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	<title>spreco alimentare &#8211; Dress Ecode</title>
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		<title>Vita da Dress Ecode &#8211; App collegate alla sostenibilità: cibo e dating</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Mar 2021 08:33:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Puoi ascoltare qui l&#8217;articolo: Cibo e Dating Le app ci accompagnano ormai nelle attività quotidiane più disparate. Oltre a quelle dedicate al vintage e second-hand che spesso menzioniamo, ti racconto com&#8217;è andata con gli strumenti digitali legati alla sostenibilità che sto provando personalmente. Inizio da due applicazioni: una utile alla riduzione degli sprechi di cibo, l&#8217;altra per conoscere e uscire con vegetariani o vegani. Too Good To Go &#8211; Salviamo il cibo invenduto e il portafoglio! Da tempo utilizzo quest&#8217;app, insieme a un&#8217;altra concorrente diffusa all&#8217;estero, per contribuire alla riduzione dello spreco alimentare. L&#8217;idea è di mettere in contatto gli utenti con gli esercizi commerciali che offrono prodotti rimasti invenduti, in modo da evitare che il cibo sia sprecato. Da una parte i clienti ricevono alimenti da locali e negozi preferiti a un prezzo più contenuto, dall&#8217;altro i negozianti coinvolgono nuovi clienti ed evitano costi di smaltimento, contribuendo alla riduzione di rifiuti alimentari. Si scarica l&#8217;app, si effettua l&#8217;iscrizione gratuita e si inizia a scorrere le disponibilità di cibo selezionando quartiere, tipologia di prodotto (pasti pronti, alimentari, prodotti da forno), fascia oraria di disponibilità (pranzo/cena) e altri criteri come la disponibilità immediata o l&#8217;imminente chiusura della finestra temporale per il ritiro. Ho avuto ottime esperienze (a Milano in un forno e in una gelateria a Roma) e un po&#8217; meno fortuna con qualche esercizio in territorio romano dove i negozi aderenti sono arrivati da poco a 1.000, con delusione per la qualità e la quantità di cibo da ritirare. L&#8217;app funziona benissimo, è semplice, immediata. Ho avuto però in alcuni casi la sensazione di un possibile fraintendimento da parte di qualche ristoratore: la finalità di Too Good To Go è di salvare dai rifiuti l&#8217;eccedenza, tutto ciò che è prossimo alla scadenza in chiusura del locale e non può essere venduto a breve. Non è esclusivamente uno strumento per promuovere la propria attività oppure per applicare sconti a nuovi clienti&#8230; In un caso purtroppo ho trovato anche cibo che, per ragioni su cui sorvolo, era proprio da buttare. In altri, la delusione di trovare poche cose e a prezzo quasi pari al listino e il dubbio di non aver davvero contribuito a salvare qualcosa in procinto di essere buttato. Su questo speriamo che il team di Too Good To Go possa trovare il modo di orientare al meglio gli esercizi commerciali che aderiscono. Per il resto, credo che sia un valido strumento di grande utilità per la lotta allo spreco! Nel caso per esempio del forno di Milano, la quantità di cibo delizioso era davvero incredibile e si capiva chiaramente si trattava di panini, focaccine, pizzette, rustici farciti che il giorno dopo non avrebbero potuto ricollocare in vetrina. Anche il gelato assaggiato ultimamente era buonissimo, con un prezzo competitivo rispetto al prodotto normalmente venduto. Provare non costa nulla, ti invito a scaricarla! Fammi sapere come ti trovi così da condividerlo con altri lettori. (Foto: Too Good To Go) &#160; &#160; Veggly &#8211; Il dating digitale per vegetariani e vegani (ma non solo) Qualche mese fa ho letto un articolo che annunciava l&#8217;arrivo in Italia di una nuova app per dating, dedicata a vegani e vegetariani. &#8220;Funzionerà per conoscere persone con un intento affine, più attenzione all&#8217;ambiente e agli animali e una maggiore sensibilità verso le tematiche sostenibili?&#8221;, mi sono chiesta. Sarebbe stato bello scrivere di uno strumento in più per creare nuove relazioni sociali in tempi di distanziamento e distanze fisiche. Premetto che non ho mai utilizzato un&#8217;app di dating. Non ho quindi possibilità di fare un confronto diretto con simili strumenti, ma ho potuto raccogliere feedback da parte di chi ne fa uso abitualmente. Veggly funziona così: ti iscrivi, carichi le tue foto, inserisci una tua descrizione indicando se sei vegan, vegetariano o se &#8220;ci stai provando&#8221; (nel senso di provare a diventare veg!) e il lavoro che svolgi. Puoi scegliere la versione gratuita o a pagamento. Scorrendo le foto, se ti piace qualcuno invii un like. Se ricambia, scatta il match, la combinazione, e potete iniziare a chattare. Niente foto, niente vocali. Solo messaggi. Non ho mai inviato un like per prima, ma forse per l&#8217;articolo avrei dovuto provare. Ci sono quelli che ti mandano un like, ricambi e poi non ti scrivono nulla. Non li ho capiti. Anche se può capitare di pigiare &#8220;like&#8221; per sbaglio (mi è successo con uno per niente affine!). In questi mesi mi sono imbattuta nei casi umani più strani. Nel profilo ho indicato la professione lavorativa, l&#8217;età e gli interessi convergenti sulla natura, l&#8217;ambiente, i viaggi e, dopo un primo periodo di totale inesperienza, ho specificato in modo chiaro che non ero &#8220;una persona da Tinder&#8221; e avrei risposto per conoscere persone con interessi simili, con un nome vero e una foto personale (nota per i gestori di Veggly: ma perché l&#8217;età? Perché non un range di anni per esempio? È proprio necessario che compaia accanto al nome? Pietà!). Confidando in una sorta di selezione naturale visto il nome e il target dell&#8217;app grazie a quanto scritto nella bio, mi sono ritrovata a essere contattata da: Due ingegneri dell&#8217;industria petrolifera Decine di persone senza foto se non di un gattino, tramonto, piatto vegano, ecc. Un ragazzo che per la prima volta ha sentito parlare di professioni legate alla sostenibilità Parecchi uomini delusi dalla risposta alla domanda &#8220;Cosa cerchi qui su Veggly?