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	<title>Responsible life / Stile di vita resp. &#8211; Dress Ecode</title>
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	<description>Come vestire sostenibile/ How to dress happily green and fair</description>
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		<title>Cos&#8217;è l&#8217;enclothed cognition e perché cambia la sostenibilità</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Mar 2026 16:19:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Come i vestiti che indossiamo modellano i nostri pensieri — e perché questo ha molto da dire alla moda sostenibile L’enclothed cognition (cognizione &#8220;vestita&#8221;) si riferisce al modo in cui l&#8217;abbigliamento influenza processi psicologici come pensieri, sentimenti e comportamenti, sia attraverso la sensazione fisica sia per il significato simbolico. La ricerca dimostra che questo effetto dipende sia dalle associazioni che facciamo quando indossiamo gli abiti sia dall&#8217;esperienza fisica. Negli ultimo anni questo fenomeno ha aperto una finestra affascinante sul rapporto tra ciò che indossiamo e ciò che pensiamo, proviamo e facciamo. Il camice che acuiva la mente Tutto parte da uno studio ormai classico, pubblicato nel 2012 da Hajo Adam e Adam D. Galinsky sul Journal of Experimental Social Psychology. I ricercatori hanno fatto indossare a un gruppo di partecipanti un camice bianco da medico, chiedendo loro di svolgere alcuni test di attenzione. Il risultato? Prestazioni significativamente migliori rispetto a chi svolgeva gli stessi esercizi in abiti normali — o persino rispetto a chi aveva il camice davanti agli occhi, ma non addosso. Il dettaglio chiave è proprio questo: non bastava vedere il camice. Bisognava indossarlo. E bisognava sapere cosa rappresentava. Secondo Adam e Galinsky (Journal of Experimental Social Psychology 2012), l&#8217;enclothed cognition funziona attraverso due canali simultanei: la sensazione fisica del tessuto sul corpo e il significato simbolico che quella sensazione attiva. Il camice del medico non è solo un indumento — è un codice culturale che evoca cura, rigore, responsabilità. Quando lo indossiamo, quel codice entra in noi. Il loro studio definisce formalmente il fenomeno come «l&#8217;influenza sistematica degli indumenti sui processi psicologici», sottolineando che tale effetto dipende sia dall&#8217;atto fisico di indossare il capo sia dalla comprensione del suo significato simbolico. Non solo camici: i vestiti parlano sempre Una volta capita la logica, gli esempi si moltiplicano ovunque. Chi lavora da casa sa bene che restare in pigiama fino al pomeriggio ha un costo cognitivo reale: è difficile sentirsi produttivi senza il rituale del &#8220;vestirsi per uscire&#8221;. Al contrario, molti professionisti raccontano di aver mantenuto la giacca anche durante le videoconferenze in lockdown — non per apparire, ma per sentirsi nel ruolo. Gli atleti non sono immuni: studi sul cosiddetto power dressing mostrano che indossare divise percepite come &#8220;da campione&#8221; influenza la fiducia e persino le prestazioni fisiche. I colori contano, le forme contano, il peso del tessuto conta. C&#8217;è un esempio che colpisce per la sua precisione: uno studio (Dubois &#38; Anik, Emerald 2022) ha dimostrato che calzare i tacchi fa sì che le donne si sentano più potenti rispetto a quando indossano scarpe basse — ma solo a una condizione: che i tacchi siano visibili all&#8217;osservatore. Quando sono nascosti, l&#8217;effetto svanisce. È la conferma che la cognizione si attiva non solo dalla sensazione fisica, ma dal riconoscimento sociale del simbolo. Enclothed mood E poi c&#8217;è il lato emotivo: quello che chiamiamo enclothed mood — l&#8217;effetto che un abito preferito, confortante o semplicemente &#8220;giusto&#8221; ha sul nostro umore in giornate difficili. La professoressa Karen Pine dell&#8217;Università di Hertfordshire (2014) ha documentato un collegamento preciso tra umore e scelte di abbigliamento: quando si sentono tristi o depresse, le donne tendono a indossare i jeans, e quando sono sotto stress il loro mondo si restringe al punto da farle indossare solo il 10% del guardaroba, ignorando tutto il resto. L’effetto si verifica per la combinazione tra il significato simbolico attribuito al capo e l’esperienza fisica nell’indossarlo. Il meccanismo funziona anche in senso inverso: Pine ha formulato una lista di &#8220;happy clothes&#8221; — i capi che tendono a indurre stati emotivi positivi — identificando caratteristiche come: le fibre naturali (lino, cotone, seta, lana) i tessuti fluenti i colori vivaci e i capi vintage tutti accomunati dal fatto di evocare associazioni simboliche positive per chi li indossa. E se il vestito parlasse anche del pianeta? Fin qui, la scienza. Ma c&#8217;è un territorio ancora più interessante, e meno esplorato: cosa succede quando il vestito che indossiamo è sostenibile? Applicando la logica dell&#8217;enclothed cognition al consumo etico, si apre un territorio ancora poco esplorato dalla ricerca. Se un camice bianco attiva valori di cura e precisione, un capo realizzato con materiali più ecologici, prodotto eticamente, scelto consapevolmente, o un abito second-hand potrebbe attivare qualcosa di simile: un senso di responsabilità verso l&#8217;ambiente, di coerenza con i propri valori, di appartenenza a una visione diversa del mondo. È un&#8217;ipotesi affascinante che avanziamo, e su cui noi di Dress ECOde siamo intenzionati a lavorare con strumenti empirici. Alcuni ricercatori hanno già iniziato a esplorare questo terreno. Nel 2025, Cegarra-Navarro e colleghi dell&#8217;Università Politecnica di Cartagena (2025) hanno pubblicato sul Journal of Intellectual Capital il primo studio che usa formalmente il concetto di &#8220;sustainable enclothed cognition&#8221; (SEC): l&#8217;idea che indumenti a basso impatto ambientale possano evocare valori di rispetto per l&#8217;ecosistema, rafforzando nei loro portatori comportamenti e mentalità più orientati alla sostenibilità. Lo studio — condotto su 211 giovani lavoratori — mostra che quando i consumatori scelgono abiti sostenibili integrando logica, emozione e valori, il legame con il brand diventa più profondo e si traduce in capitale relazionale misurabile per le aziende. Indossare un capo sostenibile sapendo che lo è, secondo questa logica, funzionerebbe come un promemoria fisico e continuo dei propri valori ecologici. L&#8217;idea è che indumenti realizzati con materiali a basso impatto ambientale possano evocare valori di rispetto per l&#8217;ecosistema, rafforzando nei loro portatori comportamenti e mentalità più orientati alla sostenibilità. Vestirsi in modo sostenibile cambia davvero i comportamenti? Ragionando attraverso la lente dell&#8217;enclothed cognition, la risposta non è banale. Proviamo a considerare alcune evidenze interessanti dalla ricerca, anche se il quadro è più sfumato di quanto si potrebbe sperare. Un primo dato riguarda la percezione del valore. Studi sul settore mostrano che i consumatori percepiscono i capi sostenibili come dotati di qualità superiore e maggior valore, il che si traduce in una più alta fedeltà al brand e in una minore propensione all&#8217;acquisto compulsivo tipico del fast fashion. Chi indossa capi scelti con consapevolezza tende ad associarli a un senso di responsabilità ambientale, avvicinandosi spontaneamente a guardaroba più essenziali e meno orientati allo spreco. Un secondo fenomeno, che la letteratura chiama spillover behavior, è ancora più interessante: l&#8217;adozione di un comportamento virtuoso tende a diffondersi ad altri ambiti della vita. Uno studio pubblicato su Fashion and Textiles (2016) ha documentato come il comportamento di riciclo dei consumatori si riversi sugli acquisti di moda ecosostenibile, attraverso un meccanismo mediatore preciso: la preoccupazione ambientale. Tradotto: chi già ricicla tende ad acquistare moda più etica, e il percorso funziona anche in senso opposto. I comportamenti pro-ambientali non sono indipendenti tra loro — si alimentano a vicenda. Una strategia comunicativa focalizzata su un singolo comportamento virtuoso può, nel tempo, innescare una cascata di scelte più ampie. Uno studio pubblicato su Scientific Reports (2025) aggiunge un tassello: l&#8216;esperienza diretta con prodotti sostenibili può abbassare la soglia psicologica per scelte future analoghe, riducendo il rischio percepito nell&#8217;acquisto di prodotti circolari meno familiari. Un quarto effetto interessante riguarda i cambiamenti di lungo periodo. Le evidenze disponibili indicano I consumatori che hanno avuto esperienze positive con la moda etica mostrano una minore frequenza d&#8217;acquisto complessiva — privilegiando la qualità alla quantità — e un ciclo di vita più lungo per ogni capo, a tutto vantaggio della riduzione dei rifiuti tessili. Messi insieme questi quattro elementi — la percezione del valore superiore, lo spillover behavior tra comportamenti pro-ambientali, la riduzione del rischio psicologico per scelte future, e la tendenza a privilegiare qualità e durata — disegnano un quadro coerente, anche se ancora pieno di punti interrogativi. Qualcosa che assomiglia molto a ciò che potremmo chiamare sustainable enclothed cognition. Non basta acquistare un capo sostenibile, così come non bastava vedere il camice da medico. Bisogna indossarlo sapendo cosa rappresenta. È il significato consapevole — non il tessuto riciclato di per sé — a poter innescare il cambiamento. Se questo meccanismo vale per la precisione cognitiva e il senso di potere, potrebbe valere anche per la responsabilità ecologica. Il vestito sostenibile, indossato con intenzione, diventerebbe allora qualcosa di più di un semplice acquisto etico: un promemoria fisico e continuo di chi si è scelto di essere — e di come si è scelto di stare nel mondo. Un valore simbolico che, una volta attivato, non resta confinato al momento dell&#8217;acquisto ma orienta il comportamento in modo più ampio e duraturo, scegliendo meno capi, ma più carichi di senso. Ogni volta che si indossa quel capo con consapevolezza si rafforzerebbe un&#8217;identità, e quell&#8217;identità renderebbe più naturali le scelte coerenti con essa. E se non funzionasse? La ricerca non nasconde le contraddizioni. Uno studio del 2025 su 1.009 consumatori americani pubblicato su PMC ha rilevato che chi acquista second-hand spesso consuma di più in totale, non di meno. Il comportamento di acquisto nei negozi di seconda mano risulta positivamente correlato con quello nei negozi di fast fashion, in particolare tra i consumatori più giovani. È il cosiddetto rebound effect, amplificato da quello che i psicologi chiamano moral licensing: ci si sente virtuosi per aver scelto il second-hand, e quella sensazione di &#8220;credito morale&#8221; autorizza a comprare di più altrove. La coscienza è a posto, il guardaroba cresce. E non finisce qui. Lo stesso studio sul spillover behavior avverte che l&#8217;effetto si attenua — o scompare del tutto — quando la qualità estetica del prodotto sostenibile delude. I consumatori sono sempre più disposti a sostenere pratiche ecologiche, ma a condizione che il capo sia anche bello. Un design non convenzionale o percepito come esteticamente rischioso può bloccare ogni spillover. La sostenibilità, da sola, non basta: servono prodotti che siano al tempo stesso rispettosi dell&#8217;ambiente ed esteticamente desiderabili. La ricerca lo conferma: i consumatori di moda sostenibile associano questi capi a maggiore qualità e longevità, ma tra questa percezione e un cambiamento comportamentale reale e misurabile c&#8217;è ancora un abisso. E alcune ricerche avvertono di un effetto paradosso: chi acquista second-hand o moda etica non necessariamente compra meno in totale — a volte compra di più, semplicemente su canali diversi. Le implicazioni pratiche se invece funzionasse Nonostante le contraddizioni, le potenzialità della sustainable enclothed cognition sono troppo interessanti per essere ignorate. Se il meccanismo funziona, le conseguenze si estendono ben oltre il singolo consumatore. Le aziende potrebbero ripensare le proprie uniformi come strumenti di cultura organizzativa. Dotare i dipendenti di indumenti da lavoro ecologici non è solo una scelta comunicativa esterna — potrebbe rafforzare concretamente i valori di sostenibilità nell&#8217;atteggiamento quotidiano di chi li indossa, influenzando decisioni e percezioni del brand dall&#8217;interno. Cegarra-Navarro e colleghi lo formulano in modo diretto: le scelte di abbigliamento agiscono come forma di comunicazione non verbale e sono parte integrante della creazione di pratiche aziendali sostenibili. Sul fronte del marketing, il fenomeno offre un argomento potente ma ancora poco sfruttato: invece di comunicare la sostenibilità solo attraverso certificazioni e numeri — quanta CO₂ risparmiata, quante bottiglie riciclate — i brand potrebbero raccontare come ci si sente a indossare un capo etico. La sensazione di responsabilità, coerenza, autenticità potrebbe essere una leva di engagement molto più efficace dell&#8217;estetica o del prezzo. E poi c&#8217;è il discorso del guardaroba minimalista. Avere meno capi, ma più significativi, scelti con cura e portati a lungo, è esattamente il tipo di relazione con il vestito che l&#8217;enclothed cognition valorizza. Un guardaroba piccolo e coerente con i propri valori non è una rinuncia — è un amplificatore di identità. Proviamo a immaginare Se l&#8217;enclothed cognition funziona attraverso la combinazione di sensazione fisica e significato simbolico consapevole, possiamo provare a ragionare su come lo stesso meccanismo potrebbe attivarsi con i capi sostenibili — anche se nessuno lo ha ancora misurato con rigore. Prendiamo un esempio concreto. Una persona indossa ogni mattina una felpa realizzata con l’upcycling, acquistata da un brand di cui conosce la filiera. Sa come è fatta, sa cosa rappresenta. Secondo la logica dell&#8217;enclothed cognition, quel capo non è solo un indumento caldo: è un promemoria fisico, portato addosso per ore, della propria intenzione di consumare in modo diverso. Un po&#8217; come il camice del medico...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><em><a href="https://www.spreaker.com/episode/enclothed-cognition-perche-cambia-la-sostenibilita--70444317"><img decoding="async" class="wp-image-15706 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg" alt="" width="226" height="88" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg 1080w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-600x234.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-300x117.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-1024x399.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-768x299.jpg 768w" sizes="(max-width: 226px) 100vw, 226px" /></a>Come i vestiti che indossiamo modellano i nostri pensieri — e perché questo ha molto da dire alla moda sostenibile</em></p>
<p style="font-weight: 400;">L’enclothed cognition (cognizione &#8220;vestita&#8221;) si riferisce al modo in cui l&#8217;abbigliamento influenza processi psicologici come pensieri, sentimenti e comportamenti, sia attraverso la sensazione fisica sia per il significato simbolico. La ricerca dimostra che questo effetto dipende sia dalle associazioni che facciamo quando indossiamo gli abiti sia dall&#8217;esperienza fisica. Negli ultimo anni questo fenomeno ha aperto una finestra affascinante sul rapporto tra ciò che indossiamo e ciò che pensiamo, proviamo e facciamo.</p>
<h3 style="font-weight: 400;"><strong><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-19635 alignright" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2026/02/enclothed-cognition-camice.jpg" alt="" width="405" height="339" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2026/02/enclothed-cognition-camice.jpg 940w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2026/02/enclothed-cognition-camice-300x251.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2026/02/enclothed-cognition-camice-768x644.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2026/02/enclothed-cognition-camice-600x503.jpg 600w" sizes="(max-width: 405px) 100vw, 405px" />Il camice che acuiva la mente</strong></h3>
<p style="font-weight: 400;">Tutto parte da uno studio ormai classico, pubblicato nel 2012 da Hajo Adam e Adam D. Galinsky sul <em>Journal of Experimental Social Psychology</em>. I ricercatori hanno fatto indossare a un gruppo di partecipanti un camice bianco da medico, chiedendo loro di svolgere alcuni test di attenzione. Il risultato? Prestazioni significativamente migliori rispetto a chi svolgeva gli stessi esercizi in abiti normali — o persino rispetto a chi aveva il camice davanti agli occhi, ma non addosso.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il dettaglio chiave è proprio questo: non bastava <em>vedere</em> il camice. Bisognava <em>indossarlo</em>. E bisognava sapere cosa rappresentava.</p>
<p style="font-weight: 400;">Secondo Adam e Galinsky (Journal of Experimental Social Psychology 2012), <strong>l&#8217;enclothed cognition funziona attraverso due canali simultanei: la sensazione fisica del tessuto sul corpo e il significato simbolico che quella sensazione attiva.</strong> Il camice del medico non è solo un indumento — è un codice culturale che evoca cura, rigore, responsabilità. Quando lo indossiamo, quel codice entra in noi. Il loro studio definisce formalmente il fenomeno come «l&#8217;influenza sistematica degli indumenti sui processi psicologici», sottolineando che tale effetto dipende sia dall&#8217;atto fisico di indossare il capo sia dalla comprensione del suo significato simbolico.</p>
<h3><strong>Non solo camici: i vestiti parlano sempre</strong></h3>
<p style="font-weight: 400;">Una volta capita la logica, gli esempi si moltiplicano ovunque.</p>
<p style="font-weight: 400;"><img decoding="async" class="wp-image-19637 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2026/03/enclothed-cognition-moda-sostenibile.jpg" alt="" width="285" height="431" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2026/03/enclothed-cognition-moda-sostenibile.jpg 521w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2026/03/enclothed-cognition-moda-sostenibile-199x300.jpg 199w" sizes="(max-width: 285px) 100vw, 285px" />Chi lavora da casa sa bene che restare in pigiama fino al pomeriggio ha un costo cognitivo reale: è difficile sentirsi produttivi senza il rituale del &#8220;vestirsi per uscire&#8221;. Al contrario, molti professionisti raccontano di aver mantenuto la giacca anche durante le videoconferenze in lockdown — non per apparire, ma per <em>sentirsi</em> nel ruolo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Gli atleti non sono immuni: studi sul cosiddetto <em>power dressing</em> mostrano che indossare divise percepite come &#8220;da campione&#8221; influenza la fiducia e persino le prestazioni fisiche. I colori contano, le forme contano, il peso del tessuto conta.</p>
<p style="font-weight: 400;">C&#8217;è un esempio che colpisce per la sua precisione: uno studio (Dubois &amp; Anik, Emerald 2022) ha dimostrato che calzare i tacchi fa sì che le donne si sentano più potenti rispetto a quando indossano scarpe basse — ma solo a una condizione: che i tacchi siano <em>visibili </em>all&#8217;osservatore. Quando sono nascosti, l&#8217;effetto svanisce. È la conferma che la cognizione si attiva non solo dalla sensazione fisica, ma dal riconoscimento sociale del simbolo.</p>
<p style="font-weight: 400;"><em><strong>Enclothed mood</strong></em></p>
<p style="font-weight: 400;">E poi c&#8217;è il lato emotivo: quello che chiamiamo <em>enclothed mood</em> — l&#8217;effetto che un abito preferito, confortante o semplicemente &#8220;giusto&#8221; ha sul nostro umore in giornate difficili.</p>
<p style="font-weight: 400;">La professoressa Karen Pine dell&#8217;Università di Hertfordshire (2014) ha documentato un <strong>collegamento preciso tra umore e scelte di abbigliamento</strong>: quando si sentono tristi o depresse, le donne tendono a indossare i jeans, e quando sono sotto stress il loro mondo si restringe al punto da farle indossare solo il 10% del guardaroba, ignorando tutto il resto. <strong>L’effetto si verifica per la combinazione tra il significato simbolico attribuito al capo e l’esperienza fisica nell’indossarlo.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-19639 alignright" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2026/03/enclothe-cognition-ricerca.jpg" alt="" width="282" height="428" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2026/03/enclothe-cognition-ricerca.jpg 518w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2026/03/enclothe-cognition-ricerca-198x300.jpg 198w" sizes="auto, (max-width: 282px) 100vw, 282px" />Il meccanismo funziona anche in senso inverso: Pine ha formulato una lista di <strong>&#8220;happy clothes&#8221; </strong>— i capi che tendono a indurre stati emotivi positivi — identificando caratteristiche come:</p>
<ul>
<li>le fibre naturali (lino, cotone, seta, lana)</li>
<li>i tessuti fluenti</li>
<li>i colori vivaci</li>
<li>e i capi vintage</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">tutti accomunati dal fatto di <strong>evocare associazioni simboliche positive</strong> <strong>per chi li indossa.</strong></p>
<h3 style="font-weight: 400;"><strong>E se il vestito parlasse anche del pianeta?</strong></h3>
<p style="font-weight: 400;">Fin qui, la scienza. Ma c&#8217;è un territorio ancora più interessante, e meno esplorato: c<strong>osa succede quando il vestito che indossiamo è sostenibile?</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Applicando la logica dell&#8217;enclothed cognition al consumo etico, si apre un territorio ancora poco esplorato dalla ricerca. Se un camice bianco attiva valori di cura e precisione, un capo realizzato con materiali più ecologici, prodotto eticamente, scelto consapevolmente, o un abito second-hand potrebbe attivare qualcosa di simile: un senso di responsabilità verso l&#8217;ambiente, di coerenza con i propri valori, di appartenenza a una visione diversa del mondo.</p>
<p style="font-weight: 400;">È un&#8217;ipotesi affascinante che avanziamo, e su cui noi di Dress ECOde siamo intenzionati a lavorare con strumenti empirici. Alcuni ricercatori hanno già iniziato a esplorare questo terreno. Nel 2025, Cegarra-Navarro e colleghi dell&#8217;Università Politecnica di Cartagena (2025) hanno pubblicato sul <em>Journal of Intellectual Capital</em> il primo studio che usa formalmente il concetto di <strong>&#8220;sustainable enclothed cognition&#8221; (SEC)</strong>: l&#8217;idea che indumenti a basso impatto ambientale possano evocare valori di rispetto per l&#8217;ecosistema, rafforzando nei loro portatori comportamenti e mentalità più orientati alla sostenibilità. Lo studio — condotto su 211 giovani lavoratori — mostra che quando i consumatori scelgono abiti sostenibili integrando logica, emozione e valori, il legame con il brand diventa più profondo e si traduce in capitale relazionale misurabile per le aziende.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Indossare un capo sostenibile <em>sapendo che lo è</em>, secondo questa logica, funzionerebbe come un promemoria fisico e continuo dei propri valori ecologici.</strong> L&#8217;idea è che indumenti realizzati con materiali a basso impatto ambientale possano evocare valori di rispetto per l&#8217;ecosistema, rafforzando nei loro portatori comportamenti e mentalità più orientati alla sostenibilità.</p>
<h3><strong>Vestirsi in modo sostenibile cambia davvero i comportamenti?</strong></h3>
<p style="font-weight: 400;">Ragionando attraverso la lente dell&#8217;enclothed cognition, la risposta non è banale. Proviamo a considerare alcune evidenze interessanti dalla ricerca, anche se il quadro è più sfumato di quanto si potrebbe sperare.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Un primo dato riguarda la percezione del valore.</strong> Studi sul settore mostrano che i consumatori percepiscono i capi sostenibili come dotati di qualità superiore e maggior valore, il che si traduce in una più alta fedeltà al brand e in una minore propensione all&#8217;acquisto compulsivo tipico del fast fashion. Chi indossa capi scelti con consapevolezza tende ad associarli a un senso di responsabilità ambientale, avvicinandosi spontaneamente a guardaroba più essenziali e meno orientati allo spreco.</p>
<p><span style="font-weight: 400;"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-19641 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2026/03/sustainable-lifestyle.jpg" alt="" width="425" height="356" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2026/03/sustainable-lifestyle.jpg 940w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2026/03/sustainable-lifestyle-300x251.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2026/03/sustainable-lifestyle-768x644.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2026/03/sustainable-lifestyle-600x503.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 425px) 100vw, 425px" />Un secondo fenomeno, che la letteratura chiama <strong>spillover behavior</strong>, è ancora più interessante: </span><strong>l&#8217;adozione di un comportamento virtuoso tende a diffondersi ad altri ambiti della vita. </strong>Uno studio pubblicato su <em>Fashion and Textiles</em> (2016) ha documentato come il comportamento di riciclo dei consumatori si riversi sugli acquisti di moda ecosostenibile, attraverso un meccanismo mediatore preciso: la <em>preoccupazione ambientale</em>. Tradotto: chi già ricicla tende ad acquistare moda più etica, e il percorso funziona anche in senso opposto. I comportamenti pro-ambientali non sono indipendenti tra loro — si alimentano a vicenda. Una strategia comunicativa focalizzata su un singolo comportamento virtuoso può, nel tempo, innescare una cascata di scelte più ampie.</p>
<p style="font-weight: 400;">Uno studio pubblicato su <em>Scientific Reports</em> (2025) aggiunge un tassello: l<strong>&#8216;esperienza diretta con prodotti sostenibili può abbassare la soglia psicologica per scelte future</strong> analoghe, riducendo il rischio percepito nell&#8217;acquisto di prodotti circolari meno familiari.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Un quarto effetto interessante riguarda i cambiamenti di lungo periodo</strong>. Le evidenze disponibili indicano I consumatori che hanno avuto esperienze positive con la moda etica mostrano una minore frequenza d&#8217;acquisto complessiva — privilegiando la qualità alla quantità — e un ciclo di vita più lungo per ogni capo, a tutto vantaggio della riduzione dei rifiuti tessili.</p>
<p style="font-weight: 400;">Messi insieme questi quattro elementi — la percezione del valore superiore, lo spillover behavior tra comportamenti pro-ambientali, la riduzione del rischio psicologico per scelte future, e la tendenza a privilegiare qualità e durata — disegnano un quadro coerente, anche se ancora pieno di punti interrogativi. Qualcosa che assomiglia molto a ciò che potremmo chiamare sustainable enclothed cognition. <strong>Non basta acquistare un capo sostenibile</strong>, così come non bastava vedere il camice da medico. <strong>Bisogna indossarlo sapendo cosa rappresenta. È il significato consapevole — non il tessuto riciclato di per sé — a poter innescare il cambiamento</strong>. Se questo meccanismo vale per la precisione cognitiva e il senso di potere, potrebbe valere anche per la responsabilità ecologica. <strong>Il vestito sostenibile, indossato con intenzione, diventerebbe allora qualcosa di più di un semplice acquisto etico: un promemoria fisico e continuo di chi si è scelto di essere</strong> — e di come si è scelto di stare nel mondo. Un valore simbolico che, una volta attivato, non resta confinato al momento dell&#8217;acquisto ma <strong>orienta il comportamento in modo più ampio e duraturo, </strong>scegliendo meno capi, ma più carichi di senso. Ogni volta che si indossa quel capo <strong>con consapevolezza si rafforzerebbe un&#8217;identità</strong>, e quell&#8217;identità renderebbe più naturali le scelte coerenti con essa.</p>
<h3 style="font-weight: 400;"><strong>E se non funzionasse?</strong></h3>
<p style="font-weight: 400;">La ricerca non nasconde le contraddizioni. Uno studio del 2025 su 1.009 consumatori americani pubblicato su <em>PMC</em> ha rilevato che <strong>chi acquista second-hand spesso consuma <em>di più</em> in totale, non di meno</strong>. Il comportamento di acquisto nei negozi di seconda mano risulta positivamente correlato con quello nei negozi di fast fashion, in particolare tra i consumatori più giovani.</p>
<p style="font-weight: 400;">È il cosiddetto <strong>rebound effect</strong>, amplificato da quello che i psicologi chiamano <strong>moral licensing</strong>: ci si sente virtuosi per aver scelto il second-hand, e quella sensazione di &#8220;credito morale&#8221; autorizza a comprare di più altrove. <strong>La coscienza è a posto, il guardaroba cresce</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">E non finisce qui. Lo stesso studio sul spillover behavior avverte che <strong>l&#8217;effetto si attenua — o scompare del tutto — quando la qualità estetica del prodotto sostenibile delude</strong>. I consumatori sono sempre più disposti a sostenere pratiche ecologiche, ma a condizione che il capo sia anche <em>bello</em>. Un design non convenzionale o percepito come esteticamente rischioso può bloccare ogni spillover. <strong>La sostenibilità, da sola, non basta: servono prodotti che siano al tempo stesso rispettosi dell&#8217;ambiente ed esteticamente desiderabili.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">La ricerca lo conferma: i consumatori di moda sostenibile associano questi capi a maggiore qualità e longevità, ma <strong>tra questa percezione e un cambiamento comportamentale reale e misurabile c&#8217;è ancora un abisso</strong>. E alcune ricerche avvertono di un effetto paradosso: chi acquista second-hand o moda etica non necessariamente compra meno in totale — a volte compra di più, semplicemente su canali diversi.</p>
<p><iframe title="Spotify Embed: Enclothed cognition: perché cambia la sostenibilità" style="border-radius: 12px" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/episode/3i6mMLd2kdOiVV0ofNqMjL?si=17f5c085597e4842&amp;utm_source=oembed"></iframe></p>
<h3><strong>Le implicazioni pratiche se invece funzionasse</strong></h3>
<p style="font-weight: 400;">Nonostante le contraddizioni, le potenzialità della sustainable enclothed cognition sono troppo interessanti per essere ignorate. Se il meccanismo funziona, le conseguenze si estendono ben oltre il singolo consumatore.</p>
<p style="font-weight: 400;">Le <strong>aziende</strong> potrebbero ripensare le proprie uniformi come strumenti di cultura organizzativa. Dotare i dipendenti di indumenti da lavoro ecologici non è solo una scelta comunicativa esterna — potrebbe rafforzare concretamente i valori di sostenibilità nell&#8217;atteggiamento quotidiano di chi li indossa, influenzando decisioni e percezioni del brand dall&#8217;interno. Cegarra-Navarro e colleghi lo formulano in modo diretto: le scelte di abbigliamento agiscono come forma di comunicazione non verbale e sono parte integrante della creazione di pratiche aziendali sostenibili.</p>
