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	<title>Sostenibilità &#8211; Dress Ecode</title>
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	<description>Come vestire sostenibile/ How to dress happily green and fair</description>
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		<title>La nausea della sostenibilità: sintomi, cause e rimedi</title>
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		<pubDate>Tue, 30 Nov 2021 10:12:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Puoi ascoltare qui l&#8217;articolo: Nausea della sostenibilità &#160; Dalla nascita di Dress Ecode questa è la prima pausa così lunga dagli articoli. Non è solo per gli impegni che si susseguono, né per una perdita di motivazione. Se c&#8217;è una cosa in cui continuo fortemente a credere è nella necessità di condurre una vita più responsabile, con attenzione alle persone, alle risorse utilizzate, alla natura. È qualcos&#8217;altro, che pian piano ha contributo a un arresto. Ho la nausea della sostenibilità. Le cause? Abusi, leggerezza, debole competenza. Nausea non del concetto che evoca, né dell&#8217;applicazione pratica nella vita, bensì della parola. Negli ultimi mesi è arrivata a circondarmi ovunque. Un po&#8217; sarà perché sui social compaiono contenuti in base alle preferenze personali. Il punto però è che ormai è oggettivamente in ogni dove. Siamo in una fase in cui la maggior parte delle aziende dichiara di essere sostenibile, i brand promuovono contenuti sulla sostenibilità, gli/le influencer ne parlano, i media, i social media, la tv, gli imballaggi dei prodotti al supermercato, i cartelloni pubblicitari, i jingle radiofonici, gli spot televisivi, i profili social privati non hanno remore a sfoderarla. Chiunque ne parla e ovunque se ne parla. Fino alla nausea. &#8220;Ammetto una lunga e crescente angoscia per l&#8217;uso improprio della parola &#8220;sostenibile&#8221; e dei suoi derivati. In effetti sono ben noto per cantare e ballare ogni volta che l&#8217;argomento viene fuori. Sono sicuro che i miei amici e colleghi gemono ogni volta che si presenta il problema. Sono abbastanza bravi da assecondarmi. Anche quelli che possono dire che sono cinico spesso condividono le mie preoccupazioni &#8211; e ogni anno l&#8217;abuso peggiora. Quindi quest&#8217;anno inauguriamo un nuovo Transition Town High Wycombe Award. Si tratta del &#8220;LA-LA Sustainability&#8221; &#8211; il premio Laughable Abuse of Language (Sostenibilità)&#8221;. Mark Brown, 2010 &#8220;L&#8217;importante è che se ne parli&#8221;, controbatte puntualmente qualcuno. Ne siamo davvero sicuri? Chiunque ne parla. Vedo persone che conosco da tanto e da poco tempo, dal vivo e sui social, che dall&#8217;oggi al domani si presentano come esperti di sostenibilità, senza formazione, senza studi, senza basi. Mi accorgo di  ex-colleghi, che ricordo lontani anni luce dal concetto di sostenibilità ambientale e sociale, sorvolando sull&#8217;etica, ora in posizioni aziendali di vertice in quest&#8217;area (qualcuno allora mi derideva pure per le preoccupazioni per l&#8217;impatto ambientale). Sui social media, leggo e sento cose che non sono di vero d&#8217;aiuto per alleggerire l&#8217;impronta umana sull&#8217;ambiente, perché questo alla fine dovrebbe essere l&#8217;obiettivo del parlare di sostenibilità. Non basta essere autodidatti, leggere articoli, qualche libro, un breve corso, e neppure aver prodotto una linea di abbigliamento o di prodotti &#8220;sostenibile&#8221;. Non si improvvisano le misure per salvaguardare l&#8217;ambiente, né nella moda né in altri settori. Non è qualcosa che riguarda solo la sostenibilità: il nostro è un tempo di confini labili tra scienza e intrattenimento,  in cui liberamente ci si improvvisa medici o chimici o ingegneri. Le voci autorevoli non sono più gli esperti del settore, ma i personaggi più seguiti, che ascoltiamo pronunciarsi su qualsiasi argomento perché ci sono simpatici, li sentiamo affini o perché se hanno seguito allora devono essere bravi. Siamo nell&#8217;epoca del &#8220;anche tu puoi creare un corso&#8221;, dell&#8217;estrema fiducia nella formazione da autodidatta, de &#8220;l&#8217;ho letto su internet (quindi è un dato di fatto)&#8221; senza curiosità né spessore per approfondire fonti e veridicità. Ovunque se ne parla. &#8220;Cos&#8217;è il design sostenibile? È un concetto che è ovunque, ma nessuno sembra sapere esattamente cosa significhi&#8221; (Joshua Bolchover 2012, Vitamin Green). Sostenibilità &#8211; abusata, appicciata su siti, pagine, profili, prodotti, giornali, video, articoli, si spoglia di ogni significato e perde credibilità. Mi viene in mente una vignetta del comico digitale Xkcd:  l&#8217;uso della parola con la S è di per sé insostenibile, e a un certo punto in un futuro non troppo lontano (2109) l&#8217;abuso costante la renderà priva di significato. Ho la sensazione che abbiamo anticipato i tempi, non sarà necessario attendere così tanti decenni. La diffusione esponenziale non è una sensazione personale. Secondo Global Language Monitor, &#8220;sostenibilità&#8221; è la decima parola tra le più utilizzate nel mondo (2020). Considerando che la metà degli altri termini nella top ten sono collegati a un unico fenomeno, la pandemia, non è male come posizionamento. Il 98% dei 50 migliori marchi di Forbes ha utilizzato almeno un cliché sui propri siti. In media hanno usato la parola &#8216;sostenibilità&#8217; dieci volte per pagina web, mentre i principali marchi sostenibili (come Patagonia, Ben &#38; Jerry&#8217;s e Allbirds) usano la parola solo una volta (Chen 2021). Un concetto andato a male? Advertising Age ha definito la sostenibilità una delle parole &#8220;gergali più gergali&#8221; del 2010 che &#8220;vorresti smettere di dire&#8221;. Perché? &#8220;La sostenibilità è un buon concetto andato a male a causa di un uso improprio ed eccessivo. È diventato un toccasana morbido e piacevole per fare la cosa giusta. Usato correttamente, descrive le pratiche attraverso le quali l&#8217;economia globale può crescere senza creare un fatale drenaggio di risorse. Non è sinonimo di &#8216;verde&#8217;. Non c&#8217;è da meravigliarsi che una parola del genere sia stata usata indiscriminatamente da politici, imprese e media perché non solo la sostenibilità è un tema caldo di cui tutti vogliono promuovere se stessi come all&#8217;avanguardia, ma l&#8217;uso improprio è reso facile a causa della mancanza di una definizione universalmente condivisa. La difficoltà nel trovare una definizione condivisa è complicata dal fatto che la sostenibilità si applica a una moltitudine di questioni dinamicamente interrelate &#8211; ambientali, economiche e sociali &#8211; per citarne alcune&#8221; (Lammers 2011). Diciamolo, l&#8217;abuso rischia di provocarci antipatia, suscitando insofferenza soprattutto in chi fugge la banalità e la ripetitività. Il linguaggio sulla sostenibilità è spesso noioso e pieno di cliché. L&#8217;uso incauto del termine provoca confusione e scetticismo. Riduce la volontà di agire e di intervenire sul tema. Chi è esperto storce il naso e, se ne ha voglia, con scetticismo si avvicina. Chi non è interessato prova noia se non sviluppa un&#8217;orticaria. Chi è nuovo ascolta le prime volte in cui ne sente parlare, per poi accorgersi che da una parte una cosa è sostenibile, da un&#8217;altra il contrario. Il peggio è quando chi in buona fede si avvicina, segue l&#8217;indicazione &#8220;sostenibile&#8221; e scopre successivamente che in realtà non lo è sentendosi preso in giro: abbiamo perso per sempre un/una possibile compagno/a di viaggio verso uno stile di vita più responsabile. &#8220;È tempo di bandire la parola vuota &#8220;sostenibilità&#8221;. La parola è diventata così corrotta da non solo essere priva di significato, ma addirittura oscurare i veri problemi che devono essere affrontati. Per cominciare, dobbiamo attestare che tutte le attività umane hanno impatti, e questi possono andare ben oltre gli attuali indicatori di sostenibilità. Tuttavia, dobbiamo assumerci la responsabilità di sforzarci di minimizzarli o mitigarli&#8221;. Marley Jack, 2013 Tutto ciò è un peccato. La parola sostenibilità è un modo utile per descrivere come un uso più efficiente delle risorse può aiutare a preservare le condizioni per una crescita economica a lungo termine (Cummins Kate 2012). Sarebbe un peccato bandirla, rinunciando al richiamo al senso più profondo che tutte le attività umane hanno un impatto e al concetto di disponibilità delle risorse per la nostra e le future generazioni, che dovrebbero essere sufficienti per farci desiderare di essere sostenibili. Il tema interessa effettivamente sempre di più. Su Google negli ultimi 5 anni (novembre 2016 &#8211; novembre 2021) la ricerca in rete del termine è in aumento (nel grafico qui sotto, i numeri rappresentano l&#8217;interesse di ricerca rispetto al punto più alto del grafico in relazione alla regione e al periodo indicati. Il valore 100 indica la maggiore frequenza di ricerca). Quindi, che fare? Il dialogo sulla sostenibilità aiuta ad aumentare la consapevolezza e stimolare l&#8217;azione, ma utilizziamola con più parsimonia, cognizione di causa, professionalità. Parliamone in modo competente e coinvolgente, chiarendo a cosa ci stiamo riferendo, con dati, fonti, ricerche, senza improvvisazione. Smettiamo di buttare lì il termine, anche se in buona fede e con le migliori intenzioni diverse dal voler cavalcare la cresta dell&#8217;onda. Coinvolgiamo un esperto, oppure a volte &#8220;scegliamo il silenzio&#8221; (Gheno 2019), facendo il proprio lavoro e non quello di un altro. Se da una parte è vero che abbiamo bisogno di criteri chiari e oggettivi, sia per definire parole in modo universalmente valido (sono in arrivo) sia per identificare gli esperti di sostenibilità, dall&#8217;altra possiamo nel frattempo &#8211; come per altri campi &#8211; aprire gli occhi e cercare di tornare a credere in chi ha una formazione professionale, unita a dedizione e impegno. Personalmente, vorrei provare a parlarne in modo diverso, sperimentando, sulla base di quanto imparato negli anni. Per non annoiare chi legge, e anche per non annoiarci noi. Inoltre, sto riducendo pagine, profili e siti da visualizzare, per evitare amarezza e gastriti davanti all&#8217;uso improprio e leggero della sostenibilità dove non ci sono competenze. Sapere tutto in modo approfondito di un tema così vasto è difficile, ma tra tutto e niente ci sono vie di mezzo. Infine, volentieri supportiamo aziende, brand e designer nel comunicare la sostenibilità con trasparenza ed etica lontano da banalità e greenwashing. Ti ritrovi anche tu nei sintomi descritti? Se sì, raccontaci la tua esperienza.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignleft wp-image-11602" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie.png" alt="" width="33" height="30" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie.png 3840w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-600x551.png 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-300x276.png 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1024x941.png 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-768x706.png 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1536x1412.png 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-2048x1882.png 2048w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1160x1066.png 1160w" sizes="(max-width: 33px) 100vw, 33px" />Puoi ascoltare qui l&#8217;articolo: <a href="https://www.spreaker.com/episode/47717648">Nausea della sostenibilità</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Dalla nascita di Dress<em><span style="color: #acc0a5;"><strong> Eco</strong></span></em>de questa è la prima pausa così lunga dagli articoli. Non è solo per gli impegni che si susseguono, né per una perdita di motivazione. Se c&#8217;è una cosa in cui continuo fortemente a credere è nella <strong>necessità di condurre una vita più responsabile</strong>, con attenzione alle persone, alle risorse utilizzate, alla natura. È qualcos&#8217;altro, che pian piano ha contributo a un arresto.</p>
<p>Ho la nausea della sostenibilità.</p>
<p>Le cause? Abusi, leggerezza, debole competenza.</p>
<p><strong><a href="https://dressecode.thinkific.com/"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-14582" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/05/Untitled-design-1.gif" alt="Moda sostenibile" width="234" height="60" /></a>Nausea non del concetto che evoca, né dell&#8217;applicazione pratica nella vita, bensì della parola</strong>. Negli ultimi mesi <strong>è arrivata a circondarmi ovunque.</strong> Un po&#8217; sarà perché sui social compaiono contenuti in base alle preferenze personali. Il punto però è che ormai è oggettivamente in ogni dove. <strong>Siamo in una fase in cui la maggior parte delle aziende dichiara di essere sostenibile, i brand promuovono contenuti sulla sostenibilità, gli/le influencer ne parlano, i media, i social media, la tv, gli imballaggi dei prodotti al supermercato, i cartelloni pubblicitari, i jingle radiofonici, gli spot televisivi, i profili social privati non hanno remore a sfoderarla</strong>. Chiunque ne parla e ovunque se ne parla. Fino alla nausea.</p>
<blockquote><p>&#8220;Ammetto una lunga e crescente angoscia per l&#8217;uso improprio della parola &#8220;sostenibile&#8221; e dei suoi derivati. In effetti sono ben noto per cantare e ballare ogni volta che l&#8217;argomento viene fuori. Sono sicuro che i miei amici e colleghi gemono ogni volta che si presenta il problema. Sono abbastanza bravi da assecondarmi. Anche quelli che possono dire che sono cinico spesso condividono le mie preoccupazioni &#8211; e ogni anno l&#8217;abuso peggiora. Quindi quest&#8217;anno inauguriamo un nuovo Transition Town High Wycombe Award. Si tratta del &#8220;LA-LA Sustainability&#8221; &#8211; il premio Laughable Abuse of Language (Sostenibilità)&#8221;.</p>
<p><a href="https://www.bucksfreepress.co.uk/news/8746826.2010-award-for-the-worst-abuse-of-the-word-sustainable/">Mark Brown, 2010</a></p></blockquote>
<p>&#8220;L&#8217;importante è che se ne parli&#8221;, controbatte puntualmente qualcuno. Ne siamo davvero sicuri?</p>
<h5><span style="color: #ac5e6e;">Chiunque ne parla.</span></h5>
<p>Vedo persone che conosco da tanto e da poco tempo, dal vivo e sui social, che <strong>dall&#8217;oggi al domani si presentano come esperti di sostenibilità,</strong> senza formazione, senza studi, senza basi. Mi accorgo di  ex-colleghi, che ricordo lontani anni luce dal concetto di sostenibilità ambientale e sociale, sorvolando sull&#8217;etica, ora in posizioni aziendali di vertice in quest&#8217;area (qualcuno allora mi derideva pure per le preoccupazioni per l&#8217;impatto ambientale). Sui social media, leggo e sento cose che non sono di vero d&#8217;aiuto per alleggerire l&#8217;impronta umana sull&#8217;ambiente, perché questo alla fine dovrebbe essere l&#8217;obiettivo del parlare di sostenibilità.</p>
<p>Non basta essere autodidatti, leggere articoli, qualche libro, un breve corso, e neppure aver prodotto una linea di abbigliamento o di prodotti &#8220;sostenibile&#8221;. <strong>Non si improvvisano le misure per salvaguardare l&#8217;ambiente, né nella moda né in altri settori.</strong> Non è qualcosa che riguarda solo la sostenibilità: <strong>il nostro è un tempo di confini labili tra scienza e intrattenimento</strong>,  in cui liberamente ci si improvvisa medici o chimici o ingegneri. Le voci autorevoli non sono più gli esperti del settore, ma i personaggi più seguiti, che ascoltiamo pronunciarsi su qualsiasi argomento perché ci sono simpatici, li sentiamo affini o perché se hanno seguito allora devono essere bravi. Siamo nell&#8217;epoca del &#8220;anche tu puoi creare un corso&#8221;, dell&#8217;estrema fiducia nella formazione da autodidatta, de &#8220;l&#8217;ho letto su internet (quindi è un dato di fatto)&#8221; <strong>senza curiosità né spessore per approfondire fonti e veridicità</strong>.</p>
<h5><span style="color: #ac5e6e;">Ovunque se ne parla.</span></h5>
<p>&#8220;Cos&#8217;è il design sostenibile? È un concetto che è ovunque, ma nessuno sembra sapere esattamente cosa significhi&#8221; (<a class="a-link-normal" href="https://www.amazon.com/s/ref=dp_byline_sr_book_1?ie=UTF8&amp;field-author=Joshua+Bolchover&amp;text=Joshua+Bolchover&amp;sort=relevancerank&amp;search-alias=books">J</a><a class="a-link-normal" href="https://www.amazon.com/s/ref=dp_byline_sr_book_1?ie=UTF8&amp;field-author=Joshua+Bolchover&amp;text=Joshua+Bolchover&amp;sort=relevancerank&amp;search-alias=books">oshua Bolchover</a> 2012,<i> Vitamin Green).</i></p>
<p><strong>Sostenibilità &#8211; abusata, appicciata su siti, pagine, profili, prodotti, giornali, video, articoli, si spoglia di ogni significato e perde credibilità</strong>. Mi viene in mente una vignetta del comico digitale Xkcd:  l&#8217;uso della parola con la S è di per sé insostenibile, e a un certo punto in un futuro non troppo lontano (2109) l&#8217;abuso costante la renderà priva di significato. Ho la sensazione che abbiamo anticipato i tempi, non sarà necessario attendere così tanti decenni.</p>
<p><a href="https://xkcd.com/1007/"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter" src="https://imgs.xkcd.com/comics/sustainable.png" alt="" width="694" height="558" /></a></p>
<p>La diffusione esponenziale non è una sensazione personale. Secondo <a href="https://www.prnewswire.com/news-releases/global-language-monitor-announces-that-covid-is-the-top-word-of-2020-301088114.html">Global Language Monitor</a>, <strong>&#8220;sostenibilità&#8221; è la decima parola tra le più utilizzate nel mondo</strong> (2020). Considerando che la metà degli altri termini nella top ten sono collegati a un unico fenomeno, la pandemia, non è male come posizionamento.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-15354 aligncenter" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/11/Global_Language_Monitor_Top_Words_of_2020_Infographic.jpg" alt="" width="540" height="549" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/11/Global_Language_Monitor_Top_Words_of_2020_Infographic.jpg 540w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/11/Global_Language_Monitor_Top_Words_of_2020_Infographic-295x300.jpg 295w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/11/Global_Language_Monitor_Top_Words_of_2020_Infographic-75x75.jpg 75w" sizes="auto, (max-width: 540px) 100vw, 540px" /></p>
<p>Il 98% dei 50 migliori marchi di Forbes ha utilizzato almeno un cliché sui propri siti. In media hanno usato la parola &#8216;sostenibilità&#8217; dieci volte per pagina web, mentre i principali marchi sostenibili (come Patagonia, Ben &amp; Jerry&#8217;s e Allbirds) usano la parola solo una volta (<a href="https://sustainablebrands.com/read/marketing-and-comms/bad-sustainability-writing-is-everywhere-and-it-s-a-problem">Chen 2021</a>).</p>
<h5><span style="color: #ac5e6e;">Un concetto andato a male?</span></h5>
<p>Advertising Age ha definito la sostenibilità una delle parole &#8220;gergali più gergali&#8221; del 2010 che &#8220;vorresti smettere di dire&#8221;. Perché? &#8220;<strong>La sostenibilità è un buon concetto andato a male a causa di un uso improprio ed eccessivo</strong>. <strong>È diventato un toccasana morbido e piacevole per fare la cosa giusta.</strong> Usato correttamente, descrive le pratiche attraverso le quali l&#8217;economia globale può crescere senza creare un fatale drenaggio di risorse. Non è sinonimo di &#8216;verde&#8217;. Non c&#8217;è da meravigliarsi che una parola del genere sia stata usata indiscriminatamente da politici, imprese e media perché<strong> non solo la sostenibilità è un tema caldo di cui tutti vogliono promuovere se stessi come all&#8217;avanguardia, ma l&#8217;uso improprio è reso facile a causa della mancanza di una definizione universalmente condivisa</strong>. La difficoltà nel trovare una definizione condivisa è complicata dal fatto che la sostenibilità si applica a una moltitudine di questioni dinamicamente interrelate &#8211; ambientali, economiche e sociali &#8211; per citarne alcune&#8221; (<a href="https://www.triplepundit.com/story/2011/sustainability-named-one-jargoniest-jargon-words-2010-ad-age/81666">Lammers 2011</a>).</p>
<p><a href="https://architizer.com/blog/practice/details/sense-and-sustainability/"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-15388" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/11/Sustainability-word.jpg" alt="" width="822" height="388" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/11/Sustainability-word.jpg 2317w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/11/Sustainability-word-600x284.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/11/Sustainability-word-300x142.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/11/Sustainability-word-1024x484.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/11/Sustainability-word-768x363.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/11/Sustainability-word-1536x726.jpg 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/11/Sustainability-word-2048x968.jpg 2048w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/11/Sustainability-word-1160x548.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 822px) 100vw, 822px" /></a></p>
<p>Diciamolo, l&#8217;abuso rischia di provocarci antipatia, suscitando insofferenza soprattutto in chi fugge la banalità e la ripetitività. Il linguaggio sulla sostenibilità è spesso noioso e pieno di cliché. L&#8217;uso incauto del termine provoca confusione e scetticismo. Riduce la volontà di agire e di intervenire sul tema. Chi è esperto storce il naso e, se ne ha voglia, con scetticismo si avvicina. Chi non è interessato prova noia se non sviluppa un&#8217;orticaria. Chi è nuovo ascolta le prime volte in cui ne sente parlare, per poi accorgersi che da una parte una cosa è sostenibile, da un&#8217;altra il contrario. <strong>Il peggio è quando chi in buona fede si avvicina, segue l&#8217;indicazione &#8220;sostenibile&#8221; e scopre successivamente che in realtà non lo è sentendosi preso in giro: abbiamo perso per sempre un/una possibile compagno/a di viaggio verso uno stile di vita più responsabile</strong>.</p>
<blockquote><p>&#8220;È tempo di bandire la parola vuota &#8220;sostenibilità&#8221;. La parola è diventata così corrotta da non solo essere priva di significato, ma addirittura oscurare i veri problemi che devono essere affrontati. Per cominciare, dobbiamo attestare che tutte le attività umane hanno impatti, e questi possono andare ben oltre gli attuali indicatori di sostenibilità. Tuttavia, dobbiamo assumerci la responsabilità di sforzarci di minimizzarli o mitigarli&#8221;.</p>
<p>Marley Jack, 2013</p></blockquote>
<h5><span style="color: #ac5e6e;">Tutto ciò è un peccato.</span></h5>
<p>La parola sostenibilità è un modo utile per descrivere come un uso più efficiente delle risorse può aiutare a preservare le condizioni per una crescita economica a lungo termine (<a href="https://www.theengineer.co.uk/sustainability-is-more-than-just-a-buzzword/">Cummins Kate</a> 2012). <strong>Sarebbe un peccato bandirla</strong>, rinunciando al richiamo al senso più profondo che tutte le attività umane hanno un impatto e al concetto di disponibilità delle risorse per la nostra e le future generazioni, che dovrebbero essere sufficienti per farci desiderare di essere sostenibili.</p>
<p><strong>Il tema interessa effettivamente sempre di più</strong>. Su Google negli ultimi 5 anni (novembre 2016 &#8211; novembre 2021) la ricerca in rete del termine è in aumento (nel grafico qui sotto, i numeri rappresentano l&#8217;interesse di ricerca rispetto al punto più alto del grafico in relazione alla regione e al periodo indicati. Il valore 100 indica la maggiore frequenza di ricerca).</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-15362 aligncenter" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/11/Ricerca-parola-sostenibilita.jpg" alt="" width="1134" height="551" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/11/Ricerca-parola-sostenibilita.jpg 2273w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/11/Ricerca-parola-sostenibilita-600x292.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/11/Ricerca-parola-sostenibilita-300x146.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/11/Ricerca-parola-sostenibilita-1024x498.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/11/Ricerca-parola-sostenibilita-768x374.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/11/Ricerca-parola-sostenibilita-1536x747.jpg 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/11/Ricerca-parola-sostenibilita-2048x997.jpg 2048w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/11/Ricerca-parola-sostenibilita-1160x564.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 1134px) 100vw, 1134px" /></p>
<h5><span style="color: #ac5e6e;">Quindi, che fare?</span></h5>
<p>Il dialogo sulla sostenibilità aiuta ad aumentare la consapevolezza e stimolare l&#8217;azione, ma utilizziamola con più parsimonia, cognizione di causa, professionalità. <strong>Parliamone in modo competente e coinvolgente, chiarendo a cosa ci stiamo riferendo, con dati, fonti, ricerche, senza improvvisazione.</strong> <strong>Smettiamo di buttare lì il termine, anche se in buona fede e con le migliori intenzioni diverse dal voler cavalcare la cresta dell&#8217;onda.</strong> <strong>Coinvolgiamo un esperto, oppure a volte &#8220;scegliamo il silenzio&#8221; (Gheno 2019), facendo il proprio lavoro e non quello di un altro.</strong></p>
<p><a href="https://www.youtube.com/watch?v=BTZq2q_Cicg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-15369" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/11/Silenzio-competenza.jpg" alt="" width="765" height="520" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/11/Silenzio-competenza.jpg 1688w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/11/Silenzio-competenza-600x408.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/11/Silenzio-competenza-300x204.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/11/Silenzio-competenza-1024x696.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/11/Silenzio-competenza-768x522.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/11/Silenzio-competenza-1536x1045.jpg 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/11/Silenzio-competenza-1160x789.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 765px) 100vw, 765px" /></a></p>
<p>Se da una parte è vero che abbiamo bisogno di criteri chiari e oggettivi, sia per definire parole in modo universalmente valido (sono in arrivo) sia per identificare gli esperti di sostenibilità, dall&#8217;altra possiamo nel frattempo &#8211; come per altri campi &#8211; aprire gli occhi e cercare di <strong>tornare a credere in chi ha una formazione professionale, unita a dedizione e impegno</strong>.</p>
<p>Personalmente, vorrei provare a <strong>parlarne in modo diverso</strong>, sperimentando, sulla base di quanto imparato negli anni. Per non annoiare chi legge, e anche per non annoiarci noi. Inoltre, sto riducendo pagine, profili e siti da visualizzare, per evitare amarezza e gastriti davanti all&#8217;uso improprio e leggero della sostenibilità dove non ci sono competenze. Sapere tutto in modo approfondito di un tema così vasto è difficile, ma tra tutto e niente ci sono vie di mezzo. Infine, volentieri <a href="https://dress-ecode.com/brand-e-attivita/">supportiamo aziende, brand e designer</a> nel <strong>comunicare la sostenibilità con trasparenza ed etica lontano da banalità e greenwashing</strong>.</p>
<p>Ti ritrovi anche tu nei sintomi descritti? Se sì, <a href="mailto:dress_ecode@icloud.com">raccontaci la tua esperienza</a>.</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Spotify Embed: La nausea della sostenibilità: sintomi, cause e rimedi" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" src="https://open.spotify.com/embed/episode/6ffSH78VtiQhCrKD9ueugD?si=HS1O0BFBQ0S3yfS_f_92WQ&#038;utm_source=oembed"></iframe></p>
<p><a href="https://dress-ecode.com/brand-e-attivita/"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-13617" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/BOTTONE-BRAND.jpg" alt="" width="2018" height="486" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/BOTTONE-BRAND.jpg 2018w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/BOTTONE-BRAND-600x144.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/BOTTONE-BRAND-300x72.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/BOTTONE-BRAND-1024x247.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/BOTTONE-BRAND-768x185.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/BOTTONE-BRAND-1536x370.jpg 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/BOTTONE-BRAND-1160x279.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 2018px) 100vw, 2018px" /></a></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>6 modi per individuare il greenwashing dei marchi per capire se sono sostenibili</title>
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		<pubDate>Wed, 27 May 2020 08:26:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[&#160;Puoi ascoltare qui l&#8217;articolo: Greenwashing Come capire se siamo davanti a greenwashing*? Come verificare se un marchio è impegnato veramente nella moda sostenibile?6 passi per individuarlo, in una breve guida che abbiamo creato per te secondo quanto pubblicato in un articolo di British Vogue. Per aiutarti ad avere un po&#8217; di chiarezza lungo il cammino della sostenibilità. * strategia di comunicazione finalizzata a costruire un&#8217;immagine di sé ingannevolmente positiva sotto il profilo dell&#8217;impatto ambientale, allo scopo di distogliere l&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica dagli effetti negativi per l&#8217;ambiente dovuti alle proprie attività o ai propri prodotti (fonte: wikipedia).]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.spreaker.com/episode/29259996"><img decoding="async" class="alignleft" src="data:image/tiff;base64,TU0AKgAABEgAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAFgAAACwAAAAgAAAABQAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAZAAAAiwAAAOAAAAD/AAAA/wAAAP8AAADzAAAArAAAADYAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAWwAAAPIAAAD/AAAAzAAAAIUAAABrAAAAdgAAAKcAAADxAAAA/gAAAIcAAAABAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAGIAAAD/AAAA6AAAAEgAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA4AAACHAAAA/AAAAIcAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAjAAAA9wAAAPIAAAAqAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAABXAAAA/AAAADMAAAAAAAAAAAAAAJUAAAD/AAAAfQAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAACYAAAAoAAAAAAAAAAAAAAA3gAAAP8AAAAlAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAC4AAADiAAAAAAAAAAAAAAD6AAAA/wAAAAQAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAABQAAAPsAAAAAAAAAAAAAAP8AAAD/AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA/wAAAAAAAAAAAAAA/wAAAP8AAAACAAAA/wAAAP8AAAD1AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAP8AAAD/AAAA9gAAAAAAAAD/AAAAAAAAAAAAAAD/AAAA/wAAAAAAAAD/AAAA/wAAAP8AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA/wAAAP8AAAD/AAAAAAAAAP8AAAAAAAAAAAAAAP8AAAD/AAAAAAAAAP8AAAD/AAAA/wAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAD/AAAA/wAAAP8AAAAAAAAA/wAAAAAAAAAAAAAA+wAAAPoAAAAAAAAA/wAAAP8AAAD/AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAP8AAAD/AAAA/wAAAAAAAAD7AAAAAAAAAAAAAABFAAAAPgAAAAAAAAD/AAAA/wAAAP8AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA/wAAAP8AAAD/AAAAAAAAAFAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAP8AAAD/AAAA/gAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAD/AAAA/wAAAP8AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAABAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAQAAAAAAAAAAAAAAAAAQAQAAAwAAAAEAEQAAAQEAAwAAAAEAEAAAAQIAAwAAAAQAAAUOAQMAAwAAAAEAAQAAAQYAAwAAAAEAAgAAAQoAAwAAAAEAAQAAAREABAAAAAEAAAAIARIAAwAAAAEAAQAAARUAAwAAAAEABAAAARYAAwAAAAEAEAAAARcABAAAAAEAAARAARwAAwAAAAEAAQAAASgAAwAAAAEAAgAAAVIAAwAAAAEAAgAAAVMAAwAAAAQAAAUWh3MABwAAAiQAAAUeAAAAAAAIAAgACAAIAAEAAQABAAEAAAIkYXBwbAQAAABtbnRyUkdCIFhZWiAH4QAHAAcADQAWACBhY3NwQVBQTAAAAABBUFBMAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA9tYAAQAAAADTLWFwcGzKGpWCJX8QTTiZE9XR6hWCAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAApkZXNjAAAA/AAAAGVjcHJ0AAABZAAAACN3dHB0AAABiAAAABRyWFlaAAABnAAAABRnWFlaAAABsAAAABRiWFlaAAABxAAAABRyVFJDAAAB2AAAACBjaGFkAAAB+AAAACxiVFJDAAAB2AAAACBnVFJDAAAB2AAAACBkZXNjAAAAAAAAAAtEaXNwbGF5IFAzAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHRleHQAAAAAQ29weXJpZ2h0IEFwcGxlIEluYy4sIDIwMTcAAFhZWiAAAAAAAADzUQABAAAAARbMWFlaIAAAAAAAAIPfAAA9v////7tYWVogAAAAAAAASr8AALE3AAAKuVhZWiAAAAAAAAAoOAAAEQsAAMi5cGFyYQAAAAAAAwAAAAJmZgAA8qcAAA1ZAAAT0AAACltzZjMyAAAAAAABDEIAAAXe///zJgAAB5MAAP2Q///7ov///aMAAAPcAADAbg==" alt="unknown.tiff"></a>&nbsp;Puoi ascoltare qui l&#8217;articolo: <a href="https://www.spreaker.com/episode/29259996">Greenwashing</a></p>
<p>Come capire se siamo davanti a greenwashing*? Come verificare se un marchio è impegnato veramente nella moda sostenibile?<br>6 passi per individuarlo, in una <span style="color: #f08a78;"><strong>breve guida</strong></span> che abbiamo creato per te secondo quanto pubblicato in un articolo di British Vogue. Per aiutarti ad avere un po&#8217; di chiarezza lungo il cammino della sostenibilità.</p>
<p>* <em>strategia di comunicazione finalizzata a costruire un&#8217;immagine di sé ingannevolmente positiva sotto il profilo dell&#8217;impatto ambientale, allo scopo di distogliere l&#8217;attenzione dell&#8217;opinione pubblica dagli effetti negativi per l&#8217;ambiente dovuti alle proprie attività o ai propri prodotti (fonte: wikipedia).</em></p>


