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	<title>Artigianato &#8211; Dress Ecode</title>
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		<title>Luxurywashing: lusso fa rima con etica?</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Jul 2025 15:39:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Se chiedessimo a chi acquista capi firmati da migliaia di euro se ritiene quei prodotti più sostenibili, molti risponderebbero di sì. Il prezzo elevato viene spesso interpretato come garanzia di qualità, tracciabilità, attenzione al lavoro umano. Eppure, lo scandalo che ha travolto recentemente Loro Piana, lo storico marchio del cashmere italiano coinvolto in un&#8217;indagine per caporalato, incrina questa convinzione. Non è un caso isolato. Max Mara, Dior, Armani, Valentino sono altri brand recentemente coinvolti in casi di condizioni di lavoro inadeguate. È un sintomo di un problema più profondo. In questo articolo-podcast ci addentriamo nel fenomeno del luxurywashing, ovvero la costruzione di un&#8217;immagine &#8220;green e etica&#8221; che nasconde pratiche non sempre coerenti, anche nel mondo del lusso. Quali sono le tattiche di greenwashing più utilizzate dai brand di lusso? Creazione di capsule o collezioni limitate (ad esempio materiale biologico o riciclato), mentre la produzione principale resta insostenibile. Promozione di carbon neutrality attraverso compensazioni (piantagioni, crediti), ma senza ridurre realmente le emissioni interne. Certificazioni auto‑prodotte usate in modo ingannevole. Vengono pubblicizzate certificazioni proprie o partnership con enti eco‑apparenti, ma spesso coprono solo una parte minima della supply chain. Alcune certificazioni non sono indipendenti o non applicate su tutta la linea. Organizzazione di eventi &#8220;green&#8221; (come sfilate carbon neutral) per creare percezione di impegno, senza modificare la produzione generale. Investimenti in iniziative sostenibili atti a migliorare i punteggi ESG (Ambiente, Sociale e Governance), mentre il modello operativo centrale resta intatto — quindi l’immagine verde viene potenziata senza una reale trasformazione. Se vuoi approfondire, questi sono i 7 peccati del greenwashing. Uno studio condotto dalla Commissione Europea nel 2024 ha scoperto che un gran numero di aziende presenta affermazioni non comprovabili. L&#8217;indagine ha rilevato che il 53% delle affermazioni &#8220;green&#8221; è vago, fuorivante o infondato, il 40% non è supportato da prove concrete e il 50 percento di tutte le etichette verdi presenta verifiche deboli o inesistenti. Nella moda, un rapporto del 2021 della Changing Markets Foundation ha dimostrato che circa 6 affermazioni green su 10 nel settore erano vaghe, infondate o potenzialmente fuorvianti. I dati che smontano il mito Antoine Arnault, figlio di Bernard Arnault, proprietario di LVMH, ha affermato pubblicamente che i beni di lusso sono &#8220;sostenibili per natura&#8221;. Ha fatto questa dichiarazione in occasione di un summit sulla sostenibilità nel settore della moda, ma è davvero così? Uno studio finanziato da Primark, condotto dalla University of Leeds in collaborazione con Hubbub (2022-2024), ha rivelato che i capi di lusso non durano più di quelli fast fashion. Alcuni dei capi più costosi avevano una durata da media a scarsa, come una maglietta da uomo dal prezzo compreso tra 36 e 45 sterline, che si è classificata al 9° posto su 17 articoli. Il prezzo, quindi, non è indice di maggiore durabilità o qualità strutturale. Il Business of Fashion Sustainability Index 2023 assegna punteggi sotto la sufficienza alla maggior parte dei brand di lusso, per mancanza di trasparenza nelle filiere, soprattutto per quanto riguarda condizioni di lavoro, tracciabilità delle materie prime e gestione dei rifiuti. Non c’è evidenza di maggiore sostenibilità nei marchi luxury rispetto a quelli fast fashion. LVMH non è più sostenibile di H&#38;M o Inditex (di cui fanno parte Zara, Pull&#38;Bear, Bershka). Il punto non è solo verificare se i materiali sono biologici o se le emissioni vengono compensate. La questione è più profonda. Il lusso tradizionalmente si lega a valori estrinseci come la ricchezza, il prestigio e lo status sociale. Sono elementi che parlano più di “apparire” che di “essere”. Al contrario, la sostenibilità si fonda su valori intrinseci come la giustizia sociale, il rispetto per l’ambiente e la connessione autentica con il mondo naturale. C&#8217;è una tensione evidente tra due visioni del mondo: da un lato, il lusso come simbolo di successo individuale; dall’altro, la sostenibilità come impegno collettivo verso il bene comune. Conciliarli non è semplice. Secondo Holmes e Bendell, i brand di lusso rischiano di entrare in contraddizione quando cercano di abbracciare la sostenibilità: come possono promuovere sobrietà, giustizia ed equilibrio con la natura, mentre allo stesso tempo alimentano desideri legati al potere, alla distinzione e al privilegio? Quando un marchio di lusso si proclama sostenibile, la domanda scomoda diventa: sta davvero cambiando paradigma o semplicemente rivestendo vecchi valori con una patina verde? Il rischio è che la sostenibilità venga strumentalizzata per rafforzare proprio quei valori estrinseci che invece dovrebbe mettere in discussione. E così il lusso resta accessibile a pochi, mentre l’impatto – ambientale e sociale – ricade su molti. La sostenibilità è svuotata del suo significato più autentico, ridotta a strumento di marketing per nobilitare ciò che di nobile ha poco. La distanza tra immagine e realtà Il problema del luxurywashing non sta solo nella mancanza di coerenza, ma nella narrazione costruita. Il linguaggio evocativo, le campagne emozionali, le capsule &#8220;eco&#8221; o le limited edition sostenibili diventano strumenti di distrazione, quando la base produttiva resta opaca e in parte illegale. Ricordo che, durante il corso Sustainable Business Models in the Luxury Sector, una studentessa presentò Loro Piana come esempio di brand sostenibile, ammaliata da fonti trovate online sull’impatto positivo del marchio. In passato, Loro Piana è stata accusata di costruire la propria narrazione sostenibile attorno alla vicun˜a (un materiale pregiato prodotto con il pelo della vigogna, un camelide peruviano che vive sulle Ande), senza però fornire dati trasparenti sull’effettivo impatto socio-ambientale e sui benefici restituiti alle comunità andine coinvolte nella sua raccolta. Nel caso Loro Piana, azienda del gruppo LVMH, il cashmere più pregiato al mondo è stato cucito da lavoratori sottopagati, costretti a turni massacranti, in ambienti insalubri. Spendere 2.000 euro per un maglione e scoprire che chi l&#8217;ha realizzato prende 4 euro l&#8217;ora lavorando fino a 90 ore alla settimana fa vacillare tutto il senso del valore. Oggi sappiamo che anche i marchi più prestigiosi affidano la produzione a stabilimenti in Paesi come Croazia, Moldavia, Albania. Prada, Hugo Boss e Dolce &#38; Gabbana e altri brand sono stati citati in un recente rapporto di Clean Clothes Campaign sulle condizioni di lavoro nel cosiddetto cluster tessile euro-mediterraneo — un’area di produzione che comprende Paesi dell’Europa orientale. Il rapporto evidenzia che in Croazia, ad esempio, alcuni fornitori di Hugo Boss pagano salari pari a circa un terzo di quanto sarebbe considerato un salario dignitoso. Un portavoce di Hugo Boss ha risposto affermando che l’azienda richiede ai propri fornitori il rispetto delle normative nazionali sul salario minimo. Tuttavia, ha anche specificato che la negoziazione salariale è una questione che riguarda esclusivamente il datore di lavoro locale, i dipendenti e le istituzioni competenti di ciascun Paese, pur dichiarandosi “aperta al dialogo costruttivo”. Secondo il report, Germania e Italia rappresentano le principali destinazioni di questi capi prodotti nel cluster euro-mediterraneo. Non solo marchi del fast fashion, come Primark e Tesco, ma anche brand di lusso come Versace, Dolce &#38; Gabbana, Armani e Max Mara si riforniscono da questi stabilimenti. Clean Clothes Campaign sottolinea che nessuno dei marchi di fascia alta menzionati ha risposto ufficialmente alle accuse contenute nel rapporto. Hugo Boss, che aveva ricevuto un&#8217;anteprima dello studio Stitched Up, non ha fornito dichiarazioni specifiche sui risultati emersi (fonte The Guardian). Il settore del lusso può sembrare al di fuori di un sistema che trasferisce la produzione dove i costi bassi dei lavoratori consentano un aumento dei profitti. Invece dietro la facciata di artigianalità, design, qualità, unicità e sostenibilità, sbandierata nei report pubblicati online, ci sono le stesse fabbriche e le stesse condizioni di lavoro. Su Reddit compaiono commenti come: &#8220;I brand di lusso non ti vendono solo un capo, ma un&#8217;identità. Se ammetti che quell&#8217;identità sfrutta, il sistema collassa&#8221; Quello che mi dà più fastidio: se potessi permettermi di pagare un ricarico di diverse migliaia di dollari su una borsa, vorrei sapere per certo che una parte proporzionale di quel denaro viene destinata a garantire una produzione e condizioni di lavoro di livello assolutamente mondiale. (…) Per il prezzo di una borsa Dior non ci sono scuse. (…) Quel ricarico del lusso dovrebbe estendersi a ogni fase del processo produttivo. (..) Un&#8217;altra cosa che mi dà fastidio: quasi tutti i marchi di borse, sia di lusso che di fascia media, hanno un&#8217;intera sezione sul loro sito web dedicata a tutte le loro iniziative di sostenibilità e a tutte le certificazioni green delle loro fabbriche&#8230; ma MOLTO pochi (e quasi nessuno di quelli di lusso) hanno informazioni sulle condizioni di lavoro etiche per le persone. La fortezza del lusso, dietro cui i brand hanno nascosto scelte via via più simili al fast fashion, sta crollando. Le nuove regole in arrivo La buona notizia è che qualcosa si muove. La Commissione Europea sta introducendo nuove normative come quelle derivanti dal Green Claims Directive, che obbligheranno i brand a fornire prove verificabili delle loro affermazioni ambientali e sociali. Sarà più difficile nascondersi dietro slogan vaghi o certificazioni opache. Nel frattempo, report come quello del BSI (British Standards Institution) suggeriscono che i brand devono ristrutturare l&#8217;intera filiera, non solo la comunicazione, se vogliono evitare il crollo di fiducia da parte dei consumatori. Cosa possiamo fare noi? Da consumatori, abbiamo più potere di quanto sembri. Possiamo: Chiedere trasparenza: esigere che i brand dichiarino chiaramente dove e da chi è stato fatto un prodotto. Affidarci a strumenti di valutazione indipendenti (come Good On You). Scegliere second-hand o piccoli brand con filiere corte e tracciabili. Diffidare dai claim vaghi come &#8220;green&#8221;, &#8220;eco&#8221;, &#8220;responsabile&#8221; senza dati a supporto. In quale lusso crediamo? Il caso Loro Piana è solo l&#8217;ultima crepa in un sistema che si regge sul mito dell&#8217;eccellenza senza macchia. Ma l&#8217;eccellenza, senza rispetto per i diritti umani e l&#8217;ambiente, è solo facciata. Esistono realtà che cercano di riscrivere il significato di lusso: lo fanno con gesti lenti, manifattura consapevole, filiere trasparenti. Eppure anche loro si confrontano con un sistema che premia l’esclusività più della giustizia.In quale lusso crediamo, allora? Forse in uno che non ha bisogno di sembrare etico, perché lo è davvero. In quello  dei piccoli brand. Che non grida, ma sussurra. Non si misura in status, ma in tempo, cura, giustizia. Che non promette la perfezione, ma prova almeno a non costruire il proprio valore sul silenzio di chi cuce nell’ombra. Esiste un lusso che non ha bisogno di sembrare etico, perché lo è davvero. Siamo pronti a riconoscerlo, anche se non ha un logo noto? &#160;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><a href="https://www.spreaker.com/episode/luxurywashing-lusso-fa-rima-con-etica--67177136"><img decoding="async" class=" wp-image-15706 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg" alt="" width="211" height="82" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg 1080w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-600x234.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-300x117.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-1024x399.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-768x299.jpg 768w" sizes="(max-width: 211px) 100vw, 211px" /></a>Se chiedessimo a chi acquista capi firmati da migliaia di euro se ritiene quei prodotti più sostenibili, molti risponderebbero di sì. Il prezzo elevato viene spesso interpretato come garanzia di qualità, tracciabilità, attenzione al lavoro umano.</p>
<p style="font-weight: 400;">Eppure, <strong>lo scandalo che ha travolto recentemente Loro Piana,</strong> lo storico marchio del cashmere italiano coinvolto in un&#8217;indagine per caporalato, incrina questa convinzione.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Non è un caso isolato.</strong> Max Mara, Dior, Armani, Valentino sono altri brand recentemente coinvolti in casi di condizioni di lavoro inadeguate. È un sintomo di un problema più profondo. In questo articolo-podcast ci addentriamo nel fenomeno del <em>luxurywashing</em>, ovvero la costruzione di un&#8217;immagine &#8220;green e etica&#8221; che nasconde pratiche non sempre coerenti, anche nel mondo del lusso.</p>
<h5 style="font-weight: 400;">Quali sono le tattiche di greenwashing più utilizzate dai brand di lusso?</h5>
<ul>
<li><strong>Creazione di capsule o collezioni limitate</strong> (ad esempio materiale biologico o riciclato), mentre la produzione principale resta insostenibile.</li>
<li><strong>Promozione di carbon neutrality attraverso compensazioni</strong> (piantagioni, crediti), ma senza ridurre realmente le emissioni interne.</li>
<li><strong>Certificazioni auto‑prodotte</strong> usate in modo ingannevole. Vengono pubblicizzate certificazioni proprie o partnership con enti eco‑apparenti, ma spesso coprono solo una parte minima della supply chain. Alcune certificazioni non sono indipendenti o non applicate su tutta la linea.</li>
<li><strong>Organizzazione di eventi &#8220;green&#8221;</strong> (come sfilate carbon neutral) per creare percezione di impegno, senza modificare la produzione generale.</li>
<li><strong>Investimenti in iniziative sostenibili atti a migliorare i punteggi ESG </strong>(Ambiente, Sociale e Governance), mentre il modello operativo centrale resta intatto — quindi l’immagine verde viene potenziata senza una reale trasformazione.</li>
</ul>
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<p>Se vuoi approfondire, questi sono i <a href="https://dress-ecode.com/greenwashing-7-peccati/">7 peccati del greenwashing</a>.</p>
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<p>Uno studio condotto dalla Commissione Europea nel 2024 ha scoperto che <strong>un gran numero di aziende presenta affermazioni non comprovabili.</strong> L&#8217;indagine ha rilevato che il 53% delle affermazioni &#8220;green&#8221; è vago, fuorivante o infondato, il 40% non è supportato da prove concrete e il 50 percento di tutte le etichette verdi presenta verifiche deboli o inesistenti. Nella moda, un rapporto del 2021 della Changing Markets Foundation ha dimostrato che circa 6 affermazioni green su 10 nel settore erano vaghe, infondate o potenzialmente fuorvianti.</p>
</div>
<h5 style="font-weight: 400;">I dati che smontano il mito</h5>
<p style="font-weight: 400;">Antoine Arnault, figlio di Bernard Arnault, proprietario di LVMH, ha affermato pubblicamente che <strong>i beni di lusso sono &#8220;sostenibili per natura&#8221;</strong>. Ha fatto questa dichiarazione in occasione di un summit sulla sostenibilità nel settore della moda, ma è davvero così?</p>
<p style="font-weight: 400;">Uno studio finanziato da Primark, condotto dalla University of Leeds in collaborazione con Hubbub (2022-2024), ha rivelato che <strong>i capi di lusso non durano più di quelli fast fashion</strong>. Alcuni dei capi più costosi avevano una durata da media a scarsa, come una maglietta da uomo dal prezzo compreso tra 36 e 45 sterline, che si è classificata al 9° posto su 17 articoli. <strong>Il prezzo, quindi, non è indice di maggiore durabilità o qualità strutturale.</strong></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-19366" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/07/Prezzo-Durabilita-Moda-Sostenibilita.jpg" alt="" width="2245" height="1587" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/07/Prezzo-Durabilita-Moda-Sostenibilita.jpg 2245w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/07/Prezzo-Durabilita-Moda-Sostenibilita-300x212.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/07/Prezzo-Durabilita-Moda-Sostenibilita-1024x724.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/07/Prezzo-Durabilita-Moda-Sostenibilita-768x543.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/07/Prezzo-Durabilita-Moda-Sostenibilita-1536x1086.jpg 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/07/Prezzo-Durabilita-Moda-Sostenibilita-2048x1448.jpg 2048w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/07/Prezzo-Durabilita-Moda-Sostenibilita-1160x820.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/07/Prezzo-Durabilita-Moda-Sostenibilita-600x424.jpg 600w" sizes="(max-width: 2245px) 100vw, 2245px" /></p>
<p style="font-weight: 400;">Il Business of Fashion Sustainability Index 2023 assegna <strong>punteggi sotto la sufficienza alla maggior parte dei brand di lusso</strong>, per mancanza di trasparenza nelle filiere, soprattutto per quanto riguarda condizioni di lavoro, tracciabilità delle materie prime e gestione dei rifiuti. Non c’è evidenza di maggiore sostenibilità nei marchi luxury rispetto a quelli fast fashion. LVMH non è più sostenibile di H&amp;M o Inditex (di cui fanno parte Zara, Pull&amp;Bear, Bershka).</p>
<figure id="attachment_19359" aria-describedby="caption-attachment-19359" style="width: 1280px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-19359 size-full" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/07/OkyZf4W_d.webp" alt="" width="1280" height="840" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/07/OkyZf4W_d.webp 1280w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/07/OkyZf4W_d-300x197.webp 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/07/OkyZf4W_d-1024x672.webp 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/07/OkyZf4W_d-768x504.webp 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/07/OkyZf4W_d-1160x761.webp 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/07/OkyZf4W_d-600x394.webp 600w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /><figcaption id="caption-attachment-19359" class="wp-caption-text">Fonte: Business of Fashion</figcaption></figure>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Il punto non è solo verificare se i materiali sono biologici o se le emissioni vengono compensate. La questione è più profonda.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Il lusso tradizionalmente si lega a valori estrinseci come la ricchezza, il prestigio e lo status sociale. Sono elementi che parlano più di “apparire” che di “essere”. Al contrario, la sostenibilità si fonda su valori intrinseci come la giustizia sociale, il rispetto per l’ambiente e la connessione autentica con il mondo naturale. <strong>C&#8217;è una tensione evidente tra due visioni del mondo: da un lato, il lusso come simbolo di successo individuale; dall’altro, la sostenibilità come impegno collettivo verso il bene comune.</strong> Conciliarli non è semplice. Secondo Holmes e Bendell, i brand di lusso rischiano di entrare in contraddizione quando cercano di abbracciare la sostenibilità: come possono promuovere sobrietà, giustizia ed equilibrio con la natura, mentre allo stesso tempo alimentano desideri legati al potere, alla distinzione e al privilegio?</p>
<p style="font-weight: 400;">Quando un marchio di lusso si proclama sostenibile, la domanda scomoda diventa: sta davvero cambiando paradigma o semplicemente rivestendo vecchi valori con una patina verde? <strong>Il rischio è che la sostenibilità venga strumentalizzata per rafforzare proprio quei valori estrinseci che invece dovrebbe mettere in discussione.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>E così il lusso resta accessibile a pochi, mentre l’impatto – ambientale e sociale – ricade su molti.</strong> La sostenibilità è svuotata del suo significato più autentico, ridotta a strumento di marketing per nobilitare ciò che di nobile ha poco.</p>
<h5 style="font-weight: 400;">La distanza tra immagine e realtà</h5>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Il problema del luxurywashing non sta solo nella mancanza di coerenza, ma nella narrazione costruita.</strong> Il linguaggio evocativo, le campagne emozionali, le capsule &#8220;eco&#8221; o le limited edition sostenibili diventano strumenti di distrazione, quando la base produttiva resta opaca e in parte illegale. Ricordo che, durante il corso <em data-start="101" data-end="151">Sustainable Business Models in the Luxury Sector</em>, una studentessa presentò Loro Piana come esempio di brand sostenibile, ammaliata da fonti trovate online sull’impatto positivo del marchio. <strong>In passato, Loro Piana è stata accusata di costruire la propria narrazione sostenibile attorno alla vicun˜a (un materiale pregiato prodotto con il pelo della <b>vigogna, un camelide peruviano che vive sulle Ande)</b>, senza però fornire dati trasparenti sull’effettivo impatto socio-ambientale e sui benefici restituiti alle comunità andine coinvolte nella sua raccolta.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">Nel caso Loro Piana, azienda del gruppo LVMH, il cashmere più pregiato al mondo è stato cucito da lavoratori sottopagati, costretti a turni massacranti, in ambienti insalubri.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Spendere 2.000 euro per un maglione e scoprire che chi l&#8217;ha realizzato prende 4 euro l&#8217;ora lavorando fino a 90 ore alla settimana fa vacillare tutto il senso del valore<em>.</em></strong></p>
<p data-start="155" data-end="474"><span data-olk-copy-source="MailCompose">Oggi sappiamo che anche i marchi più prestigiosi affidano la produzione a stabilimenti in Paesi come Croazia, Moldavia, Albania. Prada, Hugo Boss e Dolce &amp; Gabbana e altri brand sono stati citati in un recente rapporto di <i>Clean Clothes Campaign</i> sulle condizioni di lavoro nel cosiddetto <i>cluster tessile euro-mediterraneo</i> — un’area di produzione che comprende Paesi dell’Europa orientale.</span></p>
<p data-start="476" data-end="1036">Il rapporto evidenzia che in Croazia, ad esempio, alcuni fornitori di Hugo Boss pagano salari pari a circa un terzo di quanto sarebbe considerato un salario dignitoso. Un portavoce di Hugo Boss ha risposto affermando che l’azienda richiede ai propri fornitori il rispetto delle normative nazionali sul salario minimo. Tuttavia, ha anche specificato che la negoziazione salariale è una questione che riguarda esclusivamente il datore di lavoro locale, i dipendenti e le istituzioni competenti di ciascun Paese, pur dichiarandosi “aperta al dialogo costruttivo”.</p>
<p data-start="1038" data-end="1340">Secondo il report, Germania e Italia rappresentano le principali destinazioni di questi capi prodotti nel cluster euro-mediterraneo. Non solo marchi del fast fashion, come Primark e Tesco, ma anche brand di lusso come Versace, Dolce &amp; Gabbana, Armani e Max Mara si riforniscono da questi stabilimenti.</p>
<p data-start="1342" data-end="1669">Clean Clothes Campaign sottolinea che <em data-start="1383" data-end="1392">nessuno</em> dei marchi di fascia alta menzionati ha risposto ufficialmente alle accuse contenute nel rapporto. Hugo Boss, che aveva ricevuto un&#8217;anteprima dello studio <em data-start="1556" data-end="1569">Stitched Up</em>, non ha fornito dichiarazioni specifiche sui risultati emersi (fonte The Guardian).</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Il settore del lusso può sembrare al di fuori di un sistema che trasferisce la produzione dove i costi bassi dei lavoratori consentano un aumento dei profitti. Invece dietro la facciata di artigianalità, design, qualità, unicità e sostenibilità, sbandierata nei report pubblicati online, ci sono le stesse fabbriche e le stesse condizioni di lavoro.</strong></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-19371" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/07/freepik__the-style-is-candid-image-photography-with-natural__16571.png" alt="" width="1216" height="832" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/07/freepik__the-style-is-candid-image-photography-with-natural__16571.png 1216w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/07/freepik__the-style-is-candid-image-photography-with-natural__16571-300x205.png 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/07/freepik__the-style-is-candid-image-photography-with-natural__16571-1024x701.png 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/07/freepik__the-style-is-candid-image-photography-with-natural__16571-768x525.png 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/07/freepik__the-style-is-candid-image-photography-with-natural__16571-1160x794.png 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/07/freepik__the-style-is-candid-image-photography-with-natural__16571-600x411.png 600w" sizes="auto, (max-width: 1216px) 100vw, 1216px" /></p>
<p style="font-weight: 400;">Su Reddit compaiono commenti come:</p>
<blockquote><p><em>&#8220;I brand di lusso non ti vendono solo un capo, ma un&#8217;identità. Se ammetti che quell&#8217;identità sfrutta, il sistema collassa&#8221;</em></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>Quello che mi dà più fastidio: se potessi permettermi di pagare un ricarico di diverse migliaia di dollari su una borsa, vorrei sapere per certo che una parte proporzionale di quel denaro viene destinata a garantire una produzione e condizioni di lavoro di livello assolutamente mondiale. (…) Per il prezzo di una borsa Dior non ci sono scuse. (…) Quel ricarico del lusso dovrebbe estendersi a ogni fase del processo produttivo. (..) Un&#8217;altra cosa che mi dà fastidio: quasi tutti i marchi di borse, sia di lusso che di fascia media, hanno un&#8217;intera sezione sul loro sito web dedicata a tutte le loro iniziative di sostenibilità e a tutte le certificazioni green delle loro fabbriche&#8230; ma MOLTO pochi (e quasi nessuno di quelli di lusso) hanno informazioni sulle condizioni di lavoro etiche per le persone.</em></p>
</blockquote>
<p style="font-weight: 400;"><strong>La fortezza del lusso, dietro cui i brand hanno nascosto scelte via via più simili al fast fashion, sta crollando.</strong></p>
<p><iframe title="Spotify Embed: Luxurywashing: lusso fa rima con etica?" style="border-radius: 12px" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/episode/1A54Af0bWlHou9cu4QBSXV?si=a23d786b4a4c4c93&#038;utm_source=oembed"></iframe></p>
<h5 style="font-weight: 400;">Le nuove regole in arrivo</h5>
<p style="font-weight: 400;">La buona notizia è che qualcosa si muove. La Commissione Europea sta introducendo nuove normative come quelle derivanti dal Green Claims Directive, che obbligheranno i brand a fornire prove verificabili delle loro affermazioni ambientali e sociali. Sarà più difficile nascondersi dietro slogan vaghi o certificazioni opache.</p>
<p style="font-weight: 400;">Nel frattempo, report come quello del BSI (British Standards Institution) suggeriscono che <strong>i brand devono ristrutturare l&#8217;intera filiera, non solo la comunicazione,</strong> se vogliono evitare il crollo di fiducia da parte dei consumatori.</p>
<h5 style="font-weight: 400;">Cosa possiamo fare noi?</h5>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Da consumatori, abbiamo più potere di quanto sembri.</strong> Possiamo:</p>
<ul style="font-weight: 400;">
<li>Chiedere trasparenza: esigere che i brand dichiarino chiaramente dove e da chi è stato fatto un prodotto.</li>
<li>Affidarci a strumenti di valutazione indipendenti (come Good On You).</li>
<li>Scegliere second-hand o piccoli brand con filiere corte e tracciabili.</li>
<li>Diffidare dai claim vaghi come &#8220;green&#8221;, &#8220;eco&#8221;, &#8220;responsabile&#8221; senza dati a supporto.</li>
</ul>
<h5 style="font-weight: 400;">In quale lusso crediamo?</h5>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Il caso Loro Piana è solo l&#8217;ultima crepa in un sistema che si regge sul mito dell&#8217;eccellenza senza macchia.</strong> Ma l&#8217;eccellenza, senza rispetto per i diritti umani e l&#8217;ambiente, è solo facciata.</p>
<p style="font-weight: 400;">Esistono realtà che cercano di riscrivere il significato di lusso: lo fanno con gesti lenti, manifattura consapevole, filiere trasparenti. Eppure anche loro si confrontano con un sistema che premia l’esclusività più della giustizia.<br data-start="2201" data-end="2204" />In quale lusso crediamo, allora?</p>
<p style="font-weight: 400;">Forse in uno che non ha bisogno di sembrare etico, perché lo è davvero.<strong> In quello  dei piccoli brand. Che non grida, ma sussurra. Non si misura in status, ma in tempo, cura, giustizia. Che non promette la perfezione, ma prova almeno a non costruire il proprio valore sul silenzio di chi cuce nell’ombra. <span data-olk-copy-source="MailCompose">Esiste un lusso che non ha bisogno di sembrare etico, perché lo è davvero. Siamo pronti a riconoscerlo, anche se non ha un logo noto?</span></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>India e moda: a che punto siamo con la sostenibilità?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[dressecode]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Dec 2024 09:57:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[Circular economy]]></category>
		<category><![CDATA[Fashion/Moda]]></category>
		<category><![CDATA[circular model]]></category>
