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	<title>Primark &#8211; Dress Ecode</title>
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	<title>Primark &#8211; Dress Ecode</title>
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		<title>Paradosso Shein in Francia: shop online sospeso</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Nov 2025 09:40:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Shein ha aperto il suo primo negozio permanente in Francia, all’interno del BHV Marais, un’istituzione del centro di Parigi, il 5 novembre 2025.Proprio lo stesso giorno, il governo francese ha annunciato l’avvio di una procedura per sospendere l’accesso al sito online di Shein, finché non dimostri piena conformità alle leggi nazionali. La decisione è emersa dopo che la watchdog francese dei consumatori (DGCCRF) ha rilevato sul marketplace di Shein la presenza di annunci inquietanti: sex-doll con caratteristiche definibili “child-like” e anche armi proibite, come machete e coltelli grossi.In risposta, Shein ha comunicato un divieto globale di vendita di sex-doll sulla piattaforma, ha sospeso temporaneamente la categoria “prodotti per adulti” in Francia e ha preso provvedimenti contro i venditori responsabili. L’indagine prosegue e le autorità francesi hanno coinvolto anche la Commissione Europea. Fino a prova contraria, l’accesso al sito non è ancora completamente bloccato, ma la procedura di sospensione è attiva. Shein ha preso misure immediate per limitare il danno reputazionale. Il paradosso è evidente: da un lato, la Francia sembra voler colpire il modello ultra-fast fashion con policy aggressive — come una proposta di legge per imporre una sanzione sulle importazioni low-cost, multe per pratiche commerciali scorrette (es. a Shein è stata inflitta una multa di 40 milioni € per sconti ingannevoli)., e un’azione politica forte contro Shein. Dall’altro lato, la Francia concede a Shein un accesso fisico prestigioso, grazie a una partnership con Société des Grands Magasins (SGM) che gestisce BHV e altri punti vendita in Francia, consentendo “un test  off-line” del brand. Questo significa “vietare online” ma “accettare un negozio fisico” nello stesso momento — un controsenso che riflette tensioni reali tra valori politici, interessi economici e dinamiche di mercato. Perché la Francia ha dato il via libera al negozio fisico? Ecco alcune ipotesi che aiutano a capire il motivo: Strategia commerciale locale: Shein afferma che la Francia è «un importante mercato globale della moda» e che l’apertura fisica serve a “rispondere alla domanda di contatto nel mondo reale” (retail Gazette). In altre parole: da un punto di vista del retail tradizionale (grandi magazzini, afflusso di persone) l’accordo ha senso commerciale per SGM. Differenziazione tra online e offline: Le normative che la Francia sta mettendo in campo riguardano in molti casi soprattutto l’e-commerce, le importazioni, le spedizioni di low‐cost, pratiche di sconto ingannevoli. Aprire un negozio fisico locale può sembrare un ambiente più “controllabile”. Quadro normativo ancora in evoluzione: Le multe, le regole anti-fast-fashion, il controllo delle importazioni stanno arrivando ma non sono ancora pienamente operative o potrebbero avere limiti temporali. La Francia sembra voler “fare le regole” ma nel frattempo il mercato continua a muoversi. Pressioni economiche e negoziali: I grandi magazzini francesi probabilmente hanno visto nell’accordo un’opportunità di rilancio commerciale (affluenza, novità). Anche se politicamente criticato, c’è un interesse privato importante. Possibilità di controllo e vigilanza: Il fatto che il negozio fisico fosse “visibile” fisicamente a Parigi, all’interno di uno spazio regolamentato, può aver indotto le autorità ad accettare l’apertura pur mantenendo in parallelo la pressione verso l’online. Timing e lobbying: Anche il fatto che l’apertura abbia fatto scalpore può indicare che accordi sono stati fatti quando la legge anti-fast-fashion non era ancora attiva, o che la negoziazione è avvenuta in un contesto in cui il brand ha potuto entrare “prima che tutto fosse chiaro”. Testimonianze e reazioni sociali L’inaugurazione del negozio è stata accompagnata da proteste: manifestanti con cartelli (“dalla colonizzazione ai vostri armadi”) si sono radunati fuori dal BHV.Ma non tutti erano contrari: una cliente ha spiegato che l’attrattiva per molti è semplicemente il prezzo: “Con 200 € al mese posso comprare 50 T-shirt da Shein o tre fatte in Francia.&#8221; (fonte The Guardian) Questo commento sottolinea come il fast fashion ultra-economico risponda a una reale domanda economica, anche tra chi ha un reddito limitato. L’azione della Francia non è rimasta confinata a livello nazionale: il governo ha scritto all’UE, chiedendo un intervento ai sensi del Digital Services Act (DSA) (fonte euronews).La Commissione europea è coinvolta, e la vicenda potrebbe definire un precedente su come gli Stati membri possono regolamentare le piattaforme digitali che vendono oggetti potenzialmente illegali o moralmente controversi.Inoltre, secondo il Brussels Times, le autorità francesi hanno minacciato blocchi permanenti se certi prodotti torneranno sulle piattaforme di Shein. A Parigi, il vicesindaco Nicolas Bonnet Oulaldj ha criticato apertamente l’accordo tra Shein e SGM, dichiarando che permettere a un gigante ultra-fast fashion di entrare nel tessuto commerciale tradizionale è “incompatibile” con gli obiettivi ecologici e sociali della città. &#8220;Non si può accusare Shein di tutti i problemi che riguardano il pret-a-porter francese&#8220;, ha reagito la portavoce della piattaforma Shein in Francia. Il colosso cinese  progetta di aprire altri 5 negozi di abiti e accessori a prezzi ridotti, nelle Galeries Lafayette di Digione, Reims, Grenoble, Angers e Limoges. &#8220;Questa scelta &#8211; ha affermato Anne Hidalgo, sindaca di Parigi &#8211; è contraria alle ambizioni ecologiche e sociali di Parigi, che sostiene un commercio di prossimità responsabile e sostenibile&#8220; (fonte Ansa.it). Il proprietario del BHV, Frédéric Merlin, ha risposto alle critiche con fermezza, definendo la partnership con Shein come “l’inizio di una nuova avventura” che unisce l’e-commerce e il retail tradizionale (fonte The Guardian). Secondo lui, i prodotti venduti nel negozio sono fabbricati da Shein stesso (“made by Shein in Shein factories”) e non sono soltanto terze-parti — un dettaglio che potrebbe influenzare le valutazioni di responsabilità. Cose che non sappiamo Non sembra esserci una dichiarazione ufficiale francese che dica “abbiamo concesso l’apertura fisica perché…”. Le spiegazioni sono tratte soprattutto da dichiarazioni di Shein. Non è chiaro se la licenza commerciale per il negozio fisico abbia condizioni speciali o se vi siano accordi di controllo specifici con le autorità locali. Non è ancora chiaro a quali termini la futura legislazione o l’azione dello Stato francese impatterà quel negozio fisico (ad esempio: controlli, limiti, sanzioni). Non è evidente quanto l’apertura fisica sia vista come “scappatoia” rispetto alle normative online (una delle ipotesi), non ci sono fonti che lo dicano esplicitamente. Perché Primark e Uniqlo non ricevono la stessa pressione di Shein? Non tutti i grandi marchi di abbigliamento “a basso costo” ricevono la stessa pressione pubblica e politica che oggi investe Shein, e il confronto con Primark e Uniqlo lo dimostra. Entrambi i brand sono presenti e in espansione in Francia: Primark ha annunciato un investimento da 200 milioni