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	<title>Environment/Ambiente &#8211; Dress Ecode</title>
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	<title>Environment/Ambiente &#8211; Dress Ecode</title>
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		<title>Il poliestere riciclato rilascia più microplastiche</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Dec 2025 15:58:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quando la soluzione sostenibile forse peggiora il problema. Negli ultimi anni, il poliestere riciclato è diventato il simbolo della moda “ecologica”: promosso come alternativa virtuosa al poliestere vergine, è stato adottato da decine di marchi globali come una strategia per ridurre l’impatto ambientale del settore. Tuttavia, una recente indagine scientifica solleva seri dubbi sulla reale sostenibilità di questa fibra e mette in discussione una narrativa finora diffusa e poco scrutinata. I risultati della ricerca “Spinning Greenwash” La Changing Markets Foundation, organizzazione no-profit attiva sui temi della sostenibilità ambientale, ha commissionato una ricerca al Microplastic Research Group dell’Università di Çukurova (Turchia) per confrontare il rilascio di microplastiche tra tessuti in poliestere riciclato e poliestere vergine. I risultati rivelano una situazione sorprendente e preoccupante: I capi in poliestere riciclato testati rilasciano in media circa il 55% in più di microfibre rispetto a quelli in poliestere vergine durante i cicli di lavaggio. In termini di quantità media, lo studio ha registrato circa 12.430 microfibre per grammo nei tessuti riciclati, rispetto a 8.028 microfibre per grammo nel poliestere vergine. Le microfibre rilasciate dai tessuti riciclati risultano più piccole — con una lunghezza media di circa 0,42 mm contro 0,52 mm — rendendole più facilmente disperdibili e potenzialmente più dannose per gli ecosistemi e la salute. I 51 capi analizzati provengono  da cinque grandi marchi della moda — Adidas, H&#38;M, Nike, Shein e Zara — e includevano articoli come t-shirt, top, abiti e pantaloncini. Cosa significa per l’ambiente? Le microplastiche rappresentano un problema ambientale riconosciuto a livello globale: si trovano nei suoli, nei corsi d’acqua, negli oceani, ma anche in organismi viventi, compresi tessuti umani, e sono associate a effetti potenzialmente avversi sul sistema biologico. Un singolo ciclo di lavaggio può rilasciare centinaia di migliaia di microfibre nell’acqua di scarico, che i sistemi di trattamento faticano a filtrare completamente, lasciando che queste particelle entrino nella catena ambientale e alimentare. Dove vanno a finire tutte quelle minuscole microfibre? La risposta è ovunque. Non solo nei mari e nei fiumi, ma anche nell’aria che respiriamo, nel suolo dei nostri campi, nei sedimenti più remoti, persino nei tessuti organici degli esseri viventi. Secondo un rapporto italiano sulle micro e nanoplastiche nel corpo umano (Vera Studio 2024), i materiali tessili sintetici sono tra le fonti più importanti di microplastiche legate ai processi di lavaggio domestico, e certe fasi tecniche come il pre-lavaggio possono rilasciare quantità di microfibre molto superiori rispetto al semplice lavaggio e risciacquo. Questa è la realtà: ciò che indossiamo, laviamo e usiamo quotidianamente entra in contatto con ambienti che non possiamo più separare dalla nostra vita quotidiana. Eppure, in mezzo a questa realtà scientifica, alcune narrative del marketing restano molto rassicuranti. La Changing Markets Foundation usa un’immagine simbolica molto forte per descrivere la comunicazione di molte aziende: la definisce una “sustainability fig leaf”, una foglia di fico che copre una dipendenza profonda dai materiali sintetici senza affrontare correttamente il problema delle microplastiche (The Ecologist). E il messaggio arriva da una voce autorevole: Urska Trunk, senior Campaign Manager di Changing Markets, ha detto a The Ecologist con parole molto chiare che “la moda ha venduto il poliestere riciclato come soluzione verde, eppure i nostri risultati mostrano che aggrava il problema dell’inquinamento da microplastiche.” Perché questa frase è così importante? Perché sfida direttamente il cuore della narrazione verde dell’industria tessile globale. Non si tratta di demonizzare il riciclo — ma di portare alla luce il fatto che la sostenibilità non può essere una promessa superficiale, basata su claim accattivanti, se poi i prodotti continuano a rilasciare microplastiche in misura significativa. E questa consapevolezza non riguarda solo gli scienziati o gli ambientalisti. Riguarda noi, i nostri consumi, le nostre abitudini di lavaggio e, in ultima analisi, il futuro delle nostre comunità e del pianeta che abitiamo. Perché il riciclato rilascia più microplastiche? Secondo gli autori dello studio di Changing Markets, la differenza può essere ricondotta alle caratteristiche strutturali delle fibre riciclate. Durante i processi di riciclaggio — sia meccanico sia chimico — le catene polimeriche del poliestere si accorciano e si indeboliscono, rendendo le fibre più fragili e inclini a rompersi. Questo porta a un maggior rilascio di microfibre durante l’uso e il lavaggio dei capi. Etichettatura e trasparenza: un’altra criticità Lo studio di Changing Markets rileva anche discrepanze nei claim dei brand: alcuni capi pubblicizzati come in poliestere riciclato hanno mostrato un comportamento di rilascio simile a quello dei tessuti vergini. In alcuni casi, etichette e descrizioni online non corrispondevano alle informazioni sulla fibra riportate fisicamente sui capi, sollevando dubbi su pratiche di marketing potenzialmente fuorvianti. Cosa dicono altre ricerche Accanto allo studio della Changing Markets Foundation, anche altre ricerche scientifiche stanno contribuendo a chiarire il quadro, mostrando come il poliestere riciclato non rappresenti automaticamente una soluzione migliore in termini di rilascio di microfibre. Uno studio pubblicato su Environmental Pollution nel 2024 ha rilevato che, durante il lavaggio domestico, capi in poliestere riciclato possono rilasciare un numero maggiore di microfibre rispetto a quelli in poliestere vergine, probabilmente a causa della minore resistenza meccanica delle fibre sottoposte a processi di riciclo e trattamenti termici. Analisi condotte da The Microfibre Consortium confermano questa tendenza in diversi casi, indicando, in alcuni campioni, un rilascio fino a più del doppio di microfibre, spesso di dimensioni più fini e quindi potenzialmente più impattanti per ecosistemi e catena alimentare. Tuttavia, i dati mostrano anche una forte variabilità: struttura del tessuto, tipo di filato, processi produttivi e condizioni di lavaggio influenzano significativamente il risultato, con alcuni test che evidenziano differenze meno marcate tra materiali vergini e riciclati. Nel complesso, la letteratura scientifica converge su un punto chiave: il riciclo del poliestere riduce i rifiuti plastici a monte, ma non risolve – e talvolta può aggravare – il problema della dispersione di microplastiche, confermando la necessità di un approccio più ampio che includa innovazione sui materiali, design responsabile del tessile e strategie di riduzione complessiva delle fibre sintetiche in circolazione. Microfibre e ciclo di vita del tessuto: non solo lavaggio domestico Quando si parla di microplastiche e microfibre, il dibattito comune si concentra spesso sul rilascio durante i lavaggi domestici. Tuttavia, ricerche recenti mettono in evidenza che anche diverse fasi della produzione tessile stessa sono fonti significative di emissione di microfibre. Uno studio pubblicato su Scientific Reports ha monitorato le emissioni di microfibre in un grande impianto di produzione tessile e ha scoperto che i processi di trattamento a umido — come tintura e finissaggio — possono rilasciare fino a 25 volte più microfibre rispetto ai cicli di lavaggio domestico, con la tintura che rappresenta oltre il 95% delle emissioni in alcune condizioni. Questi risultati suggeriscono che l’impatto ambientale dei tessuti non si riduce semplicemente cambiando il tipo di fibra (virgine o riciclata), ma richiede ottimizzazione e mitigazione sin dalle prime fasi di produzione, ad esempio attraverso temperature di tintura più basse, tempi di processo più brevi e l’uso di filati e strutture tessili che minimizzino lo sfibramento. Come la cura e la progettazione dei capi influenzano il rilascio di microfibre La quantità di microfibre rilasciata da un capo non dipende soltanto dal materiale, ma anche dalle tecniche di lavorazione e dalle condizioni di cura. Differenti metodi di taglio e cucitura, così come le condizioni di lavaggio, possono influenzare significativamente la liberazione di microplastiche nell’ambiente. Una ricerca pubblicata su Science of The Total Environment  (2023, R Rathinamoorthy, S Raja Balasaraswathi) ha dimostrato che l’uso di tecniche di taglio più avanzate come laser o taglio ultrasonico può ridurre il rilascio di microfibre fino a 15–20 volte rispetto al tradizionale taglio con forbici, mentre la scelta di specifici tipi di cucitura e densità di punti può diminuire ulteriormente lo sfibramento. L&#8217;uso di più aghi aumenta l&#8217;emissione di microfibre tra diverse varianti dello stesso tipo di punto. Ad esempio, è stato segnalato un aumento del 45,27% nell&#8217;emissione di microfibre con il punto overlock a 4 fili (2 aghi) rispetto al punto a 3 fili (1 ago). Inoltre, studi condotti su carichi reali di bucato (Science of The Total Environment, 2023, R Rathinamoorthy, S Raja Balasaraswathi) indicano che parametri come la temperatura e la durata del ciclo di lavaggio influenzano la quantità di microfibre rilasciate, con cicli più brevi e freddi, carichi completi e lavatrici ad alta efficienza che riducono il rilascio. Questi risultati evidenziano come modifiche nella progettazione dei capi e nelle pratiche di manutenzione domestica possano contribuire a ridurre la dispersione di microplastiche, integrando gli sforzi per materiali più sostenibili. Una soluzione illusoria o un passo intermedio? I risultati dello studio di Changing Markets non implicano che tutti i materiali riciclati siano inutili o che il riciclo non abbia alcun valore. Piuttosto, evidenziano un punto critico: la riduzione dell’impatto ambientale non può essere affidata esclusivamente alla transizione verso materiali “riciclati” se questi continuano a rilasciare microplastiche in misura significativa. In altre parole, se l’obiettivo è un sistema tessile davvero sostenibile, è necessario considerare: strategie di design che minimizzino il rilascio di microfibre (ad esempio filati a basso rilascio, strutture tessili più compatte e finiture meno degradanti); tecnologie di cattura delle microfibre nei processi di lavaggio domestico e industriale; una riduzione complessiva della dipendenza da fibre sintetiche — riciclate o meno — a favore di materiali alternativi con minore impatto microplastico. Cosa possiamo fare, concretamente Per i brand • progettare capi con filati a basso rilascio e strutture più compatte; • migliorare processi industriali, soprattutto tintura e finissaggio; • adottare tecniche di taglio e cucitura meno sfibranti; • comunicare in modo chiaro e verificabile; • investire in tecnologie di cattura microfibre in laverie industriali e supply chain. Per chi compra e usa moda • lavare a basse temperature e cicli più brevi; • preferire carichi pieni; • usare lavatrici più efficienti quando possibile; • valutare l’uso di filtri o dispositivi cattura-microfibre certificati; • soprattutto: ridurre la dipendenza dal fast fashion e dai sintetici, anche riciclati. Non è “non comprare più niente”. È comprare meglio, meno, più consapevolmente. Verso una visione più ampia della sostenibilità Questa ricerca si inserisce in un dibattito più ampio sulle strategie di sostenibilità nel settore moda, che richiedono approcci integrati e trasparenti. Non si tratta solo di sostituire materia prima A con B, ma di ripensare modelli di produzione, consumo e fine vita dei capi in un’ottica veramente circolare. Per i consumatori e gli operatori del settore, lo studio costituisce un invito a guardare oltre le etichette “riciclato” e a valutare dati concreti e indipendenti per orientarsi verso scelte che facciano davvero la differenza. &#160;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.spreaker.com/episode/poliestere-riciclato-quello-che-la-moda-sostenibile-non-dice--69230415"><img decoding="async" class=" wp-image-15706 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg" alt="" width="208" height="81" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg 1080w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-600x234.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-300x117.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-1024x399.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-768x299.jpg 768w" sizes="(max-width: 208px) 100vw, 208px" /></a>Quando la soluzione sostenibile forse peggiora il problema.<br />
<strong>Negli ultimi anni, il poliestere riciclato è diventato il simbolo della moda “ecologica”:</strong> promosso come alternativa virtuosa al poliestere vergine, è stato adottato da decine di marchi globali come una strategia per ridurre l’impatto ambientale del settore. Tuttavia, una recente indagine scientifica solleva seri dubbi sulla reale sostenibilità di questa fibra e mette in discussione una narrativa finora diffusa e poco scrutinata.</p>
<h5>I risultati della ricerca “Spinning Greenwash”</h5>
<p>La Changing Markets Foundation, organizzazione no-profit attiva sui temi della sostenibilità ambientale, ha commissionato una ricerca al Microplastic Research Group dell’Università di Çukurova (Turchia) per confrontare il rilascio di microplastiche tra tessuti in poliestere riciclato e poliestere vergine. I risultati rivelano una situazione sorprendente e preoccupante:<br />
<strong>I capi in poliestere riciclato testati rilasciano in media circa il 55% in più di microfibre</strong> rispetto a quelli in poliestere vergine durante i cicli di lavaggio.</p>
<p>In termini di quantità media, lo studio ha registrato circa 12.430 microfibre per grammo nei tessuti riciclati, rispetto a 8.028 microfibre per grammo nel poliestere vergine.</p>
<p><strong>Le microfibre rilasciate dai tessuti riciclati risultano più piccole</strong> — con una lunghezza media di circa 0,42 mm contro 0,52 mm — rendendole più facilmente disperdibili e potenzialmente più dannose per gli ecosistemi e la salute.</p>
<p>I 51 capi analizzati provengono  da <strong>cinque grandi marchi della moda</strong> — Adidas, H&amp;M, Nike, Shein e Zara — e includevano articoli come t-shirt, top, abiti e pantaloncini.</p>
<h5>Cosa significa per l’ambiente?</h5>
<p>Le microplastiche rappresentano un problema ambientale riconosciuto a livello globale: si trovano nei suoli, nei corsi d’acqua, negli oceani, ma anche in organismi viventi, compresi tessuti umani, e sono associate a effetti potenzialmente avversi sul sistema biologico.</p>
<p>Un singolo ciclo di lavaggio può rilasciare centinaia di migliaia di microfibre nell’acqua di scarico, che i sistemi di trattamento faticano a filtrare completamente, lasciando che queste particelle entrino nella catena ambientale e alimentare.</p>
<h5><img fetchpriority="high" decoding="async" class=" wp-image-19567 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/12/fashion-oil-plastic.jpg" alt="" width="396" height="332" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/12/fashion-oil-plastic.jpg 940w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/12/fashion-oil-plastic-300x251.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/12/fashion-oil-plastic-768x644.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/12/fashion-oil-plastic-600x503.jpg 600w" sizes="(max-width: 396px) 100vw, 396px" />Dove vanno a finire tutte quelle minuscole microfibre?</h5>
<p>La risposta è <strong data-start="2099" data-end="2110">ovunque</strong>. Non solo nei mari e nei fiumi, ma anche nell’aria che respiriamo, nel suolo dei nostri campi, nei sedimenti più remoti, persino nei tessuti organici degli esseri viventi. Secondo un rapporto italiano sulle micro e nanoplastiche nel corpo umano (Vera Studio 2024), i materiali tessili sintetici sono tra le <strong data-start="2399" data-end="2441">fonti più importanti di microplastiche</strong> legate ai processi di lavaggio domestico, e certe fasi tecniche come il pre-lavaggio possono rilasciare quantità di microfibre <em data-start="2569" data-end="2586">molto superiori</em> rispetto al semplice lavaggio e risciacquo.</p>
<p>Questa è la realtà: ciò che indossiamo, laviamo e usiamo quotidianamente entra in contatto con ambienti che non possiamo più separare dalla nostra vita quotidiana. Eppure, in mezzo a questa realtà scientifica, alcune narrative del marketing restano <em data-start="2919" data-end="2939">molto rassicuranti</em>. La <em data-start="2944" data-end="2973">Changing Markets Foundation</em> usa un’immagine simbolica molto forte per descrivere la comunicazione di molte aziende: la definisce una <strong data-start="3079" data-end="3108">“sustainability fig leaf”</strong>, una foglia di fico che copre una dipendenza profonda dai materiali sintetici senza affrontare correttamente il problema delle microplastiche (The Ecologist). E il messaggio arriva da una voce autorevole: <strong data-start="3337" data-end="3352">Urska Trunk</strong>, senior Campaign Manager di Changing Markets, ha detto a The Ecologist con parole molto chiare che <em data-start="3429" data-end="3593">“la moda ha venduto il poliestere riciclato come soluzione verde, eppure i nostri risultati mostrano che aggrava il problema dell’inquinamento da microplastiche.”</em></p>
<p data-start="3633" data-end="4017">Perché questa frase è così importante? Perché sfida direttamente il <em data-start="3701" data-end="3731">cuore della narrazione verde</em> dell’industria tessile globale. Non si tratta di demonizzare il riciclo — ma di portare alla luce il fatto che <strong data-start="3843" data-end="3904">la sostenibilità non può essere una promessa superficiale</strong>, basata su claim accattivanti, se poi i prodotti continuano a rilasciare microplastiche in misura significativa.</p>
<p data-start="4019" data-end="4246">E questa consapevolezza non riguarda solo gli scienziati o gli ambientalisti. Riguarda <strong data-start="4106" data-end="4245">noi, i nostri consumi, le nostre abitudini di lavaggio e, in ultima analisi, il futuro delle nostre comunità e del pianeta che abitiamo</strong>.</p>
<h5>Perché il riciclato rilascia più microplastiche?</h5>
<p>Secondo gli autori dello studio di Changing Markets, la differenza può essere ricondotta alle caratteristiche strutturali delle fibre riciclate. Durante i processi di riciclaggio — sia meccanico sia chimico — le catene polimeriche del poliestere si accorciano e si indeboliscono, rendendo le fibre più fragili e inclini a rompersi. Questo porta a un maggior rilascio di microfibre durante l’uso e il lavaggio dei capi.</p>
<h5>Etichettatura e trasparenza: un’altra criticità</h5>
<p>Lo studio di Changing Markets rileva anche discrepanze nei claim dei brand: alcuni capi pubblicizzati come in poliestere riciclato hanno mostrato un comportamento di rilascio simile a quello dei tessuti vergini. <strong>In alcuni casi, etichette e descrizioni online non corrispondevano alle informazioni sulla fibra riportate fisicamente sui capi, sollevando dubbi su pratiche di marketing potenzialmente fuorvianti.</strong></p>
<p><iframe title="Spotify Embed: Poliestere riciclato: quello che la moda sostenibile non dice" style="border-radius: 12px" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/episode/5doVg4ZRGTPE1g4bbOoSLP?si=45b9e7165b444daf&amp;utm_source=oembed"></iframe></p>
<h5>Cosa dicono altre ricerche</h5>
<p>Accanto allo studio della Changing Markets Foundation, anche altre ricerche scientifiche stanno contribuendo a chiarire il quadro, mostrando come il poliestere riciclato non rappresenti automaticamente una soluzione migliore in termini di rilascio di microfibre. Uno studio pubblicato su <em data-start="288" data-end="313">Environmental Pollution</em> nel 2024 ha rilevato che, durante il lavaggio domestico, capi in poliestere riciclato possono rilasciare un numero maggiore di microfibre rispetto a quelli in poliestere vergine, probabilmente a causa della minore resistenza meccanica delle fibre sottoposte a processi di riciclo e trattamenti termici. Analisi condotte da The Microfibre Consortium confermano questa tendenza in diversi casi, indicando, in alcuni campioni, un rilascio fino a più del doppio di microfibre, spesso di dimensioni più fini e quindi potenzialmente più impattanti per ecosistemi e catena alimentare. Tuttavia, <strong>i dati mostrano anche una forte variabilità: struttura del tessuto, tipo di filato, processi produttivi e condizioni di lavaggio influenzano significativamente il risultato, con alcuni test che evidenziano differenze meno marcate tra materiali vergini e riciclati. </strong></p>
<p><strong><img decoding="async" class=" wp-image-19569 alignright" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/12/microfibre-microplastiche-moda-sostenibile.jpg" alt="" width="315" height="541" />Nel complesso, la letteratura scientifica converge su un punto chiave: il riciclo del poliestere riduce i rifiuti plastici a monte, ma non risolve – e talvolta può aggravare – il problema della dispersione di microplastiche, confermando la necessità di un approccio più ampio che includa innovazione sui materiali, design responsabile del tessile e strategie di riduzione complessiva delle fibre sintetiche in circolazione.</strong></p>
<h5>Microfibre e ciclo di vita del tessuto: non solo lavaggio domestico</h5>
<p>Quando si parla di microplastiche e microfibre, il dibattito comune si concentra spesso sul rilascio durante i lavaggi domestici. Tuttavia, ricerche recenti mettono in evidenza che anche diverse fasi della produzione tessile stessa sono fonti significative di emissione di microfibre. Uno studio pubblicato su Scientific Reports ha monitorato le emissioni di microfibre in un grande impianto di produzione tessile e ha scoperto che i processi di trattamento a umido — come tintura e finissaggio — possono rilasciare fino a 25 volte più microfibre rispetto ai cicli di lavaggio domestico, con la tintura che rappresenta oltre il 95% delle emissioni in alcune condizioni. Questi risultati suggeriscono che <strong>l’impatto ambientale dei tessuti non si riduce semplicemente cambiando il tipo di fibra (virgine o riciclata), ma richiede ottimizzazione e mitigazione sin dalle prime fasi di produzione</strong>, ad esempio attraverso temperature di tintura più basse, tempi di processo più brevi e l’uso di filati e strutture tessili che minimizzino lo sfibramento.</p>
<p><strong>Come la cura e la progettazione dei capi influenzano il rilascio di microfibre</strong></p>
<p>La quantità di microfibre rilasciata da un capo non dipende soltanto dal materiale, ma anche dalle tecniche di lavorazione e dalle condizioni di cura. Differenti metodi di taglio e cucitura, così come le condizioni di lavaggio, possono influenzare significativamente la liberazione di microplastiche nell’ambiente. Una ricerca pubblicata su <em>Science of The Total Environment</em>  (2023, R Rathinamoorthy, S Raja Balasaraswathi) ha dimostrato che<strong> l’uso di tecniche di taglio più avanzate come laser o taglio ultrasonico può ridurre il rilascio di microfibre fino a 15–20 volte rispetto al tradizionale taglio con forbici, mentre la scelta di specifici tipi di cucitura e densità di punti può diminuire ulteriormente lo sfibramento.</strong> L&#8217;uso di più aghi aumenta l&#8217;emissione di microfibre tra diverse varianti dello stesso tipo di punto. Ad esempio, è stato segnalato un aumento del 45,27% nell&#8217;emissione di microfibre con il punto overlock a 4 fili (2 aghi) rispetto al punto a 3 fili (1 ago).</p>
<p>Inoltre, studi condotti su carichi reali di bucato (<em>Science of The Total Environment</em>, 2023, R Rathinamoorthy, S Raja Balasaraswathi) indicano che parametri come <strong>la temperatura e la durata del ciclo di lavaggio influenzano la quantità di microfibre rilasciate, con cicli più brevi e freddi, carichi completi e lavatrici ad alta efficienza che riducono il rilascio. </strong>Questi risultati evidenziano come modifiche nella progettazione dei capi e nelle pratiche di manutenzione domestica possano contribuire a ridurre la dispersione di microplastiche, integrando gli sforzi per materiali più sostenibili.</p>
<h5>Una soluzione illusoria o un passo intermedio?</h5>
<p><strong>I risultati dello studio di Changing Markets non implicano che tutti i materiali riciclati siano inutili o che il riciclo non abbia alcun valore.</strong> Piuttosto, evidenziano un punto critico: <strong>la riduzione dell’impatto ambientale non può essere affidata esclusivamente alla transizione verso materiali “riciclati”</strong> se questi continuano a rilasciare microplastiche in misura significativa.</p>
<p>In altre parole, se l’obiettivo è un sistema tessile davvero sostenibile, è necessario considerare:</p>
<ul>
<li><strong>strategie di design</strong> che minimizzino il rilascio di microfibre (ad esempio filati a basso rilascio, strutture tessili più compatte e finiture meno degradanti);</li>
<li><strong>tecnologie</strong> di cattura delle microfibre nei processi di lavaggio domestico e industriale;</li>
<li>una <strong>riduzione complessiva della dipendenza da fibre sintetiche</strong> — riciclate o meno — a favore di materiali alternativi con minore impatto microplastico.</li>
</ul>
<h5><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-19571 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/12/recycled-polyester.jpg" alt="" width="396" height="332" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/12/recycled-polyester.jpg 940w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/12/recycled-polyester-300x251.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/12/recycled-polyester-768x644.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/12/recycled-polyester-600x503.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 396px) 100vw, 396px" />Cosa possiamo fare, concretamente</h5>
<p>Per i brand<br />
• progettare capi con filati a basso rilascio e strutture più compatte;<br />
• migliorare processi industriali, soprattutto tintura e finissaggio;<br />
• adottare tecniche di taglio e cucitura meno sfibranti;<br />
• comunicare in modo chiaro e verificabile;<br />
• investire in tecnologie di cattura microfibre in laverie industriali e supply chain.</p>
<p>Per chi compra e usa moda<br />
• lavare a basse temperature e cicli più brevi;<br />
• preferire carichi pieni;<br />
• usare lavatrici più efficienti quando possibile;<br />
• valutare l’uso di filtri o dispositivi cattura-microfibre certificati;<br />
• soprattutto: ridurre la dipendenza dal fast fashion e dai sintetici, anche riciclati.<br />
Non è “non comprare più niente”.<br />
È comprare meglio, meno, più consapevolmente.</p>
<h5>Verso una visione più ampia della sostenibilità</h5>