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		<category><![CDATA[Innovation]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando pensiamo all&#8217;India, immaginiamo tradizioni, colori e artigianato, ma la colleghiamo alla sostenibilità? E se invece fosse proprio qui che si nasconde una delle chiavi per un futuro più green nella moda? In questo episodio, scopriremo il lato meno noto di un Paese che potrebbe sorprenderci sui contributi dell&#8217;India alla diffusione di una moda più sostenibile. Ne parliamo con Sulakshana Chemudupati, la nostra collaboratrice in Dress ECOde come consulente di moda sostenibile. Ha lavorato per 15 anni nel settore della vendita al dettaglio di moda come professionista del design con marchi mainstream di successo in India e negli Emirati Arabi. Abbiamo completato insieme un MBA in gestione della sostenibilità, è lì che ci siamo incontrate. Ascolta questo episodio: guarderai più l&#8217;India con occhi differenti! &#160; &#160; &#160; Leggi la traduzione dell&#8217;episodio: Ciao, Sula, sono così felice che siamo finalmente riuscite a fare questa intervista. Sono curiosa dell&#8217;India e della sostenibilità e ho tante domande per te. Quindi iniziamo con la prima. Hai dati su quante aziende di moda, brand e stilisti ci sono in India? &#8220;L&#8217;industria della moda in India è enorme e in rapida crescita e come sai siamo un Paese basato sulla produzione. Quindi l&#8217;industria della moda e del tessile nel Paese impiega circa 45 milioni di persone. È costituita sia da componenti organizzate sia non organizzate, il che rende piuttosto difficile avere un conteggio esatto del numero di aziende registrate, ma a partire dal 2024, secondo Statista, il fatturato del mercato indiano dell&#8217;abbigliamento è vicino a circa 105 miliardi di dollari USA. E naturalmente questo è composto da aziende che sono in tutta la produzione, quindi filatura, tintura, così come confezionamento di indumenti, etichette indipendenti, piccoli marchi, brand più affermati che sono di proprietà di grandi gruppi come Reliance Retail, Future Group e Arvind Brands&#8221;. Wow, 45 milioni, sicuramente è un settore significativo nel tuo Paese impiegando un tale numero di lavoratori. Sono curiosa di sapere che tipo di realtà sostenibili ci sono. &#8220;Dopo aver lavorato a Dubai per circa 10 anni e ora essere tornata a lavorare nel mercato indiano, apprezzo le numerose lezioni che abbiamo qui per chiunque aspiri a essere sostenibile. Abbiamo molti nuovi sviluppi e pratiche culturali intrinseche che possono essere facilmente considerate naturalmente sostenibili. Tendiamo a usare i vestiti fino alla fine. Li passiamo ai nostri fratelli o cugini mentre cresciamo. Li ripariamo e li riutilizziamo ed è persino uno scherzo che li riutilizziamo per pulire in casa quando non servono assolutamente ad altro. Ciò significa che la durata di ogni capo è molto più lunga del semplice indossarlo e buttarlo via. O almeno lo era prima che i fosse anche la crescita della moda veloce, ma questa era una pratica comune della classe media di usare davvero i pezzi finché non servivano più a niente&#8221;. È affascinante vedere come pratiche culturali come gli abiti usati e la riparazione di indumenti siano da tempo la norma in India. Queste tradizioni non solo prolungano la vita degli abiti, Sula, ma creano anche un legame emotivo con loro, qualcosa che manca nel consumismo frenetico a cui molti di noi sono abituati. Questo ci ricorda che la sostenibilità spesso significa guardare indietro per andare avanti. &#8220;Abbiamo anche il vantaggio di un facile accesso alla sartoria personalizzata. E questo ci ha sempre dato una via d&#8217;uscita dalla moda veloce. Ci ha resi più innovativi e più creativi. Oltre a questo, ogni regione indiana ha il suo artigianato tessile unico e bellissimo, ricami artigianali che sono stati tramandati per molte generazioni. Ci sono molti stilisti indiani che ora stanno dando a questi mestieri una nuova identità e li stanno rendendo noti a livello globale attraverso il loro marchio di successo&#8221;. È davvero stimolante come gli stilisti indiani stanno dando nuova vita ai mestieri tradizionali e li stanno portando a un pubblico globale. La fusione di tradizione e modernità non solo preserva queste competenze artigianali, ma le posiziona anche come d&#8217;ispirazione. È un esempio brillante di come il design della moda possa unire il passato al futuro, creando un modello di sostenibilità profondamente radicato nella cultura. &#8220;Come sapete abbiamo un indumento tradizionale chiamato sari, 9 metri di tessuto, e questo viene spesso tramandato di madre in figlia. Ed è una tradizione assolutamente inestimabile perché non solo fa bene all&#8217;ambiente, ma è anche fantastico creare quel senso di comunità e ogni pezzo che viene tramandato ha una storia, crea molto apprezzamento per i nostri tessuti. Inoltre, i metodi tradizionali che sono coinvolti in alcune delle nostre artigianalità tessili come Kalmakari ad esempio, che è la narrazione dipinta a mano su tessuto, utilizza molti ingredienti naturali per crearli. Quindi, questi sono allineati con le cosiddette pratiche di moda lenta come le chiamiamo oggi. Ci sono anche diverse ONG in India che stanno svolgendo un lavoro di grande impatto nella formazione e nella creazione di posti di lavoro per gli artigiani rurali, quindi si occupano dell&#8217;aspetto sociale della sostenibilità. Ci sono marchi come Fabindia, Anokhi e Good Earth che stanno modernizzando l&#8217;artigianato, e attraverso l&#8217;impiego degli artigiani mantengono davvero in vita questi mestieri. Quindi, c&#8217;è una conservazione consapevole di questi mestieri e un contributo all&#8217;aspetto sociale della sostenibilità e alla cura di tutti lungo la filiera. Quando arriviamo al lato industriale delle cose, ci sono molti stabilimenti tessili e produttori indiani che stanno davvero lavorando sui loro standard di sostenibilità e cercando di ottenere le certificazioni più all&#8217;avanguardia per essere in grado di rispettare i paesi esportatori, come gli Stati Uniti e l&#8217;UE. Secondo la Sustainable Apparel Coalition, molti produttori indiani stanno adottando l&#8217;indice Higg, ad esempio, per misurare e migliorare le loro prestazioni di sostenibilità. Quindi, come puoi vedere, c&#8217;è molta sostenibilità sia nel nostro patrimonio, nella nostra cultura, sia nello sviluppo moderno. Per me, tutti questi fatti sono molto incoraggianti e dimostrano che c&#8217;è molto di inerente al nostro sistema&#8221;. L&#8217;adozione di strumenti come l&#8217;indice Higg dimostra un impegno verso un cambiamento misurabile. È un buon esempio di come sia possibile unire tradizione, innovazione e modernità per trovare un modello che possa essere più sostenibile, dove la sostenibilità è un vantaggio. Quali pratiche, realtà o abitudini indiane sostenibili ti piacciono di più e perché, Sula? &#8220;La mia pratica sostenibile più amata in India è sicuramente quella degli abiti tramandati. Quest&#8217;anno io stessa ho ereditato un paio di bellissimi jeans vintage da mia nonna, che lei indossò durante un viaggio all&#8217;estero molti anni fa, un sari in raso jacquard da mia madre e un blazer di lana risalente al periodo in cui mio padre era militare. E sono tutti in perfette condizioni. E alcuni di loro hanno decenni. Non riesco a spiegare a parole la gioia che mi dà indossare questi pezzi perché ognuno di loro ha una storia unica. Ognuno di loro ha viaggiato con queste persone ed è stato parte di momenti importanti della loro vita. Quando li indosso, ne parlo e raccontiamo queste storie, mi sento come se mi facesse ripensare al modo in cui consumo la moda. Mi ha rallentato. Mi ha permesso di apprezzare ogni singola cosa che ho e di guardarla in modo diverso invece di cercare costantemente nuovi oggetti, di cui sono colpevole io stessa&#8221;. Adoro il tuo legame personale con gli oggetti tramandati. È una pratica così bella, che unisce la sostenibilità alla narrazione. Ogni pezzo che hai menzionato porta con sé un&#8217;eredità, un sentimento che si percepisce davvero quando si acquista qualcosa di nuovo dall&#8217;armadio. È un promemoria del valore dell&#8217;abbigliamento dietro il suo valore monetario. Andiamo in profondità nell&#8217;aspetto industriale. Quale tipo di realtà e innovazioni sostenibili pensi che guideranno il cambiamento nel tuo paese? &#8220;L&#8217;innovazione che penso stia già guidando il cambiamento è l&#8217;ampia ricerca e sviluppo che viene svolta in alcuni dei nostri stabilimenti su larga e piccola scala. Nella creazione di tessuti conformi alle certificazioni di sostenibilità internazionali, nonché tessuti artigianali realizzati con le innovazioni di fibre più all&#8217;avanguardia. Di recente ho incontrato un professionista tessile nel sud dell&#8217;India che sta creando una filiera integrata verticalmente che si concentrerà su larga scala sulla seta vegetale. Quindi, saranno loro a unire le risorse rurali, gli agricoltori di quell&#8217;area per essere in grado di fornire un&#8217;innovazione davvero unica su larga scala che possa essere adottata dai marchi nel mainstream. Questa è una situazione win-win e abbiamo molte storie stimolanti nel nostro paese. Penso che l&#8217;innovazione tessile sarà in prima linea per l&#8217;India&#8221;. Investire in R&#38;D e costruire una filiera sostenibile e solida sono assolutamente cruciali per guidare l&#8217;innovazione nella sostenibilità. È stimolante vedere come le aziende tessili indiane non solo stiano sviluppando tecnologie come i processi di risparmio idrico, ma stiano anche creando sistemi verticalmente integrati per fibre non convenzionali. Questi sforzi gettano le basi per un modello di moda veramente sostenibile, credo, in cui ogni passaggio, dall&#8217;approvvigionamento alla produzione, si allinea con gli obiettivi ambientali e sociali. Ci sono punti deboli nel settore della moda sostenibile in India? Cosa può essere migliorato secondo te? &#8220;Una delle sfide più grandi e anche ironicamente affrontate dalle aziende tessili in India, in particolare quelle che stanno davvero lavorando sulle loro innovazioni sostenibili, è che l&#8217;adozione di queste innovazioni da parte dei marchi indiani è piuttosto bassa. Non è al livello che è altamente redditizio per loro, e la maggior parte viene effettivamente esportata fuori dal paese. L&#8217;ho imparato mentre interagivo con le fabbriche tessili. È a causa del fattore prezzo. Alcune innovazioni hanno un prezzo. È quando l&#8217;adozione di queste può aumentare che anche il prezzo può scendere. In questo momento è una specie di situazione del tipo &#8216;prima l&#8217;uovo o la gallina&#8217;. E per migliorare la situazione penso che anche i consumatori possano svolgere un ruolo importante. Quindi, prima di tutto, creando molta consapevolezza generale su quanto sia devastante l&#8217;industria della moda e sugli impatti ambientali che ha nel modo in cui viene seguita ora, e su quanta influenza positiva possono avere i consumatori indiani volendo conoscere le materie prime, volendo sapere da dove provengono i loro prodotti. Dove è stato tinto? Dove è stato prodotto? Comprendendo tutto questo. È fondamentale che i marchi comprendano tutto questo per creare trasparenza nei confronti dei consumatori, in modo che tutti possano prendere una decisione informata. Questo guiderà il cambiamento. Ciò migliorerà la domanda di questi tessuti e, a sua volta, le aziende tessili vedranno un aumento dell&#8217;appetito nel mercato indiano per queste innovazioni&#8221;. Hai evidenziato un paradosso critico. Le aziende tessili indiane producono tessuti sostenibili che sono più richiesti a livello internazionale che nazionale. Ciò testimonia l&#8217;attrattiva globale dell&#8217;artigianato indiano, ma anche la necessità di una maggiore consapevolezza e accessibilità all&#8217;interno dell&#8217;India stessa. Colmare questo divario potrebbe sbloccare così tanto potenziale per il mercato interno. Pensi che sia possibile? &#8220;È un cambiamento che richiederà tempo, ma ho speranza perché la maggiore consapevolezza che sta arrivando con i consumatori della Generazione Z sui problemi ambientali dimostra che c&#8217;è spazio per una trasformazione positiva e che questo settore può avere una crescita e un impatto positivi davvero enormi. Per quanto riguarda i tessuti tradizionali, la sfida o la debolezza è che non appena si ridimensiona un metodo molto tradizionale e si cerca di soddisfare le richieste di grandi volumi, ad esempio, di un marchio più grande, allora i principi eco-compatibili devono essere compromessi e quindi non è più sostenibile. Quindi questa è un&#8217;altra grande sfida dal lato dei tessuti tradizionali&#8221;. È un delicato equilibrio, ridimensionare i metodi tradizionali per soddisfare la domanda globale senza perdere la loro intrinseca sostenibilità. Ciò evidenzia la necessità di soluzioni innovative che preservino questi principi eco-compatibili garantendo al contempo che rimangano praticabili su larga scala, se la larga scala è di per sé sostenibile. È una sfida, ma anche un&#8217;opportunità per ridefinire il modo in cui tradizione e modernità possono coesistere in modo sostenibile. Quindi, mi viene in mente una domanda: i consumatori indiani stanno apprezzando la sostenibilità? &#8220;Nel contesto della moda, sebbene la sostenibilità stia diventando un concetto familiare in India, abbiamo una base di consumatori molto contrastante. Abbiamo una clientela della classe medio-alta con redditi disponibili più...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.spreaker.com/episode/live-india-e-moda-a-che-punto-siamo-con-la-sostenibilita--63484791"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-15706 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg" alt="" width="243" height="95" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg 1080w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-600x234.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-300x117.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-1024x399.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-768x299.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 243px) 100vw, 243px" /></a>Quando pensiamo all&#8217;India, immaginiamo tradizioni, colori e artigianato, ma la colleghiamo alla sostenibilità? E se invece fosse proprio qui che si nasconde una delle chiavi per un futuro più green nella moda? In questo episodio, scopriremo il lato meno noto di un Paese che potrebbe sorprenderci sui contributi dell&#8217;India alla diffusione di una moda più sostenibile.</p>
<p>Ne parliamo con Sulakshana Chemudupati, la nostra collaboratrice in Dress ECOde come consulente di moda sostenibile. Ha lavorato per 15 anni nel settore della vendita al dettaglio di moda come professionista del design con marchi mainstream di successo in India e negli Emirati Arabi. Abbiamo completato insieme un MBA in gestione della sostenibilità, è lì che ci siamo incontrate. Ascolta questo episodio: guarderai più l&#8217;India con occhi differenti!</p>
<p><iframe title="Spotify Embed: LIVE _ India e moda: a che punto siamo con la sostenibilità?" style="border-radius: 12px" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/episode/2BGbkeXrgQgOd2sq1Fzwxl?si=17dca2ad7b2d413a&#038;utm_source=oembed"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
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<h4><span style="color: #b2a4d4;">Leggi la traduzione dell&#8217;episodio:</span></h4>
<h6 style="font-weight: 400;"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-18853 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/12/Sulakshana-Interview-Fashion-e1735291533964.jpg" alt="" width="571" height="862" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/12/Sulakshana-Interview-Fashion-e1735291533964.jpg 665w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/12/Sulakshana-Interview-Fashion-e1735291533964-199x300.jpg 199w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/12/Sulakshana-Interview-Fashion-e1735291533964-600x907.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 571px) 100vw, 571px" />Ciao, Sula, sono così felice che siamo finalmente riuscite a fare questa intervista. Sono curiosa dell&#8217;India e della sostenibilità e ho tante domande per te. Quindi iniziamo con la prima. Hai dati su quante aziende di moda, brand e stilisti ci sono in India?</h6>
<p style="font-weight: 400;">&#8220;L&#8217;industria della moda in India è enorme e in rapida crescita e come sai siamo un Paese basato sulla produzione. Quindi l&#8217;industria della moda e del tessile nel Paese impiega circa 45 milioni di persone. È costituita sia da componenti organizzate sia non organizzate, il che rende piuttosto difficile avere un conteggio esatto del numero di aziende registrate, ma a partire dal 2024, secondo Statista, il fatturato del mercato indiano dell&#8217;abbigliamento è vicino a circa 105 miliardi di dollari USA. E naturalmente questo è composto da aziende che sono in tutta la produzione, quindi filatura, tintura, così come confezionamento di indumenti, etichette indipendenti, piccoli marchi, brand più affermati che sono di proprietà di grandi gruppi come Reliance Retail, Future Group e Arvind Brands&#8221;.</p>
<h6 style="font-weight: 400;">Wow, 45 milioni, sicuramente è un settore significativo nel tuo Paese impiegando un tale numero di lavoratori. Sono curiosa di sapere che tipo di realtà sostenibili ci sono.</h6>
<p style="font-weight: 400;">&#8220;Dopo aver lavorato a Dubai per circa 10 anni e ora essere tornata a lavorare nel mercato indiano, apprezzo le numerose lezioni che abbiamo qui per chiunque aspiri a essere sostenibile. Abbiamo molti nuovi sviluppi e pratiche culturali intrinseche che possono essere facilmente considerate naturalmente sostenibili. Tendiamo a usare i vestiti fino alla fine. Li passiamo ai nostri fratelli o cugini mentre cresciamo. Li ripariamo e li riutilizziamo ed è persino uno scherzo che li riutilizziamo per pulire in casa quando non servono assolutamente ad altro. Ciò significa che la durata di ogni capo è molto più lunga del semplice indossarlo e buttarlo via. O almeno lo era prima che i fosse anche la crescita della moda veloce, ma questa era una pratica comune della classe media di usare davvero i pezzi finché non servivano più a niente&#8221;.</p>
<h6 style="font-weight: 400;">È affascinante vedere come pratiche culturali come gli abiti usati e la riparazione di indumenti siano da tempo la norma in India. Queste tradizioni non solo prolungano la vita degli abiti, Sula, ma creano anche un legame emotivo con loro, qualcosa che manca nel consumismo frenetico a cui molti di noi sono abituati. Questo ci ricorda che la sostenibilità spesso significa guardare indietro per andare avanti.</h6>
<p style="font-weight: 400;">&#8220;Abbiamo anche il vantaggio di un facile accesso alla sartoria personalizzata. E questo ci ha sempre dato una via d&#8217;uscita dalla moda veloce. Ci ha resi più innovativi e più creativi. Oltre a questo, ogni regione indiana ha il suo artigianato tessile unico e bellissimo, ricami artigianali che sono stati tramandati per molte generazioni. Ci sono molti stilisti indiani che ora stanno dando a questi mestieri una nuova identità e li stanno rendendo noti a livello globale attraverso il loro marchio di successo&#8221;.</p>
<h6 style="font-weight: 400;">È davvero stimolante come gli stilisti indiani stanno dando nuova vita ai mestieri tradizionali e li stanno portando a un pubblico globale. La fusione di tradizione e modernità non solo preserva queste competenze artigianali, ma le posiziona anche come d&#8217;ispirazione. È un esempio brillante di come il design della moda possa unire il passato al futuro, creando un modello di sostenibilità profondamente radicato nella cultura.</h6>
<p style="font-weight: 400;">&#8220;Come sapete abbiamo un indumento tradizionale chiamato sari, 9 metri di tessuto, e questo viene spesso tramandato di madre in figlia. Ed è una tradizione assolutamente inestimabile perché non solo fa bene all&#8217;ambiente, ma è anche fantastico creare quel senso di comunità e ogni pezzo che viene tramandato ha una storia, crea molto apprezzamento per i nostri tessuti. Inoltre, i metodi tradizionali che sono coinvolti in alcune delle nostre artigianalità tessili come Kalmakari ad esempio, che è la narrazione dipinta a mano su tessuto, utilizza molti ingredienti naturali per crearli. Quindi, questi sono allineati con le cosiddette pratiche di moda lenta come le chiamiamo oggi. Ci sono anche diverse ONG in India che stanno svolgendo un lavoro di grande impatto nella formazione e nella creazione di posti di lavoro per gli artigiani rurali, quindi si occupano dell&#8217;aspetto sociale della sostenibilità. Ci sono marchi come Fabindia, Anokhi e Good Earth che stanno modernizzando l&#8217;artigianato, e attraverso l&#8217;impiego degli artigiani mantengono davvero in vita questi mestieri. Quindi, c&#8217;è una conservazione consapevole di questi mestieri e un contributo all&#8217;aspetto sociale della sostenibilità e alla cura di tutti lungo la filiera. Quando arriviamo al lato industriale delle cose, ci sono molti stabilimenti tessili e produttori indiani che stanno davvero lavorando sui loro standard di sostenibilità e cercando di ottenere le certificazioni più all&#8217;avanguardia per essere in grado di rispettare i paesi esportatori, come gli Stati Uniti e l&#8217;UE. Secondo la Sustainable Apparel Coalition, molti produttori indiani stanno adottando l&#8217;indice Higg, ad esempio, per misurare e migliorare le loro prestazioni di sostenibilità. Quindi, come puoi vedere, c&#8217;è molta sostenibilità sia nel nostro patrimonio, nella nostra cultura, sia nello sviluppo moderno. Per me, tutti questi fatti sono molto incoraggianti e dimostrano che c&#8217;è molto di inerente al nostro sistema&#8221;.</p>
<h6 style="font-weight: 400;">L&#8217;adozione di strumenti come l&#8217;indice Higg dimostra un impegno verso un cambiamento misurabile. È un buon esempio di come sia possibile unire tradizione, innovazione e modernità per trovare un modello che possa essere più sostenibile, dove la sostenibilità è un vantaggio. Quali pratiche, realtà o abitudini indiane sostenibili ti piacciono di più e perché, Sula?</h6>
<p style="font-weight: 400;">&#8220;La mia pratica sostenibile più amata in India è sicuramente quella degli abiti tramandati. Quest&#8217;anno io stessa ho ereditato un paio di bellissimi jeans vintage da mia nonna, che lei indossò durante un viaggio all&#8217;estero molti anni fa, un sari in raso jacquard da mia madre e un blazer di lana risalente al periodo in cui mio padre era militare. E sono tutti in perfette condizioni. E alcuni di loro hanno decenni. Non riesco a spiegare a parole la gioia che mi dà indossare questi pezzi perché ognuno di loro ha una storia unica. Ognuno di loro ha viaggiato con queste persone ed è stato parte di momenti importanti della loro vita. Quando li indosso, ne parlo e raccontiamo queste storie, mi sento come se mi facesse ripensare al modo in cui consumo la moda. Mi ha rallentato. Mi ha permesso di apprezzare ogni singola cosa che ho e di guardarla in modo diverso invece di cercare costantemente nuovi oggetti, di cui sono colpevole io stessa&#8221;.</p>
<h6 style="font-weight: 400;">Adoro il tuo legame personale con gli oggetti tramandati. È una pratica così bella, che unisce la sostenibilità alla narrazione. Ogni pezzo che hai menzionato porta con sé un&#8217;eredità, un sentimento che si percepisce davvero quando si acquista qualcosa di nuovo dall&#8217;armadio. È un promemoria del valore dell&#8217;abbigliamento dietro il suo valore monetario. Andiamo in profondità nell&#8217;aspetto industriale. Quale tipo di realtà e innovazioni sostenibili pensi che guideranno il cambiamento nel tuo paese?</h6>
<p style="font-weight: 400;">&#8220;L&#8217;innovazione che penso stia già guidando il cambiamento è l&#8217;ampia ricerca e sviluppo che viene svolta in alcuni dei nostri stabilimenti su larga e piccola scala. Nella creazione di tessuti conformi alle certificazioni di sostenibilità internazionali, nonché tessuti artigianali realizzati con le innovazioni di fibre più all&#8217;avanguardia. Di recente ho incontrato un professionista tessile nel sud dell&#8217;India che sta creando una filiera integrata verticalmente che si concentrerà su larga scala sulla seta vegetale. Quindi, saranno loro a unire le risorse rurali, gli agricoltori di quell&#8217;area per essere in grado di fornire un&#8217;innovazione davvero unica su larga scala che possa essere adottata dai marchi nel mainstream. Questa è una situazione win-win e abbiamo molte storie stimolanti nel nostro paese. Penso che l&#8217;innovazione tessile sarà in prima linea per l&#8217;India&#8221;.</p>
<h6 style="font-weight: 400;">Investire in R&amp;D e costruire una filiera sostenibile e solida sono assolutamente cruciali per guidare l&#8217;innovazione nella sostenibilità. È stimolante vedere come le aziende tessili indiane non solo stiano sviluppando tecnologie come i processi di risparmio idrico, ma stiano anche creando sistemi verticalmente integrati per fibre non convenzionali. Questi sforzi gettano le basi per un modello di moda veramente sostenibile, credo, in cui ogni passaggio, dall&#8217;approvvigionamento alla produzione, si allinea con gli obiettivi ambientali e sociali. Ci sono punti deboli nel settore della moda sostenibile in India? Cosa può essere migliorato secondo te?</h6>
<p style="font-weight: 400;">&#8220;Una delle sfide più grandi e anche ironicamente affrontate dalle aziende tessili in India, in particolare quelle che stanno davvero lavorando sulle loro innovazioni sostenibili, è che l&#8217;adozione di queste innovazioni da parte dei marchi indiani è piuttosto bassa. Non è al livello che è altamente redditizio per loro, e la maggior parte viene effettivamente esportata fuori dal paese. L&#8217;ho imparato mentre interagivo con le fabbriche tessili. È a causa del fattore prezzo. Alcune innovazioni hanno un prezzo. È quando l&#8217;adozione di queste può aumentare che anche il prezzo può scendere. In questo momento è una specie di situazione del tipo &#8216;prima l&#8217;uovo o la gallina&#8217;. E per migliorare la situazione penso che anche i consumatori possano svolgere un ruolo importante. Quindi, prima di tutto, creando molta consapevolezza generale su quanto sia devastante l&#8217;industria della moda e sugli impatti ambientali che ha nel modo in cui viene seguita ora, e su quanta influenza positiva possono avere i consumatori indiani volendo conoscere le materie prime, volendo sapere da dove provengono i loro prodotti. Dove è stato tinto? Dove è stato prodotto? Comprendendo tutto questo. È fondamentale che i marchi comprendano tutto questo per creare trasparenza nei confronti dei consumatori, in modo che tutti possano prendere una decisione informata. Questo guiderà il cambiamento. Ciò migliorerà la domanda di questi tessuti e, a sua volta, le aziende tessili vedranno un aumento dell&#8217;appetito nel mercato indiano per queste innovazioni&#8221;.</p>
<h6 style="font-weight: 400;">Hai evidenziato un paradosso critico. Le aziende tessili indiane producono tessuti sostenibili che sono più richiesti a livello internazionale che nazionale. Ciò testimonia l&#8217;attrattiva globale dell&#8217;artigianato indiano, ma anche la necessità di una maggiore consapevolezza e accessibilità all&#8217;interno dell&#8217;India stessa. Colmare questo divario potrebbe sbloccare così tanto potenziale per il mercato interno. Pensi che sia possibile?</h6>
<p style="font-weight: 400;">&#8220;È un cambiamento che richiederà tempo, ma ho speranza perché la maggiore consapevolezza che sta arrivando con i consumatori della Generazione Z sui problemi ambientali dimostra che c&#8217;è spazio per una trasformazione positiva e che questo settore può avere una crescita e un impatto positivi davvero enormi. Per quanto riguarda i tessuti tradizionali, la sfida o la debolezza è che non appena si ridimensiona un metodo molto tradizionale e si cerca di soddisfare le richieste di grandi volumi, ad esempio, di un marchio più grande, allora i principi eco-compatibili devono essere compromessi e quindi non è più sostenibile. Quindi questa è un&#8217;altra grande sfida dal lato dei tessuti tradizionali&#8221;.</p>
<h6 style="font-weight: 400;">È un delicato equilibrio, ridimensionare i metodi tradizionali per soddisfare la domanda globale senza perdere la loro intrinseca sostenibilità. Ciò evidenzia la necessità di soluzioni innovative che preservino questi principi eco-compatibili garantendo al contempo che rimangano praticabili su larga scala, se la larga scala è di per sé sostenibile. È una sfida, ma anche un&#8217;opportunità per ridefinire il modo in cui tradizione e modernità possono coesistere in modo sostenibile. Quindi, mi viene in mente una domanda: i consumatori indiani stanno apprezzando la sostenibilità?</h6>
<p style="font-weight: 400;">&#8220;Nel contesto della moda, sebbene la sostenibilità stia diventando un concetto familiare in India, abbiamo una base di consumatori molto contrastante. Abbiamo una clientela della classe medio-alta con redditi disponibili più elevati che riesce a pensare oltre i propri bisogni di base e a considerare l&#8217;impatto ambientale. E secondo un rapporto di McKinsey, <em>The State of Fashion 2020</em>, il 43% dei consumatori indiani urbani è disposto a pagare un extra per prodotti di moda sostenibili. Ora, non si sa se questo si traduca in acquisti effettivi, ma significa che c&#8217;è una domanda. I restanti appartengono a una classe media emergente. Forse sono i primi della loro famiglia in una grande città urbana con un crescente appetito per la moda in voga. Quindi per questi clienti soddisfare prima le loro aspirazioni materiali è la priorità più grande&#8221;.</p>
<h6 style="font-weight: 400;">È interessante sentire della crescente disponibilità tra i consumatori urbani a pagare un extra per la moda sostenibile. Tuttavia, è chiaro che convenienza ed estetica sono fondamentali per convertire quell&#8217;intento in azione. Questa è una sfida e un&#8217;opportunità per i marchi di innovare e connettersi con un pubblico più ampio. E l&#8217;altro tipo di consumatori?</h6>
<p style="font-weight: 400;">&#8220;Attualmente, affinché il consumatore indiano medio dia priorità alla moda sostenibile, deve poterla acquistare allo stesso prezzo di qualsiasi altro capo di abbigliamento e deve vedere un livello di estetica e di pertinenza di tendenza comparabile a quello che vede nei marchi tradizionali&#8221;.</p>
<h6 style="font-weight: 400;">Questo è un punto così critico. Prezzo e design sono spesso i fattori decisivi per i consumatori, soprattutto in un mercato competitivo. Rendere la moda sostenibile valutabile, sia in termini di costo sia di stile, è fondamentale per cambiare il comportamento dei consumatori. Si tratta di dimostrare che la sostenibilità non significa scendere a compromessi sulla bellezza o sulla convenienza, ma piuttosto aumentare il valore di ciò che indossiamo. Pensi che l&#8217;industria della moda indiana influenzerà quella globale? Se sì, in che modo?</h6>
<p style="font-weight: 400;">&#8220;Secondo me, l&#8217;evoluzione dell&#8217;industria della moda indiana sta già influenzando lo scenario globale. Lo ha fatto in passato e continuerà a farlo. Per la sua unicità, alcuni dei nostri marchi di lusso artigianali hanno ottenuto riconoscimenti sulle passerelle internazionali e li vediamo in boutique in Europa e negli Stati Uniti, evidenziando la domanda globale di &#8216;Made in India&#8217;. Negli ultimi anni, abbiamo anche visto celebrità indossare abiti tradizionali indiani ispirati a eventi come il Met Gala o gli Oscar, e sono casi come questo che influenzano i consumatori ovunque. Di recente ho visitato il Vienna Museum di Londra e ho visto i lavori di diversi stilisti di origine indiana venduti nei loro negozi che utilizzano tessuti tradizionali indiani. È stato un momento di grande orgoglio per me. Ha rafforzato la sensazione che l&#8217;India abbia un posto influente nello scenario della moda globale&#8221;.</p>
<h6 style="font-weight: 400;">L&#8217;impatto dell&#8217;India sulla moda globale è innegabile, soprattutto con i marchi artigianali e le fibre naturali che stanno ottenendo riconoscimenti a livello internazionale. Ma ciò che mi colpisce è il modo in cui le storie di artigianato indiano come il sari al Met Gala stiano innescando conversazioni globali su sostenibilità e tradizione. È la narrazione alla sua massima potenza. Sula, vivi sia in Portogallo sia in India: vedi differenze nella moda sostenibile tra Europa e India?</h6>
