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	<title>zero waste design &#8211; Dress Ecode</title>
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		<title>Storie di brand che decidono di fare la differenza &#8211; Be The Change Awards (2)</title>
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		<pubDate>Fri, 03 May 2019 08:05:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Italiano (For English click here) Continuiamo a raccontarvi le storie dei marchi finalisti di Be The Change Awards 2019, le loro motivazioni, le sfide, i prossimi passi. Se avete perso la prima puntata, potete trovarla qui: Prima puntata&#160; Wess Abbigliamento donna, per comporre un guardaroba &#8220;capsula&#8221;. Spediscono ovunque nell&#8217;Unione Europea. Marine Vicenzotti e Rebecca Parienti avviano Wess nel 2017, in origine come un negozio on line di abbigliamento etico, sostenibile e vegano, creando guardaroba capsula. Alla fine del 2018, decidono di smettere di rivendere altri marchi e di creare il proprio. &#8220;Aveva senso perché volevamo davvero proporre un consumo minimalista attraverso il concetto di guardaroba capsula, sviluppando la nostra di idea di 5 pezzi che possono essere mischiati e abbinati per creare 30 differenti outfit, così come la nostra linea di pezzi base di moda con elementi basilari co-progettati. L&#8217;idea dietro il concetto di vendita di guardaroba capsula è nata quando abbiamo iniziato a cambiare il nostro modo personale di consumare moda e renderci conto che uno dei problemi principali nel settore della moda è il consumo eccessivo. Volevamo mostrare alle donne che non è necessario avere un guardaroba sovraccarico per sentirsi bene ed essere eleganti&#8220;, racconta Rebecca. &#8220;All&#8217;epoca lavoravo nel settore della moda e quando Marine e io decidemmo di lanciare Wess, volevamo utilizzare questa esperienza della moda per aiutare altre donne. A quei tempi, vivevamo entrambi a Londra come coinquiline e discutevamo spesso di moda etica. Il progetto di Wess è apparso abbastanza rapidamente. Marine è un imprenditore nato e quello che personalmente immaginavo come hobby secondario per noi era una società praticabile per lei. Un giorno al pub tra due gin tonic abbiamo deciso di creare Wess. Volevamo utilizzare tutta questa energia, abilità che avevamo imparato da qualche altra parte per lavorare verso qualcosa in cui credevamo e aiutare altre donne a fare il salto verso la moda etica&#8220;. &#8220;Durante l&#8217;anno, in nessun momento particolare, lanciamo elementi basilari di moda di cui tutti abbiamo bisogno nel nostro guardaroba (la camicia bianca, l&#8217;abito da giorno a notte, il top bretone così chic &#8230;). Per questi elementi chiediamo alla nostra community di votare su tutti gli aspetti per pochi mesi e poi avvalersi del prodotto in una campagna di pre-ordine. Quando i pre-ordini vengono eseguiti produciamo l&#8217;indumento in modo etico, sostenibile e vegano. Questo è quello che abbiamo fatto con il nostro primo prodotto: il maglione reversibile bretone. Siamo stati molto contenti dei risultati&#8221;.&#160;Inoltre aggiungono consigli personali sugli abiti spediti (per esempio, su cosa indossare insieme o come personalizzarlo), &#8220;così quando qualcuno lo compra, c&#8217;è più possibilità che lo si ami e indossi il più possibile. Sempre per combattere il consumo eccessivo&#8221;. Per ora utilizzano solo cotone biologico, etichettato GOTS, prodotto da diversi partner in India con cui collaborano da anni. La produzione dei vestiti è realizzata in India da una cooperativa di donne&#160;delle baraccopoli di Mumbai, che possono lavorare con un vero stipendio e con condizioni di lavoro sicure e piacevoli. &#8220;Nella cooperativa ci sono anche una scuola, un asilo nido e un programma di sponsorizzazione per le donne che invitano i bambini a mandarli all&#8217;università. C&#8217;è anche un centro medico, un fondo comune e così via. È un vero progetto sociale che va ben oltre la produzione di abiti&#8220;. Come packaging utilizzano grandi buste riciclabili.&#160; Le sfide che affrontano: La principale è legata al costo molto elevato nello sviluppo di un business sostenibile (materie prime, fabbriche, imballaggi&#8230;). Inoltre, il costo finale dei prodotti è, naturalmente, più alto di quello della fast fashion. &#8220;A volte le persone non comprendono il perché, dopo che per così tanto tempo i prezzi sono stati alterati. Quindi c&#8217;è anche il ruolo dell&#8217;informazione&#8221;. L&#8217;altra sfida è trovare i partner giusti per essere sicuri che siano coinvolti nella sostenibilità quanto loro. Prossimi passi: Stanno lavorando per un packaging più sostenibile.&#160;Vogliono sviluppare di più il sistema di pre-ordini, al fine di produrre quantità il più vicino possibile alla domanda. Per le nuove collezioni stanno esplorando altri materiali come Tencel e fibre riciclate.&#160;Desiderano espandere le vendite in altri paesi. Obiettivi di sviluppo sostenibile: 5, 12. Link al sito Zola Amour Abbigliamento da donna, con capi essenziali e di qualità (spedizione in tutto il mondo). Emilie Evans ha deciso nel 2016 di dedicarsi a questo progetto dopo aver lavorato per l&#8217;industria della moda, anche per un noto brand di scarpe, colpita da un sistema che arreca danno alle persone, all&#8217;ambiente, ai consumatori, dalla spinta a comprare sempre di più. Lavorando si rende conto del numero di collezioni da far uscire, quattro volte all&#8217;anno, con prodotti sempre diversi in modo da invogliare a nuovi acquisti. In un viaggio di lavoro a Hong Kong, resta impressionata dallo smog che offusca il cielo, pensando all&#8217;inizio si trattasse di semplice foschia. È durante i viaggi che Emilie realizza in modo scioccante l&#8217;impronta dell&#8217;industria. &#8220;Ho immediatamente compreso l&#8217;impatto che la fast fashion ha sull&#8217;ambiente. Non ho mai visto così tanto inquinamento nella mia vita.&#160;Mentre salivamo per una stradina secondaria vicino all&#8217;ingresso di una fabbrica, ci trovammo di fronte a un mucchio di pezzi di scarti della recente corsa alla produzione. Gomma, PU, schiuma, polistirene espanso, pelle, poliestere, pannelli sottopiede, solette&#8230; ogni cosa che ti viene in mente, era lì. Questa era solo una delle tante montagne di rifiuti abbandonate che avremmo visto durante i nostri viaggi. Tutto ciò contribuisce agli incredibili 12 milioni di tonnellate di rifiuti tessili gettati nelle discariche ogni anno&#8221;. Emilie decide di non contribuire a tutto questo. Si licenzia, per un anno lavora in due coffee shop e intanto studia per il suo progetto. Così nasce Zola Amour, che propone abbigliamento da indossare a lungo, semplice, in fibre naturali biodegradabili, certificate: cotone biologico, lino, canapa, bambù. Nella sezione &#8220;Trasparenza&#8221; del loro sito, sono indicati i fornitori e le certificazioni. Anche il filo è naturale: 100% cotone organico certificato GOTS. Le cerniere sono in poliestere riciclato. I vestiti sono prodotti a mano in UK. Il packaging è in carta velina riciclata e la scatola in cartone riciclato. Gli articoli della collezione sono inseriti pian piano che si presenta l&#8217;esigenza di inserire un pezzo base, non ogni stagione più volte all&#8217;anno.