<p>Questa ricerca si inserisce in un dibattito più ampio sulle strategie di sostenibilità nel settore moda, che richiedono approcci integrati e trasparenti. <strong>Non si tratta solo di sostituire materia prima A con B, ma di ripensare modelli di produzione, consumo e fine vita dei capi in un’ottica veramente circolare.</strong><br />
Per i consumatori e gli operatori del settore, lo studio costituisce un invito a guardare oltre le etichette “riciclato” e a valutare dati concreti e indipendenti per orientarsi verso scelte che facciano davvero la differenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Informazioni errate sui capi: il 41% delle etichette non dice la verità</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Oct 2025 14:18:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Nel panorama in continua evoluzione della moda sostenibile, la trasparenza è un pilastro fondamentale sia per i marchi sia per i consumatori. Le etichette tessili dovrebbero essere un faro di verità, eppure alcune ricerche smascherano una realtà ben diversa: un’ampia quota di capi in commercio presenta indicazioni fuorvianti o errate sulla composizione dei materiali. L&#8217;etichettatura scorretta dei capi mina così  l&#8217;integrità dell&#8217;industria della moda. Lo studio olandese: 41% di etichette sbagliate Uno studio condotto nei Paesi Bassi* su più di 10.000 capi ha rivelato statistiche allarmanti: le etichette non sono accurate nel 41% dei casi. La maggior parte del campione dello studio è costituita da indumenti post-consumo non riutilizzabili, scartati dal consumatore e consegnati a un centro di selezione tessile. Sono state riscontrate differenze significative nell&#8217;accuratezza delle dichiarazioni di composizione tra materiali puri e miscelati. Le discrepanze emergono soprattutto nei capi che mescolano fibre (es. cotone + poliestere), dove il tasso di accuratezza è di solo il 23%. Le analisi suggeriscono che l&#8217;esagerazione intenzionale del contenuto di cotone sia effettivamente plausibile. Nel caso di fibre pure invece il tasso di accuratezza arriva al 77%. Non è solo una questione di marketing disonesto: le etichette fuorvianti minano la fiducia dei consumatori, complicano i processi di riciclo e favoriscono il greenwashing. Esempi nel mercato dell’UE La normativa europea richiede che i capi tessili commercializzati nell’Unione riportino indicazioni chiare e leggibili sulla composizione. Tuttavia, verifiche condotte da ONG e organismi indipendenti mostrano che alcune griffe non rispettano questi obblighi, specialmente quando le etichette contengono affermazioni ambientali implicite (green claims) senza supporto concreto. Nel mercato della pelliccia, per esempio, uno studio** che ha analizzato 667 articoli contenenti fibre animali ha scoperto che il 68% non rispettava le regole dell’UE sull’etichettatura. La pelliccia vera animale e quella sintetica stanno diventando sempre più simili nell&#8217;aspetto, nella sensazione al tatto e nel prezzo. I consumatori, la maggior parte dei quali rifiuta la pelliccia vera per motivi vari, devono ricevere informazioni sufficienti per consentire loro di fare scelte etiche. Spesso si dà per scontato che un prezzo basso indichi la presenza di pelliccia sintetica e che se un articolo contiene vera pelliccia animale ci si aspetta, comprensibilmente, di vedere tali informazioni chiaramente indicate sull&#8217;etichetta. L&#8217;attuale sistema di etichettatura invece non fornisce un metodo semplice per avvisare i clienti della presenza di vera pelliccia animale. Greenwashing e affermazioni ambientali ingannevoli Oltre agli errori nella composizione tessile, molte etichette “eco”, “responsabili” o “green” risultano fuorvianti. Un report del Changing Markets ha stimato che fino al 60% delle affermazioni di sostenibilità sui siti fashion può essere considerato greenwashing, quindi privo di basi reali. Una review del 2024 ha sottolineato le numerose pratiche di greenwashing – come l’uso di parole vaghe, certificazioni auto-rilasciate e omissioni nei dettagli di filiera – presenti nell’industria tessile globale. Sai a che è appena partito il nostro workshop in tre serate sul greenwashing e le regole della moda? Clicca qui Perché è un problema (oltre la frode): le conseguenze reali Questa falsa rappresentazione va oltre l&#8217;inganno del consumatore. Compromessa tracciabilità e riciclo tessile In un mondo in cui il riciclo e le pratiche sostenibili sono fondamentali, i riciclatori necessitano di informazioni precise sui tessuti con cui lavorano. Per chi si occupa di riciclo o economia circolare, conoscere con precisione la fibra (cotone, lana, poliestere, etc.) è essenziale per processare correttamente i materiali. L&#8217;efficacia del riciclo si basa sulla conoscenza della composizione dei materiali dei capi poiché tessuti diversi richiedono processi di riciclo distinti. Le etichette mendaci ostacolano la separazione e riducono la qualità dei processi di rigenerazione. La disinformazione può portare alla contaminazione dei flussi di riciclo, riducendo l&#8217;efficacia complessiva e causando ulteriori danni ambientali. Infatti, se non si sa di che tessuto si tratta, non si può trattarlo o smaltirlo nel modo giusto. Distruzione della fiducia del consumatore Quando scopriamo che un capo non è quello che diceva di essere (es. “100 % cotone” si rivela un misto, oppure “made in Italy” è una falsa indicazione), il rapporto col marchio si incrina. Il consumatore consapevole oggi valuta molto l’onestà delle etichette, e ogni inganno mina la reputazione del brand. Man mano che i consumatori diventano più attenti alle scelte sostenibili, spesso si affidano alle etichette per informare le loro decisioni di acquisto. ci sono consumatori che hanno esigenze specifiche per la composizione dei tessuti che acquistano, ad esempio a causa di allergie, convinzioni religiose o personali. Per molti, comprendere il materiale di un capo è fondamentale anche per l&#8217;impatto ambientale. Quando le etichette sono fuorvianti, i consumatori credono di fare scelte responsabili, per poi scoprire di aver inconsapevolmente sostenuto pratiche che contraddicono i loro valori. Facilita il greenwashing Le affermazioni ambientali generiche (eco, sostenibile, green) senza trasparenza alimentano l’illusione che si stia facendo la scelta giusta, quando invece l’impatto può essere identico — o addirittura peggiore. Le etichette ingannevoli diventano così uno strumento di marketing, non di informazione. Rischi legali e sanzioni Nel mercato UE, i brand che forniscono informazioni fuorvianti possono incorrere in controlli, sanzioni amministrative o richieste di risarcimento. Alcuni paesi stanno già esaminando con attenzione le affermazioni ambientali per imporre maggiore trasparenza. Conosci già  alcuni  casi reali sull’etichettatura falsa o fuorviante nei capi tessili? Ascolta in questo episodio cos&#8217;è successo nel nostro Paese e non solo 👇 Le cause dietro l’errore Supply chain complessa e disomogenea Le filiere tessili attraversano più continenti, con fornitori multipli, processi di tintura, trattamenti e finissaggi. Talvolta i marchi ricevono parti del tessuto già miscelate o rielaborate, rendendo difficile tenere traccia esatta. Test e controlli insufficienti Alcuni brand non testano ogni lotto o affidano controlli solo visivi (non analisi chimiche). Questo aumenta il margine di errore quando i fornitori dichiarano composizioni incomplete o parziali. Costi / desiderio di differenziazione Dichiarare un’alta percentuale di fibre naturali o “eco” può rendere il prodotto più appetibile. In certi casi, si può cadere nella tentazione di arrotondare al rialzo o presentare il “best case scenario”. Normative poco chiare o mancata applicazione Le leggi sull’etichettatura esistono, ma la loro applicazione concreta è disomogenea nei vari paesi. C’è spesso poca penalizzazione per le violazioni “leggere”. Sebbene siano legalmente obbligati a informare adeguatamente i consumatori sulla composizione dei prodotti che immettono sul mercato, marchi e rivenditori non hanno (ancora) dovuto affrontare alcuna ripercussione legale (pubblica) per etichette inesatte. Nel caso in cui un marchio scopra che un&#8217;etichetta è inaccurata, l&#8217;intera spedizione, sia in magazzino che ancora in corso di spedizione, dovrà essere richiamata per essere &#8220;rietichettata&#8221;. Cosa dovrebbe fare un brand attento alla sostenibilità Lo studio olandese rappresenta un campanello d&#8217;allarme per i marchi del settore della moda sostenibile. Evidenzia la necessità di standard e controlli rigorosi nelle pratiche di etichettatura per garantirne l&#8217;accuratezza. Mentre i marchi sostenibili si sforzano di differenziarsi in un mercato saturo, un impegno per l&#8217;onestà nell&#8217;etichettatura può aumentare la loro credibilità e promuovere la fiducia dei consumatori. I marchi che danno priorità a un&#8217;etichettatura corretta non solo incarnano il loro impegno per la sostenibilità, ma consentono anche ai consumatori di fare scelte consapevoli. Garantendo la correttezza della composizione del tessuto e del paese di origine, i marchi possono contribuire a un sistema della moda più trasparente. Le ripercussioni positive di un&#8217;etichettatura accurata vanno oltre la fiducia immediata. Incoraggiano un passaggio verso i principi dell&#8217;economia circolare, in cui i consumatori si sentono sicuri di riciclare o riutilizzare i propri capi, riducendo così gli sprechi. &#160; L&#8217;importanza di un&#8217;etichettatura accurata dei tessuti Nel 2020, il rapporto della Global Fashion Agenda ha sottolineato l&#8217;importanza della trasparenza, chiedendo una maggiore tracciabilità nelle filiere della moda. Questo dialogo tra gli stakeholder del settore è in stretta linea con i risultati dello studio olandese, indicando un cambiamento sistemico necessario affinché il futuro della moda sostenibile prosperi. In conclusione, l&#8217;etichettatura errata rappresenta un ostacolo significativo al perseguimento di un panorama della moda trasparente e sostenibile. Mentre gli appassionati di moda e i marchi promuovono il cambiamento, è essenziale ricordare che la moda sostenibile non si basa esclusivamente sull&#8217;uso di materiali ecocompatibili, ma comprende l&#8217;intero ciclo di vita di un capo. Garantire che l&#8217;etichettatura sia accurata e affidabile è fondamentale se vogliamo progredire verso un&#8217;industria veramente sostenibile ed etica. I marchi dovrebbero adottare misure immediate per migliorare l&#8217;accuratezza delle pratiche di etichettatura. Per i consumatori, riconoscere l&#8217;importanza di esaminare attentamente le etichette può guidarli verso scelte che riflettano veramente i loro valori. Insieme possiamo coltivare un&#8217;industria della moda fondata sulla fiducia, sulla trasparenza e sulla sostenibilità. &#160; * Clothing labels: accurate or not?, Circle Economy for The Ministry of Infrastructure &#38; Waterways, 2019. ** Mislabelled and Misleading &#8211; Fur labelling problems, Fur Free Alliance, 2017 &#160; &#160; &#160;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;"><a href="https://www.spreaker.com/episode/informazioni-errate-sui-capi-il-41-delle-etichette-non-dice-la-verita--68077002"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-15706 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg" alt="" width="188" height="73" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg 1080w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-600x234.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-300x117.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-1024x399.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-768x299.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 188px) 100vw, 188px" /></a>Nel panorama in continua evoluzione della moda sostenibile, la <strong>trasparenza</strong> è un pilastro fondamentale sia per i marchi sia per i consumatori. Le etichette tessili dovrebbero essere un faro di verità, eppure alcune ricerche smascherano una realtà ben diversa: <strong>un’ampia quota di capi in commercio presenta indicazioni fuorvianti o errate sulla composizione dei materiali.</strong> L&#8217;etichettatura scorretta dei capi mina così  l&#8217;integrità dell&#8217;industria della moda.</p>
<h5 style="font-weight: 400;"><strong>Lo studio olandese: 41% di etichette sbagliate</strong></h5>
<p style="font-weight: 400;">Uno studio condotto nei Paesi Bassi* su più di 10.000 capi ha rivelato statistiche allarmanti: le etichette non sono accurate nel 41% dei casi. La maggior parte del campione dello studio è costituita da indumenti post-consumo non riutilizzabili, scartati dal consumatore e consegnati a un centro di selezione tessile. Sono state riscontrate differenze significative nell&#8217;accuratezza delle dichiarazioni di composizione tra materiali puri e miscelati. Le discrepanze emergono soprattutto nei capi che mescolano fibre (es. cotone + poliestere), dove il tasso di accuratezza è di solo il 23%. Le analisi suggeriscono che l&#8217;esagerazione intenzionale del contenuto di cotone sia effettivamente plausibile. Nel caso di fibre pure invece il tasso di accuratezza arriva al 77%.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Non è solo una questione di marketing disonesto:</strong> le etichette fuorvianti minano la fiducia dei consumatori, complicano i processi di riciclo e favoriscono il greenwashing.</p>
<h5 style="font-weight: 400;"><strong>Esempi nel mercato dell’UE</strong></h5>
<p style="font-weight: 400;">La normativa europea richiede che i capi tessili commercializzati nell’Unione riportino indicazioni chiare e leggibili sulla composizione. Tuttavia, verifiche condotte da ONG e organismi indipendenti mostrano che alcune griffe non rispettano questi obblighi, specialmente quando le etichette contengono affermazioni ambientali implicite (green claims) senza supporto concreto.</p>
<p style="font-weight: 400;">Nel mercato della pelliccia, per esempio, uno studio** che ha analizzato <strong>667 articoli contenenti fibre animali </strong>ha scoperto che <strong>il 68% non rispettava le regole dell’UE sull’etichettatura</strong>. La pelliccia vera animale e quella sintetica stanno diventando sempre più simili nell&#8217;aspetto, nella sensazione al tatto e nel prezzo. I consumatori, la maggior parte dei quali rifiuta la pelliccia vera per motivi vari, devono ricevere informazioni sufficienti per consentire loro di fare scelte etiche. Spesso si dà per scontato che un prezzo basso indichi la presenza di pelliccia sintetica e che se un articolo contiene vera pelliccia animale ci si aspetta, comprensibilmente, di vedere tali informazioni chiaramente indicate sull&#8217;etichetta. <strong>L&#8217;attuale sistema di etichettatura invece non fornisce un metodo semplice per avvisare i clienti della presenza di vera pelliccia animale.</strong></p>
<h5 style="font-weight: 400;"><strong>Greenwashing e affermazioni ambientali ingannevoli</strong></h5>
<p style="font-weight: 400;">Oltre agli errori nella composizione tessile, molte etichette “eco”, “responsabili” o “green” risultano fuorvianti. Un report del Changing Markets ha stimato che fino al <strong>60% delle affermazioni di sostenibilità sui siti fashion</strong> può essere considerato greenwashing, quindi privo di basi reali. Una review del 2024 ha sottolineato le numerose pratiche di greenwashing – come l’uso di parole vaghe, certificazioni auto-rilasciate e omissioni nei dettagli di filiera – presenti nell’industria tessile globale.</p>
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<p>Sai a che è appena partito il nostro workshop in tre serate sul greenwashing e le regole della moda? <a href="http://dress-ecode.com/workshop-sostenibilità">Clicca qui</a></p>
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<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-19465 aligncenter" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/10/freepik__trasparenza-moda-greenwashing.jpg" alt="" width="635" height="434" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/10/freepik__trasparenza-moda-greenwashing.jpg 1216w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/10/freepik__trasparenza-moda-greenwashing-300x205.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/10/freepik__trasparenza-moda-greenwashing-1024x701.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/10/freepik__trasparenza-moda-greenwashing-768x525.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/10/freepik__trasparenza-moda-greenwashing-1160x794.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/10/freepik__trasparenza-moda-greenwashing-600x411.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 635px) 100vw, 635px" /></p>
<h5 style="font-weight: 400;"><strong>Perché è un problema (oltre la frode): le conseguenze reali</strong></h5>
<p style="font-weight: 400;">Questa falsa rappresentazione va oltre l&#8217;inganno del consumatore.</p>
<ol>
<li style="font-weight: 400;"><strong> Compromessa tracciabilità e riciclo tessile</strong></li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">In un mondo in cui il riciclo e le pratiche sostenibili sono fondamentali, i riciclatori necessitano di informazioni precise sui tessuti con cui lavorano. Per chi si occupa di riciclo o economia circolare, conoscere con precisione la fibra (cotone, lana, poliestere, etc.) è essenziale per processare correttamente i materiali. L&#8217;efficacia del riciclo si basa sulla conoscenza della composizione dei materiali dei capi poiché tessuti diversi richiedono processi di riciclo distinti. Le etichette mendaci ostacolano la separazione e riducono la qualità dei processi di rigenerazione. <strong>La disinformazione può portare alla contaminazione dei flussi di riciclo, riducendo l&#8217;efficacia complessiva e causando ulteriori danni ambientali.</strong> Infatti, se non si sa di che tessuto si tratta, non si può trattarlo o smaltirlo nel modo giusto.</p>
<ol start="2">
<li style="font-weight: 400;"><strong> Distruzione della fiducia del consumatore</strong></li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Quando scopriamo che un capo non è quello che diceva di essere (es. “100 % cotone” si rivela un misto, oppure “made in Italy” è una falsa indicazione), <strong>il rapporto col marchio si incrina.</strong> Il consumatore consapevole oggi valuta molto l’onestà delle etichette, e <strong>ogni inganno mina la reputazione del brand</strong>. Man mano che i consumatori diventano più attenti alle scelte sostenibili, spesso si affidano alle etichette per informare le loro decisioni di acquisto. ci sono consumatori che hanno esigenze specifiche per la composizione dei tessuti che acquistano, ad esempio a causa di allergie, convinzioni religiose o personali. Per molti, comprendere il materiale di un capo è fondamentale anche per l&#8217;impatto ambientale. <strong>Quando le etichette sono fuorvianti, i consumatori credono di fare scelte responsabili, per poi scoprire di aver inconsapevolmente sostenuto pratiche che contraddicono i loro valori.</strong></p>
<ol start="3">
<li style="font-weight: 400;"><strong> Facilita il greenwashing</strong></li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Le affermazioni ambientali generiche (eco, sostenibile, green) senza trasparenza alimentano l’illusione che si stia facendo la scelta giusta, quando invece l’impatto può essere identico — o addirittura peggiore. Le etichette ingannevoli diventano così uno strumento di marketing, non di informazione.</p>
<ol start="4">
<li style="font-weight: 400;"><strong> Rischi legali e sanzioni</strong></li>
</ol>
<p style="font-weight: 400;">Nel mercato UE, i brand che forniscono informazioni fuorvianti possono incorrere in controlli, sanzioni amministrative o richieste di risarcimento. Alcuni paesi stanno già esaminando con attenzione le affermazioni ambientali per imporre maggiore trasparenza.</p>
<p style="font-weight: 400;">Conosci già  alcuni  casi reali sull’etichettatura falsa o fuorviante nei capi tessili? Ascolta in questo episodio cos&#8217;è successo nel nostro Paese e non solo <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/15.0.3/72x72/1f447.png" alt="👇" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /></p>
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<h5 style="font-weight: 400;"><strong>Le cause dietro l’errore</strong></h5>
<ol style="font-weight: 400;">
<li><strong>Supply chain complessa e disomogenea</strong><br />
Le filiere tessili attraversano più continenti, con fornitori multipli, processi di tintura, trattamenti e finissaggi. Talvolta i marchi ricevono parti del tessuto già miscelate o rielaborate, rendendo difficile tenere traccia esatta.</li>
<li><strong>Test e controlli insufficienti</strong><br />
Alcuni brand non testano ogni lotto o affidano controlli solo visivi (non analisi chimiche). Questo aumenta il margine di errore quando i fornitori dichiarano composizioni incomplete o parziali.</li>
<li><strong>Costi / desiderio di differenziazione</strong><br />
Dichiarare un’alta percentuale di fibre naturali o “eco” può rendere il prodotto più appetibile. In certi casi, si può cadere nella tentazione di arrotondare al rialzo o presentare il “best case scenario”.</li>
<li><strong>Normative poco chiare o mancata applicazione</strong><br />
Le leggi sull’etichettatura esistono, ma la loro applicazione concreta è disomogenea nei vari paesi. C’è spesso poca penalizzazione per le violazioni “leggere”. Sebbene siano legalmente obbligati a informare adeguatamente i consumatori sulla composizione dei prodotti che immettono sul mercato, marchi e rivenditori non hanno (ancora) dovuto affrontare alcuna ripercussione legale (pubblica) per etichette inesatte. Nel caso in cui un marchio scopra che un&#8217;etichetta è inaccurata, l&#8217;intera spedizione, sia in magazzino che ancora in corso di spedizione, dovrà essere richiamata per essere &#8220;rietichettata&#8221;.</li>
</ol>
<h5 style="font-weight: 400;"><strong>Cosa dovrebbe fare un brand attento alla sostenibilità</strong></h5>
<p style="font-weight: 400;">Lo studio olandese rappresenta un campanello d&#8217;allarme per i marchi del settore della moda sostenibile. Evidenzia l<strong>a necessità di standard e controlli rigorosi nelle pratiche di etichettatura per garantirne l&#8217;accuratezza</strong>. Mentre i marchi sostenibili si sforzano di differenziarsi in un mercato saturo, <strong>un impegno per l&#8217;onestà nell&#8217;etichettatura può aumentare la loro credibilità e promuovere la fiducia dei consumatori.</strong></p>
<p style="font-weight: 400;">I marchi che danno priorità a un&#8217;etichettatura corretta non solo incarnano il loro impegno per la sostenibilità, ma consentono anche ai consumatori di fare scelte consapevoli. Garantendo la correttezza della composizione del tessuto e del paese di origine, i marchi possono contribuire a un sistema della moda più trasparente. L<strong>e ripercussioni positive di un&#8217;etichettatura accurata vanno oltre la fiducia immediata. Incoraggiano un passaggio verso i principi dell&#8217;economia circolare, in cui i consumatori si sentono sicuri di riciclare o riutilizzare i propri capi, riducendo così gli sprechi.<img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-19458" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/10/etichette-trasparenza-moda-sostenibile.jpg" alt="" width="500" height="668" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/10/etichette-trasparenza-moda-sostenibile.jpg 945w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/10/etichette-trasparenza-moda-sostenibile-224x300.jpg 224w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/10/etichette-trasparenza-moda-sostenibile-766x1024.jpg 766w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/10/etichette-trasparenza-moda-sostenibile-768x1026.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2025/10/etichette-trasparenza-moda-sostenibile-600x802.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 500px) 100vw, 500px" /></strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<h5 style="font-weight: 400;"><strong>L&#8217;importanza di un&#8217;etichettatura accurata dei tessuti</strong></h5>
<p style="font-weight: 400;">Nel 2020, il rapporto della Global Fashion Agenda ha sottolineato l&#8217;importanza della trasparenza, chiedendo una maggiore tracciabilità nelle filiere della moda. Questo dialogo tra gli stakeholder del settore è in stretta linea con i risultati dello studio olandese, indicando un cambiamento sistemico necessario affinché il futuro della moda sostenibile prosperi.</p>
<p style="font-weight: 400;">In conclusione, <strong>l&#8217;etichettatura errata rappresenta un ostacolo significativo al perseguimento di un panorama della moda trasparente e sostenibile</strong>. Mentre gli appassionati di moda e i marchi promuovono il cambiamento, è essenziale ricordare che la moda sostenibile non si basa esclusivamente sull&#8217;uso di materiali ecocompatibili, ma comprende l&#8217;intero ciclo di vita di un capo. Garantire che l&#8217;etichettatura sia accurata e affidabile è fondamentale se vogliamo progredire verso un&#8217;industria veramente sostenibile ed etica.</p>
<p style="font-weight: 400;">I marchi dovrebbero adottare misure immediate per migliorare l&#8217;accuratezza delle pratiche di etichettatura. Per i consumatori, riconoscere l&#8217;importanza di esaminare attentamente le etichette può guidarli verso scelte che riflettano veramente i loro valori. Insieme possiamo coltivare un&#8217;industria della moda fondata sulla fiducia, sulla trasparenza e sulla sostenibilità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>* Clothing labels: accurate or not?, Circle Economy for The Ministry of Infrastructure &amp; Waterways, 2019.</em></p>
<p style="font-weight: 400;"><em>** Mislabelled and Misleading &#8211; Fur labelling problems, Fur Free Alliance, 2017</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>Sanzioni e divieto di pubblicità: la Francia ferma il fast fashion</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Apr 2024 10:49:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Companies / Aziende]]></category>
		<category><![CDATA[Environment/Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Fashion/Moda]]></category>
