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	<title>zero waste &#8211; Dress Ecode</title>
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	<description>Come vestire sostenibile/ How to dress happily green and fair</description>
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		<title>Upcycling: 2 laboratori per creare accessori ed eco-animaletti</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Oct 2021 14:50:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Puoi ascoltare qui l&#8217;articolo: Upcycling workshop &#160; Tornare dal vivo a realizzare i laboratori è una vera emozione, ne sentivamo la mancanza. E non importa se il viaggio è lungo (e un po&#8217; noioso) o se il tempo è grigio. L&#8217;obiettivo della giornata è più importante: recuperare capi e tessuti di scarto creando qualcosa di nuovo, per avvicinare a un modello di consumo più responsabile. Domenica 3 ottobre, con Carlotta Redaelli, abbiamo tenuto due workshop grazie a Mani Tese, presso i Giardini in Transito a Milano: Belli capelli con l’upcycling Laboratorio per adulti per realizzare accessori per i capelli, turbanti, fasce e scrunches recuperando tessuti di scarto. Immagina e crea il tuo eco-animaletto Laboratorio per bambini/e (6-10 anni) per creare animaletti con stoffe di recupero. Sagome, spilli, aghi, matite, gessetti, spolette, forbici, tessuti&#8230; il lungo tavolo allestito per l&#8217;occasione era pieno di materiali, e di mani operosamente al lavoro per realizzare il proprio accessorio. Tante persone si sono cimentate nell&#8217;impresa di recuperare un tessuto, disegnando, tagliando e cucendo. Anche chi non sapeva usare ago e filo. C&#8217;è chi ha scelto di creare un turbante, chi una fascia, chi gli scrunches. E anche chi si è unito ai bambini nella scelta di un eco-animaletto! L&#8217;idea era di separare i due laboratori, ma alla fine grandi e piccoli si sono uniti al tavolo, e nel mezzo di quel caos creativo per un attimo ho pensato: &#8220;Riusciremo a seguire bene tutti? Ma, soprattutto, si staranno divertendo?&#8221;. Mentre Carlotta coordinava provetti e inesperti eco-fashion designer di turbanti, fasce e scrunches, mi sono lasciata trasportare dall&#8217;entusiasmo di chi creava eco-animaletti. Samu, 3 anni e mezzo, ha scelto un dinosauro, assolutamente verde: perché è così che lo ha visto al museo! Quando si sceglie l&#8217;upcycling, si sa, i materiali sono quelli a disposizione: è il design che segue la materia prima, non il contrario. Cerca e ricerca abbiamo trovato una stoffa verde militare perfetta per il dinosauro! La parte più bella di questi workshop è la soddisfazione finale dei partecipanti, la gioia di aver creato con le proprie mani, di non aver acquistato, di aver salvato un possibile rifiuto. La felicità in più per noi è stata trovarci insieme dal vivo: Anne-Laure e io finalmente sul campo! E incontrare di persona Carlotta, Mayra Sallie e Grazia, direttamente dal club Sostenibilità. Anche Chiara di Gipsy cip è venuta a darci una mano! Al termine del workshop, hanno sfilato i capi di Cooperativa Sociale Mani Tese, Sartoria Sociale Manigolde e Oso, perché “Un’altra moda è possibile”! L&#8217;evento è nato da una collaborazione tra: Cooperativa ManiTese Onlus Manigolde Giardini in Transito &#8211; Giardino Comunitario Lea Garofalo Carlotta Redaelli Lato B &#8211; l&#8217;altro lato di Milano Corte delle Madri NaturaSì Il prossimo sarà a Verona, ci sarai anche tu? Clicca sull&#8217;immagine qui sotto per vedere le foto:]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img decoding="async" class="alignleft wp-image-11602" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie.png" alt="" width="30" height="28" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie.png 3840w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-600x551.png 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-300x276.png 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1024x941.png 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-768x706.png 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1536x1412.png 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-2048x1882.png 2048w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1160x1066.png 1160w" sizes="(max-width: 30px) 100vw, 30px" /></p>
<p>Puoi ascoltare qui l&#8217;articolo: <a href="https://www.spreaker.com/episode/46831632">Upcycling workshop</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tornare dal vivo a realizzare i laboratori è una vera emozione, ne sentivamo la mancanza. E non importa se il viaggio è lungo (e un po&#8217; noioso) o se il tempo è grigio. L&#8217;obiettivo della giornata è più importante: recuperare capi e tessuti di scarto creando qualcosa di nuovo, per avvicinare a un modello di consumo più responsabile.</p>
<p>Domenica 3 ottobre, con Carlotta Redaelli, abbiamo tenuto due workshop grazie a <a href="https://www.manitese.it/un-altra-moda-e-possibile?fbclid=IwAR046WB2BIaW33KmapyBKCnyfGEjTsC487gaoT6F24QwyggHsWQvtkQOnwE">Mani Tese</a>, presso i Giardini in Transito a Milano:</p>
<ul>
<li><strong>Belli capelli con l’upcycling</strong></li>
</ul>
<p>Laboratorio per adulti per realizzare accessori per i capelli, turbanti, fasce e scrunches recuperando tessuti di scarto.</p>
<ul>
<li><strong>Immagina e crea il tuo eco-animaletto</strong></li>
</ul>
<p>Laboratorio per bambini/e (6-10 anni) per creare animaletti con stoffe di recupero.</p>
<p>Sagome, spilli, aghi, matite, gessetti, spolette, forbici, tessuti&#8230; il lungo tavolo allestito per l&#8217;occasione era pieno di materiali, e di mani operosamente al lavoro per realizzare il proprio accessorio. Tante persone si sono cimentate nell&#8217;impresa di recuperare un tessuto, disegnando, tagliando e cucendo. Anche chi non sapeva usare ago e filo. C&#8217;è chi ha scelto di creare un turbante, chi una fascia, chi gli scrunches. E anche chi si è unito ai bambini nella scelta di un eco-animaletto! L&#8217;idea era di separare i due laboratori, ma alla fine grandi e piccoli si sono uniti al tavolo, e nel mezzo di quel caos creativo per un attimo ho pensato: &#8220;Riusciremo a seguire bene tutti? Ma, soprattutto, si staranno divertendo?&#8221;.</p>
<p>Mentre Carlotta coordinava provetti e inesperti eco-fashion designer di turbanti, fasce e scrunches, mi sono lasciata trasportare dall&#8217;entusiasmo di chi creava eco-animaletti. Samu, 3 anni e mezzo, ha scelto un dinosauro, assolutamente verde: perché è così che lo ha visto al museo! Quando si sceglie l&#8217;upcycling, si sa, i materiali sono quelli a disposizione: è il design che segue la materia prima, non il contrario. Cerca e ricerca abbiamo trovato una stoffa verde militare perfetta per il dinosauro!</p>
<p>La parte più bella di questi workshop è la soddisfazione finale dei partecipanti, la gioia di aver creato con le proprie mani, di non aver acquistato, di aver salvato un possibile rifiuto.</p>
<p>La felicità in più per noi è stata trovarci insieme dal vivo: Anne-Laure e io finalmente sul campo! E incontrare di persona Carlotta, <a href="https://www.instagram.com/mayrasallie/">Mayra Sallie</a> e <a href="https://www.instagram.com/grace.wardro_bee/">Grazia</a>, direttamente dal club Sostenibilità. Anche Chiara di <a href="https://www.facebook.com/gipsycip/">Gipsy cip</a> è venuta a darci una mano!</p>