<p style="font-weight: 400;">&#8220;Un grande aspetto positivo che vedo in India è che siamo un paese molto autosufficiente nella produzione tessile e di abbigliamento. Esportiamo anche nel resto del mondo e questo, insieme al nostro ricchissimo patrimonio tessile, consente un ambiente per l&#8217;innovazione e l&#8217;imprenditorialità nella moda sostenibile. Consente a molti marchi e piccole aziende di offrire prodotti davvero unici. Proprio come un consumatore che scorre Instagram scoprendo tutti questi nuovi ed emergenti marchi basati su tessuti indiani che hanno valori di sostenibilità, ho l&#8217;imbarazzo della scelta. Dove vedo una crescita per l&#8217;India è nel mercato della rivendita e nell&#8217;abbracciare la cultura dell&#8217;usato. Sebbene stiano emergendo, le vedi più diffuse nella Gen Z, e ci sono anche alcune influencer su Instagram ora che rivelano fonti davvero interessanti di shopping dell&#8217;usato. Penso che l&#8217;Europa sia una vera e propria buona ispirazione per questo. Secondo Thread Up, il mercato della rivendita online in Europa dovrebbe raggiungere circa 32 miliardi nel 2024. Questa pletora di scelte è disponibile tramite piattaforme come Vinted e Vestiaire Collective che rendono accessibili anche i marchi di lusso. Penso che questa sia una cosa verso cui l&#8217;India può davvero crescere. Perché abbiamo anche la nostra alta moda sposa e da cerimonia che probabilmente viene indossata solo una o due volte in assoluto, ed è una così buona opportunità per il <em>resale</em>&#8220;.</p>
<h6 style="font-weight: 400;">Unire la tradizionale produzione a basso impatto con la fiorente cultura della rivendita potrebbe cambiare le carte in tavola per la moda sostenibile. Da un lato preserva il patrimonio e le pratiche ecosostenibili dei metodi tradizionali, e dall&#8217;altro la rivendita prolunga la vita dei capi, riducendo gli sprechi. Insieme, creano un modello circolare che rispetta sia l&#8217;artigianato sia l&#8217;ambiente, un modello di riferimento per una società della moda sostenibile, credo. Ultime domande. Quanto è legata la sostenibilità alla cultura indiana, quella antica e quella moderna? Qualche curiosità che gli europei di solito ignorano?</h6>
<p style="font-weight: 400;">&#8220;La moda indiana incarna la sostenibilità attraverso l&#8217;ingegnosità e il rispetto per i materiali. Abbiamo un ricco panorama di etichette, marchi e boutique indiane che stanno davvero sfruttando il nostro artigianato tessile che è stato tramandato di generazione in generazione, creando pezzi davvero belli e allo stesso tempo istruendo i consumatori su di essi. Stiamo anche assistendo all&#8217;emergere di alcuni servizi di upcycling, che stanno prendendo tessuti e sari tradizionali e li stanno convertendo in capi di uso quotidiano. Oltre a questo, abbiamo anche nella nostra cultura diverse opportunità, cerimonie e occasioni speciali in cui molte persone si rivolgono alla sartoria personalizzata piuttosto che acquistare prodotti già pronti, che per me è un tratto di sostenibilità ereditato. Penso che questa reinvenzione e celebrazione delle tradizioni tessili non si traduca tanto nella moda europea mainstream. Mentre ci sono case di alta moda e stilisti di prêt-à-porter che impiegano artigiani, non vediamo molti tessuti tradizionali contemporanei per l&#8217;abbigliamento High Street, ad esempio. Penso che sarebbe davvero piacevole  vedere collezioni capsule nei marchi al dettaglio che, ad esempio, adattano il tradizionale pizzo belga o i motivi azulejo del Portogallo e impiegano davvero artigiani tradizionali nel farlo. Per me, questa è sicuramente una lezione che l&#8217;Europa potrebbe imparare dall&#8217;India&#8221;.</p>
<h6 style="font-weight: 400;">Sicuramente il tuo punto sulla sartoria personalizzata per le cerimonie risuona profondamente. Non si tratta solo di creare qualcosa di unico, è una celebrazione dell&#8217;artigianato e dell&#8217;individualità. Questo tipo di intenzionalità potrebbe ispirare altre culture a reintrodurre le pratiche della moda lenta nelle loro tradizioni mainstream.</h6>
<p style="font-weight: 400;">&#8220;La sostenibilità complessiva ha sia aspetti ambientali sia sociali, e abbracciandola come una metodologia olistica che possiamo applicare ai nostri processi. Invece di trattarla come un vantaggio in più o un&#8217;aggiunta, possiamo davvero iniziare a vedere la trasformazione nel settore in tutte le parti del mondo&#8221;.</p>
<h6 style="font-weight: 400;">Non potrei essere più d&#8217;accordo con la tua richiesta di sostenibilità olistica. Non è solo una sfida ambientale, ma anche sociale e culturale. Incorporando questi principi in ogni aspetto della moda, dalla cura del designer all&#8217;informazione del consumatore, possiamo creare un settore veramente trasformativo. E sono così felice di contribuire a questo con te, Sula. Stiamo collaborando con il progetto Dress ECOde per cambiare l&#8217;industria della moda. Sono totalmente d&#8217;accordo con te e il nostro approccio è olistico in questo. Grazie mille per questa intervista.</h6>
<h5 style="font-weight: 400;">Vuoi lavorare con noi e trasformare il tuo marchio in un successo circolare? <a href="https://calendly.com/dress_ecode1/primaconsulenza?month=2024-12">Prenota una chiamata</a> o <a href="mailto:info@dress-ecode.com">scrivici</a>!</h5>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Al Museo della Canapa per scoprire storia, tradizioni, tecniche e curiosità di una fibra straordinaria</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Nov 2024 11:35:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[“Tutto di canapa mi voglio vestire”, disse Totò. Erano i tempi in cui la pubblicità invitava a non far scomparire una fibra preziosa, l&#8217; &#8220;oro verde&#8221; d&#8217;Italia. Così ci porta a esplorare il mondo affascinante della canapa Glenda Giampaoli, Direttore del Museo della Canapa nel comune di Sant’Anatolia di Narco (Perugia), in Valnerina. Con lei, in questo episodio del podcast impariamo tante curiosità su una pianta storicamente fondamentale per l&#8217;industria tessile e scopriamo perché l&#8217;Italia, un tempo leader mondiale nella produzione di questa fibra autarchica, ha visto a un certo punto un declino. Ti sorprenderanno i racconti di Glenda sulle tradizioni della Valnerina e le curiosità sulla canapa: sapevi che i tessuti possono durare fino a cento anni? Inoltre, esploreremo i metodi tradizionali di coltivazione, che prevedevano semina e raccolta in momenti specifici dell&#8217;anno e tecniche come la macerazione in acqua. Oggi, l&#8217;interesse per la canapa sta tornando, grazie alla crescente consapevolezza delle sue potenziali applicazioni negli ambiti alimentare e della bioedilizia. Discutiamo la possibilità di riprendere la coltivazione della canapa in Italia, alla luce di progetti innovativi che mirano a rilanciarla. Il Museo della Canapa non solo preserva le tradizioni, ma si dedica attivamente a coinvolgere le nuove generazioni, offrendo laboratori e attività educative. Non perdere l&#8217;opportunità di ascoltare come si stanno sviluppando progetti per riprendere la coltivazione della canapa in Italia e saperne di più sulle innovazioni che stanno nascendo! Dalle riviste storiche che raccontano l&#8217;importanza della canapa nella moda, fino alle curiosità sugli utilizzi moderni e sostenibili, questo episodio è un invito a riscoprire una fibra straordinaria e il suo potenziale nel presente e nel futuro. Indice dei Contenuti Introduzione al Museo della Canapa (min: 1:00) Storia della Canapa in Italia (min: 3:00) Metodi Tradizionali di Coltivazione e Lavorazione (min: 5:00) Declino e Riscoperta della Canapa (min: 8:00) Riviste Storiche e Declino della Canapa (min: 12:00) Perché Sparisce la Canapa in Italia? (min: 14:13) Ripresa della Coltivazione della Canapa (min: 23:59) Progetti Contemporanei e Innovazioni (min: 37:34) Rivista del 1941 sulla Canapa (min: 45:50) Visita il Museo della Canapa e scopri il sito ricco di informazioni]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><a href="https://www.spreaker.com/episode/live-al-museo-della-canapa-per-scoprire-una-fibra-straordinaria--63044974"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-15706 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg" alt="" width="172" height="67" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg 1080w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-600x234.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-300x117.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-1024x399.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-768x299.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 172px) 100vw, 172px" /></a>“Tutto di canapa mi voglio vestire”, disse Totò. Erano i tempi in cui la pubblicità invitava a non far scomparire una fibra preziosa, l&#8217; &#8220;oro verde&#8221; d&#8217;Italia. Così ci porta a esplorare il mondo affascinante della canapa Glenda Giampaoli, Direttore del Museo della Canapa nel comune di Sant’Anatolia di Narco (Perugia), in Valnerina.</p>
<p style="font-weight: 400;">Con lei, in questo episodio del podcast impariamo tante curiosità su una pianta storicamente fondamentale per l&#8217;industria tessile e scopriamo perché l&#8217;Italia, un tempo leader mondiale nella produzione di questa fibra autarchica, ha visto a un certo punto un declino.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ti sorprenderanno i racconti di Glenda sulle tradizioni della Valnerina e le curiosità sulla canapa: sapevi che i tessuti possono durare fino a cento anni?</p>
<p style="font-weight: 400;">Inoltre, esploreremo i metodi tradizionali di coltivazione, che prevedevano semina e raccolta in momenti specifici dell&#8217;anno e tecniche come la macerazione in acqua.</p>
<p style="font-weight: 400;">Oggi, l&#8217;interesse per la canapa sta tornando, grazie alla crescente consapevolezza delle sue potenziali applicazioni negli ambiti alimentare e della bioedilizia. Discutiamo la possibilità di riprendere la coltivazione della canapa in Italia, alla luce di progetti innovativi che mirano a rilanciarla.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il Museo della Canapa non solo preserva le tradizioni, ma si dedica attivamente a coinvolgere le nuove generazioni, offrendo laboratori e attività educative. Non perdere l&#8217;opportunità di ascoltare come si stanno sviluppando progetti per riprendere la coltivazione della canapa in Italia e saperne di più sulle innovazioni che stanno nascendo!</p>
<p style="font-weight: 400;">Dalle riviste storiche che raccontano l&#8217;importanza della canapa nella moda, fino alle curiosità sugli utilizzi moderni e sostenibili, questo episodio è un invito a riscoprire una fibra straordinaria e il suo potenziale nel presente e nel futuro.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Indice dei Contenuti</strong></p>
<ol style="font-weight: 400;">
<li><strong>Introduzione al Museo della Canapa</strong> (min: 1:00)</li>
<li><strong>Storia della Canapa in Italia</strong> (min: 3:00)</li>
<li><strong>Metodi Tradizionali di Coltivazione e Lavorazione</strong> (min: 5:00)</li>
<li><strong>Declino e Riscoperta della Canapa</strong> (min: 8:00)</li>
<li><strong>Riviste Storiche e Declino della Canapa</strong> (min: 12:00)</li>
<li><strong>Perché Sparisce la Canapa in Italia?</strong> (min: 14:13)</li>
<li><strong>Ripresa della Coltivazione della Canapa</strong> (min: 23:59)</li>
<li><strong>Progetti Contemporanei e Innovazioni</strong> (min: 37:34)</li>
<li><strong>Rivista del 1941 sulla Canapa</strong> (min: 45:50)</li>
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<p>Visita il <a href="https://www.museodellacanapa.it">Museo della Canapa e scopri il sito ricco di informazioni</a></p>
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					<description><![CDATA[In questo episodio incontriamo Dario Casalini, fondatore di Slow Fiber, il progetto realizzato in collaborazione tra Slow Food Italia e alcune aziende italiane virtuose del tessile. Dario ci racconta della necessità di una &#8220;rivoluzione gentile&#8221; per contrastare il modello del fast fashion, in un contesto in cui l&#8217;economia sposta ricchezze da tanti a pochi senza realmente creare benessere per l&#8217;umanità. Slow Fiber vuole cambiare in positivo il paradigma della produzione, del consumo e, quindi, della percezione del tessile. Oggi, infatti, ci troviamo immersi in uno stile di vita consumistico e all’insegna del fast-fashion, come afferma Dario. Slow Fiber utilizza una serie di KPI (Key Performance Indicator) per valutare le aziende che aderiscono alla sua rete. Ogni aspetto del progetto è accompagnato da criteri misurabili, suddivisi in obbligatori e facoltativi. Questi KPI si concentrano su cinque pilastri: &#8220;buono&#8221;, &#8220;sano&#8221;, &#8220;pulito&#8221;, &#8220;giusto&#8221; e &#8220;durevole&#8221;. Ad esempio, il criterio &#8220;buono&#8221; richiede che le aziende mantenendo la propria sede originale e non delocalizzino, mentre &#8220;sano&#8221; si riferisce al controllo rigoroso della chimica utilizzata nella produzione. L&#8217;idea è che nessuna azienda possa essere considerata nella rete se non rispetta tutti i criteri di questi cinque pilastri. Ascolta l&#8217;episodio per scoprire come la normativa vigente si tramuti in un &#8220;muro di gomma&#8221; per le imprese virtuose. Inoltre, il concetto di Made in Italy è messo sotto la lente nell&#8217;episodio, dove si afferma che &#8220;vale poco e nulla&#8221; se non accompagnato da controlli effettivi. La preoccupazione è che i prodotti possano essere etichettati come italiani anche senza rispettare standard di qualità dato che non ci sono adeguati controlli sulle importazioni. Le lobby del fast fashion influenzano pesantemente le normative, rendendo difficile la protezione delle pratiche sostenibili italiane. Approfondisci i punti in comune tra cibo e moda, discorrendo di localismi e consumo/produzione fast, e i nuovi approcci economici come la &#8220;post crescita&#8220;, più che mai necessaria per un futuro sostenibile. &#160; Sveliamo anche come le certificazioni, che sicuramente aiutano, possano rivelarsi fuorvianti e come le potenti lobby del fast fashion resistano ai cambiamenti necessari. Il Green Deal europeo potrebbe rischiare di trasformarsi in un&#8217;etichetta certificativa che non affronta realmente le problematiche ambientali &#8211; e non solo (scopri quale altro importante aspetto non affronta). L&#8217;episodio sottolinea come molte iniziative legislative tendano a preservare il modello di business attuale, invece di abbattere un sistema industriale ritenuto pericoloso. Insomma, il Green Deal può sembrare un passo positivo, ma potrebbe mascherare una realtà immutata piuttosto che apportare cambiamenti sostanziali. In questo dialogo che invita a riflettere e ad agire, Dario fa un quadro schietto del settore, ci aiuta a capire meglio alcune dinamiche e ci fa conoscere una realtà che intende seminare un nuovo modo di produrre e di consumare coinvolgendo produttori e consumatori. Indice dei Contenuti Definizione di Slow Fiber (0:36) Il confronto tra tessile e filiera agricola (1:02) Problemi della filiera tessile (1:50) Sostenibilità nella moda (2:28) Cambiamento di carriera verso il tessile (3:34) Selezione delle aziende membri (9:00) Criteri di sostenibilità e KPI (11:39) Il paradosso e il peso delle certificazioni (17:23) Il sistema di audit di Slow Fiber (19:06) Il quid in più rispetto al modello legislativo attuale che vuole salvare capra e cavoli (21:54) La necessità del rallentamento dei consumi e di un nuovo modello economico (24.56) Attività di sensibilizzazione e manifestazione (34:11) Greenwashing e normative (40:25) Prospettive future e innovazione (48:11) AI, blockchain e tracciabilità (50:37) Made in Italy (53.14) Valori e modello economico (53:17) Se vuoi approfondire, ti consigliamo il sito di Slow Fiber e il libro di Dario: &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160; &#160;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.spreaker.com/episode/live-la-rivoluzione-gentile-di-slow-fiber--62472194"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-15706" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg" alt="" width="244" height="95" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg 1080w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-600x234.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-300x117.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-1024x399.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-768x299.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 244px) 100vw, 244px" /></a>In questo episodio incontriamo Dario Casalini, fondatore di Slow Fiber, il progetto realizzato in collaborazione tra Slow Food Italia e alcune aziende italiane virtuose del tessile.</p>
<figure id="attachment_18266" aria-describedby="caption-attachment-18266" style="width: 269px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-18266" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/10/Dario-Casalini.jpg" alt="" width="269" height="403" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/10/Dario-Casalini.jpg 683w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/10/Dario-Casalini-200x300.jpg 200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/10/Dario-Casalini-600x900.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 269px) 100vw, 269px" /><figcaption id="caption-attachment-18266" class="wp-caption-text">photo: courtesy of Slow Fiber</figcaption></figure>
<p>Dario ci racconta della necessità di una &#8220;<strong>rivoluzione gentile</strong>&#8221; per contrastare il modello del fast fashion, in un contesto in cui l&#8217;economia sposta ricchezze da tanti a pochi senza realmente creare benessere per l&#8217;umanità. Slow Fiber vuole cambiare in positivo il paradigma della produzione, del consumo e, quindi, della percezione del tessile. Oggi, infatti, ci troviamo immersi in uno stile di vita consumistico e all’insegna del fast-fashion, come afferma Dario.</p>
<p><strong>Slow Fiber utilizza una serie di KPI (Key Performance Indicator) per valutare le aziende che aderiscono alla sua rete</strong>. Ogni aspetto del progetto è accompagnato da criteri misurabili, suddivisi in obbligatori e facoltativi. Questi KPI si concentrano su cinque pilastri: <strong>&#8220;buono&#8221;, &#8220;sano&#8221;, &#8220;pulito&#8221;, &#8220;giusto&#8221; e &#8220;durevole&#8221;</strong>. Ad esempio, il criterio &#8220;buono&#8221; richiede che le aziende mantenendo la propria sede originale e non delocalizzino, mentre &#8220;sano&#8221; si riferisce al controllo rigoroso della chimica utilizzata nella produzione. L&#8217;idea è che nessuna azienda possa essere considerata nella rete se non rispetta tutti i criteri di questi cinque pilastri.</p>
<p>Ascolta l&#8217;episodio per scoprire <strong>come la normativa vigente si tramuti in un &#8220;muro di gomma&#8221; per le imprese virtuose</strong>. Inoltre, il concetto di Made in Italy è messo sotto la lente nell&#8217;episodio, dove si afferma che &#8220;vale poco e nulla&#8221; se non accompagnato da controlli effettivi. La preoccupazione è che i prodotti possano essere etichettati come italiani anche senza rispettare standard di qualità dato che non ci sono adeguati controlli sulle importazioni. Le lobby del fast fashion influenzano pesantemente le normative, rendendo difficile la protezione delle pratiche sostenibili italiane.</p>
<p>Approfondisci i <strong>punti in comune tra cibo e moda, </strong>discorrendo di localismi e consumo/produzione fast, e i nuovi approcci economici come la &#8220;<strong>post crescita</strong>&#8220;, più che mai necessaria per un futuro sostenibile.</p>
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<p><iframe title="Spotify Embed: LIVE! - La rivoluzione gentile di Slow Fiber" style="border-radius: 12px" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/episode/6Gwgl35mrac0AFXmuNiVIr?si=e1e622ddf38a40d9&#038;utm_source=oembed"></iframe></p>
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<p>Sveliamo anche come le certificazioni, che sicuramente aiutano, possano rivelarsi fuorvianti e come l<strong>e potenti lobby del fast fashion resistano ai cambiamenti necessari.</strong> Il Green Deal europeo potrebbe rischiare di trasformarsi in un&#8217;etichetta certificativa che non affronta realmente le problematiche ambientali &#8211; e non solo (scopri quale altro importante aspetto non affronta). L&#8217;episodio sottolinea come <strong>molte iniziative legislative tendano a preservare il modello di business attuale, invece di abbattere un sistema industriale ritenuto pericoloso</strong>. Insomma, il Green Deal può sembrare un passo positivo, ma potrebbe mascherare una realtà immutata piuttosto che apportare cambiamenti sostanziali.</p>
<p>In questo dialogo che invita a riflettere e ad agire, Dario fa un quadro schietto del settore, ci aiuta a capire meglio alcune dinamiche e ci fa conoscere una realtà che intende seminare un nuovo modo di produrre e di consumare coinvolgendo produttori e consumatori.</p>
<p><strong>Indice dei Contenuti</strong></p>
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<li>Definizione di Slow Fiber (0:36)</li>
<li>Il confronto tra tessile e filiera agricola (1:02)</li>
<li>Problemi della filiera tessile (1:50)</li>
<li>Sostenibilità nella moda (2:28)</li>
<li>Cambiamento di carriera verso il tessile (3:34)</li>
<li>Selezione delle aziende membri (9:00)</li>
<li>Criteri di sostenibilità e KPI (11:39)</li>
<li>Il paradosso e il peso delle certificazioni (17:23)</li>
<li>Il sistema di audit di Slow Fiber (19:06)</li>
<li>Il quid in più rispetto al modello legislativo attuale che vuole salvare capra e cavoli (21:54)</li>
<li>La necessità del rallentamento dei consumi e di un nuovo modello economico (24.56)</li>
<li>Attività di sensibilizzazione e manifestazione (34:11)</li>
<li>Greenwashing e normative (40:25)</li>
<li>Prospettive future e innovazione (48:11)</li>
<li>AI, blockchain e tracciabilità (50:37)</li>
<li>Made in Italy (53.14)</li>
<li>Valori e modello economico (53:17)</li>
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<p>Se vuoi approfondire, ti consigliamo il sito di <a href="http://slowfiber.it">Slow Fiber</a> e il libro di Dario:</p>
<p><a href="https://www.slowfoodeditore.it/it/107_casalini-dario"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-18286 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/10/vestire-buono-pulito-e-giusto-copertina-HD.jpg" alt="" width="287" height="431" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/10/vestire-buono-pulito-e-giusto-copertina-HD.jpg 1689w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/10/vestire-buono-pulito-e-giusto-copertina-HD-200x300.jpg 200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/10/vestire-buono-pulito-e-giusto-copertina-HD-681x1024.jpg 681w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/10/vestire-buono-pulito-e-giusto-copertina-HD-768x1155.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/10/vestire-buono-pulito-e-giusto-copertina-HD-1022x1536.jpg 1022w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/10/vestire-buono-pulito-e-giusto-copertina-HD-1362x2048.jpg 1362w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/10/vestire-buono-pulito-e-giusto-copertina-HD-1160x1744.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/10/vestire-buono-pulito-e-giusto-copertina-HD-1320x1984.jpg 1320w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/10/vestire-buono-pulito-e-giusto-copertina-HD-600x902.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 287px) 100vw, 287px" /></a></p>
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		<title>Bikini, lingerie, corsetière e brassiere: nel mondo di Carolina Gi &#8211; LIVE</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Aug 2023 14:17:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Lingerie, corsetière, brassiere: ho un po&#8217; di confusione sui termini, e il blog di Carolina Gi mi fa entrare in questo mondo dell&#8217;intimo su misura con curiosità. La possibilità di indossare lingerie che sta a pennello, che non fa soffrire quando la indossi e costruita in modo da far risaltare le tue forme è molto allettante; è così facile acquistare reggiseni che infastidiscono e creano insofferenza! Carolina realizza e insegna a realizzare l&#8217;intimo che non ti fa passare le giornate a desiderare di correre a casa a liberartene, o a trovare il reggiseno giusto districandosi tra le misure e i modelli in commercio. Seguo Carolina su Instagram da anni, finalmente riesco a incontrarla a Roma, per registrare una puntata live del podcast (Pop-up Green). Ci troviamo in un pomeriggio di giugno, durante il corso che sta tenendo &#8220;Crea il tuo bikini&#8221; presso il negozio &#8220;PuntoPieno&#8221;. Con lei ci sono 3 alunne ed ex alunne: Cinzia, titolare di PuntoPieno; Tamara, che ha seguito corsi di cucito con Cinzia; Emma, giovanissima corsista alle prese con il suo primo bikini. Puoi ascoltare qui il nostro incontro, in cui parliamo di costumi fai-da-te, intimo su misura, artigianalità e fast fashion. Sai per esempio cos&#8217;è una bustaia? O dove si può scoprire la lingerie vintage? O ancora quanto è fattibile far da sé un bikini? Più sotto riportiamo il testo dell&#8217;episodio, dai un&#8217;occhiata anche alle foto dei costumi creati! Per seguire Carolina: Sito; Instagram. &#160; Carolina, mi ha colpito subito questa vostra iniziativa “Crea il tuo bikini”. Di che cosa si tratta esattamente, che cosa state facendo in questo corso? Carolina: “In questo corso aiutiamo le persone che vengono da noi a disegnare un cartamodello base, tagliare la lycra e costruire con la lycra tagliata, applicando l’elastico, un bikini indossabile. In più, nella parte della modellistica cerco sempre di aiutare a capire come modificare le basi per avere delle forme diverse. Per esempio, Tamara usa dei sotto molto piccolini. Nel suo caso abbiamo creato una cosa un pochino più alta, però molto sgambata. Partendo da una base si modifica per ottenere il risultato desiderato”. Volevo proprio chiedere, ci sono dei modelli predefiniti oppure venendo al corso si può scegliere un modello in base alle proprie forme? Carolina: “Allora avendo la base si possono fare delle modifiche. Questo è un corso che prevede come sopra il triangolo. Si possono fare modifiche partendo dal triangolo: una fascia un po’ più lunga, si possono fare in maniera diversa con la cucitura, senza cucitura eccetera. Però sostanzialmente è quello, perché purtroppo la modellistica della coppa con il ferretto è tutto un altro mondo”. Invece il sotto si può modificare, più piccolo come per Tamara. Carolina: “In realtà anche per il sopra si possono fare le modifiche. Per esempio, la coppa a triangolo invece che con la cucitura arricciata, con la pence, con l’imbottitura dentro, è comunque un&#8217;alternativa”. Com’è nato questo corso sui bikini? Carolina: “Ci conosciamo da tempo, lei (Cinzia) faceva già dei corsi. Ci siamo dette di volere organizzare insieme qualcosa di diverso”. Perché il bikini? Carolina: “È uscito fuori per colpa sua! (di Tamara). Tamara: “Non ho la stessa taglia sopra e sotto. La taglia più grande di quelle in commercio non mi va bene, ho iniziato a far fare costumi da ragazze che creano su misura. Quando ho cominciato a cucire mi sono detta: ‘Perché io non me lo posso fare da sola?’. Carolina: “Quel giorno c’era lei, e abbiamo detto: ‘Che facciamo?’.  Per me è fondamentale avere la possibilità di insegnare a fare le cose sulle proprie misure. Infatti, questo non è un corso sul taglio. Usi le tue misure personali. Da lì abbiamo sviluppato l’idea, siamo in estate, quindi il bikini”. Quante lezioni avete fatto finora? Carolina: “Quattro lezioni di due ore e mezza. Siamo alla terza lezione. Lei (Emma), il sopra lo ha già finito. Siccome va veloce faremo una variante con la coppetta all&#8217;interno”. Perché far da sé un bikini invece di comprarlo? Carolina: “Intanto la soddisfazione di creare qualcosa con le proprie mani, che non fa più nessuno. Siamo in un mondo che è abituato ormai a comprare, usare, buttare.  Non c&#8217;è più la concezione di quello che c&#8217;è dietro, non si sa come funzionano le cose. E non c&#8217;è proprio più neanche l&#8217;abitudine alla manualità. Ecco, manca anche la pazienza, non siamo più abituati alla pazienza, siamo tutti in questo circuito del ‘tutto subito’. Invece la manualità ti spinge a capire che ogni cosa ha il suo tempo, il suo ritmo. Può capitare di scucire, di ricominciare, però poi hai qualcosa di finito che puoi dire ‘l’ho fatto io!”