di euro in Francia e Spagna per ampliare la sua rete retail entro il 2026 e registra alcuni dei negozi più redditizi proprio nel mercato francese; Uniqlo, dal canto suo, continua a rafforzare la sua presenza con flagship store come quello rinnovato nell’area Opéra di Parigi e una rete ampia e stabile. La ragione per cui questi marchi non subiscono la stessa pressione di Shein? Modello di business diverso: Primark e Uniqlo operano principalmente tramite negozi fisici consolidati, non fanno affidamento su importazioni ultra-low cost spedite singolarmente da paesi extra-UE come fa Shein. Questo li rende meno vulnerabili a certe normative anti-importazione o tasse su micro-pacchi. Regolamentazione più chiara: Molte delle misure che la Francia (e altri paesi) propongono – come la tassa sui pacchi low-cost – sono rivolte soprattutto all’e-commerce transnazionale, non ai retailer fisici con catene consolidate. Presenza “visibile” e locale: Avere negozi fisici implica responsabilità locali, inventario gestito su scala europea e controllo più diretto, elementi che possono rendere più accettabile (politicamente e socialmente) la loro presenza rispetto a un attore ultra-fast digital-only. Strategia di sostenibilità e immagine: Uniqlo, in particolare, punta molto su “LifeWear” e su un’immagine di qualità, funzionalità e durabilità, che può mitigare le critiche di moda “usa-e-getta”. Primark, pur essendo “fast fashion”, ha un modello molto diverso da Shein, con margini e modalità operative differenti. Il greenwashing fa quindi la differenza? Primark e Uniqlo non sono però completamente fuori dal radar: l’UE ha richiamato tutti i grandi retailer, compresi questi due marchi, a maggiore trasparenza sulla tracciabilità e sulle performance ambientali attraverso il nuovo quadro normativo del Green Deal, dal Digital Product Passport al divieto di greenwashing e claim ambientali vaghi. La differenza è che, pur essendo criticati per il modello fast fashion, Primark e Uniqlo rientrano in una struttura regolatoria già conosciuta e gestita dall’Europa, mentre Shein rappresenta una sfida nuova: un “gigante digitale” che accelera più velocemente delle norme che cercano di incasellarlo. Riflessioni Il caso Shein è emblematico del fatto che la transizione verso una moda più sostenibile non è lineare e piena di contraddizioni. Da un lato, la Francia sembra dichiarare «ora basta al fast fashion low cost», dall’altro accetta – senza apparente blocco – l’arrivo fisico di uno dei protagonisti del modello che vuole limitare. Quali insegnamenti possiamo trarre? Le leggi possono essere indietro rispetto al mercato. Le normative anti-fast-fashion, le tasse su importazioni, le restrizioni agli sconti ingannevoli sono ancora in fase di attuazione. Intanto, i brand fast fashion si espandono. Il modello “online” vs “offline” crea un arbitraggio: un negozio fisico può sembrare più rispettabile o almeno più visibile, e per questo forse “meno rischioso” agli occhi delle autorità rispetto a un’e-commerce che spedisce pacchi a basso costo dall’estero. Le politiche pubbliche possono entrare in tensione con interessi economici locali (grandi magazzini, occupazione, afflusso clienti). Questo può generare compromessi o scelte che appaiono contraddittorie. Infine, è un promemoria: coerenza tra dichiarazioni politiche e azioni concrete è difficile. Lo sforzo verso la moda sostenibile richiede non solo norme, ma anche strumenti di controllo, trasparenza, e magari modelli alternativi di vendita che non siano solo “più veloce, più economico”. &#160;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.spreaker.com/episode/paradosso-shein-in-francia-shop-online-sospeso--68767904"><img decoding="async" class=" wp-image-15706 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg" alt="" width="243" height="95" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg 1080w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-600x234.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-300x117.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-1024x399.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-768x299.jpg 768w" sizes="(max-width: 243px) 100vw, 243px" /></a>Shein ha aperto il suo primo negozio permanente in Francia, all’interno del <strong data-start="4415" data-end="4429">BHV Marais</strong>, un’istituzione del centro di Parigi, il <strong data-start="4471" data-end="4490">5 novembre 2025</strong>.<br data-start="4531" data-end="4534" />Proprio lo stesso giorno, il governo francese ha annunciato l’avvio di una procedura per <strong data-start="4623" data-end="4671">sospendere l’accesso al sito online di Shein</strong>, finché non dimostri piena conformità alle leggi nazionali.</p>
<p data-start="4774" data-end="5482">La decisione è emersa dopo che la watchdog francese dei consumatori (DGCCRF) ha rilevato sul marketplace di Shein la presenza di annunci inquietanti: <strong data-start="4928" data-end="4984">sex-doll con caratteristiche definibili “child-like”</strong> e anche <strong data-start="4993" data-end="5010">armi proibite</strong>, come machete e coltelli grossi.<br data-start="5082" data-end="5085" />In risposta, Shein ha comunicato un divieto globale di vendita di sex-doll sulla piattaforma, ha sospeso temporaneamente la categoria “prodotti per adulti” in Francia e ha preso provvedimenti contro i venditori responsabili. <br data-start="5349" data-end="5352" />L’indagine prosegue e le autorità francesi hanno coinvolto anche la Commissione Europea. Fino a prova contraria, l’accesso al sito non è ancora completamente bloccato, ma la procedura di sospensione è attiva. Shein ha preso misure immediate per limitare il danno reputazionale.</p>
<p data-start="4774" data-end="5482"><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-19536 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/11/shein-sex-doll-fast-fashion.jpg" alt="" width="309" height="382" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/11/shein-sex-doll-fast-fashion.jpg 637w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/11/shein-sex-doll-fast-fashion-243x300.jpg 243w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/11/shein-sex-doll-fast-fashion-600x741.jpg 600w" sizes="(max-width: 309px) 100vw, 309px" /></p>
<p data-start="5484" data-end="6214"><strong data-start="5484" data-end="5500">Il paradosso</strong> <strong>è evidente:</strong> da un lato, la Francia sembra voler colpire il modello ultra-fast fashion con policy aggressive — come una proposta di legge per imporre una sanzione sulle importazioni low-cost, multe per pratiche commerciali scorrette (es. a Shein è stata inflitta una multa di 40 milioni € per sconti ingannevoli)., e un’azione politica forte contro Shein. <br data-start="5814" data-end="5817" />Dall’altro lato, la Francia concede a Shein un accesso fisico prestigioso, grazie a una partnership con <strong data-start="5905" data-end="5942">Société des Grands Magasins (SGM)</strong> che gestisce BHV e altri punti vendita in Francia, consentendo “un test  off-line” del brand.</p>
<p>Questo significa “vietare online” ma “accettare un negozio fisico” nello stesso momento — un controsenso che riflette tensioni reali tra valori politici, interessi economici e dinamiche di mercato.</p>
<h5>Perché la Francia ha dato il via libera al negozio fisico?</h5>
<p>Ecco alcune ipotesi che aiutano a capire il motivo:</p>