<a href='https://dress-ecode.com/upcycling-2-laboratori-per-creare-accessori-ed-eco-animaletti/img_7631-2/'><img fetchpriority="high" decoding="async" width="960" height="780" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_7631-2-1024x832.jpg" class="attachment-large size-large" alt="" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_7631-2-1024x832.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_7631-2-600x488.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_7631-2-300x244.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_7631-2-768x624.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_7631-2-1160x943.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/10/IMG_7631-2.jpg 1200w" sizes="(max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a>
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<p>Al termine del workshop, hanno sfilato i capi di <a href="https://www.manitese.it/chi-siamo/federazione-mani-tese/cooperativa-sociale-mani-tese">Cooperativa Sociale Mani Tese</a>, <a href="https://manigolde.it">Sartoria Sociale Manigolde</a> e <a href="https://www.naturasi.it/impegno/naturabile/progetto-rete-sartorie-sociali">Oso</a>, perché “Un’altra moda è possibile”!<br />
L&#8217;evento è nato da una collaborazione tra: <a class="oajrlxb2 g5ia77u1 qu0x051f esr5mh6w e9989ue4 r7d6kgcz rq0escxv nhd2j8a9 nc684nl6 p7hjln8o kvgmc6g5 cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x jb3vyjys rz4wbd8a qt6c0cv9 a8nywdso i1ao9s8h esuyzwwr f1sip0of lzcic4wl oo9gr5id gpro0wi8 lrazzd5p" tabindex="0" role="link" href="https://www.facebook.com/cooperativa.maniteseonlus/?__cft__[0]=AZUNiG86AlnE9X98VfUyLontGq0MZOIZa8u3VxnlnUz_ja97pwUEPXrYzi7NZ0x8yIs-iyw8Evrh7-Fn4pUPr4lyh-766smuyNJ0B3KWiiuffX4wM2puQv1Vr6uHHypAPEpnH0LRdRG17QInwn8JUiS1&amp;__tn__=kK*F"><span class="nc684nl6">Cooperativa ManiTese Onlus</span></a> <a class="oajrlxb2 g5ia77u1 qu0x051f esr5mh6w e9989ue4 r7d6kgcz rq0escxv nhd2j8a9 nc684nl6 p7hjln8o kvgmc6g5 cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x jb3vyjys rz4wbd8a qt6c0cv9 a8nywdso i1ao9s8h esuyzwwr f1sip0of lzcic4wl oo9gr5id gpro0wi8 lrazzd5p" tabindex="0" role="link" href="https://www.facebook.com/manigoldesartoriasociale/?__cft__[0]=AZUNiG86AlnE9X98VfUyLontGq0MZOIZa8u3VxnlnUz_ja97pwUEPXrYzi7NZ0x8yIs-iyw8Evrh7-Fn4pUPr4lyh-766smuyNJ0B3KWiiuffX4wM2puQv1Vr6uHHypAPEpnH0LRdRG17QInwn8JUiS1&amp;__tn__=kK*F"><span class="nc684nl6">Manigolde</span></a> <a class="oajrlxb2 g5ia77u1 qu0x051f esr5mh6w e9989ue4 r7d6kgcz rq0escxv nhd2j8a9 nc684nl6 p7hjln8o kvgmc6g5 cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x jb3vyjys rz4wbd8a qt6c0cv9 a8nywdso i1ao9s8h esuyzwwr f1sip0of lzcic4wl oo9gr5id gpro0wi8 lrazzd5p" tabindex="0" role="link" href="https://www.facebook.com/giardiniintransito/?__cft__[0]=AZUNiG86AlnE9X98VfUyLontGq0MZOIZa8u3VxnlnUz_ja97pwUEPXrYzi7NZ0x8yIs-iyw8Evrh7-Fn4pUPr4lyh-766smuyNJ0B3KWiiuffX4wM2puQv1Vr6uHHypAPEpnH0LRdRG17QInwn8JUiS1&amp;__tn__=kK*F"><span class="nc684nl6">Giardini in Transito &#8211; Giardino Comunitario Lea Garofalo</span></a> <a class="oajrlxb2 g5ia77u1 qu0x051f esr5mh6w e9989ue4 r7d6kgcz rq0escxv nhd2j8a9 nc684nl6 p7hjln8o kvgmc6g5 cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x jb3vyjys rz4wbd8a qt6c0cv9 a8nywdso i1ao9s8h esuyzwwr f1sip0of lzcic4wl oo9gr5id gpro0wi8 lrazzd5p" tabindex="0" role="link" href="https://www.facebook.com/carlottaredaelli.bioattitude/?__cft__[0]=AZUNiG86AlnE9X98VfUyLontGq0MZOIZa8u3VxnlnUz_ja97pwUEPXrYzi7NZ0x8yIs-iyw8Evrh7-Fn4pUPr4lyh-766smuyNJ0B3KWiiuffX4wM2puQv1Vr6uHHypAPEpnH0LRdRG17QInwn8JUiS1&amp;__tn__=kK*F"><span class="nc684nl6">Carlotta Redaelli</span></a> <a class="oajrlxb2 g5ia77u1 qu0x051f esr5mh6w e9989ue4 r7d6kgcz rq0escxv nhd2j8a9 nc684nl6 p7hjln8o kvgmc6g5 cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x jb3vyjys rz4wbd8a qt6c0cv9 a8nywdso i1ao9s8h esuyzwwr f1sip0of lzcic4wl oo9gr5id gpro0wi8 lrazzd5p" tabindex="0" role="link" href="https://www.facebook.com/LatoBmilano/?__cft__[0]=AZUNiG86AlnE9X98VfUyLontGq0MZOIZa8u3VxnlnUz_ja97pwUEPXrYzi7NZ0x8yIs-iyw8Evrh7-Fn4pUPr4lyh-766smuyNJ0B3KWiiuffX4wM2puQv1Vr6uHHypAPEpnH0LRdRG17QInwn8JUiS1&amp;__tn__=kK*F"><span class="nc684nl6">Lato B &#8211; l&#8217;altro lato di Milano</span></a> <a class="oajrlxb2 g5ia77u1 qu0x051f esr5mh6w e9989ue4 r7d6kgcz rq0escxv nhd2j8a9 nc684nl6 p7hjln8o kvgmc6g5 cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x jb3vyjys rz4wbd8a qt6c0cv9 a8nywdso i1ao9s8h esuyzwwr f1sip0of lzcic4wl oo9gr5id gpro0wi8 lrazzd5p" tabindex="0" role="link" href="https://www.facebook.com/cortedellemadri/?__cft__[0]=AZUNiG86AlnE9X98VfUyLontGq0MZOIZa8u3VxnlnUz_ja97pwUEPXrYzi7NZ0x8yIs-iyw8Evrh7-Fn4pUPr4lyh-766smuyNJ0B3KWiiuffX4wM2puQv1Vr6uHHypAPEpnH0LRdRG17QInwn8JUiS1&amp;__tn__=kK*F"><span class="nc684nl6">Corte delle Madri</span></a> <a class="oajrlxb2 g5ia77u1 qu0x051f esr5mh6w e9989ue4 r7d6kgcz rq0escxv nhd2j8a9 nc684nl6 p7hjln8o kvgmc6g5 cxmmr5t8 oygrvhab hcukyx3x jb3vyjys rz4wbd8a qt6c0cv9 a8nywdso i1ao9s8h esuyzwwr f1sip0of lzcic4wl oo9gr5id gpro0wi8 lrazzd5p" tabindex="0" role="link" href="https://www.facebook.com/NaturaS%C3%AC-103642621862757/?__cft__[0]=AZUNiG86AlnE9X98VfUyLontGq0MZOIZa8u3VxnlnUz_ja97pwUEPXrYzi7NZ0x8yIs-iyw8Evrh7-Fn4pUPr4lyh-766smuyNJ0B3KWiiuffX4wM2puQv1Vr6uHHypAPEpnH0LRdRG17QInwn8JUiS1&amp;__tn__=kK*F"><span class="nc684nl6">NaturaSì</span></a></p>
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<div tabindex="0" role="button">Il prossimo sarà a Verona, ci sarai anche tu?</div>
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<div tabindex="0" role="button">Clicca sull&#8217;immagine qui sotto per vedere le foto:</div>
<div tabindex="0" role="button"><a href="https://www.youtube.com/watch?v=RPyI3JQWm88"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-15321" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/10/Upcycling-workshop.jpg" alt="" width="1383" height="917" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/10/Upcycling-workshop.jpg 1383w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/10/Upcycling-workshop-600x398.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/10/Upcycling-workshop-300x199.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/10/Upcycling-workshop-1024x679.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/10/Upcycling-workshop-768x509.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/10/Upcycling-workshop-1160x769.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 1383px) 100vw, 1383px" /></a></div>
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		<title>Vita da Dress Ecode &#8211; App collegate alla sostenibilità: cibo e dating</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Mar 2021 08:33:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Puoi ascoltare qui l&#8217;articolo: Cibo e Dating Le app ci accompagnano ormai nelle attività quotidiane più disparate. Oltre a quelle dedicate al vintage e second-hand che spesso menzioniamo, ti racconto com&#8217;è andata con gli strumenti digitali legati alla sostenibilità che sto provando personalmente. Inizio da due applicazioni: una utile alla riduzione degli sprechi di cibo, l&#8217;altra per conoscere e uscire con vegetariani o vegani. Too Good To Go &#8211; Salviamo il cibo invenduto e il portafoglio! Da tempo utilizzo quest&#8217;app, insieme a un&#8217;altra concorrente diffusa all&#8217;estero, per contribuire alla riduzione dello spreco alimentare. L&#8217;idea è di mettere in contatto gli utenti con gli esercizi commerciali che offrono prodotti rimasti invenduti, in modo da evitare che il cibo sia sprecato. Da una parte i clienti ricevono alimenti da locali e negozi preferiti a un prezzo più contenuto, dall&#8217;altro i negozianti coinvolgono nuovi clienti ed evitano costi di smaltimento, contribuendo alla riduzione di rifiuti alimentari. Si scarica l&#8217;app, si effettua l&#8217;iscrizione gratuita e si inizia a scorrere le disponibilità di cibo selezionando quartiere, tipologia di prodotto (pasti pronti, alimentari, prodotti da forno), fascia oraria di disponibilità (pranzo/cena) e altri criteri come la disponibilità immediata o l&#8217;imminente chiusura della finestra temporale per il ritiro. Ho avuto ottime esperienze (a Milano in un forno e in una gelateria a Roma) e un po&#8217; meno fortuna con qualche esercizio in territorio romano dove i negozi aderenti sono arrivati da poco a 1.000, con delusione per la qualità e la quantità di cibo da ritirare. L&#8217;app funziona benissimo, è semplice, immediata. Ho avuto però in alcuni casi la sensazione di un possibile fraintendimento da parte di qualche ristoratore: la finalità di Too Good To Go è di salvare dai rifiuti l&#8217;eccedenza, tutto ciò che è prossimo alla scadenza in chiusura del locale e non può essere venduto a breve. Non è esclusivamente uno strumento per promuovere la propria attività oppure per applicare sconti a nuovi clienti&#8230; In un caso purtroppo ho trovato anche cibo che, per ragioni su cui sorvolo, era proprio da buttare. In altri, la delusione di trovare poche cose e a prezzo quasi pari al listino e il dubbio di non aver davvero contribuito a salvare qualcosa in procinto di essere buttato. Su questo speriamo che il team di Too Good To Go possa trovare il modo di orientare al meglio gli esercizi commerciali che aderiscono. Per il resto, credo che sia un valido strumento di grande utilità per la lotta allo spreco! Nel caso per esempio del forno di Milano, la quantità di cibo delizioso era davvero incredibile e si capiva chiaramente si trattava di panini, focaccine, pizzette, rustici farciti che il giorno dopo non avrebbero potuto ricollocare in vetrina. Anche il gelato assaggiato ultimamente era buonissimo, con un prezzo competitivo rispetto al prodotto normalmente venduto. Provare non costa nulla, ti invito a scaricarla! Fammi sapere come ti trovi così da condividerlo con altri lettori. (Foto: Too Good To Go) &#160; &#160; Veggly &#8211; Il dating digitale per vegetariani e vegani (ma non solo) Qualche mese fa ho letto un articolo che annunciava l&#8217;arrivo in Italia di una nuova app per dating, dedicata a vegani e vegetariani. &#8220;Funzionerà per conoscere persone con un intento affine, più attenzione all&#8217;ambiente e agli animali e una maggiore sensibilità verso le tematiche sostenibili?&#8221;, mi sono chiesta. Sarebbe stato bello scrivere di uno strumento in più per creare nuove relazioni sociali in tempi di distanziamento e distanze fisiche. Premetto che non ho mai utilizzato un&#8217;app di dating. Non ho quindi possibilità di fare un confronto diretto con simili strumenti, ma ho potuto raccogliere feedback da parte di chi ne fa uso abitualmente. Veggly funziona così: ti iscrivi, carichi le tue foto, inserisci una tua descrizione indicando se sei vegan, vegetariano o se &#8220;ci stai provando&#8221; (nel senso di provare a diventare veg!) e il lavoro che svolgi. Puoi scegliere la versione gratuita o a pagamento. Scorrendo le foto, se ti piace qualcuno invii un like. Se ricambia, scatta il match, la combinazione, e potete iniziare a chattare. Niente foto, niente vocali. Solo messaggi. Non ho mai inviato un like per prima, ma forse per l&#8217;articolo avrei dovuto provare. Ci sono quelli che ti mandano un like, ricambi e poi non ti scrivono nulla. Non li ho capiti. Anche se può capitare di pigiare &#8220;like&#8221; per sbaglio (mi è successo con uno per niente affine!). In questi mesi mi sono imbattuta nei casi umani più strani. Nel profilo ho indicato la professione lavorativa, l&#8217;età e gli interessi convergenti sulla natura, l&#8217;ambiente, i viaggi e, dopo un primo periodo di totale inesperienza, ho specificato in modo chiaro che non ero &#8220;una persona da Tinder&#8221; e avrei risposto per conoscere persone con interessi simili, con un nome vero e una foto personale (nota per i gestori di Veggly: ma perché l&#8217;età? Perché non un range di anni per esempio? È proprio necessario che compaia accanto al nome? Pietà!). Confidando in una sorta di selezione naturale visto il nome e il target dell&#8217;app grazie a quanto scritto nella bio, mi sono ritrovata a essere contattata da: Due ingegneri dell&#8217;industria petrolifera Decine di persone senza foto se non di un gattino, tramonto, piatto vegano, ecc. Un ragazzo che per la prima volta ha sentito parlare di professioni legate alla sostenibilità Parecchi uomini delusi dalla risposta alla domanda &#8220;Cosa cerchi qui su Veggly?&#8221; (&#8220;Vorrei conoscere persone con interessi simili&#8221;) Per lo più ragazzi giovani (tra i 25 e 30 anni) Un misogino E poi una serie di casi che potrebbero essere quasi patologici. Mi sono chiesta e mi chiedo: cliccano a caso su &#8220;mi piace&#8221; fermandosi alla foto, senza leggere la bio? Neppure quanto scritto nel campo in alto in evidenza &#8220;Lavoro&#8221;? Seguendo questo criterio per scremare, non ho risposto a chi cambiava nome ogni giorno o a chi ha scelto di chiamarsi &#8220;Roma&#8221; per non rivelare l&#8217;identità (oltre a evitare quelli con la foto profilo insieme alla fidanzata). Potrei scrivere fiumi di parole solo sugli incipit delle conversazioni, sui primi approcci. &#8220;Che bella signora, tuttavia nel mio particolare modo di vedere sono le donne&#38;capitalismo che stanno distruggendo il pianeta&#8221;. Già con &#8220;signora&#8221; ti poni a muso duro, come se non fosse abbastanza distruggi la missione professionale e privata che ti ho rivelato nella bio, mostrando un lieve risentimento maschilista! Almeno hai letto la bio. Ma perché allora contattarmi?? Pochi hanno pazienza. In un mondo di fast fashion e fast food, anche il dating è fast. Al primo messaggio già si fiondano per incontrarsi, avere il numero di telefono (l&#8217;insistenza da parte di uno al primo contatto è stata estenuante), videochiamarsi, fidanzarsi, trasferirsi da te e qualcuno pure già separarsi, facendo tutto da solo perché tu magari, non avendo attivato le notifiche, quel giorno non hai proprio avuto tempo di entrare nell&#8217;app. Mi sono ritrovata a raccontare a un ventenne di quell&#8217;emozione che da adolescente vivevo in attesa di trovare nella cassetta della posta una lettera. Una risposta tanto attesa, per cui a volte le parole impresse sulla carta trovavano riscontro anche dopo mesi, se il corrispondente era un po&#8217; pigro e le Poste non ti regalavano inghippi. Ricordo ancora gli istanti in cui giravo la piccola chiave della cassetta e trovavo lì distesa, dopo km di viaggio, un rettangolo di carta a volte impiastricciato, a volte profumato, a volte accartocciato. Ci sono stati momenti in cui ho strappato la busta all&#8217;istante, altri in cui ho atteso di essere in silenzio in mezzo al campo sotto casa portando a spasso il cane o di essere raggomitolata sul letto in solitudine. Quelle emozioni, le ricordo ancora. Perciò aprire un&#8217;app e trovare una serie di messaggi consecutivi incalzanti, o in qualche caso addirittura deliranti, perché non hai risposto tempestivamente è un piccolo shock. Sono stata bloccata da un paio di persone: da uno perché non ho voluto condividere il numero di telefono e chattare su Whatsapp al primo contatto. Il consiglio è di tutelarsi e scambiare un recapito telefonico solo dopo essersi conosciuti. Meglio interagire prima su Instagram. da un ragazzo di Bucharest, perché insistendo già al primo contatto di vederci per un video dating (ma cos&#8217;è?) ho mostrato qualche perplessità proponendo di scriverci almeno qualche messaggio prima. Dopo due parole parlava già di massaggi. Quando ho chiesto cosa fosse un video dating: &#8220;Why to spoil the fun before it?&#8221;. Le perplessità a questo punto sono solo aumentate!  E a nulla sono valse le sue non richieste rassicurazioni: &#8220;I don&#8217;t even go for the back touch. So no need to get worried&#8221;. Proseguendo con un fastidioso e inopportuno flirtare così a freddo in un bombardamento di messaggi. da un altro ragazzo ancora, perché non rispondevo immediatamente. Per poi dopo un po&#8217; ricomparire scusandosi per il teatrino. E fermare da lì a poco ogni conversazione perché hai spiegato che preferisci partire da un&#8217;amicizia. &#8220;Onestamente mi dispiace troncare così ma parlare su quest&#8217;app una volta alla settimana lo trovo un po&#8217; triste (ndr: stiamo parlando di neanche un mese di conoscenza). Se invece pensi che da questa amicizia possa nascere qualcosa di più intimo dimmelo. Io per come sono fatto cerco di vivere la sessualità in modo più aperto e libero, infatti ho voluto mettere in chiaro le cose per correttezza&#8221;. Se non fosse stato per tutti i cambi di nome, che alla fine non capivo più con chi stavo parlando, e per il teatrino abbastanza aggressivo per una risposta tardiva, quasi avrei apprezzato la franchezza. Meglio di un altro, che carinamente scriveva messaggi con costanza per poi inaspettatamente interrompere la scrittura dopo aver risposto alla domanda &#8220;Ma tu che cerchi di preciso su questa chat?&#8221; (eppure nella bio l&#8217;ho scritto!). In realtà anche un altro ragazzo mi ha bloccata. Uno dei pochi con cui le conversazioni scritte erano piacevoli. La maggior parte dei messaggi sono mancati dialoghi che languono. Più di &#8220;Di dove sei?&#8221;, &#8220;Cosa stai facendo?&#8221;, &#8220;Hey!&#8221;, &#8220;Ti puoi spostare da Roma?&#8221; &#8220;Hai mai visitato un canile?&#8221;. Difficile leggere qualcosa di coinvolgente e originale. Lui invece mi aveva colpito. Fino a quando mi ha chiesto di seguirci su Instagram. Sono andata a vedere il suo profilo e di getto ho domandato: &#8220;Come mai hai centinaia di follower e tu non segui neanche una persona?&#8221;. Non gli piaceva nessuno, non reputava nessuno degno di essere seguito, questo il sunto di una risposta data con una certa spocchia e prepotenza. Giusto il tempo di mostrare stupore e scrivere che probabilmente allora neppure il mio profilo è un gran prodotto artistico e mi ha bloccata. L&#8217;app di per sé funziona. Mi sfugge la differenza con simili alternative, anche perché non è necessario essere vegani o vegetariani. Per definizione in Italia le app di dating sono per incontri veloci e un po&#8217; leggeri. Ho voluto sperimentare, per raccontarlo qui, se un focus comune come l&#8217;amore per gli animali e l&#8217;ambiente aprisse uno spiraglio a un target diverso. Trovo bello l&#8217;obiettivo di Veggly e la possibilità di raggiungere persone in tutto il mondo. Sono riuscita a conoscere un ragazzo fuori dall&#8217;Italia con tanti punti in comune scoperti in piacevoli conversazioni e con un&#8217;interessante esperienza nel settore della moda, magari nascerà una collaborazione professionale (mantengo il riserbo sulle conversazioni con lui). Resta la tristezza di scorrere con un dito foto di sconosciuti, &#8220;questo sì, questo no&#8221;, escludendo &#8211; forse &#8211; statisticamente un po&#8217; troppo e la delusione di non aver ampliato la cerchia di amici con simili interessi. Arriverà da Veggly qualcosa di innovativo? Nel frattempo, non so ancora per quanto, forse continuo a indagare. Se ti interessano le app, abbiamo scritto con Giulia di un tool digitale per organizzare il nostro armadio. Ps Ringrazio Serena Tringali, perché in una stanza di Club House in cui sono sono entrata creando scompiglio per raccogliere informazioni sulle app di dating  ha virato l&#8217;argomento del gruppo per  darmi spunti interessanti. (Foto: Veggly; Pratik Gutpa) &#160; &#160; &#160;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-11602" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie.png" alt="" width="30" height="28" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie.png 3840w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-600x551.png 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-300x276.png 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1024x941.png 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-768x706.png 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1536x1412.png 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-2048x1882.png 2048w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1160x1066.png 1160w" sizes="auto, (max-width: 30px) 100vw, 30px" />Puoi ascoltare qui l&#8217;articolo: <a href="https://www.spreaker.com/episode/44044459">Cibo e Dating</a></p>
<p>Le app ci accompagnano ormai nelle attività quotidiane più disparate. Oltre a quelle dedicate al vintage e second-hand che spesso menzioniamo, ti racconto com&#8217;è andata con gli strumenti digitali legati alla sostenibilità che sto provando personalmente. Inizio da due applicazioni: una utile alla riduzione degli sprechi di cibo, l&#8217;altra per conoscere e uscire con vegetariani o vegani.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-14453" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/03/TooGoodToGo_5383-scaled.jpg" alt="" width="971" height="626" /></p>
<h6><span style="color: #68a69b;"><a style="color: #68a69b;" href="https://toogoodtogo.it/it/">Too Good To Go</a> &#8211; Salviamo il cibo invenduto e il portafoglio!</span></h6>
<p>Da tempo utilizzo quest&#8217;app, insieme a un&#8217;altra concorrente diffusa all&#8217;estero, per contribuire alla <strong>riduzione dello spreco alimentare</strong>. L&#8217;idea è di mettere in contatto gli utenti con gli esercizi commerciali che offrono prodotti rimasti invenduti, in modo da evitare che il cibo sia sprecato. Da una parte i clienti ricevono alimenti da locali e negozi preferiti a<strong> un prezzo più contenuto</strong>, dall&#8217;altro i negozianti coinvolgono nuovi clienti ed evitano costi di smaltimento, contribuendo alla riduzione di rifiuti alimentari.</p>
<p>Si scarica l&#8217;app, si effettua l&#8217;<strong>iscrizione gratuita</strong> e si inizia a scorrere le disponibilità di cibo selezionando quartiere, tipologia di prodotto (pasti pronti, alimentari, prodotti da forno), fascia oraria di disponibilità (pranzo/cena) e altri criteri come la disponibilità immediata o l&#8217;imminente chiusura della finestra temporale per il ritiro.</p>
<p>Ho avuto ottime esperienze (a Milano in un forno e in una gelateria a Roma) e un po&#8217; meno fortuna con qualche esercizio in territorio romano dove i negozi aderenti sono arrivati da poco a 1.000, con delusione per la qualità e la quantità di cibo da ritirare. L&#8217;app <strong>funziona benissimo, è semplice, immediata</strong>.</p>
<p>Ho avuto però in alcuni casi la sensazione di un possibile fraintendimento da parte di qualche ristoratore: la finalità di Too Good To Go è di salvare dai rifiuti l&#8217;eccedenza, tutto ciò che è prossimo alla scadenza in chiusura del locale e non può essere venduto a breve. Non è esclusivamente uno strumento per promuovere la propria attività oppure per applicare sconti a nuovi clienti&#8230; In un caso purtroppo ho trovato anche cibo che, per ragioni su cui sorvolo, era proprio da buttare. In altri, la delusione di trovare poche cose e a prezzo quasi pari al listino e il dubbio di non aver davvero contribuito a salvare qualcosa in procinto di essere buttato. Su questo speriamo che il team di Too Good To Go possa trovare il modo di orientare al meglio gli esercizi commerciali che aderiscono.</p>
<p>Per il resto, credo che sia <strong>un valido strumento di grande utilità per la lotta allo spreco</strong>! Nel caso per esempio del forno di Milano, la quantità di cibo delizioso era davvero incredibile e si capiva chiaramente si trattava di panini, focaccine, pizzette, rustici farciti che il giorno dopo non avrebbero potuto ricollocare in vetrina. Anche il gelato assaggiato ultimamente era buonissimo, con un prezzo competitivo rispetto al prodotto normalmente venduto.</p>
<p>Provare non costa nulla, ti invito a scaricarla! Fammi sapere come ti trovi così da condividerlo con altri lettori.</p>
<p><em>(Foto: Too Good To Go)</em></p>
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<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-14456" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/03/IMG_4058.jpg" alt="" width="750" height="730" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/03/IMG_4058.jpg 750w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/03/IMG_4058-600x584.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/03/IMG_4058-300x292.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 750px) 100vw, 750px" /></p>
<h6><span style="color: #68a69b;"><a style="color: #68a69b;" href="https://www.veggly.net">Veggly</a> &#8211; Il dating digitale per vegetariani e vegani (ma non solo)</span></h6>
<p>Qualche mese fa ho letto un articolo che annunciava l&#8217;arrivo in Italia di una nuova app per dating, dedicata a vegani e vegetariani. &#8220;Funzionerà per conoscere persone con un intento affine, più attenzione all&#8217;ambiente e agli animali e una maggiore sensibilità verso le tematiche sostenibili?&#8221;, mi sono chiesta. Sarebbe stato bello scrivere di <strong>uno strumento in più per creare nuove relazioni sociali</strong> in tempi di distanziamento e distanze fisiche.</p>
<p>Premetto che non ho mai utilizzato un&#8217;app di dating. Non ho quindi possibilità di fare un confronto diretto con simili strumenti, ma ho potuto raccogliere feedback da parte di chi ne fa uso abitualmente.</p>
<p><a href="https://mailchi.mp/13e230d112c6/inizia-da-qui"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-13606" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/Bottone-inizia-da-qui.jpg" alt="" width="348" height="146" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/Bottone-inizia-da-qui.jpg 1403w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/Bottone-inizia-da-qui-600x253.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/Bottone-inizia-da-qui-300x127.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/Bottone-inizia-da-qui-1024x432.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/Bottone-inizia-da-qui-768x324.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/Bottone-inizia-da-qui-1160x489.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 348px) 100vw, 348px" /></a>Veggly funziona così: ti iscrivi, carichi le tue foto, inserisci una tua descrizione indicando se sei vegan, vegetariano o se &#8220;ci stai provando&#8221; (nel senso di provare a diventare veg!) e il lavoro che svolgi. Puoi scegliere la versione gratuita o a pagamento. Scorrendo le foto, se ti piace qualcuno invii un <em>like</em>. Se ricambia, scatta il match, la combinazione, e potete iniziare a chattare. Niente foto, niente vocali. Solo messaggi.</p>
<p>Non ho mai inviato un <em>like</em> per prima, ma forse per l&#8217;articolo avrei dovuto provare. Ci sono quelli che ti mandano un <em>like</em>, ricambi e poi non ti scrivono nulla. Non li ho capiti. Anche se può capitare di pigiare &#8220;like&#8221; per sbaglio (mi è successo con uno per niente affine!).</p>
<p>In questi mesi <strong>mi sono imbattuta nei casi umani più strani</strong>. Nel profilo ho indicato la professione lavorativa, l&#8217;età e gli interessi convergenti sulla natura, l&#8217;ambiente, i viaggi e, dopo un primo periodo di totale inesperienza, ho specificato in modo chiaro che non ero &#8220;una persona da Tinder&#8221; e avrei risposto per conoscere persone con interessi simili, con un nome vero e una foto personale (nota per i gestori di Veggly: ma perché l&#8217;età? Perché non un range di anni per esempio? È proprio necessario che compaia accanto al nome? Pietà!).</p>
<p>Confidando in una sorta di selezione naturale visto il nome e il target dell&#8217;app grazie a quanto scritto nella bio, <strong>mi sono ritrovata a essere contattata da</strong>:</p>
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<li>Due ingegneri dell&#8217;industria petrolifera</li>
<li>Decine di persone senza foto se non di un gattino, tramonto, piatto vegano, ecc.</li>
<li>Un ragazzo che per la prima volta ha sentito parlare di professioni legate alla sostenibilità</li>
<li>Parecchi uomini delusi dalla risposta alla domanda &#8220;Cosa cerchi qui su Veggly?&#8221; (&#8220;Vorrei conoscere persone con interessi simili&#8221;)</li>
<li>Per lo più ragazzi giovani (tra i 25 e 30 anni)</li>
<li>Un misogino</li>
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<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-14459 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/03/IMG_4059.jpg" alt="" width="592" height="596" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/03/IMG_4059.jpg 750w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/03/IMG_4059-100x100.jpg 100w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/03/IMG_4059-600x604.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/03/IMG_4059-298x300.jpg 298w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/03/IMG_4059-150x150.jpg 150w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/03/IMG_4059-75x75.jpg 75w" sizes="auto, (max-width: 592px) 100vw, 592px" />E poi una serie di casi che potrebbero essere quasi patologici.</p>
<p>Mi sono chiesta e mi chiedo: cliccano a caso su &#8220;mi piace&#8221; fermandosi alla foto, senza leggere la bio? Neppure quanto scritto nel campo in alto in evidenza &#8220;Lavoro&#8221;? Seguendo questo criterio per scremare, non ho risposto a chi cambiava nome ogni giorno o a chi ha scelto di chiamarsi &#8220;Roma&#8221; per non rivelare l&#8217;identità (oltre a evitare quelli con la foto profilo insieme alla fidanzata).</p>
<p>Potrei scrivere fiumi di parole solo sugli <strong>incipit delle conversazioni</strong>, sui primi approcci. &#8220;Che bella signora, tuttavia nel mio particolare modo di vedere sono le donne&amp;capitalismo che stanno distruggendo il pianeta&#8221;. Già con &#8220;signora&#8221; ti poni a muso duro, come se non fosse abbastanza distruggi la missione professionale e privata che ti ho rivelato nella bio, mostrando un lieve risentimento maschilista! Almeno hai letto la bio. Ma perché allora contattarmi??</p>
<p><strong>Pochi hanno pazienza.</strong> <strong>In un mondo di fast fashion e fast food, anche il dating è fast.</strong> Al primo messaggio già si fiondano per incontrarsi, avere il numero di telefono (l&#8217;insistenza da parte di uno al primo contatto è stata estenuante), videochiamarsi, fidanzarsi, trasferirsi da te e qualcuno pure già separarsi, facendo tutto da solo perché tu magari, non avendo attivato le notifiche, quel giorno non hai proprio avuto tempo di entrare nell&#8217;app.</p>
<p>Mi sono ritrovata a raccontare a un ventenne di quell&#8217;<strong>emozione che da adolescente vivevo</strong> in attesa di trovare nella cassetta della posta una lettera. Una risposta tanto attesa, per cui a volte le parole impresse sulla carta trovavano riscontro anche dopo mesi, se il corrispondente era un po&#8217; pigro e le Poste non ti regalavano inghippi. Ricordo ancora gli istanti in cui giravo la piccola chiave della cassetta e trovavo lì distesa, dopo km di viaggio, un rettangolo di carta a volte impiastricciato, a volte profumato, a volte accartocciato. Ci sono stati momenti in cui ho strappato la busta all&#8217;istante, altri in cui ho atteso di essere in silenzio in mezzo al campo sotto casa portando a spasso il cane o di essere raggomitolata sul letto in solitudine.</p>
<p><strong>Quelle emozioni, le ricordo ancora.</strong></p>
<p>Perciò aprire un&#8217;app e trovare una serie di messaggi consecutivi incalzanti, o in qualche caso addirittura deliranti, perché non hai risposto tempestivamente è un piccolo shock. Sono stata <strong>bloccata da un paio di persone:</strong></p>
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<li>da uno perché non ho voluto condividere il numero di telefono e chattare su Whatsapp al primo contatto. Il consiglio è di tutelarsi e scambiare un recapito telefonico solo dopo essersi conosciuti. Meglio interagire prima su Instagram.</li>
<li>da un ragazzo di Bucharest, perché insistendo già al primo contatto di vederci per un video dating (ma cos&#8217;è?) ho mostrato qualche perplessità proponendo di scriverci almeno qualche messaggio prima. Dopo due parole parlava già di massaggi. Quando ho chiesto cosa fosse un video dating: &#8220;Why to spoil the fun before it?&#8221;. Le perplessità a questo punto sono solo aumentate!  E a nulla sono valse le sue non richieste rassicurazioni: &#8220;I don&#8217;t even go for the back touch. So no need to get worried&#8221;. Proseguendo con un fastidioso e inopportuno flirtare così a freddo in un bombardamento di messaggi.</li>
<li>da un altro ragazzo ancora, perché non rispondevo immediatamente. Per poi dopo un po&#8217; ricomparire scusandosi per il teatrino. E fermare da lì a poco ogni conversazione perché hai spiegato che preferisci partire da un&#8217;amicizia. &#8220;Onestamente mi dispiace troncare così ma parlare su quest&#8217;app una volta alla settimana lo trovo un po&#8217; triste (ndr: stiamo parlando di neanche un mese di conoscenza). Se invece pensi che da questa amicizia possa nascere qualcosa di più intimo dimmelo. Io per come sono fatto cerco di vivere la sessualità in modo più aperto e libero, infatti ho voluto mettere in chiaro le cose per correttezza&#8221;. Se non fosse stato per tutti i cambi di nome, che alla fine non capivo più con chi stavo parlando, e per il teatrino abbastanza aggressivo per una risposta tardiva, quasi avrei apprezzato la franchezza. Meglio di un altro, che carinamente scriveva messaggi con costanza per poi inaspettatamente interrompere la scrittura dopo aver risposto alla domanda &#8220;Ma tu che cerchi di preciso su questa chat?&#8221; (eppure nella bio l&#8217;ho scritto!).</li>
</ul>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-14462 alignright" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/03/photo-1556800468-84fcf08acdfc.jpeg" alt="" width="465" height="696" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/03/photo-1556800468-84fcf08acdfc-200x300.jpeg 200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/03/photo-1556800468-84fcf08acdfc-683x1024.jpeg 683w" sizes="auto, (max-width: 465px) 100vw, 465px" />In realtà anche un altro ragazzo mi ha bloccata. Uno dei pochi con cui le conversazioni scritte erano piacevoli. La maggior parte dei messaggi sono mancati dialoghi che languono. Più di &#8220;Di dove sei?&#8221;, &#8220;Cosa stai facendo?&#8221;, &#8220;Hey!&#8221;, &#8220;Ti puoi spostare da Roma?&#8221; &#8220;Hai mai visitato un canile?&#8221;. Difficile leggere qualcosa di coinvolgente e originale. Lui invece mi aveva colpito. Fino a quando mi ha chiesto di seguirci su Instagram. Sono andata a vedere il suo profilo e di getto ho domandato: &#8220;Come mai hai centinaia di follower e tu non segui neanche una persona?&#8221;. Non gli piaceva nessuno, non reputava nessuno degno di essere seguito, questo il sunto di una risposta data con una certa spocchia e prepotenza. Giusto il tempo di mostrare stupore e scrivere che probabilmente allora neppure il mio profilo è un gran prodotto artistico e mi ha bloccata.</p>
<p>L&#8217;app di per sé funziona. Mi sfugge la <strong>differenza con simili alternative</strong>, anche perché non è necessario essere vegani o vegetariani. Per definizione in Italia le app di dating sono per incontri veloci e un po&#8217; leggeri. Ho voluto sperimentare, per raccontarlo qui, se un focus comune come l&#8217;amore per gli animali e l&#8217;ambiente aprisse uno spiraglio a un target diverso.</p>
<p>Trovo bello l&#8217;obiettivo di Veggly e <strong>la possibilità di raggiungere persone in tutto il mondo</strong>. Sono riuscita a conoscere un ragazzo fuori dall&#8217;Italia <span style="font-family: josefin slab, georgia, times new roman, serif;">con tanti punti in comune scoperti in piacevoli conversazioni</span> e con un&#8217;interessante esperienza nel settore della moda, magari nascerà una collaborazione professionale (mantengo il riserbo sulle conversazioni con lui). Resta la tristezza di scorrere con un dito foto di sconosciuti, &#8220;questo sì, questo no&#8221;, escludendo &#8211; forse &#8211; statisticamente un po&#8217; troppo e la delusione di non aver ampliato la cerchia di amici con simili interessi. <span style="font-family: josefin slab, georgia, times new roman, serif;">Arriverà da </span><em>Veggly </em><span style="font-family: josefin slab, georgia, times new roman, serif;">qualcosa di innovativo? Nel frattempo, non so ancora per quanto, forse continuo a indagare.</span></p>
<p>Se ti interessano le app, abbiamo scritto con Giulia di un <a href="https://dress-ecode.com/2020/01/21/unapp-che-ti-aiuta-a-ottimizzare-il-tuo-guardaroba-giulia-ci-racconta-la-sua-esperienza/">tool digitale</a> per organizzare il nostro armadio.</p>
<p>Ps Ringrazio Serena Tringali, perché in una stanza di Club House in cui sono sono entrata creando scompiglio per raccogliere informazioni sulle app di dating  ha virato l&#8217;argomento del gruppo per  darmi spunti interessanti.</p>
<p><em>(Foto: Veggly; Pratik Gutpa)</em></p>
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<p><iframe loading="lazy" title="Spotify Embed: Vita da Dress Ecode - App collegate alla sostenibilità: cibo e dating" width="100%" height="232" allowtransparency="true" frameborder="0" allow="encrypted-media" src="https://open.spotify.com/embed-podcast/episode/6jSdZWz65xUYfshji8gu8u?si=DlrsR5RNTC6T3hZ9hrWBxQ"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Vita da Dress ECOde &#8211; No, non butto via no! Storie di recupero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[dressecode]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Nov 2020 08:37:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dress ECOde's lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[DYT/Fai da te]]></category>
		<category><![CDATA[Responsible life / Stile di vita resp.]]></category>
		<category><![CDATA[Vita da Dress ECOde]]></category>
		<category><![CDATA[recupero]]></category>
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					<description><![CDATA[ Puoi ascoltare qui l&#8217;articolo: No, non butta via no! L&#8217;antefatto È novembre. Siamo temporaneamente nella città dove sono nata (Modena), per ragioni familiari facendo avanti e indietro dall&#8217;ospedale. Indosso una borsa acquistata tanti anni fa, purtroppo in una catena fast fashion. Mi piace tanto il modello e cerco di farla durare a lungo, avendo ormai fatto un acquisto insensato, prima di abbracciare la moda sostenibile. È in ecopelle, quindi va bene riguardo al rispetto per gli animali ma&#8230; spesso per evitare la pelle sono utilizzati materiali sintetici che non hanno nulla di rispettoso degli animali e dell&#8217;ambiente. Ma chi lo sapeva allora? Cerco quindi di tenerla il più possibile. Il danno Sono a Modena e guardando la borsa esclamo: &#8220;Mi piace proprio questo modello! È davvero carino!&#8221;. Il giorno dopo, non si sa come, una spellatura compare sulla cima&#8230; Da buttare. Non ci riesco. Dopo aver raccolto plastica e rifiuti, penso e ripenso prima di gettare via un oggetto come questo. Dovrà pur esserci una soluzione? Se fosse di pelle di buona qualità, come quelle che troviamo nei negozi vintage e second-hand, avrebbe un suo fascino anche rovinata (e comunque non si sbuccerebbe così) o varrebbe la pena portarla a riparare dal calzolaio di fiducia. Invece questo è ciò che accade quando si comprano pezzi del genere in catene fast fashion. La soluzione Passa il tempo, la borsa resta in un angolo dell&#8217;armadio, in attesa di una soluzione. Finché un giorno, infatti, sistemando tessuti e scampoli trovo un quadrato di ecopelle marrone. E se&#8230; Se provassi a ripararla da me, con un inserto di colore più scuro? Accosto la stoffa alla borsa e sembra funzionare! Il recupero Non ho scattato fotografie alla borsa prima del restauro. Mi è venuto in mente durante l&#8217;operazione di recupero! Nel video si intravede però una metà com&#8217;era prima dell&#8217;intervento. In origine, era di un unico colore. Ho appoggiato la carta di un giornale per prendere la forma dell&#8217;inserto da ricoprire. Successivamente ho appoggiato la sagoma di carta sul rovescio della stoffa, disegnando con la matita la linea da ritagliare, cercando di tenere mezzo centimetro di bordo per sicurezza. Ho immaginato infatti che il tessuto si sarebbe ritirato una volta attaccato. Dopo averle cosparse con la colla per tessuti, pazientemente ho collocato le due forme sulla borsa, premendo soprattutto sui bordi e ripassando negli angoli. Infine ho passato il phon, in modo che gli inserti aderissero meglio. Mi sono ricordata di quando papà mi faceva passare il phon da piccola per far aderire meglio le fodere dei libri di scuola&#8230; Clicca per vedere il video Il risultato Ed ecco il risultato! Non mi dispiace l&#8217;effetto finale. Devo ripassare gli angoli con la colla, ora che la prima passata è asciutta. Sono i punti dove tenderà altrimenti a sollevarsi. Intanto però te la mostro nella foto. Come ti sembra? Apprezzo moltissimo l&#8217;idea di poterla utilizzare ancora per tanto tempo! Anche se non è più in tinta unita, potrò comunque indossarla piacevolmente. È successo anche a te di riparare un acquisto &#8220;livello qualità fast fashion&#8221;, effettuato prima della conversione alla moda sostenibile? Se ti va di raccontarmi la storia, scrivimi cliccando sul bottone qui sotto! L&#8217;ascolterò volentieri e sarà bello condividerla con chi come noi sta provando a ridurre la propria impronta ambientale. Prima volta sul sito?  Inizia da qui &#62; &#160;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-11602 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-150x150.png" alt="" width="33" height="30" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-600x551.png 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-300x276.png 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1024x941.png 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-768x706.png 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1536x1412.png 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-2048x1882.png 2048w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1160x1066.png 1160w" sizes="auto, (max-width: 33px) 100vw, 33px" /> Puoi ascoltare qui l&#8217;articolo: <a href="https://www.spreaker.com/episode/41955031">No, non butta via no!</a></p>
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<h6><span style="color: #68a69b;">L&#8217;antefatto</span></h6>
<p>È novembre. Siamo temporaneamente nella città dove sono nata (Modena), per ragioni familiari facendo avanti e indietro dall&#8217;ospedale. Indosso una borsa acquistata tanti anni fa, purtroppo in una catena fast fashion. <strong>Mi piace tanto il modello e cerco di farla durare a lungo, avendo ormai fatto un acquisto insensato, prima di abbracciare la moda sostenibile</strong>. È in ecopelle, quindi va bene riguardo al rispetto per gli animali ma&#8230; spesso per evitare la pelle sono utilizzati materiali sintetici che non hanno nulla di rispettoso degli animali e dell&#8217;ambiente. Ma chi lo sapeva allora? Cerco quindi di tenerla il più possibile.</p>
<h6><span style="color: #68a69b;">Il danno</span></h6>
<p>Sono a Modena e guardando la borsa esclamo: &#8220;Mi piace proprio questo modello! È davvero carino!&#8221;. Il giorno dopo, non si sa come, una spellatura compare sulla cima&#8230; <strong>Da buttare</strong>.</p>
<p><strong>Non ci riesco</strong>. Dopo aver raccolto plastica e rifiuti, penso e ripenso prima di gettare via un oggetto come questo. Dovrà pur esserci una soluzione? Se fosse di pelle di buona qualità, <a href="https://dress-ecode.com/brand-e-attivita/"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-13617" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/BOTTONE-BRAND.jpg" alt="" width="350" height="84" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/BOTTONE-BRAND.jpg 2018w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/BOTTONE-BRAND-600x144.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/BOTTONE-BRAND-300x72.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/BOTTONE-BRAND-1024x247.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/BOTTONE-BRAND-768x185.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/BOTTONE-BRAND-1536x370.jpg 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/BOTTONE-BRAND-1160x279.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 350px) 100vw, 350px" /></a>come quelle che troviamo nei negozi vintage e second-hand, avrebbe un suo fascino anche rovinata (e comunque non si sbuccerebbe così) o varrebbe la pena portarla a riparare dal calzolaio di fiducia. Invece <strong>questo è ciò che accade quando si comprano pezzi del genere in catene fast fashion</strong>.</p>
<h6><span style="color: #68a69b;">La soluzione</span></h6>
<p>Passa il tempo, la borsa resta in un angolo dell&#8217;armadio, in attesa di una soluzione. Finché un giorno, infatti, sistemando tessuti e scampoli trovo un quadrato di ecopelle marrone. E se&#8230; <strong>Se provassi a ripararla da me</strong>, con un inserto di colore più scuro? Accosto la stoffa alla borsa e sembra funzionare!</p>
<h6><span style="color: #68a69b;">Il recupero</span></h6>
<p>Non ho scattato fotografie alla borsa prima del restauro. Mi è venuto in mente durante l&#8217;operazione di recupero! Nel video si intravede però una metà com&#8217;era prima dell&#8217;intervento. In origine, era di un unico colore. Ho appoggiato la carta di un giornale per prendere la forma dell&#8217;inserto da ricoprire. Successivamente ho appoggiato la sagoma di carta sul rovescio della stoffa, disegnando con la matita la linea da ritagliare, cercando di tenere mezzo centimetro di bordo per sicurezza. Ho immaginato infatti che il tessuto si sarebbe ritirato una volta attaccato.</p>
<p>Dopo averle cosparse con la colla per tessuti, pazientemente ho collocato le due forme sulla borsa, premendo soprattutto sui bordi e ripassando negli angoli.</p>
<p>Infine ho passato il phon, in modo che gli inserti aderissero meglio. Mi sono ricordata di quando papà mi faceva passare il phon da piccola per far aderire meglio le fodere dei libri di scuola&#8230;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://vimeo.com/613447396">Clicca per vedere il video</a><a href="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/IMG_9256.mov" rel="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/IMG_9256.mov"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-13541 size-medium aligncenter" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/Video-borsa-recupero-sostenibile-201x300.jpg" alt="" width="201" height="300" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/Video-borsa-recupero-sostenibile-201x300.jpg 201w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/Video-borsa-recupero-sostenibile-600x896.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/Video-borsa-recupero-sostenibile-685x1024.jpg 685w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/Video-borsa-recupero-sostenibile-768x1147.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/Video-borsa-recupero-sostenibile.jpg 834w" sizes="auto, (max-width: 201px) 100vw, 201px" /></a></p>
<h6><span style="color: #68a69b;">Il risultato</span></h6>
<p>Ed ecco il risultato! Non mi dispiace l&#8217;effetto finale. Devo ripassare gli angoli con la colla, ora che la prima passata è asciutta. Sono i punti dove tenderà altrimenti a sollevarsi. Intanto però te la mostro nella foto.</p>
<p>Come ti sembra? <strong>Apprezzo moltissimo l&#8217;idea di poterla utilizzare ancora per tanto tempo!</strong> Anche se non è più in tinta unita, potrò comunque indossarla piacevolmente.</p>
<p>È successo anche a te di riparare un acquisto &#8220;livello qualità fast fashion&#8221;, effettuato prima della conversione alla moda sostenibile? <strong>Se ti va di raccontarmi la storia, scrivimi</strong> cliccando sul bottone qui sotto! L&#8217;ascolterò volentieri e sarà bello condividerla con chi come noi sta provando a ridurre la propria impronta ambientale.</p>
<p><a href="https://mailchi.mp/e448590a6056/inviaci-le-tue-domande"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-8193" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/05/Bottone-e1590595091558.png" alt="" width="300" height="84" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/05/Bottone-e1590595091558.png 1062w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/05/Bottone-e1590595091558-600x168.png 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/05/Bottone-e1590595091558-300x84.png 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/05/Bottone-e1590595091558-1024x286.png 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/05/Bottone-e1590595091558-768x215.png 768w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>

