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	<description>Come vestire sostenibile/ How to dress happily green and fair</description>
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		<title>Il poliestere riciclato rilascia più microplastiche</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Dec 2025 15:58:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quando la soluzione sostenibile forse peggiora il problema. Negli ultimi anni, il poliestere riciclato è diventato il simbolo della moda “ecologica”: promosso come alternativa virtuosa al poliestere vergine, è stato adottato da decine di marchi globali come una strategia per ridurre l’impatto ambientale del settore. Tuttavia, una recente indagine scientifica solleva seri dubbi sulla reale sostenibilità di questa fibra e mette in discussione una narrativa finora diffusa e poco scrutinata. I risultati della ricerca “Spinning Greenwash” La Changing Markets Foundation, organizzazione no-profit attiva sui temi della sostenibilità ambientale, ha commissionato una ricerca al Microplastic Research Group dell’Università di Çukurova (Turchia) per confrontare il rilascio di microplastiche tra tessuti in poliestere riciclato e poliestere vergine. I risultati rivelano una situazione sorprendente e preoccupante: I capi in poliestere riciclato testati rilasciano in media circa il 55% in più di microfibre rispetto a quelli in poliestere vergine durante i cicli di lavaggio. In termini di quantità media, lo studio ha registrato circa 12.430 microfibre per grammo nei tessuti riciclati, rispetto a 8.028 microfibre per grammo nel poliestere vergine. Le microfibre rilasciate dai tessuti riciclati risultano più piccole — con una lunghezza media di circa 0,42 mm contro 0,52 mm — rendendole più facilmente disperdibili e potenzialmente più dannose per gli ecosistemi e la salute. I 51 capi analizzati provengono  da cinque grandi marchi della moda — Adidas, H&#38;M, Nike, Shein e Zara — e includevano articoli come t-shirt, top, abiti e pantaloncini. Cosa significa per l’ambiente? Le microplastiche rappresentano un problema ambientale riconosciuto a livello globale: si trovano nei suoli, nei corsi d’acqua, negli oceani, ma anche in organismi viventi, compresi tessuti umani, e sono associate a effetti potenzialmente avversi sul sistema biologico. Un singolo ciclo di lavaggio può rilasciare centinaia di migliaia di microfibre nell’acqua di scarico, che i sistemi di trattamento faticano a filtrare completamente, lasciando che queste particelle entrino nella catena ambientale e alimentare. Dove vanno a finire tutte quelle minuscole microfibre? La risposta è ovunque. Non solo nei mari e nei fiumi, ma anche nell’aria che respiriamo, nel suolo dei nostri campi, nei sedimenti più remoti, persino nei tessuti organici degli esseri viventi. Secondo un rapporto italiano sulle micro e nanoplastiche nel corpo umano (Vera Studio 2024), i materiali tessili sintetici sono tra le fonti più importanti di microplastiche legate ai processi di lavaggio domestico, e certe fasi tecniche come il pre-lavaggio possono rilasciare quantità di microfibre molto superiori rispetto al semplice lavaggio e risciacquo. Questa è la realtà: ciò che indossiamo, laviamo e usiamo quotidianamente entra in contatto con ambienti che non possiamo più separare dalla nostra vita quotidiana. Eppure, in mezzo a questa realtà scientifica, alcune narrative del marketing restano molto rassicuranti. La Changing Markets Foundation usa un’immagine simbolica molto forte per descrivere la comunicazione di molte aziende: la definisce una “sustainability fig leaf”, una foglia di fico che copre una dipendenza profonda dai materiali sintetici senza affrontare correttamente il problema delle microplastiche (The Ecologist). E il messaggio arriva da una voce autorevole: Urska Trunk, senior Campaign Manager di Changing Markets, ha detto a The Ecologist con parole molto chiare che “la moda ha venduto il poliestere riciclato come soluzione verde, eppure i nostri risultati mostrano che aggrava il problema dell’inquinamento da microplastiche.” Perché questa frase è così importante? Perché sfida direttamente il cuore della narrazione verde dell’industria tessile globale. Non si tratta di demonizzare il riciclo — ma di portare alla luce il fatto che la sostenibilità non può essere una promessa superficiale, basata su claim accattivanti, se poi i prodotti continuano a rilasciare microplastiche in misura significativa. E questa consapevolezza non riguarda solo gli scienziati o gli ambientalisti. Riguarda noi, i nostri consumi, le nostre abitudini di lavaggio e, in ultima analisi, il futuro delle nostre comunità e del pianeta che abitiamo. Perché il riciclato rilascia più microplastiche? Secondo gli autori dello studio di Changing Markets, la differenza può essere ricondotta alle caratteristiche strutturali delle fibre riciclate. Durante i processi di riciclaggio — sia meccanico sia chimico — le catene polimeriche del poliestere si accorciano e si indeboliscono, rendendo le fibre più fragili e inclini a rompersi. Questo porta a un maggior rilascio di microfibre durante l’uso e il lavaggio dei capi. Etichettatura e trasparenza: un’altra criticità Lo studio di Changing Markets rileva anche discrepanze nei claim dei brand: alcuni capi pubblicizzati come in poliestere riciclato hanno mostrato un comportamento di rilascio simile a quello dei tessuti vergini. In alcuni casi, etichette e descrizioni online non corrispondevano alle informazioni sulla fibra riportate fisicamente sui capi, sollevando dubbi su pratiche di marketing potenzialmente fuorvianti. Cosa dicono altre ricerche Accanto allo studio della Changing Markets Foundation, anche altre ricerche scientifiche stanno contribuendo a chiarire il quadro, mostrando come il poliestere riciclato non rappresenti automaticamente una soluzione migliore in termini di rilascio di microfibre. Uno studio pubblicato su Environmental Pollution nel 2024 ha rilevato che, durante il lavaggio domestico, capi in poliestere riciclato possono rilasciare un numero maggiore di microfibre rispetto a quelli in poliestere vergine, probabilmente a causa della minore resistenza meccanica delle fibre sottoposte a processi di riciclo e trattamenti termici. Analisi condotte da The Microfibre Consortium confermano questa tendenza in diversi casi, indicando, in alcuni campioni, un rilascio fino a più del doppio di microfibre, spesso di dimensioni più