&#8221; (&#8220;Vorrei conoscere persone con interessi simili&#8221;) Per lo più ragazzi giovani (tra i 25 e 30 anni) Un misogino E poi una serie di casi che potrebbero essere quasi patologici. Mi sono chiesta e mi chiedo: cliccano a caso su &#8220;mi piace&#8221; fermandosi alla foto, senza leggere la bio? Neppure quanto scritto nel campo in alto in evidenza &#8220;Lavoro&#8221;? Seguendo questo criterio per scremare, non ho risposto a chi cambiava nome ogni giorno o a chi ha scelto di chiamarsi &#8220;Roma&#8221; per non rivelare l&#8217;identità (oltre a evitare quelli con la foto profilo insieme alla fidanzata). Potrei scrivere fiumi di parole solo sugli incipit delle conversazioni, sui primi approcci. &#8220;Che bella signora, tuttavia nel mio particolare modo di vedere sono le donne&#38;capitalismo che stanno distruggendo il pianeta&#8221;. Già con &#8220;signora&#8221; ti poni a muso duro, come se non fosse abbastanza distruggi la missione professionale e privata che ti ho rivelato nella bio, mostrando un lieve risentimento maschilista! Almeno hai letto la bio. Ma perché allora contattarmi?? Pochi hanno pazienza. In un mondo di fast fashion e fast food, anche il dating è fast. Al primo messaggio già si fiondano per incontrarsi, avere il numero di telefono (l&#8217;insistenza da parte di uno al primo contatto è stata estenuante), videochiamarsi, fidanzarsi, trasferirsi da te e qualcuno pure già separarsi, facendo tutto da solo perché tu magari, non avendo attivato le notifiche, quel giorno non hai proprio avuto tempo di entrare nell&#8217;app. Mi sono ritrovata a raccontare a un ventenne di quell&#8217;emozione che da adolescente vivevo in attesa di trovare nella cassetta della posta una lettera. Una risposta tanto attesa, per cui a volte le parole impresse sulla carta trovavano riscontro anche dopo mesi, se il corrispondente era un po&#8217; pigro e le Poste non ti regalavano inghippi. Ricordo ancora gli istanti in cui giravo la piccola chiave della cassetta e trovavo lì distesa, dopo km di viaggio, un rettangolo di carta a volte impiastricciato, a volte profumato, a volte accartocciato. Ci sono stati momenti in cui ho strappato la busta all&#8217;istante, altri in cui ho atteso di essere in silenzio in mezzo al campo sotto casa portando a spasso il cane o di essere raggomitolata sul letto in solitudine. Quelle emozioni, le ricordo ancora. Perciò aprire un&#8217;app e trovare una serie di messaggi consecutivi incalzanti, o in qualche caso addirittura deliranti, perché non hai risposto tempestivamente è un piccolo shock. Sono stata bloccata da un paio di persone: da uno perché non ho voluto condividere il numero di telefono e chattare su Whatsapp al primo contatto. Il consiglio è di tutelarsi e scambiare un recapito telefonico solo dopo essersi conosciuti. Meglio interagire prima su Instagram. da un ragazzo di Bucharest, perché insistendo già al primo contatto di vederci per un video dating (ma cos&#8217;è?) ho mostrato qualche perplessità proponendo di scriverci almeno qualche messaggio prima. Dopo due parole parlava già di massaggi. Quando ho chiesto cosa fosse un video dating: &#8220;Why to spoil the fun before it?&#8221;. Le perplessità a questo punto sono solo aumentate!  E a nulla sono valse le sue non richieste rassicurazioni: &#8220;I don&#8217;t even go for the back touch. So no need to get worried&#8221;. Proseguendo con un fastidioso e inopportuno flirtare così a freddo in un bombardamento di messaggi. da un altro ragazzo ancora, perché non rispondevo immediatamente. Per poi dopo un po&#8217; ricomparire scusandosi per il teatrino. E fermare da lì a poco ogni conversazione perché hai spiegato che preferisci partire da un&#8217;amicizia. &#8220;Onestamente mi dispiace troncare così ma parlare su quest&#8217;app una volta alla settimana lo trovo un po&#8217; triste (ndr: stiamo parlando di neanche un mese di conoscenza). Se invece pensi che da questa amicizia possa nascere qualcosa di più intimo dimmelo. Io per come sono fatto cerco di vivere la sessualità in modo più aperto e libero, infatti ho voluto mettere in chiaro le cose per correttezza&#8221;. Se non fosse stato per tutti i cambi di nome, che alla fine non capivo più con chi stavo parlando, e per il teatrino abbastanza aggressivo per una risposta tardiva, quasi avrei apprezzato la franchezza. Meglio di un altro, che carinamente scriveva messaggi con costanza per poi inaspettatamente interrompere la scrittura dopo aver risposto alla domanda &#8220;Ma tu che cerchi di preciso su questa chat?&#8221; (eppure nella bio l&#8217;ho scritto!). In realtà anche un altro ragazzo mi ha bloccata. Uno dei pochi con cui le conversazioni scritte erano piacevoli. La maggior parte dei messaggi sono mancati dialoghi che languono. Più di &#8220;Di dove sei?&#8221;, &#8220;Cosa stai facendo?&#8221;, &#8220;Hey!&#8221;, &#8220;Ti puoi spostare da Roma?&#8221; &#8220;Hai mai visitato un canile?&#8221;. Difficile leggere qualcosa di coinvolgente e originale. Lui invece mi aveva colpito. Fino a quando mi ha chiesto di seguirci su Instagram. Sono andata a vedere il suo profilo e di getto ho domandato: &#8220;Come mai hai centinaia di follower e tu non segui neanche una persona?&#8221;. Non gli piaceva nessuno, non reputava nessuno degno di essere seguito, questo il sunto di una risposta data con una certa spocchia e prepotenza. Giusto il tempo di mostrare stupore e scrivere che probabilmente allora neppure il mio profilo è un gran prodotto artistico e mi ha bloccata. L&#8217;app di per sé funziona. Mi sfugge la differenza con simili alternative, anche perché non è necessario essere vegani o vegetariani. Per definizione in Italia le app di dating sono per incontri veloci e un po&#8217; leggeri. Ho voluto sperimentare, per raccontarlo qui, se un focus comune come l&#8217;amore per gli animali e l&#8217;ambiente aprisse uno spiraglio a un target diverso. Trovo bello l&#8217;obiettivo di Veggly e la possibilità di raggiungere persone in tutto il mondo. Sono riuscita a conoscere un ragazzo fuori dall&#8217;Italia con tanti punti in comune scoperti in piacevoli conversazioni e con un&#8217;interessante esperienza nel settore della moda, magari nascerà una collaborazione professionale (mantengo il riserbo sulle conversazioni con lui). Resta la tristezza di scorrere con un dito foto di sconosciuti, &#8220;questo sì, questo no&#8221;, escludendo &#8211; forse &#8211; statisticamente un po&#8217; troppo e la delusione di non aver ampliato la cerchia di amici con simili interessi. Arriverà da Veggly qualcosa di innovativo? Nel frattempo, non so ancora per quanto, forse continuo a indagare. Se ti interessano le app, abbiamo scritto con Giulia di un tool digitale per organizzare il nostro armadio. Ps Ringrazio Serena Tringali, perché in una stanza di Club House in cui sono sono entrata creando scompiglio per raccogliere informazioni sulle app di dating  ha virato l&#8217;argomento del gruppo per  darmi spunti interessanti. (Foto: Veggly; Pratik Gutpa) &#160; &#160; &#160;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignleft wp-image-11602" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie.png" alt="" width="30" height="28" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie.png 3840w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-600x551.png 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-300x276.png 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1024x941.png 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-768x706.png 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1536x1412.png 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-2048x1882.png 2048w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1160x1066.png 1160w" sizes="(max-width: 30px) 100vw, 30px" />Puoi ascoltare qui l&#8217;articolo: <a href="https://www.spreaker.com/episode/44044459">Cibo e Dating</a></p>