<p><strong>Strategia commerciale locale:</strong> Shein afferma che la Francia è «un importante mercato globale della moda» e che l’apertura fisica serve a “rispondere alla domanda di contatto nel mondo reale” (retail Gazette). In altre parole: da un punto di vista del retail tradizionale (grandi magazzini, afflusso di persone) l’accordo ha senso commerciale per SGM.</p>
<p><strong>Differenziazione tra online e offline:</strong> Le normative che la Francia sta mettendo in campo riguardano in molti casi soprattutto l’e-commerce, le importazioni, le spedizioni di low‐cost, pratiche di sconto ingannevoli. Aprire un negozio fisico locale può sembrare un ambiente più “controllabile”.</p>
<p><strong>Quadro normativo ancora in evoluzione:</strong> Le multe, le regole anti-fast-fashion, il controllo delle importazioni stanno arrivando ma non sono ancora pienamente operative o potrebbero avere limiti temporali. La Francia sembra voler “fare le regole” ma nel frattempo il mercato continua a muoversi.</p>
<p><strong>Pressioni economiche e negoziali:</strong> I grandi magazzini francesi probabilmente hanno visto nell’accordo un’opportunità di rilancio commerciale (affluenza, novità). Anche se politicamente criticato, c’è un interesse privato importante.</p>
<p><strong>Possibilità di controllo e vigilanza:</strong> Il fatto che il negozio fisico fosse “visibile” fisicamente a Parigi, all’interno di uno spazio regolamentato, può aver indotto le autorità ad accettare l’apertura pur mantenendo in parallelo la pressione verso l’online.</p>
<p><strong>Timing e lobbying:</strong> Anche il fatto che l’apertura abbia fatto scalpore può indicare che accordi sono stati fatti quando la legge anti-fast-fashion non era ancora attiva, o che la negoziazione è avvenuta in un contesto in cui il brand ha potuto entrare “prima che tutto fosse chiaro”.</p>
<p><iframe title="Spotify Embed: Paradosso Shein in Francia: shop online sospeso" style="border-radius: 12px" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/episode/7fxONk5SlceX26c99OcsCM?si=84bdc731581e432a&#038;utm_source=oembed"></iframe></p>
<h5 data-start="7406" data-end="7444">Testimonianze e reazioni sociali</h5>
<p data-start="7445" data-end="7757">L’inaugurazione del negozio è stata accompagnata da proteste: manifestanti con cartelli (“dalla colonizzazione ai vostri armadi”) si sono radunati fuori dal BHV.<br data-start="7646" data-end="7649" />Ma non tutti erano contrari: una cliente ha spiegato che l’attrattiva per molti è semplicemente il prezzo:</p>
<blockquote data-start="7758" data-end="8022">
<p data-start="7760" data-end="8022">“Con 200 € al mese posso comprare 50 T-shirt da Shein o tre fatte in Francia.&#8221;</p>
<p data-start="7760" data-end="8022">(fonte The Guardian)</p>
</blockquote>
<p data-start="8024" data-end="8531">Questo commento sottolinea come il fast fashion ultra-economico risponda a una reale domanda economica, anche tra chi ha un reddito limitato. <strong>L’azione della Francia non è rimasta confinata a livello nazionale:</strong> il governo ha scritto all’UE, chiedendo un intervento ai sensi del Digital Services Act (DSA) (fonte euronews).<br data-start="8784" data-end="8787" />La Commissione europea è coinvolta, e la vicenda potrebbe definire un precedente su come gli Stati membri possono regolamentare le piattaforme digitali che vendono oggetti potenzialmente illegali o moralmente controversi.<br data-start="9008" data-end="9011" />Inoltre, secondo il <em data-start="9031" data-end="9047">Brussels Times</em>, le autorità francesi hanno minacciato blocchi permanenti se certi prodotti torneranno sulle piattaforme di Shein.</p>
<p data-start="8024" data-end="8531">A Parigi, il vicesindaco Nicolas Bonnet Oulaldj ha criticato apertamente l’accordo tra Shein e SGM, dichiarando che permettere a un gigante ultra-fast fashion di entrare nel tessuto commerciale tradizionale è “incompatibile” con gli obiettivi ecologici e sociali della città. &#8220;<em>Non si può accusare Shein di tutti i problemi che riguardano il pret-a-porter francese</em>&#8220;, ha reagito la portavoce della piattaforma Shein in Francia. Il colosso cinese  progetta di aprire altri 5 negozi di abiti e accessori a prezzi ridotti, nelle Galeries Lafayette di Digione, Reims, Grenoble, Angers e Limoges. &#8220;<strong><em>Questa scelta</em></strong> &#8211; ha affermato Anne Hidalgo, sindaca di Parigi &#8211; <em><strong>è contraria alle ambizioni ecologiche e sociali di Parigi, che sostiene un commercio di prossimità responsabile e sostenibile</strong>&#8220;</em> (fonte Ansa.it).</p>
<p data-start="8024" data-end="8531">Il proprietario del BHV, Frédéric Merlin, ha risposto alle critiche con fermezza, definendo la partnership con Shein come “l’inizio di una nuova avventura” che unisce l’e-commerce e il retail tradizionale (fonte The Guardian). Secondo lui, i prodotti venduti nel negozio sono fabbricati da Shein stesso (“made by Shein in Shein factories”) e non sono soltanto terze-parti — un dettaglio che potrebbe influenzare le valutazioni di responsabilità.</p>
<h5>Cose che non sappiamo</h5>
<p>Non sembra esserci una dichiarazione ufficiale francese che dica “abbiamo concesso l’apertura fisica perché…”. Le spiegazioni sono tratte soprattutto da dichiarazioni di Shein.<br />
Non è chiaro se la licenza commerciale per il negozio fisico abbia condizioni speciali o se vi siano accordi di controllo specifici con le autorità locali.<br />
Non è ancora chiaro a quali termini la futura legislazione o l’azione dello Stato francese impatterà quel negozio fisico (ad esempio: controlli, limiti, sanzioni).<br />
Non è evidente quanto l’apertura fisica sia vista come “scappatoia” rispetto alle normative online (una delle ipotesi), non ci sono fonti che lo dicano esplicitamente.</p>
<h5>Perché Primark e Uniqlo non ricevono la stessa pressione di Shein? <img decoding="async" class=" wp-image-19538 alignright" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/11/fast-fashion-sustainable-fashion.jpg" alt="" width="509" height="509" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/11/fast-fashion-sustainable-fashion.jpg 784w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/11/fast-fashion-sustainable-fashion-300x300.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/11/fast-fashion-sustainable-fashion-150x150.jpg 150w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/11/fast-fashion-sustainable-fashion-768x770.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/11/fast-fashion-sustainable-fashion-75x75.jpg 75w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/11/fast-fashion-sustainable-fashion-100x100.jpg 100w" sizes="(max-width: 509px) 100vw, 509px" /></h5>
<p><strong>Non tutti i grandi marchi di abbigliamento “a basso costo” ricevono la stessa pressione pubblica e politica che oggi investe Shein</strong>, e il confronto con Primark e Uniqlo lo dimostra. Entrambi i brand sono presenti e in espansione in Francia: Primark ha annunciato un investimento da 200 milioni di euro in Francia e Spagna per ampliare la sua rete retail entro il 2026 e registra alcuni dei negozi più redditizi proprio nel mercato francese; Uniqlo, dal canto suo, continua a rafforzare la sua presenza con flagship store come quello rinnovato nell’area Opéra di Parigi e una rete ampia e stabile.</p>
<p>La ragione per cui questi marchi non subiscono la stessa pressione di Shein?</p>
<ul>
<li data-start="1674" data-end="1987">
<p data-start="1676" data-end="1987"><strong data-start="1676" data-end="1707">Modello di business diverso</strong>: Primark e Uniqlo operano principalmente tramite negozi fisici consolidati, non fanno affidamento su importazioni ultra-low cost spedite singolarmente da paesi extra-UE come fa Shein. Questo li rende meno vulnerabili a certe normative anti-importazione o tasse su micro-pacchi.</p>