fini e quindi potenzialmente più impattanti per ecosistemi e catena alimentare. Tuttavia, i dati mostrano anche una forte variabilità: struttura del tessuto, tipo di filato, processi produttivi e condizioni di lavaggio influenzano significativamente il risultato, con alcuni test che evidenziano differenze meno marcate tra materiali vergini e riciclati. Nel complesso, la letteratura scientifica converge su un punto chiave: il riciclo del poliestere riduce i rifiuti plastici a monte, ma non risolve – e talvolta può aggravare – il problema della dispersione di microplastiche, confermando la necessità di un approccio più ampio che includa innovazione sui materiali, design responsabile del tessile e strategie di riduzione complessiva delle fibre sintetiche in circolazione. Microfibre e ciclo di vita del tessuto: non solo lavaggio domestico Quando si parla di microplastiche e microfibre, il dibattito comune si concentra spesso sul rilascio durante i lavaggi domestici. Tuttavia, ricerche recenti mettono in evidenza che anche diverse fasi della produzione tessile stessa sono fonti significative di emissione di microfibre. Uno studio pubblicato su Scientific Reports ha monitorato le emissioni di microfibre in un grande impianto di produzione tessile e ha scoperto che i processi di trattamento a umido — come tintura e finissaggio — possono rilasciare fino a 25 volte più microfibre rispetto ai cicli di lavaggio domestico, con la tintura che rappresenta oltre il 95% delle emissioni in alcune condizioni. Questi risultati suggeriscono che l’impatto ambientale dei tessuti non si riduce semplicemente cambiando il tipo di fibra (virgine o riciclata), ma richiede ottimizzazione e mitigazione sin dalle prime fasi di produzione, ad esempio attraverso temperature di tintura più basse, tempi di processo più brevi e l’uso di filati e strutture tessili che minimizzino lo sfibramento. Come la cura e la progettazione dei capi influenzano il rilascio di microfibre La quantità di microfibre rilasciata da un capo non dipende soltanto dal materiale, ma anche dalle tecniche di lavorazione e dalle condizioni di cura. Differenti metodi di taglio e cucitura, così come le condizioni di lavaggio, possono influenzare significativamente la liberazione di microplastiche nell’ambiente. Una ricerca pubblicata su Science of The Total Environment  (2023, R Rathinamoorthy, S Raja Balasaraswathi) ha dimostrato che l’uso di tecniche di taglio più avanzate come laser o taglio ultrasonico può ridurre il rilascio di microfibre fino a 15–20 volte rispetto al tradizionale taglio con forbici, mentre la scelta di specifici tipi di cucitura e densità di punti può diminuire ulteriormente lo sfibramento. L&#8217;uso di più aghi aumenta l&#8217;emissione di microfibre tra diverse varianti dello stesso tipo di punto. Ad esempio, è stato segnalato un aumento del 45,27% nell&#8217;emissione di microfibre con il punto overlock a 4 fili (2 aghi) rispetto al punto a 3 fili (1 ago). Inoltre, studi condotti su carichi reali di bucato (Science of The Total Environment, 2023, R Rathinamoorthy, S Raja Balasaraswathi) indicano che parametri come la temperatura e la durata del ciclo di lavaggio influenzano la quantità di microfibre rilasciate, con cicli più brevi e freddi, carichi completi e lavatrici ad alta efficienza che riducono il rilascio. Questi risultati evidenziano come modifiche nella progettazione dei capi e nelle pratiche di manutenzione domestica possano contribuire a ridurre la dispersione di microplastiche, integrando gli sforzi per materiali più sostenibili. Una soluzione illusoria o un passo intermedio? I risultati dello studio di Changing Markets non implicano che tutti i materiali riciclati siano inutili o che il riciclo non abbia alcun valore. Piuttosto, evidenziano un punto critico: la riduzione dell’impatto ambientale non può essere affidata esclusivamente alla transizione verso materiali “riciclati” se questi continuano a rilasciare microplastiche in misura significativa. In altre parole, se l’obiettivo è un sistema tessile davvero sostenibile, è necessario considerare: strategie di design che minimizzino il rilascio di microfibre (ad esempio filati a basso rilascio, strutture tessili più compatte e finiture meno degradanti); tecnologie di cattura delle microfibre nei processi di lavaggio domestico e industriale; una riduzione complessiva della dipendenza da fibre sintetiche — riciclate o meno — a favore di materiali alternativi con minore impatto microplastico. Cosa possiamo fare, concretamente Per i brand • progettare capi con filati a basso rilascio e strutture più compatte; • migliorare processi industriali, soprattutto tintura e finissaggio; • adottare tecniche di taglio e cucitura meno sfibranti; • comunicare in modo chiaro e verificabile; • investire in tecnologie di cattura microfibre in laverie industriali e supply chain. Per chi compra e usa moda • lavare a basse temperature e cicli più brevi; • preferire carichi pieni; • usare lavatrici più efficienti quando possibile; • valutare l’uso di filtri o dispositivi cattura-microfibre certificati; • soprattutto: ridurre la dipendenza dal fast fashion e dai sintetici, anche riciclati. Non è “non comprare più niente”. È comprare meglio, meno, più consapevolmente. Verso una visione più ampia della sostenibilità Questa ricerca si inserisce in un dibattito più ampio sulle strategie di sostenibilità nel settore moda, che richiedono approcci integrati e trasparenti. Non si tratta solo di sostituire materia prima A con B, ma di ripensare modelli di produzione, consumo e fine vita dei capi in un’ottica veramente circolare. Per i consumatori e gli operatori del settore, lo studio costituisce un invito a guardare oltre le etichette “riciclato” e a valutare dati concreti e indipendenti per orientarsi verso scelte che facciano davvero la differenza. &#160;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.spreaker.com/episode/poliestere-riciclato-quello-che-la-moda-sostenibile-non-dice--69230415"><img decoding="async" class=" wp-image-15706 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg" alt="" width="208" height="81" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg 1080w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-600x234.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-300x117.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-1024x399.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-768x299.jpg 768w" sizes="(max-width: 208px) 100vw, 208px" /></a>Quando la soluzione sostenibile forse peggiora il problema.<br />