<a href='https://dress-ecode.com/vita-da-dress-ecode-no-non-butto-via-no-storie-di-recupero/img_1039/'><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="225" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/IMG_1039-300x225.jpg" class="attachment-medium size-medium" alt="" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/IMG_1039-300x225.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/IMG_1039-scaled-600x450.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/IMG_1039-1024x768.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/IMG_1039-768x576.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/IMG_1039-1536x1152.jpg 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/IMG_1039-2048x1536.jpg 2048w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/IMG_1039-1160x870.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>
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<h2><span style="color: #68a69b;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-11054" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/farfalla-azz.png" alt="" width="50" height="41" />Prima volta sul sito?  <a style="color: #68a69b;" href="https://mailchi.mp/13e230d112c6/inizia-da-qui">Inizia da qui &gt;</a></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Spotify Embed: Vita da Dress ECOde - No, non butto via no! Storie di recupero" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" src="https://open.spotify.com/embed/episode/644f29dfjO241yFoDO8APS?si=Wp2Ks4EJTVy4LPWhEgu8ww"></iframe></p>
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		<title>TOM, il cestino che trasforma imballaggi e scarti nei locali pubblici in 8 settimane!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[dressecode]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2020 10:55:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Circular economy]]></category>
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		<category><![CDATA[Environment/Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[Puoi ascoltare qui l&#8217;articolo: TOM, il cestino interattivo &#160; TOM è un cestino speciale: installato in bar, musei, stazioni, aeroporti, uffici, ristoranti o altri locali pubblici, accoglie gli imballaggi compostabili e gli scarti di cibo prodotti sul posto e nel giro di 8 settimane li trasforma in concime organico. TOM è prodotto in Svezia da Orwak, azienda che progetta e produce compattatori e presse per rifiuti dal 1971. Con una vasta rete mondiale di rappresentanti, ha una buona presenza locale in molti dei paesi in cui i sistemi sono installati. Da gennaio 2020, Sulo, una società globale con sede in Francia, ha acquisito Sac Group, di cui Orwak fa parte. Sulo offre soluzioni per la raccolta e la separazione dei materiali riciclabili. Con la sua visione speciale, TOM vede gli ospiti arrivare da lontano e apre lo sportello quando si avvicinano. Grazie allo smaltimento senza contatto dei rifiuti, mantiene le nostre mani pulite! TOM ha all&#8217;incirca le stesse dimensioni di un contenitore convenzionale per l&#8217;immondizia, ma via via che i rifiuti vengono compattati TOM crea spazio all&#8217;interno, arrivando a contenere fino a sette volte più rifiuti di altri contenitori. In questo modo riduce la frequenza del cambio di sacchetto. Inoltre, se il cestino è pieno è in grado di avvisare! Invia infatti un messaggio quando richiede il cambio del sacchetto o la manutenzione. &#8220;A TOM piace vestirsi per l&#8217;occasione e spesso indossa costumi colorati (involucri) per adattarsi o per distinguersi in un particolare ambiente. Guarda la sezione foto di TOM per vedere i suoi ultimi outfit!&#8221;, racconta la pagina di Orwak. Non è un&#8217;idea meravigliosa? Sito: http://www.orwak.com/ Facebook: https://www.facebook.com/TOMbyOrwak Foto: dalla pagina Facebook di Orwak.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-11602" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-300x276.png" alt="" width="35" height="32" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-300x276.png 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-600x551.png 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1024x941.png 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-768x706.png 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1536x1412.png 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-2048x1882.png 2048w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1160x1066.png 1160w" sizes="auto, (max-width: 35px) 100vw, 35px" /></p>
<p>Puoi ascoltare qui l&#8217;articolo: <a href="https://www.spreaker.com/episode/41714337">TOM, il cestino interattivo</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p class="_5RYuEA direction-ltr align-center para-style-body"><span class="SS_gjA">TOM è un cestino speciale: </span><span class="SS_gjA">installato in bar, musei, stazioni, aeroporti, uffici, ristoranti o altri locali pubblici, <strong>accoglie gli imballaggi compostabili e gli scarti di cibo prodotti sul posto e nel giro di 8 settimane li trasforma in </strong></span><span class="SS_gjA"><strong>concime organico</strong>.</span></p>
<p>TOM è prodotto in Svezia da Orwak, azienda che progetta e produce compattatori e presse per rifiuti dal 1971. Con una vasta rete mondiale di rappresentanti, ha una buona presenza locale in molti dei paesi in cui i sistemi sono installati. Da gennaio 2020, Sulo, una società globale con sede in Francia, ha acquisito Sac Group, di cui Orwak fa parte. Sulo offre soluzioni per la raccolta e la separazione dei materiali riciclabili.</p>
<p>Con la sua visione speciale, TOM vede gli ospiti arrivare da lontano e <strong>apre lo sportello quando si avvicinano</strong>. Grazie allo smaltimento senza contatto dei rifiuti, mantiene le nostre mani pulite!</p>
<p>TOM ha all&#8217;incirca le stesse dimensioni di un contenitore convenzionale per l&#8217;immondizia, ma via via che i rifiuti vengono compattati TOM crea spazio all&#8217;interno, arrivando a <strong>contenere fino a sette volte più rifiuti di altri contenitori</strong>. In questo modo riduce la frequenza del cambio di sacchetto. Inoltre, <strong>se il cestino è pieno è in grado di avvisare</strong>! Invia infatti un messaggio quando richiede il cambio del sacchetto o la manutenzione.</p>
<p>&#8220;A TOM piace vestirsi per l&#8217;occasione e spesso indossa costumi colorati (involucri) per adattarsi o per distinguersi in un particolare ambiente. Guarda la sezione foto di TOM per vedere i suoi ultimi outfit!&#8221;, racconta la pagina di Orwak.</p>
<p>Non è un&#8217;idea meravigliosa?</p>
<p>Sito: <a href="http://www.orwak.com/">http://www.orwak.com/</a></p>
<p>Facebook:<a href="https://www.facebook.com/TOMbyOrwak"> https://www.facebook.com/TOMbyOrwak</a></p>
<p>Foto: dalla pagina Facebook di Orwak.</p>