<p>Le app ci accompagnano ormai nelle attività quotidiane più disparate. Oltre a quelle dedicate al vintage e second-hand che spesso menzioniamo, ti racconto com&#8217;è andata con gli strumenti digitali legati alla sostenibilità che sto provando personalmente. Inizio da due applicazioni: una utile alla riduzione degli sprechi di cibo, l&#8217;altra per conoscere e uscire con vegetariani o vegani.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-14453" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/03/TooGoodToGo_5383-scaled.jpg" alt="" width="971" height="626" /></p>
<h6><span style="color: #68a69b;"><a style="color: #68a69b;" href="https://toogoodtogo.it/it/">Too Good To Go</a> &#8211; Salviamo il cibo invenduto e il portafoglio!</span></h6>
<p>Da tempo utilizzo quest&#8217;app, insieme a un&#8217;altra concorrente diffusa all&#8217;estero, per contribuire alla <strong>riduzione dello spreco alimentare</strong>. L&#8217;idea è di mettere in contatto gli utenti con gli esercizi commerciali che offrono prodotti rimasti invenduti, in modo da evitare che il cibo sia sprecato. Da una parte i clienti ricevono alimenti da locali e negozi preferiti a<strong> un prezzo più contenuto</strong>, dall&#8217;altro i negozianti coinvolgono nuovi clienti ed evitano costi di smaltimento, contribuendo alla riduzione di rifiuti alimentari.</p>
<p>Si scarica l&#8217;app, si effettua l&#8217;<strong>iscrizione gratuita</strong> e si inizia a scorrere le disponibilità di cibo selezionando quartiere, tipologia di prodotto (pasti pronti, alimentari, prodotti da forno), fascia oraria di disponibilità (pranzo/cena) e altri criteri come la disponibilità immediata o l&#8217;imminente chiusura della finestra temporale per il ritiro.</p>
<p>Ho avuto ottime esperienze (a Milano in un forno e in una gelateria a Roma) e un po&#8217; meno fortuna con qualche esercizio in territorio romano dove i negozi aderenti sono arrivati da poco a 1.000, con delusione per la qualità e la quantità di cibo da ritirare. L&#8217;app <strong>funziona benissimo, è semplice, immediata</strong>.</p>
<p>Ho avuto però in alcuni casi la sensazione di un possibile fraintendimento da parte di qualche ristoratore: la finalità di Too Good To Go è di salvare dai rifiuti l&#8217;eccedenza, tutto ciò che è prossimo alla scadenza in chiusura del locale e non può essere venduto a breve. Non è esclusivamente uno strumento per promuovere la propria attività oppure per applicare sconti a nuovi clienti&#8230; In un caso purtroppo ho trovato anche cibo che, per ragioni su cui sorvolo, era proprio da buttare. In altri, la delusione di trovare poche cose e a prezzo quasi pari al listino e il dubbio di non aver davvero contribuito a salvare qualcosa in procinto di essere buttato. Su questo speriamo che il team di Too Good To Go possa trovare il modo di orientare al meglio gli esercizi commerciali che aderiscono.</p>
<p>Per il resto, credo che sia <strong>un valido strumento di grande utilità per la lotta allo spreco</strong>! Nel caso per esempio del forno di Milano, la quantità di cibo delizioso era davvero incredibile e si capiva chiaramente si trattava di panini, focaccine, pizzette, rustici farciti che il giorno dopo non avrebbero potuto ricollocare in vetrina. Anche il gelato assaggiato ultimamente era buonissimo, con un prezzo competitivo rispetto al prodotto normalmente venduto.</p>
<p>Provare non costa nulla, ti invito a scaricarla! Fammi sapere come ti trovi così da condividerlo con altri lettori.</p>
<p><em>(Foto: Too Good To Go)</em></p>
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<p><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-14456" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/03/IMG_4058.jpg" alt="" width="750" height="730" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/03/IMG_4058.jpg 750w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/03/IMG_4058-600x584.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/03/IMG_4058-300x292.jpg 300w" sizes="(max-width: 750px) 100vw, 750px" /></p>
<h6><span style="color: #68a69b;"><a style="color: #68a69b;" href="https://www.veggly.net">Veggly</a> &#8211; Il dating digitale per vegetariani e vegani (ma non solo)</span></h6>
<p>Qualche mese fa ho letto un articolo che annunciava l&#8217;arrivo in Italia di una nuova app per dating, dedicata a vegani e vegetariani. &#8220;Funzionerà per conoscere persone con un intento affine, più attenzione all&#8217;ambiente e agli animali e una maggiore sensibilità verso le tematiche sostenibili?&#8221;, mi sono chiesta. Sarebbe stato bello scrivere di <strong>uno strumento in più per creare nuove relazioni sociali</strong> in tempi di distanziamento e distanze fisiche.</p>
<p>Premetto che non ho mai utilizzato un&#8217;app di dating. Non ho quindi possibilità di fare un confronto diretto con simili strumenti, ma ho potuto raccogliere feedback da parte di chi ne fa uso abitualmente.</p>
<p><a href="https://mailchi.mp/13e230d112c6/inizia-da-qui"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-13606" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/Bottone-inizia-da-qui.jpg" alt="" width="348" height="146" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/Bottone-inizia-da-qui.jpg 1403w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/Bottone-inizia-da-qui-600x253.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/Bottone-inizia-da-qui-300x127.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/Bottone-inizia-da-qui-1024x432.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/Bottone-inizia-da-qui-768x324.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/Bottone-inizia-da-qui-1160x489.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 348px) 100vw, 348px" /></a>Veggly funziona così: ti iscrivi, carichi le tue foto, inserisci una tua descrizione indicando se sei vegan, vegetariano o se &#8220;ci stai provando&#8221; (nel senso di provare a diventare veg!) e il lavoro che svolgi. Puoi scegliere la versione gratuita o a pagamento. Scorrendo le foto, se ti piace qualcuno invii un <em>like</em>. Se ricambia, scatta il match, la combinazione, e potete iniziare a chattare. Niente foto, niente vocali. Solo messaggi.</p>
<p>Non ho mai inviato un <em>like</em> per prima, ma forse per l&#8217;articolo avrei dovuto provare. Ci sono quelli che ti mandano un <em>like</em>, ricambi e poi non ti scrivono nulla. Non li ho capiti. Anche se può capitare di pigiare &#8220;like&#8221; per sbaglio (mi è successo con uno per niente affine!).</p>