<strong>Negli ultimi anni, il poliestere riciclato è diventato il simbolo della moda “ecologica”:</strong> promosso come alternativa virtuosa al poliestere vergine, è stato adottato da decine di marchi globali come una strategia per ridurre l’impatto ambientale del settore. Tuttavia, una recente indagine scientifica solleva seri dubbi sulla reale sostenibilità di questa fibra e mette in discussione una narrativa finora diffusa e poco scrutinata.</p>
<h5>I risultati della ricerca “Spinning Greenwash”</h5>
<p>La Changing Markets Foundation, organizzazione no-profit attiva sui temi della sostenibilità ambientale, ha commissionato una ricerca al Microplastic Research Group dell’Università di Çukurova (Turchia) per confrontare il rilascio di microplastiche tra tessuti in poliestere riciclato e poliestere vergine. I risultati rivelano una situazione sorprendente e preoccupante:<br />
<strong>I capi in poliestere riciclato testati rilasciano in media circa il 55% in più di microfibre</strong> rispetto a quelli in poliestere vergine durante i cicli di lavaggio.</p>
<p>In termini di quantità media, lo studio ha registrato circa 12.430 microfibre per grammo nei tessuti riciclati, rispetto a 8.028 microfibre per grammo nel poliestere vergine.</p>
<p><strong>Le microfibre rilasciate dai tessuti riciclati risultano più piccole</strong> — con una lunghezza media di circa 0,42 mm contro 0,52 mm — rendendole più facilmente disperdibili e potenzialmente più dannose per gli ecosistemi e la salute.</p>
<p>I 51 capi analizzati provengono  da <strong>cinque grandi marchi della moda</strong> — Adidas, H&amp;M, Nike, Shein e Zara — e includevano articoli come t-shirt, top, abiti e pantaloncini.</p>
<h5>Cosa significa per l’ambiente?</h5>
<p>Le microplastiche rappresentano un problema ambientale riconosciuto a livello globale: si trovano nei suoli, nei corsi d’acqua, negli oceani, ma anche in organismi viventi, compresi tessuti umani, e sono associate a effetti potenzialmente avversi sul sistema biologico.</p>
<p>Un singolo ciclo di lavaggio può rilasciare centinaia di migliaia di microfibre nell’acqua di scarico, che i sistemi di trattamento faticano a filtrare completamente, lasciando che queste particelle entrino nella catena ambientale e alimentare.</p>
<h5><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-19567 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/12/fashion-oil-plastic.jpg" alt="" width="396" height="332" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/12/fashion-oil-plastic.jpg 940w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/12/fashion-oil-plastic-300x251.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/12/fashion-oil-plastic-768x644.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/12/fashion-oil-plastic-600x503.jpg 600w" sizes="(max-width: 396px) 100vw, 396px" />Dove vanno a finire tutte quelle minuscole microfibre?</h5>
<p>La risposta è <strong data-start="2099" data-end="2110">ovunque</strong>. Non solo nei mari e nei fiumi, ma anche nell’aria che respiriamo, nel suolo dei nostri campi, nei sedimenti più remoti, persino nei tessuti organici degli esseri viventi. Secondo un rapporto italiano sulle micro e nanoplastiche nel corpo umano (Vera Studio 2024), i materiali tessili sintetici sono tra le <strong data-start="2399" data-end="2441">fonti più importanti di microplastiche</strong> legate ai processi di lavaggio domestico, e certe fasi tecniche come il pre-lavaggio possono rilasciare quantità di microfibre <em data-start="2569" data-end="2586">molto superiori</em> rispetto al semplice lavaggio e risciacquo.</p>
<p>Questa è la realtà: ciò che indossiamo, laviamo e usiamo quotidianamente entra in contatto con ambienti che non possiamo più separare dalla nostra vita quotidiana. Eppure, in mezzo a questa realtà scientifica, alcune narrative del marketing restano <em data-start="2919" data-end="2939">molto rassicuranti</em>. La <em data-start="2944" data-end="2973">Changing Markets Foundation</em> usa un’immagine simbolica molto forte per descrivere la comunicazione di molte aziende: la definisce una <strong data-start="3079" data-end="3108">“sustainability fig leaf”</strong>, una foglia di fico che copre una dipendenza profonda dai materiali sintetici senza affrontare correttamente il problema delle microplastiche (The Ecologist). E il messaggio arriva da una voce autorevole: <strong data-start="3337" data-end="3352">Urska Trunk</strong>, senior Campaign Manager di Changing Markets, ha detto a The Ecologist con parole molto chiare che <em data-start="3429" data-end="3593">“la moda ha venduto il poliestere riciclato come soluzione verde, eppure i nostri risultati mostrano che aggrava il problema dell’inquinamento da microplastiche.”</em></p>
<p data-start="3633" data-end="4017">Perché questa frase è così importante? Perché sfida direttamente il <em data-start="3701" data-end="3731">cuore della narrazione verde</em> dell’industria tessile globale. Non si tratta di demonizzare il riciclo — ma di portare alla luce il fatto che <strong data-start="3843" data-end="3904">la sostenibilità non può essere una promessa superficiale</strong>, basata su claim accattivanti, se poi i prodotti continuano a rilasciare microplastiche in misura significativa.</p>
<p data-start="4019" data-end="4246">E questa consapevolezza non riguarda solo gli scienziati o gli ambientalisti. Riguarda <strong data-start="4106" data-end="4245">noi, i nostri consumi, le nostre abitudini di lavaggio e, in ultima analisi, il futuro delle nostre comunità e del pianeta che abitiamo</strong>.</p>
<h5>Perché il riciclato rilascia più microplastiche?</h5>
<p>Secondo gli autori dello studio di Changing Markets, la differenza può essere ricondotta alle caratteristiche strutturali delle fibre riciclate. Durante i processi di riciclaggio — sia meccanico sia chimico — le catene polimeriche del poliestere si accorciano e si indeboliscono, rendendo le fibre più fragili e inclini a rompersi. Questo porta a un maggior rilascio di microfibre durante l’uso e il lavaggio dei capi.</p>
<h5>Etichettatura e trasparenza: un’altra criticità</h5>
<p>Lo studio di Changing Markets rileva anche discrepanze nei claim dei brand: alcuni capi pubblicizzati come in poliestere riciclato hanno mostrato un comportamento di rilascio simile a quello dei tessuti vergini. <strong>In alcuni casi, etichette e descrizioni online non corrispondevano alle informazioni sulla fibra riportate fisicamente sui capi, sollevando dubbi su pratiche di marketing potenzialmente fuorvianti.</strong></p>