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		<title>Mamme (e papà) green senza stress? Elisa, mamma ecologica, ci racconta cosa riesce a fare</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Jul 2019 09:59:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dress ECOde's lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[DYT/Fai da te]]></category>
		<category><![CDATA[Minimalism]]></category>
		<category><![CDATA[Responsible life / Stile di vita resp.]]></category>
		<category><![CDATA[Vita da Dress ECOde]]></category>
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		<category><![CDATA[zero waste]]></category>
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					<description><![CDATA[Italiano/English below Vivere in modo green al momento non sembra sempre semplice e tanti genitori si chiedono come poter essere più ecologici nella vita familiare. Ci sono molte mamme e papà che si impegnano nel quotidiano, anche tra i lettori di Dress Ecode. Elisa Ripamonti per noi è una &#8220;mamma green&#8221; e ci racconta cosa riesce a fare in famiglia per ridurre l&#8217;impatto sull&#8217;ambiente. &#8220;A me pare non molto, perché vivo solo il mio quotidiano nel modo che mi sembra il migliore, ma agli occhi degli altri sembra che un po’ ecologica lo sia. Essere mamma comporta delle sfide quotidiane che vanno ben oltre la gestione materiale dei propri figli, ma comprendono sfide educative e valoriali di grande impatto&#8221;. Come hai iniziato, Elisa? &#8220;Ho iniziato ad avere uno stile cosiddetto &#8216;eco&#8217; senza neanche accorgermene, o meglio, per motivazioni più che ecologiche legate alle mie esperienze di vita pregresse. Appena aperto il fontanile di Monza San Fruttuoso, quartiere in cui abito, ho subito fatto la tessera, perché? Perché l’acqua costava meno e la fatica rispetto all’andare al supermercato era quasi inferiore: al fontanile prendevo anche 30/50 litri d’acqua alla volta, al supermercato per eguagliare avrei speso molto di più e mi sarei riempita il carrello. Solo molti anni dopo è arrivato il senso del vetro contro plastica e ora non lo abbandonerei più. Se si parla di acqua naturale, la beviamo anche tranquillamente dal rubinetto, ma per la frizzante abbiamo scartato il gasatore e preferito il fontanile. E via via le azioni quotidiane e familiari sono diventate sempre di più&#8221;. Ce ne racconti qualcuna? &#8220;L&#8217;utilizzo di pannolini lavabili per i figli e il ricorso all&#8217;usato per tutti gli accessori di prima necessità, dal lettino alla culla, sia come passaggio tra amici, sia attraverso le varie liste di scambio e baratto DESBri (Distretto di Economia Solidale in Brianza). I vestiti dei miei figli sono tutti rigorosamente di secondamano: ho amiche con figli/e più grandi dei miei che mi passano regolarmente abbigliamento e scarpe, alcune cose le ho prese sempre grazie alla rete DESBri e poi a mia volta anche io rimetto in circolo passando ad altre famiglie. Prima di avere il secondo figlio tenevo tutto, poi è arrivato un maschio, quindi ho iniziato a dar via le cose da bambina, con la certezza che in caso di necessità le cose sarebbero tornate. Il valore della condivisione mi è sempre appartenuto, di famiglia, grazie alle diverse esperienza fatte, compresa quella di scoutismo o servizio in un istituto per disabili, fino al vivere ogni giorno a contatto con la natura. Una natura &#8216;funzionale&#8217; più che selvaggia, ma che da sempre mi ha insegnato il valore della cura, della crescita, del rispetto… un orto di famiglia (che ancora mio padre porta avanti), animali da cortile e il nostro giocare liberi, ma anche la fiducia che ci veniva accordata nella semina e nella raccolta, pur nel gioco e nell’assecondare il nostro essere bambini, e questo respirano ora i miei figli&#8221;. Autoproduci? &#8220;Alla condivisione si è aggiunta negli anni di crescita una grande passione per la scoperta e il fare che mi hanno sempre portato a sperimentare qualcosa di nuovo, a cercare il semplice e il possibile, nel mio lavoro di educatrice per disabili prima e di insegnante di sostegno ora. Per cui sono giunta a trovare sempre nuove strade e cose da fare insieme pensando al fattibile per tutti, oltre che genuino, autoproducendo in cucina: dal lievito madre allo yogurt fatto in casa, alle barrette di cereali, al formaggio, alla pasta fresca ripiena e non, alla passata di pomodoro raccolto nell&#8217;orto e ai preparati per minestra con le nostre verdure che mi durano quasi tutto l&#8217;inverno, ai ghiaccioli fatti a partire dalla frutta vera con conseguente conservazione di marmellate e succhi di frutta dati dagli &#8216;avanzi&#8217;. Già, ai miei figli non manca nulla, loro fanno merenda tutti i giorni solo che quando mi sono resa conto che con il grande consumo di ghiaccioli, succhi di frutta e yogurt, torte, ecc. producevamo un mare di immondizia e in più spendevamo un bel po’ di soldi, ho iniziato a farli con loro&#8221;. A questo punto di solito ti chiedono: &#8220;Eh ma il tempo? Dove lo trovi?&#8221; &#8220;Già perché lo stupore più grande è: &#8216;Ma dove trovi il tempo?&#8217;. Se coinvolgi i bambini (attualmente i miei figli hanno 3 e 6 anni) ci metti più tempo, ma dài loro del tempo di qualità, oltre che insegnare loro, implicitamente, molte competenze di autonomia e procedurali. In più ovviamente togli tutti i conservanti che i processi industriali sono costretti ad inserire&#8221;. E per le feste cosa fai? &#8220;Anche le feste di compleanno sono diventate per noi un’occasione di stile zero waste: alle feste altrui andiamo con i nostri bicchieri, piatti, posate e tovaglioli lavabili. Ammetto, all’inizio mi vergognavo e dicevo di farlo per permettere al piccolo di non bere e mangiare dai piatti altrui, ma ora dico semplicemente la verità e questo stupisce, a me però non costa nulla, mentre al pianeta risparmio rifiuti inutili. Quest’anno mia figlia grande mi ha chiesto di fare la festa in casa ed è stata una grande occasione di divertimento, tutto il più possibile zero waste: giochi a tema fate e folletti con tutto preparato in casa, non abbiamo quasi prodotto rifiuti, e anche il regalino finale che ora si usa dare agli invitati sono stati vasetti fatti riutilizzando bottiglie di plastica (che ho dovuto chiedere ad amici, perché noi non ne usiamo), dove abbiamo seminato basilico che loro dovevano far crescere e poi usare in casa! Mentre l’anno scorso per la festa al nido del piccolo ho preparato gavettoni riutilizzabili in ciniglia seguendo un tutorial su youtube&#8221;. Ci racconti cosa hai preparato quest&#8217;anno per la festa di tua figlia? &#8220;Quest&#8217;anno mia figlia maggiore mi ha chiesto per la prima volta la festa con gli amici (ultimo anno di materna). Di solito abbiamo sempre festeggiato in famiglia e a scuola portando torta o simili. Quando mi ha chiesto la festa in casa abbiamo iniziato subito a pensare ad una tematica, che è stato fate e folletti e da lì abbiamo inventato giochi, caccia al tesoro, tiro al canestro: un gran successo! Ho preparato i dolci in casa: crostatine dei folletti (con marmellata di mirtilli), succo di fate (con sciroppo di mirtilli) e degli elfi (con sciroppo di sambuco), focacce, pizzette, pop corn fatti in casa (semi acquistati sfusi) e ovviamente stoviglie riutilizzabili, solo per i tovaglioli ho usato questa volta quelli usa-e-getta perché non ne avevo abbastanza di stoffa. Un successone e alla fine gli invitati sono andati via con vasetti di basilico del bosco (da far crescere, noi avevamo solo seminato) messi in bottiglie di plastica dipinte a mo’ di casette delle fate e degli elfi&#8221;. Cosa scegli come regali ad amici e colleghi? Qualche idea? &#8220;Quando scelgo di fare dei regali, se posso mi oriento su qualcosa zero waste, ma è comunque abbastanza complicato, perché al di là delle cose &#8216;generiche&#8217; come borracce o borse che possono essere accettate, alcuni prodotti sono molto specifici e non voglio comunque sprecare soldi né risorse per uno shampoo solido che magari viene buttato. Se posso scelgo di regalare laboratori da seguire, biglietti di teatro o cinema, ingresso ai parchi... E chiedo lo stesso per me o i miei figli: quest&#8217;anno abbiamo ricevuto l&#8217;ingresso a due parchi di divertimento e due musical, più ovviamente qualche gioco, non posso tralasciare il loro essere bambini. Comunque anche i giochi, quando i bimbi hanno passato l&#8217;età, vanno ad altre famiglie o scuole o servizi educativi. Quest&#8217;anno i miei colleghi e amici mi hanno regalato una serata all&#8217;Escape Room (escapersmilano.it) e un colafritto (visto su un sito zero waste in un post di una ragazza napoletana), sono stata felicissima! Anche mio marito mi ha regalato un laboratorio da frequentare e ho ricevuto dei vestiti sostenibili dal sito Wearethought&#8220;. Per le gite come vi organizzate? &#8220;Beeswrap fatti in casa (qui alcune ricette), sacchetti porta panini al posto della pellicola, borracce, bicchieri telescopici, cannucce non usa-e-getta e poi i porta succhi riutilizzabili che riempiamo ad ogni occasione&#8221;. Per l&#8217;igiene personale? &#8220;Saponette solide fatte in casa, cotton fioc riutilizzabili, coppetta mestruale per me, crema mani fatta in casa e anche dentifricio, lo spazzolino di bambù o con testine intercambiabili, deodorante fatto in casa e il sacchetto che raccoglie le microfibre in lavatrice (sacchetto microfibre)&#8221;. Per la pulizia della casa? &#8220;Sapone per i piatti, detersivi eco e ricaricabili alla spina. Ora con l&#8217;aiuto dell&#8217;akunandzilo sto iniziando ad autoprodurre anche sapone liquido, ma sono proprio alle prime armi&#8221;. E con la spesa cosa hai scelto di fare? &#8220;Scelgo la spesa sfusa, nei pochi negozi che lo consentono: frutta e verdura dall’ortolano, coi miei sacchetti (a volte anche al supermercato, sempre coi miei sacchetti e non importa se pago lo stesso il centesimo), dal macellaio coi miei contenitori e così anche legumi, riso, cous cous…questo è un filino più difficile, a causa degli orari dei piccoli negozi rispetto ai supermercati e inizialmente sembrava tutto più costoso, ma in realtà ora la nostra dieta è molto molto più varia e fantasiosa e il costo più o meno simile, ma la qualità si sente!&#8221;. Per la cancelleria come fai? “Per la questione studio e appunti, con un bel po&#8217; di fatica sto cercando di scaricarmi libri sul kindle, per scrivere utilizzo i quaderni correctbook, sono magnifici e li suggerirei a chiunque. Nascono da un progetto olandese, l’unico neo è infatti la spedizione dall&#8217;Olanda, ma credo cmq che importante siano anche lo scopo e la frequenza con cui si utilizzano le spedizioni, e la scelta comunque di certi siti al posto di altri (insomma, la perfezione è ben lontana). Sono quaderni a buchi, a cui si possono quindi aggiungere fogli, fatti come le lavagnette bianche si possono quindi cancellare e riscrivere all&#8217;infinito. Ho il formato da borsetta per la lista della spesa o cose simili, un quaderno A3 e un A4, per report alle riunioni, appunti, esercizi, prove di brutta. Inoltre ho penne stilografiche a stantuffo per quando devo compilare documenti o firmare o scrivere a mano”. Un consiglio alle mamme e papà che desiderano iniziare questo cammino, ma temono le sfide tra cui la mancanza di tempo? &#8220;Suggerisco di non partire volendo fare tutto, ma scegliere un campo che si ritiene &#8216;più facile&#8217; e dove si possono fare più sforzi. Per esempio, io sono partita dal bagno, perché tanti erano gli accorgimenti fattibili senza fare fatica, dalla carta igienica in carta riciclata allo spazzolino. Riguardo il tempo non so, alla fine per cucinare in casa o autoprodurre può bastare anche solo una mezz&#8217;ora: mica serve un menù subito da ristorante, a quello ci si arriva col tempo! Di sicuro avere qualcuno che fa con te aiuta, ma i piccoli gruppi di amici e amiche che autoproducono si possono facilmente creare!&#8221;. Elisa è disponibile a dare consigli e condividere la sua esperienza di mamma green. Potete scrivere a contact_us@dressecode.it indicando nell’oggetto della mail “Per Elisa”. English &#8211; Green mums and dads without stress? Elisa, eco mum, tells us what she is able to do Living green at the moment does not always seem easy and many parents wonder how to be more environmentally friendly in family life. There are many mothers and fathers who engage in everyday life, also among the readers of Dress Ecode. Elisa Ripamonti for us is a &#8220;green mum&#8221; and tells us what she can do in the family to reduce the impact on the environment. &#8220;It doesn&#8217;t seem much to me, because I only live my daily life in the way that seems to me the best, but in the eyes of others it seems a bit ecological. Being a mother involves daily challenges that go far beyond the material management of one&#8217;s children, but include educational and value challenges of great impact&#8221;. How did you start, Elisa? &#8220;I started having a so-called &#8216;eco&#8217; style without even realising it, or rather for more than ecological reasons related to my previous life experiences. As soon as the drinking fountain opened at Monza San Fruttuoso, a neighborhood where I live, I immediately made the card, why? Because the water cost less and the effort compared to going to...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Italiano/English below</p>
<p>Vivere in modo green al momento non sembra sempre semplice e tanti genitori si chiedono come poter essere più ecologici nella vita familiare. Ci sono molte mamme e papà che si impegnano nel quotidiano, anche tra i lettori di Dress <span style="color: #acc0a5;"><em>Eco</em></span>de. Elisa Ripamonti per noi è una &#8220;mamma green&#8221; e ci racconta cosa riesce a fare in famiglia per ridurre l&#8217;impatto sull&#8217;ambiente.</p>
<p>&#8220;A me pare non molto, perché vivo solo il mio quotidiano nel modo che mi sembra il migliore, ma agli occhi degli altri sembra che un po’ ecologica lo sia. Essere mamma comporta delle sfide quotidiane che vanno ben oltre la gestione materiale dei propri figli, ma comprendono sfide educative e valoriali di grande impatto&#8221;.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Come hai iniziato, Elisa?</strong></span></p>
<p>&#8220;Ho iniziato ad avere uno stile cosiddetto &#8216;eco&#8217; senza neanche accorgermene, o meglio, per motivazioni più che ecologiche legate alle mie esperienze di vita pregresse. Appena aperto il <b>fontanile </b>di Monza San Fruttuoso, quartiere in cui abito, ho subito fatto la tessera, perché? Perché l’acqua costava meno e la fatica rispetto all’andare al supermercato era quasi inferiore: al fontanile prendevo anche 30/50 litri d’acqua alla volta, al supermercato per eguagliare avrei speso molto di più e mi sarei riempita il carrello. Solo molti anni dopo è arrivato il senso del vetro contro plastica e ora non lo abbandonerei più. Se si parla di acqua naturale, la beviamo anche tranquillamente dal rubinetto, ma per la frizzante abbiamo scartato il gasatore e preferito il fontanile. E via via le azioni quotidiane e familiari sono diventate sempre di più&#8221;.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Ce ne racconti qualcuna?</strong></span></p>
<p>&#8220;L&#8217;utilizzo di <b>pannolini </b><b>lavabili </b>per i figli e il ricorso all&#8217;<strong>usato</strong> per tutti gli accessori di prima necessità, dal lettino alla culla, sia come passaggio tra amici, sia attraverso le varie liste di scambio e baratto DESBri (Distretto di Economia Solidale in Brianza). I vestiti dei miei figli sono tutti rigorosamente di <b>seconda</b><b>mano: </b>ho amiche con figli/e più grandi dei miei che mi passano regolarmente abbigliamento e scarpe, alcune cose le ho prese sempre grazie alla rete DESBri e poi a mia volta anche io rimetto in circolo passando ad altre famiglie. Prima di avere il secondo figlio tenevo tutto, poi è arrivato un maschio, quindi ho iniziato a dar via le cose da bambina, con la certezza che in caso di necessità le cose sarebbero tornate.</p>
<p>Il valore della condivisione mi è sempre appartenuto, di famiglia, grazie alle diverse esperienza fatte, compresa quella di scoutismo o servizio in un istituto per disabili, fino al vivere ogni giorno a contatto con la natura. Una natura &#8216;funzionale&#8217; più che selvaggia, ma che da sempre mi ha insegnato il valore della cura, della crescita, del rispetto… un orto di famiglia (che ancora mio padre porta avanti), animali da cortile e il nostro giocare liberi, ma anche la fiducia che ci veniva accordata nella semina e nella raccolta, pur nel gioco e nell’assecondare il nostro essere bambini, e questo respirano ora i miei figli&#8221;.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Autoproduci?</strong></span></p>
<p>&#8220;Alla condivisione si è aggiunta negli anni di crescita una grande passione per la scoperta e il fare che mi hanno sempre portato a sperimentare qualcosa di nuovo, a cercare il semplice e il possibile, nel mio lavoro di educatrice per disabili prima e di insegnante di sostegno ora. Per cui sono giunta a trovare sempre nuove strade e cose da fare insieme pensando al fattibile per tutti, oltre che genuino, <b>autoproducendo </b><b>in </b><b>cucina: </b>dal lievito madre allo yogurt fatto in casa, alle barrette di cereali, al formaggio, alla pasta fresca ripiena e non, alla passata di pomodoro raccolto nell&#8217;orto e ai preparati per minestra con le nostre verdure che mi durano quasi tutto l&#8217;inverno, ai ghiaccioli fatti a partire dalla frutta vera con conseguente conservazione di marmellate e succhi di frutta dati dagli &#8216;avanzi&#8217;. Già, ai miei figli non manca nulla, loro fanno merenda tutti i giorni solo che quando mi sono resa conto che con il grande consumo di ghiaccioli, succhi di frutta e yogurt, torte, ecc. producevamo un mare di immondizia e in più spendevamo un bel po’ di soldi, ho iniziato a farli con loro&#8221;.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>A questo punto di solito ti chiedono: &#8220;Eh ma il tempo? Dove lo trovi?&#8221;</strong></span></p>
<p>&#8220;Già perché lo stupore più grande è: &#8216;Ma dove trovi il tempo?&#8217;. <strong>Se coinvolgi i bambini (attualmente i miei figli hanno 3 e 6 anni) ci metti più tempo, ma dài loro del tempo di qualità, oltre che insegnare loro, implicitamente, molte competenze di autonomia e procedurali</strong>. In più ovviamente togli tutti i conservanti che i processi industriali sono costretti ad inserire&#8221;.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>E per le feste cosa fai?</strong></span></p>
<p>&#8220;Anche le <b>feste di compleanno </b>sono diventate per noi un’occasione di stile zero waste: alle feste altrui andiamo con i nostri bicchieri, piatti, posate e tovaglioli lavabili. Ammetto, all’inizio mi vergognavo e dicevo di farlo per permettere al piccolo di non bere e mangiare dai piatti altrui, ma ora dico semplicemente la verità e questo stupisce, a me però non costa nulla, mentre al pianeta risparmio rifiuti inutili. Quest’anno mia figlia grande mi ha chiesto di fare la <b>festa </b>in casa ed è stata una grande occasione di divertimento, tutto il più possibile zero waste: giochi a tema fate e folletti con tutto preparato in casa, non abbiamo quasi prodotto rifiuti, e anche il <b>regalino </b>finale che ora si usa dare agli invitati sono stati <b>vasett</b><strong>i</strong> fatti riutilizzando bottiglie di plastica (che ho dovuto chiedere ad amici, perché noi non ne usiamo), dove abbiamo seminato basilico che loro dovevano far crescere e poi usare in casa! Mentre l’anno scorso per la festa al nido del piccolo ho preparato <b>gavettoni riutilizzabili </b>in ciniglia seguendo un tutorial su youtube&#8221;.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Ci racconti cosa hai preparato quest&#8217;anno per la festa di tua figlia?</strong></span></p>
<p>&#8220;Quest&#8217;anno mia figlia maggiore mi ha chiesto per la prima volta la festa con gli amici (ultimo anno di materna). Di solito abbiamo sempre festeggiato in famiglia e a scuola portando torta o simili. Quando mi ha chiesto la festa in casa abbiamo iniziato subito a pensare ad una tematica, che è stato fate e folletti e da lì abbiamo inventato giochi, caccia al tesoro, tiro al canestro: un gran successo! Ho preparato i dolci in casa: crostatine dei folletti (con marmellata di mirtilli), succo di fate (con sciroppo di mirtilli) e degli elfi (con sciroppo di sambuco), focacce, pizzette, pop corn fatti in casa (semi acquistati sfusi) e ovviamente <strong>stoviglie riutilizzabili</strong>, solo per i tovaglioli ho usato questa volta quelli usa-e-getta perché non ne avevo abbastanza di stoffa. Un successone e alla fine gli invitati sono andati via con vasetti di basilico del bosco (da far crescere, noi avevamo solo seminato) messi in bottiglie di plastica dipinte a mo’ di casette delle fate e degli elfi&#8221;.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Cosa scegli come regali ad amici e colleghi? Qualche idea?</strong></span></p>
<p>&#8220;Quando scelgo di fare dei regali, se posso mi oriento su qualcosa zero waste, ma è comunque abbastanza complicato, perché al di là delle cose &#8216;generiche&#8217; come borracce o borse che possono essere accettate, alcuni prodotti sono molto specifici e non voglio comunque sprecare soldi né risorse per uno shampoo solido che magari viene buttato. Se posso scelgo di regalare <strong>laboratori da seguire, biglietti di teatro o cinema, ingresso ai parchi.</strong>.. E chiedo lo stesso per me o i miei figli: quest&#8217;anno abbiamo ricevuto l&#8217;ingresso a due parchi di divertimento e due musical, più <strong>ovviamente qualche gioco, non posso tralasciare il loro essere bambini</strong>. Comunque anche i giochi, quando i bimbi hanno passato l&#8217;età, vanno ad altre famiglie o scuole o servizi educativi. Quest&#8217;anno i miei colleghi e amici mi hanno regalato una serata all&#8217;Escape Room (<a href="https://www.escapersmilano.it">escapersmilano.it</a>) e un colafritto (visto su un sito zero waste in un post di una ragazza napoletana), sono stata felicissima! Anche mio marito mi ha regalato un laboratorio da frequentare e ho ricevuto dei vestiti sostenibili dal sito <a href="https://www.wearethought.com">Wearethought</a>&#8220;.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Per le gite come vi organizzate?</strong></span></p>
<p>&#8220;<b>Beeswrap </b>fatti in casa (<a href="https://dress-ecode.com/2019/05/08/vita-da-dress-ecode-upcycling-colorato-in-cucina-per-combattere-la-pellicola-di-plastica-e-la-tristezza/">qui alcune ricette</a>), <b>sacchetti porta panini </b>al posto della pellicola, <b>borracce, </b><strong>bicchieri telescopici, cannucce non usa-e-getta</strong> e poi i <strong>porta succhi</strong> riutilizzabili che riempiamo ad ogni occasione&#8221;.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Per l&#8217;igiene personale?</strong></span></p>
<p>&#8220;<b>Saponette solide </b>fatte in casa, <b>cotton fioc riutilizzabili</b>, <b>coppetta mestruale </b>per me, <b>crema mani </b>fatta in casa e anche <b>dentifricio</b>, lo <b>spazzolino </b><strong>di bambù</strong> o con testine intercambiabili, <b>deodorante </b>fatto in casa e il <b>sacchetto </b>che raccoglie le <b>microfibre </b>in lavatrice (<a href="https://dress-ecode.com/2018/07/29/una-prova-del-sacchetto-che-trattiene-le-microfibre-in-lavatrice/">sacchetto microfibre</a>)&#8221;.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Per la pulizia della casa?</strong></span></p>
<p>&#8220;<strong>Sapone per i piatti, detersivi eco e ricaricabili</strong> alla spina. Ora con l&#8217;aiuto dell&#8217;<a href="https://www.facebook.com/pg/lacapulana/photos/?tab=album&amp;album_id=1963844517033584&amp;__xts__%5B0%5D=68.ARDkgvx6ek_v6NbISHWHSxsyRdr3IFZU8jNy_QOusyj0PmDOZB58AWf3y2SUpg3VnHf_6DKPCajl37EuGqzaQRCC56VSEBjCBsBanNSgpj3Fzq78qT8l7eDXWF3aYv_nT5u_vRHGtIZ1eE_E88Q4VNtr-eHCpZkqk1gCG9jqbJpT4eFJ7-TUuDxp_DeS0m9UOEotleUEuBwoBBOwOeh72XpcPg8popDfQjlhTSioG-BPAmgFs88CUOWnOExw9yWoVS91zhuUSAjwjciH_b7VofjDWlAmvV8g07st1eNlNRGxvmlHjARIQUmtfViyWN28aIyUquvfaHHh3yyempNk1GnD4Q&amp;__tn__=-UC-R">akunandzilo</a> sto iniziando ad autoprodurre anche sapone liquido, ma sono proprio alle prime armi&#8221;.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>E con la spesa cosa hai scelto di fare?</strong></span></p>
<p>&#8220;Scelgo la <strong>spesa sfusa</strong>, nei pochi negozi che lo consentono: frutta e verdura dall’ortolano, coi miei sacchetti (a volte anche al supermercato, sempre coi miei sacchetti e non importa se pago lo stesso il centesimo), dal macellaio coi miei contenitori e così anche legumi, riso, cous cous…questo è un filino più difficile, a causa degli orari dei piccoli negozi rispetto ai supermercati e inizialmente sembrava tutto più costoso, ma in realtà ora la nostra dieta è molto molto più varia e fantasiosa e il costo più o meno simile, ma la qualità si sente!&#8221;.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;">Per la cancelleria come fai?</span></p>
<p>“Per la questione studio e appunti, con un bel po&#8217; di fatica sto cercando di scaricarmi libri sul kindle, per scrivere utilizzo i quaderni correctbook, sono magnifici e li suggerirei a chiunque. Nascono da un progetto olandese, l’unico neo è infatti la spedizione dall&#8217;Olanda, ma credo cmq che importante siano anche lo scopo e la frequenza con cui si utilizzano le spedizioni, e la scelta comunque di certi siti al posto di altri (insomma, la perfezione è ben lontana). Sono quaderni a buchi, a cui si possono quindi aggiungere fogli, fatti come le lavagnette bianche si possono quindi cancellare e riscrivere all&#8217;infinito. Ho il formato da borsetta per la lista della spesa o cose simili, un quaderno A3 e un A4, per report alle riunioni, appunti, esercizi, prove di brutta. Inoltre ho penne stilografiche a stantuffo per quando devo compilare documenti o firmare o scrivere a mano”.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Un consiglio alle mamme e papà che desiderano iniziare questo cammino, ma temono le sfide tra cui la mancanza di tempo?</strong></span></p>
<p>&#8220;<strong>Suggerisco di non partire volendo fare tutto</strong>, <strong>ma scegliere un campo che si ritiene &#8216;più facile&#8217; e dove si possono fare più sforzi</strong>. Per esempio, io sono partita dal bagno, perché tanti erano gli accorgimenti fattibili senza fare fatica, dalla carta igienica in carta riciclata allo spazzolino. Riguardo il tempo non so, alla fine per cucinare in casa o autoprodurre può bastare anche solo una mezz&#8217;ora: mica serve un menù subito da ristorante, a quello ci si arriva col tempo! Di sicuro avere qualcuno che fa con te aiuta, ma i piccoli gruppi di amici e amiche che autoproducono si possono facilmente creare!&#8221;.</p>
<p>Elisa è disponibile a dare consigli e condividere la sua esperienza di mamma green. Potete scrivere a contact_us@dressecode.it indicando nell’oggetto della mail “Per Elisa”.</p>


<ul class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-1 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="708" height="1024" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/7c9586f6-5104-42e1-b315-da14eb53d9e6-708x1024.jpg" alt="" data-id="4769" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=4769" class="wp-image-4769" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/7c9586f6-5104-42e1-b315-da14eb53d9e6-708x1024.jpg 708w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/7c9586f6-5104-42e1-b315-da14eb53d9e6-600x868.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/7c9586f6-5104-42e1-b315-da14eb53d9e6-207x300.jpg 207w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/7c9586f6-5104-42e1-b315-da14eb53d9e6-768x1111.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/7c9586f6-5104-42e1-b315-da14eb53d9e6.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 708px) 100vw, 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<ul class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="756" height="1024" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/palloncino-riutilizzabile-e1563525127765-756x1024.jpg" alt="" data-id="4768" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=4768" class="wp-image-4768" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/palloncino-riutilizzabile-e1563525127765-756x1024.jpg 756w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/palloncino-riutilizzabile-e1563525127765-600x813.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/palloncino-riutilizzabile-e1563525127765-221x300.jpg 221w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/palloncino-riutilizzabile-e1563525127765-768x1041.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/palloncino-riutilizzabile-e1563525127765.jpg 1152w" sizes="auto, (max-width: 756px) 100vw, 756px" /><figcaption>Gavettoni riutilizzabili in ciniglia</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="598" height="412" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/IMG_6771-1.jpg" alt="" data-id="4775" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=4775" class="wp-image-4775" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/IMG_6771-1.jpg 598w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/IMG_6771-1-300x207.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 598px) 100vw, 598px" /><figcaption>Il piccolo raccoglie le fragole nell&#8217;orto</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="775" height="1024" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/a5df700c-c80e-45e6-a36c-4d71011e7d12-775x1024.jpg" alt="" data-id="4825" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=4825" class="wp-image-4825" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/a5df700c-c80e-45e6-a36c-4d71011e7d12-775x1024.jpg 775w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/a5df700c-c80e-45e6-a36c-4d71011e7d12-600x792.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/a5df700c-c80e-45e6-a36c-4d71011e7d12-227x300.jpg 227w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/a5df700c-c80e-45e6-a36c-4d71011e7d12-768x1014.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/a5df700c-c80e-45e6-a36c-4d71011e7d12.jpg 1145w" sizes="auto, (max-width: 775px) 100vw, 775px" /><figcaption>I costumi di carnevale homemade</figcaption></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="506" height="505" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/Eli3.jpg" alt="" data-id="4827" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=4827" class="wp-image-4827" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/Eli3.jpg 506w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/Eli3-300x300.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/Eli3-100x100.jpg 100w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/Eli3-150x150.jpg 150w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/07/Eli3-75x75.jpg 75w" sizes="auto, (max-width: 506px) 100vw, 506px" /><figcaption>Elisa e i suoi bimbi</figcaption></figure></li></ul>


