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	<title>Diversity&amp;inclusion &#8211; Dress Ecode</title>
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		<title>Storie di collaborazioni attive nella moda che (forse) non conosci</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Jun 2026 13:40:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[La Fashion Revolution Week 2026 ha scelto come tema l&#8217;Active Collaboration. Noi abbiamo scelto di raccontarla attraverso episodi nella storia della moda che mostrassero la forza dell&#8217;unione. C&#8217;è un&#8217;immagine che resiste nell&#8217;immaginario collettivo della moda. Il designer che crea da solo, firma da solo, accoglie gli applausi da solo. Un&#8217;immagine potente, costruita nei decenni da biografie e documentari. In realtà, ci sono momenti in cui la moda ha davvero lasciato un segno nel mondo. I cambiamenti reali — quelli che hanno spostato i canoni di bellezza, aperto le passerelle a chi ne era escluso, costruito movimenti globali — sono nati ogni volta che qualcuno ha scelto di non agire da solo. È da questa convinzione che nasce l&#8217;episodio di Pop-Up Green che abbiamo realizzato come contributo alla Fashion Revolution Week 2026. Una diretta instagram  in cui, insieme alla designer Carlotta Redaelli, abbiamo ripercorso alcuni episodi della storia della moda che raramente vengono raccontati insieme — e che, messi in fila, compongono una narrativa sorprendente. Come la &#8220;battaglia&#8221; tra designer vinta grazie all&#8217;unione delle forze. O quando la moda ha detto no al razzismo sulle passerelle. Quando una collaborazione ha aperto crepe reali in un sistema tra i più chiusi e che ha anche mostrato, con tutta la sua fatica, quanto sia difficile mantenere viva la pressione quando le istituzioni perdono interesse. Quando una nota casa di moda decide di supportare gli studenti. Ancora, quando una lettera aperta ha fatto tremare le grandi maison e tante altre storie. Racconti di fatti veri che mostrano come  la collaborazione attiva sia una pratica possibile. Non basta iniziare insieme: bisogna restare insieme, anche quando diventa scomodo. Ne abbiamo parlato con la prospettiva di chi la moda la fa ogni giorno, portando dentro la conversazione l&#8217;esperienza di Carlotta (instagram: @carlottaredaelli_atelier). Le domande che restano aperte: cosa significa collaborare davvero nel sistema moda di oggi? Quando la collaborazione diventa strumento di cambiamento e quando rischia di diventare solo una buona storia da raccontare? Come la mentalità collaborativa può diffondersi nel settore? L&#8217;episodio completo è disponibile su tutte le piattaforme. → ASCOLTA L&#8217;EPISODIO COMPLETO DI POP-UP GREEN: Pop-Up Green è il podcast di Dress ECOde, la piattaforma italiana dedicata alla moda etica, sostenibile e consapevole.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.spreaker.com/episode/live-storie-di-collaborazioni-attive-nella-moda-che-forse-non-conosci--72343785"><img decoding="async" class=" wp-image-15706 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg" alt="" width="205" height="79" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg 1080w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-600x234.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-300x117.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-1024x399.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-768x299.jpg 768w" sizes="(max-width: 205px) 100vw, 205px" /></a>La <strong>Fashion Revolution Week 2026</strong> ha scelto come tema l&#8217;<strong>Active Collaboration.</strong> Noi abbiamo scelto di raccontarla attraverso episodi nella storia della moda che mostrassero la forza dell&#8217;unione.</p>
<p>C&#8217;è un&#8217;immagine che resiste nell&#8217;immaginario collettivo della moda. Il designer che crea da solo, firma da solo, accoglie gli applausi da solo. Un&#8217;immagine potente, costruita nei decenni da biografie e documentari. In realtà, ci sono momenti in cui la moda ha davvero lasciato un segno nel mondo. <strong>I cambiamenti reali — quelli che hanno spostato i canoni di bellezza, aperto le passerelle a chi ne era escluso, costruito movimenti globali — sono nati ogni volta che qualcuno ha scelto di non agire da solo.</strong></p>
<p>È da questa convinzione che nasce l&#8217;episodio di Pop-Up Green che abbiamo realizzato come contributo alla Fashion Revolution Week 2026. Una diretta instagram  in cui, insieme alla <strong>designer Carlotta Redaelli,</strong> abbiamo ripercorso alcuni episodi della storia della moda che raramente vengono raccontati insieme — e che, messi in fila, compongono una narrativa sorprendente.<br />
Come la &#8220;battaglia&#8221; tra designer vinta grazie all&#8217;unione delle forze. O quando la moda ha detto no al razzismo sulle passerelle. Quando una collaborazione ha aperto crepe reali in un sistema tra i più chiusi e che ha anche mostrato, con tutta la sua fatica, quanto sia difficile mantenere viva la pressione quando le istituzioni perdono interesse. Quando una nota casa di moda decide di supportare gli studenti. Ancora, quando una lettera aperta ha fatto tremare le grandi maison e tante altre storie.</p>
<p><strong>Racconti di fatti veri che mostrano come  la collaborazione attiva sia una pratica possibile.</strong> Non basta iniziare insieme: bisogna restare insieme, anche quando diventa scomodo.<br />
Ne abbiamo parlato con la prospettiva di chi la moda la fa ogni giorno, portando dentro la conversazione l&#8217;esperienza di Carlotta (instagram: @carlottaredaelli_atelier).</p>
<p>Le domande che restano aperte: cosa significa collaborare davvero nel sistema moda di oggi? Quando la collaborazione diventa strumento di cambiamento e quando rischia di diventare solo una buona storia da raccontare? Come la mentalità collaborativa può diffondersi nel settore?</p>
<p>L&#8217;episodio completo è disponibile su tutte le piattaforme.<br />
→ ASCOLTA L&#8217;EPISODIO COMPLETO DI POP-UP GREEN:</p>
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<p><em>Pop-Up Green è il podcast di Dress ECOde, la piattaforma italiana dedicata alla moda etica, sostenibile e consapevole.</em></p>
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		<title>Appropriazione culturale nella moda: una guida per un fashion system etico e sostenibile</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Jan 2025 09:37:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diversity&inclusion]]></category>
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		<category><![CDATA[Modern slavery / Schiavitù moderna]]></category>
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					<description><![CDATA[ La moda trae spesso ispirazione da culture diverse, ma quando avviene senza riconoscimento o compensazione economica si rischia di scivolare nell’appropriazione culturale. È fondamentale distinguere tra apprezzamento e appropriazione: mentre il primo implica rispetto e riconoscimento, la seconda comporta l&#8217;utilizzo di elementi culturali senza consenso, principalmente per profitto. In sostanza, l&#8217;appropriazione culturale si riferisce all&#8217;atto di prendere in prestito, imitare o adottare elementi di una cultura da parte di membri di un&#8217;altra cultura, spesso senza comprendere, attribuire o rispettare il significato e il contesto culturale di quegli elementi (Chumo 2023). L’uso di simboli indigeni è in crescita, ma senza il dovuto rispetto. Pham e Nguyen (2018) hanno analizzato il fenomeno nei magazine di moda e nei social media, scoprendo che l’uso di simboli culturali indigeni è aumentato negli ultimi 5 anni, spesso senza riconoscimento o attribuzione. Il risultato? Proteste e reazioni negative da parte delle comunità coinvolte. Le fashion week: tra inclusività e appropriazione Kim e Park (2020) hanno confrontato diverse fashion week globali, evidenziando che mentre alcuni eventi promuovono collaborazioni autentiche con designer di diverse culture, altri continuano a presentare collezioni con elementi culturalmente appropriati. I designer marginalizzati lottano per preservare la loro cultura. Smith e Johnson (2016) hanno intervistato stilisti provenienti da comunità marginalizzate, rivelando che molti di loro si sentono spinti a conformarsi alle tendenze del mercato, rischiando di appropriarsi involontariamente delle loro stesse tradizioni. Differenze tra apprezzamento, ispirazione e appropriazione Il tema è complesso, a partire dal confine tra prendere ispirazione e appropriarsi di elementi di un’altra cultura. Proviamo a fare chiarezza. Apprezzamento → Riconoscere e celebrare un’altra cultura con rispetto, spesso coinvolgendo le comunità di origine e dando loro credito. Ispirazione → Lasciarsi influenzare da elementi estetici, simbolici o tecnici di una cultura senza copiarli direttamente. L’ispirazione avviene in modo contestualizzato e consapevole, evitando di snaturare il significato originale. Appropriazione → Adottare elementi di una cultura senza comprenderne o rispettarne il contesto, spesso semplificandoli, svuotandoli del loro significato o sfruttandoli per fini commerciali senza coinvolgere la comunità di appartenenza. ⚠️ Come riconoscere l’appropriazione culturale? Nelle immagini seguenti riportiamo alcune Red Flag per riconoscere l’appropriazione culturale nella moda e scoprire i segnali d’allarme da non sottovalutare. Clicca sulla foto qui sotto: &#160; Esempi di appropriazione culturale In questo reel raccontiamo di alcuni casi che si sono verificari nel settore della moda. Impatto sulle culture coinvolte Sfruttamento senza riconoscimento – Le comunità che hanno creato certi design, tessuti o simboli spesso non ricevono né crediti né compensi economici generati dalla loro creatività e artigianalità. Perdita di significato culturale – Quando un elemento viene commercializzato senza rispetto per il suo contesto originale, può perdere il suo valore spirituale o identitario, riducendolo a semplici tendenze della moda. Rafforzamento stereotipi – La Teoria Critica della Razza (CRT), fondata da un gruppo di giuristi tra cui Derrick Bell e Kimberlé Crenshaw, aiuta a comprendere come l’appropriazione culturale rafforzi stereotipi, discriminazione e gerarchie razziali (Chumo 2023). Mancanza di diversità e inclusione &#8211; Le comunità indigene e locali hanno spesso difficoltà a essere coinvolte risultando così poco rappresentate e inasprendo la mancanza di diversità, sia nel design sia nella rappresentazione, di cui la moda è spesso accusata. Colonialismo culturale moderno – L’appropriazione culturale perpetua dinamiche di potere in cui le culture dominanti traggono beneficio economico e simbolico da elementi appartenenti a minoranze, senza contribuire al loro benessere. Studiosi come Edward Said, Homi Bhabha e Gayatri Spivak hanno evidenziato come le eredità coloniali abbiano modellato la moda, influenzando il modo in cui elementi culturali vengono adottati e reinterpretati. Rischi per i brand Nell’era della consapevolezza culturale, anche un piccolo errore può far sembrare un brand insensibile e poco attento. Prendere elementi culturali senza il giusto contesto e rispetto può esporre a diversi rischi significativi: Danno all&#8217;immagine e alla reputazione – Se un marchio viene accusato di appropriazione culturale, può subire una ripercussione negativa sui social media e nella stampa, perdendo la fiducia dei consumatori. Boicottaggi e perdita di vendite – I consumatori, soprattutto le nuove generazioni attente