<p style="font-weight: 400;">Sul fronte del <strong>marketing</strong>, il fenomeno offre un argomento potente ma ancora poco sfruttato: invece di comunicare la sostenibilità solo attraverso certificazioni e numeri — quanta CO₂ risparmiata, quante bottiglie riciclate — i brand potrebbero raccontare come ci si <em>sente</em> a indossare un capo etico. La sensazione di responsabilità, coerenza, autenticità potrebbe essere una leva di engagement molto più efficace dell&#8217;estetica o del prezzo.</p>
<p style="font-weight: 400;">E poi c&#8217;è il discorso del <strong>guardaroba minimalista</strong>. Avere meno capi, ma più significativi, scelti con cura e portati a lungo, è esattamente il tipo di relazione con il vestito che l&#8217;enclothed cognition valorizza. Un guardaroba piccolo e coerente con i propri valori non è una rinuncia — è un amplificatore di identità.</p>
<h3 style="font-weight: 400;"><strong><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-19643 alignright" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2026/03/Sustainable-Enclothed-Cognition.jpg" alt="" width="273" height="410" />Proviamo a immaginare</strong></h3>
<p style="font-weight: 400;">Se l&#8217;enclothed cognition funziona attraverso la combinazione di sensazione fisica e significato simbolico consapevole, <strong>possiamo provare a ragionare su come lo stesso meccanismo potrebbe attivarsi con i capi sostenibili</strong> — anche se nessuno lo ha ancora misurato con rigore.</p>
<p style="font-weight: 400;">Prendiamo un esempio concreto. Una persona indossa ogni mattina una felpa realizzata con l’upcycling, acquistata da un brand di cui conosce la filiera. Sa come è fatta, sa cosa rappresenta. Secondo la logica dell&#8217;enclothed cognition, <strong>quel capo non è solo un indumento caldo: è un promemoria fisico, portato addosso per ore, della propria intenzione di consumare in modo diverso.</strong> Un po&#8217; come il camice del medico attivava attenzione e rigore, quella felpa potrebbe attivare — a ogni scelta di acquisto successiva — una soglia di consapevolezza più alta. Non perché il tessuto abbia proprietà magiche, ma perché il significato che ci attribuiamo orienta silenziosamente il nostro comportamento.</p>
<p style="font-weight: 400;">O ancora: immagina un dipendente di un&#8217;azienda manifatturiera a cui vengono consegnate uniformi realizzate con tessuti recuperati con una spiegazione precisa di come sono state prodotte e perché. Non una comunicazione istituzionale dimenticata in una mail, ma qualcosa che indossa ogni giorno. La logica dell&#8217;enclothed cognition suggerisce che quel gesto —<strong> indossare consapevolmente un simbolo dei valori aziendali — potrebbe rafforzare l&#8217;identificazione con quegli stessi valori</strong> molto più di qualsiasi corso di formazione sulla sostenibilità.</p>
<p style="font-weight: 400;">Un terzo esempio riguarda chi sceglie il second-hand con intenzione — non per risparmio, ma per convinzione. Se quella persona conosce la storia del capo, sa da dove viene, lo ha scelto deliberatamente come alternativa al nuovo, potrebbe vivere quell&#8217;abito come una dichiarazione identitaria attiva. E secondo il meccanismo che Adam e Galinsky hanno descritto, quella dichiarazione non resterebbe solo esterna: rientrerebbe, giorno dopo giorno, nel modo in cui quella persona pensa a sé stessa e alle proprie scelte.</p>
<p style="font-weight: 400;">Sono ipotesi, non certezze. Ma sono ipotesi fondate sulla stessa logica che ha prodotto risultati misurabili con il camice da medico e con i tacchi. Vale la pena metterle alla prova.</p>
<h3 style="font-weight: 400;"><strong>Un territorio aperto: il contributo di Dress ECOde</strong></h3>
<p style="font-weight: 400;">L&#8217;enclothed cognition ci ricorda una cosa che sappiamo intuitivamente ma tendiamo a sottovalutare: <strong>i vestiti non sono neutri. Non sono contenitori passivi del nostro corpo — sono costruttori attivi del nostro sé.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Se questo vale per un camice da medico, potrebbe valere anche per un maglione in lana riciclata scelto con intenzione, per una giacca di seconda mano acquistata sapendo la sua storia, per un abito prodotto eticamente e portato con orgoglio. La pelle che tocca il tessuto, il significato che riconosciamo in quel tessuto: il meccanismo è lo stesso.</p>
<p style="font-weight: 400;"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-19645 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2026/03/moda-sostenibile.jpg" alt="" width="358" height="301" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2026/03/moda-sostenibile.jpg 940w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2026/03/moda-sostenibile-300x251.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2026/03/moda-sostenibile-768x644.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2026/03/moda-sostenibile-600x503.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 358px) 100vw, 358px" />Ma &#8220;potrebbe&#8221; non bastare. La ricerca disponibile apre domande più di quante ne chiuda, e il collegamento diretto tra enclothed cognition e comportamento sostenibile a lungo termine rimane ancora da dimostrare empiricamente con il rigore che merita.</p>
<p style="font-weight: 400;">È per questo che in Dress ECOde siamo interessati a contribuire allo studio di questo fenomeno: capire se e come <em>vestirsi in modo sostenibile</em> — non solo acquistare prodotti etici, ma indossarli con consapevolezza del loro significato — possa diventare un vettore reale di cambiamento culturale nei confronti di scelte di abbigliamento più consapevoli.</p>
<p style="font-weight: 400;">La domanda che ci guida è semplice, anche se la risposta non lo è: <strong><em>può il vestito giusto, indossato con la giusta consapevolezza, cambiare il modo in cui pensiamo e agiamo nel mondo?</em> </strong>Crediamo che valga la pena scoprirlo.</p>
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		<title>I materiali dell’estate: come prendertene cura in modo ecologico e consapevole</title>
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		<dc:creator><![CDATA[dressecode]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Aug 2025 12:40:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fabrics/Tessuti]]></category>
		<category><![CDATA[Responsible life / Stile di vita resp.]]></category>
		<category><![CDATA[cura dei capi]]></category>
		<category><![CDATA[lavaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[Con l’arrivo della bella stagione, natura e stile possono convivere perfettamente, grazie a tessuti estivi come lino, canapa, ortica, TENCEL™ Lyocell, cotone  riciclato e biologico. Ogni fibra porta con sé sostenibilità ambientale e caratteristiche uniche: conoscere come trattarle è fondamentale per farle durare più a lungo, senza rinunciare al comfort e rispettando l’ambiente. Lino Ricavato dalla pianta del lino, è naturale, biodegradabile, traspirante e fresco: perfetto per l’estate.Cura ottimale: lavaggio delicato in lavatrice con acqua fredda o tiepida (massimo 30°C), senza centrifughe aggressive; utilizzo di detersivo mite; asciugatura preferibilmente all’aria. Stiratura con capo ancora leggermente umido a temperatura alta moderata riduce le pieghe. Tende a stropicciarsi, è normale e ha il suo perché. Canapa Fibre robuste, ipoallergeniche, traspiranti e che migliorano con ogni lavaggio: da rigida a più morbida nel tempo.Cura ecologica: lavaggio in lavatrice a freddo o ciclo delicato (massimo 3o-40°C), sapone naturale, evitare candeggianti clorati; asciugatura all’aria o a bassa temperatura; stiratura a media temperatura. Tende a restringere leggermente inizialmente e diventa più confortevole dopo alcuni lavaggi. Ortica Un materiale eccezionale, altamente sostenibile grazie alla coltivazione senza pesticidi e basso consumo idrico.Cura consigliata: lavaggio a mano o delicato in lavatrice con acqua fino a 30 °C; asciugatura tranquilla all’aria, lontano da sole diretto forte; stiratura a bassa temperatura; evitare strofinature intense e candeggianti aggressivi. TENCEL™ / Lyocell (da cellulosa di eucalipto) Fibra rigenerata derivata dalla cellulosa, biodegradabile e con minore consumo di acqua rispetto al cotone tradizionale.Manutenzione ottimale: preferibile lavaggio a mano, oppure ciclo delicato in lavatrice con acqua fredda o tiepida (massimo 30°C) e sacca protettiva; evitare temperature elevate per prevenire restringimenti (spesso da 3 a 5 %). Asciugare in piano o appendere all’ombra, senza usare l’asciugatrice; stirare a bassa temperatura, senza vapore e con panno tra ferro e tessuto. Evitare ammorbidenti. Cotone riciclato Derivato da scarti pre- o post-consumo, permette di ridurre drasticamente l’uso di acqua, pesticidi e suolo rispetto al cotone convenzionale. È una scelta etica, ma con fibre più corte e delicate.Cura consigliata: lavare a freddo (max 30 °C) con ciclo delicato e poco carico in lavatrice; preferibile l’asciugatura naturale, evitando l’asciugatrice per non stressare le fibre; stiratura a bassa temperatura. Per aumentarne la durata, lavare solo quando necessario e con detergenti ecologici delicati. Cotone biologico Coltivato in modo sostenibile, senza pesticidi o OGM, con certificazioni GOTS o Oeko‑Tex, è lavabile in lavatrice e versatile.Cura gentile: lavaggi fino a 30 °C per capi colorati (40 °C per capi chiari), ciclo delicato; asciugare all’aria è preferibile; stirare a bassa o media temperatura; lavare separatamente i colori per evitare scolorimenti. Tende a restringere leggermente. Consigli: Segui le istruzioni di lavaggio riportate sull&#8217;etichetta del tuo capo. L’asciugatura all’aria è sempre la scelta più ecologica: riduce il consumo energetico, preserva le fibre e allunga la vita dei capi.  In estate, stirare è spesso superfluo: molti tessuti naturali come lino e canapa si ammorbidiscono con l’uso e la loro texture vissuta fa parte del loro fascino sostenibile. Questo articolo è tratto dall&#8217;edizione di giugno del nostro e‑magazine gratuito mensile per ricevere. Ricevi anche tu: approfondimenti sui nuovi tessuti sostenibili guide pratiche per lavaggi green consigli per allungare la vita dei tuoi capi interviste a marchi etici Iscriviti ora e unisciti alla community di chi fa della moda un gesto responsabile 💚 Foto copertina: freepik]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p data-start="118" data-end="155"><span class="relative -mx-px my-[-0.2rem] rounded px-px py-[0.2rem] transition-colors duration-100 ease-in-out">Con l’arrivo della bella stagione, natura e stile possono convivere perfettamente, grazie a tessuti estivi come lino, canapa, ortica, TENCEL<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/15.0.3/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> Lyocell, cotone  riciclato e biologico. Ogni fibra porta con sé sostenibilità ambientale e caratteristiche uniche: conoscere come trattarle è fondamentale per farle durare più a lungo, senza rinunciare al comfort e rispettando l’ambiente.</span></p>
<h3 data-start="157" data-end="168">Lino</h3>
<p data-start="169" data-end="627"><span class="relative -mx-px my-[-0.2rem] rounded px-px py-[0.2rem] transition-colors duration-100 ease-in-out">Ricavato dalla pianta del lino, è naturale, biodegradabile, traspirante e fresco: perfetto per l’estate</span>.<br data-start="245" data-end="248" /><strong data-start="248" data-end="265">Cura ottimale</strong>: lavaggio delicato in lavatrice con acqua fredda o tiepida (massimo 30°C), senza centrifughe aggressive; utilizzo di detersivo mite; asciugatura preferibilmente all’aria. Stiratura con capo ancora leggermente umido a temperatura alta moderata riduce le pieghe. Tende a stropicciarsi, è normale e ha il suo perché.</p>
<h3 data-start="629" data-end="639">Canapa</h3>
<p data-start="640" data-end="1042"><span class="relative -mx-px my-[-0.2rem] rounded px-px py-[0.2rem] transition-colors duration-100 ease-in-out">Fibre robuste, ipoallergeniche, traspiranti e che migliorano con ogni lavaggio: da rigida a più morbida nel tempo</span>.<br data-start="716" data-end="719" /><strong data-start="719" data-end="737">Cura ecologica</strong>: lavaggio in lavatrice a freddo o ciclo delicato (massimo 3o-40°C), sapone naturale, evitare candeggianti clorati; asciugatura all’aria o a bassa temperatura; stiratura a media temperatura. Tende a restringere leggermente inizialmente e diventa più confortevole dopo alcuni lavaggi.</p>
<h3 data-start="1044" data-end="1054">Ortica</h3>
<p data-start="1055" data-end="1370"><span class="relative -mx-px my-[-0.2rem] rounded px-px py-[0.2rem] transition-colors duration-100 ease-in-out">Un materiale eccezionale, altamente sostenibile grazie alla coltivazione senza pesticidi e basso consumo idrico.</span><br data-start="1131" data-end="1134" /><strong data-start="1134" data-end="1154">Cura consigliata</strong>: lavaggio a mano o delicato in lavatrice con acqua fino a 30 °C; asciugatura tranquilla all’aria, lontano da sole diretto forte; stiratura a bassa temperatura; evitare strofinature intense e candeggianti aggressivi.</p>
<h3 data-start="1372" data-end="1421">TENCEL<img src="https://s.w.org/images/core/emoji/15.0.3/72x72/2122.png" alt="™" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /> / Lyocell (da cellulosa di eucalipto)</h3>
<p data-start="1422" data-end="1841"><span class="relative -mx-px my-[-0.2rem] rounded px-px py-[0.2rem] transition-colors duration-100 ease-in-out">Fibra rigenerata derivata dalla cellulosa, biodegradabile e con minore consumo di acqua rispetto al cotone tradizionale.</span><br data-start="1502" data-end="1505" /><strong data-start="1505" data-end="1530">Manutenzione ottimale</strong>: preferibile lavaggio a mano, oppure ciclo delicato in lavatrice con acqua fredda o tiepida (massimo 30°C) e sacca protettiva; evitare temperature elevate per prevenire restringimenti (spesso da 3 a 5 %). <span class="relative -mx-px my-[-0.2rem] rounded px-px py-[0.2rem] transition-colors duration-100 ease-in-out">Asciugare in piano o appendere all’ombra, senza usare l’asciugatrice; stirare a bassa temperatura, senza vapore e con panno tra ferro e tessuto. Evitare ammorbidenti.</span></p>
<h3 data-start="1843" data-end="1863">Cotone riciclato</h3>
<p>Derivato da scarti pre- o post-consumo, permette di ridurre drasticamente l’uso di acqua, pesticidi e suolo rispetto al cotone convenzionale. È una scelta etica, ma con fibre più corte e delicate.<br data-start="424" data-end="427" /><strong data-start="427" data-end="447">Cura consigliata</strong>: lavare a freddo (max 30 °C) con ciclo delicato e poco carico in lavatrice; preferibile l’asciugatura naturale, evitando l’asciugatrice per non stressare le fibre; stiratura a bassa temperatura. Per aumentarne la durata, lavare solo quando necessario e con detergenti ecologici delicati.</p>
<h3 data-start="1843" data-end="1863">Cotone biologico</h3>
<p data-start="1864" data-end="2201"><span class="relative -mx-px my-[-0.2rem] rounded px-px py-[0.2rem] transition-colors duration-100 ease-in-out">Coltivato in modo sostenibile, senza pesticidi o OGM, con certificazioni GOTS o Oeko‑Tex, è lavabile in lavatrice e versatile.</span><br data-start="1944" data-end="1947" /><strong data-start="1947" data-end="1963">Cura gentile</strong>: lavaggi fino a 30 °C per capi colorati (40 °C per capi chiari), ciclo delicato; asciugare all’aria è preferibile; stirare a bassa o media temperatura; lavare separatamente i colori per evitare scolorimenti. Tende a restringere leggermente.</p>
<p data-start="1864" data-end="2201"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-19410" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/08/Tessuti-sostenibili-estivi.jpg" alt="" width="789" height="1117" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/08/Tessuti-sostenibili-estivi.jpg 1414w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/08/Tessuti-sostenibili-estivi-212x300.jpg 212w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/08/Tessuti-sostenibili-estivi-724x1024.jpg 724w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/08/Tessuti-sostenibili-estivi-768x1086.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/08/Tessuti-sostenibili-estivi-1086x1536.jpg 1086w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/08/Tessuti-sostenibili-estivi-1160x1641.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/08/Tessuti-sostenibili-estivi-600x849.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 789px) 100vw, 789px" /></p>
<h5 data-start="1864" data-end="2201">Consigli:</h5>
<p data-start="1864" data-end="2201">Segui le istruzioni di lavaggio riportate sull&#8217;etichetta del tuo capo. L’asciugatura all’aria è sempre la scelta più ecologica: riduce il consumo energetico, preserva le fibre e allunga la vita dei capi.  In estate, stirare è spesso superfluo: molti tessuti naturali come lino e canapa si ammorbidiscono con l’uso e la loro texture vissuta fa parte del loro fascino sostenibile.</p>
<p data-start="3803" data-end="3868">Questo articolo è tratto dall&#8217;edizione di giugno del nostro <strong data-start="3823" data-end="3854">e‑magazine gratuito mensile</strong> per ricevere. Ricevi anche tu:</p>
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<li data-start="3870" data-end="3919">
<p data-start="3872" data-end="3919">approfondimenti sui nuovi tessuti sostenibili</p>
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<p data-start="3922" data-end="3956">guide pratiche per lavaggi green</p>
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<p data-start="4008" data-end="4033">interviste a marchi etici</p>
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<p data-start="4035" data-end="4124"><a href="https://mailchi.mp/4afaa97a430d/magazine-moda-sostenibilita"><strong data-start="4035" data-end="4052">Iscriviti ora</strong></a> e unisciti alla community di chi fa della moda un gesto responsabile <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/15.0.3/72x72/1f49a.png" alt="💚" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
<p data-start="4035" data-end="4124">Foto copertina: <a href="http://www.freepik.com">freepik</a></p>
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		<title>Perché compriamo fast fashion? La chiave per cambiare i comportamenti d’acquisto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[dressecode]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 May 2025 20:07:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fashion/Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Responsible life / Stile di vita resp.]]></category>
		<category><![CDATA[fast fashion]]></category>
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					<description><![CDATA[Un recente studio spagnolo analizza come educazione e norme sociali influenzino le scelte d&#8217;acquisto di fast fashion. Scopri quale può essere la chiave per cambiare i comportamenti dei consumatori. Il consumo di moda veloce prospera largamente in funzione del nostro comportamento d’acquisto, spinti dalla voglia di possedere sempre più vestiti e assecondati dalla diminuzione continua dei prezzi. Attraverso ciò che compriamo ci esprimiamo e rafforziamo la nostra identità verso noi stessi e verso gli altri. Nelle culture in cui i nostri acquisti veicolano l’autorealizzazione e l’espressione identitaria, i vestiti rappresentano un linguaggio visivo che comunica la nostra appartenenza a determinati gruppi sociali, culture o comunità. Siamo spinti a modificare la nostra identità attraverso nuovi vestiti e ci affascina l’essere alla moda, lasciando nell’ombra le preoccupazioni per l’ambiente, le condizioni di lavoro, le filiere etiche. Con questa premessa, una ricerca condotta in Spagna ha utilizzato la modellazione basata su agenti (ABM* ) per analizzare le decisioni dei consumatori riguardo al fast fashion. Perchè per il progresso sociale e ambientale è necessario che il pubblico abbia la volontà di prendere parte e dare supporto a iniziative che affrontano il fast fashion e altre tematiche. Quanto incidono le preoccupazioni ambientali e la consapevolezza della (non) sostenibilità della moda veloce sulle nostre scelte di acquisto? Lo studio di Soboleva &#38; Sánchez (2024)  indaga come gli individui scelgono di acquistare fast fashion e in che modo su questo processo agisca la consapevolezza degli effetti della moda, in particolare di quella veloce, esaminando l’influenza di fattori come l&#8217;intervento governativo, i social media e la pressione dei pari. Intervento governativo: Dall’analisi emerge che gli interventi governativi sono fondamentali, con le campagne statali che definiscono il tono generale del progresso, ma fino a un certo punto oltre il quale producono rendimenti decrescenti. Una delle principali scoperte è quindi che non è necessario che lo Stato adotti un atteggiamento estremamente proattivo o che continui le campagne a tempo indeterminato per ottenere risultati ottimali. L&#8217;influenza dello Stato sull&#8217;opinione pubblica raggiunge un punto in cui ulteriori interventi producono risultati insignificanti. Preoccupazione ambientale, consapevolezza ed educazione alla sostenibilità: L’indagine dell&#8217;impatto della consapevolezza e dell&#8217;educazione alla sostenibilità sui processi decisionali degli individui in merito agli acquisti di fast fashion indica che le preoccupazioni ambientali non influenzano significativamente le abitudini di acquisto, né lo fanno le aspettative sociali delle norme (le convinzioni su ciò che gli altri pensano che dovremmo o non dovremmo fare). Pressione sociale: La pressione sociale positiva può stimolare un cambiamento collettivo. Se sapere non basta, sentire che il proprio comportamento sostenibile è condiviso e apprezzato dagli altri può influire sulle scelte. Lo studio evidenzia che non ci sono aspettative sociali esplicite o implicite che spingano le persone a scegliere in modo sostenibile.  In altre parole, nella società analizzata, non esiste un clima culturale o un contesto relazionale in cui le scelte sostenibili siano incoraggiate, premiate o considerate la norma. L&#8217;assenza di pressione sociale è preoccupante, perché senza di essa non è possibile affrontare temi come il fast fashion e modellare il comportamento collettivo: anche coloro che sono istruiti sul tema potrebbero scegliere di rimanere in silenzio. Chi conosce l’impatto negativo del fast fashion potrebbe non agire, né parlare apertamente, se sente di essere solo o di non avere supporto sociale. Effetto bandwagon o effetto carrozzone: Quando manca la pressione sociale verso scelte sostenibili, l&#8217;effetto bandwagon si attiva nella direzione opposta: le persone seguono inconsciamente la massa che continua a comprare fast fashion. L&#8217;effetto carrozzone fa parte di un gruppo più ampio di distorsioni cognitive che influenzano i giudizi e le decisioni delle persone. Le distorsioni cognitive possono aiutare le persone a pensare e ragionare più velocemente, ma spesso introducono errori di calcolo e di valutazione. Tra queste, l&#8217;effetto bandwagon è un fenomeno psicologico in cui le persone adottano comportamenti o atteggiamenti semplicemente perché altri lo fanno. Descrive la tendenza delle persone a seguire la massa, a desiderare ciò che hanno gli altri, ad agire come agiscono gli altri decidendo in base a ciò che sta facendo il gruppo più ampio. Il termine bandwagon (in italiano, “carrozzone”) ha origine dai circhi itineranti dell’Ottocento, le cui bande musicali sfilavano su carri per attirare il pubblico. Il clown e showman Dan Rice usò questo carro per sostenere la campagna presidenziale di Zachary Taylor nel 1848, invitando la gente a &#8220;salire sul carrozzone&#8221; per supportarlo. Dopo il successo di Taylor, altri politici imitarono la strategia, facendo nascere l’espressione &#8220;effetto bandwagon&#8221;, che indica la tendenza delle persone ad aderire a una causa solo perché è popolare, e alcuni iniziarono a usare l&#8217;idea di &#8220;salire sul carro dei vincitori&#8221; come un&#8217;azione negativa. Le tendenze alimentari e la popolarità di alcuni cibi possono essere influenzate dall&#8217;effetto carrozzone. Anche l&#8217;acquisizione di termini gergali generazionali può essere un esempio di &#8220;salire sul carrozzone&#8221;.  Sui social network, i trend possono comportare la ricreazione di specifici tipi di post o la condivisione di determinati tipi di contenuti. Un esempio recente? I Barbie-kit generati con l’AI che hanno riempito i nostri feed su Instagram. Anche l&#8217;utilizzo stesso di specifiche piattaforme di social media e la popolarità di alcuni programmi televisivi e film possono essere attribuiti all&#8217;effetto carrozzone. Inoltre, la ricerca ha dimostrato che l&#8217;effetto può influenzare anche le decisioni prese da medici, terapeuti e altri operatori sanitari. Nella moda, i trend sembrano essere particolarmente vulnerabili all&#8217;effetto carrozzone e tendono anche ad essere passeggeri, rendendo alcuni capi velocemente obsoleti e dimenticati nel nostro armadio. Acquistiamo vestiti, scarpe e accessori perchè tanti lo fanno, seguendo la popolarità di brand, negozi e prodotti. Perché esattamente si verifica l&#8217;effetto carrozzone? Gli individui sono fortemente influenzati dalla pressione e dalle norme esercitate dai gruppi. Quando sembra che la maggior parte del gruppo stia facendo una certa cosa, non farla diventa sempre più difficile. Se il nostro gruppo di pari, ossia le persone della nostra cerchia di riferimento, compra fast fashion, è difficile fare diversamente. Perché è così difficile? È una tendenza naturale per le persone seguire il resto del gruppo. perché ci sentiamo sotto pressione. In altri casi, ci confrontiamo con gli altri e poi cerchiamo di cambiare per essere più simili al gruppo. Seguire le tendenze può persino contribuire a creare legami con gli altri. Quando sembra che tutti facciano qualcosa, si crea un&#8217;enorme pressione a conformarsi, ed è forse per questo che i comportamenti &#8220;da carrozzone&#8221; tendono a formarsi così facilmente. Le persone vogliono avere ragione. Vogliono far parte della parte vincente. Uno dei motivi per cui le persone si conformano è che cercano informazioni dagli altri membri del loro gruppo sociale su ciò che è giusto o accettabile. Se sembra che tutti gli altri facciano qualcosa, le persone hanno l&#8217;impressione che sia la cosa giusta da fare. Anche la paura dell&#8217;esclusione gioca un ruolo nell&#8217;effetto carrozzone. Le persone generalmente non vogliono essere tra gli esclusi, quindi conformarsi a ciò che fa il resto del gruppo è un modo per garantire l&#8217;inclusione e l&#8217;accettazione sociale. Il bisogno di appartenenza spinge le persone ad adottare le norme e gli atteggiamenti della maggioranza per ottenere l&#8217;accettazione e l&#8217;approvazione del gruppo. Sebbene l&#8217;effetto carrozzone possa avere conseguenze potenzialmente pericolose in alcuni casi, può anche portare all&#8217;adozione di comportamenti sani. Se sembra che la maggior parte delle persone rifiuti comportamenti non sani (come il fumo) e adotti scelte salutari (come l&#8217;attività fisica e l&#8217;allenamento), le persone potrebbero quindi essere più propense a evitare scelte rischiose e ad adottare comportamenti salutari. Effetto bandwagon, pressione sociale e moda sostenibile: La pressione sociale crea il contesto. L’effetto bandwagon diffonde il comportamento che in quel contesto appare vincente o approvato. Se la pressione sociale è assente, il bandwagon rinforza lo status quo insostenibile. Se è presente e positiva, può accelerare il cambiamento collettivo. Se si innesca un&#8217;inversione culturale – ad esempio, mostrando che sempre più persone scelgono la moda sostenibile – l&#8217;effetto bandwagon può diventare un potente alleato: la sostenibilità può essere percepita non solo come giusta, ma anche come popolare. In questo modo, la pressione sociale positiva può sfruttare l’effetto bandwagon per rendere desiderabile e “di moda” un comportamento più etico. L’effetto bandwagon può portare i consumatori a seguire tendenze sostenibili se percepite come popolari. Social media: Secondo lo studio spagnolo, i social media influenzano profondamente preoccupazioni e opinioni, svolgendo un ruolo importante nel plasmare il nostro comportamento. Possono sia favorire il progresso che ostacolare l&#8217;adattamento di nuove abitudini di acquisto. Inoltre, il pregiudizio generale dei social media ha un impatto significativo sugli sforzi per cambiare le attuali abitudini di acquisto nel settore della moda. Uno studio pubblicato su Frontiers in Communication ha analizzato come i leader d&#8217;opinione chiave (KOL), inclusi influencer e celebrità, influenzino le intenzioni di acquisto dei consumatori riguardo ai prodotti di moda sostenibile. I risultati evidenziano che: I KOL possono influenzare significativamente le decisioni di acquisto, la percezione del marchio e le strategie di marketing. La loro presenza sui social media e la loro credibilità possono motivare i consumatori ad adottare comportamenti di acquisto più sostenibili. Influenze generazionali: Una tesi di master dell&#8217;Università Cattolica Portoghese ha esaminato come la pressione dei pari influenzi le decisioni di acquisto di moda sostenibile tra le generazioni Y e Z. I risultati indicano che: La Generazione Y è più suscettibile alla pressione dei pari nell&#8217;acquisto di prodotti eco-fashion La Generazione Z è maggiormente influenzata quando l&#8217;eco-fashion è promossa su piattaforme social come Instagram. Lo studio suggerisce che la pressione dei pari funge da mediatore tra la generazione e l&#8217;intenzione di acquisto, con i social media che amplificano questo effetto. Le norme sociali non bastano a influenzare la scelta di ciò che acquistiamo: Uno studio pubblicato su MDPI ha indagato il ruolo delle norme sociali nel comportamento d&#8217;acquisto di abbigliamento sostenibile. I risultati indicano che: Le norme sociali influenzano la percezione dell&#8217;accettabilità sociale dell&#8217;abbigliamento sostenibile. Tuttavia, non è stato trovato un effetto moderatore significativo delle norme sociali tra l&#8217;intenzione di acquisto e il comportamento d&#8217;acquisto effettivo. Ciò suggerisce che, sebbene le norme sociali possano influenzare le intenzioni, altri fattori come valori personali e disponibilità economica possono giocare un ruolo più determinante nel comportamento d&#8217;acquisto effettivo. Conclusioni: Educazione alla sostenibilità e interventi governativi non bastano per rallentare l’acquisto di fast fashion. Social media e pressione sociale sono determinanti per orientare a comportamenti d’acquisto più responsabili ed etici. A ciò si aggiungono altri elementi come valori personali e disponibilità economica. Valori e identità personali definiti possono vincere l’effetto carrozzone. Valutare te stesso/a in base a ciò che è considerato popolare in un determinato momento può anche danneggiare l’autostima e impedire di raggiungere il tuo pieno potenziale. Solo perché ti piace qualcosa che non è popolare o ha un interesse che molti altri non sembrano condividere, non significa che quelle attività, quello stile, quelle idee non valgano la pena di essere perseguite. Per evitare l&#8217;effetto bandwagon, non ascoltare una sola fonte quando valuti le informazioni. Cerca una varietà di dati e opinioni, inclusi punti di vista alternativi o contrari, informazioni legittime e basate sull&#8217;evidenza che possano supportare o confutare tali affermazioni. Resta il punto della disponibilità economica e dell’accessibilità di alternative al fast fashion. Questa però è un’altra storia, di cui sentirai parlarci presto. *Agent-based modeling; un modello basato su agenti può simulare come i consumatori decidono se acquistare fast fashion o moda etica. Ogni consumatore è rappresentato da un attore virtuale con comportamenti propri, per osservare come si diffondono le scelte sostenibili. &#160; Studio menzionato nell&#8217;articolo: Soboleva &#38; Sánchez, 2024, Agent-Based Insight into Eco-Choices: Simulating the Fast Fashion Shift, https://doi.org/10.48550/arXiv.2407.18814 Altre fonti: Ebsco; Frontiers; MDPI; UCB Repository; Very Well Mind.com Foto: Julia Андрэй (copertina),Markus Spiske, Kate Trysh, Toa Heftiba on Unsplash]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><a href="https://www.spreaker.com/episode/perche-compriamo-fast-fashion--66209094"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-15706 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg" alt="" width="212" height="82" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg 1080w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-600x234.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-300x117.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-1024x399.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-768x299.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 212px) 100vw, 212px" /></a>Un recente studio spagnolo analizza come educazione e norme sociali influenzino le scelte d&#8217;acquisto di fast fashion. Scopri quale può essere la chiave per cambiare i comportamenti dei consumatori.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il <strong>consumo di moda veloce</strong> prospera largamente in funzione del nostro comportamento d’acquisto, spinti dalla voglia di possedere sempre più vestiti e assecondati dalla diminuzione continua dei prezzi.</p>