<p><iframe title="Spotify Embed: Poliestere riciclato: quello che la moda sostenibile non dice" style="border-radius: 12px" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/episode/5doVg4ZRGTPE1g4bbOoSLP?si=45b9e7165b444daf&amp;utm_source=oembed"></iframe></p>
<h5>Cosa dicono altre ricerche</h5>
<p>Accanto allo studio della Changing Markets Foundation, anche altre ricerche scientifiche stanno contribuendo a chiarire il quadro, mostrando come il poliestere riciclato non rappresenti automaticamente una soluzione migliore in termini di rilascio di microfibre. Uno studio pubblicato su <em data-start="288" data-end="313">Environmental Pollution</em> nel 2024 ha rilevato che, durante il lavaggio domestico, capi in poliestere riciclato possono rilasciare un numero maggiore di microfibre rispetto a quelli in poliestere vergine, probabilmente a causa della minore resistenza meccanica delle fibre sottoposte a processi di riciclo e trattamenti termici. Analisi condotte da The Microfibre Consortium confermano questa tendenza in diversi casi, indicando, in alcuni campioni, un rilascio fino a più del doppio di microfibre, spesso di dimensioni più fini e quindi potenzialmente più impattanti per ecosistemi e catena alimentare. Tuttavia, <strong>i dati mostrano anche una forte variabilità: struttura del tessuto, tipo di filato, processi produttivi e condizioni di lavaggio influenzano significativamente il risultato, con alcuni test che evidenziano differenze meno marcate tra materiali vergini e riciclati. </strong></p>
<p><strong><img decoding="async" class=" wp-image-19569 alignright" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/12/microfibre-microplastiche-moda-sostenibile.jpg" alt="" width="315" height="541" />Nel complesso, la letteratura scientifica converge su un punto chiave: il riciclo del poliestere riduce i rifiuti plastici a monte, ma non risolve – e talvolta può aggravare – il problema della dispersione di microplastiche, confermando la necessità di un approccio più ampio che includa innovazione sui materiali, design responsabile del tessile e strategie di riduzione complessiva delle fibre sintetiche in circolazione.</strong></p>
<h5>Microfibre e ciclo di vita del tessuto: non solo lavaggio domestico</h5>
<p>Quando si parla di microplastiche e microfibre, il dibattito comune si concentra spesso sul rilascio durante i lavaggi domestici. Tuttavia, ricerche recenti mettono in evidenza che anche diverse fasi della produzione tessile stessa sono fonti significative di emissione di microfibre. Uno studio pubblicato su Scientific Reports ha monitorato le emissioni di microfibre in un grande impianto di produzione tessile e ha scoperto che i processi di trattamento a umido — come tintura e finissaggio — possono rilasciare fino a 25 volte più microfibre rispetto ai cicli di lavaggio domestico, con la tintura che rappresenta oltre il 95% delle emissioni in alcune condizioni. Questi risultati suggeriscono che <strong>l’impatto ambientale dei tessuti non si riduce semplicemente cambiando il tipo di fibra (virgine o riciclata), ma richiede ottimizzazione e mitigazione sin dalle prime fasi di produzione</strong>, ad esempio attraverso temperature di tintura più basse, tempi di processo più brevi e l’uso di filati e strutture tessili che minimizzino lo sfibramento.</p>
<p><strong>Come la cura e la progettazione dei capi influenzano il rilascio di microfibre</strong></p>
<p>La quantità di microfibre rilasciata da un capo non dipende soltanto dal materiale, ma anche dalle tecniche di lavorazione e dalle condizioni di cura. Differenti metodi di taglio e cucitura, così come le condizioni di lavaggio, possono influenzare significativamente la liberazione di microplastiche nell’ambiente. Una ricerca pubblicata su <em>Science of The Total Environment</em>  (2023, R Rathinamoorthy, S Raja Balasaraswathi) ha dimostrato che<strong> l’uso di tecniche di taglio più avanzate come laser o taglio ultrasonico può ridurre il rilascio di microfibre fino a 15–20 volte rispetto al tradizionale taglio con forbici, mentre la scelta di specifici tipi di cucitura e densità di punti può diminuire ulteriormente lo sfibramento.</strong> L&#8217;uso di più aghi aumenta l&#8217;emissione di microfibre tra diverse varianti dello stesso tipo di punto. Ad esempio, è stato segnalato un aumento del 45,27% nell&#8217;emissione di microfibre con il punto overlock a 4 fili (2 aghi) rispetto al punto a 3 fili (1 ago).</p>
<p>Inoltre, studi condotti su carichi reali di bucato (<em>Science of The Total Environment</em>, 2023, R Rathinamoorthy, S Raja Balasaraswathi) indicano che parametri come <strong>la temperatura e la durata del ciclo di lavaggio influenzano la quantità di microfibre rilasciate, con cicli più brevi e freddi, carichi completi e lavatrici ad alta efficienza che riducono il rilascio. </strong>Questi risultati evidenziano come modifiche nella progettazione dei capi e nelle pratiche di manutenzione domestica possano contribuire a ridurre la dispersione di microplastiche, integrando gli sforzi per materiali più sostenibili.</p>
<h5>Una soluzione illusoria o un passo intermedio?</h5>
<p><strong>I risultati dello studio di Changing Markets non implicano che tutti i materiali riciclati siano inutili o che il riciclo non abbia alcun valore.</strong> Piuttosto, evidenziano un punto critico: <strong>la riduzione dell’impatto ambientale non può essere affidata esclusivamente alla transizione verso materiali “riciclati”</strong> se questi continuano a rilasciare microplastiche in misura significativa.</p>
<p>In altre parole, se l’obiettivo è un sistema tessile davvero sostenibile, è necessario considerare:</p>
<ul>
<li><strong>strategie di design</strong> che minimizzino il rilascio di microfibre (ad esempio filati a basso rilascio, strutture tessili più compatte e finiture meno degradanti);</li>
<li><strong>tecnologie</strong> di cattura delle microfibre nei processi di lavaggio domestico e industriale;</li>
<li>una <strong>riduzione complessiva della dipendenza da fibre sintetiche</strong> — riciclate o meno — a favore di materiali alternativi con minore impatto microplastico.</li>
</ul>