</li>
<li data-start="1988" data-end="2226">
<p data-start="1990" data-end="2226"><strong data-start="1990" data-end="2021">Regolamentazione più chiara</strong>: Molte delle misure che la Francia (e altri paesi) propongono – come la tassa sui pacchi low-cost – sono rivolte soprattutto all’e-commerce transnazionale, non ai retailer fisici con catene consolidate.</p>
</li>
<li data-start="2227" data-end="2514">
<p data-start="2229" data-end="2514"><strong data-start="2229" data-end="2261">Presenza “visibile” e locale</strong>: Avere negozi fisici implica responsabilità locali, inventario gestito su scala europea e controllo più diretto, elementi che possono rendere più accettabile (politicamente e socialmente) la loro presenza rispetto a un attore ultra-fast digital-only.</p>
</li>
<li data-start="2515" data-end="2837">
<p data-start="2517" data-end="2837"><strong data-start="2517" data-end="2558">Strategia di sostenibilità e immagine</strong>: Uniqlo, in particolare, punta molto su “LifeWear” e su un’immagine di qualità, funzionalità e durabilità, che può mitigare le critiche di moda “usa-e-getta”. Primark, pur essendo “fast fashion”, ha un modello molto diverso da Shein, con margini e modalità operative differenti. Il greenwashing fa quindi la differenza?</p>
</li>
</ul>
<p><strong>Primark e Uniqlo non sono però completamente fuori dal radar:</strong> l’UE ha richiamato tutti i grandi retailer, compresi questi due marchi, a maggiore trasparenza sulla tracciabilità e sulle performance ambientali attraverso il nuovo quadro normativo del Green Deal, dal Digital Product Passport al divieto di greenwashing e claim ambientali vaghi. La differenza è che, pur essendo criticati per il modello fast fashion, Primark e Uniqlo rientrano in una struttura regolatoria già conosciuta e gestita dall’Europa, mentre Shein rappresenta una sfida nuova: un “gigante digitale” che accelera più velocemente delle norme che cercano di incasellarlo.</p>
<p><strong>Riflessioni</strong></p>
<p>Il caso Shein è emblematico del fatto che la transizione verso una moda più sostenibile non è lineare e piena di contraddizioni. Da un lato, la Francia sembra dichiarare «ora basta al fast fashion low cost», dall’altro accetta – senza apparente blocco – l’arrivo fisico di uno dei protagonisti del modello che vuole limitare.<br />
Quali insegnamenti possiamo trarre?<br />
<strong>Le leggi possono essere indietro rispetto al mercato.</strong> Le normative anti-fast-fashion, le tasse su importazioni, le restrizioni agli sconti ingannevoli sono ancora in fase di attuazione. <strong>Intanto, i brand fast fashion si espandono.</strong><br />
<strong>Il modello “online” vs “offline” crea un arbitraggio:</strong> un negozio fisico può sembrare più rispettabile o almeno più visibile, e per questo forse “meno rischioso” agli occhi delle autorità rispetto a un’e-commerce che spedisce pacchi a basso costo dall’estero.<br />
Le politiche pubbliche possono entrare in tensione con interessi economici locali (grandi magazzini, occupazione, afflusso clienti). Questo può generare compromessi o scelte che appaiono contraddittorie.<br />
Infine, è un promemoria: coerenza tra dichiarazioni politiche e azioni concrete è difficile. <strong>Lo sforzo verso la moda sostenibile richiede non solo norme, ma anche strumenti di controllo, trasparenza, e magari modelli alternativi di vendita che non siano solo “più veloce, più economico”</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Primark: più cotone sostenibile vuol dire sostenibilità?</title>
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		<pubDate>Sat, 14 May 2022 10:04:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Più cotone sostenibile indica automaticamente la sostenibilità di un brand? Primark comunica i passi avanti del programma Sustainable Cotton e non si fa altro che parlare di sostenibilità dopo il lancio della linea Primark Cares. Il rivenditore irlandese di moda, proprietà di Associated British Foods (ABF), dichiara di avere come obiettivo che i capi durino di più, per ridurre l&#8217;impatto dell&#8217;attività dell&#8217;azienda sul pianeta e per migliorare la vita delle persone che realizzano i prodotti. Nella sezione dedicata alla sostenibilità, tra attenzione all&#8217;ambiente e impegno verso le persone la moltitudine di messaggi virtuosi colpisce il lettore. È davvero così se analizziamo più attentamente i dati? Perché la vendita della felpa in plastica riciclata con la scritta Earth Day, a ridosso della Giornata dedicata alla Terra, ha suscitato non poche accuse di greenwashing? Innanzitutto, le informazioni sul sito non sono facilmente accessibili, chiare e trasparenti. Facendo riferimento anche alle pagine della capogruppo ABF, cerchiamo di saperne di più. L&#8217;ambiente Materiali Al momento un terzo dei prodotti è realizzato con materiali riciclati, biologici o provenienti dal programma Sustainable Cotton, che coinvolge agricoltori che applicano pratiche più sostenibili. Sebbene all&#8217;interno del programma dedicato al cotone molte tecniche siano utilizzate da coltivatori biologici, il cotone sostenibile di Primark non è per definizione bio. Primark prevede di raggiungere il 100% dei prodotti con materiali più sostenibili entro il 2030. Una collezione è stata realizzata in collaborazione con Recover, innovatore nel cotone riciclato. Sono presenti capi in plastica recuperata. Non c&#8217;è evidenza della sostenibilità di tutti gli altri materiali utilizzati. Primark si impegna a ridurre le sostanze dannose soggette a restrizioni di produzione (RSL)  lungo la catena di approvvigionamento, raggiungendo l&#8217;obiettivo di &#8220;zero rilascio&#8221; nel 2020. Non c&#8217;è però evidenza del raggiungimento di questo target. Design Primark dichiara un impegno nella riduzione dell&#8217;impatto ambientale nella fase di progettazione dei prodotti nei prossimi anni, ma non ci sono dettagli sulla diminuzione della produzione o delle materie prime utilizzate, né sull&#8217;aumento della qualità e sull&#8217;estensione del ciclo di vita del prodotto. Affermano di voler incrementare il livello di durabilità. Al momento riguarda nella pratica solo il denim. Un ciclo di test molto più intenso di 30 lavaggi è stato introdotto per un ampio campione di denim da uomo, donna e bambino. Questo livello di rigore è raccomandato da WRAP e da Ellen MacArthur Foundation. Rifiuti e spreco &#8220;Il 96% di tutti i rifiuti generati dalle operazioni dirette di Primark è stato deviato dalla discarica&#8221;, è riportato nel report sugli ESG, senza specificare a quali processi facciano riferimento (sembra si intenda quelli relativi alla distribuzione e vendita di articoli di moda). Tra i dati pubblicati si legge che su 57.ooo tonnellate di rifiuti tessili prodotti nel 2021, 54.000 sono stati riciclati, senza dettagli sulle modalità. Si menziona lo schema di riciclaggio in negozio, con scatole di raccolta disponibili in tutti i 191 negozi in tutto il Regno Unito, recentemente esteso a Germania, Austria e Paesi Bassi. Primark collabora con Yellow Octopus, il cui obiettivo è che tutte le donazioni vengano riutilizzate o riciclate in modo tale che nulla finisca in discarica. Imballaggi Nel 2021 Primark ha creato 41.000 tonnellate di imballaggi. Ha rimosso 175 milioni di unità di plastica. Utilizza sacchetti di carta riciclata. Le grucce sono in cartone recuperato. Ha eliminato 86 milioni di etichette e adesivi dai