<p style="font-weight: 400;">Attraverso ciò che compriamo ci esprimiamo e rafforziamo la nostra identità verso noi stessi e verso gli altri. Nelle culture in cui i nostri acquisti veicolano l’autorealizzazione e l’espressione identitaria, i vestiti rappresentano un linguaggio visivo che comunica la nostra appartenenza a determinati gruppi sociali, culture o comunità. Siamo spinti a modificare la nostra identità attraverso nuovi vestiti e ci affascina l’essere alla moda, lasciando nell’ombra le preoccupazioni per l’ambiente, le condizioni di lavoro, le filiere etiche.</p>
<p style="font-weight: 400;">Con questa premessa, una ricerca condotta in Spagna ha utilizzato la modellazione basata su agenti (ABM* ) per analizzare le decisioni dei consumatori riguardo al fast fashion. Perchè per il progresso sociale e ambientale è necessario che il pubblico abbia la volontà di prendere parte e dare supporto a iniziative che affrontano il fast fashion e altre tematiche.</p>
<p style="font-weight: 400;">Quanto incidono le preoccupazioni ambientali e la consapevolezza della (non) sostenibilità della moda veloce sulle nostre scelte di acquisto?</p>
<p style="font-weight: 400;">Lo studio di Soboleva &amp; Sánchez (2024)  indaga come gli individui scelgono di acquistare fast fashion e in che modo su questo processo agisca la consapevolezza degli effetti della moda, in particolare di quella veloce, esaminando l’influenza di fattori come l&#8217;intervento governativo, i social media e la pressione dei pari.</p>
<h5 style="font-weight: 400;"><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-19271 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/05/markus-spiske-mz5I5In8zxE-unsplash-scaled.jpg" alt="" width="336" height="503" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/05/markus-spiske-mz5I5In8zxE-unsplash-scaled.jpg 1706w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/05/markus-spiske-mz5I5In8zxE-unsplash-200x300.jpg 200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/05/markus-spiske-mz5I5In8zxE-unsplash-683x1024.jpg 683w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/05/markus-spiske-mz5I5In8zxE-unsplash-768x1152.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/05/markus-spiske-mz5I5In8zxE-unsplash-1024x1536.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/05/markus-spiske-mz5I5In8zxE-unsplash-1365x2048.jpg 1365w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/05/markus-spiske-mz5I5In8zxE-unsplash-1160x1740.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/05/markus-spiske-mz5I5In8zxE-unsplash-600x900.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 336px) 100vw, 336px" />Intervento governativo:</strong></h5>
<p style="font-weight: 400;">Dall’analisi emerge che <strong>gli interventi governativi sono fondamentali</strong>, con le campagne statali che definiscono il tono generale del progresso, ma fino a un certo punto oltre il quale producono rendimenti decrescenti. Una delle principali scoperte è quindi che non è necessario che lo Stato adotti un atteggiamento estremamente proattivo o che continui le campagne a tempo indeterminato per ottenere risultati ottimali. <strong>L&#8217;influenza dello Stato sull&#8217;opinione pubblica raggiunge un punto in cui ulteriori interventi producono risultati insignificanti. </strong></p>
<h5 style="font-weight: 400;"><strong>Preoccupazione ambientale, consapevolezza ed educazione alla sostenibilità:</strong></h5>
<p style="font-weight: 400;">L’indagine dell&#8217;impatto della consapevolezza e dell&#8217;educazione alla sostenibilità sui processi decisionali degli individui in merito agli acquisti di fast fashion indica <strong>che le preoccupazioni ambientali non influenzano significativamente le abitudini di acquisto</strong>, né lo fanno le aspettative sociali delle norme (le convinzioni su ciò che gli altri pensano che dovremmo o non dovremmo fare).</p>
<h5 style="font-weight: 400;"><strong>Pressione sociale:</strong></h5>
<p style="font-weight: 400;">La pressione sociale positiva può stimolare un cambiamento collettivo. Se sapere non basta, sentire che il proprio comportamento sostenibile è condiviso e apprezzato dagli altri può influire sulle scelte.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Lo studio evidenzia che non ci sono aspettative sociali esplicite o implicite che spingano le persone a scegliere in modo sostenibile</strong><strong>.  </strong>In altre parole, nella società analizzata, <strong>non esiste un clima culturale o un contesto relazionale in cui le scelte sostenibili siano incoraggiate, premiate o considerate la norma.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">L&#8217;assenza di pressione sociale è preoccupante, perché senza di essa non è possibile affrontare temi come il fast fashion e modellare il comportamento collettivo: anche coloro che sono istruiti sul tema potrebbero scegliere di rimanere in silenzio. <strong>Chi conosce l’impatto negativo del fast fashion potrebbe non agire, né parlare apertamente, se sente di essere solo o di non avere supporto sociale.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Effetto bandwagon o effetto carrozzone</strong>: Quando manca la pressione sociale verso scelte sostenibili, l&#8217;effetto bandwagon si attiva nella direzione opposta: le persone seguono inconsciamente la massa che continua a comprare fast fashion. L&#8217;effetto carrozzone fa parte di un gruppo più ampio di distorsioni cognitive che influenzano i giudizi e le decisioni delle persone. Le distorsioni cognitive possono aiutare le persone a pensare e ragionare più velocemente, ma spesso introducono errori di calcolo e di valutazione. Tra queste, l&#8217;effetto bandwagon è un fenomeno psicologico in cui le persone adottano comportamenti o atteggiamenti semplicemente perché altri lo fanno. Descrive la tendenza delle persone a seguire la massa, a desiderare ciò che hanno gli altri, ad agire come agiscono gli altri decidendo in base a ciò che sta facendo il gruppo più ampio.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il termine <em>bandwagon</em> (in italiano, “carrozzone”) ha origine dai circhi itineranti dell’Ottocento, le cui bande musicali sfilavano su carri per attirare il pubblico. Il clown e showman Dan Rice usò questo carro per sostenere la campagna presidenziale di Zachary Taylor nel 1848, invitando la gente a &#8220;salire sul carrozzone&#8221; per supportarlo. Dopo il successo di Taylor, altri politici imitarono la strategia, facendo nascere l’espressione &#8220;effetto bandwagon&#8221;, che indica la tendenza delle persone ad aderire a una causa solo perché è popolare, e alcuni iniziarono a usare l&#8217;idea di &#8220;salire sul carro dei vincitori&#8221; come un&#8217;azione negativa.</p>
<p><iframe title="Spotify Embed: Perché compriamo fast fashion?" style="border-radius: 12px" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/episode/2GsCnTUsLYEqtOie7VtQac?si=ce7ff4c6b53f4234&#038;utm_source=oembed"></iframe></p>
<p style="font-weight: 400;">Le tendenze alimentari e la popolarità di alcuni cibi possono essere influenzate dall&#8217;effetto carrozzone. Anche l&#8217;acquisizione di termini gergali generazionali può essere un esempio di &#8220;salire sul carrozzone&#8221;.  Sui social network, i trend possono comportare la ricreazione di specifici tipi di post o la condivisione di determinati tipi di contenuti. Un esempio recente? I Barbie-kit generati con l’AI che hanno riempito i nostri feed su Instagram. Anche l&#8217;utilizzo stesso di specifiche piattaforme di social media e la popolarità di alcuni programmi televisivi e film possono essere attribuiti all&#8217;effetto carrozzone. Inoltre, la ricerca ha dimostrato che l&#8217;effetto può influenzare anche le decisioni prese da medici, terapeuti e altri operatori sanitari.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Nella moda, i trend sembrano essere particolarmente vulnerabili all&#8217;effetto carrozzone</strong> e tendono anche ad essere passeggeri, rendendo alcuni capi velocemente obsoleti e dimenticati nel nostro armadio. Acquistiamo vestiti, scarpe e accessori perchè tanti lo fanno, seguendo la popolarità di brand, negozi e prodotti.</p>
<p style="font-weight: 400;">Perché esattamente si verifica l&#8217;effetto carrozzone? Gli individui sono fortemente influenzati dalla pressione e dalle norme esercitate dai gruppi. Quando sembra che la maggior parte del gruppo stia facendo una certa cosa, non farla diventa sempre più difficile. <strong>Se il nostro gruppo di pari, ossia le persone della nostra cerchia di riferimento, compra fast fashion, è difficile fare diversamente.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-19273 alignright" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/05/kate-trysh-o08-_zoLxG0-unsplash-scaled.jpg" alt="" width="575" height="383" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/05/kate-trysh-o08-_zoLxG0-unsplash-scaled.jpg 2560w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/05/kate-trysh-o08-_zoLxG0-unsplash-300x200.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/05/kate-trysh-o08-_zoLxG0-unsplash-1024x683.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/05/kate-trysh-o08-_zoLxG0-unsplash-768x512.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/05/kate-trysh-o08-_zoLxG0-unsplash-1536x1024.jpg 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/05/kate-trysh-o08-_zoLxG0-unsplash-2048x1365.jpg 2048w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/05/kate-trysh-o08-_zoLxG0-unsplash-1160x773.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/05/kate-trysh-o08-_zoLxG0-unsplash-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 575px) 100vw, 575px" />Perché è così difficile?</p>
<p style="font-weight: 400;">È una tendenza naturale per le persone seguire il resto del gruppo. perché ci sentiamo sotto pressione. In altri casi, ci confrontiamo con gli altri e poi cerchiamo di cambiare per essere più simili al gruppo. Seguire le tendenze può persino contribuire a creare legami con gli altri.</p>
<p style="font-weight: 400;">Quando sembra che tutti facciano qualcosa, si crea un&#8217;enorme pressione a conformarsi, ed è forse per questo che i comportamenti &#8220;da carrozzone&#8221; tendono a formarsi così facilmente. Le persone vogliono avere ragione. Vogliono far parte della parte vincente. Uno dei motivi per cui le persone si conformano è che cercano informazioni dagli altri membri del loro gruppo sociale su ciò che è giusto o accettabile. <strong>Se sembra che tutti gli altri facciano qualcosa, le persone hanno l&#8217;impressione che sia la cosa giusta da fare</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Anche la paura dell&#8217;esclusione gioca un ruolo nell&#8217;effetto carrozzone. Le persone generalmente non vogliono essere tra gli esclusi, quindi conformarsi a ciò che fa il resto del gruppo è un modo per garantire l&#8217;inclusione e l&#8217;accettazione sociale. Il bisogno di appartenenza spinge le persone ad adottare le norme e gli atteggiamenti della maggioranza per ottenere l&#8217;accettazione e l&#8217;approvazione del gruppo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Sebbene l&#8217;effetto carrozzone possa avere conseguenze potenzialmente pericolose in alcuni casi, può anche portare all&#8217;adozione di comportamenti sani. Se sembra che la maggior parte delle persone rifiuti comportamenti non sani (come il fumo) e adotti scelte salutari (come l&#8217;attività fisica e l&#8217;allenamento), le persone potrebbero quindi essere più propense a evitare scelte rischiose e ad adottare comportamenti salutari.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Effetto bandwagon, pressione sociale e moda sostenibile:</strong></p>
<ul>
<li><strong>La pressione sociale crea il contesto</strong>.</li>
<li><strong>L’effetto bandwagon diffonde il comportamento</strong> che in quel contesto appare vincente o approvato.</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">Se la pressione sociale è assente, <strong>il bandwagon rinforza lo status quo insostenibile</strong>. Se è presente e positiva, <strong>può accelerare il cambiamento collettivo</strong>. Se si innesca un&#8217;inversione culturale – ad esempio, mostrando che sempre più persone scelgono la moda sostenibile – <strong>l&#8217;effetto bandwagon può diventare un potente alleato</strong>: la sostenibilità può essere percepita non solo come giusta, ma anche come <em>popolare</em>.</p>
<p style="font-weight: 400;">In questo modo, la pressione sociale positiva può sfruttare l’effetto bandwagon per rendere desiderabile e “di moda” un comportamento più etico. L’effetto bandwagon può portare i consumatori a seguire tendenze sostenibili se percepite come popolari.</p>
<h5 style="font-weight: 400;"><strong>Social media:</strong></h5>
<p style="font-weight: 400;">Secondo lo studio spagnolo, i social media influenzano profondamente preoccupazioni e opinioni, svolgendo un ruolo importante nel plasmare il nostro comportamento. Possono sia favorire il progresso che ostacolare l&#8217;adattamento di nuove abitudini di acquisto. Inoltre, il pregiudizio generale dei social media ha un impatto significativo sugli sforzi per cambiare le attuali abitudini di acquisto nel settore della moda.</p>
<p style="font-weight: 400;">Uno studio pubblicato su Frontiers in Communication ha analizzato come i leader d&#8217;opinione chiave (KOL), inclusi influencer e celebrità, influenzino le intenzioni di acquisto dei consumatori riguardo ai prodotti di moda sostenibile. I risultati evidenziano che:</p>
<ul style="font-weight: 400;">
<li>I KOL possono influenzare significativamente le decisioni di acquisto, la percezione del marchio e le strategie di marketing.</li>
<li>La loro presenza sui social media e la loro credibilità possono motivare i consumatori ad adottare comportamenti di acquisto più sostenibili.</li>
</ul>
<h5 style="font-weight: 400;"><strong><br />
<img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-19278 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/05/toa-heftiba-6VLFGSMZIXE-unsplash-scaled.jpg" alt="" width="395" height="525" />Influenze generazionali:</strong></h5>
<p style="font-weight: 400;">Una tesi di master dell&#8217;Università Cattolica Portoghese ha esaminato come la pressione dei pari influenzi le decisioni di acquisto di moda sostenibile tra le generazioni Y e Z. I risultati indicano che:</p>
<ul style="font-weight: 400;">
<li>La Generazione Y è più suscettibile alla pressione dei pari nell&#8217;acquisto di prodotti eco-fashion</li>
<li>La Generazione Z è maggiormente influenzata quando l&#8217;eco-fashion è promossa su piattaforme social come Instagram.</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">Lo studio suggerisce che la pressione dei pari funge da mediatore tra la generazione e l&#8217;intenzione di acquisto, con i social media che amplificano questo effetto.</p>
<h5 style="font-weight: 400;"><strong>Le norme sociali non bastano a influenzare la scelta di ciò che acquistiamo:</strong></h5>
<p style="font-weight: 400;">Uno studio pubblicato su MDPI ha indagato il ruolo delle norme sociali nel comportamento d&#8217;acquisto di abbigliamento sostenibile. I risultati indicano che:</p>
<ul style="font-weight: 400;">
<li>Le norme sociali influenzano la percezione dell&#8217;accettabilità sociale dell&#8217;abbigliamento sostenibile.</li>
<li>Tuttavia, non è stato trovato un effetto moderatore significativo delle norme sociali tra l&#8217;intenzione di acquisto e il comportamento d&#8217;acquisto effettivo.</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">Ciò suggerisce che, sebbene le norme sociali possano influenzare le intenzioni, <strong>altri fattori come valori personali e disponibilità economica possono giocare un ruolo più determinante</strong> nel comportamento d&#8217;acquisto effettivo.</p>
<h5 style="font-weight: 400;"><strong>Conclusioni:</strong></h5>
<p style="font-weight: 400;">Educazione alla sostenibilità e interventi governativi non bastano per rallentare l’acquisto di fast fashion. Social media e pressione sociale sono determinanti per orientare a comportamenti d’acquisto più responsabili ed etici. A ciò si aggiungono altri elementi come valori personali e disponibilità economica.</p>
<p style="font-weight: 400;">Valori e identità personali definiti possono vincere l’effetto carrozzone. Valutare te stesso/a in base a ciò che è considerato popolare in un determinato momento può anche danneggiare l’autostima e impedire di raggiungere il tuo pieno potenziale. Solo perché ti piace qualcosa che non è popolare o ha un interesse che molti altri non sembrano condividere, non significa che quelle attività, quello stile, quelle idee non valgano la pena di essere perseguite.</p>
<p style="font-weight: 400;">Per evitare l&#8217;effetto bandwagon, non ascoltare una sola fonte quando valuti le informazioni. Cerca una varietà di dati e opinioni, inclusi punti di vista alternativi o contrari, informazioni legittime e basate sull&#8217;evidenza che possano supportare o confutare tali affermazioni.</p>
<p style="font-weight: 400;">Resta il punto della disponibilità economica e dell’accessibilità di alternative al fast fashion. Questa però è un’altra storia, di cui sentirai parlarci presto.</p>
<p><span style="font-weight: 400;">*<em>Agent-based modeling; un modello basato su agenti può simulare <strong data-start="776" data-end="847">come i consumatori decidono se acquistare fast fashion o moda etica. </strong>Ogni consumatore è rappresentato da un attore virtuale con </em></span><em>comportamenti propri, per osservare come si diffondono le scelte sostenibili.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>Studio menzionato nell&#8217;articolo: </em><em>Soboleva &amp; Sánchez, 2024, Agent-Based Insight into Eco-Choices: Simulating the Fast Fashion Shift, https://doi.org/10.48550/arXiv.2407.18814</em></p>
<p><em>Altre fonti: </em><em>Ebsco; </em><em>Frontiers; </em><em>MDPI; </em><em>UCB Repository; </em><em>Very Well Mind.com</em></p>
<p>Foto: Julia Андрэй (copertina),Markus Spiske, Kate Trysh, Toa Heftiba on Unsplash</p>
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		<title>L&#8217;essenziale: un approccio chiave per una moda sostenibile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[dressecode]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Feb 2024 09:26:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fashion/Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Minimalism]]></category>
		<category><![CDATA[Responsible life / Stile di vita resp.]]></category>
		<category><![CDATA[consumo responsabile]]></category>
		<category><![CDATA[prevenzione allo spreco]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti]]></category>
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					<description><![CDATA[Perché la moda sia realmente sostenibile è sempre più evidente quanto sia necessario limitare la produzione e il consumo di abbigliamento all&#8217;essenziale. Uno studio di Zero Waste Europe (2023) spiega l’impellenza di un approccio del contenimento del superfluo per far fronte ai rischi che corre il nostro pianeta. Secondo il quadro globale Kunming-Montreal sulla biodiversità (Global Biodiversity Framework), la principale causa di perdita di diversità biologica può essere individuata nell’uso di risorse del pianeta. Per questo motivo, il quadro pone l’obiettivo di ridurre in modo equo l&#8217;impronta globale dei consumi, incluso il dimezzamento dello spreco alimentare e una significativa diminuzione del consumo eccessivo e della produzione di rifiuti entro il 2030. L&#8217;Europa, vincolata dal quadro normativo, si impegna verso un percorso di autolimitazione collettiva. Questo implica la necessità di contenere la produzione per evitare il superamento dei limiti planetari, assicurando che gli incrementi di efficienza non conducano a un aumento insostenibile del consumo di risorse. &#8220;L’impatto ambientale del consumo di un cittadino medio dell&#8217;UE è al di fuori dello spazio operativo di sicurezza per l&#8217;umanità, per diversi impatti, vale a dire il cambiamento climatico, il particolato, l&#8217;eco tossicità dell&#8217;acqua dolce e l’utilizzo delle risorse (combustibili fossili, minerali e metalli)&#8221;. Sanyé Mengual e Sala, Joint Research Centre (JRC) della Commissione Europea, 2023 Il Material Footprint (l’impronta dei materiali) pro capite dell’UE è oggi superiore a gran parte del resto del mondo, e tra il 40 e il 70% più alto delle stime disponibili di un livello sostenibile, che sia sostanzialmente coerente con la limitazione della pressione ambientale entro i confini planetari (Meysner e Gore, Ieep, 2022). La sovrapproduzione e lo smaltimento inappropriato dei vestiti contribuiscono alla crisi planetaria. Inoltre, il consumo eccessivo, alimentato dal modello di business dominante dell&#8217;industria della moda, è al centro delle crisi climatiche, ambientali e di inquinamento. Per questo motivo è necessario agire sui livelli sia di produzione sia di consumo. In pratica, dobbiamo scegliere l’essenziale sia nella produzione sia nel consumo. “Se una maggiore efficienza dei materiali attraverso la longevità, il riutilizzo o il riciclo non si traduce in una riduzione del consumo complessivo, l’economia circolare ha perso la sua ragion d’essere” (Zero Waste Europe 2023). Un’economia circolare non basta: è necessario consumare meno (Wijkman e Potochnik, The New Statesman, 2023). È lo stesso messaggio lanciato dal British Fashion Council (BFC) che, sulla base di un rapporto dell’Institute of Positive Fashion (IPF), ha chiesto al governo, all’industria della moda britannica e ai consumatori di lavorare tutti insieme per “ridurre massicciamente” il numero di nuovi vestiti che le persone acquistano ogni anno. L’obiettivo è diminuire la domanda di nuovo abbigliamento del 50% (Moore, Circular Online, 2021). Il problema del consumo Nell’Unione Europea, l&#8217;impatto ambientale del consumo eccessivo è evidente nella quantità insostenibile di risorse naturali utilizzate per soddisfare le richieste. La sovrapproduzione e la crescente impronta europea di materiali hanno contribuito alle crisi planetarie, compreso il cambiamento climatico e l&#8217;inquinamento. Secondo Zero Waste Europe (2023), le dimensioni della sovrapproduzione e del consumo di moda sono impressionanti. A fronte di un acquisto di 26 kg di prodotti tessili, ogni anno l&#8217;europeo medio genera circa 11 kg di rifiuti tessili, che finiscono principalmente in discarica o inceneriti: solo l’1% dei capi usati è riciclato in nuovi capi di abbigliamento (European Parliament 2020). View this post on Instagram A post shared by Dress ECOde I Sustainable Fashion Propagator (@dress_ecode) La nostra ossessione per il consumo contribuisce al problema. “Ogni minuto della pubblicità quotidiana ci dice che la nostra salute, felicità e benessere dipendono dal possesso di una vertiginosa gamma di prodotti. A quanto pare abbiamo bisogno di aggiornare il nostro guardaroba, l&#8217;arredamento della casa o l&#8217;auto con una regolarità spaventosa. La pubblicità ci assicura sempre più che possiamo apportare questi cambiamenti senza causare danni al clima o alla natura, scegliendo opzioni ‘rispettose dell’ambiente’ – un veicolo elettrico invece di un’auto a benzina o diesel, per esempio” (Wijkman e Potochnik, The New Statesman, 2023). La moda, spinta da una costante persuasione al consumo attraverso pubblicità digitale e social media, è una componente significativa del consumo eccessivo che alimenta le crisi climatiche, ambientali e di inquinamento. Comprare la “giusta quantità” Per affrontare questo problema, il primo passo è generare una cultura della sufficienza, cercando di limitare l&#8217;acquisto continuo di nuovi capi alla moda e disincentivando il consumo smodato (Zero Waste Europe 2023). L&#8217;autolimitazione collettiva, contenendo la produzione primaria, è vista come una soluzione per evitare il superamento dei limiti planetari: dobbiamo comprare di meno e far durare di più. Il dominante modello di business dell&#8217;industria della moda si basa sulla persuasione ad acquistare continuamente nuovi capi di tendenza. Nei nostri acquisti è necessario limitare il superfluo e concentrarci su ciò che è veramente necessario.Tuttavia, quantificare la sufficienza dell’abbigliamento e determinare quanti capi “bastino” è una sfida ancora in corso. Secondo una recente ricerca sui “corridoi” di consumo per la sostenibilità nella moda, un livello di consumo sostenibile è rappresentato da circa cinque nuovi capi di abbigliamento per persona all’anno (Zero Waste Europe 2023). Quanto è abbastanza? Due ricercatori svedesi, Göran Bäckstrand e Lars Ingelstam, hanno provato nel 1975 a rispondere a questa domanda in un articolo intitolato “Hur mycket är lagom?” (Wijkman e Potochnik, The New Statesman, 2023). “Lagom&#8221; è un termine svedese che si traduce approssimativamente in &#8220;la giusta quantità&#8221; o &#8220;sufficiente&#8221;. Incarna l’idea di equilibrio, moderazione e contentezza. È un concetto profondamente radicato nella cultura svedese e riflette uno stile di vita che evita gli estremi. Può essere declinato in: Moderazione; Lagom incoraggia un approccio equilibrato e moderato a vari aspetti della vita, tra cui lavoro, socializzazione e consumo. Si tratta di trovare una via di mezzo senza eccessi o carenze. Comunità e uguaglianza; Lagom si estende alle interazioni sociali e promuove un senso di comunità e uguaglianza. Sostenibilità; il concetto si allinea con la vita sostenibile, sottolineando l’importanza di utilizzare le risorse in modo responsabile e di non indulgere negli eccessi. Risuona con la coscienza ambientale e l’idea di lasciare un’impronta ecologica minore. Equilibrio tra lavoro e vita privata; Lagom si riflette nell&#8217;approccio svedese all&#8217;equilibrio tra lavoro e vita privata. Contentezza; Lagom è associato alla contentezza e alla soddisfazione per ciò che si ha. Incoraggia le persone ad apprezzare e sfruttare al massimo il momento presente senza lottare costantemente per ottenere di più. Processo decisionale; in vari aspetti della vita, Lagom si riflette nel processo decisionale. Si tratta di considerare ciò che è appropriato o sufficiente in una data situazione piuttosto che optare per gli estremi. Sebbene Lagom sia profondamente radicato nella cultura svedese, i suoi principi hanno guadagnato l’attenzione internazionale come filosofia guida per uno stile di vita più equilibrato e consapevole. Ancora oggi ci interroghiamo sulla “giusta quantità” di risorse, minerali e materiali che estraiamo dalla Terra per trasformarli in prodotti di cui potremmo o meno aver bisogno (Wijkman e Potochnik, The New Statesman, 2023). Un cambio di mentalità La transizione verso una moda sostenibile richiede una riflessione profonda sul concetto di essenzialità. Limitarsi all&#8217;essenziale non riguarda solo la riduzione dei consumi, ma anche un cambiamento radicale nella mentalità dei consumatori e nell&#8217;industria stessa. È necessario promuovere nuovi valori che sfidino il concetto tradizionale di successo e incentivare modelli di consumo basati sulla cura e sul benessere. Ecco alcuni concetti chiave su questo tema: Stile di vita basato sulla consapevolezza: I consumatori devono essere consapevoli del loro impatto e delle scelte di consumo. L&#8217;informazione sulla necessità di limitarsi all&#8217;essenziale può cambiare la nostra prospettiva, spingendoci verso scelte più oculate e sostenibili nel vestirci, come in altri ambiti della vita. Minimalismo nella Moda: Abbracciare lo stile minimalista nella moda significa focalizzarsi su capi essenziali, duraturi e versatili. Questa filosofia contrasta con l&#8217;approccio attuale basato su tendenze effimere e consumismo sfrenato, promuovendo un guardaroba più sostenibile e duraturo. Valorizzazione dell&#8217;Autenticità: Limitarsi all&#8217;essenziale significa apprezzare l&#8217;autenticità di ogni capo di abbigliamento. Invece di cedere alle mode veloci, gli individui sono incoraggiati a scegliere pezzi che riflettano la loro personalità e resistano alle tendenze passeggiere. Eliminare le scelte dannose e creare un&#8217;economia orientata al benessere. Riparazione e riutilizzo: Possono ridurre significativamente la necessità di nuovi indumenti (Zero Waste Europe 2023). La transizione verso uno stile di vita essenziale richiede cambiamenti nelle politiche pubbliche, nella promozione di riparazione e riutilizzo, nonché nell&#8217;adozione di modelli aziendali rifiuti zero. La cultura della sufficienza e del vivere consapevole Oltre al “Lagom”, ci sono diversi concetti interessanti legati alla cultura della sufficienza e del vivere consapevole provenienti da differenti culture in tutto il mondo. Eccone alcuni: Wabi-Sabi (Giappone): è una filosofia estetica giapponese che abbraccia l&#8217;imperfezione, l&#8217;impermanenza e la semplicità. Apprezza la bellezza e la serenità nel ciclo naturale di crescita e di avanzamento dell&#8217;età, evidenziato negli oggetti e la sua impermanenza dalla patina e dall&#8217;usura o da eventuali visibili riparazioni, sottolineando l&#8217;accettazione della transitorietà e la modestia di una vita semplice e ordinata. Hygge (Danimarca): è un concetto danese che racchiude una sensazione di intimità, appagamento e benessere generale. Spesso comporta la creazione di un’atmosfera calda e invitante, il godimento di piaceri semplici e la promozione di un senso di unione. Ubuntu (Africa meridionale): è una filosofia africana che enfatizza l&#8217;interconnessione dell&#8217;umanità. Promuove un senso di comunità, lealtà, compassione e sostegno reciproco. Il concetto è spesso espresso attraverso la frase “Io sono perché siamo”. Uno dei principi più basilari di Ubuntu è un obbligo morale nei confronti degli altri, comprese le generazioni passate, presenti e future. In questo modo sostiene una vita sostenibile che non influisca sulla capacità degli altri, comprese le generazioni future, di vivere (Department of Geography, University of Sheffield, 2021). Friluftsliv (Norvegia/Svezia): significa &#8220;vita all&#8217;aria aperta&#8221; ed è un concetto nordico che celebra il legame con la natura. Implica trascorrere del tempo all&#8217;aperto, apprezzare il mondo naturale e trovare gioia nelle attività esterne indipendentemente dal tempo. La ricerca suggerisce che le esperienze con la natura che coinvolgono le emozioni e la compassione hanno maggiori possibilità di indurre un comportamento responsabile dal punto di vista ambientale (Lumber et al., 2017, Chawla 2006, in Lund, JASEd, 2022). Voluntary Simplicity (globale): Semplicità Volontaria è un movimento globale che sostiene la scelta deliberata di vivere con meno. Implica dare priorità alle esperienze significative rispetto ai beni materiali, ridurre i consumi e abbracciare uno stile di vita più sostenibile e appagante. Aloha Spirit (Hawaii): è un concetto hawaiano che va oltre un semplice saluto. Comprende amore, pace, compassione e rispetto reciproco. Vivere con lo Spirito Aloha implica un profondo rispetto per gli altri e per l&#8217;ambiente. Questi concetti condividono temi comuni di consapevolezza, equilibrio e attenzione alle esperienze significative rispetto all’accumulo materiale. La responsabilità dell’industria della moda Oltre al coinvolgimento dei consumatori, l&#8217;affrontare la crisi planetaria richiede un cambiamento significativo nell&#8217;approccio dell&#8217;industria della moda. La cultura della sufficienza è una leva importante da applicare anche ai modelli di business per affrontare urgenti questioni di sostenibilità. Limitarsi all&#8217;essenziale significa fare della sostenibilità una priorità assoluta. Le aziende devono integrare pratiche eco-sostenibili in tutte le fasi della produzione, dall&#8217;approvvigionamento dei materiali al packaging, promuovendo una filiera produttiva rispettosa dell&#8217;ambiente. L&#8217;industria della moda deve abbandonare il modello di sovrapproduzione e adottare un approccio basato sulla necessità. La produzione va oltre la domanda: il 30% dei vestiti prodotti non viene venduto (Zero Waste Europe 2023). Ciò richiede un passaggio a modelli di business orientati verso i “rifiuti zero”, dove la qualità supera la quantità. Riducendo la domanda dei consumatori si perderanno posti di lavoro? Diminuiranno le posizioni lavorative nella produzione tradizionale, ma centinaia di migliaia di nuovi posti potrebbero essere creati adottando nuovi modelli circolaridi business tra cui l’usato, il noleggio, l’abbonamento e la riparazione di vecchi vestiti che oggi finiscono in discarica (Moore, Circular Online, 2021). Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è scegliere l’essenziale. &#160; Foto copertina: designed by Freepik]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><a href="https://www.spreaker.com/episode/l-essenziale-un-approccio-chiave-per-una-moda-sostenibile--58595494"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-15706 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg" alt="" width="254" height="99" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg 1080w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-600x234.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-300x117.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-1024x399.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-768x299.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 254px) 100vw, 254px" /></a>Perché la moda sia realmente sostenibile è sempre più evidente quanto sia necessario limitare la produzione e il consumo di abbigliamento all&#8217;essenziale. Uno studio di Zero Waste Europe (2023) spiega l’impellenza di un approccio del contenimento del superfluo per far fronte ai rischi che corre il nostro pianeta.</p>