<figure class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><ul class="blocks-gallery-grid"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/05/Greenwashing-1-1024x1024.png" alt="" data-id="8120" data-full-url="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/05/Greenwashing-1.png" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=8120" class="wp-image-8120" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/05/Greenwashing-1-1024x1024.png 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/05/Greenwashing-1-300x300.png 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/05/Greenwashing-1-100x100.png 100w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/05/Greenwashing-1-600x601.png 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/05/Greenwashing-1-150x150.png 150w, 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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter size-large is-resized"><a href="https://mailchi.mp/3a40f815404c/1xwfzz0rr5"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/06/7ad04e5f-5533-4703-aa65-8d9b37c21de8-709x1024.jpg" alt="" class="wp-image-8782" width="299" height="431" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/06/7ad04e5f-5533-4703-aa65-8d9b37c21de8-709x1024.jpg 709w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/06/7ad04e5f-5533-4703-aa65-8d9b37c21de8-600x867.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/06/7ad04e5f-5533-4703-aa65-8d9b37c21de8-208x300.jpg 208w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/06/7ad04e5f-5533-4703-aa65-8d9b37c21de8.jpg 720w" sizes="auto, (max-width: 299px) 100vw, 299px" /></a></figure></div>
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		<title>Come stai?</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Mar 2020 09:27:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dress ECOde's lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Fashion/Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Nature]]></category>
		<category><![CDATA[Vita da Dress ECOde]]></category>
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		<category><![CDATA[Sostenibilità]]></category>
		<category><![CDATA[Sustainability]]></category>
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					<description><![CDATA[Italiano/English below Puoi ascoltare qui l&#8217;articolo: Come stai? Se anche tu in questo momento ti senti confuso, impaurito, sperduto nell’incertezza. Anche per me, che scrivo da questa pagina, è così. Mi è molto difficile comunicarti qualcosa in articoli o post, perché ogni argomento sembra inopportuno. Oggi pensavo proprio a quanto i vestiti sembrino inutili in questi giorni. Non solo perché stiamo in casa, dove ci accorgiamo che alla fine non è necessario un armadio pieno di abiti, ma anche perché le priorità ora sono altre. A casa si possono fare tante cose. Per concentrarmi sulla migliore sopravvivenza possibile leggo, cucino, autoproduco, cucio, rimoderno vestiti, guardo film, ascolto podcast, seguo corsi, provo a pasticciare con gli acquerelli, cerco di scrivere nonostante senta macigni sulle mani e la testa pesante per le preoccupazioni. Riparo i vestiti e li modifico, metto da parte quelli che non utilizzo più. Le cose che facevo prima. Senza la serenità di prima. Ma continuo a farle e provo a sperimentarne di nuove, sperando siano uno spunto per qualcun altro in questo momento e anche un’ancora per me in questo naufragio (nota: non vi scrivo tutto ciò con leggerezza nella situazione ottimale di una quarantena passata in famiglia, in una villa con piscina, con un lavoro sicuro, la certezza economica, la salute garantita). Volentieri se può interessarti condividerò queste attività. Molti stanno riscoprendo la bellezza del far da sé pane, pasta, dolci, l’autoproduzione non solo in cucina ma anche in altri ambiti. Qualcuno sta riflettendo sullo stile di vita che aveva prima di tutto ciò. Gli animali tornano in città (era il post che avremmo voluto pubblicare oggi), la natura ci sembra più vicina o se siamo chiusi in appartamento in città ci sembra più preziosa. Avremmo voluto vedere tutto questo ma in altre condizioni, per altre motivazioni. Perché rallegrarci per il ritorno degli animali tra noi o per l’aria pulita (che sono cose per cui ci battiamo) o per il “risveglio” di qualcuno ci sembra in questo istante fuori luogo. Per quanto sia meraviglioso ritrovarsi la natura che riduce le distanze o vedere un maggior numero di persone considerare un consumo più responsabile, ogni gioia è smorzata dal dolore della perdita di vite umane e dalla fatica di chi sta lavorando fino allo sfinimento toccando con mano la causa di questo periodo destabilizzante. Non è il momento di toni forti sui temi della sostenibilità, per noi in realtà non lo è mai stato. Sono convinta della maggiore efficacia dell’esempio rispetto alle parole urlate, questo è il modo di parlarvi che abbiamo scelto fin dall’inizio (perdendo ogni tanto però, lo ammetto, la pazienza davanti a tematiche sociali che fanno arrabbiare). Non è il momento di farla facile, perché non lo è. Quando costa la vita di altre persone non si può farla facile. Non è il momento di far finta di nulla, proponendo articoli come se niente fosse, come se il mondo fosse rimasto lo stesso. Non possiamo nascondere la testa sotto la sabbia. Non è il momento di stare del tutto zitti, perché non desidero voltare le spalle ma esserci in questo frangente e cercare in qualche modo di aiutare, sostenere, ascoltare e informare. Non è il momento di bombardare anche noi con notizie e indicazioni su quanto sta accadendo, sulla diffusione del virus, sulle misure prese. Non lo è perché ci sono già tanti che lo stanno facendo, non siamo competenti e non è la missione di questo sito. Ed è proprio con in mente questa missione che desidero proseguire (https://dress-ecode.com/perche-why-ethos/), dagli insegnamenti di mia nonna che non c’è più, icona del moderno zero waste (è lei che compare nella foto del nostro manifesto). “Ci impegniamo a vivere nel rispetto delle persone, degli animali e dell’ambiente, con l’obiettivo di contribuire a creare un mondo in cui convivere meglio”: per questo abbiamo iniziato quest’avventura in un momento critico di fermo anni fa e proviamo a continuare a scrivere e ad esserci con questo obiettivo. Ho scelto uno stile di vita che cerchi il rispetto delle persone, degli animali e della natura e rispetto in questo momento vuol dire per me anche tutto questo che sto condividendo con te. Desidero aiutare a creare un mondo in cui convivere meglio. Se c’è qualcosa che hai piacere ora di leggere o qualcosa di cui vorresti sapere di più o qualcosa che possiamo fare nel nostro piccolo o qualcosa che vuoi raccontarci (anche solo come stai) per favore scrivici. contact_us@dressecode.it English &#8211; How are you? If you are feeling confused, afraid, lost in uncertainty right now. Also for me, writing from this page, it is like that. It&#8217;s very difficult to communicate something to you in articles or posts, because each topic seems inappropriate. Today I was thinking just how useless clothes seem these days. Not only because we are at home, where we realize that in the end a wardrobe full of clothes is not needed, but also because the priorities are now different. At home you can do many things. To focus on the best possible survival I read, cook, self-produce, sew, refashion clothes, watch movies, listen to podcasts, attend courses, try to mess with watercolors, I try to write despite feeling boulders on my hands and a head heavy with worries. I repair clothes and change them, put aside those that I no longer use. The things I used to do before. Without the serenity of before. But I continue to do them and I try to experiment with new ones, hoping they are a starting point for someone else&#8217;s inspiration at this moment and also an anchor for me in this shipwreck (note: I do not write all this lightly in the optimal situation of a quarantine spent in the family, in a villa with the swimming pool, with a safe work, economic certainty, a guaranteed health). If you are interested I will happily share these activities. Many are rediscovering the beauty of making bread, pasta, cakes, self-production not only in the kitchen but also in other areas. Someone is reflecting on the lifestyle he/she had before all this. Animals return to the city (it was the post we wanted to publish today), nature seems closer to us or if we are barricaded in a city apartment nature seems more precious. We would have liked to see all this but in other conditions, for other reasons. Because to rejoice at the return of the animals to us or the clean air (which are things we strive for) or the &#8220;awakening&#8221; of someone seems to us at this moment out of place. As wonderful as it is to find nature that reduces distances or to see a greater number of people consider more responsible consumption, every joy is dampened by the pain of the loss of human lives and by the fatigue of those who are working to exhaustion, touching with their hands the cause of this destabilising period. This is not the time for strong tones on sustainability issues, for us it never really was. I believe in the greater effectiveness of the example compared to the shouted words, this is the way of speaking that we have chosen from the beginning (losing occasionally, however, I admit, patience in front of social issues that make me angry). This is not the time to make it easy, because it is not. When it costs other people&#8217;s lives it can&#8217;t be easy. This is not the time to pretend nothing, offering articles as if nothing had happened, as if the world had remained the same. We can&#8217;t hide our heads in the sand. This is not the time to be completely silent, because I don&#8217;t want to turn my back but be there at this juncture and try in some way to help, support, listen and inform. It is not the time for us too to bomb with news and indications on what is happening, on the spread of the virus, on the measures taken. It is not because there are already many who are doing it, we are not competent and it is not the mission of this site. And it is precisely with this mission in mind that I wish to continue (https://dress-ecode.com/perche-why-ethos/), from the teachings of my grandmother that is no longer there, an icon of modern zero waste (she is that appears in the photo of our poster). &#8220;We are committed to living with respect for people, animals and the environment, with the aim of helping to create a world in which to live better&#8221;: this is why we started this adventure in a critical moment of standstill years ago and we try to continue writing and being there with this goal. I have chosen a lifestyle that seeks respect for people, animals and nature and respect at this moment also means for me all this that I am sharing with you. I want to help create a world in which to live better. If there is something you would like to read now or something you would like to know more about or something we can do in our own small way or something you want to tell us (even just how you are) please write to us. contact_us@dressecode.it]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Italiano/English below</p>
<p><a href="https://www.spreaker.com/episode/24648936"><img decoding="async" class="alignleft" src="data:image/tiff;base64,TU0AKgAABEgAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAFgAAACwAAAAgAAAABQAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAZAAAAiwAAAOAAAAD/AAAA/wAAAP8AAADzAAAArAAAADYAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAWwAAAPIAAAD/AAAAzAAAAIUAAABrAAAAdgAAAKcAAADxAAAA/gAAAIcAAAABAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAGIAAAD/AAAA6AAAAEgAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA4AAACHAAAA/AAAAIcAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAjAAAA9wAAAPIAAAAqAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAABXAAAA/AAAADMAAAAAAAAAAAAAAJUAAAD/AAAAfQAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAACYAAAAoAAAAAAAAAAAAAAA3gAAAP8AAAAlAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAC4AAADiAAAAAAAAAAAAAAD6AAAA/wAAAAQAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAABQAAAPsAAAAAAAAAAAAAAP8AAAD/AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA/wAAAAAAAAAAAAAA/wAAAP8AAAACAAAA/wAAAP8AAAD1AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAP8AAAD/AAAA9gAAAAAAAAD/AAAAAAAAAAAAAAD/AAAA/wAAAAAAAAD/AAAA/wAAAP8AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA/wAAAP8AAAD/AAAAAAAAAP8AAAAAAAAAAAAAAP8AAAD/AAAAAAAAAP8AAAD/AAAA/wAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAD/AAAA/wAAAP8AAAAAAAAA/wAAAAAAAAAAAAAA+wAAAPoAAAAAAAAA/wAAAP8AAAD/AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAP8AAAD/AAAA/wAAAAAAAAD7AAAAAAAAAAAAAABFAAAAPgAAAAAAAAD/AAAA/wAAAP8AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA/wAAAP8AAAD/AAAAAAAAAFAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAP8AAAD/AAAA/gAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAD/AAAA/wAAAP8AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAABAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAQAAAAAAAAAAAAAAAAAQAQAAAwAAAAEAEQAAAQEAAwAAAAEAEAAAAQIAAwAAAAQAAAUOAQMAAwAAAAEAAQAAAQYAAwAAAAEAAgAAAQoAAwAAAAEAAQAAAREABAAAAAEAAAAIARIAAwAAAAEAAQAAARUAAwAAAAEABAAAARYAAwAAAAEAEAAAARcABAAAAAEAAARAARwAAwAAAAEAAQAAASgAAwAAAAEAAgAAAVIAAwAAAAEAAgAAAVMAAwAAAAQAAAUWh3MABwAAAiQAAAUeAAAAAAAIAAgACAAIAAEAAQABAAEAAAIkYXBwbAQAAABtbnRyUkdCIFhZWiAH4QAHAAcADQAWACBhY3NwQVBQTAAAAABBUFBMAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA9tYAAQAAAADTLWFwcGzKGpWCJX8QTTiZE9XR6hWCAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAApkZXNjAAAA/AAAAGVjcHJ0AAABZAAAACN3dHB0AAABiAAAABRyWFlaAAABnAAAABRnWFlaAAABsAAAABRiWFlaAAABxAAAABRyVFJDAAAB2AAAACBjaGFkAAAB+AAAACxiVFJDAAAB2AAAACBnVFJDAAAB2AAAACBkZXNjAAAAAAAAAAtEaXNwbGF5IFAzAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAHRleHQAAAAAQ29weXJpZ2h0IEFwcGxlIEluYy4sIDIwMTcAAFhZWiAAAAAAAADzUQABAAAAARbMWFlaIAAAAAAAAIPfAAA9v////7tYWVogAAAAAAAASr8AALE3AAAKuVhZWiAAAAAAAAAoOAAAEQsAAMi5cGFyYQAAAAAAAwAAAAJmZgAA8qcAAA1ZAAAT0AAACltzZjMyAAAAAAABDEIAAAXe///zJgAAB5MAAP2Q///7ov///aMAAAPcAADAbg==" alt="unknown.tiff" /></a></p>
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<p>Puoi ascoltare qui l&#8217;articolo: <a href="https://www.spreaker.com/episode/24648936">Come stai?</a></p>
<p>Se anche tu in questo momento ti senti confuso, impaurito, sperduto nell’incertezza. Anche per me, che scrivo da questa pagina, è così. Mi è molto difficile comunicarti qualcosa in articoli o post, perché ogni argomento sembra inopportuno.<br />
Oggi pensavo proprio a quanto i vestiti sembrino inutili in questi giorni. Non solo perché stiamo in casa, dove ci accorgiamo che alla fine non è necessario un armadio pieno di abiti, ma anche perché le priorità ora sono altre.<br />
A casa si possono fare tante cose. Per concentrarmi sulla migliore sopravvivenza possibile leggo, cucino, autoproduco, cucio, rimoderno vestiti, guardo film, ascolto podcast, seguo corsi, provo a pasticciare con gli acquerelli, cerco di scrivere nonostante senta macigni sulle mani e la testa pesante per le preoccupazioni. Riparo i vestiti e li modifico, metto da parte quelli che non utilizzo più. Le cose che facevo prima. Senza la serenità di prima. Ma continuo a farle e provo a sperimentarne di nuove, sperando siano uno spunto per qualcun altro in questo momento e anche un’ancora per me in questo naufragio (nota: non vi scrivo tutto ciò con leggerezza nella situazione ottimale di una quarantena passata in famiglia, in una villa con piscina, con un lavoro sicuro, la certezza economica, la salute garantita). Volentieri se può interessarti condividerò queste attività.</p>
<p>Molti stanno riscoprendo la bellezza del far da sé pane, pasta, dolci, l’autoproduzione non solo in cucina ma anche in altri ambiti. Qualcuno sta riflettendo sullo stile di vita che aveva prima di tutto ciò. Gli animali tornano in città (era il post che avremmo voluto pubblicare oggi), la natura ci sembra più vicina o se siamo chiusi in appartamento in città ci sembra più preziosa. <strong>Avremmo voluto vedere tutto questo ma in altre condizioni, per altre motivazioni. Perché rallegrarci per il ritorno degli animali tra noi o per l’aria pulita (che sono cose per cui ci battiamo) o per il “risveglio” di qualcuno ci sembra in questo istante fuori luogo.</strong> Per quanto sia meraviglioso ritrovarsi la natura che riduce le distanze o vedere un maggior numero di persone considerare un consumo più responsabile, ogni gioia è smorzata dal dolore della perdita di vite umane e dalla fatica di chi sta lavorando fino allo sfinimento toccando con mano la causa di questo periodo destabilizzante.</p>
<p>Non è il momento di toni forti sui temi della sostenibilità, per noi in realtà non lo è mai stato. Sono convinta della maggiore efficacia dell’esempio rispetto alle parole urlate, questo è il modo di parlarvi che abbiamo scelto fin dall’inizio (perdendo ogni tanto però, lo ammetto, la pazienza davanti a tematiche sociali che fanno arrabbiare).<br />
Non è il momento di farla facile, perché non lo è. Quando costa la vita di altre persone non si può farla facile.<br />
Non è il momento di far finta di nulla, proponendo articoli come se niente fosse, come se il mondo fosse rimasto lo stesso. Non possiamo nascondere la testa sotto la sabbia.<br />
Non è il momento di stare del tutto zitti, perché <strong>non desidero voltare le spalle ma esserci in questo frangente e cercare in qualche modo di aiutare, sostenere, ascoltare e informare</strong>.<br />
Non è il momento di bombardare anche noi con notizie e indicazioni su quanto sta accadendo, sulla diffusione del virus, sulle misure prese. Non lo è perché ci sono già tanti che lo stanno facendo, non siamo competenti e non è la missione di questo sito.</p>
<p><strong>Ed è proprio con in mente questa missione che desidero proseguire</strong> (<a href="https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fdress-ecode.com%2Fperche-why-ethos%2F%3Ffbclid%3DIwAR332cbz6dDCLhFo4-eT9WcF-RhDSo9Vkcg6HD1e5ISrvV3gbFj-pdODsNE&amp;h=AT1iTAkCNd0VyVIN-zE01Wd0a1cJMa5Kq4VmX4fcxsbu81_07nk7np8kENR4GKlA6pAuHvoZupmHdIv5qlLmRDhSOio6A0owhSYTGCRbDavWosYMYERLuyxTVPoipMA1ZSkmKwIRsvqxm3IGkxP4DMi17eohF_Y-LlsZHrfJUvP6-n5B0yiZK10_jtRKXi1BhAHu8VvjJV68YDedAC77F93taQQFHT0Xd-yiLyeM6rAt3sfJsq-YXISUM9kMfkHI7mRZR4ldZIl03k60CTHcCeTxgDSxjwy8qsx7aSZpVjM4WiercXUDXMnx2Y9_9BSYU-6qb7R3LhaLKJ1oRXut4SUlCO4-mOD_0AWFNJY3yYs1-4bSPr0mFgNitPQSbVVrHaak3ob3p_3yk9dSoOqRZAfybLOSGUC_rn1LwFmhQuBkjMsWXDGYwzhe-luLbGw5WlbUYw2VLWhk4uTq8ucED7m3fnMsAVWNC7Ixo5IcCfV5S-Ibm7agC91NzrsBqVNTnGxXxbNtbvBVNsZ-_RWiBQ388PAMihIvVqSmcOAcx8frbH2Izauj02SUNFZb67Cmsbq55r3X8PwNnW-KA7NG66WqEqVYoGj0Q0J_V3mXNCx0M57bav2Se_qHZSwtJYolCSg" target="_blank" rel="noopener nofollow noreferrer" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;-U&quot;}" data-lynx-mode="origin">https://dress-ecode.com/perche-why-ethos/</a>), dagli insegnamenti di mia nonna che non c’è più, icona del moderno zero waste (è lei che compare nella foto del nostro manifesto). “Ci impegniamo a vivere nel rispetto delle persone, degli animali e dell’ambiente, con l’obiettivo di contribuire a creare un mondo in cui convivere meglio”: per questo abbiamo iniziato quest’avventura in un momento critico di fermo anni fa e proviamo a continuare a scrivere e ad esserci con questo obiettivo.<br />
Ho scelto uno stile di vita che cerchi il rispetto delle persone, degli animali e della natura e rispetto in questo momento vuol dire per me anche tutto questo che sto condividendo con te.<br />
<strong>Desidero aiutare a creare un mondo in cui convivere meglio.</strong><br />
Se c’è qualcosa che hai piacere ora di leggere o qualcosa di cui vorresti sapere di più o qualcosa che possiamo fare nel nostro piccolo o qualcosa che vuoi raccontarci (anche solo come stai) per favore scrivici.</p>
<p><a href="mailto:contact_us@dressecode.it">contact_us@dressecode.it</a></p>
</div>
<hr />
<h5><em>English</em><span style="color: #acc0a5;"> &#8211; How are you?</span></h5>
<p>If you are feeling confused, afraid, lost in uncertainty right now. Also for me, writing from this page, it is like that. It&#8217;s very difficult to communicate something to you in articles or posts, because each topic seems inappropriate.<br />
Today I was thinking just how useless clothes seem these days. Not only because we are at home, where we realize that in the end a wardrobe full of clothes is not needed, but also because the priorities are now different.<br />
At home you can do many things. To focus on the best possible survival I read, cook, self-produce, sew, refashion clothes, watch movies, listen to podcasts, attend courses, try to mess with watercolors, I try to write despite feeling boulders on my hands and a head heavy with worries. I repair clothes and change them, put aside those that I no longer use. The things I used to do before. Without the serenity of before. But I continue to do them and I try to experiment with new ones, hoping they are a starting point for someone else&#8217;s inspiration at this moment and also an anchor for me in this shipwreck (note: I do not write all this lightly in the optimal situation of a quarantine spent in the family, in a villa with the swimming pool, with a safe work, economic certainty, a guaranteed health). If you are interested I will happily share these activities.</p>
<p>Many are rediscovering the beauty of making bread, pasta, cakes, self-production not only in the kitchen but also in other areas. Someone is reflecting on the lifestyle he/she had before all this. Animals return to the city (it was the post we wanted to publish today), nature seems closer to us or if we are barricaded in a city apartment nature seems more precious. <strong>We would have liked to see all this but in other conditions, for other reasons. Because to rejoice at the return of the animals to us or the clean air (which are things we strive for) or the &#8220;awakening&#8221; of someone seems to us at this moment out of place.</strong> As wonderful as it is to find nature that reduces distances or to see a greater number of people consider more responsible consumption, every joy is dampened by the pain of the loss of human lives and by the fatigue of those who are working to exhaustion, touching with their hands the cause of this destabilising period.</p>
<p>This is not the time for strong tones on sustainability issues, for us it never really was. I believe in the greater effectiveness of the example compared to the shouted words, this is the way of speaking that we have chosen from the beginning (losing occasionally, however, I admit, patience in front of social issues that make me angry).<br />
This is not the time to make it easy, because it is not. When it costs other people&#8217;s lives it can&#8217;t be easy.<br />
This is not the time to pretend nothing, offering articles as if nothing had happened, as if the world had remained the same. We can&#8217;t hide our heads in the sand.<br />
This is not the time to be completely silent, because<strong> I don&#8217;t want to turn my back but be there at this juncture and try in some way to help, support, listen and inform.</strong><br />
It is not the time for us too to bomb with news and indications on what is happening, on the spread of the virus, on the measures taken. It is not because there are already many who are doing it, we are not competent and it is not the mission of this site.</p>
<p><strong>And it is precisely with this mission in mind that I wish to continue</strong> (<a href="https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fdress-ecode.com%2Fperche-why-ethos%2F%3Ffbclid%3DIwAR332cbz6dDCLhFo4-eT9WcF-RhDSo9Vkcg6HD1e5ISrvV3gbFj-pdODsNE&amp;h=AT1iTAkCNd0VyVIN-zE01Wd0a1cJMa5Kq4VmX4fcxsbu81_07nk7np8kENR4GKlA6pAuHvoZupmHdIv5qlLmRDhSOio6A0owhSYTGCRbDavWosYMYERLuyxTVPoipMA1ZSkmKwIRsvqxm3IGkxP4DMi17eohF_Y-LlsZHrfJUvP6-n5B0yiZK10_jtRKXi1BhAHu8VvjJV68YDedAC77F93taQQFHT0Xd-yiLyeM6rAt3sfJsq-YXISUM9kMfkHI7mRZR4ldZIl03k60CTHcCeTxgDSxjwy8qsx7aSZpVjM4WiercXUDXMnx2Y9_9BSYU-6qb7R3LhaLKJ1oRXut4SUlCO4-mOD_0AWFNJY3yYs1-4bSPr0mFgNitPQSbVVrHaak3ob3p_3yk9dSoOqRZAfybLOSGUC_rn1LwFmhQuBkjMsWXDGYwzhe-luLbGw5WlbUYw2VLWhk4uTq8ucED7m3fnMsAVWNC7Ixo5IcCfV5S-Ibm7agC91NzrsBqVNTnGxXxbNtbvBVNsZ-_RWiBQ388PAMihIvVqSmcOAcx8frbH2Izauj02SUNFZb67Cmsbq55r3X8PwNnW-KA7NG66WqEqVYoGj0Q0J_V3mXNCx0M57bav2Se_qHZSwtJYolCSg" target="_blank" rel="noopener nofollow noreferrer" data-ft="{&quot;tn&quot;:&quot;-U&quot;}" data-lynx-mode="origin">https://dress-ecode.com/perche-why-ethos/</a>), from the teachings of my grandmother that is no longer there, an icon of modern zero waste (she is that appears in the photo of our poster). &#8220;We are committed to living with respect for people, animals and the environment, with the aim of helping to create a world in which to live better&#8221;: this is why we started this adventure in a critical moment of standstill years ago and we try to continue writing and being there with this goal.<br />