. Che non ha prezzo! Ti chiedo se hai un consiglio per chi vuole provare a fare da sé. Carolina: “La pazienza. Fare da sé. Dico sempre di provare. Oggi su YouTube, su Internet in genere trovi veramente un sacco di cose. Sicuramente arriva un momento in cui devi avere una guida, se tu quel che tipo di lavoro non lo hai mai fatto. Se fai qualcosa di diverso che non hai fatto, dico di provare, se vedi che ti piace devi incontrare qualcuno che ti dà almeno delle linee guida, almeno le basi, e poi da lì vai avanti”. Per fare le cose precise e corrette. Come Emma, che ha iniziato da sé a fare, provando, e dopo ha sentito la necessità del corso. Carolina: “Certo, per esempio, anche restando nel corso dei costumi, sapere come mettere i pezzi sulla lycra… Perché è vero che è un tessuto elastico ma ha una sorta di senso da prediligere”. Chi è che può fare questo corso? Carolina: “Il corso è per una persona che sa già un po’ cucire. Perché devi imparare a cucire un tessuto che è un po’ ostico, diciamo. Perché è elastico, la maggior parte delle volte è fatto in poliestere e nylon, quindi è anche proprio difficile cucire a livello meccanico: le macchine la odiano! Ci vuole almeno conoscere come funziona il tessuto e quindi già saper cucire il tessuto. Poi non è importante sapere il modello perché la modellistica la insegno qua”. La difficoltà è più il tessuto, giusto? Carolina: “Sì, e l’elastico”. Quindi bisognerebbe avere un po’ di manualità con il tipo di tessuto. Una persona che ha anche solo delle conoscenze base ma ha molta manualità, può andare bene, che è il caso poi di Emma. Carolina: “È il suo caso. Ha fatto un corso di base con Cinzia che evidentemente le ha consentito di prendere confidenza con il tessuto. Ci ha portato a far vedere delle cose che fa già in autonomia”. Sì, oggi abbiamo qua con noi una studentessa di eccellenza, dicevamo prima, che si è distinta nel corso base fatta con Cinzia. Cinzia: “È stata bravissima”. Come ti chiami? Emma: “Mi chiamo Emma. In realtà già da prima usavo la macchina da cucire, però sempre cose che facevo io, niente di insegnato da nessuno. Giusto un pochino. Mia nonna mi ha regalato una macchina da cucire per i miei 18 anni e da lì ho cominciato a smanettare un po’. Però poi passati un po’ di anni ho detto: ‘Ma io continuo a fare queste cose un po’ di base, brutte’. Quindi mamma mi ha regalato questo corso base per imparare proprio l’ABC”. È un bel regalo! Poi ti sei distinta per le tue capacità e hai potuto frequentare il corso più avanzato. Adesso l’abbiamo caricata di aspettative! Una pressione ora veramente! Fai tranquillamente come se noi non ci fossimo. Chiedo anche a voi. Come mai avete iniziato questa avventura del cucito? Cinzia: “Sono Cinzia, sono la titolare di PuntoPieno. Ho aperto questo posto circa due anni e mezzo fa, a dicembre del 2020, in piena pandemia. C&#8217;è qualcuno che dice: ‘Eh, coraggiosa!’, io forse direi incosciente, però comunque sono ancora qui, ringraziando il cielo. Mi piace tantissimo insegnare a cucire, amo cucire, l&#8217;ho sempre fatto. Mentre facevo i classici lavori di segretaria, assistente di direzione, appena avevo un attimo libero cucivo a casa oppure seguivo corsi di cucito anche di livello piuttosto elevato, in una sartoria professionale. Questo mi ha permesso di essere una sarta a tutti gli effetti, ma soprattutto di specializzarmi nell’insegnamento”. Quindi era un piano B, un passatempo che alla fine è diventato un lavoro. Cinzia: “Nel 2017 purtroppo l&#8217;azienda per la quale lavoravo ha avuto una grande crisi e sono stata licenziata. Mi sono chiesta: Che faccio? Cerco un altro lavoro da assistente di direzione o mi butto? Mi sono buttata e dal 2017 alla fine del 2020 sono riuscita a realizzare questo progetto così impegnativo. Ho conosciuto Carolina in un&#8217;associazione di imprenditoria femminile che si chiama Rete al femminile. Anche a I mercoledì della mansardina. Quando si ha stima reciproca è facile che nasca la voglia di lavorare insieme. L&#8217;ho invitata qui a tenere un corso pilota, in cui io e Tamara eravamo due allieve. Tamara è una mia allieva di lungo corso, che praticamente è piantata qui in sede stabile con mio grande piacere”. Tamara: “Tra un po’ ho la residenza qui, arrivano i documenti!” Cinzia: “Abbiamo fatto il primo corso pilota, ci è piaciuto tantissimo, abbiamo rivisto un la tempistica, i materiali necessari in modo da poterlo offrire nel migliore dei modi a tutti e l&#8217;abbiamo riproposto adesso a giugno. Speriamo di riuscire a riproporlo anche a luglio&#8221;. Sì, perché queste cose vanno incentivate! Cinzia: “L’autoproduzione arricchisce l&#8217;autostima, ci fa fare nuove connessioni, arricchisce la creatività. Autoprodurre, qualsiasi cosa. Ovviamente io amo cucire, sono in questo ambito, però l&#8217;autoproduzione è veramente una marcia in più”. Cosa fai con gli scarti dei tessuti? Cinzia: “Con gli scarti dei tessuti durante i corsi, anche semplicemente nella mia produzione, c’è una certa quantità di tessuto che viene scartato. Cerco sempre di recuperare e di riutilizzare tutti i pezzi per cui realizzo dei piccoli oggetti che possono tranquillamente essere utilizzati”. Del corso pilota, cos&#8217;è che più ti è piaciuto e che ti ha fatto dire: “Questo è un corso da replicare”? Qual è la cosa più bella del corso che avete fatto? Cinzia: “La sensazione di avere il prodotto finito. Allora io cucio già da diversi anni, l’esperienza ce l’ho. Devo dire che la lycra un po’ di nervosismo me l’ha creato. Non è così facile da cucire. Ovviamente con tutti gli accorgimenti e gli insegnamenti di Carolina, sono già arrivata al terzo bikini! E ho decisamente intenzione di cucirne altri. La cosa che mi è piaciuta di più è proprio avere tra le mani il primo bikini. E desiderare subito di farne un altro, e poi un altro ancora. Questa è una cosa che mi è piaciuta senza dubbio di più”. Carolina: “Diciamo che durante il corso non era proprio così felice! ‘State tranquille, arriviamo alla fine’, dicevo”. Tamara: “La lycra è un brutto impatto. Durante il corso ci sono stati momenti in cui guardavo Cinzia e dicevo: ‘Ma io posso continuare tranquillamente a comprarli! No, perché me li devo fare da sola??? Faccio altro da sola, già cucio faccio altro! In realtà è vero quello che dice Cinzia. Il primo bikini, con tutti i limiti del caso, non può essere perfetto, ma al di là di tutto, ho scelto male anche la lycra. È giusto che la scelga Cinzia, non era una lycra ‘carina da cucire’. L&#8217;ha ammesso persino Carolina. È una difficoltà in più. Quindi, tolto questo ostacolo del primo bikini, abbiamo comprato la lycra insieme, abbiamo fatto insieme il secondo bikini in autonomia e… Effettivamente sono scesa in spiaggia che indossavo questo bikini (ne ho tantissimi, ne ho un cassetto pieno) secondo me era il bikini più bello. Dopo ti viene voglia di duplicarli. Mi aveva detto: ‘Se vuoi in un futuro puoi aggiungere la coppa’. Nel terzo bikini ho messo le coppe ed è andata benissimo”. Ho visto prima una foto in cui lo indossavi, poi non so adesso se possiamo pubblicarla per far vedere il risultato finale, bello! Si vede proprio che cade a pennello. Tamara: “A me piace quello. Al di là...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Lingerie, corsetière, brassiere: ho un po&#8217; di confusione sui termini, e il blog di Carolina Gi mi fa entrare in questo mondo dell&#8217;intimo su misura con curiosità. La possibilità di indossare lingerie che sta a pennello, che non fa soffrire quando la indossi e costruita in modo da far risaltare le tue forme è molto allettante; è così facile acquistare reggiseni che infastidiscono e creano insofferenza! Carolina realizza e insegna a realizzare l&#8217;intimo che non ti fa passare le giornate a desiderare di correre a casa a liberartene, o a trovare il reggiseno giusto districandosi tra le misure e i modelli in commercio.</p>
<p>Seguo Carolina su Instagram da anni, finalmente riesco a incontrarla a Roma, per registrare una puntata live del podcast (Pop-up Green).</p>
<p>Ci troviamo in un pomeriggio di giugno, durante il corso che sta tenendo &#8220;Crea il tuo bikini&#8221; presso il negozio &#8220;PuntoPieno&#8221;. Con lei ci sono 3 alunne ed ex alunne: Cinzia, titolare di PuntoPieno; Tamara, che ha seguito corsi di cucito con Cinzia; Emma, giovanissima corsista alle prese con il suo primo bikini.</p>
<figure id="attachment_16968" aria-describedby="caption-attachment-16968" style="width: 588px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-16968" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Bikini-intimo-fai-da-te-moda-300x227.jpg" alt="" width="588" height="444" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Bikini-intimo-fai-da-te-moda-300x227.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Bikini-intimo-fai-da-te-moda-1320x1000.jpg 1320w" sizes="auto, (max-width: 588px) 100vw, 588px" /><figcaption id="caption-attachment-16968" class="wp-caption-text">Tamara, io, Carolina, Emma e Cinzia</figcaption></figure>
<p><a href="https://www.spreaker.com/episode/56567510"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-15706 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-300x117.jpg" alt="" width="285" height="111" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-300x117.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-600x234.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-1024x399.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-768x299.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg 1080w" sizes="auto, (max-width: 285px) 100vw, 285px" /></a>Puoi <a href="https://www.spreaker.com/episode/56567510">ascoltare qui</a> il nostro incontro, in cui parliamo di costumi fai-da-te, intimo su misura, artigianalità e fast fashion. Sai per esempio cos&#8217;è una bustaia? O dove si può scoprire la lingerie vintage? O ancora quanto è fattibile far da sé un bikini?</p>
<p>Più sotto riportiamo il testo dell&#8217;episodio, dai un&#8217;occhiata anche alle foto dei costumi creati!</p>
<p>Per seguire Carolina: <a href="https://carolinagi.it">Sito</a>; <a href="https://www.instagram.com/carolina_gi_/">Instagram.</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<h6><span style="color: #ef827f;"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-16919 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Carolina-Gi-Foto-Carolina-225x300.jpg" alt="" width="225" height="300" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Carolina-Gi-Foto-Carolina-225x300.jpg 225w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Carolina-Gi-Foto-Carolina-scaled-600x802.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Carolina-Gi-Foto-Carolina-767x1024.jpg 767w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Carolina-Gi-Foto-Carolina-768x1026.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Carolina-Gi-Foto-Carolina-1150x1536.jpg 1150w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Carolina-Gi-Foto-Carolina-1533x2048.jpg 1533w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Carolina-Gi-Foto-Carolina-1160x1550.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Carolina-Gi-Foto-Carolina-1320x1763.jpg 1320w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Carolina-Gi-Foto-Carolina-scaled.jpg 1916w" sizes="auto, (max-width: 225px) 100vw, 225px" />Carolina, mi ha colpito subito questa vostra iniziativa “Crea il tuo bikini”. Di che cosa si tratta esattamente, che cosa state facendo in questo corso?</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Carolina: “In questo corso aiutiamo le persone che vengono da noi a disegnare un cartamodello base, tagliare la lycra e costruire con la lycra tagliata, applicando l’elastico, un bikini indossabile. In più, nella parte della modellistica cerco sempre di aiutare a capire come modificare le basi per avere delle forme diverse. Per esempio, Tamara usa dei sotto molto piccolini. Nel suo caso abbiamo creato una cosa un pochino più alta, però molto sgambata. Partendo da una base si modifica per ottenere il risultato desiderato”.</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Volevo proprio chiedere, ci sono dei modelli predefiniti oppure venendo al corso si può scegliere un modello in base alle proprie forme?</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Carolina: “Allora avendo la base si possono fare delle modifiche. Questo è un corso che prevede come sopra il triangolo. Si possono fare modifiche partendo dal triangolo: una fascia un po’ più lunga, si possono fare in maniera diversa con la cucitura, senza cucitura eccetera. Però sostanzialmente è quello, perché purtroppo la modellistica della coppa con il ferretto è tutto un altro mondo”.</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Invece il sotto si può modificare, più piccolo come per Tamara.</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Carolina: “In realtà anche per il sopra si possono fare le modifiche. Per esempio, la coppa a triangolo invece che con la cucitura arricciata, con la pence, con l’imbottitura dentro, è comunque un&#8217;alternativa”.</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Com’è nato questo corso sui bikini?</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Carolina: “Ci conosciamo da tempo, lei (Cinzia) faceva già dei corsi. Ci siamo dette di volere organizzare insieme qualcosa di diverso”.</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Perché il bikini?</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Carolina: “È uscito fuori per colpa sua! (di Tamara).</p>
<p style="font-weight: 400;">Tamara: “Non ho la stessa taglia sopra e sotto. La taglia più grande di quelle in commercio non mi va bene, ho iniziato a far fare costumi da ragazze che creano su misura. Quando ho cominciato a cucire mi sono detta: ‘Perché io non me lo posso fare da sola?’.</p>
<p style="font-weight: 400;">Carolina: “Quel giorno c’era lei, e abbiamo detto: ‘Che facciamo?’.  Per me è fondamentale avere la possibilità di insegnare a fare le cose sulle proprie misure. Infatti, questo non è un corso sul taglio. Usi le tue misure personali. Da lì abbiamo sviluppato l’idea, siamo in estate, quindi il bikini”.</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Quante lezioni avete fatto finora?</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Carolina: “Quattro lezioni di due ore e mezza. Siamo alla terza lezione. Lei (Emma), il sopra lo ha già finito. Siccome va veloce faremo una variante con la coppetta all&#8217;interno”.</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Perché far da sé un bikini invece di comprarlo?</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Carolina: “Intanto la soddisfazione di creare qualcosa con le proprie mani, che non fa più nessuno. Siamo in un mondo che è abituato ormai a comprare, usare, buttare.  Non c&#8217;è più la concezione di quello che c&#8217;è dietro, non si sa come funzionano le cose. E non c&#8217;è proprio più neanche l&#8217;abitudine alla manualità. Ecco, manca anche la pazienza, non siamo più abituati alla pazienza, siamo tutti in questo circuito del ‘tutto subito’. Invece la manualità ti spinge a capire che ogni cosa ha il suo tempo, il suo ritmo. Può capitare di scucire, di ricominciare, però poi hai qualcosa di finito che puoi dire ‘l’ho fatto io!”.</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Che non ha prezzo! Ti chiedo se hai un consiglio per chi vuole provare a fare da sé.</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Carolina: “La pazienza. Fare da sé. Dico sempre di provare. Oggi su YouTube, su Internet in genere trovi veramente un sacco di cose. Sicuramente arriva un momento in cui devi avere una guida, se tu quel che tipo di lavoro non lo hai mai fatto. Se fai qualcosa di diverso che non hai fatto, dico di provare, se vedi che ti piace devi incontrare qualcuno che ti dà almeno delle linee guida, almeno le basi, e poi da lì vai avanti”.</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Per fare le cose precise e corrette. Come Emma, che ha iniziato da sé a fare, provando, e dopo ha sentito la necessità del corso.</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Carolina: “Certo, per esempio, anche restando nel corso dei costumi, sapere come mettere i pezzi sulla lycra… Perché è vero che è un tessuto elastico ma ha una sorta di senso da prediligere”.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-16923 aligncenter" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Costume-fai-da-te-5-163x300.jpg" alt="" width="238" height="437" /></p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Chi è che può fare questo corso?</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Carolina: “Il corso è per una persona che sa già un po’ cucire. Perché devi imparare a cucire un tessuto che è un po’ ostico, diciamo. Perché è elastico, la maggior parte delle volte è fatto in poliestere e nylon, quindi è anche proprio difficile cucire a livello meccanico: le macchine la odiano! Ci vuole almeno conoscere come funziona il tessuto e quindi già saper cucire il tessuto. Poi non è importante sapere il modello perché la modellistica la insegno qua”.</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">La difficoltà è più il tessuto, giusto?</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Carolina: “Sì, e l’elastico”.</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Quindi bisognerebbe avere un po’ di manualità con il tipo di tessuto. Una persona che ha anche solo delle conoscenze base ma ha molta manualità, può andare bene, che è il caso poi di Emma.</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Carolina: “È il suo caso. Ha fatto un corso di base con Cinzia che evidentemente le ha consentito di prendere confidenza con il tessuto. Ci ha portato a far vedere delle cose che fa già in autonomia”.</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Sì, oggi abbiamo qua con noi una studentessa di eccellenza, dicevamo prima, che si è distinta nel corso base fatta con Cinzia.</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Cinzia: “È stata bravissima”.</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Come ti chiami?</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Emma: “Mi chiamo Emma. In realtà già da prima usavo la macchina da cucire, però sempre cose che facevo io, niente di insegnato da nessuno. Giusto un pochino. Mia nonna mi ha regalato una macchina da cucire per i miei 18 anni e da lì ho cominciato a smanettare un po’. Però poi passati un po’ di anni ho detto: ‘Ma io continuo a fare queste cose un po’ di base, brutte’. Quindi mamma mi ha regalato questo corso base per imparare proprio l’ABC”.</p>
<figure id="attachment_16964" aria-describedby="caption-attachment-16964" style="width: 411px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-16964" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Intimo-bikini-fai-da-te-285x300.jpg" alt="" width="411" height="431" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Intimo-bikini-fai-da-te-285x300.jpg 285w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Intimo-bikini-fai-da-te-600x631.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Intimo-bikini-fai-da-te-768x808.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Intimo-bikini-fai-da-te-1160x1220.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Intimo-bikini-fai-da-te-1320x1389.jpg 1320w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Intimo-bikini-fai-da-te.jpg 1400w" sizes="auto, (max-width: 411px) 100vw, 411px" /><figcaption id="caption-attachment-16964" class="wp-caption-text">Emma durante il corso</figcaption></figure>
<h6><span style="color: #ef827f;">È un bel regalo! Poi ti sei distinta per le tue capacità e hai potuto frequentare il corso più avanzato. Adesso l’abbiamo caricata di aspettative! Una pressione ora veramente! Fai tranquillamente come se noi non ci fossimo.</span></h6>
<h6><span style="color: #ef827f;">Chiedo anche a voi. Come mai avete iniziato questa avventura del cucito?</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Cinzia: “Sono Cinzia, sono la titolare di <a href="https://www.instagram.com/puntopienolab/">PuntoPieno</a>. Ho aperto questo posto circa due anni e mezzo fa, a dicembre del 2020, in piena pandemia. C&#8217;è qualcuno che dice: ‘Eh, coraggiosa!’, io forse direi incosciente, però comunque sono ancora qui, ringraziando il cielo. Mi piace tantissimo insegnare a cucire, amo cucire, l&#8217;ho sempre fatto. Mentre facevo i classici lavori di segretaria, assistente di direzione, appena avevo un attimo libero cucivo a casa oppure seguivo corsi di cucito anche di livello piuttosto elevato, in una sartoria professionale. Questo mi ha permesso di essere una sarta a tutti gli effetti, ma soprattutto di specializzarmi nell’insegnamento”.</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Quindi era un piano B, un passatempo che alla fine è diventato un lavoro.</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Cinzia: “Nel 2017 purtroppo l&#8217;azienda per la quale lavoravo ha avuto una grande crisi e sono stata licenziata. Mi sono chiesta: Che faccio? Cerco un altro lavoro da assistente di direzione o mi butto? Mi sono buttata e dal 2017 alla fine del 2020 sono riuscita a realizzare questo progetto così impegnativo. Ho conosciuto Carolina in un&#8217;associazione di imprenditoria femminile che si chiama <em>Rete al femminile</em>. Anche a <em>I mercoledì della mansardina</em>. Quando si ha stima reciproca è facile che nasca la voglia di lavorare insieme. L&#8217;ho invitata qui a tenere un corso pilota, in cui io e Tamara eravamo due allieve. Tamara è una mia allieva di lungo corso, che praticamente è piantata qui in sede stabile con mio grande piacere”.</p>
<p style="font-weight: 400;">Tamara: “Tra un po’ ho la residenza qui, arrivano i documenti!”</p>
<p style="font-weight: 400;">Cinzia: “Abbiamo fatto il primo corso pilota, ci è piaciuto tantissimo, abbiamo rivisto un la tempistica, i materiali necessari in modo da poterlo offrire nel migliore dei modi a tutti e l&#8217;abbiamo riproposto adesso a giugno. Speriamo di riuscire a riproporlo anche a luglio&#8221;.</p>
<figure id="attachment_16925" aria-describedby="caption-attachment-16925" style="width: 399px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-16925" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/bikini_Cinzia_fai-da-te-3-225x300.jpg" alt="" width="399" height="532" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/bikini_Cinzia_fai-da-te-3-225x300.jpg 225w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/bikini_Cinzia_fai-da-te-3-600x800.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/bikini_Cinzia_fai-da-te-3-768x1024.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/bikini_Cinzia_fai-da-te-3-1152x1536.jpg 1152w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/bikini_Cinzia_fai-da-te-3-1160x1547.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/bikini_Cinzia_fai-da-te-3-1320x1760.jpg 1320w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/bikini_Cinzia_fai-da-te-3.jpg 1512w" sizes="auto, (max-width: 399px) 100vw, 399px" /><figcaption id="caption-attachment-16925" class="wp-caption-text">Bikini cucito da Cinzia</figcaption></figure>
<h6><span style="color: #ef827f;">Sì, perché queste cose vanno incentivate!</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Cinzia: “L’autoproduzione arricchisce l&#8217;autostima, ci fa fare nuove connessioni, arricchisce la creatività. Autoprodurre, qualsiasi cosa. Ovviamente io amo cucire, sono in questo ambito, però l&#8217;autoproduzione è veramente una marcia in più”.</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Cosa fai con gli scarti dei tessuti?</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Cinzia: “Con gli scarti dei tessuti durante i corsi, anche semplicemente nella mia produzione, c’è una certa quantità di tessuto che viene scartato. Cerco sempre di recuperare e di riutilizzare tutti i pezzi per cui realizzo dei piccoli oggetti che possono tranquillamente essere utilizzati”.</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Del corso pilota, cos&#8217;è che più ti è piaciuto e che ti ha fatto dire: “Questo è un corso da replicare”? Qual è la cosa più bella del corso che avete fatto?</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Cinzia: “La sensazione di avere il prodotto finito. Allora io cucio già da diversi anni, l’esperienza ce l’ho. Devo dire che la lycra un po’ di nervosismo me l’ha creato. Non è così facile da cucire. Ovviamente con tutti gli accorgimenti e gli insegnamenti di Carolina, sono già arrivata al terzo bikini! E ho decisamente intenzione di cucirne altri. La cosa che mi è piaciuta di più è proprio avere tra le mani il primo bikini. E desiderare subito di farne un altro, e poi un altro ancora. Questa è una cosa che mi è piaciuta senza dubbio di più”.</p>
<p style="font-weight: 400;">Carolina: “Diciamo che durante il corso non era proprio così felice! ‘State tranquille, arriviamo alla fine’, dicevo”.</p>
<p style="font-weight: 400;">Tamara: “La lycra è un brutto impatto. Durante il corso ci sono stati momenti in cui guardavo Cinzia e dicevo: ‘Ma io posso continuare tranquillamente a comprarli! No, perché me li devo fare da sola??? Faccio altro da sola, già cucio faccio altro! In realtà è vero quello che dice Cinzia. Il primo bikini, con tutti i limiti del caso, non può essere perfetto, ma al di là di tutto, ho scelto male anche la lycra. È giusto che la scelga Cinzia, non era una lycra ‘carina da cucire’. L&#8217;ha ammesso persino Carolina. È una difficoltà in più. Quindi, tolto questo ostacolo del primo bikini, abbiamo comprato la lycra insieme, abbiamo fatto insieme il secondo bikini in autonomia e… Effettivamente sono scesa in spiaggia che indossavo questo bikini (ne ho tantissimi, ne ho un cassetto pieno) secondo me era il bikini più bello. Dopo ti viene voglia di duplicarli. Mi aveva detto: ‘Se vuoi in un futuro puoi aggiungere la coppa’. Nel terzo bikini ho messo le coppe ed è andata benissimo”.</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Ho visto prima una foto in cui lo indossavi, poi non so adesso se possiamo pubblicarla per far vedere il risultato finale, bello! Si vede proprio che cade a pennello.</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Tamara: “A me piace quello. Al di là dell’estetica del bikini, il mio dubbio più grande era: ‘Fatto il bikini, se lo indosso l&#8217;effetto è simile a quello che compro?’. In realtà devo dire di sì. Non lo so, a me piace in modo particolare, perché ovviamente nel momento in cui interviene il fatto che l&#8217;hai fatto da solo cha un valore. Questo qua l&#8217;ho finito ieri e non vedo l’ora che venga domani solo per mettermi il costume nuovo”.</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Mi fai fare una riflessione, sai?, su questo. Perché secondo me il fatto anche di autoprodurre, che dà soddisfazione. Serve anche come antistress, ci sono una miriade di ragioni, si possono scegliere i materiali, magari anche di recupero. Avendolo fatto noi, dandogli un valore diverso rispetto a quello comprato, tocca un aspetto della sostenibilità a cui tengo tanto. Proprio quello di far durare il più possibile le cose che abbiamo, giusto Carolina?</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Carolina: “Certo, intanto quando uno si cuce qualcosa lo fa con i tessuti che preferisci. Magari di qualità, perché è chiaro che se vai a comprare delle cose già fatte trovi il tessuto che usano, che non è sempre il massimo, lo sappiamo. Invece facendolo da solo puoi trovare il tessuto anche di qualità. Se una cosa l&#8217;hai fatta bene, tagliata bene, che ti sta addosso bene la conservi. La usi e ti basta poco per renderla sempre nuova. La puoi anche modificare se nel tempo aumenti, diminuisci o se vuoi cambiare qualcosa dello stile. Sul capo che hai fatto da sola puoi sempre intervenire. Con un capo che compri, che non ha margini di cucitura, che è fatto con dei tessuti scadenti, non è che puoi intervenire più di tanto&#8221;.</p>
<figure id="attachment_16927" aria-describedby="caption-attachment-16927" style="width: 398px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-16927" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Bikini_Tamara1_fai-da-te-5-240x300.jpg" alt="" width="398" height="497" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Bikini_Tamara1_fai-da-te-5-240x300.jpg 240w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Bikini_Tamara1_fai-da-te-5-600x751.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Bikini_Tamara1_fai-da-te-5-818x1024.jpg 818w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Bikini_Tamara1_fai-da-te-5-768x961.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Bikini_Tamara1_fai-da-te-5-1227x1536.jpg 1227w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Bikini_Tamara1_fai-da-te-5-1160x1452.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Bikini_Tamara1_fai-da-te-5-1320x1652.jpg 1320w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Bikini_Tamara1_fai-da-te-5.jpg 1506w" sizes="auto, (max-width: 398px) 100vw, 398px" /><figcaption id="caption-attachment-16927" class="wp-caption-text">Bikini creato da Tamara</figcaption></figure>
<h6><span style="color: #ef827f;">Questa cosa dei materiali, avevo piacere anche di toccarla perché probabilmente qualcuno che poi ascolterà il podcast o leggerà l&#8217;articolo conoscendomi penserà: “Ma stai parlando di materiali come il poliestere, la lycra, i materiale sintetici?”. Ne parlo e mi piace raccontare di questo progetto. A parte trovare delle alternative, come può essere quella di recuperare stoffe vecchie.</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Carolina: “I costumi, per esempio, o altre cose che si possono recuperare. Perché gli elastici purtroppo nel tempo decadono. Se arriva il momento si sbriciolano, durano un po’ di anni, ma effettivamente si può riutilizzare il tessuto. Adesso si trova anche la lycra riciclata”.</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Ecco, perfetto no? Stanno studiando anche nuovi materiali. A parte che adoro il recupero.</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Carolina: “Mi faccio il costume che dura tutti gli anni che voglio”.</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Un conto, invece, è acquistare da un brand fast fashion il vestito 100% poliestere che magari metto due mesi e poi lo faccio diventare un rifiuto tessile.</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Emma: “A proposito di Shein e le varie catene di fast fashion, è una cosa che mi sta molto a cuore, perché io sono tipo 4-5 anni che non entro più in questi negozi”.</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Fossero tutte come te, una soddisfazione sentire così!</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Emma: “Ormai ci sono tantissime alternative. Mercatini, mercati, quei siti tipo Vinted e di compravendita dell&#8217;usato. Mi sono resa conto adesso, dopo tanti anni che compro soltanto cose usate, vintage, dagli armadi di mamma, di nonna, quando entro là proprio toccando i tessuti, che è una qualità pessima. E non solo. Proprio facendo questo corso mi sono resa conto di quanto è sia impossibile che un pantalone costi 10 € su Shein! Perché soltanto il tessuto, l’ho pagato 30 €, poi devi mettere la manodopera”.</p>
<p style="font-weight: 400;">Tamara: “In teoria anche l&#8217;energia che usi per la macchina. Ma infatti chiunque non cucia non si rende conto. Per esempio, l’altra volta ho fatto il pantalone, adesso sto facendo una tuta, 2,20 metri di stoffa. Se la stoffa sta intorno ai 20 € al metro solo di stoffa sono più di 50 €”.</p>