<p style="font-weight: 400;">Secondo il quadro globale Kunming-Montreal sulla biodiversità (Global Biodiversity Framework), la principale causa di perdita di diversità biologica può essere individuata nell’uso di risorse del pianeta. Per questo motivo, il quadro pone l’obiettivo di ridurre in modo equo l&#8217;impronta globale dei consumi, incluso il dimezzamento dello spreco alimentare e una significativa diminuzione del consumo eccessivo e della produzione di rifiuti entro il 2030. L&#8217;Europa, vincolata dal quadro normativo, si impegna verso un percorso di autolimitazione collettiva. Questo implica la necessità di <strong>contenere</strong><strong> la produzione</strong> <strong>per evitare il superamento dei limiti planetari, </strong>assicurando che gli incrementi di efficienza non conducano a un aumento insostenibile del consumo di risorse.</p>
<blockquote>
<p style="font-weight: 400;">&#8220;L’impatto ambientale del consumo di un cittadino medio dell&#8217;UE è al di fuori dello spazio operativo di sicurezza per l&#8217;umanità, per diversi impatti, vale a dire il cambiamento climatico, il particolato, l&#8217;eco tossicità dell&#8217;acqua dolce e l’utilizzo delle risorse (combustibili fossili, minerali e metalli)&#8221;.</p>
<p style="font-weight: 400;"><em>Sanyé Mengual e Sala, </em><em>Joint Research Centre (JRC)</em><em> della </em><em>Commissione</em><em> Europea, 2023</em></p>
</blockquote>
<p style="font-weight: 400;">Il Material Footprint (l’impronta dei materiali) pro capite dell’UE è oggi superiore a gran parte del resto del mondo, e<strong> tra il 40 e il 70% più alto delle stime disponibili di un livello sostenibile</strong>, che sia sostanzialmente coerente con la limitazione della pressione ambientale entro i confini planetari (Meysner e Gore, Ieep, 2022).</p>
<figure id="attachment_17805" aria-describedby="caption-attachment-17805" style="width: 940px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-17805 size-full" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/02/impatto-ambientale-moda-e1707130585392.jpg" alt="" width="940" height="490" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/02/impatto-ambientale-moda-e1707130585392.jpg 940w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/02/impatto-ambientale-moda-e1707130585392-300x156.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/02/impatto-ambientale-moda-e1707130585392-768x400.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/02/impatto-ambientale-moda-e1707130585392-600x313.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 940px) 100vw, 940px" /><figcaption id="caption-attachment-17805" class="wp-caption-text">Grafico elaborate da IEEP 2022 (Towards resource consumption within planetary boundaries)</figcaption></figure>
<p>La sovrapproduzione e lo smaltimento inappropriato dei vestiti contribuiscono alla crisi planetaria. Inoltre, il consumo eccessivo, alimentato dal modello di business dominante dell&#8217;industria della moda, è al centro delle crisi climatiche, ambientali e di inquinamento. Per questo motivo <strong>è necessario agire sui livelli sia di produzione sia di consumo.</strong> <strong>In pratica, dobbiamo scegliere l’essenziale sia nella produzione sia nel consumo.</strong></p>
<p><strong>“</strong><em>Se una maggiore efficienza dei materiali attraverso la longevità, il riutilizzo o il riciclo non si traduce in una riduzione del consumo complessivo, l’economia circolare ha perso la sua ragion d’essere</em>” (Zero Waste Europe 2023). <strong>Un’economia circolare non basta: è necessario consumare meno </strong>(Wijkman e Potochnik, The New Statesman, 2023).</p>
<p>È lo stesso messaggio lanciato dal British Fashion Council (BFC) che, sulla base di un rapporto dell’Institute of Positive Fashion (IPF), ha chiesto al governo, all’industria della moda britannica e ai consumatori di lavorare tutti insieme per “ridurre massicciamente” il numero di nuovi vestiti che le persone acquistano ogni anno. L’obiettivo è diminuire la domanda di nuovo abbigliamento del 50% (Moore, Circular Online, 2021).</p>
<h5 style="font-weight: 400;"><span style="color: #acc0a5;"><strong>Il problema del consumo</strong></span></h5>
<p style="font-weight: 400;">Nell’Unione Europea, l&#8217;impatto ambientale del consumo eccessivo è evidente nella quantità insostenibile di risorse naturali utilizzate per soddisfare le richieste. La sovrapproduzione e la crescente impronta europea di materiali hanno contribuito alle crisi planetarie, compreso il cambiamento climatico e l&#8217;inquinamento.</p>
<p style="font-weight: 400;">Secondo Zero Waste Europe (2023), le dimensioni della sovrapproduzione e del consumo di moda sono impressionanti. A fronte di un acquisto di 26 kg di prodotti tessili, ogni anno l&#8217;europeo medio genera circa 11 kg di rifiuti tessili, che finiscono principalmente in discarica o inceneriti: solo l’1% dei capi usati è riciclato in nuovi capi di abbigliamento (European Parliament 2020).</p>
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<p></a></p>
<p style=" color:#c9c8cd; font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; line-height:17px; margin-bottom:0; margin-top:8px; overflow:hidden; padding:8px 0 7px; text-align:center; text-overflow:ellipsis; white-space:nowrap;"><a href="https://www.instagram.com/p/C24hJlbr_ah/?utm_source=ig_embed&amp;utm_campaign=loading" style=" color:#c9c8cd; font-family:Arial,sans-serif; font-size:14px; font-style:normal; font-weight:normal; line-height:17px; text-decoration:none;" target="_blank">A post shared by Dress ECOde I Sustainable Fashion Propagator (@dress_ecode)</a></p>
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</blockquote>
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<p style="font-weight: 400;"><strong>La</strong><strong> nostra ossessione per il consumo</strong><strong> contribuisce al problema</strong>. “O<em>gni minuto della pubblicità quotidiana ci dice che la nostra salute, felicità e benessere dipendono dal possesso di una vertiginosa gamma di prodotti. A quanto pare abbiamo bisogno di aggiornare il nostro guardaroba, l&#8217;arredamento della casa o l&#8217;auto con una regolarità spaventosa. La pubblicità ci assicura sempre più che possiamo apportare questi cambiamenti senza causare danni al clima o alla natura, scegliendo opzioni ‘rispettose dell’ambiente’ – un veicolo elettrico invece di un’auto a benzina o diesel, per esempio</em>” (Wijkman e Potochnik, The New Statesman, 2023).</p>
<p style="font-weight: 400;">La moda, spinta da una costante persuasione al consumo attraverso pubblicità digitale e social media, è una componente significativa del consumo eccessivo che alimenta le crisi climatiche, ambientali e di inquinamento.</p>
<h5 style="font-weight: 400;"><span style="color: #acc0a5;"><strong>Comprare la “giusta quantità”</strong></span></h5>
<p style="font-weight: 400;">Per affrontare questo problema, il primo passo è generare una <strong>cultura della sufficienza</strong>, cercando di limitare l&#8217;acquisto continuo di nuovi capi alla moda e disincentivando il consumo smodato (Zero Waste Europe 2023).</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>L&#8217;autolimitazione collettiva</strong>, contenendo la produzione primaria, è vista come una soluzione per evitare il superamento dei limiti planetari: <strong>dobbiamo comprare di meno e far durare di più</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il dominante modello di business dell&#8217;industria della moda si basa sulla persuasione ad acquistare continuamente nuovi capi di tendenza. Nei nostri acquisti è necessario limitare il superfluo e <strong>concentrar</strong><strong>ci</strong><strong> su ciò che è veramente necessario</strong>.Tuttavia, quantificare la sufficienza dell’abbigliamento e determinare quanti capi “bastino” è una sfida ancora in corso.<img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-17809 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/02/sustainable-essential-clothes.jpg" alt="" width="643" height="368" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/02/sustainable-essential-clothes.jpg 1800w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/02/sustainable-essential-clothes-300x172.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/02/sustainable-essential-clothes-1024x585.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/02/sustainable-essential-clothes-768x439.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/02/sustainable-essential-clothes-1536x878.jpg 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/02/sustainable-essential-clothes-1160x663.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/02/sustainable-essential-clothes-1320x755.jpg 1320w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/02/sustainable-essential-clothes-600x343.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 643px) 100vw, 643px" /></p>
<p style="font-weight: 400;">Secondo una recente ricerca sui “corridoi” di consumo per la sostenibilità nella moda, un livello di consumo sostenibile è rappresentato da <strong>circa cinque nuovi capi di abbigliamento</strong> per persona all’anno (Zero Waste Europe 2023).</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Quanto è abbastanza?</strong> Due ricercatori svedesi, Göran Bäckstrand e Lars Ingelstam, hanno provato nel 1975 a rispondere a questa domanda in un articolo intitolato “Hur mycket är lagom?” (Wijkman e Potochnik, The New Statesman, 2023). “<strong>Lagom</strong>&#8221; è un termine svedese che si traduce approssimativamente in &#8220;la giusta quantità&#8221; o &#8220;sufficiente&#8221;. Incarna l’idea di equilibrio, moderazione e contentezza. È un concetto profondamente radicato nella cultura svedese e riflette uno stile di vita che evita gli estremi. Può essere declinato in:</p>
<ul>
<li><strong>Moderazione</strong>; Lagom incoraggia un approccio equilibrato e moderato a vari aspetti della vita, tra cui lavoro, socializzazione e consumo. Si tratta di trovare una via di mezzo senza eccessi o carenze.</li>
<li><strong>Comunità e uguaglianza;</strong> Lagom si estende alle interazioni sociali e promuove un senso di comunità e uguaglianza.</li>
<li><strong>Sostenibilità;</strong> il concetto si allinea con la vita sostenibile, sottolineando l’importanza di utilizzare le risorse in modo responsabile e di non indulgere negli eccessi. Risuona con la coscienza ambientale e l’idea di lasciare un’impronta ecologica minore.</li>
<li><strong>Equilibrio tra lavoro e vita privata;</strong> Lagom si riflette nell&#8217;approccio svedese all&#8217;equilibrio tra lavoro e vita privata.</li>
<li><strong>Contentezza;</strong> Lagom è associato alla contentezza e alla soddisfazione per ciò che si ha. Incoraggia le persone ad apprezzare e sfruttare al massimo il momento presente senza lottare costantemente per ottenere di più.</li>
<li><strong>Processo decisionale;</strong> in vari aspetti della vita, Lagom si riflette nel processo decisionale. Si tratta di considerare ciò che è appropriato o sufficiente in una data situazione piuttosto che optare per gli estremi.</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">Sebbene Lagom sia profondamente radicato nella cultura svedese, i suoi principi hanno guadagnato l’attenzione internazionale come filosofia guida per uno stile di vita più equilibrato e consapevole. Ancora oggi ci interroghiamo sulla “giusta quantità” di risorse, minerali e materiali che estraiamo dalla Terra per trasformarli in prodotti di cui potremmo o meno aver bisogno (Wijkman e Potochnik, The New Statesman, 2023).</p>
<h5 style="font-weight: 400;"><span style="color: #acc0a5;"><strong>Un cambio di mentalità</strong></span></h5>
<p style="font-weight: 400;">La transizione verso una moda sostenibile richiede una riflessione profonda sul concetto di essenzialità. Limitarsi all&#8217;essenziale non riguarda solo la riduzione dei consumi, ma anche <strong>un cambiamento radicale nella mentalità dei consumatori e nell&#8217;industria stessa.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">È necessario promuovere <strong>nuovi valori</strong> che sfidino il concetto tradizionale di successo e incentivare modelli di consumo basati sulla cura e sul benessere. Ecco alcuni concetti chiave su questo tema:</p>
<ol>
<li style="font-weight: 400;"><strong>Stile di vita basato sulla consapevolezza</strong><strong>:</strong> I consumatori devono essere <strong>consapevoli del loro impatto e delle scelte di consumo</strong>. L&#8217;informazione sulla necessità di limitarsi all&#8217;essenziale può cambiare la nostra prospettiva, spingendoci verso scelte più oculate e sostenibili nel vestirci, come in altri ambiti della vita.</li>
<li style="font-weight: 400;"><strong>Minimalismo nella Moda:</strong> Abbracciare lo stile minimalista nella moda significa <strong>focalizzarsi su capi essenziali, duraturi e versatili</strong>. Questa filosofia contrasta con l&#8217;approccio attuale basato su tendenze effimere e consumismo sfrenato, promuovendo un guardaroba più sostenibile e duraturo.</li>
<li style="font-weight: 400;"><strong>Valorizzazione dell&#8217;Autenticità:</strong> Limitarsi all&#8217;essenziale significa apprezzare l&#8217;autenticità di ogni capo di abbigliamento. Invece di cedere alle mode veloci, gli individui sono incoraggiati a <strong>scegliere pezzi che riflettano la loro personalità e resistano alle tendenze passeggiere</strong>.</li>
<li style="font-weight: 400;">Eliminare le scelte dannose e creare <strong>un&#8217;economia orientata al benessere</strong><strong>.</strong></li>
<li style="font-weight: 400;"><strong> Riparazione e riutilizzo: </strong>Possono ridurre significativamente la necessità di nuovi indumenti (Zero Waste Europe 2023).</li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">La transizione verso uno <strong>stile di vita essenziale</strong> richiede cambiamenti nelle politiche pubbliche, nella promozione di riparazione e riutilizzo, nonché nell&#8217;adozione di modelli aziendali rifiuti zero.</p>
<h5 style="font-weight: 400;"><span style="color: #acc0a5;"><strong>La cultura della sufficienza e del vivere consapevole</strong></span></h5>
<p style="font-weight: 400;">Oltre al “Lagom”, ci sono diversi concetti interessanti legati alla cultura della sufficienza e del vivere consapevole provenienti da differenti culture in tutto il mondo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Eccone alcuni:</p>
<ul>
<li><strong>Wabi-Sabi</strong> (Giappone): è una filosofia estetica giapponese che abbraccia l&#8217;imperfezione, l&#8217;impermanenza e la semplicità. Apprezza la bellezza e la serenità nel ciclo naturale di crescita e di avanzamento dell&#8217;età, evidenziato negli oggetti e la sua impermanenza dalla patina e dall&#8217;usura o da eventuali visibili riparazioni, sottolineando l&#8217;accettazione della transitorietà e la modestia di una vita semplice e ordinata.</li>
<li><strong>Hygge </strong>(Danimarca): è un concetto danese che racchiude una sensazione di intimità, appagamento e benessere generale. Spesso comporta la creazione di un’atmosfera calda e invitante, il godimento di piaceri semplici e la promozione di un senso di unione.<br />
<h5 style="font-weight: 400;"><span style="color: #acc0a5;"><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-17811 alignright" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/02/sustainable-fashion-essential.jpg" alt="" width="647" height="370" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/02/sustainable-fashion-essential.jpg 1800w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/02/sustainable-fashion-essential-300x172.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/02/sustainable-fashion-essential-1024x585.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/02/sustainable-fashion-essential-768x439.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/02/sustainable-fashion-essential-1536x878.jpg 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/02/sustainable-fashion-essential-1160x663.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/02/sustainable-fashion-essential-1320x755.jpg 1320w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/02/sustainable-fashion-essential-600x343.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 647px) 100vw, 647px" /></strong></span></h5>
</li>
<li><strong>Ubuntu </strong>(Africa meridionale): è una filosofia africana che enfatizza l&#8217;interconnessione dell&#8217;umanità. Promuove un senso di comunità, lealtà, compassione e sostegno reciproco. Il concetto è spesso espresso attraverso la frase “Io sono perché siamo”. Uno dei principi più basilari di Ubuntu è un obbligo morale nei confronti degli altri, comprese le generazioni passate, presenti e future. In questo modo sostiene una vita sostenibile che non influisca sulla capacità degli altri, comprese le generazioni future, di vivere (Department of Geography, University of Sheffield, 2021).</li>
<li><strong>Friluftsliv</strong> (Norvegia/Svezia): significa &#8220;vita all&#8217;aria aperta&#8221; ed è un concetto nordico che celebra il legame con la natura. Implica trascorrere del tempo all&#8217;aperto, apprezzare il mondo naturale e trovare gioia nelle attività esterne indipendentemente dal tempo. La ricerca suggerisce che le esperienze con la natura che coinvolgono le emozioni e la compassione hanno maggiori possibilità di indurre un comportamento responsabile dal punto di vista ambientale (Lumber et al., 2017, Chawla 2006, in Lund, JASEd, 2022).</li>
<li><strong>Voluntary Simplicity </strong>(globale): Semplicità Volontaria è un movimento globale che sostiene la scelta deliberata di vivere con meno. Implica dare priorità alle esperienze significative rispetto ai beni materiali, ridurre i consumi e abbracciare uno stile di vita più sostenibile e appagante.</li>
<li><strong>Aloha Spirit</strong> (Hawaii): è un concetto hawaiano che va oltre un semplice saluto. Comprende amore, pace, compassione e rispetto reciproco. Vivere con lo Spirito Aloha implica un profondo rispetto per gli altri e per l&#8217;ambiente.</li>
</ul>
<p style="font-weight: 400;">Questi concetti condividono temi comuni di consapevolezza, equilibrio e attenzione alle esperienze significative rispetto all’accumulo materiale.</p>
<h5 style="font-weight: 400;"><span style="color: #acc0a5;"><strong>La responsabilità dell’industria della moda <a href="https://mailchi.mp/7283009743dc/newfashionsostenibilita"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-17361 alignright" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/12/libro-moda-sostenibile.jpg" alt="" width="349" height="349" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/12/libro-moda-sostenibile.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/12/libro-moda-sostenibile-300x300.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/12/libro-moda-sostenibile-150x150.jpg 150w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/12/libro-moda-sostenibile-75x75.jpg 75w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/12/libro-moda-sostenibile-100x100.jpg 100w" sizes="auto, (max-width: 349px) 100vw, 349px" /></a></strong></span></h5>
<p style="font-weight: 400;">Oltre al coinvolgimento dei consumatori, l&#8217;affrontare la crisi planetaria richiede un cambiamento significativo nell&#8217;approccio dell&#8217;industria della moda. La cultura della sufficienza è una leva importante da applicare anche ai modelli di business per affrontare urgenti questioni di sostenibilità.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Limitarsi all&#8217;essenziale significa fare della sostenibilità una priorità assoluta</strong>. Le aziende devono integrare pratiche eco-sostenibili in tutte le fasi della produzione, dall&#8217;approvvigionamento dei materiali al packaging, promuovendo una filiera produttiva rispettosa dell&#8217;ambiente.</p>
<p style="font-weight: 400;">L&#8217;industria della moda deve abbandonare il modello di sovrapproduzione e adottare un approccio basato sulla necessità. <strong>La produzione va oltre la domanda: il </strong><strong>30% dei vestiti</strong><strong> prodotti </strong><strong>non viene venduto</strong> (Zero Waste Europe 2023). Ciò richiede un passaggio a modelli di business orientati verso i “rifiuti zero”, dove <strong>la qualità supera la quantità</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Riducendo la domanda dei consumatori si perderanno posti di lavoro?</strong> Diminuiranno le posizioni lavorative nella produzione tradizionale, ma centinaia di migliaia di nuovi posti potrebbero essere creati adottando nuovi modelli circolaridi business tra cui l’usato, il noleggio, l’abbonamento e la riparazione di vecchi vestiti che oggi finiscono in discarica (Moore, Circular Online, 2021).</p>
<p style="font-weight: 400;">Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è scegliere l’essenziale.</p>
<p><iframe title="Spotify Embed: L’essenziale: un approccio chiave per una moda sostenibile" style="border-radius: 12px" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/episode/49U7uwNhGOXTLF1FBXxJOf?si=ff7ba80391714371&#038;utm_source=oembed"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto copertina: <a href="https://www.freepik.com">designed by Freepik</a></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-16731" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/06/Aiutaci-a-diffondere-una-moda-piu-sostenibile-condividi-i-nostri-articoli-3.gif" alt="" width="700" height="100" /></p>
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		<title>Microfibre e microplastiche da materiali tessili: cosa sono e come ridurle?</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2023 17:36:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Grazie a due studi interessanti*, che fanno il punto delle ricerche condotte su microfibre e microplastiche, cerchiamo di fare chiarezza su un tema sempre più sentito. L’aumento della produzione di fibre tessili negli ultimi 20 anni, in particolare di quelle sintetiche, e le scoperte sugli effetti che hanno sull’uomo e sull’ambiente pongono sempre più l&#8217;attenzione sull&#8217;argomento. I frammenti di fibre rilasciati da indumenti e tessuti per la casa durante il lavaggio, l&#8217;asciugatura e l&#8217;uso sono considerati una nuova fonte di inquinamento ambientale e una minaccia per la salute. Se preferisci guardare il video che abbiamo realizzato, clicca qui. Cosa sono le microfibre? Che dimensioni hanno? “Microfibre” è un termine consolidato nell&#8217;industria tessile per indicare le fibre tra i 10 e i 30 μm. Il termine microfibre è usato anche per indicare il materiale fibroso rilasciato durante il lavaggio. È stato proposto di differenziare il termine chiamando “frammenti di fibre” questi materiali, ossia i frammenti di fibre tra 1 μm (micrometro) e 5 mm rilasciati da indumenti e tessuti per la casa durante il lavaggio, l&#8217;asciugatura e l&#8217;uso. Quindi, &#8220;microfibre&#8221; in realtà indica nell’industria tessile fibre tra i 10 e i 30 micrometri, mentre quanto rilasciato da indumenti e tessuti per la casa è più correttamente definito frammento di fibre e ha dimensioni tra 1 micrometro e 5 millimetri. Cosa sono le microplastiche? Le microplastiche sono frammenti di fibre sintetiche. La microplastica primaria è rilasciata direttamente nell&#8217;ambiente sotto forma di piccole particelle di plastica (con dimensioni inferiori a 5 mm) che includono i frammenti di fibre rilasciati durante il processo di lavaggio domestico. Altre fonti per le microplastiche primarie comprendono la segnaletica delle strade, l&#8217;usura degli pneumatici, i rivestimenti protettivi delle imbarcazioni e i cosmetici. Le microplastiche secondarie sono i sottoprodotti della naturale erosione di oggetti di plastica più grandi rilasciati nell&#8217;ambiente. Molteplici passaggi negli impianti di trattamento delle acque reflue possono filtrare fino al 95% dei frammenti di fibre. Tuttavia, il restante 5%  può arrivare nei fiumi e oceani ed entrare nella catena alimentare attraverso: sale da tavola; acqua contaminata; ingestione di creature marine causando effetti avversi sulla salute. Non sono solo un rischio per la nostra salute, ma anche per quella delle creature marine, minacciandone il funzionamento delle attività metaboliche. Inoltre, i frammenti di fibre possono avere impatto sulla salute anche attraverso inalazioni (in ambienti esterni e interni) e contatto diretto con la pelle attraverso prodotti per la cura della persona, tessuti o polvere negli ambienti interni. Da dove arrivano principalmente i frammenti di fibre? Dal lavaggio domestico degli indumenti Dai rifiuti generati durante la produzione tessile Dagli scarti tessili Dalle discariche in prossimità dei fiumi e Dallo scarico delle acque domestico (drenaggio) Prendiamo il lavaggio domestico. Quante microfibre sono rilasciate durante il lavaggio? Il rilascio di frammenti di fibre durante il lavaggio varia da 100 a 300 mg per kg di tessuto lavato. Quindi per un carico della lavatrice da 7 kg, varierà tra i 700 e i 2100 mg in totale. Facendo alcune stime su uno schema di lavaggio tipico (tempi, frequenza, quantità) nei paesi sviluppati, assumendo che sia adottato in questi paesi da 1 miliardo di persone per lavare i propri indumenti, ogni anno sono rilasciati nell&#8217;ambiente 14,400,000 kg di frammenti di fibre. Qualsiasi processo che riduca la resistenza delle fibre, tra cui levigatura, spazzolatura, candeggio, può potenzialmente aumentare il rilascio di frammenti di fibre in processi a umido consecutivi. Vari parametri importanti agiscono sul rilascio di frammenti di fibre tessili tra cui il tipo di tessuto, la struttura di tessitura/maglia, il tipo e la concentrazione del detersivo, la temperatura, il pH, la velocità di centrifuga, la durata del lavaggio e processi di asciugatura. Consideriamo per esempio il tipo di fibra. I frammenti di fibre nell&#8217;ambiente marino sono classificati come naturali,  cellulosiche artificiali e sintetiche. La concentrazione di frammenti di fibre naturali e cellulosiche nell&#8217;oceano è molto più alta dei frammenti di fibre sintetiche. I tessuti in cotone e altri materiali cellulosici rilasciano più frammenti di fibre durante il processo di lavaggio rispetto ai tessuti in poliestere. Tuttavia, cotone, lana, seta e fibre cellulosiche artificiali come bambù, modal, tencel/lyocell sono biodegradabili rispetto alle fibre termoplastiche nell&#8217;ambiente marino. Le fibre di poliestere sono considerate una minaccia maggiore per l&#8217;ambiente rispetto al cotone perché hanno un tasso di biodegradazione estremamente basso. In generale, le fibre cellulosiche naturali e artificiali si degradano facilmente, tuttavia, la presenza di coloranti e prodotti chimici per la finitura dei tessuti può ridurre il loro tasso di