle fibre, tra cui levigatura, spazzolatura, candeggio, può potenzialmente aumentare il rilascio di frammenti di fibre in processi a umido consecutivi.</p>
<p>Vari parametri importanti agiscono sul rilascio di frammenti di fibre tessili tra cui il tipo di tessuto, la struttura di tessitura/maglia, il tipo e la concentrazione del detersivo, la temperatura, il pH, la velocità di centrifuga, la durata del lavaggio e processi di asciugatura.</p>
<h6><span style="color: #ac5e6e;"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-16511 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/microfibre-tessili.jpg" alt="" width="317" height="476" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/microfibre-tessili.jpg 1200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/microfibre-tessili-600x900.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/microfibre-tessili-200x300.jpg 200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/microfibre-tessili-683x1024.jpg 683w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/microfibre-tessili-768x1152.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/microfibre-tessili-1024x1536.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/microfibre-tessili-1160x1740.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 317px) 100vw, 317px" />Consideriamo per esempio il <strong>tipo di fibra</strong>.</span></h6>
<p>I frammenti di fibre nell&#8217;ambiente marino sono classificati come naturali,  cellulosiche artificiali e sintetiche. La concentrazione di frammenti di fibre naturali e cellulosiche nell&#8217;oceano è molto più alta dei frammenti di fibre sintetiche. I tessuti in cotone e altri materiali cellulosici rilasciano più frammenti di fibre durante il processo di lavaggio rispetto ai tessuti in poliestere. Tuttavia, cotone, lana, seta e fibre cellulosiche artificiali come bambù, modal, tencel/lyocell sono biodegradabili rispetto alle fibre termoplastiche nell&#8217;ambiente marino. Le fibre di poliestere sono considerate una minaccia maggiore per l&#8217;ambiente rispetto al cotone perché hanno un tasso di biodegradazione estremamente basso.</p>
<p>In generale, le fibre cellulosiche naturali e artificiali si degradano facilmente, tuttavia, <strong>la presenza di coloranti e prodotti chimici per la finitura dei tessuti può ridurre il loro tasso di biodegradazione</strong>.</p>
<p>La maggior parte dei prodotti tessili sono tinti con vari <strong>coloranti sintetici</strong>. La presenza di queste sostanze chimiche può complicare la biodegradazione anche di fibre naturali come il cotone.</p>
<p>In generale, alle fibre di origine cellulosica sono stati applicati diversi <strong>additivi funzionali</strong> come il repellente allo sporco o all’acqua, il ritardante di fiamma, l&#8217;antimicrobico e gli ammorbidenti. Quando i frammenti di fibra vengono rilasciati nell&#8217;ambiente marino, questi prodotti chimici e coloranti si integrano con il frammento di fibra per creare ulteriore pericolo per la salute degli animali acquatici.</p>
<h6><span style="color: #ac5e6e;">Consideriamo un’altra variabile, <strong>il detersivo</strong>. Come influiscono i detersivi sul rilascio di microfibre?</span></h6>
<p>Ci sono studi discordanti. Alcuni mostrano che l&#8217;uso del detergente favorisce l&#8217;emissione di frammenti di fibre rispetto al lavaggio con solo acqua. Altri che l’uso del detergente non ha alcun impatto significativo sul rilascio di microfibra. L&#8217;apparente contraddizione dei risultati è probabilmente guidata dalle differenze nella metodologia dei test (alcuni studi utilizzano carichi di lavaggio di indumenti puliti, spesso capi nuovi o invecchiati artificialmente, e omogenei comprendenti uno o pochi tipi di indumento; altri misurano il rilascio dai tipici carichi di lavaggio di capi sporchi).</p>