<p style="font-weight: 400;">Emma: “Sicuramente sono processi molto più veloci di quelli fatti a mano, perché è tutto industrializzato eccetera. Però è chiaro che è inevitabile che il lavoratore è sottopagato, o anche non è pagato proprio, perché altrimenti non è proprio sostenibile!”</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Secondo me questo tipo di attività serve proprio a capire il lavoro che c&#8217;è dietro, che poi andrebbe fatto in realtà con ogni prodotto, oggetto che noi compriamo. Perché abbiamo perso il contatto forse con la parte di produzione. Non sapendo cosa sta dietro tendiamo molto a sottovalutare, non riusciamo a dare un valore economico.</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Cinzia: “Infatti l’artigianato, oltre alla sartoria, quando uno va dalla sarta a farsi fare un abito su misura, si pensa che abbia prezzi assurdi. Non è vero, sono quelli giusti. Perché a parte il materiale, le ore di lavoro che servono e non solo, anche le competenze che noi abbiamo, che ci siamo costruiti negli anni, sono comunque valori aggiunti che noi mettiamo nel prodotto finito e quindi sarebbe giusto ripagarlo adeguatamente. Solo che la differenza qual è? Noi vediamo che siamo messi sullo stesso piano di catene come H&amp;M, come Shein, come Zara. Non c&#8217;è paragone eppure veniamo paragonate. Non noi in generale come artigiani, ma proprio il prodotto finale viene paragonato, quando invece è proprio su un altro pianeta. Purtroppo, un prodotto artigianale viene considerato un prodotto di lusso. E non dovrebbe essere così”.</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Sì, è quello che spesso racconto, che sia stravolto: il prezzo giusto è diventato caro perché si è abbassato, c&#8217;è qualcuno che l&#8217;ha tirato molto in giù. Quindi abbiamo perso un termine di paragone corretto, invece questo sarebbe il prezzo corretto.</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Tamara: “L’altro giorno parlavo con una mia amica che mi ha detto: ‘Tami, ho comprato un pantalone da Shein. Puzza tantissimo di petrolio, che posso fare?’ Dice che non sa più che fare, l’ha lavato, ha messo il deodorante e continua ad avere l&#8217;odore di petrolio. Le ho detto che io non lo indosserei a prescindere. Sai che mi ha risposto? ‘Sai che cos&#8217;è? Non ero convinta, ma costava talmente poco che ho pensato che anche se lo metto due volte e lo butto…’. Mi è capitato di andare anche in mercatini, la prima cosa che faccio adesso giro e guardo come è cucito. ‘Mamma questo è tutto storto!’ Praticamente smontavo l&#8217;articolo, mi allontanavo.  Adoro i mercatini, ci passo tantissimo tempo. Dopo il secondo mercatino vado da lei (Cinzia) e dico che non comprerò mai più niente!”</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Mi viene in mente mia nonna, che ogni volta che le portavo magari qualche cosa e dicevo “me la accorci”, la guardava, girava subito, guardava la cucitura e diceva “Tutto di sghimbescio è cucita!”. Volevo chiedere anche a te, cosa ti è piaciuto di più di fare il corso con Carolina?</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Tamara: “Che nonostante tutto la lycra si può cucire! Prima di tutto la possibilità di mettere indosso un bikini fatto completamente da me”.</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Quanti ne hai fatti?</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Tamara: “Tre”.</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">E sei pronta a fare il quarto?</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Tamara: “Ho già preso la lycra e la prossima settimana comincio il quarto”.</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Mi piace molto, sono curiosa di vedere anche il quarto allora.</span></h6>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-16929 aligncenter" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Bikini-fai-da-te-1-165x300.jpg" alt="" width="269" height="489" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Bikini-fai-da-te-1-165x300.jpg 165w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Bikini-fai-da-te-1-scaled-600x1092.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Bikini-fai-da-te-1-562x1024.jpg 562w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Bikini-fai-da-te-1-768x1398.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Bikini-fai-da-te-1-844x1536.jpg 844w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Bikini-fai-da-te-1-1125x2048.jpg 1125w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Bikini-fai-da-te-1-1160x2112.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Bikini-fai-da-te-1-1320x2403.jpg 1320w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Bikini-fai-da-te-1-scaled.jpg 1406w" sizes="auto, (max-width: 269px) 100vw, 269px" /></p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Carolina Gi non è solo costumi, è anche un altro mondo e io ho accumulato un po’ di curiosità. Mi aiuti in breve a fare un po’ di ordine con i vari termini legati alla tua attività?</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Carolina: “In realtà, fanno tutti parte della stessa disciplina. <strong><em>Brassiere</em> </strong>non è altro che la parola francese per dire reggiseno. Qui in Italia però indica un certo tipo di reggiseno, che sono quelli poco strutturati. Quasi come la bralette, però mentre la bralette, più in pizzo, è più esteticamente elaborata, la brassiere è un reggiseno senza ferretto, magari di tipo a canottiera o comunque in cotone, più pratico. <strong><em>Corsetière </em></strong>potrebbe essere il corrispondente di bustaia però legato al mondo dei corsetti. <strong><em>Lingerie</em> </strong>indica il settore del reggiseno, la sottoveste, il reggicalze, tutto il mondo dell&#8217;abbigliamento intimo, però anche qualcosa di più legato al lato più estetico che funzionale”.</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Così facciamo un po’ di ordine, non ci chiediamo neanche più cosa sta dietro e se hanno nomi diversi perché c’è dietro anche un’artigianalità diversa. Prima accennavi alla bustaia. Ho letto nel tuo blog che ragionavi proprio sui mestieri che scompaiono.</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Carolina: “I reggiseni sono entrati nella nostra storia, la nostra vita non da tantissimo. Non c&#8217;erano i negozi dove tu andavi a comprare il reggiseno. C’era la sarta che era specializzata nel settore, la bustaia, che faceva il reggiseno, faceva il body contenitivo, la pancera. Ancora, si facevano le cose su misura. Il negozio pret-à-porter non c&#8217;era. Hanno cominciato a esserci i grandi magazzini, ma non è che ci andavano tutti. Anche lì non c’era tutto. Tante persone facevano le cose in casa. Tante andavano dalla sarta, e se volevi qualcosa di particolare dal punto di vista dell’intimo dovevi andare dalla bustaia. C’è una preparazione diversa, hai a che fare con tessuti diversi, con forme e modelli diversi. Se volevi il reggiseno o la pancerina o il busto perché magari volevi stringere un po’ la vita andavi dalla bustaia”.</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Possiamo definirti una bustaia moderna?</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Carolina: “Sì, uso la parola corsettiere, intanto mi sembra un termine un po’ francese. Non si trova però più. Se vai a cercare, trovi qualcuno che ha mantenuto il nome, magari sono negozi che comunque hanno una certa longevità. Quando però si riferiscono alla bustaia intendono una persona che se tu vai lì, compri il reggiseno e c&#8217;è da fare la modifica la fa. Il “su misura” non lo fa. Non sono riuscita a trovare altre persone. Non solo a Roma, neanche in giro per l’Italia”.</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">E all&#8217;estero? Perché scrivevi ‘All’estero è un altro discorso, magari ve lo racconto, questa è un&#8217;altra storia’.</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Carolina: “Sì, poi non l’ho più raccontata! All’estero, intanto ci sono delle persone che fanno il mio stesso lavoro, però funziona molto di più il fai-da-te. Sono tante persone che vendono il modello in più taglie. Ci sono tanti gruppi dove tu entri e chiedi aiuto perché magari non riesci, perché tu prendi una taglia, quella che si avvicina di più ma c&#8217;è da fare il fitting della cosa che sai che devi crearti. In quel caso, se tu non lo sai fare devi farti aiutare. Quindi sono tanti che si aiutano. E poi vendono i set. Ci sono aziende che vendono il pezzo di pizzo, il pezzo di tessuto, gli elastici, le chiusure, i berretti. C&#8217;è un mondo enorme, ci sono anche tanti corsi online”.</p>
<figure id="attachment_16966" aria-describedby="caption-attachment-16966" style="width: 390px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-16966" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Bikini-intimo-fai-da-te-272x300.jpg" alt="" width="390" height="430" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Bikini-intimo-fai-da-te-272x300.jpg 272w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Bikini-intimo-fai-da-te-600x663.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Bikini-intimo-fai-da-te-927x1024.jpg 927w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Bikini-intimo-fai-da-te-768x848.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Bikini-intimo-fai-da-te-1160x1281.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/Bikini-intimo-fai-da-te.jpg 1300w" sizes="auto, (max-width: 390px) 100vw, 390px" /><figcaption id="caption-attachment-16966" class="wp-caption-text">Carolina durante il corso</figcaption></figure>
<h6><span style="color: #ef827f;">Carolina, perché hai scelto questo mestiere?</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Carolina: “Vengo da un’accademia di moda, sono stilista, modellista. Per tanti anni mi sono occupata di abbigliamento, sia presso sartorie sia per conto mia privatamente. Poi è arrivato un momento… Sai quelle cose che hai davanti, ma non le vedi? Un giorno ero sul disperato andante, ho detto: ‘Basta non ce la faccio più, vado a cercare dei reggiseni per me e non li trovo mai (ho una misura importante). Ma perché non te lo fai da sola?”. Mi si è la accesa la lampadina. In realtà ho sempre avuto un grande amore per la lingerie e per la corsetteria. Già i corsetti sono leggermente diversi dalla lingerie, un mondo parallelo, bellissimo che amo alla follia, però è un po‘ diverso. Quindi, ho cominciato a sperimentare, a cercare informazioni, a vedere persone, a parlare. Insomma, piano piano ho comprato i libri di modellistica. In Italia corsi non ce ne sono. Essendo già modellista per me era più facile. Se non hai le basi è un pochino più complicato, soprattutto perché, appunto, in Italia non ci sono scuole. Mi piacerebbe fare una scuola dove imparare a fare lingerie, corsetteria. Adesso qualche ragazza si è messa a fare qualcosa, però sono sempre limitati, non arrivano mai veramente al su misura. Sono sempre del su misura, su taglia, sempre delle cose standardizzate. È difficile quindi riuscire esattamente a risolvere quel tipo di problema”.</p>
<p style="font-weight: 400;">Cinzia: “Intanto però si potrebbe fare qualche corso qui”.</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Pensiamo in grande, partiamo dal piccolo, e intanto nel lungo termine…</span></h6>
<h6><span style="color: #ef827f;">Secondo te, in questa società che è dettata da ritmi frenetici anche nel consumo, dalla corsa al possesso di capi in base al marchio, dalla perdita di vista della rilevanza della qualità a favore invece della quantità, secondo te, sottovalutiamo, per ignoranza, l&#8217;importanza di indossare l’intimo su misura?</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Carolina: “Sì, soprattutto nel settore dei reggiseni. Siamo portati a pensare che compriamo un reggiseno, ce lo facciamo entrare e abbiamo risolto. Peccato che non è così. Un reggiseno deve sostenere un certo modo, non ti deve far male quando le indossi, non ti deve far venire mal di schiena. Ha una struttura. Tornando al discorso di prima, per esempio, magari andavo a cercare nei negozi, trovavo la quinta Coppa D per me, l&#8217;allaccio e ho risolto! Però dopo due giorni non mi andava più bene, perché la coppa non era quella giusta, il sottoseno, la fascia non era quello giusta”.</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Lingerie vintage, una tua passione. Che cosa ti piace in particolare della lingerie vintage? C&#8217;è qualche pezzo che ti fa sentire questa passione?</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Carolina: “Sono cresciuta con quei film meravigliosi, stile Hollywood, anche italiani, con Sofia Loren, con tutte le attrici più famose, più conosciute in tutto il mondo. Spesso venivano rappresentate nei film in scene romantiche con la vestaglia, la guêpière, il reggicalze. Ho quei riferimenti che erano obiettivamente molto belli, sono innamorata di quella estetica. Mi piace cercare dalle foto alle informazioni. Ogni tanto mi diverto a riprodurre per esempio un reggiseno seguendo un modello. Avevo un libro solo di modelli, sono delle foto con il disegno su carta millimetrata, per cui si poteva rifare esattamente della stessa misura e così ho fatto, sono riuscita a rifare quelle cose. Riportare il reggicalze, riportare la guêpière, queste cose qua, perché no?”.</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Ti chiedo invece se hai un libro da consigliare per scoprire la lingerie vintage.</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Carolina: “Più che un libro ti do due siti, ok? Uno è un sito che in realtà si entra con un abbonamento, ma ha tantissimi articoli anche accessibili gratuitamente: <em>Foundation Revealed.</em> Si trova tutto quello che riguarda soprattutto dai corsetti ai costumi. È una grande comunità anglosassone che ama i costumi, ama il riproporli e ricrearli, tutto quello che si indossava sotto, cioè sono veramente ricostruzioni storiche molto molto particolari. Un altro sito meraviglioso è <em>Underpinning museum</em>. Una con questa passione ha fatto un crowdfunding e ha messo su questo museo dove ci sono tutti i capi vintage, di tutte le epoche, e continua ad aggiungerli. Alcuni sono riproduzioni, altri sono originali. È un museo virtuale. Non mi ricordo se sono inglesi o americani. È veramente un archivio di fotografie meraviglioso, pieno, pieno di modelli spettacolari”.</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Bello! Grazie per il consiglio, andremo a curiosare. Vengo a delle idee per i corsi. Non si trovano più i bei body di una volta. Mi sono trovata, da 2-3 anni almeno, con un desiderio di quei body molto molto femminili. Un corso per farli?</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Cinzia: “Faremo tutto!”.</p>
<p style="font-weight: 400;">Carolina: “Qui andiamo sul difficile!”.</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Piano, piano, di arrivare a farne uno di quelli mi piacerebbe tantissimo, magari iniziando da un modello più semplice. Quando si viene qua a cucire ci sono le macchine a disposizione?</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Carolina: “Lei (Emma) si è portata la sua, l’ha Impostata perché così a casa parte già da ‘per fare questa cucitura, facciamo con questo punto questa tensione eccetera, per fare quest&#8217;altra cucitura facciamo quest&#8217;altro punto con questa tensione eccetera’. Però ci sono anche, delle macchine a disposizione. Nel corso pilota abbiamo usato tutte le macchine che abbiamo qui in laboratorio per capire quali fossero i settaggi migliori in base a ciascuna macchina, l’ago giusto, la dimensione del punto, il tipo di filo da usare. Noi invitiamo nel caso in cui si volesse poi cucire anche a casa, magari se si ha la possibilità di portare la propria macchina, perché è un settaggio particolare, allora vale la pena”.</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Uno lascia il mondo fuori. Si mette lì, pensa a cucire. C’è la tisana, un biscotto. A me piace moltissimo questa dimensione, cioè, non è solo il corso di per sé. Si viene qua, si chiacchiera, che non è solo ‘ti fai il costume’, ma si crea un mondo, una rete di persone con cui stare.</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Tamara: “Effettivamente ti si apre un mondo. Le prime volte avevo bisogno di Cinzia, ho sempre bisogno di Cinzia però adesso riesco a capire. Non ho chiamato Cinzia e le ho detto: ‘Devo fare il porta spazzolino elettrico’. Ho chiamato Cinzia e le ho detto: ‘Tra le stoffe impermeabili, quale mi dai?’.”</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">E poi lei dà i consigli sulla stoffa.</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Tamara: “Sui consigli per le stoffe devo essere sincera: io che giro abbastanza per stoffe, stoffe, belle come qui da Cinzia non le ho mai viste. La qualità, la scelta è veramente qualcosa di particolare”.</p>
<p style="font-weight: 400;">Cinzia: “Quando posso cerco anche di scegliere tessuti totalmente o in parte riciclati. Una cosa che dico sempre è che viene demonizzato molto il poliestere, ed è vero, assolutamente vero, però non è che purtroppo il cotone abbia un impatto particolarmente basso”.</p>
<figure id="attachment_16921" aria-describedby="caption-attachment-16921" style="width: 434px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-16921" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/bikini_fai-da-te-2-Cinzia-225x300.jpg" alt="" width="434" height="579" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/bikini_fai-da-te-2-Cinzia-225x300.jpg 225w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/bikini_fai-da-te-2-Cinzia-600x800.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/bikini_fai-da-te-2-Cinzia-768x1024.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/bikini_fai-da-te-2-Cinzia-1152x1536.jpg 1152w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/bikini_fai-da-te-2-Cinzia-1160x1547.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/bikini_fai-da-te-2-Cinzia-1320x1760.jpg 1320w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/bikini_fai-da-te-2-Cinzia.jpg 1512w" sizes="auto, (max-width: 434px) 100vw, 434px" /><figcaption id="caption-attachment-16921" class="wp-caption-text">Un altro bikinii creato da Cinzia</figcaption></figure>
<h6><span style="color: #ef827f;">Con me sfondi una porta aperta, non c&#8217;è il tessuto perfetto, però molte persone pensano: “È naturale!”, in realtà naturale non vuol dire che sia sostenibile. in realtà non esiste. Il poliestere ha pro e contro, il contro ovviamente è perché viene dal petrolio. Il pro è che non utilizza tutta l&#8217;acqua che viene usata per il cotone. Non si può demonizzare un tessuto piuttosto che un altro.</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Carolina: “Il mio, tra l’altro, è un settore dove è difficile dire: ‘Cuciamo sostenibile’, perché per esempio i tessuti naturali sono pochi quelli che si possono usare. Chiaramente, secondo il sentire comune, la maggior parte dei tessuti utilizzati nella lingerie è poliestere. Chiaramente ormai è demonizzato, però anche lì sì, aspetta. Ti dà delle caratteristiche che ti aiutano a indossarlo in un certo modo, è duraturo, perché comunque prima che rovini una cosa ce ne vuole”.</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Per questo è importante che piaccia molto, per tenerlo a lungo.</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Tamara: “Sto a contatto molto con i giorni, il mio lavoro e questa cultura non ce l’hanno”.</p>
<p style="font-weight: 400;">Cinzia: “Tranne Emma!”</p>
<p style="font-weight: 400;">Tamara: “Lei veramente è un caso raro!”</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Emma è la nostra perla.</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Tamara: “Anche i miei allievi e non solo, anche la generazione subito prima come quella di mio nipote, sono cresciuti con la possibilità di comprare a basso costo e avere mille alternative. Quando ero più piccola è vero che magari compravo lo stesso, però era molto più costoso a prescindere e non avevi tutta questa varietà che ti permetteva di avere un prezzo così accessibile. Anche se a me il maglione, il pantalone mi costava abbastanza era una scelta più consapevole. Ormai se vai nei negozi la maglietta costa 10 €, se non sei convinta la compri lo stesso”.</p>
<p style="font-weight: 400;">Carolina: “Diciamo che all’industria viene 2 € al metro questo tessuto. Poi c&#8217;è il filo, la corrente, la fodera, i bottoni, la chiusura lampo. Ci aggiungiamo 5 €”.</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Non ci sta proprio il conto, non ci si sta.</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Tamara: “Però la stoffa è quella che mi porta via più soldi nel progetto”.</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Più le ore di lavoro.</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Tamara: “Il lavoro va quantificato”.</p>
<p style="font-weight: 400;">Cinzia: “Il lavoro nel senso quanto tempo ci metti a fare la cosa”.</p>
<p style="font-weight: 400;">Tamara: “Ieri una ragazza mi ha fatto: ‘Che bello questo! Beh, quanto ci metti a fare i pantaloni?’ Non è quanto ci metto. Compri la stoffa, compri il filo”.</p>
<p style="font-weight: 400;">Emma: “Qui non è solo ‘compri la stoffa’. È ‘scendi, mettiti in macchina, vai a prendere la stoffa, sceglila”.</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Che è la stessa cosa che fanno i brand più piccoli.</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Emma: “Sono fortunata perché ho studiato scultura e installazione quindi so proprio il valore delle cose fatte a mano, poi avevo anche mia nonna che cuciva. Quindi anche l&#8217;importanza del prendere le cose usate. Tutti lavori che faccio, anche scultura, cerco sempre di avere meno sprechi possibili, usare meno plastica possibili, elementi naturali. Anche in quel campo, che è difficilissimo.</p>
<p style="font-weight: 400;">Nonna vuole una mano a modificare un costume!”</p>
<p style="font-weight: 400;">Cinzia: “Adesso le dai tu una mano, al contrario!”.</p>
<p style="font-weight: 400;">(Emma mostra il bikini che sta cucendo). Tutte: “Wow. Che Bello, molto bello!”</p>
<figure id="attachment_16931" aria-describedby="caption-attachment-16931" style="width: 400px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-16931" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/bikini-Emma_fai-da-te-4-225x300.jpg" alt="" width="400" height="532" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/bikini-Emma_fai-da-te-4-225x300.jpg 225w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/bikini-Emma_fai-da-te-4-600x800.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/bikini-Emma_fai-da-te-4-768x1024.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/bikini-Emma_fai-da-te-4-1152x1536.jpg 1152w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/bikini-Emma_fai-da-te-4-1160x1547.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/bikini-Emma_fai-da-te-4-1320x1760.jpg 1320w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/08/bikini-Emma_fai-da-te-4.jpg 1512w" sizes="auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px" /><figcaption id="caption-attachment-16931" class="wp-caption-text">Bikini cucito da Emma</figcaption></figure>
<p style="font-weight: 400;">Cinzia: “Posso dirti una cosa? A me il primo bikini non è venuto così bene! Il mio era molto più ondulato”.</p>
<p style="font-weight: 400;">Carolina: “Infatti stavo per dire: ‘Chiedi un po’ a loro com’era!’ Ti garantisco che per essere il primo bikini sta venendo benissimo!”.</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Adesso una curiosità: non riesco ancora a cucire dritto!</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Cinzia: “Ok, vieni a fare una lezione con me!”</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Proprio niente, non riesco. È la cosa che mi manca!</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Cinzia: “Guarda, in realtà ti manca il punto di riferimento. Quando sei in automobile, quello che ti fa andare dritto è seguire con la coda dell&#8217;occhio le strisce. Su una strada deserta sono le linee che ti permettono…, infatti quando non ci sono in una strada di campagna, è solo asfaltato per esempio, c&#8217;è difficoltà a mantenere la propria carreggiata. Quando si cuce è un po’ la stessa cosa. Quando si cuce bisogna scegliere un punto di riferimento, che sia il bordo piedino, le tacche sulla placca ago, un guidalinee, un punto di riferimento”.</p>
<h6><span style="color: #ef827f;">Mi piacerebbe venire a fare il corso!</span></h6>
<p style="font-weight: 400;">Cinzia: “Bene!”</p>
<p>Grazie per questo pomeriggio insieme! Mi piace pensare che un mestiere come quello della bustaia non stia scomparendo, che sia qualcuno/a che continuerà ad appassionarsene e a raccontarne la bellezza, magari imparando proprio da Carolina, incuriosito/a dalla sua intervista e dal blog. Ci meritiamo di indossare un intimo comodo e bello!</p>
<p>Sito di <a href="https://carolinagi.it/">Carolina Gi</a>; <a href="https://www.instagram.com/carolina_gi_/">Instagram</a></p>
<p>Foto: in copertina, Riccardo Scrocca; Carolina Gi, Cinzia, Tamara, Emma.</p>
<p><iframe title="Spotify Embed: LIVE - Bikini, lingerie, corsetière e brassiere: nel mondo di Carolina Gi" style="border-radius: 12px" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/episode/3Fx8CFcm5rm00u3GFimr85?si=d7212e2f59c94292&#038;utm_source=oembed"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Anne-Laure: Come essere mamme (im)perfettamente green e con un dress ECOde</title>
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		<dc:creator><![CDATA[dressecode]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Jan 2023 10:45:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[Circular economy]]></category>
		<category><![CDATA[Climate change]]></category>
		<category><![CDATA[Non categorizzato]]></category>
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					<description><![CDATA[Si può essere mamme (im)perfettamente green con un dress ECOde, come ci racconta Anne-Laure. Questa volta giochiamo in casa: dopo che Anne-Laure, che fa parte di Dress ECOde, mi ha annunciato l&#8217;arrivo di una piccola creatura non ho fatto che ripeterle: &#8220;Racconta cosa stai facendo ora che diventi mamma, ti va?&#8221;. Perché l&#8217;impegno va condiviso, può essere utile ad altre mamme o future mamme che stanno attente a essere più green. Così nasce questa intervista. Avevamo parlato anche con Elisa di come essere mamme impegnate nella sostenibilità. Ora è il turno della nostra Anne (e della sua piccola). È anche un modo per festeggiare l&#8217;arrivo di Sasha: benvenuta piccola! Anne-Laure collabora con Dress ECOde (scopri qui di più su di lei) e ha aperto un podcast sull’imperfezione che si cela in ognuno di noi quando si parla di sostenibilità, The (Im)Perfect Green Girl. Ciao Anne, non vedevo l’ora di farti questa intervista per raccontare come una mamma (im)perfettamente green e con un Dress ECOde stia vivendo questo momento della vita! Grazie perché alla fine hai accettato, so che è un momento delicato questo, pieno di novità, di tante cose da fare, di poco tempo a disposizione.  &#8220;Ciao Arianna, grazie per l&#8217;opportunità di raccontare quello che sto vivendo in questa bella avventura sia della gravidanza, sia del post parto&#8221;. Anne, ci racconti in cosa hai cercato di stare attenta relativamente all’impatto ambientale mentre ti preparavi a diventare mamma? &#8220;Durante la gravidanza, ho cercato di fare la cosa per cui mi ero in qualche modo allenata nei 2 anni precedenti: limitare gli acquisti. Non ho comprato nulla per la bimba, se non i 5 cambi richiesti dall&#8217;ospedale, che ho preso di seconda mano. Per quanto riguarda me invece, ho continuato a seguire una dieta vegetariana. L&#8217;unico derivato animale che mangiavo un paio di volte al mese, se capitava, era il formaggio. Ho anche avuto la grande fortuna e privilegio di poter lavorare da casa, quindi ho limitato drasticamente l&#8217;uso della macchina per gli spostamenti. Infine per quanto riguarda l&#8217;abbigliamento premaman, ho comprato soltanto 4 articoli nuovi (1 jeans, 2 leggins e una maglia). Li ho dovuti prendere nuovi per un motivo molto semplice, purtroppo non li ho potuti prendere di seconda mano per un motivo molto semplice: quando sei incinta, non sai che taglia hai. E se non provi, rischi di comprare cose che non ti stanno bene&#8230; Ho scelto cose che riesco a mettere ancora oggi, dopo la gravidanza! Il resto, l&#8217;ho preso dal mio armadio. Credo che la maggior parte di noi ha nel proprio armadio capi d&#8217;abbigliamento troppo grandi&#8230; Ecco io li ho riesumati con piacere! Camice, magliette, pantaloni di cotone&#8230; Forse anche la fortuna della stagione estiva ha aiutato&#8221;. Mi piace la scelta di utilizzare capi che una ha già nel proprio armadio,  cose che hai trovato che ti stavano grandi. Hai fatto benissimo. Il primo consiglio che diamo sempre è quello di non acquistare cose nuove, ma di usare quello che abbiamo ancora dentro il guardaroba e che non indossiamo. Mi sembra un&#8217;ottima idea, oltre all&#8217;impegno che in diversi aspetti hai cercato di portare avanti. Ti chiedo riguardo i primi vestitini: dove hai deciso di prenderli, qual è stata la tua scelta per le prime cose da mettere alla piccola Sasha? &#8220;Come dicevo, i primi vestitini sono stati quelli richiesti dall&#8217;ospedale (chiedevano 5 body e 5 pigiamini) e li ho presi tutti su Vinted, rigorosamente di colori neutri, e con l&#8217;opzione &#8220;nuovo con etichetta&#8221;. Ho preso anche delle mussole, sempre su Vinted. Quelle sono i miei pezzi preferiti, perché li usiamo sempre ancora oggi e Sasha non si muove senza una mussola tra le mani! Ho ricevuto anche tantissime cose regalate di seconda mano, da amiche e da mia sorella: lenzuola, coperte, tutine&#8230; e anche peluche&#8230; Tonnellate di peluche!&#8221; I peluche sono un classico dei regali per i bambini. Chissà quanti ne saranno arrivati e quanti ne arriveranno ancora! Volevo chiederti se hai negozi invece da consigliare per gli acquisti? &#8220;Purtroppo non ho negozi da consigliare. O meglio, conosciamo tutti le poche catene di distribuzione specializzate negli articoli per future mamme, neo mamme, neonati e bimbi&#8230; Ma ahimè sono un po&#8217; come le catene di fast fashion che conosciamo. Tutto o quasi è made in China. Ho provato a cercare negozi, anche online, negozi di articoli etici, ma veramente sono pochissimi e soprattutto, permettimi di dirlo qui, costano veramente un&#8217;esagerazione. Penso all&#8217;abbigliamento premaman o da allattamento. Trovi poco e quello che trovi di buona qualità lo paghi molto caro. Penso alle famose camicie da notte per l&#8217;ospedale&#8230; Ne ho viste anche a 75-80 euro&#8230; Ora, capisci che non posso pagare 80 euro per una camicia da notte che probabilmente metterò un paio di volte e non indosserò mai più nella vita, se non per un eventuale secondo figlio ovviamente! Così non funziona: un capo non può costare così tanto. Stesso ragionamento per i vestiti dei piccolini. Un vestitino 0-1 mese dura veramente 1 mese. E se ti va bene lo metti una decina di volte al massimo&#8230; E infatti secondo me questo è un grande problema. Non c&#8217;è via di mezzo. O meglio, sì c&#8217;è: il seconda mano. Per curiosità dai un occhio su Vinted nelle categorie bambini: le cose nuove con cartellino sono tantissime&#8230; Troppe davvero&#8221;. Ci credo Anne&#8230; anche nelle altre categorie, per gli adulti, negli accessori, ci sono talmente tanti capi, tanti oggetti nuovi che non stento a credere sia così per i bambini. Probabilmente influisce di più in questa categoria il fatto che si ricevono tanti regali. &#8220;Qui mi permetto di lanciare un messaggio a chi ci legge e ascolterà: non comprate cose o vestiti a una neo mamma. Sarà talmente sopraffatta che probabilmente non avrà nemmeno il tempo di lavare e mettere i 39 bodini, calzettini, e fascette varie che riceverà in regalo. Piuttosto regalatele del tempo. Pulizie di casa, una teglia di lasagna e cose da congelare, portate fuori l&#8217;immondizia, offrite un servizio di parrucchiera o un&#8217;estetista a domicilio,&#8230; No body, no peluche, no vestitini&#8230; Ve lo chiedo con tutto il cuore&#8221;. Fa sorridere chiedere il tempo per buttare giù l&#8217;immondizia o per altre cose, ma in realtà Anne lo trovo un messaggio bellissimo. Vero in ogni circostanza. Ogni volta che facciamo un regalo dovremmo sempre pensare a quello che fa piacere ricevere all&#8217;altra persona. A maggior ragione se si è attenti alla sostenibilità, perché si rischia di far diventare un rifiuto quello che si regala. Avevamo dedicato sotto Natale un articolo sull&#8217;argomento. Sono molto d&#8217;accordo con te sul lanciare questo messaggio. Effettivamente trovo prezioso venire incontro a una difficoltà che una mamma può avere, che è appunto quella della mancanza di tempo, immersa in un nuovo momento della vita così diverso rispetto a prima e con poco spazio per sé. Ti ringrazio. Nella ricerca di abbigliamento per la tua piccola c’è qualcosa che hai fatto e che fai fatica a trovare? &#8220;Sì, un cappellino. Ho fatto una gran fatica a trovare un cappellino invernale. Sono andata prima su Vinted e non ho trovato quello che cercavo. Sono poi andata nella merceria del mio paese ma non li avevano, il loro fornitore non vendeva più quelli made in Italy&#8230; Ho ordinato un cappellino sul sito di moda etica, ma dopo due settimane mi hanno chiamata per dirmi che li avevano finiti. Quindi, ho dovuto ripiegare su una marca conosciuta di abbigliamento per bimbi, con materiali standard&#8230; Fuori c&#8217;era freddo e lei non poteva uscire senza un cappellino! L&#8217;ho preso un pochino più grande così lo userà un po&#8217; di più spero!