<h5><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-19571 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/12/recycled-polyester.jpg" alt="" width="396" height="332" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/12/recycled-polyester.jpg 940w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/12/recycled-polyester-300x251.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/12/recycled-polyester-768x644.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/12/recycled-polyester-600x503.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 396px) 100vw, 396px" />Cosa possiamo fare, concretamente</h5>
<p>Per i brand<br />
• progettare capi con filati a basso rilascio e strutture più compatte;<br />
• migliorare processi industriali, soprattutto tintura e finissaggio;<br />
• adottare tecniche di taglio e cucitura meno sfibranti;<br />
• comunicare in modo chiaro e verificabile;<br />
• investire in tecnologie di cattura microfibre in laverie industriali e supply chain.</p>
<p>Per chi compra e usa moda<br />
• lavare a basse temperature e cicli più brevi;<br />
• preferire carichi pieni;<br />
• usare lavatrici più efficienti quando possibile;<br />
• valutare l’uso di filtri o dispositivi cattura-microfibre certificati;<br />
• soprattutto: ridurre la dipendenza dal fast fashion e dai sintetici, anche riciclati.<br />
Non è “non comprare più niente”.<br />
È comprare meglio, meno, più consapevolmente.</p>
<h5>Verso una visione più ampia della sostenibilità</h5>
<p>Questa ricerca si inserisce in un dibattito più ampio sulle strategie di sostenibilità nel settore moda, che richiedono approcci integrati e trasparenti. <strong>Non si tratta solo di sostituire materia prima A con B, ma di ripensare modelli di produzione, consumo e fine vita dei capi in un’ottica veramente circolare.</strong><br />
Per i consumatori e gli operatori del settore, lo studio costituisce un invito a guardare oltre le etichette “riciclato” e a valutare dati concreti e indipendenti per orientarsi verso scelte che facciano davvero la differenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Come ridurre il rilascio di microfibre plastiche quando facciamo il bucato in lavatrice?</title>
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		<pubDate>Tue, 11 Jun 2019 10:53:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Companies / Aziende]]></category>
		<category><![CDATA[Environment/Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[Italiano/English Circa il 60% della produzione tessile globale è in poliestere, un materiale sintetico che deriva dal petrolio. Ogni anno sono necessari 70 milioni di barili di petrolio greggio, un&#8217;energia non rinnovabile, per la produzione di poliestere. Non solo, il problema di questo tessuto e delle altre tipologie di tessuti sintetici (come spandex, nylon, acrilico, acetato) è il rilascio di microfibre durante i lavaggi in lavatrice. Si stima che ogni capo rilasci 2.000 microfibre plastiche a ogni ciclo di lavaggio. Le microfibre, attraverso i tubi di scarico, arrivano nei nostri fiumi e mari inquinando, danneggiando la fauna acquatica ed entrando nella catena alimentare (per cui probabilmente nell&#8217;acqua e nel cibo che ingeriamo). Sono allo studio soluzioni per fermare il rilascio di microfibre. Fermo restando che ci chiediamo se sia il caso di frenare l&#8217;acquisto così frequente di capi in questi tessuti che derivano dal petrolio, resta comunque il problema di lavare ciò che già abbiamo in materiale sintetico o che eventualmente compriamo in negozi di seconda mano.  Tra le soluzioni disponibili, oltre al sacchetto da inserire in lavatrice (Guppyfriend, ne abbiamo parlato qui e qui), le aziende produttrici di elettrodomestici stanno studiando come inglobare un filtro nei loro prodotti, anche già all&#8217;interno del cestello, in modo da fermare il rilascio di microfibre. Xeros tech per esempio offre questo tipo di soluzioni, oltre a dispositivi per contenere il consumo di acqua. Cambiare però la nostra lavatrice, se ancora funziona, non è ovviamente la soluzione più sostenibile. Ci sono in commercio filtri che è possibile acquistare e collegare, sembra in modo non molto complicato, alla nostra lavatrice. FILTROL (qui  un video illustrativo) e Girlfriend propongono soluzioni per le nostre lavatrici. Per avere un&#8217;idea di come si applicano, ecco le Istruzioni per il filtro. In Europa, Planet Care produce sia filtri per costruttori di elettrodomestici sia per uso casalingo. È possibile acquistarli on line. Oltre ai filtri, si parla della palla Cora Ball. Inserita nel cestello della lavatrice, raccoglie le nostre microfibre in modo che possiamo vederle e smaltirle correttamente. Cora si muove lentamente durante il lavaggio, proprio come il corallo, consente all&#8217;acqua di fluire, raccogliendo quei piccoli pezzi di microfibra e catturandoli nei suoi steli. Un test indipendente che ha esaminato l&#8217;efficacia della Cora Ball ha mostrato che cattura il 26% delle microfibre dallo scarico.  Il 26% non sembra una percentuale significativa, rispetto a quanto indicato riguardo i filtri (80%-90% delle microfibre trattenute), secondo uno studio diffuso da Marine Pollution Bulletin e realizzato da ricercatori dell&#8217;Università di Toronto e di Ocean Conservancy. Sembra che i dispositivi possano essere complementari: il filtro cattura le fibre più lunghe, Cora Ball quelle più piccole. Un video mostra un test in cui Cora Ball e Filtrol sono messi a confronto ( anche se il test non è imparziale, effettuato da Filtrol ;). Altri studi interessanti sono in cantiere e monitoriamo le novità, in attesa di conoscere ulteriori passi avanti nella ricerca per garantire di non inquinare più con il lavaggio dei nostri capi sintetici. Nel frattempo, vi riportiamo qualche consiglio per limitare il fenomeno nei nostri lavaggi (seguendo qualche suggerimento di Ocean Clean Wash): Utilizza la lavatrice a pieno carico, perché comporta meno attrito tra i vestiti, quindi un rilascio inferiore di fibre. Preferisci il detersivo liquido a quello in polvere: lo&#8221;strofinamento&#8221; dei granuli ha come risultato l&#8217;allentamento delle fibre dei vestiti più che del liquido. Lava a basse a temperature: quando i capi vengono lavati ad alta temperatura alcuni tessuti si danneggiano, causando maggior rilascio di fibre. Lava in lavatrice quando necessario: alcune volte, anche in caso di macchie, può essere sufficiente il lavaggio a mano. Evita lunghi lavaggi: causano più attrito tra i tessuti, il che