<p>In polvere o liquido? Il detersivo in polvere genera una maggiore emissione rispetto al detersivo liquido. I detersivi in polvere contengono un componente inorganico chiamato zeolite, che è insolubile in acqua e causa maggiore attrito tra gli indumenti e la lavatrice con maggiori possibilità di produzione di frammenti di fibre.</p>
<p>Tuttavia, <strong>la formulazione chimica nel detersivo è importante</strong>, che sia liquido o in polvere.</p>
<p>Generalmente, il detergente contenente tensioattivo non ionico è facilmente solubile in acqua e funziona molto bene in acque dure, è però più costoso rispetto al tensioattivo anionico.</p>
<p>L&#8217;industria dei detersivi utilizza diversi enzimi per accelerare il processo di lavaggio. Questi prodotti sono più costosi, buoni per il lavaggio e la rimozione delle macchie; secondo alcuni studi attenuano maggiormente i frammenti di fibre durante il lavaggio, secondo altri aumentano il rilascio.</p>
<p>Inoltre, i risultati delle ricerche mostrano una significativa riduzione del rilascio di microfibra dopo i primi cicli.</p>
<p>Se quanto emerge dai diversi studi sull’impatto del detersivo non sembra dare certezze, è invece evidente quanto incidono <strong>la temperatura e la quantità dell’acqua</strong>.</p>
<h6><span style="color: #ac5e6e;"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-16513 alignright" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/engin-akyurt-yCYVV8-kQNM-unsplash.jpeg" alt="" width="566" height="392" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/engin-akyurt-yCYVV8-kQNM-unsplash.jpeg 1200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/engin-akyurt-yCYVV8-kQNM-unsplash-600x415.jpeg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/engin-akyurt-yCYVV8-kQNM-unsplash-300x208.jpeg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/engin-akyurt-yCYVV8-kQNM-unsplash-1024x708.jpeg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/engin-akyurt-yCYVV8-kQNM-unsplash-768x531.jpeg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/engin-akyurt-yCYVV8-kQNM-unsplash-1160x802.jpeg 1160w" sizes="auto, (max-width: 566px) 100vw, 566px" />Come incide <strong>la temperatura dell’acqua</strong> nel rilascio di microfibre?</span></h6>
<p>Il rilascio di frammenti di fibre aumenta con l&#8217;aumentare della temperatura di lavaggio.</p>
<p>In alcuni casi, durante il processo di lavaggio a temperature più elevate viene rilasciato un livello più elevato di frammenti di fibre anche senza l&#8217;aggiunta di detersivo o ammorbidente.</p>
<p>Per ridurre il rilascio di frammenti di fibre durante il lavaggio, si può mantenere la temperatura di lavaggio più bassa possibile (30 °C).</p>
<p>Prodotti n polvere/liquidi a base di detersivi non ionici sembrano preferibili per il lavaggio degli indumenti a temperature più basse con due vantaggi: (i) minor consumo di energia durante il processo di lavaggio e (ii) minor rilascio di frammenti di fibre.</p>
<h6><span style="color: #ac5e6e;">Qual è l’impatto del <strong>carico della lavatrice e</strong> della <strong>quantità di acqua</strong> nel rilascio di microfibre?</span></h6>
<p>Nella lavatrice, il rapporto indumento-liquido di lavaggio gioca un ruolo critico nell&#8217;emissione di frammenti di fibre. Da uno studio risulta il rilascio di 65 mg di frammenti di fibre per kg di indumento e aumenta a 125 mg di frammenti di fibre quando l&#8217;acqua di lavaggio viene raddoppiata. Il maggiore volume d&#8217;acqua aumenta lo stress meccanico dei capi durante il processo di lavaggio.</p>
<p>Dovremmo cercare di lavare con carichi completi ma utilizzare una quantità adeguata di detergente e di evitare di riempire eccessivamente la lavatrice, perché potrebbe avere un impatto negativo sulle prestazioni di pulizia e portare a guasti meccanici dell&#8217;apparecchio.</p>
<h6><span style="color: #ac5e6e;">Il <strong>tipo di lavatrice</strong> ha impatto sulle microfibre?</span></h6>