prodotti e si prefigge di azzerare la plastica monouso entro il 2027. Utilizzo di acqua Nel report sugli ESG, si legge riguardo l&#8217;impegno nella riduzione dell&#8217;impiego di acqua ma il cotone, che ne richiede grandi quantità, è una materia prima essenziale per Primark: nel 2020 rappresentava circa la metà del mix totale di fibre utilizzate. Non ci sono dati sull&#8217;impiego totale di acqua per la produzione tessile. Emissioni Anche in questo caso si legge l&#8217;obiettivo: 50% di riduzione di emissioni lungo la catena del valore di Primark entro il 2030. L&#8217;anno scorso l&#8217;azienda ha prodotto in modo diretto 119.000 tonnellate di CO2e, a cui si aggiungono 4.783.000 tonnellate indirettamente generate dal trasporto di terze parti e dall&#8217;inventario esteso. Energia Nei rapporti della capogruppo, è indicato l&#8217;utilizzo totale per la parte retail di 461 GWh, di cui al momento lo 0% è rinnovabile. Primark ha ottenuto la certificazione ISO 50001 per i punti vendita, gli uffici e i centri di distribuzione in alcuni dei mercati consolidati. Le persone I fornitori sono scelti secondo un Codice di Condotta, definito dall&#8217;azienda. Questo insieme di principi guida si basa sugli standard del lavoro riconosciuti a livello internazionale dall&#8217;Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) e dal Codice di base dell&#8217;Ethical Trading Initiative (ETI)*. Primark verifica i suoi fornitori attraverso un&#8217;ispezione annuale sul posto. &#8220;Il nostro team per il commercio equo e la sostenibilità ambientale conta più di 130 esperti locali&#8221;, si legge sul sito. &#8220;Il loro compito è quello di eseguire, almeno una volta all&#8217;anno, controlli di persona presso tutti gli stabilimenti con cui collaboriamo e tenere inoltre corsi di formazione per il personale e i lavoratori&#8221;. Sul sito è menzionata una serie di progetti in India, Myanmar, Bangladesh, Cina, Indonesia, Vietnam e Cambogia. Tra questi, la collaborazione con l&#8217;ILO nel programma Better Work è quella che dà maggior garanzia di impegno nel miglioramento degli standard lavorativi in paesi dove i lavoratori sono meno tutelati. Primark è stata tra i primi rivenditori a firmare l&#8217;Accordo sulla sicurezza antincendio e negli edifici in Bangladesh, avviato da IndustriALL e UNI Global Union. È stata anche una dei primi a garantire alle vittime della fabbrica e alle famiglie colpite dal crollo un sostegno finanziario e aiuti alimentari dopo il disastro del Rana Plaza. Da allora Primark si è impegnata a offrire consulenza e guida finanziaria. Inoltre, il rivenditore irlandese ha lanciato il &#8220;Progetto Pashe Achi&#8221; per garantire che i beneficiari del risarcimento mantengano l&#8217;accesso al proprio compenso finanziario. *È un&#8217;alleanza leader di aziende, sindacati e ONG che promuove il rispetto dei diritti dei lavoratori in tutto il mondo. È davvero tutto a posto dal punto di vista sociale? Sulla tracciabilità, Primark condivide online la mappa e l&#8217;elenco dei fornitori di primo livello (i partner con cui si interfaccia direttamente, che tagliano e cuciono i capi). Non c&#8217;è però evidenza di aumento del numero di lavoratori retribuiti con un salario di sussistenza, né trasparenza sulle condizioni di lavoro esistenti per i lavoratori e la catena di approvvigionamento. Non c&#8217;è evidenza che tutte le materie prime utilizzate siano state prodotte nel rispetto dei diritti umani dei coltivatori e delle loro comunità. Alcuni temono che i colloqui privati dell&#8217;azienda con i lavoratori, decritti come uno strumento di tutela, non siano sufficienti a proteggerli, perché non realizzati da organizzazioni esterne affidabili. Spesso i membri dei sindacati sono minacciati o licenziati: come assicura Primark che siano ammessi all&#8217;interno delle fabbriche e protetti in modo da svolgere liberamente il loro compito? Sembra che le ispezioni annuali siano supportate da società di revisione indipendenti, affinché l&#8217;integrità degli audit non sia influenzata. I rapporti di audit non sono però pubblicamente condivisi, generando così molte domande su quanto Primark stia garantendo la protezione dei diritti dei suoi lavoratori. Analogamente, l&#8217;azienda ha in atto un sistema di reclamo ma non rivela i dati relativi ai reclami presentati. Clean clothes campaign ha denunciato i salari più bassi e il mancato pagamento durante i mesi di fermo a causa della pandemia da parte di multinazionali tra cui anche Primark.  Quasi il 70% dei lavoratori intervistati ha sopportato periodi in cui non veniva pagata la normale retribuzione pre-pandemia. Tutti questi lavoratori sopravvivevano con salari di povertà già prima della pandemia ed è diventato ancora più difficile vivere dignitosamente. Inoltre, i lavoratori segnalano obiettivi di produzione aumentati, condizioni di lavoro non sicure e molestie da parte della direzione. Primark quest&#8217;anno ha fatto qualche progresso, impegnandosi in #PayUp per aumentare i salari e firmando il rinnovo dell&#8217;Accordo sulla sicurezza antincendio e negli edifici in Bangladesh. È recente la notizia di una manager di Primark che denuncia l&#8217;azienda per discriminazione sessuale, dopo che le è stato detto di lavorare fino a tardi nonostante un figlio appena nato (fonte Independent). Certificazioni Non si trovano informazioni sulle certificazioni maggiormente utilizzate nella moda più responsabile, se non in alcuni capi come un tipo di jeans certificato CradleToCradle. Solo nei cosmetici, Cruelty free, certificati da Leaping Bunny. Non sono però vegan, perché alcuni prodotti possono contenere ingredienti da derivati animali. Consumo responsabile e altri aspetti Prezzi bassi È la politica del colosso retail quella dei prezzi bassi, ribadita dalla recente dichiarazione di George Weston, Amministratore Delegato di ABF: &#8220;Ci stiamo impegnando a mantenere la nostra posizione di leadership in termini di prezzo e accessibilità nel quotidiano, soprattutto in questo contesto di crescente incertezza economica&#8221;. Da poco Primark ha comunicato però un aumento sui cartellini delle collezioni autunno-inverno, a causa dell&#8217;incremento dei prezzi delle materie prime e dell&#8217;energia in seguito all&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina da parte della Russia. Solo per questa ragione il gruppo prevede una riduzione dei margini delle proprie attività. &#8220;Da più di dieci anni&#8221;, spiega Luca Ciuffreda, head of Primark per l’Italia, &#8220;possiamo garantire prezzi bassi perché non facciamo pubblicità, abbiamo ridotto il packaging al minimo, le grucce sono in cartone riciclato, e abbiamo un controllo, anche etico, sulla catena di produzione, che spesso è la stessa dei brand del lusso&#8221; (Fonte Laborability). Sandali a £ 4, borse estive £ 10, profumo e vestiti £ 7, occhiali da sole £ 2. Com&#8217;è possibile mettere in atto la sostenibilità soprattutto sociale con prezzi così bassi? In dubbio anche la qualità. È il caso delle mute da surf, oggetto in questi giorni di dibattito. Recentemente una rivista della Cornovaglia per surfisti ha attaccato la nuova gamma di mute di Primark, definendo i prodotti &#8220;economici&#8221;, &#8220;tristi&#8221; e &#8220;ad alto tradimento in mare&#8221;. Cornwall Live afferma che i capi saranno &#8220;buttati via in pochissimo tempo&#8221;. Il costo per le mute Primark è di £ 38 per la lunghezza intera e £ 32 per la versione corta. In confronto, una muta Xcel, considerata una delle principali aziende mondiali