&#160; Prossimi passi:&#160;In arrivo un top che può essere indossato in cinque modi diversi. Organizzare più pop up store (negozi temporanei), anche in altri paesi (Germania, Olanda per esempio). Trovare uno spazio di vendita fisso. Migliorare il sito, in particolare ancora di più la sezione relativa alla trasparenza. Introdurre appena possibile un programma di beneficenza. Obiettivi di sviluppo sostenibile: 12. Link al sito&#160; Menesthò Costumi da bagno sostenibili e di lusso (spedizione in tutto il mondo, gratis in Europa). Questo brand non era tra i finalisti, ma desideriamo raccontarvene la storia. Vicki Griva ha studiato e lavorato per un po&#8217; in Italia e possiamo intervistarla nella nostra lingua. Anche lei ha avuto esperienze professionali in aziende di moda, prima di avviare il proprio brand, che l&#8217;hanno colpita e spinta a intraprendere qualcosa di diverso. Mi racconta di due episodi in particolare che sono stati la goccia che fa traboccare il vaso. La prima in un&#8217;azienda italiana del settore Moda Lusso: per la nuova collezione autunno/inverno si trova davanti un cincillà intero&#8230; Si sente male e da quel momento decide &#8220;niente animali, è un&#8217;assoluta crudeltà e non è necessario&#8221;. La seconda in un marchio fast fashion. È la fine di aprile 2013, è crollato lo stabilimento Rana Plaza in Bangladesh. Il capo dell&#8217;azienda convoca i dipendenti e l&#8217;unica cosa che tiene a comunicare in quella tragica occasione è &#8220;Noi non produciamo in quello stabilimento&#8221;. Vicky allora si dice: &#8220;Basta, voglio fare qualcosa io&#8221;. Con il fratello, Giorgos Grivas, inizia nel 2014 con vestiti (ora non più in catalogo) e costumi, producendo su ordinazione per minimizzare gli sprechi e per accontentare se possibile le richieste dei clienti. Anche nel design applica la filosofia zero waste, limitando al minimo gli scarti di tessuto. Scelgono Vita, un tessuto di Econyl prodotto in Italia dal riciclo di bottiglie di plastica e di reti da pesca recuperate nei mari, creato in modo da minimizzare il rilascio di microfibre. La stampa dei tessuti e la produzione sono in UK. I costumi sono reversibili: se ne acquistano due in uno, potendo sceglierne le combinazioni. Il packaging è in cotone biologico.&#160; Le sfide affrontate: Ciò che trovano più difficile è far arrivare ai clienti il messaggio che una scelta sostenibile è meglio non solo per il pianeta, ma a lungo andare anche per il loro portafogli. In un mondo dove le aziende producono in massa vendendo a prezzi bassissimi è difficile. Ma comprando articoli di bassa qualità i consumatori dovranno sostituirli in breve tempo, rivelandosi nel lungo periodo una scelta non più economica dell’acquisto da subito di un capo di qualità, fatto a mano, di lunga durata. Un’altra sfida: trovare materiali sostenibili per altri aspetti del business, come cartoleria, spedizioni etc. “La scelta é veramente limitata cosi purtroppo alcune volte dobbiamo procedere con ciò che é a disposizione, anche se non è il meglio dal punto di vista eco-friendly”. Prossimi passi: Un software che consenta al cliente di valutare meglio in fase di acquisto come starà con il costume che desidera comprare. Stanno pensando anche a un tessuto che possa essere utilizzato di nuovo alla fine del ciclo di vita del prodotto. Prevedono di&#160;espandere le collezioni a breve diventando &#8220;go to&#8221; brand per ogni aspetto relativo all’ “acqua outfit”. Nel lungo termine puntano invece ad aggiungere un programma di ritiro dei costumi usati per riciclarli. &#160;“Ogni giorno puntiamo su fare qualcosa in più verso l&#8217;assoluta sostenibilità. L’obiettivo é creare un’azienda che faccia il meno possibile male al nostro ambiente ed al nostro pianeta in generale, mentre cerchiamo di restare economicamente sostenibili”. Obiettivi di sviluppo sostenibile: 12, 14. Link al sito]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Italiano (<a href="https://dress-ecode.com/stories-of-brands-that-decided-to-make-the-difference-be-the-change-awards-2/">For English click here</a>)</p>
<p>Continuiamo a raccontarvi le storie dei marchi finalisti di Be The Change Awards 2019, le loro motivazioni, le sfide, i prossimi passi. Se avete perso la prima puntata, potete trovarla qui: <a href="https://dress-ecode.com/2019/05/01/storie-di-brand-che-decidono-di-fare-la-differenza-be-the-change-awards-1/">Prima puntata</a>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Wess</strong></span></p>
<p>Abbigliamento donna, per comporre un guardaroba &#8220;capsula&#8221;. Spediscono ovunque nell&#8217;Unione Europea. Marine Vicenzotti e Rebecca Parienti avviano Wess nel 2017, in origine come un negozio on line di abbigliamento etico, sostenibile e vegano, creando guardaroba capsula. Alla fine del 2018, decidono di smettere di rivendere altri marchi e di creare il proprio. &#8220;Aveva senso perché volevamo davvero proporre un consumo minimalista attraverso il concetto di guardaroba capsula, sviluppando la nostra di idea di 5 pezzi che possono essere mischiati e abbinati per creare 30 differenti outfit, così come la nostra linea di pezzi base di moda con elementi basilari co-progettati. L&#8217;idea dietro il concetto di vendita di guardaroba capsula è nata quando <strong>abbiamo iniziato a cambiare il nostro modo personale di consumare moda e renderci conto che uno dei problemi principali nel settore della moda è il consumo eccessivo</strong>. <strong>Volevamo mostrare alle donne che non è necessario avere un guardaroba sovraccarico per sentirsi bene ed essere eleganti</strong>&#8220;, racconta Rebecca. &#8220;All&#8217;epoca lavoravo nel settore della moda e quando Marine e io decidemmo di lanciare Wess, <strong>volevamo utilizzare questa esperienza della moda per aiutare altre donne</strong>. A quei tempi, vivevamo entrambi a Londra come coinquiline e discutevamo spesso di moda etica. Il progetto di Wess è apparso abbastanza rapidamente. Marine è un imprenditore nato e quello che personalmente immaginavo come hobby secondario per noi era una società praticabile per lei. Un giorno al pub tra due gin tonic abbiamo deciso di creare Wess. Volevamo utilizzare tutta questa energia, abilità che avevamo imparato da qualche altra parte per lavorare verso qualcosa in cui credevamo e <strong>aiutare altre donne a fare il salto verso la moda etica</strong>&#8220;.</p>
<p>&#8220;Durante l&#8217;anno, in nessun momento particolare, lanciamo elementi basilari di moda di cui tutti abbiamo bisogno nel nostro guardaroba (la camicia bianca, l&#8217;abito da giorno a notte, il top bretone così chic &#8230;). Per questi elementi chiediamo alla nostra community di votare su tutti gli aspetti per pochi mesi e poi avvalersi del prodotto in una campagna di pre-ordine. Quando i pre-ordini vengono eseguiti produciamo l&#8217;indumento in modo etico, sostenibile e vegano. Questo è quello che abbiamo fatto con il nostro primo prodotto: il maglione reversibile bretone. Siamo stati molto contenti dei risultati&#8221;.&nbsp;Inoltre aggiungono consigli personali sugli abiti spediti (per esempio, su cosa indossare insieme o come personalizzarlo), &#8220;così quando qualcuno lo compra, c&#8217;è più possibilità che lo si ami e indossi il più possibile. Sempre per combattere il consumo eccessivo&#8221;.</p>
<p>Per ora utilizzano solo cotone biologico, etichettato GOTS, prodotto da diversi partner in India con cui collaborano da anni. La produzione dei vestiti è realizzata in India da una cooperativa di donne&nbsp;delle baraccopoli di Mumbai, che possono lavorare con un vero stipendio e con condizioni di lavoro sicure e piacevoli. &#8220;Nella cooperativa ci sono anche una scuola, un asilo nido e un programma di sponsorizzazione per le donne che invitano i bambini a mandarli all&#8217;università. C&#8217;è anche un centro medico, un fondo comune e così via. <strong>È un vero progetto sociale che va ben oltre la produzione di abiti</strong>&#8220;. Come packaging utilizzano grandi buste riciclabili.&nbsp;</p>
<p><strong>Le sfide che affrontano:</strong> La principale è legata al <strong>costo molto elevato nello sviluppo di un business sostenibile</strong> (materie prime, fabbriche, imballaggi&#8230;). Inoltre, il costo finale dei prodotti è, naturalmente, più alto di quello della fast fashion. &#8220;<strong>A volte le persone non comprendono il perché, dopo che per così tanto tempo i prezzi sono stati alterati.</strong> Quindi c&#8217;è anche il ruolo dell&#8217;informazione&#8221;. L&#8217;altra sfida è trovare i partner giusti per essere sicuri che siano coinvolti nella sostenibilità quanto loro.</p>
<p><strong>Prossimi passi:</strong> Stanno lavorando per un packaging più sostenibile.&nbsp;Vogliono sviluppare di più il sistema di pre-ordini, al fine di produrre quantità il più vicino possibile alla domanda. Per le nuove collezioni stanno esplorando altri materiali come Tencel e fibre riciclate.&nbsp;Desiderano espandere le vendite in altri paesi.</p>
<p><a href="https://www.un.org/sustainabledevelopment/blog/2015/12/sustainable-development-goals-kick-off-with-start-of-new-year/">Obiettivi di sviluppo sostenibile</a>: 5, 12.</p>
<p><a href="https://www.capsule-wess.com/en/welcome/">Link al sito</a></p>