I have chosen a lifestyle that seeks respect for people, animals and nature and respect at this moment also means for me all this that I am sharing with you.<br />
<strong>I want to help create a world in which to live better.</strong><br />
If there is something you would like to read now or something you would like to know more about or something we can do in our own small way or something you want to tell us (even just how you are) please write to us.</p>
<p><a href="mailto:contact_us@dressecode.it">contact_us@dressecode.it</a></p>
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		<title>Il tessuto perfetto: le nostre scelte lungo il cammino sostenibile</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jul 2019 04:20:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dove acquistare]]></category>
		<category><![CDATA[Environment/Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrics/Tessuti]]></category>
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					<description><![CDATA[Italiano/English below Abbiamo imparato qualcosa riguardo l&#8217;impatto dei vestiti sull’ambiente, abbiamo letto articoli o libri, abbiamo visto documentari che ci hanno aperto gli occhi sull’industria della moda. E dal momento in cui abbiamo acquisito consapevolezza si affollano nella nostra testa domande come “Cosa posso fare per evitare di contribuire a disastri ambientali e sociali?”, “Cosa compro?”, “Dove compro?”. Uno dei quesiti principali che leggiamo e che ci vengono posti è&#8230; &#8220;Ma quale tessuto è sostenibile?&#8221;. Ogni volta che nei forum, nelle chat, nei commenti si parla di un tessuto spuntano aspetti negativi: “Viene da lontano!”, “Usa troppi prodotti chimici!”, “Distrugge le foreste!”, “Richiede troppa acqua!”, “Non si può riciclare alla fine del ciclo di vita!”, “Per produrlo si utilizza troppa energia!”, “È trasformato in fabbriche in paesi dove si sfruttano i lavoratori!”, “Danneggia gli animali!” ecc. ecc. Così arriva la sconforto, perché se tanto in ogni modo continuo a produrre impatto negativo per quale ragione mai dovrei sforzarmi di comprare in modo alternativo? Il rischio quindi è di rinunciare a fare qualcosa. Questo tema ci sta particolarmente a cuore. Non esiste al momento il tessuto perfetto. Ma aspettate di leggere fino in fondo, perché c’è un lieto fine. Le nostre vite hanno conseguenze sulla natura e sugli animali, perché ogni nostra azione umana è un’interazione con l’esterno e comporta effetti e modifiche. Pure il nostro respiro è un’interazione con l’ambiente circostante. Come altri aspetti della nostra vita da essere umani, mangiare, spostarsi, abitare, anche vestirsi produce un impatto. È impossibile annullare del tutto le nostre orme umane su questo pianeta. L’impatto “zero” non può essere il nostro obiettivo: troppo difficile, con il rischio di abbandonare provando frustrazione e abbattimento. Possiamo invece mirare a inserire armoniosamente la nostra esistenza umana all&#8217;interno di un ecosistema rispettando tutte le altre forme di vita e in sintonia con animali e vegetali. L’attività umana dovrebbe cercare di causare il minore impatto possibile ad altre specie e al pianeta in sé. Preso atto di ciò, cosa possiamo allora fare? Decidere con buon senso e responsabilità la tipologia di impatto che desideriamo avere (positivo/negativo), su che cosa (ambiente e/o persone e/o animali) e il livello (il massimo che posso fare/il minimo sforzo/impegno crescente). Piccoli miglioramenti da parte di milioni di persone hanno un impatto davvero significativo, più di quello di cento persone perfettamente sostenibili.  Inoltre, per produrre risultati duraturi e significativi il percorso verso una vita più sostenibile non dovrebbe essere pieno di ansia, al contrario: dovrebbe essere intrapreso gioiosamente, visto il nobile obiettivo e le meravigliose conseguenze che comporta su noi, sugli altri, sugli animali, sul pianeta! No stress. Ma torniamo ai tessuti. La produzione di manufatti è un processo impattante, non è possibile creare qualcosa senza “disturbare” il contesto esterno&#8230; Il punto è quanto impatta. Non è una questione di fibre buone o cattive. &#8220;Compro tutto in bambù e in cotone organico, sono a posto!&#8221;. Non è che una maglietta in bambù sia automaticamente migliore di una in cotone tradizionale. L&#8217;impegno del produttore durante tutto il ciclo di vita del prodotto tessile è ciò che fa la differenza, sia dal punto di vista ambientale sia sociale. Se la maglietta in bambù è prodotta tramite un processo altamente chimico di trasformazione della corteccia in cellulosa, inquinando acque e suolo circostante la fabbrica alimentata da combustibili fossili, se è sbiancata o colorata con tinte fortemente inquinanti, se è prodotta (per risparmiare) in paesi in cui non ci sono adeguati controlli di condizioni di sicurezza per i lavoratori né garanzie di salari dignitosi, se viaggia da una parte all&#8217;altra del mondo senza la minima attenzione alla produzione di CO2 di tutti gli spostamenti, non è detto che sia una scelta più sostenibile rispetto a una maglietta in cotone tradizionale, magari prodotta da un&#8217;associazione di artigiani locali in India dove è presente la piantagione, trasformata attraverso un processo alimentato da energie rinnovabili, colorata con tinte naturali secondo un&#8217;antica tradizione del posto e inserita in un progetto di riciclo alla fine del suo utilizzo, per cui è possibile riconsegnarla al produttore una volta lisa, rovinata o inutilizzata. In questa non semplice fase di valutazione, sarebbe utile avere strumenti a disposizione che consentano di conoscere una misura oggettiva della sostenibilità di ciò che acquistiamo, senza dover studiare e impegnarci noi ogni volta che compriamo. Un&#8217;etichetta che mostri un indice di sostenibilità validamente riconosciuto e attribuito in maniera pulita e onesta. Ci sono soluzioni attualmente allo studio. Nel frattempo ciò che sicuramente ci aiuta, e ha grande valore, è la trasparenza del produttore nel condividere in modo sincero le scelte operate lungo tutto il ciclo di vita del prodotto, dal design alla sua fine o rinascita. Sulla base delle informazioni che abbiamo a disposizione, decideremo noi secondo le scelte personali, come dicevamo prima riguardo la tipologia di impatto che desideriamo avere (positivo/negativo), su che cosa (ambiente e/o persone e/o animali) e il livello (il massimo che posso fare/il minimo sforzo/impegno crescente). Qui trovate una guida degli aspetti da guardare per scegliere un brand sostenibile: https://dress-ecode.com/2018/11/07/15-aspetti-da-guardare-per-scegliere-un-brand-sostenibile-e-responsabile/ Il punto non è essere perfetti, il punto è fare con serenità ciò che ci prefiggiamo nelle nostre possibilità.  Il percorso è serenamente fatto di passi, non per tutti di salti acrobatici! L’importante è avanzare su questo sentiero, dimenticandoci della (irraggiungibile al momento) perfezione. (Foto: in copertina, Ethan Bodnar; Amy Treasure; Francisco Arnela su Unsplash) English &#8211; The perfect fabric: our choices along the sustainable path We learned something about the impact of clothes on the environment, we read articles or books, we saw documentaries that opened our eyes to the fashion industry. And from the moment we gained awareness, our mind is crowded of questions like &#8220;What can I do to avoid contributing to environmental and social disasters?&#8221;, &#8220;What should I buy? &#8220;,&#8221; Where should I buy?&#8221;. One of the main questions we read and are asked about is&#8230; &#8220;But which fabric is sustainable?&#8221;. Every time in the forums, in the chats, in the comments we talk about a fabric, negative aspects pop up: &#8220;It comes from far away!&#8221;, &#8220;It uses too many chemicals!&#8221;, &#8220;It destroys the forests!&#8221;, &#8220;It requires too much water!&#8221;, &#8220;It cannot be recycled at the end of the life cycle!&#8221;,&#8221; To produce it, too much energy is used!&#8221;,&#8221; It is transformed into factories in countries where workers are slaved!&#8221;,&#8221; It damages animals!&#8221;, etc. etc. Thus comes the discouragement, because if so much in every way I continue to produce negative impact, for what reason should I ever strive to buy in an alternative way? The risk is therefore to give up doing anything. This issue is particularly important to us. The perfect fabric does not exist at the moment. But wait until you read to the end, because there is a happy ending. Our lives have consequences on nature and animals, because every our human action is an interaction with the external context and involves effects and changes. Our breath is also an interaction with the surrounding environment. Like other aspects of our lives, from being human, eating, moving, living, even dressing produces an impact. It is impossible to completely cancel our human footprints on this planet. The &#8220;zero&#8221; impact cannot be our goal: too difficult, with the risk of abandoning it by feeling frustration and dejection. We can instead aim to harmoniously insert our human existence within an ecosystem respecting all other life forms and in harmony with animals and plants. Human activity should try to cause the least possible impact to other species and to the planet itself. Taking note of this, what can we do then? We can decide with common sense and responsibility the type of impact we wish to have (positive/negative), on what (environment and/or people and/or animals) and the level (the maximum I can do/the minimum effort / increasing effort). Small improvements by millions of people have a truly significant impact, more than that of a hundred perfectly sustainable people. Furthermore, to produce lasting and meaningful results, the path to a more sustainable life should not be full of anxiety, on the contrary: it should be undertaken joyfully, given the noble goal and the wonderful consequences it has for us, for others, for animals, for planet! No stress. But let&#8217;s go back to the fabrics. The production of manufactured goods is an impactful process, it is not possible to create something without &#8220;disturbing&#8221; the external context&#8230; The point is how much it impacts. It is not a question of good or bad fibers. &#8220;I buy everything in bamboo and organic cotton, I&#8217;m fine!&#8221; It is not that a bamboo shirt is automatically better than a traditional cotton one. The manufacturer&#8217;s commitment throughout the life cycle of the textile product is what makes the difference, both from an environmental and a social point of view. If the bamboo t-shirt is produced by a highly chemical process of transformation of the cortex into cellulose, polluting the waters and the soil surrounding the factory fuelled by fossil fuels, if it is bleached or coloured with highly polluting colours, if it is produced (to save money) in countries in which there are no adequate control measurement on safety conditions for workers or any guarantees of decent wages, if it travels from one part of the world to another without the slightest attention to the CO2 production of all journeys, it is not necessarily a choice more sustainable than a traditional cotton shirt, perhaps produced by an association of local artisans in India where the plantation is present, transformed through a process powered by renewable energies, coloured with natural dyes according to an ancient tradition of the place and inserted into a recycling project at the end of its use, for which it is possible to return it to the producer once worn, damaged or unused. In this not simple evaluation phase, it would be useful to have available tools that allow to know an objective measure of the sustainability of what we buy, without having to study and make efforts on researching every time we buy. A label that shows a sustainability index validly recognized and attributed in a clean and honest manner. There are solutions currently being studied. Meanwhile, what certainly helps us, and has great value, is the transparency of the manufacturer in sincerely sharing the choices made throughout the life cycle of the product, from design to its end or rebirth. Based on the information we have available, we will decide according to personal choices, as we said earlier about the type of impact we wish to have (positive/negative), about what (environment and/or people and/or animals) and the level (the maximum I can do/the least effort/increasing effort). Here you can find a guide of the features to look at in order to choose a sustainable brand: https://dress-ecode.com/2018/11/07/15-aspetti-da-guardare-per-scegliere-un-brand-sostenibile-e-responsabile/ The point is not to be perfect, the point is to do with serenity what we aim at in our possibilities. The path is serenely made of steps, not for everyone made of acrobatic jumps! The important thing is to advance on this path, forgetting about the (unattainable at the moment) perfection. (Photos: on the cover, Ethan Bodnar; Amy Treasure; Francisco Arnela on Unsplash)]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Italiano/English below</p>
<p>Abbiamo imparato qualcosa riguardo l&#8217;impatto dei vestiti sull’ambiente, abbiamo letto articoli o libri, abbiamo visto documentari che ci hanno aperto gli occhi sull’industria della moda.<span class="Apple-converted-space"> </span>E dal momento in cui abbiamo acquisito consapevolezza si affollano nella nostra testa domande come “Cosa posso fare per evitare di contribuire a disastri ambientali e sociali?”, “Cosa compro?”, “Dove compro?”. Uno dei quesiti principali che leggiamo e che ci vengono posti è&#8230; &#8220;Ma quale tessuto è sostenibile?&#8221;.</p>
<p>Ogni volta che nei forum, nelle chat, nei commenti si parla di un tessuto spuntano aspetti negativi: “Viene da lontano!”, “Usa troppi prodotti chimici!”, “Distrugge le foreste!”, “Richiede troppa acqua!”, “Non si può riciclare alla fine del ciclo di vita!”, “Per produrlo si utilizza troppa energia!”, “È trasformato in fabbriche in paesi dove si sfruttano i lavoratori!”, “Danneggia gli animali!” ecc. ecc.</p>
<p>Così arriva la sconforto, perché se tanto in ogni modo continuo a produrre impatto negativo per quale ragione mai dovrei sforzarmi di comprare in modo alternativo? Il rischio quindi è di rinunciare a fare qualcosa.</p>
<p>Questo tema ci sta particolarmente a cuore.<span class="Apple-converted-space"> </span><strong>Non esiste al momento il tessuto perfetto</strong>. Ma aspettate di leggere fino in fondo, perché c’è un lieto fine.</p>
<p><strong>Le nostre vite hanno conseguenze sulla natura e sugli animali, perché ogni nostra azione umana è un’interazione con l’esterno e comporta effetti e modifiche.</strong> Pure il nostro respiro è un’interazione con l’ambiente circostante. Come altri aspetti della nostra vita da essere umani, mangiare, spostarsi, abitare, anche vestirsi produce un impatto.</p>
<p>È impossibile annullare del tutto le nostre orme umane su questo pianeta. <strong>L’impatto “zero” non può essere il nostro obiettivo:</strong> troppo difficile, con il rischio di abbandonare provando frustrazione e abbattimento. <strong>Possiamo invece mirare a inserire armoniosamente la nostra esistenza umana all&#8217;interno di un ecosistema rispettando tutte le altre forme di vita e in sintonia con animali e vegetali.</strong> L’attività umana dovrebbe cercare di causare il minore impatto possibile ad altre specie e al pianeta in sé.</p>
<p>Preso atto di ciò, cosa possiamo allora fare? <strong>Decidere con buon senso e responsabilità la tipologia di impatto che desideriamo avere (positivo/negativo), su che cosa (ambiente e/o persone e/o animali) e il livello (il massimo che posso fare/il minimo sforzo/impegno crescente). </strong>Piccoli miglioramenti da parte di milioni di persone hanno un impatto davvero significativo, più di quello di cento persone perfettamente sostenibili.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>Inoltre, per produrre risultati duraturi e significativi <strong>il percorso verso una vita più sostenibile non dovrebbe essere pieno di ansia, al contrario: dovrebbe essere intrapreso gioiosamente, visto il nobile obiettivo e le meravigliose conseguenze che comporta su noi, sugli altri, sugli animali, sul pianeta!</strong> No stress.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter  wp-image-4687" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/amy-treasure-4aSCchQ1hzk-unsplash-300x200.jpg" alt="" width="516" height="345" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/amy-treasure-4aSCchQ1hzk-unsplash-300x200.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/amy-treasure-4aSCchQ1hzk-unsplash-600x400.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/amy-treasure-4aSCchQ1hzk-unsplash-768x512.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/amy-treasure-4aSCchQ1hzk-unsplash-1024x683.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/amy-treasure-4aSCchQ1hzk-unsplash-1160x773.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 516px) 100vw, 516px" /></p>
<p>Ma torniamo ai tessuti. La produzione di manufatti è un processo impattante, non è possibile creare qualcosa senza “disturbare” il contesto esterno&#8230; Il punto è quanto impatta. <strong>Non è una questione di fibre buone o cattive.</strong> &#8220;Compro tutto in bambù e in cotone organico, sono a posto!&#8221;. Non è che una maglietta in bambù sia automaticamente migliore di una in cotone tradizionale. <strong>L&#8217;impegno del produttore durante tutto il ciclo di vita del prodotto tessile è ciò che fa la differenza, sia dal punto di vista ambientale sia sociale.</strong> Se la maglietta in bambù è prodotta tramite un processo altamente chimico di trasformazione della corteccia in cellulosa, inquinando acque e suolo circostante la fabbrica alimentata da combustibili fossili, se è sbiancata o colorata con tinte fortemente inquinanti, se è prodotta (per risparmiare) in paesi in cui non ci sono adeguati controlli di condizioni di sicurezza per i lavoratori né garanzie di salari dignitosi, se viaggia da una parte all&#8217;altra del mondo senza la minima attenzione alla produzione di CO2 di tutti gli spostamenti, non è detto che sia una scelta più sostenibile rispetto a una maglietta in cotone tradizionale, magari prodotta da un&#8217;associazione di artigiani locali in India dove è presente la piantagione, trasformata attraverso un processo alimentato da energie rinnovabili, colorata con tinte naturali secondo un&#8217;antica tradizione del posto e inserita in un progetto di riciclo alla fine del suo utilizzo, per cui è possibile riconsegnarla al produttore una volta lisa, rovinata o inutilizzata.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-4683 aligncenter" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/francisco-arnela-tp8qeCAFBrw-unsplash-300x225.jpg" alt="Photo by Francisco Arnela on Unsplash" width="514" height="385" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/francisco-arnela-tp8qeCAFBrw-unsplash-300x225.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/francisco-arnela-tp8qeCAFBrw-unsplash-600x450.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/francisco-arnela-tp8qeCAFBrw-unsplash-768x576.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/francisco-arnela-tp8qeCAFBrw-unsplash-1024x768.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/francisco-arnela-tp8qeCAFBrw-unsplash-1160x870.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 514px) 100vw, 514px" /></p>
<p>In questa non semplice fase di valutazione, <strong>sarebbe utile avere strumenti a disposizione che consentano di conoscere una misura oggettiva della sostenibilità di ciò che acquistiamo, senza dover studiare e impegnarci noi ogni volta che compriamo. Un&#8217;etichetta che mostri un indice di sostenibilità validamente riconosciuto e attribuito in maniera pulita e onesta.</strong> Ci sono soluzioni attualmente allo studio. Nel frattempo ciò che sicuramente ci aiuta, e ha grande valore, è la trasparenza del produttore nel condividere in modo sincero le scelte operate lungo tutto il ciclo di vita del prodotto, dal design alla sua fine o rinascita. Sulla base delle informazioni che abbiamo a disposizione, decideremo noi secondo le scelte personali, come dicevamo prima riguardo la tipologia di impatto che desideriamo avere (positivo/negativo), su che cosa (ambiente e/o persone e/o animali) e il livello (il massimo che posso fare/il minimo sforzo/impegno crescente). Qui trovate una guida degli aspetti da guardare per scegliere un brand sostenibile: <a href="https://dress-ecode.com/2018/11/07/15-aspetti-da-guardare-per-scegliere-un-brand-sostenibile-e-responsabile/">https://dress-ecode.com/2018/11/07/15-aspetti-da-guardare-per-scegliere-un-brand-sostenibile-e-responsabile/</a></p>
<p><b>Il punto non è essere perfetti, il punto è fare con serenità ciò che ci prefiggiamo nelle nostre </b><span style="font-weight: 600;">possibilità</span><b>. </b></p>
<p>Il percorso è serenamente fatto di passi, non per tutti di salti acrobatici! L’importante è avanzare su questo sentiero, dimenticandoci della (irraggiungibile al momento) perfezione.</p>
<p><em>(Foto: in copertina, Ethan Bodnar; Amy Treasure;</em> <em>Francisco Arnela su Unsplash)</em></p>
<hr />
<h5><span style="color: #acc0a5;">English &#8211; The perfect fabric: our choices along the sustainable path</span></h5>
<p>We learned something about the impact of clothes on the environment, we read articles or books, we saw documentaries that opened our eyes to the fashion industry. And from the moment we gained awareness, our mind is crowded of questions like &#8220;What can I do to avoid contributing to environmental and social disasters?&#8221;, &#8220;What should I buy? &#8220;,&#8221; Where should I buy?&#8221;. One of the main questions we read and are asked about is&#8230; &#8220;But which fabric is sustainable?&#8221;.</p>
<p>Every time in the forums, in the chats, in the comments we talk about a fabric, negative aspects pop up: &#8220;It comes from far away!&#8221;, &#8220;It uses too many chemicals!&#8221;, &#8220;It destroys the forests!&#8221;, &#8220;It requires too much water!&#8221;, &#8220;It cannot be recycled at the end of the life cycle!&#8221;,&#8221; To produce it, too much energy is used!&#8221;,&#8221; It is transformed into factories in countries where workers are slaved!&#8221;,&#8221; It damages animals!&#8221;, etc. etc.</p>
<p>Thus comes the discouragement, because if so much in every way I continue to produce negative impact, for what reason should I ever strive to buy in an alternative way? The risk is therefore to give up doing anything.</p>
<p>This issue is particularly important to us. <strong>The perfect fabric does not exist at the moment.</strong> But wait until you read to the end, because there is a happy ending.</p>
<p><strong>Our lives have consequences on nature and animals, because every our human action is an interaction with the external context and involves effects and changes.</strong> Our breath is also an interaction with the surrounding environment. Like other aspects of our lives, from being human, eating, moving, living, even dressing produces an impact.</p>
