La sostenibilità è cosa “da donne”?
Quando ho letto un articolo sulla sostenibilità come “roba da donne” (Elliot, 2021, Euronews), mi sono incuriosita al punto da indagare e capire meglio come e perché ci possa essere uno stereotipo green-femminile. Anche se nel contesto attuale di fluidità di genere potrebbe esserne messa in discussione la significatività, potrebbe aiutare in una più efficace divulgazione di messaggi di sostenibilità.
Diversi studi indicano che esiste un divario di genere con riferimento all’attenzione per l’ambiente.

Un altro studio risponde alla domanda: “Il genere conta davvero per la sostenibilità?” (Meinzen-Dick, Kovarik, R. Quisumbing 2014*): sì, ma secondo l’analisi condotta non significa che le donne (o gli uomini) siano intrinsecamente più attenti alle risorse. Dovremmo piuttosto tener conto delle motivazioni intangibili, delle condizioni materiali e dei mezzi a disposizione generalmente dell’uno o dell’altro genere.
Perché questo divario?
Secondo lo studio già citato (Meinzen-Dick, Kovarik, R. Quisumbing 2014*), non sono caratteristiche intrinseche al genere a causare il gap. Piuttosto bisogna tener conto di altri elementi quali le motivazioni, il potere decisionale e la situazione finanziaria. Le preferenze per la sostenibilità sono malleabili, influenzate dalle condizioni materiali e dalle campagne di sensibilizzazione. I ruoli di genere e la dipendenza dalle risorse per i mezzi di sussistenza sono particolarmente salienti nel plasmare sia la conoscenza delle risorse sia le preferenze per la loro conservazione.
Tuttavia, può sorgere il dubbio che faccia la sua parte anche la percezione delle pratiche più sostenibili come una minaccia alla mascolinità. È uno studio condotto da alcuni ricercatori della Penn State che mette in luce come gli uomini potrebbero essere poco inclini a portare una borsa della spesa riutilizzabile, riciclare o svolgere altre attività rispettose dell’ambiente considerate femminili. “Potrebbero esserci sottili conseguenze legate al genere quando ci impegniamo in vari comportamenti a favore dell’ambiente”, afferma Janet K. Swim, professoressa di psicologia. “Le persone possono evitare determinati comportamenti perché stanno gestendo l’impressione di genere che si aspettano che gli altri avranno di loro. Oppure possono essere evitati se i comportamenti che scelgono non corrispondono al loro genere”. Per preservare l’identità di genere gli uomini eviterebbero comportamenti ecologici collegati allo stereotipo green-femminile. Così come sembra avvenga nei meccanismi di riluttanza da parte degli uomini nell’adottare diete vegetariane e vegane. Swim pensa che sia importante comprendere queste conseguenze sociali, perché possono impedire alle persone di assumere comportamenti che alla fine potrebbero aiutare l’ambiente (fonte Science Daily 2019).Lo stereotipo green-femminile
All’eco gap di genere potrebbe quindi contribuire la prevalente associazione tra i concetti di verde e femminilità, e il corrispondente stereotipo (da parte sia degli uomini sia delle donne), secondo cui i consumatori green sono femminili. I dati dell’indagine raccolti da OgilvyEarth suggeriscono che “diventare verde” è considerato più femminile che maschile dalla maggior parte degli adulti americani (Bennett e Williams 2011).

L’ambientalismo e il conservazionismo riflettono l’attenzione e la cura dell’ambiente, che sono tratti tipici femminili (Gilligan 1982; Tavris 1999; Watson 1994). Secondo i ricercatori della Penn State, l’ambientalismo in generale può essere visto come femminile perché si adatta al ruolo tradizionale delle donne come care giver. Inoltre, l’associazione green-femminile potrebbe semplicemente essere il risultato degli esempi che vengono in mente quando si pensa alle persone che tipicamente adottano comportamenti ecologici.
Se l’associazione è sufficientemente forte, può influenzare giudizi sociali e auto-percezione. Uomini e donne possono giudicare coloro che si impegnano in comportamenti ecologici come più femminili di quelli che non lo fanno, e nella misura in cui un tale stereotipo è interiorizzato, uomini e donne che si impegnano in comportamenti ecologici possono provare un accresciuto senso di femminilità.
Uno studio sperimentale evidenzia l’associazione cognitiva implicita tra i concetti di verde e femminilità, e mostra che tale associazione può influenzare sia i giudizi sociali sia l’auto-percezione, tra uomini e tra donne. L’analisi suggerisce che, come risultato del mantenimento dell’identità di genere, i segnali di genere (ad esempio, quelli che minacciano o affermano l’identità di genere di un consumatore o che influenzano le associazioni di genere di un marchio) hanno maggiori probabilità di influenzare le preferenze degli uomini (rispetto alle donne) per prodotti ecologici e la volontà di adottare comportamenti green. I consumatori che si sentono motivati a intraprendere azioni che servono a rafforzare l’identità di genere come aspetto centrale del loro concetto di sé dovrebbero essere maggiormente influenzati dallo stereotipo verde-femminile (Brough, Wilkie, Ma, Isaac & Gal 2016**).
Più marketing inclusivo?
Secondo alcuni, se il gap esiste e ha senso parlare di differenziazioni di genere di questi tempi, gli esperti di marketing dovrebbero considerare strategie di branding maschile di una categoria di prodotti stereotipicamente femminili. Come avviene con le bibite dietetiche che sono proposte al pubblico maschile con slogan come “Pepsi Max—la prima dieta cola per gli uomini” (Brough, Wilkie, Ma, Isaac & Gal 2016**). Oppure come lo stilista e attivista vegano Joshua Katcher, che ha fondato nel 2008 la sua linea di abbigliamento maschile sostenibile, Brave GentleMan. Vedendo come una crisi culturale la mascolinità che ostacola la sostenibilità, Katcher propone di rendere l’essere green più attraente e gratificante per gli uomini in modo intelligente, ossia senza danneggiare le persone con l’archetipo dell’uomo tradizionale (fonte Euronews). “Quello che ho cercato di fare con Discerning Brute (il blog di Katcher) è attingere alle nostre idee di potere eroico, di potere protettivo. Penso che ci sia un modo per attrarre quei tipi di uomini che vogliono quella sensazione di essere fisicamente in grado di fare qualcosa di significativo per proteggere”.Il futuro
Le ultime generazioni crescono con maggiore esposizione alle tematiche ambientali e sociali. Diversità, inclusione, fluidità di genere sono concetti più familiari rispetto alle generazioni precedenti. Con meno forza del concetto di mascolinità tradizionale, i più giovani potrebbero sentirsi quindi meno minacciati da attacchi percepiti contro l’identità di genere.