suppone un maggiore distaccamento delle fibre. Evita la candeggina: rompe più velocemente le fibre. Meglio la centrifuga a bassi regimi: i giri più alti aumentano l&#8217;attrito tra gli indumenti, con il risultato di maggiori possibilità di rilascio delle fibre. Evita di comprare vestiti sintetici preferendo tessuti naturali. English: How to reduce the release of plastic microfibres when we do our laundry in the washing machine? About 60% of global textile production is made of polyester, a synthetic material derived from oil. Every year 70 million barrels of crude oil, a non-renewable energy, are required for polyester production. Not only that, the problem with this fabric and other types of synthetic fabrics (such as spandex, nylon, acrylic, acetate) is the release of microfibres during machine washing. It is estimated that each garment releases 2,000 plastic microfibres at each wash cycle. Microfibres, through exhaust pipes, arrive in our rivers and seas polluting, damaging aquatic fauna and entering the food chain (so probably in the water and food we ingest). Solutions are being studied to stop the release of microfibres. Notwithstanding that we are wondering if it is the case to stop the so frequent purchase of garments in these fabrics that derive from oil, it still remains the problem of washing what we already have in synthetic material or that we eventually buy in second-hand shops. Among the available solutions, in addition to the bag to insert in the washing machine (Guppyfriend, we talked about it here and here), the appliance manufacturers are studying how to incorporate a filter into their products, even already inside the basket, in order to stop the release of microfibres. Xeros tech , for example, offers this type of solutions, as well as devices to contain water consumption. But changing our washing machine, if it still works, is obviously not the most sustainable solution. There are filters on the market that you can buy and connect, it seems not in a so complicated way, to our washing machine. FILTROL  (here an  illustrative video) and Girlfriend propose solutions for our washing machines. To get an idea of ​​how to use them, here are the Filter instructions. In Europe, Planet Care  produces both filters for industrial use and for home one. You can buy them online. In addition to the filters, Cora Ball is often mentioned. Inserted into the drum of the washing machine, it collects our microfibres so that we can see them and dispose of them correctly. Cora moves slowly during washing, just like coral, allowing water to flow, collecting those small pieces of microfibre and capturing them in its stems. An independent test that examined the effectiveness of the Cora Ball showed that it captures 26% of the microfibers from the drain. 26% do not appear to be a significant percentage, compared to what was indicated with regard to filters (80% -90% of microfibers withheld), according to a study published by Marine Pollution Bulletin and carried out by researchers from the University of Toronto and Ocean Conservancy. It seems that the devices can be complementary: the filter captures the longest fibers, the Cora Ball the smaller ones. A video shows a test in which Cora Ball and Filtrol are compared (even if the test is not impartial, carried out by Filtrol;). Other interesting studies are in the pipeline and we are monitoring the news, waiting to learn more progress in research to ensure that we no longer pollute with our synthetic garments. In the meantime, we give you some tips to limit the phenomenon in our washes (following few suggestions from the Ocean Clean Wash): Use the washing machine at full load, because it involves less friction between the clothes, therefore a lower release of fibres. Prefer the liquid detergent to the powdered one: the &#8220;rubbing&#8221; of the granules results in the loosening of the fibres of the clothes more than with the liquid detergent. Prefer low temperature washing: when the clothes are washed at high temperature some fabrics are damaged, causing greater fibre release. Wash in the washing machine when necessary: ​​sometimes, even in the case of stains, hand washing may be sufficient. Avoid long washes: they cause more friction between the tissues, which supposes a greater detachment of the fibres. Avoid bleach: it breaks the fibres faster. Dry spin clothes at low speed: the higher revolutions increase the friction between the garments, with the result of greater possibilities of fibre release. Avoid buying synthetic clothes preferring natural fabrics.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Italiano/English</p>
<p>Circa il <strong>60% della produzione tessile globale è in poliestere</strong>, un materiale sintetico che deriva dal petrolio. Ogni anno sono necessari <strong>70 milioni di barili di petrolio greggio, un&#8217;energia non rinnovabile, per la produzione di poliestere</strong>. Non solo, il problema di questo tessuto e delle altre tipologie di tessuti sintetici (come spandex, nylon, acrilico, acetato) è <strong>il rilascio di microfibre durante i lavaggi in lavatrice</strong>. Si stima che ogni capo rilasci 2.000 microfibre plastiche a ogni ciclo di lavaggio. Le microfibre, attraverso i tubi di scarico, arrivano nei nostri fiumi e mari inquinando, danneggiando la fauna acquatica ed entrando nella catena alimentare (per cui probabilmente nell&#8217;acqua e nel cibo che ingeriamo).</p>
<p>Sono allo studio soluzioni per fermare il rilascio di microfibre. Fermo restando che ci chiediamo se sia il caso di frenare l&#8217;acquisto così frequente di capi in questi tessuti che derivano dal petrolio, resta comunque il problema di lavare ciò che già abbiamo in materiale sintetico o che eventualmente compriamo in negozi di seconda mano. </p>
<p>Tra le soluzioni disponibili, oltre al <strong>sacchetto da inserire in lavatrice</strong> (<a href="http://guppyfriend.com/en/">Guppyfriend</a>, ne abbiamo parlato <a href="https://dress-ecode.com/2018/07/29/una-prova-del-sacchetto-che-trattiene-le-microfibre-in-lavatrice/">qui</a> e <a href="https://www.facebook.com/DressEcode1/photos/a.196844697688910/196851771021536/?type=3&amp;theater">qui</a>), le aziende produttrici di elettrodomestici stanno studiando come inglobare un filtro nei loro prodotti, anche già all&#8217;interno del cestello, in modo da fermare il rilascio di microfibre. <a href="https://www.xerostech.com/technology#xfiltra">Xeros tech</a> per esempio offre questo tipo di soluzioni, oltre a dispositivi per contenere il consumo di acqua.</p>