<p>In questi mesi <strong>mi sono imbattuta nei casi umani più strani</strong>. Nel profilo ho indicato la professione lavorativa, l&#8217;età e gli interessi convergenti sulla natura, l&#8217;ambiente, i viaggi e, dopo un primo periodo di totale inesperienza, ho specificato in modo chiaro che non ero &#8220;una persona da Tinder&#8221; e avrei risposto per conoscere persone con interessi simili, con un nome vero e una foto personale (nota per i gestori di Veggly: ma perché l&#8217;età? Perché non un range di anni per esempio? È proprio necessario che compaia accanto al nome? Pietà!).</p>
<p>Confidando in una sorta di selezione naturale visto il nome e il target dell&#8217;app grazie a quanto scritto nella bio, <strong>mi sono ritrovata a essere contattata da</strong>:</p>
<ul>
<li>Due ingegneri dell&#8217;industria petrolifera</li>
<li>Decine di persone senza foto se non di un gattino, tramonto, piatto vegano, ecc.</li>
<li>Un ragazzo che per la prima volta ha sentito parlare di professioni legate alla sostenibilità</li>
<li>Parecchi uomini delusi dalla risposta alla domanda &#8220;Cosa cerchi qui su Veggly?&#8221; (&#8220;Vorrei conoscere persone con interessi simili&#8221;)</li>
<li>Per lo più ragazzi giovani (tra i 25 e 30 anni)</li>
<li>Un misogino</li>
</ul>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-14459 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/03/IMG_4059.jpg" alt="" width="592" height="596" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/03/IMG_4059.jpg 750w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/03/IMG_4059-100x100.jpg 100w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/03/IMG_4059-600x604.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/03/IMG_4059-298x300.jpg 298w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/03/IMG_4059-150x150.jpg 150w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/03/IMG_4059-75x75.jpg 75w" sizes="auto, (max-width: 592px) 100vw, 592px" />E poi una serie di casi che potrebbero essere quasi patologici.</p>
<p>Mi sono chiesta e mi chiedo: cliccano a caso su &#8220;mi piace&#8221; fermandosi alla foto, senza leggere la bio? Neppure quanto scritto nel campo in alto in evidenza &#8220;Lavoro&#8221;? Seguendo questo criterio per scremare, non ho risposto a chi cambiava nome ogni giorno o a chi ha scelto di chiamarsi &#8220;Roma&#8221; per non rivelare l&#8217;identità (oltre a evitare quelli con la foto profilo insieme alla fidanzata).</p>
<p>Potrei scrivere fiumi di parole solo sugli <strong>incipit delle conversazioni</strong>, sui primi approcci. &#8220;Che bella signora, tuttavia nel mio particolare modo di vedere sono le donne&amp;capitalismo che stanno distruggendo il pianeta&#8221;. Già con &#8220;signora&#8221; ti poni a muso duro, come se non fosse abbastanza distruggi la missione professionale e privata che ti ho rivelato nella bio, mostrando un lieve risentimento maschilista! Almeno hai letto la bio. Ma perché allora contattarmi??</p>
<p><strong>Pochi hanno pazienza.</strong> <strong>In un mondo di fast fashion e fast food, anche il dating è fast.</strong> Al primo messaggio già si fiondano per incontrarsi, avere il numero di telefono (l&#8217;insistenza da parte di uno al primo contatto è stata estenuante), videochiamarsi, fidanzarsi, trasferirsi da te e qualcuno pure già separarsi, facendo tutto da solo perché tu magari, non avendo attivato le notifiche, quel giorno non hai proprio avuto tempo di entrare nell&#8217;app.</p>
<p>Mi sono ritrovata a raccontare a un ventenne di quell&#8217;<strong>emozione che da adolescente vivevo</strong> in attesa di trovare nella cassetta della posta una lettera. Una risposta tanto attesa, per cui a volte le parole impresse sulla carta trovavano riscontro anche dopo mesi, se il corrispondente era un po&#8217; pigro e le Poste non ti regalavano inghippi. Ricordo ancora gli istanti in cui giravo la piccola chiave della cassetta e trovavo lì distesa, dopo km di viaggio, un rettangolo di carta a volte impiastricciato, a volte profumato, a volte accartocciato. Ci sono stati momenti in cui ho strappato la busta all&#8217;istante, altri in cui ho atteso di essere in silenzio in mezzo al campo sotto casa portando a spasso il cane o di essere raggomitolata sul letto in solitudine.</p>
<p><strong>Quelle emozioni, le ricordo ancora.</strong></p>
<p>Perciò aprire un&#8217;app e trovare una serie di messaggi consecutivi incalzanti, o in qualche caso addirittura deliranti, perché non hai risposto tempestivamente è un piccolo shock. Sono stata <strong>bloccata da un paio di persone:</strong></p>
<ul>
<li>da uno perché non ho voluto condividere il numero di telefono e chattare su Whatsapp al primo contatto. Il consiglio è di tutelarsi e scambiare un recapito telefonico solo dopo essersi conosciuti. Meglio interagire prima su Instagram.</li>
<li>da un ragazzo di Bucharest, perché insistendo già al primo contatto di vederci per un video dating (ma cos&#8217;è?) ho mostrato qualche perplessità proponendo di scriverci almeno qualche messaggio prima. Dopo due parole parlava già di massaggi. Quando ho chiesto cosa fosse un video dating: &#8220;Why to spoil the fun before it?&#8221;. Le perplessità a questo punto sono solo aumentate!  E a nulla sono valse le sue non richieste rassicurazioni: &#8220;I don&#8217;t even go for the back touch. So no need to get worried&#8221;. Proseguendo con un fastidioso e inopportuno flirtare così a freddo in un bombardamento di messaggi.</li>
<li>da un altro ragazzo ancora, perché non rispondevo immediatamente. Per poi dopo un po&#8217; ricomparire scusandosi per il teatrino. E fermare da lì a poco ogni conversazione perché hai spiegato che preferisci partire da un&#8217;amicizia. &#8220;Onestamente mi dispiace troncare così ma parlare su quest&#8217;app una volta alla settimana lo trovo un po&#8217; triste (ndr: stiamo parlando di neanche un mese di conoscenza). Se invece pensi che da questa amicizia possa nascere qualcosa di più intimo dimmelo. Io per come sono fatto cerco di vivere la sessualità in modo più aperto e libero, infatti ho voluto mettere in chiaro le cose per correttezza&#8221;. Se non fosse stato per tutti i cambi di nome, che alla fine non capivo più con chi stavo parlando, e per il teatrino abbastanza aggressivo per una risposta tardiva, quasi avrei apprezzato la franchezza. Meglio di un altro, che carinamente scriveva messaggi con costanza per poi inaspettatamente interrompere la scrittura dopo aver risposto alla domanda &#8220;Ma tu che cerchi di preciso su questa chat?&#8221; (eppure nella bio l&#8217;ho scritto!).</li>