all&#8217;etica e alla diversità, possono smettere di acquistare da un brand percepito come insensibile o irrispettoso. Chen e Lee (2019) hanno dimostrato che i consumatori informati sulle pratiche di appropriazione culturale tendono a boicottare i brand coinvolti e a preferire marchi che valorizzano la cultura in modo autentico. Azioni legali e richieste di risarcimento – Alcune culture stanno lavorando per proteggere legalmente le proprie tradizioni. Dopo le accuse a Carolina Herrera di aver copiato ricami della comunità indigena di Tenango senza permesso, nuovamente nel 2021 il ministero messicano della cultura ha incolpato Zara di copiare i tradizionali abiti “huipiles“dello stato di Oaxaca. Necessità di gestire crisi PR – I brand che incappano in polemiche devono spesso rimediare con scuse pubbliche, donazioni o collaborazioni con le comunità colpite, ma non sempre riescono a riparare il danno. Strategie per fermare l’appropriazione culturale Comprendere i significati culturali Non basta apprezzare superficialmente un elemento di design. È necessario approfondire e comprendere cosa rappresenta veramente, studiando il significato culturale degli elementi per evitare appropriazioni involontarie. Collaborare autenticamente con le comunità culturali Includere designer e artisti delle culture rappresentate nel processo creativo. Il rispetto si manifesta attraverso collaborazioni genuine e la ricerca di partnership con individui provenienti da contesti culturali diversi. Trasparenza e attribuzione Dichiarare l&#8217;origine di un design e riconoscere adeguatamente quando sono incorporati elementi culturali dimostra ai clienti correttezza e vero rispetto delle culture. Questa trasparenza costruisce fiducia con i consumatori e dimostra un impegno verso pratiche responsabili. Sostenere le comunità culturali Garantire che artigiani e creativi siano compensati equamente per il loro contributo. Informare i consumatori Mettere a conoscenza i consumatori delle implicazioni dell&#8217;appropriazione culturale può condurre a decisioni di acquisto più responsabili. I social media, hanno un ruolo chiave sia nell’amplificare i casi di appropriazione culturale sia nel promuovere educazione e consapevolezza culturale. Sono necessari linee guida più rigorose per i contenuti e un uso responsabile delle piattaforme da parte di influencer e marchi. I media della moda e gli influencer dovrebbero impegnarsi in sforzi educativi per diffondere consapevolezza. Costruire un forte quadro legale Le leggi attuali non proteggono adeguatamente il patrimonio culturale. Ng e Wong (2018) hanno analizzato le sfide legali dell’appropriazione culturale nella moda, evidenziando che le attuali normative non tutelano efficacemente le culture marginalizzate. La collaborazione tra governi e industria della moda per sviluppare normative più solide che salvaguardino l’eredità culturale delle comunità è essenziale. Creare spazi sicuri e inclusivi I designer marginalizzati lottano per preservare la loro cultura. Smith e Johnson (2016) hanno intervistato stilisti provenienti da comunità marginalizzate, rivelando che molti di loro si sentono spinti a conformarsi alle tendenze del mercato, rischiando di appropriarsi involontariamente delle loro stesse tradizioni. La creazione di spazi sicuri e inclusivi che permettano ai designer di esprimere la loro identità senza pressioni commerciali può ridurre questo rischio. Confini tra Ispirazione e Appropriazione Coinvolgimento della comunità d&#8217;origine: Se un designer lavora con artisti, artigiani o esperti della cultura da cui trae ispirazione, dando loro riconoscimento e compensazione, è ispirazione. Se invece prende elementi senza permesso o riconoscimento, è appropriazione. Modifica e contestualizzazione: Se un elemento culturale viene reinterpretato con sensibilità e rispetto, senza privarlo della sua identità e senza travisarne il significato, è ispirazione. Se viene decontestualizzato e usato solo come ornamento, è appropriazione. Intenzione e impatto: Se l’obiettivo è omaggiare una cultura con rispetto e senza vantaggi unilaterali, è ispirazione. Se invece il risultato porta vantaggi economici a chi si appropria di un simbolo senza restituire nulla alla comunità d’origine, è appropriazione. Un esempio pratico: Ispirazione: Un brand che studia i motivi tessili africani e collabora con artigiani locali per creare una collezione riconoscendo il loro contributo. Appropriazione: Un marchio di lusso che usa motivi Maasai su accessori senza consultare o compensare la comunità Maasai. In sintesi, la chiave è il rispetto e il coinvolgimento attivo della cultura da cui si trae ispirazione. Conclusioni L&#8217;appropriazione culturale è un concetto profondamente intrecciato con l&#8217;industria della moda, dove tendenze e implicazioni si intersecano in modi complessi. Riconoscere l&#8217;importanza della sensibilità culturale, della collaborazione e dell&#8217;istruzione all&#8217;interno del settore può aiutare ad attenuare le conseguenze negative dell&#8217;appropriazione culturale e promuovere un approccio più inclusivo e rispettoso allo scambio culturale nella moda (Chumo 2023). Martinez (2017) ha indagato il ruolo di Instagram e TikTok, rivelando che le piattaforme spesso diffondono inconsapevolmente pratiche di appropriazione culturale. Tuttavia, sempre più utenti stanno diventando critici verso i brand, chiedendo maggiore rispetto e trasparenza. In un&#8217;epoca in cui i consumatori premiano l&#8217;etica e l&#8217;autenticità, la moda ha il potenziale per diventare un potente strumento di inclusione e valorizzazione culturale, ma questo può avvenire solo attraverso un approccio consapevole e rispettoso. &#160; Fonti Chumo Lewis (2023), Cultural Appropriation in the Fashion Industry: A Critical Examination of Trends and Implications, Faculty of Arts, Catholic University International Journal of Arts, Recreation and Sports, ISSN: 3005- 5393 Chen e Lee (2019), Cultural Appropriation and Consumer Behavior: Implications for the Fashion Industry. Journal of Consumer Research Kim e Park (2020), Fashion Weeks and Cultural Appropriation: A Comparative Analysis of Global Events. International Journal of Fashion Studies  Martinez (2017), Social Media and Cultural Appropriation in Fashion: An Influencer Perspective. Journal of Fashion Communication  Ng e Wong (2018), Legal Perspectives on Cultural Appropriation in Fashion. Intellectual Property Law Journal Pham e Nguyen (2018), Cultural Appropriation in Fashion: A Content Analysis of Indigenous Cultural Symbols. Fashion Studies Journal Smith e Johnson (2016), Cultural Identity and Cultural Appropriation: Perspectives of Fashion Designers from Marginalized Backgrounds. Fashion and Culture Journal  &#160;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><a href="https://www.spreaker.com/episode/appropriazione-culturale-nella-moda-una-guida-per-un-fashion-system-etico-e-sostenibile--64033875"><img decoding="async" class=" wp-image-15706 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg" alt="" width="238" height="92" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg 1080w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-600x234.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-300x117.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-1024x399.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-768x299.jpg 768w" sizes="(max-width: 238px) 100vw, 238px" /></a> La moda trae spesso ispirazione da culture diverse, ma quando avviene senza riconoscimento o compensazione economica si rischia di scivolare nell’appropriazione culturale. È fondamentale distinguere tra <strong>apprezzamento e appropriazione</strong>: mentre il primo implica rispetto e riconoscimento, la seconda comporta l&#8217;utilizzo di elementi culturali senza consenso, principalmente per profitto.</p>
<p style="font-weight: 400;">In sostanza, l&#8217;appropriazione culturale si riferisce all&#8217;atto di prendere in prestito, imitare o adottare elementi di una cultura da parte di membri di un&#8217;altra cultura, spesso senza comprendere, attribuire o rispettare il significato e il contesto culturale di quegli elementi (Chumo 2023).</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>L’uso di simboli indigeni è in crescita, ma senza il dovuto rispetto</strong>. Pham e Nguyen (2018) hanno analizzato il fenomeno nei magazine di moda e nei social media, scoprendo che l’uso di simboli culturali indigeni è aumentato negli ultimi 5 anni, spesso senza riconoscimento o attribuzione. Il risultato? Proteste e reazioni negative da parte delle comunità coinvolte.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Le f<em>ashion week</em>: tra inclusività e appropriazione</strong><br />
Kim e Park (2020) hanno confrontato diverse fashion week globali, evidenziando che mentre alcuni eventi promuovono collaborazioni autentiche con designer di diverse culture, altri continuano a presentare collezioni con elementi culturalmente appropriati.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>I designer marginalizzati lottano per preservare la loro cultura</strong>. Smith e Johnson (2016) hanno intervistato stilisti provenienti da comunità marginalizzate, rivelando che molti di loro si sentono spinti a conformarsi alle tendenze del mercato, rischiando di appropriarsi involontariamente delle loro stesse tradizioni.</p>
<h5 style="font-weight: 400;"><span style="color: #a44043;">Differenze tra apprezzamento, ispirazione e appropriazione</span></h5>
<p style="font-weight: 400;">Il tema è complesso, a partire dal confine tra prendere ispirazione e appropriarsi di elementi di un’altra cultura. Proviamo a fare chiarezza.</p>
<ol style="font-weight: 400;">
<li><strong>Apprezzamento</strong> → Riconoscere e celebrare un’altra cultura con rispetto, spesso coinvolgendo le comunità di origine e dando loro credito.</li>
<li><strong>Ispirazione</strong> → Lasciarsi influenzare da elementi estetici, simbolici o tecnici di una cultura senza copiarli direttamente. L’ispirazione avviene in modo contestualizzato e consapevole, evitando di snaturare il significato originale.</li>
<li><strong>Appropriazione</strong> → Adottare elementi di una cultura senza comprenderne o rispettarne il contesto, spesso semplificandoli, svuotandoli del loro significato o sfruttandoli per fini commerciali senza coinvolgere la comunità di appartenenza.</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;"><strong><span style="font-weight: 400;"><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/15.0.3/72x72/26a0.png" alt="⚠" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></span> Come riconoscere l’appropriazione culturale?</strong></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nelle immagini seguenti riportiamo alcune <em>Red Flag</em> per riconoscere l’appropriazione culturale nella moda</span><span style="font-weight: 400;"> e scoprire i segnali d’allarme da non sottovalutare. Clicca sulla foto qui sotto:</span></p>