<p>It is impossible to completely cancel our human footprints on this planet. <strong>The &#8220;zero&#8221; impact cannot be our goal</strong>: too difficult, with the risk of abandoning it by feeling frustration and dejection. <strong>We can instead aim to harmoniously insert our human existence within an ecosystem respecting all other life forms and in harmony with animals and plants.</strong> Human activity should try to cause the least possible impact to other species and to the planet itself.</p>
<p>Taking note of this, what can we do then? <strong>We can decide with common sense and responsibility the type of impact we wish to have (positive/negative), on what (environment and/or people and/or animals) and the level (the maximum I can do/the minimum effort / increasing effort).</strong> Small improvements by millions of people have a truly significant impact, more than that of a hundred perfectly sustainable people.</p>
<p>Furthermore, to produce lasting and meaningful results, <strong>the path to a more sustainable life should not be full of anxiety, on the contrary: it should be undertaken joyfully, given the noble goal and the wonderful consequences it has for us, for others, for animals, for planet!</strong> No stress.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter  wp-image-4687" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/amy-treasure-4aSCchQ1hzk-unsplash-300x200.jpg" alt="" width="487" height="324" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/amy-treasure-4aSCchQ1hzk-unsplash-300x200.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/amy-treasure-4aSCchQ1hzk-unsplash-600x400.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/amy-treasure-4aSCchQ1hzk-unsplash-768x512.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/amy-treasure-4aSCchQ1hzk-unsplash-1024x683.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/amy-treasure-4aSCchQ1hzk-unsplash-1160x773.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 487px) 100vw, 487px" /></p>
<p>But let&#8217;s go back to the fabrics. The production of manufactured goods is an impactful process, it is not possible to create something without &#8220;disturbing&#8221; the external context&#8230; The point is how much it impacts. I<strong>t is not a question of good or bad fibers.</strong> &#8220;I buy everything in bamboo and organic cotton, I&#8217;m fine!&#8221; It is not that a bamboo shirt is automatically better than a traditional cotton one. <strong>The manufacturer&#8217;s commitment throughout the life cycle of the textile product is what makes the difference, both from an environmental and a social point of view.</strong> If the bamboo t-shirt is produced by a highly chemical process of transformation of the cortex into cellulose, polluting the waters and the soil surrounding the factory fuelled by fossil fuels, if it is bleached or coloured with highly polluting colours, if it is produced (to save money) in countries in which there are no adequate control measurement on safety conditions for workers or any guarantees of decent wages, if it travels from one part of the world to another without the slightest attention to the CO2 production of all journeys, it is not necessarily a choice more sustainable than a traditional cotton shirt, perhaps produced by an association of local artisans in India where the plantation is present, transformed through a process powered by renewable energies, coloured with natural dyes according to an ancient tradition of the place and inserted into a recycling project at the end of its use, for which it is possible to return it to the producer once worn, damaged or unused.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter  wp-image-4683" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/francisco-arnela-tp8qeCAFBrw-unsplash-300x225.jpg" alt="" width="484" height="363" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/francisco-arnela-tp8qeCAFBrw-unsplash-300x225.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/francisco-arnela-tp8qeCAFBrw-unsplash-600x450.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/francisco-arnela-tp8qeCAFBrw-unsplash-768x576.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/francisco-arnela-tp8qeCAFBrw-unsplash-1024x768.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/francisco-arnela-tp8qeCAFBrw-unsplash-1160x870.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 484px) 100vw, 484px" /></p>
<p>In this not simple evaluation phase,<strong> it would be useful to have available tools that allow to know an objective measure of the sustainability of what we buy, without having to study and make efforts on researching every time we buy. A label that shows a sustainability index validly recognized and attributed in a clean and honest manner.</strong> There are solutions currently being studied. Meanwhile, what certainly helps us, and has great value, is the transparency of the manufacturer in sincerely sharing the choices made throughout the life cycle of the product, from design to its end or rebirth. Based on the information we have available, we will decide according to personal choices, as we said earlier about the type of impact we wish to have (positive/negative), about what (environment and/or people and/or animals) and the level (the maximum I can do/the least effort/increasing effort). Here you can find a guide of the features to look at in order to choose a sustainable brand: <a href="https://dress-ecode.com/2018/11/07/15-aspetti-da-guardare-per-scegliere-un-brand-sostenibile-e-responsabile/">https://dress-ecode.com/2018/11/07/15-aspetti-da-guardare-per-scegliere-un-brand-sostenibile-e-responsabile/</a></p>
<p><strong>The point is not to be perfect, the point is to do with serenity what we aim at in our possibilities.</strong></p>
<p>The path is serenely made of steps, not for everyone made of acrobatic jumps! The important thing is to advance on this path, forgetting about the (unattainable at the moment) perfection.</p>
<p><em>(Photos: on the cover, Ethan Bodnar; Amy Treasure; Francisco Arnela on Unsplash)</em></p>
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		<title>Sustainable Thinking: inaugurata la mostra della Maison Ferragamo, un connubio di esperienze artistiche e ricerche di moda sostenibile che ci apre a un cambio di mentalità</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Apr 2019 14:20:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[Circular economy]]></category>
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		<category><![CDATA[Environment/Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[Italiano (for English click here) Nel giorno di apertura (12 aprile) abbiamo visitato l’innovativa mostra dedicata agli spunti di riflessione sul tema della sostenibilità nella moda, nell’arte e nell’architettura. Il progetto, che nasce da un’idea di Stefania Ricci, fa parte delle iniziative della Maison Ferragamo realizzate lungo il percorso di trasparenza ed etica intrapreso. Per il brand Salvatore Ferragamo investire nello sviluppo sostenibile significa credere che l’utilizzo di materiali innovativi, il legame con il territorio, l’attenzione all’ambiente e alle proprie persone siano elementi essenziali per il successo. Rappresenta forse il modo migliore per rispettare i valori trasmessi dal suo fondatore, che ha sempre sperimentato materiali naturali e inconsueti per costruire una filosofia del benessere fisico e psicologico del proprio cliente. Non si tratta dell’esposizione di tutte le possibili tecniche, prassi e materie prime per ridurre l’impatto ambientale. È invece uno scrigno di spunti ben presentati, un contenitore ben curato di stimoli di riflessione che provengono dalle creazioni esibite, frutto del connubio tra esperienze artistiche e principali ricerche di moda sostenibile. Camminando per le sale ci si muove in un mondo nuovo, speriamo di un futuro molto vicino, in cui si è accompagnati ad aprirsi a mille possibilità di creare avendo in mente la riduzione dell’impronta umana sull’ambiente. I vestiti, le opere, i materiali esposti invitano a un cambio di mentalità, con cui l’uomo comprende che non può più essere al centro dell’universo a discapito di altre creature e della natura, ma rispettando la centralità della persona deve inserirsi armoniosamente in un fragile ecosistema. Dal riuso, alla trasformazione, ai nuovi materiali, ogni sala è una scoperta o una conferma di nuove opzioni. Consigliamo di visitare la mostra. Qui vi portiamo con noi lungo il percorso nelle diverse sale. Nella sala introduttiva, schermi interattivi presentano informazioni, dati e immagini (grazie al contributo di Hakan Karaosman, professore al corso di Luxury Fashion Management del Politecnico di Milano) che spiegano i cambiamenti necessari in ambito produttivo per ritrovare l’equilibrio perso nel delicato ecosistema. Nella stessa sala si espande l’opera Invasion&#160;dell’artista Pascale Marthine Tayou immergendo il visitatore in un ecosistema sbilanciato in cui la plastica domina sugli elementi naturali distrutti.&#160; È inoltre presente un omaggio a Joseph Beuys, ritenuto uno dei grandi maestri della seconda metà del Novecento, precursore di problematiche ambientali, politiche e culturali, nonché fondatore del Movimento dei Verdi in Germania, dell’Organizzazione per la Democrazia Diretta e della Free International University for Creativity and Interdisciplinary Research. La seconda sala è dedicata a Salvatore Ferragamo e al suo coinvolgente, consistente e continuo lavoro sui materiali, valorizzati in ogni modello conservando le proprie caratteristiche e nel contempo adattandosi alla funzionalità delle calzature. 77 paia di scarpe nate tra gli anni ’30’, ’40 e ’50 dal connubio tra le tecniche artigianali del luogo, il ricamo in seta e cotone, il merletto ad ago prodotto nelle campagne circostanti, gli intrecci di paglia impiegati per la produzione dei celebri cappelli fiorentini e la sperimentazione di pellami, tomaie ricamate, ma anche di materiali più poveri e mai utilizzati per le scarpe al tempo di Ferragamo: la carta, la corteccia d’albero, la rafia, la pelle di pesce, il cellofan. Le meravigliose calzature create da Ferragamo con la zeppa di sughero, da alberi tipici dell’area mediterranea, sono la prova che ogni materiale, anche il più modesto possa essere creativamente modificato in modo da ben collocarsi nel mondo del lusso, da cui all’origine appare tanto lontano. Questa sala è un sogno ad occhi aperti per chi ha la passione delle scarpe. Molti dei modelli di questa sezione potrebbero essere perfetti per rappresentare il tema della sostenibilità nella moda contemporanea, anche se negli anni in cui lavora Ferragamo non si parla certo di salvaguardia ambientale e il desiderio di novità nasce da motivi diversi, dalla penuria di materiali più prestigiosi e dal rarefarsi delle materie prime. Trasformazione &#8211; vestiti, accessori e opere in questa sala provengono dall’idea di rielaborare le materie prime seconde (pre- o post consumer o pre-industriali). La trasformazione&#160; degli scarti deve rigorosamente avvenire tramite un processo meccanico, per risultare sostenibile evitando l’utilizzo di sostanze chimiche inquinanti. &#160;I designer creano da: riciclo di reti recuperate dal mare (Ecoalf), plastica dalle bottiglie (Paul Andrew), scarti di pellame (Maria Sole Ferragamo), linguette ad anello recuperate (Bottletop), vestiti usati reinventati e feltrati (Eileen Fisher),&#160;tessuti riciclati di denim (KUON), tessuti militare riutilizzati (RÆBURN), corde e filati riciclati al 100% e scarti editoriali (Bethany Williams, coinvolgendo giovani donne che stanno percorrendo un cammino di recupero)&#160;o persino impiegando gli indumenti indossati nel momento dell&#8217;emigrazione (Chain). Sono due le opere d’arte esposte nella sala. La prima di El Anatsu, Energy Spill, una moltitudine di frammenti di lattine e detriti disposti come tessere di un prezioso mosaico contemporaneo, connettendo l’Africa all’Occidente e, allo stesso tempo, passato, presente e futuro. L’altra opera è di Sheila Hick, Satellite Interplanétaire, una scultura circolare in fibra di lana che disposta sulla parete punteggia lo spazio “come costellazione di un giardino interplanetario”. I materiali: il cotone che permette di risparmiare il 77% di acqua (ECOTEC®), biopolimeri dai semi di ricino (EVO® prodotto da Fulgar), ritagli pre-consumer di lana e cashmere (Re.VerSo™), fili dalle bottiglie di plastica (Newlife™ prodotto da Sinterama), pizzi smart (Pizzi Smart prodotta da Iluna Group), fibra di poliammide dagli scarti di filatura (Q-NOVA®), cuoio rigenerato (Prodotti Alfa), seta riciclata (Green Fibers di Felice De Palma). Artigianato e moda sociale &#8211; Due le categorie di artigianato che possono rispondere a criteri sostenibili: l’artigianato di riciclo che, seppure in misura minore rispetto all’industria, riutilizza tessuti o materiali plastici per trasformarli in qualcosa di nuovo, come esemplifica il lavoro di Andrea Verdura; il recupero di tradizioni manuali antiche, destinate a scomparire per gli effetti negativi della globalizzazione, che vengono riviste in chiave moderna, permettendo non solo il rilancio di tecniche e di modelli estetici, ma anche il riscatto di comunità locali che, attraverso le attività artigianali, trovano sostentamento economico e riaffermazione sociale. Cinque fashion designer sono stati coinvolti nell&#8217;esposizione creando con entusiasmo capi e accessori esclusivi, mostrando come secondo loro l’artigianalità sia un elemento portante della sostenibilità e della responsabilità sociale. Intrecci &#8211; Sette sculture sospese, realizzate da&#160;Paola Anziché con una sapiente lavorazione a intrecci concentrici che valorizza le caratteristiche delle fibre (tra cui cotone, sughero, corda di lino, cordami di carta, cotone biologico, lana grezza, seta, rafia naturale, trecce di grano, feltro di lana, ananas, banano, juta, corda di sisal). In questa sezione si colloca anche un lungo kimono&#160;realizzato con due pannelli di lana biologica&#160;morbidamente infeltrita,&#160;di Cangiari, il primo marchio di moda eco-etica di fascia alta in Italia, per sottolineare il collegamento con l&#8217;opera di Anziché nell’artigianalità dei tessuti. Innovazione sociale &#8211; L&#8217;opera presentata in questa sezione è&#160;Life Guard&#160;di&#160;Lucy&#160;+&#160;Jorge Orta, che rimanda allo stato di emergenza causato dai molteplici conflitti in corso e alla seguente drammatica ondata migratoria degli ultimi anni. Un invito a “REAGIR[e]” alla “MOR”, l&#8217;immoralità del traffico&#160;di rifugiati, e contribuire attivamente al raggiungimento della “PACE”.&#160; Innovazione &#8211; Materiali, vestiti e accessori che fanno parte di una nuova generazione in cui innovazione, responsabilità, natura e creatività si integrano. I designer creano con: Una combinazione di scarti&#160;di post-produzione o post-consumo riciclati in filato di poliestere, poliammide, viscosa e poliuretano (Undici (1+1=11), di Laura Cavese); Kombucha, un tessuto i cui componenti sono té nero, zucchero e micro-organismi che fermentano e creano cellulose, e in 100% cotone riciclato (La biomímesis, Nous Etudions di Romina Cardillo) Tessuto Orange Fiber, inserito in un twin set in maglieria (Primavera/estate 2017, Salvatore Ferragamo) Elastomero bioplastico&#160;ottenuto da materie prime compostabili e stampa in 3D (Names Gown, Sylvia Heisel) Poliestere Newlife™, insieme a cotone biologico, pezzi di vele dismesse e altri materiali di recupero (L’abito dalle 20 e più combinazioni, l&#8217;abito modulare di Flavia Rocca) Cotone organico, frangia biodegradabile e ricamo in filo di lino (Highway, abito lungo di Hoh Pabissi) Piñatex, una pelle ottenuta dalle foglie&#160;dell’ananas, laminata in argento (Rombaut Piñatex Cowboy Sneakers,&#160;stivali di Mats Rombaut) Fibra di vetro, PVC, viscosa,&#160;cotone, poliestere (Lucciole di Matteo Thiela) Ricamo e stampa ecologici (Xenomorph di Angus Tsui) Fibre di filato riciclato da scarti post-produzione (Flows Follow Flaws,&#160;outfit di Hellen van Rees) Jersey lavorato a jacquard in 100% cotone&#160;organico certificato GOTS tinto con la grafite&#160;di scarto dei processi industriali, secondo l&#8217;antica pratica di tintura calabrese&#160; (Graphi-Tee™ ,&#160;maglietta di WRÅD) Le fibre e i materiali: il primo filato di poliammide al mondo che con la sua struttura chimica a base di carbonio e idrogeno è intrinsecamente nutrimento per i batteri e si degrada in soli cinque anni (Amni Soul Eco® di Solvay); il tessuto 100% vegano ottenuto dagli scarti delle mele (Appleskin prodotto da Frumat); il materiale derivato dalla trasformazione smart-tech dei linter di cotone (Bemberg™ di Asahi Kasei); la fibra dalla frantumazione dei gusci dei crostacei provenienti dal settore alimentare (crabyon); l&#8217;acido polilattico (PLA) (di Natureworks venduto sotto il marchio Ingeo™ biopolymer), un biopolimero prodotto con risorse rinnovabili al 100% dalla polimerizzazione dell’acido lattico; il tessuto dai sottoprodotti agrumicoli (Orange Fiber); il materiale a base di fibre di foglie d’ananas (Piñatex); il tessuto da biomasse vitivinicole (Vegea).  Arte, tecnologia e scienza &#8211; Due opere di Tomás Saraceno fanno riflettere sull&#8217;indispensabilità per la sopravvivenza umana di sviluppare energie rinnovabili, ricercare nuove modalità abitative, osservando altre forme viventi (come i ragni, da cui trarre insegnamenti preziosi). Saraceno persegue l’idea di un’“utopia realizzabile” riprendendo ed aggiornando lo spirito visionario del costruttivismo. L&#8217;artista ha fondato una piattaforma open-source denominata Aerocene (era dell’aria) per promuovere un progetto comunitario teso a “una collaborazione etica con l’atmosfera e l’ambiente”. La cultura della diversità &#8211; Fa piacere non sia stato dimenticato questo aspetto delicato e cruciale nella mostra, inserito attraverso la presentazione di Exactitudes, un progetto speciale realizzato da Ellie Uyttenbroek e Ari Versluis con i dipendenti Salvatore Ferragamo sui codici dell’abbigliamento di vari gruppi sociali. La sala è ricoperta dalla carta da parati su cui sono stati stampati tutti i ritratti scattati, unendo le persone che lavorano in Ferragamo sotto il segno della diversità. Secondo la Maison Ferragamo, &#8220;un&#8217;azienda veramente responsabile e sostenibile, nella propria prospettiva di crescita, deve tener conto dell’integrazione, nella gestione aziendale, di obiettivi di natura economica e ambientale, ma anche sociale, vale a dire comportamenti virtuosi e azioni etiche che si manifestano nel rispetto dei diritti dei lavoratori, nello sviluppo delle loro competenze e nella valorizzazione delle caratteristiche e dell’abilità di ogni singolo individuo&#8221;. Ritorno alla natura &#8211; Chiude il percorso della mostra una sala dedicata al ritorno alle fibre naturali (animali o vegetali) e al contatto perduto con Madre Terra.&#160;La sezione ospita le opere di due artisti, gli abiti di cinque designer di nuova generazione e tessuti organici. Questi ultimi, scendendo dall’alto del soffitto, creano degli ambienti circolari, nei quali il visitatore&#160;può entrare e conoscere le fibre da cui i tessili sono ricavati, le lavorazioni, il mondo che sta dietro questa&#160;produzione. In alcuni casi sarà possibile indossare dei capi minimali, concepiti come i cartamodelli in teletta dell’Alta Moda, per sentire la consistenza del tessuto, il suo peso, la sua specificità (canapa, ortica, yak). Arte &#8211; È esposta l&#8217;opera di Michelangelo Pistoletto&#160;Terzo Paradiso,&#160;nuovo progetto volto alla riconciliazione tra artificio e&#160;natura per un’umanità più responsabile.&#160;“Il simbolo del Terzo Paradiso, riconfigurazione del segno matematico dell’infinito, è composto da tre&#160;cerchi consecutivi. I due cerchi esterni rappresentano tutte le diversità e le antinomie, tra cui natura e&#160;artificio. Quello centrale è la compenetrazione fra i cerchi opposti e rappresenta il grembo generativo&#160;della nuova umanità”. (M. P.,&#160;Terzo Paradiso, 2003, www.pistoletto.it/it/testi/terzo_paradiso.pdf ). Nella sala sono esposte anche le opere del progetto Tappeti-Natura di Piero Gilardi, di cui in mostra è possibile ammirare cinque&#160;diverse versioni recenti, create in poliuretano espanso. La sua&#160;ricerca artistica, a partire dai primi anni sessanta, è stata caratterizzata da una forte coscienza sociale,&#160;da&#160;una particolare attenzione al rapporto tra uomo e natura e ai drastici cambiamenti in corso nel paesaggio, nell’ambiente e nel mondo post-industriale. I fashion designer: Le fibre e i tessuti naturali:&#160;la canapa (il tessuto è stato fornito da&#160;Maeko Tessuti &#38; Filati Naturali), il cotone organico colorato (Organic Cotton Colours), il feltro (un non-tessuto, &#160;prodotto&#160;con l’infeltrimento delle fibre &#8211;&#160;Filz Torino Feltri), il Kapok (la&#160;fibra 100% vegetale e naturale che si ottiene dai frutti di un albero, prodotto da Flocus), le lane autoctone (del Lanificio Fratelli Piacenza, dagli allevamenti italiani di pecore dove la lana&#160;giace abbandonata sui territori in cui i pastori e gli...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Italiano (for English click <a href="https://dress-ecode.com/sustainable-thinking-the-maison-ferragamo-exhibition-opened-a-combination-of-artistic-experiences-and-sustainable-fashion-research-that-opens-us-to-a-change-of-mentality/">here</a>)</p>
<p>Nel giorno di apertura (12 aprile) abbiamo visitato l’innovativa mostra dedicata agli spunti di riflessione sul tema della sostenibilità nella moda, nell’arte e nell’architettura.</p>
<p>Il progetto, che nasce da un’idea di Stefania Ricci, fa parte delle iniziative della Maison Ferragamo realizzate lungo il percorso di trasparenza ed etica intrapreso. Per il brand Salvatore Ferragamo investire nello sviluppo sostenibile significa credere che l’utilizzo di materiali innovativi, il legame con il territorio, l’attenzione all’ambiente e alle proprie persone siano elementi essenziali per il successo. Rappresenta forse il modo migliore per rispettare i valori trasmessi dal suo fondatore, che ha sempre sperimentato materiali naturali e inconsueti per costruire una filosofia del benessere fisico e psicologico del proprio cliente.</p>
<p><strong>Non si tratta dell’esposizione di tutte le possibili tecniche, prassi e materie prime per ridurre l’impatto ambientale. È invece uno scrigno di spunti ben presentati, un contenitore ben curato di stimoli di riflessione che provengono dalle creazioni esibite, frutto del connubio tra esperienze artistiche e principali ricerche di moda sostenibile</strong>. Camminando per le sale ci si muove in un mondo nuovo, speriamo di un futuro molto vicino, in cui si è accompagnati ad aprirsi a mille possibilità di creare avendo in mente la riduzione dell’impronta umana sull’ambiente. I vestiti, le opere, i materiali esposti invitano a <strong>un cambio di mentalità, con cui l’uomo comprende che non può più essere al centro dell’universo a discapito di altre creature e della natura, ma rispettando la centralità della persona deve inserirsi armoniosamente in un fragile ecosistema</strong>.</p>
<p>Dal riuso, alla trasformazione, ai nuovi materiali, ogni sala è una scoperta o una conferma di nuove opzioni. Consigliamo di visitare la mostra. Qui vi portiamo con noi lungo il percorso nelle diverse sale.</p>
<p>Nella <span style="color: #acc0a5;"><strong>sala introduttiva</strong></span>, schermi interattivi presentano informazioni, dati e immagini (grazie al contributo di Hakan Karaosman, professore al corso di Luxury Fashion Management del Politecnico di Milano) che spiegano i cambiamenti necessari in ambito produttivo per ritrovare l’equilibrio perso nel delicato ecosistema. Nella stessa sala si espande l’opera <em>Invasion&nbsp;</em>dell’artista Pascale Marthine Tayou immergendo il visitatore in un ecosistema sbilanciato in cui la plastica domina sugli elementi naturali distrutti.<span class="Apple-converted-space">&nbsp; </span>È inoltre presente un omaggio a Joseph Beuys, ritenuto uno dei grandi maestri della seconda metà del Novecento, precursore di problematiche ambientali, politiche e culturali, nonché fondatore del Movimento dei Verdi in Germania, dell’Organizzazione per la Democrazia Diretta e della Free International University for Creativity and Interdisciplinary Research.</p>