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		<category><![CDATA[ultra fast fashion]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;Assemblea nazionale francese ha adottato all&#8217;unanimità il disegno di legge volto a ridurre l&#8217;impatto ambientale dell&#8217;industria tessile, che dovrà proseguire il suo percorso legislativo al Senato. Con l&#8217;obiettivo di fermare il fast fashion, il testo prevede: il divieto di pubblicità per la vendita di capi di abbigliamento a prezzi stracciati la decisione di definire il fast fashion in base a un numero stabilito di capi immessi sul mercato annualmente una sanzione ambientale rafforzata per rendere i prodotti della moda veloce meno attraenti Inoltre, le aziende che vendono moda usa-e-getta online dovranno esporre vicino al prezzo sul proprio sito messaggi che: sensibilizzino sull’impatto ambientale dei propri prodotti; incoraggino la sobrietà, il riutilizzo, la riparazione o il riciclaggio. In caso di violazione le aziende incorreranno in una sanzione pecuniaria (fino a 15.000 euro). Un altro emendamento aggiunge ulteriori dettagli sull&#8217;impatto ambientale nell&#8217;articolo L941-9-11 del codice dell&#8217;ambiente, integrando il criterio della sostenibilità. Il sistema di valutazione ambientale conosciuto come eco-score, che considera l&#8217;impatto ambientale di prodotti e servizi, è stato sperimentato nell&#8217;industria tessile tra il 2020 e il 2022 e si prevede che sarà implementato entro la fine del 2024. Non è una tassa. È impropriamente chiamata tassa ma si tratta di un sistema bonus/malus: i prodotti con il peggiore impatto ambientale non potranno beneficiare dei bonus ma saranno soggetti a sanzioni dissuasive a partire dal 2025. La sanzione ecologica sarà a prodotto di: 5 euro nel 2025 6 euro nel 2026 7 euro nel 2027 8 euro nel 2028 9 euro nel 2029 10 euro nel 2030. Queste sanzioni dovrebbero contribuire a finanziare bonus a beneficio delle aziende virtuose del settore tessile. Le tasse sono generalmente imposte dai governi come pagamenti obbligatori per un particolare servizio o un’attività prestata dallo Stato nei suoi confronti. (Le imposte invece rappresentano il contributo obbligatorio del cittadino alle casse dello Stato per il finanziamento di servizi pubblici in generale). Le sanzioni sono spesso associate a misure punitive per la violazione di leggi o regolamenti. Anche se potrebbero funzionare in modo simile alle tasse in termini di impatto finanziario sulle aziende, non sono esattamente la stessa cosa. Saranno misure efficaci? Da un punto di vista macroeconomico, l’efficacia di un disegno di legge rivolto alle aziende del fast fashion dipende da vari fattori, tra cui le disposizioni specifiche del disegno di legge, le reazioni dei consumatori e delle imprese e le dinamiche di mercato più ampie. Ecco alcune considerazioni: Elasticità della domanda: se i consumatori sono molto reattivi alle variazioni dei prezzi o alle restrizioni pubblicitarie, le sanzioni e i divieti pubblicitari imposti dalla legge potrebbero portare a una significativa diminuzione della domanda di prodotti fast fashion. Tuttavia, se la domanda di fast fashion è relativamente anelastica, ossia i consumatori sono meno sensibili alle variazioni di prezzo, l’impatto della sanzione potrebbe essere limitato. Effetti di sostituzione: le aziende che operano nel settore del fast fashion possono rispondere alle sanzioni e ai divieti pubblicitari modificando le proprie strategie di produzione o diversificando la propria offerta di prodotti. Ad esempio, potrebbero concentrarsi sulla produzione di abbigliamento di qualità superiore e più duraturi o esplorare modelli di business alternativi come linee di moda sostenibili. La misura in cui riusciranno ad adattarsi con successo influenzerà l’efficacia del disegno di legge come deterrente. Concorrenza di mercato: il settore del fast fashion è altamente competitivo, con numerose aziende in lizza per quote di mercato. Se solo un Paese applicasse sanzioni e divieti pubblicitari, le aziende potrebbero semplicemente spostare le proprie attività in altri Paesi con normative più indulgenti. L’efficacia del disegno di legge potrebbe essere migliorata se fosse parte di uno sforzo coordinato tra più Paesi o regioni. Innovazione e progressi tecnologici: le aziende del fast fashion possono investire in ricerca e sviluppo per trovare modi per mitigare l’impatto ambientale dei loro prodotti o migliorare le proprie credenziali di sostenibilità. Ciò potrebbe comportare innovazioni nei materiali, nei processi di produzione o nella gestione della catena di fornitura. Il disegno di legge potrebbe incentivare tale innovazione creando opportunità di mercato per le aziende in grado di offrire alternative più sostenibili. Applicazione e sostegno del governo: l’efficacia del disegno di legge dipenderà dalla capacità del governo francese di far rispettare le sue disposizioni e fornire sostegno alle aziende nella transizione verso pratiche più sostenibili. Meccanismi di applicazione efficaci, insieme a incentivi finanziari e sostegno all’innovazione, potrebbero contribuire a garantire la conformità e promuovere cambiamenti a livello di settore. Da una prospettiva di microeconomia, le sanzioni imposte dalla legge sul fast fashion possono avere diversi effetti sul comportamento delle singole aziende e dei consumatori nel mercato della moda. Ecco alcuni dei possibili effetti: Riduzione della produzione di fast fashion: Le sanzioni finanziarie e i divieti pubblicitari possono rendere meno conveniente per le imprese produrre e commercializzare prodotti di fast fashion. Di conseguenza, le aziende potrebbero ridurre la quantità di tali prodotti offerti sul mercato, concentrandosi invece su linee di prodotti più sostenibili e di qualità superiore. Incentivi per l&#8217;innovazione e la differenziazione: Le sanzioni possono spingere le aziende a investire in ricerca e sviluppo per realizzare materiali e processi di produzione più sostenibili. Ciò potrebbe portare a un aumento dell&#8217;innovazione nel settore della moda e alla creazione di prodotti differenziati che si distinguono per la loro sostenibilità e qualità. Aumento dei prezzi al dettaglio: Se le aziende trasferiscono i costi delle sanzioni ai consumatori attraverso aumenti dei prezzi al dettaglio, ciò potrebbe ridurre la domanda di prodotti di fast fashion. I consumatori potrebbero essere disposti a pagare di più per prodotti più sostenibili o di qualità superiore, ma potrebbero anche ridurre le proprie spese complessive per abbigliamento a causa dei prezzi più alti. Cambiamenti nelle preferenze dei consumatori: Le sanzioni e i divieti pubblicitari possono influenzare le percezioni e le preferenze dei consumatori nei confronti dei prodotti di fast fashion. La riduzione dell&#8217;esposizione pubblicitaria a tali prodotti potrebbe portare i consumatori a cercare alternative più sostenibili o a valutare in modo diverso i marchi che promuovono pratiche più etiche e responsabili. Pro e contro Pro: Benefici ambientali: Imporre penalità e divieti pubblicitari sui prodotti di fast fashion incoraggia le aziende ad adottare pratiche più sostenibili, come la riduzione delle emissioni di carbonio, la minimizzazione dei rifiuti e l&#8217;uso di materiali ecologici. Ciò può portare a benefici ambientali a lungo termine, tra cui una riduzione dell&#8217;inquinamento e la conservazione delle risorse. Correzione del mercato: Il fast fashion è stato criticato per i suoi impatti sociali e ambientali negativi, come le pratiche lavorative sfruttative e il consumo eccessivo di risorse naturali. La legge fornisce un meccanismo per correggere le inefficienze di mercato internalizzando i costi esterni associati al fast fashion, promuovendo comportamenti più responsabili tra le aziende. Innovazione e creazione di posti di lavoro: La legge incentiva gli investimenti nella ricerca e nello sviluppo per identificare alternative sostenibili ai prodotti tradizionali di fast fashion. Ciò può stimolare l&#8217;innovazione nell&#8217;industria della moda e creare nuove opportunità per le imprese specializzate in materiali ecologici, tecnologie e processi produttivi. Inoltre, il passaggio alla moda sostenibile potrebbe creare nuovi posti di lavoro in settori come il design sostenibile. Competitività migliorata: L&#8217;adozione di pratiche sostenibili può migliorare la competitività delle imprese di moda francesi sia nei mercati interni sia internazionali. Con il cambiamento delle preferenze dei consumatori verso prodotti più ecologici, le aziende che danno priorità alla sostenibilità possono guadagnare un vantaggio competitivo e attirare più clienti. Ciò può contribuire alla sostenibilità e al successo a lungo termine dell&#8217;industria della moda francese. Contro: Implicazioni finanziarie: Il rispetto delle disposizioni della legge, come le penalità per i prodotti di fast fashion e le restrizioni pubblicitarie, potrebbe aumentare i costi di produzione per le aziende. Questi costi aggiuntivi potrebbero essere trasferiti ai consumatori sotto forma di prezzi più alti, riducendo potenzialmente il potere d&#8217;acquisto dei consumatori e la domanda complessiva di abbigliamento. Ciò potrebbe avere implicazioni negative per la crescita economica e l&#8217;occupazione nell&#8217;industria della moda. Distorsioni di mercato: La legge potrebbe creare distorsioni nel mercato della moda favorendo le aziende in grado di permettersi di investire in iniziative di sostenibilità rispetto a quelle più piccole o meno finanziariamente sicure. Ciò potrebbe portare a una concentrazione del mercato e a una riduzione della concorrenza, limitando potenzialmente la scelta dei consumatori e l&#8217;innovazione a lungo termine. Inoltre, se le penalità colpiscono in modo sproporzionato le aziende domestiche rispetto ai concorrenti internazionali, potrebbe risultare in inefficienze di mercato e squilibri commerciali. Complessità della catena di approvvigionamento: L&#8217;implementazione di pratiche sostenibili nell&#8217;industria della moda richiede collaborazione e coordinamento lungo complesse catene di approvvigionamento globali. Le aziende potrebbero affrontare sfide nel reperimento di materiali sostenibili, nell&#8217;assicurare pratiche lavorative etiche e nel mantenere standard di qualità durante il processo produttivo. Ciò potrebbe portare a interruzioni nella catena di approvvigionamento, all&#8217;aumento degli oneri amministrativi e a rischi operativi per le imprese. Conseguenze non volute: Le disposizioni della legge potrebbero avere conseguenze non desiderate che colpiscono negativamente determinati stakeholder, come i lavoratori dell&#8217;industria del fast fashion o i consumatori con opzioni d&#8217;acquisto limitate. Ad esempio, le penalità per i prodotti di fast fashion potrebbero avere effetto  in modo sproporzionato i consumatori a basso reddito che dipendono da opzioni di abbigliamento accessibili. La reazione di Shein Shein ha risposto al disegno di legge dichiarando a Reuters che i loro abiti rispondono a una domanda esistente, mantenendo basso il tasso di invenduti rispetto ai produttori tradizionali che possono arrivare fino al 40% di invenduto. Sostengono che l&#8217;unico effetto della legge sarebbe quello di danneggiare il potere d&#8217;acquisto dei consumatori francesi, specialmente in un periodo in cui già si sente l&#8217;impatto della crisi del costo della vita. I prossimi passi La questione delle soglie, che definirebbero la moda usa-e-getta, è stata criticata poiché lasciata al governo, con timori che possa non essere attuata efficacemente. Inoltre, l&#8221;introduzione di criteri sociali per garantire il rispetto dei diritti umani nella produzione di abbigliamento ha sollevato dibattiti, con alcuni sostenitori che citavano precedenti scandali come il Rana Plaza. Tuttavia, altri hanno avvertito che la moda ultraveloce potrebbe non essere il contesto adatto per stabilire regole globali contro il dumping sociale. Il ministro della transizione ecologica ha promesso di avviare una missione per definire criteri sociali ed ecologici nei prossimi due mesi. Dopo essere stato adottato in prima lettura dall&#8217;Assemblea nazionale, il disegno di legge dovrà quindi proseguire il suo percorso legislativo al Senato. Nel frattempo, il ministro dell&#8217;ambiente francese ha annunciato l&#8217;intenzione di proporre un divieto sulle esportazioni di vestiti usati a livello dell&#8217;Unione Europea, cercando di affrontare il crescente problema dei rifiuti tessili. Fonti: LCP Assemblée Nationale; Vie Publique; Reuters]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none"><a href="https://www.spreaker.com/episode/sanzioni-e-divieto-di-pubblicita-la-francia-ferma-il-fast-fashion--59415625"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-15706" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg" alt="" width="235" height="91" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg 1080w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-600x234.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-300x117.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-1024x399.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-768x299.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 235px) 100vw, 235px" /></a>L&#8217;Assemblea nazionale francese ha adottato all&#8217;unanimità il disegno di legge volto a ridurre l&#8217;impatto ambientale dell&#8217;industria tessile, che dovrà proseguire il suo percorso legislativo al Senato. Con l&#8217;obiettivo di fermare il fast fashion, il testo prevede:</span></p>
<ul>
<li><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">il </span><strong><span class="OYPEnA text-strikethrough-none text-decoration-underline">divieto di pubblicità</span></strong><span class="OYPEnA text-strikethrough-none text-decoration-none"> per la vendita di capi di abbigliamento a prezzi stracciati</span></li>
<li><span class="OYPEnA text-strikethrough-none text-decoration-underline">la decisione di <strong>definire il fast fashion</strong></span><span class="OYPEnA text-strikethrough-none text-decoration-none"> in base a un numero stabilito di capi immessi sul mercato annualmente</span></li>
<li><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">una </span><span class="OYPEnA text-strikethrough-none text-decoration-underline">sanzione ambientale</span><span class="OYPEnA text-strikethrough-none text-decoration-none"> rafforzata per rendere i prodotti della moda veloce meno attraenti</span></li>
</ul>
<p class="cvGsUA direction-ltr align-center para-style-body"><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">Inoltre, le aziende che vendono moda usa-e-getta online dovranno <strong>esporre vicino al prezzo</strong> sul proprio sito</span> <span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">messaggi che:</span></p>
<ul>
<li><span class="OYPEnA text-decoration-underline text-strikethrough-none">sensibilizzino</span><span class="OYPEnA text-decoration-underline text-strikethrough-none white-space-prewrap"> </span><span class="OYPEnA text-decoration-underline text-strikethrough-none">sull’impatto</span><span class="OYPEnA text-strikethrough-none text-decoration-none"> ambientale dei propri prodotti;</span></li>
<li><span class="OYPEnA text-decoration-underline text-strikethrough-none">incoraggino</span><span class="OYPEnA text-strikethrough-none text-decoration-none"> la sobrietà, il riutilizzo, la riparazione o il riciclaggio.</span></li>
</ul>
<p class="cvGsUA direction-ltr align-center para-style-body"><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">In caso di violazione le aziende incorreranno in una sanzione pecuniaria (fino a 15.000 euro).</span></p>
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<div class="pt-0.5">
<div class="gizmo-shadow-stroke flex h-6 w-6 items-center justify-center overflow-hidden rounded-full">
<div class="relative p-1 rounded-sm h-9 w-9 text-white flex items-center justify-center">Un altro emendamento aggiunge ulteriori dettagli sull&#8217;impatto ambientale nell&#8217;articolo L941-9-11 del codice dell&#8217;ambiente, integrando il criterio della sostenibilità. Il sistema di valutazione ambientale conosciuto come <strong>eco-score,</strong> che considera l&#8217;impatto ambientale di prodotti e servizi, è stato sperimentato nell&#8217;industria tessile tra il 2020 e il 2022 e si prevede che sarà implementato entro la fine del 2024.</div>
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<h5 class="cvGsUA direction-ltr align-center para-style-body"><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none" style="color: #68a69b;"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-18039 alignright" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/04/fast-fashion-moda-veloca.jpg" alt="" width="488" height="334" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/04/fast-fashion-moda-veloca.jpg 1216w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/04/fast-fashion-moda-veloca-300x205.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/04/fast-fashion-moda-veloca-1024x701.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/04/fast-fashion-moda-veloca-768x525.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/04/fast-fashion-moda-veloca-1160x794.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/04/fast-fashion-moda-veloca-600x411.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 488px) 100vw, 488px" />Non è una tassa.</span></h5>
<p class="cvGsUA direction-ltr align-center para-style-body"><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">È impropriamente chiamata tassa ma si tratta di </span><span class="OYPEnA text-strikethrough-none text-decoration-underline">un<strong> sistema bonus/malus: </strong></span><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">i prodotti con il peggiore impatto ambientale non potranno beneficiare dei bonus ma saranno soggetti a sanzioni dissuasive a partire dal 2025. La </span><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">sanzione ecologica</span><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none"> sarà a prodotto di:</span></p>
<ul>
<li class="cvGsUA direction-ltr align-center para-style-body"><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">5 euro nel 2025</span></li>
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<li class="cvGsUA direction-ltr align-center para-style-body"><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">7 euro nel 2027</span></li>
<li class="cvGsUA direction-ltr align-center para-style-body"><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">8 euro nel 2028</span></li>
<li class="cvGsUA direction-ltr align-center para-style-body"><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">9 euro nel 2029</span></li>
<li class="cvGsUA direction-ltr align-center para-style-body"><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">10 euro nel 2030.</span></li>
</ul>
<p class="cvGsUA direction-ltr align-center para-style-body"><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">Queste sanzioni dovrebbero <strong>contribuire a </strong></span><span class="OYPEnA text-strikethrough-none text-decoration-underline"><strong>finanziare bonus a beneficio delle aziende virtuose</strong> </span><span class="OYPEnA text-strikethrough-none text-decoration-none">del settore tessile.</span></p>
<p class="cvGsUA direction-ltr align-center para-style-body"><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">Le</span><span class="OYPEnA text-strikethrough-none text-decoration-underline"><strong> tasse</strong> </span><span class="OYPEnA text-strikethrough-none text-decoration-none">sono generalmente imposte dai governi come pagamenti obbligatori per un particolare servizio o un’attività prestata dallo Stato nei suoi confronti. (Le imposte invece rappresentano il contributo obbligatorio del cittadino alle casse dello Stato per il finanziamento di servizi pubblici in generale).</span></p>
<p class="cvGsUA direction-ltr align-center para-style-body"><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">Le </span><strong><span class="OYPEnA text-strikethrough-none text-decoration-underline">sanzion</span></strong><span class="OYPEnA text-strikethrough-none text-decoration-none"><strong>i</strong> sono spesso associate a </span><span class="OYPEnA text-strikethrough-none text-decoration-underline">misure punitive</span><span class="OYPEnA text-strikethrough-none text-decoration-none"> per la violazione di leggi o regolamenti. </span><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">Anche se potrebbero funzionare in modo simile alle tasse in termini di impatto finanziario sulle aziende, non sono esattamente la stessa cosa.</span></p>
<h5><span style="color: #68a69b;">Saranno misure efficaci?</span></h5>
<p>Da un <strong>punto di vista macroeconomico</strong>, l’efficacia di un disegno di legge rivolto alle aziende del fast fashion dipende da vari fattori, tra cui le disposizioni specifiche del disegno di legge, le reazioni dei consumatori e delle imprese e le dinamiche di mercato più ampie. Ecco alcune considerazioni:</p>
<ul>
<li><strong>Elasticità della domanda:</strong> se i consumatori sono molto reattivi alle variazioni dei prezzi o alle restrizioni pubblicitarie, le sanzioni e i divieti pubblicitari imposti dalla legge potrebbero portare a una <strong>significativa diminuzione della domanda di prodotti fast fashion</strong>. Tuttavia, se la domanda di fast fashion è relativamente anelastica, ossia i consumatori sono meno sensibili alle variazioni di prezzo, l’impatto della sanzione potrebbe essere limitato.</li>
<li><strong>Effetti di sostituzione:</strong> le aziende che operano nel settore del fast fashion possono rispondere alle sanzioni e ai divieti pubblicitari <strong>modificando le proprie strategie di produzione o diversificando la propria offerta di prodotti.</strong> Ad esempio, potrebbero concentrarsi sulla produzione di abbigliamento di qualità superiore e più duraturi o esplorare modelli di business alternativi come linee di moda sostenibili. La misura in cui riusciranno ad adattarsi con successo influenzerà l’efficacia del disegno di legge come deterrente.</li>
<li><strong>Concorrenza di mercato:</strong> il settore del fast fashion è altamente competitivo, con numerose aziende in lizza per quote di mercato. Se solo un Paese applicasse sanzioni e divieti pubblicitari, <strong>le aziende potrebbero semplicemente spostare le proprie attività in altri Paesi con normative più indulgenti.</strong> L’efficacia del disegno di legge potrebbe essere migliorata se fosse parte di uno sforzo coordinato tra più Paesi o regioni.</li>
<li><strong>Innovazione e progressi tecnologici:</strong> le aziende del fast fashion possono investire in ricerca e sviluppo per trovare modi per mitigare l’impatto ambientale dei loro prodotti o migliorare le proprie credenziali di sostenibilità. Ciò potrebbe comportare innovazioni nei materiali, nei processi di produzione o nella gestione della catena di fornitura. Il disegno di legge potrebbe incentivare tale innovazione creando opportunità di mercato per le aziende in grado di offrire alternative più sostenibili.</li>
<li><strong>Applicazione e sostegno del governo:</strong> l’efficacia del disegno di legge dipenderà dalla <strong>capacità del governo francese di far rispettare le sue disposizioni e fornire sostegno</strong> alle aziende nella transizione verso pratiche più sostenibili. Meccanismi di applicazione efficaci, insieme a incentivi finanziari e sostegno all’innovazione, potrebbero contribuire a garantire la conformità e promuovere cambiamenti a livello di settore.</li>
</ul>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-18041 alignright" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/04/stop-fast-fashion.jpg" alt="" width="542" height="370" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/04/stop-fast-fashion.jpg 1216w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/04/stop-fast-fashion-300x205.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/04/stop-fast-fashion-1024x701.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/04/stop-fast-fashion-768x525.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/04/stop-fast-fashion-1160x794.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/04/stop-fast-fashion-600x411.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 542px) 100vw, 542px" />Da una <strong>prospettiva di microeconomia</strong>, le sanzioni imposte dalla legge sul fast fashion possono avere diversi effetti sul comportamento delle singole aziende e dei consumatori nel mercato della moda. Ecco alcuni dei possibili effetti:</p>
<ul>
<li><strong>Riduzione della produzione di fast fashion</strong>: Le sanzioni finanziarie e i divieti pubblicitari possono rendere meno conveniente per le imprese produrre e commercializzare prodotti di fast fashion. Di conseguenza, <strong>le aziende potrebbero ridurre la quantità di tali prodotti</strong> offerti sul mercato, concentrandosi invece su linee di prodotti più sostenibili e di qualità superiore.</li>
<li><strong>Incentivi per l&#8217;innovazione e la differenziazione</strong>: Le sanzioni possono spingere le aziende a investire in ricerca e sviluppo per realizzare materiali e processi di produzione più sostenibili. Ciò potrebbe portare a un <strong>aumento dell&#8217;innovazione</strong> nel settore della moda e alla creazione di prodotti differenziati che si distinguono per la loro sostenibilità e qualità.</li>
<li><strong>Aumento dei prezzi al dettaglio</strong>: Se le <strong>aziende trasferiscono i costi delle sanzioni ai consumatori attraverso aumenti dei prezzi</strong> al dettaglio, ciò potrebbe ridurre la domanda di prodotti di fast fashion. I consumatori potrebbero essere disposti a pagare di più per prodotti più sostenibili o di qualità superiore, ma potrebbero anche ridurre le proprie spese complessive per abbigliamento a causa dei prezzi più alti.</li>
<li><strong>Cambiamenti nelle preferenze dei consumatori</strong>: Le sanzioni e i divieti pubblicitari possono influenzare le percezioni e le preferenze dei consumatori nei confronti dei prodotti di fast fashion. La riduzione dell&#8217;esposizione pubblicitaria a tali prodotti potrebbe <strong>portare i consumatori a cercare alternative più sostenibili</strong> o a valutare in modo diverso i marchi che promuovono pratiche più etiche e responsabili.</li>
</ul>
<h5><span style="color: #68a69b;">Pro e contro</span></h5>
<p><strong>Pro:</strong></p>
<ol>
<li><strong>Benefici ambientali:</strong> Imporre penalità e divieti pubblicitari sui prodotti di fast fashion incoraggia le aziende ad adottare pratiche più sostenibili, come la riduzione delle emissioni di carbonio, la minimizzazione dei rifiuti e l&#8217;uso di materiali ecologici. Ciò può portare a benefici ambientali a lungo termine, tra cui una riduzione dell&#8217;inquinamento e la conservazione delle risorse.</li>
<li><strong>Correzione del mercato:</strong> Il fast fashion è stato criticato per i suoi impatti sociali e ambientali negativi, come le pratiche lavorative sfruttative e il consumo eccessivo di risorse naturali. La legge fornisce un meccanismo per correggere le inefficienze di mercato <strong>internalizzando i costi esterni associati al fast fashion,</strong> promuovendo comportamenti più responsabili tra le aziende.</li>
<li><strong>Innovazione e creazione di posti di lavoro:</strong> La legge incentiva gli investimenti nella ricerca e nello sviluppo per identificare alternative sostenibili ai prodotti tradizionali di fast fashion. Ciò può stimolare l&#8217;innovazione nell&#8217;industria della moda e creare nuove opportunità per le imprese specializzate in materiali ecologici, tecnologie e processi produttivi. Inoltre, il passaggio alla moda sostenibile potrebbe creare nuovi posti di lavoro in settori come il design sostenibile.</li>