biodegradazione. La maggior parte dei prodotti tessili sono tinti con vari coloranti sintetici. La presenza di queste sostanze chimiche può complicare la biodegradazione anche di fibre naturali come il cotone. In generale, alle fibre di origine cellulosica sono stati applicati diversi additivi funzionali come il repellente allo sporco o all’acqua, il ritardante di fiamma, l&#8217;antimicrobico e gli ammorbidenti. Quando i frammenti di fibra vengono rilasciati nell&#8217;ambiente marino, questi prodotti chimici e coloranti si integrano con il frammento di fibra per creare ulteriore pericolo per la salute degli animali acquatici. Consideriamo un’altra variabile, il detersivo. Come influiscono i detersivi sul rilascio di microfibre? Ci sono studi discordanti. Alcuni mostrano che l&#8217;uso del detergente favorisce l&#8217;emissione di frammenti di fibre rispetto al lavaggio con solo acqua. Altri che l’uso del detergente non ha alcun impatto significativo sul rilascio di microfibra. L&#8217;apparente contraddizione dei risultati è probabilmente guidata dalle differenze nella metodologia dei test (alcuni studi utilizzano carichi di lavaggio di indumenti puliti, spesso capi nuovi o invecchiati artificialmente, e omogenei comprendenti uno o pochi tipi di indumento; altri misurano il rilascio dai tipici carichi di lavaggio di capi sporchi). In polvere o liquido? Il detersivo in polvere genera una maggiore emissione rispetto al detersivo liquido. I detersivi in polvere contengono un componente inorganico chiamato zeolite, che è insolubile in acqua e causa maggiore attrito tra gli indumenti e la lavatrice con maggiori possibilità di produzione di frammenti di fibre. Tuttavia, la formulazione chimica nel detersivo è importante, che sia liquido o in polvere. Generalmente, il detergente contenente tensioattivo non ionico è facilmente solubile in acqua e funziona molto bene in acque dure, è però più costoso rispetto al tensioattivo anionico. L&#8217;industria dei detersivi utilizza diversi enzimi per accelerare il processo di lavaggio. Questi prodotti sono più costosi, buoni per il lavaggio e la rimozione delle macchie; secondo alcuni studi attenuano maggiormente i frammenti di fibre durante il lavaggio, secondo altri aumentano il rilascio. Inoltre, i risultati delle ricerche mostrano una significativa riduzione del rilascio di microfibra dopo i primi cicli. Se quanto emerge dai diversi studi sull’impatto del detersivo non sembra dare certezze, è invece evidente quanto incidono la temperatura e la quantità dell’acqua. Come incide la temperatura dell’acqua nel rilascio di microfibre? Il rilascio di frammenti di fibre aumenta con l&#8217;aumentare della temperatura di lavaggio. In alcuni casi, durante il processo di lavaggio a temperature più elevate viene rilasciato un livello più elevato di frammenti di fibre anche senza l&#8217;aggiunta di detersivo o ammorbidente. Per ridurre il rilascio di frammenti di fibre durante il lavaggio, si può mantenere la temperatura di lavaggio più bassa possibile (30 °C). Prodotti n polvere/liquidi a base di detersivi non ionici sembrano preferibili per il lavaggio degli indumenti a temperature più basse con due vantaggi: (i) minor consumo di energia durante il processo di lavaggio e (ii) minor rilascio di frammenti di fibre. Qual è l’impatto del carico della lavatrice e della quantità di acqua nel rilascio di microfibre? Nella lavatrice, il rapporto indumento-liquido di lavaggio gioca un ruolo critico nell&#8217;emissione di frammenti di fibre. Da uno studio risulta il rilascio di 65 mg di frammenti di fibre per kg di indumento e aumenta a 125 mg di frammenti di fibre quando l&#8217;acqua di lavaggio viene raddoppiata. Il maggiore volume d&#8217;acqua aumenta lo stress meccanico dei capi durante il processo di lavaggio. Dovremmo cercare di lavare con carichi completi ma utilizzare una quantità adeguata di detergente e di evitare di riempire eccessivamente la lavatrice, perché potrebbe avere un impatto negativo sulle prestazioni di pulizia e portare a guasti meccanici dell&#8217;apparecchio. Il tipo di lavatrice ha impatto sulle microfibre? Uno studio sulle lavatrici a carica dall&#8217;alto che funzionano con il principio dell’“agitator” (un perno centrale che con il movimento attorcigliandosi avanti e indietro gira i capi e li sfrega contro di sé) rilasciano circa 9 volte più frammenti di fibra rispetto alle lavatrici a carica frontale. Le lavatrici ad alta efficienza (a carica dall&#8217;alto) generano un rilascio di microfibre significativamente inferiore rispetto alle lavatrici (a carica dall&#8217;alto) tradizionali, probabilmente a causa dei volumi di riempimento dell&#8217;acqua inferiori e quindi del rapporto acqua/tessuto inferiore. E l’asciugatura produce il distacco delle microfibre? I frammenti di fibra rilasciati durante il processo di lavaggio finiscono nelle acque reflue, mentre i frammenti di fibra rilasciati durante l’utilizzo dell’asciugatrice a tamburo vengono raccolti sui filtri dell&#8217;aria e finiscono nei rifiuti solidi. Alcune delle fibre spezzate durante l&#8217;asciugatura sono attaccate in modo lasco alla superficie del tessuto e vengono rilasciate nell&#8217;aria quando sono indossate o rilasciate nell&#8217;acqua nel successivo processo di lavaggio. Al contrario, l’asciugatura all&#8217;aria non influenza significativamente il rilascio di frammenti di fibre. Normalmente, la temperatura di asciugatura, la velocità di agitazione, il tempo di asciugatura sono i criteri principali che influenzano fortemente il rilascio di frammenti di fibre in un&#8217;asciugatrice. Anche le caratteristiche del tessuto hanno impatto. La generazione e il rilascio di frammenti di fibre sono influenzati da molti aspetti come il tipo di tessuto, l’intreccio, il tipo di filato, tutta la storia della lavorazione (filatura, lavorazione a maglia o processi di tessitura, purga, candeggio, tintura, finissaggio e asciugatura) e le proprietà fisico-chimiche delle fibre. Qualsiasi fattore che migliora le interazioni fisiche tra le fibre nella struttura del tessuto riduce il rilascio di frammenti di fibre durante ripetuti processi di lavaggio e asciugatura. Per esempio, il tessuto in poliestere intrecciato emette frammenti di fibre più elevati rispetto al tessuto in poliestere a maglia. La struttura meccanica delle fibre si deteriora nel tempo a causa di vari parametri tra cui l&#8217;esposizione ai raggi solari, l&#8217;usura e i lavaggi. L&#8217;esposizione dei tessuti alla luce solare può aumentare il calore e accelerare l&#8217;ossidazione delle fibre e il loro graduale degrado. Oltre a ciò, le fibre si deteriorano a causa di sollecitazioni meccaniche, cicli di lavaggio ripetuti, abrasione e sfregamento durante l&#8217;usura, sudorazione. Come possiamo limitare il rilascio di microfibre? L&#8217;installazione di filtri per lavatrice per mitigare il problema è una possibile soluzione ma non si ha certezza che la filtrazione sia efficiente al 100%. Così il sacchetto che trattiene le microfibre (Guppy Friend). Si sta considerando la rimozione delle microfibre negli impianti di trattamento delle acque reflue, anche se è impegnativo. I prodotti tessili dovrebbero essere utilizzati il più a lungo possibile prima che finiscano nelle discariche. La minimizzazione dei rifiuti tessili riduce anche il rilascio di frammenti di fibre dalle discariche. Dovremmo riciclare i tessuti il più possibile e creare dagli scarti tessili nuove fibre con tecniche adeguate. Relativamente al rilascio di microfibre, i tessuti bio-based (ossia interamente o parzialmente derivati da biomassa) provenienti da risorse rinnovabili dovrebbero essere preferiti a quelli sintetici a base di petrolio. Il nostro comportamento di acquisto influenza fortemente la mitigazione dei frammenti di fibra. Gli attuali modelli di consumo portano a danni ambientali ed è necessaria maggiore consapevolezza della possibilità di ridurre dei frammenti di fibra dovuti ai processi di lavaggio domestici. I tessuti devono essere lavati in condizioni più miti con meno agitazione meccanica. Il rilascio di microfibra può essere notevolmente ridotto utilizzando cicli di lavaggio più freddi e più brevi, lavando carichi completi ma non eccessivamente colmi e preferendo lavatrici ad alta efficienza. Tali interventi hanno vantaggi anche sulla cura degli indumenti aumentandone la vita utile con benefici di impatto ambientale più ampi. Contemporaneamente i brand dovrebbero avere più consapevolezza della mitigazione dei frammenti di fibre rispetto ai tipi di tessuto, fornendo i messaggi di avviso su ogni capo realizzato, scegliendo più consapevolmente i materiali e preferendo metodi di finissaggio e tintura più rispettosi dell’ambiente. &#160; *Fonti: Aravin Prince Periyasamy, Ali Tehrani-Bagha, A review on microplastic emission from textile...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.spreaker.com/episode/52617792"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-15706 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg" alt="" width="190" height="74" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg 1080w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-600x234.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-300x117.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-1024x399.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-768x299.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 190px) 100vw, 190px" /></a>Grazie a due studi interessanti*, che fanno il punto delle ricerche condotte su microfibre e microplastiche, cerchiamo di fare chiarezza su un tema sempre più sentito. L’aumento della produzione di fibre tessili negli ultimi 20 anni, in particolare di quelle sintetiche, e le scoperte sugli effetti che hanno sull’uomo e sull’ambiente pongono sempre più l&#8217;attenzione sull&#8217;argomento. I frammenti di fibre rilasciati da indumenti e tessuti per la casa durante il lavaggio, l&#8217;asciugatura e l&#8217;uso sono considerati una nuova fonte di inquinamento ambientale e una minaccia per la salute.</p>
<p>Se preferisci guardare il video che abbiamo realizzato, <a href="https://www.youtube.com/watch?v=z-XQXjXzURQ">clicca qui</a>.</p>
<p><iframe title="Spotify Embed: Microfibre e microplastiche da materiali tessili: cosa sono e come ridurle?" style="border-radius: 12px" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/episode/2coHDkrqFa5kfKxM8y4WTP?si=6a3989d3e1f143d8&#038;utm_source=oembed"></iframe></p>
<h6><span style="color: #ac5e6e;">Cosa sono le microfibre? Che dimensioni hanno?</span></h6>
<p>“Microfibre” è un termine consolidato nell&#8217;industria tessile per indicare le fibre tra i 10 e i 30 μm. Il termine microfibre è usato anche per indicare il materiale fibroso rilasciato durante il lavaggio. È stato proposto di differenziare il termine chiamando “frammenti di fibre” questi materiali, ossia i frammenti di fibre tra 1 μm (micrometro) e 5 mm rilasciati da indumenti e tessuti per la casa durante il lavaggio, l&#8217;asciugatura e l&#8217;uso.</p>
<p>Quindi, &#8220;microfibre&#8221; in realtà indica nell’industria tessile fibre tra i 10 e i 30 micrometri, mentre quanto rilasciato da indumenti e tessuti per la casa è più correttamente definito frammento di fibre e ha dimensioni tra 1 micrometro e 5 millimetri.</p>
<h6><span style="color: #ac5e6e;"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-16509 alignright" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/fibre.jpg" alt="" width="506" height="380" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/fibre.jpg 1200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/fibre-600x450.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/fibre-300x225.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/fibre-1024x768.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/fibre-768x576.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/fibre-1160x870.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 506px) 100vw, 506px" />Cosa sono le microplastiche?</span></h6>
<p>Le microplastiche sono frammenti di fibre sintetiche. La microplastica primaria è rilasciata direttamente nell&#8217;ambiente sotto forma di piccole particelle di plastica (con dimensioni inferiori a 5 mm) che includono i frammenti di fibre rilasciati durante il processo di lavaggio domestico. Altre fonti per le microplastiche primarie comprendono la segnaletica delle strade, l&#8217;usura degli pneumatici, i rivestimenti protettivi delle imbarcazioni e i cosmetici. Le microplastiche secondarie sono i sottoprodotti della naturale erosione di oggetti di plastica più grandi rilasciati nell&#8217;ambiente.</p>
<p>Molteplici passaggi negli impianti di trattamento delle acque reflue possono filtrare fino al 95% dei frammenti di fibre. Tuttavia, il restante 5%  può arrivare nei fiumi e oceani ed entrare <strong>nella catena alimentare</strong> attraverso:</p>
<ul>
<li>sale da tavola;</li>
<li>acqua contaminata;</li>
<li>ingestione di creature marine</li>
</ul>
<p>causando effetti avversi sulla salute.</p>
<p>Non sono solo un rischio per la nostra salute, ma anche per quella delle creature marine, minacciandone il funzionamento delle attività metaboliche.</p>
<p>Inoltre, i frammenti di fibre possono avere impatto sulla salute anche attraverso <strong>inalazioni (in ambienti esterni e interni) e contatto diretto con la pelle</strong> attraverso prodotti per la cura della persona, tessuti o polvere negli ambienti interni.</p>
<h6><span style="color: #ac5e6e;"><strong>Da dove arrivano</strong> principalmente i frammenti di fibre?</span></h6>
<ul>
<li>Dal lavaggio domestico degli indumenti</li>
<li>Dai rifiuti generati durante la produzione tessile</li>
<li>Dagli scarti tessili</li>
<li>Dalle discariche in prossimità dei fiumi e</li>
<li>Dallo scarico delle acque domestico (drenaggio)</li>
</ul>
<h6><span style="color: #ac5e6e;">Prendiamo il <strong>lavaggio domestico</strong>. Quante microfibre sono rilasciate durante il lavaggio?</span></h6>
<p>Il rilascio di frammenti di fibre durante il lavaggio varia da 100 a 300 mg per kg di tessuto lavato. Quindi per un carico della lavatrice da 7 kg, varierà tra i 700 e i 2100 mg in totale. Facendo alcune stime su uno schema di lavaggio tipico (tempi, frequenza, quantità) nei paesi sviluppati, assumendo che sia adottato in questi paesi da 1 miliardo di persone per lavare i propri indumenti, ogni anno sono rilasciati nell&#8217;ambiente 14,400,000 kg di frammenti di fibre. Qualsiasi processo che riduca la resistenza delle fibre, tra cui levigatura, spazzolatura, candeggio, può potenzialmente aumentare il rilascio di frammenti di fibre in processi a umido consecutivi.</p>
<p>Vari parametri importanti agiscono sul rilascio di frammenti di fibre tessili tra cui il tipo di tessuto, la struttura di tessitura/maglia, il tipo e la concentrazione del detersivo, la temperatura, il pH, la velocità di centrifuga, la durata del lavaggio e processi di asciugatura.</p>
<h6><span style="color: #ac5e6e;"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-16511 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/microfibre-tessili.jpg" alt="" width="317" height="476" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/microfibre-tessili.jpg 1200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/microfibre-tessili-600x900.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/microfibre-tessili-200x300.jpg 200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/microfibre-tessili-683x1024.jpg 683w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/microfibre-tessili-768x1152.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/microfibre-tessili-1024x1536.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/microfibre-tessili-1160x1740.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 317px) 100vw, 317px" />Consideriamo per esempio il <strong>tipo di fibra</strong>.</span></h6>
<p>I frammenti di fibre nell&#8217;ambiente marino sono classificati come naturali,  cellulosiche artificiali e sintetiche. La concentrazione di frammenti di fibre naturali e cellulosiche nell&#8217;oceano è molto più alta dei frammenti di fibre sintetiche. I tessuti in cotone e altri materiali cellulosici rilasciano più frammenti di fibre durante il processo di lavaggio rispetto ai tessuti in poliestere. Tuttavia, cotone, lana, seta e fibre cellulosiche artificiali come bambù, modal, tencel/lyocell sono biodegradabili rispetto alle fibre termoplastiche nell&#8217;ambiente marino. Le fibre di poliestere sono considerate una minaccia maggiore per l&#8217;ambiente rispetto al cotone perché hanno un tasso di biodegradazione estremamente basso.</p>
<p>In generale, le fibre cellulosiche naturali e artificiali si degradano facilmente, tuttavia, <strong>la presenza di coloranti e prodotti chimici per la finitura dei tessuti può ridurre il loro tasso di biodegradazione</strong>.</p>
<p>La maggior parte dei prodotti tessili sono tinti con vari <strong>coloranti sintetici</strong>. La presenza di queste sostanze chimiche può complicare la biodegradazione anche di fibre naturali come il cotone.</p>
<p>In generale, alle fibre di origine cellulosica sono stati applicati diversi <strong>additivi funzionali</strong> come il repellente allo sporco o all’acqua, il ritardante di fiamma, l&#8217;antimicrobico e gli ammorbidenti. Quando i frammenti di fibra vengono rilasciati nell&#8217;ambiente marino, questi prodotti chimici e coloranti si integrano con il frammento di fibra per creare ulteriore pericolo per la salute degli animali acquatici.</p>
<h6><span style="color: #ac5e6e;">Consideriamo un’altra variabile, <strong>il detersivo</strong>. Come influiscono i detersivi sul rilascio di microfibre?</span></h6>
<p>Ci sono studi discordanti. Alcuni mostrano che l&#8217;uso del detergente favorisce l&#8217;emissione di frammenti di fibre rispetto al lavaggio con solo acqua. Altri che l’uso del detergente non ha alcun impatto significativo sul rilascio di microfibra. L&#8217;apparente contraddizione dei risultati è probabilmente guidata dalle differenze nella metodologia dei test (alcuni studi utilizzano carichi di lavaggio di indumenti puliti, spesso capi nuovi o invecchiati artificialmente, e omogenei comprendenti uno o pochi tipi di indumento; altri misurano il rilascio dai tipici carichi di lavaggio di capi sporchi).</p>
<p>In polvere o liquido? Il detersivo in polvere genera una maggiore emissione rispetto al detersivo liquido. I detersivi in polvere contengono un componente inorganico chiamato zeolite, che è insolubile in acqua e causa maggiore attrito tra gli indumenti e la lavatrice con maggiori possibilità di produzione di frammenti di fibre.</p>
<p>Tuttavia, <strong>la formulazione chimica nel detersivo è importante</strong>, che sia liquido o in polvere.</p>
<p>Generalmente, il detergente contenente tensioattivo non ionico è facilmente solubile in acqua e funziona molto bene in acque dure, è però più costoso rispetto al tensioattivo anionico.</p>
<p>L&#8217;industria dei detersivi utilizza diversi enzimi per accelerare il processo di lavaggio. Questi prodotti sono più costosi, buoni per il lavaggio e la rimozione delle macchie; secondo alcuni studi attenuano maggiormente i frammenti di fibre durante il lavaggio, secondo altri aumentano il rilascio.</p>
<p>Inoltre, i risultati delle ricerche mostrano una significativa riduzione del rilascio di microfibra dopo i primi cicli.</p>
<p>Se quanto emerge dai diversi studi sull’impatto del detersivo non sembra dare certezze, è invece evidente quanto incidono <strong>la temperatura e la quantità dell’acqua</strong>.</p>
<h6><span style="color: #ac5e6e;"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-16513 alignright" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/engin-akyurt-yCYVV8-kQNM-unsplash.jpeg" alt="" width="566" height="392" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/engin-akyurt-yCYVV8-kQNM-unsplash.jpeg 1200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/engin-akyurt-yCYVV8-kQNM-unsplash-600x415.jpeg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/engin-akyurt-yCYVV8-kQNM-unsplash-300x208.jpeg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/engin-akyurt-yCYVV8-kQNM-unsplash-1024x708.jpeg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/engin-akyurt-yCYVV8-kQNM-unsplash-768x531.jpeg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/engin-akyurt-yCYVV8-kQNM-unsplash-1160x802.jpeg 1160w" sizes="auto, (max-width: 566px) 100vw, 566px" />Come incide <strong>la temperatura dell’acqua</strong> nel rilascio di microfibre?</span></h6>
<p>Il rilascio di frammenti di fibre aumenta con l&#8217;aumentare della temperatura di lavaggio.</p>
<p>In alcuni casi, durante il processo di lavaggio a temperature più elevate viene rilasciato un livello più elevato di frammenti di fibre anche senza l&#8217;aggiunta di detersivo o ammorbidente.</p>
<p>Per ridurre il rilascio di frammenti di fibre durante il lavaggio, si può mantenere la temperatura di lavaggio più bassa possibile (30 °C).</p>
<p>Prodotti n polvere/liquidi a base di detersivi non ionici sembrano preferibili per il lavaggio degli indumenti a temperature più basse con due vantaggi: (i) minor consumo di energia durante il processo di lavaggio e (ii) minor rilascio di frammenti di fibre.</p>
<h6><span style="color: #ac5e6e;">Qual è l’impatto del <strong>carico della lavatrice e</strong> della <strong>quantità di acqua</strong> nel rilascio di microfibre?</span></h6>
<p>Nella lavatrice, il rapporto indumento-liquido di lavaggio gioca un ruolo critico nell&#8217;emissione di frammenti di fibre. Da uno studio risulta il rilascio di 65 mg di frammenti di fibre per kg di indumento e aumenta a 125 mg di frammenti di fibre quando l&#8217;acqua di lavaggio viene raddoppiata. Il maggiore volume d&#8217;acqua aumenta lo stress meccanico dei capi durante il processo di lavaggio.</p>
<p>Dovremmo cercare di lavare con carichi completi ma utilizzare una quantità adeguata di detergente e di evitare di riempire eccessivamente la lavatrice, perché potrebbe avere un impatto negativo sulle prestazioni di pulizia e portare a guasti meccanici dell&#8217;apparecchio.</p>
<h6><span style="color: #ac5e6e;">Il <strong>tipo di lavatrice</strong> ha impatto sulle microfibre?</span></h6>
<p>Uno studio sulle lavatrici a carica dall&#8217;alto che funzionano con il principio dell’“agitator” (un perno centrale che con il movimento attorcigliandosi avanti e indietro gira i capi e li sfrega contro di sé) rilasciano circa 9 volte più frammenti di fibra rispetto alle lavatrici a carica frontale.</p>
<p>Le lavatrici ad alta efficienza (a carica dall&#8217;alto) generano un rilascio di microfibre significativamente inferiore rispetto alle lavatrici (a carica dall&#8217;alto) tradizionali, probabilmente a causa dei volumi di riempimento dell&#8217;acqua inferiori e quindi del rapporto acqua/tessuto inferiore.</p>
<h6><span style="color: #ac5e6e;">E l’<strong>asciugatura</strong> produce il distacco delle microfibre?</span></h6>
<p>I frammenti di fibra rilasciati durante il processo di lavaggio finiscono nelle acque reflue, mentre i frammenti di fibra rilasciati durante l’utilizzo dell’asciugatrice a tamburo vengono raccolti sui filtri dell&#8217;aria e finiscono nei rifiuti solidi. Alcune delle fibre spezzate durante l&#8217;asciugatura sono attaccate in modo lasco alla superficie del tessuto e vengono rilasciate nell&#8217;aria quando sono indossate o rilasciate nell&#8217;acqua nel successivo processo di lavaggio. Al contrario, l’asciugatura all&#8217;aria non influenza significativamente il rilascio di frammenti di fibre.</p>
<p>Normalmente, la temperatura di asciugatura, la velocità di agitazione, il tempo di asciugatura sono i criteri principali che influenzano fortemente il rilascio di frammenti di fibre in un&#8217;asciugatrice.</p>
<h6><span style="color: #ac5e6e;"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-16519 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Bucato-sostenibilita.jpg" alt="" width="578" height="325" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Bucato-sostenibilita.jpg 1200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Bucato-sostenibilita-600x337.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Bucato-sostenibilita-300x169.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Bucato-sostenibilita-1024x575.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Bucato-sostenibilita-768x431.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Bucato-sostenibilita-1160x652.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 578px) 100vw, 578px" />Anche <strong>le caratteristiche del tessuto</strong> hanno impatto.</span></h6>
<p>La generazione e il rilascio di frammenti di fibre sono influenzati da molti aspetti come il tipo di tessuto, l’intreccio, il tipo di filato, tutta la storia della lavorazione (filatura, lavorazione a maglia o processi di tessitura, purga, candeggio, tintura, finissaggio e asciugatura) e le proprietà fisico-chimiche delle fibre. Qualsiasi fattore che migliora le interazioni fisiche tra le fibre nella struttura del tessuto riduce il rilascio di frammenti di fibre durante ripetuti processi di lavaggio e asciugatura.</p>
<p>Per esempio, il tessuto in poliestere intrecciato emette frammenti di fibre più elevati rispetto al tessuto in poliestere a maglia.</p>
<p>La struttura meccanica delle fibre si deteriora nel tempo a causa di vari parametri tra cui l&#8217;esposizione ai raggi solari, l&#8217;usura e i lavaggi. L&#8217;esposizione dei tessuti alla luce solare può aumentare il calore e accelerare l&#8217;ossidazione delle fibre e il loro graduale degrado. Oltre a ciò, le fibre si deteriorano a causa di sollecitazioni meccaniche, cicli di lavaggio ripetuti, abrasione e sfregamento durante l&#8217;usura, sudorazione.</p>
<h6><span style="color: #ac5e6e;"><strong>Come possiamo limitare il rilascio di microfibre?</strong></span></h6>
<p>L&#8217;<a href="https://dress-ecode.com/2019/06/11/come-ridurre-il-rilascio-di-microfibre-plastiche-quando-facciamo-il-bucato-in-lavatrice/">installazione di filtri</a> per lavatrice per mitigare il problema è una possibile soluzione ma non si ha certezza che la filtrazione sia efficiente al 100%. Così il sacchetto che trattiene le microfibre (<a href="https://dress-ecode.com/2018/07/29/una-prova-del-sacchetto-che-trattiene-le-microfibre-in-lavatrice/">Guppy Friend</a>). Si sta considerando la rimozione delle microfibre negli impianti di trattamento delle acque reflue, anche se è impegnativo.</p>
<p>I prodotti tessili dovrebbero essere utilizzati il più a lungo possibile prima che finiscano nelle discariche. La minimizzazione dei rifiuti tessili riduce anche il rilascio di frammenti di fibre dalle discariche. Dovremmo riciclare i tessuti il più possibile e creare dagli scarti tessili nuove fibre con tecniche adeguate.</p>
<p>Relativamente al rilascio di microfibre, i tessuti bio-based (ossia interamente o parzialmente derivati da biomassa) provenienti da risorse rinnovabili dovrebbero essere preferiti a quelli sintetici a base di petrolio.</p>
<p>Il nostro comportamento di acquisto influenza fortemente la mitigazione dei frammenti di fibra. Gli attuali modelli di consumo portano a danni ambientali ed è necessaria maggiore consapevolezza della possibilità di ridurre dei frammenti di fibra dovuti ai <a href="https://dress-ecode.com/2019/06/11/come-ridurre-il-rilascio-di-microfibre-plastiche-quando-facciamo-il-bucato-in-lavatrice/">processi di lavaggio domestici.</a> I tessuti devono essere lavati in condizioni più miti con meno agitazione meccanica. Il rilascio di microfibra può essere notevolmente ridotto utilizzando cicli di lavaggio più freddi e più brevi, lavando carichi completi ma non eccessivamente colmi e preferendo lavatrici ad alta efficienza. Tali interventi hanno vantaggi anche sulla cura degli indumenti aumentandone la vita utile con benefici di impatto ambientale più ampi.</p>
<p>Contemporaneamente i brand dovrebbero avere più consapevolezza della mitigazione dei frammenti di fibre rispetto ai tipi di tessuto, fornendo i messaggi di avviso su ogni capo realizzato, scegliendo più consapevolmente i materiali e preferendo metodi di finissaggio e tintura più rispettosi dell’ambiente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*Fonti:</p>
<p>Aravin Prince Periyasamy, Ali Tehrani-Bagha, A<em> review on microplastic emission from textile materials and its reduction techniques</em>, March 2022, Department of Bioproducts and Biosystems, School of Chemical Engineering, Aalto University, Finland, Science Direct</p>
<p>Lant et al., <em>Microfiber release from real soiled consumer laundry and the impact of fabric care products and washing conditions, </em>June 2020, Plos One</p>
<p>Foto: Mel Poole; Chris Curry; Moonstarious Project; Engin Akyurt; Chloe Skinner.</p>
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		<title>Dress code per un&#8217;occasione speciale: e ora? Soluzioni più sostenibili</title>
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		<dc:creator><![CDATA[dressecode]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jan 2023 09:12:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dress ECOde's lifestyle]]></category>
		<category><![CDATA[Fashion/Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Responsible life / Stile di vita resp.]]></category>
		<category><![CDATA[Vita da Dress ECOde]]></category>
		<category><![CDATA[occasione elegante]]></category>
		<category><![CDATA[second-hand]]></category>