</ul>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-14462 alignright" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/03/photo-1556800468-84fcf08acdfc.jpeg" alt="" width="465" height="696" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/03/photo-1556800468-84fcf08acdfc-200x300.jpeg 200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/03/photo-1556800468-84fcf08acdfc-683x1024.jpeg 683w" sizes="auto, (max-width: 465px) 100vw, 465px" />In realtà anche un altro ragazzo mi ha bloccata. Uno dei pochi con cui le conversazioni scritte erano piacevoli. La maggior parte dei messaggi sono mancati dialoghi che languono. Più di &#8220;Di dove sei?&#8221;, &#8220;Cosa stai facendo?&#8221;, &#8220;Hey!&#8221;, &#8220;Ti puoi spostare da Roma?&#8221; &#8220;Hai mai visitato un canile?&#8221;. Difficile leggere qualcosa di coinvolgente e originale. Lui invece mi aveva colpito. Fino a quando mi ha chiesto di seguirci su Instagram. Sono andata a vedere il suo profilo e di getto ho domandato: &#8220;Come mai hai centinaia di follower e tu non segui neanche una persona?&#8221;. Non gli piaceva nessuno, non reputava nessuno degno di essere seguito, questo il sunto di una risposta data con una certa spocchia e prepotenza. Giusto il tempo di mostrare stupore e scrivere che probabilmente allora neppure il mio profilo è un gran prodotto artistico e mi ha bloccata.</p>
<p>L&#8217;app di per sé funziona. Mi sfugge la <strong>differenza con simili alternative</strong>, anche perché non è necessario essere vegani o vegetariani. Per definizione in Italia le app di dating sono per incontri veloci e un po&#8217; leggeri. Ho voluto sperimentare, per raccontarlo qui, se un focus comune come l&#8217;amore per gli animali e l&#8217;ambiente aprisse uno spiraglio a un target diverso.</p>
<p>Trovo bello l&#8217;obiettivo di Veggly e <strong>la possibilità di raggiungere persone in tutto il mondo</strong>. Sono riuscita a conoscere un ragazzo fuori dall&#8217;Italia <span style="font-family: josefin slab, georgia, times new roman, serif;">con tanti punti in comune scoperti in piacevoli conversazioni</span> e con un&#8217;interessante esperienza nel settore della moda, magari nascerà una collaborazione professionale (mantengo il riserbo sulle conversazioni con lui). Resta la tristezza di scorrere con un dito foto di sconosciuti, &#8220;questo sì, questo no&#8221;, escludendo &#8211; forse &#8211; statisticamente un po&#8217; troppo e la delusione di non aver ampliato la cerchia di amici con simili interessi. <span style="font-family: josefin slab, georgia, times new roman, serif;">Arriverà da </span><em>Veggly </em><span style="font-family: josefin slab, georgia, times new roman, serif;">qualcosa di innovativo? Nel frattempo, non so ancora per quanto, forse continuo a indagare.</span></p>
<p>Se ti interessano le app, abbiamo scritto con Giulia di un <a href="https://dress-ecode.com/2020/01/21/unapp-che-ti-aiuta-a-ottimizzare-il-tuo-guardaroba-giulia-ci-racconta-la-sua-esperienza/">tool digitale</a> per organizzare il nostro armadio.</p>
<p>Ps Ringrazio Serena Tringali, perché in una stanza di Club House in cui sono sono entrata creando scompiglio per raccogliere informazioni sulle app di dating  ha virato l&#8217;argomento del gruppo per  darmi spunti interessanti.</p>
<p><em>(Foto: Veggly; Pratik Gutpa)</em></p>
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<p><iframe loading="lazy" title="Spotify Embed: Vita da Dress Ecode - App collegate alla sostenibilità: cibo e dating" width="100%" height="232" allowtransparency="true" frameborder="0" allow="encrypted-media" src="https://open.spotify.com/embed-podcast/episode/6jSdZWz65xUYfshji8gu8u?si=DlrsR5RNTC6T3hZ9hrWBxQ"></iframe></p>
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]]></content:encoded>
					
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		<title>15 miliardi di euro di cibo sprecato in Italia, 12 nelle nostre case: i dati Waste Watcher nella 6a Giornata Nazionale di prevenzione dello spreco alimentare</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Feb 2019 08:52:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Circular economy]]></category>
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					<description><![CDATA[Ieri alla FAO gli ultimi dati del rapporto sullo spreco alimentare in Italia sono stati presentati dal progetto 60 Sei ZERO dell’Università di Bologna – Dipartimento Scienze e Tecnologie Agroalimentari con il Ministero dell’Ambiente e la campagna Spreco Zero dello spin off Last Minute Market. I saluti della&#160;FAO&#160;sono stati portati dal&#160;Vice Direttore Generale Daniel Gustafson,&#160;che ha evidenziato la centralità della questione spreco in rapporto alla sostenibilità agroalimentare e ambientale. Andrea Segrè, fondatore della campagna Spreco Zero e presidente di Last Minute Market,&#160; e Luca Falasconi, Coordinatore della Giornata Nazionale dello spreco alimentare, hanno commentato i dati presentati da Maurizio Pessato, presidente Swg. Massimo Cirri, di Radio2 Rai Caterpillar, ci ha guidati nelle storie di buone pratiche (qui il link dove leggerle Storie di buone pratiche). La percezione dello spreco di cibo è in testa, superando da 5 anni quella di altri sprechi. Il settore alimentare è quello in cui sembra di buttare di più per il 74% degli italiani. Mentre lo spreco idrico segue per il 48%, quindi gli sprechi legati a mobilità (25%) ed energie elettrica (22%). Meno evidenti gli sprechi di denaro (18%) e tempo (13%). 4/5 dello spreco (12 miliardi di euro) viene dalla nostre case ma non ne abbiamo percezione: dallo studio emerge che secondo gli italiani sono il commercio (negozi e grande distribuzione) e il settore pubblico la principale fonte di spreco. Quasi la metà (48%) dichiara di buttare raramente il cibo, il 16% una volta al mese. Il dato è in miglioramento rispetto al passato, ma resta per più di un terzo (36%) un’abitudine frequente. Secondo la nostra percezione, gettiamo 600 grammi di cibo ogni settimana, pari a un valore di 28 euro al mese. In cima alla lista dei rimedi antispreco più utilizzati, la verifica in dispensa di ciò che serve davvero (65%), congelare i cibi che non possiamo mangiare a breve (61%), attenzione alle quantità quando si cucina (54%), controllo dell’edibilità degli alimenti scaduti prima di buttarli (52%), riutilizzo degli avanzi per nuove ricette (48%). Un terzo porta a casa già che resta dai pasti al ristorante.&#160; Cosa si dovrebbe fare secondo gli italiani? La maggior parte (72%) chiede di puntare sull’educazione alimentare. Falasconi spiega che non solo si tratta di formare e sensibilizzare nelle scuole, ma anche all’interno delle famiglie. Secondo Segrè stiamo perdendo l’abitudine di ricorrere alla preparazione di una lista della spesa ragionata prima di fare acquisti, importante e semplice strumento per evitare lo spreco. “La strada per raggiungere lo spreco zero è lunga ma l’importante è iniziare a camminare”. Il testimonial della campagna 2018, Giobbe Covatta, ricorda come fu colpito in gioventù dalle ruspe che distruggono l’eccedenza di arance. “Vengo da una generazione dove quando cascava il pane per terra, mamma lo raccoglieva, ci soffiava sopra e lo rimetteva nel cestino del pane”. Con la sua comicità racconta delle ricette di riciclo proposte dai super chef con gli avanzi 🙂 Neri Marcorè, presentandosi come nuovo testimonial della compagna per il 2019, ha chiuso la giornata.