<p><a href="https://www.instagram.com/p/DBwW82FA1LK/?img_index=1"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-19039" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/01/cultural-appropriation-red-flag.jpg" alt="" width="538" height="538" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/01/cultural-appropriation-red-flag.jpg 1080w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/01/cultural-appropriation-red-flag-300x300.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/01/cultural-appropriation-red-flag-1024x1024.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/01/cultural-appropriation-red-flag-150x150.jpg 150w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/01/cultural-appropriation-red-flag-768x768.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/01/cultural-appropriation-red-flag-75x75.jpg 75w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/01/cultural-appropriation-red-flag-600x600.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/01/cultural-appropriation-red-flag-100x100.jpg 100w" sizes="(max-width: 538px) 100vw, 538px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Esempi di appropriazione culturale</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">In questo reel raccontiamo di alcuni casi che si sono verificari nel settore della moda.</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Appropriazione culturale: 5 casi nella moda" width="960" height="540" src="https://www.youtube.com/embed/FJMrvNExdKY?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<h5 style="font-weight: 400;"><span style="color: #a44043;">Impatto sulle culture coinvolte</span></h5>
<ol style="font-weight: 400;">
<li><strong>Sfruttamento senza riconoscimento</strong> – Le comunità che hanno creato certi design, tessuti o simboli spesso non ricevono né crediti né compensi economici generati dalla loro creatività e artigianalità.</li>
<li><strong>Perdita di significato culturale</strong> – Quando un elemento viene commercializzato senza rispetto per il suo contesto originale, può perdere il suo valore spirituale o identitario, riducendolo a semplici tendenze della moda.</li>
<li><strong>Rafforzamento stereotipi </strong>– La <strong>Teoria Critica della Razza (CRT), </strong>fondata da un gruppo di giuristi tra cui Derrick Bell e Kimberlé Crenshaw, aiuta a comprendere come l’appropriazione culturale rafforzi stereotipi, discriminazione e gerarchie razziali (Chumo 2023).</li>
<li><strong>Mancanza di diversità e inclusione &#8211; </strong>Le comunità indigene e locali hanno spesso difficoltà a essere coinvolte risultando così poco rappresentate e inasprendo la mancanza di diversità, sia nel design sia nella rappresentazione, di cui la moda è spesso accusata.</li>
<li><strong>Colonialismo culturale moderno</strong> – L’appropriazione culturale perpetua dinamiche di potere in cui le culture dominanti traggono beneficio economico e simbolico da elementi appartenenti a minoranze, senza contribuire al loro benessere. Studiosi come Edward Said, Homi Bhabha e Gayatri Spivak hanno evidenziato come le eredità coloniali abbiano modellato la moda, influenzando il modo in cui elementi culturali vengono adottati e reinterpretati.</li>
</ol>
<h5 style="font-weight: 400;"><span style="color: #a44043;">Rischi per i brand</span></h5>
<p style="font-weight: 400;">Nell’era della consapevolezza culturale, anche un piccolo errore può far sembrare un brand insensibile e poco attento. Prendere elementi culturali senza il giusto contesto e rispetto può esporre a diversi rischi significativi:</p>
<ol style="font-weight: 400;">
<li><strong>Danno all&#8217;immagine e alla reputazione</strong> – Se un marchio viene accusato di appropriazione culturale, può subire una ripercussione negativa sui social media e nella stampa, perdendo la fiducia dei consumatori.</li>
<li><strong>Boicottaggi e perdita di vendite</strong> – I consumatori, soprattutto le nuove generazioni attente all&#8217;etica e alla diversità, possono smettere di acquistare da un brand percepito come insensibile o irrispettoso. Chen e Lee (2019) hanno dimostrato che i consumatori informati sulle pratiche di appropriazione culturale tendono a boicottare i brand coinvolti e a preferire marchi che valorizzano la cultura in modo autentico.</li>
<li><strong>Azioni legali e richieste di risarcimento</strong> – Alcune culture stanno lavorando per proteggere legalmente le proprie tradizioni. Dopo le accuse a Carolina Herrera di aver copiato ricami della comunità indigena di Tenango senza permesso, nuovamente nel 2021 il ministero messicano della cultura ha incolpato Zara di copiare i tradizionali abiti “huipiles“dello stato di Oaxaca.</li>
<li><strong>Necessità di gestire crisi PR</strong> – I brand che incappano in polemiche devono spesso rimediare con scuse pubbliche, donazioni o collaborazioni con le comunità colpite, ma non sempre riescono a riparare il danno.</li>
</ol>
<h5 style="font-weight: 400;"><span style="color: #a44043;"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-19044 aligncenter" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/01/Appropriazione-culturale-Sostenibilita.jpg" alt="" width="650" height="506" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/01/Appropriazione-culturale-Sostenibilita.jpg 1141w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/01/Appropriazione-culturale-Sostenibilita-300x234.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/01/Appropriazione-culturale-Sostenibilita-1024x798.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/01/Appropriazione-culturale-Sostenibilita-768x598.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/01/Appropriazione-culturale-Sostenibilita-600x467.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 650px) 100vw, 650px" />Strategie per fermare l’appropriazione culturale</span></h5>
<p><span style="color: #a44043;"><b>Comprendere i significati culturali</b></span></p>
<p style="font-weight: 400;">Non basta apprezzare superficialmente un elemento di design. È necessario approfondire e comprendere cosa rappresenta veramente, studiando il significato culturale degli elementi per evitare appropriazioni involontarie.</p>
<p style="font-weight: 400;"><span style="color: #a44043;"><strong>Collaborare autenticamente con le comunità culturali</strong></span></p>
<p style="font-weight: 400;">Includere designer e artisti delle culture rappresentate nel processo creativo. Il rispetto si manifesta attraverso collaborazioni genuine e la ricerca di partnership con individui provenienti da contesti culturali diversi.</p>
<p style="font-weight: 400;"><span style="color: #a44043;"><strong>Trasparenza e attribuzione </strong></span></p>
<p style="font-weight: 400;">Dichiarare l&#8217;origine di un design e riconoscere adeguatamente quando sono incorporati elementi culturali dimostra ai clienti correttezza e vero rispetto delle culture. Questa trasparenza costruisce fiducia con i consumatori e dimostra un impegno verso pratiche responsabili.</p>
<p style="font-weight: 400;"><span style="color: #a44043;"><strong>Sostenere le comunità culturali</strong></span></p>
<p style="font-weight: 400;">Garantire che artigiani e creativi siano compensati equamente per il loro contributo.</p>
<p style="font-weight: 400;"><span style="color: #a44043;"><strong>Informare i consumatori</strong></span></p>
<p style="font-weight: 400;">Mettere a conoscenza i consumatori delle implicazioni dell&#8217;appropriazione culturale può condurre a decisioni di acquisto più responsabili. I social media, hanno un ruolo chiave sia nell’amplificare i casi di appropriazione culturale sia nel promuovere educazione e consapevolezza culturale. Sono necessari linee guida più rigorose per i contenuti e un uso responsabile delle piattaforme da parte di influencer e marchi. I media della moda e gli influencer dovrebbero impegnarsi in sforzi educativi per diffondere consapevolezza.</p>
<p style="font-weight: 400;"><span style="color: #a44043;"><strong>Costruire un forte quadro legale</strong></span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Le leggi attuali non proteggono adeguatamente il patrimonio culturale</strong>. Ng e Wong (2018) hanno analizzato le sfide legali dell’appropriazione culturale nella moda, evidenziando che le attuali normative non tutelano efficacemente le culture marginalizzate. La collaborazione tra governi e industria della moda per sviluppare normative più solide che salvaguardino l’eredità culturale delle comunità è essenziale.</p>
<p style="font-weight: 400;"><span style="color: #a44043;"><strong>Creare spazi sicuri e inclusivi</strong></span></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>I designer marginalizzati lottano per preservare la loro cultura</strong>. Smith e Johnson (2016) hanno intervistato stilisti provenienti da comunità marginalizzate, rivelando che molti di loro si sentono spinti a conformarsi alle tendenze del mercato, rischiando di appropriarsi involontariamente delle loro stesse tradizioni. La creazione di spazi sicuri e inclusivi che permettano ai designer di esprimere la loro identità senza pressioni commerciali può ridurre questo rischio.</p>
<h5><span style="color: #a44043;"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-19046 aligncenter" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/01/Cultural-appropriation-sustainaibility.jpg" alt="" width="652" height="504" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/01/Cultural-appropriation-sustainaibility.jpg 1147w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/01/Cultural-appropriation-sustainaibility-300x232.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/01/Cultural-appropriation-sustainaibility-1024x792.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/01/Cultural-appropriation-sustainaibility-768x594.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/01/Cultural-appropriation-sustainaibility-600x464.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 652px) 100vw, 652px" />Confini tra Ispirazione e Appropriazione</span></h5>
<ul>
<li><strong>Coinvolgimento della comunità d&#8217;origine: </strong>Se un designer lavora con artisti, artigiani o esperti della cultura da cui trae ispirazione, dando loro riconoscimento e compensazione, è ispirazione. Se invece prende elementi senza permesso o riconoscimento, è appropriazione.</li>
<li><strong>Modifica e contestualizzazione:</strong> Se un elemento culturale viene reinterpretato con sensibilità e rispetto, senza privarlo della sua identità e senza travisarne il significato, è ispirazione. Se viene decontestualizzato e usato solo come ornamento, è appropriazione.</li>
<li><strong>Intenzione e impatto:</strong> Se l’obiettivo è omaggiare una cultura con rispetto e senza vantaggi unilaterali, è ispirazione. Se invece il risultato porta vantaggi economici a chi si appropria di un simbolo senza restituire nulla alla comunità d’origine, è appropriazione.</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">Un esempio pratico:</p>
<ul style="font-weight: 400;">
<li><strong>Ispirazione: </strong>Un brand che studia i motivi tessili africani e collabora con artigiani locali per creare una collezione riconoscendo il loro contributo.</li>
<li><strong>Appropriazione: </strong>Un marchio di lusso che usa motivi Maasai su accessori senza consultare o compensare la comunità Maasai.</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">In sintesi, la chiave è il <strong>rispetto</strong> e il <strong>coinvolgimento attivo</strong> della cultura da cui si trae ispirazione.</p>
<h5><span style="color: #a44043;">Conclusioni</span></h5>
<p style="font-weight: 400;">L&#8217;appropriazione culturale è un concetto profondamente intrecciato con l&#8217;industria della moda, dove tendenze e implicazioni si intersecano in modi complessi. Riconoscere l&#8217;importanza della sensibilità culturale, della collaborazione e dell&#8217;istruzione all&#8217;interno del settore può aiutare ad attenuare le conseguenze negative dell&#8217;appropriazione culturale e promuovere un approccio più inclusivo e rispettoso allo scambio culturale nella moda (Chumo 2023).</p>