<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="717" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/1.1-1024x717.jpg" alt="" class="wp-image-2235" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/1.1-1024x717.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/1.1-600x420.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/1.1-300x210.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/1.1-768x538.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/1.1-1160x812.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><em>Invasion</em> &#8211; Pascale Marthine Tayou</figcaption></figure>


<p>La seconda sala è dedicata a <span style="color: #acc0a5;"><strong>Salvatore Ferragamo</strong></span> e al suo coinvolgente, consistente e continuo lavoro sui materiali, valorizzati in ogni modello conservando le proprie caratteristiche e nel contempo adattandosi alla funzionalità delle calzature. <strong>77 paia di scarpe nate tra gli anni ’30’, ’40 e ’50 dal connubio tra le tecniche artigianali del luogo</strong>, il ricamo in seta e cotone, il merletto ad ago prodotto nelle campagne circostanti, gli intrecci di paglia impiegati per la produzione dei celebri cappelli fiorentini e la sperimentazione di pellami, tomaie ricamate, ma anche di materiali più poveri e mai utilizzati per le scarpe al tempo di Ferragamo: la carta, la corteccia d’albero, la rafia, la pelle di pesce, il cellofan. Le meravigliose calzature create da Ferragamo con la zeppa di sughero, da alberi tipici dell’area mediterranea, sono la prova che ogni materiale, anche il più modesto possa essere creativamente modificato in modo da ben collocarsi nel mondo del lusso, da cui all’origine appare tanto lontano. <strong>Questa sala è un sogno ad occhi aperti per chi ha la passione delle scarpe</strong>. Molti dei modelli di questa sezione potrebbero essere perfetti per rappresentare il tema della sostenibilità nella moda contemporanea, anche se negli anni in cui lavora Ferragamo non si parla certo di salvaguardia ambientale e il desiderio di novità nasce da motivi diversi, dalla penuria di materiali più prestigiosi e dal rarefarsi delle materie prime.</p>