nel campo, costa tra £ 100 e £ 300. Anche un&#8217;altra rivista di settore, Real Surfing Magazine, ha colpito la catena di moda esortando i lettori a pensarci due volte prima di acquistare la nuova linea di prodotti. Volumi e velocità degli acquisti Non c&#8217;è traccia dell&#8217;impegno dell&#8217;azienda a produrre meno con l&#8217;obiettivo di diffondere un modello di consumo e produzione più responsabile. Un aspetto fondamentale per dimostrare di avere consapevolezza della crisi climatica e dei limiti delle risorse del nostro pianeta. Ci sono invece indizi di strategie per invitare i clienti ad acquistare di più e cose di cui spesso non hanno bisogno. Nel documentario di Channel 5 Primark: How Do They Do It?, la psicologa Dr Amna Khan ha messo sul tavolo gli strumenti per indurre ad acquistare oggetti extra e a estendere la permanenza in negozio. Nel documentario afferma: &#8220;Un &#8216;destination store&#8217; crea un&#8217;esperienza per il consumatore, quasi come andare in un parco a tema in cui tutti i tuoi sensi sono attivati e vuoi rimanerci più a lungo&#8221;. Primark acquista grandi spazi di vendita al dettaglio e aggiunge esperienze extra come bar e servizi di bellezza per invogliare i clienti a trattenersi negli shop e a spendere di più. Poiché non vende online come molti dei suoi concorrenti, gli acquirenti sono costretti a visitare il negozio di persona, dove sono esposti e tentati ad acquistare più beni e servizi, come la manicure. Il giocattolo segreto da 1 sterlina è un altro strumento da cui gli acquirenti di Primark sono ossessionati, catturati emotivamente dai ricordi d&#8217;infanzia. L&#8217;azienda ha inserito sul sito alcune raccomandazioni sulla manutenzione dei capi da parte dei clienti in modo da estendere la durata. Altri aspetti Una cliente di Primark afferma che un reggiseno acquistato in negozio le ha lasciato la pelle irritata e dolorante. Rika Smith di Blackwood è rimasta con la pelle pruriginosa e dolorante dopo aver indossato il capo per la prima volta. Una donna con taglia UK 10 è rimasta furiosa dopo aver acquistato un paio di pantaloni della taglia 12 da Primark senza riuscire a indossarli. Ally Marie ha raccontato su TikTok la vicenda per lanciare un messaggio: &#8220;Primark questo è ridicolo, non c&#8217;è...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.spreaker.com/user/dressecode/primark-14-05-2022-11-39"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-15706" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg" alt="" width="200" height="78" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg 1080w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-600x234.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-300x117.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-1024x399.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-768x299.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a>Più cotone sostenibile indica automaticamente la sostenibilità di un brand? Primark comunica i passi avanti del programma <em>Sustainable Cotton</em> e non si fa altro che parlare di sostenibilità dopo il lancio della linea Primark Cares. Il rivenditore irlandese di moda, proprietà di Associated British Foods (ABF), dichiara di avere come obiettivo che i capi durino di più, per ridurre l&#8217;impatto dell&#8217;attività dell&#8217;azienda sul pianeta e per migliorare la vita delle persone che realizzano i prodotti.</p>
<p>Nella sezione dedicata alla sostenibilità, tra attenzione all&#8217;ambiente e impegno verso le persone la moltitudine di messaggi virtuosi colpisce il lettore. È davvero così se analizziamo più attentamente i dati? Perché la vendita della felpa in plastica riciclata con la scritta Earth Day, a ridosso della Giornata dedicata alla Terra, ha suscitato non poche accuse di <em>greenwashing</em>?</p>
<p>Innanzitutto, le informazioni sul sito non sono facilmente accessibili, chiare e trasparenti. Facendo riferimento anche alle pagine della capogruppo ABF, cerchiamo di saperne di più.</p>
<h2><span style="color: #a44043;">L&#8217;ambiente</span></h2>
<h5><span style="color: #a44043;">Materiali</span></h5>
<p>Al momento <strong>un terzo dei prodotti</strong> è realizzato con materiali riciclati, biologici o provenienti dal programma <em>Sustainable Cotton</em>, che coinvolge agricoltori che applicano pratiche più sostenibili. Sebbene all&#8217;interno del programma dedicato al cotone molte tecniche siano utilizzate da coltivatori biologici, il cotone sostenibile di Primark non è per definizione bio. Primark prevede di raggiungere il 100% dei prodotti con materiali più sostenibili entro il 2030.</p>
<p>Una collezione è stata realizzata in collaborazione con Recover, innovatore nel cotone riciclato. Sono presenti capi in plastica recuperata. <strong>Non c&#8217;è evidenza della sostenibilità di tutti gli altri materiali utilizzati.</strong></p>
<p>Primark si impegna a <strong>ridurre le sostanze dannose soggette a restrizioni di produzione (RSL) </strong> lungo la catena di approvvigionamento, raggiungendo l&#8217;obiettivo di &#8220;zero rilascio&#8221; nel 2020. Non c&#8217;è però evidenza del raggiungimento di questo target.</p>
<h5><span style="color: #a44043;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-15759" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Primark-sustainability.jpeg" alt="" width="611" height="434" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Primark-sustainability.jpeg 1500w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Primark-sustainability-600x426.jpeg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Primark-sustainability-300x213.jpeg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Primark-sustainability-1024x726.jpeg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Primark-sustainability-768x545.jpeg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Primark-sustainability-1160x823.jpeg 1160w" sizes="auto, (max-width: 611px) 100vw, 611px" />Design</span></h5>
<p>Primark dichiara un impegno nella riduzione dell&#8217;impatto ambientale nella fase di progettazione dei prodotti nei prossimi anni, ma non ci sono dettagli sulla diminuzione della produzione o delle materie prime utilizzate, né sull&#8217;aumento della qualità e sull&#8217;estensione del ciclo di vita del prodotto.</p>
<p>Affermano di voler incrementare il livello di durabilità. Al momento riguarda nella pratica solo il denim. Un ciclo di test molto più intenso di 30 lavaggi è stato introdotto per un ampio campione di denim da uomo, donna e bambino. Questo livello di rigore è raccomandato da WRAP e da Ellen MacArthur Foundation.</p>
<h5><span style="color: #a44043;">Rifiuti e spreco</span></h5>
<p>&#8220;Il 96% di tutti i rifiuti generati dalle operazioni dirette di Primark è stato deviato dalla discarica&#8221;, è riportato nel <a href="https://www.abf.co.uk/content/dam/abf/corporate/Documents/investors/esg-insights/ABF007-ESG%20Insights-Circularity%20and%20Waste.pdf.downloadasset.pdf">report sugli ESG</a>, senza specificare a quali processi facciano riferimento (sembra si intenda quelli relativi alla distribuzione e vendita di articoli di moda). Tra i dati pubblicati si legge che su <strong>57.ooo tonnellate di rifiuti tessili</strong> prodotti nel 2021, 54.000 sono stati riciclati, senza dettagli sulle modalità. Si menziona lo schema di riciclaggio in negozio, con scatole di raccolta disponibili in tutti i 191 negozi in tutto il Regno Unito, recentemente esteso a Germania, Austria e Paesi Bassi. Primark collabora con Yellow Octopus, il cui obiettivo è che tutte le donazioni vengano riutilizzate o riciclate in modo tale che nulla finisca in discarica.</p>