<p style="font-weight: 400;">Martinez (2017) ha indagato il ruolo di Instagram e TikTok, rivelando che le piattaforme spesso diffondono inconsapevolmente pratiche di appropriazione culturale. Tuttavia, sempre più utenti stanno diventando critici verso i brand, chiedendo maggiore rispetto e trasparenza.</p>
<p style="font-weight: 400;">In un&#8217;epoca in cui i consumatori premiano l&#8217;etica e l&#8217;autenticità, la moda ha il potenziale per diventare un potente strumento di inclusione e valorizzazione culturale, ma questo può avvenire solo attraverso un approccio consapevole e rispettoso.</p>
<p><iframe title="Spotify Embed: Appropriazione culturale nella moda: una guida per un fashion system etico e sostenibile" style="border-radius: 12px" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/episode/0NJoCC2te2REhF9ILkUbg7?si=02822b4a8a234c35&#038;utm_source=oembed"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Fonti</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Chumo Lewis (2023), <em>Cultural Appropriation in the Fashion Industry: A Critical Examination of Trends and Implications</em>, Faculty of Arts, Catholic University International Journal of Arts, Recreation and Sports, ISSN: 3005- 5393</p>
<p style="font-weight: 400;">Chen e Lee (2019), <em>Cultural Appropriation and Consumer Behavior: Implications for the Fashion Industry. Journal of Consumer Research</em></p>
<p style="font-weight: 400;">Kim e Park (2020), F<em>ashion Weeks and Cultural Appropriation: A Comparative Analysis of Global Events. International Journal of Fashion Studies<span class="Apple-converted-space"> </span></em></p>
<p style="font-weight: 400;">Martinez (2017), <em>Social Media and Cultural Appropriation in Fashion: An Influencer Perspective. Journal of Fashion Communication<span class="Apple-converted-space"> </span></em></p>
<p style="font-weight: 400;">Ng e Wong (2018), <em>Legal Perspectives on Cultural Appropriation in Fashion. Intellectual Property Law Journal</em></p>
<p style="font-weight: 400;">Pham e Nguyen (2018), <em>Cultural Appropriation in Fashion: A Content Analysis of Indigenous Cultural Symbols. Fashion Studies Journal</em></p>
<p style="font-weight: 400;">Smith e Johnson (2016), <em>Cultural Identity and Cultural Appropriation: Perspectives of Fashion Designers from Marginalized Backgrounds. Fashion and Culture Journal<span class="Apple-converted-space"> </span></em></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Finte modelle plus-size: inclusivity washing</title>
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		<dc:creator><![CDATA[dressecode]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 May 2022 10:23:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Diversity&inclusion]]></category>
		<category><![CDATA[Fashion/Moda]]></category>
		<category><![CDATA[plus size]]></category>
		<category><![CDATA[Taglie]]></category>
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					<description><![CDATA[Le finte modelle plus-size, ingaggiate dai brand per comunicare quanto gli abiti siano accessibili a chi ha forme più abbondanti, sono un esempio di inclusivity washing. È mostrare iniziative di inclusività senza una reale strategia che coinvolga seriamente le minoranze, che annulli nei fatti ogni differenziazione davanti alle diversità e che si rivolga al pubblico evitando qualsiasi discriminazione. La modella norvegese Karoline Bjørnelykke ha portato alla luce il caso delle finte modelle plus-size nelle campagne di moda, raccontando in un video su Tik Tok: Sono una modella plus-size. Il che significa che a volte lavoro per marchi di taglie forti. Questi brand in genere propongono le taglie XL-5XL. Se hai gli occhi, puoi vedere che non porto quella taglia. Quindi come si sistema? Beh, devo indossare al lavoro qualcosa chiamata &#8216;imbottitura&#8217;, che fondamentalmente sono tute di grasso. A pezzi. Riempi il tutto e&#8230; fatto, in questo modo, ti fa sembrare molto più grossa. E se ciò non bastasse, si ferma il tutto (il capo) nella parte posteriore. Quindi, se la chiusura (del capo) sembra davvero buona vista dalla parte anteriore, probabilmente sembra **** dalla parte posteriore. Perché? È perché vogliono che il collo e il viso appaiano davvero magri e affilati, il che non crea solo standard irrealistici, ma impossibili. Sai, il mio suggerimento è di usare donne veramente taglie forti, perché ci sono così tante donne meravigliose là fuori. E ho un altro desiderio: può un brand plus-size per una volta per favore non fare qualcosa di così orribile? Un paio di glutei, petto e cosce color carne, insieme a una cintura in spandex: è il kit di imbottiture di grasso per le modelle di taglie intermedie. In uno shooting in cui è richiesto di indossare dozzine di abiti, è il modo più semplice per far aderire bene i vestiti, proprio come le mollette nascoste alla vista e utilizzate per migliorare la vestibilità dei capi negli editoriali di alta moda. Sono tante le storie di donne che lavorano come modelle plus-size utilizzando le imbottiture. Questi scatti di Refinery29 mostrano la differenza tra &#8220;con&#8221; e &#8220;senza&#8221;: (Foto: Refinery29) Il trend nel settore Il concetto dei modelli plus-size è quello di rappresentare le donne in modo inclusivo, ed essere vicini a persone vere, allontanandosi dai classici diktat dei fisici perfetti nella moda, poco rappresentativi della realtà. Negli ultimi anni osserviamo un enorme aumento di visibilità per le modelle con taglie forti in passerella, nelle pubblicità, nei servizi di moda. Molti brandi, tra cui anche H&#38;M e Abercrombie, hanno aggiunto linee di taglie comode alle loro collezioni, aumentando i volumi di vendita. Sulla scia del trend &#8220;diversità e inclusività&#8221;, come del green, i grandi marchi hanno integrato l&#8217;offerta e inserito questi temi nelle campagne di marketing. Quanto ci prendono in giro i brand? Altra storia: altro inganno? Arrivata terza al concorso America&#8217;s Next Top Model, la modella plus size Khrystyana Kazakova era felice di lavorare con un&#8217;agenzia di alto livello. L&#8217;entusiasmo è presto svanito quando si è sentita dire che la sua taglia 8 US (44 IT) non era abbastanza per gli incarichi più allettanti. &#8220;Mi è stato detto che se avessi preso più peso, avrei guadagnato più soldi&#8221;, racconta Khrystyana. Così ha cambiato dieta e routine di esercizi e messo su peso, ma non come l&#8217;agenzia si aspettava. &#8220;Voglio che tu abbia una forma a clessidra&#8221;, spiega. &#8220;Prima di licenziarmi, hanno insinuato che sembrassi gonfia&#8221; (Fonte New York Post, luglio 2019). Alla ricerca di un nuovo canone di bellezza irrealistico Agenti e clienti cercano una specifica forma del corpo: la figura a clessidra cesellata, incarnata da Kim Kardashian e Jennifer Lopez. Il problema riguarda soprattutto le modelle &#8220;intermedie&#8221;, tra le taglie 10 e 12 US (New York Post, 2019). Secondo Chelsea Bonner, ex modella e fondatrice di Bella management: Abbiamo creato un avatar di ciò che consentiamo sia plus-size. Puoi essere formosa, purché tu abbia una vita davvero minuscola e sia senza cellulite Paradossalmente, le vere modelle plus-size faticano a lavorare. Siamo arrivati a delineare un altro canone di bellezza ideale difficile da trovare o raggiungere, perché diverso da una reale figura femminile plus-size: corpo, seni e sedere abbondanti ma vita, viso e polsi sottili. Chiediamo standard rigorosi anche alle taglie forti: non c&#8217;è pace per le donne vere! Che siano filiformi o plus-size, si trovano a fare i conti con diete, palestra e cambiamenti del corpo per ingrassare o dimagrire. Ci allontaniamo dalla mentalità della magrezza a tutti i costi per inseguire un altro ideale quasi impossibile da incarnare. Nasce tutto dal design? La forma ideale ricercata nelle modelle per le campagne nasce da come sono progettati i vestiti? Se i brand producono abiti per una perfetta figura a clessidra che la maggior parte delle donne normali o formose non ha naturalmente, cercano per le campagne modelle che li valorizzino. Disegnati per una forma perfetta, staranno al meglio su corpi perfetti, non importa se fasulli. Un altro trucco Le misure dei modelli plus-size variano in base al marchio e all&#8217;agenzia. Come regola generale, i modelli taglie forti sono definiti dall&#8217;industria della moda quelli da una misura 6-8 US in su (indicativamente 42-44 IT). La taglia media delle donne negli Stati Uniti è la 14 US (50 IT), quindi le misure 6-8 non possono essere considerate &#8220;forti&#8221;. Nel nostro Paese la taglia femminile più rappresentativa è la 44, che diventa 48 tra i 50 e i 64 anni. Gli addetti ai lavori definiscono quindi plus-size le taglie normali. Al giorno d&#8217;oggi, tuttavia, si sta facendo pressione, portando il settore a considerare come taglie forti quelle un po&#8217; più in linea con il pubblico, almeno dalla 16 US (52 IT) in poi. Il modello &#8220;one token curvy&#8221; È quello che adottano i brand quando pubblicizzano una sola modella plus-size per rappresentare la totalità delle donne reali, mentre le altre modelle invece seguono i classici standard di magrezza. Ci lanciano il messaggio di essere inclusivi, ma sembra di fatto un contentino con l&#8217;aria di una spolverata di inclusività. Per non parlare di Photoshop Quanta differenza può fare il ritocco delle foto e quanto possono essere fuorvianti i social media! Photoshop è uno strumento, ma l&#8217;uso eccessivo sui social media, cancellando ogni imperfezione, può portare a insicurezze. Applicato a donne di taglie superiori, assunte apparentemente per rappresentare la donna media, contribuisce a creare un ideale troppo distante dalla realtà. La responsabilità delle modelle Cosa dovrebbero fare le modelle? Rifiutare di essere complici dell&#8217;inganno? O si tratta di lavori artistici? È comprensibile che accettino di indossare le imbottiture per lavorare? Scrivici nei commenti oppure via mail cosa ne pensi (dress_ecode@icloud.com). In un articolo di Refinery29, ecco cosa dicono alcune di loro: &#8220;Sfortunatamente, a volte le ragazze meno piene non lavorano tanto. Spero che questo cambi. Questa è la fascia media che manca alle persone&#8221; &#8211; Michelle Olson, JAG Models. &#8220;C&#8217;è sempre una qualche forma di imbottitura usata: è come se stessi scolpendo il tuo corpo. È realistico? Dipende. Se lo consideri artistico, allora posso rispettarlo. Ma come ideale per le donne? Non è salutare, perché non molte donne sembreranno così&#8221; &#8211; Brittnee Blaire, JAG Models. &#8220;L&#8217;intera faccenda dell&#8217;imbottitura è iniziata sui manichini, perché i manichini hanno tutti la stessa forma. Ma non mi ha mai infastidito. Puoi mettermi in qualsiasi cosa, e finché mi paghi mi sta bene. L&#8217;imbottitura mi riempie nelle aree che vorrei avere. Come quella dei glutei. Lo fanno tutti, chirurgicamente o meno. E il collagene nelle guance o nelle labbra, che molte persone stanno facendo nel settore? È un&#8217;imbottitura permanente. Ma tutto riguarda il sentirsi meglio con te stessa&#8221;- Kristina Wilson, JAG Models. &#8220;Sono stata colpita sui social media per aver detto che sono una modella plus size. Se affermo che sono una modella, loro dicono: &#8216;Sì, ok&#8217;. Ma se dico che sono una modella plus size replicano: &#8216;Assolutamente no, sei troppo magra!