&#8221;. Mi ha colpito questa ricerca, mi ricordo Anne. Ci siamo trovate, ne abbiamo parlato, abbiamo provato a vedere nei negozi tradizionali. Un cappellino che si dà per scontato venga fatto indossare ai bambini, soprattutto verso la stagione invernale. Posso capire la frustrazione. Bisognerebbe capire dalle aziende qual è la logica. A parte i vestitini, com’è andata con il resto (il lettino, la culla, i giochi, ecc.)? &#8220;Devo dire che sono stata fortunatissima per tutto il resto degli accessori: mia sorella mi ha dato il lettino, la sdraietta, un seggiolone auto, un tapettino sensoriale, dei pupazzi, peluche e libriccini &#8230; E addirittura un mio collega mi ha regalato un trio usato pochissimo in perfetto stato&#8230; Questo è stato davvero un bellissimo regalo. Non so se ascolterà questa intervista ma ne approfitto per ringraziarlo ancora. Di giochi per ora ne ho pochi, molti arrivano dai cuginetti. Ho ricevuto dei giochi nuovi molto belli, per ora tutti di legno e ne sono molto contenta!&#8221;. Quando cerco di spiegare la bellezza del circuito second-hand, è anche in questo. Non è solo per l&#8217;oggetto di per sé, ma il sapere di averlo recuperato. Di riceverlo in dono da una persona che si conosce. C&#8217;è la gioia da una parte e dall&#8217;altra, la felicità di aver regalato qualcosa che può essere utile all&#8217;altro. Qualcosa che ti ritrovi in più ora e che diventa un oggetto desiderato e a cui viene dato tanto valore dall&#8217;altra parte. Tra le cose che hai fatto, qual è quella di cui ti senti più soddisfatta, più orgogliosa di te? &#8220;Per ora è il fatto di essere riuscita a mantenere il minimalismo che ho sempre voluto dall&#8217;inizio. Ahimè sta arrivando il Natale e mi sa che riceveremo tantissime cose! Ma va bene così. Credo che sia giusto che lei cresca con i vari modi di fare delle famiglie da cui è nata per poterli confrontare e poi scegliere da grande quello che ritiene più coerente, più giusto&#8221;. Mi sembra un approccio che indica molta flessibilità. Spesso ci troviamo a dire che è quello che ci vuole quando si pensa di fare un percorso verso la sostenibilità. Avere un approccio più morbido può portare le persone intorno a intraprendere un cammino simile. Cosa invece hai trovato e trovi difficile fare per essere più green? &#8220;Sono 2 le cose sulle quali ho dovuto trovare compromessi: l&#8217;autoproduzione in cucina e i pannolini lavabili. Chiunque dichiari di essere in grado di cucinare pranzi e cene con un neonato mente! Non è fisicamente possibile. Riuscivo a stento a farmi una doccia. A volte nemmeno riuscivo a mangiare. Figuriamoci a cucinare. Quindi ho ordinato molto cibo pronto e confezionato. E lo faccio tuttora. Cercando però di privilegiare produzioni locali grazie per esempio a gruppi di acquisto come L&#8217;alveare che dice sì. Per i pannolini invece ero partita carichissima, poi ho iniziato a vedere su internet i prezzi (folli) dei pannolini lavabili nuovi. Riducono drasticamente l&#8217;impatto ambientale, e non ci piove. Ma hanno un costo economico (circa 25 euro l&#8217;uno) e soprattutto mentale (ti assicuro che lavare i pannolini è veramente l&#8217;ultima cosa che hai voglia dj fare quando finalmente in casa c&#8217;è silenzio alle 2 di notte&#8230; Per ora quindi ho preso 4 pannolini nuovi e 4 usati. Li uso tutti in una stessa giornata, quando mi va. Poi li lavo tutti insieme e negli altri giorni uso gli usa-e-getta&#8221;. Grazie per la tua opinione anche sui pannolini lavabili. È qualcosa di soggettivo, me ne rendo conto. Ho intervistato mia cugina, e il suo compagno, tanti anni fa, L&#8217;esperienza con i lavabili era completamente diversa cosa, lei li consigliava nonostante l&#8217;impegno che anche tu dici e si era trovata alla fine bene. Secondo me dipende da tantissimi fattori. Ti ringrazio per aver dato questa testimonianza, perché qualcuna che magari lo trova difficile si riconosce nelle tue parole e non si colpevolizza perché magari non riesce a fare questa scelta. Grazie anche per dritte sul cibo: se si ha difficoltà, qualche soluzione si può trovare. Quella dei gruppi di acquisto rimane valida in generale. Continuando su questa sorta di analisi delle cose fatte e non fatte, ti chiedo: cosa avresti potuto fare meglio e invece per pigrizia hai abbandonato o hai detto &#8220;non ce la faccio&#8221;? &#8220;Sono tante le cose sulle quali ho dovuto fare passi indietro. Ti dirò però che sono contenta di essere stata in grado di farli, questi passi indietro. Perché ci avrei rimesso la mia salute fisica e mentale, che...]]></description>
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<div dir="auto"><a href="https://www.spreaker.com/episode/52482620"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-15706" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg" alt="" width="193" height="75" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg 1080w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-600x234.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-300x117.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-1024x399.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-768x299.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 193px) 100vw, 193px" /></a>Si può essere mamme (im)perfettamente green con un dress ECOde, come ci racconta Anne-Laure. Questa volta giochiamo in casa: dopo che Anne-Laure, che fa parte di Dress ECOde, mi ha annunciato l&#8217;arrivo di una piccola creatura non ho fatto che ripeterle: &#8220;Racconta cosa stai facendo ora che diventi mamma, ti va?&#8221;. Perché l&#8217;impegno va condiviso, può essere utile ad altre mamme o future mamme che stanno attente a essere più green.</div>
<div dir="auto">Così nasce questa intervista. Avevamo <span style="color: #b2a4d4;"><a style="color: #b2a4d4;" href="https://dress-ecode.com/2019/07/20/mamme-e-papa-green-senza-stress-elisa-mamma-ecologica-ci-racconta-cosa-riesce-a-fare/">parlato anche con Elisa</a> </span>di come essere mamme impegnate nella sostenibilità. Ora è il turno della nostra Anne (e della sua piccola). È anche un modo per festeggiare l&#8217;arrivo di Sasha: benvenuta piccola!</div>
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<div dir="auto"><em>Anne-Laure collabora con Dress ECOde (scopri <a href="https://dress-ecode.com/about/">qui</a> di più su di lei) e ha aperto un podcast sull’imperfezione che si cela in ognuno di noi quando si parla di sostenibilità, <a href="https://open.spotify.com/show/1wKcBBd1lkoliQmk5vFZak?si=2w3fpNJYR-OPXYuXC1I76g&amp;utm_source=copy-link&amp;dl_branch=1">The (Im)Perfect Green Girl</a>.</em></div>
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<h6><span style="color: #b2a4d4;">Ciao Anne, non vedevo l’ora di farti questa intervista per raccontare come una mamma (im)perfettamente green e con un Dress ECOde stia vivendo questo momento della vita! Grazie perché alla fine hai accettato, so che è un momento delicato questo, pieno di novità, di tante cose da fare, di poco tempo a disposizione. </span></h6>
<p>&#8220;Ciao Arianna, grazie per l&#8217;opportunità di raccontare quello che sto vivendo in questa bella avventura sia della gravidanza, sia del post parto&#8221;.</p>
<h6><span style="color: #b2a4d4;">Anne, ci racconti in cosa hai cercato di stare attenta relativamente all’impatto ambientale mentre ti preparavi a diventare mamma?</span></h6>
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Per quanto riguarda me invece, ho continuato a seguire una dieta vegetariana. L&#8217;unico derivato animale che mangiavo un paio di volte al mese, se capitava, era il formaggio. Ho anche avuto la grande fortuna e privilegio di poter lavorare da casa, quindi ho limitato drasticamente l&#8217;uso della macchina per gli spostamenti.<br />
Infine per quanto riguarda l&#8217;abbigliamento premaman, ho comprato soltanto 4 articoli nuovi (1 jeans, 2 leggins e una maglia). Li ho dovuti prendere nuovi per un motivo molto semplice, purtroppo non li ho potuti prendere di seconda mano per un motivo molto semplice: quando sei incinta, non sai che taglia hai. E se non provi, rischi di comprare cose che non ti stanno bene&#8230; Ho scelto cose che riesco a mettere ancora oggi, dopo la gravidanza!<br />
Il resto, l&#8217;ho preso dal mio armadio. Credo che la maggior parte di noi ha nel proprio armadio capi d&#8217;abbigliamento troppo grandi&#8230; Ecco io li ho riesumati con piacere! Camice, magliette, pantaloni di cotone&#8230; Forse anche la fortuna della stagione estiva ha aiutato&#8221;.</p>
<h6><span style="color: #b2a4d4;">Mi piace la scelta di utilizzare capi che una ha già nel proprio armadio,  cose che hai trovato che ti stavano grandi. Hai fatto benissimo. Il primo consiglio che diamo sempre è quello di non acquistare cose nuove, ma di usare quello che abbiamo ancora dentro il guardaroba e che non indossiamo. Mi sembra un&#8217;ottima idea, oltre all&#8217;impegno che in diversi aspetti hai cercato di portare avanti. Ti chiedo riguardo i primi vestitini: dove hai deciso di prenderli, qual è stata la tua scelta per le prime cose da mettere alla piccola Sasha?</span></h6>
<p>&#8220;Come dicevo, i primi vestitini sono stati quelli richiesti dall&#8217;ospedale (chiedevano 5 body e 5 pigiamini) e li ho presi tutti su Vinted, rigorosamente di colori neutri, e con l&#8217;opzione &#8220;nuovo con etichetta&#8221;. Ho preso anche delle mussole, sempre su Vinted. Quelle sono i miei pezzi preferiti, perché li usiamo sempre ancora oggi e Sasha non si muove senza una mussola tra le mani!<br />
Ho ricevuto anche tantissime cose regalate di seconda mano, da amiche e da mia sorella: lenzuola, coperte, tutine&#8230; e anche peluche&#8230; Tonnellate di peluche!&#8221;</p>
<h6><span style="color: #b2a4d4;">I peluche sono un classico dei regali per i bambini. Chissà quanti ne saranno arrivati e quanti ne arriveranno ancora! Volevo chiederti se hai negozi invece da consigliare per gli acquisti?</span></h6>
<p>&#8220;Purtroppo non ho negozi da consigliare. O meglio, conosciamo tutti le poche catene di distribuzione specializzate negli articoli per future mamme, neo mamme, neonati e bimbi&#8230; Ma ahimè sono un po&#8217; come le catene di fast fashion che conosciamo. Tutto o quasi è made in China. Ho provato a cercare negozi, anche online, negozi di articoli etici, ma veramente sono pochissimi e soprattutto, permettimi di dirlo qui, costano veramente un&#8217;esagerazione.<br />
Penso all&#8217;abbigliamento premaman o da allattamento. Trovi poco e quello che trovi di buona qualità lo paghi molto caro. Penso alle famose camicie da notte per l&#8217;ospedale&#8230; Ne ho viste anche a 75-80 euro&#8230; Ora, capisci che non posso pagare 80 euro per una camicia da notte che probabilmente metterò un paio di volte e non indosserò mai più nella vita, se non per un eventuale secondo figlio ovviamente! Così non funziona: un capo non può costare così tanto. Stesso ragionamento per i vestiti dei piccolini. Un vestitino 0-1 mese dura veramente 1 mese. E se ti va bene lo metti una decina di volte al massimo&#8230; E infatti secondo me questo è un grande problema. Non c&#8217;è via di mezzo. O meglio, sì c&#8217;è: il seconda mano.<br />
Per curiosità dai un occhio su Vinted nelle categorie bambini: le cose nuove con cartellino sono tantissime&#8230; Troppe davvero&#8221;.</p>
<h6><span style="color: #b2a4d4;">Ci credo Anne&#8230; anche nelle altre categorie, per gli adulti, negli accessori, ci sono talmente tanti capi, tanti oggetti nuovi che non stento a credere sia così per i bambini. Probabilmente influisce di più in questa categoria il fatto che si ricevono tanti regali.</span></h6>
<p>&#8220;Qui mi permetto di lanciare un messaggio a chi ci legge e ascolterà: non comprate cose o vestiti a una neo mamma. Sarà talmente sopraffatta che probabilmente non avrà nemmeno il tempo di lavare e mettere i 39 bodini, calzettini, e fascette varie che riceverà in regalo.<br />
Piuttosto regalatele del tempo. Pulizie di casa, una teglia di lasagna e cose da congelare, portate fuori l&#8217;immondizia, offrite un servizio di parrucchiera o un&#8217;estetista a domicilio,&#8230; No body, no peluche, no vestitini&#8230; Ve lo chiedo con tutto il cuore&#8221;.</p>
<h6><span style="color: #b2a4d4;">Fa sorridere chiedere il tempo per buttare giù l&#8217;immondizia o per altre cose, ma in realtà Anne lo trovo un messaggio bellissimo. Vero in ogni circostanza. Ogni volta che facciamo un regalo dovremmo sempre pensare a quello che fa piacere ricevere all&#8217;altra persona. A maggior ragione se si è attenti alla sostenibilità, perché si rischia di far diventare un rifiuto quello che si regala. Avevamo dedicato sotto Natale <a style="color: #b2a4d4;" href="https://dress-ecode.com/2020/12/11/speciale-idee-per-regali-piu-sostenibili-come-fare-doni-in-modo-piu-responsabile-e-piacevole/">un articolo</a> sull&#8217;argomento. Sono molto d&#8217;accordo con te sul lanciare questo messaggio. Effettivamente trovo prezioso venire incontro a una difficoltà che una mamma può avere, che è appunto quella della mancanza di tempo, immersa in un nuovo momento della vita così diverso rispetto a prima e con poco spazio per sé. Ti ringrazio. Nella ricerca di abbigliamento per la tua piccola c’è qualcosa che hai fatto e che fai fatica a trovare?</span></h6>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-16463 alignright" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Mamma-bimbi-green.jpg" alt="" width="517" height="422" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Mamma-bimbi-green.jpg 1193w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Mamma-bimbi-green-600x490.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Mamma-bimbi-green-300x245.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Mamma-bimbi-green-1024x836.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Mamma-bimbi-green-768x627.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Mamma-bimbi-green-1160x947.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 517px) 100vw, 517px" />&#8220;Sì, un cappellino. Ho fatto una gran fatica a trovare un cappellino invernale. Sono andata prima su Vinted e non ho trovato quello che cercavo. Sono poi andata nella merceria del mio paese ma non li avevano, il loro fornitore non vendeva più quelli made in Italy&#8230; Ho ordinato un cappellino sul sito di moda etica, ma dopo due settimane mi hanno chiamata per dirmi che li avevano finiti. Quindi, ho dovuto ripiegare su una marca conosciuta di abbigliamento per bimbi, con materiali standard&#8230; Fuori c&#8217;era freddo e lei non poteva uscire senza un cappellino! L&#8217;ho preso un pochino più grande così lo userà un po&#8217; di più spero!&#8221;.</p>
<h6><span style="color: #b2a4d4;">Mi ha colpito questa ricerca, mi ricordo Anne. Ci siamo trovate, ne abbiamo parlato, abbiamo provato a vedere nei negozi tradizionali. Un cappellino che si dà per scontato venga fatto indossare ai bambini, soprattutto verso la stagione invernale. Posso capire la frustrazione. Bisognerebbe capire dalle aziende qual è la logica. A parte i vestitini, com’è andata con il resto (il lettino, la culla, i giochi, ecc.)?</span></h6>
<p>&#8220;Devo dire che sono stata fortunatissima per tutto il resto degli accessori: mia sorella mi ha dato il lettino, la sdraietta, un seggiolone auto, un tapettino sensoriale, dei pupazzi, peluche e libriccini &#8230; E addirittura un mio collega mi ha regalato un trio usato pochissimo in perfetto stato&#8230; Questo è stato davvero un bellissimo regalo. Non so se ascolterà questa intervista ma ne approfitto per ringraziarlo ancora. Di giochi per ora ne ho pochi, molti arrivano dai cuginetti. Ho ricevuto dei giochi nuovi molto belli, per ora tutti di legno e ne sono molto contenta!&#8221;.</p>
<h6><span style="color: #b2a4d4;">Quando cerco di spiegare la bellezza del circuito second-hand, è anche in questo. Non è solo per l&#8217;oggetto di per sé, ma il sapere di averlo recuperato. Di riceverlo in dono da una persona che si conosce. C&#8217;è la gioia da una parte e dall&#8217;altra, la felicità di aver regalato qualcosa che può essere utile all&#8217;altro. Qualcosa che ti ritrovi in più ora e che diventa un oggetto desiderato e a cui viene dato tanto valore dall&#8217;altra parte. Tra le cose che hai fatto, qual è quella di cui ti senti più soddisfatta, più orgogliosa di te?</span></h6>
<p>&#8220;Per ora è il fatto di essere riuscita a mantenere il minimalismo che ho sempre voluto dall&#8217;inizio. Ahimè sta arrivando il Natale e mi sa che riceveremo tantissime cose! Ma va bene così. Credo che sia giusto che lei cresca con i vari modi di fare delle famiglie da cui è nata per poterli confrontare e poi scegliere da grande quello che ritiene più coerente, più giusto&#8221;.</p>
<h6><span style="color: #b2a4d4;">Mi sembra un approccio che indica molta flessibilità. Spesso ci troviamo a dire che è quello che ci vuole quando si pensa di fare un percorso verso la sostenibilità. Avere un approccio più morbido può portare le persone intorno a intraprendere un cammino simile. Cosa invece hai trovato e trovi difficile fare per essere più green?</span></h6>
<p>&#8220;Sono 2 le cose sulle quali ho dovuto trovare compromessi: l&#8217;autoproduzione in cucina e i pannolini lavabili. Chiunque dichiari di essere in grado di cucinare pranzi e cene con un neonato mente! Non è fisicamente possibile. Riuscivo a stento a farmi una doccia. A volte nemmeno riuscivo a mangiare. Figuriamoci a cucinare. Quindi ho ordinato molto cibo pronto e confezionato. E lo faccio tuttora. Cercando però di privilegiare produzioni locali grazie per esempio a gruppi di acquisto come L&#8217;alveare che dice sì.<br />
Per i pannolini invece ero partita carichissima, poi ho iniziato a vedere su internet i prezzi (folli) dei pannolini lavabili nuovi. Riducono drasticamente l&#8217;impatto ambientale, e non ci piove. Ma hanno un costo economico (circa 25 euro l&#8217;uno) e soprattutto mentale (ti assicuro che lavare i pannolini è veramente l&#8217;ultima cosa che hai voglia dj fare quando finalmente in casa c&#8217;è silenzio alle 2 di notte&#8230; Per ora quindi ho preso 4 pannolini nuovi e 4 usati. Li uso tutti in una stessa giornata, quando mi va. Poi li lavo tutti insieme e negli altri giorni uso gli usa-e-getta&#8221;.</p>
<h6><span style="color: #b2a4d4;">Grazie per la tua opinione anche sui pannolini lavabili. È qualcosa di soggettivo, me ne rendo conto. Ho <a style="color: #b2a4d4;" href="https://dress-ecode.com/2019/06/04/alice-francois-e-nina-il-racconto-e-due-video-dellesperienza-con-i-pannolini-lavabili/">intervistato mia cugina</a>, e il suo compagno, tanti anni fa, L&#8217;esperienza con i lavabili era completamente diversa cosa, lei li consigliava nonostante l&#8217;impegno che anche tu dici e si era trovata alla fine bene. Secondo me dipende da tantissimi fattori. Ti ringrazio per aver dato questa testimonianza, perché qualcuna che magari lo trova difficile si riconosce nelle tue parole e non si colpevolizza perché magari non riesce a fare questa scelta. Grazie anche per dritte sul cibo: se si ha difficoltà, qualche soluzione si può trovare. Quella dei gruppi di acquisto rimane valida in generale. Continuando su questa sorta di analisi delle cose fatte e non fatte, ti chiedo: cosa avresti potuto fare meglio e invece per pigrizia hai abbandonato o hai detto &#8220;non ce la faccio&#8221;?</span></h6>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-16465 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Mamma-green-.jpg" alt="" width="505" height="712" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Mamma-green-.jpg 767w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Mamma-green--600x846.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Mamma-green--213x300.jpg 213w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Mamma-green--727x1024.jpg 727w" sizes="auto, (max-width: 505px) 100vw, 505px" />&#8220;Sono tante le cose sulle quali ho dovuto fare passi indietro. Ti dirò però che sono contenta di essere stata in grado di farli, questi passi indietro. Perché ci avrei rimesso la mia salute fisica e mentale, che è la prima cosa soprattutto in periodo così intenso, fisicamente, emotivamente e mentalmente. Sono da tutelare, sempre e comunque. Una mia cara amica un giorno mi ha detto: &#8216;Da adulti, abbiamo tanti principi che cerchiamo di seguire attentamente. Poi arrivano i figli&#8230; E tutto cambia!&#8217;. Ora, tutto magari no, ma ho dovuto rivedere le mie priorità, questo sicuramente. Sto imparando piano piano a vivere questa nuova realtà&#8221;.</p>
<h6><span style="color: #b2a4d4;">La salute fisica e mentale sono sicuramente una priorità, come tu dici, a maggior ragione anche adesso, dove ti trovi a prenderti cura della vita di un&#8217;altra persona che praticamente dipende in tutto e per tutto da te. In questo frangente e in generale rimangono davvero due aspetti fondamentali per la vita dell&#8217;essere umano. Qual è l&#8217;aspetto in cui invece ti impegni più di tutti, quello dove cerchi di essere più sostenibile, più attenta agli aspetti green? </span></h6>
<p>&#8220;Per quanto riguarda me, ti direi l&#8217;alimentazione, che continua ad essere vegetariana. Devo dire che un pezzo di formaggio, quando il frigo e lo stomaco sono vuoti e ogni tanto me lo concedo. Invece per lei mi impegno a limitare gli acquisti allo stretto necessario e prendere quasi sempre le cose di seconda mano&#8221;.</p>
<h6><span style="color: #b2a4d4;">Nei hai dati già tanti in questa intervista, ma ti chiedo ancora: c&#8217;è un consiglio che desideri dare un&#8217;altro alle mamme che desiderano essere più green?</span></h6>
<p>&#8220;È difficile dare consigli, si è capito da questa intervista che non c&#8217;è nulla di perfetto in quello che faccio in questo, in questo momento e soprattutto non ambisco alla perfezione. Se dovessi dare un suggerimento sarebbe quello di comprare lo stretto necessario prima della nascita, senza farsi prendere dall&#8217;ansia, senza ascoltare troppo amici e parenti. Comprare anche di seconda mano, non aver paura di comprare seconda mano o addirittura prendere in prestito. Ah, ecco sì un consiglio, magari sì che mi sarebbe piaciuto ricevere tra l&#8217;altro. Cercate i gruppi di mamme nelle vostre zone. Consultori, gruppi locali e associazioni. Per un solo motivo, fare rete. Sono molto sincera, la solitudine che si vive e che si prova durante una gravidanza, soprattutto durante una prima gravidanza, è davvero tosta. Incontrare altre mamme anche una volta ogni tanto può veramente essere di grande supporto e tra l&#8217;altro magari conoscerete chi vi può prestare quella cosa che vi serve invece di comprarla nuova&#8221;.</p>
<p><strong><span style="color: #b2a4d4;">Grazie Anne. Ho scelto di parlare di questo argomento, dell&#8217;essere mamma e anche imperfettamente green, e anche con un Dress ECOde,  con te proprio perché sapevo che avresti adottato un approccio molto sincero, onesto e con i piedi per terra. Perché è molto facile raccontare, fare video, far apparire quanto è semplice essere mamme green, va molto di moda ora e negli ultimi anni, lanciando magari il messaggio: &#8216;Ma sì, ce la possiamo fare tutti!&#8217;. Certo, è un percorso che è alla portata di tutti. Bello, però è necessario spiegare che richiede impegno, perché non ci si colpevolizzi qualora si trovino delle difficoltà. È normale che si abbiano delle difficoltà. E ogni volta che mi trovo ad ascoltarle, e personalmente ad affrontarle, rifletto su un&#8217;osservazione che sento fare spesso: &#8216;Le aziende dovrebbero metterci in condizioni di fare questo, fare quell&#8217;altro, mangiare in questo modo, spostarci così, poter acquistare&#8230;&#8217;. È un concetto che ribadisco molto spesso delle responsabilità a più livelli. Siamo tutti responsabili, non solo le aziende, i governi. Ognuno si trova a fare la propria parte. Mi rendo conto ascoltando te in questa intervista, raccogliendo le testimonianze e molto spesso in prima persona, a capire quanto effettivamente ancora ci si senta delle mosche bianche. Quanto si sogni di entrare in un negozio o di avere accesso in maniera più facile a soluzioni che siano davvero più sostenibili. Ci arriveremo,  il futuro è  questo, il futuro è qua, si tratta di avere ancora un po&#8217; di pazienza e impegno. Ben vengano le condivisioni come la tua anche su un tema che è quello della solitudine. Sembra un mondo favoloso e splendido, c&#8217;è la gioia di una nuova vita. C&#8217;è l&#8217;emozione di avere accanto un figlio, una figlia. C&#8217;è anche un aspetto però che non va sottovalutato, che è quello della sensazione magari non sempre di alto, un po&#8217; di basso che può essere dovuto a questo sentore di essere soli. Si può attraversare in questa come in altre fasi della vita e abbattiamo questo tabù. La salute mentale, insieme a quella fisica, che abbiamo detto essere una priorità, è uno dei temi sempre più legati alla sostenibilità. Anche di questo ti ringrazio, come per tutta la sincerità, qui nell&#8217;intervista e nel lavoro di collaborazione che svolgi all&#8217;interno di Dress ECOde.</span></strong></p>
<p><span style="color: #000000;">&#8220;Grazie Arianna.  Mi è piaciuto molto fare questa intervista. Ti ringrazio davvero. Ti auguro il meglio e spero a prestissimo. Ciao a tutti!&#8221;.</span></p>
<h6><span style="color: #b2a4d4;">Ciao Anne, ciao piccola Sasha!</span></h6>
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<p>&nbsp;</p>
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		<title>Upcycling con Ricreare Lab Shop: guardare le cose con un occhio diverso</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Aug 2022 06:09:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Artigianato]]></category>
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		<category><![CDATA[Handicraft]]></category>
		<category><![CDATA[Upcycling/Riuso]]></category>
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					<description><![CDATA[Una vetrina tra le vie di Pienza cattura il mio sguardo. È il laboratorio di Raffaella Zurlo, Ricreare Lab Shop, che recupera e trasforma materiali destinati a essere buttati. Upcycling per Raffaella è guardare con un altro punto di vista potenziali rifiuti. Con lei chiacchieriamo delle sue creazioni e del mondo del riciclo creativo. Non solo: ci racconta anche di come ha fatto a realizzare un profilo Instagram che incuriosisce e intrattiene piacevolmente su tre diverse tematiche, in comune hanno l&#8217;offerta di oggetti prodotti artisticamente con minore impatto sull&#8217;ambiente. Inoltre, ci svela inoltre com&#8217;è occuparsi di upcycling in questo paese toscano, inserendosi nel territorio. Nell&#8217;episodio registrato dal vivo scoprirai: 01:11 &#8211; L&#8217;incontro incredibile con Raffaella! 03:40 &#8211; Cosa fa Raffaella (e cosa vuol dire upcycling, che non è il riciclo) 05:38 &#8211; I metalli: cosa c&#8217;entrano? 06:44 &#8211; Il rispetto della patina 07:00 &#8211; L&#8217;emozione parlando di Piero Angela 10:35 &#8211; Le bambole Waldorf: come nascono dalle mani di Raffaella e dai materiali recuperati 12:10 &#8211; Sai cosa sono gli &#8216;scardacci&#8217;? 14:45 &#8211; Le cose più belle recuperate da Raffaella 18:22 &#8211; Quando Jude Law si è seduto qui! Suggerimenti per brand: 20:30 &#8211; Com&#8217;è portare avanti progetti di upcycling a Pienza 23:33 &#8211; La pandemia: come ha reagito Raffaella 23:43 &#8211; Come si arriva a costruire un bel profilo Instagram 26:07 &#8211; Affidarsi a un professionista 27:55 &#8211; Quanto tempo Raffaella dedica ai social 29:28 &#8211; Consiglio per chi vuole occuparsi di upcycling 31.37 &#8211; Parliamo di soldi 33:04 &#8211; Su Clubhouse con Bottega di Cartone Raffaella recupera anche capi per bambini e adulti. Vuoi saperne di più sull&#8217;upcycling e conoscere altri brand? Puoi scaricare qui la nostra guida gratuita &#62; Upcycling: da rifiuto a tesoro &#160;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.spreaker.com/episode/51024467"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-15706" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg" alt="" width="230" height="90" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg 1080w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-600x234.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-300x117.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-1024x399.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-768x299.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 230px) 100vw, 230px" /></a>Una vetrina tra le vie di Pienza cattura il mio sguardo. È il laboratorio di Raffaella Zurlo, Ricreare Lab Shop, che recupera e trasforma materiali destinati a essere buttati. <a href="https://dress-ecode.com/?s=upcycling">Upcycling</a> per Raffaella è guardare con un altro punto di vista potenziali rifiuti. Con lei chiacchieriamo delle sue creazioni e del mondo del riciclo creativo.</p>
<p>Non solo: ci racconta anche di come ha fatto a realizzare un profilo Instagram che incuriosisce e intrattiene piacevolmente su tre diverse tematiche, in comune hanno l&#8217;offerta di oggetti prodotti artisticamente con minore impatto sull&#8217;ambiente. Inoltre, ci svela inoltre com&#8217;è occuparsi di upcycling in questo paese toscano, inserendosi nel territorio.</p>
<figure id="attachment_16168" aria-describedby="caption-attachment-16168" style="width: 415px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://youtu.be/DoOAAKziJyg"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-16168" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/08/@dress_ecode.jpeg" alt="" width="415" height="293" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/08/@dress_ecode.jpeg 2000w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/08/@dress_ecode-600x424.jpeg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/08/@dress_ecode-300x212.jpeg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/08/@dress_ecode-1024x724.jpeg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/08/@dress_ecode-768x543.jpeg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/08/@dress_ecode-1536x1086.jpeg 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/08/@dress_ecode-1160x820.jpeg 1160w" sizes="auto, (max-width: 415px) 100vw, 415px" /></a><figcaption id="caption-attachment-16168" class="wp-caption-text">Guarda il trailer!</figcaption></figure>
<h5><span style="color: #b2a4d4;">Nell&#8217;episodio registrato dal vivo scoprirai:</span></h5>
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<li>01:11 &#8211; L&#8217;incontro incredibile con Raffaella!</li>
<li>03:40 &#8211; Cosa fa Raffaella (e cosa vuol dire upcycling, che non è il riciclo)</li>
<li>05:38 &#8211; I metalli: cosa c&#8217;entrano?</li>
<li>06:44 &#8211; Il rispetto della patina</li>
<li>07:00 &#8211; L&#8217;emozione parlando di Piero Angela</li>
<li>10:35 &#8211; Le bambole Waldorf: come nascono dalle mani di Raffaella e dai materiali recuperati</li>