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					<description><![CDATA[Una cena di Natale, annunciata come un&#8217;occasione da festeggiare con un dress code da lì a poco comunicato. Tutto nasce da qui. Ti chiederai &#8220;cosa c&#8217;è di speciale? Perché ne parliamo qui?&#8221;. Di speciale c&#8217;è che, invece di correre ad acquistare qualcosa di nuovo appena ricevuti i dettagli dell&#8217;abbigliamento richiesto per la serata, si è trasformata in una sfida ad arrivare vestite a tema e soddisfatte scegliendo l&#8217;ottica di una maggiore sostenibilità e consapevolezza. Sì, va bene, ma dove trovo ora un abito rosso elegante (sostenibile)? Nell&#8217;armadio ne ho due o tre, non da sera. Nel gruppo di amiche alcune sono già alla ricerca nelle vetrine della città, altre si sono riversate su Amazon&#8230; Decido di procedere ovviamente in modo diverso. Non solo. Mi dico: &#8220;E se provassi ad arrivare con un abito dall&#8217;effetto &#8216;Wow&#8217; raccontando che ho scelto la strada della moda sostenibile? Potrebbe invogliare altre persone mostrando quanto non sia poi così difficile vestire green ed etico (che è lo slogan di Dress ECOde)&#8221;. Sfruttando la passione per le ricerche in rete, mi metto in azione passando in rassegna i negozi second-hand. Se un giorno mi stanco o mi accorgo di lasciarlo parcheggiato nell&#8217;armadio, posso sempre vendere il vestito rimettendolo in circolo. Vinted mi sembra offrire ampia scelta per un budget limitato. Dopo aver scandagliato decine e decine di annunci, mi accorgo di avere una lista di una quindicina di opzioni tra i 7 e i 40 euro. Alla fine scelgo un abito con un&#8217;etichetta di marchio italiano, Elisa Landri. Guardo e riguardo la foto: mi sembra possa cadere bene per più forme del corpo, in modo da andare più o meno a colpo sicuro. La transazione è veloce, la venditrice precisa e l&#8217;abito arriva così com&#8217;è in foto, praticamente nuovo. Una pochette vintage di Furla, eredità della nonna. Un paio di scarpe che conservo con cura da una decina di anni. Un coprispalle second-hand. Ci siamo! Ti mostro nelle foto il risultato. La sera della cena ho ripetuto a ogni &#8220;Che bel vestito!&#8221; la scelta del second-hand (&#8220;È usato, lo diresti mai?&#8221;) e del vintage. Già nella chat del gruppo di amiche avevo raccontato di questa strada per risolvere l&#8217;esigenza del dress code. E proprio nella chat la mia decisione si intreccia con quella di Antonella. Una strada diversa, sempre in ottica di sostenibilità, che ci racconta qui: (Puoi ascoltare l&#8217;intervista ad Antonella anche su Spreaker) Ciao Antonella, grazie perché hai accettato di raccontare anche la tua esperienza in merito a questa occasione a cui abbiamo partecipato insieme. La prima domanda che voglio farti è: che cosa hai pensato quando hai letto del dress code? “Quando ho ricevuto la mail con le indicazioni per la serata e ho scoperto che il dress code prevedeva il red, nello specifico il rosso natalizio, sono andata un attimo in ansia in quanto sapevo per certo che nel mio armadio non ci fossero vestiti totalmente rossi”. Quindi non avevi un abito rosso già pronto nell&#8217;armadio? Perché non ne hai mai avuti oppure ne avevi e ti sei stancata? È un colore che non indossi? “In realtà in passato avevo fatto l&#8217;errore di acquistare un vestito totalmente rosso di cui mi ero innamorata vedendolo in vetrina. Mi valorizzava anche come modello di vestito. L&#8217;ho provato, mi sono innamorata, l&#8217;ho acquistato (tra l&#8217;altro è costato anche tanti soldi). L&#8217;ho indossato per quella serata, era un Capodanno, e dopo di allora non l’avevo più indossato. Per lungo tempo mi chiedevo come mai non lo indossassi, essendo un modello che mi valorizzava nelle forme. Non capivo però perché alla fine la scelta ricadeva sempre su altro. L&#8217;avevo pagato tanto e quindi non riuscivo a buttarlo o comunque a toglierlo dal mio armadio. Quando poi ho scoperto l’armocromia, ho realizzato che nella mia palette di colori, quelli che risaltano i miei colori dell&#8217;incarnato, il sottotono degli occhi e dei capelli, non c&#8217;era il rosso, nello specifico rosso natalizio. In quel momento quindi ho preso coscienza di questa cosa. Sapevo che non l&#8217;avrei mai più indossato o comunque salvo modificandolo, portandolo da una sarta, cercando di creare delle applicazioni o altro. Però questo mi avrebbe comportato un dispiego di energie, tempo, acquisto di altre stoffe, applicazioni, eccetera. Allora scelsi di donarlo, eliminandolo dal mio armadio”. Antonella, è accaduto solo col vestito rosso oppure stai rivedendo il tuo modo di gestire il tuo guardaroba e i vestiti che sono all&#8217;interno, quindi stai proprio cambiando anche un approccio all&#8217;abbigliamento? “Diciamo che sto mantenendo questa condotta, chiamiamola così, nell&#8217;ultimo anno, nell&#8217;ultimo paio d&#8217;anni. Perché ho capito quanto il marketing, la pubblicità punti sul nostro fattore emozionale e ci induca ad acquistare cose che ci sembrano fondamentali, essenziali. Sembra che non possiamo farne a meno, ma poi una volta inserite nelle nostre case diventano dei pesi. Quindi ho iniziato a fare proprio un decluttering, molto ponderato e approfondito, cercando di capire che cosa nello specifico nell&#8217;armadio, in realtà in tutta la casa, rimanesse bloccato lì. Solo perché c&#8217;era un gancio emotivo e non perché fosse funzionale al farmi stare bene, farmi sentire a mio agio. Quindi è un po’ di tempo che sto già operando scelte di decluttering, di donazione di questi abiti a persone che so che possono dare nuova vita, perché le valorizza di più, oppure proprio alla Caritas, a persone che ne hanno bisogno. Essendo poi molto sensibile alle tematiche eco-friendly, alla natura, agli animali sto proprio riflettendo molto su ogni acquisto, cioè nel momento in cui lo faccio sul se realmente io ne abbia bisogno”. Quando hai letto del dress code che cosa hai deciso di fare? Perché abbiamo visto io ho deciso di andare per una strada, invece tu che cosa hai pensato? E alla fine qual è stata la tua scelta? “Ho scelto di non acquistare un abito nuovo perché sapevo che avrebbe fatto la fine di quell&#8217;abito rosso meraviglioso di Capodanno, che sarebbe rimasto lì appeso nell&#8217;armadio. Quindi dovevo trovare una soluzione utilizzando quello che c&#8217;era. Ho aperto il mio armadio e cercando tra i vestiti delle feste, diciamo un po’ più lunghi, un po’ più da cerimonia, ho trovato incellophanato ben nascosto questo abito. Nel top, nel corpetto è nero a giromanica, sopra nero di velo trasparente. Nella parte del top, dal seno alla vita è lucido con delle paillettes. Nella parte di sotto, invece, ha una gonna lunga, molto ampia di tulle, un po’ trasparente, con delle applicazioni di fiori rossi molto grandi e con in vita una cintura rossa e nera. Quindi questa poteva essere la soluzione, anche se guardandolo avevo la sensazione che ci fosse poco rosso, visto che non era stato specificato che la serata dovesse essere total red, ma comunque l&#8217;impatto visivo sarebbe stato sul nero del corpetto e poi dopo sulla parte rossa. Ho pensato di trovare una soluzione, di aumentare il rosso del mio abito. A quel punto ho scritto un messaggio sul gruppo Whatsapp di un corso di crescita personale che sto facendo per cercare un brainstorming chiedendo aiuto alle mie amiche. Arianna é prontamente intervenuta dandomi dei consigli su come valorizzare e come aumentare il rosso nella parte alta del vestito. Lei mi ha gentilmente prestato la sua borsa rossa tipo pochette”. Sì, Antonella, è una borsa vintage rossa, tra l&#8217;altro con l&#8217;iniziale A, che sta sia per Arianna sia per Antonella. “Stava in mano, e quindi comunque aumentava il rosso sul corpo, sulla parte alta. Mi aveva proposto anche un coprispalle, non essendo sicure del punto di rosso l&#8217;ho provato ma in realtà non stava molto bene. Così pensando, guardando, cercando immagini su internet mi è venuta l&#8217;idea dei guanti. Tra l&#8217;altro io avevo un paio di guanti rossi perché li avevo utilizzati in una serata da ballo mi pare. Erano guanti però solo sulla mano, quindi diciamo che comunque erano un po’ più di rosso, ma non abbastanza, essendo che poi il braccio rimaneva comunque totalmente scoperto. Quindi l’idea è caduta sui guanti lunghi rossi. Purtroppo ci siamo ridotti all&#8217;ultimo, quindi è stata veramente quasi una magia. Quella sera Arianna è arrivata con i guanti lunghi di raso rossi!” Sì, Anto, qui ha funzionato proprio la chat dove tra noi ci siamo aiutate, nel senso che abbiamo portato magari degli accessori in più, qualcosa in più di rosso e io ho visto sbucare questi guanti rossi da Eleonora. Subito ho pensato: “Questi sono perfetti per l&#8217;abito di Antonella!” “Che ho indossato, aumentando totalmente il rosso nella parte alta. Ho alzato i capelli, così da non far prevalere lo scuro dei capelli insieme al corpetto che rimaneva nero. Nel complesso il vestito ha aumentato il rosso rispetto al nero. Hanno inoltre sortito un effetto davvero bellissimo, oltre ad aver dato anche una nota di eleganza in più al vestito che, pur essendo lungo, avevo cercato di rendere un pochino più sportivo mettendo un anfibio sotto”. Come ti sembra sia andata questa esperienza, Antonella? Qual è stato il risultato alla fine? “Il risultato è stato assolutamente fantastico”. Lo rifaresti? Lo consiglieresti quindi invece di comprare un abito nuovo per un&#8217;occasione speciale, come in questo caso? “Proprio perché mi sono resa conto che da un&#8217;idea lanciata in un gruppo alla fine è venuto fuori questo risultato così bello, dopo qualche giorno ho replicato. Quando una mia amica mi ha chiamato nel panico perché avevano dato un&#8217;indicazione per un matrimonio in cui è stata invitata. Le donne avrebbero dovuto mantenersi su tinte che oscillavano tra il glicine e il rosa. Non avendo nulla e mettendosi all&#8217;ultimo a cercare il vestito, tra l&#8217;altro invernale, per questo matrimonio e non avendo trovato nulla, le ho consigliato di mandare messaggi nei suoi gruppi Whatsapp più disparati. Amiche, colleghe, compagne delle medie, insomma tutti quei gruppi che pullulano nei nostri cellulari, chiedendo consiglio e supporto per questa situazione che si era creata&#8221;. Com&#8217;è andata? “È riuscita a trovare un paio di guanti anche lei, una pochette, un&#8217;acconciatura per capelli, un foularino leggerissimo di velo e un coprispalle. Tutto questo che appunto andava sulle tonalità che lei aveva richiesto, aggiunti all’abito leggerissimo color cipria che era quello a cui lei aveva pensato, alla fine il risultato è stato fantastico. È stata felicissima. Anche io altrettanto felice di aver potuto replicare un&#8217;esperienza fantastica che a me aveva portato un risultato bellissimo, e che anche a lei aveva dato questo risultato altrettanto bello”. Che bello, Antonella mi fa davvero tanto piacere! Perché quindi ci sono delle possibilità oltre a quella di prendere e andare ad acquistare un vestito, un accessorio, qualcosa di nuovo solo per una determinata occasione! Quindi, tirando le somme, cosa ti senti di dire di questa esperienza? “Sono felice di aver potuto trovare questa soluzione nella mia situazione di difficoltà, chiamiamola così. Di aver compreso che ci sono tante possibilità oltre a quella più semplice del momento dell&#8217;acquistare, andare a cercare, andare nel nuovo. Sono felice di averlo già replicato. Perché proprio perché ha dato un&#8217;esperienza, un&#8217;emozione positiva sarà a sua volta replicato anche dalla mia amica”. &#160; Grazie Antonella per aver colto l&#8217;occasione di provare un modo diverso di vestirsi anche quando si presentano queste richieste, queste esigenze. Grazie per aver replicato l&#8217;esempio anche con le amiche. È molto bello immaginare una catena positiva di questo tipo, e chissà che magari qualcuno ascoltando questo podcast non abbia la stessa idea e non continui questa catena positiva, in modo da fermare degli acquisti a volte compulsivi, a volte anche un pochino inutili. E poi, diciamolo, è stato anche molto divertente scambiarci gli accessori e scambiare i consigli! Grazie ancora Antonella per la tua esperienza. Antonella Minardi, che ho incontrato in un percorso di crescita personale, è amante della natura, adora i gatti, vive e lavora nel Cilento a Salerno. &#160;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.spreaker.com/episode/52389161"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-15706 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg" alt="" width="200" height="78" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg 1080w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-600x234.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-300x117.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-1024x399.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-768x299.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a>Una cena di Natale, annunciata come un&#8217;occasione da festeggiare con un dress code da lì a poco comunicato. Tutto nasce da qui. Ti chiederai &#8220;cosa c&#8217;è di speciale? Perché ne parliamo qui?&#8221;. Di speciale c&#8217;è che, invece di correre ad acquistare qualcosa di nuovo appena ricevuti i dettagli dell&#8217;abbigliamento richiesto per la serata, si è trasformata in una sfida ad arrivare vestite a tema e soddisfatte scegliendo l&#8217;ottica di una maggiore sostenibilità e consapevolezza.</p>
<h5><span style="color: #a44043;">Sì, va bene, ma dove trovo ora un abito rosso elegante (sostenibile)?</span></h5>
<p>Nell&#8217;armadio ne ho due o tre, non da sera. Nel gruppo di amiche alcune sono già alla ricerca nelle vetrine della città, altre si sono riversate su Amazon&#8230; Decido di procedere ovviamente in modo diverso. Non solo. Mi dico: &#8220;E se provassi ad arrivare con un abito dall&#8217;effetto &#8216;Wow&#8217; raccontando che ho scelto la strada della moda sostenibile? Potrebbe invogliare altre persone mostrando quanto non sia poi così difficile vestire green ed etico (che è lo slogan di Dress ECOde)&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #a44043;">Sfruttando la passione per le ricerche in rete, mi metto in azione passando in rassegna i negozi second-hand.</span></h5>
<p>Se un giorno mi stanco o mi accorgo di lasciarlo parcheggiato nell&#8217;armadio, posso sempre vendere il vestito rimettendolo in circolo. Vinted mi sembra offrire ampia scelta per un budget limitato. Dopo aver scandagliato decine e decine di annunci, mi accorgo di avere una lista di una quindicina di opzioni tra i 7 e i 40 euro. Alla fine scelgo un abito con un&#8217;etichetta di marchio italiano, Elisa Landri. Guardo e riguardo la foto: mi sembra possa cadere bene per più forme del corpo, in modo da andare più o meno a colpo sicuro. La transazione è veloce, la venditrice precisa e l&#8217;abito arriva così com&#8217;è in foto, praticamente nuovo.</p>
<p>Una pochette vintage di Furla, eredità della nonna. Un paio di scarpe che conservo con cura da una decina di anni. Un coprispalle second-hand. Ci siamo! Ti mostro nelle foto il risultato.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-16417" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/abito-elegante-sostenibile-.jpg" alt="" width="1797" height="989" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/abito-elegante-sostenibile-.jpg 1797w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/abito-elegante-sostenibile--600x330.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/abito-elegante-sostenibile--300x165.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/abito-elegante-sostenibile--1024x564.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/abito-elegante-sostenibile--768x423.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/abito-elegante-sostenibile--1536x845.jpg 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/abito-elegante-sostenibile--1160x638.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 1797px) 100vw, 1797px" /></p>
<p>La sera della cena ho ripetuto a ogni &#8220;Che bel vestito!&#8221; la scelta del <a href="https://dress-ecode.com/2021/01/29/moda-second-hand-boom/">second-hand</a> (&#8220;È usato, lo diresti mai?&#8221;) e del vintage. Già nella chat del gruppo di amiche avevo raccontato di questa strada per risolvere l&#8217;esigenza del dress code. E proprio nella chat la mia decisione si intreccia con quella di Antonella. Una strada diversa, sempre in ottica di sostenibilità, che ci racconta qui:</p>
<p><iframe title="Spotify Embed: LIVE - Dress code per un’occasione speciale: e ora?" style="border-radius: 12px" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/episode/02W2Is9kfWhL1jOWCnFpnt?si=921693c647ea481c&#038;utm_source=oembed"></iframe></p>
<p>(Puoi ascoltare l&#8217;intervista ad Antonella anche su <a href="https://www.spreaker.com/user/dressecode/vestito-di-natale-07-01-2023-11-46">Spreaker</a>)</p>
<h5><span style="color: #a44043;">Ciao Antonella, grazie perché hai accettato di raccontare anche la tua esperienza in merito a questa occasione a cui abbiamo partecipato insieme. La prima domanda che voglio farti è: che cosa hai pensato quando hai letto del dress code?</span></h5>
<p>“Quando ho ricevuto la mail con le indicazioni per la serata e ho scoperto che il dress code prevedeva il red, nello specifico il rosso natalizio, sono andata un attimo in ansia in quanto sapevo per certo che nel mio armadio non ci fossero vestiti totalmente rossi”.</p>
<h5><span style="color: #a44043;">Quindi non avevi un abito rosso già pronto nell&#8217;armadio? Perché non ne hai mai avuti oppure ne avevi e ti sei stancata? È un colore che non indossi?</span></h5>
<figure id="attachment_16447" aria-describedby="caption-attachment-16447" style="width: 367px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-16447" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/IMG_2917.jpg" alt="" width="367" height="466" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/IMG_2917.jpg 750w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/IMG_2917-600x762.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/IMG_2917-236x300.jpg 236w" sizes="auto, (max-width: 367px) 100vw, 367px" /><figcaption id="caption-attachment-16447" class="wp-caption-text">Tutto è partito da un messaggio nella chat di gruppo</figcaption></figure>
<p>“In realtà in passato avevo fatto l&#8217;errore di acquistare un vestito totalmente rosso di cui mi ero innamorata vedendolo in vetrina. Mi valorizzava anche come modello di vestito. L&#8217;ho provato, mi sono innamorata, l&#8217;ho acquistato (tra l&#8217;altro è costato anche tanti soldi). L&#8217;ho indossato per quella serata, era un Capodanno, e dopo di allora non l’avevo più indossato. Per lungo tempo mi chiedevo come mai non lo indossassi, essendo un modello che mi valorizzava nelle forme. Non capivo però perché alla fine la scelta ricadeva sempre su altro. L&#8217;avevo pagato tanto e quindi non riuscivo a buttarlo o comunque a toglierlo dal mio armadio. Quando poi ho scoperto l’<a href="https://dress-ecode.com/2020/07/14/riscopriamo-la-nostra-bellezza-per-un-armadio-piu-sostenibile-armocromia-terza-puntata/">armocromia</a>, ho realizzato che nella mia palette di colori, quelli che risaltano i miei colori dell&#8217;incarnato, il sottotono degli occhi e dei capelli, non c&#8217;era il rosso, nello specifico rosso natalizio. In quel momento quindi ho preso coscienza di questa cosa. Sapevo che non l&#8217;avrei mai più indossato o comunque salvo modificandolo, portandolo da una sarta, cercando di creare delle applicazioni o altro. Però questo mi avrebbe comportato un dispiego di energie, tempo, acquisto di altre stoffe, applicazioni, eccetera. Allora scelsi di donarlo, eliminandolo dal mio armadio”.</p>
<h5><span style="color: #a44043;">Antonella, è accaduto solo col vestito rosso oppure stai rivedendo il tuo modo di gestire il tuo guardaroba e i vestiti che sono all&#8217;interno, quindi stai proprio cambiando anche un approccio all&#8217;abbigliamento?</span></h5>
<p>“Diciamo che sto mantenendo questa condotta, chiamiamola così, nell&#8217;ultimo anno, nell&#8217;ultimo paio d&#8217;anni. Perché ho capito quanto il marketing, la pubblicità punti sul nostro fattore emozionale e ci induca ad acquistare cose che ci sembrano fondamentali, essenziali. Sembra che non possiamo farne a meno, ma poi una volta inserite nelle nostre case diventano dei pesi. Quindi ho iniziato a fare proprio un <em>decluttering</em>, molto ponderato e approfondito, cercando di capire che cosa nello specifico nell&#8217;armadio, in realtà in tutta la casa, rimanesse bloccato lì. Solo perché c&#8217;era un gancio emotivo e non perché fosse funzionale al farmi stare bene, farmi sentire a mio agio. Quindi è un po’ di tempo che sto già operando scelte di <em>decluttering</em>, di donazione di questi abiti a persone che so che possono dare nuova vita, perché le valorizza di più, oppure proprio alla Caritas, a persone che ne hanno bisogno. Essendo poi molto sensibile alle tematiche eco-friendly, alla natura, agli animali sto proprio riflettendo molto su ogni acquisto, cioè nel momento in cui lo faccio sul se realmente io ne abbia bisogno”.</p>
<h5><span style="color: #a44043;">Quando hai letto del dress code che cosa hai deciso di fare? Perché abbiamo visto io ho deciso di andare per una strada, invece tu che cosa hai pensato? E alla fine qual è stata la tua scelta?</span></h5>
<p>“Ho scelto di non acquistare un abito nuovo perché sapevo che avrebbe fatto la fine di quell&#8217;abito rosso meraviglioso di Capodanno, che sarebbe rimasto lì appeso nell&#8217;armadio. Quindi dovevo trovare una soluzione utilizzando quello che c&#8217;era. Ho aperto il mio armadio e cercando tra i vestiti delle feste, diciamo un po’ più lunghi, un po’ più da cerimonia, ho trovato incellophanato ben nascosto questo abito. Nel top, nel corpetto è nero a giromanica, sopra nero di velo trasparente. Nella parte del top, dal seno alla vita è lucido con delle paillettes. Nella parte di sotto, invece, ha una gonna lunga, molto ampia di tulle, un po’ trasparente, con delle applicazioni di fiori rossi molto grandi e con in vita una cintura rossa e nera. Quindi questa poteva essere la soluzione, anche se guardandolo avevo la sensazione che ci fosse poco rosso, visto che non era stato specificato che la serata dovesse essere <em>total red</em>, ma comunque l&#8217;impatto visivo sarebbe stato sul nero del corpetto e poi dopo sulla parte rossa. Ho pensato di trovare una soluzione, di aumentare il rosso del mio abito. A quel punto ho scritto un messaggio sul gruppo Whatsapp di un corso di crescita personale che sto facendo per cercare un brainstorming chiedendo aiuto alle mie amiche. Arianna é prontamente intervenuta dandomi dei consigli su come valorizzare e come aumentare il rosso nella parte alta del vestito. Lei mi ha gentilmente prestato la sua borsa rossa tipo pochette”.</p>
<h5><span style="color: #a44043;">Sì, Antonella, è una borsa vintage rossa, tra l&#8217;altro con l&#8217;iniziale A, che sta sia per Arianna sia per Antonella.</span></h5>
<p>“Stava in mano, e quindi comunque aumentava il rosso sul corpo, sulla parte alta. Mi aveva proposto anche un coprispalle, non essendo sicure del punto di rosso l&#8217;ho provato ma in realtà non stava molto bene. Così pensando, guardando, cercando immagini su internet mi è venuta l&#8217;idea dei guanti. Tra l&#8217;altro io avevo un paio di guanti rossi perché li avevo utilizzati in una serata da ballo mi pare. Erano guanti però solo sulla mano, quindi diciamo che comunque erano un po’ più di rosso, ma non abbastanza, essendo che poi il braccio rimaneva comunque totalmente scoperto. Quindi l’idea è caduta sui guanti lunghi rossi. Purtroppo ci siamo ridotti all&#8217;ultimo, quindi è stata veramente quasi una magia. Quella sera Arianna è arrivata con i guanti lunghi di raso rossi!”</p>
<h5><span style="color: #a44043;">Sì, Anto, qui ha funzionato proprio la chat dove tra noi ci siamo aiutate, nel senso che abbiamo portato magari degli accessori in più, qualcosa in più di rosso e io ho visto sbucare questi guanti rossi da Eleonora. Subito ho pensato: “Questi sono perfetti per l&#8217;abito di Antonella!”</span></h5>
<p>“Che ho indossato, aumentando totalmente il rosso nella parte alta. Ho alzato i capelli, così da non far prevalere lo scuro dei capelli insieme al corpetto che rimaneva nero. Nel complesso il vestito ha aumentato il rosso rispetto al nero. Hanno inoltre sortito un effetto davvero bellissimo, oltre ad aver dato anche una nota di eleganza in più al vestito che, pur essendo lungo, avevo cercato di rendere un pochino più sportivo mettendo un anfibio sotto”.</p>
<h5><span style="color: #a44043;">Come ti sembra sia andata questa esperienza, Antonella? Qual è stato il risultato alla fine?</span></h5>
<p>“Il risultato è stato assolutamente fantastico”.</p>
<h5><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-16428" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Abito-elegante-da-sera-sostenibile.jpg" alt="" width="1788" height="1018" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Abito-elegante-da-sera-sostenibile.jpg 1788w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Abito-elegante-da-sera-sostenibile-600x342.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Abito-elegante-da-sera-sostenibile-300x171.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Abito-elegante-da-sera-sostenibile-1024x583.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Abito-elegante-da-sera-sostenibile-768x437.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Abito-elegante-da-sera-sostenibile-1536x875.jpg 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Abito-elegante-da-sera-sostenibile-1160x660.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 1788px) 100vw, 1788px" /></h5>
<h5><span style="color: #a44043;">Lo rifaresti? Lo consiglieresti quindi invece di comprare un abito nuovo per un&#8217;occasione speciale, come in questo caso?</span></h5>
<p>“Proprio perché mi sono resa conto che da un&#8217;idea lanciata in un gruppo alla fine è venuto fuori questo risultato così bello, dopo qualche giorno ho replicato. Quando una mia amica mi ha chiamato nel panico perché avevano dato un&#8217;indicazione per un matrimonio in cui è stata invitata. Le donne avrebbero dovuto mantenersi su tinte che oscillavano tra il glicine e il rosa. Non avendo nulla e mettendosi all&#8217;ultimo a cercare il vestito, tra l&#8217;altro invernale, per questo matrimonio e non avendo trovato nulla, le ho consigliato di mandare messaggi nei suoi gruppi Whatsapp più disparati. Amiche, colleghe, compagne delle medie, insomma tutti quei gruppi che pullulano nei nostri cellulari, chiedendo consiglio e supporto per questa situazione che si era creata&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #a44043;">Com&#8217;è andata?</span></h5>
<p>“È riuscita a trovare un paio di guanti anche lei, una pochette, un&#8217;acconciatura per capelli, un foularino leggerissimo di velo e un coprispalle. Tutto questo che appunto andava sulle tonalità che lei aveva richiesto, aggiunti all’abito leggerissimo color cipria che era quello a cui lei aveva pensato, alla fine il risultato è stato fantastico. È stata felicissima. Anche io altrettanto felice di aver potuto replicare un&#8217;esperienza fantastica che a me aveva portato un risultato bellissimo, e che anche a lei aveva dato questo risultato altrettanto bello”.</p>
<h5><span style="color: #a44043;">Che bello, Antonella mi fa davvero tanto piacere! Perché quindi ci sono delle possibilità oltre a quella di prendere e andare ad acquistare un vestito, un accessorio, qualcosa di nuovo solo per una determinata occasione! Quindi, tirando le somme, cosa ti senti di dire di questa esperienza?</span></h5>
<p>“Sono felice di aver potuto trovare questa soluzione nella mia situazione di difficoltà, chiamiamola così. Di aver compreso che ci sono tante possibilità oltre a quella più semplice del momento dell&#8217;acquistare, andare a cercare, andare nel nuovo. Sono felice di averlo già replicato. Perché proprio perché ha dato un&#8217;esperienza, un&#8217;emozione positiva sarà a sua volta replicato anche dalla mia amica”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Grazie Antonella per aver colto l&#8217;occasione di provare un modo diverso di vestirsi anche quando si presentano queste richieste, queste esigenze. Grazie per aver replicato l&#8217;esempio anche con le amiche. È molto bello immaginare una catena positiva di questo tipo, e chissà che magari qualcuno ascoltando questo podcast non abbia la stessa idea e non continui questa catena positiva, in modo da fermare degli acquisti a volte compulsivi, a volte anche un pochino inutili. E poi, diciamolo, è stato anche molto divertente scambiarci gli accessori e scambiare i consigli! Grazie ancora Antonella per la tua esperienza.</p>
<p><em>Antonella Minardi, che ho incontrato in un percorso di crescita personale, è amante della natura, adora i gatti, vive e lavora nel Cilento a Salerno.</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;armadio più alto del mondo: i vestiti di una vita intera</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Apr 2022 07:34:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Environment/Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Events]]></category>
		<category><![CDATA[Fashion/Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Responsible life / Stile di vita resp.]]></category>
		<category><![CDATA[Vintage/Second-hand]]></category>
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					<description><![CDATA[Sai quanti sono i vestiti di una vita intera? Poiché buttiamo di solito gli abiti che non usiamo più nel corso del tempo, riusciamo ad avere un&#8217;idea di quanti siano in totale? Per rispondere a questa domanda, nel 2018 Benjamin Von Wong e Laura François hanno avuto l&#8217;idea di raccoglierli tutti in un unico guardaroba creando l&#8217;armadio più alto del mondo: in un solo istante, chi alza lo sguardo può vedere con i propri occhi una vita di vestiti. Il guardaroba è diverso per ognuno di noi, secondo la disponibilità economica, l&#8217;epoca, la cultura. Benjamin e Laura hanno stimato il numero di capi che mediamente una persona in un Paese economicamente sviluppato indossa durante la vita: 3.000. Nella struttura di acciaio, assemblata in cinque lunghe giornate, 3.000 capi donati dagli studenti volontari della Fayoum University sono stati appesi a 180 metri di filo all&#8217;interno del centro commerciale Mall of Arabia al Cairo. Mentre posizionavamo ognuno dei capi, ci sono tornate in mente le diverse fasi della vita e quanti vestiti accumuliamo nel corso del tempo Possiamo immaginare l&#8217;impatto ambientale e sociale del nostro guardaroba di una vita? L&#8217;armadio più alto del mondo vuole ricordarci di: Amare gli abiti che abbiamo Comprare solo ciò di cui abbiamo bisogno Condividere ciò che non ci serve &#8220;Volevamo che l&#8217;installazione fosse qualcosa di più di una semplice opera d&#8217;arte. Volevamo che diventasse uno spazio che potesse essere utilizzato anche per generare azioni tangibili e per incoraggiare le persone a pensare localmente&#8221;. Per questo tutti i vestiti usati sono stati destinati a supporto di Refuge Egypt. &#8220;Le donazioni di vestiti non sono sempre l&#8217;approccio migliore quando si vuole ripulire il proprio armadio&#8221;, spiega Laura. “I pacchi di abbigliamento provenienti dall&#8217;Occidente e venduti nelle regioni in via di sviluppo a prezzi più elevati possono alla fine causare una spaccatura nell&#8217;economia locale. Fortunatamente, questo non è il caso in Egitto. L&#8217;armadio più alto del mondo è stata una grande opportunità per chiamare il pubblico ad agire nel ripensare i propri consumi e anche per donare direttamente alle comunità locali che ne hanno bisogno&#8221;. &#160; &#160; Photos from: Von Wong blog]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="JsGRdQ"><a href="https://www.spreaker.com/episode/49579491"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-15706 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg" alt="" width="200" height="78" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg 1080w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-600x234.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-300x117.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-1024x399.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-768x299.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a>Sai quanti sono i vestiti di una vita intera? Poiché buttiamo di solito gli abiti che non usiamo più nel corso del tempo, riusciamo ad avere un&#8217;idea di quanti siano in totale?<br />
</span></p>