<li><strong>Competitività migliorata:</strong> L&#8217;adozione di pratiche sostenibili può migliorare la competitività delle imprese di moda francesi sia nei mercati interni sia internazionali. Con il cambiamento delle preferenze dei consumatori verso prodotti più ecologici, le aziende che danno priorità alla sostenibilità possono guadagnare un vantaggio competitivo e attirare più clienti. Ciò può contribuire alla sostenibilità e al successo a lungo termine dell&#8217;industria della moda francese.</li>
</ol>
<p><strong><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-18043 alignright" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/04/moda-ultra-fast-fashion-shein.jpg" alt="" width="546" height="374" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/04/moda-ultra-fast-fashion-shein.jpg 1216w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/04/moda-ultra-fast-fashion-shein-300x205.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/04/moda-ultra-fast-fashion-shein-1024x701.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/04/moda-ultra-fast-fashion-shein-768x525.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/04/moda-ultra-fast-fashion-shein-1160x794.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2024/04/moda-ultra-fast-fashion-shein-600x411.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 546px) 100vw, 546px" />Contro:</strong></p>
<ol>
<li><strong>Implicazioni finanziarie:</strong> Il rispetto delle disposizioni della legge, come le penalità per i prodotti di fast fashion e le restrizioni pubblicitarie, potrebbe aumentare i costi di produzione per le aziende. Questi costi aggiuntivi potrebbero essere trasferiti ai consumatori sotto forma di <strong>prezzi più alti,</strong> riducendo potenzialmente il potere d&#8217;acquisto dei consumatori e la domanda complessiva di abbigliamento. Ciò potrebbe avere implicazioni negative per la crescita economica e l&#8217;occupazione nell&#8217;industria della moda.</li>
<li><strong>Distorsioni di mercato:</strong> La legge potrebbe creare <strong>distorsioni nel mercato della moda favorendo le aziende in grado di permettersi di investire in iniziative di sostenibilità rispetto a quelle più piccole o meno finanziariamente sicure</strong>. Ciò potrebbe portare a una concentrazione del mercato e a una riduzione della concorrenza, limitando potenzialmente la scelta dei consumatori e l&#8217;innovazione a lungo termine. Inoltre, se le penalità colpiscono in modo sproporzionato le aziende domestiche rispetto ai concorrenti internazionali, potrebbe risultare in inefficienze di mercato e squilibri commerciali.</li>
<li><strong>Complessità della catena di approvvigionamento:</strong> L&#8217;implementazione di pratiche sostenibili nell&#8217;industria della moda richiede collaborazione e coordinamento lungo complesse catene di approvvigionamento globali. Le aziende potrebbero affrontare sfide nel reperimento di materiali sostenibili, nell&#8217;assicurare pratiche lavorative etiche e nel mantenere standard di qualità durante il processo produttivo. Ciò potrebbe portare a interruzioni nella catena di approvvigionamento, all&#8217;aumento degli oneri amministrativi e a rischi operativi per le imprese.</li>
<li><strong>Conseguenze non volute:</strong> Le disposizioni della legge potrebbero avere conseguenze non desiderate che colpiscono negativamente determinati stakeholder, come i lavoratori dell&#8217;industria del fast fashion o i consumatori con opzioni d&#8217;acquisto limitate. Ad esempio, le penalità per i prodotti di fast fashion potrebbero avere effetto  in modo sproporzionato i consumatori a basso reddito che dipendono da opzioni di abbigliamento accessibili.</li>
</ol>
<h5><span style="color: #68a69b;">La reazione di Shein</span></h5>
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<div class="relative p-1 rounded-sm h-9 w-9 text-white flex items-center justify-center">Shein ha risposto al disegno di legge dichiarando a Reuters che i loro abiti rispondono a una domanda esistente, mantenendo basso il tasso di invenduti rispetto ai produttori tradizionali che possono arrivare fino al 40% di invenduto. Sostengono che l&#8217;unico effetto della legge sarebbe quello di danneggiare il potere d&#8217;acquisto dei consumatori francesi, specialmente in un periodo in cui già si sente l&#8217;impatto della crisi del costo della vita.</div>
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<h5><span style="color: #68a69b;">I prossimi passi</span></h5>
<p>La questione delle soglie, che definirebbero la moda usa-e-getta, è stata criticata poiché lasciata al governo, con timori che possa non essere attuata efficacemente.</p>
<p>Inoltre, l&#8221;introduzione di criteri sociali per garantire il rispetto dei diritti umani nella produzione di abbigliamento ha sollevato dibattiti, con alcuni sostenitori che citavano precedenti scandali come il Rana Plaza. Tuttavia, altri hanno avvertito che la moda ultraveloce potrebbe non essere il contesto adatto per stabilire regole globali contro il <em>dumping</em> sociale.</p>
<p>Il ministro della transizione ecologica ha promesso di avviare una missione per definire criteri sociali ed ecologici nei prossimi due mesi. Dopo essere stato adottato in prima lettura dall&#8217;Assemblea nazionale, il disegno di legge dovrà quindi proseguire il suo percorso legislativo al Senato. Nel frattempo, il ministro dell&#8217;ambiente francese ha annunciato l&#8217;intenzione di proporre un divieto sulle esportazioni di vestiti usati a livello dell&#8217;Unione Europea, cercando di affrontare il crescente problema dei rifiuti tessili.</p>
<p><iframe title="Spotify Embed: Sanzioni e divieto di pubblicità: la Francia ferma il fast fashion" style="border-radius: 12px" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/episode/6NgUYuDQrW1fPg9I86KDeT?si=b9e32625605c4e1e&#038;utm_source=oembed"></iframe></p>
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<p><em><span class="OYPEnA text-decoration-none text-strikethrough-none">Fonti: LCP Assemblée Nationale; Vie Publique; Reuters</span></em></p>
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		<title>Il disboscamento illegale in Cambogia per alimentare l&#8217;industria della moda</title>
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		<dc:creator><![CDATA[dressecode]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Jul 2023 09:23:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Companies / Aziende]]></category>
		<category><![CDATA[Environment/Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Fashion/Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Cambodia]]></category>
		<category><![CDATA[Cambogia]]></category>
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					<description><![CDATA[Il settore dell&#8217;abbigliamento in Cambogia è alimentato da un&#8217;attività di disboscamento illegale. Nell&#8217;industria della moda globale, non è una novità l&#8217;accusa di trarre profitto a spese delle foreste. L&#8217;anno scorso, abbiamo pubblicato un articolo su una ricerca che ha evidenziato il collegamento tra moda e deforestazione in Amazzonia. La foresta protetta di 402.352 ettari che si estende attraverso le province di Kampong Speu, Koh Kong e Pursat è considerata una delle foreste pluviali meglio conservate del paese. È una zona ricca di biodiversità. Secondo un&#8217;indagine condotta da Mongabay (2023)*, le fabbriche nel settore dell&#8217;abbigliamento in Cambogia stanno utilizzando legna tagliata illegalmente da queste aree protette per alimentare le loro caldaie. L&#8217;industria dell&#8217;abbigliamento in Cambogia è un settore multimiliardario che impiega circa 750.000 persone, principalmente donne, in circa 1.200 fabbriche che producono abbigliamento, calzature e prodotti tessili per il mercato nazionale e per l&#8217;esportazione. Tra queste fabbriche, circa 680 si occupano della produzione di indumenti, calzature e articoli da viaggio destinati all&#8217;esportazione. Un team di Mongabay ha seguito l&#8217;intera catena che parte dai taglialegna residenti in villaggi impoveriti che rischiano la vita per trovare sempre più alberi, fino ai commercianti, agli intermediari che operano con margini molto ridotti e alle fabbriche che ricevono grandi quantità di legna. Nel dicembre 2022, i giornalisti hanno scoperto che la legna utilizzata in una fabbrica proveniva dal deposito di Chbar Mon e che il legname era stato ottenuto dall&#8217;Aural Wildlife Sanctuary. Il primo veicolo avvistato durante il trasporto del legname alla fabbrica era un camion carico di tronchi. L&#8217;associazione del settore dell&#8217;abbigliamento, interessata a difendere la reputazione dell&#8217;industria, nega che i suoi membri utilizzino legno proveniente dalle foreste. Tuttavia, a causa della natura informale e poco trasparente della catena di approvvigionamento, è praticamente impossibile garantire tale affermazione. Gli accademici hanno cercato in passato di stimare la quantità di legno proveniente dalle foreste che finisce nelle fabbriche di abbigliamento cambogiane. Una ricerca condotta nel 2021 dalla Royal Holloway, Università di Londra, ha esaminato 255 fabbriche selezionate casualmente per analizzare le fonti di combustibile utilizzate nelle loro caldaie. Su 160 fabbriche da cui sono state ottenute risposte, 48 hanno ammesso di utilizzare esclusivamente legno proveniente dalle foreste o una combinazione di legno proveniente dalle foreste e altre fonti di combustibile. Secondo Laurie Parsons, docente senior di geografia umana presso la Royal Holloway, circa il 30% delle fabbriche utilizza legno proveniente dalle foreste, il che evidenzia l&#8217;entità del problema. Date le enormi dimensioni della deforestazione in Cambogia, un uso industriale su larga scala come questo può sembrare insignificante ma non lo è. Grandi quantità di legname continuano ad essere raccolte illegalmente da reti informali di persone locali, rendendo ancora più difficile il controllo del traffico di legname. Lo studio condotto nel 2021 dalla Royal Holloway ha rivelato che circa un terzo delle 1.200 fabbriche di abbigliamento stimate in Cambogia bruciava mediamente 562 tonnellate di legno proveniente dalle foreste ogni giorno come combustibile per generare calore. Nel 2019, l&#8217;ONG internazionale GERES ha riferito che il 70% del legno utilizzato dalle fabbriche di abbigliamento cambogiane proveniva da foreste naturali. Secondo GERES, ogni anno vengono bruciate circa 300.000 tonnellate di legno proveniente dalle foreste, causando l&#8217;emissione di circa 368.000 tonnellate di carbonio nell&#8217;atmosfera. Un taglialegna del posto, che fa parte di una rete informale illegale che opera da decenni per soddisfare la richiesta delle fabbriche di abbigliamento, ha dichiarato: &#8220;Tagliamo tre o quattro alberi per viaggio. A meno che non ne troviamo uno davvero grosso. Questo albero è già morto, quindi è meno rischioso per noi prenderlo. Quando torniamo a casa, chiamerò alcuni commercianti, per lo più intermediari che vendono il legname alle fabbriche di abbigliamento&#8221;. Questi taglialegna forniscono il legno alle fabbriche tramite intermediari. Un uomo di Chbar Mon ha dichiarato di trasportare e vendere legno a clienti abituali che successivamente rivendono il legno alle fabbriche di abbigliamento. Ha anche affermato che molti intermediari non possono vendere direttamente alle fabbriche, perché queste prendono il legno a credito e spesso rifiutano di pagare alla fine del mese, sapendo che non ci sono conseguenze legali per il furto di legname raccolto illegalmente. Mongabay ha contattato 14 marchi internazionali elencati nel rapporto di Parsons come utilizzatori di legno proveniente dalle foreste, ma nessuno ha risposto o ha fornito risposte chiare sul problema del disboscamento illegale nelle loro catene di approvvigionamento. Mongabay ha inoltre contattato 881 fabbriche di abbigliamento in Cambogia che erano elencate come membri dell&#8217;associazione Textile, Apparel, Footwear &#38; Travel Goods Association in Cambogia (TAFTAC), ma solo una fabbrica ha risposto negando l&#8217;utilizzo di legno, legale o illegale, come fonte di combustibile. Tra i brand indicati nel rapporto di Parsons, come aziende con fabbriche che utilizzano legna come combustibile, ci sono: Target Group Next PLC VF Corporation (che include Vans, Timberland, The North Face, Eastpak, JanSport and Supreme) Gap Inc. C&#38;A Levi Strauss Kiabi Fashion Matalan Inditex (che include Zara) Primark Alla richiesta di informazioni, un rappresentante di Inditex ha risposto solo che avrebbe verificato se fosse attualmente uno dei suoi fornitori. Primark ha chiesto i nomi delle fabbriche elencate per l&#8217;utilizzo di legno di foresta, &#8220;in modo che possiamo indagare su questo&#8221;, ma non ha risposto a domande specifiche sul disboscamento illegale all&#8217;interno della sua catena di approvvigionamento. H&#38;M ha dichiarato di utilizzare un&#8217;app chiamata Wood AI, sviluppata da Forests.ai in collaborazione con il WWF, che consente alle fabbriche partner di identificare il legno proveniente dalle foreste. H&#38;M afferma di monitorare l&#8217;utilizzo dell&#8217;app per garantire che le consegne di legno corrispondano alle informazioni riportate e per rilevare il livello di legno proveniente dalle foreste rispetto al legno di piantagione. Tuttavia, secondo gli addetti ai lavori, ci sono modi per eludere il sistema, e ritengono che il governo debba svolgere un ruolo più attivo nella questione. &#160; Il consumo di legno in Cambogia sta sfruttando le risorse naturali del paese e richiede un intervento governativo per garantire il rispetto delle regole internazionalmente riconosciute sulla sostenibilità delle biomasse. Affrontare la sostenibilità è un compito complesso per le aziende, con innumerevoli sfaccettature difficili da gestire, e necessita di attenzione soprattutto prima di affermare che il proprio brand sia sostenibile. *Flynn G. e Ball A. 2023, Forests in the furnace: Cambodia’s garment sector is fueled by illegal logging (Part I) e Forests in the furnace: Can fashion brands tackle illegal logging in their Cambodian supply chains? (Part 2), in Mongabay, accessibile da https://news.mongabay.com/ Nota di Mongabay: Questa storia è stata supportata dal Rainforest Investigations Network del Pulitzer Center, di cui Gerald Flynn era membro. I nomi sono stati cambiati per proteggere le fonti che hanno affermato di temere rappresaglie da parte delle autorità.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.spreaker.com/episode/56151320"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-15706 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg" alt="" width="199" height="77" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg 1080w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-600x234.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-300x117.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-1024x399.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-768x299.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 199px) 100vw, 199px" /></a>Il settore dell&#8217;abbigliamento in Cambogia è alimentato da un&#8217;attività di disboscamento illegale. Nell&#8217;industria della moda globale, non è una novità l&#8217;accusa di trarre profitto a spese delle foreste. L&#8217;anno scorso, abbiamo pubblicato <a href="https://dress-ecode.com/2022/01/14/i-brand-della-moda-collegati-alla-deforestazione-in-amazzonia/">un articolo</a> su una ricerca che ha evidenziato il collegamento tra moda e deforestazione in Amazzonia.</p>
<p>La foresta protetta di 402.352 ettari che si estende attraverso le province di Kampong Speu, Koh Kong e Pursat è considerata <strong>una delle foreste pluviali meglio conservate del paese. È una zona ricca di biodiversità.</strong></p>
<h5><span style="color: #a44043;">Secondo un&#8217;indagine condotta da Mongabay (2023)*, le fabbriche nel settore dell&#8217;abbigliamento in Cambogia stanno utilizzando legna tagliata illegalmente da queste aree protette per alimentare le loro caldaie.</span></h5>
<p><strong>L&#8217;industria dell&#8217;abbigliamento in Cambogia è un settore multimiliardario</strong> che impiega circa 750.000 persone, principalmente donne, in circa 1.200 fabbriche che producono abbigliamento, calzature e prodotti tessili per il mercato nazionale e per l&#8217;esportazione. Tra queste fabbriche, circa 680 si occupano della produzione di indumenti, calzature e articoli da viaggio destinati all&#8217;esportazione.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-16766 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/07/logging-Fashion.jpg" alt="" width="383" height="204" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/07/logging-Fashion.jpg 1070w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/07/logging-Fashion-600x320.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/07/logging-Fashion-300x160.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/07/logging-Fashion-1024x546.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/07/logging-Fashion-768x410.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 383px) 100vw, 383px" />Un team di Mongabay ha seguito l&#8217;intera catena che parte dai taglialegna residenti in villaggi impoveriti che rischiano la vita per trovare sempre più alberi, fino ai commercianti, agli intermediari che operano con margini molto ridotti e alle fabbriche che ricevono grandi quantità di legna. Nel dicembre 2022, i giornalisti hanno scoperto che la legna utilizzata in una fabbrica proveniva dal deposito di Chbar Mon e che il legname era stato ottenuto dall&#8217;Aural Wildlife Sanctuary. Il primo veicolo avvistato durante il trasporto del legname alla fabbrica era un camion carico di tronchi.</p>
<p>L&#8217;associazione del settore dell&#8217;abbigliamento, interessata a difendere la reputazione dell&#8217;industria, nega che i suoi membri utilizzino legno proveniente dalle foreste. Tuttavia, a causa della natura informale e poco trasparente della catena di approvvigionamento, <strong>è praticamente impossibile garantire tale affermazione</strong>.</p>
<p>Gli accademici hanno cercato in passato di stimare la quantità di legno proveniente dalle foreste che finisce nelle fabbriche di abbigliamento cambogiane. Una ricerca condotta nel 2021 dalla Royal Holloway, Università di Londra, ha esaminato 255 fabbriche selezionate casualmente per analizzare le fonti di combustibile utilizzate nelle loro caldaie. Su 160 fabbriche da cui sono state ottenute risposte, 48 hanno ammesso di utilizzare esclusivamente legno proveniente dalle foreste o una combinazione di legno proveniente dalle foreste e altre fonti di combustibile. Secondo Laurie Parsons, docente senior di geografia umana presso la Royal Holloway, circa il 30% delle fabbriche utilizza legno proveniente dalle foreste, il che evidenzia l&#8217;entità del problema. Date le enormi dimensioni della deforestazione in Cambogia, un uso industriale su larga scala come questo può sembrare insignificante ma non lo è.</p>
<h5><span style="color: #a44043;">Grandi quantità di legname continuano ad essere raccolte illegalmente da reti informali di persone locali, rendendo ancora più difficile il controllo del traffico di legname.</span></h5>
<p>Lo studio condotto nel 2021 dalla Royal Holloway ha rivelato che <strong>circa un terzo delle 1.200 fabbriche di abbigliamento stimate in Cambogia bruciava mediamente 562 tonnellate di legno proveniente dalle foreste ogni giorno come combustibile per generare calore</strong>. Nel 2019, l&#8217;ONG internazionale GERES ha riferito che il 70% del legno utilizzato dalle fabbriche di abbigliamento cambogiane proveniva da foreste naturali. <strong>Secondo GERES, ogni anno vengono bruciate circa 300.000 tonnellate di legno proveniente dalle foreste</strong>, causando l&#8217;emissione di circa 368.000 tonnellate di carbonio nell&#8217;atmosfera.</p>
<p>Un taglialegna del posto, che fa parte di una rete informale illegale che opera da decenni per soddisfare la richiesta delle fabbriche di abbigliamento, ha dichiarato: &#8220;Tagliamo tre o quattro alberi per viaggio. A meno che non ne troviamo uno davvero grosso. Questo albero è già morto, quindi è meno rischioso per noi prenderlo. Quando torniamo a casa, chiamerò alcuni commercianti, per lo più intermediari che vendono il legname alle fabbriche di abbigliamento&#8221;.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-16768 alignright" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/07/disboscamento-moda.jpg" alt="" width="497" height="211" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/07/disboscamento-moda.jpg 1079w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/07/disboscamento-moda-600x255.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/07/disboscamento-moda-300x128.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/07/disboscamento-moda-1024x436.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/07/disboscamento-moda-768x327.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 497px) 100vw, 497px" />Questi taglialegna <strong>forniscono il legno alle fabbriche tramite intermediari.</strong> Un uomo di Chbar Mon ha dichiarato di trasportare e vendere legno a clienti abituali che successivamente rivendono il legno alle fabbriche di abbigliamento. Ha anche affermato che molti intermediari non possono vendere direttamente alle fabbriche, perché queste prendono il legno a credito e spesso rifiutano di pagare alla fine del mese, sapendo che non ci sono conseguenze legali per il furto di legname raccolto illegalmente.</p>
<p>Mongabay ha contattato 14 marchi internazionali elencati nel rapporto di Parsons come utilizzatori di legno proveniente dalle foreste, ma <strong>nessuno ha risposto o ha fornito risposte chiare sul problema del disboscamento illegale nelle loro catene di approvvigionamento</strong>. Mongabay ha inoltre contattato 881 fabbriche di abbigliamento in Cambogia che erano elencate come membri dell&#8217;associazione Textile, Apparel, Footwear &amp; Travel Goods Association in Cambogia (TAFTAC), ma solo una fabbrica ha risposto negando l&#8217;utilizzo di legno, legale o illegale, come fonte di combustibile.</p>
<h5><span style="color: #a44043;">Tra i brand indicati nel rapporto di Parsons, come aziende con fabbriche che utilizzano legna come combustibile, ci sono:</span></h5>
<ul>
<li>Target Group</li>
<li>Next PLC</li>
<li>VF Corporation (che include Vans, Timberland, The North Face, Eastpak, JanSport and Supreme)</li>
<li>Gap Inc.</li>
<li>C&amp;A</li>
<li>Levi Strauss</li>
<li>Kiabi Fashion</li>
<li>Matalan</li>
<li>Inditex (che include Zara)</li>
<li>Primark</li>
</ul>
<p>Alla richiesta di informazioni, un rappresentante di Inditex ha risposto solo che avrebbe verificato se fosse attualmente uno dei suoi fornitori. Primark ha chiesto i nomi delle fabbriche elencate per l&#8217;utilizzo di legno di foresta, &#8220;in modo che possiamo indagare su questo&#8221;, ma non ha risposto a domande specifiche sul disboscamento illegale all&#8217;interno della sua catena di approvvigionamento.</p>
<p>H&amp;M ha dichiarato di utilizzare un&#8217;app chiamata Wood AI, sviluppata da Forests.ai in collaborazione con il WWF, che consente alle fabbriche partner di identificare il legno proveniente dalle foreste. H&amp;M afferma di monitorare l&#8217;utilizzo dell&#8217;app per garantire che le consegne di legno corrispondano alle informazioni riportate e per rilevare il livello di legno proveniente dalle foreste rispetto al legno di piantagione. Tuttavia, secondo gli addetti ai lavori, ci sono modi per eludere il sistema, e ritengono che il governo debba svolgere un ruolo più attivo nella questione.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-16759" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/07/Story-2_Brand-responses.jpg" alt="" width="1070" height="1070" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/07/Story-2_Brand-responses.jpg 2400w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/07/Story-2_Brand-responses-300x300.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/07/Story-2_Brand-responses-100x100.jpg 100w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/07/Story-2_Brand-responses-600x600.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/07/Story-2_Brand-responses-1024x1024.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/07/Story-2_Brand-responses-150x150.jpg 150w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/07/Story-2_Brand-responses-768x768.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/07/Story-2_Brand-responses-1536x1536.jpg 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/07/Story-2_Brand-responses-2048x2048.jpg 2048w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/07/Story-2_Brand-responses-1160x1160.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/07/Story-2_Brand-responses-75x75.jpg 75w" sizes="auto, (max-width: 1070px) 100vw, 1070px" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il consumo di legno in Cambogia sta sfruttando le risorse naturali del paese e richiede un intervento governativo per garantire il rispetto delle regole internazionalmente riconosciute sulla sostenibilità delle biomasse. Affrontare la sostenibilità è un compito complesso per le aziende, con innumerevoli sfaccettature difficili da gestire, e necessita di attenzione soprattutto prima di affermare che il proprio brand sia sostenibile.</p>
<p><iframe title="Spotify Embed: Il disboscamento illegale in Cambogia per alimentare l&amp;apos;industria della moda" style="border-radius: 12px" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/episode/5tQ1FuLWH9FFrfM913G42z?si=f9a74f3c8b1f44dd&#038;utm_source=oembed"></iframe></p>
<p>*Flynn G. e Ball A. 2023, <em>Forests in the furnace: Cambodia’s garment sector is fueled by illegal logging (Part I)</em> e <em>Forests in the furnace: Can fashion brands tackle illegal logging in their Cambodian supply chains? (Part 2)</em>, in Mongabay, accessibile da https://news.mongabay.com/</p>
<p><em>Nota di Mongabay: Questa storia è stata supportata dal Rainforest Investigations Network del Pulitzer Center, di cui Gerald Flynn era membro. I nomi sono stati cambiati per proteggere le fonti che hanno affermato di temere rappresaglie da parte delle autorità.</em></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-16731" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/06/Aiutaci-a-diffondere-una-moda-piu-sostenibile-condividi-i-nostri-articoli-3.gif" alt="" width="890" height="127" /></p>
]]></content:encoded>
					
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		<title>SHEIN: un nuovo studio rivela sostanze chimiche pericolose nei prodotti</title>
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		<pubDate>Thu, 18 May 2023 07:35:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Companies / Aziende]]></category>
		<category><![CDATA[Environment/Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Fashion/Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Modern slavery / Schiavitù moderna]]></category>