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri alla FAO gli ultimi dati del rapporto sullo spreco alimentare in Italia sono stati presentati dal progetto 60 Sei ZERO dell’Università di Bologna – Dipartimento Scienze e Tecnologie Agroalimentari con il Ministero dell’Ambiente e la campagna Spreco Zero dello spin off Last Minute Market. I saluti della&nbsp;FAO&nbsp;sono stati portati dal&nbsp;Vice Direttore Generale Daniel Gustafson,&nbsp;che ha evidenziato la centralità della questione spreco in rapporto alla sostenibilità agroalimentare e ambientale. Andrea Segrè, fondatore della campagna Spreco Zero e presidente di Last Minute Market,<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span> e Luca Falasconi, Coordinatore della Giornata Nazionale dello spreco alimentare, hanno commentato i dati presentati da Maurizio Pessato, presidente Swg.<span id="more-1153"></span></p>
<p>Massimo Cirri, di Radio2 Rai Caterpillar, ci ha guidati nelle storie di buone pratiche (qui il link dove leggerle <a href="https://dress-ecode.com/2019/02/04/alla-fao-si-apre-la-6a-giornata-nazionale-di-prevenzione-dello-spreco-alimentare-tante-storie-di-zero-waste-economia-circolare-e-sostenibilita-che-rincuorano/?fbclid=IwAR3FVLZfDzvNCBdM7sDylaDo801UoGzQTc6eqZ1oQeBWCTBuwDvpsvvgvXU">Storie di buone pratiche</a>).</p>
<p><b>La percezione dello spreco di cibo è in testa</b>, superando da 5 anni quella di altri sprechi. Il settore alimentare è quello in cui sembra di buttare di più per il 74% degli italiani. Mentre lo spreco idrico segue per il 48%, quindi gli sprechi legati a mobilità (25%) ed energie elettrica (22%). Meno evidenti gli sprechi di denaro (18%) e tempo (13%).</p>
<p><strong>4/5 dello spreco (12 miliardi di euro) viene dalla nostre case ma non ne abbiamo percezione</strong>: dallo studio emerge che secondo gli italiani sono il commercio (negozi e grande distribuzione) e il settore pubblico la principale fonte di spreco.</p>
<p>Quasi la metà (48%) dichiara di buttare raramente il cibo, il 16% una volta al mese. Il dato è in miglioramento rispetto al passato, ma resta per più di un terzo (36%) un’abitudine frequente.</p>
<p>Secondo la nostra percezione, gettiamo 600 grammi di cibo ogni settimana, pari a un valore di 28 euro al mese.</p>
<p>In cima alla <strong>lista dei rimedi antispreco</strong> più utilizzati, la verifica in dispensa di ciò che serve davvero (65%), congelare i cibi che non possiamo mangiare a breve (61%), attenzione alle quantità quando si cucina (54%), controllo dell’edibilità degli alimenti scaduti prima di buttarli (52%), riutilizzo degli avanzi per nuove ricette (48%). Un terzo porta a casa già che resta dai pasti al ristorante.<span class="Apple-converted-space">&nbsp;</span></p>
<p>Cosa si dovrebbe fare secondo gli italiani? La maggior parte (72%) chiede di puntare sull’educazione alimentare. Falasconi spiega che non solo si tratta di formare e sensibilizzare nelle scuole, ma anche all’interno delle famiglie. Secondo Segrè stiamo perdendo l’abitudine di ricorrere alla preparazione di una lista della spesa ragionata prima di fare acquisti, importante e semplice strumento per evitare lo spreco. “La strada per raggiungere lo spreco zero è lunga ma l’importante è iniziare a camminare”.</p>
<p>Il testimonial della campagna 2018, <strong>Giobbe Covatta</strong>, ricorda come fu colpito in gioventù dalle ruspe che distruggono l’eccedenza di arance. “Vengo da una generazione dove quando cascava il pane per terra, mamma lo raccoglieva, ci soffiava sopra e lo rimetteva nel cestino del pane”. Con la sua comicità racconta delle ricette di riciclo proposte dai super chef con gli avanzi <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/15.0.3/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p><strong>Neri Marcorè</strong>, presentandosi come nuovo testimonial della compagna per il 2019, ha chiuso la giornata.</p>


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		<title>Alla FAO si apre la 6a giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare: tante storie di zero waste, economia circolare e sostenibilità che rincuorano</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Feb 2019 22:32:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Oggi abbiamo seguito l’apertura degli eventi per la Giornata Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare prevista domani, 5 febbraio. Sono stati presentati i dati Waste Watcher relativi all’ultimo anno, in continuità con gli studi effettuati dal 2013 sugli sprechi alimentari nel nostro paese, ma anche le storie di buone pratiche italiane. Racconteremo a breve dei dati in un altro articolo, perché desideriamo soffermarci sulla positività delle storie ascoltate oggi. Storie che fanno bene quando capita di pensare che non si possa fare nulla per cambiare le cose o che nessuno se ne occupi. Storie dove lo scarto viene evitato il più possibile con impegno, creatività e iniziativa, e se alla fine è prodotto diventa un tesoro, una materia prima di valore o il propulsore di una rete di collaborazione e condivisione. Abbiamo bisogno di storie di chi coltiva buone pratiche. Il comune che innesca azioni virtuose L’Assessore all’Ambiente Mariaelena Mililli, raccontandoci una parte delle iniziative del Comune di Maranello, ci descrive alcune cose che si possono fare per innescare azioni virtuose: Nella scuola primaria si usa l’acqua dell’acquedotto pubblico e ogni bambino riceve una family bag personalizzabile, con cui portare a casa frutta e pane che avanza. Sembra un piccolo gesto, ma moltiplicato ogni giorno per 600 bambini l’impatto non è trascurabile. Nella scuola di infanzia è invece lo zainetto spreco zero che permette di portare a casa la merenda avanzata. La ditta che si occupa del servizio mensa spiega agli studenti la tipologia e la filosofia del cibo servito (a km 0, equo solidale o da terreni confiscati). Le eccedenze alimentari della mensa sono donate al banco alimentare. Tra un mese sarà inaugurato il Centro del Riuso, che coinvolgerà 8 comuni. Il progetto Farmacoamico, per la raccolta di medicinali non scaduti a favore di enti non profit. Il trasporto scolastico verde e per il servizio mensa veicoli elettrici. L’adesione a M’illumino di Meno per sensibilizzare i cittadini. Il campo fotovoltaico che produce energia per gli uffici pubblici. I bambini possono monitorare il consumo di energia grazie a dispositivi che indicano quando stiamo utilizzando energia pulita e quando passiamo il limite. Della maglietta, creata dall&#8217;artista Ennio Sitta, indossata dall&#8217;Assessore vorremmo raccontarvi in un articolo (più sotto la foto). I mangimi dagli ex prodotti alimentari Valentina Massa ci fa toccare con mano i mangimi che dal 1981 la sua azienda di famiglia, Dalma Mangimi, produce inserendosi da decenni in un’economia circolare prima ancora della diffusione di questo concetto. Da ex prodotti dell&#8217;industria alimentare a cibo per animali da allevamento. 