&#8217; Sono un po&#8217; più di una taglia 12 US e la plus-size è da una 14 o una 16. Non volevo ingrassare di più. Volevo rimanere davvero in salute e penso che questa sia una buona taglia per me. È stato strano entrare in un&#8217;agenzia e sentire dire: &#8216;Devi ingrassare un po&#8217; di più&#8217;. Ho imparato a mettere su chili che non sono necessariamente grasso. Lo trovo davvero potenziante ora. È quasi come se potessi costruire le mie curve. Mi piacerebbe fare una campagna per ragazze della mia taglia: sono davvero orgogliosa della mia misura e delle curve che ho&#8221; &#8211; Iskra Lawrence, JAG Models. (Fonte Refinery29). La giusta direzione Una via di trucchi e inganni è la giusta direzione per la moda? È una strada che porta alla mancanza di fiducia su tutti i fronti: nell&#8217;impegno verso i temi ecologici, il rispetto dei lavoratori, l&#8217;inclusione, la diversità, e immancabilmente anche nel prodotto. La speranza è nei brand che con onestà prendono a cuore questi temi. Marchi con una visione più veritiera e inclusiva della bellezza femminile, diversificando le forme del corpo in passerella e sui media. Brand che contribuiscono ad abbandonare l&#8217;ideale della perfezione e a farci abbracciare i difetti. Perché ci sono brand che lo fanno. A quelli possiamo rivolgere la nostra attenzione e il nostro portafogli. &#160; Se ti è piaciuto il contenuto dell&#8217;articolo, racconta di averlo letto qui e supportaci condividendo anche sui social. Foto:  in copertina Jennifer Burk; Billie]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.spreaker.com/user/dressecode/finte-modelle-plus-size-26-05-2022-09-56"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-15706" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg" alt="" width="200" height="78" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg 1080w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-600x234.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-300x117.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-1024x399.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-768x299.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a></p>
<p>Le finte modelle plus-size, ingaggiate dai brand per comunicare quanto gli abiti siano accessibili a chi ha forme più abbondanti, sono un esempio di inclusivity washing. È mostrare iniziative di <a href="https://dress-ecode.com/2021/09/16/taglie-e-inclusione-quando-non-e-solo-questione-di-trovare-la-misura-giusta/">inclusività</a> senza una reale strategia che coinvolga seriamente le minoranze, che annulli nei fatti ogni differenziazione davanti alle diversità e che si rivolga al pubblico evitando qualsiasi discriminazione.</p>
<p>La modella norvegese Karoline Bjørnelykke ha portato alla luce il caso delle finte modelle plus-size nelle campagne di moda, raccontando in un video su Tik Tok:</p>
<blockquote><p>Sono una modella plus-size. Il che significa che a volte lavoro per marchi di taglie forti. Questi brand in genere propongono le taglie XL-5XL. Se hai gli occhi, puoi vedere che non porto quella taglia. Quindi come si sistema? Beh, devo indossare al lavoro qualcosa chiamata &#8216;imbottitura&#8217;, che fondamentalmente sono tute di grasso. A pezzi. Riempi il tutto e&#8230; fatto, in questo modo, ti fa sembrare molto più grossa. E se ciò non bastasse, si ferma il tutto (il capo) nella parte posteriore. Quindi, se la chiusura (del capo) sembra davvero buona vista dalla parte anteriore, probabilmente sembra **** dalla parte posteriore. Perché? È perché vogliono che il collo e il viso appaiano davvero magri e affilati, il che non crea solo standard irrealistici, ma <strong>impossibili</strong>. Sai, il mio suggerimento è di usare donne veramente taglie forti, perché ci sono così tante donne meravigliose là fuori. E ho un altro desiderio: può un brand plus-size per una volta per favore non fare qualcosa di così orribile?</p></blockquote>
<p><a href="https://metro.co.uk/video/uk-size-10-model-reveals-wears-padding-plus-sized-modelling-gigs-2579689/?ito=vjs-link"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-15808 aligncenter" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/plus-size-fake.jpg" alt="" width="504" height="384" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/plus-size-fake.jpg 952w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/plus-size-fake-600x457.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/plus-size-fake-300x228.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/plus-size-fake-768x585.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/plus-size-fake-500x380.jpg 500w" sizes="auto, (max-width: 504px) 100vw, 504px" /></a></p>
<p>Un paio di glutei, petto e cosce color carne, insieme a una cintura in spandex: è il <strong>kit di imbottiture di grasso</strong> per le modelle di taglie intermedie. In uno shooting in cui è richiesto di indossare dozzine di abiti, è il modo più semplice per far aderire bene i vestiti, proprio come le mollette nascoste alla vista e utilizzate per migliorare la vestibilità dei capi negli editoriali di alta moda.</p>
<p>Sono tante le storie di donne che lavorano come modelle plus-size utilizzando le imbottiture. Questi scatti di Refinery29 mostrano la differenza tra &#8220;con&#8221; e &#8220;senza&#8221;:</p>

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<a href='https://dress-ecode.com/finte-modelle-plus-size-inclusivity-washing/plus-size-2/'><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="953" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-2-1024x1017.jpg" class="attachment-large size-large" alt="" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-2-1024x1017.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-2-100x100.jpg 100w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-2-600x596.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-2-300x298.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-2-150x150.jpg 150w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-2-768x763.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-2-75x75.jpg 75w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-2.jpg 1095w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a>
<a href='https://dress-ecode.com/finte-modelle-plus-size-inclusivity-washing/plus-size-4/'><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="969" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-4-1015x1024.jpg" class="attachment-large size-large" alt="" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-4-1015x1024.jpg 1015w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-4-100x100.jpg 100w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-4-600x605.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-4-297x300.jpg 297w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-4-150x150.jpg 150w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-4-768x775.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-4-75x75.jpg 75w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-4.jpg 1098w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a>
<a href='https://dress-ecode.com/finte-modelle-plus-size-inclusivity-washing/plus-size-3/'><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="960" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-3-1024x1024.jpg" class="attachment-large size-large" alt="" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-3-1024x1024.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-3-300x300.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-3-100x100.jpg 100w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-3-600x599.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-3-150x150.jpg 150w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-3-768x767.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-3-75x75.jpg 75w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-3.jpg 1102w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a>
<a href='https://dress-ecode.com/finte-modelle-plus-size-inclusivity-washing/plus-size-5/'><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="970" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-5-1013x1024.jpg" class="attachment-large size-large" alt="" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-5-1013x1024.jpg 1013w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-5-100x100.jpg 100w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-5-600x607.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-5-297x300.jpg 297w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-5-768x776.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-5-75x75.jpg 75w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-5.jpg 1097w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a>
<a href='https://dress-ecode.com/finte-modelle-plus-size-inclusivity-washing/plus-size-6/'><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="962" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-6-1022x1024.jpg" class="attachment-large size-large" alt="" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-6-1022x1024.jpg 1022w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-6-300x300.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-6-100x100.jpg 100w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-6-600x601.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-6-150x150.jpg 150w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-6-768x769.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-6-75x75.jpg 75w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/Plus-size-6.jpg 1096w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></a>

<p><em>(Foto: Refinery29)</em></p>
<h5><span style="color: #b2a4d4;">Il trend nel settore</span></h5>
<p>Il concetto dei modelli plus-size è quello di rappresentare le donne in modo inclusivo, ed essere vicini a persone vere, allontanandosi dai classici diktat dei fisici perfetti nella moda, poco rappresentativi della realtà. Negli ultimi anni osserviamo un enorme <strong>aumento di visibilità</strong> per le modelle con taglie forti in passerella, nelle pubblicità, nei servizi di moda. Molti brandi, tra cui anche H&amp;M e Abercrombie, hanno aggiunto linee di taglie comode alle loro collezioni, aumentando i volumi di vendita. Sulla scia del trend &#8220;diversità e inclusività&#8221;, come del green, i grandi marchi hanno integrato l&#8217;offerta e inserito questi temi nelle campagne di marketing.</p>
<p>Quanto ci prendono in giro i brand?</p>
<h5><span style="color: #b2a4d4;">Altra storia: altro inganno?</span></h5>
<p>Arrivata terza al concorso<em> America&#8217;s Next Top Model</em>, la modella plus size Khrystyana Kazakova era felice di lavorare con un&#8217;agenzia di alto livello. L&#8217;entusiasmo è presto svanito quando si è sentita dire che la sua taglia 8 US (44 IT) <strong>non era abbastanza</strong> per gli incarichi più allettanti. &#8220;Mi è stato detto che se avessi preso più peso, avrei guadagnato più soldi&#8221;, racconta Khrystyana. Così ha cambiato dieta e routine di esercizi e messo su peso, ma non come l&#8217;agenzia si aspettava. &#8220;Voglio che tu abbia una forma a clessidra&#8221;, spiega. &#8220;Prima di licenziarmi, hanno insinuato che sembrassi gonfia&#8221; (Fonte New York Post, luglio 2019). <a href="https://dressecode.thinkific.com/"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-14632 alignright" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/05/cover.jpg" alt="Corso moda sostenibile" width="262" height="197" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/05/cover.jpg 943w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/05/cover-600x449.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/05/cover-300x225.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/05/cover-768x575.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 262px) 100vw, 262px" /></a></p>