<hr />
<h5><span style="color: #acc0a5;">English &#8211; Green mums and dads without stress? Elisa, eco mum, tells us what she is able to do</span></h5>
<p>Living green at the moment does not always seem easy and many parents wonder how to be more environmentally friendly in family life. There are many mothers and fathers who engage in everyday life, also among the readers of Dress <span style="color: #acc0a5;"><em>Eco</em></span>de. Elisa Ripamonti for us is a &#8220;green mum&#8221; and tells us what she can do in the family to reduce the impact on the environment.</p>
<p>&#8220;It doesn&#8217;t seem much to me, because I only live my daily life in the way that seems to me the best, but in the eyes of others it seems a bit ecological. Being a mother involves daily challenges that go far beyond the material management of one&#8217;s children, but include educational and value challenges of great impact&#8221;.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>How did you start, Elisa?</strong></span></p>
<p>&#8220;I started having a so-called &#8216;eco&#8217; style without even realising it, or rather for more than ecological reasons related to my previous life experiences. As soon as the <strong>drinking fountain</strong> opened at Monza San Fruttuoso, a neighborhood where I live, I immediately made the card, why? Because the water cost less and the effort compared to going to the supermarket was almost inferior: at the fountain I also took 30/50 liters of water at a time, at the supermarket for the same quantity I would have spent a lot more and I would have filled the trolley. Only many years later the sense of glass versus plastic arrived and now I would never abandon it. If we talk about natural water, we also drink it quietly from the tap, but for the sparkling we have discarded the carbonation device and preferred the fountain. And gradually the daily and family actions have become more and more”.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Can you tell us some of them?</strong></span></p>
<p>“The use of <strong>washable diapers</strong> for children and of <strong>used</strong> accessories for all basic necessities, from cot to cradle, both as a passage between friends, and through the various exchange lists and swapping DESBri (District of Economic Solidarity in Brianza). My kids&#8217; clothes are all strictly <strong>second-hand</strong>: I have friends with children who are older than mine, who regularly wear clothes and shoes, and I have always taken some things thanks to the DESBri network and then in turn I also go back to the circle by passing to other families. Before having the second child I kept everything, then a boy arrived, so I started giving girl things away, with the certainty that things would come back if necessary.</p>
<p>The value of sharing has always belonged to me, as a family, thanks to the various experiences I have had, including scouting or service in an institution for the disabled, up to living every day in contact with nature. A &#8216;functional&#8217; nature rather than wild, but which has always taught me the value of care, growth, respect&#8230; a family garden (which my father still carries on), farmyard animals and our free play, but also the trust that was given to us in sowing and in harvesting, even in the game and in supporting our being children, and this is what my children now breathe”.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Do you DIY?</strong></span></p>
<p> <span style="font-size: inherit;">“Sharing has been added over the years of growth to a great passion for discovery and doing that have always led me to experiment something new, to look for the simple and the possible, in my work as a teacher for disabled people first and a teacher of support now. So I have come to always find new ways and things to do together thinking about the feasible for everyone, as well as genuine, <strong>homemaking in the kitchen</strong>: from sourdough, to yogurt, cereal bars, cheese, pasta fresh stuffed or not, tomato sauce picked in the garden and mixes for soup with our vegetables that last me almost all winter, popsicles made from real fruit with consequent preservation of jams and fruit juices from the &#8216;leftovers&#8217;. Yeah, my kids don&#8217;t miss anything, they make a snack every day, only when I realised that with the great consumption of popsicles, fruit juices and yoghurts, cakes, etc. we were producing a sea of ​​garbage and in addition we spent a lot of money, I started homemaking with them”.</span></p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>At this point they usually ask you: &#8220;Eh but the time? How do you make it?&#8221;</strong></span></p>
<p>&#8220;Yes, because the greatest wonder is: &#8220;But how do you make the time?&#8221;. <strong>If you involve children (currently my children are 3 and 6 years old) it takes more time, but it gives them quality time, as well as implicitly teaching them many autonomous and procedural skills.</strong> In addition, of course, you take away all the preservatives that industrial processes are forced to insert”.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>And what do you do for the parties?</strong></span></p>
<p>&#8220;Even <strong>birthday parties</strong> have become an opportunity for zero waste style: at other people&#8217;s parties we go with o<strong>ur washable glasses, plates, cutlery and napkins</strong>. I admit, at the beginning I was ashamed and I said to do it to allow the child not to drink and eat from other people&#8217;s dishes, but now I simply say the truth and this amazes me, but it costs me nothing, while saving planetary waste to the planet. This year my older daughter asked me to have a <strong>party</strong> at home and it was a great opportunity to have fun, all zero waste as much as possible: fairies and elves themed games with everything prepared at home, we almost didn&#8217;t produce waste, and even the final <strong>little gift</strong> that is now used to give to the guests were jars, made by reusing plastic bottles (which I had to ask friends, because we don&#8217;t use them), where we sowed basil that they had to grow and then use at home! While last year for the nursery party of my little son I prepared <strong>re-usable chenille water balloons</strong> following a tutorial on youtube&#8221;.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Can you tell us what you prepared for your daughter&#8217;s party this year?</strong></span></p>
<p>&#8220;This year my eldest daughter asked me for the first time a party with her friends (last year of kindergarten). Usually we have always celebrated with family and school bringing cake or similar. When she asked me for a party at home we immediately started thinking about a theme, which was fairies and elves and from there we invented games, treasure hunts, shot for the basket: a great success! I prepared the desserts at home: tarts of the elves (with blueberry jam), fairy juice (with blueberry syrup) and elves (with elderberry syrup), focaccia, pizzas, homemade popcorn (seeds purchased in bulk) and of course <strong>reusable crockery,</strong> only for the napkins I used the disposable ones this time because I didn&#8217;t have enough of them made of fabric. A great success and in the end the guests left with jars of basil from the forest (to be grown, we had only sown) put in plastic bottles painted as houses for fairies and elves”.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>What do you choose as gifts for friends and colleagues? Some idea?</strong></span></p>
<p>&#8220;When I choose to make gifts, if possible I find anything zero waste, but it&#8217;s still quite complicated, because beyond the &#8216;generic&#8217; things like water bottles or bags that can be accepted, some products are very specific and I don&#8217;t want anyway waste money or resources on a solid shampoo that might be thrown away. If I can, I choose to give as presents <strong>workshops to follow, theater or cinema tickets, entrances to the parks</strong>&#8230; And I ask the same for me or my children: this year we received the entrance to two amusement parks and two musicals, <strong>in addiction obviously to some games, I can&#8217;t overlook their being children</strong>. However even the games, when the children have passed the age, go to other families or schools or educational services. This year my colleagues and friends gave me an evening at the Escape Room (<a href="https://www.escapersmilano.it">escapersmilano.it</a>) and a &#8216;colafritto&#8217;* seen in a post by a girl from Naples on a zero waste page, I was so happy! My husband also gave me a workshop to attend and I received some <strong>sustainable clothes</strong> from the <a href="https://www.wearethought.com">Wearethought</a> website&#8221;. </p>
<p>*<em>Colafritto is a cooking tool to drain the grease off of fried foods.</em></p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>What do you do when going on trips?</strong></span></p>
<p>&#8220;Homemade <strong>beeswraps</strong> (<a href="https://dress-ecode.com/2019/05/08/vita-da-dress-ecode-upcycling-colorato-in-cucina-per-combattere-la-pellicola-di-plastica-e-la-tristezza/">some receipts here</a>), <strong>sandwich bags</strong> instead of plastic wrap, <strong>water-bottles</strong>, <strong>telescopic glasses</strong>, <strong>non-disposable straws</strong> and then the <strong>reusable juice packaging bags</strong> that we fill at every occasion&#8221;.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>For personal care?</strong></span></p>
<p>“<strong>Homemade solid soaps</strong>, <strong>reusable cotton swabs</strong>, a <strong>menstrual cup</strong> for me, <strong>homemade hand cream and toothpaste</strong>, a <strong>bamboo toothbrush</strong> or with interchangeable heads, a <strong>homemade deodorant</strong> and a <strong>bag that collects microfibres</strong> in the washing machine (<a href="https://dress-ecode.com/2018/07/29/una-prova-del-sacchetto-che-trattiene-le-microfibre-in-lavatrice/">microfibre bag</a>)&#8221;.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>For home cleaning?</strong></span></p>
<p>“<strong>Dish soap and eco bulk detergents</strong>. Now with the help of <a href="https://www.facebook.com/pg/lacapulana/photos/?tab=album&amp;album_id=1963844517033584&amp;__xts__%5B0%5D=68.ARDkgvx6ek_v6NbISHWHSxsyRdr3IFZU8jNy_QOusyj0PmDOZB58AWf3y2SUpg3VnHf_6DKPCajl37EuGqzaQRCC56VSEBjCBsBanNSgpj3Fzq78qT8l7eDXWF3aYv_nT5u_vRHGtIZ1eE_E88Q4VNtr-eHCpZkqk1gCG9jqbJpT4eFJ7-TUuDxp_DeS0m9UOEotleUEuBwoBBOwOeh72XpcPg8popDfQjlhTSioG-BPAmgFs88CUOWnOExw9yWoVS91zhuUSAjwjciH_b7VofjDWlAmvV8g07st1eNlNRGxvmlHjARIQUmtfViyWN28aIyUquvfaHHh3yyempNk1GnD4Q&amp;__tn__=-UC-R">akunandzilo</a> I&#8217;m starting to also produce liquid soap, but I&#8217;m just a beginner”.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>And with the grocery shopping, what did you choose to do?</strong></span></p>
<p>“I choose the <strong>bulk shopping</strong>, in the few shops that allow it: fruit and vegetables from the greengrocer with my bags (sometimes even in the supermarket, always with my bags and it doesn&#8217;t matter if I pay the penny for their bags), going to the butcher with my containers and so also  for legumes, rice, cous cous&#8230; This is a little bit more difficult, due to the opening hours of the small shops compared to the ones of the supermarkets, and initially everything seemed more expensive, but in reality now our diet is much much more varied and creative, and the cost is more or less similar, but you can see the quality!&#8221;.</p>
<p><span style="color: #acc0a5;">What do you choose as stationery?</span></p>
<p> “For the question of study and notes, with a lot of effort I am trying to download books on Kindle device, to write I use the correctbook notebooks, they are magnificent and I would suggest them to anyone. They are born from a Dutch project, the only negative side is in fact the delivery from Holland, but I think anyway that the purpose and frequency with which shipments are used are also important, and the choice of certain sites instead of others (in short,  perfection is far away). They are notebooks with holes, to which you can then add sheets, they are like the white boards so they can therefore be deleted and rewritten to infinity. I have the size of a purse for the shopping list or similar, an A3 and an A4 notebook, for reports at meetings, notes, exercises, draft tests. I also have piston fountain pens for when I have to fill out documents or sign or write by hand”. </p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>An advice to mothers and fathers who want to start this journey but are afraid of challenges, including lack of time?</strong></span></p>
<p>&#8220;<strong>I suggest not starting by wanting to do everything, but choosing a field that is considered &#8216;easier&#8217; and where more effort can be made</strong>. For example, I started with the bathroom because there were so many feasible tricks, from toilet paper made from recycled paper to the toothbrush. Regarding the time I don&#8217;t know, in the end it can take just half an hour to cook at home or handmade: not just a restaurant menu right away, you can get there in time! Certainly, having someone who works with you helps, but the small groups of friends and friends who homemake can easily be created!”.</p>
<p>Elisa is avaliable to share suggestions and her experience as a green mum. You can send an e-mail to contact_us@dressecode.it, entering “To Elisa” in the object of the e-mail. </p>]]></content:encoded>
					
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		<title>Da fili o tessuti avanzati, le spugne ecologiche per la nostra casa!</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Apr 2019 12:11:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[DYT/Fai da te]]></category>
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					<description><![CDATA[Italiano/English Con avanzi di filo di cotone abbiamo creato semplici spugne per lavare in modo ecologico i nostri piatti, al posto delle spugnette sintetiche!  Riutilizzabili, lavabili, efficaci ed economiche, le spugne fatte in casa si stanno diffondendo. Sono chiamate tawashi, anche se questo termine giapponese indica una spazzola ispida in fibra vegetale, di solito marrone, tenuta insieme da fil di ferro. Queste invece sono più morbide. Possono essere create anche per il viso, per il corpo e per struccarsi.  In internet non mancano i tutorial con le istruzioni visive da seguire passo passo. Alcune riguardano il filo in microfibra, ma sostituiamo con un filo in materiale naturale, come il cotone biologico o avanzi di gomitoli che abbiamo già in casa o ancora da strisce ricavate da una vecchia maglietta di cotone. Basta lavarle e metterle ad asciugarle su un termosifone o all’aria aperta dopo ogni utilizzo e ogni tanto un lavaggio in lavatrice. Durano davvero tanto e mettono allegria in cucina. Ne trovate di tutte le forme! Non volete provare a realizzarle da voi? Su Etsy c’è un’ampia gamma di spugne pronte per l’acquisto! Più sotto invece trovate alcuni tutorial per creare da soli la vostra spugna. English: From leftovers of thread or fabric, the ecological sponges for our home! With leftover cotton threads we have created simple sponges to wash our dishes in an ecological way, instead of using synthetic sponges!Reusable, washable, effective and economical, homemade sponges are spreading. They are called tawashi, although this Japanese term refers to a bristly brush made of vegetable fibre, usually brown, held by a wire. These are softer instead. They can also be created for the face, body and to remove make-up.On the internet there are many tutorials with visual instructions to follow step by step. Some relate to the microfiber thread, but we replace it with a natural material thread, such as organic cotton or balls of yarn that we already have at home or from strips made from an old cotton shirt.Just wash them and put them to dry on a radiator or in the open air after each use and every so often a machine washing. They last really long and bring joy to the kitchen. You can find them in all shapes!Don&#8217;t you want to try to make them yourself? Etsy has a wide range of sponges ready for purchase!Below there are some tutorials to create your own sponge. Qui da strisce di cotone ricavate da una vecchia maglietta/Here from cotton stripes of an old t-shirt: (Articolo pubblicato anche su ecoscienti.org)]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Italiano/English</p>
<p>Con avanzi di filo di cotone abbiamo creato semplici spugne per lavare in modo ecologico i nostri piatti, al posto delle spugnette sintetiche!<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p><strong>Riutilizzabili, lavabili, efficaci ed economiche</strong>, le spugne fatte in casa si stanno diffondendo. Sono chiamate tawashi, anche se questo termine giapponese indica una spazzola ispida in fibra vegetale, di solito marrone, tenuta insieme da fil di ferro. Queste invece sono più morbide. Possono essere create anche per il viso, per il corpo e per struccarsi.<span class="Apple-converted-space"> </span></p>
<p>In internet non mancano i <strong>tutorial</strong> con le istruzioni visive da seguire passo passo. Alcune riguardano il filo in microfibra, ma sostituiamo con un filo in materiale naturale, come il cotone biologico o avanzi di gomitoli che abbiamo già in casa o ancora da strisce ricavate da una vecchia maglietta di cotone.</p>
<p>Basta lavarle e metterle ad asciugarle su un termosifone o all’aria aperta dopo ogni utilizzo e ogni tanto un lavaggio in lavatrice.</p>
<p>Durano davvero tanto e mettono allegria in cucina.<span class="Apple-converted-space"> </span>Ne trovate di tutte le forme!</p>
<p>Non volete provare a realizzarle da voi? <strong>Su Etsy</strong> c’è un’ampia gamma di spugne pronte per l’acquisto!</p>
<p>Più sotto invece trovate alcuni tutorial per creare da soli la vostra spugna.</p>
<hr />
<p><strong>English: From leftovers of thread or fabric, the ecological sponges for our home!</strong></p>
<p>With leftover cotton threads we have created simple sponges to wash our dishes in an ecological way, instead of using synthetic sponges!<br /><strong>Reusable, washable, effective and economical</strong>, homemade sponges are spreading. They are called tawashi, although this Japanese term refers to a bristly brush made of vegetable fibre, usually brown, held by a wire. These are softer instead. They can also be created for the face, body and to remove make-up.<br />On the internet there are many tutorials with visual instructions to follow step by step. Some relate to the microfiber thread, but we replace it with a natural material thread, such as organic cotton or balls of yarn that we already have at home or from strips made from an old cotton shirt.<br />Just wash them and put them to dry on a radiator or in the open air after each use and every so often a machine washing.</p>
<p>They last really long and bring joy to the kitchen. You can find them in all shapes!<br />Don&#8217;t you want to try to make them yourself? <strong>Etsy</strong> has a wide range of sponges ready for purchase!<br />Below there are some tutorials to create your own sponge.</p>


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<p>Qui da strisce di cotone ricavate da una vecchia maglietta/Here from cotton stripes of an old t-shirt:</p>



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<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" width="636" height="640" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/thumbnail_IMG_5359.jpg" alt="" class="wp-image-2124" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/thumbnail_IMG_5359.jpg 636w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/thumbnail_IMG_5359-100x100.jpg 100w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/thumbnail_IMG_5359-600x604.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/thumbnail_IMG_5359-150x150.jpg 150w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/thumbnail_IMG_5359-298x300.jpg 298w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/thumbnail_IMG_5359-75x75.jpg 75w" sizes="auto, (max-width: 636px) 100vw, 636px" /><figcaption>La nostra spugna tonda</figcaption></figure></div>



<ul class="wp-block-gallery columns-2 is-cropped wp-block-gallery-3 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="570" height="428" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/D5E0EDFF-8C3D-4315-AA63-338733DC0904.jpeg" alt="" data-id="2120" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=2120" class="wp-image-2120" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/D5E0EDFF-8C3D-4315-AA63-338733DC0904.jpeg 570w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/D5E0EDFF-8C3D-4315-AA63-338733DC0904-300x225.jpeg 300w" sizes="auto, (max-width: 570px) 100vw, 570px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="346" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/1DE5EC28-75E3-41EE-9348-CFE27FDAA9B7.jpeg" alt="" data-id="2118" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=2118" class="wp-image-2118" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/1DE5EC28-75E3-41EE-9348-CFE27FDAA9B7.jpeg 500w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/1DE5EC28-75E3-41EE-9348-CFE27FDAA9B7-300x208.jpeg 300w" sizes="auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="500" height="500" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/42A2B415-EDE8-4CF7-ADAA-F59A5A965BE9.jpeg" alt="" data-id="2119" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=2119" class="wp-image-2119" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/42A2B415-EDE8-4CF7-ADAA-F59A5A965BE9.jpeg 500w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/42A2B415-EDE8-4CF7-ADAA-F59A5A965BE9-300x300.jpeg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/42A2B415-EDE8-4CF7-ADAA-F59A5A965BE9-100x100.jpeg 100w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/42A2B415-EDE8-4CF7-ADAA-F59A5A965BE9-150x150.jpeg 150w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/42A2B415-EDE8-4CF7-ADAA-F59A5A965BE9-75x75.jpeg 75w" sizes="auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="320" height="214" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/90217F78-4012-4FDF-A7AB-1C424DFDE9D3.jpeg" alt="" data-id="2122" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=2122" class="wp-image-2122" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/90217F78-4012-4FDF-A7AB-1C424DFDE9D3.jpeg 320w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/90217F78-4012-4FDF-A7AB-1C424DFDE9D3-300x201.jpeg 300w" sizes="auto, (max-width: 320px) 100vw, 320px" /></figure></li></ul>