<div class="wp-block-file"><a href="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/Wess.mp4">Wess &#8211; Guarda il video</a><a href="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/Wess.mp4" class="wp-block-file__button" download></a></div>



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<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Zola Amour</strong></span></p>
<p>Abbigliamento da donna, con capi essenziali e di qualità (spedizione in tutto il mondo). Emilie Evans ha deciso nel 2016 di dedicarsi a questo progetto dopo aver lavorato per l&#8217;industria della moda, anche per un noto brand di scarpe, colpita da un sistema che arreca danno alle persone, all&#8217;ambiente, ai consumatori, dalla spinta a comprare sempre di più. Lavorando si rende conto del numero di collezioni da far uscire, quattro volte all&#8217;anno, con prodotti sempre diversi in modo da invogliare a nuovi acquisti. In un viaggio di lavoro a Hong Kong, resta impressionata dallo smog che offusca il cielo, pensando all&#8217;inizio si trattasse di semplice foschia. È durante i viaggi che Emilie realizza in modo scioccante l&#8217;impronta dell&#8217;industria. &#8220;Ho immediatamente compreso l&#8217;impatto che la fast fashion ha sull&#8217;ambiente. Non ho mai visto così tanto inquinamento nella mia vita.&nbsp;<strong>Mentre salivamo per una stradina secondaria vicino all&#8217;ingresso di una fabbrica, ci trovammo di fronte a un mucchio di pezzi di scarti della recente corsa alla produzione. Gomma, PU, schiuma, polistirene espanso, pelle, poliestere, pannelli sottopiede, solette&#8230; ogni cosa che ti viene in mente, era lì. Questa era solo una delle tante montagne di rifiuti abbandonate che avremmo visto durante i nostri viaggi.</strong> Tutto ciò contribuisce agli incredibili 12 milioni di tonnellate di rifiuti tessili gettati nelle discariche ogni anno&#8221;. Emilie decide di non contribuire a tutto questo. Si licenzia, per un anno lavora in due coffee shop e intanto studia per il suo progetto. Così nasce Zola Amour, che propone abbigliamento da indossare a lungo, semplice, in fibre naturali biodegradabili, certificate: cotone biologico, lino, canapa, bambù. Nella sezione &#8220;Trasparenza&#8221; del loro sito, sono indicati i fornitori e le certificazioni. Anche il filo è naturale: 100% cotone organico certificato GOTS. Le cerniere sono in poliestere riciclato. I vestiti sono prodotti a mano in UK. Il packaging è in carta velina riciclata e la scatola in cartone riciclato. Gli articoli della collezione sono inseriti pian piano che si presenta l&#8217;esigenza di inserire un pezzo base, non ogni stagione più volte all&#8217;anno.&nbsp;</p>
<p><strong>Prossimi passi:</strong>&nbsp;In arrivo un top che può essere indossato in cinque modi diversi. Organizzare più pop up store (negozi temporanei), anche in altri paesi (Germania, Olanda per esempio). Trovare uno spazio di vendita fisso. Migliorare il sito, in particolare ancora di più la sezione relativa alla trasparenza. Introdurre appena possibile un programma di beneficenza.</p>
<p><a href="https://www.un.org/sustainabledevelopment/blog/2015/12/sustainable-development-goals-kick-off-with-start-of-new-year/">Obiettivi di sviluppo sostenibile</a>: 12.</p>
<p><a href="https://zolaamour.com">Link al sito&nbsp;</a></p>


<div class="wp-block-file"><a href="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/Zola-Amour.mp4">Zola Amour &#8211; Guarda il video</a><a href="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/Zola-Amour.mp4" class="wp-block-file__button" download>Scarica</a></div>