<h5><span style="color: #b2a4d4;">Alla ricerca di un nuovo canone di bellezza irrealistico</span></h5>
<p>Agenti e clienti cercano una specifica forma del corpo: <strong>la figura a clessidra cesellata,</strong> incarnata da Kim Kardashian e Jennifer Lopez. Il problema riguarda soprattutto le modelle &#8220;intermedie&#8221;, tra le taglie 10 e 12 US (New York Post, 2019). Secondo Chelsea Bonner, ex modella e fondatrice di <em>Bella management</em>:</p>
<blockquote><p>Abbiamo creato un avatar di ciò che consentiamo sia plus-size. Puoi essere formosa, purché tu abbia una vita davvero minuscola e sia senza cellulite</p></blockquote>
<p>Paradossalmente, <strong>le vere modelle plus-size faticano a lavorare</strong>. Siamo arrivati a delineare <strong>un altro canone di bellezza ideale difficile da trovare o raggiungere</strong>, perché diverso da una reale figura femminile plus-size: corpo, seni e sedere abbondanti ma vita, viso e polsi sottili.</p>
<p>Chiediamo standard rigorosi anche alle taglie forti: non c&#8217;è pace per le donne vere! Che siano filiformi o plus-size, si trovano a fare i conti con diete, palestra e cambiamenti del corpo per ingrassare o dimagrire. Ci allontaniamo dalla mentalità della magrezza a tutti i costi per inseguire un altro ideale quasi impossibile da incarnare.</p>
<p><a href="https://www.instagram.com/reel/CYrZ5LFlV91/?utm_source=ig_web_copy_link"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-15826 aligncenter" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/plus-size-model-300x270.jpg" alt="" width="501" height="450" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/plus-size-model-300x270.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/plus-size-model-600x540.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/plus-size-model-1024x922.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/plus-size-model-768x692.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/plus-size-model.jpg 1126w" sizes="auto, (max-width: 501px) 100vw, 501px" /></a></p>
<h5><span style="color: #b2a4d4;">Nasce tutto dal design?</span></h5>
<p>La forma ideale ricercata nelle modelle per le campagne nasce da come sono progettati i vestiti? Se i brand producono abiti per una perfetta figura a clessidra che la maggior parte delle donne normali o formose non ha naturalmente, cercano per le campagne modelle che li valorizzino. <strong>Disegnati per una forma perfetta</strong>, staranno al meglio su corpi perfetti, non importa se fasulli.</p>
<h5><span style="color: #b2a4d4;">Un altro trucco</span></h5>
<p>Le misure dei modelli plus-size variano in base al marchio e all&#8217;agenzia. Come regola generale, i modelli taglie forti sono <a href="https://www.format.com/magazine/resources/art/plus-size-models">definiti dall&#8217;industria della moda</a> quelli da una misura 6-8 US in su (indicativamente 42-44 IT). La taglia media delle donne negli Stati Uniti è la 14 US (50 IT), quindi le misure 6-8 non possono essere considerate &#8220;forti&#8221;. <a href="https://www.focus.it/cultura/curiosita/quali-sono-le-taglie-piu-diffuse-in-italia">Nel nostro Paese</a> la taglia femminile più rappresentativa è la 44, che diventa 48 tra i 50 e i 64 anni. Gli addetti ai lavori <strong>definiscono quindi plus-size le taglie normali</strong>. Al giorno d&#8217;oggi, tuttavia, si sta facendo pressione, portando il settore a considerare come taglie forti quelle un po&#8217; più in linea con il pubblico, almeno dalla 16 US (52 IT) in poi.</p>
<h5><span style="color: #b2a4d4;">Il modello &#8220;one token curvy&#8221;</span></h5>
<p><span style="font-size: 16px;">È quello che adottano i brand quando pubblicizzano </span><strong style="font-size: 16px;">una sola modella plus-size</strong><span style="font-size: 16px;"> per rappresentare la totalità delle donne reali, mentre le altre modelle invece seguono i classici standard di magrezza. Ci lanciano il messaggio di essere inclusivi, ma sembra di fatto un contentino con l&#8217;aria di una spolverata di inclusività.</span></p>
<h5><span style="color: #b2a4d4;">Per non parlare di Photoshop</span></h5>
<p>Quanta differenza può fare il ritocco delle foto e quanto possono essere fuorvianti i social media! Photoshop è uno strumento, ma l&#8217;uso eccessivo sui social media, cancellando ogni imperfezione, può portare a insicurezze. Applicato a donne di taglie superiori, assunte apparentemente per rappresentare la donna media, contribuisce a creare un ideale troppo distante dalla realtà.</p>
<h5><span style="color: #b2a4d4;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-15812" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/plus-size-beauty-240x300.jpeg" alt="" width="272" height="340" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/plus-size-beauty-240x300.jpeg 240w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/plus-size-beauty-600x750.jpeg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/plus-size-beauty-819x1024.jpeg 819w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/plus-size-beauty-768x960.jpeg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/05/plus-size-beauty.jpeg 1000w" sizes="auto, (max-width: 272px) 100vw, 272px" />La responsabilità delle modelle</span></h5>
<p>Cosa dovrebbero fare le modelle? Rifiutare di essere complici dell&#8217;inganno? O si tratta di lavori artistici? È comprensibile che accettino di indossare le imbottiture per lavorare? Scrivici nei commenti oppure via mail cosa ne pensi (dress_ecode@icloud.com).</p>
<p>In un articolo di Refinery29, ecco cosa dicono alcune di loro:</p>
<p>&#8220;Sfortunatamente, a volte le ragazze meno piene non lavorano tanto. Spero che questo cambi. Questa è la fascia media che manca alle persone&#8221; &#8211; Michelle Olson, JAG Models.</p>
<p>&#8220;C&#8217;è sempre una qualche forma di imbottitura usata: è come se stessi scolpendo il tuo corpo. È realistico? Dipende. Se lo consideri artistico, allora posso rispettarlo. Ma come ideale per le donne? Non è salutare, perché non molte donne sembreranno così&#8221; &#8211; Brittnee Blaire, JAG Models.</p>
<p>&#8220;L&#8217;intera faccenda dell&#8217;imbottitura è iniziata sui manichini, perché i manichini hanno tutti la stessa forma. Ma non mi ha mai infastidito. Puoi mettermi in qualsiasi cosa, e finché mi paghi mi sta bene. L&#8217;imbottitura mi riempie nelle aree che vorrei avere. Come quella dei glutei. Lo fanno tutti, chirurgicamente o meno. E il collagene nelle guance o nelle labbra, che molte persone stanno facendo nel settore? È un&#8217;imbottitura permanente. Ma tutto riguarda il sentirsi meglio con te stessa&#8221;- Kristina Wilson, JAG Models.</p>
<p>&#8220;Sono stata colpita sui social media per aver detto che sono una modella plus size. Se affermo che sono una modella, loro dicono: &#8216;Sì, ok&#8217;. Ma se dico che sono una modella plus size replicano: &#8216;Assolutamente no, sei troppo magra!&#8217; Sono un po&#8217; più di una taglia 12 US e la plus-size è da una 14 o una 16. Non volevo ingrassare di più. Volevo rimanere davvero in salute e penso che questa sia una buona taglia per me. È stato strano entrare in un&#8217;agenzia e sentire dire: &#8216;Devi ingrassare un po&#8217; di più&#8217;. Ho imparato a mettere su chili che non sono necessariamente grasso. Lo trovo davvero potenziante ora. È quasi come se potessi costruire le mie curve. Mi piacerebbe fare una campagna per ragazze della mia taglia: sono davvero orgogliosa della mia misura e delle curve che ho&#8221; &#8211; Iskra Lawrence, JAG Models. (Fonte <a href="https://www.refinery29.com/en-us/plus-size-models-wear-fat-suits-photos#slide-1">Refinery29</a>).</p>
<h5><span style="color: #b2a4d4;">La giusta direzione</span></h5>
<p>Una via di trucchi e inganni è la giusta direzione per la moda? È una strada che porta alla mancanza di fiducia su tutti i fronti: nell&#8217;impegno verso i temi ecologici, il rispetto dei lavoratori, l&#8217;inclusione, la diversità, e immancabilmente anche nel prodotto. La speranza è nei <strong>brand che con onestà prendono a cuore questi temi</strong>. Marchi con una visione più veritiera e inclusiva della bellezza femminile, diversificando le forme del corpo in passerella e sui media. Brand che contribuiscono ad abbandonare l&#8217;ideale della perfezione e a farci abbracciare i difetti. Perché ci sono brand che lo fanno. A quelli possiamo rivolgere la nostra attenzione e il nostro portafogli.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Se ti è piaciuto il contenuto dell&#8217;articolo, racconta di averlo letto qui e supportaci condividendo anche sui social.</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Spotify Embed: Finte modelle plus-size: inclusivity washing" style="border-radius: 12px" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" src="https://open.spotify.com/embed/episode/7wK3Sa2wKzvoxwPDqXW96u?si=396607c6171c419d&#038;utm_source=oembed"></iframe></p>
<p><em>Foto:  in copertina <a href="https://unsplash.com/@jenandjoon?utm_source=unsplash&amp;utm_medium=referral&amp;utm_content=creditCopyText">Jennifer Burk; </a><a href="https://unsplash.com/@billiebodybrand?utm_source=unsplash&amp;utm_medium=referral&amp;utm_content=creditCopyText">Billie</a></em></p>
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		<title>Nascondere ritocchi con Photoshop sarà illegale per brand e influencer, in Norvegia ma non solo</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2021 10:01:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ Puoi ascoltare qui l&#8217;articolo: Photoshop &#160; In Francia è entrata in vigore, in gennaio del 2017, una normativa con l&#8217;obiettivo di incoraggiare annunci pubblicitari più socialmente responsabili ed evitare l&#8217;uso di immagini di corpi artificialmente sottili di modelle, la cui visione può indurre disturbi alimentari tra gli adolescenti. L&#8217;articolo L. 2133-2 del Codice francese della sanità pubblica (FPHC) prevede che “le fotografie a fini commerciali di modelli il cui aspetto fisico è stato alterato da un software di elaborazione delle immagini, al fine di snellire o ispessire la figura, deve essere accompagnata dalla dicitura photographie retouchée”. In modo simile, il Regno Unito sta per introdurre una nuova legge che richiederebbe di etichettare esplicitamente le immagini digitalmente alterate. In Norvegia le modifiche alla legge 9 gennaio 2009 n.2, sul controllo del marketing e delle condizioni contrattuali, rendono in questi giorni obbligatorio per gli influencer e gli inserzionisti dichiarare se le immagini siano state ritoccate o se utilizzino filtri, nel tentativo di far fronte alla pressione sociale sulla perfezione del corpo. In particolare, alla normativa sono apportate le seguenti modifiche: § 2 secondo comma: &#8220;L&#8217;inserzionista e la persona che progetta l&#8217;annuncio devono inoltre garantire che l&#8217;annuncio in cui la forma, le dimensioni o la pelle di un corpo siano state modificate mediante ritocchi o altre manipolazioni sia contrassegnato. Il Ministero prevede nei regolamenti ulteriori disposizioni sulle modalità di contrassegno dell&#8217;annuncio e sulle deroghe all&#8217;obbligo di contrassegno&#8221;. § 21 lettera b : &#8220;gioca sull&#8217;insicurezza sociale, sulla cattiva coscienza, sulla