Con il tempo e la pazienza la foglia di gelso diventa un abito di seta (antico proverbio cinese)
Proprio così, i nostri abiti di seta, delicati, leggeri, fini, scintillanti, lucenti, piacevoli da indossare, belli da guardare iniziano da una foglia di gelso. Ma quanto è sostenibile la seta? Proviamo a fare una piccola analisi degli aspetti che riguardano la sua produzione. Dalla Cina e dall’India proviene la maggior parte della seta complessivamente prodotta. Altri paesi in cui si trova la sericoltura sono il Giappone, il Brasile, la Tailandia, l’Uzbekistan, l’Iran, il Vietnam; in Europa in Francia, Italia e Spagna.
Seta: le proposte più sostenibili
Se avete letto il nostro articolo sulla provenienza e la produzione dei nostri indumenti di seta e vi è venuto il desiderio di acquistarne, vi suggeriamo qualche idea!
La plastica che mangiamo: più di 100 piccoli pezzi in ogni pasto. E i nostri tessuti c’entrano!
Italiano/English Uno studio dell’Università Heriot-Watt ha misurato la quantità di plastica contenuta nei pasti serali in alcune abitazioni del Regno Unito. Il risultato? 114 fibre di plastica mediamente in un piatto. L’esperimento era nato con l’intenzione di verificare la quantità di plastica nelle cozze consumate nei pasti casalinghi. Una delle evidenze emerse: mediamente una persona può consumare 100 particelle di plastica all’anno mangiando i molluschi. Ingerirà invece tra le 13mila e le 68mila fibre in un anno attraverso i pasti per via delle polveri domestiche!
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Dalla plastica riciclata, dai funghi, dagli pneumatici, dalle mele: le sneaker più sostenibili per tutte le stagioni!
Adatte a tutte le stagioni, comode, per uomo, donna e bambino! Vi raccontiamo di alcuni brand che si impegnano nella riduzione dell’impatto ambientale e/o sociale per produrre sneaker.
We reply to the campaign “Pick up 3 plastic pieces”!
Picking up plastic from the beach is important. We believe it is even more important to solve the plastic issue in the first place! Please share!
Cotone: la nostra scelta fa la differenza!
Perché parliamo di cotone? Perché è uno dei tessuti più utilizzati per il nostro abbigliamento (e non solo) ed è anche tra quelli con maggior impatto ambientale. Considerando le magliette, ogni anno nel mondo ne acquistiamo 2 miliardi! E’ fresco, morbido, piacevole da sentire sulla pelle, pratico, d’estate quasi un must, ma ne acquistiamo così tanto che non mancano le conseguenze sull’ambiente e sulle persone…. Ne parliamo per capire perché prima di comprare capi in cotone tradizionale sia importante chiederci se davvero ne abbiamo bisogno o almeno valutare l’opzione del cotone biologico o altre fibre naturali.
Glitter: quanto ci piacciono maglie e cosmetici sberluccianti, ma…
(Italiano/English) I glitter sono microplastica. Possono essere ingeriti dagli animali. L’alternativa? I glitter biodegradabili.
Una prova del sacchetto che trattiene le microfibre in lavatrice
(Italiano/English) Marianna D’Amico Jauregui ha provato il sacchetto che trattiene le microfibre (GuppyFriend) in lavatrice ed ecco la foto di quanto rilasciato durante il lavaggio. Dai tessuti sintetici si staccano a ogni ciclo circa 700.000 fibre microplastiche. Utilizzando il sacchetto riusciamo a catturarle (vanno in seguito smaltite nell’indifferenziata, non pulendo il sacchetto nel lavandino). Grazie Marianna per la foto!
UK – Burberry ha distrutto prodotti per 26,8 milioni di sterline
(Italiano/English) UK – Burberry ha distrutto prodotti (cosmetici e abbigliamento) per 26,8 milioni di sterline nell’ultimo anno fiscale. Nel 2017 distrusse prodotti per 26,9 milioni, nel 2016 18,8. Un trend in crescita. Nonostante donino scarti e rimanenze di pelle al brand Elvis & Kresse, l’azienda non prende provvedimenti. Per evitare che quanto invenduto sia smerciato in altro modo o contraffatto, le aziende del lusso applicano questa procedura, non curanti dell’impatto ambientale e dello spreco di risorse. La notizia é stata pubblicata da Bloomberg e riportata da Sky in UK. Dress Ecode partecipa all’iniziativa “An open letter to Burberry”.
Alla scoperta del bambù! Pregi e difetti di un materiale morbidissimo e lucente
Ho scoperto il bambù come risorsa tessile qualche anno fa, acquistando una soffice maglietta nel negozio del progetto Clean Ocean Project (Canarie). E’ subito diventata una delle mie preferite! Tra i filati sostenibili sempre più spesso si nomina il bambù, una fibra di pura cellulosa. Lucente come la seta, morbido, antibatterico, resistente, traspirante, assorbente (più del cotone), protettivo dai raggi UV, al 100% biodegradabile senza rilasciare sostanze tossiche. Antibatterico perché contiene un agente chiamato Bambù Kun che assolve una naturale funzione deodorante bloccando la proliferazione dei batteri origine di cattivi odori. I vestiti in bambù sono più igienici e rimangano più freschi e profumati (uno studio pubblicato su AATTCC Review…