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					<description><![CDATA[SHEIN, marchio di ultra-fast fashion, ha un &#8220;modello di business basato su sostanze chimiche pericolose e distruzione ambientale&#8221; secondo una recente indagine di Greenpeace Germania. Il marketing di SHEIN bombarda i giovani, attraverso piattaforme come TikTok, con articoli dall&#8217;aspetto affascinante venduti a prezzi stracciati, promossi da micro e macro influencer che ottengono in cambio prodotti gratuiti e altri vantaggi. Poco però si sa delle migliaia di fornitori che tagliano e cuciono i capi nel Guangdong, in Cina, e ancor meno delle fabbriche che trattano e tingono i loro tessuti, maggior fonte dell&#8217;inquinamento causato da SHEIN. Per scoprire di più sui prodotti e in particolare sull&#8217;uso di sostanze chimiche pericolose nella catena di approvvigionamento, Greenpeace ha acquistato 42 articoli dai siti web SHEIN in Austria, Germania, Italia, Spagna e Svizzera e 5 articoli da un pop-up store a Monaco, in Germania, per farli analizzare chimicamente nel laboratorio indipendente BUI. I risultati mostrano un atteggiamento negligente di SHEIN nei confronti dei rischi per l&#8217;ambiente e per la salute umana associati all&#8217;uso di sostanze chimiche pericolose. Per i prodotti venduti in Europa sono fissati severi limiti di concentrazione ai sensi del regolamento sulle sostanze chimiche pericolose, noto come REACH, presenti come additivi o contaminanti nei tessuti per abbigliamento, accessori e scarpe. Il regolamento dell&#8217;UE attribuisce la responsabilità di fornire informazioni sui pericoli delle sostanze chimiche utilizzate ai produttori di tali sostanze e ai fabbricanti di prodotti che le contengono. Tutte le aziende (sia produttori sia brand) devono quindi essere pienamente consapevoli delle sostanze chimiche impiegate dai loro fornitori e assumersi la responsabilità di eliminare il loro utilizzo, la loro presenza nei prodotti, i loro impatti ed eventuali scarichi, compresi quelli in acqua. Il regolamento REACH si basa sul principio secondo cui è responsabilità dei fabbricanti, degli importatori e degli utilizzatori a valle garantire di fabbricare, immettere sul mercato o utilizzare solo le sostanze che non incidono negativamente sulla salute umana o sull&#8217;ambiente. È emerso che SHEIN sta infrangendo le normative ambientali dell&#8217;UE sui prodotti chimici duramente conquistate e mettendo a rischio la salute dei consumatori e dei lavoratori che realizzano i prodotti. Dei 47 prodotti acquistati, 7 contenevano sostanze chimiche pericolose in eccesso rispetto ai limiti fissati dalle normative UE, quindi il 15% degli articoli analizzati. In 5 calzature (FT-17, FT-27, FT-15, FT-35, FT-42) i livelli molto elevati di ftalati erano superiori a 100.000 mg/kg (100%) rispetto al requisito del regolamento REACH dell&#8217;UE di &#60;1.000 mg/kg. Il livello più alto di ftalati è stato riscontrato in alcuni stivali da neve neri (FT-27) acquistati in Svizzera, pari a 685.000 mg/kg di DEHP, uno ftalato (680%). In un tutù da bambina (FT-1) la formaldeide è stata trovata con un valore di 130 mg/kg nel tulle viola, che supera i requisiti REACH, e di 40 mg/kg in un cinturino verde e nel tulle viola, oltre il limite di 30 mg/kg della direttiva europea relativa ai giocattoli. In un paio di stivali rossi a spillo (FT-22) acquistati in Spagna il rilascio di nichel riscontrato pari a 1,5 μg/m2/settimana è superiore ai requisiti REACH di &#60;0,5 μg/m2/settimana. Anche in una giacca da moto scamosciata (FT-21) acquistata in Spagna è stato rilevato il rilascio di 0,7 μg/m2/settimana di nichel, superiore al limite REACH &#8211; tuttavia, c&#8217;è un margine di incertezza nel test. Un totale di 15 prodotti contiene sostanze chimiche pericolose a livelli preoccupanti (32%).  6 prodotti infatti contengono DMF (N,N-dimetilformammide) e il piombo è stato trovato negli zoccoli arancioni in un polimero con un valore di 4.500 mg/kg. Almeno una sostanza chimica pericolosa è stata quantificata in 45 dei 47 prodotti, sebbene la maggior parte si trovasse a livelli relativamente inferiori a quanto stabilito dai regolamenti. La preoccupazione non è solo che i prodotti SHEIN con livelli illegali di sostanze chimiche pericolose vengano ampiamente venduti in Europa, contravvenendo alle normative dell&#8217;UE, con potenziali impatti sui consumatori. Suggerisce inoltre che SHEIN ha poca supervisione della gestione delle sostanze chimiche pericolose all&#8217;interno della sua catena di approvvigionamento. &#8220;Sono i lavoratori dei fornitori di SHEIN, le persone nelle comunità circostanti e l&#8217;ambiente in Cina a sopportare il peso maggiore della pericolosa dipendenza chimica di SHEIN&#8221;, spiega Viola Wohlgemuth, attivista della campagna Toxics and Circular economy di Greenpeace Germany. &#8220;Fondamentalmente, il modello di business lineare del fast fashion è totalmente incompatibile con un futuro rispettoso del clima, ma l&#8217;emergere dell&#8217;ultra-fast fashion sta ulteriormente accelerando la catastrofe climatica e ambientale e deve essere fermata attraverso una legislazione vincolante. Le alternative all&#8217;acquisto di nuovo devono diventare la nuova norma&#8221;. Abbiamo parlato di Shein anche in questi articoli: L&#8217;indagine Channel 4 dentro le fabbriche di Shein; Le false dichiarazioni di Shein sulle fabbriche; Patagonia vs Fast Fashion: leader a confronto. Fonte: Greenpeace Germania]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.spreaker.com/episode/54111215"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-15706" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg" alt="" width="211" height="83" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg 1080w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-600x234.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-300x117.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-1024x399.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-768x299.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 211px) 100vw, 211px" /></a>SHEIN, marchio di ultra-fast fashion, ha un &#8220;modello di business basato su sostanze chimiche pericolose e distruzione ambientale&#8221; secondo una recente indagine di Greenpeace Germania. Il marketing di SHEIN bombarda i giovani, attraverso piattaforme come TikTok, con articoli dall&#8217;aspetto affascinante venduti a prezzi stracciati, promossi da micro e macro influencer che ottengono in cambio prodotti gratuiti e altri vantaggi. Poco però si sa delle migliaia di fornitori che tagliano e cuciono i capi nel Guangdong, in Cina, e ancor meno delle fabbriche che trattano e tingono i loro tessuti, maggior fonte dell&#8217;inquinamento causato da SHEIN. Per scoprire di più sui prodotti e in particolare sull&#8217;uso di sostanze chimiche pericolose nella catena di approvvigionamento, Greenpeace ha acquistato 42 articoli dai siti web SHEIN in Austria, Germania, Italia, Spagna e Svizzera e 5 articoli da un pop-up store a Monaco, in Germania, per farli analizzare chimicamente nel laboratorio indipendente BUI.</p>
<h5><span style="color: #a44043;">I risultati mostrano un atteggiamento negligente di SHEIN nei confronti dei rischi per l&#8217;ambiente e per la salute umana associati all&#8217;uso di sostanze chimiche pericolose.</span></h5>
<p>Per i prodotti venduti in Europa sono fissati severi limiti di concentrazione ai sensi del regolamento sulle sostanze chimiche pericolose, noto come REACH, presenti come additivi o contaminanti nei tessuti per abbigliamento, accessori e scarpe. Il regolamento dell&#8217;UE attribuisce la responsabilità di fornire informazioni sui pericoli delle sostanze chimiche utilizzate ai produttori di tali sostanze e ai fabbricanti di prodotti che le contengono. Tutte le aziende (sia produttori sia brand) devono quindi essere pienamente consapevoli delle sostanze chimiche impiegate dai loro fornitori e assumersi la responsabilità di eliminare il loro utilizzo, la loro presenza nei prodotti, i loro impatti ed eventuali scarichi, compresi quelli in acqua.<br />
<span style="color: #a44043;"><strong>Il regolamento REACH si basa sul principio secondo cui è responsabilità dei fabbricanti, degli importatori e degli utilizzatori a valle garantire di fabbricare, immettere sul mercato o utilizzare solo le sostanze che non incidono negativamente sulla salute umana o sull&#8217;ambiente</strong></span>.</p>
<p>È emerso che SHEIN sta infrangendo le normative ambientali dell&#8217;UE sui prodotti chimici duramente conquistate e mettendo a rischio la salute dei consumatori e dei lavoratori che realizzano i prodotti.</p>
<h5><span style="color: #a44043;">Dei 47 prodotti acquistati, 7 contenevano sostanze chimiche pericolose in eccesso rispetto ai limiti fissati dalle normative UE, quindi il 15% degli articoli analizzati.</span></h5>
<p>In <strong><span style="color: #a44043;">5 calzature </span></strong>(FT-17, FT-27, FT-15, FT-35, FT-42) i livelli molto elevati di ftalati erano superiori a 100.000 mg/kg (100%) rispetto al requisito del regolamento REACH dell&#8217;UE di &lt;1.000 mg/kg. Il livello più alto di ftalati è stato riscontrato in alcuni stivali da neve neri (FT-27) acquistati in Svizzera, pari a 685.000 mg/kg di DEHP, uno ftalato (680%).</p>

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<p>In <span style="color: #a44043;"><strong>un tutù da bambina (FT-1)</strong></span> la formaldeide è stata trovata con un valore di 130 mg/kg nel tulle viola, che supera i requisiti REACH, e di 40 mg/kg in un cinturino verde e nel tulle viola, oltre il limite di 30 mg/kg della direttiva europea relativa ai giocattoli.</p>
<p>In <span style="color: #a44043;"><strong>un paio di stivali rossi a spillo (FT-22)</strong></span> acquistati in Spagna il rilascio di nichel riscontrato pari a 1,5 μg/m2/settimana è superiore ai requisiti REACH di &lt;0,5 μg/m2/settimana. Anche in una <strong><span style="color: #a44043;">giacca da moto </span></strong>scamosciata (FT-21) acquistata in Spagna è stato rilevato il rilascio di 0,7 μg/m2/settimana di nichel, superiore al limite REACH &#8211; tuttavia, c&#8217;è un margine di incertezza nel test.</p>

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<a href='https://dress-ecode.com/shein-un-nuovo-studio-rivela-sostanze-chimiche-pericolose-nei-prodotti/shein-textilesshein-textilien-2/'><img loading="lazy" decoding="async" width="300" height="200" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/05/GP1T4A5U_Low_res_with_credit_line-300x200.jpg" class="attachment-medium size-medium" alt="" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/05/GP1T4A5U_Low_res_with_credit_line-300x200.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/05/GP1T4A5U_Low_res_with_credit_line.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>

<h5><span style="color: #a44043;">Un totale di 15 prodotti contiene sostanze chimiche pericolose a livelli preoccupanti (32%). </span></h5>
<p>6 prodotti infatti contengono DMF (N,N-dimetilformammide) e il piombo è stato trovato negli zoccoli arancioni in un polimero con un valore di 4.500 mg/kg.</p>
<h5><span style="color: #a44043;">Almeno una sostanza chimica pericolosa è stata quantificata in 45 dei 47 prodotti, sebbene la maggior parte si trovasse a livelli relativamente inferiori a quanto stabilito dai regolamenti.</span></h5>
<p>La preoccupazione non è solo che i prodotti SHEIN con livelli illegali di sostanze chimiche pericolose vengano ampiamente venduti in Europa, contravvenendo alle normative dell&#8217;UE, con potenziali impatti sui consumatori. Suggerisce inoltre che SHEIN ha poca supervisione della gestione delle sostanze chimiche pericolose all&#8217;interno della sua catena di approvvigionamento. &#8220;Sono i lavoratori dei fornitori di SHEIN, le persone nelle comunità circostanti e l&#8217;ambiente in Cina a sopportare il peso maggiore della pericolosa dipendenza chimica di SHEIN&#8221;, spiega Viola Wohlgemuth, attivista della campagna Toxics and Circular economy di Greenpeace Germany. &#8220;Fondamentalmente, il modello di business lineare del fast fashion è totalmente incompatibile con un futuro rispettoso del clima, ma l&#8217;emergere dell&#8217;ultra-fast fashion sta ulteriormente accelerando la catastrofe climatica e ambientale e deve essere fermata attraverso una legislazione vincolante. Le alternative all&#8217;acquisto di nuovo devono diventare la nuova norma&#8221;.</p>
<p><strong><span style="color: #a44043;">Abbiamo parlato di Shein anche in questi articoli: </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #a44043;"><a style="color: #a44043;" href="https://dress-ecode.com/2022/11/02/shein-lindagine-di-channel-4-dentro-le-fabbriche-cinesi/">L&#8217;indagine Channel 4 dentro le fabbriche di Shein</a>;</span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #a44043;"> <a style="color: #a44043;" href="https://dress-ecode.com/2021/08/31/shein-le-false-dichiarazioni-sulle-fabbriche-del-marchio-ultra-fast-fashion/">Le false dichiarazioni di Shein sulle fabbriche</a>; </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #a44043;"><a style="color: #a44043;" href="https://dress-ecode.com/2022/10/06/patagonia-vs-fast-fashion-leader-a-confronto/">Patagonia vs Fast Fashion: leader a confronto</a>.</span></strong></p>
<p><iframe title="Spotify Embed: SHEIN: un nuovo studio rivela sostanze chimiche pericolose nei prodotti" style="border-radius: 12px" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/episode/45QBQuPXYaEGWbk2yGfkNb?si=80d794eb6ee14925&#038;utm_source=oembed"></iframe></p>
<p>Fonte: Greenpeace Germania</p>
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		<title>Avviso pericolosità prodotti: due modelli di scarpe segnalati dalla Commissione Europea</title>
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		<pubDate>Mon, 08 May 2023 08:01:37 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Environment/Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Fashion/Moda]]></category>
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					<description><![CDATA[La Commissione Europea segnala rapidamente le misure adottate contro i prodotti pericolosi non alimentari tra le autorità nazionali responsabili della sicurezza dei prodotti nei paesi del mercato unico. Ogni giorno le autorità nazionali inviano avvisi con le informazioni sulla tipologia di prodotto rilevato come pericoloso, una descrizione del rischio e le misure adottate dall&#8217;operatore economico o disposte dall&#8217;autorità. Due modelli di scarpe Guess sono al momento segnalati. Le sostanze chimiche nocive che mettiamo ai piedi indossando calzature possono superare i limiti consentiti. L’uso di prodotti chimici tossici per l’ambiente e la salute è purtroppo al momento uno degli impatti negativi dell’industria della moda. Le segnalazioni sono sicuramente uno strumento utile, sia per evitare i prodotti indicati sia per spingere le aziende a prestare maggiore attenzione ai limiti tollerati. Condivi il post: Facebook ; Instagram &#160;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="xdj266r x11i5rnm xat24cr x1mh8g0r x1vvkbs x126k92a">
<div dir="auto">La Commissione Europea segnala rapidamente le misure adottate contro i prodotti pericolosi non alimentari tra le autorità nazionali responsabili della sicurezza dei prodotti nei paesi del mercato unico.</div>
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<div dir="auto">L’uso di prodotti chimici tossici per l’ambiente e la salute è purtroppo al momento uno degli impatti negativi dell’industria della moda.</div>
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<div dir="auto">Le segnalazioni sono sicuramente uno strumento utile, sia per evitare i prodotti indicati sia per spingere le aziende a prestare maggiore attenzione ai limiti tollerati.</div>
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<div dir="auto">Condivi il post: <a href="https://www.facebook.com/DressEcode1/posts/pfbid0fnL66Mgantd3gEF3DeiCUezRRzK83gwNYpiivoEkiMVUU4x7njzYVgVJYRE7rEY9l">Facebook</a> ; <a href="https://www.instagram.com/p/Crh8sZegXs6/?utm_source=ig_web_copy_link">Instagram</a></div>
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		<title>Microfibre e microplastiche da materiali tessili: cosa sono e come ridurle?</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2023 17:36:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Environment/Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[Grazie a due studi interessanti*, che fanno il punto delle ricerche condotte su microfibre e microplastiche, cerchiamo di fare chiarezza su un tema sempre più sentito. L’aumento della produzione di fibre tessili negli ultimi 20 anni, in particolare di quelle sintetiche, e le scoperte sugli effetti che hanno sull’uomo e sull’ambiente pongono sempre più l&#8217;attenzione sull&#8217;argomento. I frammenti di fibre rilasciati da indumenti e tessuti per la casa durante il lavaggio, l&#8217;asciugatura e l&#8217;uso sono considerati una nuova fonte di inquinamento ambientale e una minaccia per la salute. Se preferisci guardare il video che abbiamo realizzato, clicca qui. Cosa sono le microfibre? Che dimensioni hanno? “Microfibre” è un termine consolidato nell&#8217;industria tessile per indicare le fibre tra i 10 e i 30 μm. Il termine microfibre è usato anche per indicare il materiale fibroso rilasciato durante il lavaggio. È stato proposto di differenziare il termine chiamando “frammenti di fibre” questi materiali, ossia i frammenti di fibre tra 1 μm (micrometro) e 5 mm rilasciati da indumenti e tessuti per la casa durante il lavaggio, l&#8217;asciugatura e l&#8217;uso. Quindi, &#8220;microfibre&#8221; in realtà indica nell’industria tessile fibre tra i 10 e i 30 micrometri, mentre quanto rilasciato da indumenti e tessuti per la casa è più correttamente definito frammento di fibre e ha dimensioni tra 1 micrometro e 5 millimetri. Cosa sono le microplastiche? Le microplastiche sono frammenti di fibre sintetiche. La microplastica primaria è rilasciata direttamente nell&#8217;ambiente sotto forma di piccole particelle di plastica (con dimensioni inferiori a 5 mm) che includono i frammenti di fibre rilasciati durante il processo di lavaggio domestico. Altre fonti per le microplastiche primarie comprendono la segnaletica delle strade, l&#8217;usura degli pneumatici, i rivestimenti protettivi delle imbarcazioni e i cosmetici. Le microplastiche secondarie sono i sottoprodotti della naturale erosione di oggetti di plastica più grandi rilasciati nell&#8217;ambiente. Molteplici passaggi negli impianti di trattamento delle acque reflue possono filtrare fino al 95% dei frammenti di fibre. Tuttavia, il restante 5%  può arrivare nei fiumi e oceani ed entrare nella catena alimentare attraverso: sale da tavola; acqua contaminata; ingestione di creature marine causando effetti avversi sulla salute. Non sono solo un rischio per la nostra salute, ma anche per quella delle creature marine, minacciandone il funzionamento delle attività metaboliche. Inoltre, i frammenti di fibre possono avere impatto sulla salute anche attraverso inalazioni (in ambienti esterni e interni) e contatto diretto con la pelle attraverso prodotti per la cura della persona, tessuti o polvere negli ambienti interni. Da dove arrivano principalmente i frammenti di fibre? Dal lavaggio domestico degli indumenti Dai rifiuti generati durante la produzione tessile Dagli scarti tessili Dalle discariche in prossimità dei fiumi e Dallo scarico delle acque domestico (drenaggio) Prendiamo il lavaggio domestico. Quante microfibre sono rilasciate durante il lavaggio? Il rilascio di frammenti di fibre durante il lavaggio varia da 100 a 300 mg per kg di tessuto lavato. Quindi per un carico della lavatrice da 7 kg, varierà tra i 700 e i 2100 mg in totale. Facendo alcune stime su uno schema di lavaggio tipico (tempi, frequenza, quantità) nei paesi sviluppati, assumendo che sia adottato in questi paesi da 1 miliardo di persone per lavare i propri indumenti, ogni anno sono rilasciati nell&#8217;ambiente 14,400,000 kg di frammenti di fibre. Qualsiasi processo che riduca la resistenza delle fibre, tra cui levigatura, spazzolatura, candeggio, può potenzialmente aumentare il rilascio di frammenti di fibre in processi a umido consecutivi. Vari parametri importanti agiscono sul rilascio di frammenti di fibre tessili tra cui il tipo di tessuto, la struttura di tessitura/maglia, il tipo e la concentrazione del detersivo, la temperatura, il pH, la velocità di centrifuga, la durata del lavaggio e processi di asciugatura. Consideriamo per esempio il tipo di fibra. I frammenti di fibre nell&#8217;ambiente marino sono classificati come naturali,  cellulosiche artificiali e sintetiche. La concentrazione di frammenti di fibre naturali e cellulosiche nell&#8217;oceano è molto più alta dei frammenti di fibre sintetiche. I tessuti in cotone e altri materiali cellulosici rilasciano più frammenti di fibre durante il processo di lavaggio rispetto ai tessuti in poliestere. Tuttavia, cotone, lana, seta e fibre cellulosiche artificiali come bambù, modal, tencel/lyocell sono biodegradabili rispetto alle fibre termoplastiche nell&#8217;ambiente marino. Le fibre di poliestere sono considerate una minaccia maggiore per l&#8217;ambiente rispetto al cotone perché hanno un tasso di biodegradazione estremamente basso. In generale, le fibre cellulosiche naturali e artificiali si degradano facilmente, tuttavia, la presenza di coloranti e prodotti chimici per la finitura dei tessuti può ridurre il loro tasso di biodegradazione. La maggior parte dei prodotti tessili sono tinti con vari coloranti sintetici. La presenza di queste sostanze chimiche può complicare la biodegradazione anche di fibre naturali come il cotone. In generale, alle fibre di origine cellulosica sono stati applicati diversi additivi funzionali come il repellente allo sporco o all’acqua, il ritardante di fiamma, l&#8217;antimicrobico e gli ammorbidenti. Quando i frammenti di fibra vengono rilasciati nell&#8217;ambiente marino, questi prodotti chimici e coloranti si integrano con il frammento di fibra per creare ulteriore pericolo per la salute degli animali acquatici. Consideriamo un’altra variabile, il detersivo. Come influiscono i detersivi sul rilascio di microfibre? Ci sono studi discordanti. Alcuni mostrano che l&#8217;uso del detergente favorisce l&#8217;emissione di frammenti di fibre rispetto al lavaggio con solo acqua. Altri che l’uso del detergente non ha alcun impatto significativo sul rilascio di microfibra. L&#8217;apparente contraddizione dei risultati è probabilmente guidata dalle differenze nella metodologia dei test (alcuni studi utilizzano carichi di lavaggio di indumenti puliti, spesso capi nuovi o invecchiati artificialmente, e omogenei comprendenti uno o pochi tipi di indumento; altri misurano il rilascio dai tipici carichi di lavaggio di capi sporchi). In polvere o liquido? Il detersivo in polvere genera una maggiore emissione rispetto al detersivo liquido. I detersivi in polvere contengono un componente inorganico chiamato zeolite, che è insolubile in acqua e causa maggiore attrito tra gli indumenti e la lavatrice con maggiori possibilità di produzione di frammenti di fibre. Tuttavia, la formulazione chimica nel detersivo è importante, che sia liquido o in polvere. Generalmente, il detergente contenente tensioattivo non ionico è facilmente solubile in acqua e funziona molto bene in acque dure, è però più costoso rispetto al tensioattivo anionico. L&#8217;industria dei detersivi utilizza diversi enzimi per accelerare il processo di lavaggio. Questi prodotti sono più costosi, buoni per il lavaggio e la rimozione delle macchie; secondo alcuni studi attenuano maggiormente i frammenti di fibre durante il lavaggio, secondo altri aumentano il rilascio. Inoltre, i risultati delle ricerche mostrano una significativa riduzione del rilascio di microfibra dopo i primi cicli. Se quanto emerge dai diversi studi sull’impatto del detersivo non sembra dare certezze, è invece evidente quanto incidono la temperatura e la quantità dell’acqua. Come incide la temperatura dell’acqua nel rilascio di microfibre? Il rilascio di frammenti di fibre aumenta con l&#8217;aumentare della temperatura di lavaggio. In alcuni casi, durante il processo di lavaggio a temperature più elevate viene rilasciato un livello più elevato di frammenti di fibre anche senza l&#8217;aggiunta di detersivo o ammorbidente. Per ridurre il rilascio di frammenti di fibre durante il lavaggio, si può mantenere la temperatura di lavaggio più bassa possibile (30 °C). Prodotti n polvere/liquidi a base di detersivi non ionici sembrano preferibili per il lavaggio degli indumenti a temperature più basse con due vantaggi: (i) minor consumo di energia durante il processo di lavaggio e (ii) minor rilascio di frammenti di fibre. Qual è l’impatto del carico della lavatrice e della quantità di acqua nel rilascio di microfibre? Nella lavatrice, il rapporto indumento-liquido di lavaggio gioca un ruolo critico nell&#8217;emissione di frammenti di fibre. Da uno studio risulta il rilascio di 65 mg di frammenti di fibre per kg di indumento e aumenta a 125 mg di frammenti di fibre quando l&#8217;acqua di lavaggio viene raddoppiata. Il maggiore volume d&#8217;acqua aumenta lo stress meccanico dei capi durante il processo di lavaggio. Dovremmo cercare di lavare con carichi completi ma utilizzare una quantità adeguata di detergente e di evitare di riempire eccessivamente la lavatrice, perché potrebbe avere un impatto negativo sulle prestazioni di pulizia e portare a guasti meccanici dell&#8217;apparecchio. Il tipo di lavatrice ha impatto sulle microfibre? Uno studio sulle lavatrici a carica dall&#8217;alto che funzionano con il principio dell’“agitator” (un perno centrale che con il movimento attorcigliandosi avanti e indietro gira i capi e li sfrega contro di sé) rilasciano circa 9 volte più frammenti di fibra rispetto alle lavatrici a carica frontale. Le lavatrici ad alta efficienza (a carica dall&#8217;alto) generano un rilascio di microfibre significativamente inferiore rispetto alle lavatrici (a carica dall&#8217;alto) tradizionali, probabilmente a causa dei volumi di riempimento dell&#8217;acqua inferiori e quindi del rapporto acqua/tessuto inferiore. E l’asciugatura produce il distacco delle microfibre? I frammenti di fibra rilasciati durante il processo di lavaggio finiscono nelle acque reflue, mentre i frammenti di fibra rilasciati durante l’utilizzo dell’asciugatrice a tamburo vengono raccolti sui filtri dell&#8217;aria e finiscono nei rifiuti solidi. Alcune delle fibre spezzate durante l&#8217;asciugatura sono attaccate in modo lasco alla superficie del tessuto e vengono rilasciate nell&#8217;aria quando sono indossate o rilasciate nell&#8217;acqua nel successivo processo di lavaggio. Al contrario, l’asciugatura all&#8217;aria non influenza significativamente il rilascio di frammenti di fibre. Normalmente, la temperatura di asciugatura, la velocità di agitazione, il tempo di asciugatura sono i criteri principali che influenzano fortemente il rilascio di frammenti di fibre in un&#8217;asciugatrice. Anche le caratteristiche del tessuto hanno impatto. La generazione e il rilascio di frammenti di fibre sono influenzati da molti aspetti come il tipo di tessuto, l’intreccio, il tipo di filato, tutta la storia della lavorazione (filatura, lavorazione a maglia o processi di tessitura, purga, candeggio, tintura, finissaggio e asciugatura) e le proprietà fisico-chimiche delle fibre. Qualsiasi fattore che migliora le interazioni fisiche tra le fibre nella struttura del tessuto riduce il rilascio di frammenti di fibre durante ripetuti processi di lavaggio e asciugatura. Per esempio, il tessuto in poliestere intrecciato emette frammenti di fibre più elevati rispetto al tessuto in poliestere a maglia. La struttura meccanica delle fibre si deteriora nel tempo a causa di vari parametri tra cui l&#8217;esposizione ai raggi solari, l&#8217;usura e i lavaggi. L&#8217;esposizione dei tessuti alla luce solare può aumentare il calore e accelerare l&#8217;ossidazione delle fibre e il loro graduale degrado. Oltre a ciò, le fibre si deteriorano a causa di sollecitazioni meccaniche, cicli di lavaggio ripetuti, abrasione e sfregamento durante l&#8217;usura, sudorazione. Come possiamo limitare il rilascio di microfibre? L&#8217;installazione di filtri per lavatrice per mitigare il problema è una possibile soluzione ma non si ha certezza che la filtrazione sia efficiente al 100%. Così il sacchetto che trattiene le microfibre (Guppy Friend). Si sta considerando la rimozione delle microfibre negli impianti di trattamento delle acque reflue, anche se è impegnativo. I prodotti tessili dovrebbero essere utilizzati il più a lungo possibile prima che finiscano nelle discariche. La minimizzazione dei rifiuti tessili riduce anche il rilascio di frammenti di fibre dalle discariche. Dovremmo riciclare i tessuti il più possibile e creare dagli scarti tessili nuove fibre con tecniche adeguate. Relativamente al rilascio di microfibre, i tessuti bio-based (ossia interamente o parzialmente derivati da biomassa) provenienti da risorse rinnovabili dovrebbero essere preferiti a quelli sintetici a base di petrolio. Il nostro comportamento di acquisto influenza fortemente la mitigazione dei frammenti di fibra. Gli attuali modelli di consumo portano a danni ambientali ed è necessaria maggiore consapevolezza della possibilità di ridurre dei frammenti di fibra dovuti ai processi di lavaggio domestici. I tessuti devono essere lavati in condizioni più miti con meno agitazione meccanica. Il rilascio di microfibra può essere notevolmente ridotto utilizzando cicli di lavaggio più freddi e più brevi, lavando carichi completi ma non eccessivamente colmi e preferendo lavatrici ad alta efficienza. Tali interventi hanno vantaggi anche sulla cura degli indumenti aumentandone la vita utile con benefici di impatto ambientale più ampi. Contemporaneamente i brand dovrebbero avere più consapevolezza della mitigazione dei frammenti di fibre rispetto ai tipi di tessuto, fornendo i messaggi di avviso su ogni capo realizzato, scegliendo più consapevolmente i materiali e preferendo metodi di finissaggio e tintura più rispettosi dell’ambiente. &#160; *Fonti: Aravin Prince Periyasamy, Ali Tehrani-Bagha, A review on microplastic emission from textile...