<p>Cambiare però la nostra lavatrice, se ancora funziona, non è ovviamente la soluzione più sostenibile. Ci sono in commercio <strong>filtri che è possibile acquistare e collegare, sembra in modo non molto complicato, alla nostra lavatrice</strong>. <a href="https://filtrol.net">FILTROL</a> (qui  <a href="https://www.youtube.com/watch?v=rRoF2fICeMM&amp;feature=youtu.be">un video illustrativo</a>) e <a href="https://www.girlfriend.com/pages/microfiber-filter">Girlfriend</a> propongono soluzioni per le nostre lavatrici. Per avere un&#8217;idea di come si applicano, ecco le <a href="https://cdn.shopify.com/s/files/1/0019/2217/0943/files/MicroFiberFilter_Instructions_PDF.pdf?3849">Istruzioni per il filtro</a>.</p>
<p>In Europa, <a href="https://shop.planetcare.org">Planet Care</a> produce sia filtri per costruttori di elettrodomestici sia per uso casalingo. È possibile acquistarli on line.</p>
<p>Oltre ai filtri, si parla della <strong>palla</strong> <a href="https://coraball.com">Cora Ball. </a>Inserita nel cestello della lavatrice, raccoglie le nostre microfibre in modo che possiamo vederle e smaltirle correttamente. Cora si muove lentamente durante il lavaggio, proprio come il corallo, consente all&#8217;acqua di fluire, raccogliendo quei piccoli pezzi di microfibra e catturandoli nei suoi steli. Un test indipendente che ha esaminato l&#8217;efficacia della Cora Ball ha mostrato che cattura il 26% delle microfibre dallo scarico. </p>
<p>Il 26% non sembra una percentuale significativa, rispetto a quanto indicato riguardo i filtri (80%-90% delle microfibre trattenute), secondo <strong>uno studio diffuso da Marine Pollution Bulletin e realizzato da ricercatori dell&#8217;Università di Toronto e di Ocean Conservancy</strong>. Sembra che i dispositivi possano essere complementari: il filtro cattura le fibre più lunghe, Cora Ball quelle più piccole. Un video mostra un test in cui Cora Ball e Filtrol sono messi a confronto ( anche se il test non è imparziale, effettuato da Filtrol ;).</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Coraball vs Filtrol 160 | Microfiber Filtration Test |" width="960" height="540" src="https://www.youtube.com/embed/8YX1QThiqho?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Altri studi interessanti sono in cantiere e monitoriamo le novità, in attesa di conoscere ulteriori passi avanti nella ricerca per garantire di non inquinare più con il lavaggio dei nostri capi sintetici. Nel frattempo, vi riportiamo <strong>qualche consiglio per limitare il fenomeno nei nostri lavaggi </strong>(seguendo qualche suggerimento di <a href="http://oceancleanwash.org/solutions/">Ocean Clean Wash</a>):</p>
<ul>
<li>Utilizza la lavatrice a pieno carico, perché comporta meno attrito tra i vestiti, quindi un rilascio inferiore di fibre.</li>
<li>Preferisci il detersivo liquido a quello in polvere: lo&#8221;strofinamento&#8221; dei granuli ha come risultato l&#8217;allentamento delle fibre dei vestiti più che del liquido.</li>
<li>Lava a basse a temperature: quando i capi vengono lavati ad alta temperatura alcuni tessuti si danneggiano, causando maggior rilascio di fibre.</li>
<li>Lava in lavatrice quando necessario: alcune volte, anche in caso di macchie, può essere sufficiente il lavaggio a mano.</li>
<li>Evita lunghi lavaggi: causano più attrito tra i tessuti, il che suppone un maggiore distaccamento delle fibre.</li>
<li>Evita la candeggina: rompe più velocemente le fibre.</li>
<li>Meglio la centrifuga a bassi regimi: i giri più alti aumentano l&#8217;attrito tra gli indumenti, con il risultato di maggiori possibilità di rilascio delle fibre.</li>
<li>Evita di comprare vestiti sintetici preferendo tessuti naturali.</li>
</ul>
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<h5><span style="color: #afc3a2;">English: How to reduce the release of plastic microfibres when we do our laundry in the washing machine?</span></h5>
<p>About <strong>60% of global textile production is made of polyester, a synthetic material derived from oil.</strong> Every year <strong>70 million barrels of crude oil, a non-renewable energy, are required for polyester production</strong>. Not only that, the problem with this fabric and other types of synthetic fabrics (such as spandex, nylon, acrylic, acetate) is <strong>the release of microfibres during machine washing</strong>. It is estimated that each garment releases 2,000 plastic microfibres at each wash cycle. Microfibres, through exhaust pipes, arrive in our rivers and seas polluting, damaging aquatic fauna and entering the food chain (so probably in the water and food we ingest).</p>
<p>Solutions are being studied to stop the release of microfibres. Notwithstanding that we are wondering if it is the case to stop the so frequent purchase of garments in these fabrics that derive from oil, it still remains the problem of washing what we already have in synthetic material or that we eventually buy in second-hand shops.</p>
<p>Among the available solutions, in addition to <strong>the bag to insert in the washing machine</strong> (<a href="http://guppyfriend.com/en/">Guppyfriend</a>, we talked about it <a href="https://dress-ecode.com/2018/07/29/una-prova-del-sacchetto-che-trattiene-le-microfibre-in-lavatrice/">here</a> and <a href="https://www.facebook.com/DressEcode1/photos/a.196844697688910/196851771021536/?type=3&amp;theater">here</a>), the appliance manufacturers are studying how to incorporate a filter into their products, even already inside the basket, in order to stop the release of microfibres. <a href="https://www.xerostech.com/technology#xfiltra">Xeros tech</a> , for example, offers this type of solutions, as well as devices to contain water consumption.</p>
<p>But changing our washing machine, if it still works, is obviously not the most sustainable solution. There are filters on the market that you can buy and connect, it seems not in a so complicated way, to our washing machine. <a href="https://filtrol.net">FILTROL</a>  (here an <a href="https://www.youtube.com/watch?v=rRoF2fICeMM&amp;feature=youtu.be"> illustrative video</a>) and <a href="https://www.girlfriend.com/pages/microfiber-filter">Girlfriend</a> propose solutions for our washing machines. To get an idea of ​​how to use them, here are the <a href="https://cdn.shopify.com/s/files/1/0019/2217/0943/files/MicroFiberFilter_Instructions_PDF.pdf?3849">Filter instructions</a>.</p>