<p>(Articolo pubblicato anche su ecoscienti.org)</p>
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		<title>Vita da Dress Ecode &#8211; Dietro le quinte: un modo nuovo di progettare, produrre e gestire è possibile!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[dressecode]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Apr 2019 07:41:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Artigianato]]></category>
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					<description><![CDATA[Italiano/English Una delle convinzioni che ho è che per scrivere su un sito sia necessario leggere, studiare, informarsi sempre su ciò di cui si scrive. Certo non ci sente mai pronti: stare al passo con quello che accade nel mondo richiede attualmente ritmi rapidi, essere aggiornati sulle nuove tecnologie e scoperte comporta un impegno costante, leggere tutto ciò che al giorno d&#8217;oggi è facilmente a disposizione su un argomento è un&#8217;impresa, selezionare le fonti sicure è sfidante. Ma ritengo sia necessario per comprendere, proporre, descrivere, raccontare, spiegare, confrontarsi su un tema di cui ci si occupa. E praticamente diventa un obbligo se come nel nostro caso si tengono lezioni e workshop. Nel percorso di aggiornamento rientrano anche i corsi (nell&#8217;ultimo anno ne ho seguiti 5 sull&#8217;argomento moda, moda sostenibile, design, sostenibilità). Leggerei tre libri al giorno su queste tematiche! Da una parte, il corso sulle strategie sostenibili di business (Harvard) mi ha rincuorato con un bellissimo messaggio positivo e la possibilità di cambiare la gestione aziendale orientandola a un solido scopo sociale e/o ambientale (diverso dalla formale mission) con risultati economici positivi nel lungo termine. Si può essere sostenibili e profittevoli, si può gestire in modo efficiente un&#8217;azienda prestando attenzione alle persone e all&#8217;ambiente. Credo in questo fortemente, al punto da voler orientare un nuovo modo di fare consulenza ad aziende e altre piccole/grandi organizzazioni verso forti obiettivi sociali e ambientali, con risultati positivi per tutti gli attori coinvolti, per le comunità in cui operano, per la natura circostante. Una domanda di un compito del corso: &#8220;Una singola azienda che agisce da sola può avere un grande impatto su clienti, dipendenti e comunità. Ma può avere un impatto al di là del suo mondo particolare? Se sì come?&#8221;. Così ho risposto al compito: &#8220;Sì, penso che il loro impatto sia come una pietra gettata in un lago, producendo cerchi sempre più grandi che creano onde e muovono l&#8217;acqua intorno. È come un effetto a catena: se hanno un impatto su clienti, dipendenti e comunità allora clienti, dipendenti e comunità a loro volta creeranno un impatto simile, moltiplicando e diffondendo l&#8217;effetto. Se le singole aziende valorizzano la sostenibilità e il rispetto per le persone e l&#8217;ambiente, tali valori &#8211; attraverso i loro comportamenti e le loro azioni &#8211; influenzeranno i clienti, i dipendenti e quindi le comunità&#8221;. Dall&#8217;altra parte, il corso teorico e pratico presso il London College of Fashion (University of Art London) sul design sostenibile nella moda mi ha fatto toccare con mano le sfide dei designer di oggi e riflettere su quanto sia in fondo stimolante vivere in questo momento, in cui la creatività è la chiave per individuare tutte le opportunità che abbiamo per cambiare il sistema della moda (e non solo). Vedere da vicino le opzioni tra cui possiamo scegliere in fase di creazione degli indumenti mi ha portato a riflettere ancora di più sulla responsabilità dei designer. &#8220;In molti modi, la crisi ambientale è una crisi del design. È una conseguenza di come gli oggetti sono fatti, gli edifici sono costruiti e i paesaggi utilizzati&#8221;. (Van&#160;Der Ryn, 2004) Abbiamo gli strumenti per ideare e realizzare soluzioni per vestirsi (e in generale per vivere) minimizzando il nostro impatto negativo sulla natura, oltre che sulle persone coinvolte e sugli animali. Un gruppo di studio internazionale (siamo arrivati da Ucraina, Spagna, Italia, India, Brasile, Ungheria, Singapore, Giappone, Regno Unito) dà speranza di diffondere buone nuove pratiche di settore nel mondo! Grazie all&#8217;insegnante Noorin Khamisani, fondatrice del brand sostenibile Outsider, per tutti gli input creativi. Abbiamo provato insieme ad applicare l&#8217;upcycling, inventandoci nuovi usi di giacche da uomo destinate ai rifiuti. Abbiamo sperimentato la sfida del design zero waste, per creare senza produrre alcuno scarto con i tessuti a disposizione. Abbiamo fatto il pieno di stimoli per creare e di positività sul futuro del settore nonostante le complesse sfide! Un modo nuovo di progettare, produrre e gestire è possibile (e necessario), ci crediamo fortemente. Più sotto le foto dell&#8217;esperienza. English &#8211; Dress Ecode&#8217;s lifestyle: Behind the scenes &#8211;&#160;A new way of designing, producing and managing is possible One of the beliefs I have is that to write on a website it is necessary to read, study, always inquire about what is written. Certainly you never feel ready: keeping up with what is happening in the world currently requires rapid rhythms, being up to date on new technologies and discoveries involves constant effort, reading everything that is readily available on a topic today is a company, selecting the trustable sources is challenging. But I think it is necessary to understand, to propose, to describe, to narrate, to explain, to confront oneself on a theme we are dealing with. And practically it becomes an obligation if, as in our case, lessons and workshops are held. Courses are also included in the growing path (in the last year I have followed 5 of them on the topic of fashion, sustainable fashion, design, sustainability). I would read three books a day on those issues! On the one hand, the course on sustainable business strategies (Harvard) has encouraged me with a beautiful positive message and the possibility of changing business management, orienting it towards a solid social and/or environmental purpose (different from the formal mission) with positive economic results in the long term. You can be sustainable and profitable, you can efficiently manage a company by paying attention to people and the environment. I strongly believe in this, to the point of wanting to orientate a new way of consulting companies and other small/large organisations towards strong social and environmental objectives, with positive results for all the actors involved, for the communities in which they operate, for nature surrounding. A question of a course homework: &#8220;Individual firms acting alone can have a great impact on customers, employees and communities. But can they have an impact beyond their particular worlds? If so how?&#8221;. That was my reply: &#8220;Yes, I think their impact is like a stone thrown in a lake, producing circles larger and larger that create waves and move the water around. It&#8217;s like a chain effect: if they have an impact on customers, employees and communities then customers, employees and communities on their own create a similar impact, multiplying and spreading the effect. If individual firms value sustainability and respect for people and the environment, those values &#8211; through their behaviours and actions &#8211; will affect clients, employees and then the communities&#8221;. On the other hand, the theoretical and practical course at the London College of Fashion (University of Art London) on sustainable fashion design made me touch the challenges of today designers and reflect on how stimulating it is to live in this moment, in which creativity is the key to identifying all the opportunities we have to change the fashion system (and not only). Seeing the options we can choose from when creating garments has led me to think even more about the responsibility of designers. &#8220;In many ways, the environmental crisis is a design crisis. It is a consequence of how things are made, buildings are constructed, and landscapes are used&#8221;. (Van&#160;Der Ryn, 2004) We have the tools to design and implement solutions to dress (and generally live) by minimizing our negative impact on nature, as well as on the people involved and animals. An international study group (we arrived from Ukraine, Spain, Italy, India, Brazil, Hungary, Singapore, Japan, United Kingdom) gives hope to spread good new industry practices around the world! Thanks to the teacher Noorin Khamisani, founder of the sustainable brand Outsider, for all the creative inputs. We tried together to apply the upcycling, inventing new uses for men&#8217;s jackets that were going to be wasted. We have experienced the challenge of zero waste design, to create without producing any waste with the available fabrics. We have been full of inspirations to create and be positive about the future of the sector despite the complex challenges! A new way of designing, producing and managing is possible (and necessary), we strongly believe in it.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Italiano/English</p>



<p>Una delle convinzioni che ho è che per scrivere su un sito sia necessario leggere, studiare, informarsi sempre su ciò di cui si scrive. Certo non ci sente mai pronti: <strong>stare al passo con quello che accade nel mondo richiede attualmente ritmi rapidi, essere aggiornati sulle nuove tecnologie e scoperte comporta un impegno costante, leggere tutto ciò che al giorno d&#8217;oggi è facilmente a disposizione su un argomento è un&#8217;impresa, selezionare le fonti sicure è sfidante</strong>. Ma ritengo sia necessario per comprendere, proporre, descrivere, raccontare, spiegare, confrontarsi su un tema di cui ci si occupa. E praticamente diventa un obbligo se come nel nostro caso si tengono lezioni e workshop. Nel percorso di aggiornamento rientrano anche i corsi (nell&#8217;ultimo anno ne ho seguiti  5 sull&#8217;argomento moda, moda sostenibile, design, sostenibilità). Leggerei tre libri al giorno su queste tematiche!</p>



<p>Da una parte, il corso sulle strategie sostenibili di business (Harvard) mi ha rincuorato con un bellissimo messaggio positivo e la possibilità di cambiare la gestione aziendale orientandola a un solido scopo sociale e/o ambientale (diverso dalla formale mission) con risultati economici positivi nel lungo termine. <strong>Si può essere sostenibili e profittevoli, si può gestire in modo efficiente un&#8217;azienda prestando attenzione alle persone e all&#8217;ambiente. </strong>Credo in questo fortemente, al punto da voler orientare un nuovo modo di fare consulenza ad aziende e altre piccole/grandi organizzazioni verso forti obiettivi sociali e ambientali, con risultati positivi per tutti gli attori coinvolti, per le comunità in cui operano, per la natura circostante. Una domanda di un compito del corso: &#8220;Una singola azienda che agisce da sola può avere un grande impatto su clienti, dipendenti e comunità. Ma può avere un impatto al di là del suo mondo particolare? Se sì come?&#8221;.  Così ho risposto al compito: </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>&#8220;Sì, penso che il loro impatto sia come una pietra gettata in un lago, producendo cerchi sempre più grandi che creano onde e muovono l&#8217;acqua intorno. È come un effetto a catena: se hanno un impatto su clienti, dipendenti e comunità allora clienti, dipendenti e comunità a loro volta creeranno un impatto simile, moltiplicando e diffondendo l&#8217;effetto. Se le singole aziende valorizzano la sostenibilità e il rispetto per le persone e l&#8217;ambiente, tali valori &#8211; attraverso i loro comportamenti e le loro azioni &#8211; influenzeranno i clienti, i dipendenti e quindi le comunità&#8221;.</p></blockquote>



<p>Dall&#8217;altra parte, il corso teorico e pratico presso il London College of Fashion (University of Art London) sul design sostenibile nella moda mi ha fatto toccare con mano le sfide dei designer di oggi e riflettere su <strong>quanto sia in fondo stimolante vivere in questo momento, in cui la creatività è la chiave per individuare tutte le opportunità che abbiamo per cambiare il sistema della moda (e non solo)</strong>. Vedere da vicino le opzioni tra cui possiamo scegliere in fase di creazione degli indumenti mi ha portato a riflettere ancora di più sulla responsabilità dei designer.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>&#8220;In molti modi, la crisi ambientale è una crisi del design. È una conseguenza di come gli oggetti sono fatti, gli edifici sono costruiti e i paesaggi utilizzati&#8221;. (Van&nbsp;Der Ryn, 2004)</p></blockquote>



<p>Abbiamo gli strumenti per ideare e realizzare soluzioni per vestirsi (e in generale per vivere) minimizzando il nostro impatto negativo sulla natura, oltre che sulle persone coinvolte e sugli animali.</p>



<p>Un gruppo di studio internazionale (siamo arrivati da Ucraina, Spagna, Italia, India, Brasile, Ungheria, Singapore, Giappone, Regno Unito) dà speranza di diffondere buone nuove pratiche di settore nel mondo! Grazie all&#8217;insegnante Noorin Khamisani, fondatrice del brand sostenibile <a href="https://www.outsiderfashion.com">Outsider</a>, per tutti gli input creativi. Abbiamo provato insieme ad applicare l&#8217;upcycling, inventandoci nuovi usi di giacche da uomo destinate ai rifiuti. Abbiamo sperimentato la sfida del design zero waste, per creare senza produrre alcuno scarto con i tessuti a disposizione. Abbiamo fatto il pieno di stimoli per creare e di positività sul futuro del settore nonostante le complesse sfide!</p>



<p><strong>Un modo nuovo di progettare, produrre e gestire è possibile (e necessario), ci crediamo fortemente.</strong></p>



<p>Più sotto le foto dell&#8217;esperienza.</p>


<hr>
<p><strong>English &#8211; Dress <span style="color: #acc0a5;"><em>Eco</em></span>de&#8217;s lifestyle: Behind the scenes &#8211;&nbsp;</strong><strong>A new way of designing, producing and managing is possible</strong></p>
<p>One of the beliefs I have is that to write on a website it is necessary to read, study, always inquire about what is written. Certainly you never feel ready: keeping up with what is happening in the world currently requires rapid rhythms, being up to date on new technologies and discoveries involves constant effort, reading everything that is readily available on a topic today is a company, selecting the trustable sources is challenging. But I think it is necessary to understand, to propose, to describe, to narrate, to explain, to confront oneself on a theme we are dealing with. And practically it becomes an obligation if, as in our case, lessons and workshops are held. Courses are also included in the growing path (in the last year I have followed 5 of them on the topic of fashion, sustainable fashion, design, sustainability). I would read three books a day on those issues!</p>


<p>On the one hand, the course on sustainable business strategies (Harvard) has encouraged me with a beautiful positive message and the possibility of changing business management, orienting it towards a solid social and/or environmental purpose (different from the formal mission) with positive economic results in the long term. You can be sustainable and profitable, you can efficiently manage a company by paying attention to people and the environment. I strongly believe in this, to the point of wanting to orientate a new way of consulting companies and other small/large organisations towards strong social and environmental objectives, with positive results for all the actors involved, for the communities in which they operate, for nature surrounding. A question of a course homework: &#8220;Individual firms acting alone can have a great impact on customers, employees and communities. But can they have an impact beyond their particular worlds? If so how?&#8221;. That was my reply:<br></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>&#8220;Yes, I think their impact is like a stone thrown in a lake, producing circles larger and larger that create waves and move the water around. It&#8217;s like a chain effect: if they have an impact on customers, employees and communities then customers, employees and communities on their own create a similar impact, multiplying and spreading the effect. If individual firms value sustainability and respect for people and the environment, those values &#8211; through their behaviours and actions &#8211; will affect clients, employees and then the communities&#8221;.</p></blockquote>



<p>On the other hand, the theoretical and practical course at the London College of Fashion (University of Art London) on sustainable fashion design made me touch the challenges of today designers and reflect on how stimulating it is to live in this moment, in which creativity is the key to identifying all the opportunities we have to change the fashion system (and not only). Seeing the options we can choose from when creating garments has led me to think even more about the responsibility of designers.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>&#8220;In many ways, the environmental crisis is a design crisis. It is a consequence of how things are made, buildings are constructed, and landscapes are used&#8221;. (Van&nbsp;Der Ryn, 2004)</p></blockquote>


<p>We have the tools to design and implement solutions to dress (and generally live) by minimizing our negative impact on nature, as well as on the people involved and animals.</p>
<p>An international study group (we arrived from Ukraine, Spain, Italy, India, Brazil, Hungary, Singapore, Japan, United Kingdom) gives hope to spread good new industry practices around the world! Thanks to the teacher Noorin Khamisani, founder of the sustainable brand <a href="https://www.outsiderfashion.com">Outsider</a>, for all the creative inputs. We tried together to apply the upcycling, inventing new uses for men&#8217;s jackets that were going to be wasted. We have experienced the challenge of zero waste design, to create without producing any waste with the available fabrics. We have been full of inspirations to create and be positive about the future of the sector despite the complex challenges!</p>
<p><strong>A new way of designing, producing and managing is possible (and necessary), we strongly believe in it.</strong></p>


<ul class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-4 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="720" height="960" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/55698533_10157330822841686_3890938816227180544_n.jpg" alt="" data-id="2046" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=2046" class="wp-image-2046" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/55698533_10157330822841686_3890938816227180544_n.jpg 720w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/55698533_10157330822841686_3890938816227180544_n-600x800.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/55698533_10157330822841686_3890938816227180544_n-225x300.jpg 225w" sizes="auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="720" 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		<title>Vita da Dress Ecode &#8211; Questa non è una normale riparazione di una giacca! Una storia molto personale</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Mar 2019 10:01:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dress ECOde's lifestyle]]></category>
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					<description><![CDATA[Italiano/English Mi piace modificare, riparare, reinventare, recuperare indumenti, soprattutto se hanno una storia, un valore sentimentale, un significato affettivo o se sono molto amati da chi li possiede. Quando poi è di qualcuno davvero tanto vicino a te e quel capo, dopo parecchi anni, quasi identifica per te quella persona, la sua riparazione si carica di un gran significato. Mi piace il lato creativo, far funzionare il cervello per trovare una soluzione, immaginare. Mi piace il momento in cui arriva nella testa l&#8217;idea giusta. Oggi vi racconto la storia del recupero di una giacca. Di sé per non ha nulla di speciale, è una giacca da uomo come un&#8217;altra, tra il blu e il nero, calda, comoda, sportiva. Questa giacca però identifica per me mio fratello. La comprò una ventina di anni fa. Quando era un ragazzino. Sì, una ventina. Alla nuova generazione sembrerà una cosa da alieni, tranne per quelli che hanno sentito parlare di minimalismo tra le tendenze attuali. Ma, prima dell&#8217;avvento del minimalismo come definito modernamente, mio fratello era già super minimal, soprattutto per l&#8217;abbigliamento (sui libri a casa nostra invece il &#8220;massimalismo&#8221; ha sempre prevalso 🙂 ). Con quella giacca lo vedevo uscire di casa, pedalare sulla sua bicicletta anche quando fuori si gelava, portare a spasso la nostra cagnolina, andare a scuola. Chissà quante ne ha viste quella giacca! Se ne è andata anche in giro per il mondo. Sempre quella giacca. E nulla contavano le parole di mamma quando gli proponeva nel tempo di comprarne un&#8217;altra. Un po&#8217; come l&#8217;orsetto che teneva sempre con sé, un po&#8217; come la coperta di Linus, quella giacca sembrava dargli protezione e conforto, era una certezza. Capita di sentirsi bene con qualcosa addosso, un indumento che ci fa sentire a nostro agio, che ci avvolge, che ci rilassa, capisco il suo affezionarsi a quella giacca. Vent&#8217;anni. A un certo punto, per quanto resistente e di buoni materiali, ha dato segni di cedimento. Di questo però non me ne sono accorta, perché in vent&#8217;anni di cose ne sono successe tante, tra cui siamo andati a vivere in due città diverse. Me ne sono resa conto qualche mese fa, quando con tenerezza mia cognata mostrandola mi ha chiesto: &#8220;Senti, non è che per caso si può fare qualcosa per recuperarla?&#8221;. Avevano già provato da chi si occupa di riparazioni ma senza successo&#8230; Come l&#8217;ho vista ho detto sì, potevo forse non provare ad aggiustare proprio quella giacca?&#160; Dei polsini è rimasto uno sfilacciamento. Qua e là la stoffa si è un pochino aperta (di pochi millimetri). La cerniera non funziona più, come capita spesso nelle giacche a vento. Comunque vorrei scrivere alla North Sails, perché non si può dire il materiale non sia buono, vista la durata. &#8220;Non si possono scucire i polsini, ma si può cucire sopra&#8221;, penso guardandola. Grazie alla solita merceria, con un tessuto elastico provo a risolvere il problema. Il cambio della cerniera è invece più semplice, grazie a tanti tutorial on line, ma questa volta ho chiesto aiuto a una piccola sartoria vicino casa perché non riuscivo in quel momento a utilizzare le mani per un lavoro che richiede un pochino di forza e pazienza. Pian piano invece ho ricucito le piccole aperture. Mentre lavoravo sulla giacca, pensavo proprio a come un capo possa riempirsi di significati e ricordi. Alla fine è solo un pezzo di tessuto, ma acquista un valore enorme, soprattutto nel tempo. Non so se capita anche voi. Se avete una storia sul tema fatemi sapere. Vi mostro più sotto le foto del prima e dopo. La faccia di mio fratello quando gliel&#8217;ho portata riparata? Indescrivibile. Mentre mia cognata e io siamo andate avanti a chiacchierare, è sparito di là in camera a provarla e riprovarla, rimirandola. Le soddisfazioni del recupero di indumenti amati! (Più sotto le foto) English &#8211; Dress ECOde lifestyle: This is not a normal jacket repair! A very personal story I like changing, repairing, reinventing, recovering clothes, especially if they have a history, a sentimental value, an emotional meaning or if they are very loved by those who own them. Then when it comes from someone really close to you and that garment, after several years, almost identifies that person for you, its repair is charged with a great meaning. I like the creative side, to make the brain work to find a solution and to imagine. I like the moment when the right idea comes into your head. Today I tell you the story of the recovery of a jacket. In and of itself he has nothing special, he is a men&#8217;s jacket like any other, between blue and black, warm, comfortable, sporty. But this jacket identifies my brother for me. He bought it twenty years ago. When he was a kid. Yes, twenty. To the new generation will seem an alien thing, except for those who have heard of minimalism among current trends. But, before the advent of minimalism as modernly defined, my brother was already super minimal, especially for clothing (on the books at home instead of the &#8220;maximalism&#8221; has always prevailed 🙂 ). With that jacket I could see him leaving the house, riding his bicycle even when it was freezing outside, walking our little dog, going to school. Who knows how many things&#160;that jacket saw! It has also gone around the world. Always that jacket. And Mom&#8217;s words didn&#8217;t count when she proposed him to buy another over time. A bit like the little bear he always kept with him, a bit like Linus&#8217;s blanket, that jacket seemed to give him protection and comfort, it is a certainty. It happens to feel good with something on, a garment that makes us feel at ease, that wraps us up, that relaxes us, I can understand his attachment to that jacket. Twenty years. At some point, however strong and with good materials, it gave signs of strain. But I did not notice this, because in twenty years many things have happened, among which we went to live in two different cities. I realised a few months ago, when my sister-in-law sweetly showed her and asked me: &#8220;Listen, isn&#8217;t it just by chance that something can be done to recover it?&#8221;. They had already tried by those who deal with repairs but without success&#8230; As I saw it I said yes, could I not try to fix that jacket? Almost an unravelling is left of the cuffs. Here and there the fabric is slightly open (a few millimeters). The zipper no longer works, as often happens in anoraks. However I would like to write to the North Sails, because it cannot be said the material is not good, given the duration. &#8220;You can&#8217;t unstitch the cuffs, but you can sew them on&#8221;, I think looking at it. Thanks to the usual haberdashery, with an elastic fabric I try to solve the problem. The change of the zipper is instead easier, thanks to many online tutorials, but this time I asked for help from a small tailor&#8217;s shop near my house because at that moment I could not use my hands for a job that requires a little strength and patience. Slowly instead I sewed up the small openings. While working on the jacket, I was thinking about how a garment can be filled with meanings and memories. In the end it is just a piece of fabric, but it acquires enormous value, especially over time. I don&#8217;t know if it happens to you too. If you have a story on the subject let me know. I show you below the photos of the before and after. My brother&#8217;s face when I took it repaired? Indescribable. While my sister-in-law and I went on chatting, she disappeared into their bedroom to try it and try it again, gazing at it. The satisfactions of recovering beloved clothing!]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Italiano/English</p>
<p>Mi piace <strong>modificare, riparare, reinventare, recuperare indumenti</strong>, soprattutto se hanno una storia, un valore sentimentale, un significato affettivo o se sono molto amati da chi li possiede. Quando poi è di qualcuno davvero tanto vicino a te e quel capo, dopo parecchi anni, quasi identifica per te quella persona, la sua riparazione si carica di un gran significato.</p>
<p>Mi piace il lato creativo, far funzionare il cervello per trovare una soluzione, immaginare. Mi piace il momento in cui arriva nella testa l&#8217;idea giusta.</p>
<p><strong>Oggi vi racconto la storia del recupero di una giacca</strong>. Di sé per non ha nulla di speciale, è una giacca da uomo come un&#8217;altra, tra il blu e il nero, calda, comoda, sportiva. Questa giacca però identifica per me mio fratello.</p>
<p>La comprò una ventina di anni fa. Quando era un ragazzino. Sì, una ventina. Alla nuova generazione sembrerà una cosa da alieni, tranne per quelli che hanno sentito parlare di minimalismo tra le tendenze attuali. Ma, prima dell&#8217;avvento del minimalismo come definito modernamente, mio fratello era già super minimal, soprattutto per l&#8217;abbigliamento (sui libri a casa nostra invece il &#8220;massimalismo&#8221; ha sempre prevalso <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/15.0.3/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> ).</p>
<p><strong>Con quella giacca lo vedevo uscire di casa, pedalare sulla sua bicicletta anche quando fuori si gelava, portare a spasso la nostra cagnolina, andare a scuola.</strong> Chissà quante ne ha viste quella giacca! Se ne è andata anche in giro per il mondo. Sempre quella giacca. E nulla contavano le parole di mamma quando gli proponeva nel tempo di comprarne un&#8217;altra. Un po&#8217; come l&#8217;orsetto che teneva sempre con sé, un po&#8217; come la coperta di Linus, quella giacca sembrava dargli protezione e conforto, era una certezza. Capita di sentirsi bene con qualcosa addosso, un indumento che ci fa sentire a nostro agio, che ci avvolge, che ci rilassa, capisco il suo affezionarsi a quella giacca.</p>
<p>Vent&#8217;anni. A un certo punto, per quanto resistente e di buoni materiali, ha dato segni di cedimento. Di questo però non me ne sono accorta, perché in vent&#8217;anni di cose ne sono successe tante, tra cui siamo andati a vivere in due città diverse. Me ne sono resa conto qualche mese fa, quando con tenerezza mia cognata mostrandola mi ha chiesto: &#8220;Senti, non è che per caso si può fare qualcosa per recuperarla?&#8221;. Avevano già provato da chi si occupa di riparazioni ma senza successo&#8230; Come l&#8217;ho vista ho detto sì, <strong>potevo forse non provare ad aggiustare proprio quella giacca?&nbsp;</strong></p>
<p>Dei polsini è rimasto uno sfilacciamento. Qua e là la stoffa si è un pochino aperta (di pochi millimetri). La cerniera non funziona più, come capita spesso nelle giacche a vento. Comunque vorrei scrivere alla North Sails, perché non si può dire il materiale non sia buono, vista la durata.</p>
<p>&#8220;Non si possono scucire i polsini, ma si può cucire sopra&#8221;, penso guardandola. Grazie alla solita merceria, con un tessuto elastico provo a risolvere il problema. Il cambio della cerniera è invece più semplice, grazie a tanti tutorial on line, ma questa volta ho chiesto aiuto a una piccola sartoria vicino casa perché non riuscivo in quel momento a utilizzare le mani per un lavoro che richiede un pochino di forza e pazienza. Pian piano invece ho ricucito le piccole aperture. Mentre lavoravo sulla giacca, pensavo proprio a come un capo possa riempirsi di significati e ricordi. <strong>Alla fine è solo un pezzo di tessuto, ma acquista un valore enorme, soprattutto nel tempo. Non so se capita anche voi. Se avete una storia sul tema fatemi sapere.</strong></p>
<p>Vi mostro più sotto le foto del prima e dopo. <strong>La faccia di mio fratello quando gliel&#8217;ho portata riparata?</strong> Indescrivibile. Mentre mia cognata e io siamo andate avanti a chiacchierare, è sparito di là in camera a provarla e riprovarla, rimirandola. Le soddisfazioni del recupero di indumenti amati!</p>
<p>(Più sotto le foto)</p>
<hr>
<p><strong>English &#8211; Dress ECOde lifestyle: This is not a normal jacket repair! A very personal story</strong></p>
<p>I like changing, repairing, reinventing, recovering clothes, especially if they have a history, a sentimental value, an emotional meaning or if they are very loved by those who own them. Then when it comes from someone really close to you and that garment, after several years, almost identifies that person for you, its repair is charged with a great meaning. I like the creative side, to make the brain work to find a solution and to imagine. I like the moment when the right idea comes into your head.</p>
<p>Today I tell you the story of the recovery of a jacket. In and of itself he has nothing special, he is a men&#8217;s jacket like any other, between blue and black, warm, comfortable, sporty. But this jacket identifies my brother for me.</p>
<p>He bought it twenty years ago. When he was a kid. Yes, twenty. To the new generation will seem an alien thing, except for those who have heard of minimalism among current trends. But, before the advent of minimalism as modernly defined, my brother was already super minimal, especially for clothing (on the books at home instead of the &#8220;maximalism&#8221; has always prevailed <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/15.0.3/72x72/1f642.png" alt="🙂" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> ).</p>
<p>With that jacket I could see him leaving the house, riding his bicycle even when it was freezing outside, walking our little dog, going to school. Who knows how many things&nbsp;that jacket saw! It has also gone around the world. Always that jacket. And Mom&#8217;s words didn&#8217;t count when she proposed him to buy another over time. A bit like the little bear he always kept with him, a bit like Linus&#8217;s blanket, that jacket seemed to give him protection and comfort, it is a certainty. It happens to feel good with something on, a garment that makes us feel at ease, that wraps us up, that relaxes us, I can understand his attachment to that jacket.</p>
<p>Twenty years. At some point, however strong and with good materials, it gave signs of strain. But I did not notice this, because in twenty years many things have happened, among which we went to live in two different cities. I realised a few months ago, when my sister-in-law sweetly showed her and asked me: &#8220;Listen, isn&#8217;t it just by chance that something can be done to recover it?&#8221;. They had already tried by those who deal with repairs but without success&#8230; As I saw it I said yes, could I not try to fix that jacket?</p>
<p>Almost an unravelling is left of the cuffs. Here and there the fabric is slightly open (a few millimeters). The zipper no longer works, as often happens in anoraks. However I would like to write to the North Sails, because it cannot be said the material is not good, given the duration.</p>
<p>&#8220;You can&#8217;t unstitch the cuffs, but you can sew them on&#8221;, I think looking at it. Thanks to the usual haberdashery, with an elastic fabric I try to solve the problem. The change of the zipper is instead easier, thanks to many online tutorials, but this time I asked for help from a small tailor&#8217;s shop near my house because at that moment I could not use my hands for a job that requires a little strength and patience. Slowly instead I sewed up the small openings. While working on the jacket, I was thinking about how a garment can be filled with meanings and memories. In the end it is just a piece of fabric, but it acquires enormous value, especially over time. I don&#8217;t know if it happens to you too. If you have a story on the subject let me know.</p>
<p>I show you below the photos of the before and after. My brother&#8217;s face when I took it repaired? Indescribable. While my sister-in-law and I went on chatting, she disappeared into their bedroom to try it and try it again, gazing at it. The satisfactions of recovering beloved clothing!</p>