<ul class="wp-block-gallery columns-0 is-cropped wp-block-gallery-2 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img decoding="async" width="1024" height="683" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/05/jumpsuits-group-shot-sitting-6258-1024x683.jpg" alt="" data-id="3262" data-link="https://dress-ecode.com/2019/05/03/storie-di-brand-che-decidono-di-fare-la-differenza-be-the-change-awards-2/jumpsuits-group-shot-sitting-6258/" class="wp-image-3262" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/05/jumpsuits-group-shot-sitting-6258-1024x683.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/05/jumpsuits-group-shot-sitting-6258-600x400.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/05/jumpsuits-group-shot-sitting-6258-300x200.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/05/jumpsuits-group-shot-sitting-6258-768x512.jpg 768w, 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<p><span style="color: #acc0a5;"><strong>Menesthò</strong></span></p>
<p>Costumi da bagno sostenibili e di lusso (spedizione in tutto il mondo, gratis in Europa). Questo brand non era tra i finalisti, ma desideriamo raccontarvene la storia. Vicki Griva ha studiato e lavorato per un po&#8217; in Italia e possiamo intervistarla nella nostra lingua. Anche lei ha avuto esperienze professionali in aziende di moda, prima di avviare il proprio brand, che l&#8217;hanno colpita e spinta a intraprendere qualcosa di diverso.</p>
<p>Mi racconta di due episodi in particolare che sono stati la goccia che fa traboccare il vaso. La prima in un&#8217;azienda italiana del settore Moda Lusso: per la nuova collezione autunno/inverno si trova davanti un cincillà intero&#8230; Si sente male e da quel momento decide &#8220;niente animali, è un&#8217;assoluta crudeltà e non è necessario&#8221;. La seconda in un marchio fast fashion. È la fine di aprile 2013, è crollato lo stabilimento Rana Plaza in Bangladesh. Il capo dell&#8217;azienda convoca i dipendenti e l&#8217;unica cosa che tiene a comunicare in quella tragica occasione è &#8220;Noi non produciamo in quello stabilimento&#8221;. <strong>Vicky allora si dice: &#8220;Basta, voglio fare qualcosa io&#8221;.</strong> Con il fratello, Giorgos Grivas, inizia nel 2014 con vestiti (ora non più in catalogo) e costumi, producendo su ordinazione per minimizzare gli sprechi e per accontentare se possibile le richieste dei clienti. Anche nel design applica la filosofia zero waste, limitando al minimo gli scarti di tessuto. Scelgono Vita, un tessuto di Econyl prodotto in Italia dal riciclo di bottiglie di plastica e di reti da pesca recuperate nei mari, creato in modo da minimizzare il rilascio di microfibre. La stampa dei tessuti e la produzione sono in UK. I costumi sono reversibili: se ne acquistano due in uno, potendo sceglierne le combinazioni. Il packaging è in cotone biologico.&nbsp;</p>
<p><strong>Le sfide affrontate: </strong>Ciò che trovano più difficile è far arrivare ai clienti il messaggio che<strong> una scelta sostenibile è meglio non solo per il pianeta, ma a lungo andare anche per il loro portafogli</strong>. In un mondo dove le aziende producono in massa vendendo a prezzi bassissimi è difficile. Ma comprando articoli di bassa qualità i consumatori dovranno sostituirli in breve tempo, rivelandosi nel lungo periodo una scelta non più economica dell’acquisto da subito di un capo di qualità, fatto a mano, di lunga durata. Un’altra sfida: trovare materiali sostenibili per altri aspetti del business, come cartoleria, spedizioni etc. “La scelta é veramente limitata cosi purtroppo alcune volte dobbiamo procedere con ciò che é a disposizione, anche se non è il meglio dal punto di vista eco-friendly”.</p>
<p><strong>Prossimi passi:</strong> Un software che consenta al cliente di valutare meglio in fase di acquisto come starà con il costume che desidera comprare. Stanno pensando anche a un tessuto che possa essere utilizzato di nuovo alla fine del ciclo di vita del prodotto. Prevedono di&nbsp;espandere le collezioni a breve diventando &#8220;go to&#8221; brand per ogni aspetto relativo all’ “acqua outfit”. Nel lungo termine puntano invece ad aggiungere un programma di ritiro dei costumi usati per riciclarli. &nbsp;<strong>“Ogni giorno puntiamo su fare qualcosa in più verso l&#8217;assoluta sostenibilità. L’obiettivo é creare un’azienda che faccia il meno possibile male al nostro ambiente ed al nostro pianeta in generale, mentre cerchiamo di restare economicamente sostenibili”</strong>.</p>
<p><a href="https://www.un.org/sustainabledevelopment/blog/2015/12/sustainable-development-goals-kick-off-with-start-of-new-year/">Obiettivi di sviluppo sostenibile</a>: 12, 14.</p>
<p><a href="https://menestho.com">Link al sito</a></p>


<div class="wp-block-file"><a href="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/05/Menesthò.mp4">Menesthò &#8211; Guarda il video</a><a href="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/05/Menesthò.mp4" class="wp-block-file__button" download>Scarica</a></div>