<ul class="wp-block-gallery aligncenter columns-2 is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="573" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/68B5646E-98B8-4530-AE22-FA23AC1E21CB-1024x573.jpeg" alt="" data-id="2239" class="wp-image-2239" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/68B5646E-98B8-4530-AE22-FA23AC1E21CB-1024x573.jpeg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/68B5646E-98B8-4530-AE22-FA23AC1E21CB-600x336.jpeg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/68B5646E-98B8-4530-AE22-FA23AC1E21CB-300x168.jpeg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/68B5646E-98B8-4530-AE22-FA23AC1E21CB-768x430.jpeg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/68B5646E-98B8-4530-AE22-FA23AC1E21CB-1160x649.jpeg 1160w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/4D9DC41A-FFD6-44B2-8703-D41AED088CA9-1024x768.jpeg" alt="" data-id="2240" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=2240" class="wp-image-2240" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/4D9DC41A-FFD6-44B2-8703-D41AED088CA9-1024x768.jpeg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/4D9DC41A-FFD6-44B2-8703-D41AED088CA9-600x450.jpeg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/4D9DC41A-FFD6-44B2-8703-D41AED088CA9-300x225.jpeg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/4D9DC41A-FFD6-44B2-8703-D41AED088CA9-768x576.jpeg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/4D9DC41A-FFD6-44B2-8703-D41AED088CA9-1160x870.jpeg 1160w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/2.1-683x1024.jpg" alt="" data-id="2246" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=2246" class="wp-image-2246" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/2.1-683x1024.jpg 683w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/2.1-600x900.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/2.1-200x300.jpg 200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/2.1-768x1152.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/2.1-1160x1740.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/2.1-scaled.jpg 1707w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption><em>Rainbow Future</em> &#8211; Salvatore Ferragamo</figcaption></figure></li></ul>