bassa autostima o contribuisce alla pressione corporea&#8221;. § 35, secondo comma: &#8220;La verifica di cui all&#8217;articolo 2, secondo comma, primo periodo, si svolge tuttavia sulla base di considerazioni di parità tra i sessi, con particolare riguardo al modo in cui le donne sono rappresentate&#8221;. La normativa sarà applicata a tutte le principali piattaforme di social media tra cui Instagram, Snapchat e TikTok ed entrerà in vigore come indicato dal monarca norvegese. Le violazioni includono multe crescenti e, in alcuni casi estremi, la reclusione. Sarà necessario indicare se &#8220;la forma, le dimensioni o la pelle di un corpo sono state modificate mediante ritocchi o altre manipolazioni&#8221;. È l&#8217;ultimo sviluppo, dopo anni di advocacy da parte di gruppi giovanili e del Ministero norvegese per l&#8217;infanzia e la famiglia, che chiedono misure più severe per affrontare le crescenti preoccupazioni sull&#8217;immagine corporea e sulla salute mentale. Le modifiche alla normativa nascono dalla preoccupazione per una cultura che favorisce insicurezza e bassa autostima: più della metà delle ragazze del decimo anno di scuola a Oslo combattono con la loro salute mentale e l&#8217;anoressia è la terza causa di morte più comune tra le ragazze. “I giovani sono esposti a una forte pressione per avere un bell&#8217;aspetto attraverso, tra le altre cose, la pubblicità e i social media, e i modelli che vengono mostrati sono spesso ritoccati digitalmente. Questo espone i giovani a un ideale di bellezza impossibile da raggiungere&#8220;, ha affermato il dipartimento nella sua proposta. Già nel 2016 la Norvegia aveva manifestato attenzione al tema Trondheim, una delle maggiori città del paese, aveva preso posizione contro le immagini corporee manipolate nella pubblicità per le strade della città. Decise infatti di vietare tutti gli annunci pubblicati che potessero contribuire a una visione negativa del proprio corpo tra i residenti. &#8220;Dal momento che è una pressione completamente irrealistica se [le immagini] vengono manipolate &#8230; crea una pressione che nessuno può sopportare. Se siamo in grado di sbarazzarcene almeno in parte, vogliamo farlo&#8221;. Consigliere comunale di Trondheim Ottar Michelsen Il ritocco delle fotografie è un fenomeno non prettamente esclusivo della rete Nelle riviste patinate è una prassi che ognuno di noi avrà avuto modo di vedere negli anni. Uno snellimento dei fianchi, l&#8217;eliminazione di smagliature e cellulite, lo stiramento delle rughe, la scomparsa delle occhiaie e tanti altri accorgimenti per mostrare corpi sempre perfetti e giovani. Suscitando in chi guarda una sensazione di inadeguatezza, un desiderio di essere diversi da ciò che si è e un inseguimento senza fine della perfezione. Gli standard di bellezza idealizzati non sono una novità dei nostri giorni, ma esistono da secoli rappresentazioni del corpo ideale per il consumo pubblico. Come però afferma Michelsen, &#8220;la pressione sui giovani su come dovrebbe essere l&#8217;immagine del corpo, penso sia molto più forte ora di quanto non fosse in passato. Colpisce tutta la società. Quando vediamo che i giovani, gli adolescenti, sono disposti a fare un intervento di chirurgia plastica per assomigliare di più a queste immagini, penso che sia ora di tirare un freno&#8221;. Pinterest, Getty Images, Instagram e Tik Tok Per tutelare la salute mentale e il benessere degli utenti, anche alcuni social sono intervenuti in questa direzione. All&#8217;inizio del 2021, Pinterest è stata la prima piattaforma a eliminare la pubblicità di prodotti per la perdita di peso, pillole e integratori per sopprimere l&#8217;appetito, immagini prima e dopo la perdita di peso, body shaming e affermazioni di risultati cosmetici non realistici.  &#8220;In tutto il mondo, persone di tutte le età stanno affrontando sfide legate all&#8217;immagine corporea e alla salute mentale, in particolare quando emergiamo dalla pandemia di COVID-19 e diamo il via alla stagione estiva&#8221;, ha affermato Pinterest in un post sul blog. Nel 2017 Getty Images ha annunciato di non accettare più fotografie photoshoppate per far sembrare i modelli più sottili o più larghi. In un&#8217;e-mail che spiega la nuova politica, Getty annuncia la modifica delle linee guida sui requisiti per la presentazione delle competenze creative, essenzialmente linee guida per i collaboratori freelance, per tutti i contenuti creativi al fine di vietare il ritocco del corpo. Nel 2019, Instagram ha limitato i post che promuovono prodotti per la perdita di peso in modo che i minori non potessero vederli. Ha inoltre rimosso i contenuti che pubblicizzavano &#8220;dichiarazioni miracolose su determinati prodotti dietetici o dimagranti&#8221;. Tik Tok ha rinnovato le sue politiche finalizzate a limitare gli annunci che non si allineano con &#8220;l&#8217;esperienza positiva, inclusiva e sicura per cui ci impegniamo su Tik Tok&#8221;. L&#8217;app ha vietato la pubblicità di integratori per la perdita di peso e ha aumentato le restrizioni sugli annunci che promuovono &#8220;un&#8217;immagine corporea dannosa o negativa&#8221;. La modifica delle immagini per raggiungere la perfezione estetica è ormai un comportamento diffuso sulla rete Al punto da rendere poco o del tutto riconoscibili le persone in caso di incontri dal vivo. Non solo infatti influencer, ma anche utenti nei profili personali o in app per incontri ricorrono a eccessive alterazioni della propria immagine digitale. Sempre più spesso si sentono racconti di chi passando da una conoscenza virtuale a una reale è rimasto deluso. A volte è questione solo di aver dato troppa importanza all&#8217;estetica, ma altre il punto è invece la sensazione di essere stati ingannati e di scarsa sincerità da parte dell&#8217;altra persona. Non stiamo parlando di piccoli aggiustamenti a esposizione, contrasto, dimensioni di una foto (a chi di noi non è mai capitato di intervenire tecnicamente su una foto?), ma di vere e proprie manipolazioni al punto da non consentire di ricondurre la persona dal vivo all&#8217;immagine on line con tutti i suoi pregi e difetti (non è molto meglio quando invece qualcuno ci conosce di persona ed esclama &#8220;sei meglio dal vivo!&#8221;?). Il documentario di Netflix The Social Dilemma ha rivelato che i suicidi di ragazze pre-adolescenti negli Stati Uniti sono aumentati vertiginosamente del 150% e una delle ragioni principali è l&#8217;incremento dell&#8217;uso di immagini irrealistiche sui social media. Case24, un&#8217;azienda di custodie per telefoni,  ha condotto uno studio analizzando le abitudini di editing degli inglesi prima di caricare un&#8217;immagine sui social media: 71% delle persone modifica i selfie che pubblica. Nel 2019 il fotografo Rankin ha realizzato la serie di scatti Selfie Harm in cui ha fotografato 14 adolescenti e consegnato loro l&#8217;immagine da modificare e filtrare, finché non la considerassero &#8220;pronta per i social media&#8221;, giustapponendoli alle versioni non ritoccate. Rankin ha constatato che i partecipanti stessi preferivano gli originali, ma facevano quello che avevano visto fare dai loro coetanei. Le foto sono parte di una mostra e di un pannello chiamato &#8220;Visual Diet&#8221;, un&#8217;iniziativa lanciata da M&#38;C Saatchi , Rankin e MTArt Agency che esplora l&#8217;impatto delle immagini sulla nostra salute mentale. &#8220;Questa è una nuova realtà migliorata, un mondo in cui gli adolescenti (o anche i bambini più piccoli) possono modificarsi digitalmente in pochi secondi. Mescola questa tecnologia prontamente disponibile con le celebrità e gli influencer che sfoggiano forme impossibili con volti impossibili e abbiamo un ricetta per il disastro&#8221;. Rankin Stiamo diventando sempre più ossessionati dall&#8217;estetica, sperimentando con maggior frequenza disturbi di salute mentali, bassa autostima o comportamenti patologici rispetto al passato, soprattutto tra i giovani? Il discorso sulle immagini è davvero ampio e complesso, sarebbero tante le cose da dire e torneremo a parlare di questo tema, perché una moda più responsabile passa anche attraverso il dare voce a messaggi positivi. Come quello di un sano rapporto con il nostro corpo e l&#8217;accettazione dell&#8217;impossibilità della perfezione. &#160; Foto: Antoine Beauvillain (cover); altre foto, da Selfie Harm, Rankin.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-11602" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie.png" alt="" width="30" height="28" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie.png 3840w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-600x551.png 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-300x276.png 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1024x941.png 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-768x706.png 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1536x1412.png 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-2048x1882.png 2048w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1160x1066.png 1160w" sizes="auto, (max-width: 30px) 100vw, 30px" /> Puoi ascoltare qui l&#8217;articolo: <a href="https://www.spreaker.com/episode/45704995">Photoshop</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In <strong>Francia</strong> è entrata in vigore, in gennaio del 2017, una normativa con l&#8217;obiettivo di incoraggiare annunci pubblicitari più socialmente responsabili ed evitare l&#8217;uso di immagini di corpi artificialmente sottili di modelle, la cui visione può indurre disturbi alimentari tra gli adolescenti. L&#8217;articolo L. 2133-2 del Codice francese della sanità pubblica (FPHC) prevede che “le fotografie a fini commerciali di modelli il cui aspetto fisico è stato alterato da un software di elaborazione delle immagini, al fine di snellire o ispessire la figura, deve essere accompagnata dalla dicitura <em>photographie retouchée</em>”. In modo simile, il <strong>Regno Unito</strong> sta per introdurre una nuova legge che richiederebbe di etichettare esplicitamente le immagini digitalmente alterate. In <strong>Norvegia</strong> le modifiche alla legge 9 gennaio 2009 n.2, sul controllo del marketing e delle condizioni contrattuali, rendono in questi giorni obbligatorio per gli influencer e gli inserzionisti dichiarare se le immagini siano state ritoccate o se utilizzino filtri, nel tentativo di far fronte alla pressione sociale sulla perfezione del corpo.</p>
<p>In particolare, alla normativa sono apportate le <a href="https://www.stortinget.no/no/Saker-og-publikasjoner/Vedtak/Beslutninger/Lovvedtak/2020-2021/vedtak-202021-146/">seguenti modifiche</a>:</p>
<p>§ 2 secondo comma:<br />
&#8220;L&#8217;inserzionista e la persona che progetta l&#8217;annuncio devono inoltre garantire che l&#8217;annuncio in cui la forma, le dimensioni o la pelle di un corpo siano state modificate mediante ritocchi o altre manipolazioni sia contrassegnato. Il Ministero prevede nei regolamenti ulteriori disposizioni sulle modalità di contrassegno dell&#8217;annuncio e sulle deroghe all&#8217;obbligo di contrassegno&#8221;.</p>
<p>§ 21 lettera b :<br />
&#8220;gioca sull&#8217;insicurezza sociale, sulla cattiva coscienza, sulla bassa autostima o contribuisce alla pressione corporea&#8221;.</p>
<p>§ 35, secondo comma:<br />
&#8220;La verifica di cui all&#8217;articolo 2, secondo comma, primo periodo, si svolge tuttavia sulla base di considerazioni di parità tra i sessi, con particolare riguardo al modo in cui le donne sono rappresentate&#8221;.</p>