<ul class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-3 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="931" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/IMG_6159-1024x931.jpg" alt="" data-id="3087" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=3087" class="wp-image-3087" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/IMG_6159-1024x931.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/IMG_6159-600x546.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/IMG_6159-300x273.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/IMG_6159-768x698.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/IMG_6159-1160x1055.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="756" height="1024" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/IMG_6156-756x1024.jpg" alt="" data-id="3088" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=3088" class="wp-image-3088" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/IMG_6156-756x1024.jpg 756w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/IMG_6156-600x813.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/IMG_6156-221x300.jpg 221w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/IMG_6156-768x1041.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/IMG_6156-1160x1572.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/IMG_6156.jpg 1825w" sizes="auto, (max-width: 756px) 100vw, 756px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="926" height="1024" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/IMG_6153-926x1024.jpg" alt="" data-id="3089" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=3089" class="wp-image-3089" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/IMG_6153-926x1024.jpg 926w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/IMG_6153-600x664.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/IMG_6153-271x300.jpg 271w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/IMG_6153-768x850.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/IMG_6153-1160x1283.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 926px) 100vw, 926px" /></figure></li></ul>
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		<title>Vita da Dress Ecode &#8211; Dietro le quinte: un modo nuovo di progettare, produrre e gestire è possibile!</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Apr 2019 07:41:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Italiano/English Una delle convinzioni che ho è che per scrivere su un sito sia necessario leggere, studiare, informarsi sempre su ciò di cui si scrive. Certo non ci sente mai pronti: stare al passo con quello che accade nel mondo richiede attualmente ritmi rapidi, essere aggiornati sulle nuove tecnologie e scoperte comporta un impegno costante, leggere tutto ciò che al giorno d&#8217;oggi è facilmente a disposizione su un argomento è un&#8217;impresa, selezionare le fonti sicure è sfidante. Ma ritengo sia necessario per comprendere, proporre, descrivere, raccontare, spiegare, confrontarsi su un tema di cui ci si occupa. E praticamente diventa un obbligo se come nel nostro caso si tengono lezioni e workshop. Nel percorso di aggiornamento rientrano anche i corsi (nell&#8217;ultimo anno ne ho seguiti 5 sull&#8217;argomento moda, moda sostenibile, design, sostenibilità). Leggerei tre libri al giorno su queste tematiche! Da una parte, il corso sulle strategie sostenibili di business (Harvard) mi ha rincuorato con un bellissimo messaggio positivo e la possibilità di cambiare la gestione aziendale orientandola a un solido scopo sociale e/o ambientale (diverso dalla formale mission) con risultati economici positivi nel lungo termine. Si può essere sostenibili e profittevoli, si può gestire in modo efficiente un&#8217;azienda prestando attenzione alle persone e all&#8217;ambiente. Credo in questo fortemente, al punto da voler orientare un nuovo modo di fare consulenza ad aziende e altre piccole/grandi organizzazioni verso forti obiettivi sociali e ambientali, con risultati positivi per tutti gli attori coinvolti, per le comunità in cui operano, per la natura circostante. Una domanda di un compito del corso: &#8220;Una singola azienda che agisce da sola può avere un grande impatto su clienti, dipendenti e comunità. Ma può avere un impatto al di là del suo mondo particolare? Se sì come?&#8221;. Così ho risposto al compito: &#8220;Sì, penso che il loro impatto sia come una pietra gettata in un lago, producendo cerchi sempre più grandi che creano onde e muovono l&#8217;acqua intorno. È come un effetto a catena: se hanno un impatto su clienti, dipendenti e comunità allora clienti, dipendenti e comunità a loro volta creeranno un impatto simile, moltiplicando e diffondendo l&#8217;effetto. Se le singole aziende valorizzano la sostenibilità e il rispetto per le persone e l&#8217;ambiente, tali valori &#8211; attraverso i loro comportamenti e le loro azioni &#8211; influenzeranno i clienti, i dipendenti e quindi le comunità&#8221;. Dall&#8217;altra parte, il corso teorico e pratico presso il London College of Fashion (University of Art London) sul design sostenibile nella moda mi ha fatto toccare con mano le sfide dei designer di oggi e riflettere su quanto sia in fondo stimolante vivere in questo momento, in cui la creatività è la chiave per individuare tutte le opportunità che abbiamo per cambiare il sistema della moda (e non solo). Vedere da vicino le opzioni tra cui possiamo scegliere in fase di creazione degli indumenti mi ha portato a riflettere ancora di più sulla responsabilità dei designer. &#8220;In molti modi, la crisi ambientale è una crisi del design. È una conseguenza di come gli oggetti sono fatti, gli edifici sono costruiti e i paesaggi utilizzati&#8221;. (Van&#160;Der Ryn, 2004) Abbiamo gli strumenti per ideare e realizzare soluzioni per vestirsi (e in generale per vivere) minimizzando il nostro impatto negativo sulla natura, oltre che sulle persone coinvolte e sugli animali. Un gruppo di studio internazionale (siamo arrivati da Ucraina, Spagna, Italia, India, Brasile, Ungheria, Singapore, Giappone, Regno Unito) dà speranza di diffondere buone nuove pratiche di settore nel mondo! Grazie all&#8217;insegnante Noorin Khamisani, fondatrice del brand sostenibile Outsider, per tutti gli input creativi. Abbiamo provato insieme ad applicare l&#8217;upcycling, inventandoci nuovi usi di giacche da uomo destinate ai rifiuti. Abbiamo sperimentato la sfida del design zero waste, per creare senza produrre alcuno scarto con i tessuti a disposizione. Abbiamo fatto il pieno di stimoli per creare e di positività sul futuro del settore nonostante le complesse sfide! Un modo nuovo di progettare, produrre e gestire è possibile (e necessario), ci crediamo fortemente. Più sotto le foto dell&#8217;esperienza. English &#8211; Dress Ecode&#8217;s lifestyle: Behind the scenes &#8211;&#160;A new way of designing, producing and managing is possible One of the beliefs I have is that to write on a website it is necessary to read, study, always inquire about what is written. Certainly you never feel ready: keeping up with what is happening in the world currently requires rapid rhythms, being up to date on new technologies and discoveries involves constant effort, reading everything that is readily available on a topic today is a company, selecting the trustable sources is challenging. But I think it is necessary to understand, to propose, to describe, to narrate, to explain, to confront oneself on a theme we are dealing with. And practically it becomes an obligation if, as in our case, lessons and workshops are held. Courses are also included in the growing path (in the last year I have followed 5 of them on the topic of fashion, sustainable fashion, design, sustainability). I would read three books a day on those issues! On the one hand, the course on sustainable business strategies (Harvard) has encouraged me with a beautiful positive message and the possibility of changing business management, orienting it towards a solid social and/or environmental purpose (different from the formal mission) with positive economic results in the long term. You can be sustainable and profitable, you can efficiently manage a company by paying attention to people and the environment. I strongly believe in this, to the point of wanting to orientate a new way of consulting companies and other small/large organisations towards strong social and environmental objectives, with positive results for all the actors involved, for the communities in which they operate, for nature surrounding. A question of a course homework: &#8220;Individual firms acting alone can have a great impact on customers, employees and communities. But can they have an impact beyond their particular worlds? If so how?&#8221;. That was my reply: &#8220;Yes, I think their impact is like a stone thrown in a lake, producing circles larger and larger that create waves and move the water around. It&#8217;s like a chain effect: if they have an impact on customers, employees and communities then customers, employees and communities on their own create a similar impact, multiplying and spreading the effect. If individual firms value sustainability and respect for people and the environment, those values &#8211; through their behaviours and actions &#8211; will affect clients, employees and then the communities&#8221;. On the other hand, the theoretical and practical course at the London College of Fashion (University of Art London) on sustainable fashion design made me touch the challenges of today designers and reflect on how stimulating it is to live in this moment, in which creativity is the key to identifying all the opportunities we have to change the fashion system (and not only). Seeing the options we can choose from when creating garments has led me to think even more about the responsibility of designers. &#8220;In many ways, the environmental crisis is a design crisis. It is a consequence of how things are made, buildings are constructed, and landscapes are used&#8221;. (Van&#160;Der Ryn, 2004) We have the tools to design and implement solutions to dress (and generally live) by minimizing our negative impact on nature, as well as on the people involved and animals. An international study group (we arrived from Ukraine, Spain, Italy, India, Brazil, Hungary, Singapore, Japan, United Kingdom) gives hope to spread good new industry practices around the world! Thanks to the teacher Noorin Khamisani, founder of the sustainable brand Outsider, for all the creative inputs. We tried together to apply the upcycling, inventing new uses for men&#8217;s jackets that were going to be wasted. We have experienced the challenge of zero waste design, to create without producing any waste with the available fabrics. We have been full of inspirations to create and be positive about the future of the sector despite the complex challenges! A new way of designing, producing and managing is possible (and necessary), we strongly believe in it.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Italiano/English</p>



<p>Una delle convinzioni che ho è che per scrivere su un sito sia necessario leggere, studiare, informarsi sempre su ciò di cui si scrive. Certo non ci sente mai pronti: <strong>stare al passo con quello che accade nel mondo richiede attualmente ritmi rapidi, essere aggiornati sulle nuove tecnologie e scoperte comporta un impegno costante, leggere tutto ciò che al giorno d&#8217;oggi è facilmente a disposizione su un argomento è un&#8217;impresa, selezionare le fonti sicure è sfidante</strong>. Ma ritengo sia necessario per comprendere, proporre, descrivere, raccontare, spiegare, confrontarsi su un tema di cui ci si occupa. E praticamente diventa un obbligo se come nel nostro caso si tengono lezioni e workshop. Nel percorso di aggiornamento rientrano anche i corsi (nell&#8217;ultimo anno ne ho seguiti  5 sull&#8217;argomento moda, moda sostenibile, design, sostenibilità). Leggerei tre libri al giorno su queste tematiche!</p>