<p>Uno studio sulle lavatrici a carica dall&#8217;alto che funzionano con il principio dell’“agitator” (un perno centrale che con il movimento attorcigliandosi avanti e indietro gira i capi e li sfrega contro di sé) rilasciano circa 9 volte più frammenti di fibra rispetto alle lavatrici a carica frontale.</p>
<p>Le lavatrici ad alta efficienza (a carica dall&#8217;alto) generano un rilascio di microfibre significativamente inferiore rispetto alle lavatrici (a carica dall&#8217;alto) tradizionali, probabilmente a causa dei volumi di riempimento dell&#8217;acqua inferiori e quindi del rapporto acqua/tessuto inferiore.</p>
<h6><span style="color: #ac5e6e;">E l’<strong>asciugatura</strong> produce il distacco delle microfibre?</span></h6>
<p>I frammenti di fibra rilasciati durante il processo di lavaggio finiscono nelle acque reflue, mentre i frammenti di fibra rilasciati durante l’utilizzo dell’asciugatrice a tamburo vengono raccolti sui filtri dell&#8217;aria e finiscono nei rifiuti solidi. Alcune delle fibre spezzate durante l&#8217;asciugatura sono attaccate in modo lasco alla superficie del tessuto e vengono rilasciate nell&#8217;aria quando sono indossate o rilasciate nell&#8217;acqua nel successivo processo di lavaggio. Al contrario, l’asciugatura all&#8217;aria non influenza significativamente il rilascio di frammenti di fibre.</p>
<p>Normalmente, la temperatura di asciugatura, la velocità di agitazione, il tempo di asciugatura sono i criteri principali che influenzano fortemente il rilascio di frammenti di fibre in un&#8217;asciugatrice.</p>
<h6><span style="color: #ac5e6e;"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-16519 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Bucato-sostenibilita.jpg" alt="" width="578" height="325" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Bucato-sostenibilita.jpg 1200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Bucato-sostenibilita-600x337.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Bucato-sostenibilita-300x169.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Bucato-sostenibilita-1024x575.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Bucato-sostenibilita-768x431.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Bucato-sostenibilita-1160x652.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 578px) 100vw, 578px" />Anche <strong>le caratteristiche del tessuto</strong> hanno impatto.</span></h6>
<p>La generazione e il rilascio di frammenti di fibre sono influenzati da molti aspetti come il tipo di tessuto, l’intreccio, il tipo di filato, tutta la storia della lavorazione (filatura, lavorazione a maglia o processi di tessitura, purga, candeggio, tintura, finissaggio e asciugatura) e le proprietà fisico-chimiche delle fibre. Qualsiasi fattore che migliora le interazioni fisiche tra le fibre nella struttura del tessuto riduce il rilascio di frammenti di fibre durante ripetuti processi di lavaggio e asciugatura.</p>
<p>Per esempio, il tessuto in poliestere intrecciato emette frammenti di fibre più elevati rispetto al tessuto in poliestere a maglia.</p>
<p>La struttura meccanica delle fibre si deteriora nel tempo a causa di vari parametri tra cui l&#8217;esposizione ai raggi solari, l&#8217;usura e i lavaggi. L&#8217;esposizione dei tessuti alla luce solare può aumentare il calore e accelerare l&#8217;ossidazione delle fibre e il loro graduale degrado. Oltre a ciò, le fibre si deteriorano a causa di sollecitazioni meccaniche, cicli di lavaggio ripetuti, abrasione e sfregamento durante l&#8217;usura, sudorazione.</p>
<h6><span style="color: #ac5e6e;"><strong>Come possiamo limitare il rilascio di microfibre?</strong></span></h6>