<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Trasformazione</strong></span> &#8211; vestiti, accessori e opere in questa sala provengono dall’idea di rielaborare le materie prime seconde (pre- o post consumer o pre-industriali). La trasformazione<span class="Apple-converted-space">&nbsp; </span>degli scarti deve rigorosamente avvenire tramite un processo meccanico, per risultare sostenibile evitando l’utilizzo di sostanze chimiche inquinanti.</p>
<p>&nbsp;I <strong>designer</strong> creano da: riciclo di reti recuperate dal mare (Ecoalf), plastica dalle bottiglie (Paul Andrew), scarti di pellame (Maria Sole Ferragamo), linguette ad anello recuperate (Bottletop), vestiti usati reinventati e feltrati (Eileen Fisher),&nbsp;tessuti riciclati di denim (KUON), tessuti militare riutilizzati (RÆBURN), corde e filati riciclati al 100% e scarti editoriali (Bethany Williams, coinvolgendo giovani donne che stanno percorrendo un cammino di recupero)&nbsp;o persino impiegando gli indumenti indossati nel momento dell&#8217;emigrazione (Chain).</p>


<ul class="wp-block-gallery aligncenter columns-1 is-cropped wp-block-gallery-3 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="681" height="1024" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/3.5-681x1024.jpg" alt="" data-id="2250" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=2250" class="wp-image-2250" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/3.5-681x1024.jpg 681w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/3.5-600x902.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/3.5-199x300.jpg 199w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/3.5-768x1155.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/3.5-1160x1744.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/3.5-scaled.jpg 1702w" sizes="auto, (max-width: 681px) 100vw, 681px" /><figcaption><em>Because there is no planet B </em>&#8211; Ecoalf (foto archivio Ferragamo)</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="655" height="1024" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/1482EAFB-AD76-4778-A725-B2C94890BA25-655x1024.jpeg" alt="" data-id="2253" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=2253" class="wp-image-2253" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/1482EAFB-AD76-4778-A725-B2C94890BA25-655x1024.jpeg 655w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/1482EAFB-AD76-4778-A725-B2C94890BA25-600x938.jpeg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/1482EAFB-AD76-4778-A725-B2C94890BA25-192x300.jpeg 192w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/1482EAFB-AD76-4778-A725-B2C94890BA25-768x1201.jpeg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/1482EAFB-AD76-4778-A725-B2C94890BA25-1160x1814.jpeg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/1482EAFB-AD76-4778-A725-B2C94890BA25.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 655px) 100vw, 655px" /><figcaption><em>Artemisia</em> &#8211; Maria Sole Ferragamo (foto a.debiasi©)</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/3.4-683x1024.jpg" alt="" data-id="2258" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=2258" class="wp-image-2258" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/3.4-683x1024.jpg 683w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/3.4-600x900.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/3.4-200x300.jpg 200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/3.4-768x1152.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/3.4-1160x1740.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/3.4-scaled.jpg 1707w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption><em>23</em> &#8211; Chain by Lucía Chain</figcaption></figure></li></ul>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/3.10-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-2260" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/3.10-683x1024.jpg 683w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/3.10-600x900.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/3.10-200x300.jpg 200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/3.10-768x1152.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/3.10-1160x1740.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/3.10-scaled.jpg 1707w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption><em>No Address Needed to Join</em> &#8211; Bethany Williams</figcaption></figure></div>


<p>Sono due le opere d’arte esposte nella sala. La prima di El Anatsu, <em>Energy Spill</em>, una moltitudine di frammenti di lattine e detriti disposti come tessere di un prezioso mosaico contemporaneo, connettendo l’Africa all’Occidente e, allo stesso tempo, passato, presente e futuro. L’altra opera è di Sheila Hick, <em>Satellite Interplanétaire, </em>una scultura circolare in fibra di lana che disposta sulla parete punteggia lo spazio “come costellazione di un giardino interplanetario”.</p>
<p>I <strong>materiali</strong>: il cotone che permette di risparmiare il 77% di acqua (ECOTEC®), biopolimeri dai semi di ricino (EVO® prodotto da Fulgar), ritagli pre-consumer di lana e cashmere (Re.VerSo<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/15.0.3/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />), fili dalle bottiglie di plastica (Newlife<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/15.0.3/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> prodotto da Sinterama), pizzi smart (Pizzi Smart prodotta da Iluna Group), fibra di poliammide dagli scarti di filatura (Q-NOVA®), cuoio rigenerato (Prodotti Alfa), seta riciclata (Green Fibers di Felice De Palma).</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Artigianato e moda sociale</strong></span> &#8211; Due le categorie di artigianato che possono rispondere a criteri sostenibili:</p>
<ul>
<li>l’artigianato di riciclo che, seppure in misura minore rispetto all’industria, riutilizza tessuti o materiali plastici per trasformarli in qualcosa di nuovo, come esemplifica il lavoro di Andrea Verdura;</li>
<li>il recupero di tradizioni manuali antiche, destinate a scomparire per gli effetti negativi della globalizzazione, che vengono riviste in chiave moderna, permettendo non solo il rilancio di tecniche e di modelli estetici, ma anche il riscatto di comunità locali che, attraverso le attività artigianali, trovano sostentamento economico e riaffermazione sociale.</li>
</ul>
<p>Cinque fashion designer sono stati coinvolti nell&#8217;esposizione creando con entusiasmo capi e accessori esclusivi, mostrando come secondo loro <strong>l’artigianalità sia un elemento portante della sostenibilità e della responsabilità sociale.</strong></p>


<ul class="wp-block-gallery aligncenter columns-1 is-cropped wp-block-gallery-4 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/A148F12A-A753-4496-91B2-F814C4C346F8-768x1024.jpeg" alt="" data-id="2264" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=2264" class="wp-image-2264" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/A148F12A-A753-4496-91B2-F814C4C346F8-768x1024.jpeg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/A148F12A-A753-4496-91B2-F814C4C346F8-600x800.jpeg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/A148F12A-A753-4496-91B2-F814C4C346F8-225x300.jpeg 225w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/A148F12A-A753-4496-91B2-F814C4C346F8-1160x1547.jpeg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/A148F12A-A753-4496-91B2-F814C4C346F8.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption><em>Ararauna</em> &#8211; Stella Jean (foto a.debiasi©)</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/4.2-1-683x1024.jpg" alt="" data-id="2271" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=2271" class="wp-image-2271" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/4.2-1-683x1024.jpg 683w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/4.2-1-600x900.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/4.2-1-200x300.jpg 200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/4.2-1-768x1152.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/4.2-1-1160x1740.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/4.2-1-scaled.jpg 1707w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption><em>Somewhere over the Rainbow</em> &#8211;  Katie Jones<br>Giacca da materiali di riciclo, pellami di scarto e filati</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="894" height="1024" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7F918F5F-0F33-4C2C-B6A0-A0A814F6D86E-894x1024.jpeg" alt="" data-id="2273" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=2273" class="wp-image-2273" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7F918F5F-0F33-4C2C-B6A0-A0A814F6D86E-894x1024.jpeg 894w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7F918F5F-0F33-4C2C-B6A0-A0A814F6D86E-600x687.jpeg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7F918F5F-0F33-4C2C-B6A0-A0A814F6D86E-262x300.jpeg 262w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7F918F5F-0F33-4C2C-B6A0-A0A814F6D86E-768x880.jpeg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7F918F5F-0F33-4C2C-B6A0-A0A814F6D86E-1160x1329.jpeg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7F918F5F-0F33-4C2C-B6A0-A0A814F6D86E.jpeg 1786w" sizes="auto, (max-width: 894px) 100vw, 894px" /><figcaption><em>Mosaico</em> &#8211; Progetto Quid<br></figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/4.4-683x1024.jpg" alt="" data-id="2313" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=2313" class="wp-image-2313" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/4.4-683x1024.jpg 683w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/4.4-600x900.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/4.4-200x300.jpg 200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/4.4-768x1152.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/4.4-1160x1740.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/4.4-scaled.jpg 1707w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption><em>Alicia &#8211; </em>Studio 189<br>Patchwork di tessuti provenienti da varie comunità del Burkina Faso e dall’India e cucito in Ghana facendo riferimento ai tessuti Kente, tipici della zona</figcaption></figure></li></ul>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/4.5-683x1024.jpg" alt="" class="wp-image-2316" width="573" height="859" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/4.5-683x1024.jpg 683w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/4.5-600x900.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/4.5-200x300.jpg 200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/4.5-768x1152.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/4.5-1160x1740.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/4.5-scaled.jpg 1707w" sizes="auto, (max-width: 573px) 100vw, 573px" /><figcaption><em>Love you Ocean </em> &#8211; Andrea Verdura<br>Stivale realizzato con reti da pesca di recupero<br></figcaption></figure></div>


<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Intrecci</strong> </span>&#8211; Sette sculture sospese, realizzate da&nbsp;Paola Anziché con una sapiente lavorazione a intrecci concentrici che valorizza le caratteristiche delle fibre (tra cui cotone, sughero, corda di lino, cordami di carta, cotone biologico, lana grezza, seta, rafia naturale, trecce di grano, feltro di lana, ananas, banano, juta, corda di sisal). In questa sezione si colloca anche un lungo kimono&nbsp;realizzato con due pannelli di lana biologica&nbsp;morbidamente infeltrita,&nbsp;di Cangiari, il primo marchio di moda eco-etica di fascia alta in Italia, per sottolineare il collegamento con l&#8217;opera di Anziché nell’artigianalità dei tessuti.</p>


<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="888" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/1F2604A1-3466-40D8-A9A8-12218BC941EE-1024x888.jpeg" alt="" class="wp-image-2318" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/1F2604A1-3466-40D8-A9A8-12218BC941EE-1024x888.jpeg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/1F2604A1-3466-40D8-A9A8-12218BC941EE-600x520.jpeg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/1F2604A1-3466-40D8-A9A8-12218BC941EE-300x260.jpeg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/1F2604A1-3466-40D8-A9A8-12218BC941EE-768x666.jpeg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/1F2604A1-3466-40D8-A9A8-12218BC941EE-1160x1006.jpeg 1160w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><em>Intrecci </em>&#8211; Paola Anziché</figcaption></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" width="682" height="1024" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/5.2-682x1024.jpg" alt="" class="wp-image-2321" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/5.2-682x1024.jpg 682w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/5.2-600x901.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/5.2-200x300.jpg 200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/5.2-768x1153.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/5.2-1160x1741.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/5.2-scaled.jpg 1706w" sizes="auto, (max-width: 682px) 100vw, 682px" /><figcaption>Capotto Kimono <em>Peonia</em> &#8211; Cangiari<br></figcaption></figure></div>


<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Innovazione sociale </strong><span style="color: #000000;">&#8211; L&#8217;opera presentata in questa sezione è</span></span>&nbsp;<em>Life Guard</em>&nbsp;di&nbsp;Lucy&nbsp;+&nbsp;Jorge Orta, che rimanda allo stato di emergenza causato dai molteplici conflitti in corso e alla seguente drammatica ondata migratoria degli ultimi anni. Un invito a “REAGIR[e]” alla “MOR”, l&#8217;immoralità del traffico&nbsp;di rifugiati, e contribuire attivamente al raggiungimento della “PACE”.&nbsp;</p>
<p><strong><span style="color: #acc0a5;">Innovazione</span></strong> &#8211; Materiali, vestiti e accessori che fanno parte di una nuova generazione in cui innovazione, responsabilità, natura e creatività si integrano.</p>
<p>I <strong>designer </strong>creano con:</p>
<ul>
<li>Una combinazione di scarti&nbsp;di post-produzione o post-consumo riciclati in filato di poliestere, poliammide, viscosa e poliuretano (<em>Undici (1+1=11)</em>, di Laura Cavese);</li>
<li>Kombucha, un tessuto i cui componenti sono té nero, zucchero e micro-organismi che fermentano e creano cellulose, e in 100% cotone riciclato (<em>La biomímesis</em>, Nous Etudions di Romina Cardillo)</li>
<li>Tessuto Orange Fiber, inserito in un twin set in maglieria (Primavera/estate 2017, Salvatore Ferragamo)</li>
<li>
<div>Elastomero bioplastico&nbsp;ottenuto da materie prime compostabili e stampa in 3D (<em>Names Gown</em>, Sylvia Heisel)</div>
</li>
<li>Poliestere Newlife<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/15.0.3/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />, insieme a cotone biologico, pezzi di vele dismesse e altri materiali di recupero (<em>L’abito dalle 20 e più combinazioni, </em>l&#8217;abito modulare di Flavia Rocca)</li>
<li>Cotone organico, frangia biodegradabile e ricamo in filo di lino (<em>Highway</em>, abito lungo di Hoh Pabissi)</li>
<li>Piñatex, una pelle ottenuta dalle foglie&nbsp;dell’ananas, laminata in argento (<em>Rombaut Piñatex Cowboy Sneakers,&nbsp;</em>stivali di Mats Rombaut)</li>
<li>
<div>Fibra di vetro, PVC, viscosa,&nbsp;cotone, poliestere (<em>Lucciole</em> di Matteo Thiela)</div>
</li>
<li>Ricamo e stampa ecologici (<em>Xenomorph</em> di Angus Tsui)</li>
<li>Fibre di filato riciclato da scarti post-produzione (<em>Flows Follow Flaws,&nbsp;</em>outfit di Hellen van Rees)</li>
<li>
<div>Jersey lavorato a jacquard in 100% cotone&nbsp;organico certificato GOTS tinto con la grafite&nbsp;di scarto dei processi industriali, secondo l&#8217;antica pratica di tintura calabrese&nbsp; (<em>Graphi-Tee<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/15.0.3/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> ,&nbsp;</em>maglietta di WRÅD)</div>
</li>
</ul>