<p>Da una parte, il corso sulle strategie sostenibili di business (Harvard) mi ha rincuorato con un bellissimo messaggio positivo e la possibilità di cambiare la gestione aziendale orientandola a un solido scopo sociale e/o ambientale (diverso dalla formale mission) con risultati economici positivi nel lungo termine. <strong>Si può essere sostenibili e profittevoli, si può gestire in modo efficiente un&#8217;azienda prestando attenzione alle persone e all&#8217;ambiente. </strong>Credo in questo fortemente, al punto da voler orientare un nuovo modo di fare consulenza ad aziende e altre piccole/grandi organizzazioni verso forti obiettivi sociali e ambientali, con risultati positivi per tutti gli attori coinvolti, per le comunità in cui operano, per la natura circostante. Una domanda di un compito del corso: &#8220;Una singola azienda che agisce da sola può avere un grande impatto su clienti, dipendenti e comunità. Ma può avere un impatto al di là del suo mondo particolare? Se sì come?&#8221;.  Così ho risposto al compito: </p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>&#8220;Sì, penso che il loro impatto sia come una pietra gettata in un lago, producendo cerchi sempre più grandi che creano onde e muovono l&#8217;acqua intorno. È come un effetto a catena: se hanno un impatto su clienti, dipendenti e comunità allora clienti, dipendenti e comunità a loro volta creeranno un impatto simile, moltiplicando e diffondendo l&#8217;effetto. Se le singole aziende valorizzano la sostenibilità e il rispetto per le persone e l&#8217;ambiente, tali valori &#8211; attraverso i loro comportamenti e le loro azioni &#8211; influenzeranno i clienti, i dipendenti e quindi le comunità&#8221;.</p></blockquote>



<p>Dall&#8217;altra parte, il corso teorico e pratico presso il London College of Fashion (University of Art London) sul design sostenibile nella moda mi ha fatto toccare con mano le sfide dei designer di oggi e riflettere su <strong>quanto sia in fondo stimolante vivere in questo momento, in cui la creatività è la chiave per individuare tutte le opportunità che abbiamo per cambiare il sistema della moda (e non solo)</strong>. Vedere da vicino le opzioni tra cui possiamo scegliere in fase di creazione degli indumenti mi ha portato a riflettere ancora di più sulla responsabilità dei designer.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>&#8220;In molti modi, la crisi ambientale è una crisi del design. È una conseguenza di come gli oggetti sono fatti, gli edifici sono costruiti e i paesaggi utilizzati&#8221;. (Van&nbsp;Der Ryn, 2004)</p></blockquote>



<p>Abbiamo gli strumenti per ideare e realizzare soluzioni per vestirsi (e in generale per vivere) minimizzando il nostro impatto negativo sulla natura, oltre che sulle persone coinvolte e sugli animali.</p>



<p>Un gruppo di studio internazionale (siamo arrivati da Ucraina, Spagna, Italia, India, Brasile, Ungheria, Singapore, Giappone, Regno Unito) dà speranza di diffondere buone nuove pratiche di settore nel mondo! Grazie all&#8217;insegnante Noorin Khamisani, fondatrice del brand sostenibile <a href="https://www.outsiderfashion.com">Outsider</a>, per tutti gli input creativi. Abbiamo provato insieme ad applicare l&#8217;upcycling, inventandoci nuovi usi di giacche da uomo destinate ai rifiuti. Abbiamo sperimentato la sfida del design zero waste, per creare senza produrre alcuno scarto con i tessuti a disposizione. Abbiamo fatto il pieno di stimoli per creare e di positività sul futuro del settore nonostante le complesse sfide!</p>



<p><strong>Un modo nuovo di progettare, produrre e gestire è possibile (e necessario), ci crediamo fortemente.</strong></p>



<p>Più sotto le foto dell&#8217;esperienza.</p>


<hr>
<p><strong>English &#8211; Dress <span style="color: #acc0a5;"><em>Eco</em></span>de&#8217;s lifestyle: Behind the scenes &#8211;&nbsp;</strong><strong>A new way of designing, producing and managing is possible</strong></p>
<p>One of the beliefs I have is that to write on a website it is necessary to read, study, always inquire about what is written. Certainly you never feel ready: keeping up with what is happening in the world currently requires rapid rhythms, being up to date on new technologies and discoveries involves constant effort, reading everything that is readily available on a topic today is a company, selecting the trustable sources is challenging. But I think it is necessary to understand, to propose, to describe, to narrate, to explain, to confront oneself on a theme we are dealing with. And practically it becomes an obligation if, as in our case, lessons and workshops are held. Courses are also included in the growing path (in the last year I have followed 5 of them on the topic of fashion, sustainable fashion, design, sustainability). I would read three books a day on those issues!</p>


<p>On the one hand, the course on sustainable business strategies (Harvard) has encouraged me with a beautiful positive message and the possibility of changing business management, orienting it towards a solid social and/or environmental purpose (different from the formal mission) with positive economic results in the long term. You can be sustainable and profitable, you can efficiently manage a company by paying attention to people and the environment. I strongly believe in this, to the point of wanting to orientate a new way of consulting companies and other small/large organisations towards strong social and environmental objectives, with positive results for all the actors involved, for the communities in which they operate, for nature surrounding. A question of a course homework: &#8220;Individual firms acting alone can have a great impact on customers, employees and communities. But can they have an impact beyond their particular worlds? If so how?&#8221;. That was my reply:<br></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>&#8220;Yes, I think their impact is like a stone thrown in a lake, producing circles larger and larger that create waves and move the water around. It&#8217;s like a chain effect: if they have an impact on customers, employees and communities then customers, employees and communities on their own create a similar impact, multiplying and spreading the effect. If individual firms value sustainability and respect for people and the environment, those values &#8211; through their behaviours and actions &#8211; will affect clients, employees and then the communities&#8221;.</p></blockquote>



<p>On the other hand, the theoretical and practical course at the London College of Fashion (University of Art London) on sustainable fashion design made me touch the challenges of today designers and reflect on how stimulating it is to live in this moment, in which creativity is the key to identifying all the opportunities we have to change the fashion system (and not only). Seeing the options we can choose from when creating garments has led me to think even more about the responsibility of designers.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow"><p>&#8220;In many ways, the environmental crisis is a design crisis. It is a consequence of how things are made, buildings are constructed, and landscapes are used&#8221;. (Van&nbsp;Der Ryn, 2004)</p></blockquote>


<p>We have the tools to design and implement solutions to dress (and generally live) by minimizing our negative impact on nature, as well as on the people involved and animals.</p>
<p>An international study group (we arrived from Ukraine, Spain, Italy, India, Brazil, Hungary, Singapore, Japan, United Kingdom) gives hope to spread good new industry practices around the world! Thanks to the teacher Noorin Khamisani, founder of the sustainable brand <a href="https://www.outsiderfashion.com">Outsider</a>, for all the creative inputs. We tried together to apply the upcycling, inventing new uses for men&#8217;s jackets that were going to be wasted. We have experienced the challenge of zero waste design, to create without producing any waste with the available fabrics. We have been full of inspirations to create and be positive about the future of the sector despite the complex challenges!</p>
<p><strong>A new way of designing, producing and managing is possible (and necessary), we strongly believe in it.</strong></p>