<h5><span style="color: #a44043;">Imballaggi</span></h5>
<p>Nel 2021 Primark ha creato <strong>41.000 tonnellate di imballaggi</strong>. Ha rimosso 175 milioni di unità di plastica. Utilizza sacchetti di carta riciclata. Le grucce sono in cartone recuperato. Ha eliminato 86 milioni di etichette e adesivi dai prodotti e si prefigge di azzerare la plastica monouso entro il 2027.</p>
<h5><span style="color: #a44043;"><span style="caret-color: #a44043;">Utilizzo di acqua</span></span></h5>
<p>Nel report sugli ESG, si legge riguardo l&#8217;impegno nella riduzione dell&#8217;impiego di acqua ma il cotone, che ne richiede grandi quantità, è una materia prima essenziale per Primark: nel 2020 rappresentava circa la metà del mix totale di fibre utilizzate. Non ci sono dati sull&#8217;impiego totale di acqua per la produzione tessile.</p>
<h5><span style="color: #a44043;"><span style="caret-color: #a44043;">Emissioni</span></span></h5>
<p>Anche in questo caso si legge l&#8217;obiettivo: 50% di riduzione di emissioni lungo la catena del valore di Primark entro il 2030. L&#8217;anno scorso l&#8217;azienda ha prodotto in modo diretto <strong>119.000 tonnellate di CO2e, a cui si aggiungono 4.783.000 tonnellate</strong> indirettamente generate dal trasporto di terze parti e dall&#8217;inventario esteso.</p>
<h5><span style="color: #a44043;"><span style="caret-color: #a44043;">Energia</span></span></h5>
<p>Nei rapporti della capogruppo, è indicato l&#8217;utilizzo totale per la parte retail di 461 GWh, di cui al momento lo 0% è rinnovabile. Primark ha ottenuto la certificazione ISO 50001 per i punti vendita, gli uffici e i centri di distribuzione in alcuni dei mercati consolidati.</p>
<h2><span style="color: #a44043;">Le persone</span></h2>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-14582" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/05/Untitled-design-1.gif" alt="Moda sostenibile" width="234" height="60" />I fornitori sono scelti secondo un Codice di Condotta, definito dall&#8217;azienda. Questo insieme di principi guida si basa sugli standard del lavoro riconosciuti a livello internazionale dall&#8217;Organizzazione internazionale del lavoro (ILO) e dal Codice di base dell&#8217;Ethical Trading Initiative (ETI)*. Primark verifica i suoi fornitori attraverso un&#8217;ispezione annuale sul posto. &#8220;Il nostro team per il commercio equo e la sostenibilità ambientale conta più di 130 esperti locali&#8221;, si legge sul sito. &#8220;Il loro compito è quello di eseguire, almeno una volta all&#8217;anno, controlli di persona presso tutti gli stabilimenti con cui collaboriamo e tenere inoltre corsi di formazione per il personale e i lavoratori&#8221;.</p>
<p>Sul sito è menzionata una serie di progetti in India, Myanmar, Bangladesh, Cina, Indonesia, Vietnam e Cambogia. Tra questi, la collaborazione con l&#8217;ILO nel programma Better Work è quella che dà maggior garanzia di impegno nel miglioramento degli standard lavorativi in paesi dove i lavoratori sono meno tutelati.</p>
<p>Primark è stata tra i primi rivenditori a firmare l&#8217;Accordo sulla sicurezza antincendio e negli edifici in Bangladesh, avviato da IndustriALL e UNI Global Union. È stata anche una dei primi a garantire alle vittime della fabbrica e alle famiglie colpite dal crollo un sostegno finanziario e aiuti alimentari dopo il disastro del Rana Plaza. Da allora Primark si è impegnata a offrire consulenza e guida finanziaria. Inoltre, il rivenditore irlandese ha lanciato il &#8220;Progetto Pashe Achi&#8221; per garantire che i beneficiari del risarcimento mantengano l&#8217;accesso al proprio compenso finanziario.</p>
<p><em>*È un&#8217;alleanza leader di aziende, sindacati e ONG che promuove il rispetto dei diritti dei lavoratori in tutto il mondo.</em></p>
<h6><strong><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-15761 alignright" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Primark-sostenibilita.jpeg" alt="" width="599" height="424" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Primark-sostenibilita.jpeg 1500w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Primark-sostenibilita-600x426.jpeg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Primark-sostenibilita-300x213.jpeg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Primark-sostenibilita-1024x726.jpeg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Primark-sostenibilita-768x545.jpeg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Primark-sostenibilita-1160x823.jpeg 1160w" sizes="auto, (max-width: 599px) 100vw, 599px" />È davvero tutto a posto dal punto di vista sociale?</strong></h6>
<p>Sulla <strong>tracciabilità</strong>, Primark condivide online la <a href="https://globalsourcingmap.primark.com">mappa e l&#8217;elenco dei fornitori</a> di primo livello (i partner con cui si interfaccia direttamente, che tagliano e cuciono i capi).</p>
<p>Non c&#8217;è però <strong>evidenza</strong> di aumento del numero di lavoratori retribuiti con un salario di sussistenza, né trasparenza sulle condizioni di lavoro esistenti per i lavoratori e la catena di approvvigionamento. Non c&#8217;è evidenza che tutte le materie prime utilizzate siano state prodotte nel rispetto dei diritti umani dei coltivatori e delle loro comunità.</p>
<p>Alcuni temono che i colloqui privati dell&#8217;azienda con i lavoratori, decritti come uno strumento di tutela, non siano sufficienti a proteggerli, perché non realizzati da organizzazioni esterne affidabili. Spesso i membri dei sindacati sono minacciati o licenziati: come assicura Primark che siano ammessi all&#8217;interno delle fabbriche e protetti in modo da svolgere liberamente il loro compito?</p>
<p>Sembra che le ispezioni annuali siano supportate da società di revisione indipendenti, affinché l&#8217;integrità degli audit non sia influenzata. <strong>I rapporti di audit non sono però pubblicamente condivisi</strong>, generando così molte domande su quanto Primark stia garantendo la protezione dei diritti dei suoi lavoratori. Analogamente, l&#8217;azienda ha in atto un sistema di reclamo ma non rivela i dati relativi ai reclami presentati.</p>
<p><a href="https://cleanclothes.org/news/2021/hm-nike-and-primark-use-pandemic-to-squeeze-factory-workers-in-production-countries-even-more">Clean clothes campaign</a> ha denunciato i <strong>salari più bassi</strong> e il <strong>mancato pagamento</strong> durante i mesi di fermo a causa della pandemia da parte di multinazionali tra cui anche Primark.  Quasi il 70% dei lavoratori intervistati ha sopportato periodi in cui non veniva pagata la normale retribuzione pre-pandemia. Tutti questi lavoratori sopravvivevano con salari di povertà già prima della pandemia ed è diventato ancora più difficile vivere dignitosamente. Inoltre, i lavoratori segnalano obiettivi di produzione aumentati, condizioni di lavoro non sicure e molestie da parte della direzione. Primark quest&#8217;anno ha fatto qualche progresso, impegnandosi in <a href="https://www.workersrights.org/issues/covid-19/tracker/">#PayUp</a> per aumentare i salari e firmando il rinnovo dell&#8217;Accordo sulla sicurezza antincendio e negli edifici in Bangladesh.</p>
<p>È recente la notizia di una manager di Primark che denuncia l&#8217;azienda per discriminazione sessuale, dopo che le è stato detto di lavorare fino a tardi nonostante un figlio appena nato (fonte Independent).</p>
<h3><span style="color: #a44043;">Certificazioni</span></h3>