<p>L&#8217;<a href="https://dress-ecode.com/2019/06/11/come-ridurre-il-rilascio-di-microfibre-plastiche-quando-facciamo-il-bucato-in-lavatrice/">installazione di filtri</a> per lavatrice per mitigare il problema è una possibile soluzione ma non si ha certezza che la filtrazione sia efficiente al 100%. Così il sacchetto che trattiene le microfibre (<a href="https://dress-ecode.com/2018/07/29/una-prova-del-sacchetto-che-trattiene-le-microfibre-in-lavatrice/">Guppy Friend</a>). Si sta considerando la rimozione delle microfibre negli impianti di trattamento delle acque reflue, anche se è impegnativo.</p>
<p>I prodotti tessili dovrebbero essere utilizzati il più a lungo possibile prima che finiscano nelle discariche. La minimizzazione dei rifiuti tessili riduce anche il rilascio di frammenti di fibre dalle discariche. Dovremmo riciclare i tessuti il più possibile e creare dagli scarti tessili nuove fibre con tecniche adeguate.</p>
<p>Relativamente al rilascio di microfibre, i tessuti bio-based (ossia interamente o parzialmente derivati da biomassa) provenienti da risorse rinnovabili dovrebbero essere preferiti a quelli sintetici a base di petrolio.</p>
<p>Il nostro comportamento di acquisto influenza fortemente la mitigazione dei frammenti di fibra. Gli attuali modelli di consumo portano a danni ambientali ed è necessaria maggiore consapevolezza della possibilità di ridurre dei frammenti di fibra dovuti ai <a href="https://dress-ecode.com/2019/06/11/come-ridurre-il-rilascio-di-microfibre-plastiche-quando-facciamo-il-bucato-in-lavatrice/">processi di lavaggio domestici.</a> I tessuti devono essere lavati in condizioni più miti con meno agitazione meccanica. Il rilascio di microfibra può essere notevolmente ridotto utilizzando cicli di lavaggio più freddi e più brevi, lavando carichi completi ma non eccessivamente colmi e preferendo lavatrici ad alta efficienza. Tali interventi hanno vantaggi anche sulla cura degli indumenti aumentandone la vita utile con benefici di impatto ambientale più ampi.</p>
<p>Contemporaneamente i brand dovrebbero avere più consapevolezza della mitigazione dei frammenti di fibre rispetto ai tipi di tessuto, fornendo i messaggi di avviso su ogni capo realizzato, scegliendo più consapevolmente i materiali e preferendo metodi di finissaggio e tintura più rispettosi dell’ambiente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*Fonti:</p>
<p>Aravin Prince Periyasamy, Ali Tehrani-Bagha, A<em> review on microplastic emission from textile materials and its reduction techniques</em>, March 2022, Department of Bioproducts and Biosystems, School of Chemical Engineering, Aalto University, Finland, Science Direct</p>
<p>Lant et al., <em>Microfiber release from real soiled consumer laundry and the impact of fabric care products and washing conditions, </em>June 2020, Plos One</p>
<p>Foto: Mel Poole; Chris Curry; Moonstarious Project; Engin Akyurt; Chloe Skinner.</p>
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		<title>Fermiamo le microplastiche: l&#8217;appello di Ecobiocontrol a ECHA (Agenzia chimica europea) per proteggere noi e l&#8217;ambiente</title>
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		<dc:creator><![CDATA[dressecode]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Sep 2019 18:40:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cosmetic]]></category>
		<category><![CDATA[Environment/Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Nature]]></category>
		<category><![CDATA[cosmetici]]></category>
		<category><![CDATA[cosmetics]]></category>
		<category><![CDATA[detergents]]></category>
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		<category><![CDATA[Ecobiocontrol]]></category>
		<category><![CDATA[microplastic]]></category>
		<category><![CDATA[Microplastica]]></category>