<ul class="wp-block-gallery columns-1 is-cropped wp-block-gallery-4 is-layout-flex wp-block-gallery-is-layout-flex"><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="720" height="960" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/55698533_10157330822841686_3890938816227180544_n.jpg" alt="" data-id="2046" data-link="https://dress-ecode.com/?attachment_id=2046" class="wp-image-2046" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/55698533_10157330822841686_3890938816227180544_n.jpg 720w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/55698533_10157330822841686_3890938816227180544_n-600x800.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2019/04/55698533_10157330822841686_3890938816227180544_n-225x300.jpg 225w" sizes="auto, (max-width: 720px) 100vw, 720px" /></figure></li><li class="blocks-gallery-item"><figure><img loading="lazy" decoding="async" width="960" height="720" 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		<title>6 materiali insoliti per i nostri vestiti dagli scarti di altre produzioni: viva i designer coraggiosi e creativi e i consumatori responsabili!</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Aug 2018 14:04:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Da quando ho iniziato il cammino verso una maggiore attenzione all’impatto del mio stile di vita su persone e ambiente, ho scoperto un mondo di materie prime alternative utilizzabili per i nostri vestiti. Cotone, lana e materiali sintetici fino ad allora mi erano sempre sembrate, in modo scontato, gli unici materiali, non ponendomi in realtà molte domande su come gli indumenti fossero fabbricati e fermandomi superficialmente all’estetica. Se da una parte mi accorgo della responsabilità come consumatore quando acquisto, dall’altra ho realizzato quanto anche i designer in questo momento storico siano determinanti nel trasformare la moda in un settore più responsabile e sostenibile. Sembra che circa l’80% dell’impatto ambientale sia infatti definito al momento della creazione di un prodotto! La responsabilità dei designer non è da poco, il loro coraggio e la loro creatività sono fondamentali per cambiare le cose. Volentieri quindi vi racconto di questi designer creativi e coraggiosi, di quelli che non prendono un tessuto per buono perdendo il contatto con la natura da cui deriva e con il produttore ma cercano, indagano, studiano, creano relazioni con chi produce la loro materia prima. Le possibilità sono ampie e in via di sviluppo, grazie a tanti centri di ricerca e a molti innovatori che si stanno dedicando all’utilizzo di materie prime alternative, studiando le soluzioni a minor impatto ambientale. In fondo la varietà potrebbe essere la soluzione più sostenibile: un armadio in cui riusciamo a bilanciare i nostri capi in base alla loro composizione può contribuire a evitare un eccessivo ricorso a uno solo dei materiali disponibili. A Biella abbiamo la Cittadellarte, il polo artistico di Michelangelo Pistoletto che include un laboratorio in cui nell’area moda ci si prefigge di “produrre un cambiamento etico e sostenibile, agendo sia su scala globale che locale”. “Cittadellarte è un grande laboratorio, un generatore di energia creativa, che sviluppa processi di trasformazione responsabile nei diversi settori del tessuto sociale: cultura, produzione, economia e politica”. È affascinante come gli scarti di qualcuno possano diventare una risorsa per qualcun altro. Cotone, lana e materiali sintetici: esiste altro? Sì! Oltre a quelle che abbiamo visto negli appuntamenti del giovedì con la rubrica di moda sostenibile (bambù, lino, alcuni materiali riciclati, cotone biologico) ecco alcune alternative curiose e interessanti: A) Dal legno. È di pochi giorni fa la notizia del nuovo video dell’attrice Michelle Yeoh, ambasciatrice delle Nazioni Unite, su come la scelta di vestire sostenibile non comporti rinunce. “Made in Forests” racconta del suo abito realizzato dal designer Tiziano Guardini, che nella Cittadellarte lo ha creato con un tessuto dalle fibre a base di legno proveniente da foreste sostenibili, il Tencel. Tiziano utilizza tessuti naturali e materiali ecosostenibili per creare abiti di lusso (seta cruelty free, ricami creati da radici di liquirizia o con vecchi cd lacerati, plastica e reti da pesca recuperate, corteccia di pino, rami di ulivo, spighe di grano, ecc.). “ECOuture. Rispetto e Sperimentazione. Questa è in sintesi la filosofia di Tiziano Guardini, brand attento da sempre alla Ricerca in tutte le sue forme. Ricerca di materiali, di lavorazioni, di forma e contenuti, ricerca etica ed estetica”. https://www.tizianoguardini.com In Francia, Do you green produce intimo biologico&#160; dalla fibra di pino, derivata da foreste sostenibili francesi. Nessun prodotto chimico tossico è impiegato, neppure nel processo di trasformazione. I prodotti sono incartati nei fogli utilizzati per disegnare gli schizzi delle nuove collezioni e spediti in altri paesi via nave. Adoro questo marchio! Per uomo e donna. https://www.doyougreen.com/en/behind-doyougreen/ B) Dall’arancia. Orange Fiber produce in Italia per il settore moda lusso tessuti sostenibili dai sottoprodotti agrumicoli , che altrimenti andrebbero smaltiti, con costi per l’industria del succo di agrumi e per l’ambiente. “Dall’aspetto serico, del tutto simile alla seta, può essere stampato e colorato come i tessuti tradizionali, opaco o lucido, usato insieme ad altri filati – come il cotone o la seta – o in purezza”. http://orangefiber.it C) Dagli scarti del latte, Antonella Bellino e il suo team creano un tessuto morbido, resistente e idratante (sembra che si prenda cura della pelle idratandola) attraverso un processo di riciclo ecologico che trasforma la caseina in fibra. Due di latte è un brand italiano che vi stupirà con le sue collezioni in tessuti dai nomi&#160;“latte intero“, “latte parzialmente scremato“, “crema di latte” e “latte di riso“. Che ne dite di una t-shirt a manica corta fatta di latte parzialmente scremato? Per donna e bambino. http://www.duedilatte.it D) Dagli scarti della soia, cinque giovani indonesiane (Soya Couture) hanno trovato il modo di realizzare un tessuto simile alla pelle, evitando quindi lo smaltimento di quanto inutilizzato da uno degli alimenti più consumati nel paese sudest asiatico. Un processo molto semplice e a basso impatto ambientale che consente di creare un materiale adatto per l’abbigliamento e per le calzature. Ecco qui il loro video: https://www.youtube.com/watch?v=ZOhNM2Y2Auc E) Dall’uva. Wineleather, ancora un’idea Italiana, è il primo tessuto creato al 100% dal vino. Prodotto da Vegea a Rovereto dagli scarti della produzione del vino, è simile alla pelle e trova impiego nell’abbigliamento e nell’industria automobilistica. Nel processo produttivo non sono utilizzate sostante tossiche né inquinanti, né è consumata acqua. https://www.vegeacompany.com/en/ F) Dai funghi, Muskin è una pelle vegetale ricavata dagli estratti della parte superiore. Il processo di trasformazione è del tutto naturale, non impiega quindi sostanze chimiche tossiche. È un materiale igienico, morbido, assorbente, adatto per creare abiti e scarpe. Un’altra dimostrazione della creatività italiana (Muskin è un’invenzione di Grado Zero Espace, di Montelupo Fiorentino). http://www.gradozero.eu/gzenew/index.php?pg=consultants&#38;lang=it Non vi sembrano idee geniali? Sono solo alcuni degli esempi di materiali sostenibili e vi racconteremo di altre scoperte. Cosa possiamo fare nel nostro “piccolo”? Invitare designer a usare materiali sostenibili o se siamo designer sentire la responsabilità del nostro bellissimo lavoro. E nel nostro armadio bilanciare il ricorso alle diverse fibre! Articolo pubblicato anche su ecoscienti.org &#160;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Da quando ho iniziato il cammino verso una maggiore attenzione all’impatto del mio stile di vita su persone e ambiente, ho scoperto un mondo di materie prime alternative utilizzabili per i nostri vestiti. Cotone, lana e materiali sintetici fino ad allora mi erano sempre sembrate, in modo scontato, gli unici materiali, non ponendomi in realtà molte domande su come gli indumenti fossero fabbricati e fermandomi superficialmente all’estetica.<br />