<figure id="attachment_14987" aria-describedby="caption-attachment-14987" style="width: 739px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-14987" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/07/bsEMY9cx.jpeg" alt="" width="739" height="415" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/07/bsEMY9cx.jpeg 1200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/07/bsEMY9cx-600x338.jpeg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/07/bsEMY9cx-300x169.jpeg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/07/bsEMY9cx-1024x576.jpeg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/07/bsEMY9cx-768x432.jpeg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/07/bsEMY9cx-1160x653.jpeg 1160w" sizes="auto, (max-width: 739px) 100vw, 739px" /><figcaption id="caption-attachment-14987" class="wp-caption-text">Rankin</figcaption></figure>
<p>La normativa sarà applicata a tutte le principali piattaforme di social media tra cui Instagram, Snapchat e TikTok ed entrerà in vigore come indicato dal monarca norvegese. Le violazioni includono multe crescenti e, in alcuni casi estremi, la reclusione.</p>
<p>Sarà necessario indicare se &#8220;la forma, le dimensioni o la pelle di un corpo sono state modificate mediante ritocchi o altre manipolazioni&#8221;. È l&#8217;ultimo sviluppo, dopo anni di advocacy da parte di gruppi giovanili e del Ministero norvegese per l&#8217;infanzia e la famiglia, che chiedono misure più severe per affrontare le crescenti preoccupazioni sull&#8217;immagine corporea e sulla salute mentale. Le modifiche alla normativa nascono dalla preoccupazione per una cultura che favorisce insicurezza e bassa autostima: <strong>più della metà delle ragazze del decimo anno di scuola a Oslo combattono con la loro salute mentale e l&#8217;anoressia è la terza causa di morte più comune tra le ragazze</strong>.</p>
<p>“I giovani sono esposti a una forte pressione per avere un bell&#8217;aspetto attraverso, tra le altre cose, la pubblicità e i social media, e i modelli che vengono mostrati sono spesso ritoccati digitalmente. Questo espone i giovani a <strong>un ideale di bellezza impossibile da raggiungere</strong>&#8220;, ha affermato il dipartimento nella sua proposta.</p>
<h5><span style="color: #ac5e6e;">Già <span style="color: #acc0a5;"><a style="color: #acc0a5;" href="https://www.cbc.ca/radio/asithappens/as-it-happens-friday-edition-1.3581291/norwegian-city-bans-photoshopped-billboard-models-citing-body-image-concerns-1.3581299">nel 2016</a> </span>la Norvegia aveva manifestato attenzione al tema</span></h5>
<p>Trondheim, una delle maggiori città del paese, aveva preso posizione contro le immagini corporee manipolate nella pubblicità per le strade della città. Decise infatti di vietare tutti gli annunci pubblicati che potessero contribuire a una visione negativa del proprio corpo tra i residenti.</p>
<blockquote><p>&#8220;Dal momento che è una pressione completamente irrealistica se [le immagini] vengono manipolate &#8230; crea una pressione che nessuno può sopportare. Se siamo in grado di sbarazzarcene almeno in parte, vogliamo farlo&#8221;.<br />
Consigliere comunale di Trondheim Ottar Michelsen</p></blockquote>
<h5><span style="color: #ac5e6e;">Il ritocco delle fotografie è un fenomeno non prettamente esclusivo della rete</span></h5>
<p>Nelle riviste patinate è una prassi che ognuno di noi avrà avuto modo di vedere negli anni. Uno snellimento dei fianchi, l&#8217;eliminazione di smagliature e cellulite, lo stiramento delle rughe, la scomparsa delle occhiaie e tanti altri accorgimenti per mostrare corpi sempre perfetti e giovani. Suscitando in chi guarda una sensazione di inadeguatezza, un desiderio di essere diversi da ciò che si è e un inseguimento senza fine della perfezione.</p>
<p><strong>Gli standard di bellezza idealizzati non sono una novità dei nostri giorni,</strong> ma esistono da secoli rappresentazioni del corpo ideale per il consumo pubblico. Come però afferma Michelsen, &#8220;la pressione sui giovani su come dovrebbe essere l&#8217;immagine del corpo, penso sia molto più forte ora di quanto non fosse in passato. Colpisce tutta la società. Quando vediamo che i giovani, gli adolescenti, sono disposti a fare un intervento di chirurgia plastica per assomigliare di più a queste immagini, penso che sia ora di tirare un freno&#8221;.</p>
<figure id="attachment_14989" aria-describedby="caption-attachment-14989" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-14989 size-full" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/07/selfie-harm-2.jpg" alt="" width="800" height="534" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/07/selfie-harm-2.jpg 800w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/07/selfie-harm-2-600x401.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/07/selfie-harm-2-300x200.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/07/selfie-harm-2-768x513.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-14989" class="wp-caption-text">Rankin</figcaption></figure>
<h5><span style="color: #ac5e6e;">Pinterest, Getty Images, Instagram e Tik Tok</span></h5>
<p>Per tutelare la salute mentale e il benessere degli utenti, anche alcuni social sono intervenuti in questa direzione. <a href="https://www.newsweek.com/pinterest-ban-all-weight-loss-ads-images-first-major-platform-do-so-1606076">All&#8217;inizio del 2021</a>, <strong>Pinterest</strong> è stata la prima piattaforma a eliminare la pubblicità di prodotti per la perdita di peso, pillole e integratori per sopprimere l&#8217;appetito, immagini prima e dopo la perdita di peso, body shaming e affermazioni di risultati cosmetici non realistici.  &#8220;In tutto il mondo, persone di tutte le età stanno affrontando sfide legate all&#8217;immagine corporea e alla salute mentale, in particolare quando emergiamo dalla pandemia di COVID-19 e diamo il via alla stagione estiva&#8221;, ha affermato Pinterest in un post sul blog.</p>
<p>Nel 2017 <strong><a href="https://psmag.com/social-justice/the-research-behind-getty-images-ban-on-retouching">Getty Images</a> </strong>ha annunciato di non accettare più fotografie photoshoppate per far sembrare i modelli più sottili o più larghi. In un&#8217;e-mail che spiega la nuova politica, Getty annuncia la modifica delle linee guida sui requisiti per la presentazione delle competenze creative, essenzialmente linee guida per i collaboratori freelance, per tutti i contenuti creativi al fine di vietare il ritocco del corpo.</p>
<p>Nel 2019, <strong>Instagram</strong> ha limitato i post che promuovono prodotti per la perdita di peso in modo che i minori non potessero vederli. Ha inoltre rimosso i contenuti che pubblicizzavano &#8220;dichiarazioni miracolose su determinati prodotti dietetici o dimagranti&#8221;.</p>
<p><strong>Tik Tok</strong> ha rinnovato le sue politiche finalizzate a limitare gli annunci che non si allineano con &#8220;l&#8217;esperienza positiva, inclusiva e sicura per cui ci impegniamo su Tik Tok&#8221;. L&#8217;app ha vietato la pubblicità di integratori per la perdita di peso e ha aumentato le restrizioni sugli annunci che promuovono &#8220;un&#8217;immagine corporea dannosa o negativa&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #ac5e6e;">La modifica delle immagini per raggiungere la perfezione estetica è ormai un comportamento diffuso sulla rete</span></h5>
<p>Al punto da rendere poco o del tutto riconoscibili le persone in caso di incontri dal vivo. <strong>Non solo infatti influencer,</strong> ma anche utenti nei profili personali o in app per incontri ricorrono a eccessive alterazioni della propria immagine digitale. Sempre più spesso si sentono racconti di chi passando da una conoscenza virtuale a una reale è rimasto deluso. A volte è questione solo di aver dato troppa importanza all&#8217;estetica, ma altre il punto è invece la sensazione di essere stati ingannati e di scarsa sincerità da parte dell&#8217;altra persona.</p>
<p>Non stiamo parlando di piccoli aggiustamenti a esposizione, contrasto, dimensioni di una foto (a chi di noi non è mai capitato di intervenire tecnicamente su una foto?), ma di vere e proprie manipolazioni <strong>al punto da non consentire di ricondurre la persona dal vivo all&#8217;immagine on line con tutti i suoi pregi e difetti</strong> (non è molto meglio quando invece qualcuno ci conosce di persona ed esclama &#8220;sei meglio dal vivo!&#8221;?).</p>
<p>Il documentario di Netflix <a href="https://dress-ecode.com/2020/09/29/la-solitudine-dei-numeri-piccoli-il-prezzo-delletica-ai-tempi-del-social-dilemma/"><em>The Social Dilemma</em></a> ha rivelato che i suicidi di ragazze pre-adolescenti negli Stati Uniti sono aumentati vertiginosamente del 150% e una delle ragioni principali è l&#8217;incremento dell&#8217;uso di immagini irrealistiche sui social media. Case24, un&#8217;azienda di custodie per telefoni,  ha condotto uno studio analizzando le abitudini di editing degli inglesi prima di caricare un&#8217;immagine sui social media: <strong>71% delle persone modifica i selfie che pubblica</strong>.</p>
<p>Nel 2019 il fotografo <a href="https://fashionista.com/2019/02/rankin-selfie-harm?utm_source=Fashionista%20Newsletters%20Master%20List&amp;utm_campaign=1d3602de73-EMAIL_CAMPAIGN_2017_12_19_COPY_01&amp;utm_medium=email&amp;utm_term=0_a23c93579d-1d3602de73-410417209">Rankin</a> ha realizzato la serie di scatti <em>Selfie Harm</em> in cui ha fotografato 14 adolescenti e consegnato loro l&#8217;immagine da modificare e filtrare, finché non la considerassero &#8220;pronta per i social media&#8221;, giustapponendoli alle versioni non ritoccate. Rankin ha constatato che i partecipanti stessi preferivano gli originali, ma facevano quello che avevano visto fare dai loro coetanei. Le foto sono parte di una mostra e di un pannello chiamato &#8220;Visual Diet&#8221;, un&#8217;iniziativa lanciata da M&amp;C Saatchi , Rankin e MTArt Agency che esplora l&#8217;impatto delle immagini sulla nostra salute mentale.</p>
<blockquote><p>&#8220;Questa è una nuova realtà migliorata, <strong>un mondo in cui gli adolescenti (o anche i bambini più piccoli) possono modificarsi digitalmente in pochi secondi</strong>. Mescola questa tecnologia prontamente disponibile con le celebrità e gli influencer che sfoggiano forme impossibili con volti impossibili e abbiamo un ricetta per il disastro&#8221;.</p>
<p>Rankin</p></blockquote>
<p>Stiamo diventando sempre più ossessionati dall&#8217;estetica, sperimentando con maggior frequenza disturbi di salute mentali, bassa autostima o comportamenti patologici rispetto al passato, soprattutto tra i giovani? Il discorso sulle immagini è davvero ampio e complesso, sarebbero tante le cose da dire e torneremo a parlare di questo tema, perché <strong>una moda più responsabile passa anche attraverso il dare voce a messaggi positivi</strong>. Come quello di un sano rapporto con il nostro corpo e l&#8217;accettazione dell&#8217;impossibilità della perfezione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto: Antoine Beauvillain (cover); altre foto, da <em>Selfie Harm</em>, <a href="http://rankinphoto.co.uk/home/">Rankin.</a></p>
<p><iframe loading="lazy" title="Spotify Embed: Nascondere ritocchi con Photoshop sarà illegale per brand e influencer, in Norvegia ma non solo" width="100%" height="232" allowtransparency="true" frameborder="0" allow="encrypted-media" src="https://open.spotify.com/embed/episode/0w1ufGw2juqaZbVtyyXPtv?si=PwjvYMGLRIG744U_zzy5aA&#038;dl_branch=1"></iframe></p>
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