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="https://www.spreaker.com/episode/52617792"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-15706 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg" alt="" width="190" height="74" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg 1080w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-600x234.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-300x117.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-1024x399.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-768x299.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 190px) 100vw, 190px" /></a>Grazie a due studi interessanti*, che fanno il punto delle ricerche condotte su microfibre e microplastiche, cerchiamo di fare chiarezza su un tema sempre più sentito. L’aumento della produzione di fibre tessili negli ultimi 20 anni, in particolare di quelle sintetiche, e le scoperte sugli effetti che hanno sull’uomo e sull’ambiente pongono sempre più l&#8217;attenzione sull&#8217;argomento. I frammenti di fibre rilasciati da indumenti e tessuti per la casa durante il lavaggio, l&#8217;asciugatura e l&#8217;uso sono considerati una nuova fonte di inquinamento ambientale e una minaccia per la salute.</p>
<p>Se preferisci guardare il video che abbiamo realizzato, <a href="https://www.youtube.com/watch?v=z-XQXjXzURQ">clicca qui</a>.</p>
<p><iframe title="Spotify Embed: Microfibre e microplastiche da materiali tessili: cosa sono e come ridurle?" style="border-radius: 12px" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" loading="lazy" src="https://open.spotify.com/embed/episode/2coHDkrqFa5kfKxM8y4WTP?si=6a3989d3e1f143d8&#038;utm_source=oembed"></iframe></p>
<h6><span style="color: #ac5e6e;">Cosa sono le microfibre? Che dimensioni hanno?</span></h6>
<p>“Microfibre” è un termine consolidato nell&#8217;industria tessile per indicare le fibre tra i 10 e i 30 μm. Il termine microfibre è usato anche per indicare il materiale fibroso rilasciato durante il lavaggio. È stato proposto di differenziare il termine chiamando “frammenti di fibre” questi materiali, ossia i frammenti di fibre tra 1 μm (micrometro) e 5 mm rilasciati da indumenti e tessuti per la casa durante il lavaggio, l&#8217;asciugatura e l&#8217;uso.</p>
<p>Quindi, &#8220;microfibre&#8221; in realtà indica nell’industria tessile fibre tra i 10 e i 30 micrometri, mentre quanto rilasciato da indumenti e tessuti per la casa è più correttamente definito frammento di fibre e ha dimensioni tra 1 micrometro e 5 millimetri.</p>
<h6><span style="color: #ac5e6e;"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-16509 alignright" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/fibre.jpg" alt="" width="506" height="380" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/fibre.jpg 1200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/fibre-600x450.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/fibre-300x225.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/fibre-1024x768.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/fibre-768x576.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/fibre-1160x870.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 506px) 100vw, 506px" />Cosa sono le microplastiche?</span></h6>
<p>Le microplastiche sono frammenti di fibre sintetiche. La microplastica primaria è rilasciata direttamente nell&#8217;ambiente sotto forma di piccole particelle di plastica (con dimensioni inferiori a 5 mm) che includono i frammenti di fibre rilasciati durante il processo di lavaggio domestico. Altre fonti per le microplastiche primarie comprendono la segnaletica delle strade, l&#8217;usura degli pneumatici, i rivestimenti protettivi delle imbarcazioni e i cosmetici. Le microplastiche secondarie sono i sottoprodotti della naturale erosione di oggetti di plastica più grandi rilasciati nell&#8217;ambiente.</p>
<p>Molteplici passaggi negli impianti di trattamento delle acque reflue possono filtrare fino al 95% dei frammenti di fibre. Tuttavia, il restante 5%  può arrivare nei fiumi e oceani ed entrare <strong>nella catena alimentare</strong> attraverso:</p>
<ul>
<li>sale da tavola;</li>
<li>acqua contaminata;</li>
<li>ingestione di creature marine</li>
</ul>
<p>causando effetti avversi sulla salute.</p>
<p>Non sono solo un rischio per la nostra salute, ma anche per quella delle creature marine, minacciandone il funzionamento delle attività metaboliche.</p>
<p>Inoltre, i frammenti di fibre possono avere impatto sulla salute anche attraverso <strong>inalazioni (in ambienti esterni e interni) e contatto diretto con la pelle</strong> attraverso prodotti per la cura della persona, tessuti o polvere negli ambienti interni.</p>
<h6><span style="color: #ac5e6e;"><strong>Da dove arrivano</strong> principalmente i frammenti di fibre?</span></h6>
<ul>
<li>Dal lavaggio domestico degli indumenti</li>
<li>Dai rifiuti generati durante la produzione tessile</li>
<li>Dagli scarti tessili</li>
<li>Dalle discariche in prossimità dei fiumi e</li>
<li>Dallo scarico delle acque domestico (drenaggio)</li>
</ul>
<h6><span style="color: #ac5e6e;">Prendiamo il <strong>lavaggio domestico</strong>. Quante microfibre sono rilasciate durante il lavaggio?</span></h6>
<p>Il rilascio di frammenti di fibre durante il lavaggio varia da 100 a 300 mg per kg di tessuto lavato. Quindi per un carico della lavatrice da 7 kg, varierà tra i 700 e i 2100 mg in totale. Facendo alcune stime su uno schema di lavaggio tipico (tempi, frequenza, quantità) nei paesi sviluppati, assumendo che sia adottato in questi paesi da 1 miliardo di persone per lavare i propri indumenti, ogni anno sono rilasciati nell&#8217;ambiente 14,400,000 kg di frammenti di fibre. Qualsiasi processo che riduca la resistenza delle fibre, tra cui levigatura, spazzolatura, candeggio, può potenzialmente aumentare il rilascio di frammenti di fibre in processi a umido consecutivi.</p>
<p>Vari parametri importanti agiscono sul rilascio di frammenti di fibre tessili tra cui il tipo di tessuto, la struttura di tessitura/maglia, il tipo e la concentrazione del detersivo, la temperatura, il pH, la velocità di centrifuga, la durata del lavaggio e processi di asciugatura.</p>
<h6><span style="color: #ac5e6e;"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-16511 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/microfibre-tessili.jpg" alt="" width="317" height="476" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/microfibre-tessili.jpg 1200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/microfibre-tessili-600x900.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/microfibre-tessili-200x300.jpg 200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/microfibre-tessili-683x1024.jpg 683w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/microfibre-tessili-768x1152.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/microfibre-tessili-1024x1536.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/microfibre-tessili-1160x1740.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 317px) 100vw, 317px" />Consideriamo per esempio il <strong>tipo di fibra</strong>.</span></h6>
<p>I frammenti di fibre nell&#8217;ambiente marino sono classificati come naturali,  cellulosiche artificiali e sintetiche. La concentrazione di frammenti di fibre naturali e cellulosiche nell&#8217;oceano è molto più alta dei frammenti di fibre sintetiche. I tessuti in cotone e altri materiali cellulosici rilasciano più frammenti di fibre durante il processo di lavaggio rispetto ai tessuti in poliestere. Tuttavia, cotone, lana, seta e fibre cellulosiche artificiali come bambù, modal, tencel/lyocell sono biodegradabili rispetto alle fibre termoplastiche nell&#8217;ambiente marino. Le fibre di poliestere sono considerate una minaccia maggiore per l&#8217;ambiente rispetto al cotone perché hanno un tasso di biodegradazione estremamente basso.</p>
<p>In generale, le fibre cellulosiche naturali e artificiali si degradano facilmente, tuttavia, <strong>la presenza di coloranti e prodotti chimici per la finitura dei tessuti può ridurre il loro tasso di biodegradazione</strong>.</p>
<p>La maggior parte dei prodotti tessili sono tinti con vari <strong>coloranti sintetici</strong>. La presenza di queste sostanze chimiche può complicare la biodegradazione anche di fibre naturali come il cotone.</p>
<p>In generale, alle fibre di origine cellulosica sono stati applicati diversi <strong>additivi funzionali</strong> come il repellente allo sporco o all’acqua, il ritardante di fiamma, l&#8217;antimicrobico e gli ammorbidenti. Quando i frammenti di fibra vengono rilasciati nell&#8217;ambiente marino, questi prodotti chimici e coloranti si integrano con il frammento di fibra per creare ulteriore pericolo per la salute degli animali acquatici.</p>
<h6><span style="color: #ac5e6e;">Consideriamo un’altra variabile, <strong>il detersivo</strong>. Come influiscono i detersivi sul rilascio di microfibre?</span></h6>
<p>Ci sono studi discordanti. Alcuni mostrano che l&#8217;uso del detergente favorisce l&#8217;emissione di frammenti di fibre rispetto al lavaggio con solo acqua. Altri che l’uso del detergente non ha alcun impatto significativo sul rilascio di microfibra. L&#8217;apparente contraddizione dei risultati è probabilmente guidata dalle differenze nella metodologia dei test (alcuni studi utilizzano carichi di lavaggio di indumenti puliti, spesso capi nuovi o invecchiati artificialmente, e omogenei comprendenti uno o pochi tipi di indumento; altri misurano il rilascio dai tipici carichi di lavaggio di capi sporchi).</p>
<p>In polvere o liquido? Il detersivo in polvere genera una maggiore emissione rispetto al detersivo liquido. I detersivi in polvere contengono un componente inorganico chiamato zeolite, che è insolubile in acqua e causa maggiore attrito tra gli indumenti e la lavatrice con maggiori possibilità di produzione di frammenti di fibre.</p>
<p>Tuttavia, <strong>la formulazione chimica nel detersivo è importante</strong>, che sia liquido o in polvere.</p>
<p>Generalmente, il detergente contenente tensioattivo non ionico è facilmente solubile in acqua e funziona molto bene in acque dure, è però più costoso rispetto al tensioattivo anionico.</p>
<p>L&#8217;industria dei detersivi utilizza diversi enzimi per accelerare il processo di lavaggio. Questi prodotti sono più costosi, buoni per il lavaggio e la rimozione delle macchie; secondo alcuni studi attenuano maggiormente i frammenti di fibre durante il lavaggio, secondo altri aumentano il rilascio.</p>
<p>Inoltre, i risultati delle ricerche mostrano una significativa riduzione del rilascio di microfibra dopo i primi cicli.</p>
<p>Se quanto emerge dai diversi studi sull’impatto del detersivo non sembra dare certezze, è invece evidente quanto incidono <strong>la temperatura e la quantità dell’acqua</strong>.</p>
<h6><span style="color: #ac5e6e;"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-16513 alignright" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/engin-akyurt-yCYVV8-kQNM-unsplash.jpeg" alt="" width="566" height="392" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/engin-akyurt-yCYVV8-kQNM-unsplash.jpeg 1200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/engin-akyurt-yCYVV8-kQNM-unsplash-600x415.jpeg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/engin-akyurt-yCYVV8-kQNM-unsplash-300x208.jpeg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/engin-akyurt-yCYVV8-kQNM-unsplash-1024x708.jpeg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/engin-akyurt-yCYVV8-kQNM-unsplash-768x531.jpeg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/engin-akyurt-yCYVV8-kQNM-unsplash-1160x802.jpeg 1160w" sizes="auto, (max-width: 566px) 100vw, 566px" />Come incide <strong>la temperatura dell’acqua</strong> nel rilascio di microfibre?</span></h6>
<p>Il rilascio di frammenti di fibre aumenta con l&#8217;aumentare della temperatura di lavaggio.</p>
<p>In alcuni casi, durante il processo di lavaggio a temperature più elevate viene rilasciato un livello più elevato di frammenti di fibre anche senza l&#8217;aggiunta di detersivo o ammorbidente.</p>
<p>Per ridurre il rilascio di frammenti di fibre durante il lavaggio, si può mantenere la temperatura di lavaggio più bassa possibile (30 °C).</p>
<p>Prodotti n polvere/liquidi a base di detersivi non ionici sembrano preferibili per il lavaggio degli indumenti a temperature più basse con due vantaggi: (i) minor consumo di energia durante il processo di lavaggio e (ii) minor rilascio di frammenti di fibre.</p>
<h6><span style="color: #ac5e6e;">Qual è l’impatto del <strong>carico della lavatrice e</strong> della <strong>quantità di acqua</strong> nel rilascio di microfibre?</span></h6>
<p>Nella lavatrice, il rapporto indumento-liquido di lavaggio gioca un ruolo critico nell&#8217;emissione di frammenti di fibre. Da uno studio risulta il rilascio di 65 mg di frammenti di fibre per kg di indumento e aumenta a 125 mg di frammenti di fibre quando l&#8217;acqua di lavaggio viene raddoppiata. Il maggiore volume d&#8217;acqua aumenta lo stress meccanico dei capi durante il processo di lavaggio.</p>
<p>Dovremmo cercare di lavare con carichi completi ma utilizzare una quantità adeguata di detergente e di evitare di riempire eccessivamente la lavatrice, perché potrebbe avere un impatto negativo sulle prestazioni di pulizia e portare a guasti meccanici dell&#8217;apparecchio.</p>
<h6><span style="color: #ac5e6e;">Il <strong>tipo di lavatrice</strong> ha impatto sulle microfibre?</span></h6>
<p>Uno studio sulle lavatrici a carica dall&#8217;alto che funzionano con il principio dell’“agitator” (un perno centrale che con il movimento attorcigliandosi avanti e indietro gira i capi e li sfrega contro di sé) rilasciano circa 9 volte più frammenti di fibra rispetto alle lavatrici a carica frontale.</p>
<p>Le lavatrici ad alta efficienza (a carica dall&#8217;alto) generano un rilascio di microfibre significativamente inferiore rispetto alle lavatrici (a carica dall&#8217;alto) tradizionali, probabilmente a causa dei volumi di riempimento dell&#8217;acqua inferiori e quindi del rapporto acqua/tessuto inferiore.</p>
<h6><span style="color: #ac5e6e;">E l’<strong>asciugatura</strong> produce il distacco delle microfibre?</span></h6>
<p>I frammenti di fibra rilasciati durante il processo di lavaggio finiscono nelle acque reflue, mentre i frammenti di fibra rilasciati durante l’utilizzo dell’asciugatrice a tamburo vengono raccolti sui filtri dell&#8217;aria e finiscono nei rifiuti solidi. Alcune delle fibre spezzate durante l&#8217;asciugatura sono attaccate in modo lasco alla superficie del tessuto e vengono rilasciate nell&#8217;aria quando sono indossate o rilasciate nell&#8217;acqua nel successivo processo di lavaggio. Al contrario, l’asciugatura all&#8217;aria non influenza significativamente il rilascio di frammenti di fibre.</p>
<p>Normalmente, la temperatura di asciugatura, la velocità di agitazione, il tempo di asciugatura sono i criteri principali che influenzano fortemente il rilascio di frammenti di fibre in un&#8217;asciugatrice.</p>
<h6><span style="color: #ac5e6e;"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-16519 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Bucato-sostenibilita.jpg" alt="" width="578" height="325" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Bucato-sostenibilita.jpg 1200w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Bucato-sostenibilita-600x337.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Bucato-sostenibilita-300x169.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Bucato-sostenibilita-1024x575.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Bucato-sostenibilita-768x431.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2023/01/Bucato-sostenibilita-1160x652.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 578px) 100vw, 578px" />Anche <strong>le caratteristiche del tessuto</strong> hanno impatto.</span></h6>
<p>La generazione e il rilascio di frammenti di fibre sono influenzati da molti aspetti come il tipo di tessuto, l’intreccio, il tipo di filato, tutta la storia della lavorazione (filatura, lavorazione a maglia o processi di tessitura, purga, candeggio, tintura, finissaggio e asciugatura) e le proprietà fisico-chimiche delle fibre. Qualsiasi fattore che migliora le interazioni fisiche tra le fibre nella struttura del tessuto riduce il rilascio di frammenti di fibre durante ripetuti processi di lavaggio e asciugatura.</p>
<p>Per esempio, il tessuto in poliestere intrecciato emette frammenti di fibre più elevati rispetto al tessuto in poliestere a maglia.</p>
<p>La struttura meccanica delle fibre si deteriora nel tempo a causa di vari parametri tra cui l&#8217;esposizione ai raggi solari, l&#8217;usura e i lavaggi. L&#8217;esposizione dei tessuti alla luce solare può aumentare il calore e accelerare l&#8217;ossidazione delle fibre e il loro graduale degrado. Oltre a ciò, le fibre si deteriorano a causa di sollecitazioni meccaniche, cicli di lavaggio ripetuti, abrasione e sfregamento durante l&#8217;usura, sudorazione.</p>
<h6><span style="color: #ac5e6e;"><strong>Come possiamo limitare il rilascio di microfibre?</strong></span></h6>
<p>L&#8217;<a href="https://dress-ecode.com/2019/06/11/come-ridurre-il-rilascio-di-microfibre-plastiche-quando-facciamo-il-bucato-in-lavatrice/">installazione di filtri</a> per lavatrice per mitigare il problema è una possibile soluzione ma non si ha certezza che la filtrazione sia efficiente al 100%. Così il sacchetto che trattiene le microfibre (<a href="https://dress-ecode.com/2018/07/29/una-prova-del-sacchetto-che-trattiene-le-microfibre-in-lavatrice/">Guppy Friend</a>). Si sta considerando la rimozione delle microfibre negli impianti di trattamento delle acque reflue, anche se è impegnativo.</p>
<p>I prodotti tessili dovrebbero essere utilizzati il più a lungo possibile prima che finiscano nelle discariche. La minimizzazione dei rifiuti tessili riduce anche il rilascio di frammenti di fibre dalle discariche. Dovremmo riciclare i tessuti il più possibile e creare dagli scarti tessili nuove fibre con tecniche adeguate.</p>
<p>Relativamente al rilascio di microfibre, i tessuti bio-based (ossia interamente o parzialmente derivati da biomassa) provenienti da risorse rinnovabili dovrebbero essere preferiti a quelli sintetici a base di petrolio.</p>
<p>Il nostro comportamento di acquisto influenza fortemente la mitigazione dei frammenti di fibra. Gli attuali modelli di consumo portano a danni ambientali ed è necessaria maggiore consapevolezza della possibilità di ridurre dei frammenti di fibra dovuti ai <a href="https://dress-ecode.com/2019/06/11/come-ridurre-il-rilascio-di-microfibre-plastiche-quando-facciamo-il-bucato-in-lavatrice/">processi di lavaggio domestici.</a> I tessuti devono essere lavati in condizioni più miti con meno agitazione meccanica. Il rilascio di microfibra può essere notevolmente ridotto utilizzando cicli di lavaggio più freddi e più brevi, lavando carichi completi ma non eccessivamente colmi e preferendo lavatrici ad alta efficienza. Tali interventi hanno vantaggi anche sulla cura degli indumenti aumentandone la vita utile con benefici di impatto ambientale più ampi.</p>
<p>Contemporaneamente i brand dovrebbero avere più consapevolezza della mitigazione dei frammenti di fibre rispetto ai tipi di tessuto, fornendo i messaggi di avviso su ogni capo realizzato, scegliendo più consapevolmente i materiali e preferendo metodi di finissaggio e tintura più rispettosi dell’ambiente.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*Fonti:</p>
<p>Aravin Prince Periyasamy, Ali Tehrani-Bagha, A<em> review on microplastic emission from textile materials and its reduction techniques</em>, March 2022, Department of Bioproducts and Biosystems, School of Chemical Engineering, Aalto University, Finland, Science Direct</p>
<p>Lant et al., <em>Microfiber release from real soiled consumer laundry and the impact of fabric care products and washing conditions, </em>June 2020, Plos One</p>
<p>Foto: Mel Poole; Chris Curry; Moonstarious Project; Engin Akyurt; Chloe Skinner.</p>
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		<title>La sostenibilità è cosa &#8220;da donne&#8221;?</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Jun 2022 07:10:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Climate change]]></category>