Se da una parte mi accorgo della responsabilità come consumatore quando acquisto, dall’altra ho realizzato quanto anche i designer in questo momento storico siano determinanti nel trasformare la moda in un settore più responsabile e sostenibile. <strong>Sembra che circa l’80% dell’impatto ambientale sia infatti definito al momento della creazione di un prodotto!</strong> <strong>La responsabilità dei designer non è da poco, il loro coraggio e la loro creatività sono fondamentali per cambiare le cose.</strong> Volentieri quindi vi racconto di questi designer creativi e coraggiosi, di quelli che non prendono un tessuto per buono perdendo il contatto con la natura da cui deriva e con il produttore ma cercano, indagano, studiano, creano relazioni con chi produce la loro materia prima.<br />
Le possibilità sono ampie e in via di sviluppo, grazie a tanti centri di ricerca e a molti innovatori che si stanno dedicando all’utilizzo di materie prime alternative, studiando le soluzioni a minor impatto ambientale. In fondo <strong>la varietà potrebbe essere la soluzione più sostenibile:</strong> un armadio in cui riusciamo a bilanciare i nostri capi in base alla loro composizione può contribuire a evitare un eccessivo ricorso a uno solo dei materiali disponibili.<br />
A Biella abbiamo la Cittadellarte, il polo artistico di Michelangelo Pistoletto che include un laboratorio in cui nell’area moda ci si prefigge di “produrre un cambiamento etico e sostenibile, agendo sia su scala globale che locale”. “Cittadellarte è un grande laboratorio, un generatore di energia creativa, che sviluppa processi di trasformazione responsabile nei diversi settori del tessuto sociale: cultura, produzione, economia e politica”.<br />
<strong>È affascinante come gli scarti di qualcuno possano diventare una risorsa per qualcun altro.</strong><br />
Cotone, lana e materiali sintetici: esiste altro? Sì! Oltre a quelle che abbiamo visto negli appuntamenti del giovedì con la rubrica di moda sostenibile (bambù, lino, alcuni materiali riciclati, cotone biologico) <strong>ecco alcune alternative curiose e interessanti</strong>:</p>
<p>A) <strong>Dal legno.</strong><br />
È di pochi giorni fa la notizia del nuovo video dell’attrice Michelle Yeoh, ambasciatrice delle Nazioni Unite, su come la scelta di vestire sostenibile non comporti rinunce. “<strong>Made in Forests</strong>” racconta del suo abito realizzato dal designer Tiziano Guardini, che nella Cittadellarte lo ha creato con un tessuto dalle fibre a base di legno proveniente da foreste sostenibili, il Tencel. Tiziano utilizza tessuti naturali e materiali ecosostenibili per creare abiti di lusso (seta cruelty free, ricami creati da radici di liquirizia o con vecchi cd lacerati, plastica e reti da pesca recuperate, corteccia di pino, rami di ulivo, spighe di grano, ecc.). “ECOuture. Rispetto e Sperimentazione. Questa è in sintesi la filosofia di Tiziano Guardini, brand attento da sempre alla Ricerca in tutte le sue forme. Ricerca di materiali, di lavorazioni, di forma e contenuti, ricerca etica ed estetica”.<br />
<a href="https://www.tizianoguardini.com">https://www.tizianoguardini.com</a></p>
<p>In Francia, <strong>Do you green</strong> produce intimo biologico&nbsp; dalla fibra di pino, derivata da foreste sostenibili francesi.<br />
Nessun prodotto chimico tossico è impiegato, neppure nel processo di trasformazione.<br />
I prodotti sono incartati nei fogli utilizzati per disegnare gli schizzi delle nuove collezioni e spediti in altri paesi via nave.<br />
Adoro questo marchio!<br />
Per uomo e donna.<br />
<a href="https://www.doyougreen.com/en/behind-doyougreen/">https://www.doyougreen.com/en/behind-doyougreen/</a></p>
<p>B) <strong>Dall’arancia.</strong><br />
<strong>Orange Fiber</strong> produce in Italia per il settore moda lusso tessuti sostenibili dai sottoprodotti agrumicoli , che altrimenti andrebbero smaltiti, con costi per l’industria del succo di agrumi e per l’ambiente. “Dall’aspetto serico, del tutto simile alla seta, può essere stampato e colorato come i tessuti tradizionali, opaco o lucido, usato insieme ad altri filati – come il cotone o la seta – o in purezza”.<br />
<a href="http://orangefiber.it">http://orangefiber.it</a></p>
<p>C) <strong>Dagli scarti del latte</strong>, Antonella Bellino e il suo team creano un tessuto morbido, resistente e idratante (sembra che si prenda cura della pelle idratandola) attraverso un processo di riciclo ecologico che trasforma la caseina in fibra. Due di latte è un brand italiano che vi stupirà con le sue collezioni in tessuti dai nomi&nbsp;<strong>“latte intero“, “latte parzialmente scremato“, “crema di latte” e “latte di riso“.</strong><br />
Che ne dite di una t-shirt a manica corta fatta di latte parzialmente scremato?<br />
Per donna e bambino.<br />
<a href="http://www.duedilatte.it">http://www.duedilatte.it</a></p>
<p>D) <strong>Dagli scarti della soia</strong>, cinque giovani indonesiane (<strong>Soya Couture</strong>) hanno trovato il modo di realizzare un tessuto simile alla pelle, evitando quindi lo smaltimento di quanto inutilizzato da uno degli alimenti più consumati nel paese sudest asiatico. Un processo molto semplice e a basso impatto ambientale che consente di creare un materiale adatto per l’abbigliamento e per le calzature.<br />
Ecco qui il loro video:<br />
<a href="https://www.youtube.com/watch?v=ZOhNM2Y2Auc">https://www.youtube.com/watch?v=ZOhNM2Y2Auc</a></p>
<p>E)<strong> Dall’uva.</strong><br />
<strong>Wineleather</strong>, ancora un’idea Italiana, è il primo tessuto creato al 100% dal vino. Prodotto da Vegea a Rovereto dagli scarti della produzione del vino, è simile alla pelle e trova impiego nell’abbigliamento e nell’industria automobilistica. Nel processo produttivo non sono utilizzate sostante tossiche né inquinanti, né è consumata acqua.<br />
<a href="https://www.vegeacompany.com/en/">https://www.vegeacompany.com/en/</a></p>
<p>F) <strong>Dai funghi,</strong> <strong>Muskin</strong> è una pelle vegetale ricavata dagli estratti della parte superiore. Il processo di trasformazione è del tutto naturale, non impiega quindi sostanze chimiche tossiche. È un materiale igienico, morbido, assorbente, adatto per creare abiti e scarpe. Un’altra dimostrazione della creatività italiana (Muskin è un’invenzione di Grado Zero Espace, di Montelupo Fiorentino).<br />
<a href="http://www.gradozero.eu/gzenew/index.php?pg=consultants&amp;lang=it">http://www.gradozero.eu/gzenew/index.php?pg=consultants&amp;lang=it</a></p>
<p>Non vi sembrano idee geniali? Sono solo alcuni degli esempi di materiali sostenibili e vi racconteremo di altre scoperte.<br />
Cosa possiamo fare nel nostro “piccolo”? <strong>Invitare designer a usare materiali sostenibili o se siamo designer sentire la responsabilità del nostro bellissimo lavoro</strong>. E nel nostro armadio bilanciare il ricorso alle diverse fibre!</p>
<p>Articolo pubblicato anche su ecoscienti.org</p>
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