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					<description><![CDATA[Italiano/English below Puoi ascoltare qui l&#8217;articolo: Audio-à-porter &#8211; Fermiamo le microplastiche &#8220;L&#8217;attuale situazione dei mari e degli oceani impone misure drastiche nelle scelte di TUTTI i materiali introdotti intenzionalmente nel metabolismo del pianeta, più specificamente nel sistema acquatico. Non averlo preso in considerazione in passato ha portato alla reale situazione inaccettabile&#8220;. Ecobiocontrol lancia un appello a ECHA, chiedendo a tutti noi di diffonderlo, per richiedere maggiore severità nell’approvvigionamento e nelle tecnologie di produzione di particelle solide solubili e insolubili per cosmetici e detergenti. Fabrizio Zago (esperto di detergenza ecologica scientifica, consulente Ecolabel per la UE) con la collaborazione di Peter Malaise e Fabio Corradini ha redatto un testo che descrive la posizione di Ecobiocontrol in merito alle microplastiche. “La società umana non può più accettare il continuo rilascio nell’ambiente globale di microparticelle &#8216;aggiunte intenzionalmente&#8217;, che siano nel sistema acquatico o come rifiuto solido o in qualsiasi altra forma, quando queste microparticelle non rispondano a criteri rigidi&#8221;. L&#8217;ECHA (Agenzia europea delle sostanze chimiche) ha elaborato una proposta che è molto indulgente nei confronti di queste particelle nonché sul tempo di transizione verso soluzioni migliori. Ecobiocontrol spiega che sicuramente è possibile sostituire i materiali esistenti che sono un peso per l&#8217;ambiente con altri. Tuttavia, per arrivare a vere soluzioni alla situazione attuale, il metabolismo sofferente della natura vivente dovrebbe essere preso come punto di partenza. Ulteriori punti di discussione riguardano i molti metodi di analisi per valutare la biodegradabilità di un certo prodotto, che non sono adatti alle microplastiche (così sfuggenti dai filtri, spesso insolubili) e c&#8217;è anche differenza di definizione di questi composti.  Altre richieste importanti nell&#8217;appello sono di evitare il più possibile l&#8217;uso e quindi l&#8217;emissione in ambiente di queste sostanze e che ci sia grande chiarezza sui prodotti nello scaffale, scrivendo in etichetta se un prodotto si avvale di queste sostanze non sostenibili. Ecobiocontrol (https://www.ecobiocontrol.bio/) è il portale di Fabrizio Zago, che da quasi due decenni ha un ruolo di orientamento verso acquisti di detergenti e di cosmetici rispettosi del principio di sostenibilità, un vero proprio punto di riferimento su base scientifica. È un luogo di discussione e anche uno strumento con cui confrontare le formulazioni di detergenti per la casa e cosmetici, attraverso l&#8217;Ecobiocontrol dizionario. Qui sotto il link al testo che illustra la posizione di Ecobiocontrol sul tema delle microplastiche: https://www.ecobiocontrol.bio/magazine/microplastiche-posizione-ecobiocontrol/ Contiamo sul vostro aiuto per far circolare questo appello. Grazie! (Photo by Amplitude Magazin on Unsplash) English &#8211; Stop the microplastics: the appeal of Ecobiocontrol to ECHA (European chemical agency) to protect us and the environment &#8220;The actual predicament of seas and oceans dictates drastic measures in the choices of ALL materials intentionally introduced in the planet&#8217;s metabolism, more specifically in the aquatic system. Not having taken this in consideration in the past lead to the actual unacceptable situation&#8220;. Ecobiocontrol launches an appeal to ECHA, asking all of us to spread it, to request more strictness on the sourcing and the production technologies of soluble and insoluble solid particles for cosmetics and detergents. Fabrizio Zago (scientific ecological detergent expert, Ecolabel consultant for the EU) with the collaboration of Peter Malaise and Fabio Corradini has written a text that describes the position of Ecobiocontrol with regard to microplastics&#8221;. &#8220;Human society can not by any means further accept the continuous release of &#8216;intentionally added&#8217; microparticles in the global environment, be it in the water system, as solid waste or in any other form, when