<li>12:10 &#8211; Sai cosa sono gli &#8216;scardacci&#8217;?</li>
<li>14:45 &#8211; Le cose più belle recuperate da Raffaella</li>
<li>18:22 &#8211; Quando Jude Law si è seduto qui!</li>
</ul>
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<h5><span style="color: #b2a4d4;">Suggerimenti per brand:</span></h5>
<ul>
<li>20:30 &#8211; Com&#8217;è portare avanti progetti di upcycling a Pienza</li>
<li>23:33 &#8211; La pandemia: come ha reagito Raffaella</li>
<li>23:43 &#8211; Come si arriva a costruire un bel profilo Instagram</li>
<li>26:07 &#8211; Affidarsi a un professionista</li>
<li>27:55 &#8211; Quanto tempo Raffaella dedica ai social</li>
<li>29:28 &#8211; Consiglio per chi vuole occuparsi di upcycling</li>
<li>31.37 &#8211; Parliamo di soldi</li>
<li>33:04 &#8211; Su Clubhouse con <em>Bottega di Cartone</em></li>
</ul>
<p>Raffaella recupera anche capi per bambini e adulti.</p>
<p>Vuoi saperne di più sull&#8217;upcycling e conoscere altri brand? Puoi scaricare qui la nostra guida gratuita &gt;<a href="https://mailchi.mp/782b58885c5b/tlnmcp7u7t"> Upcycling: da rifiuto a tesoro</a></p>
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<figure id="attachment_16139" aria-describedby="caption-attachment-16139" style="width: 476px" class="wp-caption aligncenter"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-16139" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/08/Upcycling-poltrona-RicreareLabShop-scaled.jpg" alt="" width="476" height="731" /><figcaption id="caption-attachment-16139" class="wp-caption-text">La poltronissima!</figcaption></figure>
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		<title>WHATaECO! Il sito dove trovi ciò che ti serve in versione più sostenibile</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2021 07:49:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Puoi anche ascoltare qui l&#8217;articolo: WHATaECO! &#160; Siamo su WHATaECO! Quando Anne-Laure ha proposto la collaborazione con Benedetta Spattini e Caterina Lotti, è stato subito un &#8220;Sì!&#8221; entusiasta all&#8217;opportunità di essere presenti sull&#8217;e-commerce che invita a consumare meno e meglio, scegliendo prodotti con più etica e sostenibilità. Ci trovi nella sezione Tempo Libero, tra i corsi interessanti proposti dalla piattaforma. Dato che ci piace spiegare bene e far conoscere i partner con cui collaboriamo, abbiamo posto qualche domanda a Benedetta e Caterina, per scoprire cos&#8217;è, cosa propone e come aderire al progetto WHATaECO. Ciao Benedetta, ciao Caterina, come vi siete conosciute? Com’è nata la vostra collaborazione? &#8220;Modena non è una metropoli e ci conosciamo fin da ragazze, abbiamo anche frequentato l’Università di Giurisprudenza insieme ma è la sostenibilità che ci ha unite quotidianamente nel progetto WHATaECO. Tutto è nato da uno scambio di opinioni sulla difficoltà di reperire alternative sostenibili a prodotti di uso quotidiano. Aggiungici un pizzico di spirito imprenditoriale e il rifiuto della carriera da giuriste ed è nato WHATaECO!&#8221;. Perché avete deciso di avviare questo progetto? Cosa vi ha fatto fare il primo passo? &#8220;Consapevolezza, necessità e coraggio. Cercavamo un sito a impatto ridotto che promuovesse alternative sostenibili di diverse categorie merceologiche e non lo abbiamo trovato. Sempre più persone acquistano online e il greenwashing dilaga quindi abbiamo studiato le soluzioni per creare una piattaforma online che rispondesse alla domanda ma lo facesse in modo sostenibile. WHATaECO è infatti alimentato ad energia pulita, lavoriamo in dropshipping per dimezzare i trasporti e tutti quelli che facciamo vengono compensati. Anche i packaging sono sostenibili: riutilizzati il più possibile, plastic-free e sigillati con il nostro nastro in carta&#8221;. Qual è il vostro obiettivo? &#8220;Crediamo in un mondo che si valorizzi e cresca grazie all&#8217;imprenditoria sostenibile. La nostra mission è promuovere la sostenibilità fornendo facile accesso a beni quotidianamente necessari senza procurare un impatto negativo sul Pianeta. Attualmente lavoriamo con oltre 130 brand italiani e stranieri che condividono la nostra vision, ma ci sono nuovi prodotti online ogni settimana. Ci sono tanti obiettivi a medio e lungo termine che auspichiamo di raggiungere ma non vogliamo spoilerarvi troppo!&#8221;. Come selezionate i brand presenti sul sito? &#8220;Per materiali, valori aziendali e ciò che trasmette il prodotto o servizio. Offriamo un catalogo di brand selezionati sul territorio europeo che condividono la nostra mission, creano impiego etico e fanno parte della rete virtuosa di business che aspiriamo di poter aiutare per vedere un cambiamento nel mondo del commercio. Tutti i nostri prodotti sono fair trade, cruelty-free, durevoli o compostabili se monouso e pensati per avere un minore impatto sull’ambiente&#8221;. Quali prodotti propongono i brand che scegliete? Cosa possiamo trovare su WHATaECO? &#8220;Di tutto e un po&#8217;! Le categorie attualmente sono Abbigliamento, Cosmesi, Casa, Baby e Tempo libero, ma il catalogo è sempre in crescita e siamo molto orgogliose di aver lanciato anche la categoria corsi online ed esperienze che vorremmo presto di ampliare con progetti di turismo sostenibile. In base all’esito della campagna online di crowdfunding, che si chiuderà a settembre, speriamo di poter aprire anche la categoria dedicata a cibo e bevande!&#8221;. Avete avviato una campagna di crowdfunding, ci raccontate brevemente in cosa consiste e come possiamo partecipare? &#8220;E’ un grande progetto in corso e mancano 68 giorni (Ndr: ora mancano meno di 60 giorni!) alla chiusura della campagna. Siamo entusiaste del riscontro che abbiamo ricevuto perchè siamo riuscite a raccogliere oltre 50.000 euro in un paio di settimane, raggiungendo e superando la soglia inscindibile del target minimo. Abbiamo tanti obiettivi ambiziosi per riuscire a supportare i nostri brand partner e ci auguriamo di cuore di riuscire a raggiungere il target massimo! Si potrà investire fino a fine estate con una quota minima di 250 euro diventando soci di WHATaECO a tutti gli effetti! Per chi volesse investire più di 1.000 euro si otterranno anche le spese di spedizione gratuite sul sito per 1 anno&#8221;. Qual è stata la parte più difficile di questo progetto? &#8220;Affrontiamo difficoltà quotidianamente. Gestire un business da donne under 30 in Italia non è cosa semplice. Inoltre, essendo un brand nuovo lo sforzo più grande è quello di farci conoscere, trasmettere alla nostra community che siamo Benedetta e Caterina, giovani, alla mano ma con le idee chiare: nutriamo l’ambizione di riuscire a dare valore ai business etici e sostenibili perché un’economia diversa e virtuosa è possibile!&#8221;. Non deve essere semplice, ma ve la state cavando molto bene! E la parte più bella del progetto? &#8220;Avere l&#8217;occasione di conoscere (digitalmente e fisicamente) persone meravigliose. Ogni giorno ci rapportiamo con brand e partner che hanno messo in gioco tutto per una buona causa, content creator che svolgono una magnifica opera di divulgazione sui temi della sostenibilità e giustizia sociale con ammirevole dedizione e i consumatori consapevoli che ci contattano, interagiscono e ogni tanto ci scrivono &#8216;Finalmente WHATaECO!&#8217; &#8220;. A quali aspetti della sostenibilità prestate attenzione nel progetto? &#8220;Prendiamo in considerazione approvvigionamento, filiera produttiva, materiali impiegati, durevolezza e smaltimento. Facciamo molte domande ai brand (e a volte anche ai loro dipendenti!) per capire il loro approccio sotto ogni aspetto. Per avere la certezza che condividano e applichino i nostri valori, chiediamo sempre di firmare il nostro codice etico&#8221;. Una curiosità: come avete iniziato il vostro percorso zero waste? Caterina: &#8220;Penso che tutto sia iniziato quando mi sono appassionata al giardinaggio. Curare le piante, seminare, annaffiare le sere d’estate è una delle cose che amo più fare nel tempo libero. Questa vicinanza con la natura mi ha aperto gli occhi: quanto siamo fortunati ad essere circondati da tanta bellezza? Quanto siamo piccoli e di passaggio rispetto a un albero o a un bulbo che ogni anno ci regala un fiore meraviglioso? Così ho iniziato a pensare all’impatto delle mie azioni quotidiane, ho iniziato a informarmi, a studiare e ad agire, e…non ho più smesso!&#8221;. Benedetta: &#8220;Ero l’emblema della superficialità quando si trattava di acquisti. Ho condotto uno stile di vita radicalmente diverso da quello che cerco di perseguire oggi e devo essere onesta: ero più spensierata. L’approccio &#8216;Zero waste wanna be&#8217; ti porta a farti domande costantemente, a mettere tutto in discussione e spesso ad avere difficoltà nel reperire un’alternativa. A volte è frustrante sentirsi il pesce fuor d’acqua o non riuscire ad incarnare perfettamente i tuoi ideali, ma non tornerei mai più indietro e faccio del mio meglio quotidianamente per migliorare&#8221;. Cosa consigliate a chi desidera cominciare questo cammino? &#8220;Pensa prima di fare qualsiasi cosa. E pensa con la tua testa. Non vogliamo far cadere i consumatori nella trappola del consumismo ecologico. Invitiamo i consumatori a scegliere WHATaECO quando hanno necessità di sostituire qualcosa. Non abbiamo bisogno di posate di bamboo per essere sostenibili, ma di pensare prima di agire e tenere in considerazione l’esigenza e le circostanze del momento presente. Non è filosofia: prima di aperitiveggiare pensiamo e ordiniamo il drink senza cannuccia. Rifiutare, molto spesso, è il primo passo per intraprendere uno stile di vita zero waste&#8221;. Grazie Benedetta e Caterina! Seguiamo la vostra campagna di crowdfunding e siamo felici di essere presenti su WHATaECO! Qui puoi trovare WHATaECO: Sito Instagram Campagna equity crowdfunding E qui il nostro corso! Foto: WHATaECO]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-11602" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie.png" alt="" width="30" height="28" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie.png 3840w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-600x551.png 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-300x276.png 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1024x941.png 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-768x706.png 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1536x1412.png 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-2048x1882.png 2048w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1160x1066.png 1160w" sizes="auto, (max-width: 30px) 100vw, 30px" />Puoi anche ascoltare qui l&#8217;articolo: <a href="https://www.spreaker.com/episode/45784245">WHATaECO!</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Siamo su WHATaECO!</strong> Quando Anne-Laure ha proposto la collaborazione con Benedetta Spattini e Caterina Lotti, è stato subito un &#8220;Sì!&#8221; entusiasta all&#8217;opportunità di essere presenti sull&#8217;e-commerce che invita a consumare meno e meglio, scegliendo prodotti con più etica e sostenibilità. Ci trovi nella sezione <a href="https://whataeco.com/it/68-corsi-online-ed-esperienze">Tempo Libero</a>, tra i corsi interessanti proposti dalla piattaforma.</p>
<p>Dato che ci piace spiegare bene e far conoscere i partner con cui collaboriamo, abbiamo posto qualche domanda a Benedetta e Caterina, per scoprire cos&#8217;è, cosa propone e come aderire al progetto WHATaECO.</p>
<h5><span style="color: #acc0a5;"><br />
Ciao Benedetta, ciao Caterina, come vi siete conosciute? Com’è nata la vostra collaborazione?</span></h5>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-15020" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/07/Founders.png" alt="" width="635" height="403" />&#8220;Modena non è una metropoli e ci conosciamo fin da ragazze, abbiamo anche frequentato l’Università di Giurisprudenza insieme ma è la sostenibilità che ci ha unite quotidianamente nel progetto WHATaECO. Tutto è nato da uno scambio di opinioni sulla difficoltà di reperire alternative sostenibili a prodotti di uso quotidiano. Aggiungici un pizzico di spirito imprenditoriale e il rifiuto della carriera da giuriste ed è nato WHATaECO!&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #acc0a5;">Perché avete deciso di avviare questo progetto? Cosa vi ha fatto fare il primo passo?</span></h5>
<p>&#8220;<strong>Consapevolezza, necessità e coraggio</strong>. Cercavamo un sito a impatto ridotto che promuovesse alternative sostenibili di diverse categorie merceologiche e non lo abbiamo trovato. Sempre più persone acquistano online e il <a href="https://dress-ecode.com/2020/05/27/6-modi-per-individuare-il-greenwashing-di-un-brand/"><em>greenwashing</em></a> dilaga quindi abbiamo studiato le soluzioni per creare una piattaforma online che rispondesse alla domanda ma lo facesse in modo sostenibile. WHATaECO è infatti alimentato ad energia pulita, lavoriamo in dropshipping per dimezzare i<strong> trasporti</strong> e tutti quelli che facciamo vengono compensati. Anche i <strong>packaging</strong> sono sostenibili: riutilizzati il più possibile, plastic-free e sigillati con il nostro nastro in carta&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #acc0a5;">Qual è il vostro obiettivo?</span></h5>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-15031 alignright" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/07/Pacchetto.png" alt="" width="621" height="305" />&#8220;Crediamo in un mondo che si valorizzi e cresca grazie all&#8217;imprenditoria sostenibile. La nostra mission è <strong>promuovere la sostenibilità fornendo facile accesso a beni quotidianamente necessari senza procurare un impatto negativo sul Pianeta</strong>. Attualmente lavoriamo con <strong>oltre 130 brand</strong> italiani e stranieri che condividono la nostra vision, ma ci sono nuovi prodotti online ogni settimana. Ci sono tanti obiettivi a medio e lungo termine che auspichiamo di raggiungere ma non vogliamo spoilerarvi troppo!&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #acc0a5;">Come selezionate i brand presenti sul sito?</span></h5>
<p>&#8220;Per materiali, valori aziendali e ciò che trasmette il prodotto o servizio. Offriamo un catalogo di <strong>brand selezionati sul territorio europeo</strong> che condividono la nostra mission, creano <strong>impiego etico</strong> e fanno parte della <strong>rete virtuosa di business</strong> che aspiriamo di poter aiutare per vedere un cambiamento nel mondo del commercio. Tutti i nostri prodotti sono <strong>fair trade, cruelty-free, durevoli o compostabili</strong> se monouso e pensati per avere un minore impatto sull’ambiente&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #acc0a5;">Quali prodotti propongono i brand che scegliete? Cosa possiamo trovare su WHATaECO?</span></h5>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-15024 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/07/Categorie.png" alt="" width="669" height="335" />&#8220;<strong>Di tutto e un po&#8217;!</strong> Le categorie attualmente sono Abbigliamento, Cosmesi, Casa, Baby e Tempo libero, ma il catalogo è sempre in crescita e siamo molto orgogliose di aver lanciato anche la categoria corsi online ed esperienze che vorremmo presto di ampliare con progetti di turismo sostenibile. In base all’esito della <strong>campagna online di crowdfunding, che si chiuderà a settembre</strong>, speriamo di poter aprire anche la categoria dedicata a cibo e bevande!&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #acc0a5;">Avete avviato una campagna di crowdfunding, ci raccontate brevemente in cosa consiste e come possiamo partecipare?</span></h5>
<p>&#8220;E’ un grande progetto in corso e mancano 68 giorni (Ndr: ora mancano meno di 60 giorni!) alla chiusura della campagna. Siamo entusiaste del riscontro che abbiamo ricevuto perchè siamo riuscite a raccogliere oltre 50.000 euro in un paio di settimane, raggiungendo e superando la soglia inscindibile del target minimo. Abbiamo tanti obiettivi ambiziosi per riuscire a supportare i nostri brand partner e ci auguriamo di cuore di riuscire a raggiungere il target massimo! Si potrà investire <strong>fino a fine estate</strong> con una quota minima di 250 euro diventando soci di WHATaECO a tutti gli effetti! Per chi volesse investire più di 1.000 euro si otterranno anche le spese di spedizione gratuite sul sito per 1 anno&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #acc0a5;">Qual è stata la parte più difficile di questo progetto?</span></h5>
<p>&#8220;Affrontiamo difficoltà <strong>quotidianamente</strong>. Gestire un business da <strong>donne under 30 in Italia</strong> non è cosa semplice. Inoltre, essendo un brand nuovo lo sforzo più grande è quello di farci conoscere, trasmettere alla nostra community che siamo Benedetta e Caterina, <strong>giovani, alla mano ma con le idee chiare</strong>: nutriamo l’ambizione di riuscire a dare valore ai business etici e sostenibili perché un’economia diversa e virtuosa è possibile!&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #acc0a5;">Non deve essere semplice, ma ve la state cavando molto bene! E la parte più bella del progetto?</span></h5>
<p>&#8220;Avere l&#8217;occasione di <strong>conoscere (digitalmente e fisicamente) persone meravigliose</strong>. Ogni giorno ci rapportiamo con brand e partner che hanno messo in gioco <strong>tutto per una buona causa</strong>, content creator che svolgono una magnifica opera di divulgazione sui temi della sostenibilità e giustizia sociale con ammirevole dedizione e i consumatori consapevoli che ci contattano, interagiscono e ogni tanto ci scrivono &#8216;Finalmente WHATaECO!&#8217; &#8220;.</p>
<h5><span style="color: #acc0a5;">A quali aspetti della sostenibilità prestate attenzione nel progetto?</span></h5>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-15026 alignright" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/07/Nastro.png" alt="" width="632" height="356" />&#8220;Prendiamo in considerazione approvvigionamento, filiera produttiva, materiali impiegati, durevolezza e smaltimento. <strong>Facciamo molte domande</strong> ai brand (e a volte anche ai loro dipendenti!) per capire il loro approccio sotto ogni aspetto. Per avere la <strong>certezza che condividano e applichino i nostri valori</strong>, chiediamo sempre di firmare il nostro codice etico&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #acc0a5;">Una curiosità: come avete iniziato il vostro percorso zero waste?</span></h5>
<p>Caterina: &#8220;Penso che tutto sia iniziato quando mi sono appassionata al <strong>giardinaggio</strong>. Curare le piante, seminare, annaffiare le sere d’estate è una delle cose che amo più fare nel tempo libero. Questa <strong>vicinanza con la natura</strong> mi ha aperto gli occhi: quanto siamo fortunati ad essere circondati da tanta bellezza? Quanto siamo piccoli e di passaggio rispetto a un albero o a un bulbo che ogni anno ci regala un fiore meraviglioso? Così ho iniziato a pensare all’impatto delle mie azioni quotidiane, ho iniziato a informarmi, a studiare e ad agire, e…non ho più smesso!&#8221;.<br />
Benedetta: &#8220;Ero l’emblema della superficialità quando si trattava di acquisti. Ho condotto uno stile di vita radicalmente diverso da quello che cerco di perseguire oggi e devo essere onesta: ero più spensierata. <strong>L’approccio &#8216;Zero waste wanna be&#8217; ti porta a farti domande costantemente</strong>, a mettere tutto in discussione e spesso ad avere difficoltà nel reperire un’alternativa. A volte è frustrante sentirsi il pesce fuor d’acqua o non riuscire ad incarnare perfettamente i tuoi ideali, ma non tornerei mai più indietro e faccio del mio meglio quotidianamente per migliorare&#8221;.</p>
<h5><span style="color: #acc0a5;">Cosa consigliate a chi desidera cominciare questo cammino?</span></h5>
<p>&#8220;Pensa prima di fare qualsiasi cosa. E <strong>pensa con la tua testa.</strong> <strong>Non vogliamo far cadere i consumatori nella trappola del consumismo ecologico</strong>. Invitiamo i consumatori a scegliere WHATaECO quando hanno necessità di sostituire qualcosa. Non abbiamo bisogno di posate di bamboo per essere sostenibili, ma di pensare prima di agire e tenere in considerazione l’esigenza e le circostanze del momento presente. Non è filosofia: prima di aperitiveggiare pensiamo e ordiniamo il drink senza cannuccia. <strong>Rifiutare, molto spesso, è il primo passo per intraprendere uno stile di vita zero waste&#8221;</strong>.</p>
<p>Grazie Benedetta e Caterina! Seguiamo la vostra campagna di crowdfunding e siamo felici di essere presenti su WHATaECO!</p>
<p>Qui puoi trovare WHATaECO:</p>
<p><a href="https://www.whataeco.com/it">Sito</a><br />
<a href="https://www.instagram.com/whataeco/">Instagram</a><br />
<a href="https://www.opstart.it/progetto/whataeco/">Campagna equity crowdfunding</a></p>
<p>E qui il nostro corso!</p>
<p><a href="https://whataeco.com/it/corsi-online-ed-esperienze/10286-corso-online-moda-perche-il-nostro-armadio-salva-il-pianeta.html"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-15034 aligncenter" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/07/Corso-moda-sostenibile.jpg" alt="" width="1600" height="874" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/07/Corso-moda-sostenibile.jpg 1600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/07/Corso-moda-sostenibile-600x328.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/07/Corso-moda-sostenibile-300x164.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/07/Corso-moda-sostenibile-1024x559.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/07/Corso-moda-sostenibile-768x420.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/07/Corso-moda-sostenibile-1536x839.jpg 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/07/Corso-moda-sostenibile-1160x634.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></a></p>
<p><iframe loading="lazy" title="Spotify Embed: WHATaECO! Il sito dove trovi ciò che ti serve in versione più sostenibile" width="100%" height="232" allowtransparency="true" frameborder="0" allow="encrypted-media" src="https://open.spotify.com/embed/episode/0Z56Ug7ubYKP6f1OHEKkS4?si=jhZ_SH8hRO-k8U4nWi-t8w&#038;dl_branch=1"></iframe></p>
<p>Foto: WHATaECO</p>
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		<title>Eco Fashion Labels: la piattaforma on line che vuole portare in prima linea la moda sostenibile ed etica</title>
		<link>https://dress-ecode.com/eco-fashion-labels-la-piattaforma-on-line-che-vuole-portare-in-prima-linea-la-moda-sostenibile-ed-etica/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[dressecode]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Apr 2021 09:23:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Artigianato]]></category>
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		<category><![CDATA[Dove acquistare]]></category>
		<category><![CDATA[Fashion/Moda]]></category>
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					<description><![CDATA[Eco Fashion Labels è un marketplace dedicato ai brand che propongono una moda più responsabile. Per capire meglio cosa propongono e come sia possibile aderire abbiamo incontrato Mathilde Vaddé, co-founder del progetto. Quali tipologie di brand sono presenti sulla vostra piattaforma? Quanti sono al momento? &#8220;La nostra piattaforma include più di 60 brand con molti valori: vegan (anche PETA), fair trade, riciclato, upcycled, biologico, organico, con forte presenza di tessuti certificati GOTS e Oeko-Tex. Stiamo lavorando per inserire anche una sezione per il second-hand&#8221;. Per essere inclusi i brand devono rispettare precisi criteri? Se sì, quali sono? &#8220;Accettiamo solo marchi di moda sostenibili ed etici che offrano salari e condizioni di lavoro eque, che abbiano una produzione trasparente e che siano esenti da crudeltà verso gli animali&#8221;. I criteri, ossia le caratteristiche dei prodotti proposti, sono: • Sostenibile • Vegano • Biologico • Materiali naturali • Riciclo o upcycling • Empowerment economico &#8211; Fairtrade • Handmade • Artigianato • Charity o Second Hand (work in progress) • Eco certificato • Produzione locale Quanti aspetti devono essere soddisfatti per far parte di Eco Fashion Labels? &#8220;Ovviamente più aspetti sono coperti meglio è. Essendo noi un marketplace con l’intento di essere anche piattaforma e vetrina per i piccoli brand emergenti, accettiamo anche chi rientra in un solo settore. Inoltre spesso è facile che questi valori non possano coesistere, ad esempio chi produce accessori di vera pelle riciclata non può essere anche vegan. Prima di inserire definitivamente un brand nella piattaforma eseguiamo controlli approfonditi anche in dialogo con il brand stesso, per assicurarci che la sostenibilità sia reale. Facciamo spesso affidamento anche alla presenza delle certificazioni (GOTS, Fairtrade, Oeko-Tex, PETA, ecc.) ma facciamo attenzione anche ai materiali che devono essere sostenibili (cotone biologico, Tencel, Modal, tessuto riciclato&#8230; )&#8221;. Da dove provengono i brand? Da tutto il mondo? &#8220;I brand con cui collaboriamo si trovano principalmente in Europa, ma abbiamo anche qualcuno localizzato in Giappone o India. Non facciamo distinzione di zona del mondo, anche se valorizziamo sempre molto l&#8217;acquisto locale, supportato anche da una tecnologia di localizzazione del visitatore del sito&#8221;. Come funziona Ecofashionlabel, per i clienti e per i brand? &#8220;Per i clienti il funzionamento è quello di qualsiasi piattaforma di e-commerce. Tutti gli articoli sono divisi per genere e categorie in modo da facilitare la navigazione. È possibile anche navigare direttamente per brand o per Paese se si vuole acquistare locale. La presenza di un programma Loyalty a punti permette agli utenti di ottenere vantaggiosi sconti. Ogni brand ha la possibilità di inserire i propri articoli con relative foto e descrizioni, con il pieno controllo sul tipo di presentazione che vuole fare di sé. Non ci sono costi fissi per la presenza sul portale&#8221;. Tra i lettori di Dress ECOde ci sono anche tante persone che portano avanti un&#8217;attività attenta ai temi della sostenibilità. Se fossero interessati a partecipare, cosa dovrebbero fare? &#8220;Se si vuole iniziare la procedura di inserimento basta visitare la pagina e compilare il form. Per segnalare che arrivi da questo articolo basta inserirlo nei commenti in fondo al form! C’è anche la possibilità di aprire collaborazioni di affiliazione a questo link&#8220;. Quali sono i vantaggi della presenza su Eco Fashion Labels? &#8220;I brand possono sfruttare un pubblico mondiale già selezionato e targettizzato, per crescere il proprio business attraverso una maggiore visibilità senza alcun costo fisso. Il team è sempre disponibile per assistenza per quanto riguarda la gestione dei prodotti. Presto saranno anche disponibili dei pacchetti marketing per aumentare la visibilità di ogni singolo brand sulla home page del sito, con prodotti prioritizzati, e partecipare alle campagne a pagamento su Facebook, Google e Instagram. Ci sarà anche la possibilità di apparire nel blog e nelle newsletter. Puntiamo ad iniziare in aprile&#8221;. Come e dove è nata la piattaforma? &#8220;Eco Fashion Labels è una startup nata nel 2019, dalla volontà di alcuni giovani che volevano fare la propria parte per cambiare il mondo dell’industria del fashion. Creare una piattaforma per riunire nello stesso luogo molti marchi di moda sostenibile è la strategia utilizzata per avvicinare le persone a diversi brand e diffondere lo stile di vita. Il team è composto da giovani di diverse nazionalità che vivono in diversi paesi e collaborano per creare una piattaforma varia ed inclusiva&#8221;. Com’è la presenza dei brand italiani? &#8220;La presenza italiana è in forte aumento in questo periodo, include camicie uomo e donna, accessori riciclati, abbigliamento da spiaggia e molto altro&#8221;. Ho visto che aderite a un progetto per piantare alberi (Pledgeling), di cosa si tratta? &#8220;Pledgeling è un programma che aiuta i business a raccogliere soldi per beneficenza. Per ogni ordine sulla piattaforma doniamo 1 dollaro al fondo Greenpeace, e per ogni dollaro viene piantato un albero&#8221;. Ci sono altre iniziative o aspetti in cui vi impegnate per proporre una moda più sostenibile? &#8220;Stiamo curando l’aspetto del packaging, che spesso viene sottovalutato, e cerchiamo di dare più informazioni possibili riguardo alle taglie in modo tale da evitare resi o cambi che aumentano il traffico di pacchi spesso inutilmente&#8221;. Contatti: Sito Blog Instagram Pinterest Youtube Facebook]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Eco Fashion Labels è un marketplace dedicato ai brand che propongono una moda più responsabile. Per capire meglio cosa propongono e come sia possibile aderire abbiamo incontrato Mathilde Vaddé, co-founder del progetto.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;">Quali tipologie di brand sono presenti sulla vostra piattaforma? Quanti sono al momento?</span></h6>
<p>&#8220;La nostra piattaforma include più di 60 brand con molti valori: vegan (anche PETA), fair trade, riciclato, upcycled, biologico, organico, con forte presenza di tessuti certificati GOTS e Oeko-Tex. Stiamo lavorando per inserire anche una sezione per il second-hand&#8221;.</p>
<h6><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-14485 alignright" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/03/Screenshot-2021-02-02-at-10.16.05.png" alt="" width="439" height="554" /><span style="color: #acc0a5;">Per essere inclusi i brand devono rispettare precisi criteri? Se sì, quali sono?</span></h6>
<p>&#8220;Accettiamo solo marchi di moda sostenibili ed etici che offrano salari e condizioni di lavoro eque, che abbiano una produzione trasparente e che siano esenti da crudeltà verso gli animali&#8221;.</p>
<p>I criteri, ossia le caratteristiche dei prodotti proposti, sono:</p>
<p>• Sostenibile<br />
• Vegano<br />
• Biologico<br />
• Materiali naturali<br />
• Riciclo o upcycling<br />
• Empowerment economico &#8211; Fairtrade<br />
• Handmade<br />
• Artigianato<br />
• Charity o Second Hand (work in progress)<br />
• Eco certificato<br />
• Produzione locale</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;">Quanti aspetti devono essere soddisfatti per far parte di Eco Fashion Labels?</span></h6>
<p>&#8220;Ovviamente più aspetti sono coperti meglio è. Essendo noi un marketplace con l’intento di essere anche piattaforma e vetrina per i piccoli brand emergenti, accettiamo anche chi rientra in un solo settore. Inoltre spesso è facile che questi valori non possano coesistere, ad esempio chi produce accessori di vera pelle riciclata non può essere anche vegan. Prima di inserire definitivamente un brand nella piattaforma eseguiamo controlli approfonditi anche in dialogo con il brand stesso, per assicurarci che la sostenibilità sia reale. Facciamo spesso affidamento anche alla presenza delle certificazioni (GOTS, Fairtrade, Oeko-Tex, PETA, ecc.) ma facciamo attenzione anche ai materiali che devono essere sostenibili (cotone biologico, Tencel, Modal, tessuto riciclato&#8230; )&#8221;.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;">Da dove provengono i brand? Da tutto il mondo?</span></h6>