<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="481" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/thumbnail_IMG_5008.jpg" alt="" class="wp-image-1956" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/thumbnail_IMG_5008.jpg 640w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/thumbnail_IMG_5008-600x451.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/thumbnail_IMG_5008-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="480" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/thumbnail_IMG_5007.jpg" alt="" class="wp-image-1957" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/thumbnail_IMG_5007.jpg 640w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/thumbnail_IMG_5007-600x450.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/thumbnail_IMG_5007-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/thumbnail_IMG_4984.jpg" alt="" class="wp-image-1958" width="541" height="573" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/thumbnail_IMG_4984.jpg 603w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/thumbnail_IMG_4984-600x637.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/thumbnail_IMG_4984-283x300.jpg 283w" sizes="auto, (max-width: 541px) 100vw, 541px" /></figure></div>



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		<title>Nel favoloso mondo delle creature luminose di Art Cocò: quando la fantasia salva l&#8217;ambiente!</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Mar 2019 08:28:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Italiano/English Camminando al mercato Monti (di Roma) ci fermiamo all’improvviso perché sembra di entrare dentro una fiaba: lampade uscite dalla mente fantasiosa di qualcuno che con occhi di bambino le ha create e che se hai occhi di bambino puoi apprezzare. Per un attimo mi è parso di ritrovarmi a parlare con una di queste ironiche creature luminose, ricordando le conversazioni notturne di Amélie (Il favoloso mondo di Amelie) con la sua abat-jour! Queste lampade, ne avrebbero di storie da raccontare… Vi narrerebbero di come sono nate da Art Cocò unendo dadi, rondelle, vecchi ottoni, barre filettate, portalampade, pulsantini, porcellana, ceramica, legno e scatole di latta spesso dimenticate in polverose soffitte. Vi mostrerebbero uno a uno i loro pezzi raccontandovene l’origine, orgogliose della loro nascita ecologica e della loro storia che a sua volta racchiude tanti racconti quanti i loro componenti: tutti oggetti destinati all’immondizia, puliti, rivisti e trasformati invece in sbalorditive creazioni dalle idee e dalle mani abili di Grazia Cecconi e Angela Iacobellis. “Sulla barra costruiamo una storia”.&#160;Mi fermerei lì ad ascoltarle raccontare. &#8220;Il braccio di un vecchio lampadario può diventare lo stelo di una lampada da tavolo, sfere di vetro sopravvissute al declino di lampadari di murano nidi per uccelli, e vecchie scatole di latta, la base di appoggio per cani e gatti in porcellana o facce anni ’40 di ragazzini impertinenti”. “Intanto piume, passamanerie e vecchie stoffe in seta liberano dall’anonimato ventole e paralumi troppo spesso noiosamente beige&#8221;. Ogni componente è riciclato, nulla è nuovo. “A parte le nostre idee, un trapano a colonna, un piccolo frullino con dischi a ceramica ferro e plastica, tantissime frese, pinzette, tenaglie cacciaviti, e tutta la fantasia. Singoli elementi nelle nostre mani diventano progetto”. Ecco come la fantasia può salvare l’ambiente. Com’è nato il progetto Art Cocò? E come nascono queste lampade? “Siamo 2 designer, abituate ad impaginare segni e immagini nello spazio. Abituate anche al montaggio video, un’alternanza ritmica, che non deve mai annoiare.&#160;Aggiungi che la pubblicità e il design ti abituano a veder realizzati in breve tempo i progetti creativi.&#160;Ti insegnano ad amare video e immagini vintage (pensa alla fotografia americana dagli anni &#8217;30&#160;ai ‘50) ed a mischiare queste vecchie immagini a segni moderni per &#8216;definire&#8217; messaggi nuovi ed inattesi. Da qui, il passo è breve. Basta aggiungere la manualità alla progettazione e nascono oggetti, lampade nel nostro caso, che rispettano tutto l’iter creativo del messaggio pubblicitario. Per questo le lampade Art Cocò hanno un nome. Perché ognuna di esse è una storia nell’ambito della quale è possibile riconoscersi. Una storia che fa leva sulle emozioni, sui ricordi, con l’obiettivo a volte di strappare un sorriso.&#160;Una storia che spesso &#160;guida la ricerca di oggetti,&#160;un grande lavoro fatto di mercatini, robivecchi, cantine, e vecchie zie. Ma vale anche tutto il contrario. A volte vedi un oggetto, un vecchio lampadario, una testa di porcellana e immagini quale lampada potrebbe diventare e quale nome potrebbe avere. Poi c’è la bellezza di riciclare tutto, fino all’ultimo dado, di non produrre niente e usare solo materiali già esistenti spesso rotti o dimenticati.&#160;Un vero restyling di forme e materie”. Da Art Cocò niente è fatto in serie e non esiste lampada uguale all’altra perché la progettazione inizia dallo smontaggio di vecchi lampadari o dal ritrovamento di una magnifica scatola in latta con tanto di decorazione, forma e colore. Vi presentiamo alcune di queste magiche creature. Ascoltiamo cosa ci raccontano. Bobby Solo, Prospettiva Nessi, Sale e pepe e tante altre. Se siete curiosi di conoscere le loro storie e magari volete adottare una di queste uniche creature portandola a casa, potete trovare Art Cocò sulla pagina Facebook (facebook.com/artcocodesign) e in alcuni negozi a Roma: Refuse di Fendi, Nam Ecodesign, Estremi a via del Boschetto e Ferrini a largo Arenula. Domenica 31 marzo 2019 Grazia e Angela saranno a Bambusa Garden a Roma, andiamo a trovarle! (Più sotto le foto scattate al mercato Monti) English &#8211; In the fabulous world of Art Cocò&#8217;s bright creatures: when imagination saves the environment! Walking at the Monti market (in Rome), we suddenly stop because it seems to enter into a fairy tale: lamps come out of the imaginative mind of someone who created them with childlike eyes and that can be appreciated if you have child eyes. For a moment it seemed to me to find myself talking to one of these ironic luminous creatures, remembering the nocturnal conversations of Amélie (Le Fabuleux Destin d&#8217;Amélie Poulain English) with her abat-jour! These lamps, they would have stories to tell for sure&#8230; They would tell you how they were born from Art Cocò by combining nuts, washers, old brass, threaded rods, lamp holders, small buttons, porcelain, ceramic, wood and tin boxes often forgotten in dusty attics. They would show their pieces one by one telling you their origin, proud of their ecological birth and their history, which in turn contains as many stories as their components: all objects destined for garbage, cleaned, revised and transformed into stunning creations by the ideas and skillful hands of Grazia Cecconi and Angela Iacobelli. &#8220;On each rod we build a story&#8221;. I would stop there and listen to them telling. &#8220;The arm of an old chandelier can become the stem of a table lamp, glass spheres that have survived the decline of Murano chandeliers, bird boxes, and old tin boxes, the base for porcelain dogs and cat faces or 1940s impertinent kid faces&#8221;. &#8220;Meanwhile, feathers, passementerie and old silk fabrics free fans and lampshades from the anonymity too often boringly beige&#8221;. Every component is recycled, nothing is new. “Apart from our ideas, a column drill, a small grinder with iron and plastic ceramic discs, lots of cutters, tweezers, screwdriver tongs, and all the imagination. Individual elements in our hands become projects”. Here&#8217;s how imagination can save the environment. How was the Art Cocò project born? And how are these lamps born? &#8220;We are two designers, used to create layout of signs and images in space. Also used to video editing, a rhythmic alternation, which should never be boring. Add that advertising and design will get you used to seeing creative projects realized in a short time. They teach you to love vintage videos and images (think of American photography from the 1930s to the 1950s) and mix these old images with modern signs to &#8216;define&#8217; new and unexpected messages. From here, the step is short. Just add the manual skills to the design and the objects are born, lamps in our case, which respect the whole creative process of the advertising message. This is why the Art Cocò lamps have a name. Because each of them is a story in which it is possible to recognize oneself. A story that relies on emotions, on memories, with the aim sometimes to obtain a smile. A story that often guides the search for objects, a great job made up of flea markets, junk shops, basements, and old aunts. But the opposite is also true. Sometimes you see an object, an old chandelier, a porcelain head and imagine which lamp could become and what name it might have. Then there is the beauty of recycling everything, up to the last nut, of producing nothing and of using only existing materials that are often broken or forgotten. A true restyling of forms and materials&#8220;. At Art Cocò nothing is done in series and there is no lamp like the other because the design starts with the dismantling of old chandeliers or the discovery of a magnificent tin box with decoration, shape and color. We present you some of these magical creatures. Let&#8217;s listen to what they tell us. Bobby Solo, Perspective Nessi, Salt and pepper and many others. If you are curious about their stories and maybe want to adopt one of these unique creatures bringing it home, you can find Art Cocò on the Facebook page (facebook.com/artcocodesign) and in some shops in Rome: Refuse by Fendi, Nam Ecodesign, Estremi at via del Boschetto and Ferrini at largo Arenula. Sunday March 31st 2019 Grazia and Angela will be at Bambusa Garden in Rome, let&#8217;s go and find them! (Below the photos taken at the Monti market)]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Italiano/English</p>
<p>Camminando al mercato Monti (di Roma) ci fermiamo all’improvviso perché sembra di entrare dentro una fiaba: <strong>lampade uscite dalla mente fantasiosa di qualcuno che con occhi di bambino le ha create e che se hai occhi di bambino puoi apprezzare</strong>. Per un attimo mi è parso di ritrovarmi a parlare con una di queste ironiche creature luminose, ricordando le conversazioni notturne di Amélie (<a href="https://www.youtube.com/watch?v=v_Xp88Fjxj8">Il favoloso mondo di Amelie</a>) con la sua abat-jour! Queste lampade, ne avrebbero di storie da raccontare…</p>
<p>Vi narrerebbero di come sono nate da Art Cocò unendo dadi, rondelle, vecchi ottoni, barre filettate, portalampade, pulsantini, porcellana, ceramica, legno e scatole di latta spesso dimenticate in polverose soffitte.</p>
<p>Vi mostrerebbero uno a uno i loro pezzi raccontandovene l’origine, <strong>orgogliose della loro nascita ecologica e della loro storia che a sua volta racchiude tanti racconti quanti i loro componenti</strong>: tutti oggetti destinati all’immondizia, puliti, rivisti e trasformati invece in sbalorditive creazioni dalle idee e dalle mani abili di Grazia Cecconi e Angela Iacobellis.</p>
<p>“Sulla barra costruiamo una storia”.&nbsp;Mi fermerei lì ad ascoltarle raccontare.</p>


<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>&#8220;Il braccio di un vecchio lampadario può diventare lo stelo di una lampada da tavolo, sfere di vetro sopravvissute al declino di lampadari di murano nidi per uccelli, e vecchie scatole di latta, la base di appoggio per cani e gatti in porcellana o facce anni ’40 di ragazzini impertinenti”. “Intanto piume, passamanerie e vecchie stoffe in seta liberano dall’anonimato ventole e paralumi troppo spesso noiosamente beige&#8221;.</p></blockquote>


<p><strong>Ogni componente è riciclato</strong>, nulla è nuovo. “A parte le nostre idee, un trapano a colonna, un piccolo frullino con dischi a ceramica ferro e plastica, tantissime frese, pinzette, tenaglie cacciaviti, e tutta la fantasia. Singoli elementi nelle nostre mani diventano progetto”.</p>
<p><strong>Ecco come la fantasia può salvare l’ambiente.</strong></p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Com’è nato il progetto Art Cocò? E come nascono queste lampade?</strong></span></p>
<p>“Siamo 2 designer, abituate ad impaginare segni e immagini nello spazio. Abituate anche al montaggio video, un’alternanza ritmica, che non deve mai annoiare.&nbsp;Aggiungi che la pubblicità e il design ti abituano a veder realizzati in breve tempo i progetti creativi.&nbsp;Ti insegnano ad amare video e immagini vintage (pensa alla fotografia americana dagli anni &#8217;30&nbsp;ai ‘50) ed a mischiare queste vecchie immagini a segni moderni per &#8216;definire&#8217; messaggi nuovi ed inattesi. Da qui, il passo è breve. Basta aggiungere la manualità alla progettazione e nascono oggetti, lampade nel nostro caso, che rispettano tutto l’iter creativo del messaggio pubblicitario. <strong>Per questo le lampade Art Cocò hanno un nome. Perché ognuna di esse è una storia nell’ambito della quale è possibile riconoscersi.</strong></p>
<p>Una storia che fa leva sulle emozioni, sui ricordi, con l’obiettivo a volte di strappare un sorriso.&nbsp;Una storia che spesso &nbsp;guida la ricerca di oggetti,&nbsp;un grande lavoro fatto di mercatini, robivecchi, cantine, e vecchie zie.</p>
<p>Ma vale anche tutto il contrario. A volte vedi un oggetto, un vecchio lampadario, una testa di porcellana e immagini quale lampada potrebbe diventare e quale nome potrebbe avere.</p>
<p>Poi <strong>c’è la bellezza di riciclare tutto, fino all’ultimo dado, di non produrre niente e usare solo materiali già esistenti spesso rotti o dimenticati.&nbsp;Un vero restyling di forme e materie</strong>”.</p>
<p>Da Art Cocò niente è fatto in serie e <strong>non esiste lampada uguale all’altra</strong> perché la progettazione inizia dallo smontaggio di vecchi lampadari o dal ritrovamento di una magnifica scatola in latta con tanto di decorazione, forma e colore.</p>
<p><strong>Vi presentiamo alcune di queste magiche creature. Ascoltiamo cosa ci raccontano.</strong></p>


<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG_2765.jpg" alt="" class="wp-image-1780" width="388" height="536" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG_2765.jpg 231w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG_2765-217x300.jpg 217w" sizes="auto, (max-width: 388px) 100vw, 388px" /><figcaption><strong>Il Principe ranocchio<br> “I miei pezzi? Un posacenere verde a forma di ranocchio. Una lingua protesa a sorreggere un cappellino verde decorato con ortensie. E tutta la magia delle fiabe…”.</strong></figcaption></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG_3497.jpg" alt="" class="wp-image-1781" width="384" height="488" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG_3497.jpg 251w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG_3497-235x300.jpg 235w" sizes="auto, (max-width: 384px) 100vw, 384px" /><figcaption><strong>Sweet Pig<br> “Ero una vecchia salsiera. Forse una volta dispensavo dolci salse di mele o prugne da accompagnare a carni suine. Da qui mio nome. Il fiore in ferro battuto che ho in bocca sostituisce la consueta mela”.</strong><br></figcaption></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG_2947.jpg" alt="" class="wp-image-1782" width="386" height="549" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG_2947.jpg 224w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG_2947-210x300.jpg 210w" sizes="auto, (max-width: 386px) 100vw, 386px" /><figcaption><strong>Circus<br> “Sono fatta con un vecchio elefantino cloisonné, una scatola di caramelle anni ‘60, un cappello a righe con tanto di frangia: tutto l’immaginario del circo”.</strong></figcaption></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/526e42c7-c188-41fa-8ae3-801fa4e2fe2d-1-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-1786" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/526e42c7-c188-41fa-8ae3-801fa4e2fe2d-1-1024x1024.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/526e42c7-c188-41fa-8ae3-801fa4e2fe2d-1-300x300.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/526e42c7-c188-41fa-8ae3-801fa4e2fe2d-1-100x100.jpg 100w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/526e42c7-c188-41fa-8ae3-801fa4e2fe2d-1-600x600.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/526e42c7-c188-41fa-8ae3-801fa4e2fe2d-1-150x150.jpg 150w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/526e42c7-c188-41fa-8ae3-801fa4e2fe2d-1-768x768.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/526e42c7-c188-41fa-8ae3-801fa4e2fe2d-1-1160x1160.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/526e42c7-c188-41fa-8ae3-801fa4e2fe2d-1-75x75.jpg 75w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/526e42c7-c188-41fa-8ae3-801fa4e2fe2d-1.jpg 1448w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><strong>Giò Pomodoro<br> “Il mio nome? Una citazione irriverente del famoso artista.&nbsp;Il pomodoro è il mio cuore: una volta era usato come dispensatore di sale, in coppia con un peperone dispensatore di pepe. Gli ottoni dello stelo provengono da vecchi lampadari”.</strong></figcaption></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG_3489.jpg" alt="" class="wp-image-1789" width="401" height="534" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG_3489.jpg 240w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG_3489-225x300.jpg 225w" sizes="auto, (max-width: 401px) 100vw, 401px" /><figcaption><strong>Hussein<br> “Sono un dignitosissimo cane con tanto di fez. Mi hanno guardato le mie creatrici e hanno detto ‘Può solo chiamarsi Hussein”.</strong></figcaption></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG_3465.jpg" alt="" class="wp-image-1790" width="396" height="529" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG_3465.jpg 240w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG_3465-225x300.jpg 225w" sizes="auto, (max-width: 396px) 100vw, 396px" /><figcaption><strong>Spring<br> “Un coniglietto in porcellana, un braccio in ottone di un lampadario anni’50, una base in ottone di abat-jour, un fiore in ceramica anni ‘60: ecco di cosa sono fatta!”.</strong></figcaption></figure></div>


<p>Bobby Solo, Prospettiva Nessi, Sale e pepe e tante altre. Se siete curiosi di conoscere le loro storie e magari volete adottare una di queste uniche creature portandola a casa, potete trovare Art Cocò sulla pagina Facebook (<a href="http://facebook.com/artcocodesign">facebook.com/artcocodesign</a>) e in alcuni negozi a Roma: Refuse di Fendi, Nam Ecodesign, Estremi a via del Boschetto e Ferrini a largo Arenula.</p>
<p><strong>Domenica 31 marzo 2019 Grazia e Angela saranno a Bambusa Garden a Roma, andiamo a trovarle!</strong></p>
<p>(Più sotto le foto scattate al mercato Monti)</p>
<hr />
<p><strong>English &#8211; In the fabulous world of Art Cocò&#8217;s bright creatures: when imagination saves the environment!</strong></p>
<p>Walking at the Monti market (in Rome), we suddenly stop because it seems to enter into a fairy tale: <strong>lamps come out of the imaginative mind of someone who created them with childlike eyes and that can be appreciated if you have child eyes.</strong> For a moment it seemed to me to find myself talking to one of these ironic luminous creatures, remembering the nocturnal conversations of Amélie (<a href="https://www.youtube.com/watch?v=kY_qRvBKNaA">Le Fabuleux Destin d&#8217;Amélie Poulain English</a>) with her abat-jour! These lamps, they would have stories to tell for sure&#8230;</p>
<p>They would tell you how they were born from Art Cocò by combining nuts, washers, old brass, threaded rods, lamp holders, small buttons, porcelain, ceramic, wood and tin boxes often forgotten in dusty attics. They would show their pieces one by one telling you their origin, <strong>proud of their ecological birth and their history, which in turn contains as many stories as their components:</strong> all objects destined for garbage, cleaned, revised and transformed into stunning creations by the ideas and skillful hands of Grazia Cecconi and Angela Iacobelli. &#8220;On each rod we build a story&#8221;. I would stop there and listen to them telling.</p>


<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>&#8220;The arm of an old chandelier can become the stem of a table lamp, glass spheres that have survived the decline of Murano chandeliers, bird boxes, and old tin boxes, the base for porcelain dogs and cat faces or 1940s impertinent kid faces&#8221;. &#8220;Meanwhile, feathers, passementerie and old silk fabrics free fans and lampshades from the anonymity too often boringly beige&#8221;.</p></blockquote>