these microparticles do not respond to strict criteria&#8221;. ECHA (European chemicals agency) has developed a proposal that is very lenient towards these particles as well as on the transition time to better solutions. Ecobiocontrol explains that surely it is possible to replace existing materials that are a burden to the environment with others. However, to arrive at real solutions to the current situation, the suffering metabolism of living nature should be taken as a starting point. Further points of discussion concern the many methods of analysis to assess the biodegradability of a certain product, which are not suitable for microplastics (so elusive from filters, often insoluble) and there is also a difference in the definition of these compounds. Other important requests in the appeal are to avoid as much as possible the use and therefore the release into the environment of these substances and to have a great clarity on the products on the shelf, writing on the label if a product uses these unsustainable substances. Ecobiocontrol (https://www.ecobiocontrol.bio/) is the portal of Fabrizio Zago, which for almost two decades has a role of orientation towards the purchase of detergents and cosmetics respecting the principle of sustainability, a true point of reference on scientific basis. It is a place for discussion and also a tool with which to compare the formulations of detergents for the home and cosmetics, through the Ecobiocontrol dictionary. Below the link to the text illustrating Ecobiocontrol&#8217;s position on the topic of microplastics: https://www.ecobiocontrol.bio/magazine/microplastiche-posizione-ecobiocontrol/ We count on your help to circulate this appeal. Thank you! (Photo by Amplitude Magazin on Unsplash)]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Italiano/English below</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft" src="data:image/tiff;base64,TU0AKgAABEgAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAFgAAACwAAAAgAAAABQAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAZAAAAiwAAAOAAAAD/AAAA/wAAAP8AAADzAAAArAAAADYAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAWwAAAPIAAAD/AAAAzAAAAIUAAABrAAAAdgAAAKcAAADxAAAA/gAAAIcAAAABAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAGIAAAD/AAAA6AAAAEgAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA4AAACHAAAA/AAAAIcAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAjAAAA9wAAAPIAAAAqAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAABXAAAA/AAAADMAAAAAAAAAAAAAAJUAAAD/AAAAfQAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAACYAAAAoAAAAAAAAAAAAAAA3gAAAP8AAAAlAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAC4AAADiAAAAAAAAAAAAAAD6AAAA/wAAAAQAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAABQAAAPsAAAAAAAAAAAAAAP8AAAD/AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA/wAAAAAAAAAAAAAA/wAAAP8AAAACAAAA/wAAAP8AAAD1AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAP8AAAD/AAAA9gAAAAAAAAD/AAAAAAAAAAAAAAD/AAAA/wAAAAAAAAD/AAAA/wAAAP8AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA/wAAAP8AAAD/AAAAAAAAAP8AAAAAAAAAAAAAAP8AAAD/AAAAAAAAAP8AAAD/AAAA/wAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAD/AAAA/wAAAP8AAAAAAAAA/wAAAAAAAAAAAAAA+wAAAPoAAAAAAAAA/wAAAP8AAAD/AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAP8AAAD/AAAA/wAAAAAAAAD7AAAAAAAAAAAAAABFAAAAPgAAAAAAAAD/AAAA/wAAAP8AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA/wAAAP8AAAD/AAAAAAAAAFAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAP8AAAD/AAAA/gAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAD/AAAA/wAAAP8AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAABAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAQAAAAAAAAAAAAAAAAAQAQAAAwAAAAEAEQAAAQEAAwAAAAEAEAAAAQIAAwAAAAQAAAUOAQMAAwAAAAEAAQAAAQYAAwAAAAEAAgAAAQoAAwAAAAEAAQAAAREABAAAAAEAAAAIARIAAwAAAAEAAQAAARUAAwAAAAEABAAAARYAAwAAAAEAEAAAARcABAAAAAEAAARAARwAAwAAAAEAAQAAASgAAwAAAAEAAgAAAVIAAwAAAAEAAgAAAVMAAwAAAAQAAAUWh3MABwAAAiQAAAUeAAAAAAAIAAgACAAIAAEAAQABAAEAAAIkYXBwbAQAAABtbnRyUkdCIFhZWiAH4QAHAAcADQAWACBhY3NwQVBQTAAAAABBUFBMAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA9tYAAQAAAADTLWFwcGzKGpWCJX8QTTiZE9XR6hWCAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAApkZXNjAAAA/AAAAGVjcHJ0AAABZAAAACN3dHB0AAABiAAAABRyWFlaAAABnAAAABRnWFlaAAABsAAAABRiWFlaAAABxAAAABRyVFJDAAAB2AAAACBjaGFkAAAB+AAAACxiVFJDAAAB2AAAACBnVFJDAAAB2AAAACBkZXNjAAAAAAAAAAtEaXNwbGF5IFAzAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHRleHQAAAAAQ29weXJpZ2h0IEFwcGxlIEluYy4sIDIwMTcAAFhZWiAAAAAAAADzUQABAAAAARbMWFlaIAAAAAAAAIPfAAA9v////7tYWVogAAAAAAAASr8AALE3AAAKuVhZWiAAAAAAAAAoOAAAEQsAAMi5cGFyYQAAAAAAAwAAAAJmZgAA8qcAAA1ZAAAT0AAACltzZjMyAAAAAAABDEIAAAXe///zJgAAB5MAAP2Q///7ov///aMAAAPcAADAbg==" />Puoi ascoltare qui l&#8217;articolo: <a href="https://www.spreaker.com/episode/21001749">Audio-à-porter &#8211; Fermiamo le microplastiche</a></p>
<p>&#8220;<strong>L&#8217;attuale situazione dei mari e degli oceani impone misure drastiche nelle scelte di TUTTI i materiali introdotti intenzionalmente</strong> nel metabolismo del pianeta, più specificamente nel sistema acquatico. Non averlo preso in considerazione in passato ha portato alla <strong>reale situazione inaccettabile</strong>&#8220;.</p>
<p><strong>Ecobiocontrol lancia un appello a ECHA, chiedendo a tutti noi di diffonderlo, per richiedere maggiore severità </strong>nell’approvvigionamento e nelle tecnologie di produzione di particelle solide solubili e insolubili per <strong>cosmetici e detergenti</strong>. Fabrizio Zago (esperto di detergenza ecologica scientifica, consulente Ecolabel per la UE) con la collaborazione di Peter Malaise e Fabio Corradini ha redatto un testo che descrive la posizione di Ecobiocontrol in merito alle microplastiche. “La società umana non può più accettare il continuo rilascio nell’ambiente globale di microparticelle &#8216;aggiunte intenzionalmente&#8217;, che siano nel sistema acquatico o come rifiuto solido o in qualsiasi altra forma, quando queste microparticelle non rispondano a criteri rigidi&#8221;.</p>
<p><strong>L&#8217;ECHA (Agenzia europea delle sostanze chimiche) ha elaborato una proposta che è molto indulgente</strong> <strong>nei confronti di queste particelle</strong> nonché sul tempo di transizione verso soluzioni migliori. Ecobiocontrol spiega che sicuramente è possibile sostituire i materiali esistenti che sono un peso per l&#8217;ambiente con altri. Tuttavia, per arrivare a vere soluzioni alla situazione attuale, il metabolismo sofferente della natura vivente dovrebbe essere preso come punto di partenza.</p>
<p>Ulteriori punti di discussione riguardano i <strong>molti metodi di analisi per valutare la biodegradabilità di un certo prodotto, che non sono adatti alle microplastiche (così sfuggenti dai filtri, spesso insolubili) e c&#8217;è anche differenza di definizione di questi composti.<span class="Apple-converted-space"> </span></strong></p>
<p>Altre richieste importanti nell&#8217;appello sono di <strong>evitare il più possibile l&#8217;uso e quindi l&#8217;emissione in ambiente di queste sostanze e che ci sia grande chiarezza sui prodotti nello scaffale, scrivendo in etichetta se un prodotto si avvale di queste sostanze non sostenibili.</strong></p>
<p><strong>Ecobiocontrol</strong> (<a href="https://www.ecobiocontrol.bio/">https://www.ecobiocontrol.bio/</a>) è il portale di Fabrizio Zago, che da quasi due decenni ha un ruolo di orientamento verso acquisti di detergenti e di cosmetici rispettosi del principio di sostenibilità, un vero proprio punto di riferimento su base scientifica. È un luogo di discussione e anche uno strumento con cui confrontare le formulazioni di detergenti per la casa e cosmetici, attraverso l&#8217;<strong>Ecobiocontrol dizionario</strong>.</p>
