Oltre l’estetica: quando la moda è linguaggio e cultura – Restyled by G
Come si fa ricerca culturale in una collezione di moda? Ne parliamo con Gaia Schiavetti di Restyled by G, tra upcycling, subculture e il rischio di appropriazione.
Vado in brodo di giuggiole, lo devo ammettere, quando scopro che dietro una collezione c’è stata una ricerca vera, curiosa, profonda. Da un libro, da un viaggio, da una subcultura, da un momento storico che qualcuno ha deciso di valorizzare. Quando capisco che quei tessuti, quelle forme, quei colori non sono stati scelti a caso o perché stavano bene insieme ma perché volevano dire qualcosa, ecco, lì mi si apre un mondo: la moda smette di essere industria e torna a essere un linguaggio.
Parliamo della profondità che alcuni designer portano nel loro lavoro di ricerca prima ancora di progettare una collezione, con una designer che questo approccio ce l’ha nel DNA e che lo applica in un contesto ancora più radicale: quello dell’upcycling dove ogni pezzo di tessuto recuperato porta con sé già una storia da ascoltare, prima di poterne raccontare una nuova.
L’ho conosciuta ai tempi della call Upcycling Hero con cui siamo andati alla ricerca di designer che salvassero e re-inventassero oltre 200 capi second-hand destinati a finire nei rifiuti. Da allora, l’abbiamo coinvolta nelle iniziative più coraggiose. In questo episodio del podcast Pop-Up Green, abbiamo voluto invitare Gaia Schiavetti di Restyled by G per toccare il tema della moda densa, quella che dietro all’estetica delle sue creazioni nasconde più o meno visibilmente un messaggio più o meno forte da comunicare.
La danza, la sociologia della moda, il fashion styling, i messaggi sociali, il giornalismo, le subculture: sono solo alcuni degli stimoli per Gaia per andare continuamente alla ricerca di significati da inserire nelle cuciture dei suoi capi. Perché dire qualcosa attraverso la moda non nasce al momento di progettare un singolo capo o una singola collezione: secondo Gaia è un modus operandi, e probabilmente anche vivendi, con cui continuamente portare avanti il proprio brand.
Da una frase scritta su un giubbotto di un ragazzo a Camden town, Gaia ci racconta di un’intuizione importante per il suo lavoro: il messaggio di una cultura o subcultura continua a esistere oltre l’estetica e oltre la diffusione main stream se rappresenta un vero e proprio stile di vita.
A Gaia chiediamo di parlarci dell’appropriazione commerciale delle subculture, oggetto della sua tesi di studi, citando grandi marchi e imparando sfaccettature dello stile streetwear che oggi non tutti conoscono. Mentre racconta, siamo trasportati dalle strade londinesi dei punk ai quartieri afroamericani da pellicola cinematografica, mettendo a fuoco quanto quello che indossiamo non sia semplicemente un pezzo di stoffa per coprirci e proteggerci nelle stagioni climatiche.

Ci confrontiamo anche su come fare ricerca, su come sia diverso dalla semplice ispirazione e sul cadere o meno nel didascalico senza creare collezioni senz’anima. Approfondiamo i rischi che si corrono: di non arrivare a nessuno, di non essere capiti o al contrario di aver annoiato spiegando troppo palesemente il messaggio di una collezione. Ci chiediamo: ha senso comunicare anche se il messaggio non arriva?
Non è necessario venire da un percorso di studi sociologico per fare moda impregnata di significato o foriera di messaggi. Gaia ci dà spunti e suggerimenti su come possiamo farlo, indicando letture stimolanti.
Portiamo esempi di designer che hanno comunicato o comunicano attraverso sfilate o collezioni, come frutto di un processo di ricerca profonda e non improvvisata su subculture, situazioni sociali, temi caldi che vivono in modo diretto o non necessariamente così da vicino. Uno di questi esempi racconta di come sia un attimo passare da portatore di messaggio sociale di una cultura a usurpatore della proprietà intellettuale della stessa cultura.

Tra gli esempi, Gaia ci spiega come il brand stesso Restyled by G, attraverso la trasformazione di capi, comunichi profondamente qualcosa a chi lo sceglie, a chi lo vede in una sfilata, a chi ne parla in un podcast. Ci porta dietro le quinte del suo lavoro, arricchendo sia chi è appassionato di moda sia chi la moda la crea.
La moda diventa significativa quando è radicata in una ricerca culturale profonda, consapevole e responsabile.
Ascolta l’episodio fino in fondo. Se ti interessa fare ricerca per le tue collezioni senza formazione tradizionale, ascolta dal minuto 60:08.
E se vuoi seguire Restyled by G lo trovi qui:
INDICE DEI CONTENUTI:
00:00 – Intro
Sfilate come narrazione, non solo prodotto
Troppo didascalico o troppo criptico