<p>Non si trovano informazioni sulle certificazioni maggiormente utilizzate nella moda più responsabile, se non in alcuni capi come un tipo di jeans certificato CradleToCradle. Solo nei cosmetici, Cruelty free, certificati da Leaping Bunny. Non sono però vegan, perché alcuni prodotti possono contenere ingredienti da derivati animali.</p>
<h3><span style="color: #a44043;">Consumo responsabile e altri aspetti</span></h3>
<h5><span style="color: #a44043;"><span style="caret-color: #a44043;">Prezzi bassi</span></span></h5>
<p>È la politica del colosso retail quella dei prezzi bassi, ribadita dalla recente dichiarazione di George Weston, Amministratore Delegato di ABF: &#8220;Ci stiamo impegnando a mantenere la nostra posizione di <strong>leadership in termini di prezzo</strong> e accessibilità nel quotidiano, soprattutto in questo contesto di crescente incertezza economica&#8221;. Da poco Primark ha comunicato però un aumento sui cartellini delle collezioni autunno-inverno, a causa dell&#8217;incremento dei prezzi delle materie prime e dell&#8217;energia in seguito all&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina da parte della Russia. Solo per questa ragione il gruppo prevede una riduzione dei margini delle proprie attività.</p>
<p>&#8220;Da più di dieci anni&#8221;, spiega Luca Ciuffreda, head of Primark per l’Italia, &#8220;possiamo garantire prezzi bassi perché non facciamo pubblicità, abbiamo ridotto il <b>packaging al minimo,</b> le <b>grucce </b>sono in <b>cartone riciclato</b>, e abbiamo un <b>controllo, anche etico, sulla catena di produzione</b>, che spesso è la stessa dei brand del lusso&#8221; (Fonte Laborability).</p>
<p><strong>Sandali a £ 4, borse estive £ 10, profumo e vestiti £ 7, occhiali da sole £ 2</strong>. Com&#8217;è possibile mettere in atto la sostenibilità soprattutto sociale con prezzi così bassi?</p>
<p>In dubbio anche la <strong>qualità</strong>. È il caso delle mute da surf, oggetto in questi giorni di dibattito. Recentemente una rivista della Cornovaglia per surfisti ha attaccato la nuova gamma di mute di Primark, definendo i prodotti &#8220;economici&#8221;, &#8220;tristi&#8221; e &#8220;ad alto tradimento in mare&#8221;. Cornwall Live afferma che i capi saranno &#8220;buttati via in pochissimo tempo&#8221;. Il costo per le mute Primark è di £ 38 per la lunghezza intera e £ 32 per la versione corta. In confronto, una muta Xcel, considerata una delle principali aziende mondiali nel campo, costa tra £ 100 e £ 300. Anche un&#8217;altra rivista di settore, <a href="https://www.instagram.com/p/CdA5QJdrWHB/?utm_source=ig_embed&amp;ig_rid=34fc1ccd-574b-4c67-9378-2514ec1c4753">Real Surfing Magazine</a>, ha colpito la catena di moda esortando i lettori a pensarci due volte prima di acquistare la nuova linea di prodotti.</p>
<h5><span style="color: #a44043;"><span style="caret-color: #a44043;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-15763" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/primark-sustainable.jpeg" alt="" width="605" height="429" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/primark-sustainable.jpeg 1500w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/primark-sustainable-600x426.jpeg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/primark-sustainable-300x213.jpeg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/primark-sustainable-1024x726.jpeg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/primark-sustainable-768x545.jpeg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/primark-sustainable-1160x823.jpeg 1160w" sizes="auto, (max-width: 605px) 100vw, 605px" />Volumi e velocità degli acquisti</span></span></h5>
<p>Non c&#8217;è traccia dell&#8217;impegno dell&#8217;azienda a produrre meno con l&#8217;obiettivo di diffondere un modello di consumo e produzione più responsabile. Un aspetto fondamentale per <strong>dimostrare di avere consapevolezza della crisi climatica e dei limiti delle risorse del nostro pianeta</strong>.</p>
<p>Ci sono invece indizi di <strong>strategie per invitare i clienti ad acquistare di più e cose di cui spesso non hanno bisogno</strong>. Nel documentario di Channel 5 <a href="https://www.channel5.com/show/primark-how-do-they-do-it"><em>Primark: How Do They Do It?</em></a>, la psicologa Dr Amna Khan ha messo sul tavolo gli strumenti per indurre ad acquistare oggetti extra e a estendere la permanenza in negozio. Nel documentario afferma:</p>
<blockquote><p>&#8220;Un &#8216;destination store&#8217; crea un&#8217;esperienza per il consumatore, quasi come andare in un parco a tema in cui tutti i tuoi sensi sono attivati e vuoi rimanerci più a lungo&#8221;.</p></blockquote>
<p>Primark acquista grandi spazi di vendita al dettaglio e aggiunge esperienze extra come bar e servizi di bellezza per <strong>invogliare i clienti a trattenersi</strong> negli shop e a spendere di più. Poiché non vende online come molti dei suoi concorrenti, gli acquirenti sono costretti a visitare il negozio di persona, dove sono esposti e tentati ad acquistare più beni e servizi, come la manicure. Il giocattolo segreto da 1 sterlina è un altro strumento da cui gli acquirenti di Primark sono ossessionati, catturati emotivamente dai ricordi d&#8217;infanzia.</p>
<p>L&#8217;azienda ha inserito sul sito <a href="https://corporate.primark.com/product/love-your-clothes-love-your-world">alcune raccomandazioni</a> sulla manutenzione dei capi da parte dei clienti in modo da estendere la durata.</p>
<h5><span style="color: #a44043;"><span style="caret-color: #a44043;">Altri aspetti</span></span></h5>
<p>Una <a href="https://www.itv.com/news/wales/2022-05-02/shopper-left-with-chemical-burns-after-wearing-primark-bra">cliente di Primark</a> afferma che un reggiseno acquistato in negozio le ha lasciato la pelle irritata e dolorante. Rika Smith di Blackwood è rimasta con la pelle pruriginosa e dolorante dopo aver indossato il capo per la prima volta.</p>
<p>Una donna con <a href="https://dress-ecode.com/2021/09/16/taglie-e-inclusione-quando-non-e-solo-questione-di-trovare-la-misura-giusta/">taglia</a> UK 10 è rimasta furiosa dopo aver acquistato un paio di pantaloni della taglia 12 da Primark senza riuscire a indossarli. <a href="https://www.thesun.co.uk/fabulous/18386735/woman-highlights-size-discrepancy-primark-new-look/">Ally Marie ha raccontato su TikTok</a> la vicenda per lanciare un messaggio: &#8220;Primark questo è ridicolo, non c&#8217;è da stupirsi che le persone stiano lottando con l&#8217;immagine corporea. Normalmente ho una taglia 8/10 in jeans e devo prendere una taglia 14 da Primark&#8221;.</p>
<p>Nella rapidità di far uscire nuove collezioni e la pressione di disegnare nuovi capi, le aziende ultra-fast fashion non sono nuove a episodi di plagio. La presentazione di un cappotto su Instagram è stata accolta da una valanga di &#8220;like&#8221; e complimenti, ma anche dall&#8217;osservazione del <a href="https://www.dailyrecord.co.uk/lifestyle/primark-fans-desperate-buy-faux-22906681">Daily Record</a> sulla forte somiglianza con il cappottino oversize della collezione invernale di Blancha, <b>brand toscano d’abbigliamento</b>. Il capo originale è in shearling, prodotto in Italia, e la qualità in fase di design e di produzione si riflette sul prezzo.</p>
<p>Quanto reputi sostenibile Primark? Facci sapere cosa ne pensi <a href="https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSeZevEanHymIj-GklePHkJR9NN-51gmcdXWQDh1osLEKxOp9Q/viewform?usp=sf_link">cliccando qui</a></p>
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