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					<description><![CDATA[Quando ho letto un articolo sulla sostenibilità come &#8220;roba da donne&#8221; (Elliot, 2021, Euronews), mi sono incuriosita al punto da indagare e capire meglio come e perché ci possa essere uno stereotipo green-femminile. Anche se nel contesto attuale di fluidità di genere potrebbe esserne messa in discussione la significatività, potrebbe aiutare in una più efficace divulgazione di messaggi di sostenibilità. Diversi studi indicano che esiste un divario di genere con riferimento all&#8217;attenzione per l&#8217;ambiente. In base a una ricerca di Mintel (2018), gli uomini sprecano più acqua e cibo, riciclano meno, sono meno attenti a spegnere/diminuire il riscaldamento quando escono di casa e meno inclini a incoraggiare familiari e amici a vivere più eticamente. La differenza nella frequenza dei comportamenti dimostra l&#8217;esistenza di un &#8220;eco gender gap&#8221;, ossia di un divario ecologico di genere. Secondo il report di OCSE su Genere e Sviluppo sostenibile, le donne tendono ad avere un&#8217;impronta ecologica più ridotta rispetto agli uomini adottando modelli di consumo più sostenibili. Con maggiore probabilità riciclano, acquistano cibo biologico e prodotti a marchio ecologico, e danno più valore ai mezzi di trasporto energicamente più efficienti. Fanno scelte di acquisto più etiche, prestando più attenzione ad aspetti come il lavoro minorile, e sono più inclini a scegliere prodotti con etichette come Fairtrade. Invece, gli uomini, che siano facoltosi o indigenti, tendono a un consumo più intensivo di risorse, hanno un&#8217;impronta di carbonio complessiva maggiore (Raty e Carlsson-Kanyama 2010) e si sentono meno in colpa per uno stile di vita non ecologico (Tiller 2014). Un altro studio risponde alla domanda: &#8220;Il genere conta davvero per la sostenibilità?&#8221; (Meinzen-Dick, Kovarik, R. Quisumbing 2014*): sì, ma secondo l&#8217;analisi condotta non significa che le donne (o gli uomini) siano intrinsecamente più attenti alle risorse. Dovremmo piuttosto tener conto delle motivazioni intangibili, delle condizioni materiali e dei mezzi a disposizione generalmente dell&#8217;uno o dell&#8217;altro genere. Plastic Freedom e Package Free Shop, due famosi rivenditori statunitensi di prodotti a rifiuti zero, dichiarano di essere attenti a utilizzare il marketing neutrale rispetto al genere, ma entrambi affermano che circa il 90% dei loro clienti è di genere femminile (fonte The Guardian). In Italia, abbiamo chiesto a WHATaECO, e-commerce di prodotti sostenibili: &#8220;L&#8217;85% dei nostri acquirenti sono donne&#8220;. Anche i clienti della Stoviglioteca di Milano sono prevalentemente donne. &#8220;Il 98%&#8220;, ci racconta Nadia, alla guida di questa realtà che consente di noleggiare per le proprie feste kit di stoviglie lavabili e riutilizzabili. Perché questo divario? Può incidere la differenziazione dei ruoli nella realtà domestica. Molte donne tendono ancora a farsi carico della gestione della casa, con compiti come la pulizia, il bucato e persino il riciclo. Secondo l&#8217;OCSE, le donne sono più spesso responsabili di attività come lo shopping, la preparazione dei pasti, l&#8217;acquisto di regali e lo smaltimento di rifiuti. Riguardo il modello di consumo, le donne spendono di più in prodotti di largo consumo (in particolare, igiene, cura del corpo, salute, abbigliamento e scarpe, libri e cultura). Gli uomini più frequentemente mangiano fuori, acquistano più alcool e tabacco, spendono più in trasporti e sport. In passato si è attribuito il gap alle differenze nei tratti della personalità. Una serie di studi della metà degli anni &#8217;90-inizio 2000 ha indicato la maggiore tendenza delle donne a: &#8211; essere prosociali, altruiste ed empatiche &#8211; mostrare una più forte etica dell&#8217;attenzione &#8211; assumere una prospettiva orientata al futuro. &#8220;La ricerca suggerisce che le donne hanno livelli più elevati di socializzazione per prendersi cura degli altri ed essere socialmente responsabili, il che le porta quindi a preoccuparsi dei problemi ambientali e a essere disposte ad adottare comportamenti ecologici&#8221;, afferma Rachel Howell, docente di sviluppo sostenibile all&#8217;Università di Edimburgo (fonte The Guardian). Secondo lo studio già citato (Meinzen-Dick, Kovarik, R. Quisumbing 2014*), non sono caratteristiche intrinseche al genere a causare il gap. Piuttosto bisogna tener conto di altri elementi quali le motivazioni, il potere decisionale e la situazione finanziaria. Le preferenze per la sostenibilità sono malleabili, influenzate dalle condizioni materiali e dalle campagne di sensibilizzazione. I ruoli di genere e la dipendenza dalle risorse per i mezzi di sussistenza sono particolarmente salienti nel plasmare sia la conoscenza delle risorse sia le preferenze per la loro conservazione. I vincoli all&#8217;adozione di pratiche più sostenibili possono differire per uomini e donne, il gap potrebbe essere così spiegato. Qualunque siano le motivazioni e il potere decisionale che uomini o donne hanno, senza le conoscenze, il lavoro e le risorse finanziarie necessarie per adottare pratiche che limitino o aumentino l&#8217;impiego di risorse, la sostenibilità non sarà raggiunta. Tuttavia, può sorgere il dubbio che faccia la sua parte anche la percezione delle pratiche più sostenibili come una minaccia alla mascolinità. È uno studio condotto da alcuni ricercatori della Penn State che mette in luce come gli uomini potrebbero essere poco inclini a portare una borsa della spesa riutilizzabile, riciclare o svolgere altre attività rispettose dell&#8217;ambiente considerate femminili. &#8220;Potrebbero esserci sottili conseguenze legate al genere quando ci impegniamo in vari comportamenti a favore dell&#8217;ambiente&#8221;, afferma Janet K. Swim, professoressa di psicologia. &#8220;Le persone possono evitare determinati comportamenti perché stanno gestendo l&#8217;impressione di genere che si aspettano che gli altri avranno di loro. Oppure possono essere evitati se i comportamenti che scelgono non corrispondono al loro genere&#8221;.  Per preservare l&#8217;identità di genere gli uomini eviterebbero comportamenti ecologici collegati allo stereotipo green-femminile. Così come sembra avvenga nei meccanismi di riluttanza da parte degli uomini nell&#8217;adottare diete vegetariane e vegane. Swim pensa che sia importante comprendere queste conseguenze sociali, perché possono impedire alle persone di assumere comportamenti che alla fine potrebbero aiutare l&#8217;ambiente (fonte Science Daily 2019). Lo stereotipo green-femminile All&#8217;eco gap di genere potrebbe quindi contribuire la prevalente associazione tra i concetti di verde e femminilità, e il corrispondente stereotipo (da parte sia degli uomini sia delle donne), secondo cui i consumatori green sono femminili. I dati dell&#8217;indagine raccolti da OgilvyEarth suggeriscono che &#8220;diventare verde&#8221; è considerato più femminile che maschile dalla maggior parte degli adulti americani (Bennett e Williams 2011). L&#8217;ambientalismo e il conservazionismo riflettono l&#8217;attenzione e la cura dell&#8217;ambiente, che sono tratti tipici femminili (Gilligan 1982; Tavris 1999; Watson 1994). Secondo i ricercatori della Penn State, l&#8217;ambientalismo in generale può essere visto come femminile perché si adatta al ruolo tradizionale delle donne come care giver. Inoltre, l&#8217;associazione green-femminile potrebbe semplicemente essere il risultato degli esempi che vengono in mente quando si pensa alle persone che tipicamente adottano comportamenti ecologici. Se l&#8217;associazione è sufficientemente forte, può influenzare giudizi sociali e auto-percezione. Uomini e donne possono giudicare coloro che si impegnano in comportamenti ecologici come più femminili di quelli che non lo fanno, e nella misura in cui un tale stereotipo è interiorizzato, uomini e donne che si impegnano in comportamenti ecologici possono provare un accresciuto senso di femminilità. Uno studio sperimentale evidenzia l&#8217;associazione cognitiva implicita tra i concetti di verde e femminilità, e mostra che tale associazione può influenzare sia i giudizi sociali sia l&#8217;auto-percezione, tra uomini e tra donne. L&#8217;analisi suggerisce che, come risultato del mantenimento dell&#8217;identità di genere, i segnali di genere (ad esempio, quelli che minacciano o affermano l&#8217;identità di genere di un consumatore o che influenzano le associazioni di genere di un marchio) hanno maggiori probabilità di influenzare le preferenze degli uomini (rispetto alle donne) per prodotti ecologici e la volontà di adottare comportamenti green. I consumatori che si sentono motivati a intraprendere azioni che servono a rafforzare l&#8217;identità di genere come aspetto centrale del loro concetto di sé dovrebbero essere maggiormente influenzati dallo stereotipo verde-femminile (Brough, Wilkie, Ma, Isaac &#38; Gal 2016**). Più marketing inclusivo? L&#8217;associazione rischia di essere rafforzata dalle pubblicità, con campagne e inserzioni eco-friendly in gran parte rivolti al pubblico femminile. Molti messaggi a favore dell&#8217;ambiente usano font e colori più femminili. Inoltre, molte attività di marketing verde riguardano aree in cui le donne tendono a essere più coinvolte degli uomini, come la pulizia, la preparazione del cibo, la salute della famiglia, il bucato e la manutenzione domestica. Secondo alcuni, se il gap esiste e ha senso parlare di differenziazioni di genere di questi tempi, gli esperti di marketing dovrebbero considerare strategie di branding maschile di una categoria di prodotti stereotipicamente femminili. Come avviene con le bibite dietetiche che sono proposte al pubblico maschile con slogan come &#8220;Pepsi Max—la prima dieta cola per gli uomini&#8221; (Brough, Wilkie, Ma, Isaac &#38; Gal 2016**). Oppure come lo stilista e attivista vegano Joshua Katcher, che ha fondato nel 2008 la sua linea di abbigliamento maschile sostenibile, Brave GentleMan. Vedendo come una crisi culturale la mascolinità che ostacola la sostenibilità, Katcher propone di rendere l&#8217;essere green più attraente e gratificante per gli uomini in modo intelligente, ossia senza danneggiare le persone con l&#8217;archetipo dell&#8217;uomo tradizionale (fonte Euronews). “Quello che ho cercato di fare con Discerning Brute (il blog di Katcher) è attingere alle nostre idee di potere eroico, di potere protettivo. Penso che ci sia un modo per attrarre quei tipi di uomini che vogliono quella sensazione di essere fisicamente in grado di fare qualcosa di significativo per proteggere&#8221;. Nell&#8217;articolo pubblicato sulla rivista Sex Roles, i ricercatori della Penn State sottolineano l&#8217;importanza di continuare a studiare gli stereotipi di genere che circondano l&#8217;ambientalismo e i suoi comportamenti associati. Hanno aggiunto che gli attivisti e i responsabili politici che stanno cercando di promuovere comportamenti a favore dell&#8217;ambiente potrebbero voler prendere in considerazione come possibili barriere queste pressioni per conformarsi ai ruoli di genere. Il futuro Le ultime generazioni crescono con maggiore esposizione alle tematiche ambientali e sociali. Diversità, inclusione, fluidità di genere sono concetti più familiari rispetto alle generazioni precedenti. Con meno forza del concetto di mascolinità tradizionale, i più giovani potrebbero sentirsi quindi meno minacciati da attacchi percepiti contro l&#8217;identità di genere. Le campagne di sensibilizzazione verso la sostenibilità dovrebbero essere rivolte a tutti, togliendo il sottinteso alone di esclusività &#8220;femminile&#8221;.  È un cambiamento culturale e sociale di certo più ampio, legato allo smantellamento di stereotipi tradizionali, per cui la strada sembra solo all&#8217;inizio. Nel frattempo possiamo contribuire rendendo i nostri messaggi più inclusivi, dando meno per scontato il genere del nostro pubblico, considerando la diffusione del fluid gender per cui un po&#8217; alla volta queste analisi potrebbero avere sempre meno senso e lo stereotipo green-femminile piano piano indebolirsi. *Ruth Meinzen-Dick, Chiara Kovarik, and Agnes R. Quisumbing, 2014, International Food Policy Research Institute, Washington, DC. **Brough, Aaron &#38; Wilkie, James &#38; Ma, Jingjing &#38; Isaac, Mathew &#38; Gal, David, 2016, Is Eco-Friendly Unmanly? The Green-Feminine Stereotype and Its Effect on Sustainable Consumption, Journal of Consumer Research.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div><span class="jlqj4b"><span lang="IT"><a href="https://www.spreaker.com/episode/50210367"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-15706 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg" alt="" width="165" height="64" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg 1080w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-600x234.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-300x117.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-1024x399.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-768x299.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 165px) 100vw, 165px" /></a>Quando ho letto un articolo sulla sostenibilità come &#8220;roba da donne&#8221; (Elliot, 2021, Euronews), mi sono incuriosita al punto da indagare e capire meglio come e perché ci possa essere uno stereotipo green-femminile. Anche se nel contesto attuale di fluidità di genere potrebbe esserne messa in discussione la significatività, potrebbe aiutare in una più efficace divulgazione di messaggi di sostenibilità.</span></span></div>
<h5><span class="jlqj4b" style="color: #68a69b;"><span lang="IT"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-15916" title="sostenibilità roba da donne" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Sostenibilita-roba-da-donne-7.jpg" alt="" width="127" height="228" />Diversi studi indicano che esiste un divario di genere con riferimento all&#8217;attenzione per l&#8217;ambiente.</span></span></h5>
<div><span class="jlqj4b"><span lang="IT">In base a una ricerca di Mintel (2018), gli uomini sprecano più acqua e cibo, riciclano meno, sono meno attenti a spegnere/diminuire il riscaldamento quando escono di casa e meno inclini a incoraggiare familiari e amici a vivere più eticamente. La differenza nella frequenza dei comportamenti dimostra l&#8217;esistenza di un &#8220;eco gender gap&#8221;, ossia di un divario ecologico di genere. <img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-15908" title="sostenibilità roba da donne" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Sostenibilita-roba-da-donne-2.jpg" alt="" width="186" height="231" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Sostenibilita-roba-da-donne-2.jpg 713w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Sostenibilita-roba-da-donne-2-600x746.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Sostenibilita-roba-da-donne-2-241x300.jpg 241w" sizes="auto, (max-width: 186px) 100vw, 186px" /></span></span></div>
<div></div>
<div>Secondo il report di OCSE su <em>Genere e Sviluppo sostenibile</em>, le donne tendono ad avere un&#8217;impronta ecologica più ridotta rispetto agli uomini adottando modelli di consumo più sostenibili. Con maggiore probabilità riciclano, acquistano cibo biologico e prodotti a marchio ecologico, e danno più valore ai mezzi di trasporto energicamente più efficienti. Fanno scelte di acquisto più etiche, prestando più attenzione ad aspetti come il lavoro minorile, e sono più inclini a scegliere prodotti con etichette come <em>Fairtrade</em>. Invece, gli uomini, che siano facoltosi o indigenti, tendono a un consumo più intensivo di risorse, hanno un&#8217;impronta di carbonio complessiva maggiore (Raty e Carlsson-Kanyama 2010) e si sentono meno in colpa per uno stile di vita non ecologico (Tiller 2014).</div>
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<div><a href="https://mailchi.mp/13e230d112c6/inizia-da-qui"><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-13606 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/Bottone-inizia-da-qui.jpg" alt="" width="239" height="101" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/Bottone-inizia-da-qui.jpg 1403w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/Bottone-inizia-da-qui-600x253.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/Bottone-inizia-da-qui-300x127.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/Bottone-inizia-da-qui-1024x432.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/Bottone-inizia-da-qui-768x324.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/11/Bottone-inizia-da-qui-1160x489.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 239px) 100vw, 239px" /></a>Un altro studio risponde alla domanda: &#8220;Il genere conta davvero per la sostenibilità?&#8221; (Meinzen-Dick, Kovarik, R. Quisumbing 2014*): sì, ma secondo l&#8217;analisi condotta non significa che le donne (o gli uomini) siano intrinsecamente più attenti alle risorse. Dovremmo piuttosto tener conto delle motivazioni intangibili, delle condizioni materiali e dei mezzi a disposizione generalmente dell&#8217;uno o dell&#8217;altro genere.</div>
<div></div>
<div>Plastic Freedom e Package Free Shop, due famosi rivenditori statunitensi di prodotti a rifiuti zero, dichiarano di essere attenti a utilizzare il marketing neutrale rispetto al genere, ma entrambi affermano che circa il <strong>90% dei loro clienti è di genere femminile</strong> (fonte The Guardian).</div>
<div>In Italia, abbiamo chiesto a <a href="https://www.googleadservices.com/pagead/aclk?sa=L&amp;ai=DChcSEwi_vPC39K74AhVV4ncKHes2CSMYABAAGgJlZg&amp;ae=2&amp;ohost=www.google.it&amp;cid=CAASJORo4zglVChKMjmA3YB6oBOL_EI3-neVTzptpiPo-MFbbUrz-Q&amp;sig=AOD64_2_62ds6WL0zg7Y77GLAvnJp8kSvw&amp;q&amp;adurl&amp;ved=2ahUKEwi5puq39K74AhWVi_0HHbD7ApcQ0Qx6BAgDEAE&amp;dct=1">WHATaECO</a>, e-commerce di prodotti sostenibili: &#8220;<strong>L&#8217;85% dei nostri acquirenti sono donne</strong>&#8220;. Anche i clienti della <a href="https://www.facebook.com/stovigliotecamilano/">Stoviglioteca di Milano</a> sono prevalentemente donne. &#8220;<strong>Il 98%</strong>&#8220;, ci racconta Nadia, alla guida di questa realtà che consente di noleggiare per le proprie feste kit di stoviglie lavabili e riutilizzabili.</div>
<h5><span style="color: #68a69b;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-15912" title="sostenibilità roba da donne" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Sostenibilita-roba-da-donne-5.jpg" alt="" width="230" height="235" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Sostenibilita-roba-da-donne-5.jpg 782w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Sostenibilita-roba-da-donne-5-600x613.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Sostenibilita-roba-da-donne-5-294x300.jpg 294w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Sostenibilita-roba-da-donne-5-768x785.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 230px) 100vw, 230px" />Perché questo divario?</span></h5>
<div>Può incidere la <strong>differenziazione dei ruoli nella realtà domestica</strong>. Molte donne tendono ancora a farsi carico della gestione della casa, con compiti come la pulizia, il bucato e persino il riciclo. Secondo l&#8217;OCSE, le donne sono più spesso responsabili di attività come lo shopping, la preparazione dei pasti, l&#8217;acquisto di regali e lo smaltimento di rifiuti. Riguardo il <strong>modello di consumo</strong>, le donne spendono di più in prodotti di largo consumo (in particolare, igiene, cura del corpo, salute, abbigliamento e scarpe, libri e cultura). Gli uomini più frequentemente mangiano fuori, acquistano più alcool e tabacco, spendono più in trasporti e sport.</div>
<div></div>
<div>In passato si è attribuito il gap alle <strong>differenze nei tratti della personalità</strong>. Una serie di studi della metà degli anni &#8217;90-inizio 2000 ha indicato la maggiore tendenza delle donne a:</div>
<div>&#8211; essere prosociali, altruiste ed empatiche</div>
<div>&#8211; mostrare una più forte etica dell&#8217;attenzione</div>
<div>&#8211; assumere una prospettiva orientata al futuro.</div>
<div>&#8220;La ricerca suggerisce che le donne hanno livelli più elevati di socializzazione per prendersi cura degli altri ed essere socialmente responsabili, il che le porta quindi a preoccuparsi dei problemi ambientali e a essere disposte ad adottare comportamenti ecologici&#8221;, afferma Rachel Howell, docente di sviluppo sostenibile all&#8217;Università di Edimburgo (fonte The Guardian).</div>
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<div><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-15910" title="sostenibilità roba da donne" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Sostenibilita-roba-da-donne-3.jpg" alt="" width="239" height="226" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Sostenibilita-roba-da-donne-3.jpg 881w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Sostenibilita-roba-da-donne-3-600x569.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Sostenibilita-roba-da-donne-3-300x284.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Sostenibilita-roba-da-donne-3-768x728.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 239px) 100vw, 239px" />Secondo lo studio già citato (Meinzen-Dick, Kovarik, R. Quisumbing 2014*), non sono caratteristiche intrinseche al genere a causare il gap. Piuttosto bisogna tener conto di altri elementi quali le motivazioni, il potere decisionale e la situazione finanziaria. Le preferenze per la sostenibilità sono malleabili, influenzate dalle condizioni materiali e dalle campagne di sensibilizzazione. I <strong>ruoli</strong> di genere e la <strong>dipendenza dalle risorse per i mezzi di sussistenza</strong> sono particolarmente salienti nel plasmare sia la conoscenza delle risorse sia le preferenze per la loro conservazione.</div>
<div>I vincoli all&#8217;adozione di pratiche più sostenibili possono differire per uomini e donne, il gap potrebbe essere così spiegato. Qualunque siano le motivazioni e il potere decisionale che uomini o donne hanno, senza le <strong>conoscenze, il lavoro e le risorse finanziarie necessarie per adottare pratiche che limitino o aumentino l&#8217;impiego di risorse, la sostenibilità non sarà raggiunta</strong>.</div>
<div></div>
<div><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-15906" title="sostenibilità roba da donne" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Sostenibilita-roba-da-donne-1.jpg" alt="" width="197" height="280" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Sostenibilita-roba-da-donne-1.jpg 705w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Sostenibilita-roba-da-donne-1-600x852.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Sostenibilita-roba-da-donne-1-211x300.jpg 211w" sizes="auto, (max-width: 197px) 100vw, 197px" />Tuttavia, può sorgere il dubbio che faccia la sua parte anche la <strong>percezione delle pratiche più sostenibili come una minaccia alla mascolinità</strong>. È uno studio condotto da alcuni ricercatori della Penn State che mette in luce come gli uomini potrebbero essere poco inclini a portare una borsa della spesa riutilizzabile, riciclare o svolgere altre attività rispettose dell&#8217;ambiente considerate femminili. &#8220;Potrebbero esserci sottili conseguenze legate al genere quando ci impegniamo in vari comportamenti a favore dell&#8217;ambiente&#8221;, afferma Janet K. Swim, professoressa di psicologia. &#8220;Le persone possono <strong>evitare determinati comportamenti perché stanno gestendo l&#8217;impressione di genere che si aspettano che gli altri avranno di loro</strong>. Oppure possono essere evitati se i comportamenti che scelgono non corrispondono al loro genere&#8221;.  Per preservare l&#8217;identità di genere gli uomini eviterebbero comportamenti ecologici collegati allo stereotipo green-femminile. Così come sembra avvenga nei meccanismi di riluttanza da parte degli uomini nell&#8217;adottare diete vegetariane e vegane. Swim pensa che sia importante comprendere queste conseguenze sociali, perché possono impedire alle persone di assumere comportamenti che alla fine potrebbero aiutare l&#8217;ambiente (fonte Science Daily 2019).</div>
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<h5><span style="color: #68a69b;">Lo stereotipo green-femminile</span></h5>
<p>All&#8217;eco gap di genere potrebbe quindi contribuire la<strong> prevalente associazione tra i concetti di verde e femminilità, e il corrispondente stereotipo</strong> (da parte sia degli uomini sia delle donne), secondo cui i consumatori green sono femminili. I dati dell&#8217;indagine raccolti da OgilvyEarth suggeriscono che &#8220;diventare verde&#8221; è considerato più femminile che maschile dalla maggior parte degli adulti americani (Bennett e Williams 2011).</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-15931 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Eco-gender-gap.jpg" alt="" width="438" height="327" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Eco-gender-gap.jpg 1213w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Eco-gender-gap-600x448.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Eco-gender-gap-300x224.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Eco-gender-gap-1024x764.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Eco-gender-gap-768x573.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Eco-gender-gap-1160x865.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 438px) 100vw, 438px" /></p>
<p>L&#8217;ambientalismo e il conservazionismo riflettono l&#8217;attenzione e la cura dell&#8217;ambiente, che sono tratti tipici femminili (Gilligan 1982; Tavris 1999; Watson 1994). Secondo i ricercatori della Penn State, l&#8217;ambientalismo in generale può essere visto come femminile perché si adatta al ruolo tradizionale delle donne come care giver. Inoltre, l&#8217;associazione green-femminile potrebbe semplicemente essere il risultato degli esempi che vengono in mente quando si pensa alle persone che tipicamente adottano comportamenti ecologici.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-15918" title="sostenibilità roba da donne" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Sostenibilita-roba-da-donne-8.jpg" alt="" width="220" height="218" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Sostenibilita-roba-da-donne-8.jpg 803w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Sostenibilita-roba-da-donne-8-100x100.jpg 100w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Sostenibilita-roba-da-donne-8-600x596.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Sostenibilita-roba-da-donne-8-300x298.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Sostenibilita-roba-da-donne-8-150x150.jpg 150w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Sostenibilita-roba-da-donne-8-768x763.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Sostenibilita-roba-da-donne-8-75x75.jpg 75w" sizes="auto, (max-width: 220px) 100vw, 220px" />Se l&#8217;associazione è sufficientemente forte, <strong>può influenzare giudizi sociali e auto-percezione</strong>. Uomini e donne possono giudicare coloro che si impegnano in comportamenti ecologici come più femminili di quelli che non lo fanno, e nella misura in cui un tale stereotipo è interiorizzato, uomini e donne che si impegnano in comportamenti ecologici possono provare un accresciuto senso di femminilità.</p>
<p>Uno studio sperimentale evidenzia l&#8217;<strong>associazione cognitiva implicita tra i concetti di verde e femminilità</strong>, e mostra che tale associazione<strong> può influenzare sia i giudizi sociali sia l&#8217;auto-percezione, tra uomini e tra donne</strong>. L&#8217;analisi suggerisce che, come risultato del mantenimento dell&#8217;identità di genere, i segnali di genere (ad esempio, quelli che minacciano o affermano l&#8217;identità di genere di un consumatore o che influenzano le associazioni di genere di un marchio) hanno maggiori probabilità di influenzare le preferenze degli uomini (rispetto alle donne) per prodotti ecologici e la volontà di adottare comportamenti green. <strong>I consumatori che si sentono motivati a intraprendere azioni che servono a rafforzare l&#8217;identità di genere come aspetto centrale del loro concetto di sé dovrebbero essere maggiormente influenzati dallo stereotipo verde-femminile </strong>(Brough, Wilkie, Ma, Isaac &amp; Gal 2016**).</p>
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<h5><span style="color: #68a69b;">Più marketing inclusivo?</span></h5>
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<div><strong>L&#8217;associazione rischia di essere rafforzata dalle pubblicità,</strong> con campagne e inserzioni eco-friendly in gran parte rivolti al pubblico femminile. Molti messaggi a favore dell&#8217;ambiente usano font e colori più femminili. Inoltre, molte attività di marketing verde riguardano aree in cui le donne tendono a essere più coinvolte degli uomini, come la pulizia, la preparazione del cibo, la salute della famiglia, il bucato e la manutenzione domestica.</div>
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<div><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-15920" title="sostenibilità roba da donne" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Sostenibilita-roba-da-donne-9-e1655217469469.jpg" alt="" width="222" height="244" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Sostenibilita-roba-da-donne-9-e1655217469469.jpg 725w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Sostenibilita-roba-da-donne-9-e1655217469469-600x660.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Sostenibilita-roba-da-donne-9-e1655217469469-273x300.jpg 273w" sizes="auto, (max-width: 222px) 100vw, 222px" />Secondo alcuni, se il gap esiste e ha senso parlare di differenziazioni di genere di questi tempi, gli esperti di marketing dovrebbero considerare <strong>strategie di branding maschile</strong> di una categoria di prodotti stereotipicamente femminili. Come avviene con le bibite dietetiche che sono proposte al pubblico maschile con slogan come &#8220;Pepsi Max—la prima dieta cola per gli uomini&#8221; (Brough, Wilkie, Ma, Isaac &amp; Gal 2016**). Oppure come lo stilista e attivista vegano Joshua Katcher, che ha fondato nel 2008 la sua <strong>linea di abbigliamento maschile sostenibile</strong>, <em>Brave GentleMan</em>. Vedendo come una crisi culturale la mascolinità che ostacola la sostenibilità, Katcher propone di r<strong>endere l&#8217;essere green più attraente e gratificante per gli uomini in modo intelligente</strong>, ossia senza danneggiare le persone con l&#8217;archetipo dell&#8217;uomo tradizionale (fonte Euronews). “Quello che ho cercato di fare con <em>Discerning Brute</em> (il blog di Katcher) è attingere alle nostre idee di potere eroico, di potere protettivo. Penso che ci sia un modo per attrarre quei tipi di uomini che vogliono quella sensazione di essere fisicamente in grado di fare qualcosa di significativo per proteggere&#8221;.</div>