<p><span class="JsGRdQ">Per rispondere a questa domanda, nel 2018 Benjamin Von Wong e Laura François hanno avuto l&#8217;idea di raccoglierli tutti in un unico guardaroba creando l&#8217;armadio più alto del mondo: in un solo istante, chi alza lo sguardo può vedere con i propri occhi una vita di vestiti.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-15721 size-full" title="tallest closet Von Wong and Laura" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/tallest-closet-Von-Wong-e-Laura.jpg" alt="Von Wong and Laura In the middle of the clothes donated" width="2048" height="1365" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/tallest-closet-Von-Wong-e-Laura.jpg 2048w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/tallest-closet-Von-Wong-e-Laura-600x400.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/tallest-closet-Von-Wong-e-Laura-300x200.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/tallest-closet-Von-Wong-e-Laura-1024x683.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/tallest-closet-Von-Wong-e-Laura-768x512.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/tallest-closet-Von-Wong-e-Laura-1536x1024.jpg 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/tallest-closet-Von-Wong-e-Laura-1160x773.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>Il guardaroba è diverso per ognuno di noi, secondo la disponibilità economica, l&#8217;epoca, la cultura. <span class="JsGRdQ">Benjamin </span> e Laura hanno stimato il numero di capi che mediamente una persona in un Paese economicamente sviluppato indossa durante la vita: 3.000.</p>
<p>Nella struttura di acciaio, assemblata in cinque lunghe giornate, 3.000 capi donati dagli studenti volontari della Fayoum University sono stati appesi a 180 metri di filo all&#8217;interno del centro commerciale Mall of Arabia al Cairo.</p>
<blockquote><p>Mentre posizionavamo ognuno dei capi, ci sono tornate in mente le diverse fasi della vita e quanti vestiti accumuliamo nel corso del tempo</p></blockquote>
<p>Possiamo immaginare l&#8217;impatto ambientale e sociale del nostro guardaroba di una vita?<a href="https://dressecode.thinkific.com/"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-14582 alignright" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/05/Untitled-design-1.gif" alt="Moda sostenibile" width="234" height="60" /></a></p>
<p>L&#8217;armadio più alto del mondo vuole ricordarci di:</p>
<h5><span style="color: #acc0a5;">Amare gli abiti che abbiamo</span></h5>
<h5><span style="color: #acc0a5;">Comprare solo ciò di cui abbiamo bisogno</span></h5>
<h5><span style="color: #acc0a5;">Condividere ciò che non ci serve</span></h5>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-15723" title="l'armadio più alto" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/vestiti-in-una-vita-intera.jpg" alt="armadio più alto visto dal basso" width="2048" height="1366" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/vestiti-in-una-vita-intera.jpg 2048w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/vestiti-in-una-vita-intera-600x400.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/vestiti-in-una-vita-intera-300x200.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/vestiti-in-una-vita-intera-1024x683.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/vestiti-in-una-vita-intera-768x512.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/vestiti-in-una-vita-intera-1536x1025.jpg 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/vestiti-in-una-vita-intera-1160x774.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<blockquote><p>&#8220;Volevamo che l&#8217;installazione fosse qualcosa di più di una semplice opera d&#8217;arte. Volevamo che diventasse uno spazio che potesse essere utilizzato anche per generare azioni tangibili e per incoraggiare le persone a pensare localmente&#8221;.</p></blockquote>
<p>Per questo tutti i vestiti usati sono stati destinati a supporto di <a href="http://www.refuge-egypt.org">Refuge Egypt</a>. &#8220;Le donazioni di vestiti non sono sempre l&#8217;approccio migliore quando si vuole ripulire il proprio armadio&#8221;, spiega Laura. “I pacchi di abbigliamento provenienti dall&#8217;Occidente e venduti nelle regioni in via di sviluppo a prezzi più elevati possono alla fine causare una spaccatura nell&#8217;economia locale. Fortunatamente, questo non è il caso in Egitto. L&#8217;armadio più alto del mondo è stata una grande opportunità per chiamare il pubblico ad <strong>agire nel ripensare i propri consumi</strong> e anche per donare direttamente alle comunità locali che ne hanno bisogno&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe loading="lazy" title="This is the World&#039;s Tallest Closet" width="960" height="540" src="https://www.youtube.com/embed/n4r4cgoT3pw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Photos from: <a href="https://blog.vonwong.com/tallestcloset/">Von Wong blog</a></p>
<p><iframe loading="lazy" title="Spotify Embed: L&amp;apos;armadio più alto del mondo: i vestiti di una vita intera" style="border-radius: 12px" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" src="https://open.spotify.com/embed/episode/01zGUkhtot6tGP6T9sN55y?si=8450141779e74fa6&#038;utm_source=oembed"></iframe></p>
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		<title>Che eco-ansia! 10 rimedi per alleggerirla</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Sep 2021 10:21:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Climate change]]></category>
		<category><![CDATA[Environment/Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Nature]]></category>
		<category><![CDATA[Responsible life / Stile di vita resp.]]></category>
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					<description><![CDATA[Puoi ascoltare qui l&#8217;articolo: Eco-ansia &#160; Tra diluvi, incendi, siccità, uragani, inquinamento, scioglimento dei ghiacciai, innalzamento del livello dei mari… C&#8217;è qualcuno, sensibile all&#8217;argomento sostenibilità, che non senta un po’ di eco-ansia? Soprattutto in seguito alla pubblicazione dell&#8217;ultimo rapporto IPCC durante quest&#8217;estate, i post, i commenti e le richieste di consigli sempre più frequentemente hanno riguardato la preoccupazione per lo scenario futuro che si prospetta in termini di sopravvivenza del genere umano. L&#8217;IPCC Costituito nel 1988, è l&#8217;organismo internazionale delle Nazioni Unite per la valutazione dei cambiamenti climatici. Nell&#8217;ultimo rapporto pubblicato, 234 scienziati hanno sintetizzato 14,000 documenti di ricerca. Non ci sono più dubbi sulla crisi climatica. È inequivocabile che l’influenza umana abbia riscaldato l’atmosfera, l’oceano e le terre emerse. Le evidenze lo confermano (fonte: IPCC 2021): L’influenza umana è la causa principale del ritiro dei ghiacciai a livello globale dagli anni ’90 e ha contribuito allo scioglimento superficiale osservato della calotta glaciale della Groenlandia negli ultimi due decenni. L’influenza umana ha riscaldato il clima a un ritmo (velocità) senza precedenti negli ultimi 2000 anni. Gli estremi di caldo (incluse le ondate di calore) sono diventati più frequenti e più intensi nella maggior parte delle terre emerse a partire dagli anni ’50 del XX secolo. La temperatura superficiale globale è aumentata più velocemente a partire dal 1970 che in qualsiasi altro periodo di 50 anni degli ultimi 2000 anni. Il livello medio globale del mare continuerà ad aumentare nel corso del XXI secolo (le ipotesi sono tra +0,28 e +1,01 metri). L’oceano si è riscaldato più velocemente nell’ultimo secolo che dalla fine dell’ultima deglaciazione (circa 11.000 anni fa). Nel 2019, le concentrazioni atmosferiche di CO2 erano le più alte degli ultimi 2 milioni di anni. Il riscaldamento globale di 1,5°C e 2°C sarà superato durante il corso del XXI secolo a meno che non si verifichino nei prossimi decenni profonde riduzioni delle emissioni di CO2 e di altri gas serra. Sono solo alcuni dei punti emersi dal rapporto: ti è salita l&#8217;eco-ansia? Cos&#8217;è? Si tratta di un impatto psicologico indiretto del cambiamento climatico. È &#8220;una reazione su larga scala allo stato degli ecosistemi planetari&#8221; (Pihkala, 2020). Secondo l’American Pshychological Association (2017) è &#8220;una paura cronica dei disastri ambientali. Una fonte di stress causato dal guardare il lento e apparentemente irrevocabile impatto del cambiamento climatico, e preoccuparsi del futuro di se stessi, dei bambini e delle ultime generazioni” (Clayton et. al., 2017). Come si manifesta? I sintomi riferiti sono paura esistenziale, senso di colpa o vergogna per la propria impronta ambientale, depressione, ansia, panico, nervosismo, sensazione di essere senza speranza, irritabilità, debolezza, sbalzi d&#8217;umore, esaurimento, insonnia, pensieri ossessivi. Chi riguarda? Riguarda tutti, anche giovani e bambini. L&#8217;American Psychological Association (2020) ha rilevato che per il 47% degli americani di età compresa tra 18 e 34 anni lo stress del cambiamento climatico ha avuto un impatto sulla vita quotidiana. I giovani sperimentano attraverso la tecnologia moderna una maggiore esposizione a realtà climatiche inquietanti e ansiogene (Li, 2015). L&#8217;associazione di beneficenza Place2Be afferma che sia più accentuata tra i giovani: da uno studio emerge che 4 bambini su 5 tra i 10 e i 12 anni hanno espresso sentimenti di paura, tristezza, rabbia per i problemi ambientali. Come reagiamo all&#8217;ansia climatica? Le risposte psicologiche possono essere (Coppola, 2021): disadattive. Per molte persone, il costo mentale di pensare e sperimentare la realtà di un clima che cambia è quasi troppo da sopportare. Di conseguenza, una risposta comune è rifiutare questa realtà. Una risposta disadattiva è caratterizzata dallo spegnimento attraverso la negazione, la scissione e il disconoscimento (Doherty, 2011; Lewis, 2019). adattive. Altre persone coltivano vari effetti di auto-conservazione come resilienza, speranza costruttiva, sintonizzazione, risonanza cognitiva e autoefficacia. Pihkala (2019) afferma che bisogna essere in grado di adattarsi di fronte all&#8217;ansia piuttosto che essere schiacciati. Come possiamo rispondere in modo adattivo? Abbiamo raccolto alcuni suggerimenti per reagire all&#8217;eco-ansia in modo più costruttivo e resiliente. In casi di livelli elevati o situazioni patologiche ovviamente è necessario il supporto di uno specialista, negli altri casi possiamo adottare alcuni accorgimenti. &#160; &#160; &#160; &#160; 10 rimedi Migliorare lo stato d&#8217;animo Connettiti con la natura. Coltiva piante e alberi in terrazzo, balcone, giardino. Medita. Disconnettiti da internet. Prendersi cura di sé attraverso abitudini sane è uno dei rimedi consigliati dall&#8217;American Psychological Association. Informarsi meglio Scegli accuratamente le fonti d&#8217;informazione. Evita chi espone con toni disastrosi, senza proporre azioni che possono essere messe in pratica. Verifica sempre ciò che leggi! Spesso i media rincorrono titoli sensazionalistici. Riduci il tempo in mezzo a notizie negative. È importante essere aggiornati, ma non esagerare. Zero Waste Goods dà un consiglio secondo noi molto valido: se leggi una storia negativa, scrivi un messaggio da “portare a casa” e un cambiamento che vuoi mettere in atto come risposta a quanto letto. Cerca storie positive per far entrare nella tua prospettiva il fatto che nel mondo accadono anche tante cose positive. L&#8217;azione come antidoto (Coppola 2021) Valuta il tuo impatto ambientale e osserva come puoi miglioralo cambiando alcune abitudini (diminuire plastica, ridurre rifiuti, acquistare localmente, adottare un&#8217;alimentazione a base vegetale, ecc.). Puoi seguire i consigli del nostro sito, per esempio, per limitare il tuo impatto attraverso la scelta dei vestiti. Oppure utilizzare un&#8217;app come AWorld. Trova il tuo ruolo, pensa qual è il modo migliore con cui puoi mettere a frutto le tue capacità per contribuire positivamente. Non possiamo fare TUTTO, ma possiamo fare qualcosa. Anche attraverso le nostre scelte politiche e di acquisto. La forza del gruppo Unisciti ad altri gruppi, per esempio di volontariato. Spesso l’eco-ansia è vissuta in solitudine. Una tesi di ricerca condotta presso l&#8217;Università del Vermont (Coppola, 2021) ha rivelato come l&#8217;azione attraverso il coinvolgimento in organizzazioni ambientali serva da antidoto per l&#8217;eco-ansia tra i membri della &#8220;Climate Generation&#8221; (sono stati intervistati giovani dai 18 ai 21 anni, reclutati da sei organizzazioni ambientaliste dell&#8217;UVM). Scegli una realtà che opera vicino a te per contribuire in modo positivo alla comunità locale. Condividi la tua esperienza con altri e costruisci forti reti sociali (American Psychological Association). Su Clubhouse ci troviamo settimanalmente per fare rete, confrontarci e sostenerci tra persone che hanno a cuore la sostenibilità (Club Sostenibilità). Cerca di essere un esempio per gli altri (ricordando che non è necessario essere perfetti!). Foto: Omid Armin (cover); Fransiskus Filibert; Dress ECOde. &#160;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-11602" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie.png" alt="" width="30" height="28" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie.png 3840w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-600x551.png 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-300x276.png 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1024x941.png 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-768x706.png 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1536x1412.png 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-2048x1882.png 2048w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1160x1066.png 1160w" sizes="auto, (max-width: 30px) 100vw, 30px" />Puoi ascoltare qui l&#8217;articolo: <a href="https://www.spreaker.com/episode/46665097">Eco-ansia</a></p>
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<p>Tra diluvi, incendi, siccità, uragani, inquinamento, scioglimento dei ghiacciai, innalzamento del livello dei mari… C&#8217;è qualcuno, sensibile all&#8217;argomento sostenibilità, che non senta un po’ di eco-ansia?</p>
<p>Soprattutto in seguito alla pubblicazione dell&#8217;ultimo rapporto IPCC durante quest&#8217;estate, i post, i commenti e le richieste di consigli sempre più frequentemente hanno riguardato la preoccupazione per lo scenario futuro che si prospetta in termini di sopravvivenza del genere umano.</p>
<h5><span style="color: #b2a4d4;">L&#8217;IPCC</span></h5>
<p>Costituito nel 1988, è l&#8217;organismo internazionale delle Nazioni Unite per la valutazione dei cambiamenti climatici. Nell&#8217;ultimo rapporto pubblicato, 234 scienziati hanno sintetizzato 14,000 documenti di ricerca. Non ci sono più dubbi sulla crisi climatica. È inequivocabile che l’influenza umana abbia riscaldato l’atmosfera, l’oceano e le terre emerse. Le evidenze lo confermano (fonte: IPCC 2021):</p>
<ul>
<li>L’influenza umana è la causa principale del ritiro dei ghiacciai a livello globale dagli anni ’90 e ha contribuito allo scioglimento superficiale osservato della calotta glaciale della Groenlandia negli ultimi due decenni.</li>
<li>L’influenza umana ha riscaldato il clima a un ritmo (velocità) senza precedenti negli ultimi 2000 anni.</li>
<li>Gli estremi di caldo (incluse le ondate di calore) sono diventati più frequenti e più intensi nella maggior parte delle terre emerse a partire dagli anni ’50 del XX secolo.</li>
<li>La temperatura superficiale globale è aumentata più velocemente a partire dal 1970 che in qualsiasi altro periodo di 50 anni degli ultimi 2000 anni.</li>
<li>Il livello medio globale del mare continuerà ad aumentare nel corso del XXI secolo (le ipotesi sono tra +0,28 e +1,01 metri).</li>
<li>L’oceano si è riscaldato più velocemente nell’ultimo secolo che dalla fine dell’ultima deglaciazione (circa 11.000 anni fa).</li>
<li>Nel 2019, le concentrazioni atmosferiche di CO<sub>2</sub> erano le più alte degli ultimi 2 milioni di anni.</li>
<li>Il riscaldamento globale di 1,5°C e 2°C sarà superato durante il corso del XXI secolo a meno che non si verifichino nei prossimi decenni profonde riduzioni delle emissioni di CO2 e di altri gas serra.</li>
</ul>
<p>Sono solo alcuni dei punti emersi dal rapporto: ti è salita l&#8217;eco-ansia?</p>
<h5><span style="color: #b2a4d4;"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-15265 alignright" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/09/fransiskus-filbert-mangundap-f_0nTK31xjs-unsplash-scaled.jpg" alt="" width="429" height="570" />Cos&#8217;è?</span></h5>
<p>Si tratta di un impatto psicologico indiretto del cambiamento climatico. È &#8220;una reazione su larga scala allo stato degli ecosistemi planetari&#8221; (Pihkala, 2020). Secondo l’American Pshychological Association (2017) è &#8220;una paura cronica dei disastri ambientali. Una fonte di stress causato dal guardare il lento e apparentemente irrevocabile impatto del cambiamento climatico, e preoccuparsi del futuro di se stessi, dei bambini e delle ultime generazioni” (Clayton et. al., 2017).</p>
<h5><span style="color: #b2a4d4;">Come si manifesta?</span></h5>
<p>I sintomi riferiti sono paura esistenziale, senso di colpa o vergogna per la propria impronta ambientale, depressione, ansia, panico, nervosismo, sensazione di essere senza speranza, irritabilità, debolezza, sbalzi d&#8217;umore, esaurimento, insonnia, pensieri ossessivi.</p>
<h5><span style="color: #b2a4d4;">Chi riguarda?</span></h5>
<p>Riguarda tutti, anche giovani e bambini. L&#8217;American Psychological Association (2020) ha rilevato che per il 47% degli americani di età compresa tra 18 e 34 anni lo stress del cambiamento climatico ha avuto un impatto sulla vita quotidiana. I giovani sperimentano attraverso la tecnologia moderna una maggiore esposizione a realtà climatiche inquietanti e ansiogene (Li, 2015).</p>
<p>L&#8217;associazione di beneficenza Place2Be afferma che sia più accentuata tra i giovani: da uno studio emerge che 4 bambini su 5 tra i 10 e i 12 anni hanno espresso sentimenti di paura, tristezza, rabbia per i problemi ambientali.</p>
<h5><span style="color: #b2a4d4;">Come reagiamo all&#8217;ansia climatica?</span></h5>
<p>Le risposte psicologiche possono essere (Coppola, 2021):</p>
<ul>
<li><strong>disadattive</strong>. Per molte persone, il costo mentale di pensare e sperimentare la realtà di un clima che cambia è quasi troppo da sopportare. Di conseguenza, una risposta comune è rifiutare questa realtà. Una risposta disadattiva è caratterizzata dallo spegnimento attraverso la negazione, la scissione e il disconoscimento (Doherty, 2011; Lewis, 2019).</li>
<li><strong>adattive.</strong> Altre persone coltivano vari effetti di auto-conservazione come resilienza, speranza costruttiva, sintonizzazione, risonanza cognitiva e autoefficacia. Pihkala (2019) afferma che bisogna essere in grado di adattarsi di fronte all&#8217;ansia piuttosto che essere schiacciati.</li>
</ul>
<h5><span style="color: #b2a4d4;">Come possiamo rispondere in modo adattivo?</span></h5>
<p><a href="https://dressecode.thinkific.com/"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-14632" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/05/cover.jpg" alt="Corso moda sostenibile" width="406" height="305" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/05/cover.jpg 943w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/05/cover-600x449.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/05/cover-300x225.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/05/cover-768x575.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 406px) 100vw, 406px" /></a>Abbiamo raccolto alcuni suggerimenti per reagire all&#8217;eco-ansia in modo più costruttivo e resiliente. In casi di livelli elevati o situazioni patologiche ovviamente è necessario il supporto di uno specialista, negli altri casi possiamo adottare alcuni accorgimenti.</p>
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<h5><span style="color: #b2a4d4;">10 rimedi</span></h5>
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<li><strong>Migliorare lo stato d&#8217;animo</strong></li>
</ul>
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<li>Connettiti con la natura. Coltiva piante e alberi in terrazzo, balcone, giardino.</li>
<li>Medita.</li>
<li>Disconnettiti da internet.</li>
</ol>
<p>Prendersi cura di sé attraverso abitudini sane è uno dei rimedi consigliati dall&#8217;American Psychological Association.</p>
<ul>
<li><strong>Informarsi meglio</strong></li>
</ul>
<ol>
<li>Scegli accuratamente le fonti d&#8217;informazione. Evita chi espone con toni disastrosi, senza proporre azioni che possono essere messe in pratica. Verifica sempre ciò che leggi! Spesso i media rincorrono titoli sensazionalistici.</li>
<li>Riduci il tempo in mezzo a notizie negative. È importante essere aggiornati, ma non esagerare. Zero Waste Goods dà un consiglio secondo noi molto valido: se leggi una storia negativa, scrivi un messaggio da “portare a casa” e un cambiamento che vuoi mettere in atto come risposta a quanto letto. Cerca storie positive per far entrare nella tua prospettiva il fatto che nel mondo accadono anche tante cose positive.</li>
</ol>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-15280 aligncenter" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/09/IMG_4112.jpg" alt="" width="770" height="553" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/09/IMG_4112.jpg 1600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/09/IMG_4112-600x431.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/09/IMG_4112-300x215.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/09/IMG_4112-1024x735.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/09/IMG_4112-768x552.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/09/IMG_4112-1536x1103.jpg 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/09/IMG_4112-1160x833.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 770px) 100vw, 770px" /></p>
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<li><strong>L&#8217;azione come antidoto </strong>(Coppola 2021)</li>
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<li>Valuta il tuo impatto ambientale e osserva come puoi miglioralo cambiando alcune abitudini (diminuire plastica, ridurre rifiuti, acquistare localmente, adottare un&#8217;alimentazione a base vegetale, ecc.). Puoi seguire i consigli del nostro sito, per esempio, per limitare il tuo impatto attraverso la <a href="https://mailchi.mp/13e230d112c6/inizia-da-qui">scelta dei vestiti.</a> Oppure utilizzare un&#8217;app come <a href="https://aworld.org">AWorld</a>.</li>
<li>Trova il tuo ruolo, pensa qual è il modo migliore con cui puoi mettere a frutto le tue capacità per contribuire positivamente. Non possiamo fare TUTTO, ma possiamo fare qualcosa. Anche attraverso le nostre scelte politiche e di acquisto.</li>
</ol>
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<li><strong>La forza del gruppo</strong></li>
</ul>
<ol>
<li>Unisciti ad altri gruppi, per esempio di volontariato. Spesso l’eco-ansia è vissuta in solitudine. Una tesi di ricerca condotta presso l&#8217;Università del Vermont (Coppola, 2021) ha rivelato come l&#8217;azione attraverso il coinvolgimento in organizzazioni ambientali serva da antidoto per l&#8217;eco-ansia tra i membri della &#8220;Climate Generation&#8221; (sono stati intervistati giovani dai 18 ai 21 anni, reclutati da sei organizzazioni ambientaliste dell&#8217;UVM).<br />
Scegli una realtà che opera vicino a te per contribuire in modo positivo alla comunità locale.</li>
<li>Condividi la tua esperienza con altri e costruisci forti reti sociali (American Psychological Association). Su Clubhouse ci troviamo settimanalmente per fare rete, confrontarci e sostenerci tra persone che hanno a cuore la sostenibilità (Club Sostenibilità).</li>
<li>Cerca di essere un esempio per gli altri (ricordando che non è necessario essere perfetti!).</li>
</ol>
<p>Foto: Omid Armin (cover); Fransiskus Filibert; Dress ECOde.</p>
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<p><iframe loading="lazy" title="Spotify Embed: Che eco-ansia! 10 rimedi per alleggerirla" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" src="https://open.spotify.com/embed/episode/4OR8AHEvkIwVq3wKJqiltg?si=GP_6cYPTRrKezmWiuanjpA&#038;dl_branch=1"></iframe></p>
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		<title>Nascondere ritocchi con Photoshop sarà illegale per brand e influencer, in Norvegia ma non solo</title>
		<link>https://dress-ecode.com/nascondere-ritocchi-con-photoshop-sara-illegale-per-brand-e-influencer-in-norvegia-ma-non-solo/</link>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2021 10:01:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Companies / Aziende]]></category>
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					<description><![CDATA[ Puoi ascoltare qui l&#8217;articolo: Photoshop &#160; In Francia è entrata in vigore, in gennaio del 2017, una normativa con l&#8217;obiettivo di incoraggiare annunci pubblicitari più socialmente responsabili ed evitare l&#8217;uso di immagini di corpi artificialmente sottili di modelle, la cui visione può indurre disturbi alimentari tra gli adolescenti. L&#8217;articolo L. 2133-2 del Codice francese della sanità pubblica (FPHC) prevede che “le fotografie a fini commerciali di modelli il cui aspetto fisico è stato alterato da un software di elaborazione delle immagini, al fine di snellire o ispessire la figura, deve essere accompagnata dalla dicitura photographie retouchée”. In modo simile, il Regno Unito sta per introdurre una nuova legge che richiederebbe di etichettare esplicitamente le immagini digitalmente alterate. In Norvegia le modifiche alla legge 9 gennaio 2009 n.2, sul controllo del marketing e delle condizioni contrattuali, rendono in questi giorni obbligatorio per gli influencer e gli inserzionisti dichiarare se le immagini siano state ritoccate o se utilizzino filtri, nel tentativo di far fronte alla pressione sociale sulla perfezione del corpo. In particolare, alla normativa sono apportate le seguenti modifiche: § 2 secondo comma: &#8220;L&#8217;inserzionista e la persona che progetta l&#8217;annuncio devono inoltre garantire che l&#8217;annuncio in cui la forma, le dimensioni o la pelle di un corpo siano state modificate mediante ritocchi o altre manipolazioni sia contrassegnato. Il Ministero prevede nei regolamenti ulteriori disposizioni sulle modalità di contrassegno dell&#8217;annuncio e sulle deroghe all&#8217;obbligo di contrassegno&#8221;. § 21 lettera b : &#8220;gioca sull&#8217;insicurezza sociale, sulla cattiva coscienza, sulla bassa autostima o contribuisce alla pressione corporea&#8221;. § 35, secondo comma: &#8220;La verifica di cui all&#8217;articolo 2, secondo comma, primo periodo, si svolge tuttavia sulla base di considerazioni di parità tra i sessi, con particolare riguardo al modo in cui le donne sono rappresentate&#8221;. La normativa sarà applicata a tutte le principali piattaforme di social media tra cui Instagram, Snapchat e TikTok ed entrerà in vigore come indicato dal monarca norvegese. Le violazioni includono multe crescenti e, in alcuni casi estremi, la reclusione. Sarà necessario indicare se &#8220;la forma, le dimensioni o la pelle di un corpo sono state modificate mediante ritocchi o altre manipolazioni&#8221;. È l&#8217;ultimo sviluppo, dopo anni di advocacy da parte di gruppi giovanili e del Ministero norvegese per l&#8217;infanzia e la famiglia, che chiedono misure più severe per affrontare le crescenti preoccupazioni sull&#8217;immagine corporea e sulla salute mentale. Le modifiche alla normativa nascono dalla preoccupazione per una cultura che favorisce insicurezza e bassa autostima: più della metà delle ragazze del decimo anno di scuola a Oslo combattono con la loro salute mentale e l&#8217;anoressia è la terza causa di morte più comune tra le ragazze. “I giovani sono esposti a una forte pressione per avere un bell&#8217;aspetto attraverso, tra le altre cose, la pubblicità e i social media, e i modelli che vengono mostrati sono spesso ritoccati digitalmente. Questo espone i giovani a un ideale di bellezza impossibile da raggiungere&#8220;, ha affermato il dipartimento nella sua proposta. Già nel 2016 la Norvegia aveva manifestato attenzione al tema Trondheim, una delle maggiori città del paese, aveva preso posizione contro le immagini corporee manipolate nella pubblicità per le strade della città. Decise infatti di vietare tutti gli annunci pubblicati che potessero contribuire a una visione negativa del proprio corpo tra i residenti. &#8220;Dal momento che è una pressione completamente irrealistica se [le immagini] vengono manipolate &#8230; crea una pressione che nessuno può sopportare. Se siamo in grado di sbarazzarcene almeno in parte, vogliamo farlo&#8221;. Consigliere comunale di Trondheim Ottar Michelsen Il ritocco delle fotografie è un fenomeno non prettamente esclusivo della rete Nelle riviste patinate è una prassi che ognuno di noi avrà avuto modo di vedere negli anni. Uno snellimento dei fianchi, l&#8217;eliminazione di smagliature e cellulite, lo stiramento delle rughe, la scomparsa delle occhiaie e tanti altri accorgimenti per mostrare corpi sempre perfetti e giovani. Suscitando in chi guarda una sensazione di inadeguatezza, un desiderio di essere diversi da ciò che si è e un inseguimento senza fine della perfezione. Gli standard di bellezza idealizzati non sono una novità dei nostri giorni, ma esistono da secoli rappresentazioni del corpo ideale per il consumo pubblico. Come però afferma Michelsen, &#8220;la pressione sui giovani su come dovrebbe essere l&#8217;immagine del corpo, penso sia molto più forte ora di quanto non fosse in passato. Colpisce tutta la società. Quando vediamo che i giovani, gli adolescenti, sono disposti a fare un intervento di chirurgia plastica per assomigliare di più a queste immagini, penso che sia ora di tirare un freno&#8221;. Pinterest, Getty Images, Instagram e Tik Tok Per tutelare la salute mentale e il benessere degli utenti, anche alcuni social sono intervenuti in questa direzione. All&#8217;inizio del 2021, Pinterest è stata la prima piattaforma a eliminare la pubblicità di prodotti per la perdita di peso, pillole e integratori per sopprimere l&#8217;appetito, immagini prima e dopo la perdita di peso, body shaming e affermazioni di risultati cosmetici non realistici.  &#8220;In tutto il mondo, persone di tutte le età stanno affrontando sfide legate all&#8217;immagine corporea e alla salute mentale, in particolare quando emergiamo dalla pandemia di COVID-19 e diamo il via alla stagione estiva&#8221;, ha affermato Pinterest in un post sul blog. Nel 2017 Getty Images ha annunciato di non accettare più fotografie photoshoppate per far sembrare i modelli più sottili o più larghi. In un&#8217;e-mail che spiega la nuova politica, Getty annuncia la modifica delle linee guida sui requisiti per la presentazione delle competenze creative, essenzialmente linee guida per i collaboratori freelance, per tutti i contenuti creativi al fine di vietare il ritocco del corpo. Nel 2019, Instagram ha limitato i post che promuovono prodotti per la perdita di peso in modo che i minori non potessero vederli. Ha inoltre rimosso i contenuti che pubblicizzavano &#8220;dichiarazioni miracolose su determinati prodotti dietetici o dimagranti&#8221;. Tik Tok ha rinnovato le sue politiche finalizzate a limitare gli annunci che non si allineano con &#8220;l&#8217;esperienza positiva, inclusiva e sicura per cui ci impegniamo su Tik Tok&#8221;. L&#8217;app ha vietato la pubblicità di integratori per la perdita di peso e ha aumentato le restrizioni sugli annunci che promuovono &#8220;un&#8217;immagine corporea dannosa o negativa&#8221;. La modifica delle immagini per raggiungere la perfezione estetica è ormai un comportamento diffuso sulla rete Al punto da rendere poco o del tutto riconoscibili le persone in caso di incontri dal vivo. Non solo infatti influencer, ma anche utenti nei profili personali o in app per incontri ricorrono a eccessive alterazioni della propria immagine digitale. Sempre più spesso si sentono racconti di chi passando da una conoscenza virtuale a una reale è rimasto deluso. A volte è questione solo di aver dato troppa importanza all&#8217;estetica, ma altre il punto è invece la sensazione di essere stati ingannati e di scarsa sincerità da parte dell&#8217;altra persona. Non stiamo parlando di piccoli aggiustamenti a esposizione, contrasto, dimensioni di una foto (a chi di noi non è mai capitato di intervenire tecnicamente su una foto?), ma di vere e proprie manipolazioni al punto da non consentire di ricondurre la persona dal vivo all&#8217;immagine on line con tutti i suoi pregi e difetti (non è molto meglio quando invece qualcuno ci conosce di persona ed esclama &#8220;sei meglio dal vivo!