120.000 tonnellate di ex prodotti trasformati ogni anno vuol dire più di 136.000 tonnellate di mais, meno pesticidi, meno acqua utilizzata  e una riduzione di CO2 di circa l’80% rispetto alla produzione di mangimi tradizionali. La frutta brutta ma buona riprende vita Natura Nuova estrae a freddo la polpa di frutta “con limiti estetici”, come spiega il presidente Gabriele Longanesi, rendendola comoda da consumare in contenitori riciclabili. “Poiché non esiste un impianto di verniciatura della frutta brutta, ciò che non è bello ai nostri occhi è destinato erroneamente a essere scartato come cibo”. Grazie a Natura Nuova diventa invece un prodotto di valore. Gli strumenti che salvano frutta e verdura senza bellezza Paolo Pasini, direttore Relazioni Istituzionali di Unitec, ci racconta di macchine selezionatrici e calibratrici di frutta e verdura, che consentono di valutare per ogni frutto il grado di maturazione, il livello zuccherino, la consistenza, ecc. per capire rigorosamente se al di là dell’aspetto estetico sia commestibile. In questo modo è possibile individuare di tutto ciò che può diventare materia prima di qualità, altrimenti destinata a essere scartata in base a un approccio basato su standardizzazione ed estetica.  I contenitori che allungano la vita di frutta e verdura Una rete di aziende di imballaggi di cartone ondulato, racconta Claudio Dall’Agata, direttore Generale Consorzio Bestack, produce una scatola che con olii essenziali naturali allunga la vita a frutta e verdura, sia nei negozi sia nelle nostre case. Vita più lunga, meno possibilità di diventare scarto. L’utilizzo dell’imballaggio attivo in cartone consente 750-800.000 tonnellate di frutta e verdura in meno nella spazzatura, riducendo del 30% quanto in totale viene buttato! L’app che combatte lo spreco alimentare con l’economica domestica di una volta Il progetto “Una buona occasione”, presentato da Barbara Minati (Regione Piemonte), prevede sia un sito web e la presenza sui social per sensibilizzare i consumatori, sia una app che sta riscuotendo successo anche all’estero (10.000 installazioni in Cina, Giappone, Canada e Francia). UBO APP ci insegna, come lo faceva una volta l’economia domestica a scuola, a conservare correttamente  il cibo, ci aiuta a fare la lista della spesa, ci ricorda i prodotti che scadono, ci mostra l’impatto ambientale degli alimenti e ci fa conoscere come cucinare gli scarti grazie alle ricette di Slow Food.  I passi sostenibili di un&#8217;azienda “Abbiamo eliminato la plastica monouso nelle fabbriche e negli uffici italiani, pratica seguita successivamente anche da altri paesi”, riporta Alessandro Magnoni, Senior Director Comunicazione e Relazioni Istituzionali  EMEA di Whirlpool. “Abbiamo introdotto l’educazione alimentare in mensa, per esempio distribuendo sulle tovagliette della mensa ricette con il cibo riciclato”. Oltre ai frigoriferi che con le app ci avvisano della scadenza dei cibi e di cosa non abbiamo bisogno di comprare (per evitare sprechi), l’azienda produce Zera, un riciclatore casalingo di alimenti che consente di produrre fertilizzante organico in 24 ore.  Una mensa più responsabile CAMST consegna 130 milioni di pasti ogni anno a 250.000 bambini e si prefigge di ridurre lo spreco di cibo e di acqua, “perché lo spreco è la generazione di un costo”, racconta il Presidente Francesco Malaguti. 13.000 bambini hanno ricevuto un astuccio per portare a casa la frutta o il panino avanzati. Nelle 42 cucine si è introdotto una sistema per pulirle in modo più efficace con la microfibra, riducendo notevolmente la quantità di acqua richiesta (pari altrimenti una piscina olimpionica per ogni cucina). Inoltre si misura l’impatto di un pasto scolastico. Infine hanno lanciato una piattaforma on line per favorire la collaborazione con altre aziende, “perché insieme si può fare qualcosa di magico”. La scuola che trasforma i rifiuti in tesori L’Istituto Pacinotti-Fermi di Taranto non solo sensibilizza ed educa gli studenti alla riduzione degli sprechi alimentari, ma crea sul territorio una rete sostenibile e impegnata nel raggiungimento di obiettivi comuni coinvolgendo supermercati della città, onlus locali, la chiesa e il comune. Con i mezzi della polizia municipale trasportano il cibo in scadenza per distribuirlo alle famiglie tramite onlus. Con il presidente e con la professoressa Mariateresa Mascellaro, c’è Giuseppe, un alunno della scuola:  “Ci ha fatto maturare molto passare dai banchi di scuola ai banchi alimentari. Abbiamo anche creato tre volantini. Uno per i consigli per le famiglie a casa, uno per le buone abitudini al supermercato e un altro per quelle nei punti di ristoro”.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi abbiamo seguito l’apertura degli eventi per la <strong>Giornata</strong> <b>Nazionale di Prevenzione dello Spreco Alimentare</b> prevista domani, 5 febbraio. Sono stati presentati i dati Waste Watcher relativi all’ultimo anno, in continuità con gli studi effettuati dal 2013 sugli sprechi alimentari nel nostro paese, ma anche le storie di buone pratiche italiane. Racconteremo a breve dei dati in un altro articolo, perché desideriamo soffermarci sulla positività delle storie ascoltate oggi. Storie che fanno bene quando capita di pensare che non si possa fare nulla per cambiare le cose o che nessuno se ne occupi. Storie dove lo scarto viene evitato il più possibile con impegno, creatività e iniziativa, e se alla fine è prodotto diventa un tesoro, una materia prima di valore o il propulsore di una rete di collaborazione e condivisione.<span class="Apple-converted-space"> Abbiamo bisogno di storie di chi coltiva buone pratiche.</span></p>
<p><strong>Il comune che innesca azioni virtuose</strong></p>
<p>L’Assessore all’Ambiente Mariaelena Mililli, raccontandoci una parte delle iniziative del Comune di Maranello, ci descrive alcune cose che si possono fare per innescare azioni virtuose:</p>
<ul>
<li>Nella scuola primaria si usa l’acqua dell’acquedotto pubblico e ogni bambino riceve una <em>family bag</em> personalizzabile, con cui portare a casa frutta e pane che avanza. Sembra un piccolo gesto, ma moltiplicato ogni giorno per 600 bambini l’impatto non è trascurabile. Nella scuola di infanzia è invece lo zainetto spreco zero che permette di portare a casa la merenda avanzata.</li>
<li>La ditta che si occupa del servizio mensa spiega agli studenti la tipologia e la filosofia del cibo servito (a km 0, equo solidale o da terreni confiscati).</li>