<p>&#8220;I brand con cui collaboriamo si trovano principalmente in Europa, ma abbiamo anche qualcuno localizzato in Giappone o India. Non facciamo distinzione di zona del mondo, anche se valorizziamo sempre molto l&#8217;acquisto locale, supportato anche da una tecnologia di localizzazione del visitatore del sito&#8221;.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;">Come funziona Ecofashionlabel, per i clienti e per i brand?</span></h6>
<p>&#8220;Per i clienti il funzionamento è quello di qualsiasi piattaforma di e-commerce. Tutti gli articoli sono divisi per genere e categorie in modo da facilitare la navigazione. È possibile anche navigare direttamente per brand o per Paese se si vuole acquistare locale. La presenza di un programma Loyalty a punti permette agli utenti di ottenere vantaggiosi sconti.<br />
Ogni brand ha la possibilità di inserire i propri articoli con relative foto e descrizioni, con il pieno controllo sul tipo di presentazione che vuole fare di sé. Non ci sono costi fissi per la presenza sul portale&#8221;.</p>
<h6><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-14487 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/03/Screenshot-2021-03-24-at-10.55.38.png" alt="" width="495" height="466" /><span style="color: #acc0a5;">Tra i lettori di Dress ECOde ci sono anche tante persone che portano avanti un&#8217;attività attenta ai temi della sostenibilità. Se fossero interessati a partecipare, cosa dovrebbero fare?</span></h6>
<p>&#8220;Se si vuole iniziare la procedura di inserimento basta <a href="https://ecofashionlabels.com/pages/sell-with-efl">visitare la pagina</a> e compilare il form. Per segnalare che arrivi da questo articolo basta inserirlo nei commenti in fondo al form! C’è anche la possibilità di aprire collaborazioni di affiliazione a questo <a href="https://ecofashionlabels.com/pages/affiliate-collaborate">link</a>&#8220;.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;">Quali sono i vantaggi della presenza su Eco Fashion Labels?</span></h6>
<p>&#8220;I brand possono sfruttare un pubblico mondiale già selezionato e targettizzato, per crescere il proprio business attraverso una maggiore visibilità senza alcun costo fisso. Il team è sempre disponibile per assistenza per quanto riguarda la gestione dei prodotti. Presto saranno anche disponibili dei pacchetti marketing per aumentare la visibilità di ogni singolo brand sulla home page del sito, con prodotti prioritizzati, e partecipare alle campagne a pagamento su Facebook, Google e Instagram. Ci sarà anche la possibilità di apparire nel blog e nelle newsletter. Puntiamo ad iniziare in aprile&#8221;.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;">Come e dove è nata la piattaforma?</span></h6>
<p>&#8220;Eco Fashion Labels è una startup nata nel 2019, dalla volontà di alcuni giovani che volevano fare la propria parte per cambiare il mondo dell’industria del fashion. Creare una piattaforma per riunire nello stesso luogo molti marchi di moda sostenibile è la strategia utilizzata per avvicinare le persone a diversi brand e diffondere lo stile di vita. Il team è composto da giovani di diverse nazionalità che vivono in diversi paesi e collaborano per creare una piattaforma varia ed inclusiva&#8221;.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;">Com’è la presenza dei brand italiani?</span></h6>
<p>&#8220;La presenza italiana è in forte aumento in questo periodo, include camicie uomo e donna, accessori riciclati, abbigliamento da spiaggia e molto altro&#8221;.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;">Ho visto che aderite a un progetto per piantare alberi (<em>Pledgeling</em>), di cosa si tratta?</span></h6>
<p>&#8220;Pledgeling è un programma che aiuta i business a raccogliere soldi per beneficenza. Per ogni ordine sulla piattaforma doniamo 1 dollaro al fondo Greenpeace, e per ogni dollaro viene piantato un albero&#8221;.</p>
<h6><span style="color: #acc0a5;">Ci sono altre iniziative o aspetti in cui vi impegnate per proporre una moda più sostenibile?</span></h6>
<p>&#8220;Stiamo curando l’aspetto del packaging, che spesso viene sottovalutato, e cerchiamo di dare più informazioni possibili riguardo alle taglie in modo tale da evitare resi o cambi che aumentano il traffico di pacchi spesso inutilmente&#8221;.</p>
<p>Contatti:</p>
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		<title>La Terra vista dallo spazio incontra il design modulare: con SEMINA indossiamo geometrie agricole e una moda più responsabile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[dressecode]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Feb 2021 09:51:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[Companies / Aziende]]></category>
		<category><![CDATA[Dove acquistare]]></category>
		<category><![CDATA[Fashion/Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Nature]]></category>
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					<description><![CDATA[Puoi ascoltare qui l&#8217;articolo: SEMINA Dalla collaborazione tra due brand, Biclot e earthncycle, nasce l&#8217;originale collezione SEMINA, che coniuga capi modulari dalle linee pulite ed eleganti alla visione della nostra Terra attraverso l&#8217;occhio dei satelliti nello spazio. Il design e la grafica di SEMINA raccontano dell&#8217;interazione naturale-artificiale, tra moda e agricoltura. Due mondi uniti in una collezione unica per trasmettere consapevolezza e responsabilità nelle scelte di produzione e di consumo. È frutto dell&#8217;incontro tra Chiara e Mariangela. Chiara si definisce una mente caotica e creativa, appassionata di design in tutte le sue forme: &#8220;Lo ritrovo nell’architettura per lavoro, nella moda per passione, nella natura per sua innegabile bellezza&#8221;. Mariangela ha mille interessi e una grande passione per il nostro pianeta. &#8220;Esploro per lavoro le potenzialità informative dei dati da satellite guidata da spirito socratico (&#8216;so di non sapere&#8217;). La bellezza, nel senso più ampio del termine, è l’utopia che mi guida&#8221;. Le incontriamo in occasione di un&#8217;esposizione temporanea della loro collezione presso Nora-P a Monti, quartiere romano. Ciao Chiara, ciao Mariangela. Ci raccontate come vi siete incontrate e com&#8217;è iniziata la vostra collaborazione? &#8220;L’incontro è avvenuto online. Abbiamo scoperto i nostri rispettivi progetti e subito intuito il filo comune nell’apparente diversità. Uno sguardo dall’alto dei satelliti in orbita quello di @earthncycle, e uno sguardo ravvicinato, immerso nell’urbanità di Roma, quello di @biclot. Entrambe guardiamo alle donne contemporanee, che fanno scelte attente e consapevoli, che aspirano a un’eleganza ricca di senso che non si perde nel tempo&#8220;. Com&#8217;è nato il brand SEMINA? &#8220;SEMINA è nato… da un perfetto incastro di geometrie! Mentre l&#8217;una (Mariangela) restava affascinata dalla diversità geometrica dei paesaggi agricoli visti dall’alto, l&#8217;altra (Chiara) aveva in mente il design di una capsule modulare essenziale, lineare ed elegante. Triangoli, cerchi, rettangoli, rombi agricoli hanno cominciato a dialogare con linee parallele e perpendicolari&#8221;. Quali obiettivi avevate? Cosa vi ha ispirato? &#8220;Con questa collezione vogliamo raccontare l’importanza della biodiversità nel contesto della sostenibilità, partendo dal tema agricolo. Si tratta di una biodiversità declinata in senso lato: &#8211; la scelta delle fibre &#8211; il racconto delle diversità culturali, storiche e naturali nascoste nelle geometrie agricole scelte come temi grafici &#8211; la varietà di gusto estetico di chi sceglie di indossare i capi SEMINA in una precisa combinazione piuttosto che un’altra, secondo l’umore e il contesto. Siamo partite dalla visione satellitare di immense distese agricole disegnate dall’uomo per arrivare alla donna che comporrà il suo capo. Azioni che partono dalla stessa matrice, la volontà umana, che in questo caso cerchiamo di ispirare per intraprendere una scelta consapevole e personale&#8221;. Parliamo dei materiali. Ci raccontate che tipo di tessuti avete scelto e perché? Bambù, menta, apocynum, latte, crabyon e lana rigenerata, giusto? &#8220;Certo! I tessuti scelti hanno volutamente una composizione variegata, che include tutte le fibre citate, anche in combinazione con fibre più diffuse (quale il cotone organico). È nostra convinzione che, qualunque sia la fibra, non si possa essere sostenibili basandosi su un’unica scelta. La sostenibilità è a nostro avviso un equilibrio che si raggiunge attraverso la giusta combinazione di elementi variegati. Un po&#8217; come una dieta corretta e salutare! Peraltro, come quando introducendo alimenti e tecniche di cottura inusuali nella nostra dieta si hanno piacevoli sorprese per il nostro gusto e la nostra salute, anche l’esplorare nuove fibre ci ha portato a scoprire tessuti la cui piacevolezza sulla pelle non ha eguali!&#8221;. Dove, come e da chi sono realizzati i capi di SEMINA? &#8220;I tessuti sono prodotti in Italia, da un’azienda che lavora unicamente con fibre più sostenibili, dunque che non concorrono a un ulteriore impoverimento di risorse del pianeta non rigenerabili, che non utilizzano prodotti nocivi per l’ambiente e la nostra salute, ma che valorizzano l’utilizzo di prodotti di scarto (come nel caso del latte e del crabyon), la scelta di risorse dagli utilizzi in molteplici campi (come per la menta, l’apocynum e il bambù), e la rigenerazione di scarti tessili che andrebbero altrimenti in discarica (come nel caso della lana rigenerata). Abbiamo posto grande attenzione alla provenienza locale dei tessuti, così come alla localizzazione geografica dell’intera catena produttiva (la stampa digitale, l’incisione laser e la confezione dei capi). Tutto si svolge in territorio italiano, con un impatto minimo dei trasporti (abbiamo stimato meno dell’1% dell’impatto dei trasporti sui costi – un buon indicatore dell’approccio che guarda al ‘km 0’)&#8221;. Da quali capi è composta la collezione? &#8220;Ci sono 4 capi base: una giacca kimono in flanella di lana nera, un abito, un top e un pantalone in bambù satinato nero o in apocynum grigio avio. Ciascun capo è acquistabile separatamente, e può essere personalizzato attraverso l’applicazione (con il semplice clic di bottoni automatici nascosti) di pannelli decorativi di varia composizione e lunghezza stampati con le grafiche agricole, declinate in cinque tonalità di colore. I colori sono ispirati all’orto, e includono il blu-cavolo nero, l’arancio-carota di Parigi, il verde-cavolo romanesco, il viola-cavolo riccio e il rosso-carota Kintoky&#8221;. Ci raccontate gli aspetti ambientali richiamati da SEMINA? &#8220;SEMINA prende spunto da 5 aree geografiche (in Europa, America e Africa) e non racconta solo di &#8216;problemi ambientali&#8217;. Vuole piuttosto far riflettere su come abbiamo, nella storia, e a diverse latitudini e longitudini, affrontato le situazioni. Raccontiamo, per esempio, che la bellissima geometria con i triangoli inscritti in rombi dei vasti campi agricoli boliviani cela una deforestazione massiccia e rapida che fa posto a logoranti monocolture, ma anche che l’ingegno umano ben utilizzato ha trasformato, attraverso un’imponente opera idraulica, la terza al mondo per importanza e dimensioni, il lago del Fucino e le sue distruttive inondazioni in una rigogliosa piana agricola da cui provengono tante delle nostre verdure IGP&#8221;. Secondo voi, la moda può essere un mezzo efficace per veicolare messaggi di attenzione all’ambiente? Il mercato, noi consumatori, siamo pronti ad accoglierli? &#8220;Siamo assolutamente convinte dell’enorme potere della moda come mezzo per veicolare messaggi, e quello di offrire spunti di riflessione per modificare il nostro rapporto con l’ambiente (e tutti coloro che abitano questa casa comune) è il nostro obiettivo primo. Non è facile comunicare e farsi sentire in un mondo così &#8216;chiassoso&#8217; come il nostro. È un percorso di continua ricerca dell’attenzione necessaria all’ascolto. È anche un processo di educazione a guardare oltre la facciata, a comprendere l’intera architettura (per dirla con il linguaggio di Chiara) quando scegliamo cosa indossare. Siamo fiduciose, sono sempre più numerose le voci che vogliono farsi portatrici di questo genere di messaggi e si riuscirà a far breccia!&#8221; Chiara, cosa ami dei capi modulari? &#8220;La progettazione dei capi modulari è sicuramente l’aspetto che mi affascina, scomporre qualcosa di semplice, riconoscibile e trovare in quelle forme molteplici accoppiamenti. Varianti che non dipendono soltanto da una sola mente; mi piace pensare che chi indosserà il capo si possa sentire partecipe di un processo creativo, possa esprimere al meglio la propria personalità , i propri gusti e le proprie esigenze. Non farsi soggiogare dall’abito (alla moda), piuttosto renderlo unico&#8220;. Mariangela, qual è la cosa più preoccupante che hai visto dalle foto dallo spazio? E la cosa invece più bella? &#8220;Non è facile, ogni immagine può raccontare storie incredibili a chi guarda oltre, e non solo con gli occhi. Scelgo però di rispondere con due immagini dall’alto, emblemi, rispettivamente, degli effetti della separazione e della cooperazione. La prima è una vista dalla stazione spaziale internazionale di una lunga, nettissima linea luminosa che taglia, per circa 3.300km, il buio dei territori indiano e pakistano. Circa 150.000 lampade per illuminare a giorno uno dei confini più contestati al mondo, origine di numerose guerre e conflitti. La seconda è una vista da satellite che ci fa guardare direttamente sotto la superficie delle acque più trasparenti del pianeta, quelle delle Bahamas. A far da contraltare alla storia di separazione dolorosa del confine conteso, un luminoso esempio di cooperazione. Per più di cento milioni di anni (si pensa a partire dall’era giurassica), il lavoro congiunto della &#8216;fabbrica&#8217;, l’insieme di ambiente sedimentario, organismi e processi di precipitazione ha depositato il calcare che dà forma alle pieghe della piattaforma carbonatica sottomarina dell’arcipelago. Un plissé, per tornare ai nostri amati tessuti, senza eguali!&#8221;. Avete in progetto altre collezioni insieme? &#8220;Le idee sono sempre in movimento, ci vogliamo però prendere il tempo per esplicitare al meglio questa collezione, che riteniamo essere ricca di contenuti e spunti e non vorremmo passasse in fretta solo per essere in linea con le dinamiche di moda che conosciamo. Anche questo è sostenibilità&#8221;. Il progetto di Mariangela e Chiara è unico e interessante. Ho seguito con curiosità il progetto fin dagli albori: l&#8217;impegno nel considerare in ogni dettaglio l&#8217;impatto ambientale e sociale e il messaggio di riflessione sull&#8217;interazione tra noi e il pianeta che ci ospita mi hanno affascinata. Puoi scoprire di più qui: Sito: https://biclot-earthncycle.myshopify.com/en Instagram: @biclotdesign; @earthncycle]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-11602" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie.png" alt="https://www.spreaker.com/episode/43416225" width="30" height="28" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie.png 3840w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-600x551.png 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-300x276.png 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1024x941.png 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-768x706.png 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1536x1412.png 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-2048x1882.png 2048w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1160x1066.png 1160w" sizes="auto, (max-width: 30px) 100vw, 30px" />Puoi ascoltare qui l&#8217;articolo: <a href="https://www.spreaker.com/episode/43416225">SEMINA</a></p>
<p>Dalla collaborazione tra due brand, Biclot e earthncycle, nasce l&#8217;originale collezione SEMINA, che coniuga <strong>capi modulari</strong> dalle linee pulite ed eleganti alla <strong>visione della nostra Terra</strong> attraverso l&#8217;occhio dei satelliti nello spazio. Il design e la grafica di SEMINA raccontano dell&#8217;<strong>interazione naturale-artificiale, tra moda e agricoltura</strong>. Due mondi uniti in una collezione unica per trasmettere consapevolezza e responsabilità nelle scelte di produzione e di consumo. È frutto dell&#8217;incontro tra <strong>Chiara e Mariangela</strong>. Chiara si definisce una mente caotica e creativa, appassionata di <strong>design</strong> in tutte le sue forme: &#8220;Lo ritrovo nell’architettura per lavoro, nella moda per passione, nella natura per sua innegabile bellezza&#8221;.</p>
<p>Mariangela ha mille interessi e una grande <strong>passione per il nostro pianeta</strong>. &#8220;Esploro per lavoro le potenzialità informative dei dati da satellite guidata da spirito socratico (&#8216;so di non sapere&#8217;). La bellezza, nel senso più ampio del termine, è l’utopia che mi guida&#8221;.</p>
<p>Le incontriamo in occasione di un&#8217;esposizione temporanea della loro collezione presso Nora-P a Monti, quartiere romano.</p>
<h6><span style="color: #79876e;"><br />
Ciao Chiara, ciao Mariangela. Ci raccontate come vi siete incontrate e com&#8217;è iniziata la vostra collaborazione?</span></h6>
<p>&#8220;L’incontro è avvenuto online. Abbiamo scoperto i nostri rispettivi progetti e subito intuito il filo comune nell’apparente diversità. <strong>Uno sguardo dall’alto dei satelliti in orbita quello di @earthncycle, e uno sguardo ravvicinato, immerso nell’urbanità di Roma, quello di @biclot.</strong> Entrambe guardiamo alle donne contemporanee, che fanno scelte attente e consapevoli, che aspirano a <strong>un’eleganza ricca di senso che non si perde nel tempo</strong>&#8220;.</p>
<h6><span style="color: #79876e;"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-14206 alignright" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/02/IMG_1758-copy.jpg" alt="" width="579" height="434" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/02/IMG_1758-copy.jpg 1200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/02/IMG_1758-copy-600x450.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/02/IMG_1758-copy-300x225.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/02/IMG_1758-copy-1024x768.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/02/IMG_1758-copy-768x576.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/02/IMG_1758-copy-1160x870.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 579px) 100vw, 579px" />Com&#8217;è nato il brand SEMINA?</span></h6>
<p>&#8220;SEMINA è nato… da un perfetto <strong>incastro di geometrie</strong>!<br />
Mentre l&#8217;una (Mariangela) restava affascinata dalla diversità geometrica dei paesaggi agricoli visti dall’alto, l&#8217;altra (Chiara) aveva in mente il design di una <em>capsule</em> modulare essenziale, lineare ed elegante. Triangoli, cerchi, rettangoli, rombi agricoli hanno cominciato a dialogare con linee parallele e perpendicolari&#8221;.</p>
<h6><span style="color: #79876e;">Quali obiettivi avevate? Cosa vi ha ispirato?</span></h6>
<p>&#8220;Con questa collezione vogliamo raccontare l<strong>’importanza della biodiversità nel contesto della sostenibilità, partendo dal tema agricolo</strong>.<br />
Si tratta di una biodiversità declinata in senso lato:<br />
&#8211; la scelta delle fibre<br />
&#8211; il racconto delle diversità culturali, storiche e naturali nascoste nelle geometrie agricole scelte come temi grafici<br />
&#8211; la varietà di gusto estetico di chi sceglie di indossare i capi SEMINA in una precisa combinazione piuttosto che un’altra, secondo l’umore e il contesto.</p>
<p>Siamo partite dalla <strong>visione satellitare di immense distese agricole</strong> disegnate dall’uomo per arrivare alla <strong>donna che comporrà il suo capo</strong>. Azioni che partono dalla stessa matrice, la volontà umana, che in questo caso cerchiamo di ispirare per intraprendere una scelta consapevole e personale&#8221;.</p>
<h6><span style="color: #79876e;">Parliamo dei materiali. Ci raccontate che tipo di tessuti avete scelto e perché? Bambù, menta, apocynum, latte, crabyon e lana rigenerata, giusto?</span></h6>
<p>&#8220;Certo! I tessuti scelti hanno volutamente una composizione variegata, che include tutte le fibre citate, anche in combinazione con fibre più diffuse (quale il cotone organico). È nostra convinzione che, qualunque sia la fibra, non si possa essere sostenibili basandosi su un’unica scelta. <strong>La sostenibilità è a nostro avviso un equilibrio che si raggiunge attraverso la giusta combinazione di elementi variegati. Un po&#8217; come una dieta corretta e salutare</strong>!<br />
Peraltro, come quando introducendo alimenti e tecniche di cottura inusuali nella nostra dieta si hanno piacevoli sorprese per il nostro gusto e la nostra salute, anche l’esplorare nuove fibre ci ha portato a scoprire tessuti la cui piacevolezza sulla pelle non ha eguali!&#8221;.</p>
<h6><span style="color: #79876e;">Dove, come e da chi sono realizzati i capi di SEMINA?</span></h6>
<p>&#8220;<strong>I tessuti sono prodotti in Italia</strong>, da un’azienda che lavora <strong>unicamente con fibre più sostenibili</strong>, dunque che non concorrono a un ulteriore impoverimento di risorse del pianeta non rigenerabili, che non utilizzano prodotti nocivi per l’ambiente e la nostra salute, ma che valorizzano l’utilizzo di prodotti di scarto (come nel caso del latte e del crabyon), la scelta di risorse dagli utilizzi in molteplici campi (come per la menta, l’apocynum e il bambù), e la rigenerazione di scarti tessili che andrebbero altrimenti in discarica (come nel caso della lana rigenerata).<br />
Abbiamo posto grande attenzione alla <strong>provenienza locale dei tessuti, così come alla localizzazione geografica dell’intera catena produttiva</strong> (la stampa digitale, l’incisione laser e la confezione dei capi).</p>
<p>Tutto si svolge <strong>in territorio italiano, con un impatto minimo dei trasporti</strong> (abbiamo stimato meno dell’1% dell’impatto dei trasporti sui costi – un buon indicatore dell’approccio che guarda al ‘km 0’)&#8221;.</p>
<h6><span style="color: #79876e;"><a href="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/02/IMG_1745.heic"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-14209" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/02/IMG_1745.heic" alt="" /></a> <img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-14211" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/02/IMG_1745-scaled.jpg" alt="moda sostenibile SEMINA" width="463" height="509" />Da quali capi è composta la collezione?</span></h6>
<p>&#8220;Ci sono 4 capi base: una <strong>giacca kimono</strong> in flanella di lana nera, un <strong>abito</strong>, un <strong>top</strong> e un <strong>pantalone</strong> in bambù satinato nero o in apocynum grigio avio. Ciascun capo è acquistabile separatamente, e <strong>può essere personalizzato attraverso l’applicazione (con il semplice clic di bottoni automatici nascosti) di pannelli decorativi di varia composizione e lunghezza stampati con le grafiche agricole</strong>, declinate in cinque tonalità di colore. I colori sono ispirati all’orto, e includono il blu-cavolo nero, l’arancio-carota di Parigi, il verde-cavolo romanesco, il viola-cavolo riccio e il rosso-carota Kintoky&#8221;.</p>
<h6><span style="color: #79876e;">Ci raccontate gli aspetti ambientali richiamati da SEMINA?</span></h6>
<p>&#8220;<strong>SEMINA prende spunto da 5 aree geografiche</strong> (in Europa, America e Africa) e non racconta solo di &#8216;problemi ambientali&#8217;. Vuole piuttosto <strong>far riflettere su come abbiamo, nella storia, e a diverse latitudini e longitudini, affrontato le situazioni</strong>.</p>
<p>Raccontiamo, per esempio, che la bellissima geometria con i triangoli inscritti in rombi dei vasti campi agricoli boliviani cela una deforestazione massiccia e rapida che fa posto a logoranti monocolture, ma anche che l’ingegno umano ben utilizzato ha trasformato, attraverso un’imponente opera idraulica, la terza al mondo per importanza e dimensioni, il lago del Fucino e le sue distruttive inondazioni in una rigogliosa piana agricola da cui provengono tante delle nostre verdure IGP&#8221;.</p>
<h6><span style="color: #79876e;">Secondo voi, la moda può essere un mezzo efficace per veicolare messaggi di attenzione all’ambiente? Il mercato, noi consumatori, siamo pronti ad accoglierli?</span></h6>
<p>&#8220;Siamo assolutamente convinte dell’<strong>enorme potere della moda come mezzo per veicolare messaggi</strong>, e quello di offrire spunti di riflessione per modificare il nostro rapporto con l’ambiente (e tutti coloro che abitano questa casa comune) è il nostro obiettivo primo. <strong>Non è facile comunicare e farsi sentire in un mondo così &#8216;chiassoso&#8217; come il nostro.</strong> È un percorso di continua ricerca dell’attenzione necessaria all’ascolto. È anche un processo di educazione a guardare oltre la facciata, a comprendere l’intera architettura (per dirla con il linguaggio di Chiara) quando scegliamo cosa indossare. Siamo fiduciose, sono sempre più numerose le voci che vogliono farsi portatrici di questo genere di messaggi e si riuscirà a far breccia!&#8221;</p>
<h6><span style="color: #79876e;">Chiara, cosa ami dei capi modulari?</span></h6>
<p>&#8220;<strong>La progettazione</strong> dei capi modulari è sicuramente l’aspetto che mi affascina, scomporre qualcosa di semplice, riconoscibile e <strong>trovare in quelle forme molteplici accoppiamenti</strong>.<br />
Varianti che non dipendono soltanto da una sola mente; mi piace pensare che chi indosserà il capo si possa sentire partecipe di un processo creativo, possa esprimere al meglio la propria personalità , i propri gusti e le proprie esigenze. <strong>Non farsi soggiogare dall’abito (alla moda), piuttosto renderlo unico</strong>&#8220;.</p>
<h6><span style="color: #79876e;">Mariangela, qual è la cosa più preoccupante che hai visto dalle foto dallo spazio? E la cosa invece più bella?</span></h6>
<p>&#8220;<strong>Non è facile, ogni immagine può raccontare storie incredibili</strong> a chi guarda oltre, e non solo con gli occhi. Scelgo però di rispondere con due immagini dall’alto, emblemi, rispettivamente, degli effetti della separazione e della cooperazione.<br />
La prima è <strong>una vista dalla stazione spaziale internazionale di una lunga, nettissima linea luminosa che taglia, per circa 3.300km, il buio dei territori indiano e pakistano</strong>. Circa 150.000 lampade per illuminare a giorno uno dei confini più contestati al mondo, origine di numerose guerre e conflitti.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-14213 aligncenter" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/02/ISS045-E-27869.jpg" alt="" width="753" height="501" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/02/ISS045-E-27869.jpg 1183w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/02/ISS045-E-27869-600x399.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/02/ISS045-E-27869-300x200.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/02/ISS045-E-27869-1024x681.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/02/ISS045-E-27869-768x511.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/02/ISS045-E-27869-1160x772.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 753px) 100vw, 753px" /><br />
La seconda è <strong>una vista da satellite che ci fa guardare direttamente sotto la superficie delle acque più trasparenti del pianeta, quelle delle Bahamas</strong>. A far da contraltare alla storia di separazione dolorosa del confine conteso, un luminoso esempio di cooperazione. Per più di cento milioni di anni (si pensa a partire dall’era giurassica), il lavoro congiunto della &#8216;fabbrica&#8217;, l’insieme di ambiente sedimentario, organismi e processi di precipitazione ha depositato il calcare che dà forma alle pieghe della piattaforma carbonatica sottomarina dell’arcipelago. Un plissé, per tornare ai nostri amati tessuti, senza eguali!&#8221;.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-14215 aligncenter" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/02/bahamas.jpg" alt="" width="752" height="500" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/02/bahamas.jpg 1183w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/02/bahamas-600x399.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/02/bahamas-300x200.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/02/bahamas-1024x681.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/02/bahamas-768x511.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/02/bahamas-1160x772.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 752px) 100vw, 752px" /></p>
<h6><span style="color: #79876e;">Avete in progetto altre collezioni insieme?</span></h6>
<p>&#8220;Le idee sono sempre in movimento, ci vogliamo però prendere il tempo per esplicitare al meglio questa collezione, che riteniamo essere ricca di contenuti e spunti e<strong> non vorremmo passasse in fretta solo per essere in linea con le dinamiche di moda che conosciamo</strong>. Anche questo è sostenibilità&#8221;.</p>
<p>Il progetto di Mariangela e Chiara è unico e interessante. Ho seguito con curiosità il progetto fin dagli albori: l&#8217;impegno nel considerare in ogni dettaglio l&#8217;impatto ambientale e sociale e il messaggio di riflessione sull&#8217;interazione tra noi e il pianeta che ci ospita mi hanno affascinata.</p>
<p>Puoi scoprire di più qui:</p>
<p>Sito: <a href="https://biclot-earthncycle.myshopify.com/en">https://biclot-earthncycle.myshopify.com/en</a></p>
<p>Instagram: <a title="https://www.instagram.com/biclotdesign/" href="https://www.instagram.com/biclotdesign/" aria-describedby="a11y-external-message">@biclotdesign</a>; <a title="https://www.instagram.com/earthncycle/" href="https://www.instagram.com/earthncycle/" aria-describedby="a11y-external-message">@earthncycle</a></p>

<a href='https://dress-ecode.com/la-terra-vista-dallo-spazio-incontra-il-design-modulare-con-semina-indossiamo-geometrie-agricole-e-una-moda-piu-responsabile/_m0a5599-2/'><img loading="lazy" decoding="async" width="683" height="1024" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/02/M0A5599-1-683x1024.jpg" class="attachment-large size-large" alt="" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/02/M0A5599-1-683x1024.jpg 683w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/02/M0A5599-1-600x900.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/02/M0A5599-1-200x300.jpg 200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/02/M0A5599-1-768x1152.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/02/M0A5599-1-1024x1536.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/02/M0A5599-1-1160x1740.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/02/M0A5599-1.jpg 1280w" sizes="auto, (max-width: 683px) 100vw, 683px" /></a>
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<p><iframe loading="lazy" title="Spotify Embed: La Terra vista dallo spazio incontra il design modulare: con SEMINA indossiamo geometrie agricole e una moda più responsabile" width="100%" height="232" allowtransparency="true" frameborder="0" allow="encrypted-media" src="https://open.spotify.com/embed-podcast/episode/5KW58QEpg1u17kftQfGObD?si=kiMWLRWAT9mwIogx01QPVg"></iframe></p>
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