<p>In Europe, <a href="https://shop.planetcare.org">Planet Care</a>  produces both filters for industrial use and for home one. You can buy them online.</p>
<p>In addition to the filters, <a href="https://coraball.com">Cora Ball </a>is often mentioned. Inserted into the drum of the washing machine, it collects our microfibres so that we can see them and dispose of them correctly. Cora moves slowly during washing, just like coral, allowing water to flow, collecting those small pieces of microfibre and capturing them in its stems. An independent test that examined the effectiveness of the Cora Ball showed that it captures 26% of the microfibers from the drain.</p>
<p>26% do not appear to be a significant percentage, compared to what was indicated with regard to filters (80% -90% of microfibers withheld), according to a study published by Marine Pollution Bulletin and carried out by researchers from the University of Toronto and Ocean Conservancy. It seems that the devices can be complementary: the filter captures the longest fibers, the Cora Ball the smaller ones. A video shows a test in which Cora Ball and Filtrol are compared (even if the test is not impartial, carried out by Filtrol;).</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Coraball vs Filtrol 160 | Microfiber Filtration Test |" width="960" height="540" src="https://www.youtube.com/embed/8YX1QThiqho?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Other interesting studies are in the pipeline and we are monitoring the news, waiting to learn more progress in research to ensure that we no longer pollute with our synthetic garments. In the meantime, we give you <b>some tips to limit the phenomenon in our washes </b>(following few suggestions from the <a href="http://oceancleanwash.org/solutions/">Ocean Clean Wash</a>):</p>
<ul>
<li>Use the washing machine at full load, because it involves less friction between the clothes, therefore a lower release of fibres.</li>
<li>Prefer the liquid detergent to the powdered one: the &#8220;rubbing&#8221; of the granules results in the loosening of the fibres of the clothes more than with the liquid detergent.</li>
<li>Prefer low temperature washing: when the clothes are washed at high temperature some fabrics are damaged, causing greater fibre release.</li>
<li>Wash in the washing machine when necessary: ​​sometimes, even in the case of stains, hand washing may be sufficient.</li>
<li>Avoid long washes: they cause more friction between the tissues, which supposes a greater detachment of the fibres.</li>
<li>Avoid bleach: it breaks the fibres faster.</li>
<li>Dry spin clothes at low speed: the higher revolutions increase the friction between the garments, with the result of greater possibilities of fibre release.</li>
<li>Avoid buying synthetic clothes preferring natural fabrics.</li>
</ul>


<ul class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="973" height="338" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/02-01.png" alt="" data-id="4302" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=4302" class="wp-image-4302" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/02-01.png 973w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/02-01-600x208.png 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/02-01-300x104.png 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/02-01-768x267.png 768w" sizes="auto, (max-width: 973px) 100vw, 973px" /><figcaption>Filtrol</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/BFA_25302_3078952_720x-683x1024.jpg" alt="" data-id="4303" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=4303" class="wp-image-4303" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/BFA_25302_3078952_720x-683x1024.jpg 683w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/BFA_25302_3078952_720x-600x900.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/BFA_25302_3078952_720x-200x300.jpg 200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/BFA_25302_3078952_720x.jpg 720w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="648" height="747" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/Xeros-Tech.jpg" alt="" data-id="4304" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=4304" class="wp-image-4304" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/Xeros-Tech.jpg 648w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/Xeros-Tech-600x692.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/Xeros-Tech-260x300.jpg 260w" sizes="auto, (max-width: 648px) 100vw, 648px" /><figcaption>Xerostech</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/Microfilter_Image_PDP_1200x-683x1024.jpg" alt="" data-id="4305" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=4305" class="wp-image-4305" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/Microfilter_Image_PDP_1200x-683x1024.jpg 683w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/Microfilter_Image_PDP_1200x-600x900.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/Microfilter_Image_PDP_1200x-200x300.jpg 200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/Microfilter_Image_PDP_1200x-768x1152.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/Microfilter_Image_PDP_1200x-1160x1740.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/Microfilter_Image_PDP_1200x.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption>Girlfriend Collective</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="550" height="550" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/planetcare-external-filter-with-7-cartridges.jpg" alt="" data-id="4306" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=4306" class="wp-image-4306" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/planetcare-external-filter-with-7-cartridges.jpg 550w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/planetcare-external-filter-with-7-cartridges-300x300.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/planetcare-external-filter-with-7-cartridges-100x100.jpg 100w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/planetcare-external-filter-with-7-cartridges-150x150.jpg 150w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/06/planetcare-external-filter-with-7-cartridges-75x75.jpg 75w" sizes="auto, (max-width: 550px) 100vw, 550px" /><figcaption>Planet Care</figcaption></figure></li></ul>



<p></p>
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