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<div>Nell&#8217;articolo pubblicato sulla rivista <em>Sex Roles, i</em> ricercatori della Penn State sottolineano l&#8217;importanza di continuare a studiare gli stereotipi di genere che circondano l&#8217;ambientalismo e i suoi comportamenti associati. Hanno aggiunto che gli attivisti e i responsabili politici che stanno cercando di promuovere comportamenti a favore dell&#8217;ambiente potrebbero voler prendere in considerazione come possibili barriere queste pressioni per conformarsi ai ruoli di genere.</div>
<h5><span style="color: #68a69b;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright wp-image-15914" title="sostenibilità roba da donne" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Sostenibilita-roba-da-donne-6.jpg" alt="" width="212" height="219" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Sostenibilita-roba-da-donne-6.jpg 854w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Sostenibilita-roba-da-donne-6-600x621.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Sostenibilita-roba-da-donne-6-290x300.jpg 290w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/06/Sostenibilita-roba-da-donne-6-768x795.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 212px) 100vw, 212px" /></span></h5>
<h5></h5>
<h5><span style="color: #68a69b;">Il futuro</span></h5>
<p>Le ultime generazioni crescono con maggiore esposizione alle tematiche ambientali e sociali. Diversità, inclusione, fluidità di genere sono concetti più familiari rispetto alle generazioni precedenti. Con meno forza del concetto di mascolinità tradizionale, i più giovani potrebbero sentirsi quindi meno minacciati da attacchi percepiti contro l&#8217;identità di genere.</p>
<div><strong>Le campagne di sensibilizzazione verso la sostenibilità dovrebbero essere rivolte a tutti, togliendo il sottinteso alone di esclusività &#8220;femminile&#8221;.  </strong>È un cambiamento culturale e sociale di certo più ampio, legato allo smantellamento di stereotipi tradizionali, per cui la strada sembra solo all&#8217;inizio. Nel frattempo possiamo contribuire rendendo i nostri messaggi più inclusivi, dando meno per scontato il genere del nostro pubblico, considerando la diffusione del <em>fluid gender</em> per cui un po&#8217; alla volta queste analisi potrebbero avere sempre meno senso e lo stereotipo green-femminile piano piano indebolirsi.</div>
<div></div>
<div></div>
<div><a href="https://dressecode.thinkific.com/"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-14632 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/05/cover.jpg" alt="Corso moda sostenibile" width="266" height="199" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/05/cover.jpg 943w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/05/cover-600x449.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/05/cover-300x225.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/05/cover-768x575.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 266px) 100vw, 266px" /></a></div>
<div></div>
<div></div>
<div><em>*</em>Ruth Meinzen-Dick, Chiara Kovarik, and Agnes R. Quisumbing, 2014, <em>International Food Policy Research Institute, </em>Washington, DC.</div>
<div>**Brough, Aaron &amp; Wilkie, James &amp; Ma, Jingjing &amp; Isaac, Mathew &amp; Gal, David, 2016, <em>Is Eco-Friendly Unmanly? The Green-Feminine Stereotype and Its Effect on Sustainable Consumption, </em>Journal of Consumer Research.</div>
<div></div>
<div></div>
<div></div>
<div>
<p><iframe loading="lazy" title="Spotify Embed: La sostenibilità è cosa &quot;da donne&quot;?" style="border-radius: 12px" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" src="https://open.spotify.com/embed/episode/0fXyCOLfbEPG2XuUmUAeLl?si=b6a5991742b841d3&#038;utm_source=oembed"></iframe></p>
</div>
<div></div>
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		<title>L&#8217;armadio più alto del mondo: i vestiti di una vita intera</title>
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		<dc:creator><![CDATA[dressecode]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Apr 2022 07:34:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Environment/Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Events]]></category>
		<category><![CDATA[Fashion/Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Responsible life / Stile di vita resp.]]></category>
		<category><![CDATA[Vintage/Second-hand]]></category>
		<category><![CDATA[vestiti in una vita]]></category>
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					<description><![CDATA[Sai quanti sono i vestiti di una vita intera? Poiché buttiamo di solito gli abiti che non usiamo più nel corso del tempo, riusciamo ad avere un&#8217;idea di quanti siano in totale? Per rispondere a questa domanda, nel 2018 Benjamin Von Wong e Laura François hanno avuto l&#8217;idea di raccoglierli tutti in un unico guardaroba creando l&#8217;armadio più alto del mondo: in un solo istante, chi alza lo sguardo può vedere con i propri occhi una vita di vestiti. Il guardaroba è diverso per ognuno di noi, secondo la disponibilità economica, l&#8217;epoca, la cultura. Benjamin e Laura hanno stimato il numero di capi che mediamente una persona in un Paese economicamente sviluppato indossa durante la vita: 3.000. Nella struttura di acciaio, assemblata in cinque lunghe giornate, 3.000 capi donati dagli studenti volontari della Fayoum University sono stati appesi a 180 metri di filo all&#8217;interno del centro commerciale Mall of Arabia al Cairo. Mentre posizionavamo ognuno dei capi, ci sono tornate in mente le diverse fasi della vita e quanti vestiti accumuliamo nel corso del tempo Possiamo immaginare l&#8217;impatto ambientale e sociale del nostro guardaroba di una vita? L&#8217;armadio più alto del mondo vuole ricordarci di: Amare gli abiti che abbiamo Comprare solo ciò di cui abbiamo bisogno Condividere ciò che non ci serve &#8220;Volevamo che l&#8217;installazione fosse qualcosa di più di una semplice opera d&#8217;arte. Volevamo che diventasse uno spazio che potesse essere utilizzato anche per generare azioni tangibili e per incoraggiare le persone a pensare localmente&#8221;. Per questo tutti i vestiti usati sono stati destinati a supporto di Refuge Egypt. &#8220;Le donazioni di vestiti non sono sempre l&#8217;approccio migliore quando si vuole ripulire il proprio armadio&#8221;, spiega Laura. “I pacchi di abbigliamento provenienti dall&#8217;Occidente e venduti nelle regioni in via di sviluppo a prezzi più elevati possono alla fine causare una spaccatura nell&#8217;economia locale. Fortunatamente, questo non è il caso in Egitto. L&#8217;armadio più alto del mondo è stata una grande opportunità per chiamare il pubblico ad agire nel ripensare i propri consumi e anche per donare direttamente alle comunità locali che ne hanno bisogno&#8221;. &#160; &#160; Photos from: Von Wong blog]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span class="JsGRdQ"><a href="https://www.spreaker.com/episode/49579491"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-15706 alignleft" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg" alt="" width="200" height="78" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830.jpg 1080w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-600x234.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-300x117.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-1024x399.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/Ascolta-articolo-e1651047242830-768x299.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a>Sai quanti sono i vestiti di una vita intera? Poiché buttiamo di solito gli abiti che non usiamo più nel corso del tempo, riusciamo ad avere un&#8217;idea di quanti siano in totale?<br />
</span></p>
<p><span class="JsGRdQ">Per rispondere a questa domanda, nel 2018 Benjamin Von Wong e Laura François hanno avuto l&#8217;idea di raccoglierli tutti in un unico guardaroba creando l&#8217;armadio più alto del mondo: in un solo istante, chi alza lo sguardo può vedere con i propri occhi una vita di vestiti.</span></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-15721 size-full" title="tallest closet Von Wong and Laura" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/tallest-closet-Von-Wong-e-Laura.jpg" alt="Von Wong and Laura In the middle of the clothes donated" width="2048" height="1365" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/tallest-closet-Von-Wong-e-Laura.jpg 2048w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/tallest-closet-Von-Wong-e-Laura-600x400.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/tallest-closet-Von-Wong-e-Laura-300x200.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/tallest-closet-Von-Wong-e-Laura-1024x683.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/tallest-closet-Von-Wong-e-Laura-768x512.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/tallest-closet-Von-Wong-e-Laura-1536x1024.jpg 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/tallest-closet-Von-Wong-e-Laura-1160x773.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<p>Il guardaroba è diverso per ognuno di noi, secondo la disponibilità economica, l&#8217;epoca, la cultura. <span class="JsGRdQ">Benjamin </span> e Laura hanno stimato il numero di capi che mediamente una persona in un Paese economicamente sviluppato indossa durante la vita: 3.000.</p>
<p>Nella struttura di acciaio, assemblata in cinque lunghe giornate, 3.000 capi donati dagli studenti volontari della Fayoum University sono stati appesi a 180 metri di filo all&#8217;interno del centro commerciale Mall of Arabia al Cairo.</p>
<blockquote><p>Mentre posizionavamo ognuno dei capi, ci sono tornate in mente le diverse fasi della vita e quanti vestiti accumuliamo nel corso del tempo</p></blockquote>
<p>Possiamo immaginare l&#8217;impatto ambientale e sociale del nostro guardaroba di una vita?<a href="https://dressecode.thinkific.com/"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-14582 alignright" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/05/Untitled-design-1.gif" alt="Moda sostenibile" width="234" height="60" /></a></p>
<p>L&#8217;armadio più alto del mondo vuole ricordarci di:</p>
<h5><span style="color: #acc0a5;">Amare gli abiti che abbiamo</span></h5>
<h5><span style="color: #acc0a5;">Comprare solo ciò di cui abbiamo bisogno</span></h5>
<h5><span style="color: #acc0a5;">Condividere ciò che non ci serve</span></h5>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-15723" title="l'armadio più alto" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/vestiti-in-una-vita-intera.jpg" alt="armadio più alto visto dal basso" width="2048" height="1366" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/vestiti-in-una-vita-intera.jpg 2048w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/vestiti-in-una-vita-intera-600x400.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/vestiti-in-una-vita-intera-300x200.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/vestiti-in-una-vita-intera-1024x683.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/vestiti-in-una-vita-intera-768x512.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/vestiti-in-una-vita-intera-1536x1025.jpg 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/04/vestiti-in-una-vita-intera-1160x774.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 2048px) 100vw, 2048px" /></p>
<blockquote><p>&#8220;Volevamo che l&#8217;installazione fosse qualcosa di più di una semplice opera d&#8217;arte. Volevamo che diventasse uno spazio che potesse essere utilizzato anche per generare azioni tangibili e per incoraggiare le persone a pensare localmente&#8221;.</p></blockquote>
<p>Per questo tutti i vestiti usati sono stati destinati a supporto di <a href="http://www.refuge-egypt.org">Refuge Egypt</a>. &#8220;Le donazioni di vestiti non sono sempre l&#8217;approccio migliore quando si vuole ripulire il proprio armadio&#8221;, spiega Laura. “I pacchi di abbigliamento provenienti dall&#8217;Occidente e venduti nelle regioni in via di sviluppo a prezzi più elevati possono alla fine causare una spaccatura nell&#8217;economia locale. Fortunatamente, questo non è il caso in Egitto. L&#8217;armadio più alto del mondo è stata una grande opportunità per chiamare il pubblico ad <strong>agire nel ripensare i propri consumi</strong> e anche per donare direttamente alle comunità locali che ne hanno bisogno&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><iframe loading="lazy" title="This is the World&#039;s Tallest Closet" width="960" height="540" src="https://www.youtube.com/embed/n4r4cgoT3pw?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture" allowfullscreen></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Photos from: <a href="https://blog.vonwong.com/tallestcloset/">Von Wong blog</a></p>
<p><iframe loading="lazy" title="Spotify Embed: L&amp;apos;armadio più alto del mondo: i vestiti di una vita intera" style="border-radius: 12px" width="100%" height="152" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" src="https://open.spotify.com/embed/episode/01zGUkhtot6tGP6T9sN55y?si=8450141779e74fa6&#038;utm_source=oembed"></iframe></p>
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		<title>Di cosa sono fatti i nostri vestiti?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[dressecode]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Feb 2022 08:40:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Circular economy]]></category>
		<category><![CDATA[Environment/Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrics/Tessuti]]></category>
		<category><![CDATA[Fashion/Moda]]></category>
		<category><![CDATA[Recycling/Riciclo]]></category>
		<category><![CDATA[CO2 emissions]]></category>
		<category><![CDATA[composizione abiti]]></category>
		<category><![CDATA[emissioni CO2]]></category>
		<category><![CDATA[Fibre]]></category>
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					<description><![CDATA[Puoi ascoltare qui l&#8217;articolo: I nostri vestiti &#160; Quali fibre compongono i nostri indumenti? Di cosa sono fatti i vestiti di Zara, Mango, H&#38;M e degli altri brand fast fashion? Quanto sono in realtà riutilizzabili e riciclabili gli abiti che buttiamo? Circa 550 kg di vestiti sono stati analizzati nel primo studio in assoluto sulle fibre degli indumenti buttati nei contenitori della raccolta tessile. Realizzato da INTEXTER* dell&#8217;Universitat Politècnica de Catalunya (UPC) e dalla studentessa Beatriz Rodríguez dell&#8217;ESEIAAT**, lo studio è incluso nel rapporto Análisis de la recogida de la ropa usada en España (Analisi della raccolta di indumenti usati in Spagna)***. Analizzando la composizione dei prodotti tessili presenti nei bidoni attraverso una metodologia innovativa, dalla ricerca emerge che: il 62% dei vestiti contenuti nei bidoni è riutilizzabile e il 37% è riciclabile. La fibra più comune è il cotone, con il 50% in vestiti riciclabili e il 60% in vestiti riutilizzabili. Segue il poliestere, con il 30% in entrambe le tipologie. Cotone e poliestere rappresentano circa l&#8217;80% degli indumenti riciclabili e l&#8217;88% degli indumenti riutilizzabili. Acrilico, poliammide, lana e rayon viscosa rappresentano una percentuale molto più bassa. Nel caso della fibra acrilica si osserva una notevole differenza tra indumenti riciclabili, che rappresentano il 12,4%, e indumenti riutilizzabili (il 3,1%). La fibra acrilica è comunemente usata nell&#8217;abbigliamento outdoor che ha maggiori probabilità di deteriorarsi durante l&#8217;uso, quindi la percentuale di riutilizzo di questi indumenti è inferiore a quella riciclabile. Secondo il direttore di INTEXTER Enric Carrera, &#8220;Alla luce dell&#8217;analisi, possiamo dire che la strategia di riciclo dei rifiuti tessili post-consumo dovrebbe concentrarsi sul recupero e sul riutilizzo dell&#8217;80% delle fibre predominanti, ovvero cotone e poliestere&#8221;. Lo studio include anche un&#8217;analisi della composizione delle fibre di 700 indumenti di alcuni dei principali marchi di moda. T-shirt, maglioni, jeans, intimo, calzini e camicie di Zara, H&#38;M, C&#38;A e Mango rivelano che il 66,8% degli indumenti contiene fibre miste, limitando così significativamente il potenziale di riciclaggio. Solo il 37,3% dei capi studiati sono realizzati al 100% con un&#8217;unica fibra. Le composizioni analizzate non sono del tutto rappresentative perché a seconda della stagione (inverno/estate) possono variare notevolmente, lo studio è quindi da intendersi indicativo. Per quanto riguarda i tessili per la casa, sono stati analizzati 361 articoli. Lenzuola, asciugamani, tovaglie e tende di Ikea, Zara Home, H&#38;M Home, 10xDIEZ e Carrefour risultano prevalentemente realizzati con un unico materiale (80%). Le fibre più comuni sono cotone, poliestere, lino, viscosa e lyocell, in quest&#8217;ordine. Lenzuola e asciugamani sono realizzati principalmente in cotone al 100%, mentre tovaglie e tende in poliestere al 100%, sebbene vengano utilizzate anche miscele binarie di cotone e poliestere o cotone e lino. INTEXTER dell&#8217;UPC ha inoltre effettuato un&#8217;ampia revisione bibliografica degli studi esistenti su quanta CO2 viene risparmiata riutilizzando gli indumenti. In base allo studio, realizzato con un&#8217;accurata metodologia, la stima del risparmio di CO2 riutilizzando 1 kg di abiti è superiore a quanto delineato finora dall&#8217;UE****: basta un chilo di vestiti non buttati per evitare la produzione di 25 kg di CO2. Non sembra, ma con piccoli gesti come recuperare, modificare, riparare, donare o vendere abiti che non usiamo più possiamo contribuire a migliorare la qualità della vita di tutti! Nella sezione Upcycling del sito puoi leggere alcuni articoli sul tema. &#160; Vuoi conoscere l&#8217;impatto dei principali tessuti? Il nostro corso fa per te. &#160; *Istituto di Ricerca Tessile e Cooperazione Industriale di Terrassa. **Scuola di Ingegneria Industriale, Aerospaziale e Audiovisiva di Terrassa. ***Realizzato dalla cooperativa Cáritas Moda re- e dalla società di consulenza LAVOLA. ****3,169 kg di CO2 risparmiata per ogni kg di vestiti non buttati. &#160; &#160;]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft wp-image-11602" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie.png" alt="" width="33" height="30" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie.png 3840w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-600x551.png 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-300x276.png 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1024x941.png 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-768x706.png 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1536x1412.png 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-2048x1882.png 2048w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2020/10/Iconacuffie-1160x1066.png 1160w" sizes="auto, (max-width: 33px) 100vw, 33px" />Puoi ascoltare qui l&#8217;articolo: <a href="https://www.spreaker.com/episode/48552918">I nostri vestiti</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Quali fibre compongono i nostri indumenti? Di cosa sono fatti i vestiti di Zara, Mango, H&amp;M e degli altri brand fast fashion? Quanto sono in realtà riutilizzabili e riciclabili gli abiti che buttiamo?</p>
<h5>Circa 550 kg di vestiti sono stati analizzati nel primo studio in assoluto sulle fibre degli indumenti buttati nei contenitori della raccolta tessile.</h5>
<p>Realizzato da INTEXTER* dell&#8217;Universitat Politècnica de Catalunya (<a href="https://www.upc.edu/en/press-room/news/reusing-1-kg-of-clothing-saves-25-kg-of-co2-according-to-a-study-by-intexter">UPC</a>) e dalla studentessa Beatriz Rodríguez dell&#8217;ESEIAAT**, lo studio è incluso nel rapporto <em>Análisis de la recogida de la ropa usada en España</em> (Analisi della raccolta di indumenti usati in Spagna)***.</p>
<p>Analizzando la composizione dei prodotti tessili presenti nei bidoni attraverso una metodologia innovativa, dalla ricerca emerge che:</p>
<ul>
<li><strong>il 62% dei vestiti contenuti nei bidoni è riutilizzabile e il 37% è riciclabile</strong>. La fibra più comune è il cotone, con il 50% in vestiti riciclabili e il 60% in vestiti riutilizzabili. Segue il poliestere, con il 30% in entrambe le tipologie. <strong>Cotone e poliestere rappresentano circa l&#8217;80% degli indumenti riciclabili e l&#8217;88% degli indumenti riutilizzabili</strong>.</li>
<li>Acrilico, poliammide, lana e rayon viscosa rappresentano una percentuale molto più bassa. Nel caso della fibra acrilica si osserva una notevole differenza tra indumenti riciclabili, che rappresentano il 12,4%, e indumenti riutilizzabili (il 3,1%). La fibra acrilica è comunemente usata nell&#8217;abbigliamento outdoor che ha maggiori probabilità di deteriorarsi durante l&#8217;uso, quindi la percentuale di riutilizzo di questi indumenti è inferiore a quella riciclabile.</li>
</ul>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class=" wp-image-15529 aligncenter" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/02/Composizione-prodotti-tessili.jpg" alt="Composizione prodotti tessili" width="985" height="604" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/02/Composizione-prodotti-tessili.jpg 1365w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/02/Composizione-prodotti-tessili-600x368.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/02/Composizione-prodotti-tessili-300x184.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/02/Composizione-prodotti-tessili-1024x628.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/02/Composizione-prodotti-tessili-768x471.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/02/Composizione-prodotti-tessili-1160x711.jpg 1160w" sizes="auto, (max-width: 985px) 100vw, 985px" /></p>
<p>Secondo il direttore di INTEXTER Enric Carrera, &#8220;Alla luce dell&#8217;analisi, possiamo dire che la strategia di riciclo dei rifiuti tessili post-consumo dovrebbe concentrarsi sul recupero e sul riutilizzo dell&#8217;80% delle fibre predominanti, ovvero cotone e poliestere&#8221;.</p>
<h5>Lo studio include anche un&#8217;analisi della composizione delle fibre di 700 indumenti di alcuni dei principali marchi di moda.</h5>
<p>T-shirt, maglioni, jeans, intimo, calzini e camicie di Zara, H&amp;M, C&amp;A e Mango rivelano che il 66,8% degli indumenti contiene fibre miste, limitando così significativamente il potenziale di riciclaggio. <strong>Solo il 37,3% dei capi studiati sono realizzati al 100% con un&#8217;unica fibra</strong>.</p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-15502" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/01/Numero-materiali-nei-vestiti-2.jpg" alt="Materiali vestiti che buttiamo" width="783" height="622" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/01/Numero-materiali-nei-vestiti-2.jpg 1110w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/01/Numero-materiali-nei-vestiti-2-600x477.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/01/Numero-materiali-nei-vestiti-2-300x239.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/01/Numero-materiali-nei-vestiti-2-1024x815.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/01/Numero-materiali-nei-vestiti-2-768x611.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 783px) 100vw, 783px" /></p>
<p>Le composizioni analizzate non sono del tutto rappresentative perché a seconda della stagione (inverno/estate) possono variare notevolmente, lo studio è quindi da intendersi indicativo.</p>
<h5>Per quanto riguarda i tessili per la casa, sono stati analizzati 361 articoli.</h5>
<p>Lenzuola, asciugamani, tovaglie e tende di Ikea, Zara Home, H&amp;M Home, 10xDIEZ e Carrefour risultano <strong>prevalentemente realizzati con un unico materiale (80%)</strong>. Le fibre più comuni sono cotone, poliestere, lino, viscosa e lyocell, in quest&#8217;ordine. Lenzuola e asciugamani sono realizzati principalmente in cotone al 100%, mentre tovaglie e tende in poliestere al 100%, sebbene vengano utilizzate anche miscele binarie di cotone e poliestere o cotone e lino.</p>
<h5>INTEXTER dell&#8217;UPC ha inoltre effettuato un&#8217;ampia revisione bibliografica degli studi esistenti su quanta CO2 viene risparmiata riutilizzando gli indumenti.</h5>
<p>In base allo studio, realizzato con un&#8217;accurata metodologia, la stima del risparmio di CO2 riutilizzando 1 kg di abiti è superiore a quanto delineato finora dall&#8217;UE****: <strong>basta un chilo di vestiti non buttati per evitare la produzione di 25 kg di CO2.</strong></p>
<p><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter wp-image-15505" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/01/1-reusing-clothes.jpg" alt="riutilizzare vestiti - impatto su CO2" width="688" height="687" srcset="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/01/1-reusing-clothes.jpg 1799w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/01/1-reusing-clothes-300x300.jpg 300w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/01/1-reusing-clothes-100x100.jpg 100w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/01/1-reusing-clothes-600x599.jpg 600w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/01/1-reusing-clothes-1024x1024.jpg 1024w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/01/1-reusing-clothes-150x150.jpg 150w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/01/1-reusing-clothes-768x767.jpg 768w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/01/1-reusing-clothes-1536x1534.jpg 1536w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/01/1-reusing-clothes-1160x1159.jpg 1160w, https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2022/01/1-reusing-clothes-75x75.jpg 75w" sizes="auto, (max-width: 688px) 100vw, 688px" /></p>
<p>Non sembra, ma con piccoli gesti come recuperare, modificare, riparare, donare o vendere abiti che non usiamo più possiamo contribuire a migliorare la qualità della vita di tutti! Nella sezione <a href="https://dress-ecode.com/category/upcycling/">Upcycling</a> del sito puoi leggere alcuni articoli sul tema.</p>
<p><a href="https://dressecode.thinkific.com/"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-14582" src="https://dress-ecode.com/wp-content/uploads/2021/05/Untitled-design-1.gif" alt="Moda sostenibile" width="234" height="60" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Vuoi conoscere l&#8217;impatto dei principali tessuti? Il nostro corso fa per te.</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Spotify Embed: Di cosa sono fatti i nostri vestiti?" width="100%" height="152" style="[object Object]" frameborder="0" allowfullscreen allow="autoplay; clipboard-write; encrypted-media; fullscreen; picture-in-picture" src="https://open.spotify.com/embed/episode/7wcd7NRso3ySGLdIfZY3Gn?si=4af97171035f411c&#038;utm_source=oembed"></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>*Istituto di Ricerca Tessile e Cooperazione Industriale di Terrassa.</p>
<p>**Scuola di Ingegneria Industriale, Aerospaziale e Audiovisiva di Terrassa.</p>
<p>***Realizzato dalla cooperativa Cáritas Moda re- e dalla società di consulenza LAVOLA.</p>
<p>****3,169 kg di CO2 risparmiata per ogni kg di vestiti non buttati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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