<p>Qui sotto il link al testo che illustra la posizione di Ecobiocontrol sul tema delle microplastiche:</p>
<p><a href="https://www.ecobiocontrol.bio/magazine/microplastiche-posizione-ecobiocontrol/">https://www.ecobiocontrol.bio/magazine/microplastiche-posizione-ecobiocontrol/</a></p>
<p><strong>Contiamo sul vostro aiuto per far circolare questo appello. Grazie!</strong></p>
<p><em>(Photo by Amplitude Magazin on Unsplash)</em></p>
<hr />
<p><strong><span style="color: #acc0a5;">English &#8211; Stop the microplastics: the appeal of Ecobiocontrol to ECHA (European chemical agency) to protect us and the environment</span></strong></p>
<p>&#8220;<strong>The actual predicament of seas and oceans dictates drastic measures in the choices of ALL materials intentionally introduced in the planet&#8217;s metabolism</strong>, more specifically in the aquatic system. Not having taken this in consideration in the past lead to the <strong>actual unacceptable situation</strong>&#8220;.</p>
<p><span class="Apple-converted-space"><strong>Ecobiocontrol launches an appeal to ECHA, asking all of us to spread it, to request more </strong><span style="font-weight: 600;">strictness</span> on </span>the sourcing and the production technologies of soluble and insoluble solid particles for cosmetics and detergents. Fabrizio Zago (scientific ecological detergent expert, Ecolabel consultant for the EU) with the collaboration of Peter Malaise and Fabio Corradini has written a text that describes the position of Ecobiocontrol with regard to microplastics&#8221;. &#8220;Human society can not by any means further accept the continuous release of &#8216;intentionally added&#8217; microparticles in the global environment, be it in the water system, as solid waste or in any other form, when these microparticles do not respond to strict criteria&#8221;.</p>
<p><strong>ECHA (European chemicals agency) has developed a proposal that is very lenient towards these particles as well as on the transition time to better solutions</strong>. Ecobiocontrol explains that surely it is possible to replace existing materials that are a burden to the environment with others. However, to arrive at real solutions to the current situation, the suffering metabolism of living nature should be taken as a starting point.</p>
<p>Further points of discussion concern the <strong>many methods of analysis to assess the biodegradability of a certain product, which are not suitable for microplastics (so elusive from filters, often insoluble) and there is also a difference in the definition of these compounds</strong>.</p>
<p>Other important requests in the appeal are <strong>to avoid as much as possible the use and therefore the release into the environment of these substances and to have a great clarity on the products on the shelf, writing on the label if a product uses these unsustainable substances</strong>.</p>
<p><strong>Ecobiocontrol</strong> (<a href="https://www.ecobiocontrol.bio/">https://www.ecobiocontrol.bio/</a>) is the portal of Fabrizio Zago, which for almost two decades has a role of orientation towards the purchase of detergents and cosmetics respecting the principle of sustainability, a true point of reference on scientific basis. It is a place for discussion and also a tool with which to compare the formulations of detergents for the home and cosmetics, through the <strong>Ecobiocontrol dictionary</strong>.</p>
<p>Below the link to the text illustrating Ecobiocontrol&#8217;s position on the topic of microplastics:</p>
<p><a href="https://www.ecobiocontrol.bio/magazine/microplastiche-posizione-ecobiocontrol/">https://www.ecobiocontrol.bio/magazine/microplastiche-posizione-ecobiocontrol/</a></p>
<p><strong>We count on your help to circulate this appeal. Thank you!</strong></p>
<p><em>(Photo by Amplitude Magazin on Unsplash)</em></p>
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