&#8221;?). Il documentario di Netflix The Social Dilemma ha rivelato che i suicidi di ragazze pre-adolescenti negli Stati Uniti sono aumentati vertiginosamente del 150% e una delle ragioni principali è l&#8217;incremento dell&#8217;uso di immagini irrealistiche sui social media. Case24, un&#8217;azienda di custodie per telefoni,  ha condotto uno studio analizzando le abitudini di editing degli inglesi prima di caricare un&#8217;immagine sui social media: 71% delle persone modifica i selfie che pubblica. Nel 2019 il fotografo Rankin ha realizzato la serie di scatti Selfie Harm in cui ha fotografato 14 adolescenti e consegnato loro l&#8217;immagine da modificare e filtrare, finché non la considerassero &#8220;pronta per i social media&#8221;, giustapponendoli alle versioni non ritoccate. Rankin ha constatato che i partecipanti stessi preferivano gli originali, ma facevano quello che avevano visto fare dai loro coetanei. Le foto sono parte di una mostra e di un pannello chiamato &#8220;Visual Diet&#8221;, un&#8217;iniziativa lanciata da M&#38;C Saatchi , Rankin e MTArt Agency che esplora l&#8217;impatto delle immagini sulla nostra salute mentale. &#8220;Questa è una nuova realtà migliorata, un mondo in cui gli adolescenti (o anche i bambini più piccoli) possono modificarsi digitalmente in pochi secondi. Mescola questa tecnologia prontamente disponibile con le celebrità e gli influencer che sfoggiano forme impossibili con volti impossibili e abbiamo un ricetta per il disastro&#8221;. Rankin Stiamo diventando sempre più ossessionati dall&#8217;estetica, sperimentando con maggior frequenza disturbi di salute mentali, bassa autostima o comportamenti patologici rispetto al passato, soprattutto tra i giovani? Il discorso sulle immagini è davvero ampio e complesso, sarebbero tante le cose da dire e torneremo a parlare di questo tema, perché una moda più responsabile passa anche attraverso il dare voce a messaggi positivi. Come quello di un sano rapporto con il nostro corpo e l&#8217;accettazione dell&#8217;impossibilità della perfezione. &#160; Foto: Antoine Beauvillain (cover); altre foto, da Selfie Harm, Rankin.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-11602" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie.png" alt="" width="30" height="28" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie.png 3840w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-600x551.png 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-300x276.png 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1024x941.png 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-768x706.png 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1536x1412.png 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-2048x1882.png 2048w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1160x1066.png 1160w" sizes="auto, (max-width: 30px) 100vw, 30px" /> Puoi ascoltare qui l&#8217;articolo: <a href="https://www.spreaker.com/episode/45704995">Photoshop</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In <strong>Francia</strong> è entrata in vigore, in gennaio del 2017, una normativa con l&#8217;obiettivo di incoraggiare annunci pubblicitari più socialmente responsabili ed evitare l&#8217;uso di immagini di corpi artificialmente sottili di modelle, la cui visione può indurre disturbi alimentari tra gli adolescenti. L&#8217;articolo L. 2133-2 del Codice francese della sanità pubblica (FPHC) prevede che “le fotografie a fini commerciali di modelli il cui aspetto fisico è stato alterato da un software di elaborazione delle immagini, al fine di snellire o ispessire la figura, deve essere accompagnata dalla dicitura <em>photographie retouchée</em>”. In modo simile, il <strong>Regno Unito</strong> sta per introdurre una nuova legge che richiederebbe di etichettare esplicitamente le immagini digitalmente alterate. In <strong>Norvegia</strong> le modifiche alla legge 9 gennaio 2009 n.2, sul controllo del marketing e delle condizioni contrattuali, rendono in questi giorni obbligatorio per gli influencer e gli inserzionisti dichiarare se le immagini siano state ritoccate o se utilizzino filtri, nel tentativo di far fronte alla pressione sociale sulla perfezione del corpo.</p>
<p>In particolare, alla normativa sono apportate le <a href="https://www.stortinget.no/no/Saker-og-publikasjoner/Vedtak/Beslutninger/Lovvedtak/2020-2021/vedtak-202021-146/">seguenti modifiche</a>:</p>
<p>§ 2 secondo comma:<br />
&#8220;L&#8217;inserzionista e la persona che progetta l&#8217;annuncio devono inoltre garantire che l&#8217;annuncio in cui la forma, le dimensioni o la pelle di un corpo siano state modificate mediante ritocchi o altre manipolazioni sia contrassegnato. Il Ministero prevede nei regolamenti ulteriori disposizioni sulle modalità di contrassegno dell&#8217;annuncio e sulle deroghe all&#8217;obbligo di contrassegno&#8221;.</p>
<p>§ 21 lettera b :<br />
&#8220;gioca sull&#8217;insicurezza sociale, sulla cattiva coscienza, sulla bassa autostima o contribuisce alla pressione corporea&#8221;.</p>
<p>§ 35, secondo comma:<br />
&#8220;La verifica di cui all&#8217;articolo 2, secondo comma, primo periodo, si svolge tuttavia sulla base di considerazioni di parità tra i sessi, con particolare riguardo al modo in cui le donne sono rappresentate&#8221;.</p>
<figure id="attachment_14987" aria-describedby="caption-attachment-14987" style="width: 739px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-14987" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/07/bsEMY9cx.jpeg" alt="" width="739" height="415" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/07/bsEMY9cx.jpeg 1200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/07/bsEMY9cx-600x338.jpeg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/07/bsEMY9cx-300x169.jpeg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/07/bsEMY9cx-1024x576.jpeg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/07/bsEMY9cx-768x432.jpeg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/07/bsEMY9cx-1160x653.jpeg 1160w" sizes="auto, (max-width: 739px) 100vw, 739px" /><figcaption id="caption-attachment-14987" class="wp-caption-text">Rankin</figcaption></figure>
<p>La normativa sarà applicata a tutte le principali piattaforme di social media tra cui Instagram, Snapchat e TikTok ed entrerà in vigore come indicato dal monarca norvegese. Le violazioni includono multe crescenti e, in alcuni casi estremi, la reclusione.</p>
<p>Sarà necessario indicare se &#8220;la forma, le dimensioni o la pelle di un corpo sono state modificate mediante ritocchi o altre manipolazioni&#8221;. È l&#8217;ultimo sviluppo, dopo anni di advocacy da parte di gruppi giovanili e del Ministero norvegese per l&#8217;infanzia e la famiglia, che chiedono misure più severe per affrontare le crescenti preoccupazioni sull&#8217;immagine corporea e sulla salute mentale. Le modifiche alla normativa nascono dalla preoccupazione per una cultura che favorisce insicurezza e bassa autostima: <strong>più della metà delle ragazze del decimo anno di scuola a Oslo combattono con la loro salute mentale e l&#8217;anoressia è la terza causa di morte più comune tra le ragazze</strong>.</p>
<p>“I giovani sono esposti a una forte pressione per avere un bell&#8217;aspetto attraverso, tra le altre cose, la pubblicità e i social media, e i modelli che vengono mostrati sono spesso ritoccati digitalmente. Questo espone i giovani a <strong>un ideale di bellezza impossibile da raggiungere</strong>&#8220;, ha affermato il dipartimento nella sua proposta.</p>
<h5><span style="color: #ac5e6e;">Già <span style="color: #acc0a5;"><a style="color: #acc0a5;" href="https://www.cbc.ca/radio/asithappens/as-it-happens-friday-edition-1.3581291/norwegian-city-bans-photoshopped-billboard-models-citing-body-image-concerns-1.3581299">nel 2016</a> </span>la Norvegia aveva manifestato attenzione al tema</span></h5>
<p>Trondheim, una delle maggiori città del paese, aveva preso posizione contro le immagini corporee manipolate nella pubblicità per le strade della città. Decise infatti di vietare tutti gli annunci pubblicati che potessero contribuire a una visione negativa del proprio corpo tra i residenti.</p>
<blockquote><p>&#8220;Dal momento che è una pressione completamente irrealistica se [le immagini] vengono manipolate &#8230; crea una pressione che nessuno può sopportare. Se siamo in grado di sbarazzarcene almeno in parte, vogliamo farlo&#8221;.<br />
Consigliere comunale di Trondheim Ottar Michelsen</p></blockquote>
<h5><span style="color: #ac5e6e;">Il ritocco delle fotografie è un fenomeno non prettamente esclusivo della rete</span></h5>
<p>Nelle riviste patinate è una prassi che ognuno di noi avrà avuto modo di vedere negli anni. Uno snellimento dei fianchi, l&#8217;eliminazione di smagliature e cellulite, lo stiramento delle rughe, la scomparsa delle occhiaie e tanti altri accorgimenti per mostrare corpi sempre perfetti e giovani. Suscitando in chi guarda una sensazione di inadeguatezza, un desiderio di essere diversi da ciò che si è e un inseguimento senza fine della perfezione.</p>
<p><strong>Gli standard di bellezza idealizzati non sono una novità dei nostri giorni,</strong> ma esistono da secoli rappresentazioni del corpo ideale per il consumo pubblico. Come però afferma Michelsen, &#8220;la pressione sui giovani su come dovrebbe essere l&#8217;immagine del corpo, penso sia molto più forte ora di quanto non fosse in passato. Colpisce tutta la società. Quando vediamo che i giovani, gli adolescenti, sono disposti a fare un intervento di chirurgia plastica per assomigliare di più a queste immagini, penso che sia ora di tirare un freno&#8221;.</p>
<figure id="attachment_14989" aria-describedby="caption-attachment-14989" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-14989 size-full" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/07/selfie-harm-2.jpg" alt="" width="800" height="534" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/07/selfie-harm-2.jpg 800w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/07/selfie-harm-2-600x401.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/07/selfie-harm-2-300x200.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/07/selfie-harm-2-768x513.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /><figcaption id="caption-attachment-14989" class="wp-caption-text">Rankin</figcaption></figure>
<h5><span style="color: #ac5e6e;">Pinterest, Getty Images, Instagram e Tik Tok</span></h5>
<p>Per tutelare la salute mentale e il benessere degli utenti, anche alcuni social sono intervenuti in questa direzione. <a href="https://www.newsweek.com/pinterest-ban-all-weight-loss-ads-images-first-major-platform-do-so-1606076">All&#8217;inizio del 2021</a>, <strong>Pinterest</strong> è stata la prima piattaforma a eliminare la pubblicità di prodotti per la perdita di peso, pillole e integratori per sopprimere l&#8217;appetito, immagini prima e dopo la perdita di peso, body shaming e affermazioni di risultati cosmetici non realistici.  &#8220;In tutto il mondo, persone di tutte le età stanno affrontando sfide legate all&#8217;immagine corporea e alla salute mentale, in particolare quando emergiamo dalla pandemia di COVID-19 e diamo il via alla stagione estiva&#8221;, ha affermato Pinterest in un post sul blog.</p>
<p>Nel 2017 <strong><a href="https://psmag.com/social-justice/the-research-behind-getty-images-ban-on-retouching">Getty Images</a> </strong>ha annunciato di non accettare più fotografie photoshoppate per far sembrare i modelli più sottili o più larghi. In un&#8217;e-mail che spiega la nuova politica, Getty annuncia la modifica delle linee guida sui requisiti per la presentazione delle competenze creative, essenzialmente linee guida per i collaboratori freelance, per tutti i contenuti creativi al fine di vietare il ritocco del corpo.</p>
<p>Nel 2019, <strong>Instagram</strong> ha limitato i post che promuovono prodotti per la perdita di peso in modo che i minori non potessero vederli. Ha inoltre rimosso i contenuti che pubblicizzavano &#8220;dichiarazioni miracolose su determinati prodotti dietetici o dimagranti&#8221;.</p>
<p><strong>Tik Tok</strong> ha rinnovato le sue politiche finalizzate a limitare gli annunci che non si allineano con &#8220;l&#8217;esperienza positiva, inclusiva e sicura per cui ci impegniamo su Tik Tok&#8221;. L&#8217;app ha vietato la pubblicità di integratori per la perdita di peso e ha aumentato le restrizioni sugli annunci che promuovono &#8220;un&#8217;immagine corporea dannosa o negativa&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #ac5e6e;">La modifica delle immagini per raggiungere la perfezione estetica è ormai un comportamento diffuso sulla rete</span></h5>
<p>Al punto da rendere poco o del tutto riconoscibili le persone in caso di incontri dal vivo. <strong>Non solo infatti influencer,</strong> ma anche utenti nei profili personali o in app per incontri ricorrono a eccessive alterazioni della propria immagine digitale. Sempre più spesso si sentono racconti di chi passando da una conoscenza virtuale a una reale è rimasto deluso. A volte è questione solo di aver dato troppa importanza all&#8217;estetica, ma altre il punto è invece la sensazione di essere stati ingannati e di scarsa sincerità da parte dell&#8217;altra persona.</p>
<p>Non stiamo parlando di piccoli aggiustamenti a esposizione, contrasto, dimensioni di una foto (a chi di noi non è mai capitato di intervenire tecnicamente su una foto?), ma di vere e proprie manipolazioni <strong>al punto da non consentire di ricondurre la persona dal vivo all&#8217;immagine on line con tutti i suoi pregi e difetti</strong> (non è molto meglio quando invece qualcuno ci conosce di persona ed esclama &#8220;sei meglio dal vivo!&#8221;?).</p>
<p>Il documentario di Netflix <a href="https://dress-ecode.com/2020/09/29/la-solitudine-dei-numeri-piccoli-il-prezzo-delletica-ai-tempi-del-social-dilemma/"><em>The Social Dilemma</em></a> ha rivelato che i suicidi di ragazze pre-adolescenti negli Stati Uniti sono aumentati vertiginosamente del 150% e una delle ragioni principali è l&#8217;incremento dell&#8217;uso di immagini irrealistiche sui social media. Case24, un&#8217;azienda di custodie per telefoni,  ha condotto uno studio analizzando le abitudini di editing degli inglesi prima di caricare un&#8217;immagine sui social media: <strong>71% delle persone modifica i selfie che pubblica</strong>.</p>
<p>Nel 2019 il fotografo <a href="https://fashionista.com/2019/02/rankin-selfie-harm?utm_source=Fashionista%20Newsletters%20Master%20List&amp;utm_campaign=1d3602de73-EMAIL_CAMPAIGN_2017_12_19_COPY_01&amp;utm_medium=email&amp;utm_term=0_a23c93579d-1d3602de73-410417209">Rankin</a> ha realizzato la serie di scatti <em>Selfie Harm</em> in cui ha fotografato 14 adolescenti e consegnato loro l&#8217;immagine da modificare e filtrare, finché non la considerassero &#8220;pronta per i social media&#8221;, giustapponendoli alle versioni non ritoccate. Rankin ha constatato che i partecipanti stessi preferivano gli originali, ma facevano quello che avevano visto fare dai loro coetanei. Le foto sono parte di una mostra e di un pannello chiamato &#8220;Visual Diet&#8221;, un&#8217;iniziativa lanciata da M&amp;C Saatchi , Rankin e MTArt Agency che esplora l&#8217;impatto delle immagini sulla nostra salute mentale.</p>
<blockquote><p>&#8220;Questa è una nuova realtà migliorata, <strong>un mondo in cui gli adolescenti (o anche i bambini più piccoli) possono modificarsi digitalmente in pochi secondi</strong>. Mescola questa tecnologia prontamente disponibile con le celebrità e gli influencer che sfoggiano forme impossibili con volti impossibili e abbiamo un ricetta per il disastro&#8221;.</p>
<p>Rankin</p></blockquote>
<p>Stiamo diventando sempre più ossessionati dall&#8217;estetica, sperimentando con maggior frequenza disturbi di salute mentali, bassa autostima o comportamenti patologici rispetto al passato, soprattutto tra i giovani? Il discorso sulle immagini è davvero ampio e complesso, sarebbero tante le cose da dire e torneremo a parlare di questo tema, perché <strong>una moda più responsabile passa anche attraverso il dare voce a messaggi positivi</strong>. Come quello di un sano rapporto con il nostro corpo e l&#8217;accettazione dell&#8217;impossibilità della perfezione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Foto: Antoine Beauvillain (cover); altre foto, da <em>Selfie Harm</em>, <a href="http://rankinphoto.co.uk/home/">Rankin.</a></p>
<p><iframe loading="lazy" title="Spotify Embed: Nascondere ritocchi con Photoshop sarà illegale per brand e influencer, in Norvegia ma non solo" width="100%" height="232" allowtransparency="true" frameborder="0" allow="encrypted-media" src="https://open.spotify.com/embed/episode/0w1ufGw2juqaZbVtyyXPtv?si=PwjvYMGLRIG744U_zzy5aA&#038;dl_branch=1"></iframe></p>
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		<title>Vita da Dress ECOde &#8211; No, non butto via no! Storie di recupero</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Nov 2020 08:37:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ Puoi ascoltare qui l&#8217;articolo: No, non butta via no! L&#8217;antefatto È novembre. Siamo temporaneamente nella città dove sono nata (Modena), per ragioni familiari facendo avanti e indietro dall&#8217;ospedale. Indosso una borsa acquistata tanti anni fa, purtroppo in una catena fast fashion. Mi piace tanto il modello e cerco di farla durare a lungo, avendo ormai fatto un acquisto insensato, prima di abbracciare la moda sostenibile. È in ecopelle, quindi va bene riguardo al rispetto per gli animali ma&#8230; spesso per evitare la pelle sono utilizzati materiali sintetici che non hanno nulla di rispettoso degli animali e dell&#8217;ambiente. Ma chi lo sapeva allora? Cerco quindi di tenerla il più possibile. Il danno Sono a Modena e guardando la borsa esclamo: &#8220;Mi piace proprio questo modello! È davvero carino!&#8221;. Il giorno dopo, non si sa come, una spellatura compare sulla cima&#8230; Da buttare. Non ci riesco. Dopo aver raccolto plastica e rifiuti, penso e ripenso prima di gettare via un oggetto come questo. Dovrà pur esserci una soluzione? Se fosse di pelle di buona qualità, come quelle che troviamo nei negozi vintage e second-hand, avrebbe un suo fascino anche rovinata (e comunque non si sbuccerebbe così) o varrebbe la pena portarla a riparare dal calzolaio di fiducia. Invece questo è ciò che accade quando si comprano pezzi del genere in catene fast fashion. La soluzione Passa il tempo, la borsa resta in un angolo dell&#8217;armadio, in attesa di una soluzione. Finché un giorno, infatti, sistemando tessuti e scampoli trovo un quadrato di ecopelle marrone. E se&#8230; Se provassi a ripararla da me, con un inserto di colore più scuro? Accosto la stoffa alla borsa e sembra funzionare! Il recupero Non ho scattato fotografie alla borsa prima del restauro. Mi è venuto in mente durante l&#8217;operazione di recupero! Nel video si intravede però una metà com&#8217;era prima dell&#8217;intervento. In origine, era di un unico colore. Ho appoggiato la carta di un giornale per prendere la forma dell&#8217;inserto da ricoprire. Successivamente ho appoggiato la sagoma di carta sul rovescio della stoffa, disegnando con la matita la linea da ritagliare, cercando di tenere mezzo centimetro di bordo per sicurezza. Ho immaginato infatti che il tessuto si sarebbe ritirato una volta attaccato. Dopo averle cosparse con la colla per tessuti, pazientemente ho collocato le due forme sulla borsa, premendo soprattutto sui bordi e ripassando negli angoli. Infine ho passato il phon, in modo che gli inserti aderissero meglio. Mi sono ricordata di quando papà mi faceva passare il phon da piccola per far aderire meglio le fodere dei libri di scuola&#8230; Clicca per vedere il video Il risultato Ed ecco il risultato! Non mi dispiace l&#8217;effetto finale. Devo ripassare gli angoli con la colla, ora che la prima passata è asciutta. Sono i punti dove tenderà altrimenti a sollevarsi. Intanto però te la mostro nella foto. Come ti sembra? Apprezzo moltissimo l&#8217;idea di poterla utilizzare ancora per tanto tempo! Anche se non è più in tinta unita, potrò comunque indossarla piacevolmente. È successo anche a te di riparare un acquisto &#8220;livello qualità fast fashion&#8221;, effettuato prima della conversione alla moda sostenibile? Se ti va di raccontarmi la storia, scrivimi cliccando sul bottone qui sotto! L&#8217;ascolterò volentieri e sarà bello condividerla con chi come noi sta provando a ridurre la propria impronta ambientale. Prima volta sul sito?  Inizia da qui &#62; &#160;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-11602 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-150x150.png" alt="" width="33" height="30" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-600x551.png 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-300x276.png 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1024x941.png 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-768x706.png 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1536x1412.png 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-2048x1882.png 2048w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1160x1066.png 1160w" sizes="auto, (max-width: 33px) 100vw, 33px" /> Puoi ascoltare qui l&#8217;articolo: <a href="https://www.spreaker.com/episode/41955031">No, non butta via no!</a></p>
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<h6><span style="color: #68a69b;">L&#8217;antefatto</span></h6>
<p>È novembre. Siamo temporaneamente nella città dove sono nata (Modena), per ragioni familiari facendo avanti e indietro dall&#8217;ospedale. Indosso una borsa acquistata tanti anni fa, purtroppo in una catena fast fashion. <strong>Mi piace tanto il modello e cerco di farla durare a lungo, avendo ormai fatto un acquisto insensato, prima di abbracciare la moda sostenibile</strong>. È in ecopelle, quindi va bene riguardo al rispetto per gli animali ma&#8230; spesso per evitare la pelle sono utilizzati materiali sintetici che non hanno nulla di rispettoso degli animali e dell&#8217;ambiente. Ma chi lo sapeva allora? Cerco quindi di tenerla il più possibile.</p>
<h6><span style="color: #68a69b;">Il danno</span></h6>
<p>Sono a Modena e guardando la borsa esclamo: &#8220;Mi piace proprio questo modello! È davvero carino!&#8221;. Il giorno dopo, non si sa come, una spellatura compare sulla cima&#8230; <strong>Da buttare</strong>.</p>
<p><strong>Non ci riesco</strong>. Dopo aver raccolto plastica e rifiuti, penso e ripenso prima di gettare via un oggetto come questo. Dovrà pur esserci una soluzione? Se fosse di pelle di buona qualità, <a href="https://dress-ecode.com/brand-e-attivita/"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-13617" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/BOTTONE-BRAND.jpg" alt="" width="350" height="84" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/BOTTONE-BRAND.jpg 2018w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/BOTTONE-BRAND-600x144.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/BOTTONE-BRAND-300x72.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/BOTTONE-BRAND-1024x247.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/BOTTONE-BRAND-768x185.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/BOTTONE-BRAND-1536x370.jpg 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/BOTTONE-BRAND-1160x279.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 350px) 100vw, 350px" /></a>come quelle che troviamo nei negozi vintage e second-hand, avrebbe un suo fascino anche rovinata (e comunque non si sbuccerebbe così) o varrebbe la pena portarla a riparare dal calzolaio di fiducia. Invece <strong>questo è ciò che accade quando si comprano pezzi del genere in catene fast fashion</strong>.</p>
<h6><span style="color: #68a69b;">La soluzione</span></h6>
<p>Passa il tempo, la borsa resta in un angolo dell&#8217;armadio, in attesa di una soluzione. Finché un giorno, infatti, sistemando tessuti e scampoli trovo un quadrato di ecopelle marrone. E se&#8230; <strong>Se provassi a ripararla da me</strong>, con un inserto di colore più scuro? Accosto la stoffa alla borsa e sembra funzionare!</p>
<h6><span style="color: #68a69b;">Il recupero</span></h6>
<p>Non ho scattato fotografie alla borsa prima del restauro. Mi è venuto in mente durante l&#8217;operazione di recupero! Nel video si intravede però una metà com&#8217;era prima dell&#8217;intervento. In origine, era di un unico colore. Ho appoggiato la carta di un giornale per prendere la forma dell&#8217;inserto da ricoprire. Successivamente ho appoggiato la sagoma di carta sul rovescio della stoffa, disegnando con la matita la linea da ritagliare, cercando di tenere mezzo centimetro di bordo per sicurezza. Ho immaginato infatti che il tessuto si sarebbe ritirato una volta attaccato.</p>
<p>Dopo averle cosparse con la colla per tessuti, pazientemente ho collocato le due forme sulla borsa, premendo soprattutto sui bordi e ripassando negli angoli.</p>
<p>Infine ho passato il phon, in modo che gli inserti aderissero meglio. Mi sono ricordata di quando papà mi faceva passare il phon da piccola per far aderire meglio le fodere dei libri di scuola&#8230;</p>
<p style="text-align: center;"><a href="https://vimeo.com/613447396">Clicca per vedere il video</a><a href="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/IMG_9256.mov" rel="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/IMG_9256.mov"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-13541 size-medium aligncenter" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/Video-borsa-recupero-sostenibile-201x300.jpg" alt="" width="201" height="300" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/Video-borsa-recupero-sostenibile-201x300.jpg 201w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/Video-borsa-recupero-sostenibile-600x896.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/Video-borsa-recupero-sostenibile-685x1024.jpg 685w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/Video-borsa-recupero-sostenibile-768x1147.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/Video-borsa-recupero-sostenibile.jpg 834w" sizes="auto, (max-width: 201px) 100vw, 201px" /></a></p>
<h6><span style="color: #68a69b;">Il risultato</span></h6>
<p>Ed ecco il risultato! Non mi dispiace l&#8217;effetto finale. Devo ripassare gli angoli con la colla, ora che la prima passata è asciutta. Sono i punti dove tenderà altrimenti a sollevarsi. Intanto però te la mostro nella foto.</p>
<p>Come ti sembra? <strong>Apprezzo moltissimo l&#8217;idea di poterla utilizzare ancora per tanto tempo!</strong> Anche se non è più in tinta unita, potrò comunque indossarla piacevolmente.</p>
<p>È successo anche a te di riparare un acquisto &#8220;livello qualità fast fashion&#8221;, effettuato prima della conversione alla moda sostenibile? <strong>Se ti va di raccontarmi la storia, scrivimi</strong> cliccando sul bottone qui sotto! L&#8217;ascolterò volentieri e sarà bello condividerla con chi come noi sta provando a ridurre la propria impronta ambientale.</p>
<p><a href="https://mailchi.mp/e448590a6056/inviaci-le-tue-domande"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-8193" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/05/Bottone-e1590595091558.png" alt="" width="300" height="84" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/05/Bottone-e1590595091558.png 1062w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/05/Bottone-e1590595091558-600x168.png 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/05/Bottone-e1590595091558-300x84.png 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/05/Bottone-e1590595091558-1024x286.png 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/05/Bottone-e1590595091558-768x215.png 768w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>

<a href='https://dress-ecode.com/vita-da-dress-ecode-no-non-butto-via-no-storie-di-recupero/img_1039/'><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="225" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/IMG_1039-300x225.jpg" class="attachment-medium size-medium" alt="" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/IMG_1039-300x225.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/IMG_1039-scaled-600x450.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/IMG_1039-1024x768.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/IMG_1039-768x576.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/IMG_1039-1536x1152.jpg 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/IMG_1039-2048x1536.jpg 2048w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/IMG_1039-1160x870.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>
<a href='https://dress-ecode.com/vita-da-dress-ecode-no-non-butto-via-no-storie-di-recupero/img_1041-2-2/'><img loading="lazy" decoding="async" width="225" height="300" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/IMG_1041-225x300.jpg" class="attachment-medium size-medium" alt="borsa recupero sostenibile" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/IMG_1041-225x300.jpg 225w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/IMG_1041-scaled-e1604678750471-600x800.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/IMG_1041-768x1024.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/IMG_1041-1152x1536.jpg 1152w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/IMG_1041-1536x2048.jpg 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/IMG_1041-1160x1547.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/IMG_1041-scaled-e1604678750471.jpg 1600w" sizes="auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px" /></a>

<h2><span style="color: #68a69b;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-11054" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/farfalla-azz.png" alt="" width="50" height="41" />Prima volta sul sito?  <a style="color: #68a69b;" href="https://mailchi.mp/13e230d112c6/inizia-da-qui">Inizia da qui &gt;</a></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Spotify Embed: Vita da Dress ECOde - No, non butto via no! Storie di recupero" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" src="https://open.spotify.com/embed/episode/644f29dfjO241yFoDO8APS?si=Wp2Ks4EJTVy4LPWhEgu8ww"></iframe></p>
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