<ul class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-5 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7.10-683x1024.jpg" alt="" data-id="2334" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=2334" class="wp-image-2334" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7.10-683x1024.jpg 683w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7.10-600x900.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7.10-200x300.jpg 200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7.10-768x1152.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7.10-1160x1740.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7.10-scaled.jpg 1707w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption><em>Flows Follow Flaws </em>&#8211; Hellen van Rees<br></figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7.6-683x1024.jpg" alt="" data-id="2336" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=2336" class="wp-image-2336" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7.6-683x1024.jpg 683w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7.6-600x900.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7.6-200x300.jpg 200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7.6-768x1152.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7.6-1160x1740.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7.6-scaled.jpg 1706w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption>Highway &#8211; Hoh Pabissi<br>Paesaggio urbano di grattacieli, strade e macchine tridimensionali<br></figcaption></figure></li></ul>



<ul class="wp-block-gallery columns-2 is-cropped wp-block-gallery-6 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="708" height="1024" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/603A2E4C-AAFE-4ECA-BAB0-9672D45CF46C-708x1024.jpeg" alt="" data-id="2339" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=2339" class="wp-image-2339" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/603A2E4C-AAFE-4ECA-BAB0-9672D45CF46C-708x1024.jpeg 708w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/603A2E4C-AAFE-4ECA-BAB0-9672D45CF46C-600x868.jpeg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/603A2E4C-AAFE-4ECA-BAB0-9672D45CF46C-207x300.jpeg 207w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/603A2E4C-AAFE-4ECA-BAB0-9672D45CF46C-768x1111.jpeg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/603A2E4C-AAFE-4ECA-BAB0-9672D45CF46C-1160x1678.jpeg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/603A2E4C-AAFE-4ECA-BAB0-9672D45CF46C.jpeg 1537w" sizes="auto, (max-width: 708px) 100vw, 708px" /><figcaption><em>L’abito dalle 20 e più combinazioni </em>&#8211; Flavia La Rocca</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="755" height="1024" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/1A3A96E9-D0C1-46F5-8520-523959AABAC0-755x1024.jpeg" alt="" data-id="2344" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=2344" class="wp-image-2344" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/1A3A96E9-D0C1-46F5-8520-523959AABAC0-755x1024.jpeg 755w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/1A3A96E9-D0C1-46F5-8520-523959AABAC0-600x813.jpeg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/1A3A96E9-D0C1-46F5-8520-523959AABAC0-221x300.jpeg 221w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/1A3A96E9-D0C1-46F5-8520-523959AABAC0-768x1041.jpeg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/1A3A96E9-D0C1-46F5-8520-523959AABAC0-1160x1572.jpeg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/1A3A96E9-D0C1-46F5-8520-523959AABAC0.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 755px) 100vw, 755px" /></figure></li></ul>



<ul class="wp-block-gallery aligncenter columns-1 is-cropped wp-block-gallery-7 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="777" height="1024" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/ADB44183-0DED-4644-A2EB-D2F8CD055F89-777x1024.jpeg" alt="" data-id="2348" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=2348" class="wp-image-2348" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/ADB44183-0DED-4644-A2EB-D2F8CD055F89-777x1024.jpeg 777w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/ADB44183-0DED-4644-A2EB-D2F8CD055F89-600x791.jpeg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/ADB44183-0DED-4644-A2EB-D2F8CD055F89-228x300.jpeg 228w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/ADB44183-0DED-4644-A2EB-D2F8CD055F89-768x1012.jpeg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/ADB44183-0DED-4644-A2EB-D2F8CD055F89-1160x1529.jpeg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/ADB44183-0DED-4644-A2EB-D2F8CD055F89.jpeg 1552w" sizes="auto, (max-width: 777px) 100vw, 777px" /><figcaption><em>Names Gown</em> &#8211; Sylvia Heisel<br>Motivo grafico formato da nomi di donne che si sono distinte per progetti e idee innovative nei settori S.T.E.A.M. (Science, Technology, Engeneering, Arts &amp; Design, Mathematics, Media).<br></figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7.7-683x1024.jpg" alt="" data-id="2351" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=2351" class="wp-image-2351" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7.7-683x1024.jpg 683w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7.7-600x900.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7.7-200x300.jpg 200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7.7-768x1152.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7.7-1160x1740.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7.7-scaled.jpg 1707w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption><em>Rombaut Piñatex Cowboy Sneakers</em>  &#8211; Mats Rombaut<br></figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7.11-683x1024.jpg" alt="" data-id="2354" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=2354" class="wp-image-2354" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7.11-683x1024.jpg 683w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7.11-600x900.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7.11-200x300.jpg 200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7.11-768x1152.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7.11-1160x1740.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7.11-scaled.jpg 1707w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption><em>Graphi-Tee<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/15.0.3/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> endorsed Perpetua </em>&#8211; WRÅD</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="701" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7FDCE94A-F176-431D-B145-A0A82C0D0CF5-1024x701.jpeg" alt="" data-id="2356" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=2356" class="wp-image-2356" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7FDCE94A-F176-431D-B145-A0A82C0D0CF5-1024x701.jpeg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7FDCE94A-F176-431D-B145-A0A82C0D0CF5-600x411.jpeg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7FDCE94A-F176-431D-B145-A0A82C0D0CF5-300x205.jpeg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7FDCE94A-F176-431D-B145-A0A82C0D0CF5-768x526.jpeg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7FDCE94A-F176-431D-B145-A0A82C0D0CF5-1160x794.jpeg 1160w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><em>Twin set </em>&#8211; Salvatore Ferragamo</figcaption></figure></li></ul>


<p>Le <strong>fibre</strong> e i <strong>materiali</strong>: il primo filato di poliammide al mondo che con la sua struttura chimica a base di carbonio e idrogeno è intrinsecamente nutrimento per i batteri e si degrada in soli cinque anni (Amni Soul Eco® di Solvay); il tessuto 100% vegano ottenuto dagli scarti delle mele (Appleskin prodotto da Frumat); il materiale derivato dalla trasformazione smart-tech dei linter di cotone (Bemberg<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/15.0.3/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> di Asahi Kasei); la fibra dalla frantumazione dei gusci dei crostacei provenienti dal settore alimentare (crabyon); l&#8217;acido polilattico (PLA) (di Natureworks venduto sotto il marchio Ingeo<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/15.0.3/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> biopolymer), un biopolimero prodotto con risorse rinnovabili al 100% dalla polimerizzazione dell’acido lattico; il tessuto dai sottoprodotti agrumicoli (Orange Fiber); il materiale a base di fibre di foglie d’ananas (Piñatex); il tessuto da biomasse vitivinicole (Vegea). </p>
<p><strong><span style="color: #acc0a5;">Arte, tecnologia e scienza</span></strong> &#8211; Due opere di Tomás Saraceno fanno riflettere sull&#8217;indispensabilità per la sopravvivenza umana di sviluppare energie rinnovabili, ricercare nuove modalità abitative, osservando altre forme viventi (come i ragni, da cui trarre insegnamenti preziosi). Saraceno persegue l’idea di un’“utopia realizzabile” riprendendo ed aggiornando lo spirito visionario del costruttivismo. L&#8217;artista ha fondato una piattaforma open-source denominata <em>Aerocene</em> (era dell’aria) per promuovere un progetto comunitario teso a “una collaborazione etica con l’atmosfera e l’ambiente”.</p>


<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="853" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/C73F2B93-CB35-488C-AAA4-B2F1E4F7E8AF-1024x853.jpeg" alt="" class="wp-image-2359" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/C73F2B93-CB35-488C-AAA4-B2F1E4F7E8AF-1024x853.jpeg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/C73F2B93-CB35-488C-AAA4-B2F1E4F7E8AF-600x500.jpeg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/C73F2B93-CB35-488C-AAA4-B2F1E4F7E8AF-300x250.jpeg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/C73F2B93-CB35-488C-AAA4-B2F1E4F7E8AF-768x639.jpeg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/C73F2B93-CB35-488C-AAA4-B2F1E4F7E8AF-1160x966.jpeg 1160w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><em>Aerocene, Launches at White Sands; Aereocene  Explorer, Backpack  AE101</em><br>Tomás Saraceno (foto a.debiasi©)</figcaption></figure></div>


<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>La cultura della diversità</strong></span> &#8211; <strong>Fa piacere non sia stato dimenticato questo aspetto delicato e cruciale nella mostra</strong>, inserito attraverso la presentazione di <em>Exactitudes</em>, un progetto speciale realizzato da Ellie Uyttenbroek e Ari Versluis con i dipendenti Salvatore Ferragamo sui codici dell’abbigliamento di vari gruppi sociali. La sala è ricoperta dalla carta da parati su cui sono stati stampati tutti i ritratti scattati, unendo le persone che lavorano in Ferragamo sotto il segno della diversità. Secondo la Maison Ferragamo, &#8220;un&#8217;azienda veramente responsabile e sostenibile, nella propria prospettiva di crescita, deve tener conto dell’integrazione, nella gestione aziendale, di obiettivi di natura economica e ambientale, ma anche sociale, vale a dire comportamenti virtuosi e azioni etiche che si manifestano nel rispetto dei diritti dei lavoratori, nello sviluppo delle loro competenze e nella valorizzazione delle caratteristiche e dell’abilità di ogni singolo individuo&#8221;.</p>


<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7F918827-2C6C-4734-BFE4-50180CC7CD4B-768x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-2364" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7F918827-2C6C-4734-BFE4-50180CC7CD4B-768x1024.jpeg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7F918827-2C6C-4734-BFE4-50180CC7CD4B-600x800.jpeg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7F918827-2C6C-4734-BFE4-50180CC7CD4B-225x300.jpeg 225w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7F918827-2C6C-4734-BFE4-50180CC7CD4B-1160x1547.jpeg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/7F918827-2C6C-4734-BFE4-50180CC7CD4B.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption><em>Trendsetters; Representatives</em> &#8211;<br>Ellie Uyttenbroek e Ari Versluis (foto di a.debiasi©)<br><br></figcaption></figure></div>


<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Ritorno alla natura</strong> </span>&#8211; Chiude il percorso della mostra una sala dedicata al ritorno alle fibre naturali (animali o vegetali) e al contatto perduto con Madre Terra.&nbsp;La sezione ospita le opere di due artisti, gli abiti di cinque designer di nuova generazione e tessuti organici. Questi ultimi, scendendo dall’alto del soffitto, creano degli ambienti circolari, nei quali il visitatore&nbsp;può entrare e conoscere le fibre da cui i tessili sono ricavati, le lavorazioni, il mondo che sta dietro questa&nbsp;produzione. In alcuni casi sarà possibile indossare dei capi minimali, concepiti come i cartamodelli in teletta dell’Alta Moda, per sentire la consistenza del tessuto, il suo peso, la sua specificità (canapa, ortica, yak).</p>
<p><strong>Arte</strong> &#8211; È esposta l&#8217;opera di Michelangelo Pistoletto&nbsp;<em>Terzo Paradiso</em>,&nbsp;nuovo progetto volto alla riconciliazione tra artificio e&nbsp;natura per un’umanità più responsabile.&nbsp;“Il simbolo del Terzo Paradiso, riconfigurazione del segno matematico dell’infinito, è composto da tre&nbsp;cerchi consecutivi. I due cerchi esterni rappresentano tutte le diversità e le antinomie, tra cui natura e&nbsp;artificio. Quello centrale è la compenetrazione fra i cerchi opposti e rappresenta il grembo generativo&nbsp;della nuova umanità”. (M. P.,&nbsp;Terzo Paradiso, 2003, www.pistoletto.it/it/testi/terzo_paradiso.pdf ).</p>
<div>Nella sala sono esposte anche le opere del progetto <em>Tappeti-Natura </em>di Piero Gilardi, di cui in mostra è possibile ammirare cinque&nbsp;diverse versioni recenti, create in poliuretano espanso. La sua&nbsp;ricerca artistica, a partire dai primi anni sessanta, è stata caratterizzata da una forte coscienza sociale,&nbsp;da&nbsp;una particolare attenzione al rapporto tra uomo e natura e ai drastici cambiamenti in corso nel paesaggio, nell’ambiente e nel mondo post-industriale.</div>


<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="646" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.3-1024x646.jpg" alt="" class="wp-image-2369" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.3-1024x646.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.3-600x378.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.3-300x189.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.3-768x484.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.3-1160x731.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><em>Terzo Paradiso</em> &#8211; Michelangelo Pistoletto</figcaption></figure></div>


<p>I <strong>fashion designer</strong>:</p>


<ul class="wp-block-gallery aligncenter columns-1 is-cropped wp-block-gallery-8 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.5.-683x1024.jpg" alt="" data-id="2371" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=2371" class="wp-image-2371" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.5.-683x1024.jpg 683w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.5.-600x900.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.5.-200x300.jpg 200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.5.-768x1152.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.5.-1160x1740.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.5.-scaled.jpg 1707w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption><em>Acropora</em> &#8211; Nathalie Ballout<br>Da scarti di jeans Levi’s usati il suo abito è una storia che narra la lenta morte della barriera corallina, utilizzando come parole i punti del ricamo su un infinito patchwork di tessuto denim simile ad un mare blu.<br></figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="681" height="1024" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.6-681x1024.jpg" alt="" data-id="2373" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=2373" class="wp-image-2373" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.6-681x1024.jpg 681w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.6-600x903.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.6-199x300.jpg 199w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.6-768x1155.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.6-1160x1745.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.6-scaled.jpg 1702w" sizes="auto, (max-width: 681px) 100vw, 681px" /><figcaption><em>Ero Jazmin Dress</em> &#8211; Maria Cornejo<br>Abito in tessuto in un filato di viscosa prodotto da una miscela di polpa di legno di <br>abete rosso e pino scozzese proveniente da foreste certificate sostenibili </figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.7-683x1024.jpg" alt="" data-id="2377" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=2377" class="wp-image-2377" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.7-683x1024.jpg 683w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.7-600x900.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.7-200x300.jpg 200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.7-768x1152.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.7-1160x1740.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.7-scaled.jpg 1707w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption><em>Mother </em>&#8211;  Tiziano Guardini, realizzato con Barbara Mugnai<br>Una cascata di strisce ondulate di seta verde, non violenta, <br>prodotta da Cocccon e certificata GOTS<br></figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.8-683x1024.jpg" alt="" data-id="2379" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=2379" class="wp-image-2379" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.8-683x1024.jpg 683w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.8-600x900.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.8-200x300.jpg 200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.8-768x1152.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.8-1160x1739.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.8-scaled.jpg 1707w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption><em>Mother Earth</em>&#8211; Laura  Strambi<br>Realizzato in tessuto Newlife<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/15.0.3/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />, seta e cotone organico prodotto in esclusiva per lei, trattato con tinture naturali messe a spatola e tessuti stampati riciclati, è ricamato con materiali provenienti dal suo archivio<br></figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.9-683x1024.jpg" alt="" data-id="2381" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=2381" class="wp-image-2381" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.9-683x1024.jpg 683w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.9-600x900.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.9-200x300.jpg 200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.9-768x1152.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.9-1160x1739.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.9-scaled.jpg 1707w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /><figcaption>Dalla collezione <em>Wear Your Heart on Your Sleeve , Wyhoys</em> by Lilla Pápai<br>Il disegno  sul capo allude agli effetti catastrofici sulla natura e sulla fauna causati dalla fuoriuscita di petrolio in mare. Il tessuto è in lana merino australiana e neozelandese certificata GOTS, lavorata secondo l’antica tecnica della feltratura<br></figcaption></figure></li></ul>


<p>Le <strong>fibre</strong> e i <strong>tessuti naturali:&nbsp;</strong>la canapa (il tessuto è stato fornito da&nbsp;Maeko Tessuti &amp; Filati Naturali), il cotone organico colorato (Organic Cotton Colours), il feltro (un non-tessuto, &nbsp;prodotto&nbsp;con l’infeltrimento delle fibre &#8211;&nbsp;Filz Torino Feltri), il Kapok (la&nbsp;fibra 100% vegetale e naturale che si ottiene dai frutti di un albero, prodotto da Flocus), le lane autoctone (del Lanificio Fratelli Piacenza, dagli allevamenti italiani di pecore dove la lana&nbsp;giace abbandonata sui territori in cui i pastori e gli allevatori, costretti dal ciclo biologico e dalle&nbsp;necessità di sopravvivenza degli animali, praticano direttamente la tosa delle proprie greggi), il lino organico (fornito da&nbsp;TINTEX Textiles), l&#8217;ortica (da Camira Fabrics), la seta vegana non violenta (da Ereena), il sughero (da Villani Leonello), le tinte naturali (di casa Clementina di Sissi Castellano e Stefano Panconesi) e il filato&nbsp;mYak (dalla fibra più fine e sottile del baby yak). Tra i tessuti naturali anche le creazioni di Chiara Vigo (<a href="https://dress-ecode.com/2018/12/19/dal-mare-la-tessitura-antica-di-una-seta-naturale-lultimo-maestro-e-in-italia/">articolo sulla seta del mare) </a>&nbsp;che con il bisso tesse magistralmente preziose opere che&nbsp;non si possono né comprare né vendere, solo donare o ricevere.</p>


<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" width="708" height="1024" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.1-708x1024.jpg" alt="" class="wp-image-2384" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.1-708x1024.jpg 708w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.1-600x868.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.1-207x300.jpg 207w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.1-768x1111.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.1-1160x1679.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/10.1-scaled.jpg 1769w" sizes="auto, (max-width: 708px) 100vw, 708px" /><figcaption><em>Vaso della vita</em> &#8211; Chiara Vigo</figcaption></figure></div>
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