<li>Le eccedenze alimentari della mensa sono donate al banco alimentare.</li>
<li>Tra un mese sarà inaugurato il Centro del Riuso, che coinvolgerà 8 comuni.</li>
<li>Il progetto Farmacoamico, per la raccolta di medicinali non scaduti a favore di enti non profit.</li>
<li>Il trasporto scolastico verde e per il servizio mensa veicoli elettrici.</li>
<li>L’adesione a M’illumino di Meno per sensibilizzare i cittadini.</li>
<li>Il campo fotovoltaico che produce energia per gli uffici pubblici. I bambini possono monitorare il consumo di energia grazie a dispositivi che indicano quando stiamo utilizzando energia pulita e quando passiamo il limite.</li>
</ul>
<p>Della maglietta, creata dall&#8217;artista Ennio Sitta, indossata dall&#8217;Assessore vorremmo raccontarvi in un articolo (più sotto la foto).</p>
<p><strong>I mangimi dagli ex prodotti alimentari</strong></p>
<p>Valentina Massa ci fa toccare con mano i mangimi che dal 1981 la sua azienda di famiglia, Dalma Mangimi, produce inserendosi da decenni in un’economia circolare prima ancora della diffusione di questo concetto. Da ex prodotti dell&#8217;industria alimentare a cibo per animali da allevamento. 120.000 tonnellate di ex prodotti trasformati ogni anno vuol dire più di 136.000 tonnellate di mais, meno pesticidi, meno acqua utilizzata  e una riduzione d<span class="Apple-converted-space">i CO<sub>2</sub> di circa l’80% rispetto alla produzione di mangimi tradizionali.</span></p>
<p><strong>La frutta brutta ma buona riprende vita</strong></p>
<p>Natura Nuova estrae a freddo la polpa di frutta “con limiti estetici”, come spiega il presidente Gabriele Longanesi, rendendola comoda da consumare in contenitori riciclabili. “Poiché non esiste un impianto di verniciatura della frutta brutta, ciò che non è bello ai nostri occhi è destinato erroneamente a essere scartato come cibo”. Grazie a Natura Nuova diventa invece un prodotto di valore.</p>
<p><strong>Gli strumenti che salvano frutta e verdura senza bellezza</strong></p>
<p>Paolo Pasini, direttore Relazioni Istituzionali di Unitec, ci racconta di macchine selezionatrici e calibratrici di frutta e verdura, che consentono di valutare per ogni frutto il grado di maturazione, il livello zuccherino, la consistenza, ecc. per capire rigorosamente se al di là dell’aspetto estetico sia commestibile. In questo modo è possibile individuare di tutto ciò che può diventare materia prima di qualità, altrimenti destinata a essere scartata in base a un approccio basato su standardizzazione ed estetica. </p>
<p><strong>I contenitori che allungano la vita di frutta e verdura</strong></p>
<p>Una rete di aziende di imballaggi di cartone ondulato, racconta Claudio Dall’Agata, direttore Generale Consorzio Bestack, produce una scatola che con olii essenziali naturali allunga la vita a frutta e verdura, sia nei negozi sia nelle nostre case. Vita più lunga, meno possibilità di diventare scarto. L’utilizzo dell’imballaggio attivo in cartone consente 750-800.000 tonnellate di frutta e verdura in meno nella spazzatura, riducendo del 30% quanto in totale viene buttato!</p>
<p><strong>L’app che combatte lo spreco alimentare con l’economica domestica di una volta</strong></p>
<p>Il progetto “Una buona occasione”, presentato da Barbara Minati (Regione Piemonte), prevede sia un sito web e la presenza sui social per sensibilizzare i consumatori, sia una app che sta riscuotendo successo anche all’estero (10.000 installazioni in Cina, Giappone, Canada e Francia). UBO APP ci insegna, come lo faceva una volta l’economia domestica a scuola, a conservare correttamente<span class="Apple-converted-space">  </span>il cibo, ci aiuta a fare la lista della spesa, ci ricorda i prodotti che scadono, ci mostra l’impatto ambientale degli alimenti e ci fa conoscere come cucinare gli scarti grazie alle ricette di Slow Food.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><strong>I passi sostenibili di un&#8217;azienda</strong></p>
<p>“Abbiamo eliminato la plastica monouso nelle fabbriche e negli uffici italiani, pratica seguita successivamente anche da altri paesi”, riporta Alessandro Magnoni, Senior Director Comunicazione e Relazioni Istituzionali<span class="Apple-converted-space">  </span>EMEA di Whirlpool. “Abbiamo introdotto l’educazione alimentare in mensa, per esempio distribuendo sulle tovagliette della mensa ricette con il cibo riciclato”. Oltre ai frigoriferi che con le app ci avvisano della scadenza dei cibi e di cosa non abbiamo bisogno di comprare (per evitare sprechi), l’azienda produce Zera, un riciclatore casalingo di alimenti che consente di produrre fertilizzante organico in 24 ore.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><strong>Una mensa più responsabile</strong></p>
<p>CAMST consegna 130 milioni di pasti ogni anno a 250.000 bambini e si prefigge di ridurre lo spreco di cibo e di acqua, “perché lo spreco è la generazione di un costo”, racconta il Presidente Francesco Malaguti. 13.000 bambini hanno ricevuto un astuccio per portare a casa la frutta o il panino avanzati. Nelle 42 cucine si è introdotto una sistema per pulirle in modo più efficace con la microfibra, riducendo notevolmente la quantità di acqua richiesta (pari altrimenti una piscina olimpionica per ogni cucina). Inoltre si misura l’impatto di un pasto scolastico. Infine hanno lanciato una piattaforma on line per favorire la collaborazione con altre aziende, “perché insieme si può fare qualcosa di magico”.</p>
<p><strong>La scuola che trasforma i rifiuti in tesori</strong></p>
<p>L’Istituto Pacinotti-Fermi di Taranto non solo sensibilizza ed educa gli studenti alla riduzione degli sprechi alimentari, ma crea sul territorio una rete sostenibile e impegnata nel raggiungimento di obiettivi comuni coinvolgendo supermercati della città, onlus locali, la chiesa e il comune. Con i mezzi della polizia municipale trasportano il cibo in scadenza per distribuirlo alle famiglie tramite onlus. Con il presidente e con la professoressa Mariateresa Mascellaro, c’è Giuseppe, un alunno della scuola:<span class="Apple-converted-space">  </span>“Ci ha fatto maturare molto passare dai banchi di scuola ai banchi alimentari. Abbiamo anche creato tre volantini. Uno per i consigli per le famiglie a casa, uno per le buone abitudini al supermercato e un altro per quelle nei punti di ristoro”.</p>


<figure class="wp-block-image"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="555" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/02/thumbnail_image1.jpg" alt="" class="wp-image-1143" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/02/thumbnail_image1.jpg 640w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/02/thumbnail_image1-600x520.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/02/thumbnail_image1-300x260.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure>



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