<p>Every component is recycled, nothing is new. “Apart from our ideas, a column drill, a small grinder with iron and plastic ceramic discs, lots of cutters, tweezers, screwdriver tongs, and all the imagination. Individual elements in our hands become projects”.</p>
<p>Here&#8217;s how imagination can save the environment.</p>
<p>How was the Art Cocò project born? And how are these lamps born?</p>
<p>&#8220;We are two designers, used to create layout of signs and images in space. Also used to video editing, a rhythmic alternation, which should never be boring. Add that advertising and design will get you used to seeing creative projects realized in a short time. They teach you to love vintage videos and images (think of American photography from the 1930s to the 1950s) and mix these old images with modern signs to &#8216;define&#8217; new and unexpected messages. From here, the step is short. Just add the manual skills to the design and the objects are born, lamps in our case, which respect the whole creative process of the advertising message. This is why the Art Cocò lamps have a name. Because each of them is a story in which it is possible to recognize oneself.</p>
<p>A story that relies on emotions, on memories, with the aim sometimes to obtain a smile. A story that often guides the search for objects, a great job made up of flea markets, junk shops, basements, and old aunts.</p>
<p>But the opposite is also true. Sometimes you see an object, an old chandelier, a porcelain head and imagine which lamp could become and what name it might have.</p>
<p>Then <strong>there is the beauty of recycling everything, up to the last nut, of producing nothing and of using only existing materials that are often broken or forgotten. A true restyling of forms and materials</strong>&#8220;.</p>
<p>At Art Cocò nothing is done in series and <strong>there is no lamp like the other</strong> because the design starts with the dismantling of old chandeliers or the discovery of a magnificent tin box with decoration, shape and color.</p>
<p><strong>We present you some of these magical creatures. Let&#8217;s listen to what they tell us.</strong></p>


<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG_2765.jpg" alt="" class="wp-image-1780" width="404" height="560" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG_2765.jpg 231w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG_2765-217x300.jpg 217w" sizes="auto, (max-width: 404px) 100vw, 404px" /><figcaption><strong>The Frog Prince<br> &#8220;My pieces? A green ashtray in the shape of a frog. A tongue stretched to hold up a green hat decorated with hydrangeas. And all the magic of fairy tales … &#8220;.</strong></figcaption></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG_3497.jpg" alt="" class="wp-image-1781" width="405" height="516" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG_3497.jpg 251w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG_3497-235x300.jpg 235w" sizes="auto, (max-width: 405px) 100vw, 405px" /><figcaption><strong>Sweet Pig<br> &#8220;I was an old gravy boat. Maybe once I dispensed sweet apple or plum sauces to go with pork. Hence my name. The wrought iron flower in my mouth replaces the usual apple”.</strong><br></figcaption></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG_2947.jpg" alt="" class="wp-image-1782" width="399" height="571" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG_2947.jpg 224w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG_2947-210x300.jpg 210w" sizes="auto, (max-width: 399px) 100vw, 399px" /><figcaption><strong>Circus<br> &#8220;I&#8217;m made with an old cloisonné elephant, a box of 60s candies, a striped hat with a lot of fringe: all the circus imagery&#8221;.﻿</strong></figcaption></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/526e42c7-c188-41fa-8ae3-801fa4e2fe2d-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-1784" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/526e42c7-c188-41fa-8ae3-801fa4e2fe2d-1024x1024.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/526e42c7-c188-41fa-8ae3-801fa4e2fe2d-300x300.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/526e42c7-c188-41fa-8ae3-801fa4e2fe2d-100x100.jpg 100w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/526e42c7-c188-41fa-8ae3-801fa4e2fe2d-600x600.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/526e42c7-c188-41fa-8ae3-801fa4e2fe2d-150x150.jpg 150w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/526e42c7-c188-41fa-8ae3-801fa4e2fe2d-768x768.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/526e42c7-c188-41fa-8ae3-801fa4e2fe2d-1160x1160.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/526e42c7-c188-41fa-8ae3-801fa4e2fe2d-75x75.jpg 75w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/526e42c7-c188-41fa-8ae3-801fa4e2fe2d.jpg 1448w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption><strong>Giò Pomodoro<br> &#8220;My name? An irreverent quote from the famous artist. Tomato is my heart: once it was used as a salt dispenser, paired with a pepper dispensing pepper. The brass of the stem comes from old chandeliers ”.</strong></figcaption></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG_3489.jpg" alt="" class="wp-image-1789" width="394" height="525" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG_3489.jpg 240w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG_3489-225x300.jpg 225w" sizes="auto, (max-width: 394px) 100vw, 394px" /><figcaption><strong>Hussein<br> &#8220;I am a very dignified dog with fez. My creators looked at me and said &#8220;It can only be called Hussein&#8221;.</strong></figcaption></figure></div>



<div class="wp-block-image"><figure class="aligncenter is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG_3465.jpg" alt="" class="wp-image-1790" width="401" height="535" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG_3465.jpg 240w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG_3465-225x300.jpg 225w" sizes="auto, (max-width: 401px) 100vw, 401px" /><figcaption><strong>Spring<br> &#8220;A porcelain bunny, a brass arm of a 50s chandelier, a brass bedside lamp, a 60s ceramic flower: that&#8217;s what I&#8217;m made of!&#8221;.</strong></figcaption></figure></div>


<p>Bobby Solo, Perspective Nessi, Salt and pepper and many others. If you are curious about their stories and maybe want to adopt one of these unique creatures bringing it home, you can find Art Cocò on the Facebook page (<a href="http://facebook.com/artcocodesign">facebook.com/artcocodesign</a>) and in some shops in Rome: Refuse by Fendi, Nam Ecodesign, Estremi at via del Boschetto and Ferrini at largo Arenula.</p>
<p><strong>Sunday March 31st 2019 Grazia and Angela will be at Bambusa Garden in Rome, let&#8217;s go and find them!</strong></p>
<p>(Below the photos taken at the Monti market)</p>


<ul class="wp-block-gallery aligncenter columns-1 is-cropped wp-block-gallery-5 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="562" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/thumbnail_IMG_5280.jpg" alt="" data-id="1794" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=1794" class="wp-image-1794" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/thumbnail_IMG_5280.jpg 640w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/thumbnail_IMG_5280-600x527.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/thumbnail_IMG_5280-300x263.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="569" height="640" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/thumbnail_IMG_5276.jpg" alt="" data-id="1795" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=1795" class="wp-image-1795" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/thumbnail_IMG_5276.jpg 569w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/thumbnail_IMG_5276-267x300.jpg 267w" sizes="auto, (max-width: 569px) 100vw, 569px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="640" height="569" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/thumbnail_IMG_5277.jpg" alt="" data-id="1796" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=1796" class="wp-image-1796" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/thumbnail_IMG_5277.jpg 640w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/thumbnail_IMG_5277-600x533.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/thumbnail_IMG_5277-300x267.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="627" height="640" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/thumbnail_IMG_5275-1.jpg" alt="" data-id="1797" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=1797" class="wp-image-1797" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/thumbnail_IMG_5275-1.jpg 627w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/thumbnail_IMG_5275-1-600x612.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/thumbnail_IMG_5275-1-294x300.jpg 294w" sizes="auto, (max-width: 627px) 100vw, 627px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="559" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG_3569-1024x559.jpg" alt="" data-id="1798" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=1798" class="wp-image-1798" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG_3569-1024x559.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG_3569-600x328.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG_3569-300x164.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG_3569-768x419.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG_3569-1160x633.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/IMG_3569.jpg 1242w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li></ul>
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		<title>Vita da Dress Ecode &#8211; Vi raccontiamo i nostri incontri sulla &#8216;balena con la plastica&#8217; nelle scuole!</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Mar 2019 13:10:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Climate change]]></category>
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					<description><![CDATA[Italiano/English Uno dei progetti a cui teniamo molto è quello dell&#8217;eredità della balena con la plastica (Plastic Whale Heritage). Ci dà la possibilità di incontrare piccoli e grandi alunni nelle scuole italiane per raccontare della storia di una balena con un messaggio per tutti noi, dell&#8217;inquinamento che produciamo con la plastica e della spedizione a cui ho partecipato l&#8217;anno scorso per ripulire dai rifiuti dove è stata ritrovata la balena. Venerdì ho incontrato a Modena 4 classi della scuola primaria Galileo Galilei e 5 classi della scuola primaria San Geminiano (di Cognento). Vorremmo essere in grado di descrivere i volti dei bambini quando seguono ciò che è successo alla balena, il loro trasporto, le reazioni di alcuni&#8230; La storia della balena con la plastica è raccontata nel documentario di Sky &#8220;A plastic whale&#8221;, che mostra il ritrovamento di questo animale con lo stomaco pieno di sacchetti di plastica in un&#8217;isola della Norvegia nel 2017 e cosa sia successo in seguito a questo triste episodio. A volte da eventi molto spiacevoli nasce qualcosa di positivo, è questo uno dei messaggi che portiamo: la balena aveva per noi un messaggio, ci sprona ad aprire gli occhi e a trovare una soluzione ai rifiuti abbandonati negli oceani e in generale nella natura. Racconto ai bambini, con video, foto e parole, della spedizione in Norvegia dove in più di 150 volontari da oltre 12 paesi ci siamo ritrovati per raccogliere oltre una tonnellata di rifiuti di plastica, nella zona in cui la balena ha deciso di portare il messaggio (Clicca qui per il video). La storia permette di affrontare con loro, parlando di mari e di pesci, il tema della plastica usa-e-getta, dei tempi di smaltimento, della provenienza di questo tipo di rifiuti nei mari e delle piccole azioni quotidiane per affrontare il problema dell&#8217;inquinamento. Le domande sono sempre tante, in ogni scuola sono diverse. Alcune riguardano le caratteristiche della balena (&#8220;quanto era lunga? &#8220;, &#8220;di che specie era?&#8221;, &#8220;era maschio o femmina?&#8221;, &#8220;era adulta?&#8221;), altre il tipo di rifiuti trovati, altre ancora il perché di questi nostri comportamenti verso la natura (è il quesito più arduo a cui rispondere). Tantissimi gli interventi dei bimbi che raccontano di aver trovato e raccolto rifiuti in mare o sulla spiaggia e di quelli che descrivono cosa utilizzano al posto di oggetti usa-e-getta di plastica o di come li riciclino. Qualcuno ci racconta dei moniti ai genitori per evitare di inquinare! Venerdì era anche la giornata dello sciopero scolastico per il clima. Le classi della scuola Galileo Galilei sono uscite in cortile per mostrare i loro cartelloni. Mi accorgo che una classe di seconda elementare ha fatto qualcosa di più: ha disegnato dopo la presentazione qualcosa sul tema della balena. Uno a uno desiderano mostrare i loro disegni e sono talmente meravigliosi che vogliamo mostrarveli qui (più sotto trovate le foto), purtroppo senza poterne rivelare i bei volti per proteggere la loro privacy. In cortile Margherita si avvicina e mi dice: &#8220;Sai che quando facevi vedere la balena ho pianto?&#8230;&#8221;. Ci racconta in un video (più sotto) delle sue emozioni. Nella scuola San Geminiano, proprio al termine della presentazione, si avvicina una bambina. È stato un attimo: mi abbraccia fortissimo e dice &#8220;grazie&#8221;. Corre via e resto lì, sciogliendomi, pensando come tutti i momenti di sconforto che si vivono portando avanti questi progetti sembrino lontani quando ti accorgi dai disegni che questi adulti di domani fanno loro i messaggi di salvaguardia dell&#8217;ambiente, che ti ringraziano intuendo le ragioni del tuo impegno, che si commuovono davanti alle difficoltà che creiamo agli animali e alla natura. Grazie a voi, piccoli alunni, per aver ascoltato la storia della balena! Grazie anche agli insegnanti sensibili al tema e disposti a organizzare questi incontri!   English: Dress Ecode&#8217;s lifestyle &#8211; We tell you about our meetings on the &#8216;Plastic Whale&#8217; in schools! One of the projects we care a lot about is the Plastic Whale Heritage one. It gives us the opportunity to meet young students in Italian schools to tell about the story of a whale with a message for all of us, about the pollution we produce with plastic and about the expedition I attended last year to clean up from the waste where the whale was found. On last Friday I met in Modena 4 classes of the Galileo Galilei primary school and 5 classes of the San Geminiano primary school (of Cognento). We would like to be able to describe the faces of children when they follow what happened to the whale, their transport, the reactions of some&#8230; The story of the whale with plastic is told in the Sky documentary &#8220;A plastic whale&#8221;, which shows the discovery of this animal with a stomach full of plastic bags in an Norwegian island in 2017 and what happened after this sad episode. Sometimes from very unpleasant events, something positive is born, this is one of the messages we carry: the whale had a message for us, it urges us to open our eyes and find a solution to the waste left in the oceans and in nature in general. To the children, with videos, photos and words, of the expedition to Norway where in over 150 volunteers from over 12 countries we gathered to collect over a ton of plastic waste, in the area where the whale decided to bring the message (Click here for the video). The story allows us to deal with them, talking about seas and fish, the subject of disposable plastic, disposal times, the origin of this type of waste in the seas and small daily actions to tackle the problem of pollution. There are always so many questions, in every school they are different. Some concern the characteristics of the whale (&#8220;How long was it?&#8221;, &#8220;What was it?&#8221;, &#8220;Was it male or female?&#8221;), others the type of waste found, others the reason for our behaviour towards nature (it is the most difficult question to answer). Many are the interventions of the children who tell of having found and collected waste at sea or on the beach and those that describe what they use instead of disposable plastic objects or how they recycle them. Someone tells us of warnings to parents to avoid polluting! Friday was also the global school strike for climate day. The classes of the Galileo Galilei school went out in the courtyard to show their messages on posters. I realise that a second-grade class did something more: after the presentation they designed something on the theme of the whale. One by one they want to show their drawings and they are so wonderful that we want to show them to you here (below you will find the photos), unfortunately without being able to reveal their beautiful faces to protect their privacy. In the courtyard Margherita approaches and tells me: &#8220;You know that when you showed the whale I cried? &#8230;&#8221;. She tells us in a video (below) of his emotions. In the San Geminiano school, at the very end of the presentation, a little girl approaches. It was a moment: she hugs me very strongly and says &#8220;thank you&#8221;. She runs away and I stay there, with the heart melted, thinking how all the moments of discomfort, that we live by carrying out these projects, seem far away when you realise from the drawings that these adults of tomorrow assimilate the messages about protecting the environment, that they thank you realising the reasons of your commitment, that they are touched by the difficulties we create for animals and nature. Thanks to you, little students, for listening to the whale story! Thanks also to the teachers, sensitive to this issue and available to organize these meetings!]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Italiano/English</p>
<p>Uno dei progetti a cui teniamo molto è quello dell&#8217;eredità della balena con la plastica (<strong>Plastic Whale Heritage</strong>). Ci dà la possibilità di <strong>incontrare piccoli e grandi alunni nelle scuole italiane per raccontare della storia di una balena con un messaggio per tutti noi</strong>, dell&#8217;inquinamento che produciamo con la plastica e della spedizione a cui ho partecipato l&#8217;anno scorso per ripulire dai rifiuti dove è stata ritrovata la balena.</p>
<p>Venerdì ho incontrato a Modena 4 classi della scuola primaria Galileo Galilei e 5 classi della scuola primaria San Geminiano (di Cognento). Vorremmo essere in grado di descrivere i volti dei bambini quando seguono ciò che è successo alla balena, il loro trasporto, le reazioni di alcuni&#8230; La storia della balena con la plastica è raccontata nel documentario di Sky &#8220;A plastic whale&#8221;, che mostra il ritrovamento di questo animale con lo stomaco pieno di sacchetti di plastica in un&#8217;isola della Norvegia nel 2017 e cosa sia successo in seguito a questo triste episodio. <strong>A volte da eventi molto spiacevoli nasce qualcosa di positivo, è questo uno dei messaggi che portiamo: la balena aveva per noi un messaggio, ci sprona ad aprire gli occhi e a trovare una soluzione ai rifiuti abbandonati negli oceani e in generale nella natura.</strong></p>
<p>Racconto ai bambini, con video, foto e parole, della spedizione in Norvegia dove in più di 150 volontari da oltre 12 paesi ci siamo ritrovati per raccogliere oltre una tonnellata di rifiuti di plastica, nella zona in cui la balena ha deciso di portare il messaggio<span style="color: #acc0a5;"> (<a style="color: #acc0a5;" href="https://www.facebook.com/SkyOceanRescue/videos/372954613201424/">Clicca qui per il video)</a>.</span></p>
<p>La storia permette di affrontare con loro, parlando di mari e di pesci, <strong>il tema della plastica usa-e-getta, dei tempi di smaltimento, della provenienza</strong> di questo tipo di rifiuti nei mari e delle piccole azioni quotidiane per affrontare il problema dell&#8217;inquinamento.</p>
<p><strong>Le domande sono sempre tante</strong>, in ogni scuola sono diverse. Alcune riguardano le caratteristiche della balena (&#8220;quanto era lunga? &#8220;, &#8220;di che specie era?&#8221;, &#8220;era maschio o femmina?&#8221;, &#8220;era adulta?&#8221;), altre il tipo di rifiuti trovati, altre ancora il perché di questi nostri comportamenti verso la natura (è il quesito più arduo a cui rispondere). Tantissimi gli interventi dei bimbi che raccontano di aver trovato e raccolto rifiuti in mare o sulla spiaggia e di quelli che descrivono cosa utilizzano al posto di oggetti usa-e-getta di plastica o di come li riciclino. Qualcuno ci racconta dei moniti ai genitori per evitare di inquinare!</p>
<p>Venerdì era anche la giornata dello sciopero scolastico per il clima. Le classi della scuola Galileo Galilei sono uscite in cortile per mostrare i loro cartelloni. Mi accorgo che <strong>una classe di seconda elementare ha fatto qualcosa di più</strong>: ha disegnato dopo la presentazione qualcosa sul tema della balena. Uno a uno desiderano mostrare i loro disegni e <strong>sono talmente meravigliosi che vogliamo mostrarveli qui (più sotto trovate le foto)</strong>, purtroppo senza poterne rivelare i bei volti per proteggere la loro privacy.</p>
<p>In cortile Margherita si avvicina e mi dice: &#8220;Sai che quando facevi vedere la balena ho pianto?&#8230;&#8221;. Ci racconta in un video (più sotto) delle sue emozioni.</p>
<p>Nella scuola San Geminiano, proprio al termine della presentazione, si avvicina una bambina. È stato un attimo: mi abbraccia fortissimo e dice &#8220;grazie&#8221;. Corre via e resto lì, sciogliendomi, pensando come tutti i momenti di sconforto che si vivono portando avanti questi progetti sembrino lontani quando ti accorgi dai disegni che <strong>questi adulti di domani fanno loro i messaggi di salvaguardia dell&#8217;ambiente</strong>, che ti ringraziano intuendo le ragioni del tuo impegno, che si commuovono davanti alle difficoltà che creiamo agli animali e alla natura.</p>
<p>Grazie a voi, piccoli alunni, per aver ascoltato la storia della balena! Grazie anche agli insegnanti sensibili al tema e disposti a organizzare questi incontri!</p>
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<p><strong>English: Dress Ecode&#8217;s lifestyle &#8211; We tell you about our meetings on the &#8216;Plastic Whale&#8217; in schools!</strong></p>
<p>One of the projects we care a lot about is the <strong>Plastic Whale Heritage</strong> one. It gives us the opportunity to meet <strong>young students in Italian schools to tell about the story of a whale with a message for all of us</strong>, about the pollution we produce with plastic and about the expedition I attended last year to clean up from the waste where the whale was found.</p>
<p>On last Friday I met in Modena 4 classes of the Galileo Galilei primary school and 5 classes of the San Geminiano primary school (of Cognento). We would like to be able to describe the faces of children when they follow what happened to the whale, their transport, the reactions of some&#8230; The story of the whale with plastic is told in the Sky documentary &#8220;A plastic whale&#8221;, which shows the discovery of this animal with a stomach full of plastic bags in an Norwegian island in 2017 and what happened after this sad episode. <strong>Sometimes from very unpleasant events, something positive is born, this is one of the messages we carry: the whale had a message for us, it urges us to open our eyes and find a solution to the waste left in the oceans and in nature in general.</strong></p>
<p>To the children, with videos, photos and words, of the expedition to Norway where in over 150 volunteers from over 12 countries we gathered to collect over a ton of plastic waste, in the area where the whale decided to bring the message <span style="color: #acc0a5;">(<a style="color: #acc0a5;" href="https://www.facebook.com/SkyOceanRescue/videos/372954613201424/">Click here for the video)</a>.</span></p>
<p>The story allows us to deal with them, talking about seas and fish, <strong>the subject of disposable plastic, disposal times, the origin</strong> of this type of waste in the seas and small daily actions to tackle the problem of pollution.</p>
<p><strong>There are always so many questions</strong>, in every school they are different. Some concern the characteristics of the whale (&#8220;How long was it?&#8221;, &#8220;What was it?&#8221;, &#8220;Was it male or female?&#8221;), others the type of waste found, others the reason for our behaviour towards nature (it is the most difficult question to answer). Many are the interventions of the children who tell of having found and collected waste at sea or on the beach and those that describe what they use instead of disposable plastic objects or how they recycle them. Someone tells us of warnings to parents to avoid polluting!</p>
<p>Friday was also the global school strike for climate day. The classes of the Galileo Galilei school went out in the courtyard to show their messages on posters. I realise that <strong>a second-grade class did something more</strong>: after the presentation they designed something on the theme of the whale. One by one they want to show their drawings and <strong>they are so wonderful that we want to show them to you here (below you will find the photos)</strong>, unfortunately without being able to reveal their beautiful faces to protect their privacy.</p>
<p>In the courtyard Margherita approaches and tells me: &#8220;You know that when you showed the whale I cried? &#8230;&#8221;. She tells us in a video (below) of his emotions.</p>
<p>In the San Geminiano school, at the very end of the presentation, a little girl approaches. It was a moment: she hugs me very strongly and says &#8220;thank you&#8221;. She runs away and I stay there, with the heart melted, thinking how all the moments of discomfort, that we live by carrying out these projects, seem far away when you realise from the drawings that <strong>these adults of tomorrow assimilate the messages</strong> <strong>about protecting the environment</strong>, that they thank you realising the reasons of your commitment, that they are touched by the difficulties we create for animals and nature.</p>
<p>Thanks to you, little students, for listening to the whale story! Thanks also to the teachers, sensitive to this issue and available to organize these meetings!</p>


<ul class="wp-block-gallery columns-2 is-cropped wp-block-gallery-6 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="611" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/4B127CB2-08F0-4CB2-B864-B30BA9795A32-1024x611.jpeg" alt="" data-id="1730" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=1730" class="wp-image-1730" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/4B127CB2-08F0-4CB2-B864-B30BA9795A32-1024x611.jpeg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/4B127CB2-08F0-4CB2-B864-B30BA9795A32-600x358.jpeg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/4B127CB2-08F0-4CB2-B864-B30BA9795A32-300x179.jpeg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/4B127CB2-08F0-4CB2-B864-B30BA9795A32-768x458.jpeg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/03/4B127CB2-08F0-4CB2-B864-B30BA9795A32-1160x692.jpeg 1160w, 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